Le plastiche delle Hyundai arrivano dal mare

Hyundai Ioniq 5: prezzi, dimensioni e caratteristiche 28

Tutela dell’ambiente marino, economia circolare e industria automobilistica molto spesso procedono di pari passo. Sicuramente nel caso di Hyundai, che è tra i marchi più sensibili a questo tema, come dimostra il rinnovo per il terzo anno consecutivo della partnership con Healthy Seas, la ONG che dal 2013 è impegnata nella salvaguardia della flora e della fauna di mari e oceani e che soltanto nella prima metà dello scorso anno ha recuperato dalle acque più di 23,5 tonnellate di plastica. Con il prolungamento dell’accordo tra i due soggetti, le attività di tutela dell’ambiente marino, di coltivazione di ecosistemi sostenibili e promozione dell’economia circolare si estendono su scala mondiale: quest’anno sono previste iniziative in tutti i continenti, con quattro grandi operazioni di pulizia e numerose attività educative in vari Paesi.

In Spagna la prima campagna del 2023

Le attività di pulizia di quest’anno sono iniziate a Tossa de Mar, splendida cittadina spagnola in provincia di Girona, gli scorsi 25 e 26 aprile. Otto sub dei team di Ghost Diving Spagna e Ghost Diving Olanda si sono adoperati per rimuovere una grande rete da posta che copriva una barriera corallina in un’area marina protetta. Queste reti, anche se sono leggere, rappresentano una forma di rifiuti marini molto pericolosa. Nel corso dell’operazione i sub hanno salvato tanti organismi viventi, in particolare crostacei. Sono stati rimossi anche tramagli, una nassa per granchi rotta e molti metri di lenze lunghe.

Hyundai Ioniq 5: prezzi, dimensioni e caratteristiche 33

Dai rifiuti nascono i tappetini delle auto

La plastica recuperata in fondo al mare da Healthy Seas ha una seconda vita: viene impiegata per realizzare l’ECONYL, un tessuto brevettato nel 2011, simile al nylon. Dal 2021 Hyundai lo usa per produrre i tappetini e altri componenti interni delle auto elettriche Ioniq 5 e Ioniq 6. Rientrati a terra dopo la pulizia dei fondali a Tossa de Mar, i volontari hanno tagliato il cavo e le corde e hanno riunito i detriti per tipologia, con le parti in nylon che vengono rigenerate da Aquafil nel filato sostenibile ECONYL.

“È stato molto emozionante vedere quello che Hyundai Europa e Healthy Seas hanno realizzato insieme lo scorso anno, avendo come obiettivo il futuro delle giovani generazioni – le parole di Michael Cole, presidente e CEO di Hyundai Motor Europe – Quest’anno i progetti sono ancora più ambiziosi: le attività avranno una portata globale, ripulendo le acque di altri continenti e proseguendo nella promozione dell’economia circolare. Tutto questo dimostra quanto sia possibile ottenere quando realtà diverse si alleano per rendere più sostenibile il nostro rapporto con gli ecosistemi marini”.

L’impegno di Hyundai non si ferma qua

La casa automobilistica coreana, tenendo fede all’impegno “Progress for Humanity”, si è data l’obiettivo di “creare valore condiviso” (Creating Shared Value), aumentando l’impatto sociale delle iniziative per costruire un ecosistema aziendale sostenibile. Da qui il progetto recente “Hyundai Continue”, che vuole cambiare il presente per ottenere un futuro più sostenibile attraverso tre aree: Continue Earth, Continue Mobility e Continue Hope. Continue Earth raggruppa le iniziative con cui la casa coreana intende prendersi cura del pianeta contrastando il cambiamento climatico. Continue Mobility include innovazioni e tecnologia che hanno come obiettivo la democratizzazione della mobilità per renderla più sicura per tutti. Infine Continue Hope punta a istruire le generazioni future supportando la crescita dei giovani di talento.

Auto che non vedremo più: Nissan GT-R

Nissan GT-R: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

La Nissan GT-R è stata una delle supercar più iconiche della storia. Con le sue forme fuori dagli schemi unite ad un rapporto prezzo-prestazioni imbattibile, ha letteralmente riscritto le regole del degmento delle supercar. Ma anche lei, purtroppo, è giunta alla fine della sua carriera e presto abbandonerà i listini per lasciare posto ad una fantomatica erede a batteria. Intanto, solo per il Giappone, sono disponibili al momento due versioni speciali: la Nismo Special Edition e la T-Spec, entrambe con griglia nuova e fendinebbia led.

La Nismo Special Edition, che secondo Nissan è la GT-R più performante di sempre, è dotata di nuove appendici aerodinamiche, taratura specifica per le sospensioni e differenziale a slittamento limitato sull’asse anteriore, cofano in fibra di carbonio e sedili Recaro con intelaiatura in carbonio. Meno aggressiva la T-Spec, che offre tuning delle sospensioni tarato fra comfort e sportività e impianto frenante in carbo-ceramica. Tutte e due sono spinte dal mitico motore 3.8 V6 biturbo da 570 CV nel caso della T-Spec e da 600 CV per la Nismo. Secondo alcune voci, Nissan potrebbe produrre una Final Edition per salutare nel migliore dei modi la GT-R prima dell’eventuale erede elettrificata: un bolide da 710 CV e 780 Nm di coppia, come la GT-R50 di Italdesign.

Nissan GT-R: prezzo, dimensioni e caratteristiche 16

GT-R, un mito nato nel 2007

La Nissan GT-R è l’auto giapponese di serie più potente mai costruita ed è in vendita dal 2007, quando ha debuttato come erede della Skyline GT-R. È una vettura concettualmente differente dalle versioni precedenti, che erano varianti “più spinte” di normali berline: la nuova GT-R deriva da un progetto specifico che punta alla realizzazione di una vera supercar. Il motore V6 di 3.799 centimetri cubi, messo in posizione anteriore longitudinale, è sovralimentato da due turbocompressori IHI e sviluppa una potenza massima di 480 CV (358 kW) a 6.400 giri/min con una coppia massima di 588 Nm costante tra i 3.200 e i 5.200 giri/min. Il monoblocco e le testate sono in alluminio, la distribuzione è a 4 valvole per cilindro azionate da doppio albero a camme per bancata: l’intero blocco motore è assemblato a mano.

Nissan GT-R: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

La trasmissione integrale, con doppia frizione, scatola del ripartitore, riduttore finale, differenziale a slittamento limitato situati nella parte posteriore dell’auto, permette di bilanciare il peso del motore anteriore e garantire una ripartizione dei pesi 53-47%: è la prima auto in assoluto ad adottare il sistema transaxle con cambio a 6 rapporti a doppia frizione. Il telaio è in alluminio e acciaio rinforzato, per un peso complessivo della supercar di soli 1740 kg, che le permette di raggiungere la velocità massima di 310 km/h e scattare da fermo fino a 100 km/h in meno di 3,5 secondi.

Due anni dopo arriva la SpecV

Nel 2009 è la volta della versione migliorata della GT-R. La SpecV è 60 kg più leggera della prima GT-R: la potenza è la stessa, mentre azionando il tasto overboost sul volante la coppia aumenta di 21 Nm, per un massimo di 609 Nm fra i 3.500 e i 5.200 giri/min. Il nuovo allestimento prevede anche sedili da corsa Recaro in fibra di carbonio, due nuovi terminali di scarico doppi in titanio, freni Brembo in carbo-ceramica con nuove pinze speciali in argento per disperdere meglio il calore. Per quanto riguarda l’aerodinamica, compare un nuovo splitter anteriore in fibra di carbonio con prese d’aria per i freni; le sospensioni hanno ammortizzatori Bilstein più rigidi fatti su misura e i cerchi in lega sono firmati Nismo.

Meno peso e più cavalli con la GT-R 2011

Nell’ottobre del 2010 viene presentata la GT-R 2011, che pesa 43 kg in meno nella parte non sospesa rispetto alla versione standard e ha una potenza di 530 CV a 8000 giri/min, arrivando a un massimo di 612 Nm di coppia ed è in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 2,8 secondi e di raggiungere i 315 km/h. La nuova vettura compie un ulteriore passo avanti per prestazioni, qualità e consumi. Viene presentata in due versioni: la Premium Edition e la Black Edition.

Nissan GT-R: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

Aumenta la stabilità con la GT-R del 2013

La nuova versione presenta aggiornamenti e migliorie tecniche, come nuovi iniettori, turbocompressore con una diversa valvola wastegate, coppa dell’olio di differente conformazione, ammortizzatori aggiornati e gruppo trasmissione evoluto. Queste novità migliorato la stabilità e l’accelerazione: il motore ora ha 550 CV e copre lo 0-100 km/h in 2,7 secondi.

La prima Nismo

La divisione sportiva di Nissan, Nismo (Nissan-Motorsport) produce la propria versione della GT-R con motore 3.8 biturbo V6 da 600 CV e 652 Nm di coppia e sospensioni regolabili dal guidatore in tre diverse impostazioni: Comfort, Normal e R (riservata ai circuiti). A migliorare l’aerodinamica ci sono lo spoiler posteriore in carbonio e i paraurti anteriore e posteriore allargati. Nell’abitacolo troviamo il volante in alcantara e sedili sportivi Recaro in fibra di carbonio. Accelera da 0 a 100 km/h in poco meno di 2,7 secondi e la velocità massima è limitata elettronicamente a 317 km/h.

Profondo restyling nel 2016

La GT-R presentata al Salone di New York del 2016 mette in mostra un look rinnovato negli esterni e nell’abitacolo, oltre a nuove funzionalità e miglioramenti per quanto riguarda guida e prestazioni. La nuova calandra cromata opaca anteriore ha una finitura chiamata “V-motion”, segno distintivo del design delle nuove Nissan. Rinnovati anche il cofano motore, lo spoiler anteriore e il paraurti anteriore con piccole appendici aerodinamiche sotto i fari che danno alla nuova GT-R l’aspetto di un’auto da corsa. All’interno il display touch sulla console centrale è più grande, misura 8 pollici, e più facile da usare. Il motore è sempre il V6 twin-turbo da 3.8 litri, potenziato di altri 20 CV (15 kW) e di 5 Nm di coppia per un totale di 570 CV (419 kW) e 637 Nm.

Jeep Renegade: acquisto o finanziamento?

Jeep Renegade e Compass 4xe: prezzi e caratteristiche delle plug-in americane 3

Renegade è un B-suv prodotto dal 2014 dalla casa automobilistica statunitense FCA US tramite il marchio Jeep, che ha riscosso grande successo fin dall’arrivo sul mercato. Negli ultimi anni ha aggiunto le motorizzazioni plug-in hybrid e mild-hybrid ed è fresco di restyling. La novità del 2023 è l’allestimento Upland Cross, disponibile solo in abbinamento al motore plug-in da 240 CV, che si piazza al top di gamma e introduce cerchi in lega da 17”, interni con selleria lavabile e impermeabile, ideali per l’off-road. Nell’abitacolo troviamo il quadro strumenti a colori da 7” TFT configurabile e l’infotainment con schermo Uconnect 8,4” con navigatore. Oltre ad Upland Cross, Renegade è disponibile in altri quattro allestimenti: Longitude, l’accesso alla gamma con un’ottima dotazione di serie; Limited, dedicato ai più sportivi; Business Plus, con il navigatore nella dotazione di serie e Trailhawk, pensato per l’off-road.

Spaziosa, ma poco ingombrante

La Jeep Renegade è lunga 4,24 metri, larga 1,80, alta 1,69 con un passo di 2,5 metri; dimensioni contenute che le consentono di essere maneggevole nel contesto urbano e di avere ottime prestazioni nel fuoristrada senza sacrificare troppo lo spazio nell’abitacolo. Il bagagliaio ha una capacità di 351 litri che salgono fino a 1.297 abbassando il divanetto posteriore. Le forme squadrate mettono in risalto le caratteristiche da off-road di Renegade, con la calandra a 7 listelli cromati che include all’esterno i fari circolari full led.

Jeep Renegade

Nella parte bassa della fiancata spicca la congiunzione sporgente del passaruota anteriore con quello posteriore; mentre nel posteriore trovano posto i caratteristici gruppi ottici quadrati a led a forma di X. L’abitacolo è spazioso, elegante e confortevole, con plastiche e pelli morbide e sedili comodi. Lo schermo della strumentazione, 7” a colori, è situato dietro al volante; mentre al centro della plancia si trova il nuovo touchscreen da 8,4” del sistema di infotainment Uconnect Nav, che gestisce anche il climatizzatore.

Motorizzazioni e consumi

Jeep Renegade è disponibile sia in versione endotermica che elettrificata. L’offerta dei motori a benzina prevede l’ 1.0 turbo 3 cilindri da 120 CV e quella diesel l’1.6 Multijet da 130 CV. Per quanto riguarda i modelli elettrificati ci sono il mild-hybrid con powertrain 1.5 turbo 4 cilindri da 130 CV e due versioni plug-in con motore turbo benzina 1,3 litri da 130 CV (per una potenza totale di 190 CV) o 180 CV (240 CV complessivi) abbinato a un’unità elettrica da 60 CV.

La versione a benzina ha un consumo dichiarato di 6,2-6,6 l/100 km; mentre quella mild-hybrid si ferma a 5,8-6,1 l/100 km. Numeri più contenuti per il diesel, che non va oltre i 4,9-5,3 l/100 km. Ancora più efficienti i due modelli plug-in: stando al protocollo WLTP consumano circa 1,8-2,0 l/100 km e dovrebbero essere in grado di percorrere più o meno 50 km in modalità solo elettrica.

Jeep Renegade ibrida: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

Jeep Renegade a 211,25 euro al mese

Jeep offre promozioni interessanti per i modelli mild-hybrid. La Renegade e-Hybrid in allestimento Limited con motore 1.5 T4 da 130 CV ha un prezzo di listino di 33.400 euro, che scende a 29.753 euro, senza dover rottamare una vecchia auto, grazie allo sconto del costruttore di 3.647 euro. L’anticipo da versare al momento della sottoscrizione del contratto è di 8.533 euro; le rate mensili da pagare sono 47 da 211,25 euro (TAN 5,95%, TAEG 7,06%); mentre la rata finale ammonta a 16.390,76 euro.

In caso di restituzione o sostituzione della vettura, il limite massimo di km da non superare è di 60.000: se percorriamo più strada, il costo da pagare è 0,10 euro per ogni chilometro in più. Nell’offerta proposta da Jeep sono inclusi assicurazione pneumatici e Identicar; mentre ulteriori servizi, come assicurazioni ed estensioni di garanzia, possono essere aggiunti alla rata.

Auto coupé: tutti i pregi e i difetti

BMW Serie 2 Coupé: prezzi, dimensioni e scheda tecnica 38

Sportiva ed elegante al tempo stesso. Sono questi i segreti principali del successo della coupé, l’auto dei sogni per molti automobilisti e appassionati di motori, al pari della sorella “scoperta”, la cabriolet. La coupé, solitamente, è una vettura sportiva a due porte, a due o a tre volumi che oltre ai due posti anteriori è dotata di un sedile posteriore di piccole dimensioni riservato a due passeggeri di statura contenuta o bambini, anche se con comfort molto inferiore rispetto ai posti davanti e per questo viene chiamata anche 2+2.

La parola coupé vuol dire accorciata e deriva dal verbo francese “couper”, che significa tagliare: l’origine del nome sta a sottolineare come questo tipo di vettura, di solito, derivi dalle berlina, ma con lunghezza e passo ridotti. Non a caso, in passato, in Italia questa tipologia di auto veniva chiamata anche berlinetta, termine che oggi non si usa più. Attenzione a non confondere la coupé con la berlina a due porte, molto popolare fino agli anni ’70: la differenza sta in alcuni particolari, come il posteriore, più slanciato nella coupé e il lunotto maggiormente inclinato, anche se vari modelli come Fiat 128 e Opel Manta CC hanno il bagagliaio con coperchio e lunotto fissato dal portellone per aumentare la praticità. La coupé è l’ideale per chi ama le vetture sportive e dalle prestazioni generalmente più spinte, ma il prezzo da pagare è dato dalla minore praticità e comodità rispetto alla berlina.

Ampia scelta nei segmenti superiori

Oggi stanno quasi sparendo le auto a tre porte, specialmente per quanto riguarda i modelli più piccoli. Le case automobilistiche, che fino a qualche anno proponevano versioni a 3 e 5 porte o una classica coupé, come Renault con la Megane Coach, ora hanno scelto la via della sola carrozzeria a 5 porte, offerta anche nella versione più sportiva. La coupé continua a essere presente nei segmenti superiori, con i marchi premium che offrono varie soluzioni agli appassionati del genere: nella gamma BMW trovano posto i modelli sportivi delle Serie 2, 4 e 8; in quella Mercedes della Classe A, C, ed E; mentre Lexus propone LC ed RC e Audi la mitica TT.

Alpine A110: prezzi, dimensioni e prova su strada 44

A queste si aggiungono le GT da turismo, vetture con design da coupé, prestazioni notevoli, ma dimensioni e comfort tipici delle berline. Rientrano in questa fascia la Aston Martin DB, la Bentley Continental GT e anche le 2+2 Ferrari fino alla 612 Scaglietti; mentre a partire dalla FF la casa di Maranello ha preferito puntare sulle shooting brake a 2 porte. Queste hanno linee da coupé e prestazioni elevate, ma dimensioni e comfort da berline a tutti gli effetti.

Guida sportiva a prezzi più elevati

La maggiore sportività della coupé, sia per quanto riguarda l’estetica (è più bassa, più corta e molto spesso meno pesante della berlina da cui deriva) che le prestazioni (superiori grazie a motori più potenti) e le dotazioni top di gamma, ha un prezzo da pagare. La versione sportiva è più cara e meno comoda dell’equivalente berlina, nell’accesso all’abitacolo e nel vano di carico, meno pratico da usare soprattutto se non ci sono i sedili posteriori abbattibili.

I pregi della coupé

Come detto è la carrozzeria ideale per chi vuole togliersi uno sfizio e sfrecciare sulle strade con un’auto dall’immagine classica e al tempo stesso sportiva, con allestimenti curati e dal piacere di guida più elevato rispetto alla berlina. Inoltre questo tipo di vettura è soggetta a una svalutazione inferiore nel corso degli anni.

I difetti della coupé

Il costo è più alto rispetto alla berlina, anche per via delle dotazioni e gli allestimenti più ricercati e l’abitabilità dell’abitacolo è limitata, soprattutto per quanto riguarda i posti sul sedile posteriore.

Auto divenute icone: Volvo 850

Auto divenute icone: Volvo 850 2

La Volvo 850 è molto di più dell’auto che ha fatto compiere un grande salto di qualità al marchio svedese. È molto più del modello che ha ispirato la gamma attuale. Non è solo la prima Volvo a montare il motore anteriore in posizione trasversale, la trazione anteriore e a introdurre nuovi sistemi di sicurezza. Non è solo la prima vettura del marchio a offrire anche la trazione integrale, punto centrale degli attuali suv, e la prima station wagon a partecipare al campionato turismo inglese, il BTCC. La 850 è molto di più: è il modello iconico con cui identifichiamo il brand svedese. Una vettura di grande successo, in Italia principalmente nella versione station wagon, che sotto molti aspetti ha rivoluzionato il mondo delle automobili.

Il debutto nel 1991, ma l’idea arriva da lontano

La 850 viene presentata a inizio giugno del 1991 in anteprima mondiale alla Globe Arena di Stoccolma, con lo slogan “Un’automobile dinamica con quattro novità a livello mondiale”. I sistemi inediti introdotti per la prima volta sono: il propulsore trasversale a cinque cilindri, l’assale posteriore delta link progettato e realizzato internamente, il sistema integrato di protezione dagli impatti laterali (SIPS) e le cinture di sicurezza anteriori auto-regolabili.

Il design ricorda la Serie 700, in produzione fino al 1993, ma la 850 è un’auto totalmente nuova, nata da un piano di lavoro pensato già nel 1978, quando i vertici del marchio decidono di puntare in alto, fino alle stelle: per questo motivo il progetto viene chiamato Galaxy. L’obiettivo ambizioso è quello di cambiare l’approccio al modo di costruire vetture: un sistema più economico, sia per quanto riguarda la produzione, sia per gli automobilisti. Da qui la decisione di puntare sulla trazione anteriore, per garantire maggior spazio interno a parità di ingombro esterno.

Auto divenute icone: Volvo 850

La versione definitiva dopo mille dubbi legati all’estetica

Il progetto Galaxy prevede due serie di modelli, sviluppati contemporaneamente: uno da 1.000 kg di peso e 15 km/l di consumo medio, che darà origine alla serie 400 e uno sui 1.200 kg e 13 km/l, che sfocerà nella 850. In questa fase parte anche la progettazione di motori nuovi, a 4, 5 e 6 cilindri, oltre a due nuovi cambi a 5 marce, uno manuale e uno automatico. Solo i propulsori a 4 e 5 cilindri saranno prodotti, in quanto in grado di garantire il miglior compromesso fra costi, consumi e prestazioni. La prima versione ad arrivare sul mercato è la 850 GLT, con motore aspirato 20 valvole da 170 CV. Con la parte meccanica praticamente messa a punto, è il design a non convincere i dirigenti di Volvo, che alla fine sceglieranno il progetto estetico disegnato da Jan Wilsgaard.

Auto divenute icone: Volvo 850 3

La sicurezza al centro del progetto

Il tema della sicurezza, come è ormai noto a tutti, è sempre stato al centro della politica della casa svedese, tanto che praticamente ogni nuovo modello prodotto offre almeno una novità in questo settore. La 850 è la prima Volvo a introdurre il sistema anti-intrusione laterale chiamato SIPS (Side Impact Protection System), le cinture di sicurezza auto-regolanti ed è la prima automobile in assoluto, a presentare gli airbag laterali. Un’altra novità è rappresentata dal retrotreno Delta-link.

Nel 1993 arriva la versione station wagon

La versione familiare debutta al Salone di Ginevra del 1993 e presenta una novità a livello estetico che la rende subito riconoscibile: i fari posteriori verticali a tutta altezza. L’aspetto caratteristico consente alla 850 di ottenere due riconoscimenti: il premio giapponese 1994 Good Design Grand Prize e quello italiano per la “Vettura familiare più bella”. Proprio la versione station-wagon è quella a riscuotere maggior successo sul mercato italiano.

Con T5 e T5-R si fa più aggressiva

La 850 si dota di nuove motorizzazioni a partire dal 1994. La versione più aggressiva è la T-5R (con la T che indica il turbo e 5 il numero di cilindri), di colore giallo, prodotta in sole 2.500 unità. Il motore turbo-alimentato con intercooler sviluppa 240 CV di potenza e 330 Nm di coppia; mentre tra le dotazioni troviamo spoiler specifici, tubo di scarico a sezione quadrata e cerchi in lega da 17” denominati Titan. I 2.500 esemplari furono venduti in poche settimane e seguì una tiratura, sempre limitata, di colore nero e verde scuro. Il 1994 vede anche il ritorno di Volvo nelle gare: la casa svedese sceglie proprio la 850 station-wagon, una decisione senza precedenti, per partecipare al campionato per vetture di serie più prestigioso d’Europa, il BTCC (Campionato britannico vetture turismo), conquistando il terzo posto finale.

Auto divenute icone: Volvo 850 1

La trazione integrale e l’uscita di scena della 850

La AWD è la prima auto a quattro ruote motrici prodotta da Volvo: la 850 All Wheel Drive è dotata di trazione integrale costantemente attiva, con un sistema in grado di distribuire in modo automatico la potenza, ripartendola fra ruote anteriori e posteriori. In caso di slittamento di una delle ruote di dietro, il dispositivo elettronico anti-slittamento TRACS automaticamente trasferisce potenza alle ruote anteriori privilegiando quella con la miglior presa. La 850 AWD ha un motore di nuova concezione con turbocompressore a bassa pressione da 193 CV, uno dei predecessori della serie XC a trazione integrale. La produzione della 850 termina nel 1996, quando viene sostituita dalla S70 per la versione berlina e dalla V70 per la station wagon.

Auto che non vedremo più: Dodge Challenger

Dodge Challenger: prezzo, dimensioni e caratteristiche 11

Le muscle car di Dodge si adeguano al momento storico che sta vivendo il mondo dell’auto e dopo anni legate a grandi propulsori V8 passeranno all’elettrico. Challenger e Charger usciranno di scena per lasciare spazio ai modelli a batteria, come ha anticipato la casa americana svelando il concept Daytona SRT, che unisce gli stili delle due vetture iconiche. La produzione di queste storiche automobili sportive si arresterà entro la fine di quest’anno ma, prima della nuova era, il brand a Stelle e Strisce saluterà il mitico motore V8 in grande stile con una serie di modelli chiamati “Last Call”, prodotti in tiratura limitata e venduti anche in Europa. Il modo più appropriato per mandare in pensione due automobili iconiche che hanno fatto sognare generazioni di automobilisti, conquistati dal rombo del V8 anche grazie alle numerose apparizioni delle due auto in film, serie tv e video musicali. Ripercorriamo la storia della Dodge Challenger, una parabola di grande successo iniziata 53 anni fa.

Auto che non vedremo più: Dodge Challenger

Dal debutto nel 1970 a oggi

La Dodge Challenger è una delle muscle car americane di maggior successo e una delle ultime pony car, prodotta inizialmente sia in versione coupé che cabriolet. Nasce per fare concorrenza alla Ford Mustang nella fascia di mercato delle pony car, vetture sportive di medie dimensioni, con una meccanica relativamente semplice. La produzione inizia nel 1970 con le varianti Challenger Six, Challenger V8, Challenger T/A e Challenger R/T. Il motore base è il sei cilindri in linea da 3.7 litri di cilindrata; la versione V8, invece, è dotata del 5.2 litri a doppio carburatore in grado di sviluppare fino a 230 CV (170 kW); accanto a questi ci sono anche i V8 da 5.6 o 6.3 litri. La R/T è la versione più prestante e sportiva, con motori da circa 7 litri e cambio manuale a 3 marce e potenze da 335, 375, 390 e 425 CV. La prima generazione termina nel 1974.

Challenger torna con la seconda serie prodotta dal 1978 al 1983, con alcune novità: è realizzata soltanto in versione coupé, deriva dalla Mitsubishi Galant Lambda ed è commercializzata attraverso i concessionari Dodge. Ad eccezione di alcune versioni, Challenger è identica alla Plymouth Sapporo: il modello Dodge esalta le caratteristiche sportive; mentre Plymuth mette in risalto le dotazioni lussuose. Il motore è un quattro cilindri in linea da 1,6 o 2,6 litri, con cambio manuale a cinque rapporti o automatico a tre marce ed è assemblata in Giappone. Nel 2008 Dodge decide di riprendere la produzione di Challenger: la terza generazione ha linee che si rifanno a quelle della prima serie degli anni ’70. La prima versione è la SRT8, a cui fanno seguito la R/T con motore V8 da 5.7 litri e la SE con motore da 3.5 litri. La SRT8 è equipaggiata con un V8 Hemi da 6.1 litri da 430 CV e una coppia motrice di 570 Nm, raggiunge i 280 km/h e scatta da 0 a 100 km/h in circa 4,9 secondi. Nel 2010 è l’ora della SRT8 392, costruita in 1.492 esemplari solo per il mercato nordamericano, che monta un motore V8 6.4 HEMI da 477 CV di potenza con 637 Nm di coppia in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 4 secondi.

I saluti finali con la serie “Last Call”

L’ultima corsa di Dodge Challenger sarà in grande stile e non potrebbe essere altrimenti vista l’importanza che ha ricoperto nella storia dell’automobilismo a stelle e strisce. Il saluto finale spetta alle serie speciali “Last Call”, allestimenti ispirati ai modelli del passato con livree esclusive e altri particolari dedicati. Gli allestimenti per la Challenger sono: Shakedown, Scat Pack Swinger, Black Ghost e SRT Demon 170, un modello esclusivo prodotto in poco più di 3.000 unità, ma che non arriverà in Europa. Tutte le versioni 2023 di Challenger hanno il mitico motore V8 Hemi da 6,4 litri, una speciale targa commemorativa “Last Call” sotto il cofano, con il nome e la silhouette del veicolo, che si unisce alle scritte “Designed in Auburn Hills” e “Assembled in Brampton” che ne certificano l’origine. Challenger Shakedown si ispira al modello del 1971, con la grande presa d’aria sul cofano, i cerchi da 20 pollici e l’impianto frenante Brembo con pinze rosse.

Dodge Challenger: prezzo, dimensioni e caratteristiche 19

La Scat Pack Swinger prende il nome dalla versione speciale venduta tra gli anni ’60 e ’70 e offre carrozzeria Widebody, cerchi dorati da 20”, V8 da 485 CV e la possibilità del cambio manuale 6 marce al posto del classico automatico 8 rapporti. La Challenger Black Ghost, solo nera, monta il V8 in versione da 807 CV e ha cerchi da 20” specifici e la sola carrozzeria Widebody. La SRT Demon 170 è la più potente di tutte con 1.039 CV e 1.281 Nm. Impressionante lo scatto da 0 a 60 miglia orarie (0-96,5 km/h) in 1,66 secondi. Di serie offre pneumatici posteriori da vero dragster, le Mickey Thompson ET Street R da 315/50 R17, e anteriori più piccoli, 245/55 R18.

Un mito rafforzato anche da cinema e tv

Come la sorella Charger, anche la Challengr si è ritagliata il proprio spazio sul grande e piccolo schermo. La Challenger 4 marce da 391 CV compare nel film “Nato il 4 luglio”; un’altra, di colore nero, sfreccia sulle strade della serie TV “Chips” e nella serie di animazione “Mad”. Una versione gialla con allestimento Daytona è protagonista all’inizio del video della canzone “When I grow up” del gruppo femminile statunitense “The Pussycat Dolls”.

Opel Mokka: acquisto o finanziamento?

Opel Mokka: prezzo, dimensioni e caratteristiche 15

Opel Mokka è un Suv compatto prodotto giunto alla seconda generazione, la prima dal 2012 al 2019 e la seconda a partire dal 2020. La seconda serie nasce sulla piattaforma modulare PSA e condivide meccanica e motorizzazioni con le altre vetture del gruppo francese e offre numerose novità, sia nel design che nei contenuti. Mokka continua a essere disponibile nelle versioni a benzina e diesel e in quella elettrica.

La Mokka di seconda generazione è più corta di 13 centimetri rispetto alla precedente: ora misura 4,15 metri in lunghezza, 1,79 in larghezza, 1,52 in altezza e ha un passo di 2,57 metri. Il bagagliaio ha una capacità di carico di 310 litri, che sale fino a 1.105 abbattendo i sedili posteriori. La nuova Opel Mokka viene proposta in cinque allestimenti: Edition, l’accesso alla gamma; Elegance, per chi vuole un modello ricco nei contenuti; GS, per gli automobilisti più sportivi; D&T, con interni più curati e maggiore tecnologia e Ultimate, il top di gamma.

Design più accattivante

Come detto la Opel Mokka si è profondamente rinnovata negli esterni. Nella parte frontale la nuova mascherina con forma a V integra i fari anteriori led matrix con la caratteristica forma a L rovesciata, rendendo più slanciata la vettura. Cambia anche la parte posteriore, con l’esordio dei fari a led con la forma simile a quelli anteriori, e la targa messa più in basso, al centro del paraurti. Novità anche nella fiancata, con le protezioni di plastica per i passaruota e la parte bassa delle portiere con un disegno diverso da quello del passato.

Opel Mokka: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

Più tecnologia nell’abitacolo

Il cruscotto digitale con schermo da 12 pollici, situato dietro al volante, prende il posto della strumentazione analogica; mentre all’altro display da 10” sono riservati il controllo del navigatore e del sistema di infotainment, compatibile con AppleCar Play e Android Auto. I sedili sono più eleganti e, a seconda dell’allestimento, è possibile avere sedili anteriori e voltante riscaldabili. La versione elettrica propone tre modalità di guida che controllano sterzo e potenza: 82 CV in Eco, 109 CV in Normal e 136 CV in Sport.

Motorizzazioni e consumi

La nuova Mokka è offerta in tre versioni a benzina, una diesel e una elettrica. Il motore benzina di base è il 1.2 turbo con cambio manuale a 6 rapporti da 100 CV, per una coppia massima di 205 Nm; a cui si aggiungono due versioni più potenti, disponibili anche con cambio automatico a otto rapporti, con una potenza massima di 130 CV e 230 Nm di coppia. La variante diesel è spinta da un 1.5 da 110 CV e 250 Nm di coppia massima. La versione elettrica è la più potente, con 100 kW e 260 Nm di coppia.

L’ultima generazione di Mokka ha ridotto i consumi rispetto alla precedente. Nel ciclo WLTP, i modelli a benzina consumano fra i 5,5 e i 6,0 litri/100 km a seconda della motorizzazione, con emissioni di CO2 intorno ai 125 g/km per le versioni con cambio manuale e 135 g/km per quella automatica. Il modello diesel, invece, richiede 4,4 litri ogni 100 km, con 116 g/km di emissione di CO2. La versione elettrica impiega 17-18,3 kWh/100 km, con la batteria da 50 kW e ha un’autonomia fino a 339 km nel ciclo WLTP. La Mokka-e si ricarica con corrente alternata fino a 11 kW o con corrente continua fino a 100 kW.

Opel Mokka: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

Novità per la versione a batteria

Con il Model Year 2023 Mokka-e diventa Mokka Electric: la nuova versione elettrica prenderà il posto dell’attuale da 136 CV e svilupperà 156 CV e 260 Nm e, con la batteria da 54 kWh, avrà 406 km di autonomia. Sarà in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in meno di dieci secondi, con velocità massima autolimitata a 150 km/h e impiegherà 15,2 kW per percorrere 100km.

Opel Mokka a 88,61 auro al mese

È possibile acquistare la Mokka attraverso Scelta Opel, il servizio di finanziamento che prevede anticipo, rate mensili contenute e maxi rata finale. Opel Mokka Edition 1.2 turbo benzina da 100 CV e cambio manuale a 6 marce ha un prezzo di listino di 25.700 euro, che scende a 23.400 euro grazio allo sconto di 2.300 euro proposto dal costruttore.

Versando un anticipo di 7.200 euro al momento della sottoscrizione del contratto, senza obbligo di permuta, le rate mensili da pagare sono 36 da 88,61 euro (TAN 2,99%, TAEG 4,32%); mentre la rata finale è pari a 15.037 euro. In caso di restituzione o sostituzione della vettura, bisogna pagare 0,1 euro per ogni chilometro percorso in più rispetto al limite massimo di 18.000 km.

Ricarica auto elettriche: quanto costa con Duferco Energia

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Duferco Energia è una società con sede a Genova nata nel 2010 per gestire gli impianti fotovoltaici e idroelettrici del Gruppo Duferco. Dopo gli inizi si è specializzata anche nella vendita di energia elettrica e gas per tutti i segmenti di mercato e oggi è impegnata nella transizione ecologica con la produzione di energia da fonti rinnovabili e nella mobilità sostenibile, con servizi e infrastrutture per la ricarica di automobili elettriche. Duferco Energia punta sempre di più sulla e-mobility, come dimostrano le attività dell’ultimo anno.

La società ha stretto una collaborazione con Telepass grazie alla quale è possibile pagare la ricarica dell’auto sulle colonnine pubbliche di Duferco Energia anche mediante l’app Telepass Pay. Inoltre si è anche aggiudicata un finanziamento da 26 milioni di euro per l’installazione di 1.800 nuovi punti di ricarica in Italia. La società propone vari servizi per gli automobilisti che guidano una vettura elettrica: abbonamenti e card prepagate, che insieme alle tariffe a consumo completano il pacchetto di offerte. Passiamo in rassegna le varie proposte di Duferco Energia per la ricarica delle auto elettriche.

Abbonamento a 129 euro al mese

Duferco Energia offre un solo abbonamento per la ricarica delle auto elettriche dalle colonnine. Il pacchetto si chiama “Tariffa Flat” e propone 200 kWh al mese a 129 euro (per un costo di 0,645 euro/kWh). Chi sottoscrive questa offerta può ricaricare soltanto alle colonnine Quick e Fast, fino a 50 kW di potenza.

Pay-per-use da 0,59 a 0,89 euro/kWh

Le tariffe a consumo variano a seconda dei giorni (dal lunedì al sabato e domenica e festivi), della fascia oraria e della potenza erogata dalla colonnina di ricarica. I prezzi vanno da 0,59 euro/kWh per la ricarica alle colonnine Quick e Fast (fino a 50 kW di potenza) a 0,89 euro/kWh per le colonnine Ultra Fast, che erogano una potenza dai 50 kW in su. Questo il dettaglio delle tariffe a consumo proposte dalla società genovese.

Dal lunedì al sabato

  • dalle 10 alle 12: 0,79 euro/kWh su Quick e Fast e 0,89 euro/kWh su Ultra Fast;
  • dalle 12 alle 15: 0,59 euro/kWh su Quick e Fast e 0,79 euro/kWh su Ultra Fast;
  • dalle 15 alle 22: 0,79 euro/kWh su Quick e Fast e 0,89 euro/kWh su Ultra Fast;
  • dalle 22 alle 10: 0,59 euro/kWh su Quick e Fast e 0,79 euro/kWh su Ultra Fast.

Domenica e festivi:

  • sempre 0,59 euro/kWh su Quick e Fast e 0,79 euro/kWh su Ultra Fast.

È possibile ricaricare la propria auto anche dalle infrastrutture degli altri operatori in roaming, al costo di 0,79 euro/kWh su Quick e Fast e 0,89 euro/kWh su Ultra Fast.

Tre offerte prepagate

Duferco Energia propone anche pacchetti prepagati, con una validità di tre mesi, per ricaricare su infrastrutture Quick e Fast. Queste le tre diverse offerte: 100 kWh (equivalenti a 600 km) a 65 euro a un costo di 0,65 euro/kWh; 150 kWh (900 km) a 95 euro (circa 0,63 euro/kWh) e 400 kWh (2.400 km) a 249 euro (circa 0,62 euro/kWh).

Il contenimento del peso come chiave per inquinare meno

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio

Automobili e bilancia: gioie e dolori. L’aumento della tecnologia, con un ricorso sempre maggiore all’uso di infotainment e sistemi di sicurezza attiva e passiva, ha fatto lievitare il peso e le dimensioni delle vetture attuali, sia elettriche che a motore endotermico. Il problema del contenimento del peso è quanto mai di attualità, soprattutto con il diffondersi della produzione delle vetture a batteria e in un periodo, come quello attuale, in cui l’industria dell’automobile è alla ricerca del contenimento delle emissioni di CO2: una maggiore leggerezza è sinonimo di meno energia necessaria per spostarsi e, di conseguenza, anche emissioni e consumi ridotti. Nel caso dei veicoli elettrici, l’eccessivo peso delle batterie è un grande limite all’autonomia, ma non solo: fabbricare auto più leggere oltre a far diminuire emissioni e consumi, permette anche di utilizzare meno materiali, con ulteriori risparmi per i costruttori.

Obiettivo: abbattere le CO2

La decisione di voler abbassare l’impronta di carbonio in tutta la filiera produttiva dell’auto e non soltanto su strada, ha portato a un cambiamento netto nel modo di concepire le vetture. Oggi le materie prime impiegate nella costruzione dei veicoli sono valutate non solo in base al costo, ma anche al quantitativo di CO2 prodotto durante i procedimenti di estrazione e lavorazione. Alla luce di questa nuova maniera di pensare le automobili, la riduzione del peso diventa doppiamente importante: all’economia di marcia si aggiunge la necessità di abbassare la soglia di CO2 per ogni vettura prodotta. Per questo motivo è aumentato l’impiego di materiali riciclati. Per produrre un chilo di acciaio con il metodo tradizionale dell’altoforno vengono immessi due chili di CO2, mentre se si usa acciaio riciclato per fusione con arco voltaico e ossigeno, la soglia scende a 400-500 grammi, quattro o cinque volte meno.

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Batterie, piattaforme e motori più snelli

Come detto, il minore peso delle automobili è uno degli obiettivi principali delle case costruttrici, alla ricerca di modelli con autonomia maggiore e dai costi di produzione contenuti, ma senza ricorrere all’impiego di tecnologie costose, per poterle rivendere a prezzi non proibitivi. Non è facile far quadrare i conti, anche se non mancano esempi che vanno in questa direzione. Renault ha fatto sapere che la Renault 5 elettrica, in uscita a breve, è costruita con tecnologie che la rendono più efficiente e a prezzi accessibili. Il marchio francese ha ideato pack batteria formati da quattro grandi moduli meno voluminosi e quindi più facili da integrare nella struttura, facendo calare il peso del 15% rispetto alle prime elettriche come la Zoe, con conseguente risparmio di materiale per involucri e struttura di supporto.

A “dieta” anche il motore, fabbricato con la tecnologia dei rotori avvolti e senza ricorrere all’utilizzo di metalli rari, che pesa 20 kg in meno di uno a magneti permanenti e consente di tagliare molta CO2 del processo produttivo dei materiali più pregiati. A questo bisogna aggiungere l’utilizzo della piattaforma flessibile CMFB-EV, che garantisce l’ottimizzazione di costi e componenti dato che è condivisa con altri modelli, abbattendo i costi del 30%.

Dacia Bigster: prezzo, dimensioni e caratteristiche 21

Meno metallo e nuovi materiali le altre soluzioni

Anche altri costruttori puntano sulla riduzione del peso, soprattutto nelle fasce più accessibili del mercato. Dacia è impegnata nell’utilizzo di materiali per diminuire l’impatto delle auto sull’ambiente, senza far lievitare i costi, idea anticipata dalla concept car Manifesto presentata l’anno scorso, che sarà messa in pratica con la prossima Dacia Duster. Stessa filosofia anche per Citroen: il concept B-suv elettrico Oli impiega pannelli con struttura interna in cartone pressato e la struttura è pensata per limitare al massimo la quantità di metallo impiegato, in modo da ricavare le migliori prestazioni possibili da batterie di misura contenuta.

Oli avrebbe un costo teorico di soli 25.000 euro, come un B-suv a motore endotermico, se dovesse entrare in produzione. Il peso contenuto, solo una tonnellata, gli permette di avere 400 km di autonomia con una batteria da soli 40 kWh, con pochi limiti, tra cui la velocità massima limitata a 110 km/h.

Auto che non vedremo più: Dodge Charger

Dodge Charger: prezzo, dimensioni e caratteristiche 1

La transizione elettrica non risparmia nessuno, neanche le auto iconiche che hanno segnato varie generazioni. Non fanno eccezione le mitiche Dodge Charger e Challenger, la cui produzione giungerà al capolinea entro quest’anno per lasciare il posto ai nuovi bolidi a batteria. Il concept Daytona SRT fonde gli stili delle due auto sportive e ha anticipato il futuro della casa statunitense, ma prima della definitiva uscita di scena del mitico motore V8 c’è ancora spazio per una passerella finale in grande stile per le due vetture iconiche a 8 cilindri. Charger e Challenger salutano con una serie di edizioni speciali denominate “Last Call”, l’ultima chiamata per i due modelli che hanno fatto sognare generazioni di appassionati da metà anni ’60 a oggi. Riviviamo la carriera della Charger, iniziata nel 1966 sempre con il rombo del mitico motore V8 come colonna sonora.

Auto che non vedremo più: Dodge Charger

Un mito nato a metà anni ’60

La Dodge Charger viene prodotta a partire dal 1966 in risposta alla Pontiac GTO, a cui si deve il lancio delle “muscle car”, le vetture con design aggressivo e un lungo vano motore contenente un V8 con distribuzione ad aste e bilancieri, uno stile lontanissimo dai modelli sportivi del Vecchio Continente. La prima generazione della Charger, costruita dal 1966 al 1978, è una coupé fastback a due porte, con abitacolo a quattro posti. È realizzata sulla piattaforma Chrysler B, la stessa della Coronet, con cui condivide le componenti e monta un motore di base V8 318 (da 5,2 litri) con cambio manuale a tre velocità; anche se sono disponibili motori più grandi e potenti come l’Hemi V8 426.

Il 1968 è l’anno di un profondo restyling, con l’introduzione della motorizzazione a 6 cilindri in linea da 3,7 litri e numerose modifiche a livello estetico come luci posteriori arrotondate e fari a scomparsa. Nel 1971 arriva la terza serie della prima generazione (disponibile in sei diverse carrozzerie), più efficiente per soddisfare le nuove normative su emissioni e sicurezza. Il nome Charger è usato anche in Brasile per un modello basato sulla Dart e prodotto dal 1971 al 1980.

Cambio radicale negli anni ’80

Nel 1981 arriva la seconda generazione, sviluppata sul pianale L della Chrysler, con design che ricorda quello della terza serie della Ford Mustang. In pratica la seconda generazione della Charger è una Dodge 024 a cui viene dato un altro nome. È un’auto compatta con maneggevolezza tipicamente sportiva a trazione anteriore, disponibile solo con carrozzeria hatchback tre porte. Queste le motorizzazioni offerte: Peugeot 6J da 1,6 L, quattro cilindri in linea; Volkswagen EA827 da 1,7 L, quattro cilindri in linea; Chrysler K da 2,2 L, quattro cilindri in linea; Chrysler Turbo I da 2,2 L, quattro cilindri in linea Chrysler Turbo II da 2,2 L, quattro cilindri in linea. La nuova Charger propone due cambi manuali (a quattro o cinque rapporti) e uno automatico a tre marce e resta in produzione fino al 1987, quando viene rimpiazzata dalla Dodge Shadow.

Auto che non vedremo più: Dodge Charger 1

Nel 2006 diventa berlina a 3 volumi

La terza generazione viene commercializzata nel 2006, questa volta come berlina 3 volumi basata sulla piattaforma LX, condivisa con la Chrysler 300C, e segna la linea di discontinuità con le prime due generazioni. Viene offerta in quattro modelli: Charger SE con motore 2.7L V6 Hemi da 178 CV; Charger SE Plus e Charger SXT con 3.5L V6 Hemi da 250 CV; Charger R/T con 5.7L V8 Hemi da 340 CV e Charger SRT8 con 6.1L V8 Hemi da 425 CV. Quest’ultima scatta da 0 a 100 km/h in 5 secondi, raggiungendo la velocità massima di 265 km/h e presenta alcune novità rispetto alle altre: il frontale è migliorato con diverse prese d’aria per raffreddare il propulsore e i freni; mentre sul cofano posteriore c’è uno spoiler per aumentare la tenuta di strada. Gli interni sono in pelle scamosciata e i sedili presentano una foggia sportiva ispirata alle auto da competizione. Nel 2007 viene prodotta una versione speciale della SRT8, la Super Bee, con carrozzeria gialla e bande nere e loghi Super Bee sulle fiancate posteriori.

Nel 2011, con l’arrivo del gruppo Fiat, esordisce una nuova generazione della berlina Charger con più tecnologia e adeguamenti ecologici dei motori. Nel 2014 arrivano restyling, aggiornamento meccanico e di equipaggiamento per la Charger R/T, ora dotata di propulsore Hemi V8 5.7 da 370 CV con cambio TorqueFlite a otto rapporti. Sempre nello stesso anno viene presentata la Charger SRT Hellcat, con V8 6.2 gestito da un cambio automatico a otto rapporti da 707 CV di potenza con 880 Nm di coppia, per una velocità massima di 328 km/h.

La serie “Last Call” per chiudere in grande stile

Alle edizioni speciali, fabbricate in tiratura limitata, è affidato il compito di accompagnare alla pensione la storica vettura statunitense. Charger Super Bee, Charger Scat Pack Swinger e Charger King Daytona (che non è disponibile per l’Europa) sono gli allestimenti, creati da Dodge, ispirati ai modelli del passato con livree e altri dettagli esclusivi. Tutti hanno il mitico motore V8 Hemi di 6,4 litri, una targa commemorativa “Last Call” sotto il cofano e le scritte “Designed in Auburn Hills” e “Assembled in Brampton” che ne certificano al provenienza.

La Charger Super Bee monta il V8 da 485 CV e ha il cofano dedicato con prese d’aria laterali, cerchi da 20 pollici (18” nella versione Widebody) e sospensioni adattive con modalità Drag. La Charger Scat Pack Swinger è ispirata al nome della versione venduta negli anni ’60 e ’70 e prevede carrozzeria Widebody, cerchi dorati da 20” e propulsore V8 da 485 CV.

Dodge Charger: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

Protagonista al cinema e in tv

La Charger è entrata nelle case di tutti gli appassionati di motori, anche grazie al ruolo in “Bullitt”, film del 1968 premiato con un Oscar per il miglior montaggio. Nell’inseguimento di oltre 10 minuti fra le salite e discese di San Francisco, una Dodge Charger R/T nera guidata dal sicario Bill Hickman, dà la caccia alla Ford Mustang GT390 Fastback con al volante il tenente della squadra omicidi, Steve McQueen.

Ancora una R/T, questa volta arancione e con il numero 01 sulle portiere, ha un ruolo da protagonista. Cambia lo schermo, dal grande al piccolo: la mitica auto sportiva salta e sfreccia imprendibile nel telefilm Hazzard (trasmesso dal 1979 al 1985 negli Stati Uniti e dal 1981 al 1986 in Italia), con i cugini Bo e Luke che la rendono ancora più leggendaria grazie all’insolito modo di salire a bordo, passando dal finestrino con la portiera chiusa.