Zona ZTL: cos’è, come funziona e quali sono le sanzioni per chi non la rispetta

ZTL: cos’è e come funziona la Zona a Traffico Limitato

Per contrastare il traffico veicolare e proteggere le aree centrali delle città, nel corso degli anni molte amministrazioni locali hanno introdotto le zone ZTL. Si tratta di aree delle città, solitamente corrispondenti al centro, a traffico limitato, imposte con lo scopo di ridurre l’inquinamento e rendere i centri urbani più accessibili per i pedoni.

INDICE
 Zona ZTL: cos’è
 Zona ZTL: come funziona e in quali città si applica
 Zona ZTL Roma
 Zona ZTL Milano
 Zona ZTL Torino
 Zona ZTL Palermo
 Zona ZTL: le multe
 Multa ZTL: punti patente
 Zona ZTL: varco attivo e varco non attivo

Le zone a traffico limitato (ZTL) sono delle aree all’interno delle quali è consentito l’accesso alle vetture solo in una determinata fascia oraria e tramite il pagamento di un ticket. L’ingresso in queste zone è, inoltre, vietato per specifiche vetture più inquinanti. Il vantaggio delle ZTL è che permettono una maggiore accessibilità per i pedoni, soprattutto nei centri storici. Queste zone rappresentano, però, anche una fonte di guadagno per le casse comunali.

Ogni strada di accesso ad una zona ZTL è sempre sorvegliata da un sistema di telecamere a circuito chiuso. Ad ogni trasgressione da parte dei mezzi non autorizzati, le immagini delle targhe rilevate dalle telecamere vengono trasmesse al locale comando dei vigili urbani dal quale poi parte la sanzione. Le ZTL sono ormai comuni in città come Milano, Roma, Torino e Palermo e non solo.

La Capitale ospita tre zone ZTL diurne e cinque notturne.

Le ZTL diurne sono situate:

  • Nel Centro Storico: attiva dal lunedì al venerdì dalle 6.30 alle 18 (esclusi i vestivi) e il sabato dalle 14 alle 18 (esclusi i vestivi);
  • A Trastevere: attiva dal lunedì al sabato dalle 6.30 alle 10 (esclusi i vestivi);
  • Area compresa tra Piazza del Popolo, Via di Ripetta, Via del Corso e Via del Babuino: in funzione dal lunedì al venerdì dalle 6.30 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 19.

Le ZTL notturne sono, invece, situate:

  • A Trastevere e San Lorenzo: entrambe attive dalle 21.30 alle 3;
  • Nel rione Monti e Testaccio: attive il venerdì e il sabato dalle 23 alle 3.

Blocco Diesel Euro 3 Roma

A Milano le ZTL si distinguono in Area B e Area C. La prima circonda la gran parte del territorio di Milano ed è in funzione dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30 (esclusi i festivi). L’Area C fa parte del Centro Storico di Milano e coincide con la ZTL della Cerchia dei Bastoni. Questa è attiva dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30 ed è libera per alcune tipologie di veicoli. Per i veicoli più inquinanti è consentito l’accesso tramite il pagamento di un ticket.

A Torino sono presenti due zone ZTL: la Centrale e la ZTL Valentino. La ZTL Centrale, attiva nei giorni feriali (sabato escluso) dalle 7.30 alle 10.30, è così divisa:

  • ZTL Area Romana: chiusa al transito e alla sosta tutti i giorni dalle 21.00 alle 7.30 del giorno successivo (compresi i festivi);
  • ZTL Trasporto Pubblico: chiusa al transito e alla sosta tutti i giorni dalle 0:00 alle 20.00 (compresi i festivi);
  • ZTL Pedonale: sempre chiusa al transito anche nei festivi.

La ZTL Valentino è completamente chiusa al transito e alla sosta dei veicoli per 24 ore tutti i giorni, compresi i festivi.

La ZTL prevista dalla città di Palermo, copre buona parte del Centro Storico. L’accesso è consentito solo ad alcune categorie di veicoli e ai possessori di pass. La ZTL diurna è attiva tutto l’anno dal lunedì al venerdì nella fascia oraria 8.00-20.00. La ZTL notturna è attiva: dal 1°novembre al 30 aprile anche il venerdì sera dalle 23.00 alle 24.00, il sabato dalle 0:00 alle 6.00 e dalle 23.00 alle 24.00, e la domenica dalle 0:00 alle 6.00. Viene di solito sospesa nel periodo natalizio.

La sanzione amministrativa stabilita dal Codice della Strada, in caso di violazione delle regole sottoposte alla ZTL, varia da un minimo di 87 euro ad un massimo di 345 euro. La multa verrà notificata dopo che gli uffici preposti avranno controllato le immagini delle telecamere e verificato il numero di targa della vettura.

La violazione del Codice della Strada in riferimento alle ZTL, non comporta alcuna perdita dei punti della patente. In caso di multa, si sarà soggetti esclusivamente al pagamento della sanzione pecuniaria.

Dal 2019 le nuove diciture riguardanti l’ingresso in una zona ZTL sono: ZTL attiva, per indicare il divieto di transito, e ZTL non attiva, per indicare la possibilità di accesso a tale zona. Fino al 2019 si faceva riferimento a segnali luminosi presenti all’ingresso di ogni zona a traffico limitato. La denominazione varco attivo indicava il divieto di transito, mentre quella di varco non attivo indicava la possibilità di accedere alla zona. Questo generava confusione negli automobilisti, i quali credevano che con varco attivo si potesse accedere e con varco non attivo fosse in vigore il divieto.

Passaggio di proprietà auto: calcolo, costi e i documenti necessari nel 2024

Come risparmiare per il passaggio di proprietà dell'auto

Tutti gli autoveicoli sono beni mobili e registrati, ovvero all’acquisto si ottiene anche il relativo certificato di proprietà. Questo implica che, se si sceglie di acquistare un’automobile usata, bisogna necessariamente compiere il passaggio di proprietà, per certificare la cessione del mezzo dal vecchio al nuovo proprietario.

Sbrigare la pratica per il passaggio dell’auto in completa autonomia è il modo migliore per risparmiare.

Quando si acquista un veicolo, si ottiene anche il relativo certificato di proprietà. Se si decide di acquistare un’automobile usata, è necessario effettuare il passaggio di proprietà per certificare il trasferimento del veicolo dal vecchio al nuovo proprietario. Se, invece, il veicolo viene acquistato presso una concessionaria, sarà questa ad occuparsi del processo burocratico.

Se la compravendita avviene tra due privati, si hanno due opzioni:

  1. Affidarsi ad un’agenzia di pratiche auto
  2. Gestire la procedura autonomamente

La procedura per il passaggio di proprietà non è particolarmente complicata, purché si seguano alcune indicazioni, come il limite di 60 giorni per aggiornare i dati sul libretto di circolazione. Esaminiamo tutti i dettagli in questa breve guida.

INDICE
Passaggio di proprietà: cosa serve?
Passaggio di proprietà: costo
Passaggio di proprietà: come calcolarne il costo
Passaggio di proprietà: dove costa meno?
Il documento unico di circolazione
Passaggio di proprietà: dove farlo
Passaggio di proprietà: tutti i documenti necessari
Passaggio di proprietà: la minivoltura

La procedura per il passaggio di proprietà richiede una serie di documenti essenziali tra cui: l’istanza unificata, la carta di circolazione o il Documento Unico, il certificato di proprietà e l’atto di vendita del veicolo con firma autenticata. Inoltre, è necessario presentare una copia del documento d’identità e del codice fiscale dell’acquirente. Per i cittadini extracomunitari c’è bisogno di una copia del permesso di soggiorno.

È anche richiesto il pagamento di una marca da bollo di 16 euro. Ci si deve poi recare presso un ufficio della motorizzazione, o al Pubblico Registro Automobilistico (PRA) e compilare due moduli:

  • Documento con richiesta di passaggio di proprietà
  • Documento per l’aggiornamento dei dati riportati sul libretto di circolazione.

Per poter portare a termine la pratica, entrambi i documenti devono essere firmati sia dall’acquirente che dal venditore. La procedura si conclude nel giro di qualche giorno, con la consegna del Certificato di Proprietà aggiornato.

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Il costo del Passaggio di Proprietà varia a seconda di alcuni fattori, tra cui il tipo di veicolo e la provincia di residenza. Tra i costi abbiamo:

  • L’Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT): per le auto fino a 53 kW è di 181 euro, per veicoli oltre questa soglia è calcolata proporzionalmente ai kW. Le provincie possono aumentare questa imposta fino a un massimo del 30%.
  • Emolumenti ACI: fissati a 27 euro.
  • Costi per l’istanza unificata e il rilascio del Documento Unico: 32 euro per l’istanza unificata più 16 euro per il rilascio del Documento Unico.
  • Diritti DT (Motorizzazione Civile): intorno ai 10,20 euro.
  • Imposta di bollo: 16 euro.

Questa procedura si applica nel caso in cui la vettura acquistata sia dotata di Certificato di Proprietà tradizionale (cartaceo). Nel caso di Certificato di Proprietà Digitale (introdotto nel 2015) la procedura è simile, ma necessita della cosiddetta “materializzazione”, fortunatamente gratuita.

Il passaggio di Proprietà comprende, quindi, il pagamento di una parte di costi fissi e una parte di costi variabili. Questi ultimi sono associati alla potenza della vettura acquistata:

  • Per i veicoli fino a 53 kW il costo fisso è pari a 150,81 euro.
  • Per vetture con potenza superiore ai 53 kW si paga un sovrapprezzo pari a 3,5119 euro, che può essere incrementato fino ad un massimo del 30%, arrivando ad un massimo di 4,56 euro.

Vendere un’auto usata: tutti i passaggi da seguire

Qual è, quindi, il costo del passaggio di proprietà? I costi fissi, tra marche da bollo, competenze e tributi, sono pari a 85,20 euro. A questi vengono aggiunti i 150,81 euro di IPT, ovvero la quota minima che si può spendere per la tassa provinciale di trascrizione senza sovrapprezzi legati alla potenza delle singole autovetture. Agendo in autonomia, l’importo minimo stimato è quindi pari a 236,01 euro. Questo è il metodo che permette un risparmio maggiore. Se ci si rivolge ad un’agenzia, questa chiederà i costi per il proprio servizio.

Il Documento Unico di Circolazione e di Proprietà del veicolo (DU) è stato introdotto dal primo gennaio 2020, con l’entrata in vigore del Decreto legislativo n.98/2017. Sostituisce la Carta di Circolazione e il Certificato di Proprietà del veicolo (CDP cartaceo o CDPD digitale). Il DU è costituito dall’attuale modello di Carta di Circolazione, con l’aggiunta dei dati relativi alla situazione giuridico-patrimoniale del veicolo presenti nel Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Viene rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ed è necessario per la circolazione del veicolo. Dal 1° ottobre 2021, al posto della Carta di Circolazione e del CDPD, verrà sempre rilasciato il DU.

Per i veicoli iscritti al PRA precedentemente al 1° ottobre 2021, il DU verrà rilasciato alla prima operazione per la quale è previsto il rilascio di un nuovo DU:

  • Trasferimento di proprietà
  • Reimmatricolazione
  • Rinnovo di iscrizione
  • Rilascio DU a seguito di carta di circolazione e/o CdP smarrito, deteriorato o rubato.

Il passaggio di proprietà “fai da te” può essere effettuato presso il Comune, la Motorizzazione Civile o una delegazione ACI.

Per eseguire il passaggio di proprietà presso il Comune, il venditore dovrà recarsi in uno degli uffici preposti per autenticare la firma. In seguito dovrà pagare un importo di 16 euro per la marca da bollo. Dopo questa operazione, l’acquirente avrà 60 giorni di tempo per richiedere il nuovo certificato di proprietà al PRA e aggiornare la carta di circolazione presso la Motorizzazione Civile.

Per quanto riguarda il passaggio di proprietà effettuato presso la Motorizzazione Civile, l’autenticazione della firma e l’aggiornamento dei dati del nuovo proprietario devono essere eseguiti contestualmente.

Nel caso in cui il passaggio di proprietà venga effettuato presso una delegazione ACI, dopo l’autenticazione della firma, sarà necessario registrare il passaggio di proprietà presso l’unità territoriale ACI – Pubblico Registro Automobilistico (PRA) entro 60 giorni. Qui verrà rilasciato il certificato di proprietà digitale aggiornato. Successivamente, si dovrà richiedere l’aggiornamento della carta di circolazione presso l’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile. Se l’autenticazione della firma avviene presso lo Sportello Telematico dell’Automobilista, sarà obbligatoria l’immediata registrazione del passaggio di proprietà.

Al via la prevendita della nuova Audi A7 Sportback 3

La documentazione necessaria per il passaggio di proprietà varia per le auto nuove e le auto usate. Per quanto riguarda le prime è essenziale il modello TT2119 per aggiornale il libretto di circolazione. Per le auto nuove è, invece, richiesto:

  • Il certificato di proprietà (digitale o cartaceo)
  • Il libretto di circolazione
  • L’atto di vendita autenticato in bollo
  • I documenti di identità e i codici fiscali di compratore e venditore
  • Eventuale dichiarazione sostitutiva con cui l’acquirente dichiara la residenza, se diversa da quella inserita nel documento di identità
  • Eventuali deleghe, necessarie nel caso in cui l’acquirente nomini un delegato per effettuare il passaggio di proprietà della sua auto.

Il mini passaggio di proprietà, anche detto minivoltura, avviene quando si vende la propria auto a una concessionaria. Questa procedura permette al venditore di liberarsi da ogni responsabilità riguardante il veicolo. Il mini passaggio di proprietà è necessario in quanto l’auto rimane temporaneamente in mano alla concessionaria prima di essere ceduta a un nuovo acquirente.

Questa pratica offre alcuni vantaggi, come l’esenzione dall’Imposta Provinciale di Trascrizione e una riduzione degli emolumenti ACI.

Per effettuare il mini passaggio di proprietà, è richiesta la stessa documentazione necessaria per un passaggio di proprietà tradizionale. Bisognerà quindi recarsi allo Sportello Telematico dell’Automobilista con i seguenti documenti:

  • Certificato di Proprietà
  • Nota di presentazione al PRA
  • Carta di Circolazione (o fotocopia)
  • Atto unilaterale di vendita comprensivo della marca da bollo del valore di 16 euro, con firma del venditore oppure, atto bilaterale con entrambe le firme (venditore e acquirente).

NUOVA FORD KUGA: tecnologia e sicurezza senza compromessi

NUOVA FORD KUGA: tecnologia e sicurezza senza compromessi 8

Fin dal lancio della prima generazione, risalente al 2008, Ford Kuga rappresenta uno dei modelli più importanti per Ford. Non soltanto, infatti, è stata una delle vetture di maggior successo del marchio americano, ma ha anche introdotto per prima numerose tecnologie che sono state poi adottate sul resto della gamma.

Oggi Ford Kuga si rinnova. Giunta alla terza generazione, si sottopone a un interessante restyling che le consente di restare al passo con i tempi sia dal punto di vista dello stile sia dal punto di vista dei contenuti. Questi ultimi, in particolare, sottolineano l’impegno di Ford su molti fronti, inclusi quelli inerenti l’infotainment e l’elettrificazione. Ma andiamo con ordine.

Ford Kuga: gli esterni

La nuova Ford Kuga resta fedele all’attuale sia per quanto riguarda le forme sia per quanto riguarda le proporzioni. Si rinnova però nel design, che è stato rivisto specialmente nella parte frontale. Davanti debutta una nuova calandra che ha dimensioni maggiori e che è ora impreziosita da una sottile striscia luminosa a LED nella parte alta, che crea un’inedita firma luminosa che collega idealmente i gruppi ottici anteriori. I nuovi fari Matrix Full Led adattivi e predittivi sfruttano sia i dati provenienti dal GPS sia quelli rilevati da una telecamera anteriore, per disegnare un fascio luminoso che si modifica in tempo reale in funzione delle condizioni del traffico per garantire sempre la massima visibilità anche in condizione di buio. Restando all’anteriore, cambia anche il paraurti, che su alcune versioni è dotato di fregi argentati che trasmettono un senso di maggiore solidità all’insieme.

Ford Kuga cambia anche nella parte posteriore. Qui le modifiche si concentrano sui nuovi gruppi ottici e sul diffusore, posizionato nella zona bassa del paraurti. Interessante, infine, la scelta di eliminare la maniglia di apertura del portellone: è stata integrata nella palpebra sopra la targa e rende le linee ancora più pulite ed eleganti.

Ford Kuga: gli interni

Come da tradizione, Ford Kuga offre tanto spazio a bordo. Lunga ancora 4,60 metri, ottimizza ulteriormente i centimetri a disposizione introducendo una seconda fila di sedili che scorre longitudinalmente e che, in caso di necessità, consente di aumentare la capacità di carico anche di 140 litri Così, anche con tutti gli schienali in posizione verticale, il vano posteriore ha una capienza compresa tra i 412 e i 536 litri, in funzione della motorizzazione.

Come detto, con il restyling la nuova Ford Kuga presenta un’estetica rinnovata, ma è dentro l’abitacolo che concentra le novità più rilevanti. L’ambiente interno non è stato rivoluzionato dal punto di vista dell’organizzazione dello spazio e dei materiali, già di livello molto alto, ma è stato impreziosito di una dotazione tecnologica profondamente aggiornata.

Ford Kuga: l’infotainment

A bordo, il vero protagonista è il sistema di infotainment Sync 4 con schermo touch che ora raggiunge i 13”2. Posizionato a sbalzo al centro della plancia, per garantire la massima facilità di consultazione, offre lo standard 5G, assicurando un ancor più alto livello di connettività con i moderni smartphone. In questo senso, non mancano Apple CarPlay e Android Auto, entrambi in versione wireless. L’infotelematica, che ben si sposa con l’head-up display e con il secondo monitor a bordo, quello dedicato alla strumentazione, può contare inoltre sulla presenza della navigazione connessa, in grado di offrire avvisi su traffico, meteo e pericoli di vario genere e di proporre alternative di percorso più convenienti per giungere alla meta. Di serie Ford Kuga dispone anche di Alexa Built-in, assistente vocale evoluto che permette di dialogare con la vettura in modo naturale e, addirittura, di controllare dispositivi di domotica direttamente dall’abitacolo.

Ford Kuga: la sicurezza

Ma la tecnologia a bordo della nuova Ford Kuga non è solo quella dedicata all’infotainment. L’auto pone infatti molta attenzione ai dispositivi di sicurezza attiva e offre sistemi di assistenza alla guida di ultima generazione. Tra questi spicca un rinnovato e più evoluto Cruise Control che, sfruttando la ricca suite di ADAS presente a bordo, è ora in grado di accompagnare nella guida con funzioni inedite. Ad esempio, può intervenire sui freni per diminuire l’andatura in prossimità di una curva o di un incrocio, migliorando anche la fluidità generale della marcia.

NUOVA FORD KUGA: tecnologia e sicurezza senza compromessi 4

A questo si aggiunge una nuova telecamera a 360 gradi che, con una maggiore definizione rispetto al passato, consente di avere una visione precisa di ciò che circonda la vettura. Elemento questo di grande utilità non solo in fase di parcheggio, ma anche, ad esempio, quando si sta attaccando un rimorchio o si sta entrando in un lavaggio.

Restano disponibili, naturalmente, tra gli altri, il sistema di monitoraggio dell’angolo cieco, il mantenimento della carreggiata con Lane Centering, il rilevamento pedoni e ciclisti con assistenza alla frenata d’emergenza, il riconoscimento della segnaletica stradale.

Ford Kuga: i motori

Con il restyling, Ford Kuga compie un ulteriore passo verso l’elettrificazione. L’auto saluta la motorizzazione a gasolio e mantiene efficienti varianti ibride, sia full hybrid sia plug-in hybrid. Partiamo proprio da quest’ultima, che è stata ulteriormente migliorata per percorrere fino a 69 km in modalità completamente elettrica (88 se si affrontano esclusivamente percorsi cittadini). L’auto è spinta da un motore a benzina da 2,5 litri di cilindrata abbinato a un’unità elettrica e il sistema, complessivamente, scarica a terra (attraverso le ruote anteriori) la bellezza di 243 CV. A fronte di tali livelli di potenza, questa versione PHEV dichiara consumi compresi tra gli 0,9 e gli 1,2 litri per 100 km ed emissioni di CO2 di appena 20-28 g/100 km.

NUOVA FORD KUGA: tecnologia e sicurezza senza compromessi 1

In alternativa, sempre con motore benzina da 2,5 litri, si può scegliere la Kuga Hybrid, disponibile sia a trazione anteriore sia a trazione integrale. Ha potenze, rispettivamente, di 180 e 183 CV e consumi che nel primo caso si aggirano intorno ai 5,3-6,2 l/100 km e nel secondo caso intorno ai 5,7-6,4 l/100 km.  Alla base dell’offerta resta la versione 1,5 EcoBoost a trazione integrale che ha una potenza di 150 CV e che richiede tra i 6,3 e i 7,2 litri di benzina per percorrere 100 km.

Ford Kuga: gli allestimenti

La versione restyling della terza generazione della Ford Kuga si presenta a listino con 5 diversi allestimenti: Titanium, ST-Line, ST-Line X, Active e Active X. Le versioni Titanium offrono di serie cerchi in lega da 17”, barre al tetto, vetri posteriori oscurati, fari full-Led con abbaglianti automatici, sistema di apertura porte e accensione motore keyless e, dentro, clima automatico bi-zona, infotainment con touchscreen da 13”2, ricarica wireless, cruise control, mantenimento della carreggiata, frenata d’emergenza, sensori di parcheggio e retrocamera.

A salire, la Kuga ST-Line aggiunge cerchi in lega da 18”, volante e altri dettagli sportivi e assetto specifico. La Kuga ST-Line X si arricchisce ulteriormente offrendo portellone posteriore elettrico, pedaliera in alluminio, telecamera a 360 gradi. Il pacchetto dedicato alla sicurezza accoglie inoltre cruise control adattivo, monitoraggio dell’angolo cieco e assistenza al parcheggio. Le versioni top di gamma Active e Active X, infine, aggiungono cerchi in lega da 18” con design dedicato, il riconoscimento della segnaletica verticale e dei limiti di velocità, il monitoraggio del livello di stanchezza del conducente e la possibilità di scegliere tra diverse modalità di guida. Le due versioni si differenziano tra loro per una diversa cura estetica, con la Active X impreziosita da una serie di dettagli e caratterizzata da un assetto leggermente più alto rispetto agli altri allestimenti a listino.

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Ford Kuga: i prezzi

La nuova Ford Kuga ha un prezzo di partenza di 36.000 euro. A questa cifra è offerta la versione 1.5 Ecoboost in allestimento Titanium. Per la stessa motorizzazione, in allestimento ST-Line, il prezzo è di 37.500 euro. La Ford Kuga ST-Line X, sempre con il 1.5 Ecoboost, costa invece 41.000 euro.

Se si preferisce la versione full-hybrid spinta dal 2.5 da 180 CV, che parte dall’allestimento Titanium, si devono mettere in conto 38.750 euro, che diventano 40.250 per la ST-Line. La ST-Line X costa 43.750, mentre per Active e Active X si devono mettere in conto 40.250 e 43.750 euro. La stessa versione ibrida, ma con 4 ruote motrici, ha invece questi prezzi di partenza: 41.000 euro (Titanium); 42.500 euro (ST-Line); 46.000 euro (ST-Line X); 42.500 euro (Active); 46.000 (Active X).

Le motorizzazioni plug-in hybrid, infine, hanno prezzi che vanno dai 41.750 euro dell’allestimento Titanium ai 49.750 euro degli allestimenti ST-Line X e Active X. In mezzo si trovano le varianti ST-Line e Active, entrambe a 46.250 euro.

Articolo in collaborazione con Ford

Come funziona l’impianto elettrico auto

Ecco come funziona l’impianto elettrico della tua auto

Le moderne automobili sono ormai sempre più tecnologiche e connesse. A permetterle di funzionare è l’impianto elettrico, studiato e messo a punto non soltanto per gestire tutte le funzioni digitali delle vetture, ma anche tutte le componenti attivate proprio da sistemi elettrici come i fari o il motorino di avviamento, giusto per fare un paio di esempi. Vediamo allora come è fatto e come funziona l’impianto elettrico.

INDICE
Impianto elettrico: cos’è
Impianto elettrico: i componenti
Impianto elettrico: la batteria
Impianto elettrico: il motorino di avviamento
Impianto elettrico: l’alternatore
Impianto elettrico: i cavi
Impianto elettrico: i fusibili
Impianto elettrico: avviamento motore diesel
Batteria scarica, cosa fare?

Con il termine schema elettrico auto si fa riferimento alla rappresentazione semplificata di un circuito elettrico o elettronico, che utilizza simboli comuni. Avere a disposizione lo schema elettrico è utile se si vuole procedere a riparazioni in autonomia. Lo schema elettrico può essere facilmente accessibile anche sul web, nel caso in cui non sia presente tra i documenti della vettura.

Tra le componenti indispensabili per un corretto funzionamento dell’impianto elettrico troviamo:

  • Batteria
  • Motorino di avviamento
  • Alternatore
  • Cavi e connettori
  • Fusibili

Il primo elemento fondamentale è la batteria, definita come il serbatoio della corrente elettrica. La sua funzione è infatti la raccolta di energia. La tensione della batteria è misurata in Volt ed è ciò che permette alla corrente di scorrere attraverso i fili dei circuiti. Quando questa si abbassa oltre un certo limite, l’auto non potrà essere messa in moto. La capacità della batteria è, invece, misurata in Ampere.

Il secondo componente, che deve essere sempre in ottimo stato, è il motorino di avviamento. Ha la funzione di mettere in rotazione il motore, sfruttando una notevole quantità di energia della batteria, per permettere al propulsore di raggiungere un numero di giri sufficiente in modo da lavorare in autonomia. È formato da un motore elettrico, un elettromagnete e il gruppo pignone con sistema a ruota libera.

Proseguendo nell’analisi dell’impianto elettrico auto troviamo l’alternatore, il dispositivo tramite il quale è possibile trasformare l’energia meccanica in energia elettrica sotto forma di corrente alternata e che consente la ricarica della batteria e il funzionamento dei vari dispositivi.

I cavi sono un altro elemento indispensabile per il funzionamento dell’impianto elettrico auto. Percorrono tutto il corpo vettura e sono rivestiti da una guaina isolante, per essere costantemente protetti dalle intemperie. Questi cavi sono di colori differenti: quelli rossi o arancioni indicano una tensione positiva, mentre quelli blu, neri o verdi indicano la massa. Inoltre, il diametro dei cavi varia a seconda della potenza elettrica che devono trasportare.

I cavi sono un altro elemento indispensabile per il funzionamento dell’impianto elettrico auto. Percorrono tutto il corpo vettura e sono rivestiti da una guaina isolante, per essere costantemente protetti dalle intemperie. Questi cavi sono di colori differenti: quelli rossi o arancioni indicano una tensione positiva, mentre quelli blu, neri o verdi indicano la massa. Inoltre, il diametro dei cavi varia a seconda della potenza elettrica che devono trasportare.

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Ci sono delle differenze fra lo schema elettrico di un’auto con motore diesel e quella di una vettura con motore benzina. Infatti, entrambe hanno componenti proprie dei motori a gasolio. Questi ultimi utilizzano l’autocombustione, cioè l’accensione spontanea della miscela di gasolio e aria, causata dalla compressione dei pistoni e dall’alta temperatura. Questo sistema utilizza le candelette per preriscaldare il carburante e facilitare l’innesco della combustione in fase di avviamento. Quando si ha un’auto con motore diesel, bisogna fare attenzione prima di accendere il motore, attendere qualche secondo in modo da permettere ai riscaldatori di compiere il loro dovere.

Nel caso in cui la batteria dell’auto si scarichi, esistono diverse modalità per riuscire a mettere in moto la vettura prima di recarsi presso la propria officina. Un metodo molto comune, è quello di sfruttare la batteria di un’altra vettura utilizzando dei cavi di ricarica. Bisognerà collegare questi cavi rispettando il polo positivo e quello negativo e, in seguito, avviare il propulsore. Qualora non si abbiano a disposizione i cavi, si potrà provare la partenza a spinta. In questo caso, dopo aver girato la chiave di accensione, bisognerà tenere premuta la frizione. Una volta raggiunta una velocità sufficiente, si dovrà inserire la seconda marcia e rilasciare rapidamente il pedale della frizione per avviare il motore.

Obbligo pneumatici invernali: ecco cosa dice la legge

Quando montare gli pneumatici invernali?

Gli pneumatici sono tra i principali strumenti di sicurezza quando si tratta di automobili. Rappresentando l’elemento di contatto tra la strada e la vettura, è importante poter avere a disposizione sempre le gomme giuste in funzione del periodo dell’anno in cui ci si trova a guidare. Proprio per questo il 15 novembre scatta per legge l’obbligo di montare pneumatici invernali che costringe all’abbandono delle gomme estive ormai non più adatte ad affrontare tratti stradali condizionati da scarsi livelli di aderenza a causa delle condizioni meteo rigide.

INDICE
Pneumatici invernali: quali sono?
Pneumatici invernali: come riconoscerli
Pneumatici invernali: il codice velocità
Pneumatici invernali: periodo e date
Pneumatici invernali: la normativa
Pneumatici invernali: le sanzioni
Pneumatici invernali: i vantaggi
Pneumatici invernali: il montaggio

Quando si parla di gomme invernali si intende quella tipologia di pneumatici caratterizzati da un disegno del battistrada specifico, con solchi più profondi, utile ad estrarre un maggior quantitativo d’acqua in caso di pioggia. Gli pneumatici invernali sono dotati anche di mescole più morbide rispetto alle gomme estive in grado di assicurare una migliore aderenza anche in caso di temperature dell’asfalto molto fredde.

Le gomme invernali sono facilmente riconoscibili verificando sulla spalla dello pneumatico la sigla M+S, acronimo di Mud+Snow, che indica la possibilità per gli pneumatici invernali di affrontare sia terreni fangosi che innevati. In alcuni casi è presente anche il simbolo del fiocco di neve riservato, però, solo agli pneumatici che hanno superato specifici test invernali.

5 consigli per scegliere le gomme invernali migliori per la tua auto 2

Non tutte le gomme invernali, però, sono uguali. Ogni pneumatico, infatti, è dotato di una particolare struttura che gli permette di resistere a determinate velocità. Per capire a quanto equivale questa velocità occorre controllare il codice di velocità presente sulla spalla della gomma. I codici sono i seguenti:

  • Q (velocità massima consentita 160 km/h)
  • R (massimo 170 km/h)
  • S (massimo 180 km/h)
  • T (massimo 190 km/h)
  • H (massimo 210 km/h)
  • V (massimo 240 km/h)
  • ZR (velocità consentita superiore ai 240 km/h)

L’obbligo di montare gomme invernali scatta con l’arrivo della stagione fredda per consentire a gran parte degli automobilisti di trovarsi alla guida di auto dotate di pneumatici adatti anche a situazioni meteorologiche avverse. Il termine ultimo per adottare gomme invernali scatta il 15 novembre di ogni anno e si conclude il 15 aprile. A partire da questa data si dovrà procedere all’installazione delle gomme estive.

Il nostro Codice della Strada, all’articolo 6, disciplina il cambio gomme invernali sia sulle vetture che sui mezzi pesanti, ma sono poi gli enti gestori delle singole tratte stradali a stabilire se questo obbligo debba essere applicato o meno. Sarà quindi fondamentale, prima di mettersi in viaggio, verificare che sulla tratta stradale che si dovrà percorrere sia obbligatoria l’adozione delle gomme invernali.

In caso si venga fermati da una pattuglia e non si sia rispettato l’obbligo di gomme invernali si possono rischiare multe salate. La sanzione minima nei centri abitati va da 41 a 169 euro, mentre sulle autostrade e strade extraurbane, principali o assimilate, la sanzione va da un minimo di 85 ad un massimo di 338 euro. Oltre alla sanzione pecuniaria è prevista anche la decurtazione di tre punti sulla patente di guida.

Il cambio gomme invernali non è un capriccio voluto dal legislatore, ma una scelta dettata da ragioni di sicurezza ed economiche. L’adozione di gomme invernali, infatti, comporta una maggior aderenza della vettura in condizioni di asfalto freddo, bagnato, fangoso o innevato. Inoltre la capacità di frenata dell’auto dotata di pneumatici invernali è decisamente superiore su fondi a scarsa aderenza, rispetto a quella di un modello analogo dotato di gomme estive a tutto vantaggio della sicurezza.

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Per montare le gomme invernali sarà sufficiente recarsi dal proprio gommista di fiducia e far compiere a lui l’operazione dato che, una volta installato lo pneumatico, oltre al gonfiaggio dello stesso alla pressione corretta, dovrà essere effettuata l’equilibratura delle quattro gomme. Dato che l’utilizzo delle gomme invernali è limitato in un determinato periodo di tempo, ad ogni cambio gomme è bene riporre quelle sostituite in un luogo asciutto così da aumentare la durata degli pneumatici a tutto vantaggio del portafogli.

Cose da sapere

Quando scatta l’obbligo di montare le gomme invernali?

In Italia le gomme invernali sono obbligatorie dal 15 novembre al 15 aprile di ogni anno. Si ha poi tempo un mese per cambiare gli pneumatici invernali con quelli estivi, cioè fino al 15 maggio.

Come riconoscere le gomme invernali?

I pneumatici da neve devono riportare sul fianco il simbolo gomme invernali “M+S” (abbreviazione di “Mud & Snow”); in alternativa potranno comparire le scritte MS, M/S, M-S o M&S. La presenza delle diciture “da neve”, “all season”, “all weather” o “termiche”, “invernali” non ha invece validità, potendo far scattare sanzioni in caso di controllo.

Quali sanzioni sono previste in caso di violazione dell’obbligo di gomme invernali?

Chi, nel periodo e nelle zone in cui è obbligatorio l’utilizzo di gomme da neve, dovesse circolare senza, è punibile con una sanzione pecuniaria, di ammontare diverso a seconda del tipo di strada percorsa. Le sanzioni scattano 30 giorni dopo l’entrata in vigore dell’obbligo.  Oltre a multe di ammontare maggiore può scattare anche il ritiro del libretto.

Divieto di sosta e fermata: ecco cosa fare in caso di multa

Divieto di sosta e fermata: ecco cosa fare in caso di multa

Fra i cartelli più capaci di confondere gli automobilisti, e quindi di procurare numerose sanzioni, troviamo il divieto di sosta e fermata. In sintesi, la fermata definisce una sospensione della marcia per un breve periodo, mentre la sosta si prolunga nel tempo. In questa guida illustriamo le disposizioni del Codice della Strada in materia e le indicazioni su come comportarsi qualora venga notificata una multa.

Divieto di sosta e di fermata: quali differenze?

Entrambi i divieti sono simboleggiati da segnali verticali (art. 38 del Codice della Strada) detti di “prescrizione”, cioè obbligano e pongono limiti agli automobilisti e sono posizionati dove inizia e dove termina la validità di tale regola. La forma del segnale di divieto è circolare e appare con uno sfondo blu incorniciato di rosso. Presenta, inoltre, una fascia diagonale in rosso, che indica un divieto di sosta prolungata nelle strade extraurbane. Nelle strade urbane vieta, invece, la sosta dalle 8 alle 20, a meno che non ci siano specifici pannelli aggiuntivi.

Il segnale di divieto di fermata ritrae una coppia di bande rosse diagonali incrociate. In questo caso, indica il divieto sia di sosta che di fermata. La principale differenza fra sosta e fermata è che la prima si protrae nel tempo, anche chiamata “parcheggio”, la seconda è una temporanea sospensione della marcia. La fermata può avvenire anche di fronte ad un divieto di sosta, purché il conducente sia pronto a ripartire. La sosta di emergenza rappresenta, invece, un caso a parte. Prevede l’interruzione della marcia quando il veicolo è inutilizzabile a causa di un’avaria, oppure l’arresto è necessario per malessere fisico del conducente o di un passeggero.

Divieto di sosta e fermata: ecco cosa fare in caso di multa 1

Come posizionare il veicolo in caso di sosta o fermata?

In assenza di specifici cartelli, il parcheggio può avvenire posizionando l’auto parallelamente alla strada, lasciando uno spazio maggiore o uguale ad un metro per la circolazione dei pedoni. In presenza di sensi unici di marcia, il parcheggio è consentito anche sul lato sinistro della carreggiata.

Quando abbiamo a disposizione spazi dedicati ai parcheggi, la vettura deve essere posizionata entro le linee di demarcazione. In caso di sosta non prolungata, bisognerà anche esporre il disco orario indicando l’ora di arrivo. Bisogna sempre ricordare di spegnere il motore del veicolo prima di abbandonarlo.

Divieto di sosta e fermata: le multe

Il divieto di sosta e di fermata è descritto nel Codice della Strada.  Codice della Strada. La prima riguarda la sospensione della marcia per un periodo di tempo prolungato, mentre la seconda è una sosta temporanea senza l’allontanamento del conducente dalla vettura. I cartelli di sosta sono molto più diffusi rispetto a quelli di fermata, per non generare confusione.

L’art. 158 cds dispone il divieto di sosta e fermata, anche in assenza di cartelli, nei seguenti casi:

  • la sosta è vietata in corrispondenza dei passaggi a livello ma non in loro prossimità;
  • nelle gallerie;
  • nei sottovia;
  • sotto i sovrapassaggi,
  • sotto i fornici e i portici, salvo diversa segnalazione;
  • sui dossi e nelle curve e, fuori dei centri abitati e sulle strade urbane di scorrimento, anche in loro prossimità;
  • in prossimità di segnali stradali verticali e semaforici, in modo da impedirne la vista, nonché in corrispondenza dei segnali orizzontali di preselezione e lungo le corsie di canalizzazione;
  • fuori dei centri abitati;
  • in corrispondenza e in prossimità degli incroci stradali;
  • nei centri abitati la fermata è vietata in prossimità delle aree di intersezione, a più di 5 metri, salvo diversa segnalazione;
  • sui passaggi e attraversamenti pedonali e sui passaggi per ciclisti, nonché sulle piste ciclabili e agli sbocchi delle medesime; sui marciapiedi, salvo diversa segnalazione.

Inoltre, sempre l’articolo 158 Codice della Strada, disciplina i casi in cui è vietata la sosta mentre è consentita la fermata e sono i seguenti:

  • allo sbocco dei passi carrabili;
  • dovunque venga impedito l’accesso ad un altro veicolo regolarmente in sosta, oppure lo la sosta è vietata dovunque venga impedito lo spostamento di veicoli in sosta;
  • in seconda fila, salvo che si tratti di due veicoli a due ruote;
  • negli spazi riservati alla fermata degli autobus, dei filobus e dei veicoli circolanti su rotaia e, ove questi non siano delimitati, a una distanza dal segnale di fermata inferiore a 15 m, nonché negli spazi riservati allo stazionamento dei veicoli in servizio di piazza;
  • sulle aree destinate al mercato e ai veicoli per il carico e lo scarico di cose, nelle ore stabilite; sulle banchine, salvo diversa segnalazione; negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli per persone invalide e in corrispondenza degli scivoli o dei raccordi tra i marciapiedi, rampe o corridoi di transito e la carreggiata utilizzati dagli stessi veicoli;
  • nelle corsie o carreggiate riservate ai mezzi pubblici;
  • nelle aree pedonali urbane; nelle zone a traffico limitato per i veicoli non autorizzati;
  • negli spazi asserviti ad impianti o attrezzature destinate a servizi di emergenza o di igiene pubblica indicati dalla apposita segnaletica;
  • davanti ai cassonetti dei rifiuti urbani o contenitori analoghi; limitatamente alle ore di esercizio, in corrispondenza dei distributori di carburante ubicati sulla sede stradale ed in loro prossimità sino a 5 m prima e dopo le installazioni destinate all’erogazione;
  • Nei parcheggi destinati alla ricarica delle auto elettriche.

Divieto di sosta e fermata: le sanzioni pecuniarie

L’art. 158 prevede delle sanzioni in caso di violazione di uno dei divieti di sosta o fermata. Gli importi delle multe per divieti di sosta e fermata, spazi mezzi pubblici/invalidi variano:

  • da un minimo di 41 euro fino ad un massimo di 168 euro, per ciclomotori e motoveicoli a due ruote;
  • da 87 a 344 euro, per tutti gli altri mezzi.

In tutti gli altri casi la multa può essere pari:

  • nel minimo a 25 euro e nel massimo a 100, per ciclomotori e motoveicoli a due ruote;
  • nel minimo a 42 e nel massimo a 173 euro, per tutti gli altri mezzi.

L’infrazione del divieto di sosta non comporta la riduzione dei punti della patente. Per violazioni più gravi si possono, invece, perdere fino a due punti.

Divieto di sosta e fermata: cosa fare in caso di multa

La sanzione può essere pagata entro 5 giorni, con uno sconto pari al 30%. Se l’infrazione è stata contestata sul posto, tramite verbale, i cinque giorni decorrono da quel momento. Per i veicoli che infrangono il divieto di fermata è prevista la rimozione forzata.

In caso di multa per divieto di sosta e fermata, questa può essere contestata presentando un ricorso presso il Giudice di Pace territorialmente competente. In questo caso il costo del ricorso è di 43 euro. Si può anche decidere di presentare ricorso al Prefetto entro 60 giorni. In questo caso la pratica è gratuita.

 

 

Anabbaglianti: quando utilizzarli e differenze con gli abbaglianti

Anabbaglianti: quando utilizzarli

Se c’è una cosa che sulle auto non è mai cambiata, almeno nella sostanza, sono i fari anabbaglianti. Il motivo è semplice: quando si guida in condizioni di luce scarsa c’è bisogno di illuminare la strada. Accadeva 100 anni fa come accade oggi.

INDICE
Anabbaglianti: cosa sono
Abbaglianti e anabbaglianti: le differenze
Anabbaglianti: il Codice della Strada

I fari anabbaglianti, nello specifico, hanno lo scopo di illuminare la strada da mezz’ora dopo il tramonto fino a poco prima dell’alba. Hanno una duplice funzione: sono dispositivi che assicurano anche di farsi notare dai veicoli altrui.

Il loro fascio di luce è proiettato verso il basso: illumina la strada davanti alla vettura senza abbagliare chi arriva dalla direzione opposta. Tante sono le tecnologie con cui sono realizzati. Inizialmente furono alogeni. Poi, per un breve periodo, si passò ai fari Xeno. Ora lo standard dice LED ma su alcune vetture sono addirittura al laser.

Complementari ai fari anabbaglianti, gli abbaglianti – che sono anche detti proiettori di profondità – garantiscono maggiore illuminazione. Non possono mai essere accesi in presenza di altre vetture per non compromettere la visibilità degli altri veicoli. Però, oltre che essere accesi quando si viaggia da soli, possono essere utilizzati per:

  • segnalare la volontà di effettuare un sorpasso
  • fuori dai centri abitati poco illuminati
  • segnalare pericoli sulla carreggiata

Al giorno d’oggi alcune vetture sfruttano fari a matrice di LED che, potendo contare su decine di lampadine all’interno di un singolo proiettore, possono variare il fascio di luce per direzione e intensità e restare accesi anche in condizioni di traffico.

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Evidenziato dall’articolo 153 del Codice della Strada l’uso degli anabbaglianti è previsto:

  • da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima dell’avvento dell’alba.
  • durante il giorno solo nelle gallerie, in caso di nebbia o altre situazioni di scarsa visibilità.

Inoltre, qualora ci si trovi alla guida in autostrada o in una strada extraurbana, le luci anabbaglianti devono essere sempre utilizzate anche di giorno per aumentare la visibilità dell’auto. La loro funzione, stando al dettato del Codice della Strada, è quindi quella di essere utilizzate in tutte quelle condizioni di scarsa visibilità per fare in modo che il proprio veicolo illumini correttamente la sede stradale e sia visibile in modo chiaro anche agli altri automobilisti e pedoni eventualmente presenti.

Cose da sapere

Cosa sono le luci anabbaglianti?

Quando si parla di luci anabbaglianti si indicano dei dispositivi che devono essere utilizzati in caso di scarsa visibilità. La loro capacità è quella di rendere il proprio veicolo visibile a quelli altrui. Il loro fascio di luce viene proiettato davanti al veicolo ed è rivolto verso il basso e permette alle vetture che si incrociano di non venire disturbate.

Quali tecnologie si utilizzano per le luci anabbaglianti?

Le luci anabbaglianti possono essere realizzate con differenti tecnologie. Se in passato lo standard erano le luci ad incandescenza, oggi, grazie alla ricerca, gli anabbaglianti presenti sulle auto possono essere allo xeno, a LED o anche a laser.

Quali sono le differenze tra luci abbaglianti e anabbaglianti?

Le luci abbaglianti possono essere utilizzate fuori dei centri abitati quando l’illuminazione esterna manchi o sia insufficiente o ancora per dare avvertimenti utili e per segnalare al veicolo che precede l’intenzione di sorpassare. A differenza della luce anabbagliante, la luce abbagliante è forte e diffusa e non deve essere utilizzata quando si incrocia un’altra vettura

Quando devono essere accese le luci anabbaglianti?

Le luci anabbaglianti devono essere accese da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere ed anche di giorno nelle gallerie, in caso di nebbia, di caduta di neve, di forte pioggia e in ogni altro caso di scarsa visibilità. Qualora ci si trovi in autostrada o in una strada extraurbana, le luci anabbaglianti devono essere sempre utilizzate anche di giorno.

Rolls-Royce Cullinan: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Rolls-Royce Cullinan: prezzo, dimensioni e caratteristiche 1

La Rolls-Royce Cullinan è il primo Suv prodotto dallo storico brand di lusso inglese. Unisce il meglio della regale tradizione Rolls Royce con inediti contenuti che permettono al modello di muoversi anche lontano dall’asfalto, in contesti che solitamente non si associamo al marchio. A spingere la Cullinan, poi, resta l’intramontabile propulsore di 6,75 litri V12 da 571 CV, che dona al SUV prestazioni da sportiva, nonostante le sue enormi dimensioni. Insomma, la Cullinan fonde sapientemente quello che è il retaggio di lusso e di classe fedele alla tradizione Rolls-Royce, alla variante di carrozzeria che oggi va più di moda.

Ecco la scheda tecnica della Rolls-Royce Cullinan:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 4/5
 Bagagliaio 526 litri
 Alimentazioni benzina
 Classe Euro 6
 CV/kW (da) 571/420
 Prezzo (da) 380.000 €
INDICE
Novità 2024
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Allestimenti
Consumi
Perché comprarla
Prezzo

Arriva il momento del restyling di metà carriera per la Rolls-Royce Cullinan che cambia soprattutto dal punto di vista dello stile. Negli esterni le modifiche principali si concentrano nel frontale dove spuntano nuovi gruppi ottici a Led con le luci diurne che ora si estendono verso il basso, inserendosi in un paraurti rivisto nello stile e ora dotato di prese d’aria di maggiori dimensioni, che donano all’insieme un tocco più sportività. Sportività che si esprime anche nella parte posteriore dove spuntano due grandi scarichi di forma rettangolare.

Nessuna novità invece negli interni che mantengono forme e contenuti della serie precedente. A cambiare sono le finiture e i materiali disponibili per i rivestimenti che ora propongono tinte tutte nuove  tanto per la selleria quanto per la plancia.  Il motore, infine, resta il solito V12 di 6,75 litri, con potenze fino a 600 CV.

La Rolls-Royce Cullinan ha delle dimensioni notevoli. Con un passo di quasi 3,3 metri, la lunghezza raggiunge i 5,34 metri, con larghezza e altezza che misurano rispettivamente i 200 e i 183 cm. Queste taglie abbondanti regalano alla Cullinan un’ottima abitabilità per 4 o 5 passeggeri (a seconda della panca posteriore scelta), come testimoniato anche dal bagagliaio con capacità minima di 526 litri.

Dimensioni
Lunghezza 5.341 mm
Larghezza 2.000 mm
Altezza 1.835 mm
Passo 3.295 mm

La Rolls-Royce Cullinan segue il linguaggio stilistico sperimentato dal marchio anche su Phantom e Ghost, che unisce semplicità e lusso. Sul frontale, sotto l’iconica statuetta Spirit of Ecstasy, spicca la grande calandra a listelli verticali cromati, ai cui lati si trovano gli elementi rettangolari in cui vengono incastonati i fari Led.

La fiancata è piuttosto pulita, movimentata esclusivamente da una nervatura orizzontale aiuta a slanciare l’aspetto di Cullinan. Lateralmente risaltano i cerchi in lega da 21″ o 22″ di serie (di 24″ nel caso si scelga l’allestimento Black Badge) e le tipiche portiere con apertura ad armadio. Proseguendo verso il retro, infine, si notano i gruppi ottici Led posteriori, che come per tutti gli ultimi modelli del marchio vengono raccolti in una forma squadrata a sviluppo verticale.

Negli interni è dove la marcia in più di Cullinan, rispetto agli altri Suv, si nota davvero. Entrando nell’abitacolo si viene accolti da un ambiente ricercato e lussuoso, in cui i materiali della tradizione come legno e pelle, si fondono a tanti elementi tecnologici. Un esempio di questa commistione è rappresentato dalla plancia, che ad inserti e rivestimenti lussuosi (anche in ceramica) unisce il display touchscreen dedicato all’infotainment.

Tanto poi lo spazio soprattutto per chi viaggia dietro: se la panca con 3 posti non fosse abbastanza comoda, si può scegliere la configurazione a due poltrone, separate da un poggiabraccia con portabicchieri estraibile. Ma sono moltissimi gli optional con cui rendere unica la propria Cullinan: tra i tanti citiamo le funzioni di massaggio e riscaldamento per i sedili, il cielo stellato tempestato di Led o due seggiolini estraibili dal bagagliaio per le soste.

La gamma Rolls-Royce Cullinan si articola interamente sul potente propulsore benzina 6,75 litri 12 valvole. Nella versione base, questo eroga fino a 571 CV e 900 Nm di coppia, grazie ai quali il Suv di lusso raggiunge i 250 km/h (limitati elettronicamente) e accelera da 0 a 100 km/h in appena 5,2 secondi. Il cambio automatico ZF a 8 rapporti è di serie sulla gamma Phantom, così come la trazione integrale

Ma per chi cerca ancora più potenza è disponibile anche una variante potenziata con una potenza di 600 CV e 900 Nm di coppia. Le prestazioni dunque migliorano ancora: lo 0-100 km/h avviene in appena 4,6 secondi. Il cambio automatico ZF a 8 rapporti è di serie, così come la trazione integrale.

Il potente motore e il peso importante fanno sì che la Cullinan non sia proprio parca nei consumi. Stando ai dati comunicati dalla casa inglese, il Suv necessita di circa 15 litri di benzina ogni 100 km, stando ai dati calcolati su ciclo combinato WLTP.

Sono due gli allestimenti disponibili per Rolls-Royce Cullinan, uno per motorizzazione, che possono essere personalizzate con moltissimi equipaggiamenti opzionali:

  • Cullinan: l’allestimento di base, con motore da 571 CV, ha una dotazione di serie più che completa, con equipaggiamenti lussuosi e all’avanguardia.
  • Cullinan Black Badge: si raggiungono i 707 CV e l’aspetto diventa ancora più esclusivo grazie alle tinte nere e alle dotazioni specifiche.

Cullinan: include di serie Cerchi in lega da 21″ o 22″, Touchscreen per infotainment, Autoradio, Bluetooth, Navigatore satellitare, Porte USB e AUX, Fari Led, Fendinebbia, High Beam Assistance, Sensori di parcheggio anteriori e posteriori, Telecamera posteriore, Park Assist, Telecamera a infrarossi per monitoraggio animali e pedoni di notte, Controllo automatico adattivo velocità, Assistenza alla frenata in discesa, Avviso del cambio di corsia, Controllo della frenata in curva, Controllo dinamico dei freni, Controllo elettronico della stabilità, Rear Cross Traffic warning, Controllo elettronico della trazione, Immobilizer, Pretensionatore cinture, Assetto pneumatico autolivellante, ABS, Airbags, Antifurto, Retrovisori ripiegabili elettricamente, Sensore luci, Sensore pioggia.

Cullinan Black Badge: aggiunge Cerchi in lega da 24”, colorazioni, rivestimenti e optional specifici.

  • Suv di lusso: Cullinan è il primo Suv prodotto da Rolls Royce e rappresenta la massima espressione del lusso tra i modelli a ruote alte oggi disponibili sul mercato.
  • Motori: i potenti propulsori da 571 e 707 CV regalano al Suv prestazioni di tutto rispetto.
  • Stile: lo stile è quello tipico del costruttore inglese, ma in formato Suv.

Non esiste un listino definito per Rolls-Royce Cullinan, dato che i prezzi risentono molto delle dotazioni opzionali scelti in fase di ordine. In ogni caso, i prezzi del modello base partono da circa 380.000 €, cifra che sale ad almeno 420.00 € nel caso della versione Black Bridge.

 

Honda Jazz: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Honda Jazz: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Nata nel 2019,  quarta generazione della Honda Jazz ha completamente stravolto il look ed i contenuti della precedente serie e si presenta adesso con un design decisamente più contemporaneo. La monovolume di segmento B prodotta dal 2001 è disponibile esclusivamente con propulsore ibrido e monta di serie il sistema “sedili magici”, grazie al quale le sedute in seconda fila posteriore possono ruotare di novanta gradi, posizionandosi contro lo schienale e aumentando la capacità di carico.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Honda Jazz:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 304/1.205
 Alimentazioni Ibrida
 Classe Euro 6D – Temp
 Cv/kW (da) 109/80
 Prezzo (da) 26.150 €
INDICE
 Dimensioni
 Esterni
 Interni
 Motori
 Allestimenti
 Consumi
Perché comprarla
 Prezzo

Nonostante l’impostazione da monovolume, la Honda Jazz ha dimensioni proprie da utilitaria. Il corpo vettura, infatti, misura 4 metri e 4 cm in lunghezza, mentre il passo di 252 cm consente agli occupanti del divanetto posteriore di accomodarsi senza particolari sacrifici. Buona anche la capienza del bagagliaio, che con i sedili in posizione ospita 304 litri.

Dimensioni
Lunghezza 4.044 mm
Larghezza 1.694 mm
Altezza 1.526 mm
Passo 2.517 mm

Il design della Honda Jazz è stato completamente rivoluzionato. Le linee aggressive della precedente generazione hanno lasciato spazio ad un look più morbido e contemporaneo. Il frontale è caratterizzato da grandi fari Led di serie che si integrano perfettamente nella nuova mascherina, mentre il cofano è corto e ben raccordato col parabrezza così da mantenere l’impostazione da monovolume urbano.

La fiancata si fa apprezzare per la pulizia delle linee e per l’ampia superficie riservata ai finestrini, mentre il posteriore è compatto ed offre un lunotto molto ampio. Particolare anche la possibilità di scegliere un modello con caratteristiche da crossover, ovvero la Jazz Crosstar Executive, che dispone di assetto rialzato di 30 mm.

Decisamente rinnovato anche l’abitacolo della nuova Honda Jazz che adesso si presenta con una plancia molto pulita e dotata di una striscia in tinta con la carrozzeria così da regalare un tocco di design agli interni. Presenti il touchscreen da 9″ dedicato al sistema di infotainment (solo per allestimenti superiori) ed il virtual cockpit da 7″, configurabile a piacimento dal guidatore. A queste dotazioni si aggiungono anche il sistema di navigazione Garmin e le app integrate con localizzatole auto e assistenza stradale.

Altro elemento degno di nota, come accennato, sono i cosiddetti sedili magici: le sedute della seconda fila di sedili possono ripiegarsi di 90° andando ad appoggiarsi allo schienale e creando ulteriore spazio di carico a bordo. Inoltre, a bordo di Jazz troviamo di serie il pacchetto Honda Sensing, con il sistema di frenata a riduzione di impatto, il Cruise Control Adattativo, il sistema di mantenimento della corsia, il riconoscimento della segnaletica stradale e il limitatore di velocità

La vera rivoluzione della nuova generazione della Honda Jazz è però tutta sotto il cofano. Qui trova posto esclusivamente un’unica motorizzazione ibrida da 1.5 litri abbinata a due unità elettriche, per una potenza di sistema di 122 CV (97 CV motore endogeno). Il powertrain è dotato di due modalità di funzionamento: nella EV Drive, la batteria agli ioni di litio alimenta il motore elettrico e consente alla Honda Jazz di percorrere brevi tratti a zero emissioni, mentre nella Hybrid Drive, che si attiva a batteria quasi scarica, l’1.5 benzina mette in moto un generatore che invia energia al motore elettrico. La trasmissione integrale è di serie su tutte le versioni.

Ottimi i dati dichiarati dalla Casa giapponese per quel che riguarda i consumi della Honda Jazz. Secondo quanto comunicato da Honda, la piccola monovolume ibrida promette di consumare solo 4,5 litri ogni 100 km, calcolati su ciclo combinato WLTP.

Sono quattro gli allestimenti previsti nel listino della Honda Jazz:

  • Elegance
  • Advance
  • Crosstar
  • Sport

Elegance: include di serie cerchi in acciaio da 15″, clima automatico, schermo LCD 7″ per strumentazione, display da 5″ per infotainment, Honda CONNECT, Honda Sensing con Sistema di frenata a riduzione di impatto per evitare l’impatto contro auto e pedoni, Avviso collisione frontale, Cruise Control Adattativo, Sistema di mantenimento della corsia, Riconoscimento della segnaletica stradale, Sistema di mitigazione abbandono della carreggiata,  Sistema partenza in salita, sedili magici, sedili anteriori riscaldabili, sistema di regolazione automatica dei fari abbaglianti, Limitatore di velocità, Proiettori a LED e luci posteriori a LED, luci LED di posizione, modalità ECON, eCall, rivestimenti in tessuto, sedili magici.

Advance: aggiunge cerchi in lega da 15 pollici touchscreen da 9″ con Apple Carplay (wireless) e AndroidAuto, My Honda+, Sensori di parcheggio (Anteriori 4: Posteriori 4), rivestimenti in tessuto/pelle, 2 porte USB frontali, maniglie interne cromate.

Crosstar: aggiunge tappezzeria idrorepellente, impianto audio premium, subwoofer, assetto rialzato di 30 mm, mancorrenti integrati e calotta specchietti silver con indicazione di direzione a LED.

Sport: aggiunge cerchi in lega da 16″, sistema di navigazione HERE, informazioni sull’angolo cieco, completo di sistema di monitoraggio del traffico in avvicinamento, volante in pelle riscaldabile, ingresso e avviamento senza chiave, retrocamera, pomello cambio in pelle, vetri posteriori oscurati, Smart key con pulsante di accensione

  • Ibrido: la motorizzazione full hybrid permette di risparmiare sui consumi e quindi sui costi.
  • Sedili magici: la seduta dei sedili posteriori ripiegabile contro lo schienale permette di creare un grande vano di carico.
  • ADAS: l’Honda Jazz dispone di un pacchetto completo di sistemi di assistenza alla guida già dagli allestimenti di accesso alla gamma.

Di seguito ecco il listino prezzi della Honda Jazz, aggiornati a maggio 2024:

Honda Jazz ibrida Prezzo
Jazz 1.5 Hev eCVT Elegance 26.900 €
Jazz 1.5 Hev eCVT Advance 28.700 €
Jazz 1.5 Hev eCVT Crosstar  29.950 €
Jazz 1.5 Hev eCVT Sport  29.750 €

 

Ford Puma ibrida: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Ford Puma: esterni

Rispolverare un nome storico ma associarlo ad una vettura lontana anni luce da quella gloriosa coupé che, a cavallo tra fine anni 90 ed i primi 2000, ha entusiasmato migliaia di appassionati non è stato facile. Ma la Casa americana ha lanciato la sfida e l’ha vinta, specie considerando che la Ford Puma ibrida è stata l’auto ibrida più venduta nei primi due mesi del 2020. A distanza di qualche anno dal lancio, il Suv compatto dell’Ovale Blu continua ad incontrare i gusti della clientela italiana grazie non soltanto al design ricercato, ma anche grazie ai suoi motori elettrificati.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Ford Puma ibrida:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 456/1216
 Alimentazioni Ibrida
 Classe Euro 6 D-Temp
 Cv/kW (da) 125/92
 Prezzo (da) 27.150 €
INDICE
 Novità 2024
 Dimensioni
 Interni
 Esterni
 Motori
 Configuratore
 Consumi
Perché comprarla
 Prezzo

Ford Puma Restyling

Arriva il momento del restyling di metà carriera per la Ford Puma. Cambia (poco) nell’estetica e (tanto) nella tecnologia di bordo, ma la vera novità è rappresentata dall’arrivo di una variante completamente elettrica del modello denominata Puma Gen-E. Dal punto di vista stilistico è stato rivisto lo stile della zona anteriore, dove debutta una nuova calandra di dimensioni maggiorate, con al centro il logo Ford. Rivisto anche lo stile delle luci diurne a Led, come inedito è il disegno dei cerchi in lega.

Dentro, invece, si trovano le modifiche più importanti. Spicca la presenza di un nuovo volante multifunzione, così come nuova è la strumentazione digitale da 12,8 pollici e il sistema di infotainment da 12 pollici con sistema SYNC4 connesso al cloud e dalla connettività 5G. Si arricchisce anche il pacchetto Adas, all’interno del quale trova posto il Predective Speed Assist, ovvero una versione evoluta del cruise control, in grado di modificare la velocità della vettura in funzione delle curve che sta per affrontare. Nessuna novità, invece, per quanto concerne la gamma motori. La commercializzazione comincerà a maggio.

La Ford Puma ibrida entra a pieno titolo nel segmento dei crossover urbani grazie a delle dimensioni ideali anche per la guida cittadina. La lunghezza, infatti, misura 4 metri e 19 centimetri, mentre il passo di 2588 mm regala una buona abitabilità interna anche a cinque passeggeri.

Dimensioni
Lunghezza 4.190 mm
Larghezza 1.800 mm
Altezza 1.540 mm
Passo 2.588mm

L’abitacolo della Ford Puma ibrida attinge a piene mani dal design già ammirato sull’ultima generazione della Ford Fiesta. Lo stile degli interni, infatti, è praticamente identico con la maggior parte dei comandi a portata di mano, mentre al centro della plancia, posizionato a sbalzo, è presente il monitor dedicato all’infotainment dotato dell’ottimo sistema Sync3. Da notare che il bagagliaio presenta un pozzetto supplementare da 80 litri utile per portare oggetti alti.

E’ un look fluido e dinamico quello che è stato scelto dai designer della Casa americana per la Ford Puma ibrida. Il frontale è imponente, ma allo stesso tempo aggressivo e dominato dall’ampia calandra esagonale ai cui bordi spiccano fari affilati che donano grande carattere alla vettura.

Nella fiancata si apprezza il grande lavoro svolto per donare dinamicità all’insieme. I passaruota sono ben evidenziati, mentre le portiere presentano un fluidità notevole che regala un bel gioco di pieni e vuoti. Il ridotto spazio dedicato ai finestrini amplifica il carattere aggressivo della Ford Puma ibrida, così come il posteriore compatto.

Il 1.0 Ecoboost 3 cilindri mild-hybrid a 48 Volt è offerto in due differenti potenze, da 125 e da 155 cavalli. Il sistema della Ford Puma ibrida presenta uno starter/generator azionato da una cinghia da 11,5 kW che sostituisce l’alternatore standard e consente il recupero dell’energia nelle decelerazioni e la ricarica delle batterie agli ioni di litio.

Sono sei gli allestimenti disponibili nel listino della Ford Puma ibrida:

  • Titanium
  • Titanium X
  • ST-Line
  • ST-Line X
  • ST-Line Vignale

Titanium: la versione di partenza è decisamente ben accessoriata ed offre di serie Climatizzatore manuale, Cruise control, Ford Pass Connect, Sensori di parcheggio posteriori, Cerchi in lega 17, Fari a LED diurni, Caricatore Wireless per Smartphone, Volante ergonomico in pelle desing Individual regolabile in altezza e profondità, ESC (controllo elettronico della stabilità) + TCS (controllo elettronico della trazione).

Titanium X: Cerchi in lega da 18″ Pearl Grey, 215/50 R18 92H, Specchietti retrovisori elettrici, ripiegabili, riscaldabili in tinta carrozzeria con indicatore di direzione ,Fendinebbia con funzione cornering ,Fari anabbaglianti LED e luci diurne LED, Fari posteriori LED, Fari abbaglianti automatici, Privacy Glass
eCall – Chiamata di soccorso via modem, Sistema pre collision con telecamera, incluso frenata post impact, Lane Keeping Aid (aiuto mantenimento corsia)
Lane Departure Warning, Cruise Control con regolatore della velocità automatico, Controllo della trazione, ABS, ESC e aiuto alla partenza in salita
Riconoscimento segnali stradali, Selettore modalità di guida, Climatizzatore automatico, B&O SYNC 3 con radio TouchNav 8″ e 7 speakers + DAB + 2 prese USB + Mirroring Apple CarPlay/ Android Auto

ST-Line: questo allestimento è votato alla sportività ed offre di serie Cruscotto digitale 12,3″, Cerchi in lega 17″, Fari fendinebbia con funzione cornering, Terminale di scarico cromato, Fold Flat System – sedili posteriori abbattibili 60/40, Pedaliera in alluminio, Sedili sportivi, ESC (controllo elettronico della stabilità) + TCS (controllo elettronico della trazione), 7 airbag, Retrovisori elettrici ripiegabili e riscaldati in tinta carrozzeria e indicatori di direzione integrati.

ST-Line X: ST-Line X: aggiunge Retrovisori elettrici, riscaldabili con luci di cortesia, Fari fendinebbia LED, Luci LED posteriori, Privacy Glass, Rear view Camera, Luci interne ambiente, Luci di cortesia posteriori, Keyless Entry (apertura e chiusura senza chiavi), Visibility Pack (tergicristalli con sensore pioggia, specchietto fotocromatico), FordPass Connect con App FordPass/FordPass Pro.

ST-Line Vignale: come Titanium X ma con estetica dedicata.

18,5 Km/l. Questo è il dato comunicato dalla Casa dell’Ovale Blu relativamente ai consumi della Ford Puma ibrida. Un valore certamente positivo vista la massa dell’auto, agevolato dall’unità mild hybrid da 48 Volt e dalle ottime doti di efficienza dell’Ecoboost 1.0.

Ford Puma ibrida: Perché comprarla/

  • Stile: curato il design, strizza l’occhio ai più giovani.
  • Motore: il mille elettrificato ha brio e consumi contenuti.
  • Handling: ottima la taratura dell’assetto, assicura un buon piacere di guida.

Ford Puma ibrida: prezzi/

Di seguito ecco il listino prezzi della Ford Puma ibrida aggiornato a maggio 2024:

Ford Puma ibrida Prezzo
Puma 1.0 EcoBoost Hybrid 125CV S&S Titanium 27.150 €
Puma 1.0 EcoBoost Hybrid 155 CV S&S ST-Line Vignale   33.950 €
Puma 1.0 EcoBoost Hybrid 160 CV S&S ST 35.650 €