Stretta della Cina sulle terre rare: “L’automotive rischia la paralisi”

Stretta della Cina sulle terre rare: "L'automotive rischia la paralisi"

In guerra ci sono attacchi e contrattacchi, e non solo quando la si fa con le armi. Nel conflitto commerciale innescato dalla decisione del presidente Donald Trump di imporre dazi alla Cina del 145%, infatti, ora è arrivata anche la risposta del Dragone. 

Dallo scorso aprile, infatti, il presidente cinese Xi Jinping ha reso più difficile esportare le terre rare prodotte nel Paese. Come? Imponendo alle aziende del settore di passare dagli uffici governativi di Pechino per ottenere il via libera prima di portare i loro prodotti sui mercati esteri.

Il Presidente cinese Xi Jinping
Il Presidente cinese Xi Jinping

Un iter che potrebbe richiedere anche due o tre mesi, e che sta tenendo le spedizioni ferme per tempi insostenibili. Non un dazio, dunque, ma qualcosa di molto più sottile.

Si tratta di una mossa che avrà l’effetto di rallentare i ritmi del commercio internazionale. A mettersi le mani nei capelli sono soprattutto le Case automobilistiche. Non solo negli USA, ma anche in Europa.

Il dominio cinese sulle terre rare

La Cina estrae il 60% delle terre rare presenti a livello globale, e costruisce il 90% dei magneti a terre rare che finiscono nei telefoni cellulari e dei powertrain delle auto elettriche di tutto il mondo.

Si tratta di materiali preziosi: 17 elementi che il Paese del Dragone estrae grazie a un processo lungo e inquinante. E di cui è molto geloso.

La produzione automotive rischia di rallentare
La produzione automotive rischia di rallentare

Già nel dicembre 2023, infatti, Pechino aveva deciso di impedire l’export di qualsiasi strumentazione tecnica in grado di produrre i magneti a terre rare, oggetti in grado di produrre campi magnetici molto forti.

La mastodontica burocrazia cinese aveva colpito anche il mercato interno, dove vige un sistema di quote decise dal Partito Comunista e che favorisce soprattutto le aziende controllate dallo Stato.

Le conseguenze

Il commissario europeo con delega al commercio Maros Sefcovic ha definito a inizio giugno “allarmante” la situazione nell’industria automobilistica europea dopo la decisione di Xi.

Anche le aziende sono pessimiste. La conversione all’elettrico di tutte le Case europee (da realizzare per legge entro dieci anni) dipende quasi esclusivamente dalle terre rare cinesi.

“Dallo scorso aprile, centinaia di richieste di via libera sono state depositate, ma solo un quarto è stata approvata” ha detto la European Association of Automotive Suppliers.

Donald Trump
Donald Trump

Secondo il Financial Times, la mancanza di minerali critici ha già costretto allo stop decine di stabilimenti in USA e UE, mentre altri potrebbero resistere meno di un mese.

Mentre Stellantis spiega di essere “riuscita a risolvere immediatamente i problemi di produzione senza interruzioni significative”, infatti, Ford ha già sospeso per una settimana la produzione in uno stabilimento di Chicago, mentre Suzuki ha interrotto le linee della Swift in Giappone.

Donald Trump e Xi Jinping si sono sentiti telefonicamente per discutere del tema, e sul suo social “Truth” il presidente USA ha scritto che “non dovrebbero esserci più questioni” sull’export di terre rare. Ora bisogna capire cosa succederà, ma l’impressione è che la guerra sarà ancora lunga.

 

 

 

Crolla l’import di auto in Cina: ecco cosa sta succedendo

Crolla l'import di auto in Cina: ecco cosa sta succedendo 1

Crolla l’import di auto in Cina, che nel primo trimestre del 2025 segna un -39% rispetto allo stesso periodo del 2024. Secondo Cui Dongshu, segretario generale della China Passenger Car Association, sono infatti solo 95mila sono i veicoli importati da gennaio a marzo di quest’anno, di cui 39mila solo a marzo, con un calo del 27% rispetto al marzo del 2024.

Cifre record che segnano un anno nero, anche se il trend negativo sull’import nel settore non è però qualcosa di nuovo, e dura ormai da otto anni. Ecco i dati.

Declino continuo

Dal 2017 al 2023, infatti, l’import di auto in Cina è crollato dell’8% all’anno. È la fotografia di un’emorragia inarrestabile: se nel 2017 si importavano 1 milione 240mila veicoli, nel 2023 erano solo 800mila, per poi diventare 100mila in meno nel 2024.

Cosa sta succedendo? Le concause sono molte, ma gli esperti parlano soprattutto di un calo della domanda interna dovuto alla mancanza di fiducia dei consumatori del Gigante asiatico, che si riflette anche sul mercato interno.

In sostanza, i cinesi spendono sempre meno. E non c’entrano i dazi: a generare il panico è stato soprattutto il crollo del mercato immobiliare. Secondo gli analisti, infatti, milioni di cinesi hanno investito nel mattone salvo poi vedere il valore dei loro immobili crollare a picco, perdendo fiducia nel mercato e soldi.

Dall’altra parte, però, le vendite di auto prodotte dalle fabbriche cinesi non sembrano soffrire, soprattutto in ambito full electric: secondo la China Association of Automobile Manufacturers, infatti, nel 2024 sono stati venduti sul mercato interno 22 milioni 610mila veicoli, +3,1% rispetto al 2023.

I numeri dell’import: il lusso tiene botta ma calano gli EV

I cinesi, dunque, sembrano preferire le utilitarie “fatte in casa”. Tant’è che a soffrire di più è proprio l’import delle economiche, mentre il lusso tiene alti i numeri.

Sul totale, il 43% è composto dalle berline, che in numeri assoluti ammontano a 40mila. Seguono i SUV con 27mila unità. Solo 1345 invece i veicoli full electric provenienti da altri Paesi (-82% rispetto al 2024), mentre sul versante plug in si arriva a 1078 (-77%).

A esportare di più nell’economia del Dragone sono Giappone, Germania e Slovacchia. Gli Stati Uniti si posizionano al quinto posto, con circa 2mila300 unità importate, anche se con la guerra dei dazi il numero è destinato a calare ulteriormente. 

L’automotive italiano crolla del 30% e l’export è a rischio

L'automotive italiano crolla del 30% e l'export è a rischio

Meno 31,3%. È la percentuale ISTAT che descrive il calo della produzione del campo automotive italiano da febbraio 2024 a febbraio 2025. Dodici mesi in cui sono diminuiti sia la produzione di veicoli commerciali e automobili (-33,5%) sia di componentistica (-25,6%).

Secondo ANFIA, l’Associazione Nazionale Filiera Automobilistica, il calo arriva a sfiorare il 50% se si prendono in considerazione solo le automobili: solo 22mila sono quelle prodotte a febbraio 2025. 

Preoccupa anche il capitolo export, che solo per gli autoveicoli vale 17,6 miliardi di euro. Gli Stati Uniti rappresentano il principale approdo del mercato italiano, con una quota del 18,9%, seguiti dalla Germania col 15,3%.

L'automotive italiano crolla del 30% e l'export è a rischio 1

Entrambi i Paesi stanno però diventando contesti sempre più inospitali per investire: gli USA per via dei dazi imposti da Trump sulle auto, la Germania per la spirale recessiva che da mesi investe l’economia del Paese e che rischia di precipitarlo in una crisi mai vista dal Dopoguerra.

Qual è, dunque, il presente e il futuro dell’automotive italiano?

«I dazi preoccupano e l’UE non fa abbastanza».

«I numeri parlano da sé – spiega il direttore generale di ANFIA Gianmarco Giorda – e descrivono uno scenario preoccupante anche alla luce dei recenti provvedimenti dell’Amministrazione Trump in tema di dazi».

Per reagire, la Commissione europea ha presentato un “Piano d’azione per l’Automotive” lo scorso 5 marzo, che tra le altre cose metterà a disposizione un miliardo di euro di finanziamenti pubblici e privati in due anni da investire in innovazione nel campo automobilistico.

Nel piano, inoltre, la presidente Ursula Von Der Leyen ha inserito la promessa di presentare entro fine mese una modifica mirata al regolamento sulle emissioni CO2 per calcolare su tre anni (2025-2027) e non su uno la conformità agli standard scattati quest’anno sulle vendite, che impongono alle Case di non oltrepassare il limite di 93,6 grammi di CO2 per chilometro percorso a livello di flotta.

L'automotive italiano crolla del 30% e l'export è a rischio 2

«Ma noi abbiamo delle perplessità – spiega Giorda – e auspichiamo una revisione che implementi misure rivolte alla salvaguardia della competitività delle imprese».

Imprese che in Italia ammontano a 5mila451, impiegando 272mila dipendenti per un totale di 113,3 miliardi di euro di fatturato, pari al 9% del totale e al 5,8% del PIL italiano. Il settore automotive, tra l’altro, genera per le casse dello Stato un introito di 71 miliardi di euro l’anno.

La mannaia americana

I dazi negli USA preoccupano il mercato italiano, che oltre l’Atlantico esporta volumi consistenti di veicoli. Mercoledì scorso il presidente americano Donald Trump ha detto che i dazi del 25% imposti sulle auto importate dal Canada negli Stati Uniti potrebbe salire, e la paura è che possa succedere la stessa cosa per l’Unione Europea.

«Tutto quello che stiamo facendo è dire: non vogliamo le vostre auto, con tutto il rispetto. Vogliamo produrre le nostre auto».

Ma il previsore del settore automobilistico S&P Global Mobility ha stimato che nel corso del 2025 la vendita delle auto sul mercato americano calerà di 700mila unità rispetto alle aspettative, che parlavano di cifre superiori ai 16 milioni di veicoli.

Secondo S&P, «solo le revisioni dovute all’interruzione globale della produzione nel 2020 a causa del COVID e alla crisi finanziaria globale del 2008–09 sono state più rilevanti di quelle attuali in termini di vendite e produzione».

La crisi tedesca

A questo si aggiunge la crisi della Germania, fino a pochi anni fa l’economia più in salute del Vecchio Continente. Persino le finanze di Volkswagen, il più grande gruppo industriale del Paese, sono in crisi.

L'automotive italiano crolla del 30% e l'export è a rischio 3

La Casa ha infatti annunciato l’anno scorso la chiusura di tre stabilimenti in Paese, scatenando la rivolta dei sindacati, che per la prima volta dopo decenni di concertazione aziendale hanno chiamato gli operai a scendere in piazza.

Le cause dello shock sono presto dette: dall’interruzione nelle forniture di gas a basso prezzo proveniente dalla Russia alla concorrenza della Cina nell’export. La mancanza di investimenti da parte della politica tedesca, ossessionata dal controllo del debito pubblico, ha fatto il resto.

Risultato: il pil tedesco cala lentamente ma costantemente da almeno due anni. E gli effetti sull’Italia si faranno sentire. Dopo essersi ridotto da 168,5 a 162,5 miliardi di euro tra il 2022 e il 2023, l’anno scorso lo scambio commerciale tra Italia e Germania è calato ancora di 6,5 miliardi, di cui 3,7 nell’export.

A soffrire di più nel Belpaese, manco a dirlo, è il settore automotive, con una discesa del nove per cento, soprattutto nelle esportazioni della componentistica.

Il punto sui dazi di Trump: ecco come reagisce l’automotive

Il punto sui dazi di Trump: ecco come reagisce l'automotive 2

«Sono sicuro che sui dazi faremo un accordo commerciale equo con l’Ue». Le parole di conciliazione di Donald Trump arrivano dopo settimane frenetiche. Giovedì 17 aprile alla Casa bianca, in occasione dell’incontro con la premier italiana Giorgia Meloni, il presidente Usa ha lasciato aperta una chance di negoziato sulle tariffe automotive.

Solo pochi giorni fa aveva gelato l’Unione Europea con una risposta di segno opposto: di fronte alla proposta di Bruxelles di azzerare le sovra-tariffe sul mercato dell’auto e sulla componentistica, il presidente americano aveva detto di no senza troppi indugi. E dunque, che succede ora? Quanto è affidabile Trump? Il balletto degli Stati Uniti tiene in pugno il mondo, e soprattutto il settore automotive sta cercando di capire come reagire.

Il punto sui dazi di Trump: ecco come reagisce l'automotive

Ford, per esempio, corre ai ripari invitando i clienti americani ad acquistare i propri veicoli a prezzo super scontato, mentre Nissan ha deciso di tagliare la produzione della Rogue, il modello della Casa nipponica più venduto negli Usa, proprio per non pagare le sovratasse. Ecco, quindi, il punto della situazione.

Si abbassano tutti i dazi ma non quelli sull’auto

Dopo aver dato il via, lo scorso 2 aprile, alle tariffe sull’import per le merci che arrivano da tutto il mondo, Trump ci aveva subito ripensato. Non era passata neanche una settimana. Dal 20% sui prodotti made in Ue era passato al 10, applicando la stessa tariffa a quasi tutti i Paesi del mondo per novanta giorni, in attesa di negoziare. Fa eccezione la Cina, nemico geopolitico numero 1: sul gigante asiatico conosciuto come “la fabbrica del mondo” rimane infatti un +145%.

Il punto sui dazi di Trump: ecco come reagisce l'automotive 1

La Cina ha subito risposto al colpo applicando una tariffa di ritorno del 125% sulle merci importate dall’altra parte del Pacifico. Occorre, però, tenere presente la disparità sull’import-export tra i due Paesi. Dalla Cina agli USA, infatti, viaggiano circa 450 miliardi di dollari di merci l’anno, mentre dagli Usa alla Cina solo un quarto: 145 miliardi.

E l’Europa?

L’Europa, dal canto suo, resta al momento “graziata”: se una merce costa 100 dollari, il produttore che la importa su suolo americano dovrà pagare “solo” 10 dollari di sovratassa. Il discorso, però, cambia completamente sull’automotive: Trump ha infatti annunciato che le tariffe del 25% sulle auto (già attive dal 2 aprile) e sulla componentistica (che entreranno in vigore dal 3 maggio) resteranno in piedi. E per ora non è cambiato nulla, nonostante lunedì scorso abbia detto «di considerare la sospensione dei dazi sull’auto per permettere alle Case di modificare le catene di approvvigionamento».

L’obiettivo è far sì che i colossi dell’auto arrivino a spostare l’intera filiera produttiva negli Stati Uniti, ma la mossa potrebbe portare a un aumento del costo finale di un’automobile dai 5 ai 10mila dollari. Anche perché nessun costruttore, ad oggi, realizza le proprie vetture in un solo Paese, tantomeno negli States. Neanche la super americana Ford. Lo dimostra il Wall Street Journal, che ha analizzato la struttura di un F-150: le componenti arrivano da Messico, Canada, Corea del Sud e Romania, solo per dirne alcuni.

Peggio di Covid e crisi del 2008

Il previsore del settore automobilistico S&P Global Mobility ha stimato che nel corso del 2025 la vendita delle auto sul mercato americano calerà di 700mila unità rispetto alle aspettative, che parlavano di cifre superiori ai 16 milioni di veicoli. Secondo S&P, «solo le revisioni dovute all’interruzione globale della produzione nel 2020 a causa del COVID e alla crisi finanziaria globale del 2008–09 sono state più rilevanti di quelle attuali in termini di vendite e produzione».

Le reazioni delle Case

E infatti, diverse Case hanno già sospeso le esportazioni verso gli USA: rientrano nella categoria Volkswagen, Audi, Jaguar (che vende un terzo delle sue auto oltreoceano) e Mitsubishi Motors. I dirigenti dei colossi automotive non si sono fidati nemmeno delle rassicurazioni che Trump ha fornito lunedì, vista la volatilità delle sue dichiarazioni.

E ha preso contromisure anche Nissan, che secondo Reuters taglierà l’export del suo suv Rogue (il modello che va meglio negli USA tra quelli della gamma). Dall’impianto di Kyushu, nel Giappone meridionale, usciranno infatti 13mila veicoli in meno, equivalenti a un quinto di quelli spediti oltre il Pacifico. Nissan ha inoltre promesso di sospendere le importazioni di Infiniti QX50 e QX55, realizzate in Messico.

Ford, invece, ha offerto dei super sconti a chi si affretta a comprare prima che la mannaia delle tariffe faccia schizzare i prezzi alle stelle. Stellantis, invece, ha interrotto le linee di due stabilimenti in Canada e in Messico, mentre Mercedes e Volvo potrebbero muovere la produzione negli USA.

Blocco auto diesel: le novità 2024

biodiesel

La crociata contro le auto diesel prosegue senza sosta e anche nel 2024 continuano ad essere validi i blocchi del traffico per i modelli dotati di questo tipo di alimentazione. Vediamo allora nello specifico quali sono le novità in vigore da quest’anno.

LEGGI ORA: Incentivi auto 2024, tutto quello che c’è da sapere

INDICE
 Il futuro delle auto diesel in Italia
  Limitazioni diesel: i provvedimenti nelle principali città italiane
 Euro 6 diesel
 Euro 5 diesel
 Euro 4 diesel
 Euro 3 diesel

Chi si appresta ad acquistare un’auto nuova deve oggi fare i conti con una situazione di mercato molto particolare in cui ibride ed elettriche vengono incentivate, mentre le auto diesel sono sempre più dominizzate. sono molte le limitazioni imposte a questo tipo di vetture. Tuttavia, la recente approvazione dell’Euro 7 potrebbe portare ad un allungamento dell’aspettativa di vita anche delle auto diesel. Questo, nonostante negli ultimi anni si sia assistito ad una sempre più forte contrazione delle vendite delle vetture dotate di questo tipo di alimentazione.

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Come abbiamo anticipato in precedenza, le amministrazioni locali vanno in ordine sparso in merito alle limitazioni auto diesel. Il divieto di circolazione varia anche in base alla classe di emissioni della vettura in questione. Le più penalizzate sono ovviamente le auto più vecchie, con omologazione da Euro 0 a Euro 3. Analizziamo le limitazioni regione per regione. 

LIMITAZIONI DIESEL IN PIEMONTE

Con le limitazioni strutturali, in Piemonte si arriva al divieto totale di circolazione da parte dei veicoli adibiti al trasporto di persone e al trasporto merci Euro 0, Euro 1 ed Euro 2. Il divieto vale anche per i veicoli a benzina e diesel, e Euro 0 ed Euro 1 per quelli GPL e metano. Inoltre, fino al 15 aprile 2024, sono stati introdotti ulteriori provvedimenti:

  • Per i motori diesel Euro 3 e Euro 4: divieto di circolazione dalle 8 alle 19 nei giorni feriali dal lunedì al venerdì. 
  • Per tutti i ciclomotori e motocicli Euro 0 ed Euro 1: divieto di circolazione tutti i giorni dalle 0:00 alle 24:00. 

LIMITAZIONI DIESEL IN LOMBARDIA

In Lombardia, sono in vigore le misure strutturali permanenti. La circolazione è limitata per tutto l’anno, per i veicoli a benzina Euro 0 e 1 e diesel Euro 0, 1, 2 e 3. Per i veicoli diesel di classe Euro 4 si applicano le limitazioni temporanee, dal lunedì al venerdì dalle 7:30 alle 19:30, dal 1° ottobre al 31 marzo di ogni anno. 

Le restrizioni riferite ai veicoli diesel Euro 4 sono in vigore nel semestre invernale solo nei Comuni di Fascia 1 e nei Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti situati in Fascia 2, ovvero: Varese, Lecco, Vigevano, Abbiategrasso e S. Giuliano Milanese. 

LIMITAZIONI DIESEL IN VENETO

In Veneto il blocco auto vale per i veicoli più inquinanti, in base al livello di emissione di Pm10. Il blocco è in vigore fino al 30 aprile e poi di nuovo a partire dal 1° ottobre. 

LIMITAZIONI DIESEL IN EMILIA ROMAGNA

In Emilia Romagna è attivo il Piano aria integrato regionale (PAIR) contro l’inquinamento e favore del miglioramento della qualità dell’aria. Oltre alle limitazioni al traffico, vi è anche il divieto di utilizzo delle vecchie stufe a biomassa legnosa e di bruciare residui vegetali in pianura. I veicoli soggetti a blocchi della circolazione sono diesel Euro 4, ed Euro 5 se prevista applicazione di misure emergenziali. 

LIMITAZIONI DIESEL NEL LAZIO

A partire dal 2019, a Roma è in vigore il blocco dei diesel Euro 3. L’obiettivo è quello di eliminare i diesel dal centro storico. Al momento il blocco è valido tutto il giorno dal lunedì al sabato, nella zona ZTL Fascia Verde. IL divieto di circolazione è esteso anche alle vetture a benzina Euro 2 e i ciclomotori e motoveicoli Euro 1. Infine, i diesel fino a Euro 6 e benzina Euro 3 sono soggetti ad eventuali blocchi emergenziali dal lunedì al giovedì. 

Nella categoria delle Euro 6 rientrano tutte le auto immatricolate a partire dal 1 settembre 2015 ed anche queste vetture verranno bandite nei prossimi anni dai centri cittadini. A Milano, ad esempio, sarà vietato l’ingresso in Area B  a partire dal 1 ottobre 2024 per tutte le vetture acquistate dopo il 31.12.2018. 

Nella categoria delle Euro 5 rientrano tutte le auto immatricolate a partire dal 1 settembre 2009 e per le auto diesel il divieto alla circolazione nelle principali città italiane, salvo ripensamenti, scatterà dal primo ottobre 2025. 

Come abbiamo visto in precedenza, le auto diesel Euro 4 avrebbero dovuto subire forti limitazioni alla circolazione già a partire dallo scorso mese di dicembre ma, complice la proroga dello stato di emergenza, potranno continuare a circolare almeno fino al 31 marzo 2022.  

Le auto omologate Euro 3 diesel sono quelle che già oggi non possono più circolare in numerose città italiane. A Roma, ad esempio, il divieto è scattato da ottobre 2018, così come a Milano dove la circolazione alle Euro 3 diesel, sempre dal 2018, è vietata per l’accesso in Area B. Dal mese di ottobre 2018 anche a Torino è stata vietata la circolazione alle diesel Euro 3 nella zona urbana centrale. 

auto ecologiche usate
auto ecologiche usate

 

Blocco diesel Torino: tutti i limiti alla circolazione dal 2022

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La guerra alle vetture alimentate con motori a gasolio continua senza sosta e, dopo l’entrata in vigore nel mese di febbraio dell’Area B a Milano, anche in Piemonte sono state prese misure drastiche per abbattere il livello di polveri sottili presenti nell’aria.

INDICE
 Blocco diesel Torino: le novità

Nel Comune di Torino il blocco auto è entrato in vigore tramite l’ordinanza n. 67 del 23/10/2018 con la quale è stata imposta una limitazione permanente della circolazione veicolare per i veicoli maggiormente inquinanti su tutto il territorio cittadino, mentre per le vetture di recente omologazione e meno inquinanti i divieti entreranno in vigore in maniera meno decisa e dilazionata nel tempo.

Le principali novità delle ultime limitazioni introdotte è che adesso tutti i veicoli benzina e diesel Euro 2 sono interdetti dalla circolazione all’interno della città, e anche ai veicoli diesel Euro 3 e 4 viene vietata la circolazione dal lunedì al venerdì, dalle 8.00 alle 19.00, nel periodo 15 settembre – 15 aprile.

Ecco tutte le limitazioni traffico Torino  attive a partire dal 24/10/2018:

TIPO VEICOLO ORARI CHI NON CIRCOLA
Persone (M1, M2, M3), Merci (N1, N2, N3) tutto l’anno, tutti i giorni (festivi compresi) con orario 0:00-24:00 Benzina e diesel Euro 0, 1, 2

GPL e Metano Euro 0, 1

Ciclomotori e Motocicli (L1, L2, L3, L4, L5, L6, L7) 15/09-15/04, tutti i giorni (festivi compresi) dalle 0:00 alle 24:00  Euro 0, 1
Persone (M1, M2, M3), Merci (N1, N2, N3) 15/09-15/04, dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 19:00 Diesel con omologazione uguale a Euro 3, Euro 4

fonte: Comune di Torino

Restano esentati da queste limitazioni le persone con disabilità, quelle che si recano in ospedale e che sono dirette verso centri autorizzati per la revisione, per la rottamazione o il retrofit GPL/metano/elettrico.

Circolazione Euro 1 Torino e Euro 2

Come accennato nella tabella qui sopra gli autoveicoli benzina e diesel Euro 0, 1 e 2 non possono più accedere all’interno del territorio del comune di Torino. Questa limitazione, che vale anche per le vetture a doppia alimentazione GPL e metano Euro 1 e 2, resta in vigore tutti i giorni, tutto l’anno, in tutte le fasce orarie, anche in caso di festività.

Per quanto riguarda ciclomotori e motocicli Euro 0 ed Euro 1, il divieto di circolazione è in vigore tutti i giorni, 24 ore su 24, nel periodo che va dal 15 settembre al 15 aprile.

Euro 3 diesel Torino

Gli autoveicoli diesel Euro 3 non possono circolare all’interno della città di Torino dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 19.00, nel periodo 15 settembre – 15 aprile.

Ma, anche al di fuori di questo periodo, ulteriori limitazioni sopraggiungono se il livello di particolato nell’aria supera il livello di 50 µg/m³ per 3 giorni di fila: in questo caso, il divieto per gli Euro 3 vale anche nei giorni festivi.

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Blocco Euro 4 Torino

Gli autoveicoli diesel Euro 4 non possono circolare all’interno della città di Torino dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 19.00, nel periodo 15 settembre – 15 aprile.

Come per gli Euro 3, al di fuori di questo periodo, ulteriori limitazioni scattano quando il livello di particolato nell’aria supera il livello di 50 µg/m³ per 3 giorni consecutivi: in questo caso, il divieto per gli Euro 4 vale anche nei giorni festivi e al di fuori del periodo 15 settembre – 15 aprile.

Blocco Euro 5 Torino: fino a quando potranno circolare?

Per il momento i veicoli Euro 5 vengono risparmiati dalle limitazioni più severe al traffico cittadino. Tuttavia, se il livello di particolato nell’aria supera il livello di 50 µg/m³ per 3 giorni consecutivi, allora i veicoli diesel Euro 5 M1, M2, M3 per il trasporto persone vengono interdetti dalla circolazione tutti i giorni, festivi inclusi, dalle 8.00 alle 19.00.

Quando per tre giorni di seguito si supera la soglia di 75 µg/m³, allora anche i veicoli diesel Euro 5 di categoria N1, N2, N3 subiscono la stessa limitazione.

Blocco diesel Torino Euro 6

Attualmente i veicoli diesel Euro 6 sono l’unica categoria di vettura a gasolio che può circolare liberamente per il comune di Torino. Infatti, questi veicoli non sono soggetti a nessuna restrizione, neanche in seguito al superamento dei livelli di inquinamento dell’aria per più giorni consecutivi.

Cose da sapere

Quali sono le categorie di veicoli diesel che non possono circolare a Torino?

Gli autoveicoli benzina e diesel Euro 0, 1 e 2 non possono più accedere all’interno del territorio del comune di Torino. Questa limitazione, che vale anche per le vetture a doppia alimentazione GPL e metano Euro 1 e 2, resta in vigore tutti i giorni, tutto l’anno, in tutte le fasce orarie, anche in caso di festività.

I diesel Euro 3 possono circolare liberamente a Torino?

No, gli autoveicoli diesel Euro 3 non possono circolare a Torino dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 19.00, nel periodo 15 settembre – 15 aprile. Al di fuori di questo periodo, ulteriori limitazioni sopraggiungono se il livello di particolato nell’aria supera il livello di 50 µg/m³ per 3 giorni di fila: in questo caso, il divieto per gli Euro 3 vale anche nei giorni festivi.

I diesel Euro 6 possono circolare liberamente a Torino?

Sì, attualmente i veicoli diesel Euro 6 sono l’unica categoria di vettura a gasolio che può circolare liberamente per il comune di Torino.

 

Blocco diesel Roma: ecco tutte le novità 2022

Blocco diesel Roma: scatta dal 1 novembre 2019

Tutte le grandi città italiane stanno affrontando seriamente la lotta all’inquinamento nei centri storici ed anche nella capitale i motori a gasolio saranno presto banditi. All’interno della cosiddetta Fascia Verde, che copre buona parte del territorio romano all’interno del GRA, il blocco diesel è già scattato per alcune categorie di veicoli. Scopriamo quali.

INDICE
 Diesel Roma 2024
 Diesel Euro 3 Roma
 Quali Euro possono circolare a Roma

La vecchia Giunta della Sindaco Raggi si è distinta sin dal suo insediamento per la lotta alle vetture dotate di motore a gasolio.  In occasione della conferenza C40 a febbraio 2018, infatti, la Raggi aveva annunciato, destando non poco stupore, il divieto totale di circolazione nella centro della Capitale per le auto diesel a partire dal 2024.

Tuttavia, in attesa della fatidica data, già oggi diverse categorie di veicoli alimentati a gasolio non possono circolare liberamente all’interno del territorio della capitale. Infatti, ad oggi i veicoli diesel Euro 0, 1 e 2 non possono accedere alla Fascia Verde (che si estende per buona parte del territorio romano all’interno del GRA) dal lunedì al venerdì, 24 su 24. Restano esclusi dal divieto i giorni festivi infrasettimanali.

Blocco diesel Roma: ecco le novità 2020

Inoltre, in caso di superamento dei limiti di inquinamento atmosferico per 5 giorni consecutivi, anche i diesel Euro 3 sono interdetti dalla circolazione all’interno della Fascia Verde. Questo divieto resta in vigore dal lunedì al venerdì negli orari 7.30-10.30 e 16.30-20.30.

Infine, in caso di superamento dei limiti di inquinamento atmosferico per 8 giorni consecutivi, la circolazione all’interno della Fascia Verde è vietata anche ai diesel Euro 4, 5 e 6, dal lunedì al venerdì negli orari 7.30-10.30 e 16.30-20.30. 

Come accennavamo sopra, anche i veicoli diesel Euro 3 sono soggetti ad alcune limitazioni alla circolazione nel comune di Roma. A questa categoria è infatti interdetto l’accesso alla ZTL Anello Ferroviario, ovvero la zona a traffico limitato centrale della capitale, dal lunedì al venerdì in tutte le fasce orarie.

I veicoli a gasolio Euro 3 possono invece circolare all’interno della Fascia Verde tutti i giorni della settimana, a meno che non scatti l’allarme di secondo livello dell’inquinamento atmosferico. Questo si raggiunge al 5° giorno consecutivo di superamento dei limiti stabiliti per legge e in questo caso i diesel Euro 3 non possono circolare all’interno della Fascia Verde, dal lunedì al venerdì negli orari 7.30-10.30 e 16.30-20.30.

Per il momento, dunque, i veicoli diesel Euro 4, 5 e 6 non sono soggetti a blocchi del traffico in tutto il territorio della Capitale, sia in Fascia Verde che nella ZTL Anello Ferroviario. Questo a meno che non scattino i divieti stringenti imposti dal terzo livello di allarme, ovvero quando per 8 giorni consecutivi vengono superati i limiti di inquinamento atmosferico stabiliti per legge.

Inoltre, sono previste delle deroghe all’accesso nelle zone a traffico limitato che valgono per i veicoli a doppia alimentazione GPL/diesel o metano/diesel, per le vetture con contrassegno disabili e per i motocicli registrati come veicoli di interesse storico-collezionistico.

Cose da sapere

Quali sono le categorie di veicoli diesel che non possono entrare in Fascia Verde?

Ad oggi i veicoli diesel Euro 0, 1 e 2 non possono accedere alla Fascia Verde (che si estende per buona parte del territorio romano all’interno del GRA) dal lunedì al venerdì, 24 su 24. Restano esclusi dal divieto i giorni festivi infrasettimanali.

I diesel Euro 3 possono circolare liberamente a Roma?

I veicoli diesel Euro 3 non possono circolare nella ZTL Anello Ferroviario, ovvero la zona a traffico limitato centrale della capitale, dal lunedì al venerdì in tutte le fasce orarie. Al 5° giorno consecutivo di superamento dei limiti di inquinamento atmosferico, i diesel Euro 3 non possono circolare all’interno della Fascia Verde, dal lunedì al venerdì negli orari 7.30-10.30 e 16.30-20.30.

Quali veicoli diesel non sono soggetti a limitazioni?

Per il momento, dunque, i veicoli diesel Euro 4, 5 e 6 non sono soggetti a blocchi del traffico, né in Fascia Verde né in ZTL Anello Ferroviario. Questo a meno che non si superino i limiti di inquinamento atmosferico per 8 giorni consecutivi: a quel punto la circolazione all’interno della Fascia Verde è vietata anche ai diesel Euro 4, 5 e 6, dal lunedì al venerdì negli orari 7.30-10.30 e 16.30-20.30. 

Blocco diesel Milano: l’Area B e i limiti in vigore nel 2022

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Cercare di abbassare, o comunque tenere sotto controllo, i valori di PM10 è uno degli imperativi di ogni amministrazione comunale e lo stesso vale anche per Milano dove ormai da qualche anno è entrato in vigore il blocco dei diesel. Scopriamo di cosa si tratta.

INDICE
 Blocco diesel Milano: le proroghe per l’emergenza sanitaria
 Area B Milano 2022
 Diesel Milano: l’Area C
 Limitazioni traffico Milano

La situazione emergenziale dovuta alla pandemia da COVID-19 ha avuto effetti anche sul blocco diesel Milano. Nello specifico, se il blocco all’interno dell’Area C entrato in vigore a partire il 25 febbraio 2021 con orario breve, dal lunedì al venerdì nella fascia oraria compresa tra le ore 10 e le ore 19.30, è stato confermato, dall’altro continua ad essere sospeso il divieto di circolazione per i diesel Euro 4 nell’Area B fino alla fine dello stato di emergenza. Questa decisione è stata adottata per consentire agli automobilisti di poter utilizzare i propri mezzi privati e non essere costretti a sfruttare i mezzi pubblici con il rischio di diffusione del contagio ancora esistente.

L’Area B è una zona a traffico limitato che coincide con gran parte del territorio della città di Milano. È una ZTL con divieto di accesso e circolazione per i veicoli più inquinanti e per quelli con lunghezza superiore ai 12 metri che trasportano merci ed è attiva dal lunedì al venerdì dalle 7:30 alle 19:30, festivi esclusi.

L’Area B ha una estensione di 128 chilometri quadrati. Per evitare che si acceda con veicoli non ammessi, a partire dal 25 febbraio 2019, sono posizionate numerose telecamere che impediranno l’accesso ai veicoli maggiormente inquinanti.

Se non si considera la deroga per i diesel Euro 4 in vigore fino alla fine dello stato di emergenza, ad oggi l’accesso all’Area B è stato vietato alle seguenti categorie di veicoli:

  • Euro 0, 1 benzina
  • Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel senza FAP
  • Euro 3, 4 diesel con FAP di serie e con valore nel campo V.5 della carta circolazione maggiore di 0,0045 g/km
  • Euro 0, 1, 2, 3 diesel con FAP after-market con classe massa particolato inferiore a Euro 4
  • a doppia alimentazione gasolio-GPL e gasolio-metano Euro 0, 1, 2, 3
  • Euro 4 diesel con FAP di serie e senza valore nel campo V.5  della carta circolazione  (in assenza di valore nel campo V.5, è possibile dimostrare la conformità alla disciplina di Area B attraverso il certificato di omologazione rilasciato dalla casa produttrice del veicolo)
  • Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel con FAP after-market installato dopo il 31.12.2018  e con classe massa particolato pari almeno ad Euro 4

Invece, il 1° ottobre 2022 entreranno in vigore i seguenti divieti:

  • Euro 2 benzina
  • Euro 3, 4 diesel con FAP di serie e con valore nel campo V.5 della carta circolazione minore o uguale a 0,0045 g/km
  • Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel con FAP after-market installato entro 31.12.2018 e con classe massa particolato pari almeno a Euro 4
  • Euro 5 diesel

Blocco diesel Milano: ecco i limiti in vigore dal 2019 1

L’Area C è una zona del centro storico di Milano con restrizioni di accesso per alcune tipologie di veicoli, coincide con la ZTL Cerchia dei Bastioni ed è delimitata da 43 varchi con telecamere, di cui 7 ad uso esclusivo del trasporto pubblico.

L’Area C è attiva dal lunedì al venerdì, dalle ore 7:30 alle ore 19:30, mentre non è attiva durante i weekend e nei giorni festivi. Al suo interno possono circolare gratuitamente solo i veicoli elettrici e ibridi, oltre alle persone dirette al pronto soccorso e ai veicoli che trasportano disabili purché dotate di contrassegno. Gli altri veicoli, ad eccezione delle vetture più inquinanti, possono entrare nell’Area C previo pagamento di un ticket giornaliero. Inoltre, a partire dal 1° ottobre 2022 anche i veicoli ibridi di classe M1 con contributo emissivo di CO2 superiore a 100 g/km saranno soggetti al pagamento del ticket.

Di seguito, le categorie di veicoli che ad oggi non possono accedere all’Area C, con o senza ticket:

  • Euro 0, 1 benzina
  • Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel senza FAP
  • Euro 0, 1, 2, 3 diesel con FAP after-market con classe massa particolato inferiore a Euro 4
  • Euro 3, 4 diesel con FAP di serie e con campo V.5 della carta di circolazione superiore a 0,0045 g/km oppure senza valore nel campo V.5 carta circolazione
  • Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel con FAP after-market installato dopo il 31.12.2018 e con classe massa particolato pari almeno a Euro 4
  • a doppia alimentazione diesel-GPL e diesel-metano Euro 0, 1, 2, 3

I seguenti divieti restano sospesi fino alla fine dell’emergenza sanitaria:

  • Euro 2 benzina
  • Euro 3, 4 diesel con FAP di serie e con campo V.5 carta circolazione <= 0,0045 g/km
  • Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel con FAP after-market installato entro il 31.12.2018 e con classe massa particolato pari almeno a Euro 4
  • Euro 5 diesel

Blocco diesel Milano: ecco i limiti in vigore dal 2019

La lotta alle vetture maggiormente inquinanti, nello specifico quelle dotate di motore diesel, ha colpito particolarmente tutti quei mezzi omologati con classe Euro 4 ed inferiore. Tuttavia, con la fine dello stato di emergenza entreranno in vigore nuove limitazioni sia per l’Area B che per l’Area C, che coinvolgeranno veicoli diesel fino a Euro 5 e veicoli benzina fino a Euro 2.

Successivamente, da qui al 2023, saranno colpite anche le categorie di veicoli benzina Euro 3, 4, 5 e diesel Euro 6, 6 D. Di seguito tutte le limitazioni che entreranno in vigore nei prossimi anni.

Diesel Euro 6 Milano

Anche i veicoli Euro 6 diesel non avranno vita lunga nel capoluogo lombardo. Per quanto riguarda l’Area C, a partire dal 1° ottobre 2024 sarà in vigore il divieto di accesso a questa zona ai veicoli Euro 6 diesel A-B-C acquistati dopo il 31.12.2018, mentre nel 2027 entrerà in vigore il divieto anche per quelli comprati prima del 2019. Infine, il 1° ottobre 2029 entrerà in vigore il blocco totale dei Diesel Euro 6 ed Euro 6D.

Le stesse limitazioni ai veicoli Euro 6 entreranno in vigore anche nell’Area B, ma con un anno di ritardo rispetto a quanto previsto per la ZTL centrale.

Milano blocco Euro 5 diesel

Il blocco dei Diesel Euro 5 sarebbe dovuto entrare in vigore nell’Area C il 1° ottobre 2021, ma il divieto è stato sospeso fino alla fine dell’emergenza sanitaria. E, a meno di un prolungarsi dell’emergenza, il 1° ottobre 2022 entrerà in vigore anche il divieto di accesso all’Area B per i veicoli diesel di categoria Euro 5 o inferiore

Euro 4 diesel Milano

I veicoli diesel Euro 4 sono già soggetti a diverse limitazioni sia nella ZTL più centrale che in quella allargata. Solo i diesel Euro 4 con con FAP di serie e con campo V.5 carta circolazione minore o uguale 0,0045 g/km e quelli con FAP after-market installato entro il 31.12.2018 (con classe massa particolato pari almeno a Euro 4) possono ancora circolare in Area C, previo pagamento del ticket. E anche questa possibilità decadrà con la fine dello stato di emergenza.

Dal 1° ottobre 2022, invece, l’accesso all’Area B e all’Area C sarà vietato a tutti i diesel Euro 4 o inferiore.

Limitazioni Euro 3 Milano

Dal 1° ottobre 2022 la circolazione in Area B e in Area C sarà vietata a tutti i veicoli diesel di classe Euro 3 o inferiore. Attualmente, però restano alcune eccezioni.

Fino alla fine dello stato di emergenza potranno entrare in Area C, previo il pagamento del ticket, i diesel Euro 3 con FAP di serie e con campo V.5 carta circolazione minore o uguale 0,0045 g/km, e quelli con FAP after-market installato entro il 31.12.2018 (con classe massa particolato pari almeno a Euro 4). Le stesse categorie di veicoli potranno circolare in Area B fino al 1° ottobre di quest’anno. Tutte le altre tipologie di veicoli diesel Euro 3 o inferiori ricadono già all’interno dei divieti per entrambe le Aree.

Cose da sapere

Quali sono le deroghe al blocco diesel Milano per l’emergenza Covid-19?

L’Area C, entrata in vigore con orario breve (lun-ven tra le ore 10 e le ore 19.30) è stata confermata, mentre continua ad essere sospesa l’Area B per i veicoli diesel Euro 4 fino alla fine dello stato di emergenza.

Quali sono le limitazioni alla circolazione nell’area B?

L’area B coincide con gran parte del territorio della città di Milano. È una zona a traffico limitato con divieto di accesso e circolazione per i veicoli più inquinanti e per quelli con lunghezza superiore ai 12 metri che trasportano merci ed è attiva dal lunedì al venerdì dalle 7:30 alle 19:30, festivi esclusi.

Quali sono i blocchi alla circolazione nell’area C?

L’Area C è un’area del centro storico di Milano con restrizioni di accesso per alcune tipologie di veicoli (lun-ven, 7:30/19:30). Possono circolare gratuitamente  solo i veicoli elettrici oltre alle persone dirette al pronto soccorso e ai veicoli che trasportano disabili, mentre gli altri veicoli, tranne le auto benzina Euro 0, 1 e diesel/gasolio Euro 0,1,2,3 e Euro 4 senza filtro antiparticolato, possono entrare nell’Area C con il pagamento di un ticket giornaliero.

Quali sono i blocchi per le auto diesel a Milano?

Da 1 ottobre 2019 è vietato l’ingresso in area C ai veicoli Euro 4 diesel senza FAP, Euro 3, 4 diesel con FAP di serie e con campo V.5 carta circolazione > 0,0045 g/km, Euro 4 diesel con FAP di serie e senza valore nel campo V.5 carta circolazione, Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel con FAP after-market installato dopo 31.12.2018  e con classe massa particolato pari almeno a Euro 4.

Quali sono i blocchi per le auto a benzina a Milano?

È stato disposto il blocco della circolazione alle auto omologate Euro 0 ed Euro 1, mentre a partire dal 2022 questo sarà esteso anche alle Euro 2 e seguenti.  Dal 1° ottobre 2028, oltre alle Euro 4 benzina, il blocco dell’Area B verrà applicato anche alle Euro 6 diesel A-B-C acquistati prima del 31.12.2018, mentre dal 2030 dovrebbe essere vietata la circolazione anche alle vetture diesel Euro 6 D-Temp e 6 D-Pieno.

Ecotassa 2021: tutte le novità e le auto penalizzate

Ecotassa 2019: le novità previste e le auto penalizzate

Anche per il 2021 il governo ha deciso di confermare l’ecotassa, cioè un balzello che colpisce le vetture maggiormente inquinanti per disincentivare l’acquisto di questa tipologia di veicoli.

L’ecotassa auto è stata introdotta nel 2019 e per quest’anno si è deciso di applicare questa tassazione sulla scorta delle riviste fasce di emissioni di CO2 valutate in base ai cicli di omologazione WLTP.

INDICE
 Ecotassa 2021: le novità 
 Ecotassa 201 e ecotassa 2020: cosa cambia
 Quando si deve pagare l’ecotassa
 Ecotassa auto 2021: le auto penalizzate
 Ecotassa auto usate

A partire dal 1 gennaio 2021 tutte le auto nuove immatricolate da questa data potranno essere soggette all’ecotassa qualora i limiti di emissioni di CO2 rientrino nelle nuove fasce previste dal governo.

Le novità dell’ecotassa auto 2021 riguardano i valori di emissioni perché da quest’anno, per tutti i veicoli nuovi, si andrà a calcolare l’importo dovuto non più sulla base dei valori di omologazione rilevati col ciclo NEDC ma sulla base di quelli emersi dall’omologazione WLTP.

Per conoscere i valori di emissione sarà sufficiente consultare il libretto di circolazione dove verranno indicati i riferimenti relativi.

Dato il nuovo riferimento sono state riviste le fasce dell’ecotassa auto. Le vetture con emissioni da 191 a 210 g/km saranno soggette ad un’ecotassa pari a 1.100 euro, mentre quelle con valori da 211 a 240 g/Km verranno tassate con una imposta pari a 1.600 euro.

Ancora più pesante il tributo da versare per le vetture maggiormente inquinanti. Quelle con valori da 241 a 290 g/Km saranno penalizzate con un importo pari a 2.000 euro, mentre chi acquisterà un’auto con emissioni di CO2 da 291 g/Km in su dovrà versare ben 2.500 euro.

auto ibride usate
auto ibride usate

A differenza di quanto visto sino allo scorso anno, a far data dal primo gennaio 2021 sulle vetture di nuova immatricolazione verrà riportato nel libretto di circolazione esclusivamente il ciclo di omologazione WLTP.

Per questa ragione l’ecotassa auto è stata calcolata su questo nuovo valore e non più sulla scorta dei dati emersi dal ciclo NEDC.

Di conseguenza sono state modificate le fasce di imposizione escludendo dal pagamento dell’ecotassa tutte quelle vetture con emissioni da 161 a 190 g/Km, mentre sino al 2020 le auto con emissioni da 161 a 175 g/Km erano soggette ad una ecotassa di 1.000 euro e quelle rientranti nella fascia da 176 a 200 g/Km ad una imposizione pari a 1.600 euro.

L’unica magra consolazione relativa all’ecotassa è relativa al suo pagamento. Questo, infatti, non deve essere ripetuto nel tempo ma deve essere effettuato una tantum al momento dell’acquisto.

L’ecotassa deve essere pagata direttamente dall’acquirente della vettura utilizzando il modello F24 Elide inserendo il codice tributo 3500 denominato ‘Ecotassa – imposta per l’acquisto e l’immatricolazione in Italia di veicoli di categoria M1 con emissioni eccedenti la soglia di 190 Co2 g/km’ (articolo 1 comma 1042 della legge n. 145 del 2018, poi modificato dalla legge n. 178 del 2020 mediante l’aggiunta del comma 1042-bis).

Nonostante l’esclusione delle vetture con valori di emissione di CO2 da 161 a 190 g/Km, sono ancora molte le auto penalizzate dall’ecotassa. Ecco l’elenco completo:

 

 Marca Modelli colpiti 
 Alfa Romeo Giulia, Stelvio
 Aston Martin DB11 Coupé, DB11 Volante, DBS Superleggera, DBX, Vantage
 Audi A8, Q7, Q8, R8 Coupé e Spyder, RS3 Sedan, RS4 Avant, RS5 Coupé e Sportback, RS6 Avant, RS7 Sportback, RS Q3 Coupé e Sportback, RS Q8, S8, SQ7, SQ8
 Bentley Bentayga, Mulsanne
 BMW M2 Coupé, M3 Berlina, M4 Coupé, M5 Berlina, M8 Cabrio, Coupé e Gran Coupé, Serie 5, Serie 7, Serie 8 Cabrio, Coupé e Gran Coupé, X3 M, X4 M, X5 M, X6, X6 M, X7;
 Cadillac XT4
 Ferrari 812 GTS e Superfast, GTC4 Lusso, Portofino
 Ford Mustang Coupé e Convertible
 Honda NSX
 Jaguar E-Pace, F-Pace, F-Type Coupé e Convertible, XJ
 Jeep Grand Cherokee, Wrangler, Wrangler Unlimited
 KIA Stinger
 Lada 4x4M
 Lamborghini Aventador, Huracán
 Land Rover Defender 90, Defender 110, Discovery, Range Rover, Range Rover Sport e Range Rover Velar
 Lexus LC Hybrid, RC Hybrid
 LOTUS Evora, Exige
 Mahindra XUV500
 Maserati Ghibli, Levante, Quattroporte
 McLaren 540C, 570GT, 570S e 570S Spider, 720S
 Mercedes AMG GT e AMG GT Roadster, AMG GT4 Coupé, Classe C Berlina, Cabrio, Coupé e Station Wagon, Classe E Berlina, Cabrio, Coupé e Station Wagon, Classe G SUV, CLS Coupé, GLA, GLC e GLC Coupé, GLE Coupé e SUV, GLS SUV
Morgan Plus 8, Roadster
Nissan GT-R
Porsche 718 Boxster e Cayman, 911 Coupé, Cabrio, Speedster e Targa, Cayenne e Cayenne Coupé, Macan, Panamera e Panamera Sport Turismo
Rolls Royce Cullinan, Dawn, Phantom, Wraith
Ssangyong Rexton e Rexton Sports
Subaru BRZ
Tata Aria
Volkswagen Touareg

Così come avvenuto negli scorsi anni, anche per il 2021 l’ecotassa si applicherà esclusivamente alle vetture di nuova immatricolazione e non a quelle usate o a Km zero. Bisogna tuttavia fare attenzione perché in caso di importazione di una vettura dall’estero al momento della registrazione in Italia si dovrà procedere al pagamento dell’ecotassa qualora i valori di emissioni riportati nell’omologazione rientrino nelle fasce indicate dal governo.

auto ecologiche usate
auto ecologiche usate

 

Cose da sapere

Come cambia l’ecotassa nel 2021?

Le novità dell’ecotassa auto 2021 riguardano i valori di emissioni perché da quest’anno, per tutti i veicoli nuovi, si andrà a calcolare l’importo dovuto non più sulla base dei valori di omologazione rilevati col ciclo NEDC ma sulla base di quelli emersi dall’omologazione WLTP. Per conoscere i valori di emissione sarà sufficiente consultare il libretto di circolazione dove verranno indicati i riferimenti relativi.

Quali sono le vetture che pagano l’ecotassa?

Le vetture con emissioni da 191 a 210 g/km saranno soggette ad un’ecotassa pari a 1.100 euro, mentre quelle con valori da 211 a 240 g/Km verranno tassate con una imposta pari a 1.600 euro. Ancora più pesante il tributo da versare per le vetture maggiormente inquinanti. Quelle con valori da 241 a 290 g/Km saranno penalizzate con un importo pari a 2.000 euro, mentre chi acquisterà un’auto con emissioni di CO2 da 291 g/Km in su dovrà versare ben 2.500 euro.

Quando si deve pagare l’ecotassa?

L’ecotassa si paga la momento dell’acquisto dell’auto utilizzando il modello F24 e inserendo il codice tributo 3500.

L’ecotassa si paga anche sulle auto usate o a km0?

Anche per il 2021 l’ecotassa si applicherà esclusivamente alle vetture di nuova immatricolazione e non a quelle usate o a Km zero. Tuttavia in caso di importazione di una vettura dall’estero, al momento della registrazione in Italia si dovrà procedere al pagamento dell’ecotassa qualora i valori di emissioni riportati nell’omologazione rientrino nelle fasce indicate dal governo.

Ecobonus 2021 auto: ecco tutti i modelli scontati

Ecobonus

L’espansione della mobilità elettrica passa per due fattori fondamentali: lo sviluppo di batterie che possano garantire percorrenze elevate e la diminuzione dei prezzi a listino delle auto elettriche che rimangono, almeno per il momento, dei prodotti di nicchia all’interno del mercato.

Per rendere l’acquisto delle vetture green più accessibile oltre a favorire il ringiovanimento del parco auto circolante e diminuire l’impatto ambientale di quest’ultimo, il Governo italiano ha deciso di confermare anche per il 2021 il fondo statale da cui attingere ai cosiddetti contributi o incentivi statali. Il successo ottenuto dall’Ecobonus ha fatto si che il Governo italiano abbia deciso di rifinanziare il fondo a disposizione.

LEGGI ORA: Incentivi auto regionali 2021

INDICE
Ecobonus auto 2021: come funziona
Ecobonus auto ibride
Ecobonus auto elettriche

Per poter usufruire dei nuovi incentivi devono essere rispettate alcune condizioni fondamentali. L’incentivo statale, infatti, può essere richiesto per l’acquisto di vetture nuove:

  • con al massimo 8 posti, conducente escluso,
  • con un prezzo a listino inferiore a 61.000 euro IVA inclusa
  • immatricolate dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2021.

Per quanto riguarda gli sconti, questi vengono divisi in base ai valori di emissioni di CO2 della vettura che si vuole acquistare:

  1. da 0 a 21 g-CO2/km si va da 6.000 a 10.000 euro con la rottamazione di una vettura di classe Euro 1, 2, 3, 4
  2. da 21-60 g-CO2/km si scende rispettivamente a 3.500 e 6.500 euro.
  3. fino a 135 g/km, il bonus è disponibile solo in caso di rottamazione e ammonta a 3.500 euro.

Ecco le fasce riassunte in una tabella:

 Emissioni CO2 nuova vettura Incentivo con rottamazione Incentivo senza rottamazione
Da 0 a 20 g/km 10.000 € 6.000 €
Da 21 a 60 g/km 6.500 € 3.500 €
Da 61 a 135 g/km 3.500 € 0

ll totale per questa seconda tornata di agevolazioni ammonta a 420 milioni, che verranno suddivisi in tre fasce di emissione di anidride carbonica, ovvero 0-20 g/km, 21-60 g/km e 61-135 g/km.

La disponibilità dei nuovi incentivi comincerà il 1° gennaio 2021. Questi saranno naturalmente validi fino ad esaurimento fondi o, comunque, fino al 30 giugno 2021 per le auto nella fascia di emissioni 61-135 g/km e al 31 dicembre 2021 per quelle 0-60 g/km.

A tutto questo si aggiunge un’interessante agevolazione, pari al 40% del prezzo di acquisto per le vetture a emissioni zero rivolta ai cittadini con Isee inferiore a 30.000 euro, anche senza rottamazione. A patto che si acquisti una vettura con un prezzo di listino non superiore ai 30.000 euro più IVA (36.600 euro Iva inclusa).

Nella fascia da 21 a 60 g-CO2/km rientrano le auto con powertrain ibrido plug-in. Le Case automobilistiche stanno ampliando le proprie gamme con questi modelli che possono usufruire degli incentivi 2021 e che garantiscono un’autonomia maggiore di quelle 100% elettriche, senza inquinare come le vetture ad alimentazione tradizionale.

Qui di seguito alcuni dei migliori modelli ibridi plug-in da comprare con gli incentivi 2021:

  1. Jeep Renegade 4XE
  2. Renault Captur
  3. BMW X1
  4. Ford Kuga

Jeep Renegade 4xe – incentivi fino a 6.500 euro – La Jeep Renegade, insieme alla Compass, è il primo modello elettrificato della Casa americana. Prodotti nello stabilimento di Melfi e destinati al mercato EMEA, i due SUV segnano un nuovo punto di partenza per la Casa americana che lancia il badge 4xe che identifica le vetture del marchio che sfruttano powertrain “green”. La Renegade, che occupa il secondo posto tra le vetture ibride plug-in più vendute in Italia ad agosto 2020, è equipaggiata con un 1.3 quattro cilindri da 130 o 180 CV al quale vengono abbinati un motogeneratore sull’anteriore e un’unità elettrica da 60 CV sull’asse posteriore. La batteria agli ioni di litio da 11,4 kWh consente di percorrere fino a 50 km senza emettere CO2. Il prezzo di partenza della Jeep Renegade 4xe è di 38.500 euro che possono scendere fino a 35.000 euro senza rottamazione o a 32.000 euro rottamando una vettura di proprietà.

Jeep Renegade e Compass 4xe: prezzi e caratteristiche delle plug-in americane 3

 

Renault Captur – incentivi fino a 6.500 euro – Il crossover di segmento B della Casa francese occupa il terzo posto delle vetture ibride plug-in più vendute nel mese di agosto. Un modello importante per Renault che, insieme alla più piccola Clio, guida la transizione energetica del marchio sfruttando un powertrain ibrido alla spina, derivato dal sistema ibrido HEV della Clio a cui sono state fatte alcune modifiche. Al 1.6 benzina aspirato da 140 CV sono stati abbinati un motore elettrico da 66 CV e un generatore/starter HSG da 34 CV che ha il compito di stabilizzare quando avviene il cambio rapporto automatico. La potenza complessiva del sistema è di 160 CV mentre l’autonomia in modalità 100% elettrica è di 50 km, grazie alla batteria agli ioni di litio da 9,8 kWh. La Renault Captur Hybrid E-Tech ha un prezzo di partenza di 32.950 euro scegliendo l’allestimento Intens. Sfruttando l’Ecobonus, il prezzo scende a 29.450 e a 26.450 euro con rottamazione.

BMW X1 xDrive25e – incentivi fino a 6.500 euro – La Casa dell’Elica continua il processo di elettrificazione della gamma e lancia sul mercato due vetture identiche per quanto riguarda la piattaforma e la meccanica utilizzate. Stiamo parlando dei due Suv X1 e X2 che, nella versione xDrive25e, vengono equipaggiati con un powertrain ibrido plug-in. Quest’ultimo è costituito da un 3 cilindri da 1,5 litri a benzina con tecnologia TwinPower Turbo che trasferisce la coppia motrice alle ruote anteriori e da un motore elettrico posizionato sull’asse posteriore. La potenza combinata del sistema è di 220 CV. Ad alimentare l’unità elettrica ci pensa una batteria agli ioni di litio da 10 kWh che consente di percorrere fino a 57 km in modalità 100% elettrica. La BMW X1 xDrive25e parte da un prezzo di 49.150 euro nell’allestimento Advantage a cui si possono togliere da 3.500 a 6.500 euro grazie agli incentivi.

Ford Kuga – incentivi fino a 6.500 euro – Il Suv della Casa americana è il modello ibrido plug-in che va a ampliare la gamma delle versioni elettrificate del modello già in commercio. La Kuga plug-in sfrutta la combinazione tra un 2,5 litri a benzina aspirato e un motore elettrico per una potenza complessiva di 225 CV distribuita alle ruote tramite un cambio CVT a variazione continua. La batteria agli ioni di litio da 14,4 kWh permette di viaggiare per 56 km a zero emissioni. La Ford Kuga ha un prezzo di partenza di 38.250 euro nella versione Titanium che possono scendere a 34.750 euro e a 31.750 euro, rottamando una vettura di classe Euro 1, 2, 3 e 4.

 

Toyota Yaris Cross – incentivi fino a 6.500 euro – Non è ancora arrivata sul mercato, ma la nuovissima Yaris Cross sarà presente a listino anche con una versione alla spina e potrà quindi godere degli ecobonus.

Interessante la presenza di una tecnologia così complessa su un modello il cui prezzo di partenza dovrebbe aggirarsi intorno ai 25.000 euro. In questo caso, infatti, aggiungendoincentivi e rottamazione, si potrebbe andare ad una riduzione di 6.500 euro che, in termini percentuali, potrebbe fare davvero la differenza.

Se da una parte è vero che le auto elettriche, guardando al solo prezzo d’acquisto, sono generalmente più costose delle equivalenti a benzina o a gasolio, dall’altra, la minor spesa per il carburante e la minore manutenzione necessaria le rendono appetibili a chi ragiona sul medio e lungo periodo. Se a questo si aggiungono gli incentivi statali fino a 10.000 euro con la rottamazione di una vettura, l’acquisto di un modello 100% elettrico diventa sempre di più da tenere in considerazione.

Con la nuova tornata di incentivi arrivano anche agevolazioni dedicate a chi ha un reddito Isee inferiore ai 30.000 euro. Questi possono acquistare un’auto elettrica nuova, purché con un prezzo di listino non superiore a  30.000 euro più Iva (36.600 euro Iva inclusa), con il 40% di sconto. Giusto per fare un esempio, con questo particolare incentivo è possibile portarsi a casa la nuova Fiat 500e ad un prezzo di 15.690 euro, dai 26.150 euro di listino.

auto elettriche
auto elettriche

Ecco quali sono per noi le 5 migliori auto elettriche da comprare con gli incentivi 2021:

  1. Renault Zoe
  2. Fiat 500 elettrica
  3. Testa Model 3
  4. Nissan Leaf
  5. Peugeot 208

Renault Zoe – incentivi fino a 10.000 euro

La Renault Zoe è una delle vetture 100% elettriche più vendute in Italia dal suo lancio nel 2013. Giunta ormai alla sua terza generazione, la piccola citycar “green” della Casa francese ha saputo rinnovarsi negli anni, migliorando non solo a livello estetico ma anche dal punto di vista meccanico. Si presenta a listino in due varianti di potenza: R110 e R135 equipaggiate tutte e due con una batteria agli ioni di litio da 52 kWh. Quella che cambia è la potenza. La prima è equipaggiata con un motore da 108 CV mentre la seconda riesce ad avere una potenza di picco di 135 CV. La ricarica può essere effettuata in corrente continua fino a 50 kW che permette di ricaricare l’80% della batteria in soli 30 minuti.

Il prezzo della Renault Zoe è di 25.900 euro che possono scendere a 15.900 euro sfruttandogli incentivi.

renault zoe usate
renault zoe usate

Fiat 500 elettrica – incentivi fino a 10.000 euro

Appena presentata ma in vendita a partire da settembre, la Fiat 500 elettrica è la prima elettrica di nuova generazione di FCA. Un modello compatto e elegante che riuscirà a ritagliarsi uno spazio importante nel mercato non solo grazie all’importanza del nome ma anche per il progetto tecnico molto interessante. Tra le novità, ad esempio, c’è la possibilità di ricaricare la batteria agli ioni di litio da 42 kWh con potenza fino a 85 kW.

Al momento è stata svelata soltanto nelle edizioni di lancio “la Prima” sia con carrozzeria Cabrio sia berlina chiusa con prezzi rispettivamente di 37.900 e 34.900 euro. Considerando però gli incentivi 2021 in vigore sulle elettriche, però, soprattutto se si riesce contestualmente a rottamare un veicolo Euro 0, 1, 2 o 3, si può ottenere una riduzione di prezzo di ben 10.000 euro.

Tesla Model 3 – incentivi fino a 10.000 euro

La Tesla Model 3 è senza dubbio uno dei modelli elettrici più interessanti presenti sul mercato, sia per l’autonomia dichiarata di 544 km nella versione Long Range che per gli innovativi sistemi ADAS disponibili.

La vettura americana gode dell’Ecobonus 2020 auto, grazie ad un prezzo di acquisto di 49.480 euro che la fa rientrare per poco all’interno delle normative che regolano gli incentivi statali. Nonostante i 287 CV del motore elettrico posteriore nella versione Standard Range Plus RWD, la Tesla Model 3 ha diritto ad ottenere l’Ecobonus fino a 10.000 euro per l’assenza di emissioni di CO2.

toyota tesla usate
toyota tesla usate

Nissan Leaf – incentivi fino a 10.000 euro

La Nissan Leaf è una delle prime vetture 100% elettriche che ha fatto il debutto sul mercato italiano e che è giunta alla seconda generazione nel 2019. Ha look più curato e moderno e prestazioni migliorate.  Il motore elettrico ha una potenza di 150 CV e viene alimentato da una batteria agli ioni di litio da 40 kWh. L’autonomia dichiarata dalla Casa giapponese è di 385 km. Il prezzo di partenza della Nissan Leaf con l’allestimento entry level Business è di 37.000 euro a cui si possono sottrarre 10.000 euro in caso di rottamazione.

Peugeot 208 – incentivi fino a 10.000 euro

La Peugeot 208 rappresenta un vero e proprio punto di svolta per la Casa del Leone. La berlina francese, infatti, ha portato al debutto la piattaforma CMP sulla quale possono essere sviluppati modelli dotati di qualsiasi powertrain. La versione 100% elettrica, la e-208, è spinta da un motore da 136 CV alimentato da una batteria che garantisce 340 km di autonomia con una sola ricarica. Disponibile in 4 allestimenti, l’auto ha prezzi compresi tra i 33.600 e i 38.400 euro, ecobonus e rottamazioni esclusi.

Realizzate sulla stessa base sono anche la nuova Opel Corsa-e, sorella della Casa della Folgore, e la Peugeot e-2008, variante Suv della più compatta 208 che pur con la stessa base tecnica assicura spazio in più per passeggeri e bagagli.