Renault R5: prova su strada

Renault R5: prova su strada 10

Ammettiamolo, le vendite delle elettriche continuano ad arrancare. Ma in Renault pare abbiano trovato la chiave di lettura per far avvicinare più persone alle auto a batteria. Il “trucco” è stato quello di ispirarsi al passato, riportando in vita alcuni modelli che hanno fatto la storia del brand francese, proprio come la R5 oggetto di questa prova, 

INDICE
 Come è fatta
 La meccanica
 Come va
 Prezzi
 Scheda tecnica

: come è fatta

I designer Renault hanno definito lo stile della R5 come “retro-futurista”. Un concetto secondo il quale le forme tipiche di modelli appartenenti al passato vengono reinterpretate inchiavi moderna. Lo stile della R5, infatti, rappresenta una chiara evoluzione del modello originale, fin dalla prima occhiata. Anche se il tutto è stato evoluto tenendo in considerazione quella che è una delle tendenze più forti dell’attuale mercato automobilistico, ovvero i Suv e i crossover.

Per questo motivo la R5 punta su un assetto leggermente rialzato da terra e su fascino in plastica nera che corrono tutt’intorno alla carrozzeria. Anche negli interni si respira un certo rimando al passato, attraverso le forme della plancia, che richiamano quelle della prima R5, sulla quale si fondono elementi moderni come il doppio schermo con funzione di quadro strumenti e infotainment. Buono lo spazio a bordo: anche per chi viaggia dietro ci sono centimetri in abbondanza, nonostante la lunghezza della vettura si fermi a 3,92 metri, mentre il vano di carico assicura una capacità minima di 326 litri. 

: la meccanica

La nuova Renault R5 è il primo modello a nascere sulla nuova piattaforma Ampr Small del costruttore francese, che assicura un baricentro basso, grazie al pacco batterie posizionato all’interno del passo, la presenza delle sospensioni mutilino per il posteriore e un peso contenuto in circa 1.500 kg. Dal punto di vista tecnico viene proposta in abbinamento a tre diversi powertrain: batteria da 40 kWh e motore anteriore da 95 o 120 CV, oppure con batteria da 52 kWh e motore, sempre anteriore, da 150 CV. Il tutto per un’autonomia che va da un minimo di 300 ad un massimo di 410 km. La potenza di ricarica massima, invece, è di 80 kW per la batteria più piccola e di 100 kW per quella più grande. 

Renault R5: prova su strada 5

: come va

Dal punto di vista dinamico la R5 si dimostra comoda e confortevole come ogni utilitaria che si rispetti, senza però rinunciare ad un pizzico di sportività. Questa è garantita dal posizionamento al centro della vettura del pacco batterie, che contribuisce così a tenere basso il baricentro dell’auto, a tutto vantaggio della dinamica di guida. A questa contribuisce poi uno sterzo sicuramente demoltiplicato, ma comunque sempre comunicativo, unito ad un assetto che pur restando in grado di filtrare efficacemente tutte le asperità del manto stradale, non cede mai troppo il fianco a rollio e beccheggio, rendendo la R5 piacevole da guidare anche su una strada ricca di curve. Buona anche l’efficienza della batteria: nel corso del nostro test abbiamo registrato una media di 17 kWh/100 km, che si traducono in un’autonomia di quasi 400 km. Non male. 

: i prezzi

I prezzi della R5 partono dai 25.000 euro necessari per portarsi a casa la variante con batteria da 40 kWh e 95 CV, mentre quella con motore da 120 CV parte da 27.900 euro. Per la top di gamma da 150 CV occorrono invece almeno 32.900 euro.

: scheda tecnica

Renault R5 52 kWh

Dimensioni

  • Lunghezza: 3,92 metri
  • Larghezza: 1,77 metri
  • Altezza: 1,50 metri
  • Passo: 2,54 metri
  • Bagagliaio: 326 litri

Powertrain

  • Motore elettrico: sincrono a magneti permanenti
  • Potenza: 150 CV
  • Coppia: 245 Nm

Stretta della Cina sulle terre rare: “L’automotive rischia la paralisi”

Stretta della Cina sulle terre rare: "L'automotive rischia la paralisi"

In guerra ci sono attacchi e contrattacchi, e non solo quando la si fa con le armi. Nel conflitto commerciale innescato dalla decisione del presidente Donald Trump di imporre dazi alla Cina del 145%, infatti, ora è arrivata anche la risposta del Dragone. 

Dallo scorso aprile, infatti, il presidente cinese Xi Jinping ha reso più difficile esportare le terre rare prodotte nel Paese. Come? Imponendo alle aziende del settore di passare dagli uffici governativi di Pechino per ottenere il via libera prima di portare i loro prodotti sui mercati esteri.

Il Presidente cinese Xi Jinping
Il Presidente cinese Xi Jinping

Un iter che potrebbe richiedere anche due o tre mesi, e che sta tenendo le spedizioni ferme per tempi insostenibili. Non un dazio, dunque, ma qualcosa di molto più sottile.

Si tratta di una mossa che avrà l’effetto di rallentare i ritmi del commercio internazionale. A mettersi le mani nei capelli sono soprattutto le Case automobilistiche. Non solo negli USA, ma anche in Europa.

Il dominio cinese sulle terre rare

La Cina estrae il 60% delle terre rare presenti a livello globale, e costruisce il 90% dei magneti a terre rare che finiscono nei telefoni cellulari e dei powertrain delle auto elettriche di tutto il mondo.

Si tratta di materiali preziosi: 17 elementi che il Paese del Dragone estrae grazie a un processo lungo e inquinante. E di cui è molto geloso.

La produzione automotive rischia di rallentare
La produzione automotive rischia di rallentare

Già nel dicembre 2023, infatti, Pechino aveva deciso di impedire l’export di qualsiasi strumentazione tecnica in grado di produrre i magneti a terre rare, oggetti in grado di produrre campi magnetici molto forti.

La mastodontica burocrazia cinese aveva colpito anche il mercato interno, dove vige un sistema di quote decise dal Partito Comunista e che favorisce soprattutto le aziende controllate dallo Stato.

Le conseguenze

Il commissario europeo con delega al commercio Maros Sefcovic ha definito a inizio giugno “allarmante” la situazione nell’industria automobilistica europea dopo la decisione di Xi.

Anche le aziende sono pessimiste. La conversione all’elettrico di tutte le Case europee (da realizzare per legge entro dieci anni) dipende quasi esclusivamente dalle terre rare cinesi.

“Dallo scorso aprile, centinaia di richieste di via libera sono state depositate, ma solo un quarto è stata approvata” ha detto la European Association of Automotive Suppliers.

Donald Trump
Donald Trump

Secondo il Financial Times, la mancanza di minerali critici ha già costretto allo stop decine di stabilimenti in USA e UE, mentre altri potrebbero resistere meno di un mese.

Mentre Stellantis spiega di essere “riuscita a risolvere immediatamente i problemi di produzione senza interruzioni significative”, infatti, Ford ha già sospeso per una settimana la produzione in uno stabilimento di Chicago, mentre Suzuki ha interrotto le linee della Swift in Giappone.

Donald Trump e Xi Jinping si sono sentiti telefonicamente per discutere del tema, e sul suo social “Truth” il presidente USA ha scritto che “non dovrebbero esserci più questioni” sull’export di terre rare. Ora bisogna capire cosa succederà, ma l’impressione è che la guerra sarà ancora lunga.

 

 

 

Il giro d’Europa in auto di Bosch: “L’UE consideri i biocarburanti”

Il giro d'Europa in auto di Bosch: "L'UE consideri i biocarburanti"

Un giro del Vecchio Continente realizzato per dimostrare che i carburanti rinnovabili sono il futuro. È l’idea (diventata realtà) di un gruppo di aziende della mobilità e dell’energia quali Bosch, Eni, Iveco e BMW.

Tutto è partito da Madrid a marzo, direzione Bruxelles. Nel mezzo, una serie di tappe in cui le auto e i truck col logo “Tour d’Europe” si sono fermati per lanciare il loro messaggio di sostenibilità.

La tappa italiana di Bosch, BMW, Iveco ed Eni

In Italia, l’iniziativa è arrivata lo scorso 6 maggio, fermandosi a Torino. Il capoluogo piemontese è stato scelto tra le città dello stivale come “capitale dell’auto”.

L’eventosi è sviluppato in due momenti distinti: nella sede torinese di Bosch e a seguire nel rinnovato spazio ENI di via Botticelli a due passi dai nodi autostradali verso Milano e verso l’Europa (via Svizzera o Francia).

La tappa italiana serve a dimostrare come il Belpaese continui ad avere un peso notevole nella diffusione dei biocarburanti. Solo nel 2024, infatti, sono state prodotte 1,3 milioni di tonnellate, con una capacità di oltre il doppio e una previsione di 5 milioni di tonnellate nei prossimi anni.

L’appello all’UE

Si tratta di tasselli importanti nel raggiungimento della nautralità climatica entro il 2050, tra gli obettivi dell’agenda green dell’Unione Europea. E il Tour d’Europe vuole proprio sollecitare la politica a Bruxelles che, spiegano gli organizzatori, non ha tenuto in considerazione il valore dei carburanti rinnovabili.

Tra i partner dell’evento c’è Bosch, che ha messo a punto il sistema Digital Fuel Twin. Si tratta di una soluzione basata su cloud per il tracciamento puntuale e 100% digitale sulle emissioni delle flotte dei veicoli.

“Le auto e i camion del Tour d’Europa sono dotati di un software aggiuntivo, il “Digital Fuel Twin” (DFT), che certificherà l’uso di carburanti rinnovabili e la conseguente riduzione delle emissioni di CO2” ha spiegato Luca Gastaldo (Sales Manager Connected Services Bosch Nobility).

Grazie a questa tecnologia, le aziende e gli utenti ricevono informazioni affidabili e certificate sull’impronta di CO2 per litro dei loro veicoli. La speranza, spiegata dagli stakeholder del Tour d’Europe in una nota, è spiegare come non solo l’elettrico, ma anche i biocarburanti possano aiutare a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione delle istituzioni europee.

FAP: cos’è e a cosa serve il filtro antiparticolato

Alla scoperta del filtro antiparticolato

La lotta alle emissioni ha colpito in maniera particolarmente dura i motori diesel, ma i costruttori sono riusciti a rendere questi propulsori meno inquinanti grazie all’adozione del filtro antiparticolato.

 

INDICE
Cos’è il FAP e come funziona
Rigenerazione FAP: cos’è e a cosa serve
Pulizia filtro antiparticolato
Differenza tra FAP e DPF
Quanto costa pulire o sostituire un filtro antiparticolato?

La sigla FAP è l’acronimo per Filtre à Particules e si tratta di un dispositivo adottato su tutte le vetture diesel di categoria Euro 4 e successive. Grazie al FAP è possibile ottenere una riduzione notevole di tutte le particelle di PM10 diminuendo, di conseguenza, le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Il funzionamento del FAP è possibile grazie alla presenza di un filtrante in carburo di silicio dotato di canali e celle alveolari che hanno il compito di trattenere il particolato.

Analogamente, all’interno del filtro antiparticolato è presente un additivo a base di cerina grazie al quale si favorisce l’aggregazione del PM10 in agglomerati più grandi e, di conseguenza, più facilmente filtrabili.

Per mantenere in perfetta efficienza il filtro antiparticolato è fondamentale effettuare e portare a compimento la rigenerazione. Questa operazione avviene automaticamente grazie ad un software che procede all’autodiagnosi del sistema di filtraggio e che avvia la rigenerazione ogni 400 – 500 km in base alla quantità di particolato presente nel filtro.

La durata dell’operazione è di circa 2 o 3 minuti e durante questo periodo è consigliabile tenere una velocità di circa 60 km/h sino a compimento della rigenerazione.

Al termine della rigenerazione potrebbe essere necessario il ripristino del livello di additivo presente nel filtro, anche se nelle vetture più moderne i filtri sono concepiti e prodotti per operare senza l’utilizzo di additivi e richiedono quindi una manutenzione minore.

Per fare in modo che il FAP sia sempre in perfetta efficienza è fondamentale procedere alla pulizia del filtro antiparticolato rispettando gli intervalli di rigenerazione del FAP.

Il FAP solitamente tende a saturarsi ogni 10-15 ore di funzionamento ed è dotato di un sistema di pulizia automatizzato che elimina il PM10 eseguendo un’ulteriore combustione, grazie all’aiuto di post-iniezioni di gasolio.

Durante questo processo di rigenerazione vengono raggiunte temperature decisamente elevate che consentono di trasformare il PM10 in particelle più piccole e meno inquinanti successivamente espulse insieme agli altri gas di scarico.

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Spesso si tende a fare confusione tra FAP e DPF, ma i due dispositivi sono differenti.

Il xb, acronimo di Diesel Particulate Filter, identifica una tipologia di filtro standard comune alla maggior parte delle automobili, mentre il FAP è un dispositivo presente sulle vetture del gruppo Peugeot-Citroen in grado di funzionare senza l’ausilio di additivi coadiuvanti a temperature comprese fra i 600 e i 650°C.

Il DPF utilizza un additivo a base di cerina capace di abbassare la temperatura di rigenerazione fino a 400°C, mentre il FAP sfrutta temperature più elevate durante la rigenerazione ed offre il vantaggio di generare una minore contro-pressione dei gas di scarico.

Come abbiamo affermato in precedenza, tenere in perfetta efficienza il filtro antiparticolato è fondamentale per evitare noie meccaniche e per non dover affrontare spese importati per la pulizia o la sostituzione.

I costi non sono fissi e variano in base a differenti fattori come la tipologia del FAP e la necessità o meno di ricaricare il serbatoio dell’additovo.

In media un kit fai da te per la pulizia ha un prezzo di circa 500 euro, mentre per la sostituzione si può arrivare a spendere anche 5000 euro per i dispositivi più costosi.

Cose da sapere

Cos’è il filtro antiparticolato?

La sigla FAP è l’acronimo per Filtre à Particules e si tratta di un dispositivo adottato su tutte le vetture diesel di categoria Euro 4 e successive. Grazie al FAP è possibile ottenere una riduzione notevole di tutte le particelle di PM10 diminuendo, di conseguenza, le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

Come funziona la rigenerazione FAP?

La rigenerazione FAP avviene automaticamente grazie ad un software che procede all’autodiagnosi del sistema di filtraggio e che avvia la rigenerazione ogni 400 – 500 km in base alla quantità di particolato presente nel filtro. La durata dell’operazione è di circa 2 o 3 minuti e durante questo periodo è consigliabile tenere una velocità di circa 60 km/h sino a compimento della rigenerazione.

Qual è la differenza tra FAP e DPF?

Il DPF, acronimo di Diesel Particulate Filter, identifica una tipologia di filtro standard comune alla maggior parte delle automobili, mentre il FAP è un dispositivo presente sulle vetture del gruppo Peugeot-Citroen in grado di funzionare senza l’ausilio di additivi coadiuvanti a temperature comprese fra i 600 e i 650°C.

Quanto costa la sostituzione o la pulizia del filtro antiparticolato?

I costi non sono fissi e variano in base a differenti fattori come la tipologia del FAP e la necessità o meno di ricaricare il serbatoio dell’additovo.

In media un kit fai da te per la pulizia ha un prezzo di circa 500 euro, mentre per la sostituzione si può arrivare a spendere anche 5000 euro per i dispositivi più costosi.

Hai messo benzina nel diesel? Ecco cosa fare se sbagli a fare rifornimento

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Hai messo la benzina al posto del diesel? Basta un attimo di distrazione e si rischia di combinare un disastro. Effettuare un rifornimento introducendo per errore il carburante sbagliato può avere conseguenze nefaste per il motore di una vettura. Scopriamo come porre rimedio.

INDICE
Benzina al posto del diesel: come accorgersi dell’errore
Benzina al posto del gasolio: conseguenze per l’auto
Benzina al posto del diesel: rimedi
Un po’ di benzina nel motore diesel: le percentuali tollerate

Qualora si dovesse commettere l’errore di mettere benzina al posto del diesel ci si accorgerà subito dello sbaglio non appena si metterà in moto l’auto. Il veicolo, infatti, inizierà ad accusare un comportamento irregolare dei giri motore e si potrà notare una importante fuoriuscita di fumo nero dal tubo di scarico.

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Nel caso si sia effettuato il rifornimento per errore sbagliando carburante sarà fondamentale arrestare immediatamente la marcia della vettura per evitare di riportare danni importanti.

Il motore, infatti, rischia una mancata lubrificazione che metterebbe a rischio tutte le componenti meccaniche. Inoltre l’utilizzo della benzina al posto del diesel rischia di provocare il blocco della pompa d’iniezione ed il danneggiamento di valvole e pistoni.

Qualora la vettura sia dotata di filtro antiparticolato, infine, anche questo dispositivo rischia di essere danneggiato perché non è progettato per convertire le sostanze presenti nella benzina incombusta. In questo caso la benzina potrebbe quindi scorrere sul filtro incandescente provocando un incendio.

Se per sbaglio si dovesse mettere benzina al posto del gasolio l’unico rimedio possibile per evitare di danneggiare il motore è quello di svuotare completamente il serbatoio dell’auto. Per questa ragione, se non sarà possibile portare a spinta la vettura presso un’officina di fiducia, sarà fondamentale trasportare l’auto con un carro attrezzi e procedere all’operazione richiesta.

Evitate assolutamente di guidare fino all’officina per non compromettere definitivamente la funzionalità del motore.

Se la quantità di benzina introdotta nel diesel non è eccessiva forse non tutto è perduto. Qualora ci si accorga immediatamente dell’errore si potrà diluire la benzina il più possibile facendo il pieno di gasolio due volte di seguito, senza far svuotare completamente il serbatoio tra una volta e l’altra.

Certo, uno sbaglio simile comporterà una spesa al distributore importante, ma non sarà paragonabile con il conto salato di una riparazione dal meccanico!

Cose da sapere

Come accorgersi di aver sbagliato a fare rifornimento mettendo benzina nel diesel?

Qualora si dovesse commettere l’errore di mettere benzina al posto del diesel ci si accorgerà subito dello sbaglio non appena si metterà in moto l’auto. Il veicolo, infatti, inizierà ad accusare un comportamento irregolare dei giri motore e si potrà notare una importante fuoriuscita di fumo nero dal tubo di scarico.

Quali sono le conseguenze per il motore se si sbaglia mettendo benzina nel diesel?

Il motore rischia una mancata lubrificazione che metterebbe a rischio tutte le componenti meccaniche. Inoltre l’utilizzo della benzina al posto del diesel rischia di provocare il blocco della pompa d’iniezione ed il danneggiamento di valvole e pistoni. anche il filtro antiparticolato rischia di essere danneggiato perché non è progettato per convertire le sostanze presenti nella benzina incombusta. In questo caso la benzina potrebbe quindi scorrere sul filtro incandescente provocando un incendio.

Come si rimedia all’errore se si mette benzina nel gasolio?

L’unico rimedio possibile per evitare di danneggiare il motore è quello di svuotare completamente il serbatoio dell’auto. Per questa ragione, se non sarà possibile portare a spinta la vettura presso un’officina di fiducia, sarà fondamentale trasportare l’auto con un carro attrezzi e procedere all’operazione richiesta.

Revisione bombole metano: ogni quanto va fatta e quanto costa

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Le auto a metano sono ufficialmente uscite di scena dai listini del nuovo a inizio anno. Stellantis e Volkswagen, i due gruppi che hanno fatto i numeri più interessanti negli anni passati, hanno smesso di produrle e anche le “scorte di magazzino” sono terminate o quasi.

Però, in Italia, ci sono 2 milioni di vetture a metano in circolazione e ci sono aziende che ancora provvedono alla conversione in aftermarket. Quindi, se da una parte il metano è morto, dall’altra è ancora vivo e vegeto. E a ragione, visto che consente a chi percorre tanti chilometri di tenere sotto controllo i costi di gestione. La revisione delle bombole metano deve essere effettuata scrupolosamente per evitare brutte sorprese. Scopriamo come funziona.

INDICE
Ogni quanto fare la revisione bombole auto a metano
Dove fare la revisione bombole metano auto
Costo revisione bombole
Cambio bombole: come funziona
Collaudo bombole metano

Per sapere quando deve essere effettuata la revisione delle bombole auto a metano è fondamentale verificare se queste sono state omologate secondo la normativa nazionale (DGM), o secondo la normativa europea R110 ECE/ONU.

Per le prime, la revisione dell’impianto metano dell’auto dovrà essere effettuata ogni cinque anni, mentre per le seconde dovrà seguire gli intervalli di revisione della vettura, cioè la prima volta al quarto anno e successivamente ogni due anni.

auto metano usate
auto metano usate

Il proprietario di un’auto a metano non potrà rivolgersi a qualsiasi autofficina per effettuare la revisione delle bombole, ma questa potrà essere svolta presso i centri di collaudo GFBM, un ente gestito direttamente dall’Eni Spa. Per conoscere i centri autorizzati si potrà consultare l’elenco presente sul sito federmetano.it.

Il costo della revisione delle bombole è gratuito, ma il proprietario del veicolo dovrà sostenere le spese inerenti lo smontaggio, l’installazione delle bombole e delle elettrovalvole.

Per le bombole soggette a revisione quinquennale il costo si aggira in media sui 10 euro a bombola, mentre per quelle a soggette revisione quadriennale il prezzo varia a seconda del modello di auto. Il costo della revisione non include il prezzo delle elettrovalvole.

Si spende molto di più qualora si circoli con bombole prive di revisione. L’articolo 80 del Codice della Strada prevede, per chi effettua rifornimento senza rispettare la scadenza di revisione, una sanzione amministrativa da 173 a 694 euro ed il ritiro della carta di circolazione.

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In occasione della revisione delle bombole gli addetti procederanno alla pesatura e ad una ispezione interna ed esterna per poi concludere la verifica con l’utilizzo di ultrasuoni e quello con pressione idrostatica a 300 bar.

Se le bombole non dovessero superare la revisione dovranno essere sostituite con delle bombole nuove senza alcun aggravio di costi a carico dell’utente. Il cambio bombole è obbligatorio qualora queste abbiano superato i 20 anni di età.

Durante la revisione gli addetti dell’officina specializzata procederanno al collaudo delle bombole seguendo la procedura indicata in precedenza; pesatura, ispezione e prova tramite ultrasuoni e pressione idrostatica.

Compiute queste operazioni, se le bombole avranno superato il collaudo, verranno punzonate con l’indicazione della data dell’ultima revisione.

Cose da sapere

Ogni quanto fare la revisione delle bombole auto a metano?

Se le bombole sono omologate secondo la normativa nazionale (DGM), la revisione dell’impianto metano dell’auto dovrà essere effettuata ogni cinque anni, mentre se sono omologate secondo la normativa europea R110 ECE/ONU dovrà seguire gli intervalli di revisione della vettura, cioè la prima volta al quarto anno e successivamente ogni due anni.

Dove fare la revisione delle bombole auto a metano?

La revisione bombole auto a metano potrà essere svolta presso i centri di collaudo GFBM, un ente gestito direttamente dall’Eni Spa. Per conoscere i centri autorizzati si potrà consultare l’elenco presente sul sito federmetano.it.

Quanto costa le revisione bombole auto a metano?

Il costo della revisione delle bombole è gratuito, ma il proprietario del veicolo dovrà sostenere le spese inerenti lo smontaggio, l’installazione delle bombole e delle elettrovalvole.

Quando si cambiano le bombole auto a metano?

In occasione della revisione delle bombole gli addetti procederanno alla pesatura, ad una ispezione interna ed esterna e alla verifica con l’utilizzo di ultrasuoni e quello con pressione idrostatica a 300 bar: se le bombole non dovessero superare la revisione dovranno essere sostituite. Il cambio bombole è obbligatorio qualora queste abbiano superato i 20 anni di età.

DFSK: tutte le novità in arrivo nel 2025

DFSK: tutte le novità in arrivo nel 2025 1

Il marchio cinese DFSK, nato dalla collaborazione tra Dongfeng e Chongqquing Sokon e importato in Italia da China Car Company, sta consolidando la sua offerta

Nel 2025 sono in programma nuovi modelli e aggiornamenti. Tra le novità più attese, la Glory 500 Turbo, disponibile da aprile. Rappresenta una variante potenziata del crossover di segmento C che ne aumenterà la competitività. Ma sono in arrivo anche modelli più piccoli.

  • DFSK Quadriciclo elettrico
  • DFSK nuova utilitaria
  • DFSK Glory 500 Turbo

DFSK Quadriciclo elettrico

La prima novità del 2025 sarà il modello finora noto con il nome ufficioso di Candy EV, con cui DFSK vuole entrare nel prolifico settore dei quadricicli elettrici . Si tratta di un veicolo di categoria L7 a quattro posti, il cui lancio è previsto per aprile ma di cui non sono ancora state diffuse le caratteristiche dettagliate.

DFSK: tutte le novità in arrivo nel 2025

Si ipotizza, però, che possa offrire diverse opzioni di batteria, da 9 a 17 kWh con autonomie variabili tra 120 e 220 km, in linea con modelli simili presenti su altri mercati.

DFSK nuova utilitaria

Entro la fine dell’anno arriverà un nuovo modello nel segmento B, caratterizzato da una motorizzazione full hybrid. Si prevede che questo veicolo avrà una lunghezza compresa tra 4 e 4,3 metri e l’obiettivo di porsi come concorrente della MG3, anch’essa full hybrid e venduta a un prezzo base che parte da meno di 20.000 euro.

DFSK Glory 500 Turbo

La serie Glory è attualmente il cuore della gamma DFSK, articolata nei modelli 500, 580, 600 e F5. Il 500 si arricchirà nel corso dell’anno di una inedita variante con motore turbo. che andrà ad aggiungersi all’attuale motorizzazione 1.5 da 106 CV.

DFSK: tutte le novità in arrivo nel 2025 2

Le specifiche tecniche non sono state ancora ufficialmente divulgate, ma si prevede che questa versione offrirà prestazioni nell’ordine dei 150 CV o più. Come per il modello esistente, è probabile che anche per questa variante si renda disponibile un impianto GPL, con un prezzo leggermente superiore ai circa 18.000 euro della versione base.

Polestar: tutte le novità in arrivo nel 2025

Polestar: tutte le novità in arrivo nel 2025 2

Il 2025 appena iniziato si preannuncia come un anno cruciale per il marchio Polestar. La Casa automobilistica svedese fondata da Geely come “spin-off di Volvo e impegnata nella mobilità elettrica premium, punta a consolidare la propria posizione nel mercato globale.

Le novità di quest’anno completeranno la gamma introducendo modelli inediti in alcuni segmenti-chiave e al tempo stesso introdurranno importanti novità tecniche e stilistiche.

  • Polestar 5
  • Polestar 7

Polestar 5

La Polestar 5, attesa nella seconda metà del 2025, rappresenta la naturale evoluzione del concept Precept, presentato nel 2020 (nella foto sotto). Questa berlina elettrica, caratterizzata da un design filante e un posteriore dalle linee quasi da coupé, si posiziona nel segmento D/E come una delle proposte più raffinate del marchio.

Polestar: tutte le novità in arrivo nel 2025 1

Dal punto di vista tecnico, la Polestar 5 utilizzerà per il sistema propulsivo un’architettura a 800 volt, che promette tempi di ricarica rapidi, sebbene i dati ufficiali non siano ancora stati divulgati. La gamma sarà strutturata su versioni a trazione posteriore e integrale, con potenze che potrebbero raggiungere i 900 CV di picco nei modelli top di gamma. Queste caratteristiche la rendono sin d’ora una potenziale diretta rivale di Porsche Taycan e Tesla Model S, con un focus particolare sulle prestazioni e sull’efficienza.

Polestar 7

Stando ai piani annunciati dalla Casa, l’arrivo della Polestar 7 non è in realtà prevista prima della fine del 2026 o dell’inizio dell’anno successivo  2027, tuttavia il 2025 potrebbe regalare ulteriori anticipazioni su questo modello così importante e strategico. Si tratta di un SUV compatto, probabilmente lungo tra i 4,2 e i 4,5 metri, pensato per competere in un segmento sempre più affollato, lo stesso in cui Volvo è presente con la EX40.

Volvo EX30: prezzi, dimensioni e caratteristiche 8

Grazie alla stretta sinergia con Volvo, è in realtà molto probabile che la Polestar 7 condivida alcune soluzioni tecniche con la Volvo EX30 (nella foto), la più piccola ma al tempo stesso innovativa delle vetture di Goteborg, pur distinguendosi per uno stile più sportivo. Inoltre, la produzione avverrà in Europa, ulteriore scelta strategica per aggirare i dazi imposti alle auto elettriche prodotte in Cina.

Liquido radiatore: cos’è, a cosa serve, quale usare e quando cambiarlo

liquido-refrigerante

Effettuare una regolare manutenzione della propria vettura è fondamentale per trovarsi sempre alla guida di un’auto in perfette condizioni. Una delle operazioni più importanti per evitare ingenti danni al motore, da effettuare a cadenza regolare, è il controllo del liquido refrigerante. Il liquido raffreddamento motore insomma. In questa piccola guida trovate tutte le informazioni necessarie a svolgere quest’operazione nei tempi e nei modi previsti.

 INDICE
 Liquido refrigerante auto: cos’è e a cosa serve
 Liquido di raffreddamento motore: quando cambiarlo
 Liquido refrigerante rosso
 Liquido refrigerante blu
 Mischiare il liquido radiatore rosso e blu
 Mischiare acqua e liquido refrigerante?

Quando si parla di liquido del radiatore, o liquido di raffreddamento motore, si intende una miscela di acqua e glicole etilenico (un idrocarburo piuttosto semplice) che, quando scatta la valvola termostatica, viene immessa nel sistema di propulsione per regolarne la temperatura. Questa miscela serve quindi ad evitare sia il surriscaldamento sia, in caso di temperature particolarmente rigide, il raffreddamento eccessivo.

Il liquido refrigerante auto ha quindi la funzione di raffreddare gli ingranaggi per garantirne il corretto funzionamento. La sua particolare composizione, inoltre, evita la formazione di ruggine e per questa ragione sulle moderne vetture è sconsigliato il rabbocco con della semplice acqua.

Come accennato, per mantenere la propria vettura in perfetto stato è necessario anche controllare regolarmente il livello del liquido di raffreddamento, un’operazione che può essere svolta autonomamente. Basta aprire il cofano per verificare: il contenitore del liquido è trasparente e permette di vedere subito se la quantità è adatta, cioè se il liquido raggiunge la tacchetta di livello presente sul contenitore stesso.

In caso di livello basso del liquido di raffreddamento è sufficiente procedere al rabbocco, rispettando l’indicazione della quantità massima, così da evitare eventuali danneggiamenti al propulsore in caso del raggiungimento di temperature di esercizio elevate.

I liquidi refrigeranti sono tutti colorati per aiutare ad individuare eventuali perdite e distinguere prodotti che non vanno mescolati tra loro. Il liquido radiatore rosso è composto esclusivamente da fluidi organici ed è ideale per motori ad alte prestazioni, sia a benzina che a gasolio. Questo perché, a differenza di altri tipi di liquidi refrigeranti, questo contiene solo additivi organici. Infatti, questo tipo di liquido radiatore è identificato con la sigla OAT, ovvero Organic Additive Technology, ossia tecnologia con additivi organici.

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Il liquido refrigerante blu, invece, non è più utilizzato sulle moderne vetture. Si tratta di un liquido sempre a base di glicole etilenico che utilizza come additivi delle sostanze anticorrosive inorganiche, come sali di fosfato, nitriti, silice e borato, tutti composti estremamente tossici ed inquinanti.

Questa tipologia di liquido refrigerante viene quindi utilizzata solo sulle auto di vecchia generazione che hanno bisogno di mantenere un determinato valore del PH per far fronte alla corrosione  causata dal glicole in decomposizione.

La differente colorazione dei liquidi refrigeranti ha anche la funzione di avvisare chi si accinge ad effettuare il rabbocco. È infatti sconsigliato mescolare liquidi di colori diversi, perché i diversi agenti fluidificanti e gli additivi anticorrosione potrebbero reagire producendo un composto gelatinoso, che andrebbe ad intasare il circuito dell’auto e costringerebbe a una totale pulitura dello stesso.

Non solo è possibile mischiare acqua e liquido refrigerante, ma anzi è un’operazione consigliata dalle Case. Sulla confezione del liquido vengono solitamente indicate le percentuali esatte di concentrazione, ma normalmente il liquido refrigerante deve essere diluito con acqua in una proporzione 50-50. La miscela così ottenuta può quindi essere usata per rabboccare il liquido radiatore nel caso il livello non fosse adatto.

In ogni caso, però, si sconsiglia fortemente il rabbocco con la sola acqua, dato che potrebbe alterare la miscela ottimale con il refrigerante. Infatti, se l’acqua è presente in concentrazioni troppo alte la miscela può ghiacciarsi, in caso di temperature rigide, o iniziare a bollire (il circuito di raffreddamento del motore funziona ad una temperatura di 90°-100°), creando bolle d’aria che invece di raffreddare il motore avranno l’effetto di surriscaldarlo.

Cose da sapere

Cos’è il liquido refrigerante?

Il liquido refrigerante è una miscela di acqua e glicole etilenico che viene immessa nel sistema quando scatta la valvola termostatica, ed evita così il surriscaldamento, o quando la temperatura ambientale è particolarmente rigida.

Come si controlla il livello di liquido refrigerante?

Il controllo del livello del liquido di raffreddamento è una operazione che può essere svolta autonomamente. Basta aprire il cofano motore e verificare che il liquido raggiunga l’apposita tacchetta di livello sul contenitore. In caso di livello del refrigerante basso sarà sufficiente procedere al rabbocco rispettando l’indicazione del massimo così da evitare eventuali danneggiamenti al propulsore in caso del raggiungimento di temperature di esercizio elevate.

Qual è la differenza tra liquido refrigerante rosso e blu?

Il liquido radiatore rosso è composto esclusivamente da fluidi organici ed è ideale per motori ad alte prestazioni, sia a benzina che a gasolio. A differenza dei liquidi blu/verde e giallo, questo contiene solo additivi organici ed è identificato con la sigla OAT, ovvero Organic Additive Technology, ossia tecnologia con additivi organici. Il liquido blu non è più utilizzato sulle moderne vetture. Si tratta di un liquido sempre a base di glicole etilenico che utilizza come additivi anticorrosivi inorganici come sali di fosfato, nitriti, silice e borato, estremamente tossici ed inquinanti.

Si possono mischiare liquido rosso e blu?

È sconsigliato mescolare liquidi di colori diversi perché gli agenti fluidificanti e anticorrosione potrebbero reagire producendo un composto gelatinoso che andrebbe ad intasare il circuito dell’auto ed obbligherebbe alla pulitura dello stesso.

Si può mischiare acqua e liquido refrigerante?

Mischiare acqua e liquido refrigerante è un’operazione consigliata dalle Case. Nelle indicazioni presenti sulla confezione del liquido vengono indicate le percentuali di rabbocco solitamente previste in 50% liquido e 50% acqua. È sconsigliabile effettuare il rabbocco con la sola acqua perché alterando la composizione della miscela si rischia che questa ghiacci, in caso di freddo intenso, o inizi a bollire, causando un ulteriore aumento della temperatura del propulsore.

Batterie auto elettriche: costo, durata e smaltimento

batterie delle auto elettriche

Le auto elettriche sono ormai una realtà. Quasi ogni costruttore ne propone almeno una a listino e le quote di mercato, anche se a rilento, stanno lentamente salendo. Molti sono gli automobilisti che stanno abbracciando questa nuova filosofia di guida, ma ancora in tanti non sanno esattamente come queste auto funzionano. In questa pratica guida, quindi, parliamo di batterie e vi spieghiamo come sono fatte, come funzionano e soprattutto quanto costa ricaricare.

 

INDICE
Batterie auto elettriche: come sono fatte e come funzionano
Batterie auto elettriche: quelle agli ioni di litio
Batterie auto elettriche: quanto durano?
Batterie auto elettriche: quanto costano?
Batterie auto elettriche: quanto costa la ricarica?

La batteria è uno degli elementi principali che costituiscono un’auto elettrica. Non è soltanto la componente in grado di garantire l’autonomia alla vettura, ma è anche quello che ne determina le prestazioni. Tutto funziona grazie ad un processo chimico che sposta un flusso di elettroni dall’anodo, la sostanza che li cede tramite ossidazione, al catodo che li riceve tramite riduzione. Ma dove si muove questo flusso di elettroni? Si muove all’interno dell’elettrolita che è una sostanza liquida in questo momento, ma che in molti, Tesla in primis, stanno cercano di mettere a punto anche in forma solida per migliorare l’efficienza degli accumulatori. Ecco, è attraverso questo processo che si genera corrente continua.

Auto elettrica: la batteria del futuro è allo stato solido 2

Le batterie agli ioni di litio sono oggi le più diffuse. Sono costituite da un anodo in litio e da un catodo in carbonio e devono il loro successo alla loro elevata densità: ciò significa che a fronte di dimensioni relativamente contenute sono in grado di generare grandi quantità di energia. Inoltre, non soffrono dell’effetto memoria del quale parlavamo nel capitolo precedente, permettendo così cicli di carica e scarica anche parziali. Di contro, il ciclo di vita di queste batterie è abbastanza breve. Dopo circa 5 anni, infatti, la loro capacità di immagazzinare e cedere energia comincia a calare. Attenzione poi alle temperature. Sotto i -10 gradi oppure oltre i 30 gradi, le batterie agli ioni di litio tendono a perdere efficienza.

Uno dei grandi punti interrogativi che sorge quando ci si appresta ad acquistare un’auto elettrica riguarda la durata delle batterie. Non esiste un dato preciso, ad oggi, sulla durata di una batteria. Sarebbe come chiedersi quanto dura un motore a benzina. Non esiste una risposta precisa. Tuttavia, la maggior parte dei costruttori garantisce un’efficienza del 100% mediamente per 8 anni. Oltre tale data la capacità di immagazzinare energia potrebbe cominciare a calare.

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Uno dei maggiori ostacoli alla diffusione delle auto elettriche è dato dal costo delle batterie, ancora molto elevato. Se, malauguratamente, si fosse costretti alla sostituzione della batteria ci si troverebbe di fronte ad una spesa davvero importante. Basti pensare che per una Smart Fortwo EQ il prezzo per questo elemento è di ben 9.043 euro, mentre per una Mercedes EQC si arriva addirittura a 40.120 euro. Ad ogni modo, danneggiare la batteria è praticamente impossibile. In caso di urto, ad esempio, se arrivaste a compromettere la struttura della batteria, vorrebbe dire che avete avuto un incidente tanto violento danneggiare irrimediabilmente anche tutto il resto della vettura. Di conseguenza, il problema della batteria sarebbe relativo, perché andrebbe rottamata tutta l’auto.

Ricarica auto elettriche: quanto costa con A2A 1

La ricarica della batteria prevede dei costi che possono variare in base ad alcuni fattori. Se si sceglie di procedere con la ricarica direttamente dalla propria abitazione, allora il costo dipenderà dalla tariffa energetica della propria rete domestica. Un’alternativa è quella di ricaricare la batteria dell’auto elettrica utilizzando una colonnina. Vediamo nel dettaglio le diverse tariffe in base alla potenza, da un minimo di 22 kWh fino ad un massimo di 150 kWh:

  • A2A: il prezzo varia dai 0,65 ai 0,90 €/kWh.
  • Acea: il prezzo varia dai 0,69 a (valore non definito).
  • Plenitude + Be Charge: il prezzo varia dai 0,65 ai 0,90 €/kWh.
  • Duferco/Energia: il prezzo varia dai 0,59/0,79 ai 0,79/0,89 €kWh.
  • Enel X: il prezzo varia dai 0,69 ai 0,99 €kWh.
  • Ionity: il prezzo rimane costante ed è pari a 0,79 €kWh.