Smarrimento patente: dalla denuncia al duplicato, ecco cosa fare

smarrimento-patente

Perdere un documento è sempre un’esperienza stressante, visto che spesso implica contorti procedimenti burocratici per cercare di riottenerlo. Fortunatamente, però, nel caso di smarrimento della patente, così come in caso di furto, la procedura si è piuttosto semplificata rispetto al passato. Infatti, in molti casi sono le stesse forze di polizia o i carabinieri presso cui si denuncia lo smarrimento che trasmettono la richiesta del duplicato. Scopri nella nostra piccola guida tutti i passaggi da seguire, i costi da sostenere e tutti gli altri dettagli utili.

INDICE
 Smarrimento patente: cosa fare
 Denuncia smarrimento patente
 Duplicato patente: dove richiederlo
Duplicato patente online
 Costo duplicato patente
Patente rubata: cosa fare?

Se si smarrisce la patente si deve seguire un iter preciso per avere in breve tempo un documento provvisorio che consenta di tornare alla guida di un veicolo nell’attesa del duplicato della patente di guida.

L’iter si compone di tre step:

  • denuncia smarrimento patente;
  • richiesta duplicato patente;
  • pagamento bollettino PagoPA.

Nel momento in cui ci si accorge di aver smarrito la propria patente di guida sarà necessario recarsi presso una caserma dei Carabinieri per procedere con la denuncia di smarrimento. Questo procedimento deve essere compiuto entro 48 ore dalla scoperta dello smarrimento e sarà fondamentale portare con sé un documento di identità valido e due fototessere per poter successivamente procedere alla richiesta di duplicato.

Completata la denuncia, e presentato il documento di identità e le foto tessere richieste, verrà rilasciato un permesso provvisorio di guida con validità 90 giorni con il quale sarà possibile circolare in attesa del duplicato.

Completata la procedura di denuncia di smarrimento patente, ed entrati in possesso del permesso di guida provvisorio, si potrà procedere con la richiesta di duplicato patente smarrita all’Ufficio Centrale Operativo del Ministero dei Trasporti.

Per poter procedere con questa istanza sarà necessario essere in possesso dei documenti richiesti ed effettuare il pagamento dell’operazione. Il Ministero dei Trasporti provvederà all’invio del duplicato entro 45 giorni dalla denuncia.

La richiesta potrà essere presentata:

  • dal diretto interessato, previa esibizione di un documento d’identità in corso di validità;
  • da una persona delegata, che dovrà portare con sé il documento d’identità valido, una delega su carta semplice sottoscritta dal titolare ed una fotocopia del documento d’identità valido del delegante;
  • da un ufficio di pratiche auto o da un’autoscuola;
  • Se la patente smarrita è meccanizzata, cioè censita nell’archivio nazionale dei cittadini italiani abilitati alla guida ed è duplicabile, saranno i carabinieri o la polizia ad inoltrare la richiesta per il duplicato.

L’interessato dovrà consegnare due fotografie formato tessera ed apporre una firma nell’apposito riquadro presente sul permesso provvisorio di guida. Saranno poi le autorità di pubblica sicurezza a provvedere agli adempimenti per il duplicato trasmettendo tutta la documentazione ai competenti uffici della motorizzazione civile. La foto e la firma saranno scansionate e riportate sulla nuova patente.

Se la patente smarrita è non meccanizzata, sarà il titolare del documento a doversi recare alla motorizzazione civile per richiedere il duplicato della patente smarrita. L’iter da seguire è questo: compilare e presentare il modello TT 2112 per la richiesta del duplicato, fornire la copia di un documento di riconoscimento in corso di validità, l’attestazione del versamento postale, due fototessere, la denuncia di smarrimento ed il permesso provvisorio di guida.

Qualora la patente di guida smarrita sia di un cittadino extracomunitario sarà fondamentale esibire anche il permesso di soggiorno o la carta di soggiorno.

Qualora non si abbia la possibilità di recarsi presso i Carabinieri o un ufficio di Polizia e un altro ufficio di polizia locale, si potrà procedere alla denuncia anche online tramite il sito extranet.carabinieri.it/DenunciaViaWeb/.

Una volta compilato il form con tutti i dati richiesti si dovrà stampare la denuncia per poi procedere alla stessa presso una stazione dei Carabinieri. Questo permetterà di risparmiare tempo, potendo usufruire di una corsia preferenziale. Una volta giunti presso la Stazione o Tenenza del Carabinieri, si dovranno comunque presentare il documento di identità e le foto tessere richieste. Verrà così rilasciato un permesso provvisorio di guida con validità 90 giorni con il quale sarà possibile circolare in attesa del duplicato.

Nel caso in cui il duplicato non arrivi entro 45 giorni è possibile contattare il numero verde 800232323. Il numero è attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20 e il sabato dalle 8 alle 14.

patente-digitalizzazione

In caso di smarrimento, i costi per ottenere il duplicato della patente sono tutto sommato contenuti ed ammontano a poco meno di 12 euro. Sono così composti:

  • Diritti DDT: 10,20 €
  • Commissioni: 1,51 €

Il pagamento deve avvenire via bollettino PagoPA, generabile attraverso il Portale dell’Automobilista per la tariffa ‘2E – Duplicato Patente per Smarrimento, Sottrazione, Distruzione’. In caso di mancato pagamento, il procedimento di duplicazione verrà interrotto, sia in caso di patente meccanizzata che non.

Nel caso in cui la patente sia rubata, magari a seguito del furto del portafoglio o della borsa all’interno della quale veniva custodita, l’iter da seguire per ottenerne un duplicato è identico a quello suggerito in caso di smarrimento.

Non ci sono differenze né di procedura né di costi. Ci si reca preso una stazione dei Carabinieri o della Polizia e si procede alla denuncia. Anche in questo caso, per snellire l’iter, si può procedere a una prima compilazione dei moduli online, sempre collegandosi al sito extranet.carabinieri.it/DenunciaViaWeb/.

Cose da sapere

Cosa fare in caso di smarrimento della patente?

In caso di smarrimento della patente si deve innanzitutto procedere con la denuncia entro 48 ore alla polizia o ai carabinieri, e poi alla richiesta del duplicato.

Dove si sporge denuncia per lo smarrimento della patente?

La denuncia di smarrimento patente può essere effettuata presso una caserma dei carabinieri o presso la polizia,  portando con sé un documento di identità valido e due fototessere per poter successivamente procedere alla richiesta di duplicato.  Si può sporgere denuncia anche online, tramite il sito https://extranet.carabinieri.it/DenunciaViaWeb/ ed un volta compilato il form con tutti i dati richiesti si dovrà stampare la denuncia.

Come si richiede il duplicato patente smarrita?

Il duplicato della patente può essere richiesto all’Ufficio Centrale Operativo del Ministero dei Trasporti. Per poter procedere con questa istanza sarà necessario essere in possesso dei documenti richiesti ed effettuare il pagamento dell’operazione. Il Ministero dei Trasporti provvederà all’invio del duplicato entro 45 giorni dalla denuncia.

Quanto costa il duplicato della patente?

Il costo del duplicato della patente è di circa 12 euro.

Come funziona la patente a punti?

patente a punti

Quest’anno la patente a punti celebra il 20° anniversario dalla sua introduzione nel nostro paese. Questo documento innovativo ha creato un sistema di bonus e malus per incentivare ulteriormente una guida più responsabile e sicura, affiancandosi alle tradizionali sanzioni pecuniarie o amministrative previste dal Codice della Strada.

Ecco una breve guida per capire come funziona la patente a punti, cosa succede se se ne perdono troppi, come controllare il proprio saldo e molte altre informazioni utili.

INDICE
Patente a punti: come funziona?
Patente a punti: come controllare il saldo
Patente a punti: neopatentati
Patente a punti: regole
Patente a punti: come recuperare i punti persi

Per capire come funziona la patente a punti basti sapere che ogni automobilista parte da un punteggio iniziale di 20 punti che verranno decurtati, in base alla gravità dell’infrazione commessa, o aumentati, due alla volta ogni due anni fino a un massimo di 30, qualora non si commettano violazioni al Codice della Strada.

La patente a punti è entrata in vigore nel luglio del 2003 e il suo funzionamento è disciplinato dall’articolo 126 bis del Codice della Strada. La legge della patente a punti è la n. 214 del 2003 e ha modificato in alcuni punti il Decreto Legge n.151 del 27 giugno 2003. La Legge della patente a punti ha introdotto l’obbligo per il proprietario del veicolo di dichiarare entro 60 giorni dalla notifica del verbale chi si trovava alla guida dell’auto così da poter applicare la sanzione accessoria della decurtazione dei punti.

L’eventuale opposizione alla multa non sospende l’obbligo di comunicare i dati del conducente anche se alcune recenti sentenze della Cassazione hanno ribaltato questo principio. Fondamentale sapere che in caso di proposizione del ricorso non vengono sospesi i termini per la comunicazione dei dati del conducente ed è quindi necessario provvedere a questa comunicazione all’autorità che ha elevato il verbale.

A questo punto è naturale chiedersi come controllare i punti della patente. È possibile monitorare il saldo dei punti della propria licenza di guida accedendo al Portale dell’Automobilista online o installando l’app gratuita iPatente. Dal 1° aprile 2022, per chi non può o preferisce non collegarsi ad internet, si può chiamare il numero a pagamento messo a disposizione dall’ACI: 848.782.782. Il servizio è disponibile 24/7, al costo di una chiamata urbana: una voce registrata guida l’utente nell’inserimento dei dati e fornisce successivamente il saldo.

patente-digitalizzazione

Il regime della patente a punti è ancora più severo con chi possiede la licenza da meno di tre anni. I vincoli imposti ai neopatentati non riguardano solo la potenza del veicolo, che non deve essere superiore ai 70 Kw, o i limiti di velocità nelle strade extraurbane principali o nelle autostrade, ma riguardano anche l’ipotesi della sanzione accessoria della decurtazione punti. Qualora un neopatentato infranga una o più disposizione del Codice della Strada la decurtazione punti, per ogni infrazione commessa, viene raddoppiata per un massimo comunque di 15 punti, se non sono state commesse infrazioni che comportano sospensione o revoca di patente.

Il legislatore è stato quindi particolarmente severo con l’obiettivo di disincentivare ancora di più i comportamenti pericolosi di chi ha poca esperienza alla guida. Importante sapere, infine, che il neopatentato virtuoso alla guida otterrà un punto solo per ciascuno dei primi tre anni dal conseguimento della patente. Questo significa che potrà accumulare tre punti nei primi tre anni, allo scadere dei quali varrà la regola ordinaria dei due punti ogni biennio trascorso senza infrazioni.

Chiariamo a questo punto il funzionamento del sistema della patente a punti. Il bonus di punti originario è di 20 punti aumentabile sino a un massimo di 30 qualora non si commettano infrazioni in 5 anni consecutivi. Qualora si dovessero violare la disposizioni del Codice della Strada e si dovesse ricevere la notifica sia della sanzione amministrativa che di quella accessoria, il punteggio iniziale verrà decurtato e potrà essere anche del tutto azzerato.

Di seguito ecco un riassunto di quali infrazioni comportano la perdita di punti sulla patente:

  • Decurtazione di 10 punti patente: avviene quando si superano i limiti di velocità di oltre 60 km/h; quando si circola contromano o si effettua un sorpasso in situazioni gravi e pericolose; quando si trasportano materie pericolose senza le adeguate precauzioni e le dovute autorizzazioni; in caso di manovre pericolose in autostrada; in caso di guida in stato di ebbrezza o di fuga in caso di incidente.
  • Decurtazione di 8 punti patente: avviene in caso di mancato rispetto della distanza di sicurezza che abbia causato un incidente; quando si fanno inversioni di marcia in condizioni pericolose; nel caso in cui si violi l’obbligo di precedenza ai pedoni.
  • Decurtazione di 6 punti patente: quando si superano i limiti di velocità di oltre 40 km/h, ma non di oltre 60 km/h; quando si violano obblighi di fermata, come lo stop, il semaforo rosso o i passaggi a livello.
  • Decurtazione di 5 punti patente: violazione di obblighi e regole di precedenza e sorpasso; mancato allacciamento di casco o cinture di sicurezza; del mancato rispetto del riposo minimo giornaliero per gli autisti di camion e autobus.
  • Decurtazione di 4 punti patente: quando si circola contromano; si omette di occupare la corsia più libera a destra; in caso di trasporto di cose o persone con eccedenza di carico; qualora non si consenta al pedone l’attraversamento di una strada sprovvista di strisce pedonali.
  • Decurtazione di 3 punti patente: nei casi di mancata osservanza delle distanze di sicurezza nei confronti di determinate categorie di veicoli; in caso di uso degli abbaglianti in condizioni vietate; se non si rispettano gli obblighi verso funzionari, ufficiali e agenti.
  • Decurtazione di 2 punti patente: mancato rispetto della segnaletica; sosta nelle corsie riservate al transito degli autobus o veicoli su rotaia, negli spazi riservati a veicoli per persone invalide o in quelli riservati alla fermata degli autobus o dei taxi; mancata segnalazione con l’apposito triangolo il veicolo fermo sulla carreggiata fuori dei centri abitati; violazione delle prescrizioni per la circolazione sulle autostrade e sulle superstrade.
  • Decurtazione di 1 punto patente: avviene principalmente qualora non si faccia uso dei dispositivi di illuminazione o segnalazione visiva quando è prescritto oppure in caso di uso improprio dei fari.

Per avere un’idea più precisa della gravità di ogni infrazione del CdS si può far riferimento alla tabella delle decurtazioni.

Quando si viola il Codice della Strada, gli agenti redigono un verbale di constatazione che include sia l’importo della multa che l’eventuale quantità di punti da decurtare, trasmettendo questi dati al Ministero competente. Quest’ultimo registrerà la sottrazione del punteggio non appena saranno trascorsi i 30 o i 60 giorni di tempo massimo per fare ricorso. A partire da novembre 2021, è proprio attraverso il Portale dell’Automobilista che le variazioni di punteggio vengono comunicate al conducente.

Se, nel perdere punti, si giunge a quota zero, sarà necessario sostenere nuovamente l’esame di guida. Allo stesso modo, se nell’arco di un anno solare si commettono tre infrazioni da cinque punti ciascuna. Importante ricordare qui che in casi particolarmente gravi la patente può essere sospesa o addirittura revocata.

Se si perdono tutti i punti della propria patente, diventa necessario frequentare un corso di recupero, della durata di 12 ore, gestito dalle autoscuole o da altri soggetti autorizzati dal Ministero. Per i titolari di patente A e B sarà così possibile recuperare 6 punti. Frequentando il corso da 18 ore, invece, chi fosse in possesso di patente C, D, CE, DE, KA e KB potrà vedersi accreditati 9 punti. Infine, il corso dedicato ai titolari di patente CQC ha una durata di 20 ore e permette di riguadagnare 20 punti.

Quando si rischia la revoca della patente e come fare per riaverla? 1

Il corso per recuperare i punti della patente

È obbligatorio, perché il corso di recupero dei punti per le patenti A e B abbia validità, che questo duri un tempo inferiore o uguale alle due settimane consecutive. Iscrivendosi, lo ricordiamo, sarà necessaria mostrare la propria patente di guida. Per quanto riguarda la validità delle lezioni, invece, la regola è che non vengano superate le due ore giornaliere, che il numero di partecipanti non superi i 25, e che il corso si svolga in presenza, in locali autorizzati e con insegnanti abilitati. I temi generalmente previsti nel corso sono i seguenti: segnaletica stradale; norme di comportamento sulla strada; cause degli incidenti stradali; stato psicofisico dei conducenti; responsabilità civile e penale e omissione di soccorso; disposizioni sanzionatorie; elementi del veicolo rilevanti ai fini della sicurezza stradale.

I dettagli da tenere a mente prima del corso, però, non finiscono qui. Occorre ricordare che solo dopo la decurtazione definitiva del punteggio è possibile iscriversi, e che non si possono frequentare più corsi contemporaneamente. Alla fine delle lezioni si otterrà un attestato di frequenza che certifica il recupero dei punti. Il reintegro dei punti avviene precisamente a partire dalla data di rilascio dall’attestato di frequenza del corso.

Recupero automatico dei punti

Come detto, esistono maniere automatiche per recuperare i punti della patente. Per chi avesse un punteggio diminuito ma non azzerato, un biennio senza sanzioni che fanno perdere punti determina la riattribuzione del punteggio iniziale, entro il limite dei 20 punti D’altra parte, per  i titolari di patente con almeno 20 punti, l’attribuzione di un credito di 2 punti per ogni biennio trascorso senza sanzioni che prevedono la decurtazione dei punti patente può far guadagnare fino a un massimo di 10 punti. Questo significa che la patente dei conducenti più virtuosi e costanti può potenzialmente arrivare fino a 30 punti.

Ineos Grenadier: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Ineos Grenadier: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

Ineos, la rinomata azienda chimica britannica, entra nel mondo delle quattro ruote con l’Ineos Grenadier, un fuoristrada autentico e robusto come quelli di un tempo. Nonostante la sua novità nel settore, l’azienda ha dimostrato un’evidente capacità di collaborazione, unendo le forze con importanti partner come BMW per i motori, ZF per la trasmissione rinforzata, Carraro per gli assali, Bridgestone per pneumatici su misura e Magna Steyr per telaio e sospensioni. Con queste solide fondamenta e offerto in due varianti di carrozzeria (Utility o Station Wagon), il Grenadier si prospetta come un veicolo versatile e capace di affrontare ogni terreno con disinvoltura.

Ecco la scheda tecnica del nuovo Ineos Grenadier:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 2/5/7
 Bagagliaio 1.255/1.152 litri
 Alimentazioni benzina/diesel
 Classe Euro 6d
 CV/kW (da) 249/183
 Prezzo (da) 63.190 € (escluso IPT e MSS)

 

INDICE
Novità 2023
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzo

Al Goodwood Festival of Speed 2023, Ineos ha presentato un prototipo della Grenadier alimentato a idrogeno. Una tecnologia sempre più attuale e della quale Ineos può definirsi esperta. Il marchio inglese, infatti, produce oltre 400 mila tonnellate di idrogeno all’anno. Il progetto ha coinvolto la AVL, che ha fornito la tecnologia fuel cell utilizzata nel prototipo. Le modifiche apportate al veicolo sono evidenti, con un cofano motore aggiornato e alcune personalizzazioni al telaio e all’assale posteriore, con la funzione di Torque Vectoring. Sebbene i dati tecnici completi non siano stati ancora comunicati, Ineos ha confermato che il prototipo ha superato con successo tutti i test di affaticamento previsti per i modelli di serie.

Ipotizziamo che il powertrain del prototipo possa avere somiglianze con quello della BMW iX5 Hydrogen, ma aspettiamo ancora ulteriori dettagli. La Casa automobilistica inglese, famosa per la sua esperienza nei fuoristrada, sta studiando attentamente come questa tecnologia possa integrarsi nel futuro della mobilità sostenibile. Il prototipo rappresenta un interessante sviluppo nella gamma Grenadier, offrendo un’alternativa all’elettrificazione tradizionale e aprendo nuove prospettive per la guida a idrogeno.

Le dimensioni dell’Ineos Grenadier sono simili a quelle dei suoi competitor. Grazie a un passo di quasi 3 metri, la lunghezza raggiunge i 4 metri e 93 cm (inclusa la ruota di scorta). L’altezza supera invece i 2 metri, mentre la larghezza si attesta sui 193 cm. Molto interessante lo stacco da terra di 264 mm, che rende agile il mezzo su ogni terreno. Inoltre il fuoristrada promette di guadare corsi d’acqua profondi ben 80 cm senza risentirne. Per quanto riguarda il bagagliaio, la sua dimensione può variare molto a seconda della configurazione scelta, a 2, a 5 o a 7 posti. In più, è disponibile oltre alla Utility Wagon anche la variante Station Wagon, con più spazio per le sedute in seconda fila ma un bagagliaio che passa da 1.255 litri a 1.152 litri. In ogni caso, oltre allo spazio all’interno il Grenadier si distingue per una ottima capacità di traino: fino a 3.500 kg, ben di più del peso complessivo del veicolo.

Dimensioni
Lunghezza 4.927 mm
Larghezza 1.930 mm
Altezza 2.033 mm
Passo 2.922 mm

Le linee dell’Ineos Grenadier traggono ispirazione da una delle regine dell’offroad: la Land Rover Defender. Lo stile è quindi molto squadrato, con il frontale che si distingue per i fari circolari Led, con abbaglianti integrati nella griglia centrale. Al di sotto troviamo un paraurti smussato per migliorare l’angolo di attacco, in cui sono integrati due ganci traino, che possono essere utili nelle situazioni più estreme.

La fiancata è piuttosto elaborata, ricca di elementi che aumentano le funzionalità del veicolo, come le fasce di protezione con barre portatutto e gli anelli di fissaggio. Anche il retro trasmette l’animo off-road del mezzo: la ruota di scorta al centro del portellone lascia spazio, poco al di sotto, al paraurti, anche questo studiato per migliorare le prestazioni fuoristradistiche. Chiude il disegno il doppio terminale di scarico cromato, che aggiunge un tocco di stile.

Anche gli interni dell’Ineos Grenadier si allontanano dalla moda minimalista che sempre di più caratterizzano il mondo dell’automotive. Entrando nell’abitacolo notiamo subito la presenza di numerosi comandi e pulsanti, posti sia sulla plancia che sul tetto, in una posizione ottimale sia per chi guida, sia per il passeggero. Accanto al volante multifunzione spicca invece il touchscreen a colori da 12,3″, che ospita sia le informazioni sul veicolo, sia l’infotainment, con compatibilità Apple CarPlay/Android Auto e con navigazione Pathfinder Off-Road integrata.

A bordo troviamo anche molti vani portaoggetti, sia in prima che in seconda fila, e di certo non manca lo spazio di carico, che però può variare molto a seconda della configurazione di sedili scelta. Inoltre il veicolo è dotato di diversi sistemi di sicurezza e di assistenza alla guida, come l’Hill Descent Assist, l’Hill Climb Assist, la telecamera posteriore e i sensori di parcheggio anteriori e posteriori. 

Il listino dell’Ineos Grenadier include esclusivamente due motori derivati direttamente da BMW. Si può optare per il benzina 3.0 litri turbo, 6 cilindri in linea, che sprigiona fino a 285 CV e 450 Nm, oppure scegliere il 3.0 litri turbodiesel, 6 cilindri in linea, da 249 CV e 550 Nm di coppia massima. In ogni caso la trazione è integrale e il cambio automatico è il famoso ZF a 8 rapporti (con marce ridotte). E per muoversi davvero in tutte le condizioni, di serie ci sono anche tre differenziali bloccabili (anteriore, centrale, posteriore). La gamma Grenadier si amplierà in futuro con l’arrivo di una variante a idrogeno: Ineos ha infatti un prototipo di motorizzazione a celle di combustibile che ha presentato nel 2023.

La variante a benzina di Ineos Grenadier consuma 12,9 l/100km ed emette al contempo 293 g/km di CO2. Invece, la versione alimentata a Diesel presenta un consumo medio di 10,1 l/100km ed emissioni di CO2 pari a 293 g/km.

Ineos Grenadier è offerto in due allestimenti.

  • Trialmaster: per avventurieri off-road estremi.
  • Fieldmaster: per chi cerca un’esperienza fuoristrada leggera e raffinata

Nell’equipaggiamento base sono compresi Cerchi in acciaio da 17″, Fari LED, abbaglianti, Infotainment compatibile con Apple CarPlay, Android Auto e Pathfinder Off-Road Navigation con touchscreen LCD TFT a colori da 12,3”, Radio DAB+, Presa elettrica ausiliare da 2 kW, connettività USB e approccio open-source flessibile per collegare e usare i tuoi strumenti, dispositivi elettronici e accessori, Sedili Recaro in tessuto durevole e resistente all’acqua e alle macchie, vano contenitore sotto i sedili posteriori frazionati 60/40, portabottiglie, vano portaoggetti e un’ulteriore nicchia portaoggetti nella console centrale, rivestimento del pavimento robusto con valvole di scarico, fasce di protezione sul tetto con barre portatutto e anelli di fissaggio, Hill Climb Assist, Hill Descent Assist, telecamera posteriore, sensori di parcheggio anteriori e posteriori. 

Trialmaster: aggiunge Presa d’aria rialzata, Presa da 400 watt, Batteria ausiliaria, Pannello di interruttori ausiliari ad alta capacità, Rough Pack con bloccaggi differenziali anteriore e posteriore e pneumatici BFGoodrich All-Terrain T/A KO2

Fieldmaster: include in più rispetto alla dotazione base Cerchi da 18 pollici con dadi di bloccaggio, Finestre safari, Sedili in pelle nera, Sedili anteriori riscaldati, Tappetini per pavimento in moquette, Stereo aggiornato.

  • Off-road: il Granadier è davvero un fuoristrada duro e puro. Molto vecchia scuola, nonostante la grande tecnologia a bordo.
  • Motori: tutta l’affidabilità dei propulsori BMW benzina e diesel, che potrebbero arricchirsi presto di una variante a idrogeno.
  • Stile: un look pensato soprattutto per essere pratico, votato all’off-road, senza inseguire la moda dei SUV.

Di seguito ecco il listino prezzi di Ineos Grenadier aggiornato a luglio 2023 (escluse IPT e MSS):

Ineos Grenadier Utility Wagon benzina Prezzi
AWD 3.0 285 CV 63.190 €
Ineos Grenadier Utility Wagon diesel Prezzi
AWD 3.0 249 CV 63.190 €
Ineos Grenadier Station Wagon benzina Prezzi
AWD 3.0 285 CV Trialmaster Edition 71.990 €
AWD 3.0 285 CV Fieldmaster Edition 71.990 €
Ineos Grenadier Station Wagon diesel Prezzi
AWD 3.0 249 CV Trialmaster Edition 71.990 €
AWD 3.0 249 CV Fieldmaster Edition 71.990 €

 

 

Transizione ecologica: per passare all’elettrico sono necessari 50 anni

Audi e Hyundai assieme verso sviluppo tecnologia fuel cell

Per la completa transizione ecologica nel settore della mobilità e dei trasporti saranno necessari 50 anni e bisognerà affiancare all’elettrico altri carburanti alternativi. La previsione arriva da uno studio condotto da Aspen Institute Italia (organizzazione internazionale senza scopo di lucro), con il contributo di Shell Italia, che non risparmia critiche alle scelte dell’Unione Europea che, va ricordato, è responsabile solo dell’8% delle emissioni di CO2 a livello mondiale.

“Per favorire la riduzione delle emissioni nel breve periodo, è necessario accompagnare l’EV con tecnologie alternative quali, ad esempio, biocarburanti di ultima generazione, che non abbiano un impatto negativo sull’ecosistema e non vadano a ridurre le quote alimentari destinate ai paesi in via di sviluppo” si legge nel testo del documento elaborato da Aspen Italia, in cui viene specificato anche che “per centrare gli obiettivi climatici, con il settore della mobilità come parte importante in questo percorso, è assolutamente indispensabile un lavoro sinergico tra i vari governi, organizzazioni ed enti privati, al fine di individuare strategie per una direzione chiara e realistica senza dispersione di risorse e investimenti”.

Ben vengano i nuovi carburanti

La mobilità, sempre secondo lo studio, è uno dei comparti responsabili del maggior numero di emissioni dopo energia e industria. Per questo motivo viene sottolineata l’importanza di e-fuel e biofuel per raggiungere la decarbonizzazione dei trasporti anche dopo il 2035, anno indicato dall’Unione Europea per lo stop all’immatricolazione di nuovi veicoli a combustione. Al momento nel vecchio continente circolano circa 250 milioni di autoveicoli (secondo i dati Acea) e solo lo 0,8% sono auto elettriche pure (BEV), percentuale che sale all’1,5% includendo le ibride Plug-in (PHEV).

Ricarica auto elettriche: quanto costa con Enel X Way

“Per raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione non basta disegnare scenari virtuosi e fare ipotesi poco realistiche alla luce di una non chiara e possibile evoluzione tecnologica – si legge nel testo dello studio di Aspen Italia – Sarebbe molto più saggio affidarsi a più soluzioni in modo che ci sia sempre un’alternativa in grado di farci raggiungere l’obiettivo, concentrandosi maggiormente su quelle che stanno già dando degli efficaci risultati in termini di abbattimento delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti”. Soluzioni alternative che hanno un nome preciso: i biocarburanti derivati da fonti pulite e rinnovabili quali alghe, rifiuti organici e piante, che hanno la capacità di abbassare sensibilmente le emissioni di CO2 rispetto ai combustibili fossili. Arriva invece, almeno per il momento, una bocciatura per gli e-fuel, ritenuti troppo costosi, a meno che non vengano incentivati la ricerca e lo sviluppo in modo da consentire economie di scala e ampliare l’offerta a prezzi ridimensionati.

Lo studio sottolinea anche un altro aspetto della questione: a causa della scarsa autonomia delle batterie e dei tempi eccessivi di ricarica dei veicoli elettrici, non sarà possibile procedere alla decarbonizzazione dell’intero settore dei trasporti, ma grazie allo sviluppo dei nuovi combustibili sarà possibile nel medio periodo riuscire a decarbonizzare anche il trasporto pesante su gomma, il trasporto aereo e quello navale.

I biofuel e le scelte dell’Italia

Aspen si trova d’accordo con la decisione dell’Italia di insistere sull’importanza dei biofuel a Bruxelles, una soluzione che permetterebbe di allungare la vita delle auto a motore endotermico, di gran lunga ancora le preferite dagli automobilisti italiani. Il costo elevato delle vetture a batteria, che si somma alla carenza delle infrastrutture e al fatto che lo sviluppo dei motori a idrogeno è nella fase iniziale, lascia pensare che la transizione verso le auto elettriche avrà bisogno di tanti anni e per questo i biocarburanti potrebbero concorrere alla riduzione delle emissioni di CO2.

“Fino a ora l’Europa ha marginalizzato, se non vietato di fatto, qualsiasi soluzione che non fosse elettrica, abbandonando il principio della neutralità tecnologica che è sempre stato il cardine delle politiche industriali europee. Non va dimenticato che, secondo gli scenari della International Energy Agency, il settore dei trasporti di merci e persone al 2040 dipenderà ancora per l’80-85% da carburanti liquidi di origine petrolifera – per quanto con una quota crescente di origine non petrolifera ma biogenica o sintetica, rispetto al 94% attuale – e che il motore a combustione interna resterà un’opzione anche nel futuro” sottolinea il lavoro presentato recentemente da Aspen Italia.

Toyota Yaris Cross: acquisto o finanziamento?

Toyota Yaris Cross: prezzo, dimensioni e caratteristiche 10

Toyota Yaris Cross è un B-suv prodotto dalla casa giapponese a partire dal 2020. I crossover compatti sono sempre più richiesti dagli automobilisti alla ricerca di vetture in grado di coniugare l’agilità nel traffico urbano allo stile da fuoristrada. La versione a ruote alte della piccola Yaris è disponibile in cinque allestimenti: Active, il livello di accesso alla gamma, ma con una buona dotazione di serie; Trend, caratterizzato dai cerchi in lega da 17 pollici; Lounge, con tetto panoramico e clima bi-zona di serie; Adventure, il più votato alla sportività e GR sport, dal carattere più sportivo con calandra anteriore specifica, piccoli badge sulla carrozzeria, pinze freno verniciate di rosso, molle ribassate di 10 mm, cerchi in lega a dieci razze da 18”, nuovi sedili sportivi di pelle e microfibra Air Nubuck, volante GR e pedaliera in alluminio.

Toyota Yaris Cross: prezzo, dimensioni e caratteristiche 14

Linee personali e comfort per i passeggeri

La Toyota Yaris Cross nasce sulla stessa piattaforma dell’ultima generazione della Yaris: le dimensioni contenute ne fanno un crossover adatto alla guida in città. Misura 4,18 metri in lunghezza, 1,77 in larghezza e 1,68 in altezza, mentre il passo è di 2,56 metri, lo stesso della “sorella” a ruote basse. Il design, invece, è specifico per la versione Cross, con linee squadrate nelle quali spicca il frontale con muso molto alto completato da fari sottili e affilati. La fiancata è aggressiva, con i passaruota in evidenza; la parte posteriore, invece, è caratterizzata dai fari che danno l’impressione di uscire dalla coda dell’auto.

L’abitacolo si distingue per il design semplice e pulito: al centro della plancia è posizionato il display a sbalzo del sistema di infotainment (formato di serie da uno schermo touch da 8” con radio Dab); mentre l’altezza superiore rispetto alla versione a ruote basse, permette a Yaris Cross di offrire interni più ariosi e comodi. L’equipaggiamento base è composto anche dal climatizzatore automatico, la retrocamera e l’integrazione dello smartphone.

Motori e consumi

Yaris Cross può contare solo su una motorizzazione ibrida: un 3 cilindri 1.5 aspirato a benzina con cambio CVT disponibile sia a due che a quattro ruote motrici a cui è abbinato un motore elettrico posizionato sull’asse posteriore per garantire la trazione integrale, per una potenza di 116 CV complessivi sia nella versione integrale che in quella a due ruote motrici. Toyota dichiara consumi bassi: 4,4 l/100km, con 100 g/km di emissioni di CO2. Valori leggermente più alti per il modello a trazione integrale, che passa a 4,7 l/100 km per i consumi e 107 g/km di CO2 per le emissioni.

Toyota Yaris Cross

Toyota Yaris Cross Active a 24.300 euro

Toyota Yaris Cross 1.5 (116 CV) E-CVT 2WD con allestimento Active viene proposta a un prezzo scontato dal marchio giapponese grazie al finanziamento Toyota Easy unito alla promozione WeHybrid Bonus Toyota. Il prezzo di listino della vettura è di 28.050 euro, che scende a 24.300 euro (3.750 euro in meno).

Per ottenere lo sconto bisogna avere una vettura, posseduta da almeno cinque mesi, da rottamare o da dare in permuta. In questo caso l’anticipo da versare è di 5.020 euro, con 47 rate mensili da 178,98 euro (TAN 5,99 % TAEG 7,17 %) e rata finale di 15.479 euro. Il limite massimo di percorrenza è fissato in 10.000 km all’anno.

Suv: tutti i pregi e i difetti

SUV BMW: ecco tutti i nuovi e i migliori modelli 33

Sempre più di moda, sempre più richiesti. I Suv hanno conquistato, nel corso degli anni, una fetta di mercato via via più grande, fino a registrare, nel 2021, il primo storico sorpasso sulle berline per quanto riguarda le nuove immatricolazioni. Un successo che parte da lontano e che negli ultimi dieci anni ha convinto un numero crescente di automobilisti. Uno dei segreti del boom dei Suv è la capacità di mettere insieme i pregi delle dirette concorrenti, le station wagon e i monovolume: le auto a ruote rialzate sono in grado di coniugare spazi da famiglia con design alla moda e un’elevata flessibilità di impiego.

Una lunga corsa iniziata 30 anni fa

La sigla Suv sta per Sport utility vehicle (in italiano veicolo per necessità e tempo libero) e si riferisce alle auto dall’assetto rialzato e, generalmente, con trazione integrale. Di solito i Suv sono suddivisi in quattro categorie principali, a seconda delle dimensioni: Urban, Compact, Large e Premium. A partire dagli anni ’90 la sigla è stata introdotta per etichettare alcune vetture come Toyota RAV4, Mercedes ML, Honda CR-V e successivamente BMW X5 che, alle caratteristiche del fuoristrada, uniscono look e allestimenti meno estremi e più cittadini.

All’inizio il termine Suv era riservato ai veicoli a trazione integrale poi, sul finire dello scorso decennio, data la crescente richiesta anche da parte di chi era disposto a rinunciare alle quattro ruote motrici anche per contenere costi, manutenzione e consumi, è stata estesa alle auto con due sole ruote motrici. Queste ultime sono chiamate crossover, a rimarcare la loro natura più mite, un incrocio, appunto, fra vetture normali e Suv. Di contro, in altri mercati e principalmente negli Stati Uniti, la sigla Suv è stata estesa anche ai veri fuoristrada, nonostante al giorno d’oggi siano sempre meno diffusi.

Hyundai Kona: prezzo, dimensioni e prova su strada 55

Ottima visuale sulla strada e comfort elevato

I segreti del successo dei Suv sono molteplici: oltre all’immagine imponente, a prescindere da misura e segmento, troviamo la guida alta, l’ottima visuale sulla strada e l’altezza da terra che permette di guidare senza particolari problemi anche sullo sterrato senza la trazione integrale. A queste caratteristiche bisogna aggiungere gli interni spaziosi e versatili e due specifiche dei monovolume: l’ampio spazio di carico e la possibilità di 7 posti su vari modelli, anche compatti. È per questo che i Suv, con il passare degli anni, hanno preso il posto dei minivan.

C’è un prezzo da pagare per essere al passo coi tempi

Guidare una vettura alla moda, come un Suv, che è diventato uno status symbol e che offre numerosi vantaggi, ha un prezzo da pagare. I consumi, i costi di manutenzione e il costo stesso dell’auto a ruote alte è più elevato rispetto alle vetture tradizionali.

In più, al pari delle monovolume, la capacità di carico dei Suv è ridotta se confrontata a quella di una equivalente station wagon, che di solito è più lunga. La scelta migliore per gli automobilisti che hanno bisogno di più spazio di carico, ma che non vogliono privarsi della mobilità, è il cross country.

Audi Q5: prezzo, dimensioni e caratteristiche 3

I pregi dei Suv

L’immagine alla moda, lo spazio e il comfort da Mpv, uniti a flessibilità e mobilità maggiori rispetto ad altri tipi di vetture, sono tra i principali pregi dei Suv.

I difetti dei Suv

Di contro, le vetture a ruote alte costano di più e hanno consumi e costi di gestione più elevati rispetto alle auto tradizionali. Inoltre i Suv hanno capacità e superficie di carico minori in confronto alle station wagon.

Auto divenute icone: Ford Mustang

Ford Mustang: prezzi, dimensioni e caratteristiche 3

Oggi la Ford Mustang Mach-E è un crossover suv elettrico, che in alcuni particolari come i gruppi ottici posteriori e i loghi a forma di cavallo (il nome deriva dai cavalli selvaggi nordamericani Mustang), ricorda la mitica sportiva americana. Ma a parte il nome e i pochi dettagli, non ha niente a che vedere con l’originale, che è una delle vetture più vendute nella storia dell’industria automobilistica mondiale, imitata da molti altri marchi.

La Ford Mustang nasce nel 1964 e in poco tempo diventa una delle muscle car più iconiche degli anni ’60 e ’70. Il progetto risale agli inizi degli anni ’60, quando il mitico manager Lee Iacocca ebbe l’idea di creare una vettura pensata per la generazione dei “Baby boomers”, i nati dopo la seconda guerra mondiale. I lavori partono con un budget ridotto dopo la chiusura del marchio Edsel e per questo vengono usati molti pezzi presi da altri modelli; mentre come base è utilizzato il pianale della Ford Falcon, con dimensioni più piccole e con l’aggiunta di alcuni rinforzi strutturali. Il risultato è un’auto lunga 4,6 metri e larga 1,78 che dà il via contemporaneamente al filone delle muscle car e a quello delle pony car.

Auto divenute icone: Ford Mustang

Un immediato successo

Mustang arriva sul mercato nella primavera del 1964 e conquista fin da subito giovani e adulti, con una buona fetta di pubblico femminile, grazie anche alla comunicazione mirata voluta da Ford: gli ordini soltanto nel giorno di lancio sono 20.000. I segreti del grande successo stanno nella linea accattivante delle carrozzerie coupé e convertibile, rigorosamente a quattro posti, nel prezzo base contenuto (meno di 3.000 dollari) e nell’ampia scelta di motorizzazioni e optional. Il modello base è spinto da un motore a sei cilindri da 2,8 litri e soli 105 CV; mentre a richiesta è disponibile anche con i V8, cambio a 3 o 4 marce anche automatici e varie opzioni di assetto.

La Fastback e le prime elaborazioni

La prima serie esce dal listino dopo soli quattro mesi, tanto da essere ricordata come “1964 e 1/2”, per lasciare posto a settembre al Model Year ’65, che introduce varie novità, fra cui la terza carrozzeria, la Fastback, una coupé con la coda slanciata che in poco tempo sarebbe diventato il modello preferito dagli automobilisti. Contemporaneamente compaiono anche le prime elaborazioni sportive a opera di Shelby: la prima GT350 con motore V8 Windsor da 4,7 litri e 310 CV che inaugurerà una serie parallela che è sempre andata di pari passo con le evoluzioni della Mustang.

Più muscoli e potenza

La prima generazione (in produzione fino al 1973), al pari di altre auto iconiche come la Chevrolet Corvette, subisce numerosi cambiamenti estetici conservando la base di sempre. Il primo restyling massiccio arriva nel 1967, con l’introduzione dei primi motori Big Block a partire dal 6.4 da 325 CV. Le Mustang Boss sono altri modelli dalle alte prestazioni, grazie ai motori 429 e 302, equivalenti rispettivamente a 7 e 4,9 litri, con potenze di 380 e 294 CV.

La seconda generazione

L’auto prodotta dal 1974 al 1978 è più compatta e meno elettrizzante e prende il nome di Mustang II. È costruita sulla base della Pinto, è molto curata nei dettagli, ma perde in potenza, con motori a quattro e sei cilindri (scelta obbligata a causa della crisi petrolifera), ai quali nel 1975 si affianca il V8. La seconda generazione di Mustang viene comunque premiata dagli automobilisti, con le vendite che risultano più che buone.

Auto divenute icone: Ford Mustang 1

Nuova linfa dopo il calo di vendite

Nel 1979 è l’ora della terza generazione, che si fa più attuale mantenendo dimensioni compatte con i suoi 4,56 metri di lunghezza. Nel 1982 arriva la GT, con motore V8 di 5 litri della famiglia Windsor da 160 CV che nel 1987 passano a 225 CV, facendo tornare la Mustang fra le muscle car. A seguito del calo di vendite, Ford valuta l’ipotesi di mandare la storica auto in pensione e sostituirla con una sportiva più moderna come la Probe, ma a sorpresa gli automobilisti si schierano a favore della prosecuzione della dinastia Mustang.

Nel 1994 arriva la quarta generazione, basata sulla Fox come la precedente, che introduce linee all’avanguardia anticipate dalla concept car Mach II del 1993. A questa serie va riconosciuto il merito di aver rinverdito l’immagine della Mustang, soprattutto dopo il restyling dei primi anni 2000, con versioni GT e Cobra e motori da 250 a oltre 300 CV. I 40 anni della Mustang, nel 2004, vengono celebrati da una versione speciale rossa con strisce dorate.

Ritorno al passato con le ultime generazioni

Le muscle car seguono i revival di inizio secolo di molte altre vetture, come la Volkswagen New Beetle e la Fiat 500. La quinta generazione della Mustang, prodotta dal 2005 con piattaforma rinnovata e sospensioni anteriori MacPherson, si ispira ai modelli di fine anni ’60; mentre la sesta generazione, del 2015, nasce su una nuova base e viene commercializzata anche in Europa. È alimentata dal classico V8 5.0 potenziato fino a 435 CV, a cui si affianca un quattro cilindri Ecoboost turbo 2.3 da 315 CV; negli Stati Uniti, invece, come base si parte dal V6 da 3,7 litri.

Ford Mustang: prezzi, dimensioni e caratteristiche 2

Un mito consacrato da cinema e musica

Come ogni vera auto icona che si rispetti, anche la Ford Mustang si è ritagliata il proprio spazio sul grande schermo e non solo. In Bullitt, celebre film del 1968, Steve McQueen guida una GT color verde; non è da meno Sean Connery nel 1971 che sfreccia al volante di una Mach 1 in “Agente 007 – Una cascata di diamanti”. Nel film del 2007, “Io sono leggenda”, Will Smith si cimenta con una Mustang Shelby GT-500 e Ryan Gosling in “Drive”, pellicola del 2011, è protagonista a bordo di una GT 5.0 coupé.

Nel 1965 arriva anche l’omaggio del mondo musicale, con la leggendaria canzone rhythm and blues “Mustang Sally”, scritta da Mack Rice e diventata ancora più famosa grazie alle interpretazioni di Wilson Pickett, Creedence Clearwater Revival, Buddy Guy, Los Lobos e tanti altri. Curiosa l’origine della canzone: stando allo storico musicale Tom Shannon, Mack Rice la compose per scherzo, dopo aver saputo che il direttore della band di Della Reese voleva comprare una Ford Mustang. Rice chiamò la canzone “Mustang Mama”, ma a seguito del consiglio della regina del soul, Aretha Franklin, cambiò il titolo in “Mustang Sally”.

Auto che non vedremo più: Kia Stinger

Salone di New York 2019: la Kia Stinger GTS per “driftare”

Kia Stinger è uscita definitivamente di scena. L’auto coreana, nata per fare concorrenza ai marchi tedeschi nel segmento delle ammiraglie sportive, aveva già salutato il mercato italiano a metà 2022 e da poco ha lasciato i listini anche in Asia e negli Stati Uniti. Lo scarso successo in termini di vendite ha indotto la casa coreana a porre fine alla breve carriera della prima berlina sportiva, che lascia senza un’erede diretta, con la EV6 GT che, a detta di Kia, ha una parte di dna in comune con la Stinger. La EV6 è un crossover esclusivamente elettrico (il primo veicolo a batteria della gamma Kia, sviluppato sulla Electric Global Modular Platform) che dà il via al nuovo modo di produrre auto della casa coreana, mentre il modello che è andato in pensione è una gran turismo sportiva a guida bassa e motore termico.

Kia Stinger: Esterni

Una breve storia iniziata nel 2017

La produzione della Stinger inizia nel 2017, ma la berlina sportiva è anticipata da due concept car: la GT Concept svelata al Salone di Francoforte del 2011 e la GT4 Stinger presentata al North American International Auto Show del 2014. Il design è curato da Peter Schreyer e Gregory Guillaume (capo designer di Kia) nel centro stile della casa coreana a Francoforte ed è progettata dall’ex vicepresidente del reparto BMW M Albert Biermann.

La Stinger usa una versione accorciata del telaio della Hyundai Genesis, con motore anteriore-longitudinale, trazione posteriore con sospensioni indipendenti e cambio automatico a 8 velocità con cinque modalità di guida e comandi al volante. Presenta due motorizzazioni a benzina: un 2,0 litri turbocompresso a quattro cilindri da 259 CV e un V6 con bancate da 60° biturbo da 3342 cm cubi da 370 CV a 6000 giri/min e 510 Nm di coppia a 4500 giri/min. In Europa e in Corea c’è anche una versione turbo diesel CRDi da 2,2 litri da 200 CV.

Kia Stinger: Esterni

Il restyling prima dei saluti

Nella seconda metà del 2020, Kia ha dato una rinfrescata alla Stinger, ma senza stravolgerla. A livello estetico spiccano il nuovo logo della casa coreana e il disegno rinnovato dei fari led anteriori e posteriori. Ridisegnati anche i cerchi da 18” e 19” e gli scarichi con un taglio più sportivo e squadrato. L’edizione speciale Scorpion presenta lo spoiler posteriore, finiture in nero lucido sulla carrozzeria, cerchi in lega distintivi e rivestimenti in fibra di carbonio all’interno dell’abitacolo. Il restyling ha coinvolto anche gli interni, più moderni con dettagli cromati e in nero lucido su plancia e pannelli delle portiere e con maggiore tecnologia, grazie al display touch da 10,25” dell’infotainment compatibile con Apple CarPlay e Android Auto. Il cruscotto presenta di serie uno schermo da 4,2”; mentre come optional è c’è quello da 7” che comprende le funzionalità del Blind Spot View Monitor. Disponibile anche il Surround View Monitor, basato su quattro camere che creano un’animazione 3D di quello che si trova nelle vicinanze della vettura mentre facciamo manovra. Negli Stati Uniti la Stinger è disponibile nelle versioni 2.5 4 cilindri da 304 CV e in quella 3.3 biturbo V6 GT, che ha aggiunto potenza: il 6 cilindri con cambio automatico a 8 rapporti arriva a 373 CV, 510 Nm di coppia e accelera da 0 a 100 km/h in soli 4,7 secondi.

E ora spazio alla EV6

Il crossover suv sviluppato sulla piattaforma E-GMP, la stessa della Hyundai Ioniq 5, è la prima Kia nata completamente elettrica e, come comunicato dalla casa coreana, “ripropone il dna della Stinger”. La Kia EV6 è lunga 4,68 metri, larga 1,88 e ha un passo di 2,90 metri che offre grande comfort e abitabilità a chi viaggia nei sedili posteriori. La versione a motore singolo a trazione posteriore ha una potenza di 229 CV; mentre quella a doppio motore e trazione integrale raggiunge i 325 CV e accelera da 0 a 100 km/h in 5,2 secondi. La GT, la EV6 più potente, è dotata di doppio motore elettrico (585 CV e 740 Nm di coppia), arriva a 100 km/h con partenza da fermo in 3,5 secondi e tocca i 260 km/h di velocità massima.

Ricarica auto elettrica: quanto costa con Ionity

Ricarica auto elettrica: quanto costa con Ionity 1

Ionity è una joint venture nata con l’obiettivo di creare un network europeo di stazioni di ricarica ad alta potenza per veicoli elettrici e facilitare i viaggi a lunga distanza. È stata fondata nel 2016 da BMW, Daimler, Ford e Volkswagen Group con Audi e Porsche, a cui, nel 2019, si sono aggiunte Hyundai e Kia. In questi sette anni il consorzio, grazie a varie partnership, è diventato uno dei più importanti in Europa e ora può contare su più di 460 stazioni e oltre 2.200 colonnine (l’obiettivo è raggiungere quota 7.000 entro il 2025), principalmente in Francia, Germania e Spagna. All’Italia, invece, spetta il primato della stazione di ricarica Ionity più grande d’Europa.

L’hub di Affi, in provincia di Verona, è stato inaugurato poche settimane fa e ospita 18 punti di ricarica, con potenza nominale fino a 350 kW, interamente alimentati da energia rinnovabile. La scelta di Ionity di creare il proprio punto di ricarica più grande di Europa ad Affi non è frutto del caso: il piccolo comune è tra i più virtuosi in Italia e nel 2012 ha tenuto a battesimo il primo parco fotovoltaico da 1 MW, installato in una rotonda stradale. Pochi mesi dopo sono arrivate le pensiline fotovoltaiche nel parcheggio di un centro commerciale e due pale eoliche da 2 MW, che coprono quasi per intero il fabbisogno energetico del comune.

Ricarica auto elettrica: quanto costa con Ionity

Abbonamento da 11,99 euro al mese e tariffe da 0,49 euro/kWh

Ionity offre un abbonamento, chiamato Passport, da 11,99 euro al mese, che abbassa il prezzo della ricarica Hpc a 0,59 euro/kWh. Il servizio, disponibile da poche settimane, non ha più nessuna durata minima contrattuale (nel precedente era fissata in 12 mesi), può essere disdetto dando soltanto un mese di preavviso ed è facilmente attivabile utilizzando l’applicazione per smartphone Ionity. Il fatto di non avere nessun vincolo di durata, permette agli automobilisti di scegliere il periodo ideale per sottoscriverlo, come i mesi nei quali si hanno più viaggi in programma. L’attuale abbonamento è anche più economico del precedente, disponibile fino a fine 2022, che costava 17,99 euro al mese. Ionity propone anche le tariffe al consumo, che vanno da 0,49 euro/kWh per potenza fino a 50 kW, a 0,79 euro/kWh per potenza fino a 350 kW. A completare l’offerta ci sono anche le convenzioni con le case automobilistiche.

Dacia Sandero: acquisto o finanziamento?

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e caratteristiche 24

La Dacia Sandero è un’automobile di segmento B, vera e propria best seller ormai da anni anche per via dell’ottimo rapporto qualità-prezzo. La terza generazione, prodotta a partire dal 2020 dalla casa rumena che fa parte del gruppo Renault, ha aggiunto tecnologia a bordo e introdotto novità estetiche importanti, rendendola più moderna e accattivante.

La novità del 2023 è la serie speciale Extreme, che propone uno stile unico e dotazioni dedicate alla guida fuoristrada, con verniciatura Verde Oxide, dettagli in rame sulle barre del tetto, le calotte degli specchietti, il coprimozzo e il logo Dacia sul portellone. A questi si aggiungono decalcomanie sulle protezioni laterali e sui parafanghi e cerchi in lega da 16 pollici in nero lucido. A bordo troviamo sedili in tessuto grigio MicroCloud, tappetini in gomma, dettagli in rame e il comando dell’Extended Grip, per aumentare l’aderenza dell’auto sulle superfici difficili. Oltre a Extreme, Sandero viene proposta in altri tre allestimenti: Essential, ideale per chi ama la tecnologia a bordo; Expression, perfetto per viaggiare coccolati e comodi ed Extreme Up, il top di gamma con l’equipaggiamento più ricco.

Spaziosa e dal look più moderno

Le dimensioni della terza generazione della Dacia Sandero non si discostano più di tanto dalla precedente: è lunga 4,088 metri, larga 1,848, alta 1,499 ma ha un passo più grande, di 2,60 metri che consente un’ottima abitabilità interna anche per i passeggeri seduti nei sedili posteriori e una capacità di carico minima di 410 litri.

Gli esterni hanno subito un profondo restyling: il frontale con fari orizzontali e luci diurne a led è molto più moderno rispetto al passato. Rinnovati anche il paraurti, con prese d’aria più grandi e il posteriore, caratterizzato anch’esso da fari a led. Per gli amanti del fuoristrada, c’è la versione Stepway, equipaggiata di serie con grandi fasce in plastica nera lungo la carrozzeria e barre portapacchi sul tetto.

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e prova su strada 11

Interni più curati e tecnologici

Oltre al design, anche l’abitacolo ha subito un sostanziale ammodernamento che lo ha reso più tecnologico e confortevole. Il sistema di infotainment, con schermo da 8 pollici, è compatibile con Android Auto e Apple Carplay; mentre il quadro strumenti continua a essere analogico. Grazie al passo aumentato, i passeggeri posizionati nei sedili posteriori possono godere di spazio a sufficienza per viaggiare con maggiore comodità.

Motorizzazioni e consumi

La Sandero è disponibile con propulsori a benzina e benzina più gpl. Tutti i motori sono 3 cilindri: i due solo a benzina sono turbo e hanno una potenza di 90 e 110 CV. Il TCe 90 può essere abbinato anche al cambio CVT; mentre i modelli alimentati sia a benzina che a gpl montano il motore ECO-G da 100 CV. I consumi sono molto bassi, grazie anche al peso non esagerato della vettura. Per i motori turbo da 90 CV la casa rumena dichiara consumi intorno ai 5,3 l/100km; la versione da 110 CV sale a 5,5 l/100km; mentre quella a gpl si attesta su valori compresi tra 7,0 e 7,4 l/100 km di gas.

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e prova su strada

Dacia Sandero Streetway Expression a 15.400 euro

Continuano le interessanti promozioni sulla gamma Dacia. La Sandero a benzina e gpl in versione stradale Streetway con allestimento Expression e motore 1.0 TCe ECO-G è offerta a 15.400 euro, senza dover rottamare una vecchia automobile. Versando un anticipo di 3.900 euro, le rate mensili da pagare sono 36 da 138,33 euro (TAN 6,99%, TAEG 8,99%); mentre la rata finale ammonta a 10.318 euro, con le classiche opzioni di sostituzione, restituzione o riscatto al termine del periodo. In caso di restituzione o sostituzione della vettura, il limite massimo di km da non superare è di 30.000: se ne percorriamo di più, il costo da pagare è 0,10 euro per ogni chilometro in più. La rata comprende vari servizi, come manutenzione ordinaria per tre anni e GAP insurance che offre tutela in caso di furto o danno, il pack service di tre anni di protezione auto e un anno di driver insurance.