Renault R5: prova su strada

Renault R5: prova su strada 10

Ammettiamolo, le vendite delle elettriche continuano ad arrancare. Ma in Renault pare abbiano trovato la chiave di lettura per far avvicinare più persone alle auto a batteria. Il “trucco” è stato quello di ispirarsi al passato, riportando in vita alcuni modelli che hanno fatto la storia del brand francese, proprio come la R5 oggetto di questa prova, 

INDICE
 Come è fatta
 La meccanica
 Come va
 Prezzi
 Scheda tecnica

: come è fatta

I designer Renault hanno definito lo stile della R5 come “retro-futurista”. Un concetto secondo il quale le forme tipiche di modelli appartenenti al passato vengono reinterpretate inchiavi moderna. Lo stile della R5, infatti, rappresenta una chiara evoluzione del modello originale, fin dalla prima occhiata. Anche se il tutto è stato evoluto tenendo in considerazione quella che è una delle tendenze più forti dell’attuale mercato automobilistico, ovvero i Suv e i crossover.

Per questo motivo la R5 punta su un assetto leggermente rialzato da terra e su fascino in plastica nera che corrono tutt’intorno alla carrozzeria. Anche negli interni si respira un certo rimando al passato, attraverso le forme della plancia, che richiamano quelle della prima R5, sulla quale si fondono elementi moderni come il doppio schermo con funzione di quadro strumenti e infotainment. Buono lo spazio a bordo: anche per chi viaggia dietro ci sono centimetri in abbondanza, nonostante la lunghezza della vettura si fermi a 3,92 metri, mentre il vano di carico assicura una capacità minima di 326 litri. 

: la meccanica

La nuova Renault R5 è il primo modello a nascere sulla nuova piattaforma Ampr Small del costruttore francese, che assicura un baricentro basso, grazie al pacco batterie posizionato all’interno del passo, la presenza delle sospensioni mutilino per il posteriore e un peso contenuto in circa 1.500 kg. Dal punto di vista tecnico viene proposta in abbinamento a tre diversi powertrain: batteria da 40 kWh e motore anteriore da 95 o 120 CV, oppure con batteria da 52 kWh e motore, sempre anteriore, da 150 CV. Il tutto per un’autonomia che va da un minimo di 300 ad un massimo di 410 km. La potenza di ricarica massima, invece, è di 80 kW per la batteria più piccola e di 100 kW per quella più grande. 

Renault R5: prova su strada 5

: come va

Dal punto di vista dinamico la R5 si dimostra comoda e confortevole come ogni utilitaria che si rispetti, senza però rinunciare ad un pizzico di sportività. Questa è garantita dal posizionamento al centro della vettura del pacco batterie, che contribuisce così a tenere basso il baricentro dell’auto, a tutto vantaggio della dinamica di guida. A questa contribuisce poi uno sterzo sicuramente demoltiplicato, ma comunque sempre comunicativo, unito ad un assetto che pur restando in grado di filtrare efficacemente tutte le asperità del manto stradale, non cede mai troppo il fianco a rollio e beccheggio, rendendo la R5 piacevole da guidare anche su una strada ricca di curve. Buona anche l’efficienza della batteria: nel corso del nostro test abbiamo registrato una media di 17 kWh/100 km, che si traducono in un’autonomia di quasi 400 km. Non male. 

: i prezzi

I prezzi della R5 partono dai 25.000 euro necessari per portarsi a casa la variante con batteria da 40 kWh e 95 CV, mentre quella con motore da 120 CV parte da 27.900 euro. Per la top di gamma da 150 CV occorrono invece almeno 32.900 euro.

: scheda tecnica

Renault R5 52 kWh

Dimensioni

  • Lunghezza: 3,92 metri
  • Larghezza: 1,77 metri
  • Altezza: 1,50 metri
  • Passo: 2,54 metri
  • Bagagliaio: 326 litri

Powertrain

  • Motore elettrico: sincrono a magneti permanenti
  • Potenza: 150 CV
  • Coppia: 245 Nm

Stretta della Cina sulle terre rare: “L’automotive rischia la paralisi”

Stretta della Cina sulle terre rare: "L'automotive rischia la paralisi"

In guerra ci sono attacchi e contrattacchi, e non solo quando la si fa con le armi. Nel conflitto commerciale innescato dalla decisione del presidente Donald Trump di imporre dazi alla Cina del 145%, infatti, ora è arrivata anche la risposta del Dragone. 

Dallo scorso aprile, infatti, il presidente cinese Xi Jinping ha reso più difficile esportare le terre rare prodotte nel Paese. Come? Imponendo alle aziende del settore di passare dagli uffici governativi di Pechino per ottenere il via libera prima di portare i loro prodotti sui mercati esteri.

Il Presidente cinese Xi Jinping
Il Presidente cinese Xi Jinping

Un iter che potrebbe richiedere anche due o tre mesi, e che sta tenendo le spedizioni ferme per tempi insostenibili. Non un dazio, dunque, ma qualcosa di molto più sottile.

Si tratta di una mossa che avrà l’effetto di rallentare i ritmi del commercio internazionale. A mettersi le mani nei capelli sono soprattutto le Case automobilistiche. Non solo negli USA, ma anche in Europa.

Il dominio cinese sulle terre rare

La Cina estrae il 60% delle terre rare presenti a livello globale, e costruisce il 90% dei magneti a terre rare che finiscono nei telefoni cellulari e dei powertrain delle auto elettriche di tutto il mondo.

Si tratta di materiali preziosi: 17 elementi che il Paese del Dragone estrae grazie a un processo lungo e inquinante. E di cui è molto geloso.

La produzione automotive rischia di rallentare
La produzione automotive rischia di rallentare

Già nel dicembre 2023, infatti, Pechino aveva deciso di impedire l’export di qualsiasi strumentazione tecnica in grado di produrre i magneti a terre rare, oggetti in grado di produrre campi magnetici molto forti.

La mastodontica burocrazia cinese aveva colpito anche il mercato interno, dove vige un sistema di quote decise dal Partito Comunista e che favorisce soprattutto le aziende controllate dallo Stato.

Le conseguenze

Il commissario europeo con delega al commercio Maros Sefcovic ha definito a inizio giugno “allarmante” la situazione nell’industria automobilistica europea dopo la decisione di Xi.

Anche le aziende sono pessimiste. La conversione all’elettrico di tutte le Case europee (da realizzare per legge entro dieci anni) dipende quasi esclusivamente dalle terre rare cinesi.

“Dallo scorso aprile, centinaia di richieste di via libera sono state depositate, ma solo un quarto è stata approvata” ha detto la European Association of Automotive Suppliers.

Donald Trump
Donald Trump

Secondo il Financial Times, la mancanza di minerali critici ha già costretto allo stop decine di stabilimenti in USA e UE, mentre altri potrebbero resistere meno di un mese.

Mentre Stellantis spiega di essere “riuscita a risolvere immediatamente i problemi di produzione senza interruzioni significative”, infatti, Ford ha già sospeso per una settimana la produzione in uno stabilimento di Chicago, mentre Suzuki ha interrotto le linee della Swift in Giappone.

Donald Trump e Xi Jinping si sono sentiti telefonicamente per discutere del tema, e sul suo social “Truth” il presidente USA ha scritto che “non dovrebbero esserci più questioni” sull’export di terre rare. Ora bisogna capire cosa succederà, ma l’impressione è che la guerra sarà ancora lunga.

 

 

 

Il giro d’Europa in auto di Bosch: “L’UE consideri i biocarburanti”

Il giro d'Europa in auto di Bosch: "L'UE consideri i biocarburanti"

Un giro del Vecchio Continente realizzato per dimostrare che i carburanti rinnovabili sono il futuro. È l’idea (diventata realtà) di un gruppo di aziende della mobilità e dell’energia quali Bosch, Eni, Iveco e BMW.

Tutto è partito da Madrid a marzo, direzione Bruxelles. Nel mezzo, una serie di tappe in cui le auto e i truck col logo “Tour d’Europe” si sono fermati per lanciare il loro messaggio di sostenibilità.

La tappa italiana di Bosch, BMW, Iveco ed Eni

In Italia, l’iniziativa è arrivata lo scorso 6 maggio, fermandosi a Torino. Il capoluogo piemontese è stato scelto tra le città dello stivale come “capitale dell’auto”.

L’eventosi è sviluppato in due momenti distinti: nella sede torinese di Bosch e a seguire nel rinnovato spazio ENI di via Botticelli a due passi dai nodi autostradali verso Milano e verso l’Europa (via Svizzera o Francia).

La tappa italiana serve a dimostrare come il Belpaese continui ad avere un peso notevole nella diffusione dei biocarburanti. Solo nel 2024, infatti, sono state prodotte 1,3 milioni di tonnellate, con una capacità di oltre il doppio e una previsione di 5 milioni di tonnellate nei prossimi anni.

L’appello all’UE

Si tratta di tasselli importanti nel raggiungimento della nautralità climatica entro il 2050, tra gli obettivi dell’agenda green dell’Unione Europea. E il Tour d’Europe vuole proprio sollecitare la politica a Bruxelles che, spiegano gli organizzatori, non ha tenuto in considerazione il valore dei carburanti rinnovabili.

Tra i partner dell’evento c’è Bosch, che ha messo a punto il sistema Digital Fuel Twin. Si tratta di una soluzione basata su cloud per il tracciamento puntuale e 100% digitale sulle emissioni delle flotte dei veicoli.

“Le auto e i camion del Tour d’Europa sono dotati di un software aggiuntivo, il “Digital Fuel Twin” (DFT), che certificherà l’uso di carburanti rinnovabili e la conseguente riduzione delle emissioni di CO2” ha spiegato Luca Gastaldo (Sales Manager Connected Services Bosch Nobility).

Grazie a questa tecnologia, le aziende e gli utenti ricevono informazioni affidabili e certificate sull’impronta di CO2 per litro dei loro veicoli. La speranza, spiegata dagli stakeholder del Tour d’Europe in una nota, è spiegare come non solo l’elettrico, ma anche i biocarburanti possano aiutare a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione delle istituzioni europee.

Trazione integrale 4×4: ecco come funziona e i migliori modelli

Cosa significa e come funziona la trazione integrale 2

Quando si parla di auto 4×4, spesso vengono in mente i classici fuoristrada duri e puri, modelli pensati per muoversi su terreni molto accidentati e fangosi.

Ma la trazione integrale, in realtà, è più versatile. La adottano anche le auto sportive (Lamborghini, per esempio), ma anche tante altre vetture più “normali” che vogliono offrire agli automobilisti un po’ di trazione e presa in più su strade bagnate o innevate.

Si tratta, quindi, di una soluzione ideale non soltanto per chi fa del fuoristrada, ma anche per chi vuole muoversi anche su strade asfaltate ma con la sicurezza garantita dalle quattro ruote motrici.

INDICE
 Trazione integrale 4×4: cos’è
 Trazione integrale 4×4: i sistemi esistenti 
 Trazione integrale 4×4: qual è il sistema migliore?
 Trazione integrale 4×4: le auto migliori sul mercato

Con la definizione di trazione integrale si intendono tutte quelle vetture in cui la potenza sviluppata dal propulsore viene ripartita sia sull’asse anteriore, sia su quello posteriore. In questo modo saranno tutte e quattro le ruote ad essere motrici e non soltanto quelle anteriori o posteriori. La trazione integrale o 4×4, quindi, garantisce un’aderenza ottimale anche su fondi a bassa aderenza come quelli bagnati o innevati.

Un inverno a trazione integrale targato Fiat

I sistemi di trazione integrale si dividono in tre tipologie:

  • Permanente: tutte e quattro le ruote sono sempre in trazione, indipendentemente dalla modalità di guida inserita.
  • Disinseribile: ovvero è possibile intervenire manualmente sul sistema di trazione integrale, scegliendo di disattivare uno dei due assali e permettere così alla vettura di muoversi unicamente a due ruote motrici, consumando in questo modo meno carburante.
  • Ondemand: si tratta di un sistema di trazione integrale proprio delle vetture dotate di sistema ibrido plug-in: su queste le ruote anteriori sono mosse dal motore endotermico, mentre quelle posteriore sono mosse da un motore elettrico indipendente.

Stabilire a priori quale sia il miglior sistema di trazione integrale presente in commercio è impresa difficile. Optare per un sistema permanente piuttosto che per uno disinseribile, può avere pro e contro, ma tutto dipende dall’utilizzo che il guidatore farà della propria vettura e, soprattutto, della tipologia di terreni che andrà ad affrontare.

In generale, comunque, se pensate di affrontare tratti di fuoristrada vero e proprio, magari in mezzo ad un bosco, per intenderci, allora un sistema a trazione integrale permanente può avere più senso per voi.

Sono molte le vetture dotate di trazione integrali presenti nei listini dei costruttori. Vediamo i modelli più interessanti.

  • Dacia Duster
  • Land Rover Defender
  • Jeep Wrangler 4xe

Dacia Duster: prezzo, dimensioni e prova su strada 55

Dacia Duster: economica ma solida ed infaticabile. Sono queste le qualità della Dacia Duster, il crossover della Casa rumena del quale è appena stato lanciata la nuova generazione. I prezzi partono da 19.700 euro.

Land Rover Defender: prezzi, dimensioni e caratteristiche 33

Land Rover Defender: la Land Rover Defender è una delle 4×4 per eccellenza. Nonostante con l’ultima serie si sia diventata un modello più lussuoso che in passato, resta comunque una 4×4 capace di muoversi davvero ovunque. Prezzi da 67.500 euro.

Jeep Wrangler: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5

Jeep Wrangler 4xe: la variante plug-in della Jeep Wrangler unisce tutta l’efficienza fuoristradistica tipica del modello, con la libertà di muoversi a zero emissioni grazie al sistema ibrido plug-in. Prezzi da 85.500 euro.

Foglio rosa: cos’è e quali sono le regole alla guida

Foglio rosa: ecco cos’è e come funziona 2

Per guidare occorre la patente. Tuttavia, è possibile mettersi al volante di una vettura (o di una moto o scooter) anche prima di aver superato l’esame di guida, grazie al foglio rosa.

Si tratta del documento che viene rilasciato nel momento in cui viene superato l’esame di teoria e che permette di esercitarsi al volante, in vista della prova di guida. Ma esistono regole precise che regolamentano l’utilizzo di questo documento. Vediamo quali.

INDICE
 Foglio rosa: patente B
 Foglio rosa: patente A
 Foglio rosa: le novità del nuovo Codice della Strada
 Foglio rosa: trasporto passeggeri
 Foglio rosa: durata e rinnovo

LEGGI ORA: Patente, revisione, collaudo, RC Auto: tutte le novità del decreto Cura Italia per gli automobilisti

Il foglio rosa viene consegnato al candidato una volta superato l’esame di teoria. Consente di esercitarsi su strada aperta al pubblico purché al suo fianco sia presente un soggetto già in possesso della patente di guida B da almeno 10 anni e che lo stesso non abbia un’età superiore ai 65 anni.

sospensione patente

Le esercitazioni devono essere svolte in luoghi aperti al pubblico ma con scarso traffico. Poi, si devono rispettare i seguenti limiti di velocità: 90 km/h sulle strade extraurbane principali e 100 km/h in autostrada. Gli altri automobilisti devono essere posti a conoscenza della presenza di un guidatore inesperto grazie all’esposizione di un cartello recante la lettera P sul retro della vettura. In caso di violazione del dettato del Codice della Strada si rischiano sanzioni da 430 a 1.731 euro.

Anche per poter guidare su strada determinate categorie di motocicli è obbligatorio essere in possesso della patente di guida. In questo caso le categorie previste dal Codice della Strada sono A, A1 ed AM e così come per la patente B.

Se si richiede il foglio rosa per la guida di ciclomotori a due ruote la pratica deve essere svolta in luoghi poco frequentati, mentre se la richiesta è finalizzata per la guida di ciclomotori a 3 o 4 ruote è fondamentale che al fianco del conducente sia presente un passeggero dotato di patente B da almeno 10 anni e che abbia un età non superiore ai 65 anni.

Foglio rosa: cos'è e quali sono le regole alla guida

Il soggetto in possesso di foglio rosa che sia in attesa di sostenere l’esame per il conseguimento della patente A1 potrà utilizzare per la pratica su strada moto che abbiano le stesse caratteristiche di quelle che potranno essere condotte dopo aver conseguito la patente, ovvero moto con cilindrata massima di 125cc e potenza non superiore agli 11 kW.

Con l’introduzione del nuovo Codice della Strada arrivano anche alcune novità per coloro che possono guidare prima dell’esame.La principale è rappresentata dalla possibilità per il candidato al conseguimento della patente B , di potersi esercitare solo dopo aver effettuato almeno 6 ore di guida tra autostrada, percorsi extraurbani e di notte. Solo in tal caso sarà possibile guidare ed esercitarsi “privatamente” con un accompagnatore che, come dicevamo, deve avere la patente da almeno 10 anni e non deve avere più di 65 anni.

Si debbono osservare scrupolosamente alcune regole tra cui la possibilità di trasportare passeggeri in auto purché nella stessa vettura sia presente un soggetto che sia in possesso della patente di guida da almeno 10 anni e non abbia un’età superiore ai 65 anni. Il trasporto dei passeggeri non potrà avvenire su strade extraurbane principali ed autostrade. Il soggetto non potrà circolare con altri passeggeri da mezz’ora dopo il tramonto fino a mezz’ora prima dell’alba.

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Una volta che il candidato avrà superato l’esame di teoria potrà entrare in possesso del foglio rosa ed esercitarsi così alla guida. La validità del documento è di un anno e durante tale periodo il candidato può affrontare l’esame pratico per tre volte, non prima però che sia trascorso almeno un mese dalla data del rilascio.

Qualora non venga superata la prova di guida anche dopo il terzo tentativo, il candidato può fare un’ulteriore richiesta del documento, che avrà nuovamente durata di un anno. Se anche dopo i tre nuovi tentativi non dovesse conseguire la patente, non è possibile effettuare un secondo rinnovo e occorrerà avviare la procedura dall’inizio.

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono 1

Anche se ogni automobilista ha il suo meccanico di fiducia, è sempre bene sapere come funziona il proprio veicolo per poterlo mantenere nella migliore delle condizioni possibili. Una delle componenti spesso più sconosciute sono le candelette presenti sulle vetture diesel. In questa breve guida, rispondiamo a tutte le domande su questi elementi fondamentali per il corretto funzionamento dei propulsori a gasolio.

 INDICE
Cosa sono le candelette?
A cosa servono le candelette?
Candelette: emissioni e rumore
Spia candelette 
Quando controllare e come cambiare le candelette 

In breve, le candelette presenti sui veicoli diesel sono degli elementi incandescenti posti vicino agli iniettori dei motori a gasolio, che favoriscono l’accensione del carburante a motore freddo. Queste vengono alimentate direttamente dall’impianto elettrico dell’auto, entrando in funzione e riscaldandosi velocemente nel momento in cui si mette in moto. Non vanno quindi confuse con le candele d’accensione dei propulsori a ciclo Otto, che producono una scintilla per incendiare il combustibile.

Così su due piedi, le candelette potrebbero sembrare inutili: infatti, i motori a gasolio funzionano grazie alla combustione spontanea del diesel quando viene compresso. Tuttavia, quando le temperature sono molto rigide, l’autocombustione del gasolio può non essere così immediata.

Proprio questo è il loro compito: riscaldandosi molto in un breve lasso di tempo (tra i 3 e i 5 secondi) facilitano la combustione del diesel, garantendo una veloce accensione del motore in ogni condizione, anche quando la temperatura esterna è molto bassa.

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono 2

In realtà, nei motori diesel di ultima generazione le candelette potrebbero anche non essere impiegate, dal momento che i propulsori moderni possono avviarsi autonomamente anche in caso di temperature esterne particolarmente basse. Tuttavia, i costruttori hanno optato per mantenerle perché queste svolgono altre due importanti funzioni. Per primo, riescono ad aumentare l’efficienza del motore, che grazie ad esse si accende con più facilità contribuendo a ridurre le emissioni. Secondo, la maggior facilità di accensione implica una minore rumorosità, aumentando il comfort di bordo.

Se possiedi una vettura con motore diesel avrai certamente notato che nel cruscotto è presente una spia gialla che sembra una molla (in foto): quella è la spia delle candelette. Se queste funzionano correttamente, la spia si accenderà esclusivamente al momento dell’avvio del motore, restando accesa solo per qualche secondo.

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono 3

Infatti, la spia si accende per segnalare la corretta entrate in funzione, riscaldandosi e aiutando nella fase di accensione del motore a freddo. Si spegne, invece, quando il propulsore ormai caldo non ha più bisogno del supporto di altri elementi incandescenti, innescando solo con la pressione la combustione del diesel.

Qualora il simbolo dovesse accendersi nel corso della marcia, fai attenzione: significa che queste non stanno funzionando correttamente e pertanto si deve procedere a farle controllare.

Normalmente, questi elementi hanno una durata molto prolungata, circa 100.000 km, e in caso di problemi puoi scegliere due soluzioni per la sostituzione: rivolgerti ad un meccanico o il fai da te. Nel secondo caso, ecco tutti i passi da seguire per controllare le candelette diesel. Se hai un tester a disposizione, posiziona il puntale rosso sul segnale positivo della batteria e quello nero sulla singola candeletta. Se, quando avrai compiuto questa operazione, non sentirai alcun suono provenire dal tester, dovrai sostituire le candelette. Sarà sufficiente usare uno spray lubrificante per agevolare lo smontaggio e una chiave a bussola lunga per poterle raggiungere.

È importante smontare tutte le candelette nello stesso momento, anche se il tester ha rilevato il malfunzionamento di una sola, in modo da evitare il ripresentarsi del problema dopo pochi chilometri e fare in modo che la vettura disponga della stessa resistenza interna per tutte le candelette. Il costo candele auto non è eccessivo ed in genere si aggira sui 15 euro ciascuna. Ovviamente, qualora l’operazione di sostituzione dovesse essere compiuta da un meccanico è necessario aggiungere a questo importo anche quello della mano d’opera.

DFSK: tutte le novità in arrivo nel 2025

DFSK: tutte le novità in arrivo nel 2025 1

Il marchio cinese DFSK, nato dalla collaborazione tra Dongfeng e Chongqquing Sokon e importato in Italia da China Car Company, sta consolidando la sua offerta

Nel 2025 sono in programma nuovi modelli e aggiornamenti. Tra le novità più attese, la Glory 500 Turbo, disponibile da aprile. Rappresenta una variante potenziata del crossover di segmento C che ne aumenterà la competitività. Ma sono in arrivo anche modelli più piccoli.

  • DFSK Quadriciclo elettrico
  • DFSK nuova utilitaria
  • DFSK Glory 500 Turbo

DFSK Quadriciclo elettrico

La prima novità del 2025 sarà il modello finora noto con il nome ufficioso di Candy EV, con cui DFSK vuole entrare nel prolifico settore dei quadricicli elettrici . Si tratta di un veicolo di categoria L7 a quattro posti, il cui lancio è previsto per aprile ma di cui non sono ancora state diffuse le caratteristiche dettagliate.

DFSK: tutte le novità in arrivo nel 2025

Si ipotizza, però, che possa offrire diverse opzioni di batteria, da 9 a 17 kWh con autonomie variabili tra 120 e 220 km, in linea con modelli simili presenti su altri mercati.

DFSK nuova utilitaria

Entro la fine dell’anno arriverà un nuovo modello nel segmento B, caratterizzato da una motorizzazione full hybrid. Si prevede che questo veicolo avrà una lunghezza compresa tra 4 e 4,3 metri e l’obiettivo di porsi come concorrente della MG3, anch’essa full hybrid e venduta a un prezzo base che parte da meno di 20.000 euro.

DFSK Glory 500 Turbo

La serie Glory è attualmente il cuore della gamma DFSK, articolata nei modelli 500, 580, 600 e F5. Il 500 si arricchirà nel corso dell’anno di una inedita variante con motore turbo. che andrà ad aggiungersi all’attuale motorizzazione 1.5 da 106 CV.

DFSK: tutte le novità in arrivo nel 2025 2

Le specifiche tecniche non sono state ancora ufficialmente divulgate, ma si prevede che questa versione offrirà prestazioni nell’ordine dei 150 CV o più. Come per il modello esistente, è probabile che anche per questa variante si renda disponibile un impianto GPL, con un prezzo leggermente superiore ai circa 18.000 euro della versione base.

Polestar: tutte le novità in arrivo nel 2025

Polestar: tutte le novità in arrivo nel 2025 2

Il 2025 appena iniziato si preannuncia come un anno cruciale per il marchio Polestar. La Casa automobilistica svedese fondata da Geely come “spin-off di Volvo e impegnata nella mobilità elettrica premium, punta a consolidare la propria posizione nel mercato globale.

Le novità di quest’anno completeranno la gamma introducendo modelli inediti in alcuni segmenti-chiave e al tempo stesso introdurranno importanti novità tecniche e stilistiche.

  • Polestar 5
  • Polestar 7

Polestar 5

La Polestar 5, attesa nella seconda metà del 2025, rappresenta la naturale evoluzione del concept Precept, presentato nel 2020 (nella foto sotto). Questa berlina elettrica, caratterizzata da un design filante e un posteriore dalle linee quasi da coupé, si posiziona nel segmento D/E come una delle proposte più raffinate del marchio.

Polestar: tutte le novità in arrivo nel 2025 1

Dal punto di vista tecnico, la Polestar 5 utilizzerà per il sistema propulsivo un’architettura a 800 volt, che promette tempi di ricarica rapidi, sebbene i dati ufficiali non siano ancora stati divulgati. La gamma sarà strutturata su versioni a trazione posteriore e integrale, con potenze che potrebbero raggiungere i 900 CV di picco nei modelli top di gamma. Queste caratteristiche la rendono sin d’ora una potenziale diretta rivale di Porsche Taycan e Tesla Model S, con un focus particolare sulle prestazioni e sull’efficienza.

Polestar 7

Stando ai piani annunciati dalla Casa, l’arrivo della Polestar 7 non è in realtà prevista prima della fine del 2026 o dell’inizio dell’anno successivo  2027, tuttavia il 2025 potrebbe regalare ulteriori anticipazioni su questo modello così importante e strategico. Si tratta di un SUV compatto, probabilmente lungo tra i 4,2 e i 4,5 metri, pensato per competere in un segmento sempre più affollato, lo stesso in cui Volvo è presente con la EX40.

Volvo EX30: prezzi, dimensioni e caratteristiche 8

Grazie alla stretta sinergia con Volvo, è in realtà molto probabile che la Polestar 7 condivida alcune soluzioni tecniche con la Volvo EX30 (nella foto), la più piccola ma al tempo stesso innovativa delle vetture di Goteborg, pur distinguendosi per uno stile più sportivo. Inoltre, la produzione avverrà in Europa, ulteriore scelta strategica per aggirare i dazi imposti alle auto elettriche prodotte in Cina.

Cilindrata auto: cos’è e come si calcola

Cilindrata: cos’è e qual è la differenza dai cavalli auto?

In passato era facile capire la cilindrata di un’auto. Molto spesso era direttamente riportata nella sigla che ne indicava la versione. Così, se una vettura riportava “1.7” o “2.0” si sapeva subito che si stava parlando di un motore da 1,7 o 2 litri.

Poi, con il downsizing e la sovralimentazione sempre più diffusa, quelle sigle si sono slegate dalle cilindrate. Perché non era bello indicare un motore da solo 1,5 litri per una berlina premium di medie dimensioni. Ma andando oltre le sigle, cosa si indica quando si parla di cilindrata.

 INDICE
 Cos’è la cilindrata
 Cavalli auto e cilindrata: le differenze
 Cosa sono i cavalli
 Potenza motore e cilindrata auto
 Come si calcola la cilindrata
 Acquisto auto: meglio più cavalli o più cilindrata?

Quando si parla di cilindrata si intende la capacità in centimetri cubici del motore ed è il sinonimo della dimensione di un propulsore.

Con la definizione di cilindrata si intende, quindi, il volume d’aria teoricamente aspirato durante un ciclo fisico da una macchina volumetrica.

Nel caso di motori a più cilindri, questa grandezza deve essere moltiplicata per il loro numero. Da questa operazione di evince la cilindrata totale, mentre la cilindrata unitaria è quella che indica il volume riferito ai singoli cilindri.

Spesso si tende a confondere cilindrata e cavalli. La prima è sinonimo della dimensione di un motore, ed è quindi utile a dare l’idea della potenza di un propulsore e fornisce la valutazione delle prestazioni complessive di un’auto, mentre con i secondi viene indicata la quantità di potenza di cui dispone il motore.

Per convenzione l’unità di potenza del propulsore di una vettura viene espressa in CV, ovvero cavalli vapore, oppure in HP, Horse Power, secondo la definizione anglosassone.  La differenza tra le due definizioni è sottile perché 1 CV  equivale a 0,98631 HP. Il fatto che due automobili di pari cilindrata possano avere prestazioni differenti dipende proprio dai cavalli che i motori riescono a esprimere.

La cilindrata e i cavalli servono entrambi per indicare la potenza di un propulsore. La cilindrata, come abbiamo evidenziato in precedenza, indica la capacità in centimetri cubici del motore, mentre i cavalli indicano l’energia che il motore è in grado di esprimere. I numeri che indicano la cilindrata e i cavalli consentono di capire la potenza di un motore, anche se nella valutazione complessiva si deve tenere conto della tipologia di propulsore, aspirato o turbo, e del tipo di alimentazione oltre che del peso complessivo della vettura.

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Per calcolare la cilindrata di un motore, che universalmente è misurata in cm³, si prende come riferimento la cilindrata del cilindro. Questa indica lo spazio cilindrico di un pistone per la distanza che passa tra il punto morto alto e basso. Moltiplicando questo valore per il numero dei cilindri, si ottiene la cilindrata totale del motore.

Se, ad esempio, una vettura monta un motore quattro cilindri 1.0 di cilindrata il valore di ogni singolo cilindro sarà di 250 cc., mentre se il motore 1.0 è a tre cilindri, il valore di ogni singolo cilindro sarà di 333,3cc.

Nel valutare l’acquisto di una vettura moderna il valore della cilindrata non è l’unico da tenere in considerazione. Un elemento fondamentale, infatti, è il peso del veicolo che spesso supera i 1.000 kg già sulle più comuni utilitarie.

Ultimamente i costruttori stanno proponendo motori con cilindrate ridotte, come i 3 cilindri, e con potenze specifiche importanti grazie all’ausilio del turbo così da contenere consumi ed emissioni senza penalizzare le prestazioni.

Nel valutare l’acquisto di un’auto è sempre bene, quindi, considerare la massa del mezzo ed optare per un motore che offra un giusto compromesso tra cilindrata e cavalli.

Cose da sapere

Cos’è la cilindrata di un’auto?

Quando si parla di cilindrata si intende la capacità in centimetri cubici del motore ed è il sinonimo della dimensione di un propulsore.

Con la definizione di cilindrata si intende, quindi, il volume d’aria teoricamente aspirato durante un ciclo fisico da una macchina volumetrica.

Cosa sono i cavalli di un motore?

Per convenzione l’unità di potenza del propulsore di una vettura viene espressa in CV, ovvero cavalli vapore, oppure in HP, Horse Power, secondo la definizione anglosassone.  La differenza tra le due definizioni è sottile perché 1 CV  equivale a 0,98631 HP. Il fatto che due automobili di pari cilindrata possano avere prestazioni differenti dipende proprio dai cavalli che i motori riescono ad esprimere, anche se la vera differenza per quanto riguarda le prestazioni di un motore è data dalla coppia.

Come si calcola la cilindrata?

Per calcolare la cilindrata di un motore, che universalmente è misurata in cm³, si prende come riferimento la cilindrata del cilindro. Questa indica lo spazio cilindrico di un pistone per la distanza che passa tra il punto morto alto e basso. Moltiplicando questo valore per il numero dei cilindri, si ottiene la cilindrata totale del motore.

 

Motore auto: come funziona e quali sono le componenti

Suzuki Swift: motore

Elemento nascosto alla vista, ma fondamentale per il funzionamento di una vettura, il motore di un’auto è un organo complesso che necessità di cure ed attenzioni per poter durare a lungo. Scopriamo insieme come è fatto e come prendersene cura. 

INDICE
Motore auto: com’è fatto
Motore auto: le componenti
Motore auto: come funziona
Come funziona il motore benzina
Come funziona il motore diesel
Come funziona il motore elettrico

Il motore è la componente della vettura in grado di trasformare l’energia chimica del carburante in energia meccanica. Quest’ultima viene poi trasmessa alle ruote motrici. Tra le componenti del motore di un’automobile, il basamento è una delle più importanti. Al suo interno troviamo l’albero a gomiti, al quale sono poi collegati cilindri e testata. All’interno della camera di combustione si muovono i pistoni, che con il loro movimento vanno a comprimere la miscela di aria e benzina dando vita alla combustione. Le valvole posizionate nella parte alta del cilindro si aprono per far uscire i gas di scarico cos’ prodotti che vengono espulsi attraverso i collettori di scarico e poi il terminale. 

Vediamo di individuare le componenti principali di un motore. Abbiamo detto come il basamento sia un componente fondamentale e nelle sue pareti sono ricavati i supporti di banco con i rispettivi cuscinetti sui quali poggiano i perni di banco dell’albero. Quest’ultimo è dotato di tante manovelle quante sono i pistoni ai quali sono vincolate le bielle. Il collegamento tra bielle e pistoni avviene tramite lo spinotto. All’interno della testata, poi, sono presenti tutti gli organi meccanici necessari per la distribuzione. La parte superiore del motore è collegata a quella inferiore tramite una catena, una cinghia o una cascata d’ingranaggi.  

Ford Puma: motore

Per il corretto funzionamento del motore auto sono necessari anche liquidi di lubrificazione e refrigeranti per evitare che l’attrito delle componenti produca danni irreparabili e per tenere sotto controllo le temperature di esercizio. Sono presenti quindi dei condotti che consentono la circolazione dell’acqua per il raffreddamento ed il carter, cioè  il componente dove si deposita l’olio che permette di lubrificare l’albero, i pistoni, le bielle ed altri componenti mobili del motore. Infine il motore auto vede la presenza di numerosi filtri per aria, benzina e olio, utili ad evitare che eventuali impurità possano contaminare il motore pregiudicandone la funzionalità.

Tutte le componenti del motore permettono lo spostamento verticale dei pistoni all’interno dei cilindri e completano le fasi di funzionamento del motore. I motori a quattro tempi sono dotati di valvole che si aprono e chiudono, per far entrare aria e uscire i gas di scarico. La combustione ha inizio quando la miscela aria-benzina è compressa al punto giusto e il pistone viene spinto verso il basso, permettendo alla biella di mettere in rotazione l’albero motore. Quando il pistone risale, i gas vengono spinti fuori dalla camera attraverso le valvole di scarico. Infine queste si chiudono, consentendo l’inizio di un nuovo ciclo. Il motore può essere disposto perpendicolarmente o parallelamente all’albero di rotazione. 

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In un motore a benzina sono presenti 4 fasi per il suo funzionamento:

  • aspirazione
  • compressione
  • espansione
  • scarico.

Durante l’aspirazione il pistone si muove verso il punto morto inferiore e tramite le valvole di aspirazione viene aspirata la miscela aria benzina. In compressione il pistone inverte la sua corsa comprimendo la miscela aria benzina e poco prima che raggiunga il punto morto superiore scocca la scintilla per dare il via alla fase di combustione. In espansione la candela avvia l’accensione e dà il via alla combustione, mentre con l’ultima fase avviene lo scarico dei gas combusti attraverso le valvole ed il pistone inverte nuovamente la sua corsa spostandosi verso il punto morto superiore. 

Anche nel motore diesel abbiamo quattro fasi: aspirazione, compressione, iniezione e scarico. Con la prima il pistone si abbassa ed aspira l’aria all’interno del cilindro tramite la valvola di aspirazione, mentre nella fase di compressione, a seguito dell’innalzamento del pistone, l’aria viene compressa e si surriscalda. Nella terza fase l’iniettore che spruzza minuscole gocce di gasolio e la miscela di questo con l’aria causa una esplosione spontanea che provoca l’espansione dei gas combusti e l’abbassamento del pistone.  Nella quarta fase si ha infine la fuoriuscita dei gas combusti dal motore tramite la valvola di scarico grazie alla risalita del pistone. 

Skoda Citigo elettrica: motore

Il funzionamento di un motore elettrico è molto più semplice. Le componenti trasformano l’energia elettrica in energia meccanica. Per mettere l’auto in movimento c’è bisogno dell’azione dell’inverter, un dispositivo che consente di trasformare la corrente elettrica continua dell’accumulatore in corrente elettrica alternata e la invia al motore. Quando il conducente preme il pedale dell’acceleratore, il motore elettrico raccoglie energia dal pacco batterie e la utilizza per far girare le ruote.  La stessa funzione si attiva anche in fase di frenata.  

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