Chery iCar 03: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Chery iCar 03: prezzi, dimensioni e caratteristiche 6

La Chery iCar 03 si caratterizza per l’originale fusione di Suv e fuoristrada, con un design “boxy” che evoca il fascino vintage delle off-road, ma con uno stile moderno e proiettato verso il futuro. Presentata come prototipo al Salone di Shanghai, ha sorpreso per la rapida trasformazione in un modello di produzione, pronto al debutto commerciale in Cina da ottobre. L’interesse potrebbe estendersi anche all’Europa, poiché Chery sta ampliando la sua presenza nel continente. L’unione tra le caratteristiche tipiche di un fuoristrada e il powertrain elettrificato danno della iCar 03 un mezzo sostenibile per tutti i terreni.

Ecco la scheda tecnica della nuova Chery iCar 03:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio –
 Alimentazioni benzina/elettrica
 Classe –
 CV/kW (da) –
 Prezzo (da) –
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Perché comprarla

Le dimensioni della Chery iCar 03 sono ben proporzionate e offrono spazio sufficiente per passeggeri e bagagli. Con una lunghezza di oltre 4,4 metri, una larghezza che supera gli 1,9 metri e un’altezza di più di 1,7 metri, la vettura presenta una presenza equilibrata sulla strada. Il passo di oltre 2,7 metri contribuisce a garantire ampio spazio a chi viaggia dietro.

Lunghezza 4.406 metri
Larghezza 1.910 metri
Altezza 1.715 metri
Passo 2.715 metri

Chery iCar 03 presenta un design esterno squadrato e muscoloso, caratterizzato da una linea di cintura alta e parafanghi pronunciati. L’immagine della vettura è ispirata alla storica Defender, mentre la firma ottica ad angolo retto conferisce un tocco distintivo alla sua presenza su strada.

Infine, la combinazione di elementi off-road e un aspetto moderno conferisce alla iCar 03 un fascino particolare, rendendola una scelta interessante per chi cerca un’auto dal carattere deciso e grintoso.

Gli interni della Chery iCar 03 offrono cinque posti, disposti su due file. L’abitacolo è caratterizzato da uno schermo sulla consolle centrale, oltre a un ulteriore schermo orizzontale posizionato dietro il volante che assolve alla funzione di quadro strumenti.

Il volante è dotato di comandi touch per un facile accesso alle funzioni del veicolo. Nel tunnel centrale, troviamo una manopola per il controllo del sistema di climatizzazione, mentre il tetto panoramico aggiunge un tocco di luminosità e spaziosità all’interno dell’auto. Nel complesso, gli interni della iCar 03 si presentano quindi come un equilibrato mix di modernità e funzionalità, rendendo l’esperienza di guida piacevole e accogliente.

La Chery iCar 03 è dotata di un powertrain elettrico costituito da un motore anteriore da 184 CV, alimentato da una batteria prodotta dalla Catl. La vettura è sviluppata intorno alla piattaforma i-MS, che contribuisce a una distribuzione ottimale del peso e favorisce una guida stabile e reattiva. Attualmente disponibile in versione a trazione anteriore, è previsto che in futuro sarà introdotta anche una variante bimotore a trazione integrale, per offrire una maggiore versatilità e prestazioni migliori anche lontano dall’asfalto.

La capacità della batteria della Chery iCar 03 non è ancora stata specificata, ma si stima che offrirà un’autonomia di circa 500 km. Questa stima è basata sul ciclo cinese di omologazione, che solitamente fornisce risultati leggermente superiori rispetto al più rigido ciclo Wltp. Ad ogni modo, i consumi efficienti della iCar 03 le permetteranno di coprire lunghe distanze senza la necessità di frequenti ricariche. La tecnologia avanzata e l’ottimizzazione dei componenti contribuiranno a massimizzare l’efficienza energetica della vettura, rendendola una scelta interessante per chi ricerca un’autonomia considerevole e un’esperienza di guida senza preoccupazioni.

 

  • Immagine: il suo design squadrato e muscoloso, ispirato alle fuoristrada dure e pure, dona un look accattivante e distintivo.
  • Abitacolo: gli interni sono spaziosi e ricchi di contenuti tecnologici.
  • Consumi: la iCar 03 si distingue per la sua notevole autonomia, stimata intorno ai 500 chilometri, che la rende adatta per affrontare sia spostamenti urbani che viaggi su lunghe distanze.

Auto elettriche: quanto costa ricaricare ai Supercharger

Tesla: i Supercharger aprono anche alle auto elettriche di altri marchi 1

La rete di ricarica Tesla è in rapida espansione anche in Italia. Al momento si contano 68 Supercharger sparsi in tutto il Paese e, di questi, 26 sono aperti a tutti, cioè consentono di ricaricare le auto elettriche anche delle altre marche in modo rapido. L’apertura della casa di Elon Musk nei confronti della concorrenza riguarda anche l’applicazione. Sul sito Tesla è comparsa da poco una sezione dedicata alle app delle altre case automobilistiche, che permetterà agli utenti di gestire l’accesso alle app e ai servizi per smartphone di soggetti diversi.

La nuova sezione non è del tutto operativa, ma è chiaro che la casa americana voglia integrare e rendere compatibile la rete Supercharger con le app per smartphone dei produttori di auto elettriche concorrenti, come testimoniano gli accordi sanciti da Ford, General Motors, Rivian e Volvo per ottenere l’accesso alla rete veloce di ricarica CC di Tesla a partire dal 2024. Con questo accordo, i possessori di una vettura di una di queste marche dovranno avere un account Tesla per accedere ai Supercharger o, in alternativa, gli altri brand aggiorneranno le proprie app per accedere alla rete di ricarica della casa di Elon Musk. L’apertura di Tesla verso le altre marche si sposa alla perfezione con la volontà delle case automobilistiche di diventare compatibili con lo standard NACS. Nelle scorse settimane la casa americana ha aggiornato i prezzi per la ricarica. Vediamo le offerte attuali.

Tariffe diversificate a seconda della fascia oraria

Nei mesi scorsi Tesla ha tagliato le tariffe di ricarica delle auto elettriche presso i propri Supercharger. Adesso i nuovi prezzi vanno da 0,46 a 0,51 euro/kWh, mentre prima, per lo stesso servizio, bisognava pagare 0,52 o 0,58 euro/kWh. Il rifornimento ai Supercharger è aperto a tutti gli automobilisti, anche se c’è differenza fra chi possiede una Tesla (a cui viene applicata una tariffa agevolata) e chi guida una vettura elettrica di un’altra marca (che può ricaricare con una tariffa maggiorata).

Tesla: i Supercharger aprono anche alle auto elettriche di altri marchi

Quest’ultimi hanno la possibilità di abbonarsi, al costo di 12,99 euro al mese, ed essere equiparati ai possessori di una Tesla. I prezzi cambiano anche a seconda delle fasce orarie, chiamate “on-peak” e “off-peak”. Chi guida una Tesla può ricaricare al costo di 0,46 euro/kWh nelle ore “off-peak”, dalle 16 alle 20, e 0,51 euro/kWh in quelle “on-peak”. I possessori di altri veicoli, invece, per rifornirsi ai Supercharger devono pagare 0,62 euro/kWh negli orari meno trafficati e 0,69 euro/kWh nelle ore di punta.

Arriva la nuova pensilina fotovoltaica

Le novità non finiscono mai nell’azienda di Elon Musk. Tesla ha da sempre puntato sulla ricarica fast e sui propri Supercharger, che presto potrebbero essere rivoluzionati. La casa produttrice di auto elettriche ha intenzione di installare sulle colonnine di ricarica il CyberCanopy, una pensilina con pannelli fotovoltaici e batterie di accumulo. Il brand americano, già in passato, ha usato impianti solari nelle proprie infrastrutture, ma di tipo standard reperibili sul mercato. La novità sta nell’introduzione di un prodotto sviluppato all’interno dell’azienda. Sei anni fa Elon Musk aveva parlato della possibilità di rendere i Supercharger autonomi e staccati dalla rete elettrica, dichiarazioni alle quali non erano seguiti i fatti. Ora la copertura CyberCanopy sarà montata nella nuova stazione di ricarica a Canton, in Massachussets: Tesla, ultimamente, ha deciso di puntare sulle rinnovabili con un programma per ottimizzare al massimo l’uso di energia solare per la ricarica delle proprie auto e la produzione di queste pensiline “prefabbricate” potrebbe accelerarne l’installazione e, di conseguenza, la diffusione in tutti i Supercharger.

Citroen C5: acquisto o finanziamento?

Citroën C5 Aircross: prezzo, dimensioni e caratteristiche 11

La C5 Aircross è il suv più grande della Citroen ed è fresco di restyling, che oltre a un ammodernamento estetico e nei contenuti, ha portato due motorizzazioni ibride da 180 e 225 CV. Misura 4,50 m di lunghezza, è largo 1,85 metri per un’altezza di quasi 1,7 metri e ha un passo di 2,73 metri che permette una buona abitabilità interna. Il vano carico ha una capienza che va da 580 a 720 litri, che diventano 1.630 abbattendo i sedili posteriori. Nella versione ibrida plug-in la capienza scende da 460 a 600 litri.

La Citroen C5 Aircross è disponibile in sei allestimenti: Live, l’accesso alla gamma, disponibile solo per la versione a benzina; Feel, caratterizzato dai cerchi in lega da 18”; Feel Pack, con un abitacolo più confortevole; Shine, per gli automobilisti attenti all’estetica; Shine Pack, che propone l’assistente autostradale e C-Series, il top di gamma, con dotazione numerose soluzioni per quanto riguarda tecnologia e abitabilità. Tutti modelli ibridi sono dotati di Caricatore OBC (On Board Charger) 3kW monofase e cavi di ricarica T2 8A per presa domestica e T3 monofase 7,4 kW con custodia.

Citroën C5 Aircross: prezzo, dimensioni e caratteristiche 3

Le novità del 2023

Da quest’anno il Suv francese ha aggiunto anche la versione ibrida plug-in da 180 CV con batteria da 12,4 kWh, che prende il posto della PureTech da 180 CV a benzina. Ha lo stesso powetrain delle “cugine” Opel Grandland e Peugeot 308, formato da un motore 1.6 da 150 CV e da un’unità elettrica da 81 kW. È disponibile solo con cambio automatico a 8 rapporti e ha una potenza complessiva di 180 CV e 360 Nm, con un’autonomia in solo elettrico di 58 km. La batteria, da 11,3 kWh di capacità effettiva, impiega un’ora e 40 minuti di ricarica con un cavo da 7,4 kW. La versione PHEV da 225 CV si ripresenta con consumi ridotti e tempi di ricarica più bassi: per merito dell’inedita batteria da 14,2 kWh, l’autonomia in solo elettrico cresce del 15%, passando da 55 a 64 km. Il tempo di ricarica completa è di due ore, grazie al caricatore da 7,4 kW.

Design inedito per Citroen e più tecnologia a bordo

La C5 Aircross presenta linee meno arrotondate rispetto al passato, segnando una discontinuità per il costruttore francese. A partire dal frontale, con luci diurne e mascherina dalle dimensioni ridotte e dal design moderno, in cui spicca il nuovo logo collegato a sottili barre nere lucide arricchite da inserti verticali cromati. La parte bassa della calandra è caratterizzata dalla superficie nera laccata, con motivo a Chevron in rilievo. Sui lati sono posizionate le prese d’aria più grandi e sportive, aperte, per migliorare l’aerodinamicità. Altre novità i cerchi in lega, da 18” diamantati bicolore, e gli specchietti retrovisori con la calotta nera lucida. La parte posteriore è caratterizzata dai fari led a tre moduli principali, con una linea che ricorda quelli anteriori. Citroen C5 Aircross viene venduta in sei colori (Natural White, Pearl White, Pearl Black, Platinum Grey, Steel Grey e il nuovo Eclipse Blue) abbinabili a quattro pacchetti di Airbump personalizzati (Glossy Black, Dark Chrome, Anodized Bronze ed Energic Blue).

L’abitacolo del suv francese è stato modificato all’insegna del comfort e della praticità. L’infotainment, aggiornato, ha uno schermo da 10”; mentre il quadro strumenti di serie digitale ha un display da 12,3”. Al centro della plancia spiccano il nuovo touchscreen a sbalzo e le bocchette d’aria spostate più in basso. I nuovi sedili Advanced Comfort con 15 mm di imbottitura extra, con funzioni di riscaldamento e massaggio, rendono il viaggio più piacevole. Per quanto riguarda gli aiuti alla guida, è presente una suite completa di 20 diverse funzionalità, comprese quelle opzionali. C’è anche la guida assistita di livello 2, che somma cruise control adattivo con funzione Stop&Go e mantenimento attivo della corsia di marcia.

Motorizzazioni e consumi

Il suv francese è disponibile in quattro diverse motorizzazioni. La versione a benzina ha il motore PureTech, con 130 CV e 230 Nm; quella diesel, la BlueHDi, sviluppa la stessa potenza, ma con una coppia di 300 Nm. Lo Start & Stop è di serie; mentre il cambio manuale è disponibile solo in abbinamento al benzina da 130 CV. In aggiunta ai modelli endotermici, ci sono due versioni ibride plug-in. La più potente è dotata di 1.6 PureTech a benzina da 181 CV e un motore elettrico da 109 CV, per una potenza totale di 225 CV e una coppia motrice di 360 Nm. L’inedita Hybrid 180 abbina un motore 1.6 da 150 CV a un’unità elettrica da 110 CV, per una potenza complessiva di 180 CV e una coppia di 360 Nm.

Citroën C5 Aircross: prezzo, dimensioni e caratteristiche 17

La versione PureTech da 130 CV consuma 6.8 l/100km di benzina, il BlueHDi, invece, scende a 5.6 l/100km di gasolio. Numeri diversi le due ibride alla spina: Citroen dichiara che la batteria da 12,4 kWh della Hybrid 180 garantisce 57 km in modalità solo elettrica, consumando 1,3 l/100km di benzina nel ciclo WLTP. La batteria da 14,2 kWh della Hybrid 225 consente 64 km di autonomia, con un consumo di benzina pari a 1,5 l/100km.

Citroen C5 Aircross PureTech da 130 CV a 26.500 euro

Continuano le offerte di SimplyDrive per quanto riguarda la gamma Citroen. La C5 Aircross a benzina PureTech da 130 CV con allestimento Feel costa 32.000 euro, ma in caso di adesione al finanziamento, il prezzo scende fino a 26.500 euro, grazie allo sconto di 5.500 euro. L’anticipo da versare ammonta a 6.373 euro; mentre le rate mensili sono 35 da 250 euro ciascuna (TAN 7,99%, TAEG 9,53%). La maxi rata finale che, come al solito, rappresenta anche il Valore Futuro Garantito, è di 16.319 euro. Il limite massimo di km è di 30.000 km, con un costo di 0,10 euro al km se si supera tale cifra, da pagare in caso di restituzione della vettura.

Materie prime: l’importanza dell’estrazione “green”

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio 2

Costruire vetture elettriche che non emettono gas di scarico è soltanto una parte della transizione energetica. La questione è molto più complessa e riguarda anche le risorse: quelle da impiegare per la produzione di energie pulite devono essere sostenibili. In altre parole anche il processo produttivo che porta alla fabbricazione delle auto elettriche deve essere sostenibile e a basso impatto ambientale, altrimenti i benefici sarebbero pochi se non addirittura nulli.

Se prendiamo in considerazione le materie prime, il problema non è di facile soluzione. Un aumento  esponenziale della produzione di auto elettriche si traduce nel ricorso massiccio all’uso di materiali, tra cui litio e rame, che di solito vengono ricavati attraverso procedimenti che hanno un grande impatto sull’ambiente. Accrescere la loro produzione e, contestualmente, ridurre il loro impatto è una delle sfide più dure della transizione energetica: per questo ci sono alcune aziende che hanno già iniziato a portare avanti metodi alternativi per l’estrazione dei metalli da impiegare nell’assemblaggio delle vetture elettriche.

Gli scarti diventano un tesoro

Con la necessità, divenuta imprescindibile, di ottenere risorse in maniera sostenibile, l’industria ha dovuto rivedere le proprie strategie e riconsiderare anche alcune tecniche che fino a poco tempo fa sembravano poco redditizie. Fissando l’attenzione sull‘estrazione dei metalli, i processi più gettonati sono quelli che permettono di ottenere le stesse materie prime da detriti e materiali di scarto, dando in questo modo un netto taglio al consumo energetico e alle emissioni del processo, aspetti diventati al giorno d’oggi importanti quanto i volumi produttivi e i margini di guadagno.

Il rame e il litio, indispensabili per la produzione di auto elettriche, dovrebbero continuare a essere anche per i prossimi anni i due metalli più impiegati nella realizzazione delle batterie e, nel caso del rame, anche di tutti i componenti elettrici. Gli analisti prevedono che, da qui al 2035, la domanda possa crescere di più del doppio rispetto a oggi: in uno scenario simile il riciclo dei prodotti a fine vita e processi di approvvigionamento sostenibili diventano due punti chiave per tutte le imprese del settore.

Auto elettrica: la batteria del futuro è allo stato solido 1

Corsa al rame dai materiali di recupero

La “lisciviazione catalitica” è la strada scelta da varie industrie per la produzione di rame. Questa tecnica consente di estrarre il rame presente in basse concentrazioni in detriti e vari materiali di scarto. Fino a ora tale processo era stato accantonato: le industrie preferivano estrarre il rame dalle concentrazioni più ricche, ma con la transizione energetica è cambiato tutto e una tecnica che riduce le operazioni di scavo e abbassa fino al 40% le emissioni diventa giocoforza una priorità.

Alcune case automobilistiche hanno già puntato su questo processo e hanno acquistato quote di partecipazione nelle società pioniere di questa tecnica. BMW è entrata in affari con la statunitense Jetti Resources; mentre ultimamente anche il gruppo Stellantis ha fatto sapere di aver rilevato il 14% della McEwen Copper, azienda che, nella miniera Argentina Los Azules, ha dato il via un progetto per l’estrazione di grandi quantità di rame a basse emissioni. Da qui al 2027 l’obiettivo è riuscire a produrre 100.000 tonnellate all’anno di rame dalla purezza vicina al 100% con riserve in grado di poter garantire le attività produttive dei propri clienti per più di 30 anni.

Arriva la produzione di litio “pulito”

Il gruppo Stellantis non si ferma al solo rame sostenibile e fa il bis anche con il litio, nella speranza di centrare l’obiettivo delle zero emissioni per il 2038. Il litio si trova nelle miniere, nei deserti e nei laghi salati e l’estrazione con le tecniche tradizionali, con evaporazione di salamoie estratte dal sottosuolo in grandi vasche, è molto impattante per quanto riguarda energia e risorse. Il nuovo processo prevede l’utilizzo di salamoie geotermiche mediante impianti in grado di ricavare da queste anche anche energia rinnovabile da reimpiegare nel trattamento del materiale grezzo.

Stellantis ha siglato un accordo a lungo termine con Controlled Thermal Resources per ottenere 25.000 tonnellate all’anno di idrossido di litio da impiegare per alimentare le proprie fabbriche di batterie nell’America del Nord. Questa azienda usa il giacimento nel sito geotermico di Imperial, che si trova in California, e un processo a ciclo chiuso che si auto-alimenta grazie all’energia pulita generata dal calore e dalla pressione nel sottosuolo. Operazione simile anche in Europa per Stellantis, che ha firmato un accordo identico con l’impresa tedesca Vulcan, che nel quinquennio 2026-2030 darà al gruppo automobilistico italo-francese dalle 16.000 alle 20.000 tonnellate all’anno di idrossido di litio ricavato con emissioni basse.

Auto che non vedremo più: Maserati Ghibli

Maserati Ghibli: prezzi, dimensioni e caratteristiche 7

La Maserati Ghibli si appresta a salutare e a uscire dai listini. La casa automobilistica modenese preferisce puntare sempre di più sulle auto sportive e sui Suv, come testimoniano la nuova GranTurismo e l’esordio della Grecale. La scelta dell’azienda si basa sui numeri del mercato: le berline sono via via meno richieste, rimpiazzate dalle vetture a guida alta che incontrano giorno dopo giorno il gradimento di un numero maggiore di automobilisti. La Ghibli (al pari della Quattroporte e della Levante Trofeo) sarà prodotta fino al termine di quest’anno e venduta nel 2024, per poi andare in pensione e lasciare, assieme al motore V8, il testimone all’elettrico. La nuova Quattroporte, che sarà presentata l’anno prossimo, avrà il compito di rimpiazzare sia la Ghibli che l’attuale Quattroporte. La nuova berlina sarà la prima a essere proposta esclusivamente con motori elettrici, che potrebbero raggiungere i 1.000 CV nella versione Trofeo.

Un nome che riporta agli anni ’60

La Ghibli attuale è una berlina a 4 porte di lusso dalle alte prestazioni che si colloca al di sotto della Quattroporte e viene prodotta dal 2013. Il nome, invece, è quello di una coupé a 2 porte prodotta da Maserati in due serie: la prima, a 2 posti, dal 1967 al 1973, e la seconda, a 4 posti, dal 1992 al 1996. Esteticamente la Ghibli è più aggressiva dalla Quattroporte, da cui deriva. Il frontale si distingue per i due sottili gruppi ottici disposti orizzontalmente accompagnati da un elemento di continuità che li lega direttamente alla calandra, di forma trapezoidale con griglia a listelli fini verticali. Nella parte posteriore spiccano i fari a lama di falce delimitati da una linea netta che separa il faro dalla fiancata e la unisce al paraurti posteriore. La plancia presenta un contrasto bicromatico ed è sportiva con linee nette e superfici pulite; mentre la strumentazione si sviluppa su tre livelli e comprende lo schermo centrale touch da 8,4 pollici.

La Ghibli è sviluppata sul pianale Maserati M156, versione con passo accorciato del telaio della Quattroporte, ed è più corta della sorella maggiore, mentre la larghezza è la stessa. Le due vetture condividono il motore benzina V6 (2979 cm cubici 6 cilindri disposti a V con angolo di 60°, biturbo a iniezione diretta, interamente in alluminio) da 410 CV e da 330 CV. Questo propulsore è stato progettato dai tecnici Ferrari e Maserati e viene assemblato dalla Ferrari stessa a Maranello. Alla Ghibli spetta il primato di prima Maserati con motore a gasolio: il 3.0 V6 turbo con tecnologia MultiJet II di 2987 cm cubici da 275 CV . Tutti i motori sono abbinati al cambio automatico ZF a 8 rapporti dotato della possibilità di selezione manuale delle marce. La trazione è posteriore oppure integrale; quest’ultima è abbinata solo al 3,0 litri benzina da 410 CV.

Maserati Ghibli: prezzi, dimensioni e caratteristiche 3

I restyling del 2017 e del 2020

Con l’aggiornamento aumenta la tecnologia, a partire dal nuovo sistema multimediale da 8,4” e il pacchetto opzionale di sistemi di assistenza alla guida, tra cui il cruise control adattivo, l’avvertimento di abbandono della corsia e il controllo dell’angolo cieco. Il motore benzina V6, nella versione meno potente, viene portato a 350 CV; mentre nel 2018 il V6 più performante arriva a 430 CV sia per la Ghibli S che per la Ghibli S Q4. Debuttano gli allestimenti GranLusso e GranSport, disponibili per tutte le motorizzazioni (adeguate alla normativa Euro 6C), i fari full-led adattivi di serie, nuove tinte esterne e inediti disegni per i cerchi in lega.

Il restyling del 2020 prevede anche un aggiornamento della gamma motori con l’esordio di una versione ibrida. Tutti i modelli hanno il nuovo sistema multimediale da 10,1”, il quadro strumenti digitale con servizi Maserati Connect e nuovi sistemi di assistenza alla guida. A livello estetico subiscono alcune modifiche le grafiche della fanaleria anteriore e posteriore; arrivano nuovi paraurti anteriori e posteriori e una calandra ridisegnata. Tutti i propulsori vengono aggiornati per soddisfare la normativa Euro 6D-temp e debutta una versione ibrida con motore 2 litri turbo e sistema mild hybrid 48V. Insieme alla prima elettrificata, esordisce anche la Ghibli Trofeo, modello di punta dotato del 3.8 V8 biturbo da 580 CV.

Maserati Ghibli: prezzi, dimensioni e caratteristiche 23

Addio in grande stile con la 334 Ultima

La Ghibli saluta con il titolo di berlina più veloce del mondo, ottenuto dalla 334 Ultima che è anche l’ultima berlina del Tridente equipaggiata con il motore V8, il mitico 8 cilindri Twin Turbo con V di 90 gradi, da 580 CV e 334 km/h che dà il nome all’ultima versione della Ghibli. I tecnici Maserati hanno ottimizzato al massimo il peso dell’auto e le gomme per permettere alla berlina di toccare il record di velocità: 8 km/h in più rispetto alla versione Trofeo “standard” e uno in più della precedente detentrice del primato, la Bentley Flying Spur Speed. La Ghibli 334 Ultima scatta da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi contro i 4,3 della Trofeo e presenta anche ricercati dettagli estetici.

La berlina è stata verniciata con la tinta Scià di Persia, a cui si sommano alcuni particolari color rubino e il nuovo logo 334, verniciato sui passaruota anteriori. Inoltre è equipaggiata con il full carbon exterior kit, che include le mostrine del paraurti anteriore, le maniglie delle portiere, le calotte specchio e i montanti B&C. Ritocchino anche per i cerchi e le coppe centrali, con il nuovo colore grafite scuro opaco, abbinato al Tridente rubino e alle pinze dei freni nero lucido. All’interno troviamo sedili in pelle in color terracotta o nero con incisi gli stemmi Maserati e la scritta “V8 Ultima”. La Maserati Ghibli 334 Ultima sarà prodotta soltanto in 103 esemplari, numero inciso su un’apposita targhetta situata nel tunnel centrale con scritto “una di 103”.

Peugeot 308: acquisto o finanziamento?

Peugeot 308: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

La nuova Peugeot 308 è più grande e tecnologica rispetto alle serie precedenti e viene offerta sia in versione berlina che station wagon. La terza generazione della vettura di segmento C ha debuttato due anni fa, portando con sé varie novità, a partire dal nuovo logo che si rifà al passato e dalle motorizzazioni elettrificate plug-in. La Peugeot 308 berlina è lunga 4,37 metri (11 centimetri in più della generazione precedente) e ha un passo di 2,68 metri (5,5 centimetri più lungo rispetto al passato) che rende migliore l’abitabilità posteriore; l’altezza è invariata (1,46 metri) mentre il vano di carico ha una capacità minima di 412 litri nei modelli tradizionali e 361 litri in quelli plug-in.

La versione station-wagon è sviluppata sulla piattaforma EMP2, è lunga 4,64 metri e ha una capacità di carico di circa 608 litri, che sui modelli ibridi scendono a 548 litri. La nuova Peugeot 308 è disponibile in quattro allestimenti: Active Pack, l’allestimento di accesso alla gamma; Allure, dotato di cerchi in lega da 17” Calgary; Allure Pack, con aiuti alla guida più evoluti rispetto ad Allure e GT, l’allestimento top di gamma per gli automobilisti più sportivi.

Peugeot e-308: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Design aggressivo e interni più tecnologici

Il frontale, con fari led che scendono in basso fino alla parte inferiore del paraurti, ricorda la 208 e la 5008; mentre a risaltare è la nuova calandra, molto più grande rispetto al passato, che presenta la trama a effetto “dissolvenza” partendo dal centro dove spicca il nuovo logo Peugeot. La fiancata propone parafanghi bombati che la rendono più aggressiva rispetto alla generazione precedente; nella parte posteriore, invece, risaltano gruppi ottici sottilissimi con finitura brunita.

La nuova 308 è rinnovata anche nell’abitacolo, molto più tecnologico e moderno, con il nuovo i-Cockpit dietro il volante che, nella versione più grande da 10 pollici, ha anche la grafica in 3D. Anche il nuovo sistema di infotainment i-Connect ha lo schermo da 10 pollici touch, che comprende i comandi del climatizzatore. Non c’è più la leva del cambio, rimpiazzata da piccoli tasti piazzati nel tunnel centrale.

Motorizzazioni e consumi

La Peugeot 308 è disponibile in versione benzina, diesel e ibrida plug-in. Il motore benzina è l’1.2 PureTech 130 S&S da 131 CV, con cambio manuale a 6 rapporti o automatico EAT-8; quello diesel è l’1.5 BlueHDI da 131 CV, con cambio automatico di serie. L’offerta è completata da due versioni ibride plug-in, la Hybrid 180 e-EAT8 e la Hybrid 225 e-EAT8, rispettivamente da 180 e 225 CV, che al motore benzina 1.6 da 150 CV o da 180 CV, sommano un’unità elettrica da 110 CV alimentata da una batteria da 12,4 kWh.

Per quanto riguarda i consumi, Peugeot dichiara 5,3-6,4 l/100 km per il motore benzina con cambio manuale e 5,6-6,7 l/100km per quello con il cambio automatico. Più economico il diesel, con 4,3-5,2 l/100km. Numeri ancora più bassi per le ibride plug-in, che consumano 1,0-1,3 l/100km; mentre la batteria da 12,4 kWh dovrebbe permettere un’autonomia in modalità solo elettrica di circa 60 km, quando è in piena carica.

Peugeot 308: prezzo, dimensioni e caratteristiche 7

Peugeot 308 berlina 26.920 euro

Continuano le promozioni della casa francese su tutta la gamma. La Peugeot 308 berlina PureTech 130 benzina con cambio manuale in allestimento Active Pack ha un prezzo di listino di 28.520 euro, che scende a 26.920 euro con lo sconto del costruttore. Se aderiamo alla formula di finanziamento i-Move, il prezzo si abbassa di altri 1.000 euro fino ad arrivare a 25.920, grazie a uno sconto totale di 2.600 euro.

Versando l’anticipo di 8.623 euro, le rate mensili da pagare sono 36 da 216,92 euro l’una (TAN 7,99% TAEG 9,71%); mentre la maxi rata finale è di 14.033,57 euro. Il limite di km da percorrere nei tre anni è di 45.000 e, in caso di restituzione o sostituzione della vettura, per ogni km in più percorso bisogna pagare 0,10 euro.

Suv-coupé: tutti i pregi e i difetti

BMW X6: prezzo, dimensioni e caratteristiche 7

I Suv-coupé rappresentano la tipologia di vetture più giovane nel panorama automobilistico. Il primo modello, che ha dato il là a questa categoria, è SsangYong Action, prodotto dal 2006 al 2018, anche se i “meriti” vengono attribuiti alla più nota BMW X6, arrivata due anni più tardi. I Suv-coupè prendono ispirazione dalle auto coupè a 4 porte, anch’esse di recente invenzione, e si caratterizzano per la capacità di unire l’aspetto più dinamico delle vetture sportive alle comodità dei Suv, con pochissime rinunce per automobilisti e passeggeri.

La stragrande maggioranza dei Suv-coupé deriva da un Suv classico: le differenze principali sono nella parte di dietro, con la linea del tetto più spiovente per offrire un vantaggio stilistico rispetto ai modelli tradizionali, e il lunotto allungato. I motori e gli allestimenti, invece, quasi sempre sono gli stessi della versione standard dalla quale hanno origine.

Nuova Porsche Cayenne Coupé, praticamente una 911 20

Una moda esplosa in Germania

Alla SsangYong Action spetta il primato di aver lanciato il nuovo tipo di carrozzeria, ma la moda dei Suv-coupé ha preso piede in Germania, a parte poche stravaganti 4×4 speciali sviluppate sui telai dei fuoristrada. Come detto è stata BMW con la X6, presentata nel 2008 come variante dalla X5, a far conoscere al grande pubblico i suv-coupé. Sull’onda del gradimento degli automobilisti, la casa tedesca, nel 2014, ha commercializzato anche la X4. La concorrenza non è rimasta a guardare: Mercedes ha risposto con due modelli, la GLE coupé e la GLC coupé.

Audi ha atteso qualche anno in più prima di immettere sul mercato prima la variante della elettrica e-tron e poi quelle di Q3 e Q5; oltre alla Q8 che è la versione alternativa sportiva alla Q7. Anche Porsche si è adeguata al nuovo filone con la Cayenne coupé. Negli ultimi cinque anni anche le altre case hanno iniziato a proporre Suv-coupé, non sempre derivati da modelli standard: Nissan Ariya, Cupra Formentor, Renault Arkana, la nuova Citroen C4, Kia XCeed, Hyundai Ioniq 5 e Volkswagen ID.4 coupé sono alcuni esempi.

Spopolano le cinque porte, ma con alcune eccezioni

La maggior parte dei Suv-coupé è a 5 porte, anche se l’opzione 3 porte è stata presa in considerazione dai costruttori in più di un’occasione. Tante concept car che hanno anticipato i nuovi modelli avevano la carrozzeria a 3 porte (la Opel Antara GTC e la Volkswagen Concept A che ha anticipato la Tiguan), anche se poi alla fine la scelta è caduta sulle classiche 5 porte. C’è anche chi è andato controcorrente: Land Rover Evoque nella prima generazione era disponibile sia in versione 5 che 3 porte; mentre dalla seconda serie si è preferito scegliere esclusivamente le 5 porte. Anche la Mini Paceman, variante della Countryman, aveva 3 porte, ma ha riscosso poco successo ed è uscita di produzione.

Renault Arkana: prezzo, dimensioni e prova su strada 6

Look aggressivo senza rinunciare alla comodità

Chi compra un Suv-coupé lo fa principalmente per l’immagine della vettura, ancora più accattivante di quella del modello tradizionale da cui deriva: i motori e gli allestimenti, come detto, quasi sempre sono gli stessi delle versioni standard, anche se le case automobilistiche cercano di aggiungere qualche nota di sportività in più con sospensioni più reattive e un’elettronica di controllo tarata su misura, senza diminuire il comfort dei passeggeri. Come sempre c’è un prezzo da pagare: i Suv-coupé hanno un costo sempre maggiore dei modelli standard dai quali derivano; peso e consumi sono un po’ più alti a parità di meccanica; mentre in alcuni casi le prestazioni risultano leggermente inferiori. A determinare il peso più consistente è il portellone più pesante allungato e fissato più dietro, che ha bisogno di più rinforzi alla scocca. Un altro inconveniente dei Suv-coupé è la ridotta capacità di carico, soprattutto quella massima fino al tetto, che può contare su un volume inferiore rispetto ai Suv tradizionali, per via della forma della carrozzeria.

Suv-coupé: i pregi

Queste vetture hanno un’immagine più dinamica dei Suv standard, che va a sommarsi alla guida più sportiva, senza penalizzare il comfort dei passeggeri.

Suv-coupé: i difetti

La capacità di carico è inferiore rispetto ai modelli tradizionali; il peso, i consumi e il prezzo, invece, sono più alti. Infine, in alcuni casi, le prestazioni dell’auto sono leggermente inferiori a quelle del Suv da cui deriva.

Auto divenute icone: Land Rover Defender

Land Rover Defender: esterni

Il Land Rover Defender attuale, prodotto dal 2019, a parte il nome non condivide alcun componente con il precedente famosissimo modello. La versione iconica era sviluppata su un telaio a longheroni con carrozzeria separata, mentre la nuova è realizzata su un telaio monoscocca in alluminio chiamato D7x e derivato dalla piattaforma Jaguar-Land Rover condivisa con altri modelli del gruppo inglese, come le contemporanee Discovery e Range Rover Sport. Il nuovo Defender è disponibile in due varianti di carrozzeria e di passo, chiamate 90 (dalle dimensioni in pollici del passo) a interasse e tre porte e 110 a interasse lungo a 5 porte, ed è dotato di motori della famiglia JLR Ingenium. Al momento del lancio sul mercato erano disponibili due motori a benzina e due motori diesel, ai quali è stata aggiunta la motorizzazione ibrida plug-in e una benzina V8 da 5,0 litri da 525 CV. Nel futuro del gruppo JLR (Jaguar Land Rover) è prevista una Defender elettrica, che dovrebbe arrivare nel 2025, insieme a un massiccio restyling degli interni e del design. Detto del presente e del futuro, riavvolgiamo il nastro fino alle origini della storica vettura inglese, la 4×4 più solida, spartana e conosciuta al mondo: un vero mito del fuoristrada venduto in oltre 160 Paesi.

Land Rover Defender: esterni

Gli esordi alla fine degli anni ’70

L’avventura del classico modello, conosciuto da tutti con il nome Defender, parte sul finire degli anni ’70, raccogliendo l’eredità della Land Rover Serie III del 1972 che, a sua volta, deriva dalle serie precedenti che avevano preso il testimone dalla Serie I del 1948. Il costruttore inglese sceglie la strada della riprogettazione totale della vettura, dopo aver ragionato a lungo anche su un’eventuale evoluzione della serie precedente alla quale aggiungere solo alcuni miglioramenti sullo schema tecnico di sempre.

I vertici aziendali optano per il rinnovamento totale, che porta un nuovo telaio con rinnovate sospensioni a molle elicoidali che rendono più agevole sia la guida su strada che quella off-road. Nuova anche la carrozzeria, che aggiunge alcuni centimetri in larghezza, lunghezza e nel passo, che diventa più lungo specialmente nella versione ridotta: raggiunge i 93 pollici (2,36 metri), ma la sigla resta 90 per dare continuità allo storico modello. La prima versione a debuttare, nel 1983, è quella a passo lungo, chiamata 110, come i pollici del passo (equivalenti a 2,80 metri); mentre quella corta sarà commercializzata a partire dall’anno seguente.

Il nome Defender arriva nel 1990

All’inizio i due fuoristrada vengono chiamati soltanto Land Rover 90 e 110: bisogna attendere il 1990 per il nome vero e proprio. Con l’arrivo della Range Rover, avvenuto nel 1970, e quello della Discovery, che risale agli inizi degli anni ’80, Land Rover da sottogruppo di fuoristrada della famiglia Rover è diventato a tutti gli effetti un marchio e per questo decide di dare un nome a tutti i propri modelli. Per la vettura più iconica e classica della casa produttrice viene scelto il nome che rispecchia maggiormente le varie sfaccettature e i modi di impiego del fuoristrada, utilizzato in campo militare e della difesa in genere, ma anche come mezzo di esplorazione, emergenza e soccorso in varie parti del mondo: alla fine la scelta cade su Defender, che da ora in poi indicherà la terza linea di prodotto del brand inglese.

Land Rover Defender, con il model year 2021 diventa ibrida

I cambiamenti nel corso degli anni

I rinnovamenti più importanti nella lunga storia di Defender hanno riguardato soprattutto i motori. I primi diesel turbo a quattro cilindri di origine VM hanno lasciato il posto, alla fine degli anni ’90, al cinque cilindri Storm 2.5 da 122 CV. Il 2007 è l’anno di importanti novità per l’iconico fuoristrada: arriva il nuovo motore a quattro cilindri di derivazione Ford da 2,2 litri (successivamente diventeranno 2,4) e 138 CV con un nuovo cambio a sei rapporti. Ritocco anche per l’abitacolo: entrano in scena la nuova plancia e i sedili posteriori fronte marcia in sostituzione di quelli laterali, che però fanno scendere i posti a quattro sulla 90 e a cinque o sette sulla 110. Lo storico fuoristrada, con questi aggiornamenti, resta nei listini fino al 2016, per poi essere sostituito dal Defender attuale che, come detto, è sviluppato su una base completamente differente.

Auto che non vedremo più: Lamborghini Aventador

Auto che non vedremo più: Lamborghini Aventador 3

Con l’uscita di scena della Lamborghini Aventador, va in pensione anche lo storico motore V12 aspirato in versione puramente termica. L’erede della supercar di Sant’Agata Bolognese, la Revuelto, sarà spinta da un propulsore ibrido plug-in, dando il via a una nuova era, quella dell’elettrificazione, per lo storico costruttore emiliano. L’ultima Aventador è uscita dalla fabbrica bolognese lo scorso 26 settembre, con una livrea di colore azzurro flake (che si rifà a quello della Miura Roadster) messa a punto dal reparto “Ad Personam” su richiesta di un facoltoso cliente svizzero. Il bolide italiano saluta portandosi dietro una serie di record e primati, oltre al design futuristico: è la Lamborghini a dodici cilindri più venduta di tutti i tempi, con 11.465 unità consegnate in tutto il mondo, ed è stata prodotta in otto modelli derivati a cui si aggiungono altri dieci fra one-off ed edizioni limitate. Inoltre, in undici anni di carriera, Aventador è riuscita a conquistare in due occasioni il record sul giro al Nurburgring per vetture di serie: nel 2015 con la LP 750-4 SV (6:59.75) e nel 2018 con la SVJ (6:44.97).

Il debutto al salone di Ginevra del 2011

La Aventador è stata presentata al Salone dell’Automobile di Ginevra, nel marzo del 2011, ed è rimasta in produzione fino a settembre 2022. Il nome è ispirato a un toro da combattimento e, a livello estetico, questa supercar ricorda la Murciélago, che ha sostituito, con alcuni richiami all’esclusiva fuoriserie Reventón del 2007. La Aventador LP700-4 è dotata di un inedito motore V12 con angolo di 60° tra le bancate, per una cilindrata di 6,5 litri, montato in posizione longitudinale e posteriore (per questo è chiamata LP), con distribuzione a doppio albero a camme in testa azionando quattro valvole per cilindro, in grado di erogare una potenza massima di 700 CV a 8.250 giri al minuto mentre la coppia motrice raggiunge 690 Nm a 5.500 giri/min. La trazione integrale è di tipo Haldex a controllo elettronico e affianca al V12 il nuovo cambio robotizzato ISR (Independent Shifting Rods) da sette marce che innesta i rapporti in soli 50 millesimi di secondo.

Auto che non vedremo più: Lamborghini Aventador 2

Altra novità importante della Aventador è il telaio monoscocca in fibra di carbonio, che consente di risparmiare 90 kg rispetto alla Murciélago: il peso ridotto le permette di raggiungere la velocità massima di 350 km/h e di scattare da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi, numeri che le danno il titolo di Lamborghini più veloce in produzione. Nel novembre 2012 arriva la versione roadster della LP700-4, meccanicamente uguale alla coupé. Nel 2013 emissioni e consumi vengono ridotti di circa il 20% con l’adozione di un innovativo sistema start & stop e di un sistema di disattivazione dei cilindri (Cylinder Deactivation System, CDS) che scollega una delle due bancate di cilindri, permettendo al V12 di funzionare come un 6 cilindri in linea per velocità inferiori a 135 km/h. Il telaio viene perfezionato con una taratura delle molle più rigida e il design dei cerchi si rinnova.

Nel 2016 arriva la Aventador S

Nel dicembre del 2016 viene svelata la Aventador S, che presenta il V12 da 6,5 litri potenziato a 740 CV erogati a 8400 giri/min (40 CV in più rispetto alla versione standard) e 690 Nm di coppia a 5500 giri/min. La Aventador S è la prima Lamborghini stradale ad avere le quattro ruote sterzanti, unite alla trazione integrale permanente e a uno schema sospensivo aggiornato. Il frontale, rinnovato, presenta un inedito splitter anteriore più grande e due nuovi condotti di raffreddamento dell’aria nel paraurti anteriore. Nel posteriore troviamo un nuovo diffusore con alette aerodinamiche più grosse e un sistema di scarico formato da tre singole uscite centrali.

Auto che non vedremo più: Lamborghini Aventador

La SVJ si fa più aggressiva

L’evoluzione della Aventador S viene presentata nell’agosto del 2018: il 6,5 litri L539 V12 delle normali Aventador è stato modificato per erogare una potenza massima di 770 CV a 8500 giri/min e una coppia di 720 Nm a 6750 giri/min. Il ricorso alla fibra di carbonio per varie parti tra cui la carrozzeria e del titanio per il sistema di scarico fanno scendere il peso a 1.525 kg e permettono alla SVJ di accelerare da 0 a 100 km/h in 2,8 secondi e da 0 a 200 km/h in 8,6 secondi, toccando la velocità massima di oltre 352 km/h. La versione roadster della SVJ viene svelata al Salone di Ginevra 2019: è dotata di hard top removibile formato da due pezzi diversi in fibra di carbonio e ha lo stesso gruppo motore e le stesse prestazioni della coupé.

Chiusura in grande stile con la LP780-4 Ultimae

L’ultima versione della Aventador viene annunciata in anteprima sui canali social della casa automobilistica a inizio luglio 2021. È prevista in edizione limitata di 600 unità (350 coupé e 250 roadster) ed è basata sulle Aventador S e SVJ. Il motore aspirato è potenziato fino a 780 CV (10 in più della SVJ) con la stessa coppia di 720 Nm a 6750 giri/min della Aventador SVJ. Il bolide scatta da 0 a 100 km/h in 2,8 secondi e raggiunge la velocità massima di 355 km/h. A livello estetico dalla S e dalla SVJ eredita il paraurti anteriore con integrato lo splitter dalla S e il posteriore con estrattore e scarichi alti della SVJ. Ha le quattro ruote sterzanti e un impianto frenante Brembo in carboceramica che le permette di fermarsi da 100 a 0 km/h in circa 30 metri.

Auto che non vedremo più: Lamborghini Aventador 1

Aventador tra varianti, one-off e cinema

Come detto, il successo del bolide presentato nel 2011 si misura anche nel numero di varianti derivate dall’originale. Nel 2012 arriva la Roadster seguita nel 2015, dalla Aventador LP 750-4 SuperVeloce; nel 2016 è la volta di Aventador S e, l’anno successivo, della sua variante senza tetto; bisogna attendere il 2018 per la SVJ; nel 2019 tocca alla SVJ Roadster e, infine, nel 2021 a uscire dalla fabbrica bolognese è la Aventador LP 780-4. Numerose anche le one-off e le versioni speciali: si parte con Lamborghini Jota nel 2012; nel 2013 entrano in scena Aventador Anniversario e Veneno; il 2014 vede protagonista Aventador LP 700-4 Pirelli Edition; nel 2016 arriva Aventador LP 700-4 Miura Homage; a cui segue nel 2018 SC18 Alston; Aventador SVJ Xago e SCV12 sono datate 2020; mentre nel 2021 irrompe la Countach LPI 800-4.

L’85% delle Aventador è stato realizzato dal reparto “Ad Personam”, che ha creato oltre 200 colori riservati alla supercar bolognese. Come tutte le supercar che rispettino, anche la Aventador si è ritagliata un ruolo nel cinema: ne “Il cavaliere oscuro – Il ritorno” del 2012 il personaggio Bruce Wayne/Batman, interpretato da Christian Bale, guida una Aventador LP700-4. In “Transformers 4 – L’era dell’estinzione”, del 2014, compare una Aventador LP 700-4 coupé.

Lamborghini Revuelto: prezzo, dimensioni e caratteristiche 18

Spazio alla nuova era con la Revuelto da 1.015 CV

La Lamborghini Revuelto è il modello chiamato a sostituire la Aventador è spinto dal motore 12 cilindri a V aspirato ibrido plug-in, con una cilindrata di 6.5 litri e limitatore fissato a 9.500 giri/min, per una potenza totale di 1.015 CV, considerati anche i tre motori elettrici (uno posteriore e due anteriori) che completano la trazione integrale. Il primo bolide elettrificato di Lamborghini ha un nuovo cambio automatico 8 marce a doppia frizione (che sostituisce quello a singola frizione robotizzato a 7 marce della Aventador) montato in posizione trasversale come sulla Miura. Revuelto accelera da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e supera i 350 km/h di velocità massima.

Hyundai Santa Fe: prezzo, dimensioni e prova su strada

Hyundai Santa Fe: prezzo, dimensioni e caratteristiche 19

Hyundai è uno dei brand che negli ultimi anni è cresciuto di più sotto moltissimi punti di vista: da quello stilistico a quello tecnologico, passando soprattutto per quello della qualità. Un enorme salto avanti che trova la sua massima espressione nell’ultima generazione della Hyundai Santa Fe, il SUV più grande del costruttore coreano che con l’ultima generazione porta l’asticella della qualità ad un livello inedito per Hyundai, che permette al modello di competere senza timore anche con modelli ben più blasonati. Merito anche di una gamma motori ampia, che include anche due varianti elettrificate.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Hyundai Santa Fe:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 7
 Bagagliaio 634-2.041 litri
 Alimentazioni Diesel/Ibrida/Plug-in
 Classe Euro 6.2
 CV/kW  193/142
 Prezzo  56.800 €
INDICE
Novità 2023
 Dimensioni
 Esterni 
 Interni 
 Motori 
 Consumi 
 Allestimenti 
 Prova su strada
 Perché comprarla
 Prezzi

Nell’attesa del lancio in agosto, Hyundai ha rilasciato le prime immagini della quinta generazione di Santa Fe, che rompe con il passato e adotta il nuovo linguaggio stilistico del brand introdotto con la Ioniq 5. Esternamente, colpisce subito la nuova mascherina che integra i gruppi ottici Led a forma di H, così come gli inediti passaruota spigolosi che incorniciano i cerchi da 21″. Le stesse linee spezzate, e il disegno della fanaleria, vengono poi riprese anche anche nel posteriore, caratterizzato dal nuovo lunotto squadrato a tutta larghezza.

Negli interni si ritrova la stessa estetica fatta di linee nette degli esterni, con un’impostazione decisamente più minimalista che in passato. Si fa notare il nuovo Panoramic Curved Display, che integra cruscotto digitale e touchscreen da 12,3″ per l’infotainment. Scompare la leva del cambio automatico dal tunnel centrale, la quale viene spostata sul piantone dello sterzo per lasciare spazio al sistema di ricarica wireless per i cellulari. Infine, Hyundai ha già confermato che un aumento del passo regalerà più spazio per i passeggeri sulle tre file di sedili, anche se ancora non sono state comunicate le dimensioni esatte.

Rispetto al modello precedente, la quarta generazione della Santa Fe cambia poco nelle dimensioni. I centimetri in più in lunghezza sono quattro, portando ora il totale a 4,78 metri, mentre l’altezza è scesa di tre centimetri, fermandosi a 1,9 metri. Ottima la capacità del bagagliaio che, va da un minimo di 634 litri a un massimo di 2.041 litri nel caso si abbattano le file di sedili posteriori.

Dimensioni
Lunghezza 4.785 mm
Larghezza 1.900 mm
Altezza 1.705 mm
Passo 2.765 mm

La quarta generazione della Santa Fe ha portato al debutto numerose novità dal punto di vista estetico che ne hanno migliorato il design complessivo rendendolo più fresco e moderno. La parte frontale è dominata da una grande calandra dalla finitura cromata che ospita in posizione centrale lo stemma della Casa coreana e che viene delimitata ai lati dai nuovi gruppi ottici full Led dall’aspetto sottile e allungato.

La fiancata, solcata da linee tese, scorre liscia verso il posteriore che ospita i gruppi ottici full Led orizzontali che aumentano il dinamismo della vettura così come lo spoiler posizionato sopra il lunotto. A donare un tocco più fuoristradistico al modello ci pensano i grandi fascioni in plastica nera che corrono tutt’intorno alla carrozzeria e la proteggono da graffi e piccoli urti.

Gli interni della Santa Fe riprendono lo stile moderno della carrozzeria e parlano il linguaggio stilistico degli ultimi prodotti firmati Hyundai. La qualità percepita a bordo è elevata, grazie soprattutto all’attenta cura nella scelta dei materiali come le plastiche morbide e la pelle che riveste i sedili e la parte alta della plancia e da rifiniture e assemblaggi curati nei minimi dettagli.

Tanta poi la tecnologia a bordo, ben rappresentata dalla presenza del quadro strumenti digitale con display LCD da 12,3″, al quale si affianca un secondo schermo touch posizionato a sbalzo al centro della plancia con una diagonale di 10,25″ che racchiude le funzioni del sistema di infotainment, compatibile con Apple CarPlay e Android Auto. Infine, a bordo troviamo di serie anche l’Head-Up display e una pletora di ADAS di nuova generazione.

La Hyundai Santa Fe conta su una buona gamma di motorizzazioni, diesel, full hybrid e plug-in. Il diesel è un 2.2 CRDI sovralimentato in grado di erogare una potenza massima di 193 CV e una coppia di 440 Nm . Il powertrain viene completato dalla trazione integrale permanente e dal cambio automatico a 8 rapporti con paddles al volante.

La nuova Santa Fe viene inoltre proposta in versione full hybrid, che al propulsore benzina 1.6 T-GDi da 180 CV abbina una unità elettrica da 60 CV, per una potenza di sistema di 230 CV. Infine, all’apice dell’offerta si posiziona la variante plug-in alimentata dallo stesso motore a benzina, associato ad un più potente powertrain elettrico da 91 CV, per una potenza di sistema di 265 CV. Le varianti elettrificate contano su trazione integrale e cambio automatico a 6 rapporti di serie.

Il consumo di carburante del motore diesel della Hyundai Santa Fe è di 6,1-6,3 l/100 km, calcolati nel ciclo combinato secondo il protocollo WLTP. Per la variante full hybrid il dato si alza leggermente a 6,9-7,6 l/100 km, mentre la vera efficienza si raggiunge con la variante plug-in, che dichiara appena 1,6 l/100 km di consumi e, grazie alla batteria da 13,8 kWh, può contare su un’autonomia in modalità completamente elettrica di circa 58 km.

Il Suv della Casa coreana viene offerto a listino in un unico allestimento denominato XClass, che comprende tutti i migliori equipaggiamenti Hyundai, come i cerchi in lega da 18″ o 19″, il sistema audio premium Krell o il virtual cockpit da 12,3″ con Head Up display.

XClass: include di serie Cerchi in lega da 18” con pneumatici 235/60 R18 (solo su versione Diesel), Cerchi in lega da 19” con pneumatici 235/55 R19 (solo su versioni Hybrid & Plug-in Hybrid), Fari anteriori Full LED, Luci posteriori a LED, Clima automatico, Cluster Super Vision – Quadro strumenti LCD ad alta definizione da 12,3”, Head-up display, Sistema di navigazione con display touchscreen da 10.25” con Connettività Apple CarPlay e Android Auto e retrocamera, Bluetooth, Sensori di parcheggio anteriori e posteriori, Krell Premium Sound System – Sistema audio a 8 canali con subwoofer e amplificatore esterno, Servizi telematici Bluelink, Radio con ricezione DAB, Caricatore wireless, Tetto panoramico elettrico (solo PHEV), Spospensioni posteriori auto-livellanti, Vetri posteriori oscurati, Frenata autonoma di emergenza con riconoscimento veicoli, pedoni e cicli, Sistema di assistenza anti-collisione di svolta, Rear Occupant Alert, Regolazione automatica dei fari abbaglianti, Rilevamento della stanchezza del conducente, Sistema di rilevazione limiti di velocità, Cruise control adattivo con stop & go, Sistema di mantenimento della corsia, Blind Spot Collision Avoidance, Rear Cross-Traffic Collision Avoidance, Safe Exit Assist, Surround View Monitor, Blind View Spot Monitor, Highway Driving Assist, Remote Smart Parking Assist, Parking Collision Avoidance Assist Reverse, Sistema di assistenza alla partenza in salita, Sistema di controllo della stabilità, Sistema di controllo della velocità in discesa, Sistema di frenata anti bloccaggio, Sistema di gestione della stabilità, Sistema di controllo della trazione, Sistema di monitoraggio pressione pneumatici, Sensore crepuscolare, 6 airbag (anteriori, laterali, a tendina), Specchietti regolabili, riscaldabili e ripiegabili elettricamente, Start button e Smart Key, Sedili riscaldabili, Volante rivestito in pelle e riscaldato.

Ci siamo messi al volante della Hyundai Santa Fe in abbinamento alla motorizzazione mild-hybrid, che rappresenta la scelta ideale per chi non macina troppi chilometri durante l’anno e intende accedere a tutte le agevolazioni fiscali previste per i moderni modelli ibridi. Una volta a bordo del SUV più grande firmato Hyundai si viene accolti da un ambiente curato anche nei dettagli più piccoli: la seduta è comoda e la visibilità è ottima grazie alle ampie superfici vetrate. Appena si mette in moto e si percorrono i primi chilometri, ciò che colpisce più di tutto è la silenziosità con la quale la Santa Fe è in grado di muoversi. L’ottimo livello di insonorizzazione studiato dai tecnici Hyundai isola perfettamente l’abitacolo dai rumori generati dal propulsore, dagli pneumatici e dall’aria che investe l’auto. A proposito del motore, se si è gentili sul gas non lo si sentirà praticamente mai lavorare, grazie anche all’ottima messa a punto del cambio che regala passaggi di marcia fluidi e praticamente impercettibili. Il discorso cambia leggermente se si spinge la lancetta del contagiri verso l’alto: in questo caso la Santa Fe tira fuori tutti i cavalli a disposizione lanciandosi in avanti con una discreta decisione, me la voce del motore in questo caso si fa più presente in abitacolo.

Hyundai Santa Fe: prezzo, dimensioni e caratteristiche 16

Buono il comfort di marcia assicurato da una messa a punto dell’assetto che come giusto che sia, privilegia il comfort più che le prestazioni. Del resto, la Hyundai Santa Fe è un’auto che vuole essere guidata con delicatezza e tranquillità. Se si alza il ritmo l’assetto è costretto a fare gli straordinari per tenere sotto controllo la massa comunque generosa che deve portarsi dietro. Ad ogni modo, la Santa Fe si dimostra un’ottima compagna di viaggio che, nonostante il peso e la stazza del modello, risulta sempre poco assetato. Nel corso del nostro test, che ha visto il SUV più grande del brand coreano impegnato in contesti di vario tipo, dalla città all’autostrada, il consumo non è mai andato oltre i 7,4 l/100 km. un ottimo risultato. Un plauso speciale va poi fatto alla ricca suite di sistemi di assistenza alla guida che aiutano a viaggiare in maniera più tranquilla e sicura. Molto utile a tal proposito la funzione che ripropone sullo schermo del quadro strumenti le immagini di due telecamere grandangolari posizionate sotto gli specchietti, che ogni volta che si aziona un indicatore laterale visualizzano sullo schermo le immagini di ciò che accade nell’angolo cieco del veicolo. Sempre utile, infine, il Terrain Mode, che permette di selezionare sei diverse modalità di guida per affrontare senza alcuna difficoltà anche i terreni a scarsa aderenza.

  • Dimensioni: l’ampio spazio a bordo assicura centimetri in abbondanza per sette passeggeri e relativi bagagli.
  • Motori: la gamma motori offre due varianti elettrificate ma non rinuncia comunque al Diesel.
  • Qualità: molto alto il livello di qualità percepita, che non sfigurerebbe nemmeno se paragonata modelli più blasonati e costosi.

Di seguito i prezzi di listino della Hyundai Santa Fe, aggiornati a luglio 2023 (MSS +900 €):

Hyundai Santa Fe diesel Prezzi
2.2 CRDi 4WD DCT XClass 56.800 €
Hyundai Santa Fe full hybrid Prezzi
1.6 T-GDi HEV 4WD XClass 58.800 €
Hyundai Santa Fe plug-in Prezzi
1.6 T-GDi PHEV 4WD XClass 62.100 €

Se cercate una Hyundai Santa Fe usata, allora date un’occhiata ai tanti annunci presenti sul sito di Automobile.it cliccando qui!