Mercato Auto 2021: I dati di giugno

Skoda Fabia: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Anche a giugno il mercato auto continua a faticare a risollevarsi dopo la crisi, in quanto i livelli di immatricolato restano al di sotto di quanto registrato prima della pandemia (-13,3%).

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INDICE
Mercato auto nuove
Mercato auto usate
Rapporto Usato/Nuovo
Approfondimento auto nuove
Immatricolazioni per alimentazione
Passaggi di proprietà

Nonostante la contrazione del mercato rispetto a giugno 2019, sembra vi sia una leggera ripresa del mercato rispetto a maggio, quando era stato registrato quasi un -30% rispetto al 2019.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno

Complessivamente nel primo semestre 2021 si registrano circa 884mila immatricolazioni nuovo che, se confrontate con lo stesso periodo del 2019 (1.083mila vendite), vedono un calo delle vendite cumulato per l’anno in corso di circa 200mila vetture, pari al -18,4% circa.

Continua anche per l’usato la flessione delle vendite rispetto ai livelli pre-Covid, ma per questo mercato sembra che vi sia una netta ripresa rispetto ai mese precedenti.

A giugno si registra infatti un trend del -5,8% rispetto al 2019, decisamente meno marcato rispetto ai due mesi precedenti in cui si era visto un calo delle vendite pari a più del 20%.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 1

Complessivamente nel primo semestre 2021 sono stati effettuati circa 1.772mila passaggi di proprietà, che se confrontati con lo stesso periodo del 2019 registrano un calo delle vendite del 18,6% circa, migliorando di più di due punti percentuali il trend cumulato dei mesi scorsi.

Un dato interessante da prendere in considerazione è la quota di mercato detenuta rispettivamente dall’immatricolato nuovo e dall’usato nel corso
del 2020 e 2021, ma soprattutto il rapporto tra passaggi di proprietà e immatricolazioni vetture nuove: nel 2020 questo valore si era assestato a 2,19, rispetto al 2,18 del 2019, a conferma del fatto che nell’ultimo anno i
due mercati hanno subito la stessa contrazione (circa -30%).

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Nel mese di giugno 2021 il volume globale delle vendite (453mila autovetture) ha interessato per il 33% auto nuove e per il 67% auto usate, con una ripartizione identica a quella vista a febbraio e a maggio (in termini percentuali) e che mostra una sofferenza leggermente più marcata per il nuovo, visibile anche confrontando i rispettivi trend (nuovo -13,3% e usato -5,8%).

Con le vendite del primo semestre 2021 il rapporto usato/nuovo si attesta a 2.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 3

Rispetto a maggio, in cui tutti i brand registravano un trend negativo rispetto al 2019, questo mese Toyota risulta essere l’unico marchio a tornare a registrare un segno positivo, è il caso di Toyota.

Alcuni brand tra i Top10 risultano essere in situazioni di sofferenza più marcata, ovvero:

  • Renault: -33,77%
  • Opel: -27,26%
  • Jeep: -22,72%
  • Dacia: -18,26%
  • Volkswagen: -15,46%

Arrivati alla conclusione del primo semestre può essere utile confrontare anche la Top10 cumulata dei primi 6 mesi, in cui si confermano Renault e Opel i brand più in sofferenza in classifica e Audi e Toyota gli unici con segno positivo. Infine tra i brand con trend negativo risulta una sofferenza meno marcata per il Gruppo PSA.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 4

Confrontando i dati delle immatricolazioni di giugno 2021 con quelli del mese precedente, notiamo una leggera ripresa (+4,7%), seppur con un trend ancora negativo rispetto al 2019.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 5

A livello di singolo brand della Top10 non si registrano trend negativi particolarmente marcati ad eccezione di Ford che rileva un -24% rispetto al mese precedente, uscendo oltretutto dalla classifica dei Top10.

Numerosi i trend positivi in questo confronto:

  •  +50% delle vendite per Renault e Dacia, in ripresa rispetto al mese precedente;
  • Tesla risulta per il secondo mese di seguito il brand con trend più positivo;
  • +18% per Opel in termini di numero di immatricolazioni;
  • +33,3% rispetto a maggio per Hyundai.

Il quadro delle vendite per alimentazione che si sta delineando appare totalmente differente rispetto a quanto osservato nel 2019:  oggi il consumatore si sta spostando sempre più verso forme di alimentazione alternativa; ecco quindi che si giustificano i trend che da mesi sono più che positivi per le vetture ibride ed elettriche.

Con giugno il 36,8% delle vetture immatricolate riguarda vetture ibride o elettriche, valore costantemente in crescita considerando che a gennaio il valore si assestava attorno al 29%, delineando quindi una crescita in 6 mesi di quasi 8 punti percentuali.

Altresì evidente è come le vetture ad alimentazione tradizionale stiano perdendo gradualmente sempre più quote di mercato; ad oggi benzina e diesel cubano il 53% circa delle vendite, valore che era pari al 63% circa a gennaio.
Ad oggi il mercato auto nuove in Italia si conferma quindi sempre più trainato dai veicoli ad alimentazione alternativa.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 6

Il grafico sopra mostra l’andamento dei passaggi di proprietà avvenuti a giugno 2021 rispetto allo stesso mese del 2019. Possiamo notare come ci sia un calo generalizzato di tutti i costruttori, a dimostrazione della sofferenza del mercato dell’usato nel mese appena trascorso.

Bozza: Mercato Auto 2021: I dati di Giugno 7

Appare praticamente immutata, invece, la quota di mercato detenuta dai principali brand, tranne che per Fiat che registra un +1,3% a discapito della quota Ford.

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Si può guidare scalzi? Ecco cosa dice il Codice della Strada

Guidare scalzi

Con l’arrivo dell’estate cresce la voglia di libertà, anche quando si è alla guida. Spesso ci si chiede se sia possibile guidare scalzi, e la confusione in materia è molta. Vediamo cosa prevede il nostro Codice della Strada.

INDICE
Si può guidare scalzi?
Si può guidare con le ciabatte?
Si può guidare con le infradito?
Guidare scalzi: il Codice della Strada
È legale guidare a piedi scalzi?
Scarpe per guidare: quali preferire

Dopo una giornata trascorsa al mare o in piscina, il desiderio di non indossare le scarpe e guidare a piedi scalzi è forte e dal 1993, a seguito dell’introduzione del nuovo Codice della Strada, non è più vietato dalla legge. Ovviamente, però, bisogna essere consapevoli dei rischi che si corrono guidando scalzi dato che l’aderenza ed il comfort sui pedali dato da una calzatura chiusa non sarà mai paragonabile.

Se non si vuole guidare scalzi ma si preferisse indossare delle ciabatte è bene sottolineare come nessun divieto vige in merito ma, ovviamente, si dovrà prestare particolare attenzione alla guida per evitare che il piede fuoriesca dalla calzatura creando così una situazione di potenziale pericolo al volante.

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Stesso discorso vale per le infradito, ma in questo caso l’attenzione deve essere raddoppiata data la particolare conformazione di questa calzatura che può comportare la perdita di aderenza del piede sul pedale.
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Come abbiamo anticipato in precedenza, il divieto di guidare scalzi era in vigore fino al 1993, anno in cui si è assistito all’introduzione del nuovo Codice della Strada che lo ha revocato. L’articolo 141 non dispone più nulla a riguardo, ma il legislatore ha indicato genericamente i comportamenti che l’automobilista deve tenere alla guida senza obbligarlo ad indossare un particolare tipologia di scarpe.

L’articolo 141 comma 2 dispone testualmente: “Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”. Pertanto è legale guidare a piedi scalzi, ma in caso di incidente potrebbero sorgere controversie con la compagnia assicuratrice perché quest’ultima potrebbe appigliarsi a questo particolare per scaricare l’intera responsabilità del sinistro su un conducente non in grado di controllare il mezzo proprio per l’assenza di calzature.

Ovviamente con l’arrivo del caldo tutti vorremmo guidare con ciabatte, o infradito o addirittura a piedi scalzi, ma è sempre preferibile indossare delle scarpe chiuse, come sneakers, scarpe sportive o mocassini, che impediscano al piede la fuoriuscita accidentale dalla calzatura così da avere sempre il totale controllo del veicolo in ogni situazione.

Cose da sapere

Si può guidare scalzi?

Dal 1993, a seguito dell’introduzione del nuovo Codice della Strada, guidare scalzi non è più vietato dalla legge. Ovviamente, però, bisogna essere consapevoli dei rischi che si corrono guidando scalzi dato che l’aderenza ed il comfort sui pedali dato da una calzatura chiusa non sarà mai paragonabile.

Cosa dispone il Codice della Strada sulla guida senza scarpe?

Il divieto di guidare scalzi era in vigore fino al 1993, anno in cui si è assistito all’introduzione del nuovo Codice della Strada che lo ha revocato. L’articolo 141 non dispone più nulla a riguardo, ma il legislatore ha indicato genericamente i comportamenti che l’automobilista deve tenere alla guida senza obbligarlo ad indossare un particolare tipologia di scarpe.

Quali sono le scarpe migliori per guidare?

È sempre preferibile indossare delle scarpe chiuse, come sneakers, scarpe sportive o mocassini, che impediscano al piede la fuoriuscita accidentale dalla calzatura così da avere sempre il totale controllo del veicolo in ogni situazione.

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie 1

In Renault il futuro è oggi: la casa francese conferma la svolta “green” e continua a puntare con decisione sulle zero emissioni. L’obiettivo del piano industriale da qui al 2030 è produrre veicoli elettrici competitivi, sostenibili e popolari, avvalendosi di varie partnership e puntando su una profonda riorganizzazione aziendale, su nuove tecnologie che permettano di abbassare i costi e sulla seconda vita delle batterie.

Dal 2009 a oggi il gruppo ha già investito cinque miliardi di euro nell’elettrificazione e ne investirà altri dieci nei prossimi cinque anni con l’obiettivo di dimezzare i costi delle batterie nei prossimi dieci anni, costo che attualmente è già dimezzato rispetto a dieci anni fa. La casa francese punta ad affermarsi come gruppo più verde in Europa con il mix più “green” del mercato europeo nel 2025, con oltre il 65% delle vendite realizzate con veicoli elettrici ed elettrificati e fino al 90% di veicoli elettrici nel 2030.

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie 2

Arriva la ElectryCity

La Renault ElectriCity riunirà i tre stabilimenti Renault di Douai, Maubeuge e Ruitz oltre a un ampio ecosistema di fornitori con l’obiettivo ambizioso di proporre veicoli elettrici “made in France”. Dal 2024, la ElectriCity userà batterie a costi competitivi prodotte dalla Gigafactory di Envision-AESC a Douai. La nuova struttura contribuirà alla creazione di 700 nuovi posti di lavoro entro la fine del 2024 e, insieme a Envision-AESC e Verkor, il gruppo Renault creerà complessivamente 4.500 posti di lavoro diretti in Francia entro il 2030. A pieno regime la ElectriCity dovrebbe produrre 400.000 veicoli all’anno entro il 2025 con un costo di produzione ridotto a circa il 3% del valore del veicolo.

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie 3

Le nuove piattaforme

La casa francese utilizzerà due piattaforme modulari dedicate ai veicoli elettrici per offrire un alto rendimento e un’autonomia ottimale a un costo competitivo. Le vetture di segmento C e D verranno realizzate sulla piattaforma CMF-EV, che esordirà l’anno prossimo con la Megane elettrica e che nel 2025 sarà utilizzata per la produzione di 700.000 veicoli l’anno. Per il segmento B, la piattaforma CMF-BEV consentirà al Gruppo Renault di proporre veicoli elettrici accessibili. Questa piattaforma ridurrà il costo del 33% rispetto all’attuale generazione di ZOE. Debutterà nel 2025 con la Renault 5 e, quando sarà a pieno regime, potrà produrre tre milioni di citycar a zero emissioni all’anno.

Motori ancora più efficienti e compatti

Renault continuerà a montare il motore elettrico basato sulla tecnologia dei motori sincroni a rotore avvolto (EESM Electrically Excited Synchronous Motor) che ha sviluppato fin dall’inizio. Questo tipo di propulsore è più efficiente in condizioni di guida autostradale e a medio carico e ottimizza i consumi di energia sul percorso misto. Nel 2024 la casa francese monterà la nuova generazione di EEMS, più compatti ed efficienti. Sfruttando la collaborazione con STMicroelectronics, i nuovi motori saranno inseriti in un sistema “all-in-one” che a partire dal 2025 comprenderà anche un sistema chiamato “one box” che include tutta l’elettronica di potenza. Il sistema “all-in-one” è più compatto del 45% rispetto al powertrain classico e riduce i costi del 30%. Inoltre è compatibile con l’architettura a 800 volt e permette di contenere anche gli sprechi di energia del 45%, con un aumento dell’efficienza che porta un incremento medio dell’autonomia intorno ai 20 km. La casa francese ha firmato una partnership anche con la start-up Whylot per un e-motor a flusso assiale che a partire dal 2025 sarà applicato ai gruppi motopropulsori ibridi, con l’obiettivo di abbassare del 5% i costi, riducendo, al tempo stesso, fino a 2,5 g le emissioni di CO2. Questo nuovo motore potrebbe essere montato anche sulle auto elettriche pure.

Renault: ora punta tutto su piattaforme e batterie

Le batterie

In questo campo il gruppo francese si distingue dagli altri produttori: userà soltanto batterie NMC (Nichel, manganese e cobalto) che sfrutteranno due tipi di celle. Quelle di fascia alta, caratterizzate da una maggiore densità energetica e le altre, meno evolute, che saranno montate sulle citycar, la Renault 5 e la Renault 4. Con queste batterie la casa francese sarà in grado di offrire vari servizi accessori, tra cui il vehicle to grid che permette di ritrasmettere l’energia dalla batteria dei veicoli alla rete elettrica.

Conviene comprare auto nuova o usata? Ecco pro e contro

Automobile: meglio acquistare il nuovo o l'usato?

L’acquisto di un’auto è sempre un momento molto delicato perché, a fronte di un investimento spesso importante, si deve individuare la vettura che soddisfi al meglio le proprie esigenze. Altro grande dilemma che spesso ci si pone è se convenga acquistare un’auto nuova o usata. Vediamo i pro e i contro delle due scelte.

INDICE
Conviene comprare auto nuova o usata: come valutare l’acquisto
Nuovo o usato? I vantaggi e gli svantaggi dell’usato
Un’auto km 0 è nuova o usata?
Conviene comprare auto nuova? Ecco pro e contro
Pro e contro acquisto auto usate: un riepilogo
Pro e contro acquisto auto nuove: un riepilogo

Il primo elemento che si deve tenere in considerazione quando ci si chiede se convenga acquistare una macchina nuova o usata è il budget a disposizione. Sulla scorta di questo dato si potrà valutare se propendere per il nuovo oppure acquistare un’auto usata, magari di categoria superiore con optional e motorizzazioni più invitanti.

Ad ogni modo, per valutare con attenzione l’acquisto, bisogna capire che utilizzo si farà della vettura, quanti chilometri si percorreranno annualmente e per quanto tempo si vorrà tenere l’auto prima di rivenderla. Qualora siate soliti cambiare con frequenza l’auto il consiglio è di puntare sull’usato per evitare che la svalutazione intacchi il capitale investito inizialmente.

L’acquisto di un’auto usata si rivela certamente conveniente rispetto ad un modello nuovo perché non si subirà il deprezzamento immediato dell’Iva pari al 22%. La svalutazione, ovviamente, sarà poi progressiva con il passare del tempo, così come per una vettura nuova. Uno degli svantaggi dell’usato è rappresentato dalla difficoltà di trovare vere e proprie occasioni. Trovare modelli tenuti in maniera ineccepibile dal precedente proprietario, magari custoditi in box al chiuso così da tutelare carrozzeria ed interni, richiede tempo ed un pizzico di fortuna.

Nell’ultimo decennio si è fatta largo la vendita di auto a Km0. Spesso non si conosce la differenza tra queste e le vetture usate, ma si tratta di due tipologie di vetture totalmente difformi. Le auto Km 0, infatti, sono delle vere e proprie vetture nuove acquistate in stock dalle concessionarie e, solitamente, dotate di numerosi accessori. Tecnicamente sono delle vetture usate proprio perché di proprietà della concessionaria, ma con un chilometraggio irrisorio ed un prezzo di vendita notevolmente inferiore rispetto ad un’auto nuova.

L’acquisto di un’auto nuova offre sia punti a favore che elementi negativi. Ovviamente il prezzo di acquisto è decisamente superiore a quello previsto per una vettura usata o a Km 0, ma è possibile usufruire di incentivi governativi o promozioni delle Case che consentono di ridurre notevolmente l’importo finale richiesto per il modello desiderato.

Tra i pro delle auto nuove è da sottolineare come queste, oltre a non aver avuto alcun proprietario precedente che possa aver maltrattato la meccanica, possano essere allestite secondo i gusti personali così da avere tra le mani una creazione quasi sartoriale. Tra i contro, l’elemento di maggior spicco è la svalutazione immediata dell’IVA subito dopo l’acquisto.

Di seguito ecco un riepilogo dei pro e dei contro relativi all’acquisto di un’auto usata:

PRO

  • Il prezzo di acquisto è più basso rispetto ad un’auto nuova e la svalutazione più lenta – il proprietario precedente ha già assorbito l’effetto del deprezzamento nel corso dei primi due anni di vita della vettura.
  • Se l’auto è stata usata poco, potrebbe essere ancora sotto garanzia o poter usufruire di programmi specifici di assistenza – molti produttori garantiscono l’auto per 5 anni o 100.000 chilometri; La Hyundai è stata la prima ed estendere la garanzia a 7 anni o 200.000 chilometri.
  • Puoi usare l’auto liberamente e non stare sempre sulle spine come per quelle nuove – nel caso di graffi o ammaccature, qualche macchia alla tappezzeria, specie se hai figli o trasporti animali, riesci a passarci sopra con stile.
  • Puoi comprare un’auto più sicura, più spaziosa, più potente, con equipaggiamenti migliori e più grande allo stesso prezzo di una nuova, di segmento inferiore.
  • Se compri un’auto di seconda mano da un concessionario con un programma di usato garantito, la vettura è quasi come nuova, con programmi di assistenza a lungo termine.
  • Se cambi auto con frequenza (ogni due anni circa), l’usato ha più senso perché le vetture di seconda mano perdono valore più lentamente.
  • Se compri un’auto da un privato ci sono meno costi di avviamento
  • L’assicurazione è decisamente più economica. Bonus!

CONTRO

  • Affidabilità e libretto di assistenza. Magari il proprietario di un’auto usata ti venderà una vettura che non gli ha mai dato un grattacapo da quando è uscita dalla fabbrica, questo però non è una garanzia che non si guasterà qualcosa a distanza di una settimana dal passaggio di proprietà. Per stare tranquilli è bene controllare il libretto di manutenzione e verificare gli interventi fatti. Controlla che i tagliandi siano stati effettuati secondo le scadenze consigliate dalla casa produttrice e, qualora non siano stati eseguiti da un concessionario ufficiale, è bene verificare che sia almeno un’officina autorizzata per quella marca.
  • Hai minori possibilità di scelta in quanto a modello, tipo di motorizzazione e colore.

Di seguito ecco un riepilogo relativo all’acquisto di un’auto nuova:

PRO

  • L’auto non è stata usata né abusata da un precedente proprietario, in altre parole si sa esattamente da dove proviene: la fabbrica. Per contro se si compra l’usato, o si ha la fortuna di trovare una vettura tenuta come un gioiellino con tutti gli interventi programmati e documentati, oppure sussiste sempre il rischio che qualcosa vada storto prima o poi.  Senza estensioni di garanzia o similari, può essere un azzardo oneroso.
  • L’auto è garantita dal produttore e spesso è accompagnata da un programma di manutenzione personalizzato abbinato all’assistenza su strada. Questo elemento è un vantaggio inconfutabile, perché copre sia eventuali problemi di affidabilità che di sicurezza dei passeggeri.
  • Se intendi tenere la stessa auto molto a lungo, tipo dieci anni o più, forse è meglio orientarsi sul nuovo.
  • Puoi personalizzarla scegliendo colore, motorizzazione, finiture e altro.
  • Le macchine nuove sono più sicure e consumano meno carburante rispetto a quelle usate.

CONTRO

  • Il prezzo d’acquisto è alto e l’auto si svaluta molto rapidamente specie nel corso del primo anno di vita.
  • I costi di assicurazione sono maggiori.
  • E tutti gli optional che hai fatto aggiungere? Quando deciderai di rivenderla, non faranno la differenza!

Cose da sapere

Quali sono i principali vantaggi e svantaggi di acquistare un’auto usata?

L’acquisto di un’auto usata si rivela certamente conveniente rispetto ad un modello nuovo perché non si subirà il deprezzamento immediato dell’iva pari al 22%. Uno degli svantaggi dell’usato è rappresentato dalla difficoltà di trovare vere e proprie occasioni. Trovare modelli tenuti in maniera ineccepibile dal precedente proprietario richiede tempo ed un pizzico di fortuna.

Quali sono i principali vantaggi e svantaggi di acquistare un’auto nuova?

Il prezzo di acquisto di un’auto nuova è decisamente superiore a quello previsto per una vettura usata, ma è possibile usufruire di incentivi governativi o promozioni delle Case. Tra i pro delle auto nuove è da sottolineare come queste, oltre a non aver avuto alcun proprietario precedente, possano essere allestite secondo i gusti personali. Tra i contro, l’elemento di maggior spicco è la svalutazione immediata dell’IVA subito dopo l’acquisto.

Usato o nuovo? Come scegliere?

Il primo elemento da prendere in considerazione è il budget a disposizione. Sulla scorta di questo dato si potrà valutare se propendere per il nuovo oppure acquistare un’auto usata, magari di categoria superiore con optional e motorizzazioni più invitanti. Inoltre bisogna capire che utilizzo si farà della vettura, quanti chilometri si percorreranno annualmente e per quanto tempo si vorrà tenere l’auto prima di rivenderla.

Che differenza c’è tra un’auto usata e una a km 0?

Le auto Km 0, infatti, sono delle vere e proprie vetture nuove acquistate in stock dalle concessionarie e, solitamente, dotate di numerosi accessori. Tecnicamente sono delle vetture usate proprio perché di proprietà della concessionaria, ma con un chilometraggio irrisorio ed un prezzo di vendita notevolmente inferiore rispetto ad un’auto nuova.

Danneggiamento auto in sosta: ecco come ottenere il risarcimento

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Alzi la mano chi non ha mai trovato la propria auto danneggiata in sosta. Capita spesso, infatti, di posteggiare la propria vettura ed al ritorno trovare graffi ed ammaccature senza conoscere cosa abbia provocato il danno. Vediamo come si può provare ad ottenere un risarcimento in questi casi.

INDICE
Auto in sosta danneggiata da ignoti
Auto danneggiata in parcheggio privato
Denuncia atti vandalici: quando e come farla
Il danneggiamento auto in sosta è reato?
Auto danneggiata in sosta: indennizzo diretto

Il caso di auto danneggiata in sosta più frequente è quello commesso da ignoti. Nella maggior parte dei casi le compagnie assicurative non risarciscono il danno, a meno che non si decida di aggiungere alla polizza RCA anche la tutela contro atti vandalici.

Per poter ottenere il risarcimento si dovrà sporgere denuncia entro 90 giorni dalla scoperta del danno e successivamente inviarne una copia alla propria assicurazione che, nei giorni seguenti, invierà un perito per valutare l’entità del danno e stilerà un preventivo. Si noti, però, come l’assicurazione andrà a risarcire solo i costi oltre una determinata somma indicata espressamente nel contratto.

Situazione differente si verifica se l’auto è danneggiata in un parcheggio privato. Qualora il danneggiamento da parte di ignoti avvenga in un parcheggio a pagamento e custodito, la responsabilità ricade sull’azienda proprietaria del parcheggio che sarà obbligata a  rimborsare il proprietario dell’auto per i danni avvenuti durante la custodia. Se, invece, il parcheggio non è a pagamento e non è custodito è ben più complicato ottenere un risarcimento dalla propria assicurazione, perché dal danneggiamento dovranno derivare anche gravi danni alla persona, con una percentuale di invalidità permanente di almeno il 9%  ed un danno alla vettura di importo superiore a 500 euro.

 

Come anticipato in precedenza, in caso di atti vandalici si dovrà sporgere denuncia presso Carabinieri o Polizia entro il termine perentorio di 90 giorni dall’evento. Nella denuncia dovranno essere indicate:

  • una descrizione dettagliata dei danni subiti;
  • le immagini fotografiche dei danni;
  • le generalità di eventuali testimoni presenti al momento del danneggiamento;
  • l’indicazione della possibile presenza di telecamere esterne sul luogo del danneggiamento.

Se si è coperti da polizza contro gli atti vandalici ci si potrà successivamente rivolgere alla propria compagnia per la richiesta di risarcimento, allegando la denuncia e tutto il materiale che dimostri il danno subito, mentre se non si è coperti da tale polizza si potrà ottenere il risarcimento solo nel caso in cui le forze dell’ordine individuino il responsabile del danneggiamento.

Il danneggiamento auto in sosta è reato?/sta_anchor]

È bene sottolineare come l’atto vandalico compiuto ai danni di un’automobile parcheggiata a bordo strada, ad esempio rigando con una chiave la carrozzeria della vettura, costituisce reato penale perché l’illecito che si configura è quello di danneggiamento aggravato, ancora punito dal Codice Penale a differenza del danneggiamento semplice attualmente depenalizzato.

Auto danneggiata in sosta: indennizzo diretto/sta_anchor]

Tutte le ipotesi che abbiamo analizzato in precedenza prendono in considerazione il caso in cui chi ha commesso il danneggiamento all’auto in sosta sia poi fuggito senza lasciare alcun riferimento. Nel caso in cui, invece, l’autore del danno abbia lasciato un bigliettino con i propri recapiti si potrà ottenere l’indennizzo diretto del danno dall’assicurazione del danneggiante subito dopo aver sottoscritto la constatazione amichevole.

Cose da sapere

Cosa fare in caso di auto in sosta danneggiata da ignoti?

Nella maggior parte dei casi le compagnie assicurative non risarciscono il danno, a meno che non si decida di aggiungere alla polizza RCA anche la tutela contro atti vandalici. Per poter ottenere il risarcimento si dovrà sporgere denuncia entro 90 giorni dalla scoperta del danno e inviarne una copia alla propria assicurazione che invierà un perito per valutare l’entità del danno e stilerà un preventivo.

Se l’auto viene danneggiata in un parcheggio privato si ottiene un risarcimento?

Qualora il danneggiamento da parte di ignoti avvenga in un parcheggio a pagamento e custodito, la responsabilità ricade sull’azienda proprietaria del parcheggio che sarà obbligata a  rimborsare il proprietario dell’auto per i danni avvenuti durante la custodia.

Come e quando fare la denuncia atti vandalici?

In caso di atti vandalici si dovrà sporgere denuncia presso Carabinieri o Polizia entro il termine perentorio di 90 giorni dall’evento. Se si è coperti da polizza contro gli atti vandalici ci si potrà successivamente rivolgere alla propria compagnia per la richiesta di risarcimento, allegando la denuncia e tutto il materiale che dimostri il danno subito.

Danneggiare un’auto in sosta è un reato?

L’atto vandalico compiuto ai danni di un’automobile parcheggiata a bordo strada, ad esempio rigando con una chiave la carrozzeria della vettura, costituisce reato penale perché l’illecito che si configura è quello di danneggiamento aggravato, ancora punito dal Codice Penale a differenza del danneggiamento semplice attualmente depenalizzato.

Auto piccole sportive: ecco le migliori sul mercato

Auto compatte, ma sportive

Chi l’ha detto che per godere di sensazioni forti alla guida ci si debba per forza mettere al volante di una supercar da centinaia di migliaia di euro? I costruttori da decenni propongono sul mercato auto piccole sportive in grado di regalare scariche di adrenalina a costi contenuti che nulla hanno da invidiare ai modelli dei marchi più blasonati. Scopriamo i modelli migliori.

INDICE
Auto piccole sportive: le novità 2021
Auto compatte e sportive: i migliori modelli 2020
Utilitarie sportive

offerte auto coupé
offerte auto coupé

Nonostante il mercato dell’auto sia stato colpito duramente dalla crisi dovuta alla pandemia, i costruttori hanno deciso di presentare alcune auto piccole sportive di grande fascino e dalle prestazioni notevoli.

  • Toyota GR Yaris
  • Volkswagen Golf R
  • Hyundai i20 N

Toyota GR Yaris: il piccolo genio ha messo su i muscoli e si è trasformato nell’auto sportiva di riferimento tra le piccole. I tecnici giapponesi hanno creato un modello già divenuto iconico che può vantare sotto il cofano un potente 1.6 turbo da ben 261 cavalli per prestazioni da urlo. I prezzi partono da 39.900 euro.

Volkswagen Golf R: il simbolo delle compatte sportive è tornato. L’ottava generazione della Golf è stata declinata anche nella versione sportiva R che presenta un motore benzina 2.0 litri da 320 CV scaricati a terra tramite trazione integrale e cambio DSG. Si parte da 52.900 euro.

Hyundai i20 N: l’ultima generazione della compatta coreana si presenta con un look estremamente affilato che fa subito capire le intenzioni bellicose. Il frontale è ricco di prese d’aria, mentre al retrotreno si apprezza un paraurti specifico con estrattore integrato. Il propulsore è un 1.6 benzina da 204 CV abbinato ad un cambio manuale a 6 marce. I prezzi sono in attesa di ufficializzazione.

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Anche nel 2020 il mercato delle compatte sportive ha proposto molti modelli interessanti. Scopriamo quelli che hanno stuzzicato maggiormente la fantasia degli appassionati.

Auto compatte sportive 2020 Prezzo 
Mini John Cooper Works JCW da38.100 €
BMW M135i xDrive da 49.100 €
Abarth 595 da21.700 €

Mini John Cooper Works JCW: l’ultima generazione dell’iconica vettura della Casa inglese è stata recentemente rinnovata nel frontale, ma non ha perso assolutamente tutta la verve delle sue antenate grazie al motore benzina sovralimentato da 2.0 litri in grado di erogare 231 CV da sfruttare appieno grazie all’immancabile go-kart feeling dell’ottimo telaio.

BMW M135i xDrive: la sigla M su una vettura della Casa di Monaco è da sempre indice di sportività ed a questa regola non sfugge la Serie 1. La compatta tedesca, giunta alla terza generazione, cela sotto il cofano un poderoso motore benzina 2.0 litri da ben 306 CV.

Abarth 595: piccola, divertente e dallo stile inconfondibile. La Abarth 595 è la scelta ideale per chi vuole provare le emozioni di una vettura da pista senza spendere un patrimonio. Il 1.4 turbo offre vari livelli di potenza da 145 fino a 180 CV.

abarth 595 usate

abarth 595 usate

Anche le classiche utilitarie possono rivelare un’anima sportiva. Lo sanno bene i costruttori che nel corso degli anni si sono sfidati in un terreno, quello delle hot hatch, sempre più affollato.

  • Ford Fiesta ST
  • Renault Clio R.S. Line
  • Seat Ibiza FR

Ford Fiesta ST: l’ultima generazione dell’utilitaria della Casa dell’Ovale blu è diventata adulta nello stile e nelle rifiniture degli interni, ma nella versione ST non ha perso un briciolo di quella vocazione sportiva che ha contraddistinto le antenate. Il motore 1.5 Ecoboost da 200 CV è perfettamente adeguato ad un telaio superbo. I prezzi partono da 30.650 euro.

ford fiesta usate
ford fiesta usate

Renault Clio R.S. Line: la vettura della Casa francese mantiene inalterato il fascino e l’eleganza del design che ha conquistato il mercato, ma si presenta con accenni sportivi perfettamente equilibrati che non intaccano la purezza delle linee. Sotto il cofano batte un 4 cilindri da 1.6 litri full hybrid in grado di erogare 140 CV. I prezzi partono da 25.100 euro.

Seat Ibiza FR: il nome dell’utilitaria spagnola è ormai divenuto iconico nel panorama automobilistico, e la versione più pepata dell’Ibiza, denominata FR, non tradisce le aspettative di chi è alla ricerca di una vettura dalle ambizioni sportive. Grazie alla condivisione di componenti con le altre auto del Gruppo VW si può apprezzare un robusto motore 1.5 benzina da 150 CV abbinato al cambio automatico DSG. I prezzi partono da 23.600 euro.

Cose da sapere

Quali sono le novità di auto compatte sportive nel 2021?

I costruttori hanno deciso di presentare alcune auto piccole sportive di grande fascino e dalle prestazioni notevoli. Tra queste la Toyota GR Yaris, la Volkswagen Golf R e la Hyundai i20 N.

Quali sono state le migliori auto piccole sportive del 2020?

Nel 2020 il mercato delle compatte sportive ha proposto molti modelli interessanti, come Mini John Cooper Works JCW (da 38.100 euro), BMW M135i xDrive (da 49.100 euro) e Abarth 595: da 21.700 euro.

Esistono utilitarie sportive sul mercato?

Anche le classiche utilitarie possono rivelare un’anima sportiva. Lo sanno bene i costruttori che nel corso degli anni si sono sfidati in un terreno, quello delle hot hatch, sempre più affollato. Ecco alcuni modelli: Ford Fiesta ST, Renault Clio R.S. Line e Seat Ibiza FR.

Autovelox mobili e fissi: cosa sono e come funzionano

Prima o poi è capitato a tutti di ricevere a casa una multa per eccesso di velocità rilevata tramite autovelox. Le strade che percorriamo quotidianamente sono controllate da questi sistemi che possono essere mobili o fissi. Scopriamo come funzionano.

INDICE
Autovelox: cosa sono e a cosa servono
Tipi di autovelox e dove si trovano
Autovelox fisso: come funziona?
Autovelox mobile: come funziona?
Autovelox: come funziona di notte?
Sistema Vergilius: come funziona l’autovelox tutor
Multe autovelox: le sanzioni previste
Tolleranza autovelox

Con la definizione autovelox si intende un sistema che consente di determinare la velocità di un’automobile basato sull’emissione e ricezione di una coppia di raggi laser paralleli e invisibili che attraversano la strada perpendicolarmente.

L’autovelox è dotato anche di una macchina fotografica completa di dispositivo per la sovraimpressione automatica dei dati dell’infrazione posizionata all’altezza del rilevatore di velocità la cui funzione è quella di rilevare la targa del veicolo che viola il limite di velocità. La funzione dell’autovelox è quella di deterrente, così da obbligare i guidatori a rispettare i limiti imposti su ogni determinato tratto stradale.

Le forze dell’ordine possono  utilizzare due tipologie di autovelox: fisso e mobile. Il primo è solitamente  posizionato sia su strade  urbane o extraurbane, che su autostrade, mentre il secondo si trova montato sulle auto-civette delle forze dell’ordine e funziona anche in movimento così da consentire agli agenti di fermare il trasgressore per contestare immediatamente l’infrazione.

L’autovelox fisso, come si deduce dalla definizione, è un sistema di rilevamento della velocità posizionato in modo stabile su determinate sedi stradali ed è collocato all’interno di un box posizionato al lato della carreggiata la cui presenza deve essere segnalata con specifici cartelli. Al superamento del limite di velocità consentito l’autovelox scatta una foto alla targa della vettura. Il funzionamento avviene anche di notte grazie all’ausilio del flash.

L’autovelox mobile, a differenza di quello fisso, funziona grazie alla presenza di una pattuglia di forze dell’ordine. Esistono due tipologie di autovelox mobile: il Videovelox ed il Telelase. Il primo è installato sulle vetture di pattuglia e funziona in maniera praticamente identica all’autovelox fisso, rilevando la velocità istantanea del veicolo e registrando la targa su un supporto video. Il secondo, invece, viene utilizzato nei posti di blocco e funziona tramite una pistola laser che emette un fascio ad alta frequenza nella direzione delle auto di passaggio. Qualora venga rilevata una velocità superiore a quella consentita, la sanzione viene consegnata immediatamente al conducente.

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Come abbiamo anticipato in precedenza, l’autovelox è in grado di funzionare anche di notte con scarsa illuminazione. Le forze dell’ordine sono dotate sia di sistemi con flash che di sistemi ad infrarossi. Nel primo caso, al superamento del limite di velocità, si noterà immediatamente un bagliore, indice che l’autovelox ha scattato la foto, mentre nel secondo l flash non scatta, ma la foto viene comunque realizzata anche se l’automobilista non può notare immediatamente l’infrazione commessa.

Oltre all’autovelox fisso e mobile sulla maggior parte delle nostre autostrade è presente una terza tipologia denominata Vergilius. In questo caso il funzionamento del tutor è differente rispetto ai primi due modelli perché non viene rilevato l’immediato superamento del limite di velocità, ma viene registrata targa e orario di passaggio del veicolo in due punti di rilevamento e calcolata la velocità media nel tratto compreso tra questi due punti. Il sistema Vergilius, inoltre, è in grado di rilevare anche la velocità istantanea di tutti i mezzi. Con questo autovelox si impone all’automobilista il mantenimento costante del limite di velocità previsto sul tratto autostradale.

Il nostro Codice della Strada prevede sanzioni salate per il superamento dei limiti di velocità il cui importo cresce in proporzione alla gravità della violazione. Se si superano i limiti massimi di velocità di non oltre 10 km/h la multa avrà un importo da 42 a 173 euro, mentre se si superano i limiti di velocità oltre 10 km/h e non oltre 40 km/h, la multa varierà da 173 a 695 euro oltre alla decurtazione di 3 punti dalla patente. Se si superano i limiti di oltre 40 km/h e non oltre 60 km/h, la multa sarà compresa tra 544 e 2.174 euro, oltre alla detrazione di 6 punti dalla patente e la sospensione della patente stessa da uno a tre mesi. Infine chi supera i limiti massimi di velocità di oltre 60 km/h si vedrà recapitata una multa da 847 a 3.389 euro, oltre alla sottrazione di 10 punti dalla patente ed alla sospensione della stessa da sei a dodici mesi.

Considerando che il rilevamento delle velocità viene effettuato con autovelox, il nostro legislatore ha previsto un margine di tolleranza trattandosi di dispositivi soggetti ad una certa percentuale di errore. Per velocità fino a 100 Km/h è prevista una riduzione pari a 5 Km/h, mentre al di sopra di tale velocità la tolleranza è del 5% del valore eccedente. Oltre a ciò, esiste anche un arrotondamento realizzato per difetto, quindi in presenza di decimali si opta per il numero intero più basso.

Cose da sapere

Cos’è l’autovelox?

L’autovelox è un sistema che consente di determinare la velocità di un’automobile, basato sull’emissione e ricezione di una coppia di raggi laser paralleli e invisibili che attraversano la strada perpendicolarmente. L’autovelox è dotato anche di una macchina fotografica e di un dispositivo per la sovraimpressione automatica dei dati dell’infrazione.

Come funzionano gli autovelox fissi?

L’autovelox fisso è un sistema di rilevamento della velocità posizionato in modo stabile su determinate sedi stradali ed è collocato all’interno di un box posizionato al lato della carreggiata. Al superamento del limite di velocità consentito l’autovelox scatta una foto alla targa della vettura. Il funzionamento avviene anche di notte grazie all’ausilio del flash.

Come funzionano gli autovelox mobili?

L’autovelox mobile funziona grazie alla presenza di una pattuglia di forze dell’ordine. Il Videovelox  è installato sulle vetture di pattuglia e funziona in maniera praticamente identica all’autovelox fisso, rilevando la velocità istantanea del veicolo e registrando la targa su un supporto video. Il Telelase, invece, viene utilizzato nei posti di blocco e funziona tramite una pistola laser che emette un fascio ad alta frequenza nella direzione delle auto di passaggio.

Gli autovelox funzionano di notte?

L’autovelox è in grado di funzionare anche di notte con scarsa illuminazione. Le forze dell’ordine sono dotate sia di sistemi con flash che di sistemi ad infrarossi.

Cos’è il sistema Vergilius?

Il sistema Vergilius registra targa e orario di passaggio del veicolo in due punti di rilevamento e calcola la velocità media nel tratto compreso tra questi due punti. Il sistema Vergilius è poi in grado di rilevare anche la velocità istantanea di tutti i mezzi. Con questo autovelox si impone all’automobilista il mantenimento costante del limite di velocità previsto sul tratto autostradale.

Piano industriale Nissan: il futuro è a zero emissioni

Piano industriale Nissan: il futuro è a zero emissioni

Nissan rilancia prepotentemente sulla mobilità elettrica. La casa giapponese ha annunciato il Nissan EV36Zero, un Electric Vehicle Hub che darà vita al primo ecosistema di produzione di veicoli elettrici al mondo, nel proprio impianto di Sunderland, nel Regno Unito.

Il piano, lanciato dal brand giapponese e dal partner Envision AESC, produttore di batterie leader a livello mondiale e Sunderland City Council, prevede un investimento complessivo da un miliardo di sterline e raggruppa tre elementi connessi fra loro: la produzione di veicoli elettrici, le energie rinnovabili e la produzione di batterie, con l’obiettivo di creare un nuovo modello a 360 gradi per la produzione automobilistica a zero emissioni, traghettando il marchio verso l’obiettivo di una produzione carbon neutral entro il 2050, senza tralasciare lo step intermedio previsto per il 2035 quando ogni modello a listino sarà proposto anche in variante 100% elettrica.

Nuovo centro d’eccellenza a Sunderland

Questi progetti creeranno 6.200 posti di lavoro “green” in Nissan e nella sua rete di fornitori nel Regno Unito. Il marchio giapponese ha iniziato a produrre veicoli a Sunderland nel luglio del 1986: da allora lo stabilimento è diventato il più grande impianto nella storia dell’industria automobilistica britannica, con 46.000 posti di lavoro. Attualmente a Sunderland vengono prodotti i modelli Nissan Qashqai, Juke e Leaf: il 70% delle vetture vengono esportate nell’Europa continentale, il 20% nel Regno Unito e il restante 10% in altri mercati mondiali, dal Sud America all’Australia e dai Paesi Nordici al Sud Africa.

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Una Gigafactory dedicata

Il punto di partenza di EV36Zero ruota intorno a Envision AESC, fornitore delle batterie per la Leaf e la NV200 dal 2012, che realizzerà una Gigafatory accanto allo stabilimento Nissan di Sunderland con una capacità iniziale di 9 GWh, con un potenziale investimento futuro di 1,8 miliardi di sterline da parte della stessa Envision AESC, generando fino a 25 GWh e creando 4.500 nuovi posti di lavoro “green” qualificati entro il 2030, con un potenziale fino a 35 GWh. Nell’immediato il nuovo impianto creerà 750 nuovi posti di lavoro e consoliderà i 300 attuali, consentendo a Nissan di contenere i costi delle batterie e riducendo di conseguenza i prezzi delle vetture elettriche, grazie alla nuova batteria Gen5, caratterizzata da una densità del 30% maggiore rispetto agli attuali accumulatori.

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Completamente autosufficiente

Il secondo punto su cui si basa EV36Zero è la realizzazione di una “microgrid” (una specie di rete elettrica locale come quella che stanno creando Apple e Tesla) di elettricità 100% rinnovabile, che permetterà di risparmiare 55.000 tonnellate di carbonio all’anno. Il progetto iniziale prevede la possibilità di creare fino a dieci parchi solari e incorporare i parchi Nissan già esistenti, con una produzione totale stimata di 132 MW. È prevista anche la connessione diretta alla rete di energia, per alimentare a zero emissioni sia l’impianto Nissan, sia le aziende automobilistiche situate nell’adiacente International Advanced Manufacturing Park. Questo piano prevede un investimento di 80 milioni di sterline e comprende un sistema di stoccaggio da 1 MW, realizzato con batterie Nissan EV/ Envision AESC di seconda vita in modo da immagazzinare l’energia in eccesso generata durante le ore diurne e utilizzarla in un secondo momento per equilibrare i picchi di richiesta energetica.

L’erede della Leaf

Il piano annunciato da Nissan prevede anche il lancio dell’erede della Leaf, un crossover di nuova generazione completamente elettrico. La casa giapponese investirà fino a 423 milioni di sterline per produrre nel Regno Unito un’autovettura che segnerà un ulteriore consolidamento dell’alleanza con Renault. Il nuovo veicolo avrà le proporzioni di un crossover e sarà sviluppato sulla piattaforma CMF-EV con una capacità produttiva che potrà raggiungere le 100.000 unità. Progettato per il mercato globale, il nuovo crossover sarà distribuito nei paesi europei tradizionalmente serviti dallo stabilimento Nissan di Sunderland.

Aria condizionata auto: come funziona l’impianto

Il funzionamento dell'aria condizionata dell'auto

Con l’arrivo dell’estate e delle temperature torride, salire in auto e mettersi alla guida diventa sempre faticoso. Fortunatamente per alleviare le sofferenze si può utilizzare l’aria condizionata auto. Scopriamo come funziona.

INDICE
Come funziona l’aria condizionata auto
Impianto aria condizionata: componenti
Compressore aria condizionata: cos’è e perché è importante
Filtro aria condizionata: come funziona e quando sostituirlo
Funzionamento climatizzatore automatico auto
Climatizzatore auto: come eliminare gli odori sgradevoli

Comprendere come funziona l’impianto di aria condizionata auto non è per nulla complesso. L’aria calda presente all’interno dell’abitacolo viene raffreddata nel momento in cui fa ingresso nell’evaporatore, all’interno del quale circola un liquido freddo. Sarà il compressore a mettere in circolazione questo fluido all’interno dell’impianto. Successivamente il liquido refrigerante passa al condensatore dove si liquefà prima di essere inviato in un serbatoio, all’interno del quale vengono trattenute impurità e umidità. Successivamente il liquido viene vaporizzato ed immesso nell’abitacolo per rinfrescare l’ambiente.

Conoscere le componenti dell’impianto di aria condizionata auto si rivela utile qualora si debba procedere alla loro sostituzione. Gli elementi presenti nel sistema sono: condensatore, valvola di espansione, evaporatore, compressore, filtro e centralina elettronica di gestione. La centralina elettronica e l’evaporatore sono posizionati all’interno dell’abitacolo mentre le altri componenti si trovano nel vano motore.

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Per il corretto funzionamento dell’aria condizionata auto è fondamentale che il compressore funzioni perfettamente. Questa componente, infatti, ha lo scopo di comprimere il gas refrigerante che viene diffuso nell’abitacolo dell’auto e non deve mai entrare in contatto con liquidi che, essendo incomprimibili, andrebbero a danneggiarlo irrimediabilmente.

Altro elemento fondamentale nell’impianto di aria condizionata auto è il filtro. Questo dispositivo ha il compito di filtrare l’aria prima di raffreddarla e la sua funzione è quella di prevenire la proliferazione di batteri, germi e acari che emanano cattivi odori. Quando si avvertono odori sgradevoli è il segno che il filtro va sostituito, ma prima di procedere a questa operazione si possono anche dei prodotti specifici che hanno il compito sia di eliminare i cattivi odori che di pulire i vari elementi del circuito dell’impianto aria condizionata auto.

Sulle moderne vetture, oltre all’impianti di climatizzatore manuale, è possibile trovare anche il sistema automatico. Il funzionamento è semplice perché il conducente dovrà esclusivamente impostare la temperatura, mentre sarà il climatizzatore automatico auto a raggiungere in autonomia i parametri richiesti mediante sensori che individuano la temperatura nell’abitacolo ed un elaboratore compara quest’ultima con la temperatura che è stata richiesta.

Per prevenire che odori sgradevoli fuoriescano dall’impianto del condizionatore auto al momento del suo utilizzo sarà sufficiente seguire alcune precauzioni. Per evitare il ristagno di germi e batteri è buona norma mettere il riscaldamento al massimo prima di spegnere il motore. Così facendo si impedirà anche la formazione di muffe nell’evaporatore, perché l’aria calda provvederà ad asciugare le parti eventualmente inumidite all’interno dell’impianto. Qualora, invece, si avvertono cattivi odori al momento dell’avvio del condizionatore auto, prima di spegnere il motore si dovrà disattivare l’aria condizionata e far partire la ventola al massimo della sua potenza così da impedire alla condensa di ristagnare.

Cose da sapere

Come funziona l’impianto aria condizionata auto?

L’aria calda presente all’interno dell’abitacolo viene raffreddata nel momento in cui fa ingresso nell’evaporatore, all’interno del quale circola un liquido freddo. Sarà il compressore a mettere in circolazione questo fluido all’interno dell’impianto. Successivamente il liquido refrigerante passa al condensatore dove si liquefà prima di essere inviato in un serbatoio, all’interno del quale vengono trattenute impurità e umidità. Successivamente il liquido viene vaporizzato ed immesso nell’abitacolo per rinfrescare l’ambiente.

Quali sono i componenti dell’impianto aria condizionata auto?

Gli elementi presenti nel sistema sono: condensatore, valvola di espansione, evaporatore, compressore, filtro e centralina elettronica di gestione. La centralina elettronica e l’evaporatore sono posizionati all’interno dell’abitacolo mentre le altri componenti si trovano nel vano motore.

Come funziona il climatizzatore automatico auto?

Il funzionamento è semplice perché il conducente dovrà esclusivamente impostare la temperatura, mentre sarà il climatizzatore automatico auto a raggiungere in autonomia i parametri richiesti mediante sensori che individuano la temperatura nell’abitacolo ed un elaboratore compara quest’ultima con la temperatura che è stata richiesta.

 

Adblue: cos’è e come funziona l’additivo per i diesel

AdBlue

Nel corso degli ultimi anni i motori diesel sono entrati nel mirino dei legislatori, complice anche lo scandalo dieselgate, per via di emissioni elevate che mal si sposano con le politiche di sostenibilità. I costruttori hanno così dovuto correre ai ripari e realizzare propulsori diesel sempre più green. Per riuscire in questa missione un valido alleato è l’AdBlue.

INDICE
Adblue: cos’è
A cosa serve l’adblue?
Additivo adblue, come funziona?
Dove si compra l’Adblue?
Prezzo AdBlue
Consumo Adblue
Serbatoio Adblue: come si usa l’additivo diesel

Con la definizione AdBlue si intende un additivo sviluppato per i settori chimico e automobilistico composto da una soluzione acquosa di urea al 32,5% ad elevata purezza che tramite riduzione chimica trasforma gli ossidi di azoto in azoto (N2) e acqua (H2O) informa elementare gassosa. L’AdBlue è un prodotto sintetico, incolore, ed inodore e non è una sostanza pericolosa poiché non è né infiammabile né tossica.

L’AdBlue è utilizzato esclusivamente sulle auto dotate di motore diesel e serve a ridurre le emissioni degli ossidi di azoto dai gas di scarico così da ridurle del 90%. Grazie all’AdBlue vengono azzerati gli Nox tramite un dispositivo di post-trattamento dei gas di scarico, trasportato all’interno di serbatoi dedicati che si trovano solitamente vicino al serbatoio del carburante.

Come abbiamo anticipato, l’AdBlue è una soluzione composta per il 32,5% da urea a elevata purezza e per il 67,5% da acqua demineralizzata che viene iniettata nei gas di scarico di un motore diesel. L’additivo viene nebulizzato attraverso l’iniettore posizionato nell’impianto di scarico e ad elevate temperature si trasforma in anidride carbonica e ammoniaca.

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Data l’obbligatorietà del suo utilizzo sulle auto dotate di motori diesel, l’AdBlue è venduto praticamente ovunque. Si potrà trovare non solo presso le stazioni di rifornimento, ma anche presso concessionari, negozi di ferramenta, garage e sul web con prezzi spesso concorrenziali.

Il costo dell’AdBlue non è eccessivo, e varia a seconda che l’acquisto avvenga presso una stazione di rifornimento piuttosto che online. Nel primo caso il prezzo varia da 0,60 a 2 euro al litro, mentre nel secondo caso l’acquisto di una tanica da 10 litri, dotata del kit per versare il prodotto nel serbatoio dedicato, si aggira tra i 10 ed i 16 euro.

Con riferimento al consumo di AdBlue, questo è influenzato sicuramente dallo stile di guida del proprietario del mezzo, ma in generale si ritiene che il consumo di AdBlue equivalga a 500Km/l e che il serbatoio dedicato possa contenere una quantità che varia da 11 a 19 litri.

L’utilizzo dell’AdBlue è decisamente semplice. Sarà fondamentale mescolare l’additivo con acqua demineralizzata, e mai con acqua di rubinetto, e successivamente versare l’additivo nel serbatoio dedicato e mai in quello riservato al gasolio. Una volta compiuta questa operazione sarà importantissimo conservare sia l’AdBlue che il kit per il rifornimento al riparo da polvere e sporcizia e ad una temperature inferiore ai 30 gradi.

Cose da sapere

Cos’è l’AdBlue?

L’AdBlue è un additivo composto da una soluzione acquosa di urea al 32,5% ad elevata purezza che tramite riduzione chimica trasforma gli ossidi di azoto in azoto (N2) e acqua (H2O) informa elementare gassosa. L’AdBlue è un prodotto sintetico, incolore, ed inodore e non è una sostanza pericolosa poiché non è né infiammabile né tossica.

A cosa serve l’AdBlue?

L’AdBlue è utilizzato esclusivamente sulle auto dotate di motore diesel e serve a ridurre le emissioni degli ossidi di azoto dai gas di scarico così da ridurle del 90%. Grazie all’AdBlue vengono azzerati gli Nox tramite un dispositivo di post-trattamento dei gas di scarico, trasportato all’interno di serbatoi dedicati che si trovano solitamente vicino al serbatoio del carburante.

Quanto costa l’Adlue?

Il costo dell’AdBlue non è eccessivo, e varia a seconda che l’acquisto avvenga presso una stazione di rifornimento piuttosto che online. Nel primo caso il prezzo varia da 0,60 a 2 euro al litro, mentre nel secondo caso l’acquisto di una tanica da 10 litri, dotata del kit per versare il prodotto nel serbatoio dedicato, si aggira tra i 10 ed i 16 euro.

Come si usa l’AdBlue?

È fondamentale mescolare l’addito con acqua demineralizzata, e mai con acqua di rubinetto, e successivamente versare l’additivo nel serbatoio dedicato e mai in quello riservato al gasolio. Una volta compiuta questa operazione sarà importantissimo conservare sia l’AdBlue che il kit per il rifornimento al riparo da polvere e sporcizia e ad una temperature inferiore ai 30 gradi.