Auto termiche addio: tutti gli stati che hanno deciso di vietare Diesel e benzina

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Che il mondo dell’auto stia andando verso un futuro a zero emissioni è ormai noto a tutti. Tuttavia, la strada per raggiungere l’obiettivo fissato dalla Commissione Europea è ancora molto lunga e irta di ostacoli. Nel corso della Cop26, la ventiseiesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, svoltasi a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, sono stati fissati i parametri da rispettare per raggiungere quattro obiettivi fondamentali: accelerare l’eliminazione graduale del carbone, ridurre la deforestazione, incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili e, naturalmente, accelerare il passaggio ai veicoli elettrici.

Dal 2035 solo elettrico

Proprio a riguardo della mobilità a elettrica, è stato creato un Consiglio perla transizione ai veicoli elettrici che riunisce diversi governi e rappresenta oltre la metà dell’attuale mercato automobilistico mondiale. Proprio attraverso questo Consiglio sono stati stilati i regolamenti che hanno dato vita ad una vera e propria road map da seguire per raggiungere l’indipendenza dai combustibili fossili nell’auto a partire dal 2035. Nei mercati avanzati, infatti, entro il 2035 tutte le auto e i furgoni venduti dovranno essere a zero emissioni, limite che si sposta al 2040 per tutti gli altri mercati. Le stesse case automobilistiche dovranno vendere esclusivamente modelli a zero emissioni entro il 2035. Anche le aziende dotate di una flotta dovranno utilizzare unicamente veicoli a zero emissioni entro il 2030 o prima.

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Non tutti sono d’accordo

L’obiettivo è lodevole, tuttavia, non tutti nel mondo condividono le tempistiche decise dalle Nazioni Unite per raggiungerlo. La Cina, ad esempio, ha recentemente aumentato la produzione di carbone e ha dichiarato che raggiungerà l’obiettivo di decarbonizzazione soltanto nel 2070. L’India ha fissato la stessa data, mentre la Russia lo farà nel 2060. In generale, i paesi oggi in via di sviluppo sono restii ad accettare la time line imposta d’alla Commissione Europea.

L’elenco aggiornato

Ad ogni modo le nazioni che hanno sottoscritto l’impegno sono comunque molte. Molte delle quali anche extraeuropee. Ecco la lista completa.

  • Austria
  • Azerbaigian
  • Belgio
  • Cambogia
  • Canada
  • Capo Verde
  • Cile
  • Cipro
  • Croazia
  • Danimarca
  • El Salvador
  • Finlandia
  • Germania
  • Irlanda
  • Islanda
  • Israele
  • Liechtenstein
  • Lituania
  • Lussemburgo
  • Malta
  • Norvegia
  • Nuova Zelanda
  • Olanda
  • Polonia
  • Santa Sede
  • Slovenia
  • Svezia
  • Regno Unito
  • Uruguay

In Italia

L’Italia ha una posizione che potremmo definire “borderline” rispetto alla questione. Secondo il Ministro Giancarlo Giorgetti “il futuro dell’automotive in Europa non può essere unicamente elettrico” e per questo motivo propone una revisione del pacchetto proposto dalla Commissione Ue. Dello stesso parere è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, mentre più a favore è Enrico Giovannini, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile.

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Il processo di transizione energetica che ha investito del mondo dell’automotive sta cambiando gli equilibri anche di tutte quelle realtà che, in gergo tecnico, si definiscono dell’indotto. Non è soltanto l’automobile in quanto tale a cambiare, ma anche tutto ciò che le ruota intorno. Uno dei settori chiamati ad affrontare un importantissimo cambiamento è quello dell’industria petrolifera. L’abbandono dei carburanti fossili è destinato a portare alla progressiva estinzione dei distributori di carburante se questi non trovano il modo di adeguarsi i tempi e cavalcare così questa fase di elettrificazione. Tra chi è riuscito a trovare la chiave di lettura più economicamente remunerativa c’è Shell.

Crescita sull’onda delle EV

La big del petrolio anglo-olandese sta ampliando il suo pacchetto di prodotti e servizi, prevedendo l’istallazione di colonnine di ricarica presso le sue stazioni di servizio distribuite in tutto il mondo. L’obiettivo ultimo è quello di attivare 500.000 punti di ricarica entro il 2025. Un obiettivo ambizioso, al quale Shell sta lavorando ormai dal 2019 e che la porterà a trasformarsi in una vera e propria società di servizi legati al mondo della mobilità a zero emissioni.

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La rete si evolve

L’installazione delle colonnine presso i distributori si inserisce in una più ampia politica di crescita aziendale, che nel corso dei prossimi anni porterà ad ampliare la rete dalle attuale 46.000 stazioni di servizio alle 55.000 entro i prossimi tre anni. Il che porterà ad un importante aumento dei clienti che passeranno da 30 milioni a 40 milioni, portando ad un aumento di fatturato da 4,5 miliardi a 6 miliardi.

Dove tutto è cominciato

Il lavoro sul fronte dell’elettrificazione da parte di Shell è cominciato a Singapore nel 2019 con l’installazione di una serie di colonnine di ricarica con una potenza di 50 kW in dieci stazioni di servizio. Nel corso dello stesso anno la big del petrolio ha installato anche 34 colonnine con potenze da 50 a 150 kW anche in alcuni distributori in Inghilterra.

La situazione in Italia

Ma Shell non è l’unica a muoversi in questo settore. Nel nostro Paese IP ha sottoscritto una partnership con Enel X per l’installazione di colonnine fast da 350 kW in alcune delle sue stazioni di servizio. Lo stesso è stato fatto anche da Q8 che, in più, ha anche avviato una collaborazione diretta con Porsche.

Durata pneumatici: ogni quanti km vanno cambiati?

Quanto durano gli pneumatici e quando è necessario sostituirli?

Elemento di contatto fra la strada e l’auto, le gomme sono al centro di una domanda ricorrente posta dagli automobilisti: quanto durano gli pneumatici e quando è necessario sostituirli?

Sino a non molto tempo fa, la maggior parte degli automobilisti era convinta che la durata delle gomme auto dipendesse direttamente dalla data di fabbricazione.

L’ingresso sul mercato europeo della marcatura DOT, infatti, ha spinto molti a credere che ci fosse una stretta correlazione fra la data di produzione del pneumatico e la sua usura. In realtà, tale marcatura è stata imposta per rendere rintracciabile il lotto di provenienza.

INDICE
Ogni quanto cambiare le gomme?
Quanti km durano le gomme invernali?
Quanti km durano le gomme 4 stagioni?
Quanti km durano le gomme estive?
Pneumatici induriti: dopo quanto tempo?
Come controllare l’usura degli pneumatici
ABS e usura pneumatici

L’usura degli pneumatici di un veicolo dipende da moltissimi fattori ed è per questo molto difficile stabilire a priori ogni quando cambiarli. Ad influenzare la durata delle gomme auto sono per lo più due fattori:

  • le condizioni di utilizzo, che comprendono le modalità di carico dell’auto, il mantenimento della corretta pressione delle gomme, la velocità media a cui si viaggia, il tipo di strade percorse, la frequenza di urti subiti e l’esposizione degli pneumatici a determinate condizioni climatiche;
  • lo stato dell’immagazzinamento, prima e dopo dell’acquisto.

Solitamente, i principali marchi specializzati nella produzione di pneumatici consigliano di effettuare un controllo una volta all’anno, una volta superati i cinque anni dall’acquisto. Inoltre, considerato il deterioramento a cui vanno incontro gli pneumatici con il semplice passare del tempo, è bene sostituire le gomme dopo 10 anni di utilizzo, indipendentemente dalla loro condizione specifica.

Ma ci sono anche indicazioni relative alla distanza percorsa: a seconda della qualità e dalle condizioni d’uso delle gomme queste devono essere sostituite dopo aver percorso tra i 20.000 e i 50.000 km. Questa misura è però piuttosto variabile, visto che dipende non solo dalla qualità delle strade percorse, ma anche dallo stile di guida del conducente. Per questo è bene controllare con una certa frequenza lo stato di usura degli pneumatici, assicurandosi che lo spessore della scultura del battistrada non scenda sotto gli 1,6 millimetri (limite legale in Italia).

La durata media degli pneumatici invernali è simile a quella degli altri tipi di gomme, ed è compresa tra i 5 e i 10 anni. In ogni caso, gli pneumatici invernali vanno sostituiti quando lo spessore del battistrada è inferiore a 1,6 mm o quando lo pneumatico presenta fori, tagli, deformazioni o, ancora, zone particolarmente usurate.

Si consiglia di prestare particolare attenzione alla conservazione degli pneumatici invernali perché può influenzarne notevolmente la durata, scegliendo per lo stoccaggio un luogo non troppo umido e la cui temperatura non vari notevolmente.

Oltre all’usura, poi, per sapere quando cambiare le gomme invernali è sempre bene avere a mente la data del 15 maggio, termine ultimo per effettuare la sostituzione con quelli estivi.

Gli pneumatici 4 stagioni si configurano come le gomme del compromesso, molto popolari fra i conducenti che non intendono cambiare gli pneumatici della proprio auto a seconda della stagione.

In molti, però si chiedono se convengano veramente e soprattutto quale sia la durata delle gomme 4 stagioni in km.  La risposta è semplice: tendenzialmente questi pneumatici hanno una durata inferiore di circa il 10-15% rispetto a quelli stagionali specifici. Infatti, le stesse caratteristiche che ne consentono l’uso sia col sole che con la neve le rendono più esposte all’usura specialmente nel periodo estivo.

Per le gomme estive vale lo stesso discorso fatto per quelle invernali. La durata media degli questi pneumatici è compresa tra i 5 e i 10 anni, a seconda dei fattori che ne influenzano l’usura.

Un primo indicatore dell’usura delle proprie gomme è l’indurimento progressivo delle stesse. Infatti, con il passare degli anni gli pneumatici tendono a “seccarsi”, diventando meno elastici e uniformi. Oltre che al tatto, l’indurimento delle gomme risulta evidente anche a prima vista: quando avviene si possono osservare crepe che percorrono l’intera superficie dello pneumatico. Normalmente, anche a causa dell’indurimento progressivo, è necessario sostituire gli pneumatici dopo circa 10 anni dall’acquisto.

Per controllare l’usura degli pneumatici la prima cosa da fare è osservare attentamente il battistrada, il quale costituisce la zona del pneumatico a diretto contatto con l’asfalto. Lo stato delle scanalature, le imperfezioni e le disomogeneità della gomma incidono sulla sicurezza complessiva dell’auto, e quindi del conducente e dei passeggeri a bordo.

Una normativa europea stabilisce, inoltre, quale deve essere lo spessore minimo della scultura del battistrada (ovvero la profondità delle scanalature) degli pneumatici prima: il cambio gomme auto deve avvenire quando la scultura del battistrada ha raggiunto una profondità di 1,6 mm.

Per controllare se gli pneumatici del proprio veicolo rientrano in questo limite si utilizza solitamente un tassello in gomma, spesso proprio 1,6 mm, posto sul fondo di una delle scanalature del battistrada: quando lo spessore della scanalatura raggiunge il livello dell’indicatore significa che il pneumatico deve essere sostituito.

L’indicatore di usura è facilmente individuabile osservando il fianco del battistrada: esso può essere reperito in linea con il codice TWI, un triangolo o il logo del marchio. Alcuni produttori hanno previsto sugli pneumatici anche indicatori intermedi, raggiunti i quali le gomme non garantiscono più le prestazioni ottimali.

Per controllare l’usura del pneumatico si può usare anche il calibro di profondità, uno strumento efficace e reperibile in tutti gli autoricambi, che misura con esattezza la profondità delle scanalature del battistrada in più punti.

Molte persone si chiedono se l’ABS, il sistema antibloccaggio delle ruote che consente di migliorare le frenate in condizioni di scarsa aderenza al manto stradale, funzioni anche in caso di ruote usurate. La risposta è sì: l’ABS infatti agendo su tutte e quattro le ruote e impedisce loro di bloccarsi anche in caso ruote vecchie. Chiaramente, però, degli pneumatici molto usurati possono in ogni caso compromettere le capacità dell’auto nel tenere la strada e nel frenare.

Se è giunta l’ora di effettuare il cambio gomme auto, potete trovare un’ottima selezione di gomme 4 stagioni, invernali ed estive su ebay.it.

Cose da sapere

Quanti chilometri durano gli pneumatici?

La durata chilometrica degli pneumatici è molto variabile. In linea di massima, chi utilizza l’auto soprattutto per lavoro, dovrebbe sostituire gli pneumatici una volta compiuto un tragitto compreso fra 20.000 e 50.000 km.

Dopo quanto tempo vanno cambiati gli pneumatici?

Non esiste un limite di tempo definito che stabilisca quando cambiare gli pneumatici, tuttavia è consigliato di procedere alla sostituzione dopo 10 anni di utilizzo degli stessi, anche quando essi non hanno raggiunto la soglia d’usura prevista dalla normativa.

Come si controlla lo stato di usure del pneumatico?

Per controllare l’usura si utilizza solitamente un tassello in gomma, spesso 1,6 mm, posto sul battistrada: quando quest’ultimo raggiunge il livello dell’indicatore significa che il pneumatico deve essere obbligatoriamente sostituito.

L’ABS agisce anche quando gli pneumatici sono usurati?

Sì, l’ABS agendo su tutte e quattro le ruote impedisce loro di bloccarsi anche su asfalto bagnato o ruote usurate.

Quando vanno cambiati gli pneumatici invernali?

La data da tenere a mente è quella del 15 maggio, termine ultimo per sostituire gli pneumatici invernali con quelli estivi.

Come funziona un ecosistema a impatto zero per la propria casa

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 1

Il passaggio all’auto elettrica ha cambiato profondamente il nostro modo di approcciarci alla mobilità, arrivando a modificare il nostro stesso modo di vivere. Acquistare un’auto elettrica, oggi, significa entrare un vero e proprio ecosistema di servizi in cui tutto ruota intorno al concetto di sostenibilità.

Il ruolo dei costruttori

Non stupisce, dunque, che un po’ tutti i principali costruttori automobilistici stiano oggi lavorando non soltanto allo sviluppo di nuovi modello a zero emissioni, ma anche e soprattutto alla messa a punto di sistemi e servizi in grado di aiutare gli automobilisti a creare un contesto davvero green all’interno del quale vivere la loro nuova automobile elettrica.

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 2

Una casa a impatto zero

Uno degli ambiti nei quali, ad oggi, si stanno concentrando i maggiori sforzi dei costruttori, sono le abitazioni. In molti stanno mettendo a punto dei veri e propri ecosistemi domestici per le abitazioni in grado di rendere le case quanto più energeticamente indipendenti e in grado di supportare la ricarica delle moderne auto elettriche. Tra i brand più attivi su questo frangente troviamo Tesla e Hyundai. Proprio il costruttore coreano sarà il primo a lanciare un ecosistema energetico pensato per la casa negli Stati Uniti con il nome di Home, battendo sul tempo il Tesla Energy. Home di Hyundai è costituito da una serie di pannelli solari posizionati sul tetto dell’abitazione che interagiscono con una batteria di accumulo agli ioni di litio e una wallbox domestica. Proprio quest’ultima può contare su una potenza di 240 Volt, che si traduce in una maggiore velocità di ricarica rispetto alle convenzionali prese da 110 Volt, risultando così più veloce dalle tre alle sette volte.

Scambio di energia

Guardando ancora più avanti, grazie ai sistemi V2G di cui abbiamo già parlato, in futuro le auto saranno in grado di “scambiare” attivamente energia con le abitazioni. In questo modo il flusso di energia verso la vettura può essere modificati in base alle condizioni della rete in quel dato momento. E non è tutto. In caso di necessità, infatti, la vettura può cedere parte della sua energia alla batteria di accumulo della casa, che la utilizzerà poi per alimentare i dispositivi in quel momento necessari all’interno dell’abitazione.

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie 3

Si fa sempre un gran parlare di cosa succede quando una batteria non è più in grado di garantire energia sufficiente per muovere un’auto elettrica. Il tema dello smaltimento degli accumulatori è sicuramente di primaria importanza soprattutto in questa “fase iniziale” di questa transizione ecologica. Tuttavia, prima di arrivare al riciclaggio della batteria, esistono una moltitudine di secondi utilizzi in grado di regalare alla batteria una seconda vita.

Quando una batteria non è più utile all’auto

Ma andiamo con ordine e capiamo insieme quando una batteria va riciclata. Quando l’efficienza dell’accumulatore e quindi la sua capacità di immagazzinare e cedere energia scende sotto l’80%, allora questo non è più utilizzabile su un’automobile. La vita di una batteria, infatti, viene scandita da una serie di cicli di carica e scarica e sono proprio questi a determinarne il deterioramento. Tuttavia, una batteria all’80% dell’efficienza non è necessariamente da riciclare. Esistono tutta una serie di secondi impieghi in cui può trovare applicazione, soprattutto in ambito industriale. Vediamo quelli principali.

Auto elettriche: la seconda vita delle batterie

Accumulatori industriali

Esistono già degli esempi anche sul territorio europeo in cui le batterie sono state utilizzate come accumulatori industriali. Di fatto, vengono utilizzate per immagazzinare l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico o eolico (ad esempio) per poi essere utilizzata nei momenti in cui la produzione raggiunge picchi importanti nella richiesta di energia. Con questo tipo di applicazione le batterie possono contare su un ciclo di vita molto lungo dal momento che qui i tempi di carica e scarica sono molto lunghi rispetto a quelli dell’auto, abbattendo drasticamente il decadimento delle prestazioni della batteria.

Gruppi di continuità

Un altro interessante indirizzo d’impiego delle batterie è quello in gruppi di continuità. Questi possono essere utilizzati in aziende o ospedali per garantire continuità nell’erogazione della corrente anche in caso di black out, con il vantaggio di non aver bisogno di fonti esterne di alimentazione per funzionare come gas o carburanti liquidi con i quali lavorano i tradizionali generatori.

Ripristino

In ultimo, prima di pensare allo smaltimento, si può ipotizzare il ripristino della batteria. Si tratta di un processo delicato, ma che permette di sostituire solo alcune delle componenti che costituiscono l’accumulatore per riportarlo al suo stato di efficienza originale. Una delle primissime aziende ad offrire questo tipo di servizio è stata la 4R Energy Corporation, una joint-venture tra Nissan e Sumitomo Corporation.

Tasso alcolemico: test, limiti e sanzioni

tasso-alcolemico

Guidare in stato di ebbrezza non solo comporta un grave pericolo per sé stessi e per gli altri, ma è severamente punito dal nostro Codice della Strada con sanzione salatissime sia a livello pecuniario, sia a livello penale. Scopriamo cosa si intende e come si misura il tasso alcolemico.

INDICE
Tasso alcolemico: cos’è
Limiti test alcolemico
Calcolo tasso alcolemico
Alcol test: come funziona
Guida in stato di ebbrezza: quali sono le sanzioni?

Il tasso alcolemico, definito anche alcolemia, indica la concentrazione di alcol (etanolo) nel sangue. L’unità di misura che viene utilizzata più spesso per esprimere questo valore è g/l, che indica quanti grammi di alcol sono presenti in ogni litro di sangue, ma in alcune occasioni viene anche espresso in mg/dl.

La legge stabilisce qual è il limite del tasso alcolemico entro il quale ci si può mettere alla guida, pari a 0,5 g/litro (per i neopatentati, ovvero per i 3 anni successivi al conseguimento della patente, questo limite scende a 0 g/km). Se si supera questa soglia e si decide di guidare lo stesso il proprio veicolo, in caso di fermo e di controllo il conducente sarà considerato in stato di ebbrezza, ricevendo una sospensione temporanea della patente di guida, una decurtazione minima di 10 punti e ulteriori sanzioni pecuniarie, come previsto 16dagli articoli 185 e 186 del Codice della Strada.

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Ci si può chiedere come calcolare il proprio tasso alcolemico per evitare di incorrere in sanzioni. Tuttavia non è possibile stabilire a priori un criterio che valga per tutti, dato che il tasso alcolemico dipende anche da molti fattori individuali, come la corporatura e il metabolismo. Inoltre, molto dipende anche dal tipo di alcolico che si sta assumendo e dalla sua gradazione alcolica.

Tasso alcolemico: tutto quello che c’è da sapere su test, limiti e sanzioni

Tutti i locali pubblici, però, devono esporre delle tabelle fornite dal governo e puramente indicative, che possono far capire quale sia la quantità limite di alcol ingeribile per non superare il tasso alcolemico consentito. Tuttavia, per conoscere con esattezza il proprio tasso alcolemico è sempre bene utilizzare un etilometro, anche chiamato alcol test, acquistabile per pochi euro in tutte le farmacie.

Qualora si venga fermati alla guida per un controllo delle forze dell’ordine, si può essere sottoposti all’alcol test, ovvero un etilometro in grado di calcolare la concentrazione di alcol contenuta nell’aria espirata, dalla quale è possibile ricavare il tasso alcolemico. Di regola l’alcol test viene ripetuto due volte, effettuando due misurazioni successive a distanza di 5 minuti l’una dall’altra. Il rifiuto di sottoporsi all’etilometro è un reato punito con la perdita di 10 punti della patente di guida e con le stesse pene previste per chi guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l.

Oltre alla decurtazione di 10 punti dalla patente, vediamo adesso nel dettaglio quali sono le sanzioni previste per la guida in stato di ebbrezza:

  • Guida con tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g/l: ammenda da 543 a 2.170 euro, sospensione patente da 3 a 6 mesi.
  • Guida con tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l: ammenda da 800 a 3.200 euro, arresto fino a 6 mesi, sospensione patente da 6 mesi ad 1 anno.
  • Guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l: ammenda da 1500 a 6000 euro, arresto da 6 mesi ad un anno, sospensione patente da 1 a 2 anni, sequestro preventivo e confisca del veicolo (salvo che appartenga a persona estranea al reato). Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata.

Queste pene, previste dall’articolo 186 del Codice della Strada, sono raddoppiate se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, ed in questo caso è disposto il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni, salvo che appartenga a persona estranea all’illecito.

Cose da sapere

Cos’è il tasso alcolemico?

Il tasso alcolemico, definito anche alcolemia, indica la concentrazione di alcol, o etanolo, presente nel sangue. L’unità di misura che viene utilizzata più spesso per esprimere questo valore è g/l, ossia grammi di alcol su litro di sangue, ma in alcune occasioni viene anche espresso in mg/dl.

Quali sono i limiti relativi all’alcol alla guida?

La legge permette un limite del tasso alcolemico pari a 0,5 g/litro. Oltre questa soglia, qualora si venga fermati per un controllo, la guida sarà considerata in stato di ebbrezza.

Come funziona l’alcol test?

Tramite questo dispositivo viene  misurata la quantità di alcol contenuta nell’aria espirata. L’alcol test viene ripetuto due volte effettuando due misurazioni successive a distanza di 5 minuti l’una dall’altra.

Quali sono le sanzioni in caso di guida in stato ebbrezza?

Decurtazione di 10 punti dalla patente e:

  • Guida con tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g/l: ammenda da 543 a 2.170 euro, sospensione patente da 3 a 6 mesi.
  • Guida con tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l: ammenda da 800 a 3200 euro, arresto fino a 6 mesi, sospensione patente da 6 mesi ad 1 anno.
  • Guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l: ammenda da 1500 a 6000 euro, arresto da 6 mesi ad un anno, sospensione patente da 1 a 2 anni, sequestro preventivo e confisca del veicolo (salvo che appartenga a persona estranea al reato).

Auto elettrica: come si ricicla una batteria

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio 3

Dopo il tema dell’autonomia, quello del riciclaggio e lo smaltimento delle batterie esauste è uno dei temi principali quando si parla di auto elettriche. In tanti, infatti, oggi si chiedono come verranno trattati i tanti materiali inquinanti presenti all’interno delle batterie a un volta che queste raggiungeranno la fine del loro ciclo di vita, sollevando anche non poche polemiche e preoccupazioni ambientali.

La verità, però, è che già oggi esistono molte aziende specializzate nello smaltimento dei vecchi accumulatori agli ioni di litio. Ma c’è di più. Nel 2020 la domanda globale di batterie è stata di 282 GWh. Ci si aspetta che entro il 2030 questa cifra salga a 3.500 GWh. Per questo motivo, è logico pensare che convenga a tutti recuperare tutto il litio, il cobalto e il nichel possibile dalle attuali batterie in circolazione per poter rispondere alla sempre maggiore richiesta di nuove batterie.

Un lavoro in tre fasi

Ma andiamo con ordine e vediamo insieme quali sono i processi che permettono di riciclare le batterie agli ioni di litio delle moderne auto elettriche. Di base, sono tre le fasi in cui si divide questo lavoro.

  • Smontaggio della batteria
  • Recupero dei materiali riutilizzabili
  • Purificazione dei materiali

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio

Fase 1

Nella prima fase del lavoro le batterie raccolte vengono attentamente aperte e smontate suddividendo tutti i singoli componenti quali moduli e celle. A questo punto i componenti vengono messi in sicurezza per ridurre al minimo i rischi di reazioni durante il processo di riciclaggio. Fatto questo si passa alla “frantumazione meccanica” e vengono così recuperati materiali quali ferro, rame e alluminio.

Fase 2

A questo punto, attraverso due particolari processi vengono estratti i materiali preziosi che costituiscono la batteria. Attraverso la tecnica della pirometallurgia si recuperano elementi come nichel, cobalto e rame, liquefacendo i componenti della batteria ad alta temperatura. Attraverso l’idrometallurgia, invece, si recuperano metalli puri liquefacendo i componenti della batteria ad alta temperatura.

Face 3

Completato questo processo, l’ultima fase è quella della purificazione dei materiali. Al termine delle due fasi precedenti, infatti, i materiali risultanti non sono ancora perfettamente riutilizzabili e necessitano quindi di essere purificati. In questa fase i materiali vengono trattati da fonderie specializzate, in grado di riportare gli elementi alla loro forma più pura.

La Hyundai ioniq 5 fa tripletta al World Car Awards 2022

La Hyundai ioniq 5 fa tripletta al World Car Awards 2022

La Hyundai Ioniq 5 cala il tris al World Car Awards 2022. Il crossover elettrico coreano si aggiudica tre premi alla 18ª edizione del prestigioso concorso internazionale: World Car of the Year, World Car Design of the Year e World Electric Vehicle of the Year. La tripletta della casa coreana non ha precedenti: fino a ora nessuna automobile era riuscita a ottenere questi tre riconoscimenti insieme. Ricordiamo che questi premi indipendenti vengono assegnati da una giuria composta da 102 giornalisti provenienti da tutto il mondo (33 nazioni). Vediamo, nel dettaglio, i premi assegnati nella rassegna che ha aperto il Salone di New York di quest’anno.

Ioniq 5, la prima della specie 6

World Car of the Year

La Hyundai Ioniq 5 è stata votata come auto dell’anno 2022, superando la “cugina” Kia EV6 (basata sulla stessa piattaforma) e la Ford Mustang Mach-E. Entusiasta Jaehoon Chang, presidente e Ceo di Hyundai: “Siamo veramente onorati di ricevere tutti questi premi che riconoscono il talento e il duro lavoro dei nostri dipendenti e dei partner di Hyundai Motor Company. La nostra ambizione è quella di favorire il progresso dell’umanità e questo riconoscimento al nostro approccio servirà a rafforzare il nostro impegno per trasformare questa nostra visione in realtà”.

  • World Car Design of the Year

La Hyundai Ioniq 5 ha ottenuto anche il riconoscimento come World Car Design of the Year, battendo Audi e-tron GT e Kia EV6.

  • World Electric Vehicle of the Year

La Hyundai Ioniq 5 ha primeggiato anche nella classifica di auto elettrica dell’anno, piegando ancora una volta Audi e-tron GT e Mercedes EQS.

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Toyota Yaris Cross

  • World Urban Car

Toyota Yaris Cross, il Suv compatto full hybrid del costruttore giapponese ha portato a casa il premio come auto “cittadina” del 2022, precedendo Opel Mokka e Volkswagen Taigun.

Mercedes EQS: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5

  • World Luxury Car

L’auto di lusso del 2022 parla tedesco. L’ammiraglia elettrica Mercedes EQS si è aggiudicata il premio battendo Genesis GV70 e Bmw iX.

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Audi e-tron GT: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

  • World Performance Car of the Year

Un riconoscimento anche per l’elettrica Audi e-tron GT. La vettura tedesca è stata premiata come auto sportiva dell’anno, precedendo le termiche BMW M3/M4 e Toyota GR86/Subaru BRZ.

DR 6.0: prezzi, dimensioni e caratteristiche

DR 6.0: prezzi, dimensioni e scheda tecnica 5

Come tutte le sorelle del marchio molisano, è sviluppata sulla piattaforma della cinese  Chery. A differenza loro, però, sfoggia una carrozzeria dalle proporzioni inedite: DR 6.0 è infatti il più grande SUV prodotto dalla Casa italiana. Può vantare un equipaggiamento full optional e una capacità di carico fino a 1.700 litri, non male per quella che è in effetti l’ammiraglia della famiglia DR, tanto confortevole da meritarsi la nomea di “voyager SUV”. DR 6.0, infine, è offerto non solo con motore aspirato da 154 CV, ma anche in versione bi-fuel GPL da 149 CV, per chi intende risparmiare maggiormente sui consumi.

Di seguito ecco la scheda tecnica di DR 6.0:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 380/1.700 litri
 Alimentazioni Benzina/Benzina-GPL
 Classe Euro 6D
 Cv/kW (da) 149/110
 Prezzo (da) 28.900 €

 

INDICE
 Dimensioni
 Interni
 Esterni
 Motorizzazioni
 Consumi
 Configuratore
 Perché comprarla
 Prezzo

Gli ingombri di DR 6.0, come detto, lo rendono il SUV più imponente della Casa di Macchia d’Isernia. La sua lunghezza si attesta infatti i 4,5 metri, mentre la larghezza oltrepassa gli 1,8 metri e l’altezza ammonta a più di 1,7 metri. Il passo, poi, garantisce una buona abitabilità interna, grazie alla misura che sfiora i 2,7 metri. Infine, quanto alla capacità di carico, i dati riguardanti il bagagliaio variano da un minimo di 380 litri a un massimo di 1.700 litri, raggiungibili semplicemente abbassando il divano posteriore.

Dimensioni
Lunghezza 4.500 mm
Larghezza 1.840 mm
Altezza 1.740 mm
Passo 2.670 mm

 

Sebbene la piattaforma sia di importazione cinese, lo stile dell’abitacolo di DR 6.0 riflette la cura dei dettagli estetici tipica della casa di Isernia. L’organizzazione degli spazi è funzionale, così da offrire nei giusti punti, sempre in comodità, tutto l’equipaggiamento tecnologico che occorre, a partire dal display touch per l’infotainment da 12,5 pollici, con connettività Android Auto e Apple CarPlay.

In più, la dotazione di serie, molto ricca, include il quadro strumenti digitale da 7 pollici, il tetto panoramico, il “clima” automatico bi-zona, il sistema Soft Touch Keyless e il vano per la ricarica senza fili dello smartphone. Confortevoli i sedili anteriori, rivestiti in ecopelle e regolabili elettricamente in 6 posizioni, così come quelli posteriori, ribaltabili secondo schema 4/6. Fra gli aiuti alla guida troviamo infine le telecamere panoramiche a 360° e il cruise control.

Le linee della DR 6.0 si ispirano al fluire dell’acqua, puntando su linee dolci capaci di ridurre la resistenza dell’auto ai flussi d’aria, e migliorando quindi le performance di consumo e insonorizzazione, anche nei tratti a più veloce percorrenza. Nel complesso, il look è moderno ed elegante, ma sa rivolgersi al contempo a chi dà priorità alla concretezza e alla praticità. Richiama, nel design, l’estetica di F35, pur presentando una calandra ancora più imponente, incorniciata da inserti più raffinati.

La dotazione di serie, poi, comprende la firma ottica completamente a LED, oltre ai cerchi in lega da 19 pollici. Infine, sempre incluse nel prezzo unico, troviamo le sospensioni Mac Pherson sull’avantreno e Multilink con barra stabilizzatrice sul posteriore.

La gamma motori di DR 6.0 si compone solamente di due opzioni, una alimentata esclusivamente a benzina e una bi-fuel GPL con serbatoio dedicato da 68 litri effettivi. Entrambe sono basate sullo stesso 1.5 a 4 cilindri turbo, che nel primo caso arriva a 154 CV e 210 Nm, mentre nel secondo caso si ferma a 149 CV di potenza e ai 195 Nm di coppia. In entrambi i casi la velocità massima arriva a 186 km/h. Qualunque sia l’opzione preferita, la trazione è anteriore e la trasmissione abbinata è quella automatica CVT a 9 rapporti.

Sul fronte consumi, DR Automobiles dichiara una percorrenza di  7,8 l/100 km ed emissioni di 175 g/km di CO2 nel ciclo WLTP per quanto riguarda il modello a benzina da 154 CV. Sul GPL da 149 CV, i dati dei consumi sono invece di 9,8 l/100 Km, mentre le emissioni di CO2 si attestano sui 160 g/km.

La dotazione di serie di DR 6.0 è praticamente full optional. Si può scegliere però fra cinque diverse tinte della carrozzeria: rosso, nero, grigio, argento e bianco. Di conseguenza l’allestimento di DR 6.0 è unico:

  • DR 6.0: rappresenta l’unica versione in vendita del suv più grande di DR, con tutto quello che la Casa molisana ha da offrire.

DR 6.0: Cerchi in lega da 19”, Tetto panoramico elettrico, Schermo infotainment da 12,3”, Quadro strumenti digitale, Android Auto e Apple CarPlay, Ricarica wireless degli smartphone, Telecamera a 360°, Climatizzatore automatico bizona, Fari a LED, Abbaglianti automatici, Volante multifunzione in pelle, Sedile guidatore a regolazione elettrica, Rivestimenti dei sedili in ecopelle, Specchietti retrovisori elettrici e richiudibili, Portellone elettrico, Freno di stazionamento elettronico, Cruise control.

  • Dotazione: l’equipaggiamento di questo SUV è full optional di serie, nonostante i prezzi relativamente contenuti.
  • Motori: l’offerta della motorizzazione bi-fuel GPL consente di contenere i consumi e le emissioni, pur mantenendo una buona potenza.
  • Immagine: curato lo stile della DR 6.0 che maschera bene le origini cinesi del modello.

Di seguito ecco il listino prezzi di DR 6.0 aggiornato a maggio 2022:

DR 6.0 Benzina Prezzo
1.5 Turbo Cambio automatico CVT 154 CV 28.900 €
DR 6.0 Benzina Bi-Fuel Prezzo
1.5 Turbo Cambio automatico CVT 149 CV 29.900 €

 

 

La ricarica in autostrada: per l’Italia sogno o realtà?

Auto elettrica: ecco come funziona la ricarica wireless 1

L’abbiamo detto tante volte, uno dei nodi cardine intorno al quale si sviluppa l’attuale diffusione dell’auto elettrica è quello della ricarica. Le moderne auto elettriche non sono ancora in grado di assicurare autonomie in grado di soddisfare le esigenze di mobilità di chi ha bisogno di percorrere tanti chilometri. Per questo motivo, poter contare su un’infrastruttura di ricarica diffusa e performante è fondamentale per poter affrontare davvero questa transizione verso l’elettrico. Infatti, da qualche anno a questa parte in Italia si sta lavorando alla definizione di un importante piano di sviluppo della rete di ricarica che prevede, tra le altre cose, l’istallazione di molti punti di ricarica sulle nostre autostrade.

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La situazione attuale

Allo stato attuale, secondo un’analisi condotta da Motus-E, sono 118 i punti di ricarica presenti sulle strade ad alta viabilità italiane. Di questi il 22% è a corrente alternata e con potenza inferiore o uguale a 43 kW. Il 78%, invece, è a corrente continua e con potenza superiore ai 43 kW. Di questi, circa la metà (il 48%) ha una potenza pari o superiore a 150 kW. Numeri quindi ancora molto bassi per permettere a chi ha un’auto elettrica di poter affrontare un viaggio lungo in tempi ragionevolmente simili a quelli richiesti per il medesimo spostamento con un’auto ad alimentazione tradizionale.

Auto elettrica: ecco come funziona la ricarica wireless 2

Il progetto madre

Ad oggi sono molte le aziende e i progetti attivi sul fronte della ricarica in autostrada. Uno dei più importanti è quello messo a punto da Free To X, una startup del gruppo Autostrade per l’Italia (Aspi) attualmente i cantieri aperti sono diciassette con l’obiettivo di portare “una copertura uniforme da Nord a Sud della rete di ricarica elettrica nelle aree di servizio”. Il progetto prevede l’istallazione di 100 stazioni di ricarica entro l’estate del 2023, a fronte di un investimento di 75 milioni di euro, installando sei o sette punti di ricarica al mese da qui al prossimo anno. Tutte distanti al massimo 50 km l’una dall’altra.

Parola dell’Antitrust

Intanto l’Antitrust è intervenuta sul tema dettando alcune linee guida da seguire per la realizzazione di questa nuova infrastruttura di ricarica autostradale. Secondo l’Agcom, ogni struttura di ricarica deve essere costituita da almeno due operatori, in modo da permettere agli automobilisti di confrontare le tariffe e scegliere quella più conveniente. Inoltre, ogni punto di ricarica deve avere una potenza di almeno 100 kW. In questo modo i tempi di ricarica potranno essere più simili a quelli di un normale rifornimento con un’auto benzina o Diesel.

Le stazioni di ricarica oggi disponibili

  • Secchia Ovest: A1 Milano-Napoli Km 156.5 direzione Bologna tra Allacciamento A1/A22 e Modena Nord
  • Flaminia Est: A1 Milano-Napoli Km 509.1 direzione Firenze tra Ponzano Romano – Soratte e Magliano Sabina
  • S.Zenone Ovest: A1 Milano-Napoli Km 15.1 direzione Bologna tra Melegnano e Lodi
  • Conero Ovest: A14 Bologna-Taranto Km 239 direzione Pescara tra Ancona Sud e Porto Recanati
  • Secchia Est: A1 Milano-Napoli Km 156.5 direzione Milano tra Modena Nord e Allacciamento A1/A22
  • Giove Ovest: A1 Milano-Napoli Km 481.1 direzione Roma tra Attigliano e Orte
  • Teano Ovest: A1 Milano-Napoli Km 708,4 direzione Napoli tra Caianello e Capua