Ora c’è l’ufficialità: l’Europa decreta lo stop alla vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2035. Resta uno spiraglio per le vetture termiche grazie al via libera anche ai motori a combustione alimentati da e-fuel, come proposto dalla Germania. Bocciati, per il momento, i biocarburanti promossi dall’Italia, che continuerà ancora a riproporli.
Con questa decisione, dal 2035 in Europa le uniche auto nuove messe in vendita saranno quelle a zero emissioni, ovvero le 100% elettriche, quelle a idrogeno o quelle alimentate con carburanti sintetici, esclusi quelli di origine fossile. Il bando dell’Unione europea non riguarda le vetture già circolanti, che potranno continuare a essere vendute in tutti gli stati membri.
Italia, Bulgaria e Romania si sono astenute dal voto dopo il mancato accoglimento delle richieste sulla proroga dei tempi per la decisione definitiva sui biocarburanti. La Polonia ha votato no allo stop alle auto con motori endotermici: le spese per l’elettrificazione non possono ricadere sugli automobilisti e sui cittadini e chiede alla Commissione lo stanziamento di incentivi per abbassare il prezzo finale delle vetture.
L’auto in Europa nei prossimi anni
Il bando alle vetture endotermiche rientra nel pacchetto di riforme climatiche Fit for 55, che prevede la riduzione delle emissioni di CO2 in Europa del 55%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2030. Sono previsti due grandi passaggi per il 2030 e il 2035, a cui si aggiunge quello del 2025. Nello specifico abbiamo il taglio del 15% delle emissioni nel 2025, rispetto ai livelli del 2021; il taglio del 55% delle emissioni nel 2030, il 50% per i furgoni, sempre rispetto ai livelli del 2021 e il taglio del 100% delle emissioni nel 2035.
Via libera agli e-fuel
La decisione comunitaria tiene in vita i motori termici, a patto che siano alimentati da carburanti climaticamente neutri. Al momento la Commissione europea ha aperto solo agli e-fuel, dopo aver accolto le richieste della Germania, che si è adoperata per salvare l’investimento da 100 milioni di dollari di Porsche nei carburanti sintetici. Il prossimo passo dell’esecutivo Ue è la preparazione di una proposta di regolamento sugli e-fuel, da completare entro il prossimo autunno. Se non dovesse essere approvato, sarà ripresentato successivamente in modo da beneficiare della clausola di revisione al 2026, quando Bruxelles dovrà analizzare i progressi registrati dai carburanti alternativi in termini di sostenibilità ambientale.
Spiragli per i biocarburanti
L’Italia, come detto, non ci sta e, dopo essersi astenuta dal voto al Consiglio Ue, insiste sui biofuel. “Ci adopereremo, nell’ambito delle procedure di approvazione degli atti legislativi indicati dalla Commissione europea, per far considerare anche i biocarburanti tra i combustibili neutri in termini di CO2. Riteniamo la previsione nella dichiarazione della Commissione dei soli carburanti sintetici un’interpretazione troppo restrittiva”, le parole del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. La clausola di revisione al 2026 offre una speranza concreta ai biocarburanti, anche se è difficile che fra tre anni l’industria automobilistica faccia retromarcia rispetto all’elettrificazione. Deluso anche Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: “L’approccio ideologico della Commissione si è limitato ad aprire agli e-fuel – dice il ministro – ma confidiamo che gli esperti sappiano dimostrare anche la piena sostenibilità dei biocarburanti. L’anno prossimo ci saranno nuovo Parlamento e nuova Commissione: la partita non è finita”.
AdolfoUrso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, è più ottimista. “Il motore endotermico sopravvivrà accanto a quello elettrico anche dopo il 2035. Il fatto stesso che sia un combustibile, in questo caso sintetico, che mantiene la produzione del motore endotermico, è per noi un elemento importante, perché ci garantisce un’intera filiera produttiva” conclude Urso.
Con l’ultimo restyling la Mini Clubman si è aggiornata nello stile, uniformandosi al più recente family feeling del costruttore di origini inglesi. Adesso contenuti ed estetica comprendono tutte le ultime novità del marchio, come il display da 8,8″ per l’infotainment e una pletora di ADAS di nuova generazione. Ciononostante, l’auto è arrivata al suo canto del cigno: MINI ha rilasciato un’ultima versione speciale prima del passaggio definitivo a una gamma elettrica.
Di seguito ecco la scheda tecnica della Mini Clubman:
Per celebrare la Mini Clumban prima del passaggio ad una nuove generazione completamente elettrica Mini ha presentato una serie limitata denominata Final Edition. Verrà prodotta in 1.969 esemplari, di cui solo 50 destinati al nostro Paese, e sarà abbinabile a tutte le motorizzazioni presenti a listino. L’allestimento speciale include tinte esclusive (Nanuq White, Enigmatic Black e Melting Silver), i cerchi di lega da 18″, diversi badge celebrativi, volante rivestito di pelle Nappa, sedili sportivi con finitura Mini Yours in pelle. I prezzi partono da 49.900 €.
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Mini Clubman: dimensioni
Anche dopo l’ultimo restyling, la seconda generazione della Mini Clubman non ha modificato le proprie dimensioni. La lunghezza resta di 4,23 metri, e si conferma negli interni spazio in abbondanza per i passeggeri grazie al generoso passo di 2,67 metri. A tutto ciò si aggiunge una buona capacità di carico, che parte da una volumetria minima di 360 litri.
Dimensioni
Lunghezza
4.226 mm
Larghezza
1.800 mm
Altezza
1.441 mm
Passo
2.670 mm
Mini Clubman: esterni
Più evidenti le novità negli esterni. Il restyling, seppur leggero, ha portato al debutto una nuova calandra che ora si caratterizza per la finitura nera. Nuova è anche la tecnologia dei gruppi ottici che ora sono Matrix Led e il disegno dei fari fendinebbia con luce diurna a Led circolare. Con l’ultimo aggiornamento debuttano poi nuove tinte per la carrozzeria e inediti disegni per i cerchi in lega.
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Mini Clubman
Rivista anche la parte posteriore. Le forme e le proporzioni non sono state stravolte, ma ora nella coda, che continua ad essere caratterizzata dalla presenza del portellone di accesso al bagagliaio sdoppiato, spicca la presenza dei nuovi gruppi ottici a led, che nella firma luminosa richiamano le linee della bandiera inglese.
Mini Clubman: interni
L’aggiornamento di metà carriera non ha apportato modifiche di rilievo all’interno dell’abitacolo della Mini Clubman che continua a ricalcare quello delle altre Mini presenti in listino. Ottima la qualità dei materiali scelti per i rivestimenti di plancia, pannelli porta e sedili, così come elevata è la cura dei vari assemblaggi.
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A proposito della plancia, al centro di questa spicca ancora la presenza del sistema di infotainment MINI Visual Boost 8,8’’ a colori, con Smartphone Integration, accompagnato dal display del cruscotto digitale dietro al volante sportivo. Ma la tecnologia di bordo non finisce qui: infatti troviamo di serie tanti ADAS di nuova generazione come il Cruise Control e il Crash Sensor.
Mini Clubman: motori
La gamma motori disponibile per la Mini Clubman vede la presenza a listino di propulsori sia benzina che diesel. Tra i primi si parte dal 1.5 litri 3 cilindri da 136 CV, per poi salire al più performante 2.0 litri 4 cilindri turbo declinato nelle versioni da 178 CV della Cooper S e da 306 CV per la John Cooper Works, l’unità più potente a listino. Per quel che riguarda i diesel, l’unica motorizzazione presente a listino è il 2.0 litri da 150 CV, denominata Cooper D.
Mini Clubman: consumi
Non male i consumi dichiarati per la Mini Clubman. La versione a benzina da 136 CV promette 6,0-6,2 l/100 km, dato che sale a 6,3-6,5 l/100 km per la Cooper S e a 7,4-7,9 l/100 km per la più estrema JCW. Decisamente meno assetati i motori diesel: il 2.0 da 150 CV dichiara 4,9-5,1 l/100 km.
Mini Clubman: allestimenti
Sono tre gli allestimenti disponibili per la Mini Clubman, uno per motorizzazione, che si vanno poi a combinare con altre sei versioni che ne caratterizzano lo stile:
Cooper/Cooper D: rappresenta l’allestimento di accesso alla gamma, con propulsore da 136 o 150 CV.
Cooper S: caratterizzato da modanature dedicate, cerchi da 17 pollici e 178 CV di potenza.
John Cooper Works: la versione sportiva della vettura, con prestazioni da fuoriclasse e motore da 306 CV.
Cooper/Cooper D: la versione di partenza offre di serie Cerchi in lega da 16″ Revolite Spoke color Argento, Radio MINI Visual Boost 8,8’’ a colori, Smartphone Integration incl. Apple Car Play, Radio DAB, Fari Bi-Led, Fari fendinebbia a LED, Quadro strumenti digitale, MINI Mobility System, Keyless GO, MINI Connected, Start/Stop automatic, Computer di bordo, Volante sportivo in pelle regolabile in altezza e profondità, Regolazione altezza sedile passeggero, 2 airbag frontali + 2 airbag laterali + 2 airbag laterali per la testa, Cinture di sicurezza anteriori con pretensionatori pirotecnici, Kit di pronto soccorso, Crash Sensor, ABS + EBD (Electronic Brake Distribution) + CBC (Cornering Brake Control), DSC (Dynamic Stability Control) + Automatic Stability Control + Traction, Intelligent Emergency Call, Teleservices, Brake Energy Regeneration, Cruise Control, Servosterzo elettromeccanico EPAS (Electric Power Assisted Steering), Servotronic, Assale anteriore a snodo singolo e montanti molleggiati (McPherson), Assale posteriore a bracci multipli (Multi-Link), Condition Based Service, Immobilizzatore elettronico, Retrovisori esterni regolabili elettricamente, Retrovisori esterni e getti lavavetro riscaldabili, Bullone antifurto, Attacchi ISOFIX e airbag anteriore disinseribile, Active Guard, Sensore pioggia, Remote Services e integrazione con MINI App, Safety bar anteriore nero opaco, Tetto e Specchietti in tinta carrozzeria, Rivestimento del padiglione in Satellite Grey, Interni in tessuto Firework Carbon Black / Carbon Black, MINI LED Ring intorno al display centrale, Terminale di scarico cromato, Terza luce di stop a LED integrata nello spoiler posteriore.
Cooper S: in più Cerchi in lega da 17″ Vent Spoke color Argento, Terminale di scarico sdoppiato cromato, Griglia anteriore con cornice cromata e radiatore a nido d’ape con presa d’aria sul cofano, Side Scuttles cromati con indicatori di direzione integrati, Sedili sportivi anteriori con seduta regolabile in profondità, Interni in tessuto Double Stripe Carbon Black / Carbon Black, Perfomance Control.
John Cooper Works: la versione top di gamma include anche Cerchi in lega da 18’’ JCW Grip Spoke Black, Sensori di parcheggio posteriori, Volante sportivo in pelle nappa con badge JCW, Sedili sportivi JCW, Spoiler posteriore, Retrovisori ripiegabili elettricamente, Sedili in tessuto Dinamica Carbon Black, Retrovisore interno autoanabbagliante, MINI Driving Modes, Tappetini in velluto, Modulo di navigazione, Sedili posteriori ribaltabili frazionati 40:20:40, Rivestimento del padiglione in antracite, Comfort Access con Easy Opener, Sospensioni sportive, Cambio automatico Septronic sportivo, Real Time Traffic Information.
Esistono poi 6 versioni che ne caratterizzano lo stile:
Essential: con tutte le dotazioni che distinguono una Mini, come i fari con motivo Union Jack.
Mayfair: si distingue per cerchi da 18″ e sedili frazionabili, nonché per tinte esclusive.
Untold: caratterizzata da contenuti premium come i sedili sportivi in pelle e colorazioni ad hoc.
Classic: cerchi da 17″ o 18″ e un’ampia gamma di tinte per gli esterni tra cui scegliere.
Yours: dotazioni Mini dedicate e di prima classe, come il volante sportivo in pelle Nappa.
JCW: porta all’estremo il carattere sportivo dell’allestimento John Cooper Works, con sedili Racing e cerchi in lega da 19″.
Mini Clubman: perché comprarla
Spazio: buona l’abitabilità interna per cinque persone e relativi bagagli.
Design: l’attenzione allo stile dei prodotti Mini si ritrova tutta anche nell’ultimo aggiornamento della Mini Clubman.
Motori: ampia la gamma motori, con soluzioni benzina e diesel fino a oltre 300 CV.
Mini Clubman: prezzi
Di seguito ecco il listino prezzi della Mini Clubman aggiornato a marzo2023:
Sant’Agata Bolognese è sempre stata la casa di Lamborghini. Il brand icona delle auto sportive italiane, ora controllato dal Gruppo Volkswagen, non ha mai abbandonato le proprie origini. Nella cittadina emiliana il marchio italiano ha mosso i primi passi, fino a diventare la leggenda che tutti conosciamo.
Il quartier generale del marchio italiano, famoso in tutto il mondo, ospita anche la sede e il museo del marchio e sorge su una superficie complessiva di 160.000 metri quadrati, dove lavorano oltre 1.700 dipendenti, per una capacità produttiva di oltre 8.000 veicoli l’anno.
Gli inizi
La storia del complesso produttivo parte con la fondazione del brand, il 7 maggio del 1963, a cui segue la costruzione ex-novo dello stabilimento di Sant’Agata Bolognese, che l’anno successivo inizia a sfornare la 350GT, la prima granturismo del Toro. Vengono prodotte 400 unità costruite con tecniche quasi del tutto artigianali, al pari di 400 GT e 400 GT 2+2. Nel 1966 arriva Miura, una delle prime GT con motore posteriore, prodotta in tre serie e 763 esemplari, che dà il via al mito di Lamborghini.
La crisi negli anni ’70 e ‘80
Nei primi anni ’70 Ferruccio Lamborghini abbandona la guida del marchio, decisione che spalanca le porte ad anni difficili con tanti cambi di proprietà. L’azienda viene comprata dagli imprenditori Georges-Henri Rossetti e René Leimer, che non riescono a rilanciarla. Nel 1978 il tribunale di Bologna mette lo stabilimento di Sant’Agata in amministrazione controllata; tre anni più tardi sono i fratelli Mimran, giovani imprenditori dello zucchero, a comprare Lamborghini. Vengono prodotte Jalpa e LM002, unico fuoristrada del Toro, e un nuovo motore V10. Nel 1987 l’azienda è di nuovo in vendita e in poco più di 10 anni si alternano vari proprietari: Chrysler, l’indonesiana Megatech, V’Power Corporation e la malese MyCom Bhd. Per tanto tempo l’unica vettura a listino è la Diablo, erede della Countach.
La rinascita grazie ad Audi
Le cose cambiano nel 1988. Il brand passa sotto il controllo del Gruppo Volkswagen che riorganizza e ammoderna l’impianto di Sant’Agata Bolognese: alla dinastia delle V12, rappresentata dal 2001 dalla nuova Murciélago, viene affiancato un secondo modello più compatto a 10 cilindri con motore di nuova progettazione, la Gallardo, prodotta dal 2003 al 2013 in oltre 14.000 esemplari. Visto il successo e il nuovo interesse per il brand, il colosso tedesco punta su un terzo modello, il primo destinato a grandi volumi: il Suv Urus. È realizzato su una piattaforma premium del gruppo Volkswagen e avrebbe dovuto essere costruito a Bratislava insieme alla cugina Porsche Cayenne, ma alla fine la produzione resta in Italia. Nel 2016 il comprensorio di Sant’Agata Bolognese passa da 80.000 a 160.000 metri quadrati che includono la sede, le linee di produzione delle supercar Aventador e Huracan, quelle nuove destinate a Urus e un museo rinnovato dedicato alla Casa e a Ferruccio Lamborghini.
Futuro sostenibile e a zero emissioni
La sostenibilità è al centro del rinnovamento di Sant’Agata. Il futuro del marchio è orientato verso l’elettrico: le basi sono state poste nel 2010 con la costruzione del più grande impianto fotovoltaico di tutta l’Emilia-Romagna. Lamborghini è la prima azienda ad aver raggiunto la neutralità nelle emissioni nella fase di produzione, per merito di una superficie in fotovoltaico di oltre 14.600 metri quadrati e una potenza di 2,2 MW che consentono di produrre 2,5 milioni di kWh di energia elettrica all’anno, riducendo le emissioni annuali di CO2 di 2.000 tonnellate.
Non dimentichiamo l’impianto a biogas di Nonantola che fornisce l’acqua calda (85° C) all’azienda, permettendole di risparmiare soldi e risorse. Inoltre il marchio italiano ha costruito un parco di oltre 10.000 querce che in 10 anni dovrebbe essere in grado di assorbire circa 330 tonnellate di CO2 dall’atmosfera. Nel 2020 l’azienda è riuscita a riciclare il 56% dei rifiuti speciali prodotti.
Sono diversi i siti produttivi di Hyundai, sparsi un po’ in tutto il mondo, ma i modelli pensati per il mercato europeo nascono in Repubblica Ceva, per la precisione a Nosovice, il primo stabilimento del costruttore coreano alimentata a energia pulita. Sorge nel sud-est della Repubblica Ceca, a pochi km dal confine con la Slovacchia, su un’area di 2.000.000 di metri quadri. Qui lavorano 3.300 dipendenti e vengono prodotte 350.000 veicoli l’anno.
Lo stabilimento è attivo 24 ore su 24, dal lunedì al venerdì. L’orario di lavoro degli operai è diviso in tre turni: dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22 e dalle 22 alle 6. La produzione è di 65 auto all’ora e 1.500 al giorno: per ultimare una vettura servono 20,5 ore, delle quali cinque per lo stampaggio, due per la saldatura, nove per la verniciatura e 4,5 per l’assemblaggio. Nosovice è “parente” della fabbrica Kia di Zilina, in Slovacchia: distano solo 90 km e quest’ultima produce i motori per entrambi i marchi.
Gli inizi 15 anni fa con i30
La storia della fabbrica Hyundai inizia nel 2008, a meno di due anni di distanza dalla posa del primo pilastro. La prima auto prodotta è la Hyundai i30, progettata su una base comune alla cugina Kia cee’d e con standard di qualità europei. Nel 2009 l’impianto raggiunge le 114.000 unità, aumentate fino a superare quota 300.000. L’attività si concentra dal primo momento su modelli compatti e di grandi volumi: accanto alla i30 e alle ultime tre generazioni del Suv ix35/Tucson, troviamo la i20, monovolume di segmento B gemella della Kia Venga. Nel 2013 dalla fabbrica di Nosovice è stato prodotta la milionesima vettura.
Auto ibride ed elettriche
L’impianto ceco è costruito secondo criteri moderni ed è stato protagonista della prima fase dell’elettrificazione della gamma europea: ai motori mild hybrid di Tucson, verso la fine dello scorso decennio, si è aggiunto l’elettrico puro con la versione a batteria del crossover Kona. Nei prossimi anni l’impianto di Nosovice dovrebbe diventare un sito per auto elettriche, anche se i primi modelli come Ioniq 5, che appartengono a segmenti leggermente superiori, vengono prodotti in Corea.
Energia rinnovabile
Hyundai Czech si è portata avanti e ha provveduto alla trasformazione in fabbrica “green” di Nosovice: da inizio 2022 l’intero complesso usa il 100% di energia proveniente da fonti rinnovabili. È il primo stabilimento Hyundai ad aver reso neutra l’impronta di carbonio dell’approvvigionamento energetico: un sensibile passo avanti in direzione della totale “carbon neutrality” da raggiungere nel 2045. L’approvvigionamento deriva da vari impianti, alcuni vicini e altri più distanti, che sfruttano fonti naturali come gli impianti a biogas, parchi solari, centrali idriche ed eoliche. Per avvicinare l’obiettivo, da quattro anni i vertici della fabbrica si sono impegnati a contenere il consumo energetico, che è stato ridotto del 10%.
Fin dal momento della costruzione, la fabbrica di Nosovice ha avuto come priorità il rispetto dell’ambiente: gli alberi rimossi per liberare le aree destinate agli edifici non sono stati tagliati o estirpati, ma trapiantati in una zona vicina, in modo da garantire fin dall’inizio una compensazione di CO2. Questo è solo l’inizio: Hyundai Motor Manufacturing Czech (Hmmc) ha in mente iniziative per la produzione in loco di energia pulita mediante un impianto fotovoltaico proprio, oltre a progetti di bonifica, conservazione, educazione e recupero con la comunità locale.
Tutti i modelli Bentley a listino vengono prodotti nello stabilimento di Crewe, immerso nelle campagne della contea di Cheshire, in Inghilterra. Lo storico marchio inglese, per molti anni “gemello” di Rolls-Royce, oggi fa parte del gruppo Volkswagen. Continental GT, Flying Spur e Bentayga che, da sola, rappresenta quasi il 45% delle vendite totali del brand di lusso inglese, escono dalla storica fabbrica, sempre più lanciata nella transizione verso l’industria sostenibile. Entro pochi anni l’impianto sfornerà soltanto auto di lusso elettriche, ma già oggi si sta trasformando per far conciliare lusso, ricercatezza e artigianalità con processi produttivi a basso impatto ambientale.
Numeri in costante crescita
Il sito occupa una superficie complessiva di 521.000 metri quadri di cui 167.000 adibiti alla produzione; mentre i dipendenti impiegati sono 3.500. Oggi la fabbrica di Crewe produce circa 85 vetture al giorno, tante quante venivano ultimate, fino al 2000, in un mese. A questi risultati si è arrivati grazie a cospicui investimenti: la produzione complessiva di Bentley, che alla fine degli Anni ’90 aveva raggiunto le 39.000 unità totalizzate in 80 anni, è salita a 200.000 nel 2020.
Dagli aerei alle auto
L’impianto di Crewe è nato grazie a Rolls-Royce, che nel 1931 aveva acquisito Bentley. La costruzione del sito risale al 1938 e all’inizio produceva motori e componenti aeronautici, attività principale di Rolls-Royce. La produzione automobilistica passò dall’impianto di Derby a Crewe alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, e prese il via con la Bentley MK VI, auto già lanciata nel 1938. È il primo dei modelli gemelli prodotti dai due brand, distinti da nome, marchio e finitura: quello Rolls-Royce si chiamava Wraith.
Con la separazione dei due marchi inglesi, uno passato a BMW e l’altro a l Gruppo Volkswagen alle soglie del nuovo millennio, la fabbrica di Crewe è entrata a far parte dell’imponente rete del gigante di Wolfsburg, anche se fino al 2002 ha continuato a produrre le ultime auto in comune con Rolls-Royce della vecchia produzione. Successivamente Volkswagen lo ha confermato come polo di eccellenza: tutti i modelli, compresi quelli che nascono sulle piattaforme del gruppo tedesco, hanno continuato a essere prodotti interamente in Inghilterra. La sola eccezione è stata la berlina Continental Flying Spur, che nel 2005 e 2006 è stata assemblata anche nella “fabbrica di vetro” di Dresda, in attesa del potenziamento delle linee produttive di Crewe.
Obiettivo emissioni zero
Gli investimenti nella fabbrica sono partiti nel 2002 con 500 milioni di euro destinati al potenziamento della capacità produttiva, oggi quintuplicata rispetto al passato, e al graduale processo di riduzione dell’impatto ambientale con l’obiettivo di arrivare ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2030, quando tutta la produzione Bentley sarà interamente elettrica. Nell’ottobre del 2019 la struttura e la sede di Crewe hanno ottenuto la certificazione PAS 2060 da Carbon Trust, dopo il completamento del passaggio alla fornitura di energia elettrica da fonti rinnovabili a cui è stata aggiunta quella prodotta “in loco” tramite i pannelli solari.
A inizio 2019 il marchio inglese ha installato coperture a pannelli fotovoltaici su circa 1.400 posti auto dai quali ricava 2,7 MW l’anno a cui vanno sommati oltre 20.800 moduli solari sul tetto dei vari fabbricati per altri 7,7 MW, sufficienti, stando alle stime degli esperti, ad assicurare il fabbisogno energetico di più di 1.700 famiglie. Per quanto riguarda le emissioni, Bentley ha completato l’acquisizione di crediti ottenuti con il processo di interscambio Gold Standard, che permette di compensare le emissioni reali inevitabilmente prodotte dai processi costruttivi dell’impianto acquistando “quote di aria pulita”.
Due nuovi centri per la mobilità del futuro
All’inizio di quest’anno, il brand inglese ha inaugurato i nuovi Quality Center ed Engineering Center, che dovranno traghettare Bentley nella nuova era attraverso elettrificazione e sostenibilità. Per i nuovi centri sono stati stanziati 35 milioni di sterline, su un investimento totale di 2,5 miliardi, e comprendono una linea di assemblaggio Bev simulata, un centro di integrazione software, test metrologici, un laboratorio di prototipazione e di sviluppo dei materiali. L’impegno non si limita alla sola attività di fabbrica, ma riguarda tutta la filiera, compresi i materiali pregiati. Nel 2021 Bentley è diventata la prima casa automobilistica a entrare nel Leather Working Group, che riunisce produttori, commercianti ed esperti della manifattura della pelle nata per offrire prodotti di qualità certificata e garantita anche sulle procedure e sull’impatto ambientale.
Wey è una casa automobilistica cinese fondata nel 2016: è il marchio premium elettrificato specializzato in crossover e Suv di proprietà della Great Wall Motors. Il brand porta il nome del fondatore dell’azienda, Wei Jianjun, e punta su tecnologie all’avanguardia per produrre veicoli plug-in dalla grande autonomia in elettrico: sui propri modelli plug-in monta batterie da 30 e da 40 kWh che consentono una autonomia da 120 ai 150 km in modalità elettrica. Il marchio Wey ha fatto il proprio debutto al Motor Show di Guangzhou nel 2017.
Great Wall Motors, invece, è presente in Italia con le due versioni del pick-up Steed: la Work, modello base venduto a 20mila euro e la Premium che costa più di 24 mila euro. È stata fondata nel 1984 e ha venduto oltre 12 milioni di veicoli a livello mondiale. Il colosso cinese punta su mezzi a basso impatto ambientale, elettrificati e anche a idrogeno, e sulla riduzione delle emissioni in tutto il ciclo di vita dei veicoli grazie al riciclo di materie prime e all’impiego di energia solare per alimentare le stazioni di ricarica. Great Wall Motors possiede anche una propria divisione per la produzione di batterie SVolt ed entro il 2025 punta a lanciare più di 50 nuovi veicoli a basso impatto ambientale.
Il vantaggio cinese
L’industria automobilistica cinese è in rapida ascesa, soprattutto nel mercato delle auto elettriche: il monopolio nella produzione di microchip e batterie e gli incentivi statali alle aziende locali hanno permesso di triplicare in due anni le esportazioni che, secondo uno studio di settore, nel 2022 hanno superato i 2,5 milioni di veicoli. Grazie ai prezzi concorrenziali si stima che entro il 2025 la quota di auto cinesi presenti in Italia sia destinata a crescere vertiginosamente: al momento le immatricolazioni rappresentano solo l’1%, ma nei prossimi tre anni dovrebbero toccare le 800.000 unità, la maggior parte 100% elettriche.
La strategia
Wey sarà commercializzata in Europa, al pari della “sorella” Ora, da Emil Frey, il principale concessionario auto del vecchio continente con quasi 700 sedi. In passato il distributore svizzero ha lanciato in vari mercati europei altri marchi asiatici (ben noti) come Toyota, Hyundai e Mitsubishi. Con questa mossa, Wey potrà contare su centinaia di concessionarie e appoggiarsi a una fitta rete di distribuzione e assistenza, senza essere costretta a comprare nuovi spazi e partire da zero.
Il debutto in Europa è affidato a Coffee 01
Come detto, Wey punta sull’ibrido plug-in: Coffee 01 è un Suv di 4,87 metri di lunghezza, 1,96 di larghezza, 1,69 di altezza con un passo di 2,91 metri. Nell’abitacolo domina la tecnologia: troviamo il quadro strumenti da 9,2”, il display infotainment da 14,6” e lo schermo touch da 9” per regolare il climatizzatore. A questi va aggiunto un head-up display che proietta le indicazioni del navigatore in realtà aumentata su una superficie di 7,5”. Le sorprese non finiscono qua. Il Suv cinese è dotato di intelligenza artificiale e apprende costantemente le abitudini del guidatore e la maggior parte della strumentazione usa semiconduttori Qualcomm Snapdragon 8155, tra i più avanzati nel settore automotive.
Il powertrain ibrido plug-in si avvale di un motore termico e di una batteria da 41,8 kWh, che alimenta due unità elettriche, una per ciascun assale, a garanzia della trazione integrale. La potenza complessiva, scaricata sulle quattro ruote motrici, raggiunge i 476 CV: Coffee 01 può percorrere fino a 150 km, dichiarati, in modalità solo elettrica. L’accelerazione da 0 a 100 km/h è di 5 secondi; mentre la velocità massima è di 235 km/h. Di serie anche una ricca suite di Adas che, grazie a 12 sensori e una telecamera, assicura la guida autonoma di Livello 2. Nei prossimi anni, poi, la gamma dovrebbe allargarsi con l’arrivo di un secondo modello di dimensioni però più contenute.
La rivoluzione elettrica nel mondo dell’auto ha aperto ulteriormente le porte del mercato europeo a brand provenienti un po’ da tutto il mondo. Così, anche la Togg, il nuovo brand automobilistico turco, presenta la sua prima vettura per il nostro mercato: la T10X, un Suv elettrico dal design moderno e sportivo. La T10X arriverà in Europa nel 2024, ma nel futuro del marchio ci saranno anche altri quattro modelli. La T10X sarà disponibile inizialmente in due tagli di batteria che arrivano fino a 523 km di autonomia, con la consegna dei primi esemplari prevista a partire dal prossimo luglio.
La Togg T10X si presenta con dimensioni generose, che la rendono comparabile alla Volkswagen ID.4. Con una lunghezza di 4,6 metri, una larghezza di quasi 1,9 metri e un’altezza di poco inferiore agli 1,7 metri, la SUV elettrica offre spazio sufficiente per passeggeri e bagagli. Questi ultimi trovano posto in un vano da 441 litri, che diventano 1.515 abbattendo il divano posteriore. Il passo, di 2,9 metri circa, contribuisce a garantire una buona abitabilità interna. Di seguito le misure nel dettaglio:
Dimensioni
Lunghezza
4.599 mm
Larghezza
1.886 mm
Altezza
1.676 mm
Passo
2.890 mm
Togg T10X: interni
L’abitacolo della Togg T10Xè moderno e futuristico, con una plancia che ospita due serie di schermi: un quadro strumenti da 12 pollici e un display dell’infotainment da ben 29 pollici. Inoltre, dove di solito si trovano i comandi della climatizzazione, c’è un altro schermo da 8 pollici che consente di controllare i comfort di bordo.
Togg T10X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 10
Togg T10X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 6
Togg T10X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 5
Togg T10X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 2
Togg T10X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 1
Anche la dotazione di serie è ricca: entrambi gli schermi sono gestiti dalla piattaforma Snapdragon Digital Cockpit che permette l’accesso all’app store online TruStore per attivare funzionalità aggiuntive. L’allestimento V2 della Togg T10X aggiunge poi ulteriori comfort, come i rivestimenti di pelle ecologica, i sedili elettrici e riscaldabili, il portellone elettrico, il cruise control adattivo con funzione stop&go, il riconoscimento dei segnali stradali, il mantenimento della corsia e il parabrezza riscaldabile elettricamente.
Togg T10X: esterni
La Togg T10X è un Suv dalle linee eleganti e sportive, il cui design porta la firma di Pininfarina. Il modello si fa subito notare per la grande calandra a listelli verticali cromati che unisce i fari LED, donando un aspetto sobrio ma al tempo stesso deciso alla vettura. I cerchi da 17 o 18 pollici, disponibili a seconda delle versioni, si sposano perfettamente con l’estetica generale del veicolo, mentre l’allestimento V2 aggiunge i cerchi da 19 pollici con finitura diamantata e gli inserti esterni in grigio opaco.
Togg T10X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 12
La parte posteriore della T10X presenta una striscia luminosa che abbraccia l’intero portellone, creando un effetto accattivante e moderno. Le modanature e le finiture possono variare a seconda degli allestimenti: dal nero lucido alle classiche cromature, mentre i sei colori disponibili si rifanno ai suggestivi paesaggi della Turchia: Gemlik, Anadolu, Kula, Kapadokya, Oltu e Pamukkale.
Togg T10X: motori
La Togg T10X è equipaggiata con motori elettrici a zero emissioni. Il modello di lancio, disponibile in Turchia, è dotato di trazione posteriore e di un motore elettrico da 218 CV e 350 Nm, il che permette alla vettura di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 7,4 secondi. In futuro, la Togg T10X sarà disponibile anche in una versione più potente a trazione integrale, da 435 CV e 700 Nm di coppia, per uno scatto 0-100 km/h di soli 4,8 secondi . Questa variante sarà disponibile con batteria da 52,4 kWh o 88,5 kWh.
Togg T10X: consumi
La Togg T10X si distingue per la sua ampia autonomia che raggiunge i 523 km. Questo risultato è ottenuto grazie alla presenza di un unico motore elettrico da 218 CV sull’asse posteriore abbinato a due diverse taglie di batteria. La prima, di 52,4 kWh, garantisce una percorrenza media omologata di 314 km secondo il ciclo Wltp, mentre la seconda, più capiente e pari a 88,5 kWh, consente di percorrere in media 523 km con una sola carica. Per quanto riguarda la ricarica, la T10X è compatibile con le colonnine in corrente alternata fino a 11 kW, con possibilità di incrementare la potenza di ricarica a 22 kW pagando una tariffa extra. La ricarica in corrente continua, invece, può raggiungere una potenza massima di 180 kW, consentendo di passare dal 20% all’80% di carica in soli 28 minuti. Nel caso della ricarica in corrente alternata, invece, servono circa 6 ore per ottenere la medesima percentuale di carica.
Togg T10X: allestimenti
Di seguito ecco i due allestimenti previsti per la Togg T10X:
V1: che rappresenta l’accesso alla gamma, anche se con una dotazione già piuttosto ricca.
V2: la versione più confortevole e tecnologica di T10X.
V1: l’equipaggiamento base include strumentazione digitale da 12″, schermo da 29″ dell’infotainment, piattaforma Snapdragon Digital Cockpit, app store online TruStore per funzionalità aggiuntive, aggiornamenti over-the-air.
V2: comprende anche cerchi da 19″ con finitura diamantata, finiture grigio opaco esterne, rivestimenti di pelle ecologica, sedili elettrici e riscaldabili, portellone elettrico, cruise control adattivo, stop&go, riconoscimento dei segnali stradali, mantenimento della corsia, parabrezza riscaldabile elettricamente.
Togg T10X: perché comprarla
Tecnologia: molto evoluto il sistema di infotainment.
Immagine: il design ispirato al tulipano, simbolo della Turchia, è presente in tutti gli elementi, dalla griglia anteriore fino all’abitacolo
Dotazioni: le varianti top di gamma V2 offrono equipaggiamenti da segmento premium.
Togg T10X: prezzi
Il Suv elettrico Togg T10X è in vendita in Turchia da circa 47.000 euro. Ma per il listino italiano bisognerà attendere ancora un po’.
Dopo la presentazione della variante ad alimentazione “tradizionale” arriva il momento del lancio della versione elettrica della SsangYong Torres. Si chiama Torres EVX e si tratta di un SUV elettrico destinato al mercato europeo. Questo nuovo modello rappresenta una grande opportunità per il marchio coreano di ritagliarsi nuovamente uno spazio sul mercato europeo. La Torres EVX, infatti, è stata presentata per la prima volta l’anno scorso sul mercato coreano e ha fatto subito parlare di sé per la sua eleganza e le prestazioni di alto livello. Adesso, il modello sarà commercializzato anche in Italia attraverso le concessionarie del Gruppo Koelliker.
Ecco la scheda tecnica della SsangYong Torres EVX:
Non sono ancora state rese note informazioni specifiche circa gli ingombri della SsangYong Torres EVX, ma osservando le immagini pubblicate sembra che il SUV possa inserirsi a cavallo fra il segmento C e D, con una lunghezza quindi, che dovrebbe attestarsi intorno ai 4,5 metri.
Ssangyong Torres EVX: esterni
La SsangYong Torres EVX presenta un look inedito che riprende in parte quello della versione con motore termico, ma con importanti differenze a livello estetico e tecnologico. Il frontale, in particolare, è caratterizzato da fari LED sottilissimi e una calandra centrale con sei punti luminosi. Le forme della vettura sono solide e squadrate, con voluminosi passaruota e un design altrettanto boxy per finestrini e montanti. Le barre sul tetto, inoltre, aggiungono un ulteriore senso fuoristradistico al modello e offrono la possibilità di montare numerosi accessori.
Ssangyong Torres: prezzo, dimensioni e caratteristiche 10
Ssangyong Torres: prezzo, dimensioni e caratteristiche 8
Ssangyong Torres: prezzo, dimensioni e caratteristiche 9
Ssangyong Torres: prezzo, dimensioni e caratteristiche 11
L’acronimo EVX, che indica la versione elettrica e off-road, si riflette in molti elementi stilistici, come i passaruota muscolosi e le protezioni sotto scocca, che seguono il linguaggio di design “Powered by Toughness” adottato da SsangYong per le sue auto elettriche.
Ssangyong Torres EVX: interni
All’interno della SsangYong Torres EVX l’attenzione è stata posta sulla tecnologia, con un abitacolo dal design moderno e minimalista. La plancia è dominata da due ampi schermi orizzontali, uno dei quali funge da quadro strumenti (quello posizionato dietro i volante), mentre l’altro, di tipo touch, gestisce il sistema multimediale.
Quest’innovazione di rilievo rappresentata dal doppio display curvo di fronte al guidatore, che integra sia il quadro strumenti che l’infotainment, permette di pulire le linee della plancia, raggruppando allo stesso tempo la maggior parte dei comandi in un unico elemento.
Ssangyong Torres EVX: motori
Al momento non sono ancora disponibili informazioni ufficiali riguardanti la motorizzazione della SsangYong Torres EVX e nemmeno una data precisa per il lancio sul mercato europeo. Tuttavia, è probabile che il costruttore opti per una soluzione differente rispetto alla Korando e-Motion, che monta una batteria da 55,3 kWh e un motore elettrico da 190 CV posizionato sull’asse anteriore. SsangYong, infatti, ha già dichiarato che la Torres EVX sarà dotata di un powertrain all’avanguardia e specifico per questa vettura.
Ssangyong Torres EVX: consumi
Al momento, non sono disponibili dati ufficiali sui consumi della SsangYong Torres EVX. Tuttavia, è probabile che l’utilizzo di un powertrain diverso rispetto alla Korando e-Motion possa influire sui consumi dell’auto. La Korando e-Motion, infatti, è equipaggiata con una batteria da 55,3 kWh e un motore elettrico anteriore da 190 CV, che le permettono di percorrere fino a 340 km nel ciclo WLTP. È possibile che la Torres EVX abbia un’autonomia simile o superiore, a seconda delle specifiche del powertrain scelto da SsangYong.
Ssangyong Torres EVX: perché comprarla
Offroad: probabile l’utilizzo di due motori elettrici, che garantirebbe così la trazione integrale.
Tecnologia: gli interni sono equipaggiati con due grandi schermi e funzionalità all’avanguardia.
Motori: la Torres EXV rappresenta una modello a sé stante, disponibile unicamente in abbinamento ad un powertrain elettrico.
La Ford Explorer elettrica è la prima SUV elettrica sviluppata da Ford appositamente per il mercato europeo. Inoltre, è il primo frutto della collaborazione tra il brand americano e il Gruppo Volkswagen: la piattaforma sulla quale nasce la Explorer elettrica, infatti, è la Meb del gruppo tedesco. Nonostante il nome in comune con un modello già presente a listino, la Explorer ha una personalità del tutto distinta e inaugura un nuovo capitolo per il marchio, anche in termini di stile. I pre-ordini sono già aperti, mentre la produzione partirà a dicembre e le vetture saranno in concessionaria a gennaio 2024. I prezzi partiranno da meno di 45.000 euro.
Ecco di seguito la Scheda tecnica di Ford Explorer elettrico:
La Ford Explorer elettrica presenta dimensioni leggermente inferiori rispetto alla cugina Volkswagen ID.4, sviluppata sulla medesima piattaforma: la lunghezza della Suv americana è infatti di 4,47 metri, mentre l’altezza è di 1,63 metri. Nonostante ciò, il bagagliaio offre una buona capacità di carico, pari a 450 litri, espandibile fino a 1.400 litri in configurazione di massimo carico. La casa automobilistica non ha ancora rilasciato tutti i numeri ufficiali relativi alle dimensioni della vettura.
Dimensioni
Lunghezza
4.470 mm
Larghezza
–
Altezza
1.640 mm
Passo
–
Ford Explorer elettrico: esterni
La Ford Explorer elettrica rappresenta una novità stilistica per il marchio, grazie alla sua fisionomia unica e imponente. Il frontale chiuso con interpretazioni grafiche innovative e i gruppi ottici dal taglio distintivo, contribuiscono ad accentuare la sensazione di robustezza e forza della vettura. La Explorer è il primo di una serie di modelli di nuova generazione, che porteranno un importante cambiamento nella gamma europea del marchio americano.
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Gli acquirenti avranno a disposizione una vasta scelta di colori tra cui l’Arctic Blue, il Vibrant Blue My Mind, il Frozen White, il Magnetic Grey, l’Agate Black e il Lucid Red. Con queste opzioni di colore, la Ford Explorer elettrica si propone di soddisfare tutti i gusti dei clienti.
Ford Explorer elettrico: interni
L’abitacolo della Ford Explorer elettrica si presenta con un design moderno e funzionale, che riprende il concetto del doppio display già adottato dalla casa automobilistica americana. La parte centrale è caratterizzata da uno schermo a sviluppo verticale da 15 pollici, che ospita l’innovativo sistema di infotainment Sync Move. Il display è in grado di scorrere verticalmente secondo un angolo di 30 gradi e nasconde il My Private Locker, uno spazio chiuso con la centralina che può essere utilizzato per riporre oggetti di valore.
Ford Explorer elettrico: prezzi, dimensioni e caratteristiche 5
Ford Explorer elettrico: prezzi, dimensioni e caratteristiche
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Ford Explorer elettrico: prezzi, dimensioni e caratteristiche 25
La MegaConsole, uno spazio di 17 litri tra i sedili, è in grado di ospitare un laptop da 15″. Sulla base dello schermo centrale sono stati collocati i comandi a sfioramento del volume e dei sensori di parcheggio. Il guidatore, invece, ha a disposizione un display da 5,3 pollici integrato nella parte superiore del cruscotto, dove sono previste delle aperture continue al posto delle bocchette tradizionali. Fra le dotazioni dedicate alla sicurezza di guida troviamo 12 sensori a ultrasuoni, cinque telecamere, tre radar e i sensori integrati nel volante. Questi elementi permettono di gestire diverse funzionalità fra cui la Lane Centring Technology, per sorpassi automatici, l’Adaptive Cruise Control, l’Assisted Lane Change e il Blind Spot Assist.
Ford Explorer elettrico: motori
Ancora non sono state fornite informazioni precise sui motori e sulle batterie della nuova Ford Explorer elettrica. Tuttavia, considerando la partnership con il gruppo Volkswagen, viene naturale ipotizzare l’utilizzo dei medesimi motori e batterie sulle elettriche del gruppo tedesco, come ID3, Q4 e-tron, Enyaq e Born.
Ford Explorer elettrico: consumi
Anche se mancano dettagli sui propulsori, il tempo di ricarica è stato comunicato e ammonta a circa 25 minuti per passare dal 10% all’80% della batteria utilizzando una colonnina di ricarica rapida.
Ford Explorer elettrico: allestimenti
Mettendo da parte l’unico pacchetto Drive Assistance Pack e gli unici sei optional disponibili (cerchi di lega da 21″, pompa di calore, tetto panoramico, gancio traino, sedili ergonomici Agr, pneumatici “All season”), la Ford Explorer elettrica è disponibile in due versioni per il mercato italiano:
Explorer: rappresenta l’allestimento di accesso alla gamma, già molto ricco.
Explorer Premium: più equipaggiata e riconoscibile per i cerchi in lega da 20 pollici.
Explorer: l’equipaggiamento base comprende cerchi di lega da 19″, fari full Led, strumentazione digitale da 5,3″, sedili Sensico partial, sedile lato guida regolabile elettricamente su 12 vie, con funzioni memoria e massaggio, Nex-Gen Soundbar, sedili e volante riscaldabili elettricamente, monitor touch da 15″, My Private locker, MegaConsole, retrocamera, sistema keyless, Co-Pilot 360°, ricarica wireless, cinque modalità di guida.
Explorer Premium: aggiunge rispetto alla versione di accesso anche cerchi di lega da 20″, fari Matrix adattivi e dinamici, sedili Sensico total, rivestimenti interni pregiati, bagagliaio con piano di carico flessibile, apertura e chiusura automatica del portellone.
Ford Explorer elettrico: perché comprarla
Equipaggiamenti: già dalla versione base, Explorer elettrica vanta una dotazione ricca e aggiornata sotto tutti i punti di vista.
Versatilità: grazie allo spazio a bordo e alle ruote alte, questo SUV promette una buona comodità.
Immagine: l’Explorer elettrica porta al debutto un inedito linguaggio stilistico per il costruttore americano.
Ford Explorer elettrico: prezzo
Nonostante non sia ancora stato rilasciato un listino prezzi ufficiali, la Casa americana ha dichiarato che per acquistare Ford Explorer elettrica la cifra di attacco sarà inferiore ai 45.000 euro.
Va bene il bando ai motori inquinanti voluto dall’Unione europea, ma solo a determinate condizioni. Al Forum AutoMotive di Milano, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha ribadito la posizione dell’Italia. “Se passa la richiesta di includere gli e-fuel avanzata dalla Germania e la nostra per i biocarburanti, potremmo dare un assenso di massima – ha dichiarato il ministro – in modo da garantire un futuro al motore endotermico anche dopo il 2035, sfruttando anche l’idrogeno. La via maestra rimane l’elettrico, ma senza il 2035 come data fissa per lo stop al termico. L’Italia deve avere il tempo di accompagnare il sistema produttivo nella transizione”.
Secondo il ministro, il passaggio alle zero emissioni ha bisogno di più tempo. “Centinaia di migliaia di lavoratori sono impiegati nella produzione – ha aggiunto Pichetto – mentre il nostro sistema distributivo dovrà essere totalmente reimpostato. L’elettrico non può costituire l’unica alternativa. Il mondo va avanti, la ricerca va avanti: ci sono e-fuel, biocarburanti e altre tecnologie, come l’idrogeno. Dobbiamo andare al di là delle tifoserie pro e contro l’elettrico. L’Unione Europea rappresenta un modello di consorzio in cui ognuno ragiona e porta avanti i propri interessi. Sono stupito dalla retromarcia del vicepresidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans rispetto al futuro solo elettrico”.
Rivedere gli incentivi
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha toccato anche il tema degli eco-incentivi.“Va fatta una valutazione per renderli più efficaci, vanno costruiti su un disegno di mercato che punti alla decarbonizzazione. In che modo modificare gli aiuti statali? È una domanda da rivolgere al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Per me è più importante togliere dalla strada i mezzi Euro 0, Euro 1 ed Euro 2, piuttosto che vendere auto elettriche”.
Modificare la fiscalità per le flotte
Le flotte aziendali sono un tema caldo nel mondo automotive. Il ministro Pichetto auspica una modifica della fiscalità delle auto aziendali “mediante un allineamento a quello che accade in Europa sul fronte della detraibilità dell’Iva delle flotte che possono apportare un contributo significativo alla decarbonizzazione”.