In futuro l’idrogeno verrà prodotto dai cactus

In futuro l'idrogeno verrà prodotto dai cactus

Una spinta per lo sviluppo e la messa a punto delle auto a idrogeno potrebbe arrivare da una varietà di cactus molto diffuso anche in Italia: il fico d’India. Non è uno scherzo né tantomeno un pesce d’aprile fuori stagione, in realtà è il risultato a cui è giunto uno studio dei ricercatori dell’Università del Texas, a El Paso. Sono decenni che l’idrogeno viene indicato come carburante del futuro, ma alla fine la realizzazione di veicoli alimentati con questa energia pulita è rimasta circoscritta a pochi esemplari e prototipi. Il motivo dello sviluppo a rilento della tecnologia sta principalmente nei costi, troppo elevati, per la produzione del gas idrogeno. Ed è qui che si inserisce la ricerca degli ingegneri statunitensi, che promette di aver trovato la soluzione per ottenere idrogeno a prezzi molto contenuti rispetto agli attuali processi di estrazione.

Una scoperta ultracentenaria rallentata dai costi

La scoperta del processo per la trasformazione dell’acqua in idrogeno gassoso risale a oltre un secolo fa, ma la preziosa energia pulita soprannominata “il carburante del futuro” non si è mai affermata come fonte di combustibile dominante. Il motivo principale della mancata diffusione sta negli alti costi di scomposizione dell’acqua in idrogeno: questo processo, che si chiama elettrolisi, oltre che caro e quindi difficilmente sostenibile, può risultare inefficiente. Le attuali tecniche per la scissione dell’acqua con l’elettricità e un elettrocatalizzatore, un materiale che accelera qualsiasi reazione chimica, si basano sull’impiego del platino come catalizzatore, che è costosissimo e per questo non può essere utilizzato su larga scala. Da qui la necessità di trovare un catalizzatore economicamente più sostenibile in modo da permettere a ogni Paese di poter adottare l’idrogeno per la mobilità.

Auto a idrogeno: che cos’è, i pro e i contro e come funziona

Soluzione spinosa per un problema spinoso

I ricercatori dell’Università del Texas hanno individuato nel nichel (metallo abbondante sulla Terra e mille volte più economico del platino) il materiale a basso costo ideale per aiutare a dividere l’acqua in modo più economico ed efficiente rispetto al platino e produrre così l’idrogeno. Il nichel, però, non è così rapido ed efficace nello scomporre l’acqua in idrogeno. Ed è qui che arriva l’ispirazione praticamente a km zero: il fico d’India ampiamente diffuso anche a El Paso, sede dell’ateneo texano. Per mettere a punto la nuova tecnica, gli esperti hanno riprodotto una proprietà fondamentale delle piante grasse: la capacità di assorbire l’umidità in ambienti estremi, sfruttando la superficie esterna. L’idea è venuta a Navid Attarzadeh, uno dei ricercatori impegnati nello studio, che ha osservato per la prima volta il fico d’India mentre camminava verso il laboratorio di ricerca sui materiali avanzati.

“Tutti i giorni passavo davanti a queste piante e la grandezza delle foglie e dei frutti rispetto ad altre piante del deserto hanno attirato la mia attenzione – le parole di Attarzadeh, dottorando in scienze ambientali e ingegneria – Ho iniziato a collegarle al nostro problema con il catalizzatore. E se progettassimo un catalizzatore 3D a base di nichel a forma di fico d’India? La superficie più ampia potrebbe ospitare più reazioni elettrochimiche, creando più idrogeno di quanto normalmente possa fare il nichel”.

Il team ha messo a punto la struttura su scala nanometrica, invisibile all’occhio umano. “Abbiamo testato ripetutamente la capacità del catalizzatore di dividere l’acqua e abbiamo ottenuto buoni risultati – afferma Ramana Chintalapalle, professore di ingegneria aerospaziale e meccanica che ha guidato lo studio – È una scoperta fondamentale e, anche se il processo necessita di ulteriore perfezionamento, è un passo nella giusta direzione. L’idrogeno può trasformare la tecnologia energetica senza generare emissioni di gas serra: in questo modo la nostra impronta di carbonio potrebbe essere eliminata”.

Aston Martin Valour: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Aston Martin Valour: prezzo, dimensioni e caratteristiche 13

La Aston Martin Valour è nata per celebrare i 110 anni di storia del prestigioso marchio automobilistico. Questo modello esclusivo sarà prodotto in soli 110 esemplari, ciascuno equipaggiato con il potente motore 5.2 V12 biturbo, ottimizzato per erogare 715 CV di potenza e 753 Nm di coppia. A trasmettere tutta questa potenza alle sole ruote posteriori ci pensa un cambio manuale a sei marce. Una vera chicca in questo segmento. Le prime consegne  sono previste entro la fine del 2023, sebbene il prezzo non sia stato ancora divulgato al pubblico.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Aston Marin Valour:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 2
 Bagagliaio –
 Alimentazioni Benzina
 Classe Euro 6 d-temp
 CV/kW  715/526
 Prezzo (da) –
INDICE
 Dimensioni
 Interni
 Esterni
 Motori
 Consumi
Perché comprarla

L’Aston Martin Valour è una vettura appartenente al segmento D, caratterizzato da auto sportive ultra-lusso. Le dimensioni della Valour, ancora non pubblicate nei dettagli, sono state progettate per offrire un equilibrio tra prestazioni e comfort, anche se la vettura punta decisamente di più sulla sportività.

All’interno dell’Aston Martin Valour, l’abitacolo a due posti è stato concepito con un design personalizzato e esclusivo. La console centrale è stata appositamente realizzata per mettere in risalto la leva del cambio manuale, elemento fondamentale nello spirito del progetto. I leveraggi del cambio sono stati lasciati a vista per enfatizzare ulteriormente l’esperienza di guida manuale. I fortunati acquirenti avranno la possibilità di personalizzare la leva e il pomello, scegliendo tra diverse finiture come alluminio, titanio, fibra di carbonio e legno. Gli interni sono caratterizzati dall’abbinamento tra la struttura in carbonio e i rivestimenti in tweed, rendendo unici anche i sedili.

Il piacere di guida classico di una sportiva con motore anteriore V12 è il fulcro di questa vettura, che offre un’esperienza di guida coinvolgente e dinamica. Il guidatore può scegliere tra le modalità Sport, Sport+ e Track, completamente riprogrammate per ottimizzare i controlli di trazione e stabilità, garantendo prestazioni elevate e un controllo preciso su strada. L’Aston Martin Valour è una vettura pensata per coloro che apprezzano il piacere di guida autentico e nutrono passione per lusso e performance.

La Aston Martin Valour presenta un’estetica che fonde elementi retrò con soluzioni moderne, creando un design di “Retro Futurism” ispirato agli anni ’70. La carrozzeria in fibra di carbonio è unica e si distingue per particolari personalizzati, come le prese d’aria “Horse Shoe” e le prese Naca sul cofano. La griglia in alluminio con prese laterali in carbonio e i gruppi ottici, ispirati alla Valkyrie, contribuiscono a creare un frontale distintivo.

La coda è caratterizzata da uno scarico con tre elementi circolari, realizzati con tubi sottili per ridurre il peso complessivo della vettura. Gli ampi cerchi forgiati da 21 pollici abbinati agli pneumatici Michelin Pilot Sport 5 completano l’aspetto esteriore della Valour, enfatizzando il suo carattere sportivo e esclusivo. L’attenzione ai dettagli e il mix tra passato e presente rendono la Valour un’autentica rappresentante dell’eredità di Aston Martin, proiettata verso il futuro grazie alla tecnologia di ultima generazione.

Il cuore pulsante della Aston Martin Valour è il potente 5.2 V12 biturbo, una vera e propria eccellenza meccanica. Con una messa a punto specifica da 715 CV e 753 Nm di coppia, questo powertrain garantisce prestazioni straordinarie e una guida emozionante. La combinazione tra il motore e il cambio manuale a sei marce rende la Valour unica sul mercato, offre un’esperienza di guida classica e coinvolgente.

 

  • Motori: grazie al 5.2 V12 biturbo, offre prestazioni straordinarie con una potenza di 715 CV e una coppia di 753 Nm .
  • Immagine: gli esterni, ispirati al design degli anni ’70 ma con soluzioni moderne, presentano una carrozzeria in fibra di carbonio con dettagli distintivi.
  • Esperienza di guida: arricchita dalla possibilità di selezionare diverse modalità, come Sport, Sport+ e Track, completamente aggiornate per gestire i controlli di trazione e stabilità.

Suzuki S-Cross: acquisto o finanziamento?

Suzuki S-Cross Hybrid: prezzi, dimensioni e caratteristiche 11

Suzuki S-Cross è un crossover suv prodotto a partire dal 2013 e aggiornato nel 2018. L’anno scorso ha visto la luce la seconda generazione, sviluppata sempre sul pianale della serie precedente, che però propone design e contenuti più evoluti. La nuova 4×4 giapponese è dotata di maggiore tecnologica ed è più sicura grazie al sistema Adas che assicura la guida autonoma di Livello 2.

Le dimensioni sono le stesse della versione precedente (4,30 metri metri di lunghezza, 1,78 di larghezza, 1, 58 di altezza con un passo di 2,60 metri che assicura spazi comodi anche a chi viaggia sul sedile posteriore), anche se il nuovo design la fa apparire più grande. La capacità di carico, invece, varia da un minimo di 430 a un massimo di 1.260 litri che si ottengono abbattendo i sedili posteriori. Suzuki S-Cross viene offerto in due allestimenti: Top+, la versione di accesso ma in ogni caso equipaggiata con una dotazione completa e Starview, il top di gamma (e anche l’unico disponibile per la versione full-hybrid), che in più ha il tetto panoramico e il cambio automatico.

Suzuki S-Cross Hybrid: prezzi, dimensioni e prova su strada 2

Nuove linee e più tecnologia a bordo

Il design della nuova generazione della Suzuki S-Cross è stato totalmente rivisitato dagli esperti del centro stile Suzuki di Robassomero, in provincia di Torino, uno dei tre centri design della casa giapponese. Sul frontale spicca la grande calandra che accoglie al centro il logo Suzuki; mentre ai lati si inseriscono i gruppi ottici full-led già di serie. Diversa anche la fiancata, con i passaruota più squadrati, tipici dei fuoristrada; il posteriore, invece, è caratterizzato dai fari a led collegati l’uno all’altro da una sottile striscia cromata che percorre tutto il portellone, immediatamente sotto il lunotto.

Rinnovati anche gli interni, con la plancia rivisitata e impreziosita da un inserto in ecopelle davanti al passeggero che aumenta il livello di qualità percepita. Migliorata anche la tecnologia, grazie al nuovo sistema di infotainment gestito dallo schermo touch da 9 pollici compatibile con Apple CarPlay e Android e situato a sbalzo al centro della plancia, che proietta anche le immagini catturate dalla nuova telecamera a 360 gradi. Mix tra elementi analogici e digitali per il quadro strumenti: al contachilometri e al contagiri tradizionali si aggiungono elementi digitali come il piccolo computer di bordo con schermo a colori che fornisce anche le informazioni sul funzionamento in tempo reale del sistema ibrido.

Suzuki S-Cross Hybrid: prezzi, dimensioni e caratteristiche 17

Motorizzazioni e consumi

La nuova S-Cross hybrid è offerta con un solo motore a benzina unito a un sistema mild-hybrid a 48 V. Il 1.4 BoosterJet a 4 cilindri e 16 valvole produce un massimo di 129 CV per 235 Nm, ai quali vanno sommati i 13,6 CV del motore elettrico, che funziona anche da generatore e starter, quando la batteria a 48 V è sufficientemente carica. La grande novità della seconda generazione del crossover suv è la presenza di una versione inedita full-hybrid da 116CV con trazione anteriore o integrale.

Questa versione è spinta da un motore 1.5 a 4 cilindri a ciclo Atkinson da 102 CV e una coppia massima di 129 Nm disponibile a 6000 giri, unito ad un nuovo modulo ibrido formato da un motogeneratore dalla potenza massima di 24 kW e un pacco batteria più grande (56 celle da 2.5V per un totale di 140V) posizionato nella parte inferiore del bagagliaio e integrato con il modulo inverter; e infine il cambio robotizzato AGS che interagisce con il motore elettrico. Quanto ai consumi, la versione con trazione anteriore e cambio manuale dichiara 5,3-5,6 l/100 km; mentre quella con cambio automatico sale a 5,8-6 l/100 km. Cifre più alte per i modelli a trazione integrale: la S-Cross 4WD con cambio manuale consuma 5,9-6,1 l/100 km, il modello con cambio automatico, invece, fa registrare 6,1-6,5 l/100 km.

Suzuki S-Cross Hybrid: prezzi, dimensioni e prova su strada

Suzuki S-Cross 1.4 hybrid Top a 24.490 euro

Suzuki S-Cross 1.4 hybrid con allestimento Top, che parte da un prezzo di listino di 26.990 euro, viene offerta a 24.490 euro, con uno sconto di 2.500 euro. Versando un anticipo iniziale di 5.350 euro, le 36 rate mensili da pagare ammontano a 249 euro (TAN 7,02%, TAEG MAX 8,47%); mentre la maxirata finale è pari a 14.115,30 euro. Per ottenere lo sconto proposto dalla casa giapponese, bisogna rottamare un veicolo da Euro 0 a Euro 4.

La promozione prevede alcuni servizi, come la garanzia Suzuki 3Plus, per tre anni e per 5 anni sui componenti ibridi, fino a un massimo di 100.000 km, con tre anni di Road Assistance e di controlli gratuiti; i primi tre interventi di manutenzione ordinaria e, infine, tre anni di assicurazione furto e incendio totale e parziale.

Auto elettriche: come cambia l’autonomia grazie al sistema di riscaldamento

Auto elettriche: come cambia l'autonomia grazie al sistema di riscaldamento

Energia: croce e delizia della mobilità elettrica. Due nodi da sciogliere incombono sul mondo automotive: da un lato la creazione e la gestione del “carburante” delle auto a batterie, dall’altro la necessità di trovare nuove soluzioni per far sì che tali vetture utilizzino sempre meno energia.

Una sfida non facile per le case costruttrici, già alle prese con la transizione ecologica e con le problematiche che ne derivano. Il lavoro degli esperti non è focalizzato solo sui miglioramenti da apportare a batterie, ricarica e motori, ma mira anche all’automobile nella propria interezza e alle funzionalità imprescindibili come la climatizzazione, che richiede una gran quantità di energia. La prossima sfida del mondo automotive è limitare i consumi del riscaldamento dell’abitacolo, applicando un approccio diverso rispetto a quello classico.

Calore per contatto

Il riscaldamento dell’abitacolo delle vetture tradizionali non ha mai creato problemi: il motore endotermico fornisce il calore sufficiente per riscaldare l’aria all’interno dell’auto, dato che più del 50% dell’energia rilasciata dal motore si trasforma in calore. L’uso dell’aria per riscaldare l’automobile è la soluzione più comoda, ma non la più efficiente, come dimostrano le vetture elettriche, che per produrre calore devono fare ricorso alla batteria, che rappresenta l’unica riserva energetica del veicolo, con conseguente riduzione dell’autonomia dello stesso.

Da qui la necessità da parte dei costruttori di studiare e sviluppare metodi alternativi rispetto all’aria per garantire il riscaldamento dell’abitacolo. Una delle novità su cui lavorano gli ingegneri è la realizzazione di superfici riscaldabili nei punti di contatto con il corpo di guidatore e passeggeri, in modo da assicurare calore e consentire alla vettura di consumare meno energia. Riscaldare volante e sedili incide meno sulla batteria e, inoltre, possono essere attivati singolarmente on-demand a seconda delle esigenze, senza dover riscaldare tutto il volume d’aria dell’abitacolo.

L’esperimento su minibus e furgoni

La nuova tecnica di riscaldamento è stata sperimentata su van elettrici come i prototipi sviluppati da Ford partendo dal Transit elettrico. Smart Energy Concept risale al 2019 e proponeva nuovi sistemi per regolare la temperatura all’interno di veicoli soggetti a frequenti aperture e chiusure, che di solito devono fare i conti con una maggiore dispersione di aria calda a bordo. Tra le novità introdotte troviamo una pompa che recupera il calore sprigionato dal motore elettrico, abbassando in questo modo il consumo energetico del riscaldamento del 65%; un portello scorrevole ad apertura parziale e sedili riscaldati per tutti i passeggeri. Inoltre il concept di Ford era dotato di sistema di illuminazione con luci colorate capaci di influenzare la percezione del calore e del fresco aumentando di conseguenza il sollievo di guidatore e passeggeri.

Auto elettriche: come cambia l'autonomia grazie al sistema di riscaldamento 1

Sulla base dei dati raccolti da questo esperimento, Ford ha prodotto un nuovo prototipo di furgone (E-Transit prototipo) realizzato all’interno del progetto “Cevolver” (Connected Electric Vehicle Optimised for Life, Value, Efficiency and Range) che propone alcune novità come l’impiego di altre fonti di calore diretto nell’abitacolo usando superfici riscaldabili sulle portiere e sulle alette parasole, che si vanno a sommare al volante, e un sistema che recupera il calore delle parti meccaniche per farlo confluire nell’abitacolo o per gestire la temperatura della batteria.

Le cinture di sicurezza riscaldate di ZF

L’azienda tedesca ZF, basandosi sullo stesso principio, a inizio 2023 ha fatto sapere di aver realizzato nuove cinture di sicurezza riscaldate, dotate di filamenti metallici integrati nella struttura. Ovviamente sono più spesse delle cinture tradizionali, ma ne mantengono tutte le funzioni e, in più, se usate insieme ai sedili riscaldati possono restituire fino al 15% dell’autonomia totale della batteria, che altrimenti sarebbe assorbita dal riscaldamento tradizionale.

Calano anche le emissioni

Il risparmio di energia contribuisce a rendere più pulita l’auto elettrica: consumi più bassi si traducono in maggiore autonomia e, di conseguenza, in una necessità più bassa di rifornimenti con risparmio di risorse e di emissioni, considerando il fatto che ancora oggi una gran parte di energia elettrica deriva da fonti fossili.

Guardando al futuro, la gestione più efficace della temperatura può contribuire ad aumentare l’autonomia di una vettura senza dover ricorrere alla crescita della capacità della batteria o, ancora meglio, può consentire l’impiego di un accumulatore di dimensioni più contenute, risparmiando peso e materiali e riducendo altre emissioni.

Renault Arkana: prezzo, dimensioni e prova su strada

Renault Arkana: prezzi, dimensioni e prova su strada 11

Il segmento dei Suv è in costante evoluzione. Accanto a modelli dalle forme “tradizionali” infatti, stanno prendendo sempre più piede anche varianti di carrozzeria più particolari. Su tutte, quelle che rimandano al mondo delle coupé. Proprio in questa nicchia va ad inserirsi la Renault Arkana, che sfoggia linee a metà strada tra quelle di un crossover e una coupé e una gamma motori elettrificata. Ma non è tutto: trattasi del primo Suv-coupé non di fascia premium, rendendo così più “democratica” questa soluzione di carrozzeria.

Ecco la scheda tecnica della Renault Arkana:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 513-1.269 litri
 Alimentazioni Benzina MHEV/ibrida
 Classe Euro 6 D-Full
 CV/kW (da) 140/103
 Prezzo (da) 31.750 €
INDICE
Novità 2023
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Prova su strada
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzo

Renault ha presentato il restyling della Arkana, la Suv-coupé francese che ha già conquistato un ampio pubblico con oltre 160 mila clienti in meno di tre anni. L’aggiornamento segue il nuovo corso stilistico del marchio, caratterizzato da elementi simili a quelli dei modelli più recenti. Nonostante il restyling, le dimensioni del veicolo e la sua capacità di carico rimangono invariate. Le principali novità si concentrano nel frontale, con gruppi ottici Led aggiornati, paraurti ridisegnati e il nuovo logo integrato nella mascherina, che riprende la forma della losanga con elementi tridimensionali.

Gli interni presentano nuove finiture, ma l’impostazione della plancia e l’infotainment sono le stesse di prima. La gamma offre diverse versioni, tra cui Evolution, Techno ed Esprit Alpine, tutte alimentate a benzina, con propulsori Mild e full hybrid rimasti invariati rispetto al modello precedente. I motori includono il 1.6 E-Tech Full Hybrid da 145 CV con cambio automatico multi-mode e i 1.2 Mild Hybrid da 140 e 160 CV con trasmissione Edc a doppia frizione. I prezzi e i dettagli degli allestimenti per il mercato italiano saranno presto disponibili.

La Renault Arkana nasce sulla piattaforma modulare Cmf-B, la stessa di Clio e Captur per intenderci. Le dimensioni sono generose, ma non eccessive, rendendo il nuovo Suv-coupé della Losanga molto trasversale nell’utilizzo quotidiano. Con una lunghezza di 4,56 metri e una larghezza di 1,82 metri si muove con disinvoltura anche in città, mentre la buona volumetria interna garantita dal passo di 2,72 metri assicura tanto comfort anche nei lunghi viaggi. Lo spazio per i bagagli, invece, è di 513 litri, che scendono a 492 litri sulla versione E-Tech.

Dimensioni
Lunghezza 4.568 mm
Larghezza 1.820 mm
Altezza 1.576 mm
Passo 2.720 mm

La Renault Arkana parla il più recente linguaggio stilistico del costruttore francese. Il frontale ha un carattere deciso che strizza l’occhio alla sportività. Immancabili i fari a Led con firma luminosa a forma di “C”, mentre il paraurti è dominato da una grande presa d’aria arricchita dalla presenza di un profilo satinato che rimanda al mondo della Formula 1.

Ma naturalmente, la parte che più caratterizza Arkana è quella posteriore. Questa si distingue per il tetto molto rastremato che si chiude con un lunotto molto inclinato. Il terzo volume è invece dominato da un piccolo spoiler sotto il quale si sviluppano i gruppi ottici che, nella forma, ricordano quelli della Megane. Non manca poi il doppio scarico (anche se finto) e un accenno di estrattore. Immancabili, infine, altri elementi stilistici tipici dei Suv come le modanature in plastica sui parafanghi o le piastre di protezione nella parte bassa dei paraurti.

L’abitabilità di Arkana è quella che ci si aspetta da un SUV: tanto spazio, anche in altezza, permette di viaggiare comodi in anche in cinque, nonostante il posto centrale leggermente rialzato sulla panca posteriore. Per quanto riguarda lo stile, le linee e i contenuti della plancia ricalcano quanto già visto su Captur, con la scena dominata dal grande monitor del sistema di infotainment posizionato a sbalzo proprio al centro della plancia.

A proposito del sistema multimediale, questo è dotato di un display da 9,3″ compatibile con Android Auto e Apple CarPlay. Il sistema di infotainment Renault Easy Link è caratterizzato da una grafica sempre chiare e da una buona fluidità nei passaggi da un menu all’altro. Da qui, inoltre, è possibile controllare anche le varie modalità di guida del sistema MySense, modificando il carattere della vettura in base al profilo che si sceglie tra MySense, Eco e Sport. A completare la dotazione tecnologica degli interni, poi, ci pensa il quadro strumenti digitale con grafica personalizzabile e diagonale di 10″.

Sono due i motori attualmente disponibili per la Arkana, entrambi elettrificati. Si parte dal benzina MHEV 1.3 Tce abbinato ad una rete di bordo da 48 Volt, in grado di sviluppare una potenza massima di 140 CV per una coppia di 260 Nm. Il secondo è un full hybrid che sfrutta la tecnologia E-Tech e abbina un 1.6 aspirato a un motore elettrico da 36 kW e ad un alternatore-starter HSG da 15 kW. La parte elettrica della Arkana E-Tech è alimentata da una batteria agli ioni di litio da 1,2 kW che permette di contenere consumi ed emissioni. La potenza di sistema si assesta sui 143 CV.

Renault Arkana: prezzi, dimensioni e prova su strada 20

La scelta di puntare su sole motorizzazioni elettrificate si traduce in consumi ed emissioni particolarmente contenute, anche a fronte delle proporzioni generose della vettura. La Arkana alimentata dal 1.3 TCe dichiara un consumo medio di 5,8-5,9 l/100 km secondo il ciclo WLTP, con emissioni che arrivano a 131-133 g/km di CO2. Riesce ovviamente a fare meglio la E-Tech, che abbassa i consumi fino ad una media di 4,7-4,8 l/100 km e le emissioni a 111-116 g/km di CO2.

Abbiamo messo alla prova la Renault Arkana in abbinamento al propulsore 1.3 mild-hybrid sulle strade dell’hinterland milanese. La prima cosa che si percepisce una volta a bordo del nuovo Suv-coupé francese è l’attenta scelta dei materiali selezionati per i rivestimenti interni. Tutte le plastiche più a portata di mano sono morbide al tatto e l’unione di pelle e Alcantara per i rivestimenti dell’allestimento R.S Line aumentano notevolmente il livello di qualità percepita.

Su strada la Arkana si muove con disinvoltura, complice uno sterzo che, seppur molto demoltiplicato per rendere la guida più “leggera” possibile, resta comunque comunicativo, trasmettendo con sincerità ciò che avviene sotto le ruote anteriori. Complice di questo è anche la buona messa a punto dell’assetto che, nonostante l’altezza da terra tipica di questa categoria di vetture, resta sempre piuttosto compatto, senza cedere eccessivamente il fianco al rollio anche quando si alza un po’ il ritmo.

Il propulsore ha una buona progressione. I 140 Cv si sentono tutti ma non in maniera brusca. La rapportatura del cambio automatico a doppia frizione e sette rapporti fa si che la lancetta del contagiri salga verso l’alto sempre con molta fluidità, spingendo con decisione soprattutto nella parte bassa del contagiri. Oltre i 4.500 giri al minuto la spinta si affievolisce un po’ e risulta quindi inutile spingersi fino alla zona rozza dove, oltre tutto, la voce del 1.3 turbo si fa più presente all’interno dell’abitacolo. Per il resto l’insonorizzazione è molto buona e anche i passaggi di marcia avvengono quasi in maniera impercettibile, contribuendo a rendere la guida più confortevole. Insomma, la nuova Arkana conserva tutte le caratteristiche di praticità di un Suv, concedendosi un tocco di sportività in più non solo a livello stilistico.

Arkana E-Tech

Detto della 1.3 Turbo, abbiamo avuto modo di mettere alla prova la Renault Arkana anche in abbinamento al powertrain full-hybrid. La prima e più evidente differenza che si percepisce a bordo del modello è rappresentata dalla fluidità di marcia che, rispetto alla motorizzazione TCe, risulta fin dai primissimi metri più marcata. Il lavoro congiunto del motore a benzina e delle due unità elettriche permette di muoversi in assoluta souplesse soprattutto in contesti urbani, dove l’impegno del motore 1.6 si alterna in maniera molto efficiente e quasi del tutto impercettibile a quello della parte elettrica. A proposito di quest’ultima, trattandosi di un sistema full-hybrid, questo non può essere ricaricato tramite fonti esterne, ma solo attraverso il recupero dell’energia cinetica in fase di rilascio. In questo modo, quando la batteria da 1,2 kWh è completamente carica, è possibile percorrere fino a circa 3 km in modalità a zero emissioni. Il tutto si traduce in un consumo di carburante molto contenuto, nell’ordine dei 20 km/l.

Non male anche la grinta che questo propulsore è in grado di esprimere ogni volta che si preme il piede destro sul gas. Il motore elettrico risponde prontamente colmando il “vuoto” nella parte bassa del contagiri tipico dei motori endotermici, assicurando una spinta molto progressiva e lineare. Per il resto, la messa a punto dell’assetto e le doti dinamiche in generale, restano identiche alla sorella con motore turbo.

Sono tre gli allestimenti previsti per Renault Arkana:

  • Techo: rappresenta l’allestimento di accesso alla gamma
  • E-Tech Engineered: riconoscibile dalla firma Renault Sport e dedicata ai clienti più sportivi.
  • E-Tech Engineered Fast Track: aggiunge le più nuove dotazioni tecnologiche avvicinandosi a una guida autonoma di Livello 2.

Techno: gli equipaggiamenti di serie comprendono Cerchi in lega da 18” diamantati Pasadena, Fari Full LED anteriori e posteriori, Fari design con firma C-Shape all’anteriore e effetto 3D al posteriore, Digital Driver Display 10”, Sistema multimediale Renault EASY LINK con Touchscreen 9,3” e sistema di Navigazione 3D, aggiornamenti automatici (OTA), Bluetooth con riconoscimento vocale, Smartphone wireless replication (Apple CarPlay wireless, Android via cavo), Radio DAB, Sistema audio Arkamys con 6 altoparlanti, Shark Antenna,Climatizzatore automatico, Parking Camera posteriore, Sensori di parcheggio anteriori e posteriori, Cruise control, ABS con assistenza alla frenata di emergenza, Frenata d’emergenza attiva (AEBS) con riconoscimento pedoni e ciclisti, Controllo elettronico della stabilità ESC con funzione antislittamento, Accensione automatica dei fari e tergicristalli con sensore di pioggia, Commutazione automatica degli abbaglianti / anabbaglianti, Assistenza al mantenimento della corsia, Assistenza alla partenza in salita, Assistenza all’uscita dal parcheggio, Avviso attraversamento linea di corsia, Avviso distanza di sicurezza, Sensore angolo morto, Sensore di pressione pneumatici, Chiamata d’emergenza, Riconoscimento segnaletica stradale e allarme superamento limite di velocità, Freno stazionamento elettrico, Airbags, Alert sonoro per i pedoni (solo E-TECH), Renault MULTI-SENSE® con 3 personalizzazioni di guida e Ambient Lighting a LED, Bracciolo anteriore scorrevole con compartimento e 2 portabicchieri, prese 2 USB+1 AUX nella prima fila, prese 2 USB e bocchette d’aria nella seconda fila, Caricatore smartphone a induzione, Armonia interna in nero titanio, Doppiofondo bagagliaio con separatore removibile (extra spazio sotto il pavimento solo per benzina), Easy Access System II (apertura/chiusura all’avvicinamento), ECO Drive, Kit riparazione pneumatici con scatola attrezzi, Privacy Glass (vetri laterali posteriori e lunotto oscurati), Retrovisore interno fotocromatico, Retrovisori esterni elettrici, riscaldati con sensore di temperatura, ripiegabili automaticamente alla chiusura dell’auto, Sellerie in misto tessuto/TEP in nero titanio, Sistema di ancoraggio ISOFIX, Volante in TEP (Soft Touch).

E-Tech Engineered: agli equipaggiamenti di serie su Techno si aggiungono Cerchi in lega 18” Silverstone con accento dorato warm titanium, Cruise Control Adattivo con Stop&Go automatico, Easy Park Assist (parcheggio a mani libere), Sensori di parcheggio a 360°, Cambio e-Shifter, Retrovisore interno fotocromatico frameless, Sedili anteriori con regolazione elettrica (e regolazione lombare per conducente), Sedili anteriori riscaldabili, Sellerie in pelle/Alcantara, Side Approach Warning System, Volante riscaldabile in pelle, Badge laterali dorati warm titanium con adesivo laterale E-TECH, Black Logo posteriore e anteriore con scritta posteriore Arkana Nero Lucido, Modanature di protezione laterali con profilo dorato warm titanium, Paraurti anteriore con lama aerodinamica F1 dorata warm titanium, Ski anteriore e posteriore in metallo scuro con doppio scarico dorato, Battitacco specifico con griffe E-Tech Engineered, Impunture sul bracciolo centrale e portabicchieri con profili dorati warm titanium, Sedili esclusivi neri con impunture dorate warm titanium, Striscia decorativa dorata sui pannelli porta e sul cruscotto, Volante in pelle traforato con cuciture e contorno logo dorati warm titanium, badge E-Tech Engineered,

E-Tech Engineered Fast Track: aggiunge Highway and Traffic Jam Companion (guida autonoma di 2° livello) e tinta metallizzata.

  • Dimensioni: l’abitacolo spazioso e alto offre tanto comfort ai passeggeri e anche il vano di carico risulta ben sfruttabile nonostante la linea da coupé.
  • Motori: l’intera gamma propulsori della Arkana è elettrificata, con un evidente riduzione nei consumi.
  • Immagine: l’unione tra le proporzioni di un Suv e le linee tipiche delle coupé rappresentano un unicum fra i produttori “generalisti”.

Di seguito ecco il listino prezzi della Renault Arkana aggiornato a luglio 2023 (non inclusa MSS: 1.033,61 €):

Renault Arkana benzina MHEV Prezzi
Mild hybrid 140 CV EDC Techno 31.750 €
Renault Arkana ibrida Prezzi
E-Tech Full Hybrid 143 CV Techno 33.250 €

 

Auto che non vedremo più: Volkswagen Passat

Nuova Passat 2019 esterni

La Volkswagen Passat compie 50 anni e resta nei listini della casa tedesca solo nella versione station-wagon, con la Variant destinata ad andare avanti almeno per un’altra generazione, la nona. La berlina, invece, esce di scena per lasciare il posto all’elettrica ID.7, che promette 700 km di autonomia e va a sfidare la Tesla Model 3. La Passat è un vero e proprio mito, con oltre 30 milioni di esemplari venduti nei mercati di tutto il mondo, e ha rappresentato un punto di svolta per il gruppo tedesco. Se escludiamo la K70, modello che non ha avuto successo, alla Passat spetta il titolo di prima Volkswagen a trazione anteriore, nonché capostipite dell’era moderna, che insieme a Golf e Polo ha dato il via al successo planetario del brand nei segmenti più importanti del mercato, facendogli abbandonare la dottrina legata a un solo prodotto incentrata sul Maggiolino e derivati.

Trazione e motore anteriori

Nei primi anni ’70 il marchio tedesco mette in atto un rinnovamento della gamma, con processi produttivi al passo coi tempi, motori raffreddati a liquido e montati nella parte anteriore delle vetture e con trazione anteriore. La nuova offerta di Volkswagen, da completarsi da metà decennio, prevede un’utilitaria, una compatta e una berlina media, tutte nate dal punto di vista stilistico dalla penna di Italdesign di Giorgetto Giugiaro. Intanto la casa tedesca prova a sperimentare il “tuttoavanti” con la K70, una vettura ereditata dalla NSU acquistata alcuni anni prima. La berlina a tre volumi, caratterizzata da forme spigolose, viene venduta con il marchio Volkswagen, ma si rivela un flop commerciale.

Gli scarsi risultati non fanno cambiare idea al costruttore tedesco, che va avanti con il proprio progetto basandosi sull’Audi 80, una vettura media con trazione anteriore e motore longitudinale. La Passat ne riprende la meccanica, ma si differenzia per la carrozzeria a due volumi con due o quattro porte e bauletto, a cui si aggiunge quella con portellone a tre o cinque porte e, a partire dal 1974, la station wagon che prende il nome Variant. La Passat esordisce nel 1973: è lunga 4,2 metri ed è dotata di motori 1.3 e 1.5, aggiornati con il 1.6 che prende il posto del 1.5 e il diesel aspirato da 1,5 litri disponibile a partire dal 1978, l’anno del primo restyling che elimina molte similitudini con l’Audi 80.

Volkswagen, 35 anni di trazione integrale sulla Passat

Nel 1981 arriva la B2

Con la seconda generazione, la Volkswagen Passat cresce di alcuni centimetri: la berlina arriva a 4,43 metri; mentre Variant e Santana, modello a tre volumi venduto al di fuori dell’Europa, superano i 4,5 metri. Aumentano anche la cilindrata e le performance dei motori: dall’Audi 80 arrivano i cinque cilindri da 1,9 a 2,2 litri (con potenza fino a 136 CV). In più esordiscono la trazione integrale Syncro e un nuovo propulsore 1.6 diesel, successivamente proposto anche in versioni turbo (TD) e turbo intercooler (TDS) da 70 e 80 CV.

Design rinnovato con la B3

Nel 1988 è il momento della terza generazione, che nasce sulla base della Golf e presenta notevoli novità aerodinamiche, tra le quali fari incassati a filo della mascherina, superfici levigate e altri dettagli presi dalla “sorella” Audi 80. È lunga 4,57 metri ed è a tre volumi, con la trazione integrale sempre come optional. Rinnovati anche i motori, disposti trasversalmente e tutti a quattro cilindri, ai quali dal 1991 si aggiunge il VR6.

Pochi ritocchi con la B4

La quarta generazione dura solo quattro anni, dal 1993 al 1997, e porta pochi cambiamenti oltre al frontale rinnovato. Acquisiscono maggiore importanza i motori diesel, grazie anche al 1.9 TDI da 110 CV di potenza.

La B5 punta in alto

La Volkswagen ha piani ambiziosi per la Passat, che torna a essere sviluppata su una piattaforma Audi, questa volta la stessa della A4, e monta motori longitudinali e sospensioni anteriori a quadrilateri. La quinta generazione è più lunga (4,70 metri), presenta il controllo di stabilità Esp e l’antislittamento ASR e la trazione integrale ora viene chiamata 4Motion. Migliorano anche i motori, con l’aggiunta del turbodiesel V5 da 2,5 litri da 180 CV, i benzina VR5 e V6 da 2,3 e 2,8 litri che si avvicinano ai 200 CV e il 4.0 W8 a benzina da quattro litri e 275 CV disponibile dal 2002.

La B6 introduce la versione CC

La sesta generazione, nel 2005, segna il ritorno alla piattaforma della Golf e ai motori trasversali, decisione che non sarà più abbandonata. Berlina e Variant vengono affiancate dalla Passat CC, che si inserisce nel segmento delle berline sportive o coupé a quattro porte, avviato da Mercedes CLS. I motori a benzina vedono l’arrivo dei turbo TSI con cilindrate ridotte (dai 1,4 fino ai 2 litri) e prestazioni ed efficienza migliori. Il top di gamma è la R36, con motore V6 da 3,6 litri e 300 CV con trazione integrale.

Con la B7 arriva la versione Alltrack

La settima generazione, al pari della quarta, è un profondo restyling della versione precedente, alla quale aggiunge nuovi sistemi per la sicurezza attiva, come l’anticollisione. Arriva una nuova terza variante, la Alltrack, ispirata alla Variant ma con assetto rialzato e rivestimenti più solidi nella parte bassa della carrozzeria e disponibile con motori diesel e con o senza trazione integrale 4Motion.

Più efficienza con la B8

L’ultima generazione della Passat è datata 2014, è sviluppata sulla piattaforma modulare MQB, ha il motore trasversale e una linea sobria ed elegante. La tecnologia di bordo è impreziosita dalla nuova generazione di ADAS intelligenti, che vanno dall’assistenza attiva al cambio corsia, alla lettura di segnali temporanei. Inoltre è più leggera e più efficiente, grazie anche grazie ai motori elettrificati: il top di gamma è la GTE, ibrida plug-in. La Passat “8” berlina è andata in pensione nel gennaio dello scorso anno, per lasciare via libera all’elettrica ID.7. Ancora disponibile, invece, la Passat Variant, che vedrà almeno un’altra generazione.

Auto elettriche: quanto costa ricaricare con Acea

Auto elettriche: quanto costa ricaricare con Acea

Le automobili elettriche ancora non hanno fatto breccia nel cuore (e nel portafoglio) degli italiani, ma l’infrastruttura è in costante crescita. Secondo i dati di Motus-E, pubblicati ogni tre mesi, in Italia alla fine dello scorso giugno c’erano 45.210 punti di ricarica per auto elettriche, 24.942 colonnine e 16.557 location. Rispetto al trimestre precedente, la rete si è allargata grazie all’installazione di 4.037 nuovi punti; invece le wallbox hanno superato quota 400.000 e il parco circolante di vetture elettriche si è attestato a 199.779 unità. Numeri al rialzo anche per le colonnine di ricarica in corrente continua, cresciute di circa 2,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente: a oggi l’85,4% dei punti di ricarica va in AC e il 14,6% in DC. Al momento funziona solo l’80% delle infrastrutture installate: il restante 20% non può essere usato dagli automobilisti per colpa del mancato allacciamento alla rete da parte del distributore di energia o per la mancanza di altre autorizzazioni.

Dal punto di vista della dislocazione sul territorio, il 56% delle infrastrutture si trova nel nord Italia, il 21% nel centro e il 23% nel sud e nelle isole. La Lombardia è la regione più “elettrificata” con 7.657 installazioni; seguita da Piemonte (4.514), Veneto (4.420), Lazio (4.351) ed Emilia-Romagna (3.966). Guardando i numeri a livello globale, la Cina è di gran lunga il Paese con più punti di ricarica pubblici (1,76 milioni), seguita da Corea del Sud, seconda con 210.000 e Stati Uniti con 128.000. In quarta posizione troviamo i Paesi Bassi (124.300), che precedono Francia, Germania, Regno Unito e Italia, che si piazza in ottava posizione. Prendiamo in esame le offerte di ricarica dei veicoli elettrici proposte da Acea S.p.A. (Azienda Comunale Energia e Ambiente), la società pubblica italiana holding di un gruppo attivo nei settori ambientale (gestione dei rifiuti), energetico (produzione e distribuzione di energia elettrica) e idrico.

Toyota Lexus elettrica: ricarica

La card Acea e-mobility

Al posto dei tradizionali abbonamenti, la società romana offre una Acea e-mobility card da 16 euro al mese. È una carta RFID nominativa, abbinata all’account personale da creare sull’app “Acea e-mobility”: una volta completata la procedura è possibile ricaricare la vettura in qualunque posto ci troviamo senza dover usare l’applicazione. Il provider ha scelto questa formula perché il cellulare può scaricarsi o non avere connessione, mentre la card è sempre utilizzabile.

Tariffe a consumo da 0,69 euro/kWh

Se non vogliamo attivare la card e optiamo per il pay-per-use, la prima spesa è rappresentata dalla prenotazione della colonnina, che ha un costo di 0,50 euro. Per le tariffe a consumo Acea e-mobility propone due prezzi: 0,69 euro/kWh per la ricarica Quick (fino a 22 kW di potenza) e 0,89 euro/kWh per la ricarica Fast (fino a 50 kW).

Costo della revisione auto, dove conviene farla?

Costo della revisione auto, dove conviene farla?

La revisione dell’automobile è un controllo previsto periodicamente dal Codice della Strada, a tutela sia della sicurezza del conducente che degli altri utenti della strada. Questa verifica serve non solo a garantire che le condizioni del veicolo siano adatte a circolare in sicurezza sulla rete stradale, ma anche che le emissioni inquinanti e rumorose non superano i massimali stabiliti dalla legge.

Il costo della revisione oscilla tra i 45 e i 78,75 euro, a seconda che si scelga di effettuare il controllo in una delle sedi della Motorizzazione Civile oppure in un officina privata autorizzata, che sebbene meno economica può avere vantaggi logistici e di tempo. Inoltre, fino alla fine del 2023 è disponibile il Bonus Veicoli Sicuri, che rimborsa 9,95 euro a chi svolge il controllo presso un privato. Scopri nella nostra breve guida tutti i dettagli.

INDICE
Quanto costa?
Costo presso la motorizzazione
Costo presso un’officina
Bonus revisioni 2023

La revisione auto deve essere effettuata a scadenze rigorose: la prima revisione di un’auto deve essere sostenuta dopo 4 anni dalla prima immatricolazione, mentre tutte le autovetture immatricolate da più di 4 anni, dovranno effettuare la revisione ogni due anni. Il prezzo varia a seconda che questa verifica venga effettuata presso la Motorizzazione Civile piuttosto che presso una officina autorizzata.

Nella tabella di seguito è indicato chiaramente quanto costa fare la revisione auto, a seconda di dove si effettui il controllo:

Costo Revisione Auto 2023 Prezzo
Motorizzazione Civile € 45
Officine Autorizzate € 78,75

Sarà capitato a tutti di revisionare l’auto presso un ufficio della Motorizzazione Civile, così come presso una delle officine autorizzate sparse sul territorio italiano. Se avete provato a fare la revisione in entrambi i luoghi saprete che il prezzo revisione auto differisce sensibilmente, così come i tempi d’attesa. Infatti, le Officine Autorizzate ad eseguire la revisione dell’auto presenti sul territorio italiano sono circa 5.000, contro le poche centinaia di sedi della Motorizzazione Civile che corrispondono agli uffici provinciali, cosa che si traduce in tempi molto più dilatati.

La differenza di costo fra le due scelte si concretizza in poco più di 30 euro. Presso i centri autorizzati il costo della revisione dell’auto nel 2023 è pari a 78,75 euro, dopo un aumento di 9,95 euro della tariffa ministeriale per le officine, contro quello della Motorizzazione Civile che è pari a 45 euro.

Il costo presso le Officine autorizzate è così suddiviso:

  • € 54,95 costo revisione
  • € 12,09 costo IVA
  • € 10,20 diritti fissi
  • € 1,51 costo bollettino PagoPA

A prima vista sembrerebbe che rivolgersi alla Motorizzazione sia il modo migliore per risparmiare. Se quest’affermazione è realistica in termini economici lo è meno in quanto a tempo, vediamo perché.

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Se si sceglie di effettuare il controllo periodico presso gli uffici della Motorizzazione Civile ci si chiede sempre, oltre a quali documenti portare con sé, quanto costi questa operazione. Quando si opta per la revisione della propria autovettura presso l’ufficio più vicino della Motorizzazione Civile, è necessario esser pronti ad eseguire alcune procedure burocratiche.

La prima cosa da fare una volta giunti in sede è compilare il modello MC 2100. In realtà è possibile giungere presso la Motorizzazione con il modulo già compilato: basta scaricarlo online, stamparlo ed inserirvi i dati richiesti. Inoltre è indispensabile aver versato 45 euro sul conto corrente postale 9001 corrispondente al Dipartimento dei Trasporti Terrestri, equivalente al prezzo revisione auto.

Quando ci si presenta presso la sede della motorizzazione, inoltre, è necessario portare con sé il libretto di circolazione: a questo punto l’operatore fornirà il giorno dell’appuntamento per eseguire la revisione. Disbrigo dei pagamenti a parte, chi sceglie quest’opzione è bene che sappia che deve recarsi presso la Motorizzazione con settimane d’anticipo: dal momento in cui si richiede l’appuntamento al giorno in cui esso viene fissato, solitamente trascorrono diversi giorni.

A differenza di quanto avviene rivolgendosi alla Motorizzazione Civile, revisionare l’auto in un centro autorizzato rappresenta un’operazione più veloce. Non ci saranno versamenti da eseguire personalmente, visto che si occuperà di tutto il responsabile dell’officina stessa. Il Per questa revisione auto il costo complessivo è pari a 78,75 euro, in questo caso è così ripartito: 54,95 euro saranno versate al Dipartimento dei Trasporti Terrestri ai quali si aggiungono 12,09 euro di IVA, calcolata al 22%. A questi si devono poi sommare altri 10,20 euro di diritti e 1,51 euro del costo del pagamento via PagoPA. Visto che si occuperà di tutto l’officina, il titolare non dovrà far altro che recarsi presso il centro con l’auto da revisionare munita di libretto di circolazione: solitamente la revisione viene effettuata in giornata o al massimo nei giorni immediatamente successivi.

La differenza di prezzo revisione auto tra l’operazione compiuta presso la Motorizzazione Civile e quella effettuata presso una officina autorizzata non è eccessiva, ma la cifra spesa in più per la seconda opzione può far avere benefici in termini di tempo. Ricordiamo infine che, secondo la nuova normativa, una volta compiuta la revisione auto dovrà essere consegnato il certificato di revisione contenente sia i dati identificativi dell’auto, inclusi i chilometri percorsi al momento della revisione, che quelli relativi alle verifiche.

L’introduzione di questo certificato si è resa necessaria per arginare la pratica delle vetture di seconda mano vendute con un chilometraggio inferiore a quello reale. Collegandosi al Portale dell’Automobilista, infatti, ed inserendo i dati della vettura oggetto della compravendita, sarà possibile verificare il reale chilometraggio dell’auto.

Per compensare l’aumento del costo della revisione nelle officine autorizzate, già da due anni si può richiedere un Bonus del valore di 9,95 euro per tutti gli automobilisti che effettuano il controllo in officina. Il buono è attualmente disponibile fino a dicembre 2023 per mitigare gli effetti dell’aumento: infatti, questo non copre l’interno prezzo della revisione, né l’intero costo della crescita della tassa visto che non contempla gli aumenti sul fronte dell’IVA.

Il buono, denominato “Bonus Veicoli Sicuri” può essere richiesto una sola volta e per un solo veicolo per proprietario, e il governo ha già chiarito che l’iniziativa si concluderà definitivamente il 31 dicembre di quest’anno. Per richiedere il contributo, è sufficiente accedere all’apposito sito e, una volta registrati, compilare la richiesta.

Patente scaduta? Ecco come risparmiare sul rinnovo

Patente scaduta? Ecco come risparmiare sul rinnovo

Il rinnovo della patente di guida è imposto dal Codice della Strada per garantire la sicurezza sia del titolare del documento, sia di tutti gli altri utenti della strada. Per poterlo fare ci si deve sottoporre periodicamente ad una visita medica, che serve a confermare o meno l’idoneità a condurre la propria vettura su strade pubbliche.

Non farlo può comportare multe e sanzioni in caso di controlli, motivo per cui una buona organizzazione e la conoscenza dei tempi e delle pratiche per rinnovare il documento di guida possono aiutare a ridurre notevolmente i costi associati e risparmiare sul rinnovo della patente. Leggi la nostra guida per scoprire tutti i dettagli relativi alla richiesta del nuovo documento con particolare attenzione per quelli riguardanti il risparmio sui costi procedurali, così che in caso di patente scaduta e di rinnovo di questa, tu sappia tutto quello che c’è da fare.

INDICE
Patente scaduta: cosa sapere
Multe e sanzioni
Rinnovo patente scaduta: le scandenze
Patente scaduta
Patente scaduta da più di 5 anni
Patente scaduta: dove rinnovare

A prescindere da questo momento di emergenza sanitaria, il documento di autorizzazione alla guida può essere rinnovato già 4 mesi prima della sua scadenza. Procedere per tempo alle pratiche per il rinnovo della patente di guida fa risparmiare sicuramente inutili corse, dato che per la consegna del nuovo documento sono solitamente necessari dai 7 ai 10 giorni. Un apposito documento provvisorio permetterà comunque la guida fino al ricevimento della nuova licenza.

Nel caso in cui la patente sia già scaduta da 5 anni, tempi e costi lievitano notevolmente, poiché in questo caso sarà necessario effettuare nuovamente l’intero percorso per ottenere la licenza, dalla visita medica all’esame teorico, fino a quello pratico. La tempestività nel rinnovo della patente fa così risparmiare tempo e denaro.

I ritmi della vita quotidiana sono ormai sempre più frenetici, al punto che dimenticarsi della scadenza di un documento può davvero essere molto facile. Quando si parla di patente scaduta, però, la dimenticanza può costare estremamente cara. Una multa, che può variare dai 160 € ai 644 €, e il ritiro del documento, infatti, sono le sanzioni cui si va incontro nel caso in cui si venga sorpresi a guidare con la licenza di guida scaduta.

In caso di sinistro stradale con la patente non più in corso di validità il quadro si aggrava ancora di più, in quanto la compagnia assicurativa potrebbe non coprire del tutto i danni. Ecco, così, che un corretto rinnovo della patente fa risparmiare e non poco.

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La scadenza della licenza di guida è consultabile sul documento stesso, nello specifico accanto alla voce 4b, ma è comunque anche riportata sulla parte posteriore della licenza. Dare periodicamente uno sguardo al documento può pertanto mettere già al riparo dal ritrovarsi improvvisamente con la patente scaduta. Un ulteriore elemento da tenere in considerazione, quando si parla di una licenza di guida non più in regola, è l’età del patentato stesso, in quanto, a seconda di questa, la licenza ha un rinnovo ciclicamente differente. Ecco la durata di validità della licenza di guida in base alla fascia di età del patentato:

  •     fino a 50 anni la patente ha una validità di 10 anni;
  •     tra i 51 e i 70 anni la licenza di guida ha una validità di 5 anni;
  •     tra i 71 e gli 80 anni la patente ha una validità di 3 anni;
  •     al superamento degli 80 anni la validità della licenza di guida scende a 2 anni.

Per rinnovare la licenza scaduta, a meno che non siano già trascorsi 5 anni, le scelte sono diverse – le abbiamo descritte nel dettaglio in questa utile guida. Brevemente, ci si può rivolgere ad una scuola guida, alla motorizzazione, ad una ASL oppure ad un’agenzia di pratiche auto, ma in ogni caso l’iter prevede una visita medica che attesti l’idoneità alla conduzione di un veicolo. Oltre ai documenti personali – carta d’identità, codice fiscale e patente in scadenza – dovranno essere presentate due fototessere e le ricevute relative ai pagamenti effettuati dal richiedente e previsti per il rinnovo della patente scaduta. Gli importi da versare sono di:

  • 10,20 € di diritti di Motorizzazione
  • 16,00 € di imposte di bollo

Il pagamento deve avvenire tramite il sistema PagoPa, in un’unica soluzione per la tariffa N004-DIRITTI € 10,20 | BOLLI € 16,00 – RINNOVO PATENTE. Non è più necessario, quindi, pagare i bollettini sui conti correnti 4028 e 9001. L’intera procedura può essere svolta comodamente accedendo al Portale dell’Automobilista.

Come detto in precedenza, nel caso di licenza scaduta da cinque anni, l’iter sarà molto più lungo e costoso, in quanto presupporrà anche i due esami, teorico e pratico, da sostenersi presso una scuola guida o alla Motorizzazione. 

Se ci si chiede, per il rinnovo della patente B, come risparmiare, e così per tutte le altre patenti, la risposta è: recandosi presso gli uffici competenti della ASL e della Motorizzazione. In questi due casi, infatti, il richiedente rinnovo deve sostenere le spese esclusivamente necessarie all’assolvimento delle pratiche, anche se deve preoccuparsi egli stesso di assolvere alle stesse.

Nel caso di rinnovo di patente già scaduta presso un’agenzia di pratiche auto, invece, i costi sono più alti, ma si ha la comodità di delegare tutto l’iter alla stessa agenzia, risparmiando così in termini di tempo da dedicare alla questione patente.

Pertanto, alla domanda “Per il rinnovo della patente, dove si risparmia?”, la risposta può essere duplice, in quanto si potrebbe spendere meno sia in termini di denaro, sia in termini di tempo. La scelta non resta a questo punto che al patentato stesso, al quale spetta decidere in base alla valutazione delle priorità. In base a quanto detto, prestare attenzione alla propria licenza di guida ha innumerevoli vantaggi, non solo relativi alla possibilità di guidare, ma anche a quella di risparmiare notevolmente sul rinnovo della patente scaduta.

Bollettini rinnovo patente: i documenti necessari e come compilarli

bollettini-rinnovo-patente

Il rinnovo della patente di guida è un obbligo imposto dal Codice della Strada. È un procedimento pensato per garantire la sicurezza sia del titolare del documento di idoneità, sia di tutti gli altri utenti della strada. Per farlo ci si sottopone periodicamente ad una visita medica, che serve a confermare o meno, la sussistenza dei requisiti psicofisici necessari per poter condurre la propria vettura su strada pubblica.

Per completare la procedura di rinnovo ed effettuare la visita, è necessario pagare alcune imposte: dall’anno scorso non si possono più usare i vecchi bollettini ma si dovrà usare il sistema PagoPa attraverso il Portale dell’Automobilista. Scopriamo tutti i dettagli.

INDICE
Quando rinnovare la patente
Cosa e come pagare per il rinnovo patente
Come funziona nelle province e regioni Autonome
Termini di pagamento

I termini imposti per il rinnovo della patente di guida dipendono dall’età del titolare del documento e dalla tipologia dello stesso. Per i possessori di patenti A e B il rinnovo dovrà avvenire ogni 10 anni fino a 50 anni di età, ogni 5 anni per i guidatori con età compresa tra i 50 ed i 70 anni, ogni tre anni per i soggetti tra i 70 e gli 80 anni ed infine ogni due anni per gli ultraottantenni.

Per poter effettuare la visita presso le ASL è necessario portare con sé la ricevuta di pagamento della visita, una foto recente in formato fototessera e le  ricevute dei pagamenti per rinnovo patente motorizzazione.

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Come accennavamo, le ricevute dei pagamenti necessari per il rinnovo patente sono fondamentali per poter effettuare la visita presso la ASL competente. Gli importi da versare sono di:

  • 10,20 € di diritti di Motorizzazione
  • 16,00 € di imposte di bollo

Il pagamento deve avvenire tramite il sistema PagoPa, in un’unica soluzione per la tariffa N004-DIRITTI € 10,20 | BOLLI € 16,00 – RINNOVO PATENTE. Non è più necessario, quindi, pagare i bollettini sui conti correnti 4028 e 9001. L’intera procedura può essere svolta comodamente accedendo al Portale dell’Automobilista.

Giunti presso la ASL di competenza si dovrà presentare anche la patente di guida in scadenza o scaduta, la carta d’identità o passaporto, la tessera sanitaria, una fototessera, l’autocertificazione inerente la presenza di eventuali patologie ed infine gli occhiali da vista, nel caso il soggetto chiamato al rinnovo del documento di guida ne faccia abitualmente uso. Inoltre, bisognerà presentare la ricevuta di pagamento della visita stessa.

Le regioni Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano dispongono di procedimenti specifici e tariffe particolari per il rinnovo della patente. Il procedimento indicato qui sopra, quindi, potrebbe non corrispondere per i residenti in queste regioni, visto che in questo caso le tariffe vengono decise localmente. Le informazioni dettagliate e aggiornate si possono trovare sulla pagina dedicata del Ministero dei Trasporti.

Per poter iniziare le procedure di rinnovo della patente devono mancare meno di 4 mesi alla scadenza del documento. La data di scadenza viene indicata al punto 4B della patente di guida, e nel giorno e nel mese, dal 2012, coincide con il compleanno del possessore per rendere più facile ricordarsi di rinnovare il documento.

Completata la visita medica e se questa ha esito positivo, il medico stampa una ricevuta di avvenuta conferma di validità e che viene consegnata all’interessato: la ricevuta è valida esclusivamente per la circolazione sul territorio italiano e fino al ricevimento della nuova patente.

Normalmente il nuovo documento viene consegnato al domicilio del possessore entro qualche giorno dalla visita medica. Tuttavia, se la patente tarda più di 15 giorni ad arrivare, bisogna contattare:

  • numero verde 800979416 di Poste italiane, disponibile a qualsiasi ora e 7 giorni su 7, con risponditore automatico, per informazioni di dettaglio riguardanti la spedizione;
  • numero verde 800232323 del Ministero, disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, e il sabato dalle 8 alle 14, con un operatore, per conoscere il numero dell’assicurata con la quale è stata spedita la patente: purtroppo è un servizio spesso occupato, per parlare con l’operatore, nei periodi di maggior traffico e di minor presenza di personale, occorre comporre più volte il numero, consecutivamente, senza pause tra un tentativo e l’altro;
  • email del Ministero uco.dgmot@mit.gov.it: nell’email occorre specificare nome, cognome, luogo e data di nascita, numero patente, data della visita medica, allegare la copia della ricevuta della visita e indicare un eventuale indirizzo di recapito alternativo (completo di provincia, c.a.p. e nome e cognome presente sul citofono se diverso dal proprio).