Il giro d’Europa in auto di Bosch: “L’UE consideri i biocarburanti”

Il giro d'Europa in auto di Bosch: "L'UE consideri i biocarburanti"

Un giro del Vecchio Continente realizzato per dimostrare che i carburanti rinnovabili sono il futuro. È l’idea (diventata realtà) di un gruppo di aziende della mobilità e dell’energia quali Bosch, Eni, Iveco e BMW.

Tutto è partito da Madrid a marzo, direzione Bruxelles. Nel mezzo, una serie di tappe in cui le auto e i truck col logo “Tour d’Europe” si sono fermati per lanciare il loro messaggio di sostenibilità.

La tappa italiana di Bosch, BMW, Iveco ed Eni

In Italia, l’iniziativa è arrivata lo scorso 6 maggio, fermandosi a Torino. Il capoluogo piemontese è stato scelto tra le città dello stivale come “capitale dell’auto”.

L’eventosi è sviluppato in due momenti distinti: nella sede torinese di Bosch e a seguire nel rinnovato spazio ENI di via Botticelli a due passi dai nodi autostradali verso Milano e verso l’Europa (via Svizzera o Francia).

La tappa italiana serve a dimostrare come il Belpaese continui ad avere un peso notevole nella diffusione dei biocarburanti. Solo nel 2024, infatti, sono state prodotte 1,3 milioni di tonnellate, con una capacità di oltre il doppio e una previsione di 5 milioni di tonnellate nei prossimi anni.

L’appello all’UE

Si tratta di tasselli importanti nel raggiungimento della nautralità climatica entro il 2050, tra gli obettivi dell’agenda green dell’Unione Europea. E il Tour d’Europe vuole proprio sollecitare la politica a Bruxelles che, spiegano gli organizzatori, non ha tenuto in considerazione il valore dei carburanti rinnovabili.

Tra i partner dell’evento c’è Bosch, che ha messo a punto il sistema Digital Fuel Twin. Si tratta di una soluzione basata su cloud per il tracciamento puntuale e 100% digitale sulle emissioni delle flotte dei veicoli.

“Le auto e i camion del Tour d’Europa sono dotati di un software aggiuntivo, il “Digital Fuel Twin” (DFT), che certificherà l’uso di carburanti rinnovabili e la conseguente riduzione delle emissioni di CO2” ha spiegato Luca Gastaldo (Sales Manager Connected Services Bosch Nobility).

Grazie a questa tecnologia, le aziende e gli utenti ricevono informazioni affidabili e certificate sull’impronta di CO2 per litro dei loro veicoli. La speranza, spiegata dagli stakeholder del Tour d’Europe in una nota, è spiegare come non solo l’elettrico, ma anche i biocarburanti possano aiutare a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione delle istituzioni europee.

Omoda 9: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Omoda 9: prezzi, dimensioni e caratteristiche 13

La gamma europea di Omoda (marchio del gruppo cinese Chery) si arricchisce di un nuovo modello di punta: la Omoda 9 (conosciuta nei mercati asiatici come C9), un SUV di segmento D che punta sullo stile e dotazioni, rappresentando la nuova ammiraglia del costruttore cinese.

Questa la scheda tecnica di Omoda 9:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 660 litri
 Alimentazioni Ibrida plug-in
 Classe –
 CV/kW (da) 500
 Prezzo (da) 53.000 €
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

Sicuramente non una piccola auto: la Omoda 9 misura 4,77 metri di lunghezza per 1,92 metri di larghezza, con un passo di 2,81 metri, andandosi pienamente ad inserire per dimensioni nei SUV di segmento D (per intenderci, quello di Renault Rafale, Volvo XC60 e Mazda CX-60).

Dimensioni
Lunghezza 4,77 metri
Larghezza 1,92 metri
Altezza 1,67 metri
Passo 2,81 metri

Lo stile degli esterni prende ispirazione dagli altri modelli della casa, come la sorella minore Omoda 5, ma allo stesso tempo lo aggiorna ed evolve nelle dimensioni e puntando su un frontale caratterizzato da una griglia a diamante abbracciata da fari LED stretti e sottili che si allungano verso il basso e da un lunotto inclinato con spoiler e gruppi ottici a LED uniti da una barra luminosa che seguono per tutta la larghezza le linee del posteriore, enfatizzandone i volumi.

Sempre sul posteriore vi sono anche quattro terminali di scarico che donano alla Omoda 9 un aspetto più accattivante e dal sapore sportivo, mentre le fiancate risultano pulite e moderne, con delle maniglie a scomparsa delle portiere, che contribuiscono a migliorare l’aerodinamica della vettura.

Essendo il veicolo di punta della gamma Omoda, l’interno è particolarmente curato nei dettagli e la dotazione tecnologica è ricca. I sedili e gli elementi dell’abitacolo sono rifiniti con materiali di alta qualità come pelle, inserti soft-touch e in alluminio satinato, e non manca nemmeno un’illuminazione d’ambiente molto curata. L’elemento che domina la plancia è però l’enorme pannello ricurvo da 24,6 pollici che integra il quadro strumenti digitale e l’infotainment. I sedili anteriori sono riscaldati, ventilati e regolabili elettricamente, con anche il divano posteriore avente le due sedute laterali riscaldabili e reclinabili elettricamente.

Assai curato è anche il comfort acustico, con una grande attenzione riposta all’insonorizzazione da un lato (Omoda dichiara che l’intensità dei rumori percepiti all’interno non supera i 45,8 decibel), e dall’altro fornendo all’auto un impianto audio Sony con 14 altoparlanti che integra, fra le altre cose, due speaker nel poggiatesta del guidatore per permettergli di ascoltare musica o di parlare a telefono con una maggiore privacy e senza disturbare gli altri passeggeri. Grande, infine, il bagagliaio, con una capienza di 660 litri.

La Omoda 9 punta sul powertrain Super Hybrid System. Si tratta di un motore plug-in a trazione integrale con cambio DHT a tre rapporti che combina un motore termico 1.5 TGDI con due motori elettrici, uno per ciascun assale, e una batteria M3P della CATL dalla capacità di 34,46 kWh.

Insieme, garantire alla Omoda 9 oltre 500 CV di potenza e 700 Nm di coppia (ma i dati sono ancora in fase di omologazione), sufficienti a far scattare il modello da 0 a 100 in 4,9 secondi.

Sempre grazie al sistema Super Hybrid, la Omoda 9 garantisce un’ autonomia in modalità full-electric di 150 km grazie alla sola batteria da 34,46 kWh, mentre quella complessiva supera i 1.100 km. Il sistema inoltre supporta la ricarica rapida in corrente continua, con tempi ridotti per passare dal 20% all’80%.

Omoda 9: prezzi, dimensioni e caratteristiche 6

  • Premium. 

    Premium: È l’unico allestimento disponibile. Pannello ricurvo da 24,6 pollici, sedili anteriori  e divani posteriori riscaldati, ventilati e regolabili elettricamente (solo gli anteriori). Impianto audio Sony con 14 altoparlanti con due speaker nel poggiatesta del guidatore. Bagagliaio da 660 litri.

  • Potenza: con 500 CV di potenza, le prestazioni sono di tutto rispetto.
  • Autonomia: grazie al lavoro congiunto del motore 1.5 e del grande pacco batterie, l’autonomia supera i 1.000 km.
  • Equipaggiamento: interni curati e ricca dotazione da vera ammiraglia.

 

Ecco i prezzi della Omoda 9 aggiornati a maggio 2025:

Omoda 9 Prezzo
Premium Black Interior 51.900 €
Premium Red Interior 52.900 €
Premium Carbon Black Black Interior 53.000 €
Premium Carbon Black Red Interior 54.000 €
Premium Tech Silver Black Interior 53.000 €
Premium Matte Gray Black Interior 53.500 €
Premium Matte Gray Black Interior 54.500 €

Come le ibride cinesi si prendono l’Europa per sfuggire ai dazi USA

Come le ibride cinesi si prendono l'Europa per sfuggire ai dazi USA 2

Arrivano le ibride cinesi. Per reagire ai super dazi imposti da Donald Trump al mercato cinese, le Case automobilistiche del Paese del Dragone corrono a vendere i loro modelli plug in sul mercato europeo.

Lo afferma l’azienda di consulenza britannica “Rho Motion” in un report pubblicato a inizio maggio. Gli analisi di Londra si sono concentrati in particolare su BYD e Chery.

I due costruttori, infatti, hanno venduto rispettivamente 3mila 269 e 757 veicoli nel Vecchio Continente a marzo 2025. Solo a luglio 2024 le vendite nello stesso settore sfioravano lo zero.

Come le ibride cinesi si prendono l'Europa per sfuggire ai dazi USA

I dazi UE sulla Cina

Il 4 luglio dello scorso anno, infatti, l’Unione Europea aveva imposto una scala di dazi (che inizialmente potevano arrivare al 37,6% poi saliti fino al 45,3%) sull’elettrico e sull’ibrido cinese per prevenire l’arrivo di centinaia di modelli a bassissimo costo che potessero minacciare l’automotive europeo, già fiaccato da cali produttivi e chiusure di stabilimenti.

Ora, però, con l’imposizione da parte degli Stati Uniti di barriere del 25% sull’automotive mondiale e del 145% su tutti i prodotti importati dalla Cina, le cose stanno cambiando.

Il riavvicinamento

Cina e EU, infatti, hanno iniziato a negoziare lo scorso aprile una distensione commerciale per avvicinarsi e far fronte comune al disastro economico che arriva dall’altra parte dell’Atlantico.

L'automotive italiano crolla del 30% e l'export è a rischio 2

Una prima ipotesi riguardava la definizione di prezzi minimi sulle elettriche e ibride cinesi, e il presidente Xi Jinping ha invitato la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen e il numero uno del consiglio europeo Antonio Costa a un incontro a Pechino a fine luglio per discutere di economia, commercio ed ecologia.

Sale l’export in Europa nonostante le tariffe

Per il momento, i costruttori di Pechino stanno cercando di adattarsi alla situazione: meglio le piccole tariffe europee delle maxi barriere Usa. Anche se il sovrapprezzo non è comunque indolore. BYD, ad esempio, paga il 27% sui veicoli elettrici venduti nei confini dell’Unione e il 10% sull’ibrido.

Ma questo non ha impedito alle vendite di salire: oltre all’exploit sull’ibrido, infatti, il gruppo ha anche venduto il doppio delle auto full-electric da marzo 2024 a marzo 2025 (con le vendite a 4633 unità).

Interessante anche il caso di Chery, che dopo l’arrivo delle tariffe europee vende addirittura più ibridi che elettrici sul mercato europeo. Nello specifico, 757 contro le sole 310 elettriche.

L’inversione di tendenza ha un motivo: la Casa cinese paga infatti un dazio minimo del 10% su tutti i suoi veicoli, che però va aumentato del 21,3% sulle auto elettriche.

Costi bassi e crisi del Vecchio Continente

Nonostante siano gravate dai dazi, però, le auto cinesi continuano a essere competitive. Il loro costo sul mercato, infatti, può anche essere del 30% in meno rispetto ai veicoli prodotti in Europa. Una batosta ancora più grande a un mercato già in crisi. Basti pensare al caso italiano.

Nella Penisola il calo della produzione automotive da febbraio 2024 a febbraio 2025 è del 31,3%. Con i dazi Usa e le Case del vecchio continente in crisi, dunque, è ragionevole pensare che nel giro dei prossimi decenni gli equilibri di mercato nel settore automobilistico cambieranno radicalmente.

Crolla l’import di auto in Cina: ecco cosa sta succedendo

Crolla l'import di auto in Cina: ecco cosa sta succedendo 1

Crolla l’import di auto in Cina, che nel primo trimestre del 2025 segna un -39% rispetto allo stesso periodo del 2024. Secondo Cui Dongshu, segretario generale della China Passenger Car Association, sono infatti solo 95mila sono i veicoli importati da gennaio a marzo di quest’anno, di cui 39mila solo a marzo, con un calo del 27% rispetto al marzo del 2024.

Cifre record che segnano un anno nero, anche se il trend negativo sull’import nel settore non è però qualcosa di nuovo, e dura ormai da otto anni. Ecco i dati.

Declino continuo

Dal 2017 al 2023, infatti, l’import di auto in Cina è crollato dell’8% all’anno. È la fotografia di un’emorragia inarrestabile: se nel 2017 si importavano 1 milione 240mila veicoli, nel 2023 erano solo 800mila, per poi diventare 100mila in meno nel 2024.

Cosa sta succedendo? Le concause sono molte, ma gli esperti parlano soprattutto di un calo della domanda interna dovuto alla mancanza di fiducia dei consumatori del Gigante asiatico, che si riflette anche sul mercato interno.

In sostanza, i cinesi spendono sempre meno. E non c’entrano i dazi: a generare il panico è stato soprattutto il crollo del mercato immobiliare. Secondo gli analisti, infatti, milioni di cinesi hanno investito nel mattone salvo poi vedere il valore dei loro immobili crollare a picco, perdendo fiducia nel mercato e soldi.

Dall’altra parte, però, le vendite di auto prodotte dalle fabbriche cinesi non sembrano soffrire, soprattutto in ambito full electric: secondo la China Association of Automobile Manufacturers, infatti, nel 2024 sono stati venduti sul mercato interno 22 milioni 610mila veicoli, +3,1% rispetto al 2023.

I numeri dell’import: il lusso tiene botta ma calano gli EV

I cinesi, dunque, sembrano preferire le utilitarie “fatte in casa”. Tant’è che a soffrire di più è proprio l’import delle economiche, mentre il lusso tiene alti i numeri.

Sul totale, il 43% è composto dalle berline, che in numeri assoluti ammontano a 40mila. Seguono i SUV con 27mila unità. Solo 1345 invece i veicoli full electric provenienti da altri Paesi (-82% rispetto al 2024), mentre sul versante plug in si arriva a 1078 (-77%).

A esportare di più nell’economia del Dragone sono Giappone, Germania e Slovacchia. Gli Stati Uniti si posizionano al quinto posto, con circa 2mila300 unità importate, anche se con la guerra dei dazi il numero è destinato a calare ulteriormente. 

L’automotive italiano crolla del 30% e l’export è a rischio

L'automotive italiano crolla del 30% e l'export è a rischio

Meno 31,3%. È la percentuale ISTAT che descrive il calo della produzione del campo automotive italiano da febbraio 2024 a febbraio 2025. Dodici mesi in cui sono diminuiti sia la produzione di veicoli commerciali e automobili (-33,5%) sia di componentistica (-25,6%).

Secondo ANFIA, l’Associazione Nazionale Filiera Automobilistica, il calo arriva a sfiorare il 50% se si prendono in considerazione solo le automobili: solo 22mila sono quelle prodotte a febbraio 2025. 

Preoccupa anche il capitolo export, che solo per gli autoveicoli vale 17,6 miliardi di euro. Gli Stati Uniti rappresentano il principale approdo del mercato italiano, con una quota del 18,9%, seguiti dalla Germania col 15,3%.

L'automotive italiano crolla del 30% e l'export è a rischio 1

Entrambi i Paesi stanno però diventando contesti sempre più inospitali per investire: gli USA per via dei dazi imposti da Trump sulle auto, la Germania per la spirale recessiva che da mesi investe l’economia del Paese e che rischia di precipitarlo in una crisi mai vista dal Dopoguerra.

Qual è, dunque, il presente e il futuro dell’automotive italiano?

«I dazi preoccupano e l’UE non fa abbastanza».

«I numeri parlano da sé – spiega il direttore generale di ANFIA Gianmarco Giorda – e descrivono uno scenario preoccupante anche alla luce dei recenti provvedimenti dell’Amministrazione Trump in tema di dazi».

Per reagire, la Commissione europea ha presentato un “Piano d’azione per l’Automotive” lo scorso 5 marzo, che tra le altre cose metterà a disposizione un miliardo di euro di finanziamenti pubblici e privati in due anni da investire in innovazione nel campo automobilistico.

Nel piano, inoltre, la presidente Ursula Von Der Leyen ha inserito la promessa di presentare entro fine mese una modifica mirata al regolamento sulle emissioni CO2 per calcolare su tre anni (2025-2027) e non su uno la conformità agli standard scattati quest’anno sulle vendite, che impongono alle Case di non oltrepassare il limite di 93,6 grammi di CO2 per chilometro percorso a livello di flotta.

L'automotive italiano crolla del 30% e l'export è a rischio 2

«Ma noi abbiamo delle perplessità – spiega Giorda – e auspichiamo una revisione che implementi misure rivolte alla salvaguardia della competitività delle imprese».

Imprese che in Italia ammontano a 5mila451, impiegando 272mila dipendenti per un totale di 113,3 miliardi di euro di fatturato, pari al 9% del totale e al 5,8% del PIL italiano. Il settore automotive, tra l’altro, genera per le casse dello Stato un introito di 71 miliardi di euro l’anno.

La mannaia americana

I dazi negli USA preoccupano il mercato italiano, che oltre l’Atlantico esporta volumi consistenti di veicoli. Mercoledì scorso il presidente americano Donald Trump ha detto che i dazi del 25% imposti sulle auto importate dal Canada negli Stati Uniti potrebbe salire, e la paura è che possa succedere la stessa cosa per l’Unione Europea.

«Tutto quello che stiamo facendo è dire: non vogliamo le vostre auto, con tutto il rispetto. Vogliamo produrre le nostre auto».

Ma il previsore del settore automobilistico S&P Global Mobility ha stimato che nel corso del 2025 la vendita delle auto sul mercato americano calerà di 700mila unità rispetto alle aspettative, che parlavano di cifre superiori ai 16 milioni di veicoli.

Secondo S&P, «solo le revisioni dovute all’interruzione globale della produzione nel 2020 a causa del COVID e alla crisi finanziaria globale del 2008–09 sono state più rilevanti di quelle attuali in termini di vendite e produzione».

La crisi tedesca

A questo si aggiunge la crisi della Germania, fino a pochi anni fa l’economia più in salute del Vecchio Continente. Persino le finanze di Volkswagen, il più grande gruppo industriale del Paese, sono in crisi.

L'automotive italiano crolla del 30% e l'export è a rischio 3

La Casa ha infatti annunciato l’anno scorso la chiusura di tre stabilimenti in Paese, scatenando la rivolta dei sindacati, che per la prima volta dopo decenni di concertazione aziendale hanno chiamato gli operai a scendere in piazza.

Le cause dello shock sono presto dette: dall’interruzione nelle forniture di gas a basso prezzo proveniente dalla Russia alla concorrenza della Cina nell’export. La mancanza di investimenti da parte della politica tedesca, ossessionata dal controllo del debito pubblico, ha fatto il resto.

Risultato: il pil tedesco cala lentamente ma costantemente da almeno due anni. E gli effetti sull’Italia si faranno sentire. Dopo essersi ridotto da 168,5 a 162,5 miliardi di euro tra il 2022 e il 2023, l’anno scorso lo scambio commerciale tra Italia e Germania è calato ancora di 6,5 miliardi, di cui 3,7 nell’export.

A soffrire di più nel Belpaese, manco a dirlo, è il settore automotive, con una discesa del nove per cento, soprattutto nelle esportazioni della componentistica.

Leapmotor B10: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Leapmotor B10: prezzo, dimensioni e caratteristiche

La Leapmotor, brand del gruppo Stellantis, ha avviato la commercializzazione in Cina della B10, un SUV di segmento C che è stato ufficialmente presentato l’anno scorso al Salone di Parigi e che entro la fine di quest’anno dovrebbe arrivare anche in Italia e nel resto dell’Europa, divenendo il terzo modello della Casa disponibile per il Vecchio Continente.

Questa la scheda tecnica di Leapmotor B10:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 420 litri
 Alimentazioni Elettrica
 Classe –
 CV/kW (da) 179/132
 Prezzo (da) –
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

La Leapmotor B10 rientra in pieno nelle dimensioni dei SUV del segmento C, con una lunghezza di 4,51 metri per una larghezza di 1,88 metri e un’altezza di 1,65 metri. Il passo infine è generoso ma non molto più grande della media del segmento, 2,73 metri.

Dimensioni
Lunghezza 4,51 metri
Larghezza 1,88 metri
Altezza 1,65 metri
Passo 2,73 metri

La linea della B10 riprende quella della sorella maggiore C10, con forme essenziali e superfici levigate e presentando la firma luminosa sottile tipica del marchio alla base del cofano insieme a proiettori sdoppiati,  cerchi da 18 pollici e maniglie a scomparsa nella carrozzeria.

Le linee pulite e morbide donano al modello un aspetto curato e migliorano anche il coefficiente di penetrazione aerodinamico della vettura, a tutto vantaggio dei consumi. Interessante la presenza dei sensori per i sistemi di assistenza alla guida posizionati in un apposito spazio posizionato sul tetto, subito sopra il parabrezza.

Anche a livello di interni la B10 condivide molto con la C10. Minimalismo è la parola d’ordine, con la plancia dominata da uno schermo per l’infotainment da 14,6 pollici e da un quadro strumenti digitale da 8,8 pollici, entrambi gestiti da un chip Qualcomm Snapdragon 8295 con assistente vocale gestito dalla AI e connettività per Apple CarPlay e Huawei HiCar. Il veicolo vanta inoltre una ricca dotazione di sistemi di assistenza alla guida che, sfruttando un sistema LiDAR (fornito da Hesai), telecamere frontali e laterali, radar e sensori vari, permetteranno di raggiungere una guida assistita vicina al livello 3.

Leapmotor B10: prezzo, dimensioni e caratteristiche 1

Per quanto riguarda il bagagliaio, esso ha una capacità di 420 litri, a cui se ne aggiungono altri 95 con lo spazio sotto il pavimento, mentre abbattendo i sedili posteriori si raggiunge una capacità complessiva di 1415 litri. Un frunk anteriore per riporre i cavi di ricarica è inoltre disponibile.

La B10 è costruita sul pianale modulare Leap 3.5 con architettura a 800 volt (una rarità nel segmento). Le versione proposte sono due in base al taglio della batteria: quella “base” con con motore singolo montato sull’asse posteriore dalla potenza di 132 kW (179 CV) abbinato a una batteria al litio ferro fosfato da 56,2 kWh e una versione più potente, con motore da 160 kW (218 CV) e batteria da 67,1 kWh.

L’autonomia delle due varianti è rispettivamente di 510 e 600 km. Il dato però è stato calcolato con il ciclo di omologazione per il mercato cinese, più permissivo rispetto a quello europeo, perciò le cifre potrebbero variare. Grazie alla sua particolare architettura inoltre, la B10 può ricaricare dal 30 all’80% in circa 20 minuti, ma al momento la velocità di ricarica esatta è stata specificata.

 

Al momento non sono stati annunciati gli allestimenti per la Leapmotor B10 per il mercato europeo, ma sembra che nel mercato cinese sia disponibile in ben cinque allestimenti.

  • Prezzo: nonostante non si sappia ancora il prezzo di listino per l’Europa, si preannuncia come uno dei C-SUV più accessibili sul mercato
  • Sistemi di assistenza alla guida: la grande dotazione di sistemi di assistenza alla guida lo rendono uno dei veicoli più avanzati in questo aspetto
  • Dimensioni: il passo molto generoso regala un’ottima abitabilità interna.

Non sono ancora stati annunciati i prezzi per il mercato europeo, ma al momento in Cina è stata lanciata con prezzi che variano da da 99.800 yuan (circa 12 mila euro) a 129.800 yuan (circa 15.500 euro) in base all’allestimento.

Skoda Fabia: prova su strada

Skoda Fabia: prova su strada

La Skoda Fabia è ormai a listino da diverso tempo, ma nonostante questo lei continua a rappresentare una delle scelte più intelligenti e soprattutto efficienti in quello che è l’attuale segmento delle vetture compatte di segmento B. Il che colpisce soprattutto se si considera che lei è del tutto sprovvista di qualsiasi tipo di sistema elettrificato. Ma nonostante questo ha diversi assi nella manica.

INDICE
 Come è fatta
 La meccanica
 Come va
 Prezzi
 Scheda tecnica

: come è fatta

La lunghezza di 4,10 metri la colloca nel cuore del segmento B. Il suo design va a richiamare quello che è il più recente linguaggio stilistico del costruttore boemo: nella parte anteriore a dominare e la grande calandra listelli verticali che va ad unirsi ai gruppi ottici che sfruttano la moderna tecnologia full LED. Nella parte posteriore, invece, troviamo i fanali a sviluppo orizzontale che richiamano lo stile di altri modelli a listino e il lettering Skoda sul portellone che va a sostituire il classico logo. Nonostante le dimensioni compatte, a bordo c’è spazio in abbondanza. Merito di un generoso passo di 2,56 metri, che si traduce in centimetri in abbondanza anche per chi viaggia sui sedili posteriori.

Buona anche la capacità di carico che si attesta sui 380 litri in configurazione standard e arriva a 1.190 litri abbattendo gli schienali dei sedili posteriori. A proposito degli interni, degna di nota e l’attenzione allo stile ma anche alla scelta dei materiali per i vari rivestimenti che trasmettono così un alto livello di qualità percepita. Tanta anche la tecnologia, che si esprime nella presenza di due schermi digitali, uno con funzione di quadro strumenti e uno di infotainment.

: la meccanica

Dal punto di vista tecnico, la Fabia oggetto della nostra prova è quella alimentata dal propulsore  1.0 a tre cilindri sovralimentato tramite un turbo compressore che attraverso un cambio manuale a cinque rapporti scarica sulle ruote anteriori, una potenza di 115 CV per 200 Nm di coppia. Come dicevamo sotto il cofano non trova posto nessun tipo di sistema ibrido, ma nonostante questo la Fabia nel corso del nostro test è riuscita a registrare un consumo medio di poco superiore ai 5 l/100 km. Un dato davvero di tutto rispetto che la vettura è stata in grado di raggiungere grazie ad alcune soluzioni molto interessanti che permettono alla piccola Fabia di fare a meno delle elettrificazione.

Skoda Fabia: prova su strada 14

In primis c’è il peso che supera di poco i 1.100 kg, poi grande attenzione è stata rivolta all’aerodinamica del modello. Nella parte anteriore trova infatti posto, nella zona bassa del paraurti, uno splitter piuttosto pronunciato mentre ai lati si sviluppano delle apposite aperture che incanalano l’aria verso le fiancate dell’auto andando così a carenare virtualmente la zona delle ruote anteriori, dove solitamente si generano la maggior parte delle turbolenze. Qui si nota anche la presenza di cerchi in lega dedicati con un apposita copertura in plastica che ne migliora così l’aerodinamica. A completare il tutto, poi, nella parte posteriore trova posto uno spoiler piuttosto pronunciato posizionato sopra il lunotto.

: come va

Partiamo dal propulsore. Il piccolo tre cilindri ha una bella corposità, soprattutto nella zona bassa del contagiri, dove spinge con decisione anche grazie ad una attenta rapportatura del cambio che attraverso le prime due marce piuttosto corte assicura uno spunto in partenza sempre piuttosto deciso.  A proposito del cambio, si apprezza la fluidità con la quale è possibile passare da un rapporto all’altro grazie ad una corsa della leva relativamente corta. L’assetto, invece, ha una taratura che predilige il comfort. Questo, se da una parte permette alla Fabia di filtrare in maniera molto efficace buche e asperità del manto stradale, dall’altra cede un po’ il fianco al rollio quando magari si alza un po’ il ritmo tra le curve.

Skoda Fabia: prova su strada 11

Buono infine, il livello di insonorizzazione raggiunto dai tecnici Skoda: la voce del propulsore risulta avvertibile soltanto quando lo si fa salire molto di giri mentre fruscii aerodinamici e rumore di rotolamento degli pneumatici sono ridotti ai minimi termini. Insomma, la Fabia si dimostra una valida soluzione per chi cerca una vettura compatta a misura di città, ma capace per le sue caratteristiche tecniche di rappresentare un’ottima scelta anche come auto da famiglia.

: i prezzi

Molto interessante il listino della Skoda Fabia che per quanto concerne la motorizzazione oggetto di questa prova si apre da 22.350 €. Se invece ci si accontenta della variante da 95 cavalli, il prezzo scende a 21.450 € volendo a listino è presente anche la versione aspirata da 80 cavalli con un prezzo di partenza di 20.700 € al top della gamma, infine, si posiziona la variante da 150 cavalli in abbinamento al cambio automatico ad un prezzo di 27.800 €.

: scheda tecnica

Skoda Fabia 1.0 TSI

Dimensioni

  • Lunghezza: 4,10 metri
  • Larghezza: 1,78 metri
  • Altezza: 1,48 metri
  • Passo: 2,56 metri
  • Bagagliaio: 380 litri

Powertrain

  • Motore benzina: 1.0 turbo a tre cilindri
  • Potenza: 115 CV
  • Coppia: 200 Nm

 

Mazda EZ-60: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Mazda EZ-60: prezzi, dimensioni e caratteristiche 2

Mazda si affretta ad espandersi nel mondo dell’elettrico e lo fa puntando sulla collaborazione con il partner cinese Changan. La partnership, attiva da oltre un decennio e suddivisa equamente al 50%, ha già permesso a Mazda di lanciare la berlina elettrica EZ-6 lo scorso anno, mentre adesso è il turno della controparte SUV con la EZ-60 (che potrebbe arrivare al di fuori dei confini cinesi col nome di CX – 6e).

Questa la scheda tecnica di Mazda EZ-60:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 350 litri
 Alimentazioni Elettrica
 Classe –
 CV/kW (da) 258/190
 Prezzo (da) –
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

La Mazda EZ-60 misurerà 4,85 metri di lunghezza per 1,93 metri di larghezza e 1,62 metri d’altezza,  dimensioni un pelo più grandi della media dei SUV di segmento D. Sorprende invece il valore del passo, 2,90 metri, più da segmento E che da D.

Dimensioni
Lunghezza 4,85 metri
Larghezza 1,93 metri
Altezza 1,62 metri
Passo 2,90 metri

Le linee della EZ-60, adottanti il linguaggio stilistico Kodo Design di Mazda, sono praticamente identiche a quelle del concept Arata presentato due anni fa, con linee affilate e moderne e la presenza dei cosiddetti “flying buttresses” (una soluzione stilistica alquanto rara su questo tipo di veicoli). Decisamente originale lo stile della parte posteriore, con un lunotto da SUV-coupé ridotto in estensione ed inclinato avanti, portellone molto verticale, luci a LED che ben si sposano con il lunotto e una terza luce verticale inglobata nello spoiler che parrebbe essere il retronebbia.

Gli interni della EZ-60 sono all’insegna del minimalismo estremo, con la quasi totale assenza di tasti fisici e la presenza al centro della plancia di un maxi-schermo da 26 pollici e risoluzione 5K per visualizzare le informazioni di marcia e accedere a tutte le funzionalità del sistema infotainment. Il veicolo è inoltre dotato di un sistema audio con 23 altoparlanti e supporto Dolby Atmos, mentre nella parte posteriore è presente un piccolo schermo touch che permette ai passeggeri di regolare le impostazioni del clima e di accedere alle funzioni dedicate all’intrattenimento.

Per quanto riguarda il bagagliaio invece, esso offre una capacità di 350 litri che possono salire a 2.036 litri abbattendo gli schienali dei sedili posteriori, mentre sul modello 100% elettrico c’è pure un piccolo frunk da 126 litri, buono per contenere i cavi per la ricarica.

La EZ-60 si basa sulla piattaforma modulare EPA1 di Changan, la stessa alla base della Deepal S07 e della berlina elettrica Mazda EZ-6, il che lascia intendere che vi saranno disponibili due differenti proposte meccaniche: una completamente elettrica (attesa con batteria da 78 kWh e un’autonomia nella fascia dei 550 km), e una variante ibrida con range extender (soluzione molto popolare in Cina ma che non si sa se verrà proposta anche in Europa). Al momento, è possibile sapere soltanto le specifiche di quest’ultima variante: si tratta di un singolo motore elettrico sull’asse posteriore da 190 kW (258 CV) alimentato da una batteria LFP con una capacità di 31,7 kWh e con un motore aspirato 4 cilindri di 1,5 litri di cilindrata (dalla potenza ancora ignota) nel ruolo di range extender.

Anche per i consumi, al momento è possibile soltanto sapere i dati della versione ibrida con range extender. L’accumulatore della joint venture CATL-Changan, infatti, è in grado di consentire un’autonomia in solo elettrico di 160 km (secondo il ciclo cinese CLTC), mentre con il pieno di benzina e la batteria carica, la percorrenza dovrebbe raggiungere i 1.300 km (sempre secondo i dati CLTC). Con l’imminente debutto della vettura al Salone dell’Auto di Shanghai il 23 aprile ne sapremo presto di più.

Attualmente non sono stati ancora annunciati particolari allestimenti per la Mazda EZ-60.

  • Stile: Inconfondibile stile Mazda che spicca col fascino delle sue linee originali
  • Passo: Passo assai generoso per un SUV di categoria D

Al momento attuale non è stato ancora ufficialmente annunciato un listino prezzi per la Mazda EZ-60.

Il punto sui dazi di Trump: ecco come reagisce l’automotive

Il punto sui dazi di Trump: ecco come reagisce l'automotive 2

«Sono sicuro che sui dazi faremo un accordo commerciale equo con l’Ue». Le parole di conciliazione di Donald Trump arrivano dopo settimane frenetiche. Giovedì 17 aprile alla Casa bianca, in occasione dell’incontro con la premier italiana Giorgia Meloni, il presidente Usa ha lasciato aperta una chance di negoziato sulle tariffe automotive.

Solo pochi giorni fa aveva gelato l’Unione Europea con una risposta di segno opposto: di fronte alla proposta di Bruxelles di azzerare le sovra-tariffe sul mercato dell’auto e sulla componentistica, il presidente americano aveva detto di no senza troppi indugi. E dunque, che succede ora? Quanto è affidabile Trump? Il balletto degli Stati Uniti tiene in pugno il mondo, e soprattutto il settore automotive sta cercando di capire come reagire.

Il punto sui dazi di Trump: ecco come reagisce l'automotive

Ford, per esempio, corre ai ripari invitando i clienti americani ad acquistare i propri veicoli a prezzo super scontato, mentre Nissan ha deciso di tagliare la produzione della Rogue, il modello della Casa nipponica più venduto negli Usa, proprio per non pagare le sovratasse. Ecco, quindi, il punto della situazione.

Si abbassano tutti i dazi ma non quelli sull’auto

Dopo aver dato il via, lo scorso 2 aprile, alle tariffe sull’import per le merci che arrivano da tutto il mondo, Trump ci aveva subito ripensato. Non era passata neanche una settimana. Dal 20% sui prodotti made in Ue era passato al 10, applicando la stessa tariffa a quasi tutti i Paesi del mondo per novanta giorni, in attesa di negoziare. Fa eccezione la Cina, nemico geopolitico numero 1: sul gigante asiatico conosciuto come “la fabbrica del mondo” rimane infatti un +145%.

Il punto sui dazi di Trump: ecco come reagisce l'automotive 1

La Cina ha subito risposto al colpo applicando una tariffa di ritorno del 125% sulle merci importate dall’altra parte del Pacifico. Occorre, però, tenere presente la disparità sull’import-export tra i due Paesi. Dalla Cina agli USA, infatti, viaggiano circa 450 miliardi di dollari di merci l’anno, mentre dagli Usa alla Cina solo un quarto: 145 miliardi.

E l’Europa?

L’Europa, dal canto suo, resta al momento “graziata”: se una merce costa 100 dollari, il produttore che la importa su suolo americano dovrà pagare “solo” 10 dollari di sovratassa. Il discorso, però, cambia completamente sull’automotive: Trump ha infatti annunciato che le tariffe del 25% sulle auto (già attive dal 2 aprile) e sulla componentistica (che entreranno in vigore dal 3 maggio) resteranno in piedi. E per ora non è cambiato nulla, nonostante lunedì scorso abbia detto «di considerare la sospensione dei dazi sull’auto per permettere alle Case di modificare le catene di approvvigionamento».

L’obiettivo è far sì che i colossi dell’auto arrivino a spostare l’intera filiera produttiva negli Stati Uniti, ma la mossa potrebbe portare a un aumento del costo finale di un’automobile dai 5 ai 10mila dollari. Anche perché nessun costruttore, ad oggi, realizza le proprie vetture in un solo Paese, tantomeno negli States. Neanche la super americana Ford. Lo dimostra il Wall Street Journal, che ha analizzato la struttura di un F-150: le componenti arrivano da Messico, Canada, Corea del Sud e Romania, solo per dirne alcuni.

Peggio di Covid e crisi del 2008

Il previsore del settore automobilistico S&P Global Mobility ha stimato che nel corso del 2025 la vendita delle auto sul mercato americano calerà di 700mila unità rispetto alle aspettative, che parlavano di cifre superiori ai 16 milioni di veicoli. Secondo S&P, «solo le revisioni dovute all’interruzione globale della produzione nel 2020 a causa del COVID e alla crisi finanziaria globale del 2008–09 sono state più rilevanti di quelle attuali in termini di vendite e produzione».

Le reazioni delle Case

E infatti, diverse Case hanno già sospeso le esportazioni verso gli USA: rientrano nella categoria Volkswagen, Audi, Jaguar (che vende un terzo delle sue auto oltreoceano) e Mitsubishi Motors. I dirigenti dei colossi automotive non si sono fidati nemmeno delle rassicurazioni che Trump ha fornito lunedì, vista la volatilità delle sue dichiarazioni.

E ha preso contromisure anche Nissan, che secondo Reuters taglierà l’export del suo suv Rogue (il modello che va meglio negli USA tra quelli della gamma). Dall’impianto di Kyushu, nel Giappone meridionale, usciranno infatti 13mila veicoli in meno, equivalenti a un quinto di quelli spediti oltre il Pacifico. Nissan ha inoltre promesso di sospendere le importazioni di Infiniti QX50 e QX55, realizzate in Messico.

Ford, invece, ha offerto dei super sconti a chi si affretta a comprare prima che la mannaia delle tariffe faccia schizzare i prezzi alle stelle. Stellantis, invece, ha interrotto le linee di due stabilimenti in Canada e in Messico, mentre Mercedes e Volvo potrebbero muovere la produzione negli USA.

Pneumatici estivi: ecco i migliori modelli 2025, consigliati da Norauto

Pneumatici estivi: ecco i migliori modelli 2025, consigliati da Norauto 3

Nella scelta degli pneumatici estivi più adatti per la tua auto, affidarsi a marchi conosciuti è il miglior modo per garantire sicurezza e prestazioni ottimali al tuo veicolo.

Con l’estate 2025 alle porte, diventa fondamentale comprendere quali sono i profili migliori che possono massimizzare l’aderenza su asfalto caldo, migliorare la resistenza all’aquaplaning e ottimizzare i consumi della tua auto.

Scegliere le gomme estive giuste non è solo una questione di conformità alla normativa (che ne prevede l’obbligo dal 15 aprile al 15 maggio), ma un vero e proprio investimento in termini di sicurezza, efficienza energetica e durabilità che può fare la differenza nella tua esperienza di guida quotidiana.

Nelle prossime righe vedremo quindi quali sono i migliori profili per l’estate 2025, grazie anche al prezioso aiuto degli esperti di Norauto, leader italiano nella vendita di pneumatici e ricambi auto online, di cui ti consigliamo anche di visitare la relativa pagina dedicata alle gomme estive disponibile sul sito web ufficiale.

Pneumatici estivi: ecco i migliori modelli 2025, consigliati da Norauto

Quando montare gli pneumatici estivi

La normativa italiana stabilisce che il cambio gomme da invernali a estive debba essere effettuato obbligatoriamente entro il 15 maggio, con un periodo di tolleranza che inizia dal 15 aprile, permettendo così agli automobilisti di organizzarsi senza correre il rischio di sanzioni che possono variare da 422 a 1.695 euro. 

Posticipare il cambio oltre questa data non solo espone a multe salate, ma rappresenta un serio pericolo per la sicurezza, poiché le mescole morbide degli pneumatici invernali non sono progettate per resistere alle alte temperature estive, causando un deterioramento accelerato e una significativa riduzione delle prestazioni in termini di aderenza e spazi di frenata. 

I profili invernali utilizzati durante l’estate generano un maggiore attrito con l’asfalto, aumentando notevolmente i consumi di carburante e riducendo le prestazioni del veicolo, con un impatto negativo sia sull’ambiente che sul portafoglio dell’automobilista attento all’efficienza.

 

Caratteristiche degli pneumatici estivi

Gli pneumatici estivi si distinguono per una mescola più dura e tasselli meno profondi rispetto ai modelli invernali, caratteristiche specificamente progettate per garantire la massima aderenza su asfalto caldo e asciutto, migliorando significativamente la stabilità e la manovrabilità del veicolo.

Il loro battistrada presenta scanalature longitudinali e trasversali ottimizzate per un efficace drenaggio dell’acqua, riducendo drasticamente il rischio di aquaplaning anche durante i temporali estivi improvvisi, un aspetto cruciale per la sicurezza che spesso viene sottovalutato nella scelta degli pneumatici.

Grazie alla loro struttura ingegnerizzata per le alte temperature, questi profili offrono una minore resistenza al rotolamento, che si traduce non solo in un risparmio di carburante quantificabile tra il 5% e il 7%, ma anche in una significativa riduzione delle emissioni di CO2, contribuendo a un’esperienza di guida più sostenibile e rispettosa dell’ambiente. 

Altro vantaggio non trascurabile è il comfort acustico superiore: la composizione più dura degli pneumatici estivi contribuisce a ridurre il rumore di rotolamento, rendendo ogni viaggio notevolmente più silenzioso e piacevole, un fattore particolarmente apprezzato durante i lunghi tragitti autostradali tipici delle vacanze estive.

Pneumatici estivi: ecco i migliori modelli 2025, consigliati da Norauto 1

Migliori pneumatici estivi Premium

Nel panorama Premium del 2025, il Continental PremiumContact 7 domina la classifica con un eccezionale 75/100 nei test indipendenti, conquistando il titolo di “Migliore del Test” grazie a spazi di frenata ridottissimi (33,7m su asciutto, 27,4m su bagnato). 

Accanto a questo campione troviamo il Michelin Pilot Sport 5 con la sua rivoluzionaria struttura in aramide-nylon che garantisce precisione di guida eccezionale e reattività migliorata del 10%. 

Goodyear propone anche l’Eagle F1 Asymmetric 6 che, grazie alla sua composizione arricchita di resine innovative, offre un grip superiore del 20% e comfort acustico notevole. Meritano attenzione anche il Pirelli P Zero con la sua esclusiva tecnologia anti-rumore e il Bridgestone Potenza Sport, la cui formulazione con nanoparticelle di silice riduce la resistenza al rotolamento del 15%, ottimizzando sensibilmente i consumi.

Migliori pneumatici estivi Midrange

La fascia Midrange propone eccellenti alternative con ottimo rapporto qualità-prezzo, come l’Hankook Ventus S1 evo3 dotato di mescola ProDurable che estende la vita del battistrada del 15% mantenendo prestazioni costanti. 

Notevole anche il Firestone Roadhawk con il suo innovativo sistema Pulse Groove che ottimizza il drenaggio dell’acqua, mentre l’Uniroyal RainSport 5 si distingue per l’innovazione bio-ispirata Shark Skin, perfetta per chi affronta frequentemente strade bagnate. Completano l’offerta il versatile Dunlop Sport Maxx RT2 con la sua tecnologia multi-mescola che bilancia perfettamente prestazioni su asciutto e bagnato, e il Sava Intensa HP2 che, grazie al battistrada asimmetrico di nuova concezione, assicura stabilità eccellente in tutte le condizioni climatiche.

Pneumatici economici di qualità

Nel segmento economico 2025 spiccano alternative sorprendentemente valide, come il Trazano Z-107 che combina comfort di guida con efficienza energetica grazie alla sua struttura avanzata e alla mescola ottimizzata per l’aderenza sul bagnato. 

Il Fulda EcoControl HP rappresenta la scelta ideale per chi cerca risparmio a lungo termine, riducendo i consumi del 7% senza compromettere la sicurezza. 

Per chi affronta spesso piogge improvvise, l’Headway HU901 offre un sistema di dispersione dell’acqua paragonabile a quello di pneumatici premium, mentre l’Ovation VI-388, con la sua innovativa formulazione arricchita di silice, dimostra che anche le opzioni budget possono garantire equilibrio tra durata, comfort e prestazioni senza sacrificare gli aspetti cruciali della sicurezza stradale.

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Alla scoperta degli pneumatici Norauto Prevensys 4

Gli pneumatici Norauto Prevensys 4 rappresentano l’ultima generazione di gomme estive del marchio, prodotti al 100% in Europa con il 5% di materiali riciclati, concepiti per offrire prestazioni superiori rispetto al modello precedente in termini di aderenza, durata, comfort e risparmio, il tutto mantenendo un rapporto qualità-prezzo estremamente competitivo. 

La loro tecnologia anti-aquaplaning avanzata garantisce un controllo ottimale del veicolo anche in condizioni di forte pioggia, mentre la mescola del battistrada ottimizzata con un basso tasso di abrasione permette un maggiore chilometraggio e una longevità superiore, caratteristiche confermate dai 6 speciali indicatori di allineamento integrati che consentono di verificare facilmente eventuali disallineamenti, prevenendo l’usura irregolare degli pneumatici. 

La spalla interna ed esterna chiusa è stata progettata per ridurre al minimo la rumorosità, mentre le scanalature laterali di ampiezza diversa nella zona della spalla permettono un bilanciamento delle frequenze, elementi che, combinati con la nuova mescola che ottimizza la trasmissione della forza dallo pneumatico alla strada, garantiscono non solo un notevole comfort acustico ma anche una significativa riduzione dei consumi di carburante. 

Presso i centri Norauto, oltre all’acquisto dei Prevensys 4 a prezzi vantaggiosi, è possibile usufruire di servizi professionali di montaggio, equilibratura e convergenza, operazioni fondamentali per garantire la massima sicurezza e il rendimento ottimale degli pneumatici, effettuate da tecnici specializzati con attrezzature all’avanguardia che assicurano precisione e affidabilità in ogni fase dell’installazione.

Come scegliere gli pneumatici estivi giusti

Per scegliere il profilo perfetto per la tua auto, è fondamentale verificare le dimensioni adatte consultando il libretto di circolazione, dove troverai una sezione dedicata con le misure omologate per il tuo veicolo, garantendo così la perfetta compatibilità e il rispetto delle normative vigenti. 

In alternativa, controlla la banda laterale delle gomme attuali, identificando i tre valori chiave: larghezza in mm (es. 205), altezza come percentuale (es. 55) e diametro in pollici (es. R16), un passaggio essenziale per la sicurezza del veicolo. 

Non dimenticare di verificare anche l’indice di carico e l’indice di velocità, che devono essere uguali o superiori a quelli prescritti nel libretto per garantire massima sicurezza. Il configuratore online Norauto semplifica tutto: inserisci targa o modello dell’auto per visualizzare solo pneumatici compatibili, con opzioni di consegna gratuita o ritiro in negozio disponibile già un’ora dopo l’acquisto.

Quando sostituire gli pneumatici estivi

Gli esperti del settore raccomandano di non aspettare che il battistrada raggiunga il minimo legale di 1,6 mm, ma di anticipare il cambio quando si scende sotto la soglia dei 3 millimetri.

Non trascurare l’età delle gomme: anche con battistrada adeguato, pneumatici che superano i 5-6 anni possono presentare deterioramenti invisibili come microfessure e indurimenti della mescola che ne compromettono l’efficacia in situazioni critiche. 

Altrettanto importante è monitorare la distribuzione dell’usura: un consumo irregolare del battistrada spesso segnala problemi di allineamento o bilanciamento delle ruote che, se ignorati, accelerano il deterioramento degli pneumatici, causano vibrazioni, riducono la stabilità e aumentano i consumi, impattando negativamente sia sulla sicurezza che sul portafoglio.

Perché acquistare gli pneumatici estivi su Norauto.it

Norauto si distingue come partner ideale per la cura e la manutenzione della tua auto, offrendo non solo una vasta gamma di pneumatici di qualità ma anche prezzi competitivi tutto l’anno, garantendo sempre il massimo risparmio senza compromettere la sicurezza, con opzioni che spaziano dai modelli Premium fino a soluzioni più economiche ma comunque affidabili. 

Il servizio di Garanzia Norauto permette di proteggere i tuoi pneumatici a vita contro i danni accidentali (esclusi i modelli per vetture 4×4, trasporto leggero e Runflat), mentre il Tyre Hotel offre la possibilità di depositare gli pneumatici invernali durante la stagione calda e viceversa, conservandoli in condizioni ideali di temperatura e umidità per garantirne la perfetta conservazione, un servizio particolarmente apprezzato da chi vive in appartamento o non dispone di spazio adeguato per lo stoccaggio. 

L’esperienza d’acquisto è ulteriormente arricchita dalla possibilità di scegliere tra la spedizione gratuita a domicilio per gli pneumatici o il ritiro presso il centro Norauto più vicino a partire da un’ora dopo l’acquisto, con servizi professionali di montaggio, equilibratura e controllo pressione effettuati da tecnici specializzati, disponibili con orario continuato tutta la settimana, domenica inclusa, per adattarsi perfettamente alle esigenze e agli impegni di ogni automobilista.

Articolo in collaborazione con Norauto