Hyundai i20 N-Line: prova su strada

Hyundai i20 N-Line: prova su strada 7

Qualche anno fa il segmento delle vetturette con lunghezza intorno ai 4 metri era a dir poco affollato. Poi, con il tempo, tante Case hanno preferito concentrarsi sui SUV da città, lasciando la categoria sempre più sguarnita. Non Hyundai, che con la i20 propone una 2 volumi all’impostazione classica e dal piglio sportiveggiante che coniuga la capacità di districarsi nello stretto a una dinamica di guida vivace.

Sul mercato è disponibile sia in versioni puramente termiche, spinte da un 1.2 a benzina, sia mild-hybrid. In questo secondo caso si può contare su una manciata di cavalli in più (si passa da 79 a 100 CV). Due sono anche le trasmissioni disponibili a listino: manuale o automatica. Noi abbiamo messo alla prova la Hyundai i20 1.0 T-GDI 48V DCT in allestimento N-Line.

INDICE
 Come è fatta
 La meccanica
 Come va
 Prezzi
 Scheda tecnica

La Hyundai i20 è lunga 4,07 metri, larga 1,78 e alta 1,45 metri. Il passo di 2,58 metri e la forma movimentata della fiancata la rendono più compatta alla vista, ma metro alla mano i centimetri ci sono, a tutto vantaggio dell’abitabilità e della versatilità, garantita anche dalla presenza delle 5 porte.

Spazio a parte, la Hyundai i20 N-Line sottolinea la propria vocazione sportiveggiante con un look impreziosito da dettagli inediti. La calandra, per esempio, ha una trama simile alla più cattiva i20 N, mentre dietro si nota subito il doppio terminale di scarico, che a differenza di quello che accade su tanti altri modelli, è ancora in bella vista.

Anche dentro i dettagli “racing” non mancano. Le impunture rosse a contrasto dei sedili e di altri rivestimenti, il volante a tre razze con la corona piatta nella parte inferiore o, ancora, la leva del cambio con pelle traforata e badge “N”.

La i20 nasce sulla piattaforma K2 su cui il gruppo Hyundai-Kia costruisce molte delle attuali vetture compatte. Dal punto di vista del telaio, l’auto monta uno schema MacPherson all’anteriore e un ponte torcente dietro.

Per quanto riguarda il powertrain, questa 1.0 T-GDI 48V DCT ospita sotto il cofano un motore 3 cilindri turbo-benzina da 1 litro di cilindrata (998 cc per la precisione) abbinato a un cambio a doppia frizione a sette marce che è in grado di dialogare egregiamente con la parte elettrica presente a bordo: il sistema mild hybrid da 48 volt. Questo è studiato per garantire la massima efficienza e infatti, quando si alza il piede dal gas, consente di viaggiare in modalità esclusivamente elettrica e di sfruttare la rigenerazione dell’energia per ricaricare la batteria presente a bordo, da 0,5 kWh.

Hyundai i20 N-Line: prova su strada 11

Su strada la Hyundai i20 risulta intuitiva ed equilibrata già dopo pochi metri. Merito di una messa a punto generale molto curata, che riesce a coadiuvare fluidità di guida e agilità senza compromettere il comfort.

L’auto è piacevolmente reattiva, risponde bene a ogni impulso sul volante senza eccessivo rollio. I transitori sono contenuti e l’auto, per quanto abbia passo corto e schema “tutto-avanti” non si scompone mai. Anche forzando il ritmo, inoltre, l’elettronica consente di tornare sui binari senza interventi eccessivamente bruschi.

Hyundai i20 N-Line: prova su strada 6

Il motore, dal canto suo, spinge bene, coadiuvato nelle partenze e nelle accelerazioni da basse velocità dalla parte elettrica, che regala una dose extra di coppia per garantire maggior vivacità e per limitare i consumi che, in effetti, sono contenuti. La Casa dichiara 5,3 l/100 km e, nel corso della nostra prova, non ci siamo discostati molto da questi valori. Il computer di bordo indicava infatti 5,7 l/100 km.

In tutto questo, il cambio doppia frizione regala cambi di marcia fluidi e quasi impercettibili. Soprattutto quando si viaggia ad andature turistiche. Un po’ di incertezza si percepisce invece quando si alza il ritmo. A questo punto risulta chiara l’impostazione verso l’efficienza più che verso le prestazioni pure. Ma la guida, seppur con qualche ritardo, resta piacevole. Nel caso, ricordatevi che c’è la modalità manuale e si può azionare il comando con le palette al volante.

Hyundai i20 N-Line: prova su strada 12

La Hyundai i20 ha un prezzo di partenza di 19.900 euro. L’allestimento N-Line, che come detto dona alla vettura un look più sportivo, ha un prezzo compreso tra i 22.700 e i 25.600 euro in base alla motorizzazione.

Di serie sfoggia, tra le altre cose, vetri oscurati posteriori, fari anteriori e posteriori full-Led, cerchi da 17″, volante sportivo regolabile in altezza, pedaliera in metallo, climatizzatore automatico, sensori luce e pioggia, sistema di mantenimento della carreggiata, cruise control adattativo e sistema di riconoscimento della segnaletica stradale e touchscreen da 10″25.Hyundai i20 N-Line: prova su strada 21

Hyundai i20 1.0 T-GDI 48V DCT

Dimensioni

  • Lunghezza: 4,07 metri
  • Larghezza: 1,78 metri
  • Altezza: 1,45 metri
  • Passo:2,58 metri
  • Bagagliaio: 352 litri

Powertrain

  • Motore benzina: 1.0 turbo a tre cilindri con schema mild hybrid a 48 v
  • Potenza: 100 CV
  • Coppia: 200 Nm

 

Ferrari 296 GTB: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Ferrari 296 GTB: prezzi, dimensioni e caratteristiche

La Ferrari 296 GTB, lanciata nel 2021 come erede della F8 Tributo, è un modello che rappresenta un passo avanti importante per la Casa del Cavallino Rampante nella sua lunga tradizione di sportive: si tratta infatti della prima berlinetta stradale (con motore posteriore centrale) a montare un propulsore V6, oltre tutto elettrificato.

Questa la scheda tecnica di Ferrari 296 GTB:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 2
 Bagagliaio 202 + 112 litri
 Alimentazioni Ibrida
 Classe Euro 6
 CV/kW (da) 830/610
 Prezzo (da) 291.900 €
INDICE
Novità 2025
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

Ferrari 296 Speciale “Piloti Ferrari”

Ferrari ha presentato a Le Mans una nuova versione a tiratura limitata della 296 Speciale con l’allestimento “Piloti Ferrari”, nato per celebrare il mondo delle gare di durata e le vittorie del Cavallino nel Wec, e per rendere omaggio ai piloti-clienti coinvolti nelle attività sportive ufficiali della Casa di Maranello. La sportiva sarà offerta in quattro colori: Rosso Scuderia, Blu Tour de France, Nero Daytona e Argento Nürburgring. Sulle fiancate presenterà il logo Wec dipinto a mano e sul paraurti anteriore la bandiera italiana, mentre sulla carrozzeria spiccherà la livrea, in Giallo Modena, che si ispira a quella dell’hypercar 499P che si è aggiudicata le 24 Ore di Le Mans del 2023, del 2024 e di quest’anno. Si potrà inoltre avere con il numero 51 (quello del vernissage, lo stesso del prototipo che ha vinto in Francia nel 2023), il 50, oppure quello scelto dal pilota-cliente. All’interno, i sedili racing saranno rivestiti in Alcantara nera termoformata con inserti realizzati nello stesso materiale ignifugo utilizzato nelle tute dei piloti ufficiali, e potranno avere cinture di sicurezza a tre o quattro punti.

La plancia sarà decorata con cuciture gialle a contrasto, mentre il sottoplancia, la targhetta identificativa, il battitacco e il volante saranno tutti realizzati in fibra di carbonio e con dedica personalizzabile ed altri dettagli. Per quanto riguarda motore e prestazioni, la 296 Speciale “Piloti Ferrari” avrà 50 CV in più (per un totale di 880 CV, di cui 37 guadagnati dal 3.0 V6 e 13 dalla parte ibrida-elettrica), 60 chili in meno (1.410 in totale, di cui ben 9 risparmiati dal motore, 20 chili dall’interno, il resto dalla carrozzeria), un assetto ribassato di 5 mm e il 20% in più di carico verticale rispetto al modello di base, con 435 kg a 250 km/h. Tale serie di accorgimenti portano il veicolo ad una velocità massima di oltre 330 km/h per uno scatto da 0 a 100 in 2,8 secondi (e da 0 a 200 in 7 secondi). L’allestimento esclusivo sarà disponibile per le prime consegne all’inizio del 2026 in versione solo coupé.

Ferrari 296 Speciale/Speciale A

Ferrari ha presentato le 296 Speciale e Speciale A (versione Spider della Speciale), le eredi spirituali della 488 Pista e Pista Spider, basate sulla GTB e GTS, seguendo una filosofia ormai affermata: rendere ancora più affilate e specialiste le proprie biposto puntando su maggiore potenza, efficienza aerodinamica e su soluzioni tecniche adatte anche all’uso in pista. In queste versioni, il V6 biturbo plug-in hybrid passa da 830 a 880 CV, rendendo la Speciale la berlinetta a trazione posteriore più potente nella storia della Ferrari. Il motore termico, ora capace di 700 CV e 755 Nm, deriva da quello della F80 e adotta bielle di titanio, albero motore alleggerito, pistoni rinforzati, prigionieri di titanio, turbine modificate con nuove casse coibentate e una gestione elettronica evoluta con un sistema anti detonazione derivato dalla Formula 1.

Mentre per quanto riguarda il motore elettrico, raggiunge adesso i 180 CV e 315 Nm, contribuendo a velocizzare i cambi marcia della trasmissione Dct grazie alla maggiore coppia erogata. E grazie alla modalità di guida Qualify è ora disponibile la nuova funzione extraboost, che varia il proprio funzionamento in base alla pista, derivata all’esperienza della SF90 XX Stradale. Anche l’aerodinamica e il downforce sono stati migliorati grazie ad una serie di elementi derivati dalla 296 Challenge come l’Aero Damper nel cofano anteriore, i louvre in stile 296 GT3 sui passaruota, le derive verticali con side wing nella zona posteriore (ispirati alla FXX K) e lo spoiler attivo modificato con due novità principali: la riduzione del 50% del tempo per passare dalla posizione Low Drag alla High Downforce e il terzo settaggio Medium Downforce per ottimizzare la stabilità alle alte velocità.

Altre aree dove Ferrari è intervenuta sono quelle del peso e dell’assetto: la Speciale è stata alleggerita di 60 chili per un rapporto peso/potenza di 1,6 kg/CV (peso a secco 1.410 kg per la Speciale e 1.490 kg per la Speciale A) grazie alle nuove sezioni di carbonio della carrozzeria, ai nuovi pannelli porta e tunnel centrale in pezzo unico di carbonio e ai componenti di titanio del motore termico. Per quanto riguarda l’assetto, il rollio è ridotto del 13%, gli ammortizzatori Multimatic sono abbinati a nuove molle di titanio di derivazione 296 GT3, l’altezza da terra è stata ridotta di 5 mm ed è stato introdotto l’ultimo aggiornamento dell’Abs Evo, mentre Michelin ha sviluppato una variante specifica del pneumatico semi-slick omologato Pilot Sport Cup2. Tutti questi aggiornamenti permettono alla Speciale di accelerare da 0 a 100 in 2,8 secondi (raggiungendo i 200 km/h in 7 secondi netti, o 7,3 secondi nel caso della Speciale A) e di raggiungere una velocità massima di oltre 330 km/h, nonché di segnare tempi in pista più veloci in media di 2 secondi rispetto al modello standard. Le 296 Speciale e Speciale A saranno disponibili nel corso del 2026 con prezzi di partenza rispettivamente di 407.000 e 462.000 euro (tasse escluse).

Le dimensioni si attestano attorno alla media di qualsiasi auto sportiva moderna, con una lunghezza di 4,56 metri per una larghezza di 1,95 metri ed un’altezza di 1,18 metri. Generoso invece il passo con i suoi 2,60 metri di lunghezza.

Dimensioni
Lunghezza 4,56 metri
Larghezza 1,95 metri
Altezza 1,18 metri
Passo 2,60 metri

La 296 GTB è una berlinetta sportiva a 2 posti che, come molti altri modelli Ferrari, presenta un design esterno sportivo ed aggressivo, caratterizzato da linee affilate, forme essenziali, poche linee e una coda muscolosa, evocante le linee delle vecchie Ferrari ma con un tocco moderno. Caratteristico il parabrezza avvolgente, con montanti neri e tetto raccolto verniciato come la carrozzeria che lo fanno assomigliare a una visiera, mentre perfino il vano motore è stato studiato per essere ammirato.

L’aerodinamicità è naturalmente un aspetto sul quale si è puntato molto, con la 296 GTB che presenta un altro primato per Ferrari in fatto di linee: si tratta della prima ad adottare uno spoiler mobile, che esce all’estremità della coda per aumentare il carico aerodinamico, e quindi il grip delle ruote posteriori. E per assicurarsi che l’aria investa lo spoiler con la giusta portata, si è ricorso a un’ala fissa sul tetto, visibile solo da certe angolazioni, che dirotta il flusso d’aria verso la coda. Manca infatti il vetro inclinato che collegava tetto e coda, presente su tutte le recenti berlinette V8 e che “guida” l’aria verso il posteriore dell’auto: ora il lunotto è basso e verticale, mentre la copertura del motore è perfettamente orizzontale.

Gli interni della 296 GTB richiamano quelli di tutte le vetture moderne del Cavallino: pelle, fibra di carbonio, alluminio e altri materiali nobili dalla resa visiva e qualitativa di altissimo livello. Non manca la tecnologia ovviamente, con un display da 16 pollici sistemato davanti al guidatore dove è possibile visualizzare ogni tipo di informazione, tutti i comandi disposti sempre attorno al guidatore e quasi esclusivamente di tipo a sfioramento, su superfici plastiche; persino gran parte di quelli sul volante (24 pulsanti in totale) ed infine un secondo display davanti al passeggero, per visualizzare velocità, mappe del navigatore e gestire climatizzatore e impianto audio.

Anche l’ergonomia non scende a compromessi, con vani porta oggetti sui pannelli porta, taschini e lo spazio per incastonare la spettacolare chiave Ferrari o lo smartphone (qui ricaricabile sia a induzione o via cavo). Infine, per quanto riguarda lo spazio del “bagagliaio“, la 296 GTB non fa eccezione rispetto a tutte le altre supercar e presenta due piccoli e poco pratici pozzetti da 202 e 112 litri.

Il cuore pulsante della Ferrari 296 GTB è composto da un V6 biturbo da 3.0 litri che da solo eroga una potenza di 663 CV, ma che abbinato al motore elettrico da 167 CV montato fra il cambio robotizzato a doppia frizione a 8 marce e il motore endotermico porta la potenza totale ad 830 CV per 740 Nm di coppia. Tutto ciò si traduce in una bruciante accelerazione da 0 a 100 in 2,9 secondi per una velocità massima di 330 km/h (ad 8500 giri/min).

Certamente una Ferrari non si compra pensando all’efficienza e al risparmio di carburante, ma per una questione di normativa e di ricerca della massima efficienza, anche una supercar oggi deve fare i conti con certi dati, anche per contenere il valore sulle emissioni di Co2. E per la 296 GTB in particolare, grazie al suo powertrain ibrido (con batteria da 7 kwh che le permette di percorrere fino a 15 km a zero emissioni per una velocità massima di 135 km/h), i valori dichiarati su un percorso misto sono di 6,6 l/100 km secondo l’omologazione WLTP, un valore fino a qualche anno fa impensabile per una sportiva di questo rango. Per quanto riguarda la ricarica, con presa di Tipo 2 si va a una potenza massima di 3,4 kW, impiegando circa 2-3 ore sia a casa che alla colonnina pubblica per un “pieno”.

Attualmente sono due gli allestimenti disponibili per la Ferrari 296 GTB: la versione standard ed una più “performace-oriented” con la versione Assetto Fiorano.  L’allestimento Assetto Fiorano si concentra sulle prestazioni mediante l’uso di:

  • Materiali Leggeri: Utilizzo di fibra di carbonio per interni ed esterni, riducendo il peso. 
  • Ammortizzatori Multimatic: Derivati dalle competizioni GT, con regolazione fissa ottimizzata per la pista.
  • Appendici Aerodinamiche: In fibra di carbonio sul paraurti anteriore, che aumentano la downforce.
  • Altre Opzioni: Pannelli porta riprogettati per ridurre il peso, lunotto posteriore in Lexan (opzionale), pneumatici Michelin Sport Cup 2R e una livrea specifica (opzionale). 

  • Prestazioni: divertimento ed emozioni assicurate col motore ibrido che riunisce il meglio della tecnologia Ferrari
  • Stile: Inconfondibile ed irresistibile stile Ferrari
  • Accessori e personalizzazione: come da tradizione Ferrari, ampissima gamma di accessori e di opzioni disponibili per personalizzare la vettura.

Di seguito il listino aggiornato a maggio 2025:

Ferrari 296 GTB  Prezzo
3.0 Hybrid DCT 291.900 €

Il Governo Meloni dice sì ai biocarburanti: “L’UE li prenda in considerazione”

Il giro d'Europa in auto di Bosch: "L'UE consideri i biocarburanti" 6

“Il divieto dei motori endotermici si sta dimostrando una scelta senza logica, un’idiozia”. Non ha usato mezzi termini il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin parlando lo scorso 5 giugno dal palco della tappa romana di Tour d’Europe.

L’iniziativa è stata lanciata da FuelsEurope, un’associazione che rappresenta 40 compagnie produttrici di carburanti tradizionali e alternativi per sensibilizzare l’Unione Europea e i cittadini sull’uso dei biocarburanti anche dopo il 2035, quando, per l’appunto, la Commissione Europea prevede di imporre il ban all’endotermico.

Spianare la strada all’elettrico, per il Governo, non è la soluzione. Pichetto Fratin, infatti, spinge per i biocarburanti.

Il giro d'Europa in auto di Bosch: "L'UE consideri i biocarburanti" 5

“Ban all’endotermico scelta infelice”

“L’obiettivo al 2035 – ha continuato il Ministro – doveva basarsi sulle emissioni, non sulle motorizzazioni. Sapere quale tecnologica si utilizzerà 15 anni dopo è impossibile, una scelta infelice. Noi abbiamo un parco veicoli molto anziano, con ancora tanti Euro 1 e 2, che hanno un rapporto emissivo di 1 a 28 rispetto agli Euro 6. Come pensiamo di raggiungere la decarbonizzazione?”

C’è poi un problema di accessibilità: “Io sono convinto che l’auto elettrica, avendo 7-8 volte meno pezzi, farà la parte del gigante, ma servono 5 salari medi per comprarne una”.

Per questo, “l’impegno del Governo è una ridefinizione dei target nel 2026”.

Sì ai biocarburanti

Intervenendo a un evento che promuoveva i biocarburanti, Pichetto Fratin non poteva non appoggiare questa soluzione. Il ministro ha infatti affermato che “la resistenza dell’Unione europea rispetto al fronte dei biocarburanti sia più una questione di interessi nazionali e aziendali piuttosto che una questione ideologica”.

Il Governo dice sì ai biocarburanti: "L'UE li prenda in considerazione"
Il ministro Pichetto Fratin

Va detto che un eventuale investimento nei biocarburanti da parte di Bruxelles troverebbe favorevole il tessuto economico italiano. Il Belpaese, infatti, è il quarto produttore di biocarburanti in Europa dopo Germania, Francia e Spagna.

In generale, la produzione mondiale di questi combustibili green è cresciuta del 44%, con l’Europa a lavorarne il 15% del totale, e potrebbe rappresentare un “piano B” rispetto all’elettrificazione.

Italia grande produttrice

Secondo i dati di Unem, l’associazione che riunisce le aziende petrolifere, l’Italia ha prodotto 1,3 milioni di tonnellate di biocarburanti nel 2024. Su nove raffinerie presenti in Europa, infatti, due sono nel nostro Paese, e hanno una capacità produttiva che può arrivare a 2,8 milioni di tonnellate l’anno.

A dire il vero, gli analisti stimano che la produzione italiana potrebbe raggiungere i 5 milioni. Così i biocarburanti riuscirebbero a sostituire il 15% dei combustibili fossili.

A trainare il mercato sarà ragionevolmente Eni, che vanta una capacità di bioraffinazione di 1,65 milioni di tonnellate.

Alpine A390: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Alpine A390: prezzi, dimensioni e caratteristiche 4

Alpine si prepara a scrivere un nuovo capitolo nella propria storia con la A390, un SUV 100% elettrico con il compito di unire lo spirito sportivo tipico del marchio ad un’inedita versatilità data dalle sue forme da SUV. Si tratta di un modello chiave per il brand francese, che traghetta il marchio in un segmento di mercato tutto nuovo

Questa la scheda tecnica di Alpine A390:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 532 litri
 Alimentazioni Elettrica
 Classe –
 CV/kW (da) 400/295
 Prezzo (da) –
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

La A390 è il modello più grande della attuale gamma di Alpine, con una lunghezza di 4,61 metri, una larghezza di 1,88 metri e un’altezza di 1,53 metri. Dimensioni che la collocano direttamente nel segmento D. Il passo invece si stabilisce sui 2,71 metri di lunghezza.

Dimensioni
Lunghezza 4,61 metri
Larghezza 1,88 metri
Altezza 1,53 metri
Passo 2,71 metri

: esterni

Le linee sono fluide e scolpite, creando una silhouette dinamica, con il lunotto bombato e le superfici vetrate che ne accentuano la compattezza. Il paraurti anteriore presenta un originale motivo a triangoli, un cofano spiovente per migliorare l’aerodinamica, mentre i fari stessi integrano dei triangoli che compongono la firma luminosa “Cosmic Dust”, una sequenza animata che accoglie il conducente quando si avvicina all’auto. Sulle fiancate, la carrozzeria esibisce delle spalle muscolose e le maniglie a scomparsa per le porte posteriori. Al posteriore, il logo retroilluminato è incorniciato da triangoli frammentati, mentre le sottili barre luminose anteriori e posteriori sembrano fendere l’aria, evocando leggerezza e velocità. Il piccolo logo A sulla fiancata è orientato verso l’anteriore, mentre sul montante C si può scegliere di aggiungere una bandiera francese.

Sei sono le colorazioni disponibili per la nuova Alpine: Nero Profondo, Blu Abisso, Blu Alpine Vision, Argento Mercury, Bianco Topazio e Grigio Tuono opaco. Il tetto può essere in tinta o nero a contrasto e le zone basse della carrozzeria e dei passaruota sono rifiniti in nero lucido. Inoltre, a seconda dell’allestimento, l’auto può montare cerchi da 20 o 21 pollici.

All’interno l’abitacolo presenta un’impostazione sportiva, col posto guida chiaramente orientato verso il conducente e con a disposizione due schermi ad alta definizione da 12,3 e 12 pollici, più alcuni tasti fisici per gestire le funzioni principali senza distrazioni. Il volante sportivo, riscaldato, in pelle Nappa blu presenta una base piatta e integra i comandi per le modalità di guida, assistenza alla guida, infotainment e strumentazione. Spiccano tra questi i due pulsanti in alluminio ispirati alla Formula 1: quello blu RCH per la rigenerazione della frenata (fino alla modalità One Pedal) e quello rosso OV per la funzione Overtake e il launch control.

La console centrale rialzata, ispirata all’A110, ospita i comandi del cambio e due alette personalizzabili. I sedili sportivi Alpine Sport Seat sono anch’essi rivestiti in Alcantara, con il logo Alpine ricamato nella parte alta. Al top della gamma si trovano i sedili Sabelt in pelle Nappa blu e grigia. Tra le altre dotazioni figurano dettagli come le griglie Devialet in alluminio, l’illuminazione ambientale e il rivestimento del tetto in microfibra (quest’ultimo optional). Lo spazio nella zona posteriore è un po’ ostacolato dalle forme da fastback del veicolo, ma la conformazione degli schienali posteriori permette di avere comunque una postura confortevole. Il bagagliaio, infine, assicura una buona capacità di carico con i suoi 532 litri (e doppio fondo opzionale).

Passando alla meccanica, l’A390 si basa sulla piattaforma AmpR Medium (ma adeguatamente modificata) associata a un’architettura unica nel suo genere per la Casa della Losanga: tre motori elettrici, uno anteriore e due posteriori. Tutti gestiti in modo coordinato dal sistema Alpine Active Torque Vectoring. Tale dispositivo consente di modulare in tempo reale la coppia tra i due assi e, soprattutto, tra le ruote posteriori destra e sinistra, per influenzare la dinamica in curva e aumentare l’agilità. A seconda delle versioni (GTS e GT), la fastback può scaricare a terra 400 o 470 CV, con 650 e 808 Nm di coppia rispettivamente, per un’accelerazione da 0 a 100 in 4,8 secondi e velocità massima di 200 km/h per la GT e un’accelerazione da 0 a 100 in 3,9 secondi per una velocità massima di 220 km/h per la GTS. L’alimentazione è affidata a una batteria al litio da 89 kWh su architettura a 400 volt, sviluppata appositamente dallo specialista Verkor.

L’autonomia dichiarata per l’Alpine A390 è compresa tra i 520 km e i 555 km nel ciclo WLTP, anche se il dato esatto è ancora in via di omologazione definitiva, mentre  per la ricarica si possono sfruttare colonnine in corrente continua fino a 190 kW per passare dal 15 all’80% in meno di 25 minuti e fino a 11 kW in corrente alternata.

 

  • Stile: il design è inedito dal forte sapore sportivo.
  • Comodità: il primo SUV di Alpine, pensato per garantire tanto spazio a bordo.

Alpine ancora non ha annunciato i prezzi ufficiali della A390, ma considerando che è un modello top di gamma, ci si aspetta un listino superiore ai 50.000 euro.

Stretta della Cina sulle terre rare: “L’automotive rischia la paralisi”

Stretta della Cina sulle terre rare: "L'automotive rischia la paralisi"

In guerra ci sono attacchi e contrattacchi, e non solo quando la si fa con le armi. Nel conflitto commerciale innescato dalla decisione del presidente Donald Trump di imporre dazi alla Cina del 145%, infatti, ora è arrivata anche la risposta del Dragone. 

Dallo scorso aprile, infatti, il presidente cinese Xi Jinping ha reso più difficile esportare le terre rare prodotte nel Paese. Come? Imponendo alle aziende del settore di passare dagli uffici governativi di Pechino per ottenere il via libera prima di portare i loro prodotti sui mercati esteri.

Il Presidente cinese Xi Jinping
Il Presidente cinese Xi Jinping

Un iter che potrebbe richiedere anche due o tre mesi, e che sta tenendo le spedizioni ferme per tempi insostenibili. Non un dazio, dunque, ma qualcosa di molto più sottile.

Si tratta di una mossa che avrà l’effetto di rallentare i ritmi del commercio internazionale. A mettersi le mani nei capelli sono soprattutto le Case automobilistiche. Non solo negli USA, ma anche in Europa.

Il dominio cinese sulle terre rare

La Cina estrae il 60% delle terre rare presenti a livello globale, e costruisce il 90% dei magneti a terre rare che finiscono nei telefoni cellulari e dei powertrain delle auto elettriche di tutto il mondo.

Si tratta di materiali preziosi: 17 elementi che il Paese del Dragone estrae grazie a un processo lungo e inquinante. E di cui è molto geloso.

La produzione automotive rischia di rallentare
La produzione automotive rischia di rallentare

Già nel dicembre 2023, infatti, Pechino aveva deciso di impedire l’export di qualsiasi strumentazione tecnica in grado di produrre i magneti a terre rare, oggetti in grado di produrre campi magnetici molto forti.

La mastodontica burocrazia cinese aveva colpito anche il mercato interno, dove vige un sistema di quote decise dal Partito Comunista e che favorisce soprattutto le aziende controllate dallo Stato.

Le conseguenze

Il commissario europeo con delega al commercio Maros Sefcovic ha definito a inizio giugno “allarmante” la situazione nell’industria automobilistica europea dopo la decisione di Xi.

Anche le aziende sono pessimiste. La conversione all’elettrico di tutte le Case europee (da realizzare per legge entro dieci anni) dipende quasi esclusivamente dalle terre rare cinesi.

“Dallo scorso aprile, centinaia di richieste di via libera sono state depositate, ma solo un quarto è stata approvata” ha detto la European Association of Automotive Suppliers.

Donald Trump
Donald Trump

Secondo il Financial Times, la mancanza di minerali critici ha già costretto allo stop decine di stabilimenti in USA e UE, mentre altri potrebbero resistere meno di un mese.

Mentre Stellantis spiega di essere “riuscita a risolvere immediatamente i problemi di produzione senza interruzioni significative”, infatti, Ford ha già sospeso per una settimana la produzione in uno stabilimento di Chicago, mentre Suzuki ha interrotto le linee della Swift in Giappone.

Donald Trump e Xi Jinping si sono sentiti telefonicamente per discutere del tema, e sul suo social “Truth” il presidente USA ha scritto che “non dovrebbero esserci più questioni” sull’export di terre rare. Ora bisogna capire cosa succederà, ma l’impressione è che la guerra sarà ancora lunga.

 

 

 

Xiaomi YU7: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Xiaomi YU7: prezzi, dimensioni e caratteristiche 3

Xiaomi si prepara a sfidare la Tesla Model Y con il suo nuovo SUV dalle linee sportiveggianti, la YU7, che andrà ad affiancare la berlina SU7 (con la quale condivide pianale e powertrain). L’arrivo nelle concessionarie è previsto per la fine dell’autunno e le sue caratteristiche? Tanto spazio all’interno, dimensioni più generose rispetto alla sua rivale ed un design accattivante.

Ecco la scheda tecnica della Xiaomi YU7:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 240 litri
 Alimentazioni elettrica
 Classe –
 CV/kW (da) 320/235
 Prezzo (da) 50.000/60.000 €

 

INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Perché comprarla
Prezzi

Rispetto al veicolo che vuole sfidare (la Tesla Model Y), la YU7 è una spanna più lunga, con: 4,9 metri di lunghezza (contro i 4,7 dell’americana), 1,9 metri di larghezza, 1,6 metri d’altezza ed un passo di 3 metri (11 cm in più rispetto alla Model Y). Il bagagliaio invece mette a disposizione 678 litri (1.758 ripiegando i sedili della seconda fila), a cui si aggiungono i 141 litri del frunk (con otto modalità diverse di apertura elettrica).

Dimensioni
Lunghezza 4.999 mm
Larghezza 1.996 mm
Altezza 1.600 mm
Passo 3.000 mm

Le forme della YU7 sono slanciate e sportive, da SUV-coupé, e contengono numerosi rimandi alla berlina SU7 (per esempio i gruppi ottici anteriori), ma le proporzioni ricordano in modo impressionante quelle della Ferrari Purosangue, in particolare quelle del posteriore. La carrozzeria sarà disponibile in 9 colori e, per accentuarne il carattere sportivo, sarà possibile su richiesta avere ruote più larghe al posteriore insieme a passaruota dedicati.

Gli interni si caratterizzano per la semplicità delle linee, con il grande schermo dell’infotainment da 16,1 pollici al centro della plancia, realizzata in materiali morbidi, e nessun comando fisico sul tunnel centrale, dove trovano posto due piastre di ricarica wireless e altrettanti portabicchieri. Al posto della classica strumentazione inoltre, sulla YU7 debutterà il nuovo Xiaomi HyperVision Panoramic Display, un sottile schermo ad altissima definizione (composto in realtà da tre display affiancati) posto alla base del parabrezza e lungo 1,1 metri, sul quale vengono proiettate informazioni di viaggio, sui parametri dell’auto e sui contenuti multimediali in riproduzione, ma anche dati sul traffico o pattern luminosi specifici durante la navigazione. Negli allestimenti più ricchi le sedute anteriori sono in pelle Nappa e sono dotate di 10 punti di massaggio, mentre i passeggeri posteriori possono beneficiare di sedili regolabili elettricamente (inclinabili fino a 135 gradi) e di uno schermo di 6,68 pollici che consente di controllare il “clima”, la musica e il navigatore. Di serie il tetto panoramico in vetro.

Come per la berlina SU7, anche la YU7 è disponibile in tre versioni il cui powertrain cambia: Standard, Pro e Max. La prima, a trazione posteriore, monta un motore da 235 kWh (320 CV) sull’asse posteriore con batteria al litio-ferro-fosfato da 96,3 kWh, che permette alla Suv elettrica di scattare da ferma a 100 km/h in 5,9 secondi e di raggiungere una velocità massima di 240 km/h. La Pro invece ha due motori e la trazione integrale, con una potenza complessiva di 365 kW (496 CV), mentre la batteria è sempre quella da 96,3 kWh. La Max infine, anch’essa a trazione integrale, ha un powertrain da 508 kW (691 CV) con batteria al nichel-manganese-cobalto da 101,7 kWh, per uno 0-100 km/h in 3,23 secondi e una velocità massima di 253 km/h.

Come per la stessa motorizzazione, il livello di autonomia della YU7 varia in base alla versione che si sceglie del veicolo. Secondo il più generoso ciclo cinese, infatti, la Standard ha un’autonomia di 835 km, mentre la Pro ha un’autonomia di 770 km ed infine la Max ha 760 km di percorrenza.

Per quanto riguarda la ricarica, grazie all’architettura da 800 volt la YU7 può accumulare 620 km di autonomia in 15 minuti.

  • Abitabilità: il passo generoso consente di viaggiare comodamente
  • Tecnologia: tanti schermi di intrattenimento (anche per i passeggeri) e un originale display high-tech rispetto ad una strumentazione classica.
  • Design: sportivo ed accattivante, con dimensioni generose.

: prezzi

Il listino per l’Europa non è ancora disponibile, ma in Cina si parla di un prezzo di lancio tra i 400mila e i 500mila yuan, cioè circa tra i 50 e i 60 mila euro.

 

Tutto su Antonio Filosa, l’ad che dovrà risollevare Stellantis

Tutto su Antonio Filosa, l'ad che dovrà risollevare Stellantis

Stellantis ha un nuovo amministratore delegato. È l’italiano Antonio Filosa, che fino ad oggi ha guidato il gruppo negli Stati Uniti. Filosa colma un vuoto di potere durato quasi sei mesi, dopo le dimissioni date a dicembre da Carlos Tavares, manager portoghese alla guida del Gruppo dalla sua fondazione nel 2021.

Il mandato di Tavares sarebbe scaduto nel 2026, ma il calo delle vendite e dei profitti ha fatto propendere il Presidente John Elkann (che detiene la maggior parte delle quote di Stellantis tramite la holding di famiglia Exor) prima per il commissariamento e poi per la sostituzione.

Chi è Antonio Filosa

52 anni, nato a Napoli, Antonio Filosa entra in Fiat nel 1999. In pochi anni comincia la scalata dell’azienda, che lo spedisce in America Latina e poi lo nomina capo di quella regione nel 2018.

Quando nasce Stellantis nel 2021, Filosa mantiene le redini del Sud America. Lì conosce anche la moglie, un architetto brasiliano con cui ha due figli.  Nel 2023 è stato chiamato a guidare Jeep, ruolo abbandonato solo nel 2025 quando la proprietà gli ha affidato il compito di “global chief of quality”.

La sua esperienza in tre continenti risponde a quel “profilo globale” ma con radici in Italia che la Casa stava cercando per risollevarsi. Dall’ottobre 2024, il manager è stato chiamato da Elkann negli Stati Uniti.

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Infine la promozione ad amministratore delegato, deliberata dal consiglio d’amministrazione all’unanimità. Filosa, ha detto la Casa, ha ottenuto “un comprovato successo durante i suoi 25 anni nell’industria automotive”. 

L’inizio del nuovo corso ha una data: 23 giugno, quando il manager prenderà ufficialmente la guida del Gruppo. Nella stessa data, Elkann dovrebbe nominare anche un nuovo team che lo accompagnerà.

Sul tavolo si troverà alcuni dossier scottanti: dalla guerra dei dazi lanciata dagli Stati Uniti fino al calo drammatico dei profitti.

Non vanno dimenticati anche i malumori degli operai degli stabilimenti storici del Gruppo. A partire da quelli di Mirafiori, a Torino, che negli ultimi anni hanno alternato cassa integrazione a poche giornate di lavoro, e continuano a temere la chiusura.

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Le sfide del nuovo ad

Primo obiettivo: aumentare i profitti sul mercato statunitense, ad oggi il più importante per la Casa. Non sarà facile, viste le tariffe del 25% imposte dal presidente statunitense Donald Trump su auto e componentistica importate da Europa e Asia.

Stellantis aveva annunciato un piano da 5 miliardi per gli USA, ma a causa dell’incertezza dovuta alle barriere commerciali il Gruppo ha sospeso tutte le previsioni di bilancio.

Secondo obiettivo: aumentare le vendite. Il dato da cui partire è il calo del 70% dei profitti e del 17% dei ricavi registrato a fine 2024, che rende precaria la sua quarta posizione per vendite a livello globale.

Alcuni analisti del settore automotive dicono che il nuovo ad potrebbe anche ricorrere a drastiche misure di razionalizzazione dei 14 brand che compongono il portafoglio del Gruppo.

Tutto su Antonio Filosa, l'ad che dovrà risollevare Stellantis 2

A questo dovrà aggiungersi lo sforzo per l’elettrificazione, che sarà fondamentale per fare concorrenza alla Cina, che si sta prendendo pezzo dopo pezzo il mercato europeo delle auto a zero emissioni.

Infine, c’è il capitolo occupazione, con gli operai in sciopero soprattutto nello stabilimento storico, quello di Mirafiori a Torino. Stellantis ha avviato lì la realizzazione dei primi esemplari della 500 ibrida, ma non basta. Altri modelli importanti del marchio come la Grande Panda, la Topolino e la 600 continuano a essere prodotti negli stabilimenti con una manodopera più economica.

“Siamo fiduciosi che Filosa rimetta gli stabilimenti italiani al centro – ha detto il segretario generale UILM Torino Luigi Paone – ma sarà importante anche il lancio dell’indotto”, cioè di tutte le fabbriche medie e piccole che producono componenti per Stellantis.

Maybach SL 680 Monogram Series: prezzi, dimensioni, caratteristiche

Maybach SL 680 Monogram Series: prezzi, dimensioni, caratteristiche

La Maybach, marchio di lusso di Mercedes, ha ampliato la sua gamma con la SL 680 Series. Si tratta del quarto modello del brand, ed è basato sull’omonima roadster (Mercedes SL) firmata AMG.

Due posti, tanto stile e potenza da supercar: queste sono le caratteristiche del modello che la Casa tedesca ha definito “straordinaria sinfonia di bellezza e sportività”. L’auto per ora è a listino solo in Germania.

Ecco dunque la scheda tecnica della Maybach SL 680 Monogram Series:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 2
 Bagagliaio 213/240 litri
 Alimentazioni benzina
 Classe –
 CV/kW (da) 585/430
 Prezzo (da) (In Germania) 255.677 €
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

Le misure non sono ancora note, ma essendo sviluppata sulla base della SL, è plausibile che le dimensioni siano le medesime della sorella marchiata Mercedes.  4 metri e 70 la lunghezza, per una larghezza di 1 metro e 91. L’altezza è di 1 metro e 35 e il passo è di 2 metri e 70. Il bagagliaio ha dimensioni in linea con la categoria: 213 litri che diventano 240.

Dimensioni
Lunghezza 4.700 mm
Larghezza 1.910 mm
Altezza 1.350 mm
Passo 2.700 mm

Lo stile ricalca in maniera molto fedele quello della Mercedes SL, rispetto alla quale sfoggia finiture più ricercate e un ampio uso di inserti cromati. La Maybach SL 680, inoltre, punta su una calandra illuminata. I gruppi ottici hanno dettagli  in oro rosa, mentre la stella a tre punte, simbolo della Casa tedesca, è presente sul cofano impreziosita da una venatura centrale placcata in cromo.

Nella parte bassa del diffusore e nel rivestimenti degli scarichi tornano le cromature. I cerchi in lega da 21 pollici sono inoltre disponibili a cinque fori o multirazze. Come optional c’è invece il cofano nero in ossidiana, col logo di Maybach in grigio grafite che si ripete estendendosi su tutta la superficie e realizzato parzialmente a mano.

I due posti dell’abitacolo hanno rivestimenti in pelle Nappa Manufaktur con un caratteristico design floreale, a cui si accompagnano anche alcuni particolari in cromo argentato sui sedili, posizionati alla base dei poggiatesta e negli schienali. Ma la qualità passa anche per un comfort acustico maggiore, che i tecnici tedeschi hanno raggiunto grazie all’adozione di schiume fonoassorbenti e inserti di fibra di vetro nello scarico.

Da SL a SL 680 il powertrain non cambia: è lo stesso V8 di 4.0 litri che genera una potenza massima di 585 CV per 800 Nm di coppia, assieme al cambio automatico 9G Tronic a nove rapporti e alla trazione integrale 4Matic+. L’accelerazione è da sparo: 4,1 secondi da 0 a 100 km/h. Completano il setup della vettura le sospensioni pneumatiche e le quattro ruote sterzanti.

Gli allestimenti sono due, che differiscono solo sui colori

  • Red Ambience 
  • White Ambience

Red Ambience: mantiene il nero ossidiana metallizzato, combinato però con un rosso granato metallizzato. Si tratta di una novità per Mercedes.

White Ambience: la tipica bicolore Maybach trova una nuova interpretazione, con un mix di nero ossidiana metalizzato nella parte superiore assieme al bianco opalite magno nella parte inferiore.

  • Prestazioni: il V8 della SL funziona benissimo anche qui
  • Design: il tocco di lusso è la firma di Maybach che rende imperdibile il modello
  • Personalizzazioni: ci sono più di ciqnuanta tinte disponibili nei due allestimenti

Renault 4: prezzi

I prezzi per l’Italia non sono ancora stati comunicati, ma sul mercato tedesco il costo è di 255.677 euro.

Auto elettrica usata? Ecco come scoprire se vale la pena comprarla

Auto elettrica usata? Ecco come scoprire se vale la pena comprarla 1

C’è un motivo per cui un’auto elettrica usata non ha troppo successo sul mercato: dopo anni e chilometri di utilizzo, le loro batterie sono “consumate” e non garantiscono le stesse prestazioni promesse all’immatricolazione.

Il motivo è il degrado che si crea dopo cicli continui di carica e scarica. La conseguenza è che l’elettrico usato costa pochissimo ed è poco efficiente. Per questo Bosch ha ideato una soluzione.

L’idea di Bosch

Si chiama “User Certificate To Go” ed è uno strumento di diagnosi che fotografa lo stato di salute dell’accumulatore di un’auto elettrica usata. Il colosso tedesco l’ha presentato a inizio maggio, e le novità interessanti non sono poche.

A partire dalle modalità di utilizzo. Basta infatti collegare un piccolo dispositivo di lettura chiamato “dongle” alla centralina attraverso il connettore universale per ricevere tutti i dati necessari all’analisi.

Auto elettrica usata? Ecco come scoprire se vale la pena comprarla

Prima di usarlo, però, bisogna accertarsi che l’auto sia in carica almeno del 20%. Il processo di verifica durerà pochi minuti e trasmetterà le informazioni alla piattaforma digitale di Bosch. Da lì si potrà poi scaricare un “certificato” che racconta come sta la batteria.

Tra i dati resi disponibili dalla carta ci sono le percentuali residue e altri parametri di contorno come la nuova autonomia. In più, le misurazioni avvengono partendo dalla capacità lorda della batteria, per essere ancora più precisi.

A chi è rivolto

Bosch ha pensato il dispositivo per concessionari e operatori dell’automotive che lavorano con l’usato, in modo da capire esattamente in che condizioni è la batteria di un’auto elettrica usata grazie a un dispositivo “terzo”, non prodotto da un particolare costruttore.

Altro vantaggio, il funzionamento via cloud per la trasmissione delle informazioni contenute nel certificato: questo permette di inviare i dati delle rilevazioni anche a distanza, rendendo lo strumento estremamente pratico.

Terzo e ultimo vantaggio, non richiede installazione: basta attaccarlo a un’auto in carica e staccarlo quando l’analisi è avvenuta.

 

Renault 4: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Renault 4: prezzi, dimensioni e caratteristiche 9

Continua l’offensiva Renault sull’elettrico e continua con un’operazione che mira a riportare in vita modelli iconici del passato che hanno contribuito a costruire il fascino e il successo del brand nei decenni. 

Dopo la Renault 5 elettrica e in attesa della Twingo (elettrica anch’essa) la Casa della Losanga ha mostrato durante il Salone di Parigi la Renault 4 elettrica, SUV compatto che fa della praticità e della versatilità i principali punti di forza

Ecco la scheda tecnica della Renault 4:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 2
 Bagagliaio –
 Alimentazioni elettrica
 Classe –
 CV/kW (da) 1.275/938
 Prezzo (da) 2.000.000 €

 

INDICE
Novità 2025
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

Renault ha presentato la Renault 4 Savane 4×4 Concept, una showcar che riprende una delle varianti speciali del modello originale. Rispetto alla Renault 4 di serie, la Savane 4×4 può contare sulla trazione integrale permanente grazie ad un secondo motore elettrico montato sull’asse posteriore, su una carreggiata allargata di 10 mm e un’altezza da terra aumentata di 15 mm. Le ruote sono Goodyear UltraGrip Performance+ 225/55, con cerchi da 18 pollici. La carrozzeria è in Jade Green, con il logo 4Savane sulle fiancate e la scritta 4×4 sul portellone. Passaruota e paraurti sono in nero lucido: questi ultimi prevedono anche protezioni speciali per assorbire i piccoli urti. Il tetto in tela ha un motivo mimetico sui toni del grigio scuro. I rivestimenti interni sono in Tep marrone, con ricami pied-de-poule sui fianchetti e un motivo su schienali e sedute che riprende il numero 4. Infine, anche la plancia è rivestita in tessuto Deep brown, con cuciture a contrasto e il logo 4Savane retroilluminato.

La Renault 4 nasce sulla stessa piattaforma della Renault 5. Si chiama AmpR Small ed è stata realizzata dalla divisione Ampere della Casa francese (quella che si occupa dello sviluppo della strategia elettrica del brand). 

In questo caso è stata allungata per dare forma a un SUV compatto che ha una lunghezza di 4,14 metri e un passo di 2,62 metri. L’auto, che è stata pensata principalmente per la città, ha una larghezza di 1,8 metri e un’altezza di 1,57 metri. 

Dimensioni
Lunghezza 4.140 mm
Larghezza 1.800 mm
Altezza 1.570 mm
Passo 2.620 mm

La Renault 4 fa del look retrò uno dei massimi punti di forza. L’auto ricorda in molti dettagli la precedente R4, che fu prodotta dal 1961 al 1992 in oltre 8 milioni di esemplari. Sul frontale i fari e la parte centrale del muso ricordano proiettori e mascherina della vettura originale. Anche nella vista di profilo le somiglianze (soprattutto nella linea del tetto, nel montante D e nella finestratura) sono evidenti. E lo stesso vale dietro, dove compaiono fari a sviluppo verticale che ricordano quelli a tre luci del passato.

In generale, la pulizia delle linee rende più gradevole il modello elettrico, che risulta piacevolmente equilibrato grazie alla presenza di grossi cerchi in lega, di paraurti con vistose protezioni in plastica e per l’adozione di una serie di accorgimenti che rendono l’aspetto curato e attuale.

La parentela con la Renault 5 si nota soprattutto quando si sale a bordo. L’abitacolo della Renault 4, infatti, riprende quello della citycar che l’ha anticipata di un annetto sotto molti punti di vista. La Casa, per una più che comprensibile operazione di contenimento dei costi, ha adottato la stessa plancia e buona parte della componentistica. Dal posto guida si nota il pannello a sbalzo che contiene due monitor affiancati (quello dietro al volante è dedicato alla strumentazione e quello centrale all’infotainment). L’auto ha rivestimenti in tessuto che trasmettono una sensazione di elevata qualità e creano un’atmosfera più accogliente. 

Interessante sia la soluzione della leva al volante da cui comandare le modalità di guida (Drive, Retro, Neutral), anch’essa omaggio al modello che fu, e la presenza di levette al volante da cui regolare il livello della frenata rigenerativa. Pratica, si diceva, come la progenitrice, la Renault 4 ha nel tunnel centrale sia una presa da 220 volt, sia due prese USB C, sia un tappetino per la ricarica wireless. 

La Renault 4 elettrica si presenta sul mercato in diverse versioni. Due sono i tagli di batteria disponibili. Si può scegliere quella piccola, da 40 kWh, o quella più grande, da 52 kWh. 

Nel primo caso l’auto è dotata di un motore elettrico posto all’anteriore in grado di sviluppare 122 CV e 225 Nm. Nel secondo caso la R4 elettrica monta un motore elettrico (sempre in corrispondenza dell’avantreno) in grado di erogare una potenza di 150 CV e una coppia di 245 Nm. 

La Renault 4 elettrica, che è dotata di un caricatore di bordo da 11 kW e che può essere ricaricata anche in corrente continua fino a una potenza massima di 100 kW, dichiara un’autonomia di 300 km se si sceglie quella con la batteria più piccola e di 400 km circa se si sceglie quella con la batteria più grande. 

Gli allestimenti della nuova Renault 4 sono tre:

  • Evolution
  • Techno
  • Iconic

Evolution: cerchi in acciaio da 18″, strumentazione digitale da 7″, monitor centrale da 10″ con aggiornamenti OTA per 5 anni, sensori di parcheggio e telecamera posteriori, climatizzatore automatico, sistema keyless, vari sistemi di guida assistita, pompa di calore.

Techno: cerchi in lega da 18″, barre al tetto, strumentazione digitale da 10,2″, infotainment con ChatGPT integrato, cruise control adattivo, caricatore wireless per lo smartphone.

Iconic: cerchi in lega da 18″ con design dedicato, sistema di parcheggio automatico, luci ambientali, sedili con tessuto riciclato, volante riscaldabile e frenata rigenerativa su 4 livelli.

  • Abitabilità: la R4 elettrica ha forme regolari e tanto spazio interno. 
  • Design: l’operazione revival sembra davvero riuscita.
  • Prezzo: per quanto non sia stato ancora comunicato, dovrebbe essere competitivo.

Renault 4: prezzi

Di seguito il listino prezzi della Renault 4 aggiornato a maggio 2025:

Renault 4 Prezzo
Renault 4 120 CV 29.900 €
Renault 4 150 CV 32.900 €