Auto divenute icone: Ford Mustang

Ford Mustang: prezzi, dimensioni e caratteristiche 3

Oggi la Ford Mustang Mach-E è un crossover suv elettrico, che in alcuni particolari come i gruppi ottici posteriori e i loghi a forma di cavallo (il nome deriva dai cavalli selvaggi nordamericani Mustang), ricorda la mitica sportiva americana. Ma a parte il nome e i pochi dettagli, non ha niente a che vedere con l’originale, che è una delle vetture più vendute nella storia dell’industria automobilistica mondiale, imitata da molti altri marchi.

La Ford Mustang nasce nel 1964 e in poco tempo diventa una delle muscle car più iconiche degli anni ’60 e ’70. Il progetto risale agli inizi degli anni ’60, quando il mitico manager Lee Iacocca ebbe l’idea di creare una vettura pensata per la generazione dei “Baby boomers”, i nati dopo la seconda guerra mondiale. I lavori partono con un budget ridotto dopo la chiusura del marchio Edsel e per questo vengono usati molti pezzi presi da altri modelli; mentre come base è utilizzato il pianale della Ford Falcon, con dimensioni più piccole e con l’aggiunta di alcuni rinforzi strutturali. Il risultato è un’auto lunga 4,6 metri e larga 1,78 che dà il via contemporaneamente al filone delle muscle car e a quello delle pony car.

Auto divenute icone: Ford Mustang

Un immediato successo

Mustang arriva sul mercato nella primavera del 1964 e conquista fin da subito giovani e adulti, con una buona fetta di pubblico femminile, grazie anche alla comunicazione mirata voluta da Ford: gli ordini soltanto nel giorno di lancio sono 20.000. I segreti del grande successo stanno nella linea accattivante delle carrozzerie coupé e convertibile, rigorosamente a quattro posti, nel prezzo base contenuto (meno di 3.000 dollari) e nell’ampia scelta di motorizzazioni e optional. Il modello base è spinto da un motore a sei cilindri da 2,8 litri e soli 105 CV; mentre a richiesta è disponibile anche con i V8, cambio a 3 o 4 marce anche automatici e varie opzioni di assetto.

La Fastback e le prime elaborazioni

La prima serie esce dal listino dopo soli quattro mesi, tanto da essere ricordata come “1964 e 1/2”, per lasciare posto a settembre al Model Year ’65, che introduce varie novità, fra cui la terza carrozzeria, la Fastback, una coupé con la coda slanciata che in poco tempo sarebbe diventato il modello preferito dagli automobilisti. Contemporaneamente compaiono anche le prime elaborazioni sportive a opera di Shelby: la prima GT350 con motore V8 Windsor da 4,7 litri e 310 CV che inaugurerà una serie parallela che è sempre andata di pari passo con le evoluzioni della Mustang.

Più muscoli e potenza

La prima generazione (in produzione fino al 1973), al pari di altre auto iconiche come la Chevrolet Corvette, subisce numerosi cambiamenti estetici conservando la base di sempre. Il primo restyling massiccio arriva nel 1967, con l’introduzione dei primi motori Big Block a partire dal 6.4 da 325 CV. Le Mustang Boss sono altri modelli dalle alte prestazioni, grazie ai motori 429 e 302, equivalenti rispettivamente a 7 e 4,9 litri, con potenze di 380 e 294 CV.

La seconda generazione

L’auto prodotta dal 1974 al 1978 è più compatta e meno elettrizzante e prende il nome di Mustang II. È costruita sulla base della Pinto, è molto curata nei dettagli, ma perde in potenza, con motori a quattro e sei cilindri (scelta obbligata a causa della crisi petrolifera), ai quali nel 1975 si affianca il V8. La seconda generazione di Mustang viene comunque premiata dagli automobilisti, con le vendite che risultano più che buone.

Auto divenute icone: Ford Mustang 1

Nuova linfa dopo il calo di vendite

Nel 1979 è l’ora della terza generazione, che si fa più attuale mantenendo dimensioni compatte con i suoi 4,56 metri di lunghezza. Nel 1982 arriva la GT, con motore V8 di 5 litri della famiglia Windsor da 160 CV che nel 1987 passano a 225 CV, facendo tornare la Mustang fra le muscle car. A seguito del calo di vendite, Ford valuta l’ipotesi di mandare la storica auto in pensione e sostituirla con una sportiva più moderna come la Probe, ma a sorpresa gli automobilisti si schierano a favore della prosecuzione della dinastia Mustang.

Nel 1994 arriva la quarta generazione, basata sulla Fox come la precedente, che introduce linee all’avanguardia anticipate dalla concept car Mach II del 1993. A questa serie va riconosciuto il merito di aver rinverdito l’immagine della Mustang, soprattutto dopo il restyling dei primi anni 2000, con versioni GT e Cobra e motori da 250 a oltre 300 CV. I 40 anni della Mustang, nel 2004, vengono celebrati da una versione speciale rossa con strisce dorate.

Ritorno al passato con le ultime generazioni

Le muscle car seguono i revival di inizio secolo di molte altre vetture, come la Volkswagen New Beetle e la Fiat 500. La quinta generazione della Mustang, prodotta dal 2005 con piattaforma rinnovata e sospensioni anteriori MacPherson, si ispira ai modelli di fine anni ’60; mentre la sesta generazione, del 2015, nasce su una nuova base e viene commercializzata anche in Europa. È alimentata dal classico V8 5.0 potenziato fino a 435 CV, a cui si affianca un quattro cilindri Ecoboost turbo 2.3 da 315 CV; negli Stati Uniti, invece, come base si parte dal V6 da 3,7 litri.

Ford Mustang: prezzi, dimensioni e caratteristiche 2

Un mito consacrato da cinema e musica

Come ogni vera auto icona che si rispetti, anche la Ford Mustang si è ritagliata il proprio spazio sul grande schermo e non solo. In Bullitt, celebre film del 1968, Steve McQueen guida una GT color verde; non è da meno Sean Connery nel 1971 che sfreccia al volante di una Mach 1 in “Agente 007 – Una cascata di diamanti”. Nel film del 2007, “Io sono leggenda”, Will Smith si cimenta con una Mustang Shelby GT-500 e Ryan Gosling in “Drive”, pellicola del 2011, è protagonista a bordo di una GT 5.0 coupé.

Nel 1965 arriva anche l’omaggio del mondo musicale, con la leggendaria canzone rhythm and blues “Mustang Sally”, scritta da Mack Rice e diventata ancora più famosa grazie alle interpretazioni di Wilson Pickett, Creedence Clearwater Revival, Buddy Guy, Los Lobos e tanti altri. Curiosa l’origine della canzone: stando allo storico musicale Tom Shannon, Mack Rice la compose per scherzo, dopo aver saputo che il direttore della band di Della Reese voleva comprare una Ford Mustang. Rice chiamò la canzone “Mustang Mama”, ma a seguito del consiglio della regina del soul, Aretha Franklin, cambiò il titolo in “Mustang Sally”.

Auto che non vedremo più: Kia Stinger

Salone di New York 2019: la Kia Stinger GTS per “driftare”

Kia Stinger è uscita definitivamente di scena. L’auto coreana, nata per fare concorrenza ai marchi tedeschi nel segmento delle ammiraglie sportive, aveva già salutato il mercato italiano a metà 2022 e da poco ha lasciato i listini anche in Asia e negli Stati Uniti. Lo scarso successo in termini di vendite ha indotto la casa coreana a porre fine alla breve carriera della prima berlina sportiva, che lascia senza un’erede diretta, con la EV6 GT che, a detta di Kia, ha una parte di dna in comune con la Stinger. La EV6 è un crossover esclusivamente elettrico (il primo veicolo a batteria della gamma Kia, sviluppato sulla Electric Global Modular Platform) che dà il via al nuovo modo di produrre auto della casa coreana, mentre il modello che è andato in pensione è una gran turismo sportiva a guida bassa e motore termico.

Kia Stinger: Esterni

Una breve storia iniziata nel 2017

La produzione della Stinger inizia nel 2017, ma la berlina sportiva è anticipata da due concept car: la GT Concept svelata al Salone di Francoforte del 2011 e la GT4 Stinger presentata al North American International Auto Show del 2014. Il design è curato da Peter Schreyer e Gregory Guillaume (capo designer di Kia) nel centro stile della casa coreana a Francoforte ed è progettata dall’ex vicepresidente del reparto BMW M Albert Biermann.

La Stinger usa una versione accorciata del telaio della Hyundai Genesis, con motore anteriore-longitudinale, trazione posteriore con sospensioni indipendenti e cambio automatico a 8 velocità con cinque modalità di guida e comandi al volante. Presenta due motorizzazioni a benzina: un 2,0 litri turbocompresso a quattro cilindri da 259 CV e un V6 con bancate da 60° biturbo da 3342 cm cubi da 370 CV a 6000 giri/min e 510 Nm di coppia a 4500 giri/min. In Europa e in Corea c’è anche una versione turbo diesel CRDi da 2,2 litri da 200 CV.

Kia Stinger: Esterni

Il restyling prima dei saluti

Nella seconda metà del 2020, Kia ha dato una rinfrescata alla Stinger, ma senza stravolgerla. A livello estetico spiccano il nuovo logo della casa coreana e il disegno rinnovato dei fari led anteriori e posteriori. Ridisegnati anche i cerchi da 18” e 19” e gli scarichi con un taglio più sportivo e squadrato. L’edizione speciale Scorpion presenta lo spoiler posteriore, finiture in nero lucido sulla carrozzeria, cerchi in lega distintivi e rivestimenti in fibra di carbonio all’interno dell’abitacolo. Il restyling ha coinvolto anche gli interni, più moderni con dettagli cromati e in nero lucido su plancia e pannelli delle portiere e con maggiore tecnologia, grazie al display touch da 10,25” dell’infotainment compatibile con Apple CarPlay e Android Auto. Il cruscotto presenta di serie uno schermo da 4,2”; mentre come optional è c’è quello da 7” che comprende le funzionalità del Blind Spot View Monitor. Disponibile anche il Surround View Monitor, basato su quattro camere che creano un’animazione 3D di quello che si trova nelle vicinanze della vettura mentre facciamo manovra. Negli Stati Uniti la Stinger è disponibile nelle versioni 2.5 4 cilindri da 304 CV e in quella 3.3 biturbo V6 GT, che ha aggiunto potenza: il 6 cilindri con cambio automatico a 8 rapporti arriva a 373 CV, 510 Nm di coppia e accelera da 0 a 100 km/h in soli 4,7 secondi.

E ora spazio alla EV6

Il crossover suv sviluppato sulla piattaforma E-GMP, la stessa della Hyundai Ioniq 5, è la prima Kia nata completamente elettrica e, come comunicato dalla casa coreana, “ripropone il dna della Stinger”. La Kia EV6 è lunga 4,68 metri, larga 1,88 e ha un passo di 2,90 metri che offre grande comfort e abitabilità a chi viaggia nei sedili posteriori. La versione a motore singolo a trazione posteriore ha una potenza di 229 CV; mentre quella a doppio motore e trazione integrale raggiunge i 325 CV e accelera da 0 a 100 km/h in 5,2 secondi. La GT, la EV6 più potente, è dotata di doppio motore elettrico (585 CV e 740 Nm di coppia), arriva a 100 km/h con partenza da fermo in 3,5 secondi e tocca i 260 km/h di velocità massima.

Ricarica auto elettrica: quanto costa con Ionity

Ricarica auto elettrica: quanto costa con Ionity 1

Ionity è una joint venture nata con l’obiettivo di creare un network europeo di stazioni di ricarica ad alta potenza per veicoli elettrici e facilitare i viaggi a lunga distanza. È stata fondata nel 2016 da BMW, Daimler, Ford e Volkswagen Group con Audi e Porsche, a cui, nel 2019, si sono aggiunte Hyundai e Kia. In questi sette anni il consorzio, grazie a varie partnership, è diventato uno dei più importanti in Europa e ora può contare su più di 460 stazioni e oltre 2.200 colonnine (l’obiettivo è raggiungere quota 7.000 entro il 2025), principalmente in Francia, Germania e Spagna. All’Italia, invece, spetta il primato della stazione di ricarica Ionity più grande d’Europa.

L’hub di Affi, in provincia di Verona, è stato inaugurato poche settimane fa e ospita 18 punti di ricarica, con potenza nominale fino a 350 kW, interamente alimentati da energia rinnovabile. La scelta di Ionity di creare il proprio punto di ricarica più grande di Europa ad Affi non è frutto del caso: il piccolo comune è tra i più virtuosi in Italia e nel 2012 ha tenuto a battesimo il primo parco fotovoltaico da 1 MW, installato in una rotonda stradale. Pochi mesi dopo sono arrivate le pensiline fotovoltaiche nel parcheggio di un centro commerciale e due pale eoliche da 2 MW, che coprono quasi per intero il fabbisogno energetico del comune.

Ricarica auto elettrica: quanto costa con Ionity

Abbonamento da 11,99 euro al mese e tariffe da 0,49 euro/kWh

Ionity offre un abbonamento, chiamato Passport, da 11,99 euro al mese, che abbassa il prezzo della ricarica Hpc a 0,59 euro/kWh. Il servizio, disponibile da poche settimane, non ha più nessuna durata minima contrattuale (nel precedente era fissata in 12 mesi), può essere disdetto dando soltanto un mese di preavviso ed è facilmente attivabile utilizzando l’applicazione per smartphone Ionity. Il fatto di non avere nessun vincolo di durata, permette agli automobilisti di scegliere il periodo ideale per sottoscriverlo, come i mesi nei quali si hanno più viaggi in programma. L’attuale abbonamento è anche più economico del precedente, disponibile fino a fine 2022, che costava 17,99 euro al mese. Ionity propone anche le tariffe al consumo, che vanno da 0,49 euro/kWh per potenza fino a 50 kW, a 0,79 euro/kWh per potenza fino a 350 kW. A completare l’offerta ci sono anche le convenzioni con le case automobilistiche.

Dacia Sandero: acquisto o finanziamento?

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e caratteristiche 24

La Dacia Sandero è un’automobile di segmento B, vera e propria best seller ormai da anni anche per via dell’ottimo rapporto qualità-prezzo. La terza generazione, prodotta a partire dal 2020 dalla casa rumena che fa parte del gruppo Renault, ha aggiunto tecnologia a bordo e introdotto novità estetiche importanti, rendendola più moderna e accattivante.

La novità del 2023 è la serie speciale Extreme, che propone uno stile unico e dotazioni dedicate alla guida fuoristrada, con verniciatura Verde Oxide, dettagli in rame sulle barre del tetto, le calotte degli specchietti, il coprimozzo e il logo Dacia sul portellone. A questi si aggiungono decalcomanie sulle protezioni laterali e sui parafanghi e cerchi in lega da 16 pollici in nero lucido. A bordo troviamo sedili in tessuto grigio MicroCloud, tappetini in gomma, dettagli in rame e il comando dell’Extended Grip, per aumentare l’aderenza dell’auto sulle superfici difficili. Oltre a Extreme, Sandero viene proposta in altri tre allestimenti: Essential, ideale per chi ama la tecnologia a bordo; Expression, perfetto per viaggiare coccolati e comodi ed Extreme Up, il top di gamma con l’equipaggiamento più ricco.

Spaziosa e dal look più moderno

Le dimensioni della terza generazione della Dacia Sandero non si discostano più di tanto dalla precedente: è lunga 4,088 metri, larga 1,848, alta 1,499 ma ha un passo più grande, di 2,60 metri che consente un’ottima abitabilità interna anche per i passeggeri seduti nei sedili posteriori e una capacità di carico minima di 410 litri.

Gli esterni hanno subito un profondo restyling: il frontale con fari orizzontali e luci diurne a led è molto più moderno rispetto al passato. Rinnovati anche il paraurti, con prese d’aria più grandi e il posteriore, caratterizzato anch’esso da fari a led. Per gli amanti del fuoristrada, c’è la versione Stepway, equipaggiata di serie con grandi fasce in plastica nera lungo la carrozzeria e barre portapacchi sul tetto.

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e prova su strada 11

Interni più curati e tecnologici

Oltre al design, anche l’abitacolo ha subito un sostanziale ammodernamento che lo ha reso più tecnologico e confortevole. Il sistema di infotainment, con schermo da 8 pollici, è compatibile con Android Auto e Apple Carplay; mentre il quadro strumenti continua a essere analogico. Grazie al passo aumentato, i passeggeri posizionati nei sedili posteriori possono godere di spazio a sufficienza per viaggiare con maggiore comodità.

Motorizzazioni e consumi

La Sandero è disponibile con propulsori a benzina e benzina più gpl. Tutti i motori sono 3 cilindri: i due solo a benzina sono turbo e hanno una potenza di 90 e 110 CV. Il TCe 90 può essere abbinato anche al cambio CVT; mentre i modelli alimentati sia a benzina che a gpl montano il motore ECO-G da 100 CV. I consumi sono molto bassi, grazie anche al peso non esagerato della vettura. Per i motori turbo da 90 CV la casa rumena dichiara consumi intorno ai 5,3 l/100km; la versione da 110 CV sale a 5,5 l/100km; mentre quella a gpl si attesta su valori compresi tra 7,0 e 7,4 l/100 km di gas.

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e prova su strada

Dacia Sandero Streetway Expression a 15.400 euro

Continuano le interessanti promozioni sulla gamma Dacia. La Sandero a benzina e gpl in versione stradale Streetway con allestimento Expression e motore 1.0 TCe ECO-G è offerta a 15.400 euro, senza dover rottamare una vecchia automobile. Versando un anticipo di 3.900 euro, le rate mensili da pagare sono 36 da 138,33 euro (TAN 6,99%, TAEG 8,99%); mentre la rata finale ammonta a 10.318 euro, con le classiche opzioni di sostituzione, restituzione o riscatto al termine del periodo. In caso di restituzione o sostituzione della vettura, il limite massimo di km da non superare è di 30.000: se ne percorriamo di più, il costo da pagare è 0,10 euro per ogni chilometro in più. La rata comprende vari servizi, come manutenzione ordinaria per tre anni e GAP insurance che offre tutela in caso di furto o danno, il pack service di tre anni di protezione auto e un anno di driver insurance.

Le plastiche delle Hyundai arrivano dal mare

Hyundai Ioniq 5: prezzi, dimensioni e caratteristiche 28

Tutela dell’ambiente marino, economia circolare e industria automobilistica molto spesso procedono di pari passo. Sicuramente nel caso di Hyundai, che è tra i marchi più sensibili a questo tema, come dimostra il rinnovo per il terzo anno consecutivo della partnership con Healthy Seas, la ONG che dal 2013 è impegnata nella salvaguardia della flora e della fauna di mari e oceani e che soltanto nella prima metà dello scorso anno ha recuperato dalle acque più di 23,5 tonnellate di plastica. Con il prolungamento dell’accordo tra i due soggetti, le attività di tutela dell’ambiente marino, di coltivazione di ecosistemi sostenibili e promozione dell’economia circolare si estendono su scala mondiale: quest’anno sono previste iniziative in tutti i continenti, con quattro grandi operazioni di pulizia e numerose attività educative in vari Paesi.

In Spagna la prima campagna del 2023

Le attività di pulizia di quest’anno sono iniziate a Tossa de Mar, splendida cittadina spagnola in provincia di Girona, gli scorsi 25 e 26 aprile. Otto sub dei team di Ghost Diving Spagna e Ghost Diving Olanda si sono adoperati per rimuovere una grande rete da posta che copriva una barriera corallina in un’area marina protetta. Queste reti, anche se sono leggere, rappresentano una forma di rifiuti marini molto pericolosa. Nel corso dell’operazione i sub hanno salvato tanti organismi viventi, in particolare crostacei. Sono stati rimossi anche tramagli, una nassa per granchi rotta e molti metri di lenze lunghe.

Hyundai Ioniq 5: prezzi, dimensioni e caratteristiche 33

Dai rifiuti nascono i tappetini delle auto

La plastica recuperata in fondo al mare da Healthy Seas ha una seconda vita: viene impiegata per realizzare l’ECONYL, un tessuto brevettato nel 2011, simile al nylon. Dal 2021 Hyundai lo usa per produrre i tappetini e altri componenti interni delle auto elettriche Ioniq 5 e Ioniq 6. Rientrati a terra dopo la pulizia dei fondali a Tossa de Mar, i volontari hanno tagliato il cavo e le corde e hanno riunito i detriti per tipologia, con le parti in nylon che vengono rigenerate da Aquafil nel filato sostenibile ECONYL.

“È stato molto emozionante vedere quello che Hyundai Europa e Healthy Seas hanno realizzato insieme lo scorso anno, avendo come obiettivo il futuro delle giovani generazioni – le parole di Michael Cole, presidente e CEO di Hyundai Motor Europe – Quest’anno i progetti sono ancora più ambiziosi: le attività avranno una portata globale, ripulendo le acque di altri continenti e proseguendo nella promozione dell’economia circolare. Tutto questo dimostra quanto sia possibile ottenere quando realtà diverse si alleano per rendere più sostenibile il nostro rapporto con gli ecosistemi marini”.

L’impegno di Hyundai non si ferma qua

La casa automobilistica coreana, tenendo fede all’impegno “Progress for Humanity”, si è data l’obiettivo di “creare valore condiviso” (Creating Shared Value), aumentando l’impatto sociale delle iniziative per costruire un ecosistema aziendale sostenibile. Da qui il progetto recente “Hyundai Continue”, che vuole cambiare il presente per ottenere un futuro più sostenibile attraverso tre aree: Continue Earth, Continue Mobility e Continue Hope. Continue Earth raggruppa le iniziative con cui la casa coreana intende prendersi cura del pianeta contrastando il cambiamento climatico. Continue Mobility include innovazioni e tecnologia che hanno come obiettivo la democratizzazione della mobilità per renderla più sicura per tutti. Infine Continue Hope punta a istruire le generazioni future supportando la crescita dei giovani di talento.

Auto che non vedremo più: Nissan GT-R

Nissan GT-R: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

La Nissan GT-R è stata una delle supercar più iconiche della storia. Con le sue forme fuori dagli schemi unite ad un rapporto prezzo-prestazioni imbattibile, ha letteralmente riscritto le regole del degmento delle supercar. Ma anche lei, purtroppo, è giunta alla fine della sua carriera e presto abbandonerà i listini per lasciare posto ad una fantomatica erede a batteria. Intanto, solo per il Giappone, sono disponibili al momento due versioni speciali: la Nismo Special Edition e la T-Spec, entrambe con griglia nuova e fendinebbia led.

La Nismo Special Edition, che secondo Nissan è la GT-R più performante di sempre, è dotata di nuove appendici aerodinamiche, taratura specifica per le sospensioni e differenziale a slittamento limitato sull’asse anteriore, cofano in fibra di carbonio e sedili Recaro con intelaiatura in carbonio. Meno aggressiva la T-Spec, che offre tuning delle sospensioni tarato fra comfort e sportività e impianto frenante in carbo-ceramica. Tutte e due sono spinte dal mitico motore 3.8 V6 biturbo da 570 CV nel caso della T-Spec e da 600 CV per la Nismo. Secondo alcune voci, Nissan potrebbe produrre una Final Edition per salutare nel migliore dei modi la GT-R prima dell’eventuale erede elettrificata: un bolide da 710 CV e 780 Nm di coppia, come la GT-R50 di Italdesign.

Nissan GT-R: prezzo, dimensioni e caratteristiche 16

GT-R, un mito nato nel 2007

La Nissan GT-R è l’auto giapponese di serie più potente mai costruita ed è in vendita dal 2007, quando ha debuttato come erede della Skyline GT-R. È una vettura concettualmente differente dalle versioni precedenti, che erano varianti “più spinte” di normali berline: la nuova GT-R deriva da un progetto specifico che punta alla realizzazione di una vera supercar. Il motore V6 di 3.799 centimetri cubi, messo in posizione anteriore longitudinale, è sovralimentato da due turbocompressori IHI e sviluppa una potenza massima di 480 CV (358 kW) a 6.400 giri/min con una coppia massima di 588 Nm costante tra i 3.200 e i 5.200 giri/min. Il monoblocco e le testate sono in alluminio, la distribuzione è a 4 valvole per cilindro azionate da doppio albero a camme per bancata: l’intero blocco motore è assemblato a mano.

Nissan GT-R: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

La trasmissione integrale, con doppia frizione, scatola del ripartitore, riduttore finale, differenziale a slittamento limitato situati nella parte posteriore dell’auto, permette di bilanciare il peso del motore anteriore e garantire una ripartizione dei pesi 53-47%: è la prima auto in assoluto ad adottare il sistema transaxle con cambio a 6 rapporti a doppia frizione. Il telaio è in alluminio e acciaio rinforzato, per un peso complessivo della supercar di soli 1740 kg, che le permette di raggiungere la velocità massima di 310 km/h e scattare da fermo fino a 100 km/h in meno di 3,5 secondi.

Due anni dopo arriva la SpecV

Nel 2009 è la volta della versione migliorata della GT-R. La SpecV è 60 kg più leggera della prima GT-R: la potenza è la stessa, mentre azionando il tasto overboost sul volante la coppia aumenta di 21 Nm, per un massimo di 609 Nm fra i 3.500 e i 5.200 giri/min. Il nuovo allestimento prevede anche sedili da corsa Recaro in fibra di carbonio, due nuovi terminali di scarico doppi in titanio, freni Brembo in carbo-ceramica con nuove pinze speciali in argento per disperdere meglio il calore. Per quanto riguarda l’aerodinamica, compare un nuovo splitter anteriore in fibra di carbonio con prese d’aria per i freni; le sospensioni hanno ammortizzatori Bilstein più rigidi fatti su misura e i cerchi in lega sono firmati Nismo.

Meno peso e più cavalli con la GT-R 2011

Nell’ottobre del 2010 viene presentata la GT-R 2011, che pesa 43 kg in meno nella parte non sospesa rispetto alla versione standard e ha una potenza di 530 CV a 8000 giri/min, arrivando a un massimo di 612 Nm di coppia ed è in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 2,8 secondi e di raggiungere i 315 km/h. La nuova vettura compie un ulteriore passo avanti per prestazioni, qualità e consumi. Viene presentata in due versioni: la Premium Edition e la Black Edition.

Nissan GT-R: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

Aumenta la stabilità con la GT-R del 2013

La nuova versione presenta aggiornamenti e migliorie tecniche, come nuovi iniettori, turbocompressore con una diversa valvola wastegate, coppa dell’olio di differente conformazione, ammortizzatori aggiornati e gruppo trasmissione evoluto. Queste novità migliorato la stabilità e l’accelerazione: il motore ora ha 550 CV e copre lo 0-100 km/h in 2,7 secondi.

La prima Nismo

La divisione sportiva di Nissan, Nismo (Nissan-Motorsport) produce la propria versione della GT-R con motore 3.8 biturbo V6 da 600 CV e 652 Nm di coppia e sospensioni regolabili dal guidatore in tre diverse impostazioni: Comfort, Normal e R (riservata ai circuiti). A migliorare l’aerodinamica ci sono lo spoiler posteriore in carbonio e i paraurti anteriore e posteriore allargati. Nell’abitacolo troviamo il volante in alcantara e sedili sportivi Recaro in fibra di carbonio. Accelera da 0 a 100 km/h in poco meno di 2,7 secondi e la velocità massima è limitata elettronicamente a 317 km/h.

Profondo restyling nel 2016

La GT-R presentata al Salone di New York del 2016 mette in mostra un look rinnovato negli esterni e nell’abitacolo, oltre a nuove funzionalità e miglioramenti per quanto riguarda guida e prestazioni. La nuova calandra cromata opaca anteriore ha una finitura chiamata “V-motion”, segno distintivo del design delle nuove Nissan. Rinnovati anche il cofano motore, lo spoiler anteriore e il paraurti anteriore con piccole appendici aerodinamiche sotto i fari che danno alla nuova GT-R l’aspetto di un’auto da corsa. All’interno il display touch sulla console centrale è più grande, misura 8 pollici, e più facile da usare. Il motore è sempre il V6 twin-turbo da 3.8 litri, potenziato di altri 20 CV (15 kW) e di 5 Nm di coppia per un totale di 570 CV (419 kW) e 637 Nm.

Jeep Renegade: acquisto o finanziamento?

Jeep Renegade e Compass 4xe: prezzi e caratteristiche delle plug-in americane 3

Renegade è un B-suv prodotto dal 2014 dalla casa automobilistica statunitense FCA US tramite il marchio Jeep, che ha riscosso grande successo fin dall’arrivo sul mercato. Negli ultimi anni ha aggiunto le motorizzazioni plug-in hybrid e mild-hybrid ed è fresco di restyling. La novità del 2023 è l’allestimento Upland Cross, disponibile solo in abbinamento al motore plug-in da 240 CV, che si piazza al top di gamma e introduce cerchi in lega da 17”, interni con selleria lavabile e impermeabile, ideali per l’off-road. Nell’abitacolo troviamo il quadro strumenti a colori da 7” TFT configurabile e l’infotainment con schermo Uconnect 8,4” con navigatore. Oltre ad Upland Cross, Renegade è disponibile in altri quattro allestimenti: Longitude, l’accesso alla gamma con un’ottima dotazione di serie; Limited, dedicato ai più sportivi; Business Plus, con il navigatore nella dotazione di serie e Trailhawk, pensato per l’off-road.

Spaziosa, ma poco ingombrante

La Jeep Renegade è lunga 4,24 metri, larga 1,80, alta 1,69 con un passo di 2,5 metri; dimensioni contenute che le consentono di essere maneggevole nel contesto urbano e di avere ottime prestazioni nel fuoristrada senza sacrificare troppo lo spazio nell’abitacolo. Il bagagliaio ha una capacità di 351 litri che salgono fino a 1.297 abbassando il divanetto posteriore. Le forme squadrate mettono in risalto le caratteristiche da off-road di Renegade, con la calandra a 7 listelli cromati che include all’esterno i fari circolari full led.

Jeep Renegade

Nella parte bassa della fiancata spicca la congiunzione sporgente del passaruota anteriore con quello posteriore; mentre nel posteriore trovano posto i caratteristici gruppi ottici quadrati a led a forma di X. L’abitacolo è spazioso, elegante e confortevole, con plastiche e pelli morbide e sedili comodi. Lo schermo della strumentazione, 7” a colori, è situato dietro al volante; mentre al centro della plancia si trova il nuovo touchscreen da 8,4” del sistema di infotainment Uconnect Nav, che gestisce anche il climatizzatore.

Motorizzazioni e consumi

Jeep Renegade è disponibile sia in versione endotermica che elettrificata. L’offerta dei motori a benzina prevede l’ 1.0 turbo 3 cilindri da 120 CV e quella diesel l’1.6 Multijet da 130 CV. Per quanto riguarda i modelli elettrificati ci sono il mild-hybrid con powertrain 1.5 turbo 4 cilindri da 130 CV e due versioni plug-in con motore turbo benzina 1,3 litri da 130 CV (per una potenza totale di 190 CV) o 180 CV (240 CV complessivi) abbinato a un’unità elettrica da 60 CV.

La versione a benzina ha un consumo dichiarato di 6,2-6,6 l/100 km; mentre quella mild-hybrid si ferma a 5,8-6,1 l/100 km. Numeri più contenuti per il diesel, che non va oltre i 4,9-5,3 l/100 km. Ancora più efficienti i due modelli plug-in: stando al protocollo WLTP consumano circa 1,8-2,0 l/100 km e dovrebbero essere in grado di percorrere più o meno 50 km in modalità solo elettrica.

Jeep Renegade ibrida: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

Jeep Renegade a 211,25 euro al mese

Jeep offre promozioni interessanti per i modelli mild-hybrid. La Renegade e-Hybrid in allestimento Limited con motore 1.5 T4 da 130 CV ha un prezzo di listino di 33.400 euro, che scende a 29.753 euro, senza dover rottamare una vecchia auto, grazie allo sconto del costruttore di 3.647 euro. L’anticipo da versare al momento della sottoscrizione del contratto è di 8.533 euro; le rate mensili da pagare sono 47 da 211,25 euro (TAN 5,95%, TAEG 7,06%); mentre la rata finale ammonta a 16.390,76 euro.

In caso di restituzione o sostituzione della vettura, il limite massimo di km da non superare è di 60.000: se percorriamo più strada, il costo da pagare è 0,10 euro per ogni chilometro in più. Nell’offerta proposta da Jeep sono inclusi assicurazione pneumatici e Identicar; mentre ulteriori servizi, come assicurazioni ed estensioni di garanzia, possono essere aggiunti alla rata.

Auto coupé: tutti i pregi e i difetti

BMW Serie 2 Coupé: prezzi, dimensioni e scheda tecnica 38

Sportiva ed elegante al tempo stesso. Sono questi i segreti principali del successo della coupé, l’auto dei sogni per molti automobilisti e appassionati di motori, al pari della sorella “scoperta”, la cabriolet. La coupé, solitamente, è una vettura sportiva a due porte, a due o a tre volumi che oltre ai due posti anteriori è dotata di un sedile posteriore di piccole dimensioni riservato a due passeggeri di statura contenuta o bambini, anche se con comfort molto inferiore rispetto ai posti davanti e per questo viene chiamata anche 2+2.

La parola coupé vuol dire accorciata e deriva dal verbo francese “couper”, che significa tagliare: l’origine del nome sta a sottolineare come questo tipo di vettura, di solito, derivi dalle berlina, ma con lunghezza e passo ridotti. Non a caso, in passato, in Italia questa tipologia di auto veniva chiamata anche berlinetta, termine che oggi non si usa più. Attenzione a non confondere la coupé con la berlina a due porte, molto popolare fino agli anni ’70: la differenza sta in alcuni particolari, come il posteriore, più slanciato nella coupé e il lunotto maggiormente inclinato, anche se vari modelli come Fiat 128 e Opel Manta CC hanno il bagagliaio con coperchio e lunotto fissato dal portellone per aumentare la praticità. La coupé è l’ideale per chi ama le vetture sportive e dalle prestazioni generalmente più spinte, ma il prezzo da pagare è dato dalla minore praticità e comodità rispetto alla berlina.

Ampia scelta nei segmenti superiori

Oggi stanno quasi sparendo le auto a tre porte, specialmente per quanto riguarda i modelli più piccoli. Le case automobilistiche, che fino a qualche anno proponevano versioni a 3 e 5 porte o una classica coupé, come Renault con la Megane Coach, ora hanno scelto la via della sola carrozzeria a 5 porte, offerta anche nella versione più sportiva. La coupé continua a essere presente nei segmenti superiori, con i marchi premium che offrono varie soluzioni agli appassionati del genere: nella gamma BMW trovano posto i modelli sportivi delle Serie 2, 4 e 8; in quella Mercedes della Classe A, C, ed E; mentre Lexus propone LC ed RC e Audi la mitica TT.

Alpine A110: prezzi, dimensioni e prova su strada 44

A queste si aggiungono le GT da turismo, vetture con design da coupé, prestazioni notevoli, ma dimensioni e comfort tipici delle berline. Rientrano in questa fascia la Aston Martin DB, la Bentley Continental GT e anche le 2+2 Ferrari fino alla 612 Scaglietti; mentre a partire dalla FF la casa di Maranello ha preferito puntare sulle shooting brake a 2 porte. Queste hanno linee da coupé e prestazioni elevate, ma dimensioni e comfort da berline a tutti gli effetti.

Guida sportiva a prezzi più elevati

La maggiore sportività della coupé, sia per quanto riguarda l’estetica (è più bassa, più corta e molto spesso meno pesante della berlina da cui deriva) che le prestazioni (superiori grazie a motori più potenti) e le dotazioni top di gamma, ha un prezzo da pagare. La versione sportiva è più cara e meno comoda dell’equivalente berlina, nell’accesso all’abitacolo e nel vano di carico, meno pratico da usare soprattutto se non ci sono i sedili posteriori abbattibili.

I pregi della coupé

Come detto è la carrozzeria ideale per chi vuole togliersi uno sfizio e sfrecciare sulle strade con un’auto dall’immagine classica e al tempo stesso sportiva, con allestimenti curati e dal piacere di guida più elevato rispetto alla berlina. Inoltre questo tipo di vettura è soggetta a una svalutazione inferiore nel corso degli anni.

I difetti della coupé

Il costo è più alto rispetto alla berlina, anche per via delle dotazioni e gli allestimenti più ricercati e l’abitabilità dell’abitacolo è limitata, soprattutto per quanto riguarda i posti sul sedile posteriore.

Auto divenute icone: Volvo 850

Auto divenute icone: Volvo 850 2

La Volvo 850 è molto di più dell’auto che ha fatto compiere un grande salto di qualità al marchio svedese. È molto più del modello che ha ispirato la gamma attuale. Non è solo la prima Volvo a montare il motore anteriore in posizione trasversale, la trazione anteriore e a introdurre nuovi sistemi di sicurezza. Non è solo la prima vettura del marchio a offrire anche la trazione integrale, punto centrale degli attuali suv, e la prima station wagon a partecipare al campionato turismo inglese, il BTCC. La 850 è molto di più: è il modello iconico con cui identifichiamo il brand svedese. Una vettura di grande successo, in Italia principalmente nella versione station wagon, che sotto molti aspetti ha rivoluzionato il mondo delle automobili.

Il debutto nel 1991, ma l’idea arriva da lontano

La 850 viene presentata a inizio giugno del 1991 in anteprima mondiale alla Globe Arena di Stoccolma, con lo slogan “Un’automobile dinamica con quattro novità a livello mondiale”. I sistemi inediti introdotti per la prima volta sono: il propulsore trasversale a cinque cilindri, l’assale posteriore delta link progettato e realizzato internamente, il sistema integrato di protezione dagli impatti laterali (SIPS) e le cinture di sicurezza anteriori auto-regolabili.

Il design ricorda la Serie 700, in produzione fino al 1993, ma la 850 è un’auto totalmente nuova, nata da un piano di lavoro pensato già nel 1978, quando i vertici del marchio decidono di puntare in alto, fino alle stelle: per questo motivo il progetto viene chiamato Galaxy. L’obiettivo ambizioso è quello di cambiare l’approccio al modo di costruire vetture: un sistema più economico, sia per quanto riguarda la produzione, sia per gli automobilisti. Da qui la decisione di puntare sulla trazione anteriore, per garantire maggior spazio interno a parità di ingombro esterno.

Auto divenute icone: Volvo 850

La versione definitiva dopo mille dubbi legati all’estetica

Il progetto Galaxy prevede due serie di modelli, sviluppati contemporaneamente: uno da 1.000 kg di peso e 15 km/l di consumo medio, che darà origine alla serie 400 e uno sui 1.200 kg e 13 km/l, che sfocerà nella 850. In questa fase parte anche la progettazione di motori nuovi, a 4, 5 e 6 cilindri, oltre a due nuovi cambi a 5 marce, uno manuale e uno automatico. Solo i propulsori a 4 e 5 cilindri saranno prodotti, in quanto in grado di garantire il miglior compromesso fra costi, consumi e prestazioni. La prima versione ad arrivare sul mercato è la 850 GLT, con motore aspirato 20 valvole da 170 CV. Con la parte meccanica praticamente messa a punto, è il design a non convincere i dirigenti di Volvo, che alla fine sceglieranno il progetto estetico disegnato da Jan Wilsgaard.

Auto divenute icone: Volvo 850 3

La sicurezza al centro del progetto

Il tema della sicurezza, come è ormai noto a tutti, è sempre stato al centro della politica della casa svedese, tanto che praticamente ogni nuovo modello prodotto offre almeno una novità in questo settore. La 850 è la prima Volvo a introdurre il sistema anti-intrusione laterale chiamato SIPS (Side Impact Protection System), le cinture di sicurezza auto-regolanti ed è la prima automobile in assoluto, a presentare gli airbag laterali. Un’altra novità è rappresentata dal retrotreno Delta-link.

Nel 1993 arriva la versione station wagon

La versione familiare debutta al Salone di Ginevra del 1993 e presenta una novità a livello estetico che la rende subito riconoscibile: i fari posteriori verticali a tutta altezza. L’aspetto caratteristico consente alla 850 di ottenere due riconoscimenti: il premio giapponese 1994 Good Design Grand Prize e quello italiano per la “Vettura familiare più bella”. Proprio la versione station-wagon è quella a riscuotere maggior successo sul mercato italiano.

Con T5 e T5-R si fa più aggressiva

La 850 si dota di nuove motorizzazioni a partire dal 1994. La versione più aggressiva è la T-5R (con la T che indica il turbo e 5 il numero di cilindri), di colore giallo, prodotta in sole 2.500 unità. Il motore turbo-alimentato con intercooler sviluppa 240 CV di potenza e 330 Nm di coppia; mentre tra le dotazioni troviamo spoiler specifici, tubo di scarico a sezione quadrata e cerchi in lega da 17” denominati Titan. I 2.500 esemplari furono venduti in poche settimane e seguì una tiratura, sempre limitata, di colore nero e verde scuro. Il 1994 vede anche il ritorno di Volvo nelle gare: la casa svedese sceglie proprio la 850 station-wagon, una decisione senza precedenti, per partecipare al campionato per vetture di serie più prestigioso d’Europa, il BTCC (Campionato britannico vetture turismo), conquistando il terzo posto finale.

Auto divenute icone: Volvo 850 1

La trazione integrale e l’uscita di scena della 850

La AWD è la prima auto a quattro ruote motrici prodotta da Volvo: la 850 All Wheel Drive è dotata di trazione integrale costantemente attiva, con un sistema in grado di distribuire in modo automatico la potenza, ripartendola fra ruote anteriori e posteriori. In caso di slittamento di una delle ruote di dietro, il dispositivo elettronico anti-slittamento TRACS automaticamente trasferisce potenza alle ruote anteriori privilegiando quella con la miglior presa. La 850 AWD ha un motore di nuova concezione con turbocompressore a bassa pressione da 193 CV, uno dei predecessori della serie XC a trazione integrale. La produzione della 850 termina nel 1996, quando viene sostituita dalla S70 per la versione berlina e dalla V70 per la station wagon.

Auto che non vedremo più: Dodge Challenger

Dodge Challenger: prezzo, dimensioni e caratteristiche 11

Le muscle car di Dodge si adeguano al momento storico che sta vivendo il mondo dell’auto e dopo anni legate a grandi propulsori V8 passeranno all’elettrico. Challenger e Charger usciranno di scena per lasciare spazio ai modelli a batteria, come ha anticipato la casa americana svelando il concept Daytona SRT, che unisce gli stili delle due vetture iconiche. La produzione di queste storiche automobili sportive si arresterà entro la fine di quest’anno ma, prima della nuova era, il brand a Stelle e Strisce saluterà il mitico motore V8 in grande stile con una serie di modelli chiamati “Last Call”, prodotti in tiratura limitata e venduti anche in Europa. Il modo più appropriato per mandare in pensione due automobili iconiche che hanno fatto sognare generazioni di automobilisti, conquistati dal rombo del V8 anche grazie alle numerose apparizioni delle due auto in film, serie tv e video musicali. Ripercorriamo la storia della Dodge Challenger, una parabola di grande successo iniziata 53 anni fa.

Auto che non vedremo più: Dodge Challenger

Dal debutto nel 1970 a oggi

La Dodge Challenger è una delle muscle car americane di maggior successo e una delle ultime pony car, prodotta inizialmente sia in versione coupé che cabriolet. Nasce per fare concorrenza alla Ford Mustang nella fascia di mercato delle pony car, vetture sportive di medie dimensioni, con una meccanica relativamente semplice. La produzione inizia nel 1970 con le varianti Challenger Six, Challenger V8, Challenger T/A e Challenger R/T. Il motore base è il sei cilindri in linea da 3.7 litri di cilindrata; la versione V8, invece, è dotata del 5.2 litri a doppio carburatore in grado di sviluppare fino a 230 CV (170 kW); accanto a questi ci sono anche i V8 da 5.6 o 6.3 litri. La R/T è la versione più prestante e sportiva, con motori da circa 7 litri e cambio manuale a 3 marce e potenze da 335, 375, 390 e 425 CV. La prima generazione termina nel 1974.

Challenger torna con la seconda serie prodotta dal 1978 al 1983, con alcune novità: è realizzata soltanto in versione coupé, deriva dalla Mitsubishi Galant Lambda ed è commercializzata attraverso i concessionari Dodge. Ad eccezione di alcune versioni, Challenger è identica alla Plymouth Sapporo: il modello Dodge esalta le caratteristiche sportive; mentre Plymuth mette in risalto le dotazioni lussuose. Il motore è un quattro cilindri in linea da 1,6 o 2,6 litri, con cambio manuale a cinque rapporti o automatico a tre marce ed è assemblata in Giappone. Nel 2008 Dodge decide di riprendere la produzione di Challenger: la terza generazione ha linee che si rifanno a quelle della prima serie degli anni ’70. La prima versione è la SRT8, a cui fanno seguito la R/T con motore V8 da 5.7 litri e la SE con motore da 3.5 litri. La SRT8 è equipaggiata con un V8 Hemi da 6.1 litri da 430 CV e una coppia motrice di 570 Nm, raggiunge i 280 km/h e scatta da 0 a 100 km/h in circa 4,9 secondi. Nel 2010 è l’ora della SRT8 392, costruita in 1.492 esemplari solo per il mercato nordamericano, che monta un motore V8 6.4 HEMI da 477 CV di potenza con 637 Nm di coppia in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 4 secondi.

I saluti finali con la serie “Last Call”

L’ultima corsa di Dodge Challenger sarà in grande stile e non potrebbe essere altrimenti vista l’importanza che ha ricoperto nella storia dell’automobilismo a stelle e strisce. Il saluto finale spetta alle serie speciali “Last Call”, allestimenti ispirati ai modelli del passato con livree esclusive e altri particolari dedicati. Gli allestimenti per la Challenger sono: Shakedown, Scat Pack Swinger, Black Ghost e SRT Demon 170, un modello esclusivo prodotto in poco più di 3.000 unità, ma che non arriverà in Europa. Tutte le versioni 2023 di Challenger hanno il mitico motore V8 Hemi da 6,4 litri, una speciale targa commemorativa “Last Call” sotto il cofano, con il nome e la silhouette del veicolo, che si unisce alle scritte “Designed in Auburn Hills” e “Assembled in Brampton” che ne certificano l’origine. Challenger Shakedown si ispira al modello del 1971, con la grande presa d’aria sul cofano, i cerchi da 20 pollici e l’impianto frenante Brembo con pinze rosse.

Dodge Challenger: prezzo, dimensioni e caratteristiche 19

La Scat Pack Swinger prende il nome dalla versione speciale venduta tra gli anni ’60 e ’70 e offre carrozzeria Widebody, cerchi dorati da 20”, V8 da 485 CV e la possibilità del cambio manuale 6 marce al posto del classico automatico 8 rapporti. La Challenger Black Ghost, solo nera, monta il V8 in versione da 807 CV e ha cerchi da 20” specifici e la sola carrozzeria Widebody. La SRT Demon 170 è la più potente di tutte con 1.039 CV e 1.281 Nm. Impressionante lo scatto da 0 a 60 miglia orarie (0-96,5 km/h) in 1,66 secondi. Di serie offre pneumatici posteriori da vero dragster, le Mickey Thompson ET Street R da 315/50 R17, e anteriori più piccoli, 245/55 R18.

Un mito rafforzato anche da cinema e tv

Come la sorella Charger, anche la Challengr si è ritagliata il proprio spazio sul grande e piccolo schermo. La Challenger 4 marce da 391 CV compare nel film “Nato il 4 luglio”; un’altra, di colore nero, sfreccia sulle strade della serie TV “Chips” e nella serie di animazione “Mad”. Una versione gialla con allestimento Daytona è protagonista all’inizio del video della canzone “When I grow up” del gruppo femminile statunitense “The Pussycat Dolls”.