Mercato auto: il Gruppo Volkswagen rallenta la produzione

Fabbrica Volkswagen: dove nascono i modelli del brand tedesco 1

Giorni difficili per gli stabilimenti automobilistici situati nella Repubblica Ceca. A fine agosto Toyota era stata costretta a fermare la produzione per colpa di un incendio nella fabbrica di un fornitore locale; ora è la volta di Skoda (che fa parte del gruppo Volkswagen), che ha deciso di chiudere l’impianto di Kvasiny almeno per una settimana. Una chiusura che, in seguito, potrebbe avere ripercussioni anche sullo stabilimento principale di Mlada Boleslav; mentre al momento il Gruppo Volkswagen si è visto costretto a ridurre i turni di lavoro in varie fabbriche, a causa della mancanza di componenti.

Tornando a Skoda, la casa ceca ha dovuto sospendere i turni di lavoro nel sito di Kvasiny a seguito di un allagamento che ha colpito il sito produttivo di KLS Ljubno, una ditta specializzata in ingranaggi che rifornisce oltre l’80% del mercato automobilistico europeo. Il fornitore dovrebbe essere in grado di riprendere la propria produzione non prima di ottobre.

Rallentano anche le altre fabbriche Volkswagen

I problemi, per il Gruppo Volkswagen non sono circoscritti al solo stabilimento Skoda di Kvasiny. Secondo Automotive News Europe, l’allagamento che ha colpito il fornitore ceco ha ripercussioni su tutto il colosso tedesco. Volkswagen ha dovuto ridurre gli orari di lavoro in varie fabbriche: a Wolfsburg, dove vengono sfornate Golf e Tiguan, la produzione sarà limitata dall’11 settembre fino al 29 settembre; nell’impianto di Hannover, dedicato ai veicoli commerciali; in quello di Emden e anche nella fabbrica di Setubal in Portogallo, dove viene prodotta T-Roc, i turni saranno ridotti fino al prossimo 22 novembre.

Fabbrica Volkswagen: dove nascono i modelli del brand tedesco 2

Il comunicato dell’azienda

Skoda ha subito diramato una nota per spiegare la situazione attuale. “A causa di un’interruzione nella fornitura di componenti in tutta la catena di approvvigionamento del Gruppo Volkswagen, Skoda Auto affronterà altre carenze nel prossimo periodo. Al momento non possiamo escludere alcuna modifica ai volumi di produzione nello stabilimento di Mlada Boleslav, dove la produzione è attualmente in funzione senza alterazioni. I nostri team stanno lavorando diligentemente per ridurre al minimo qualsiasi potenziale impatto e consegnare il maggior numero possibile di automobili ai clienti” si legge nel testo diffuso dalla casa automobilistica ceca.

Tesla e iPhone: così si controlla l’auto con Siri

Tesla Model 3

Arriva un’interessante novità per i possessori di Tesla e di iPhone. La casa automobilistica americana ha aggiornato la propria app ufficiale per iOS aggiungendo il supporto ai comandi rapidi: in pratica ora è possibile controllare la vettura attraverso Siri, l’assistente vocale di Apple. I proprietari di una vettura del marchio di Elon Musk possono usare il cellulare come chiave dell’automobile elettrica e hanno la facoltà di gestire tantissime funzioni dell’auto dall’app ufficiale di Tesla, a patto di configurare l’auto prima di usarla.

Grazie a questo aggiornamento, i possessori di una Tesla possono gestire varie funzioni da remoto, tra le quali il controllo del climatizzatore e delle portiere dell’auto, con un semplice comando vocale del tipo “Ehi Siri, apri l’auto” oppure “Ehi Siri, accendi il condizionatore”. Con l’app aggiornata è possibile anche attivare o disattivare le telecamere di sicurezza, riscaldare i sedili, chiudere e regolare i finestrini, far lampeggiare i fari, suonare il clacson, aprire il bagagliaio, attivare la modalità cane, che permette di lasciare il climatizzatore acceso se ci sono animali a bordo, verificare lo stato della batteria e controllare anche le funzioni di ricarica, come l’avvio, l’interruzione e la gestione dei limiti di ricarica.

Tesla Model 3: prezzi, dimensioni e caratteristiche 7

Più comandi allo stesso tempo

Siri offre, al pari di altre applicazioni da smart home, la possibilità di gestire in maniera sincrona vari comandi, anche complessi. Pronunciando la frase “Ehi Siri, apri l’auto” possiamo avviare anche il condizionatore e aprire il bagagliaio in modo da non dover appoggiare per terra le buste della spesa. La versione aggiornata dell’app per iOS di Tesla permette anche di impostare alcune automazioni in grado di usare la geolocalizzazione, in modo che al rientro a casa il cancello possa aprirsi automaticamente; oppure avviare il precondizionamento a una determinata ora.

 

App aggiornata già disponibile anche in Italia

Per usufruire delle funzioni citate prima, è necessario aggiornare l’app Tesla per iOS alla versione 4.24.0 o a una superiore. Questi aggiornamenti sono disponibili dallo scorso 19 agosto, anche in Italia, sull’App Store con la seguente descrizione: “Accedi ai comandi e al climatizzatore del veicolo dall’app Comandi rapidi di Apple”. Grazie all’aggiornamento, l’app Tesla offrirà 20 comandi di scelta rapida gestibili dall’iPhone, con un’interfaccia molto intuitiva e facile da attivare e utilizzare.

Cupra Formentor: acquisto o finanziamento?

Cupra Formentor: prezzo, dimensioni e prova su strada 1

Cupra Formentor è la prima vettura progettata interamente dal brand spagnolo, nato nel 2018, partendo da zero e che non deriva da un modello Seat. Il Suv coupé può contare su motori e piattaforme del gruppo Volkswagen: è prodotto dal 2020 e nasce sul pianale MQB Evo. Le novità del 2023 vedono crescere la disponibilità degli optional: gli pneumatici all season per i cerchi da 18”, i sedili in tessuto Dinamica per le versioni VZ più potenti, i terminali di scarico Akrapovic per il modello da 310 CV e il sistema Beats Audio disponibile anche per le motorizzazioni e-Hybrid.

Il Suv dallo spiccato carattere sportivo è disponibile in quattro allestimenti, più una serie limitata: Formentor, l’allestimento base; Formentor VZ, che offre un maggior numero di assistenza alla guida; Formentor VZ5, la versione di punta riservata alla motorizzazione più potente; Formentor VZ5 Taiga Grey, l’esclusiva serie limitata e, infine, Tribe Edition, la nuova edizione limitata dall’estetica ancora più sportiveggiante e aggressiva, con cerchi in lega da 19” con finitura Black Matt.

Cupra Formentor: prezzo, dimensioni e caratteristiche 18

Spirito sportivo

Cupra Formentor è lunga 4,45 metri, larga 1,84, alta 1,52 con un passo di 2,68 metri che permette una buona abitabilità e un bagagliaio capiente. Le linee sono aggressive e spigolose, con profonde nervature su fiancate e cofano. Nella parte anteriore spiccano l’ampia mascherina esagonale, i sottili fari a led e il paraurti con le prese d’aria che lo rendono estremamente dinamico. La fiancata è dominata da ampie nervature e da cerchi in lega dal design sportivo a partire da 18 pollici; mentre il tetto spiovente fa di Formentor un Suv coupé. Aggressivo anche il posteriore, con le luci che si sviluppano a tutta larghezza e i terminali di scarico in evidenza.

Il carattere sportivo si nota anche nell’abitacolo: il cruscotto presenta linee tese e spigolose, il quadro strumenti è interamente digitale, con schermo da 10,3 pollici configurabile. Il display touch dell’infotainment, che può raggiungere i 12 pollici negli allestimenti più ricercati, domina il centro della plancia; mentre le bocchette del climatizzatore si rifanno alla linea esagonale della mascherina anteriore. I sistemi per l’assistenza alla guida prevedono cruise control adattivo, frenata automatica d’emergenza e mantenimento corsia.

Motorizzazioni e consumi

Formentor è disponibile in versione benzina, diesel e ibrida plug-in. Il propulsore base a benzina è il 1.5 litri quattro cilindri TSI da 150 CV, disponibile con cambio manuale e automatico DSG. Il due litri 2.0 TSI viene proposto in tre livelli di potenza: 190 CV, 245 CV e 310 CV, tutti abbinati al cambio automatico DSG, mentre solo quello da 190 CV e quello da 310 hanno la trazione integrale di serie. Il motore benzina più potente è il cinque cilindri da 2,5 litri TFSI della versione VZ5, da 390 CV, con trazione integrale e cambio DSG. Per quanto riguarda il diesel, abbiamo il due litri TDI da 150 CV, con opzione cambio automatico DSG e trazione 4Drive. La gamma prevede anche il motore ibrido plug-in declinato in due potenze, da 204 CV e 245 CV, per la versione VZ. Al quattro cilindri da 1,4 litri da 150 CV con cambio automatico DSG va sommata la batteria ricaricabile agli ioni di litio da 12,8 kWh.

Cupra Formentor consuma 6,3 l/100km ed emette 141 g/km CO2 con il 1.5 TSI; mentre saliamo a 6,6 litri e 150 grammi con il cambio automatico DSG. Consumi ed emissioni più alte se prendiamo in esame il due litri 2.0 TSI: la versione da 190 CV impiega 7,4 l/100km, quella da 245 CV 7,5 l/100km e quella da 310 CV emette 186 g/km di CO2 ogni chilometro e ha bisogno di 8,3 l/100km. La versione più potente, la VZ5, impiega 10,1 l/100km. Molto più economico, ovviamente, il motore diesel: il 2.0 TDI da 150 CV con il cambio manuale consuma 4,7 l/100km e 5,7 l/100km con il cambio automatico. Numeri più contenuti per i modelli ibridi plug-in: 26 g/km di CO2 e 1,2 l/100km per la versione da 204 CV e 31 g/km di CO2 e 1,4 l/100km per quella da 245 CV.

Cupra Formentor: prezzo, dimensioni e caratteristiche 2

Cupra Formentor 1.4 e-Hybrid plug-in 204 CV a 34.792 euro

Continua l’offerta su Cupra Formentor in versione ibrida plug-in 1.4 e-Hybrid plug-in 204 CV DSG, che può ancora beneficiare dell’Ecobonus statale con o senza rottamazione. Sommando l’incentivo da 4.000 euro e lo sconto di 4.497,25 euro del marchio spagnolo e dei Cupra Garage, il prezzo del suv sportivo passa da 43.290 a 34.792,75 euro.

L’anticipo da pagare al momento della sottoscrizione del contratto ammonta a 6.950 euro; le rate mensili sono 35 da 295 euro (TAN 6,99%, TAEG 7,98%), alle quali vanno aggiunti 2,25 euro di spese. La maxi rata finale è pari a 23.260,42 euro, con limite massimo di percorrenza fissato in 45.000 km in caso di restituzione o sostituzione della vettura, e il pagamento di 0,07 euro per ogni chilometro percorso in più. La promozione include due anni di garanzia aggiuntiva, fino a un massimo di 40.000 km.

Auto MPV: tutti i pregi e i difetti

Renault Espace: prezzo, dimensioni e prova su strada 20

Le monovolume, dette anche “minivan” o MPV (Multi Purpose Vehicle), sono auto caratterizzate da una grande spaziosità interna. Nella forma rimandano al mondo dei veicoli commerciali, ma all’interno dell’abitacolo assicurano tutta la cura e la qualità percepita tipica delle più “tradizionali” vetture.

I due modelli simbolo che hanno fatto conoscere questo tipo di carrozzeria negli anni ’80, sono Chrysler Voyager e Renault Espace, ma in realtà la concezione del moderno monovolume risale al 1972, grazie al prototipo Kar-a-sutra progettato per Citroen dal designer italiano Mario Bellini: un veicolo squadrato con ampio abitacolo, alto e largo, un pianale completamente piatto e varie parti vetrate. Kar-a-sutra presenta un unico volume, l’abitacolo, con la parte frontale estremamente spiovente.

Grande popolarità a partire dagli anni ’90

Il boom delle monovolume si è registrato fra gli anni ’90 e lo scorso decennio, grazie alla loro diffusione anche in Europa e negli Stati Uniti. In questo periodo questo tipo di carrozzeria ha rimpiazzato la più tradizionale station-wagon, come dimostra Citroen che con la Xsara Picasso e le successive C4 Picasso ha sostituito anche i modelli compatti. Renault ha avuto un ruolo da pioniera anche nel segmento della Scenic, con un allargamento della famiglia Megane, che va avanti anche oggi con Megane Sporter e Kadjar, che guardano alle crossover per essere al passo coi tempi.

Le monovolume hanno avuto una grande diffusione, nei primi anni 2000, anche nel segmento inferiore, prendendo il posto delle piccole station-wagon che non hanno fatto breccia nel cuore degli automobilisti. La Opel Meriva ha rimpiazzato la Corsa wagon; mentre auto come Fiat Idea, Lancia Musa, Kia Venga, Renault Modus, Nissan Note, Hyundai Matrix, successivamente sostituita da ix20, e Mitsubishi Space Star hanno continuato a far registrare ottimi numeri sul mercato, prima di lasciare spazio ai suv.

Hyundai Staria: prezzi, dimensioni e caratteristiche 1

Comfort e praticità senza limiti

Le monovolume si sviluppano principalmente in altezza, caratteristica che le rende più compatte delle corrispondenti station-wagon che sfruttano la lunghezza e che regala più comodità per i passeggeri, che possono usufruire di un abitacolo più grande, maggiore accessibilità e sedute più alte che permettono una postura più eretta. La maggiore accessibilità, al pari dei Suv, consente ad automobilisti e passeggeri più anziani di salire a bordo con maggiore facilità rispetto all’abitacolo dei modelli più bassi. Altro grande vantaggio delle monovolume è la praticità, grazie a interni versatili e, in molti casi, a sedili individuali nelle file posteriori, tavolini ripiegabili e numerosi vani portaoggetti. La capacità del bagagliaio è uguale o addirittura superiore a quella delle station-wagon di pari dimensioni, ma con il vano di carico che si sviluppa verso l’alto e in maniera minore in lunghezza.

Pagano qualcosa in termini di dinamicità ed efficienza

Di solito le monovolume consumano di più delle equivalenti station-wagon per via della sezione frontale più grande e del peso superiore, pur avendo linee e forme valide dal punto di vista aerodinamico. L’altezza e l’abitacolo regalano grande visibilità ai minivan, ma il baricentro alto e le sospensioni calibrate per elevare al massimo il comfort determinano una guida poco dinamica e aumentano la tendenza al rollio. In realtà questi limiti non impediscono ad alcune monovolume di fornire ottime prestazioni, come dimostrano Opel Zafira e Meriva OPC, modelli in grado di garantire performance di livello, sacrificando leggermente il comfort.

I pregi delle monovolume

I minivan garantiscono migliore abitabilità, versatilità e visibilità rispetto alle station-wagon, pur avendo misure più contenute. Anche il comfort e l’accessibilità sono ai massimi livelli.

I difetti delle monovolume

Di solito le monovolume hanno un’agilità limitata rispetto ad altri tipi di vetture e presentano un volume di carico sviluppato in altezza. Infine, prezzo e consumi risultano più alti in confronto a quelli di una station-wagon.

Energie rinnovabili: tutti i vantaggi del geotermico

Energie rinnovabili: tutti i vantaggi del geotermico

Quando parliamo di energie rinnovabili e sostenibili, non dobbiamo fermarci a fotovoltaico, idroelettrico ed eolico, le soluzioni più diffuse e, di conseguenza, le più conosciute. Il nostro pianeta offre anche altre risorse “pulite”, come ad esempio l’energia geotermica, che si ottiene dal calore proveniente da fonti geologiche presenti nel sottosuolo. È basata sullo sfruttamento del calore naturale della Terra ed è un’energia sempre presente e reperibile, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche sia a breve che a lunga durata del luogo in cui viene sfruttata e non è soggetta a fenomeni di ciclicità giornaliera e stagionale come l’energia solare. Grazie alle proprie caratteristiche può essere impiegata sia come fonte di produzione di energia elettrica che direttamente come fonte di calore.

L’energia geotermica è legata alle caratteristiche del sottosuolo: nella terra dei geyser, l’Islanda, circa il 75% dell’elettricità e l’85% del riscaldamento derivano da fenomeni geotermici e idrogeologici; al punto che l’isola situata a sud del Circolo Polare Artico, entro il 2050, potrebbe essere la prima nazione al mondo a eliminare completamente i combustibili fossili. Le idee per sfruttare l’energia geotermica si stanno moltiplicando anche in ambito automotive e in altri Paesi dove questa fonte rinnovabile è più difficile da “intrappolare”.

Patto fra Stellantis e Vulcan

Il gruppo automobilistico italo-francese, recentemente, ha raggiunto due accordi con la società Vulcan per la realizzazione di due piani con l’obiettivo di sfruttare l’energia geotermica per alimentare la fabbrica tedesca di Russelsheim, sede del quartier generale di Opel dove vengono realizzate DS4 e Opel Astra, e quella di Mulhouse, in Francia, in cui vengono prodotte DS7, Peugeot 308 ed e-308, 508 e la nuova 408. Al momento è in atto lo studio di fattibilità con cui le due realtà intendono verificare l’effettivo potenziale di questa fonte rinnovabile e prendere in esame la possibilità di cedere l’energia in eccesso alla rete, che permetterebbe agli impianti di guadagnare dall’operazione, una volta ammortizzati i costi.

Se tutto dovesse andare a buon fine, grazie all’energia geotermica, l’impianto di Russelsheim dovrebbe diventare quasi autosufficiente dal punto di vista energetico già dal 2025; mentre per quanto riguarda quello di Mulhouse, la nuova fonte dovrebbe coprire una parte significativa del fabbisogno energetico annuale del sito a partire dal 2026.

Auto elettrica: il futuro passa per le rinnovabili

Due aziende con un unico obiettivo

“La partnership con Vulcan rafforza il nostro impegno a promuovere soluzioni per l’energia pulita in tutta la nostra azienda e rappresenta una delle numerose iniziative che stiamo esplorando per raggiungere il nostro obiettivo di zero emissioni di carbonio entro il 2038, in linea con il nostro piano strategico Dare Forward 2030,” le parole di Arnaud Deboeuf, Chief Manufacturing Officer di Stellantis. “La missione principale di Vulcan è la decarbonizzazione, attraverso la fornitura di energia rinnovabile e di litio ricavato senza emissioni di anidride carbonica. Noi vogliamo sostenere Stellantis, il nostro principale acquirente di litio e uno dei nostri maggiori azionisti, nella decarbonizzazione delle proprie attività operative in Europa,” ha detto Francis Wedin, Amministratore Delegato e CEO di Vulcan.

Il doppio accordo potrebbe portare benefici anche sul territorio, come hanno rimarcato le autorità locali. Boris Rhein, Ministro-Presidente dell’Assia, si è detto “lieto della partnership tra Stellantis e Vulcan Energy: è una notizia positiva per l’Assia in quanto dimostra che, nel nostro stato, la protezione del clima e la produzione industriale all’avanguardia attraverso idee innovative sono perfettamente compatibili”. Dalla Francia gli fa eco Franck Leroy, Presidente della Regione Grande Est. “Stellantis è uno dei principali player industriali del settore automotive nel Grande Est e per questo la regione intende supportare il gruppo nella transizione all’elettrico. Con questa partnership strategica, la trasformazione verso l’industria del futuro e la lotta al riscaldamento globale prendono forma nella nostra regione grazie a uno sfruttamento razionale dell’energia geotermica”.

CO2: l’inquinamento arriva anche da gomme e freni

Zeekr 001: prezzi, dimensioni e caratteristiche 2

Il mondo ha dichiarato guerra, già da tempo, alle emissioni di CO2 additandole come principali responsabili di qualunque forma di inquinamento presente sul pianeta: per questo motivo praticamente ogni giorno spuntano soluzioni più o meno realizzabili per ridurle e azzerarle. In realtà la questione è molto più complessa e riguarda anche il settore automotive: le sostanze inquinanti rilasciate dai veicoli vanno ben oltre l’anidride carbonica e riguardano anche le polveri sottili, le cui emissioni continuano anche con il passaggio alla mobilità elettrica.

Fermo restando che idrocarburi incombusti e particolato vengono rilasciati principalmente bruciando i derivati del petrolio nei motori a combustione, va sottolineato come i veicoli producano sostanze nocive anche tramite il consumo di materiali di attrito come pneumatici e freni, che non risparmia minimamente le auto elettriche.

Una soluzione che arriva dallo spazio

Se l’obiettivo è ripulire davvero l’aria delle città, vietare i motori endotermici ed eliminare benzina e gasolio non è sufficiente per risolvere il problema, ma bisogna far sì che le particelle derivate dall’usura di freni e pneumatici non si diffondano nell’atmosfera. Gli esperti si sono messi al lavoro già da tempo per mettere a punto filtri capaci di intrappolare le particelle fin da subito, dal momento del loro distacco: anni fa alcuni studenti universitari hanno messo a punto un dispositivo da mettere dietro le ruote dei veicoli per recuperare il materiale invisibile e inquinante grazie all’elettricità statica. Ultimamente questa soluzione è stata sviluppata in grande stile dalla DLR, l’agenzia aerospaziale tedesca, insieme all’azienda automotive HWA: i due partner dovrebbero aver messo a punto un sistema per azzerare sul serio le emissioni complessive dei veicoli.

Quanto durano gli pneumatici e quando è necessario sostituirli?

DLR e HWA, grazie ai 6 milioni di euro di finanziamento del Ministero dell’Economia, del Lavoro e del Turismo dello stato del Baden Wurttemberg, hanno sviluppato un veicolo dimostrativo denominato Zero Emission Drive Unit-1 (ZEDU-1), equipaggiato con un sistema che impedisce la diffusione di ogni tipo di particella inquinante. Il funzionamento è semplice: le ruote sono incapsulate con una speciale copertura dotata di particolari serbatoi che raccolgono le polveri sottili provenienti da dischi, pastiglie dei freni e pneumatici. Stando ai dati dello studio, solamente in Germania in un anno vengono prodotte più o meno 110.000 tonnellate di polveri sottili che vanno a finire nel sistema fognario e, successivamente, nell’ambiente. Il prototipo ha un aspetto avveniristico e sembra un’auto di un film di fantascienza, ma gli esperti assicurano che la tecnologia utilizzata è facilmente applicabile su automobili e veicoli commerciali di futura produzione.

Anche Audi testa la pulizia

La casa automobilistica tedesca si è mossa nella stessa direzione di DLR e HWA e ha sviluppato una soluzione per ridurre le particelle emesse dalle vetture. I tecnici di Audi hanno posizionato, nella parte frontale delle vetture, un filtro in grado di intrappolare le particelle già presenti nell’aria. Il marchio tedesco ha fissato in quattro anni il tempo della sperimentazione e conta di iniziare la produzione di questo dispositivo, che sarebbe capace di ripulire anche le polveri rilasciate da altre tre automobili.

Volkswagen T-Roc: acquisto o finanziamento?

Volkswagen T-Roc: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

La Volkswagen T-Roc, in commercio dal 2017, è fresca di restyling di metà carriera, che nel 2021 l’ha vista aggiornarsi e diventare più moderna e tecnologica. Il Suv compatto tedesco è uno dei modelli più venduti del marchio e nasce sulla stessa piattaforma della Golf. La T-Roc è lunga 4,23 metri (25 cm in meno della Tiguan), larga 1,82, alta 1,58 e ha un passo di 2,60 metri; il bagagliaio ha una capacità minima di 445 litri e di 1.290 litri abbattendo i sedili posteriori e si caratterizza per il piano di carico ad altezza variabile, che consente di trasportare oggetti molto voluminosi. Per la nuova T-Roc sono disponibili tre allestimenti: Life, l’accesso alla gamma; Style, perfetto per chi vuole più tecnologia a bordo e R-Line, il top di gamma, dal carattere marcatamente sportivo.

Volkswagen T-Roc: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

Linee personali e finiture di pregio

Il restyling del 2021 ha portato cambiamenti principalmente a livello estetico, rendendo la T-Roc ancora più aggressiva. Il frontale è caratterizzato dal cofano con due nervature, paraurti massiccio e fari full-led sottili disponibili per tutti gli allestimenti; mentre portellone e paraurti dividono la parte posteriore in tre zone, mettendo in risalto la larghezza del Suv. L’aggiornamento di metà carriera ha riguardato anche gli interni, arricchiti da materiali di qualità e nuova tecnologia. Al centro della plancia, ridisegnata, si trova lo schermo da 6,5, 8 o 9,2 pollici a seconda della versione, che gestisce l’infotainment basato sullo standard MIB3.

Come optional si può scegliere il display della strumentazione digitale posizionato dietro al volante, il Digital cockpit Pro da 8 o 10,25”. A bordo della T-Roc esordiscono il volante multifunzione e il controllo touch del climatizzatore; invece su richiesta è possibile avere sedili rivestiti di pelle ErgoActive, regolabili elettricamente e con funzione massaggio. Alla tecnologia bisogna aggiungere le nuove finiture degli interni: la plancia presenta una zona superiore in materiale morbido, i pannelli delle portiere sono foderati in tessuto o similpelle e le cuciture sono a contrasto. Per quanto riguarda gli aiuti alla guida, va segnalata l’aggiunta del cruise control predittivo con funzione Stop&Go e il Travel Assist (attivo fino a 210 km/h) incluso nel pacchetto IQ.Drive. Oltre a questi, Side Assist e Park Assist vedono aumentare le proprie funzionalità.

Volkswagen T-Roc: prezzo, dimensioni e caratteristiche 7

Motorizzazioni e consumi

La Volkswagen T-Roc è offerta in tre versioni a benzina e due a gasolio. Per le motorizzazioni a benzina abbiamo il propulsore 1.0 litri TSI, un tre cilindri da 110 CV; il motore da 1.5 litri TSI a quattro cilindri da 150 CV e il 2.0 TSI da 300 CV. I primi due sono disponibili con cambio manuale; il terzo, invece, ha la trazione integrale e il cambio automatico a doppia frizione di serie. La gamma diesel è rappresentata dal 2.0 TDI da 115 CV e da una versione dello stesso motore da 150 CV di potenza, disponibili anche con trazione integrale e cambio automatico DSG.

Per il tre cilindri 1.0 TSI da 110 CV, Volkswagen dichiara una percorrenza di 6 l/100km ed emissioni di CO2 pari a 136 g/km. Per il quattro cilindri 1.5 TSI da 150 CV i consumi salgono a 6,2 l/100km e le emissioni di CO2 a 141 g/km. Il 2.0 TSI da 300CV impiega 8,78 l/100km ed emette 199 g/km di CO2.

Volkswagen T-Roc: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Volkswagen T-Roc R-Line 1.0 TSI da 110 CV a 27.902 euro

Continuano le offerte del Progetto Valore Volkswagen, che prevedono anticipo, mini rate mensili e maxi rata finale. La T-Roc 1.0 TSI da 110 CV in allestimento R-Line con Tech Pack ha un prezzo di listino di 31.650 euro, che scende a 27.902 euro grazie allo sconto di 3.748 euro (in realtà i vantaggi a favore dell’automobilista ammontano a 5.073 euro, aggiungendo i 1.325 euro del Tech Pack che viene offerto gratuitamente) proposto da Volkswagen e dalle concessionarie aderenti all’iniziativa. L’anticipo da versare, al momento della sottoscrizione del contratto, è di 5.800 euro; le 35 rate mensili ammontano a 179 euro (TAN 5,99%, TAEG 7,04%); mentre la maxi rata finale è pari a 19.993 euro e non va pagata in caso di restituzione o sostituzione della vettura. Il limite massimo di km è fissato in 30.000 e, per ogni km in più percorso, bisogna pagare 0,07 euro. Nel prezzo è compresa l’estensione di garanzia Extra Time due anni per un massimo di 80.000 km.

Auto cross-country: tutti i pregi e i difetti

Mercedes Classe E: prezzo, dimensioni e prova su strada 32

Le vetture cross-country nascono sulla base di modelli station-wagon, opportunamente modificati per affrontare con facilità anche qualche tratto di sterrato. Sono caratterizzate dalle protezioni nella parte bassa della carrozzeria, l’assetto rialzato e la trazione integrale. Questo tipo di vettura è una via di mezzo fra una familiare, un fuoristrada e un Suv: conserva intatte le qualità della classica familiare, alle quali affianca una motricità e un’altezza da terra che le permettono di non sfigurare al cospetto dei modelli pensati invece per muoversi lontano dall’asfalto.

Il successo commerciale delle cross-country ci riporta agli anni ’90, con Subaru che propone la Outback, seguita poco dopo da Volvo con la V70 Cross Country, vetture che uniscono i vantaggi della station-wagon per quanto riguarda spazio di carico e guidabilità con un allestimento ideale per viaggiare anche sullo sterrato.

Audi A6 allroad: prezzi, caratteristiche e caratteristiche

La svolta arriva con l’Audi A6 Allroad

Il salto di qualità di questo tipo di auto arriva nel 2000, grazie all’Audi A6 Allroad Quattro, che offre sospensioni pneumatiche ad altezza variabile e riduttore sui modelli con cambio manuale. Dopo l’arrivo della vettura tedesca, l’offerta di auto cross-country aumenta: la Peugeot 508 Rxh è la prima ibrida della categoria; Volvo, che è stata una pioniera, invece propone la versione rialzata di tutte le station-wagon della propria gamma, pur avendo a listino una famiglia completa di Suv come XC40, XC60 e XC90. Tra le cross-country compatte, l’auto più iconica è stata la Skoda Octavia Wagon 4×4 Scout.

Gli stessi vantaggi della familiare

Una vettura cross-country è caratterizzata dalle stesse qualità di una station-wagon, ma va considerato che la trazione integrale, in alcuni casi, può togliere spazio al bagagliaio, generalmente al doppio fondo.

L’assetto rialzato, che di solito non supera i 20 millimetri rispetto alla versione station-wagon, mette l’auto al sicuro da sassi e altri ostacoli presenti lungo la strada, tenendo anche conto che, in vari modelli, l’allestimento cross-country prevede alcuni elementi di rinforzo in plastica e protezioni sottoscocca di serie o come optional. In più, molti modelli possono avere programmi di guida dedicati al fuoristrada.

I sacrifici sono pochi

Viste le dotazioni specifiche, questo tipo di auto può essere un po’ più cara del modello standard dal quale deriva; mentre la differenza dal punto di vista dei consumi è minima. I centimetri di altezza in più, la rendono maggiormente soggetta al rollio, in virtù anche del fatto che l’assetto non deve essere troppo rigido dato che è pensata per disimpegnarsi anche sullo sterrato.

Auto cross-country: i pregi

Come detto, una vettura cross-country offre lo stesso spazio e la stessa praticità dell’equivalente station-wagon. In più ha una mobilità superiore rispetto al modello a guida bassa e peso e consumi più contenuti di un Suv; il prezzo, invece, è in linea con quello delle familiari.

Auto cross-country: i difetti

Il peso e i consumi sono leggermente superiori a quelli delle classiche station-wagon; mentre l’assetto è meno preciso delle “sorelle” dalle quali derivano.

Plastiche riciclate: sempre più presenti in auto

Mercedes Classe E: prezzo, dimensioni e prova su strada 36

La plastica riciclata entra nel mondo automotive e si accomoda a bordo di un numero sempre crescente di veicoli. Merito anche di nuove norme e leggi che stabiliscono l’aumento dell’impiego di materiali riciclati e riciclabili per la realizzazione delle nuove auto.

Alla luce di questi cambiamenti, sempre più case automobilistiche si sono impegnate in campagne per la pulizia di oceani e ambienti naturali dai rifiuti in plastica, con lo scopo sia di reperire la materia prima per la produzione di auto, sia per dare un’immagine più ecologica ai prodotti. In più grazie all’aumento della domanda, è cresciuta anche la capacità di recuperare rifiuti che fino a poco tempo fa erano difficili da smaltire.

Con il riciclo diminuisce anche la CO2

L’abbandono dell’impiego dei materiali di origine animale, come la pelle naturale, per far posto a tessuti sintetici interamente riciclati, nella realizzazione di alcune vetture ha portato vari benefici per le case automobilistiche. Dall’inizio di quest’anno tutte le auto elettriche Volkswagen I.D. hanno rivestimenti in tessuto Seaqual, ottenuto da materiali recuperati in mare e pet riciclato da bottiglie di plastica: questo processo produttivo, secondo il gruppo tedesco, genera oltre il 30% di emissioni in meno rispetto al ricorso ai tessuti e ai rivestimenti classici.

Anche Seat, Skoda e Dacia hanno seguito questa strada. In particolare Dacia ha fatto sapere che nella futura generazione di Duster, la percentuale di plastica riciclata impiegata salirà dall’attuale 12% al 20% e che contribuirà a far risparmiare sulle emissioni di CO2 e sulle materie prime, permettendo al marchio del gruppo Renault di contenere i costi. Hyundai ha da tempo abbracciato la svolta etica, prendendo parte al programma Healthy Seas, che organizza spedizioni con sommozzatori volontari per ripulire interi tratti di coste e fondali marini da vecchie reti da pesca abbandonate, che vengono impiegate per ottenere filati sintetici da usare nei rivestimenti di alcune auto, come le elettriche della famiglia Ioniq.

Renault Scenic: prezzi, dimensioni e caratteristiche 12

Prossimo obiettivo, il recupero delle plastiche più complesse

Al momento la maggior parte della plastica riciclata è il PET (polietilene tereftalato), un poliestere ampiamente diffuso e usato nella realizzazione di bottiglie e di altri contenitori a uso alimentare. Ma ci sono contenitori, come i flaconi e altri tipi di imballaggi, formati da plastiche di diversa composizione che fino a poco fa era impossibile recuperare. La crescente richiesta di materiali di riciclo, ha portato vari ricercatori a studiare soluzioni per riuscire a recuperare anche le plastiche dalla composizione più complessa: un articolo pubblicato da poco su Innovation News Network parla di varie ricerche in atto. Le plastiche a bassa qualità vengono trattate con processi chimici che estraggono biogas e trasformano il resto in materiale base per usi edilizi (asfalto e fondi stradali); a questo vanno aggiunte alcune ricerche per estrarre materiali riutilizzabili da plastiche non compatibili con i processi di riciclo utilizzati fino a ora.

Gli esperti dell’università dello stato dell’Iowa stanno portano avanti un processo, finanziato con il contributo triennale di 2,5 milioni di dollari dal Dipartimento dell’Energia degli Usa, che si basa sul plasma con cui scomporre e rendere recuperabili alcune materie plastiche. La tecnica sviluppata dai ricercatori statunitensi impiega un campo elettrico per caricare gli elettroni e utilizzarli come proiettili per spezzare i legami chimici tra le materie di base e trasformare pellicole di plastica monouso come sacchetti, imballaggi e contenitori per alimenti in materiale plastico biodegradabile riutilizzabile nei processi industriali, ottenendo risparmi in termini economici e di emissioni di CO2.

Auto divenute icona: BMW M3

BMW M3: prezzo, dimensioni e caratteristiche 3

La BMW M3 oggi è giunta alla sesta generazione, ma il mito è iniziato nel 1985 con la M3 E30, la versione più amata di sempre che ha fatto nascere la leggenda delle vetture sportive della casa di Monaco di Baviera. La sigla M, nella gamma del costruttore tedesco, sta a indicare i modelli elaborati dal reparto Motorsport. La M3 affianca l’Audi Quattro e la Mercedes 190 Evoluzione per formare il trio che negli anni ’80 ha inaugurato la tradizione di vetture medie dalla marcata vocazione sportiva. La BMW M3, in particolare, per tutti gli appassionati, è il modello che ha dato il via alla dinastia M in generale, anche se in realtà prima di lei ci sono state la M1 e la M5, ma tanta è la popolarità della derivata dalla Serie 3 da essere quasi definita la capostipite di un’era.

Auto divenute icona: BMW M3

Tutto inizia con la voglia di primeggiare in DTM

La prima BMW M3 arriva per contrastare altre auto stradali dalle alte prestazioni, come la Mercedes 190 2.3-16, che rappresentano la base per l’omologazione delle versioni con cui gareggiare nei campionati per vetture turismo Gruppo A. I vertici di BMW vogliono tornare protagonisti nel campionato DTM: nasce così la M3, dalla quale sarebbe derivata la variante per le corse omologata con specifiche tecniche di Gruppo A. La sportiva si basa sulla seconda generazione della Serie 3, siglata E30, ed è una berlina a due porte lunga poco più di 4,3 metri e con un passo di 2,56 e non una coupé, che arriverà solo con la seconda generazione, la E36. La M3, rispetto alla serie 3, ha il telaio rivisitato, carreggiate ampliate e parafanghi bombati, coperchio del bagagliaio con un alettone, montanti posteriori e, ovviamente, un motore da corsa.

Il primo motore 16V su una Serie 3

Il propulsore della M3 si basa sul 2 litri di Formula 2, con cilindrata portata a 2,3 litri, e con la nuova testata a 16V, la prima utilizzata su un modello della Serie 3. Grazie a questi accorgimenti, il motore è in grado di erogare 200 CV a 6.750 giri (5 CV in meno nella versione catalizzata) e di far raggiungere alla M3 i 235 km/h con 0-100 in meno di 7 secondi. L’auto pesa soltanto 1.200 kg e ha il cambio manuale a 5 marce e differenziale autobloccante al 25%.

Più CV con le versioni Evo

Nel caso della M3 successi sportivi ed evoluzione tecnica sono sempre andati a braccetto: già nel 1988 arriva un sostanziale aggiornamento meccanico, che aumenta la potenza massima di una ventina di CV. La versione catalizzata arriva a 215 CV e viene denominata “Evolution” o più semplicemente Evo I. Quella senza catalizzatore, detta Evo II, garantisce prestazioni analoghe: tutte e due raggiungono i 240 km/h e sono caratterizzate da ruote con cerchi da 16 x 7,5 pollici, lunotto e finestrini più sottili e leggeri, splitter anteriore più grande e spoiler posteriore aggiuntivo.

Nel 1989 arrivano la cabriolet e la Sport Evolution

Un anno dopo le prime Evo, è l’ora della prima e unica modifica alla carrozzeria: la M3 cabriolet ha il motore meno potente della M3 prima serie, quello da 200 CV, che in ogni caso è in grado di farle raggiungere i 228 km/h. Novità anche per la berlina, che si arricchisce di una Evoluzione in edizione limitata, dovuta alla necessità di dover omologare una nuova versione da competizione. La Sport Evolution, chiamata anche Evo III, è dotata di motore da 2,5 litri e 238 CV a 7.000 giri e particolari dedicati, come splitter anteriore regolabile e alettone più grande, griglia del paraurti maggiorata e, in sostituzione dei fendinebbia, condotti per ventilare meglio i freni.

Auto divenute icona: BMW M3 1

Nel 1993 è l’ora della seconda generazione

La M3 E30 resta in produzione fino al 1992 e lascia il posto, a partire dall’anno seguente, alla versione basata sulla E36. La nuova M3 è una vera coupé a 6 cilindri, anche se per tutti gli appassionati il vero e unico mito resta la prima generazione. La nuova M3 è spinta dal 6 cilindri in linea da 2.990 cc da 286 CV, che la porta fino alla velocità massima dichiarata di 250 km/h (autolimitata elettronicamente) con uno scatto da 0 a 100 km/h in 5.7”. Questi numeri fanno della M3 E36 un punto di riferimento fra le vetture ad alte prestazioni di fascia medio-alta.

BMW M3 E46

Niente berlina con la terza generazione

Nel 2000 debutta la terza generazione, la M3 E46, prodotta in versione coupé e cabrio, ma non berlina, dato il minor successo commerciale di questa carrozzeria. È dotata di nuovo motore a 6 cilindri da 3,2 litri con una potenza di 343 CV a 7.900 giri/min e una coppia di 365 Nm a 4.900 giri/min, raggiunge i 250 km/h autolimitati e accelera da 0 a 100 km/h in 5,2 secondi. A livello estetico è più vistosa della serie precedente, con parafanghi allargati, bombatura del cofano anteriore, branchie laterali sui parafanghi anteriori con logo M3 e i quattro terminali di scarico, per la prima volta montati su una M3.

BMW Serie M3

Nel 2007 arriva il motore a 8 cilindri

La quarta generazione, prodotta dal 2007 al 2013, è caratterizzata da soluzioni tecniche e meccaniche all’avanguardia ispirate alla Formula 1. Il motore a 6 cilindri lascia spazio a un 8 cilindri a V da 3.999 cm cubici e 420 CV con una coppia di 400 Nm a 3900 giri/min ed è caratterizzato da soluzioni tipiche di una vettura da competizione, come una valvola a farfalla per ogni cilindro, cosa molto rara per un motore di serie. La velocità massima è di 250 km/h limitati elettronicamente e lo scatto da 0 a 100 km/h è di 4”8 per la versione con cambio manuale a sei marce e 4”6 per quella con il cambio sequenziale DKG.

BMW M3: prezzo, dimensioni e caratteristiche 9

Dal ritorno del 6 cilindri alla novità station-wagon

La quinta generazione, la M3 F80 è prodotta dal 2014 al 2018, solo con carrozzeria berlina 4 porte; mentre la coupé viene chiamata M4. La F80 vede il ritorno di un motore a 6 cilindri in linea, un 3 litri biturbo da 431 CV: è la prima volta in cui una M3 di serie viene equipaggiata con un motore sovralimentato. Nel 2020 viene presentata la G80, la sesta generazione della M3, basata sulla settima generazione della Serie 3 lanciata due anni prima. Anche in questo caso, la versione coupé viene indicata con il nome M4, giunta alla seconda generazione. Per la prima volta la M3 viene prevista anche come station wagon, disponibile solo in versione Competition con trazione integrale e cambio automatico. L’attuale M3 è spinta da un motore da 3 litri biturbo 6 cilindri in linea da 480 CV e 550 Nm di coppia massima per la M3 di base del 2020 e da 510 CV e 650 Nm per la versione Competition. Altra novità, a partire dal 2021, l’arrivo di un’inedita versione a trazione integrale, per la prima volta disponibile su una M3.