Mercato auto ottobre 2023: ecco tutti i dati

Toyota Crown Sport: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

Anche ottobre va in archivio con il segno più per quanto riguarda le nuove immatricolazioni. Nel mese concluso da poco, in Italia, sono state immatricolate 139.052 vetture nuove, segnando una crescita del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che a sua volta aveva registrato un +14,2%. Se invece prendiamo come riferimento ottobre 2019, le cifre sono ancora lontane da quelle precedenti la pandemia, con una perdita dell’11,6%.

La somma complessiva delle auto immatricolate nei primi dieci mesi di quest’anno tocca 1.315.964 unità, +20,5% (224.000 vetture in più rispetto alle 1.091.937 di gennaio-ottobre 2022), ma resta nettamente al di sotto (-19%, 310.000 veicoli in meno) dello stesso periodo del 2019.

La ritrovata disponibilità delle vetture e il numero maggiore di consegne di auto ordinate vari mesi fa e frenate dalla crisi di produzione e di componenti hanno inciso sulle buone cifre di ottobre, tanto che l’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) rivede in rialzo, rispetto alla previsione dello scorso luglio, la stima di chiusura dell’anno, che dovrebbe raggiungere 1.570.000 immatricolazioni, in aumento del 19,2% con 250.000 unità in più sull’anno scorso, ma in calo a -18,1% rispetto al 2019.

impianto gpl

Stabili le auto benzina e diesel, aumenta il Gpl

Ottobre 2023 ha fatto registrare una crescita delle immatricolazioni di vetture a Gpl, che si avvicinano al 10% di quota di mercato (+1,1 p.p.); numeri in rialzo anche per le auto ibride, che si portano al 39% delle preferenze degli italiani nel mese concluso da poco. I modelli mild hybrid si confermano i preferiti, con il 27,5%, seguiti da quelli full hybrid con l’11,5%. Cifre in calo per le ibride plug-in, che scendono al 4,1% delle preferenze, e le vetture a metano che spariscono, con lo 0,1% del mercato. Le auto elettriche guadagnano un punto e si portano al 4,1%; le vetture a benzina e diesel, invece, non fanno registrare grossi cambiamenti e restano rispettivamente al 27,5% e al 15,2% di share.

Jeep Avenger: prezzo, dimensioni e caratteristiche 3

Le auto a benzina più vendute a ottobre 2023

  • Jeep Avenger (3.326)
  • Citroen C3 (2.783)
  • MG ZS (2.307)
  • Volkswagen T-Cross (2.110)
  • Volkswagen Polo (1.897)
  • Peugeot 208 (1.806)
  • Toyota Aygo X (1.758)
  • Volkswagen T-Roc (1.389)
  • Dacia Sandero (1.367)
  • Opel Corsa (1.364)

Fiat 500X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 26

Le auto diesel più vendute a ottobre 2023

  • Fiat 500X (1.567)
  • Volkswagen Tiguan (1.047)
  • Volkswagen T-Roc (992)
  • Jeep Renegade (939)
  • Mercedes GLA (805)
  • Peugeot 2008 (798)
  • Alfa Romeo Tonale (743)
  • Alfa Romeo Stelvio (713)
  • Jeepompass (696)
  • Audi A3 (683)

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e prova su strada 2

Le auto GPL più vendute a ottobre 2023

  • Dacia Sandero (3.945)
  • Dacia Duster (1.844)
  • Renault Captur (1.666)
  • Fiat Panda (818)
  • Renault Clio (817)
  • Lancia Ypsilon (725)
  • EVO5 (459)
  • Dacia Jogger (385)
  • DR 5.0 (343)
  • Kia Stonic (341)

Audi A3 2020

Le auto metano più vendute a ottobre 2023

  • Audi A3 (37)
  • Skoda Kamiq (30)
  • Volkswagen Polo (27)
  • Seat Arona (17)
  • Skoda Octavia (3)
  • Audi A5 (1)
  • Volkswagen Golf (1)
  • Seat Ibiza (1)
  • Seat Leon (1)
  • Fiat Panda (1)

Fiat Panda Hybrid: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

Le auto ibride più vendute a ottobre 2023

  • Fiat Panda (9.979)
  • Toyota Yaris Cross (3.513)
  • Lancia Ypsilon (3.501)
  • Ford Puma (2.548)
  • Fiat 500 (1.832)
  • Nissan Qashqai (1.657)
  • Suzuki Ignis (1.588)
  • Toyota Yaris (1.532)
  • Kia Sportage (1.528)
  • Renault Captur (1.113)

Cupra Formentor: prezzo, dimensioni e caratteristiche 11

Le auto plug-in più vendute a ottobre 2023

  • Cupra Formentor (490)
  • Audi Q3 (414)
  • Ford Kuga (413)
  • Audi Q5 (299)
  • Porsche Cayenne (282)
  • Jeep Compass (259)
  • BMW X1 (240)
  • Mercedes Classe A (181)
  • Jeep Renegade (171)
  • Alfa Romeo Tonale (160)

Tesla Model 3: prezzi, dimensioni e caratteristiche 7

Le auto elettriche più vendute a ottobre 2023

  • Tesla Model 3 (537)
  • smart fortwo (513)
  • Tesla Model Y (349)
  • Fiat 500 (291)
  • Volkswagen ID.3 (242)
  • BMW iX1 (233)
  • Peugeot 208 (232)
  • Dacia Spring (231)
  • Ford Mustang Much-E (221)
  • Audi Q4 (189)

Le 10 auto più vendute in Italia a ottobre 2023

  • Fiat Panda (11.030)
  • Dacia Sandero (5.312)
  • Lancia Ypsilon (4.226)
  • Jeep Avenger (3.514)
  • Toyota Yaris Cross (3.513)
  • Citroen C3 (3.352)
  • Renault Captur (3.135)
  • Ford Puma (2.561)
  • Fiat 500X (2.425)
  • Renault Clio (2.394)

Audi: tutte le novità in arrivo nel 2024

Audi: tutte le novità in arrivo nel 2024 4

Il 2023 è stato piuttosto avaro di novità per Audi, ma il 2024 si prospetta invece particolarmente ricco di nuovi modelli e aggiornamenti. Il focus principale sarà inevitabilmente improntato sulle novità elettriche, tra le quali spicca la nuova Q6 e-tron che porta al debutto una piattaforma inedita e di importanza strategica per il brand.

Ma non è tutto, accanto alle tante novità a zero emissioni ci sarà comunque ancora spazio per gli amanti delle auto sportive “vecchia scuola”, con il lancio di alcuni interessanti aggiornamenti firmati RS.

  • Audi Q6 e-tron
  • Audi Q4 e-tron
  • Audi A5
  • Audi A6 e-tron
  • Audi Q8
  • Audi RS3

Audi Q6 e-tron

La novità più interessante e importante attesa per il 2024 è rappresentata dalla nuova Audi Q6 e-tron. Si tratta di un Suv di medie dimensioni che porterà al debutto la nuova piattaforma elettrica nativa PPE: un’architettura sulla quale nasceranno diversi modelli elettrici sviluppata internamente da Audi in collaborazione con Porsche. La nuova Q6 e-tron verrà lanciata ufficialmente nella prima metà del 2024, mentre nella seconda metà dell’anno arriverà anche la variante Sportback.

Audi Q4 e-tron

L’Audi Q4 e-tron è stato il primo modello elettrico nativo di casa Audi e nel 2024 verrà sottoposto ad un interessante restyling di metà carriera. L’estetica del Suv elettrico dei Quattro Anelli non verrà modificata: a cambiare saranno le dotazioni e le performance elettriche. Grazie ad una serie di interventi lato software, infatti, la Q4 e-tron potrà fare affidamento su più autonomia. La gamma sarà così articolata su due versioni: la 45 con un’autonomia di 562 km, mentre la 55  avrà una potenza maggiore, passando dagli attuali 299 CV a 340 CV.

audi a5 esterni

Audi A5

Con la nuova A5 Audi nel 2024 cambierà la propria politica di naming. L’Audi A5, infatti, indicherà l’intera famiglia dei modelli medi con motori endotermici, mentre fino ad oggi ha sempre e solo indicato le versioni coupé della A4. I motori saranno tutti mild-hybrid e non mancherà una varainte plug-in. Presenti all’appello anche le sportive S ed RS.

Audi A6 e-tron

Altro passaggio epocale per Audi sarà rappresentato dal lancio della nuova Audi A6 e-tron, ovvero la nuova generazione della A6 che per la prima volta sarà proposto unicamente in abbinamento a powertrain elettrici. Sarà realizzata sulla piattaforma PPE, e sarà declinata sia in variante di carrozzeria berlina, sia station wagon.

Audi Q8

Il modello più vicino all’arrivo nelle concessionarie è il restyling della Audi Q8. Il Suv sportivo più grande del marchio tedesco si aggiorna tanto nello stile, quanto nei contenuti, puntando su una gamma motori profondamente rivista rispetto al passato. Tra i benzina spicca la presenza della 55 TFSI da 340 CV e della SQ8 con il V8 da 4,0 litri e 507 CV, mentre per chi preferisce i Diesel ci sono il 45 TDI e il 50 TDI da 231 CV e 286 CV. In un secondo momento arriveranno anche le varianti plug-in e la sportiva RS.

Audi RS3: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Audi RS3

Il 2024 sarà anche l’anno dell’aggiornamento di metà carriera dell’Audi RS3. La variante più indiavolata della A3 potrebbe conservare il powertrain attuale, costituito da un 2.5 turbo a cinque cilindri da ben 400 CV, ma dovrebbe essere rivista in maniera piuttosto decisa nello stile, sfoggiando un inedito paraurti anteriore con prese d’aria riviste.

Honda Jazz: acquisto o finanziamento?

Honda Jazz: prezzo, dimensioni e caratteristiche

La Honda Jazz è una monovolume di segmento B a 5 porte e 5 posti compatta, prodotta dal 2001 e giunta alla quarta generazione, che vede un totale stravolgimento dei contenuti e nel design. Il modello attuale ha un aspetto più moderno e accattivante, viene proposto soltanto in versione ibrida e, di serie, offre il sistema “sedili magici”, che permette alle sedute in seconda fila posteriore di ruotare di novanta gradi, mettendosi contro lo schienale in modo da accrescere la capacità di carico.

Il restyling del 2023 vede importanti novità per la Honda Jazz, sia a livello estetico che di dotazioni e l’introduzione dell’allestimento Advanced Sport, che di serie offre la tinta Urban Gray, le finiture dedicate dei paraurti, la griglia anteriore sportiva, gli specchietti con calotte nero lucido e i cerchi in lega da 16 pollici. Gli interni, invece, presentano finiture di pelle sintetica scamosciata nera e grigia con cuciture gialle, abbinate al volante sportivo a tre razze. L’assetto della Advanced Sport è più sportivo con la nuova elettronica che gestisce il funzionamento dell’acceleratore e della trasmissione. Le dimensioni della Honda Jazz ricordano più quelle di una utilitaria che una monovolume: lunga 4,04 metri, larga 1,69, alta 1,52 con un passo di 2,52 metri che si traduce in grande comodità per i passeggeri del divanetto posteriore e capacità minima del bagagliaio di 304 litri.

Honda Jazz

Linee più dolci e tanta tecnologia

Il look duro e aggressivo della generazione precedente è solo un ricordo, ora la Jazz ha un aspetto più soft e moderno, con il frontale che si distingue per i grandi fari led di serie integrati alla perfezione nella nuova mascherina e il cofano corto e ben collegato con il parabrezza in modo da lasciare intatto il look da monovolume urbano. Nella parte laterale risaltano la pulizia delle linee e l’ampia superficie dedicata ai finestrini; nel posteriore, invece, spicca l’ampio lunotto.

Entrando nell’abitacolo notiamo la nuova plancia con una striscia in linea con la carrozzeria che dà un tocco in più di eleganza. All’interno si mettono in mostra i due touchscreen: quello da 9” dedicato all’infotainment, solo negli allestimenti superiori, e il virtual cockpit da 7”, configurabile dal guidatore. La Jazz offre anche il sistema di navigazione Garmin e le app integrate con localizzatore auto e assistenza stradale. Di serie è presente anche il pacchetto Honda Sensing, con il sistema di frenata a riduzione di impatto, il Cruise Control Adattativo, il riconoscimento della segnaletica stradale, il sistema di mantenimento della corsia e il limitatore di velocità.

Honda Jazz

Motorizzazioni e consumi

Il cambiamento più grande della nuova generazione sta nel motore: l’attuale Jazz è disponibile soltanto con un’unica motorizzazione ibrida da 1.5 litri abbinata a due unità elettriche, per una potenza di sistema di 109 CV (97 CV motore endogeno). Il powertrain ha due modalità di funzionamento: con la EV Drive, la batteria agli ioni di litio spinge il motore elettrico e permette alla piccola monovolume di percorrere brevi tratti a zero emissioni; mentre con la Hybrid Drive, che entra in funzione quando la batteria è quasi scarica, l’1.5 benzina aziona un generatore che fornisce energia al motore elettrico. Honda dichiara consumi molto contenuti: soltanto 4,5 litri ogni 100 km, calcolati su ciclo combinato WLTP.

Honda jazz: tecnologica e anche ibrida, a partire da 22.500 euro

Honda Jazz e:Hev 1.5 Elegance eCVT a 24.900 euro

Continuano le offerte sui modelli della gamma della casa giapponese che, con un Hybrid Bonus specifico, consente di poter acquistare una Honda Jazz Full Hybrid a prezzo ridotto. Per ottenere i 2.000 euro di sconto bisogna possedere un’auto da almeno 5 mesi da rottamare o da dare in permuta. Chi ha un vecchio veicolo e decide di aderire al finanziamento Easy Honda può acquistare una Jazz Hev 1.5 con allestimento Elegance eCVT a 24.900 euro, invece dei 26.900 del prezzo di listino. Dopo un anticipo di 5.500 euro, ci sono da pagare 47 rate da 244,53 euro (TAN fisso 5,99%; TAEG massimo 7,38%, nel caso si desideri rateizzare la maxi-rata) e la rata finale da 12.101 euro che rappresenta anche il Valore Futuro Garantito. Il limite massimo di km è di 10.000, da non superare in caso di restituzione del veicolo; mentre Honda offre anche fino a otto anni di garanzia estesa gratuita e due tagliandi inclusi nel finanziamento.

Auto divenute icona: Porsche 911

Porsche 911: prezzi, dimensioni e caratteristiche 10

Tante vetture si sono ritagliate uno spazio importante nella storia dell’automobilismo, diventando vere e proprie icone, ma soltanto una ha saputo resistere all’avanzare del tempo e rimanere fedele all’idea iniziale, la Porsche 911. Questo modello sportivo, divenuto oramai leggendario e tuttora in produzione, ha da poco festeggiato 60 anni (portati benissimo): tutto inizia nel 1963 al Salone di Francoforte con un altro nome, 901, successivamente modificato in 911. La nuova creatura di Porsche irrompe sul mercato l’anno successivo e conquista tantissimi automobilisti sparsi in tutto il mondo grazie alle proprie caratteristiche: carrozzeria coupé 2+2, motore posteriore a sbalzo 6 cilindri boxer raffreddato ad aria da 130 CV, peso che supera di poco i 1.000 kg, trazione posteriore, sospensioni a quattro ruote indipendenti con barra di torsione, quattro freni a disco e cambio a quattro marce con la quinta opzionale.

Le sensazioni di guida, unite alla buona abitabilità e al design (rimasto praticamente invariato e divenuto il marchio di fabbrica della casa tedesca) che ha saputo attraversare a testa alta più di mezzo secolo, sono tra le chiavi del clamoroso successo della vettura tedesca, che non ne vuol sapere di andare in pensione. Pur restando fedele al progetto originale, è inevitabile che nel corso di tutti questi anni abbia ricevuto varie modifiche, ma le serie fondamentali restano due: le Porsche 911 con motore raffreddato ad aria (prodotte dal 1963 al 1997) e le 911 dei giorni nostri, realizzate a partire dal 1998.

Auto divenute icona: Porsche 911

La leggenda 911 inizia con un nome diverso

Porsche deve sostituire la 356, diventata ormai obsoleta, e al Salone dell’Automobile di Francoforte del 1963, presenta il primo esemplare prodotto, di colore giallo, della nuova vettura, chiamata 901: il pubblico e la stampa specializzata gradiscono, la Peugeot decisamente meno. La casa francese diffida i rivali dall’usare quella sigla, perché ha registrato i tutti i numeri a tre cifre con lo zero in mezzo da utilizzare per i propri modelli. Il marchio tedesco è costretto a cambiare nome in 911 a partire dal 10 novembre 1964: griffati 901 restano solo i primi 82 esemplari già venduti, quasi tutti allestiti artigianalmente, visto che la produzione di serie partì il 14 settembre del 1964. Una volta risolta la querelle del nome, la nuova Porsche è libera di sfrecciare, a tutto gas ovviamente, verso la gloria e la leggenda, grazie alla guida al limite e alle sensazioni uniche che trasmette agli automobilisti: il motore posteriore alleggeriva troppo l’anteriore e, secondo indiscrezioni dell’epoca, i fortunati possessori delle 911 mettevano nel bagagliaio alcuni sacchi di sabbia per darle maggiore stabilità.

Auto divenute icona: Porsche 911 1

Le versioni Targa e Turbo consolidano il mito

Tra la 911 e gli automobilisti è amore a prima vista: le vendite premiano la casa tedesca che, nel 1966, sforna la 911 S da 160 CV; mentre l’anno seguente è la volta della 911 R, realizzata in sole 20 unità e caratterizzata dal motore twin spark da 210 cavalli e da un peso minore grazie alle portiere in alluminio e al carter in magnesio. A contribuire al mito della 911 è anche la versione Targa, a metà strada fra coupé e spider, introdotta nel 1965: fra i tratti distintivi troviamo il roll bar fisso che permette di rimuovere agevolmente il tettuccio e viaggiare con il vento tra i capelli. Il nome Targa fu scelto per rendere omaggio alla vittoria di Umberto Maglioli con la Porsche 550 Spyder alla Targa Florio, la prima affermazione del marchio di Stoccarda in una gara internazionale valida per il Campionato Mondiale Vetture Sport.

Nel 1975 viene svelata la mitica 911 Turbo, la prima Porsche con motore sovralimentato (3 litri con turbocompressore dotato di basamento in alluminio, cilindri in Nikasil e iniezione meccanica). Le linee sono più aggressive, con passaruota più ampi per poter montare pneumatici di misure maggiori; mentre allo spoiler posteriore e allo splitter anteriore più grande spetta il compito di assicurare maggiore stabilità alla vettura. Questa versione raggiunge i 100 km/h in 6,5 secondi e tocca la velocità massima di 251 km/h. L’aggiornamento del 1978 introduce il motore di 3.3 litri di cilindrata e 300 cavalli con iniezione elettronica.

Auto divenute icona: Porsche 911 2

Dalla SuperCarrera all’ultima 911 raffreddata ad aria

Nel 1977 è la volta della 911 SC (SuperCarrera), la nuova entry level nella gamma del marchio (ma dalle prestazioni di tutto rispetto come i 233 km/h di velocità massima e lo 0-100 km/h in 6,3 secondi) che prende il posto di tutte le auto senza motore turbo: la standard, la S e la Carrera. I vertici di Porsche hanno in mente di produrre la 928, che avrebbe dovuto sostituire la 911, ma le vendite dell’auto, ormai diventata un mito, non accennano a diminuire e i manager sono costretti a fare un passo indietro: nel 1984 esordisce la 911 Carrera 3.2 con motore da 3.164 centimetri cubi da 231 CV e alimentazione a iniezione elettronica. Nel 1993 arriva l’ultima 911 con motore raffreddato ad aria, la serie 993, con motore boxer 6 cilindri più potente e velocità massima di 296 km/h.

Porsche 911: prezzi, dimensioni e caratteristiche 49

Dalla svolta del 1997 fino ai giorni nostri

Il 1997 è una data da segnare in rosso per gli appassionati Porsche: viene presentata la 996, la prima 911 con motore raffreddato ad acqua. La nuova vettura ha un propulsore boxer di 3,4 litri con 4 valvole per cilindro e 296 CV di potenza. Ai fan più integralisti non piacciono i cambiamenti estetici nella parte anteriore, con i nuovi fari a ogiva che prendono il posto dei tradizionali fanali tondi. Le contestazioni degli affezionati inducono i vertici della casa tedesca, nel 2005, a mandare in pensione la 996 per far posto alla 997, che presenta il ritorno dei fari tondi. La nuova vettura non riscuote grandi consensi e, nel 2011, viene sostituita dalla 991 con motore da 3.4 litri e 350 CV, nella versione Carrera, e propulsore da 3.8 litri e 400 CV, nella versione Carrera S. Questa variante della 911 è la prima vettura di serie del marchio ad avere il cambio manuale a sette marce. Nel 2018 è l’ora della 992, l’ultimo capitolo, fino a ora, della gloriosa 911: la nuova versione presenta fanali uniti tra di loro da un sottile led e una griglia di ventilazione del motore che si rifà alle 911 degli anni 80.

Auto a noleggio: cosa fare in caso di incidente

Essere coinvolti in un incidente stradale è sempre un’esperienza traumatica, ma quando il sinistro avviene con una vettura presa a noleggio, all’inevitabile shock che ne consegue si aggiungono i dubbi sul da farsi. Vediamo come comportarsi passo dopo passo in caso di impatto o tamponamento con un’auto noleggiata, anche quando il conducente non ha colpa.

Innanzitutto è necessaria una premessa: i dettagli della copertura assicurativa e la franchigia vengono stabiliti al momento della stipula del contratto di noleggio. Oggi ci sono contratti standard che possono essere modificati in base alle esigenze dell’automobilista, però è fondamentale conoscere tutte le condizioni contrattuali prima di compiere la scelta di noleggiare una vettura.

Cosa fare dopo l’impatto

In linea di massima, i passi da compiere non sono differenti da quelli previsti in caso di incidente con un’auto privata. La prima cosa da fare è assicurarsi che tutte le persone coinvolte nell’impatto stiano bene e, se necessario, chiamare un’ambulanza; una volta pensato alla salute di tutti quanti, si passa alla compilazione del modello Blu (CAI) di constatazione amichevole, scambiando le generalità (nome, cognome, numero di telefono e altri contatti) con il conducente dell’altro veicolo e tutti i soggetti coinvolti nell’incidente. In caso di impatto contro una vettura in sosta, bisogna lasciare le proprie generalità su un bigliettino da mettere sul parabrezza di quest’ultima.

Se vengono chiamate le forze dell’ordine, in attesa del loro arrivo, è bene scattare foto dell’incidente, in modo da poter risalire con certezza alla data e all’ora del sinistro, poter indicare le esatte condizioni meteo, lo stato del manto stradale e l’illuminazione, il modello delle auto coinvolte e le rispettive targhe, i danni riportati ai veicoli o ad altre proprietà e le lesioni riportate da conducenti, passeggeri ed eventuali pedoni coinvolti.

Una volta seguiti questi passi, è arrivato il momento di telefonare alla compagnia dove è stata noleggiata l’auto (il numero è sul contratto) e raccontare l’accaduto. La società di noleggio penserà al recupero dell’auto, nel caso non si possa più muovere, alle riparazioni e le sostituzioni necessarie, e alla mediazione con le compagnie assicurative delle varie parti coinvolte. Solitamente le compagnie di noleggio non rimborsano le spese che il conducente deve sostenere, salvo diversi accordi stipulati al momento della firma del contratto e, di conseguenza, se il guidatore deve pagare qualcuno in maniera diretta, è molto improbabile che la compagnia di noleggio proceda con il rimborso.

Le varie polizze

Qualsiasi tipo di noleggio auto, a breve e lungo termine, comprende la copertura base, la RCA, con l’aggiunta, per le vetture nuove, della copertura contro i sinistri e il furto. Al momento della firma del contratto (o del ritiro dell’auto nel caso di noleggio a breve termine) è possibile aggiungere ulteriori coperture assicurative, dagli pneumatici al parabrezza, utili se si devono percorrere strade sconnesse, fino alla Kasko: tutte le coperture prevedono sempre le franchigie, fisse o in percentuale. Nel caso di noleggio a lungo termine, le assicurazioni prevedono anche un massimale, la cifra massima che la compagnia è disposta a pagare in caso di sinistro. Se il danno causato dal titolare del contratto di noleggio supera questa cifra, la differenza spetta al titolare del noleggio.

Le franchigie e i massimali possono essere azzerati, con formule assicurative denominate Damage Access Refund, che prevedono il pagamento di una sostanziosa cifra extra. I danni per colpa possono essere azzerati, pagando ovviamente, ma tali coperture extra decadono quando il sinistro viene causato da un conducente sotto effetto di alcol o sostanze stupefacenti: in questo caso se l’incidente dovesse essere grave, l’automobilista avrà anche conseguenze dal punto di vista penale. Invece se il conducente dell’auto noleggiata non ha nessuna colpa nell’incidente, la compagnia potrebbe decidere di addebitargli i costi e poi rimborsarlo soltanto dopo aver accertato i fatti: un motivo in più per redigere un resoconto dell’impatto in maniera più precisa e dettagliata possibile.

Auto divenute icona: Subaru Impreza

Auto divenute icona: Subaru Impreza

La Subaru Impreza è l’auto più rappresentativa del costruttore delle Pleiadi. Nasce nel 1992 a seguito di una doppia necessità del marchio giapponese: sostituire sul mercato la Leone, prodotta dal 1971 e ormai obsoleta, e la Legacy, impegnata nelle corse. Il risultato è la Impreza che, nel giro di poco tempo, sveste i panni della semplice berlina media, come da piani del costruttore, per trasformarsi in un mito assoluto dei rally, una vettura che ancora oggi può contare su una nutrita schiera di fedelissimi innamorati.

Di colore blu, con cerchi in oro e il numero 555 in giallo su cofano e portiere: questa è la Impreza che ha lasciato un segno indelebile nei cuori di tantissimi appassionati, cresciuti nel mito di Carlos Sainz e Colin McRae, un bolide capace di dominare i rally e conquistare tre Mondiali Piloti (1995, 2001 e 2003) e altrettanti Mondiali Costruttori (1995-96-97) e di far conoscere il marchio giapponese in tutto il mondo, aprendogli di fatto le porte di nuovi mercati.

Oggi la Impreza è giunta alla quinta generazione e continua a mantenere il proprio appeal, specialmente nel mercato americano, che copre più del 65% delle vendite mondiali. Ripercorriamo le tappe fondamentali della storia della berlina media giapponese.

Auto divenute icona: Subaru Impreza 3

Il mito inizia 31 anni fa

Il lancio della Subaru Impreza è datato 1992: la vettura è pensata fin dall’inizio mettendo le competizioni al centro dell’intero progetto. Lo schema meccanico è lo stesso che ha dato celebrità al brand: oltre al motore boxer montato longitudinalmente, trovano conferma le sospensioni McPherson davanti e dietro e la trazione integrale permanente: una soluzione che permette di abbassare il baricentro (aspetto fondamentale se si punta a ottenere risultati sia in pista che nelle prove speciali) e al tempo stesso di ripartire le masse in modo uguale fra lato destro e sinistro, donando all’auto agilità ed equilibrio. Caratteristiche che fanno la felicità degli automobilisti che sfrecciano sulle strade e dei piloti che trionfano nei rally. La Impreza, trainata dalle vittorie sportive, spopola in vari mercati: in Giappone, Europa e Usa, regalando a Subaru il momento di maggior splendore e guadagni.

La prima Impreza è disponibile in tre versioni: berlina a 3 volumi e 4 porte, station wagon (chiamata Sport Wagon) e coupé, non importata in Italia. Al debutto la gamma motori è formata dal solo 1.800 da 101 CV, a cui si aggiungono a breve un 1.600 e un 2.000 aspirati più il 2,0l turbo da 211 CV che equipaggia la versione WRX, nata nel 1994 per sostituire la Legacy nelle competizioni motoristiche. Il primo restyling esterno arriva 1997 e quello sugli interni nel 1998; mentre dall’anno successivo la potenza della WRX sale da 211 a 218 CV. La WRX, rispetto alle altre versioni, ha tre differenziali (il centrale e il posteriore a slittamento limitato) e il cambio manuale a 5 marce. Il motore, dotato di turbina con intercooler aria-aria e testata bialbero in testa a 4 valvole, ha un sound caratteristico, che accresce ancora di più il mito della Impreza.

Auto divenute icona: Subaru Impreza 2

Un modello speciale per i 40 anni del marchio

Nel 1998 ricorrono i 40 anni dalla fondazione della Subaru, che per rendere omaggio alla conquista del titolo costruttori WRC, crea l’Impreza WRX STi 22B su base coupé: il motore, fatto a mano, ha la cilindrata aumentata da 2 a 2,2 litri, con 276 CV di potenza. La nuova versione monta ammortizzatori Bilstein e molle Eibach, il top sul mercato; è disponibile solo con carrozzeria a 2 porte ed esteticamente è riconoscibile per i passaruota ancora più larghi. L’edizione speciale è prevista in soli 400 esemplari, che vengono venduti in 30 minuti; la casa decide di sfornare altre 24 unità per i mercati fuori dal Giappone e anche queste trovano un acquirente nel giro di pochi istanti.

Auto divenute icona: Subaru Impreza 1

 

Le generazioni successive

L’Impreza fa breccia fin da subito nei cuori di tantissimi appassionati e per questo, la seconda generazione arriva solo nel 2001, nove anni dopo l’esordio. È più spaziosa, mentre i fedelissimi non gradiscono l’aumento del peso, causato dalla carrozzeria cresciuta di 6 centimetri. La forma rotonda dei fari anteriori caratterizza la nuova berlina, che al debutto è offerta in due motorizzazioni: il 1.600 da 95 CV e il 2.0 da 218 CV per la WRX. La STi arriva nel 2002, con propulsore 2 litri boxer da 265 CV, che salgono a 280 nel 2005, con la cilindrata aumentata a 2,5 litri.

Nel 2007, a soli sei anni dalla seconda generazione, arriva la terza, che presenta la prima grande rivoluzione: all’inizio, la nuova Subaru Impreza è disponibile solo nella versione a due volumi, probabilmente con l’intenzione di fare concorrenza, specialmente in Europa, alla Golf e alle altre vetture di segmento C. I risultati non premiano il marchio giapponese più per il design anonimo che per la bontà della nuova vettura, caratterizzata dall’unicità della trasmissione 4X4 “simmetrica” e dai consueti motori boxer, anche turbodiesel. La WRX STi, invece, è spinta da un 2.5 da 300 CV ed è disponibile con carrozzeria a quattro o a cinque porte, a tre o due volumi.

Subaru Impreza: prezzi, dimensioni e caratteristiche 17

Al salone dell’automobile di New York del 2011 debutta, in versione berlina a 4 e a 5 porte hatchback, la quarta generazione. Questa Impreza viene proposta con motori sia benzina che diesel con cilindrate comprese tra i 1,6 e i 2,0 litri: all’inizio è destinata al mercato giapponese e a quello statunitense e, successivamente, viene esportata anche in vari mercati europei, tranne in quello italiano ad eccezione della WRX e della STi. Dal 2014 arriva un’altra novità: le versioni WRX perdono il nome Impreza e diventano un modello a sé stante nel listino del brand giapponese. Nel 2016 è il momento della quinta generazione, la prima costruita sulla nuova piattaforma globale Subaru, alla base di tutti i futuri modelli della casa.

Con Open-ES le aziende collaborano per essere più efficienti

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La cooperazione tra industrie può essere un’ottima soluzione per accelerare i processi di decarbonizzazione e riduzione dell’impatto sull’ambiente. Il dialogo e la collaborazione possono aiutare le varie imprese, non solo quelle del settore automotive, a centrare il difficile obiettivo comune della riduzione delle emissioni: con tale scopo, due anni fa, Eni, Boston Consulting e Google Cloud hanno creato la piattaforma on-line Open-ES, uno strumento aperto sia a piccole che grandi aziende che permette loro di interagire alla pari e confrontarsi su procedure e risultati.

Il portale si basa sulle “4P”, i quattro elementi-chiave: Pianeta, Persone, Prosperità economica e Principi di Governance aziendale. I dati ESG vengono raccolti e processati in base ai parametri stabiliti dallo “Stakeholder Capitalism Metrics” del WEF (il Forum Economico Mondiale) per esaminare intere filiere di produzione e distribuzione, a partire dal settore energetico, anche se l’obiettivo dichiarato è di rendere la piattaforma disponibile anche a quelle imprese che operano in contesti industriali diversi, al fine di costituire un ecosistema basato sulla condivisione di orientamenti e soluzioni per la sostenibilità.

Da 1.000 a più di 14.000 adesioni in poco tempo

La piattaforma è raggiungibile all’indirizzo web openes.io/it e ha visto aumentare i propri partner in maniera esponenziale in breve tempo. Al momento del lancio comprendeva circa 1.000 aziende, per la maggior parte soci e collaboratori di Eni, che hanno ricoperto un ruolo fondamentale nella costruzione della prima struttura di interazione: in meno di sei mesi le imprese che hanno aderito sono salite a 2.600 (provenienti da 50 nazioni diverse) e da 58 differenti settori industriali. Numeri lievitati fino a raggiungere le attuali 14.081 imprese dislocate in 91 Paesi del mondo e operanti in 66 settori industriali.

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Come agisce la piattaforma

Il progetto è strutturato in tre diversi modelli di adesione riservati a fornitori, clienti e operatori di mercato: la procedura è standard per tutte e tre le categorie e prevede la registrazione e un tutorial che illustra dettagliatamente come portare a termine la fase più complessa, il caricamento dei dati. Da quest’ultimi vengono ricavati i parametri per il passaggio seguente, che consiste nell’assegnazione di una valutazione del livello di sostenibilità del proprio operato.

La piattaforma Open-ES consente di svolgere varie attività utili per migliorare l’impatto sull’ambiente: permette di confrontarsi con i riferimenti del proprio settore seguendo un percorso guidato; di misurare le proprie performance di sostenibilità; di individuare i propri punti di forza e le aree di miglioramento per poter intavolare piani di sviluppo, suggerimenti e soluzioni per colmare le lacune; di rendere partecipi i propri fornitori (anche mediante l’accesso a statistiche, analisi di dettaglio e vari strumenti di collaborazione), un’azione imprescindibile per aumentare l’efficienza di tutta la filiera produttiva oltre che della propria azienda; di chiedere e offrire supporto; di poter entrare nelle cosiddette aree di collaborazione, tavoli virtuali creati appositamente per condividere esperienze, dare visibilità alle buone azioni di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Auto divenute icona: Jeep Wrangler

Jeep Wrangler: prezzo, dimensioni e caratteristiche 22

Oggi Jeep, per tutti, è sinonimo di una categoria specifica di vetture, i fuoristrada. L’impresa, senza precedenti, di trasformare il proprio nome, nel sinonimo di un’intera tipologia di auto è stata possibile grazie alla Wrangler, un vero e proprio mito che nei suoi 82 anni di vita, seppur con denominazioni diverse, ha segnato in maniera indelebile la storia dell’industria automobilistica. Attualmente l’iconica vettura è alla quarta generazione: il nome Wrangler è arrivato solo nel 1987, ma il tutto inizia nel 1941, in piena seconda guerra mondiale, con il nome di CJ.

L’anno prima, il 1940, gli Stati Uniti stanno preparando il loro ingresso nel conflitto e proclamano una gara per la fornitura all’esercito di un’auto capace di districarsi su ogni tipo di terreno. Questo mezzo deve avere alcune specifiche imprescindibili come la trazione integrale, il peso massimo attorno ai 590 kg (per renderne più facile il trasporto), il passo di 190 cm, una portata utile di 272 kg, il parabrezza ripiegabile, tre sedili e riduttore. C’è poco tempo e alla gara prendono parte solo tre costruttori. Tra questi solo il progetto presentato da Bantam Car Company, pronto in 49 giorni, ha tutti i requisiti richiesti dal governo statunitense. Secondo i rumors di quei tempi, i bozzetti della Bantam arrivano nelle mani della Willys-Overland, che propone il prototipo Quad. Alla fine Bantam e Willys-Overland vincono la gara per un primo lotto di fornitura, ma nel 1941 la Willys-Overland, in collaborazione con Ford, che fabbrica la vettura su licenza, fa partire la prima vera produzione in serie del modello, che riesce a ottenere la concessione dall’esercito americano dell’aumento del peso minimo a favore della qualità del fuoristrada. Cambia anche il nome della vettura, da MA a MB, ma ha poca importanza: per tutti è soltanto la Jeep, il mito e la leggenda. La nuova denominazione potrebbe avere due origini: per tanti il nome Jeep deriva dalla sigla “GP”, che in gergo militare è l’abbreviazione di “General Purpose” (che vuol dire multiuso); mentre altri sono convinti che Willys si sia ispirata a “Eugene the Jeep”, personaggio del cartone animato Braccio di ferro.

Auto divenute icona: Jeep Wrangler 1

Finita la guerra, la Jeep diventa un’auto per tutti

La seconda guerra mondiale termina e la Willys-Overland pensa all’impiego civile della propria creazione. Il primo passo è lo sviluppo di un nuovo modello sulla base della versione militare, la CJ-1, sigla che indica “Civilian Jeep”: da questa evoluzione, nell’estate del 1945, arriva la CJ-2A Universal Jeep, la versione di serie. Sulla nuova auto debuttano il portellone posteriore, la ruota di scorta montata lateralmente, i fari di dimensioni più generose, il tappo del serbatoio esterno e tanti altri segni distintivi che contribuiscono a consacrare il mito. I cambi e i ritocchi si susseguono a grande velocità, ma la novità del 1946 rappresenta una svolta: è l’ora della Jeep Station Wagon, la prima Jeep in acciaio prodotta e venduta in America. Lo sviluppo del mitico fuoristrada vede altre tappe fondamentali: nel 1962 arriva la prima Jeep 4×4 con cambio automatico e sospensioni anteriori indipendenti; nel 1965 è la volta del primo motore con più di 4 cilindri, il V6 Dauntless da 155 CV; nel 1970, dopo l’acquisizione da parte di AMC (American Motors Corporation), debuttano due propulsori V8, uno da 5 e uno da 5,9 litri; infine nel 1973 fa il proprio esordio Quadra-Trac, la trazione integrale permanente.

Auto divenute icona: Jeep Wrangler

Il nome Wrangler nasce in maniera ufficiale nel 1987

Il 1987 è l’anno di un’altra svolta: Jeep elabora una vettura totalmente rinnovata e al passo con i tempi e decide di chiamarla Wrangler. Il nuovo modello continua a puntare decisamente sull’offroad, ma vede aumentare in maniera eccezionale comfort e qualità generale, con il fine di attirare più acquirenti in cerca di un veicolo non solo per uso ricreativo ma anche quotidiano. Il design è inedito, con carreggiate più ampie, un’altezza da terra leggermente inferiore del modello originale, più comfort grazie a nuovi ammortizzatori e una migliore maneggevolezza. La gamma motori è composta da propulsori tutti alimentati a benzina: il 2.5 AMC serie 150 quattro cilindri abbinato ad un cambio manuale a 5 rapporti o un 4.2 sei cilindri in linea AMC serie 258 da 112 CV con cambio manuale a 5 rapporti con ridotte o automatico a 3 rapporti con ridotte.

Nel marzo del 1989 la Jeep Wrangler esordisce in Europa importata e venduta dalla Renault, che era il maggiore azionista di AMC: in Italia arriva a partire da ottobre nelle concessionarie Renault. I modelli europei sono identici alla versione americana, ma hanno la targhetta identificativa “by Renault” e il solo motore 2.5 benzina con cambio manuale depotenziato a 103 cavalli per rispettare le normative anti-inquinamento europee. Dal 1991, in Europa, la Wrangler viene venduta dalla rete di vendita Chrysler, diventata proprietaria della AMC e della Jeep.

Jeep Wrangler

Le novità fino ai giorni nostri

A inizio 1996 debutta ufficialmente al salone di Detroit la seconda generazione di Jeep Wrangler. Il telaio è un’evoluzione della generazione precedente, ma le sospensioni a balestra lasciano il posto alle nuove Quadra-Link con assale rigido collegato da quattro braccetti trasversali e nuove molle elicoidali derivate da quelle della Jeep Grand Cherokee. La gamma motori è formata dal quattro cilindri 2.5 AMC 150 e dal 4.0 sei cilindri in linea AMC 242. Nel 2003 debutta la versione Rubicon, con rinforzi al ponte e ai riduttori per affrontare al meglio i percorsi più duri; mentre nel 2005 esordisce il cambio a sei marce.

A fine 2006 è tempo della terza generazione della Wrangler, disponibile con motori 3,8 a benzina e 2,8 diesel. Alle versioni Sport, Sport Plus, Sahara e Rubicon, viene aggiunta la Unlimited, la Jeep Wrangler a passo lungo con 4 porte, maggiore lunghezza, migliore abitabilità e carico superiore.

Nel 2017 inizia la produzione dell’attuale quarta generazione, basata su una nuova piattaforma a longheroni. Restano invariate le due carrozzerie a passo corto due porte, Wrangler, e a passo lungo quattro porte, Wrangler Unlimited; mentre la nuova scocca è irrigidita e alleggerita di 90 kg grazie a cofano e portiere in alluminio. La Wrangler due porte è lunga 4,334 metri con un passo di 2,459 metri; mentre la Unlimited a quattro porte è lunga 4,882 metri con un passo di 3,008 metri. Nel novembre del 2020 esordisce la prima Wrangler con motore V8: la Rubicon 392 dotata di 6.4 V8 Hemi da 476 cavalli.

Kia Sportage: acquisto o finanziamento?

Kia Sportage: prezzo, dimensioni e caratteristiche 26

La Sportage è uno dei modelli più importanti dell’intera gamma Kia: è quello che ha decretato il successo del marchio coreano in Europa. Qualità, design e stile sono gli ingredienti della ricetta vincente che hanno permesso al Suv e al marchio di affermarsi anche al di fuori dei confini nazionali. I segni distintivi dell’attuale quinta generazione della Kia Sportage sono la maggiore qualità, il comfort di guida più elevato e la presenza di soli motori elettrificati.

Il suv coreano, completamente rinnovato nello stile, è sviluppato sulla nuova piattaforma N3 e mantiene quasi intatte le misure della generazione precedente: 4,51 metri di lunghezza, 1,86 di larghezza, 1,65 di altezza con un passo di 2,68 metri che garantisce un’ottima abitabilità e un ampio bagagliaio da 500 litri di capienza minima. Sportage viene proposta in quattro allestimenti: Business, ideato per per le flotte; Style, perfetto per chi bada al sodo e ai contenuti; GT Line, riservato ai clienti più sportivi e, infine, GT Line plus, che offre alcuni accessori in più.

Kia Sportage: prezzo, dimensioni e caratteristiche 17

Design inedito e ancora più tecnologia

Anche la Sportage di ultima generazione punta forte sullo stile, quanto mai moderno e accattivante: sul frontale spicca la grande calandra con finitura in nero lucido e gruppi ottici con tecnologia full-led, resi ancora più particolari dalla lunga firma luminosa sempre a led per le luci diurne. La fiancata presenta una successione di forme concave e convesse che portano al posteriore massiccio e imponente, con il grande portellone che contiene il nuovo logo Kia.

Lo stile ricercato trova conferma anche nell’abitacolo, caratterizzato da maggiore qualità e più tecnologia, con i sistemi di assistenza che permettono la guida autonoma di Livello 2. A bordo, a farla da padrone è il grande cluster, formato da due schermi affiancati, entrambi da 12,3”, che domina la plancia. Il primo display, situato dietro al volante, ospita il quadro strumenti; mentre il secondo, che si trova in posizione centrale, è riservato al sistema multimediale. La striscia digitale al centro della plancia abbina bellezza e praticità e permette di accedere a scorciatoie intelligenti per l’infotainment e per il sistema di climatizzazione.

Kia Sportage: prezzo, dimensioni e caratteristiche 23

Motorizzazioni e consumi

La nuova generazione della Sportage prevede solo propulsori elettrificati: il mild-hybrid 1.6 benzina da 150 CV e il 1.6 diesel da 136 CV. Il top di gamma è la versione full-hybrid, che abbina al 1.6 benzina turbo da 160 CV un motore elettrico da 60 CV, per una potenza di sistema di 230 CV. Tutti i motori sono disponibili con cambio manuale e automatico; mentre per il diesel e il full-hybrid c’è anche l’opzione della trazione integrale.

Il benzina mild-hybrid consuma fra 6,3 e 6,7 l/100 km; il diesel mild-hybrid cala a 5,4-5,9 l/100 km; mentre il full-hybrid ha bisogno da 5,5 a 6,5 litri di carburante per percorrere 100 km.

Kia Sportage 1.6 T-GDi HEV Style a 37.400 euro

Continuano le promozioni sulla gamma Kia anche per il mese di ottobre, con la classica formula che prevede anticipo, rate mensili e maxi-rata finale in caso di riscatto della vettura. La Sportage 1.6 T-GDi HEV con allestimento Style ha un prezzo di listino di 38.400 euro che scende a 37.400 euro grazie al contributo di 1.000 euro offerto da Kia e dalle concessionarie aderenti all’iniziativa a fronte di permuta o rottamazione di un veicolo di proprietà dell’acquirente da almeno tre mesi.

Chi decide di sottoscrivere un finanziamento Kia Finance, ha diritto al “Financial Bonus” di 2.500 euro che, unito al contributo di 1.000 euro, fa abbassare il prezzo promo dai 38.400 euro di listino fino a 34.900 euro. In questo caso c’è da versare un anticipo di 10.290 euro al momento della sottoscrizione del contratto, cui seguiranno 35 rate mensili da 249 euro (TAN 7,96%, TAEG 9,20%) e la maxi-rata finale, che rappresenta anche il valore futuro garantito, di 24.960 euro. Il limite massimo di km è fissato in 30.000 e, in caso di superamento, il sovrapprezzo da pagare è 0,10 euro al chilometro. Nella somma totale è compresa una polizza assicurativa facoltativa, a cui vanno aggiunti i sette anni di garanzia compresa in tutti i modelli Kia.

Con Cyclus nasce un software per il riciclaggio delle auto a fine vita

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Nel mondo automotive il termine transizione non riguarda soltanto i veicoli elettrici, anche se molto spesso questa parola viene usata esclusivamente per parlare di vetture a batteria, ma comprende molti più aspetti del ciclo vita delle auto. Uno di questi è il riciclo di vetture e componenti a fine vita, oggetto del regolamento Ue presentato lo scorso luglio dalla Commissione europea per revisionare le norme sull’End of Life Vehicle (ELV). Il testo comunitario vuole incoraggiare il riuso dei materiali e la circolarità del settore automotive: se il regolamento sarà approvato, le vetture dovranno avere un ciclo, dalla progettazione fino al fine vita, meno impattante sull’ambiente. In attesa del via libera alla proposta europea, il Cobat si è già portato avanti (sicuro che il nuovo regolamento verrà approvato) e ha presentato il network Cyclus.

Cosa è Cyclus e come funziona

È una Rete Certificata di Autodemolitori che raggruppa gli operatori dell’autodemolizione e che, grazie alla piattaforma digitale certificata Percorso Cobat, assicura la corretta gestione di ogni componente di qualsiasi tipo di vettura, compresi i veicoli ibridi ed elettrici, permettendo alle case automobilistiche di avere accesso ai dati relativi ai veicoli immessi sul mercato e agli autodemolitori di inserire i dati dei componenti di ogni veicolo in ingresso. Inoltre la piattaforma, a cui hanno aderito Mazda, smart, Ineos e più di 150 autodemolitori, è in grado anche di esaminare report, statistiche e schede degli automezzi.

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Più sostenibilità e posti di lavoro

Cyclus, oltre ad aumentare la sostenibilità del settore automobilistico, assicura anche la creazione di nuovi posti di lavoro nel comparto della selezione dei materiali, secondo quanto dichiarato durante la presentazione del progetto da Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente. Concetto confermato anche da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, che sostiene che la piattaforma sarebbe in grado di aiutare l’Italia per quanto riguarda le materie prime, migliorando l’impatto sull’ambiente e diminuendo la dipendenza dall’estero.

“Promuovere le buone pratiche di recupero e riciclo per Cobat è un obiettivo costitutivo – le parole di Claudio De Persio, amministratore delegato di Cobat e Haiki+ -. Da tempo siamo chiamati a dare sostanza a un cambio di passo nella gestione del fine vita e il comparto dell’auto su questo ha dimostrato lungimiranza e senso pratico. Cyclus e Cobat intendono accompagnare questo processo di sostenibilità in modo pieno, fornendo una soluzione innovativa ed efficiente per facilitare il raggiungimento degli obiettivi essenziali di tutela ambientale e di trasparenza”. Ricordiamo che, secondo i dati ISPRA del 2022, l’Italia è la nazione con il parco auto circolante più vecchio d’Europa, con un’età media di oltre 12 anni a vettura e vanta anche il primato europeo per possesso di automobili con 672 auto e 897 veicoli ogni 1.000 abitanti.