Toyota: tutte le novità in arrivo nel 2024

Toyota Land Cruiser: prezzi, dimensioni e caratteristiche 16

Annata ricca di novità il 2024 di Toyota, che porterà al debutto l’atteso aggiornamento di suoi due modelli strategici, quali Yaris e C-HR. Interessante poi, è notare come il brand giapponese stia tornando a puntare sul segmento dei fuoristrada duri e puri. Lo fa lanciando la nuova generazione del Land Cruiser e con l’unvealing di un secondo fuoristrada compatto spinto però da un powertrain 100% elettrico.

  • Toyota Yaris
  • Toyota C-HR
  • Toyota Land Cruiser
  • Toyota Compact Cuirser EV
  • Toyota bZ3

Toyota Yaris

Nei primi mesi del 2024 debutterà il restyling della piccola Toyota Yaris. Questo non andrà a modificare le forme e lo stile della vettura, ma porterà in dote molte interessanti novità tecniche. Su tutte spicca l’ingresso a listino di un nuovo motore ibrido da 130 CV, chiamato ad affiancare quello da 116 CV già disponibile. Anche la suite di Adas verrà aggiornata, assicurando la presenza a bordo di un sistema di guida autonoma di livello 2.

Toyota C-HR

Con il nuovo anno debutterà anche la nuova generazione della Toyota C-HR. Il SUV best seller del brand giapponese cambia sotto tutti i punti di vista, portando al debutto un inedito linguaggio stilistico per il marchio, mentre rimane inalterata la gamma motori, costituita dalle unità full-hybrid 1.8 e 2.0 con potenze fino a 198 CV, accanto alle quali troverà posto una inedita versione plug-in da 223 CV e 60 km di autonomia in elettrico.

Toyota Land Cruiser

Il 2024 segna poi il ritorno del mitico Toyota Land Cruiser, che con la nuova generazione riprende lo stile della serie lanciata negli anni Ottanta. Ha una meccanica da fuoristrada dura e pura ed è spinta da un propulsore a gasolio di 2,8 litri da 204 CV. Due le versioni disponibili, che si differenziano tra loro, oltre che per i contenuti di serie, anche per il look della parte anteriore.

Toyota Compact Cruiser

Nel corso dell’anno verrà presentata la Toyota Compact Cruiser, un SUV di dimensioni compatte chiamato ad affiancare la Corolla Cross, rispetto alla quale punta a quella fetta di clientela che cerca un mezzo in grado di muoversi senza fatica anche lontano dall’asfalto.

Toyota bZ3

La gamma di modelli completamente elettrici di Toyota nel corso del 2024 si amplierà con l’arrivo della bZ3, ovvero una berlina a zero emissioni con una lunghezza di 4,72 metri. Uno solo il motore disponibile, con potenza di 184 oppure 245 CV e autonomia che, stando ai dati dichiarati dal costruttore, dovrebbe aggirarsi intorno ai 600 km.

Mini: tutte le novità in arrivo nel 2024

Mini Cooper: prezzi, dimensioni e caratteristiche 41

Dopo un 2023 privo di sostanziali novità, ora il 2024 si annuncia molto ricco per Mini. Nel corso dell’anno, infatti, il costruttore di origini inglesi rivoluzionerà completamente la propria gamma, lanciando le nuove generazioni di Mini e Countryman, accanto alle quali si posizionerà anche un modello inedito.

  • Mini Aceman
  • Mini Cooper
  • Mini Countryman

Mini Aceman

Il 2024 sarà l’anno del lancio della Mini Aceman. Si tratta di un Suv di dimensioni compatte, che va a posizionarsi un gradino sotto la più grande Countryman, con una lunghezza che, stando alle prime indiscrezioni, dovrebbe superare di poco i 4 metri. Due i tagli di batteria: 40 e 54 kWh, con potenze fino a 218 CV e autonomia massima di 400 km. Nel corso del 2024 verrà presentata ufficialmente, ma la porduzione dovrebbe iniziare solo nel 2025.

Mini Cooper

Dopo tanta attesa la nuova generazione della Mini Cooper è pronta ad arrivare nelle concessionarie. Forme e proporzioni sono quelle della generazione uscente, con una lunghezza di circa 3,9 metri, mentre il design è stato profondamente rivisto. A listino anche la variante elettrica che ora offre una batteria da 40 kWh abbinata ad un motore da 184 CV o la più potente SE con batteria da 54 kWh e 218 CV di potenza, poter un’autonomia di 385 km.

Mini Countryman

L’ultima novità è rappresentata dall’arrivo della nuova Mini Countryman. Cresciuta nelle dimensioni, sfiora ora i 4,5 metri di lunghezza e assicura una migliore gestione degli spazi interni, oltre ad una dotazione tecnologica molto più ricca che in passato. Sviluppata sulla stessa piattaforma della BMW X1, è disponibile in abbinamento a propulsori mild-hybrid, plug-in ed elettrici.

Volvo apre alle ricariche con carta di credito

Volvo apre alle ricariche con carta di credito

Volvo anticipa l’Unione europea sui pagamenti delle ricariche dei veicoli elettrici. Volvo Italia permetterà ai clienti della rete Powerstop di pagare “il pieno di energia” con carta di credito ben prima di quanto stabilito dal regolamento Ue, che parla di aprile 2024. Il servizio sarà disponibile in modalità demo nella concessionaria C.A.R. Room, a Roma, lungo il Grande Raccordo Anulare, e nel 2024, verrà allargato anche alle altre stazioni di ricarica della rete che comprende 22 punti di ricarica ultrafast (almeno 100 kW) lungo le strade principali e che, l’anno prossimo, passerà a 50 stazioni: 30 ultrafast (con le aperture a Vicenza, Magenta, Empoli e Catania) e 20 fast (con potenza di 50 kW).

Il programma Powerstop è stato inaugurato due anni fa e, da quel momento, ha fatto registrare i seguenti numeri: 22 stazioni Powerstop attualmente in funzione; 39.000 ricariche effettuate da inizio attività; 4,5 milioni di km percorsi con le ricariche erogate da Powerstop; 547 tonnellate di CO2 allo scarico non emesse o risparmiate; 910 MWh di energia ricaricata da inizio attività; 23 kWh di energia ricaricata per ricarica (media); 115 km di autonomia ricaricati a ogni sosta (media); 17 minuti di durata media della sosta per la ricarica.

L’importanza di Powerstop

Michele Crisci, presidente e amministratore delegato di Volvo Italia, ha tracciato un primo bilancio di Powerstop in occasione dell’inaugurazione del punto di ricarica C.A.R. Room (aperto, al pari degli altri, anche ai possessori di auto elettriche di altre marche e non solo ai clienti Volvo): “Le stazioni vanno costruite nel punto giusto, dove serve – le parole di Crisci – E, soprattutto, bisogna dare ai clienti la possibilità di ricaricare tranquillamente. Con le stazioni Powerstop abbiamo voluto dare il nostro contributo alla mobilità elettrica per renderla possibile sul territorio nazionale, per viaggiare da Nord a Sud e da Est a Ovest sapendo di poter contare su punti di ricarica veloce dislocati in maniera conveniente”.

Volvo apre alle ricariche con carta di credito 1

Tariffe scontate con il nuovo provider

Tempo di altre novità in casa Volvo, che ha cambiato provider lasciando Plugsurfing per Digital Charging Solutions: il nuovo partner può assicurare una copertura più capillare e funzionalità avanzate integrate nella Volvo Cars App. La collaborazione prevede un prezzo scontato per i soli clienti Volvo di 0,50 €/kWh, disponibile su tutte le infrastrutture di ricarica in Europa con potenza installata superiore a 100 kW. La tariffa agevolata è valida 12 mesi dalla data di consegna della vettura nuova (MY24 e ulteriori). Una volta terminata l’offerta, per continuare a usufruire della tariffa ridotta, l’automobilista dovrà comprare un abbonamento mensile da 14,99 euro; mentre chi non vuole abbonarsi pagherà il prezzo di listino, che sulle Powerstop tramite Volvo Cars app è di 0,94 €/kWh.

Taglio netto alle emissioni di CO2

Parlando di mobilità sostenibile, Volvo ha colto l’occasione per far notare ancora una volta il proprio impegno nella decarbonizzazione, sostenuto anche dai nuovi modelli EX30, EX90 e EM90: la casa svedese vuole abbassare l’impronta di carbonio del ciclo di vita di una vettura del 40% tra il 2018 e il 2025, attuando anche un taglio del 25% delle emissioni nella catena di fornitori entro il 2025.

Oltre a questo, alla conferenza Cop28 di Dubai, Volvo ha annunciato di voler abbassare, entro il 2030, le emissioni di CO2 per autovettura del 75% rispetto al valore di riferimento del 2018. Nei primi nove mesi di quest’anno, le emissioni complessive di CO2 per veicolo sono state più basse del 19% rispetto al 2018.

Anche la logistica può essere sostenibile

Anche la logistica può essere sostenibile 1

Un aiuto al processo di decarbonizzazione può arrivare dal trasporto merci, uno dei settori (al pari del trasporto pubblico e privato) più impattanti a livello di emissioni. Per questo i veicoli elettrici vengono impiegati nella distribuzione a corto raggio e rappresentano la soluzione ideale per le consegne in città, soprattutto nei centri storici e nelle zone a traffico limitato. L’utilizzo di furgoni a batteria è un primo passo importante per ridurre l’inquinamento, ma da solo non può essere sufficiente: accanto a questa misura sta prendendo sempre più piede la logistica connessa, organizzata ed efficiente, in modo da ottimizzare percorsi e movimenti e contribuire alla decarbonizzazione attraverso il risparmio di tempo ed energia.

Anche la logistica può essere sostenibile

I dettagli fanno la differenza

Le case automobilistiche e i fornitori di soluzioni tecnologiche hanno iniziato a studiare come incrociare connettività avanzata e intelligenza artificiale in modo da aiutare le aziende a gestire al meglio i parchi veicoli, coordinando anche le fasi di ricarica e sfruttando sistemi per la manutenzione preventiva, per ridurre i fermi macchina inattesi. Tra le aziende più attive c’è Bosch (il produttore più grande al mondo di componenti per automobili) che ha concentrato i propri sforzi su un’evoluzione della direzione dei servizi connessi: insieme al cloud provider statunitense Amazon Web Services (AWS) vuole lanciare una piattaforma software che raggruppi i propri servizi logistici e quelli di terze parti.

Il nuovo progetto, accanto alle soluzioni per i veicoli elettrici, propone anche funzionalità generiche, come il monitoraggio avanzato dei furgoni, importantissimo per il trasporto di merci particolari quali medicinali; ma anche individuazione e prenotazioni dei parcheggi e tutti gli aspetti che permettono di risparmiare tempo. La nuova piattaforma comprende anche i kit retrofit per montare sui mezzi più vecchi le tecnologie keyless per l’accesso senza chiave. Bosch e AWS vogliono garantire alle aziende di logistica e di spedizioni un accesso unico, rapido e semplice ai servizi digitali da un’unica fonte.

Ford F-150: prezzi, dimensioni e caratteristiche 11

I progetti di Ford

Anche le case automobilistiche sono impegnate in questo campo. Ford Pro, la divisione dedicata alla clientela professionale, ha già introdotto la versione elettrica di Transit e vari servizi connessi e ora sta portando avanti, con diverse aziende partner, progetti di sperimentazione pratica. Uno di questi programmi è realizzato in collaborazione con FedEx Office, fornitore di livello mondiale di servizi di stampa, imballaggio e spedizioni, che sta impiegando dieci furgoni Ford E-Transit con la propria rete FedEx SameDay City con lo scopo di rendere l’intera flotta a zero emissioni dallo scarico entro il 2040. I furgoni sono stati usati in nove mercati (sia a Ovest che a Est negli Stati Uniti) per valutare le prestazioni in diverse condizioni stradali e climatiche: FedEx Office ha installato stazioni di ricarica dedicate a tali veicoli e ne aggiungerà altre nei vari mercati, se necessario, per soddisfare le esigenze di ricarica lungo le rotte dei corrieri. Ma la partnership tra Ford e FedEx Office si concentra soprattutto sui programmi di monitoraggio e i software di ottimizzazione dei percorsi che, integrati con il controllo dei veicoli e la manutenzione predittiva, possono calcolare nei minimi particolari spostamenti e alternanze pausa/lavoro dei furgoni, con l’obiettivo di rendere efficace ogni singolo movimento.

Economia circolare per un futuro sostenibile

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio

L’economia circolare è un concetto che sta diventando sempre più importante per la maggior parte delle realtà industriali. Basare la propria attività su un modello di produzione e consumo pensato per potersi rigenerare da solo e attento alla riduzione degli sprechi delle risorse naturali e incentrato su condivisione, riutilizzo, riparazione e riciclo di materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile, può garantire alle aziende vari vantaggi sia in termini economici che di sostenibilità ambientale. E in più mette le imprese al riparo da crisi di approvvigionamento delle materie prime e aumenti del prezzo dell’energia dovuti a conflitti o speculazioni varie; al punto che numerose industrie hanno messo l’economia circolare al centro dei propri piani strategici.

Il primo passo è la progettazione

All’inizio i principi dell’economia circolare sono stati messi in pratica soltanto in determinate fasi del processo produttivo, come la verniciatura e la fabbricazione di carrozzerie che riciclano risorse quali l’acqua e i metalli, a partire dall’alluminio, al fine di ridurre l’impatto sull’ambiente. Attualmente le cose stanno cambiando e il concetto si sta allargando: BMW, attraverso il proprio manifesto “i Vision Circular”, ha fatto vedere a tutti che è possibile progettare da zero le nuove vetture in funzione dei materiali e seguendo i principi dell’economia circolare.

Auto elettriche: oltre lo stato solido ecco le batterie LFP e agli ioni di sodio 3

La nuova politica del marchio tedesco prevede l’ideazione del design della vettura riducendo sempre di più l’uso di componenti di origine eterogenea e finiture superficiali e, al tempo stesso, comprende l’impiego di materie prime a base organica, come le plastiche bio e materiali di origine vegetale, e anche un maggiore ricorso a elementi che hanno già attraversato un ciclo di vita del prodotto e che sono riciclabili al 100%. Non a caso, sulle nuove BMW i componenti monomateriale (che potranno essere separati l’uno dall’altro e riciclati a fine vita del veicolo) stanno sostituendo quelli tradizionali: il gruppo tedesco assicura che già sul 30% dei propri modelli vengono impiegati materiali riciclati, percentuale che salirà al 50% nei prossimi anni.

Dal riciclo nuove idee per tutta la filiera

Ogni anno circa 10.000 veicoli BMW, MINI, Rolls-Royce e BMW Motorrad sono riciclati nel Centro di riciclaggio e smantellamento (RDZ) del BMW Group a Unterschleissheim, vicino a Monaco di Baviera. Lo smontaggio è garantito da un procedimento standardizzato che identifica i componenti riutilizzabili e i materiali che possono essere riciclati. Questo processo dà indicazioni molto importanti per mettere a punto le nuove logiche di progettazione: le informazioni vengono condivise anche con le aziende partner per mezzo della piattaforma IDIS (International Dismantling Information System) con lo scopo di estendere a partner e fornitori i benefici della nuova politica aziendale.

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Meno emissioni grazie alla seconda vita delle batterie

Il procedimento comprende anche la ricerca e l’attuazione di procedimenti innovativi per poter riciclare le batterie ad alta tensione delle vetture elettrificate: attualmente i tecnici hanno messo a punto processi che garantiscono oltre il 90% di riciclo di materiali. In Cina, la joint venture BMW-Brilliance Automotive (BBA) ha realizzato un ciclo chiuso per il riuso di nichel, litio e cobalto delle batterie ad alto voltaggio, estratte e impiegate nella produzione di nuove batterie per il BMW Group risparmiando, secondo i dati forniti dal marchio tedesco, fino al 70% delle emissioni di CO2 di una normale filiera, tenendo conto dell’intero processo a partire dall’estrazione dei metalli.

Ciclo virtuoso anche per i rifiuti

Audi, Jaguar e BMW hanno messo in pratica i principi dell’economia circolare nei propri processi produttivi, con la realizzazione di circuiti chiusi per acciaio e alluminio nei siti di produzione e tra i fornitori che recuperano circa il 70% degli scarti di acciaio degli impianti di pressatura e dei residui di alluminio che vengono reinseriti nel ciclo di lavorazione. BMW, dal 2006 al 2021, è riuscita a ridurre di oltre il 70% le emissioni di CO2 legate alla produzione di veicoli, abbassando a circa 580 grammi per veicolo la media dei rifiuti non riciclabili nell’impianto principale di Dingolfing.

Il piano iFactory prevede anche un consistente programma di efficientamento basato su digitalizzazione e impiego di macchinari connessi, intelligenti e alimentati con energia pulita, che sono in grado di ridurre errori, rischio di imprevisti e tempi di riparazione o modifica degli stessi impianti, permettendo di risparmiare soldi e abbassando le emissioni grazie al minor numero di operazioni richieste. Queste soluzioni sono alla base del piano di abbassamento della CO2 elaborato da BMW: entro il 2030 il brand tedesco vuole ridurre del 40% le emissioni di CO2 dei propri veicoli rispetto al 2019 e mira a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Targhe storiche: parte la sperimentazione

Targhe storiche: parte la sperimentazione

Chi possiede un’auto storica potrà immatricolarla o reimmatricolarla con la targa originale della prima registrazione. Lo scorso 25 novembre è entrato in vigore il Decreto Ministeriale 468, emanato dalla Direzione Generale per la Motorizzazione, che “disciplina le modalità operative per il rilascio della targa storica per autoveicoli, motoveicoli e macchine agricole di interesse storico e collezionistico di cui all’articolo 60 del Codice della Strada”.

Dallo scorso 27 novembre e fino al 5 gennaio 2024 è attiva la prima fase della sperimentazione, che comprende un numero ristretto di operatori professionali per procedere con immatricolazione e reimmatricolazione delle auto di interesse storico e collezionistico non assoggettate all’obbligo di iscrizione al PRA. Una volta terminata la sperimentazione, a partire dall’8 gennaio 2024, le procedure per il rilascio saranno offerte ai possessori di auto storiche da tutti gli Sportelli Telematici dell’Automobilista delle varie agenzie territoriali private e dagli uffici della Motorizzazione Civile.

Targhe storiche: parte la sperimentazione 1

Quali auto hanno diritto alla targa storica

Grazie al nuovo Decreto, i veicoli storici potranno tornare ad avere la targa originale, aumentando in questo modo il proprio valore e rimediando all’inestetismo di un’auto di tanti anni fa con una targa attuale. Vediamo quali veicoli ne hanno diritto. Il Decreto dice che possono ottenere il rilascio della targa storica auto, moto e macchine agricole di interesse collezionistico già immatricolate in Italia e radiate d’ufficio ai sensi dell’articolo 96 del codice della strada; radiate per esportazione ai sensi dell’articolo 103 c.d.s.; radiate per ritiro su area privata, ai sensi della previgente legislazione, su richiesta presentata per la prima volta entro il 26 aprile 2006; radiate per demolizione, ai sensi della previgente legislazione, prima del 30 giugno 1998, a esclusione di quelle per le quali siano stati erogati contributi statali alla rottamazione; immatricolate in Italia e mai dismesse dalla circolazione, per le quali venga richiesta una reimmatricolazione con targa storica; prive di targhe e di documenti di circolazione, né radiate né successivamente reimmatricolate in Italia.

Inoltre la targa storica può essere rilasciata anche agli autoveicoli, alle macchine agricole e ai motoveicoli mai cessati dalla circolazione e ancora muniti di targa originale rilasciata in Italia, ma smarrita, distrutta o deteriorata: in questo caso si tratta di una copia ufficiale a tutti gli effetti. In questa prima fase, il rilascio della targa storica è possibile a condizione che sia stata già associata in passato alla relativa auto: per ora non si possono immatricolare auto d’epoca d’importazione con targhe coeve alla loro produzione, perché non sono presenti negli archivi.

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Il commento dell’ASI

Il presidente dell’ASI (Automotoclub Storico Italiano), Alberto Scuro, esulta per il Decreto sulle targhe storiche. “Siamo alle fasi finali di un importante percorso che, insieme alle istituzioni coinvolte, porta a una significativa opera di tutela dei veicoli storici – le parole del presidente – . Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il Ministro e Vicepremier Salvini e il suo consulente per il motorismo storico Giovanni Tombolato, la Motorizzazione Civile, con l’attenzione e la competenza del Direttore Generale Pasquale D’Anzi, hanno svolto un lavoro tutt’altro che banale, introducendo una novità assoluta sia a livello normativo, sia di applicazione pratica”.

Auto divenute icona: Toyota Yaris

Auto divenute icona: Toyota Yaris 2

La Toyota Yaris è la piccola giapponese che più e meglio di tutte ha saputo raccogliere idealmente il testimone dalla Nissan Micra, cui spetta il merito di aver aperto le porte dei mercati europei alle auto di segmento B del Paese del Sol Levante. L’utilitaria debutta al Salone di Parigi del 1998, viene commercializzata a partire dall’anno successivo e nel 2000 ottiene il premio di Auto dell’Anno. La Yaris vende tantissimo fin dall’inizio e si guadagna un posto di rilievo nella storia dell’industria automobilistica per le novità apportate nel segmento B, prima fra tutte l’innata capacità di sfruttare al meglio lo spazio. Attualmente è alla quarta generazione, che vede l’elettrificazione della gamma e un aumento delle dimensioni, per assecondare le esigenze del mercato odierno.

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Costruita per piacere agli europei

La Yaris prima serie (nome in codice XP10) nasce nel 1998 e viene commercializzata come Toyota Viz in Giappone e come Toyota Echo o Yaris in Europa a partire dall’anno seguente. Il design innovativo dalle linee arrotondate viene ripreso dal concept Funtime del 1997, un’idea del team di designer guidati dal greco Sotiris Kovos, e fa immediatamente breccia nel cuore degli automobilisti europei, che nel segmento B hanno un ampio ventaglio di scelta. Ma la Toyota Yaris ha qualcosa in più che la rende speciale, a partire dalle dotazioni generose e dal costo concorrenziale, sia nella versione a 3 che a 5 porte. È lunga 3,64 metri, alta 1,5, larga 1,66 e ha un passo di 2,37 metri, caratteristiche che le regalano un’abitabilità nettamente superiore alle rivali; il nuovo motore 1.0 16V aspirato dalla potenza record di 68 CV, le linee disegnate appositamente per gli europei e la ricca dotazione completano l’opera. La piccola giapponese, di serie, offre computer di bordo, doppio airbag e chiusura centralizzata; mentre gli allestimenti Sol e Luna aggiungono climatizzatore manuale, paraurti in tinta, calandra cromata e fendinebbia.

Motori per tutti i gusti

Nel 2001 inizia la produzione della Yaris nell’impianto francese di Valenciennes, una mossa necessaria data la grande richiesta in tutti i mercati del Vecchio Continente. Maneggevolezza e affidabilità ben al di sopra della media, garantita dalle indagini del TUV tedesco, danno un’ulteriore spinta alle vendite della piccola giapponese, che offre un’ampia gamma di motorizzazioni. Nel 2000 arriva il 1.3 benzina da 86 CV montato anche sulla multispazio compatta Yaris Verso; l’anno successivo, invece, è l’ora del 1.4 D-4D a gasolio da 75 CV, propulsore molto gradito per i consumi contenuti. Nel 2001 debutta anche la versione più grintosa, la Yaris 1.5 16V T Sport da 106 CV, cui fa seguito nel 2003 un lieve restyling dovuto all’arrivo delle motorizzazioni benzina Euro 4.

Auto divenute icona: Toyota Yaris 3

Anche la seconda generazione fa centro

Nel 2005 entra in scena la seconda generazione (nome in codice XP90), che vede un design meno innovativo, ma che piace lo stesso agli automobilisti. Le dimensioni sono più generose: la lunghezza arriva a 3,75 metri, la larghezza a 1,69 regalando alla nuova Yaris una maggiore abitabilità. Anche i motori, tutti Euro 4, compiono un salto di qualità per quanto riguarda l’efficienza: la cubatura di un litro viene ampliata con un nuovo 3 cilindri da 69 CV (dal 2010 anche a GPL) e si affianca al 1.3 da 87 CV (dal 2007 disponibile anche con cambio automatico sequenziale M-MT) e al 1.4 D-4D da 90 CV. Il restyling del 2009 aggiunge il 1.3 benzina con start/stop da 100 CV e la rinnovata Yaris TS con il 1.8 da 133 CV. La nuova versione è la prima vettura del segmento B a essere dotata di 9 airbag e, inoltre, offre anche il divanetto posteriore scorrevole e una visibilità verso l’esterno al top per la categoria. Molto apprezzati dagli automobilisti anche il bagagliaio con capacità variabile da 272 a 1.086 litri e le 5 stelle ottenute nel crash test Euro NCAP. Come detto la seconda generazione della Yaris segue le orme della prima e, nel 2010, le vendite totali delle due serie superano i tre milioni e mezzo di esemplari.

Auto divenute icona: Toyota Yaris

Con la terza serie arriva l’elettrificazione

La terza generazione della Yaris viene presentata nel settembre 2011 al Salone dell’automobile di Francoforte e inizia a essere commercializzata nell’ottobre dello stesso anno: è 10 centimetri più lunga della precedente per un totale di 3,88 metri, larga 169 cm e alta 151 cm, con il passo aumentato di 5 cm. Le linee sono ispirate a quelle della Prius+ e della Verso-S (ex Toyota Yaris Verso). Nei primi sei mesi del 2014 è la quattordicesima auto più venduta in Europa, con oltre 90.000 unità. Nel 2012 arriva la Yaris Hybrid con il propulsore da 1,5 litri a ciclo Atkinson che sprigiona 74 CV, abbinato a un motore elettrico che, oltre ad assicurare uno spunto in fase di partenza, permette brevi spostamenti in modalità completamente elettrica. Le batterie, che si ricaricano anche sfruttando i rallentamenti dell’auto in fase di frenata, sono piazzate sotto il sedile posteriore, in modo da non ridurre lo spazio del vano bagagli.

Toyota GR Yaris: prezzo, dimensioni e caratteristiche 20

 

La quarta generazione porta via i motori diesel

La Yaris di quarta generazione debutta sui mercati a inizio 2020 e, nel 2021, viene premiata  come Auto dell’Anno. È sviluppata sulla base GA-B e, a differenza delle precedenti generazioni, è disponibile solo con carrozzeria a 5 porte a due volumi; mentre il modello a 3 porte è riservato alla GR, la versione orientata alle prestazioni. La quarta generazione per il mercato europeo non ha a listino versioni diesel e vede l’introduzione di un’inedita motorizzazione ibrida costituita da un motore 1.5 con 3 cilindri a benzina da 92 CV (con funzionamento a ciclo Atkinson) abbinato a un motore elettrico sincrono a magneti permanenti da 80 CV/59 kW, collegato a una batteria agli ioni di litio da 4,3 Ah, per una potenza complessiva di 116 CV. Sempre nel 2020, utilizzando il pianale e la meccanica della Yaris, viene progettata la Yaris Cross, la versione crossover della mitica giapponese.

Auto divenute icona: Seat Ibiza

Auto divenute icona: Seat Ibiza 1

La Seat Ibiza è l’auto che segna l’inizio di una nuova era per la casa spagnola: è la prima vettura prodotta sotto l’egida di Volkswagen dopo la rottura con Fiat. Un modello iconico, ancora oggi nel listino, che racchiude in sé il design italiano, la tecnologia tedesca e la manifattura spagnola: un mix vincente che l’ha portata a conquistare dal 1984 a oggi sei milioni di automobilisti, più o meno giovani.

Ma riavvolgiamo dall’inizio il nastro di una storia di grande successo commerciale. Siamo nei primi anni ’80, la Spagna è da poco uscita dalla lunga dittatura del generale Francisco Franco, morto nel 1975, e ha più che mai voglia e necessità di rinnovarsi, anche per quanto riguarda l’industria automobilistica. Il desiderio di modernità porta lo Stato spagnolo a mettere in discussione il controllo di Fiat sulla Seat (fondata nel 1950 con capitali del gruppo torinese e dell’INI, Instituto Nacional de Industria): a seguito di un lungo tira e molla il costruttore italiano esce di scena dopo 30 anni. A fine settembre del 1982 viene siglato un accordo di collaborazione industriale e commerciale con Volkswagen, che prende il controllo di Seat. Le prime mosse sono i restyling della Ronda e della Fura, che sono la Ritmo e la Fiat 127 in salsa spagnola, ma il rilancio del marchio può avvenire soltanto con la produzione di un nuovo modello.

Il tempo per progettare un’auto da zero è poco e per questo i nuovi vertici di Seat decidono di riprendere un vecchio bozzetto dell’era Fiat, rimasto chiuso nei cassetti: è l’idea della sostituta della Fura, un’utilitaria disegnata da Giorgetto Giugiaro e basata sul pianale della Ronda, che può accogliere vari motori. I dirigenti mettono da parte gli iniziali scetticismi e decidono di riprendere quel progetto, cambiando i motori: la nuova auto avrà i propulsori System Porsche che rimarcano, se ce ne fosse bisogno, il cambio di gestione della Seat.

Auto divenute icona: Seat Ibiza 3

La nascita di un mito

Per la nuova utilitaria viene scelto il nome Ibiza: l’auto esordisce nel 1984 e piace fin da subito per il design firmato Giugiaro e per l’abitabilità, dovuta anche agli ingombri più generosi rispetto alla media del segmento B (3,68 metri di lunghezza per 1,61 di larghezza e 1,41 di altezza). La piccola spagnola è disponibile a 3 e 5 porte (nel 1985 arriva la versione tre volumi chiamata Malaga) e presenta interni semplici che ricordano vagamente le Volkswagen di quel periodo, specialmente la seconda generazione della Golf, arrivata sul mercato l’anno prima. La gamma motori a benzina prevede il 1.2 da 63 CV in grado di superare i 150 km/h e il 1.5 da 86 CV che tocca i 175 km/h. Negli anni successivi si aggiungono nuove motorizzazioni: il 1.7 diesel da 55 CV; dal 1986 il vecchio motore della 127, il 903 cc da 44 CV e il 1.5 a iniezione da 101 CV e oltre 180 km/h di velocità massima, riservato alla versione sportiva SXi, dalla caratteristica linea rossa che avvolge la carrozzeria. Il restyling del 1990 porta il nuovo disegno dei gruppi ottici, dei paraurti e alcuni dettagli inediti nell’abitacolo. Per quanto riguarda i motori, arriva il 1.2 a iniezione da 71 CV con marmitta catalitica, seguito nel 1991 dal 1.7 da 98 CV della Sport Line.

Auto divenute icona: Seat Ibiza 2

Giugiaro firma anche la seconda serie

La prima generazione della Seat Ibiza saluta nel 1993 con quasi 1,3 milioni di esemplari prodotti e un ottimo successo commerciale, soprattutto in Spagna. Anche la seconda serie porta la firma di Giugiaro, che disegna linee più morbide, con tratti maggiormente dinamici per la versione tre porte e più eleganti per quella a cinque porte. La nuova Ibiza (che in totale venderà 1,5 milioni di unità) nasce sul pianale della Volkswagen Polo e verrà costruita anche con carrozzeria a tre volumi e station wagon, però con il nome Cordoba. Le dimensioni sono più generose di quelle della prima generazione: con i suoi 381 cm di lunghezza e 164 di larghezza, adesso la compatta spagnola si colloca in uno spazio intermedio tra il segmento B e il C. Dal punto di vista qualitativo si nota un salto in avanti, grazie agli interni più ergonomici, più ampi e meglio rifiniti. I motori, sempre di derivazione Volkswagen, sono cinque a benzina con cilindrate comprese tra 1.050 e 2.000 cc e potenze da 45 a 116 CV; mente il 1.9 diesel da 64 CV completa la gamma. Con il restyling arriva anche la prima versione “spinta” della Ibiza, che caratterizza l’inizio di un’epoca: la 2.0 16 V GTI Cupra (Cup Racing) da 150 CV e 216 km/h.

Auto divenute icona: Seat Ibiza

La terza generazione si fa più sportiva

La terza serie si svela al Motorshow di Bologna nel 2001 ed è disegnata da un altro italiano, Walter de’ Silva che proviene dall’Alfa Romeo e che accentua il carattere sportivo della Ibiza con fari più aggressivi, la forma a cuneo della fiancata e le linee più smussate. La compatta ne guadagna in personalità e stile, che piace ai più giovani. Cresce in lunghezza, 3,95 metri, aumentano gli spazi interni e arrivano elettronica e dispositivi di sicurezza attiva e passiva. È disponibile con tre diversi motori a benzina: il 3 cilindri di 1,2 litri da 64 CV e i 4 cilindri 1,4 litri da 75 e 100 CV e due turbodiesel 1.9 da 100 e 130 CV. Successivamente arrivano la FR (Formula Racing) con la variante del 1.8 Turbo da 150 o il 1.9 TDI da 130 CV; mentre nel 2007 debutta la versione ecologica Ecomotive con il 1.4 TDI da 26,2 km/l e 99 g/km di emisioni di CO2.

Seat Ibiza: prezzi, dimensioni e caratteristiche 6

Nuovi motori per la quarta generazione

La quarta serie arriva nel 2008 e porta la firma del belga Luc Donckerwolke, designer delle Lamborghini Gallardo e Murcielago: la nuova Ibiza è caratterizzata da forme più spinte, tagli netti e angoli spigolosi che accentuano il carattere sempre più sportivo. Tantissime le novità, tra le quali spiccano gli interni più tecnologici, il debutto dei motori TFSI con cambio DSG a 7 rapporti e alcune versioni speciali.

Niente più 3 porte e station-wagon con la quinta generazione

Nel gennaio del 2017 esordisce la quinta generazione: spariscono la versione a 3 porte e la station-wagon, rimpiazzata dal SUV Arona. La nuova Ibiza è la prima auto sviluppata sull’inedita piattaforma MQB A0, sulla quale saranno realizzate le nuove generazioni della Volkswagen Polo e la Audi A1 e, a livello estetico, si rifà alla Leon, con alcune differenze soprattutto nei fari anteriori e in quelli posteriori, dalle forme più triangolari. La gamma motori è formata dai benzina 1.0 TSI da 95 e 115 CV, dal 1.5 TSI da 150 CV; dai diesel 1.6 TDI da 80, 95 e 115 CV e dal 1.0 TGI 90 CV a metano.

Mercato auto: i dati di novembre 2023

Dacia Duster: prezzo, dimensioni e prova su strada 40

Il mercato dell’auto continua a registrare numeri in crescita rispetto al 2022. A novembre le immatricolazioni di vetture nuove ammontano a 139.278 unità, il 16,2% in più dello stesso periodo dello scorso anno, ma restano inferiori del 7,8% se confrontate con il 2019, prima della pandemia. Prendendo in considerazione il periodo da gennaio a novembre 2023, le nuove immatricolazioni raggiungono quota 1.455.271, per un +20,1% rispetto all’anno scorso (1.211.808 unità): nei primi 11 mesi di quest’anno sono state registrate 243.500 auto nuove in più del 2022, ma oltre 321.000 in meno di gennaio-novembre del 2019 , per un -18,1%.

Michele Crisci, presidente dell’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), torna a invocare una modifica all’erogazione degli incentivi statali. “Chiediamo l’innalzamento del price cap e l’estensione dell’incentivo a tutte le imprese con bonus a importo pieno – le parole di Crisci – per rendere le stesse regole più fruibili, maggiormente indirizzate ai target europei e utili a un accelerato rinnovo del parco”. A queste misure, sempre secondo l’UNRAE, va aggiunta “la necessità di una revisione del regime fiscale delle auto aziendali in uso promiscuo, che potrebbe essere velocemente attuata attraverso i decreti attuativi della Delega Fiscale, in modo da favorire la competitività delle imprese italiane, oltre a rilanciare un settore che, con il veloce ricambio dei veicoli aziendali, è in grado di accelerare il rinnovo del parco complessivo circolante”.

Ricarica auto elettriche: quanto costa con Be Charge 1

Numeri in rialzo per le auto ibride

A novembre le vetture ibride hanno registrato un aumento di 4,2 punti percentuali, che permette loro di superare il 38% di quota nel mese e il 36,3% nel cumulato (+2,3 p.p.), con il 26,5% per le mild hybrid e l’11,4% per le full hybrid. In crescita anche le BEV, che nel mese hanno guadagnato l’1,4% e raggiunto il 5,6% di share; mentre le PHEV hanno ceduto il 4,1% rispetto all’anno scorso (-1,4 p.p., 4,4% nel periodo gennaio-novembre).

Poche variazioni per le vetture a benzina, che portano a casa un +0,9% che consegna loro il 27,8% di quota e il 28,1% nel cumulato (+0,5 p.p.). Le auto diesel, invece, perdono il 3,4% e si portano al 14,7% di share nel mese e al 17,9% da gennaio a novembre (-2 p.p.). Numeri in calo anche per le vetture a GPL, che diminuiscono dell’1,5% non andando oltre il 9,7% di quota a novembre e il 9,1% nei primi undici mesi dell’anno.

Jeep Avenger: prezzo, dimensioni e caratteristiche 23

Le auto a benzina più vendute a novembre 2023

  • Jeep Avenger (3.043)
  • Toyota Aygo X (2.584)
  • Citroen C3 (2.554)
  • MG ZS (2.329)
  • Volkswagen T-Cross (2.119)
  • Peugeot 208 (1.592)
  • Dacia Sandero (1.541)
  • Volkswagen T-Roc (1.502)
  • Opel Corsa (1.473)
  • Volkswagen Polo (1.390)

Fiat 500X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 26

Le auto diesel più vendute a novembre 2023

  • Fiat 500X (1.110)
  • Mercedes GLA (963)
  • Volkswagen Tiguan (943)
  • Peugeot 3008 (939)
  • Alfa Romeo Tonale (938)
  • Peugeot 2008 (904)
  • BMW X1 (888)
  • Volkswagen T-Roc (739)
  • Alfa Romeo Stelvio (665)
  • Skoda Octavia (633)

Dacia Sandero

Le auto GPL più vendute a novembre 2023

  • Dacia Sandero (3.324)
  • Dacia Duster (2.357)
  • Renault Captur (1.228)
  • DR 4.0 (1.152)
  • Renault Clio (611)
  • Lancia Ypsilon (585)
  • Fiat Panda (570)
  • Dacia Jogger (530)
  • DR 5.0 (483)
  • EVO 5 (386)

Volkswagen Polo: prezzo, dimensioni e caratteristiche 2

Le auto a metano più vendute a novembre 2023

  • Volkswagen Polo (107)
  • Audi A3 (51)
  • Skoda Kamiq (38)
  • Skoda Octavia (14)
  • Volkswagen Golf (6)
  • Seat Arona (5)
  • Seat Ibiza (1)
  • Skoda Scala (1)
  • Audi A4 (0)
  • Audi A5 (0)

Fiat Panda: prezzi, dimensioni e caratteristiche 11

Le auto ibride più vendute a novembre 2023

  • Fiat Panda (10.424)
  • Lancia Ypsilon (3.417)
  • Toyota Yaris Cross (3.182)
  • Ford Puma (2.947)
  • Nissan Qashqai (2.902)
  • Kia Sportage (1.582)
  • Toyota Yaris (1.460)
  • Toyota CH-R (1.259)
  • Suzuki Ignis (1.218)
  • Renault Austral (1.164)

Jeep Compass ibrida: prezzo, dimensioni e caratteristiche 1

Le auto plug-in più vendute a novembre 2023

  • Jeep Compass (530)
  • Cupra Formentor (416)
  • Audi Q3 (406)
  • Ford Kuga (360)
  • Audi Q5 (304)
  • BMW X1 (286)
  • Mercedes GLA (211)
  • Lunc&Co 01 (180)
  • Audi A3 (176)
  • Mercedes Classe A (167)

Tesla Model 3: prezzi, dimensioni e caratteristiche 4

Le auto elettriche più vendute a novembre 2023

  • Tesla Model 3 (1.956)
  • Tesla Model Y (703)
  • Dacia Spring (509)
  • Fiat 500 (422)
  • smart fortwo (422)
  • Jeep Avenger (246)
  • MG MG4 (216)
  • Audi Q4 (202)
  • smart #1 (177)
  • BMW iX1 (167)

Volkswagen: tutte le novità in arrivo nel 2024

Volkswagen ID.7: prezzo, dimensioni e caratteristiche 19

Volkswagen procede spedita verso un futuro completamente elettrico, ma nonostante questo continua a lavorare sul fronte dei modelli ad alimentazione tradizionale. Nel corso del 2024, infatti, oltre al lancio di un nuovo importante modello elettrico, vedremo il debutto anche di diversi aggiornamenti per vetture non elettrificate che, ad oggi, continuano a rappresentare il cuore della gamma del costruttore tedesco.

  • Volkswagen ID.7
  • Volkswagen Passat
  • Volkswagen Tiguan
  • Volkswagen Golf
  • Volkswagen T-Cross

Volkswagen ID.7

La nuova ammiraglia della famiglia ID arriverà ad inizio 2024 ed è chiamata a rappresentare l’erede a zero emissioni (almeno concettualmente) della Passat. La Volkswagen ID.7 Sarà proposta sia con carrozzeria berlina, sia station wagon e sarà sviluppata sulla piattaforma MEB. Potrà contare su diversi powertrain 100% elettrici, con al vertice la variante con batteria da 86 kWh, che promette un’autonomia di circa 700 km. I prezzi partiranno da poco meno di 65.000 euro.

Volkswagen Passat

L’ultimo atto nella storia della Volkswagen Passat comincerà nel 2024 con il lancio dell’ultima generazione, che verrà proposta unicamente in variante familiare. Lunga 4,92 metri, potrà contare su una ricca gamma motori, costituita da due benzina non elettrificati rispettivamente da 204 a 265 CV, un 1.5 TSI mild hybrid da 150 CV, tre turbodiesel con potenze da 122 a 193 CV e due ibridi plug-in da 204 a 272 CV.

Volkswagen Tiguan

Se si parla di modelli ad alimentazione tradizionale, la novità più importante del 2024 per Volkswagen è la nuova Tiguan. Sviluppata sulla piattaforma MQB Evo è lunga 3 centimetri in più dell’attuale generazione, portando il totale a 4,54 metri, ma assicura una migliore gestione degli spazi interni. Tanti i motori a disposizione: dal 2.0 TSI con potenze fino a 265 CV, al 2.0 TDI che arriva a 193 CV. Non mandano poi i mild-hybrid da 130 CV o 150 CV, mentre al vertice dell’offerta si posiziona la plug-in da 204 o 272 CV e 100 km di autonomia in elettrico.

Volkswagen Golf 8: prezzo, dimensioni e caratteristiche 19

Volkswagen Golf

Nel corso del 2024 verrà lanciato il restyling dell’ottava generazione della Volkswagen Golf. L’aggiornamento andrà a ritoccare in maniera leggera l’estetica del modello, riprendendo alcuni elementi stilistici già visti sulla sorella elettrica ID.3. Nuovi saranno anche gli interni, dove a dominare la scena sarà un nuovo grande schermo del sistema di infotainment, simile a quello che debutterà prima sulla Tiguan.

Volkswagen T-Cross

Tempo di restyling anche per la piccola Volkswagen T-Cross, che cresce leggermente in lunghezza e sfoggia un look più moderno, in linea con la più recente produzione del costruttore tedesco. Novità anche all’interno con l’arrivo di un nuovo display da 10 pollici. Nessuna novità, invece, per quanto concerne la gamma motori, sempre contraddistinta unicamente da propulsori a benzina.