Nissan Qashqai: acquisto o finanziamento?

Nissan Qashqai: prezzi, dimensioni e caratteristiche 9

Con la terza generazione, Nissan Qashqai saluta i motori diesel per lasciare spazio alle versioni elettrificate. Il crossover suv nasce sulla nuova piattaforma modulare Cmf-C e prende le distanze dal passato non solo per quanto riguarda lo stile, ma anche nei contenuti, offrendo soluzioni all’avanguardia e inedite. È lungo 4,43 metri, 3,5 centimetri in più delle versioni precedenti; l’altezza aumenta di 2,5 cm e raggiunge 1,6 metri; la larghezza tocca 1,8 metri, 3,2 cm in più rispetto al passato e il passo aumentato di 2 cm è ora di 2,67 metri e garantisce una migliore abitabilità anche per i passeggeri che viaggiano sul sedile posteriore.

Il nuovo Nissan Qashqai è disponibile in sei allestimenti: Visia, l’accesso alla gamma; Acenta, caratterizzato dai cerchi in lega da 17 pollici e il clima bizona; Business, con fendinebbia led e cerchi in lega da 18”; N-Connecta, con la parte posteriore impreziosita dai vetri privacy e dal paraurti con inserti silver; Tekna, che offre fari abbaglianti adattativi e cerchi in lega da 19” e, per finire, Tekna+, dotato di cerchi in lega da 20 pollici e interni di lusso.

Maggiore qualità e design più deciso

L’abitacolo è più ricco di dotazioni tecnologiche e anche il livello di qualità è più alto: ora il quadro strumenti, da 12,3 pollici, è totalmente digitale e, in più, si può aggiungere l’head-up display da 10,8 pollici. L’infotainment è posizionato al centro della plancia e ha un’interfaccia da 9 pollici; la connettività è più elevata con il wi-fi di bordo, le funzioni Home-Car, la navigazione 3D e la compatibilità con smartphone garantita da Apple CarPlay e Android Auto. Utilizzando l’app Nissan Connect Services è possibile tracciare tramite il GPS la posizione dell’auto, aprire e chiudere le portiere o spegnere le luci. I nuovi sedili in pelle nappa trapuntata offrono maggiore comfort e hanno anche la funzione massaggio negli allestimenti più avanzati: i nuovi interni regalano 3 centimetri in più di spazio per le gambe ai passeggeri posteriori.

Il design del nuovo Qashqai è più muscoloso e scolpito, a partire dalla mascherina V-Motion, più grande, che insieme ai fari a led adattivi rendono la calandra più aggressiva. Nella parte inferiore della fiancata spicca la nervatura che regala alla vettura un maggior senso di solidità, grazie anche ai nuovi cerchi da 20”; la parte posteriore, invece, è caratterizzata da linee nette e fari led con illuminazione 3D.

Nissan Qashqai: prezzi, dimensioni e caratteristiche 11

Motorizzazioni e consumi

Il taglio netto con il passato è dato dall’assenza dei motori diesel: tutti i modelli attuali sono dotati di propulsore benzina DIG-T 1.3 mild-hybrid da 12 V e batteria agli ioni di litio, disponibile in due varianti, da 140 e 158 CV. È possibile scegliere fra il cambio manuale a sei rapporti e, per i propulsori da 158 CV, il CVT Xtronic, che migliora i consumi e le emissioni. Al DIG-T 1.3 mild-hybrid si affianca la versione ibrida e-Power, un 3 cilindri turbo a benzina da 1.5 e 158 CV, che ricopre la funzione di generatore per ricaricare una batteria agli ioni di litio, che a sua volta alimenta un un motore elettrico da 190 CV.

Grazie a questa tecnologia, il crossover suv può muoversi sempre sfruttando esclusivamente il motore elettrico, lasciando che quello endotermico, fungendo soltanto da generatore, lavori sempre al regime di giri ottimale per contenere consumi ed emissioni. I flussi di energia sono gestiti autonomamente dall’auto in base alla carica della batteria, le condizioni di guida e la potenza richiesta. Per quanto riguarda i consumi, Nissan dichiara 6,4-6,5 l/100 km e 7 l/100 km (con XTronic e trazione integrale), numeri che cambiano in base al motore e alla trasmissione.

Nissan Qashqai: prezzi, dimensioni e caratteristiche 4

Qashqai N-Connecta mild hybrid 140CV a 29.430 euro

Continuano le offerte su tutti i modelli della gamma Nissan. Il nuovo Qashqai N-Connecta mild hybrid 140CV ha un prezzo di listino di 34.530 euro, che scende a 30.430 euro (sconto di 4.100 euro, Iva inclusa) grazie al contributo Nissan e delle concessionarie Nissan che partecipano all’iniziativa, in caso di permuta o rottamazione di un’autovettura usata con anzianità superiore a 10 anni e di proprietà dell’acquirente da almeno sei mesi alla data del contratto del veicolo nuovo.

Il prezzo diventa ancora più conveniente, 29.430 euro (con sconto di 5.100 euro Iva inclusa) in caso di adesione al finanziamento 90th Anniversary su vetture in pronta consegna. Chi decide di accettare il finanziamento, deve versare un anticipo di 7.500 euro e, successivamente, 36 rate da 229,85 euro (TAN 5,99%, TAEG 7,09%) più la rata finale da 20.718 euro che rappresenta anche il Valore Futuro Garantito. Il limite massimo di km è fissato in 30.000, con un costo di 0,10 euro /km per ogni chilometro in più percorso, da pagare solo in caso di restituzione del veicolo. La rata comprende numerosi servizi, quali GAP Insurance in caso di furto o danno totale, più protezione auto, manutenzione Experta e assicurazione pneumatici.

Lexus: neutralità carbonica entro il 2050

Lexus NX: prezzi, dimensioni e caratteristiche 3

La filosofia di Lexus si basa sul termine Omotenashi, il concetto giapponese di ospitalità, che descrive la capacità di anticipare i bisogni dei clienti ancora prima che si manifestino, di prestare attenzione ai dettagli e mostrare gratitudine. Il marchio premium di Toyota cerca, per quanto possibile, di estendere tale filosofia anche alle esigenze della collettività, concentrandosi sull’ambiente. Dal momento del lancio della RX400h, avvenuto nel 2005, l’evoluzione dei powertrain ibridi di Lexus ha tracciato una via importante nello sviluppo delle tecnologie per le automobili di lusso a batteria. Dal 2005 a oggi il marchio giapponese ha ottenuto una riduzione cumulativa delle emissioni di CO2 di circa 19 milioni di tonnellate, grazie allo sviluppo di soluzioni elettrificate a basso impatto ambientale con la vendita di circa 2 milioni di vetture ibride elettriche in 90 Paesi.

Prendendo in considerazione i numeri di tutti i mercati automobilistici, nel 2020 le vetture elettrificate hanno rappresentato il 33% delle Lexus; mentre in Europa la percentuale sale al 96%. Discorso diverso per l’Italia, dove il brand giapponese, fin dal 2013, ha deciso di vendere soltanto auto elettrificate. Entro il 2025, Lexus presenterà a livello globale 20 tra nuovi modelli e aggiornamenti di quelli già esistenti: questa cifra include più di 10 vetture elettrificate (a batteria, BEV e ibride plug-in, PHEV) per venire incontro alle esigenze dei vari mercati nel mondo.

Lexus TX: prezzo, dimensioni, caratteristiche 10

Obiettivo neutralità per il 2050

Sempre per il 2025 il marchio giapponese si è dato l’obiettivo di proporre a livello globale vetture elettrificate in tutta la gamma dei prodotti e stima che i modelli elettrificati rappresenteranno più del 50% delle vendite totali. L’obiettivo diventa ancora più ambizioso guardando al 2050: entro quell’anno Lexus ha intenzione di centrare la neutralità carbonica nell’intero ciclo di vita della vettura: materiali, componenti e produzione delle auto insieme a logistica, guida e smaltimento/riciclo dovranno essere a impatto zero.

In Italia la “Casa Lexus” con CampZero

La cura e il rispetto per l’ambiente trovano una pratica applicazione con la partnership firmata tra Lexus Italia e CampZero, il resort eco-sostenibile nella vallata di Champoluc, in Valle d’Aosta. La struttura nasce ai piedi del Monte Rosa, è composta da materiali eco-compatibili che rispettano la natura, è alimentata al 100% da energie rinnovabili (solare e idroelettrica) e si avvicina al 100% di plastic free. Il resort è realizzato per la quasi totalità con tre materiali: corten, legno di larice e cemento armato; mentre per il riscaldamento vengono usati solo pellet e legna. In pratica si tratta di un Activity Luxury Resort, che offre i servizi tipici di un cinque stelle ai quali aggiunge varie attività legate alla montagna, come bici elettriche, escursioni e palestra interna di arrampicata.

Audi: il taglio alla CO2 passa anche da piante e api

Fabbrica Audi: dove nascono i modelli dei Quattro Anelli 3

L’innovazione tecnologica è da sempre al centro della politica di Audi. Il marchio tedesco, come le altre case automobilistiche, è impegnato nella lotta al taglio delle emissioni, da ottenere non solo nei processi di realizzazione delle vetture, ma anche attraverso altri progetti che possano avere un impatto virtuoso per l’ambiente. Le idee messe in pratica dai tecnici di Audi riguardano torbiere, aree ecologiche ideali per la crescita di fiori e animali all’interno dell’area degli stabilimenti, applicazioni che segnalano l’emissione di anidride carbonica di ciascun automobilista, risparmio di acqua ed energia e aumento del materiale riciclato durante i processi produttivi. Passiamo in rassegna alcune attività eco-sostenibili avviate nel recente passato dal brand premium tedesco.

Il riciclo dell’alluminio

Il marchio tedesco vuole abbassare le emissioni di CO2 tenendo in considerazione tutte le fasi del ciclo di vita di una vettura, inclusa la catena di fornitura. Questo obiettivo può essere raggiunto con la creazione di circoli virtuosi, all’interno degli stabilimenti, in grado di consentire il riciclo della maggiore quantità possibile di materiali. Il progetto Alluminium Closed Loop è uno dei primi progetti avviati da Audi in questa direzione e, in un solo anno, ha evitato la produzione di 150.000 tonnellate di anidride carbonica. Con questo processo, la casa automobilistica può recuperare gli scarti del metallo, impiegato largamente nella produzione delle automobili, e portarli alla stessa qualità del nuovo.

Audi Q8: prezzo, dimensioni e caratteristiche 19

Dalla plastica usata arriva l’olio di pirolisi

Audi e il Karlsruhe Institute for Technology (KIT) lavorano al “Riciclo chimico della plastica nell’ingegneria automobilistica”, un progetto che prende in considerazione principalmente i componenti realizzati in plastiche miste derivate dal petrolio, non riciclabili meccanicamente, perché pensati per resistere all’usura molto intensa. Dalla plastica usata, riscaldando materiali organici in assenza di ossigeno, si ottiene l’olio di pirolisi, che ha la stessa qualità dei prodotti petroliferi. Per la sperimentazione vengono usati componenti quali copricerchi, griglie del radiatore e serbatoi del carburante.

I materiali riciclati vengono usati anche per la realizzazione di altre parti delle vetture: i rivestimenti della nuova A3 sono in PET, un polimero plastico facilmente separabile da altri materiali; mentre i tre diversi tessuti dei sedili sempre della A3 sono fatti per l’89% con materiale riciclato. Il marchio tedesco vuole industrializzare la tecnologia del riciclo per un numero sempre più alto di componenti.

Audi: il taglio alla CO2 passa anche da piante e api

Risparmio energetico dall’allevamento di api

Audi ha sposato Mission:Zero, il progetto del gruppo Volkswagen che ha come obiettivo il raggiungimento della totale neutralità dall’anidride carbonica entro il 2050. Per lo stabilimento di Neckarsulm, la casa dei quattro anelli è andata oltre e ha avviato varie iniziative per arrivare alla neutralità nel 2025: la realizzazione di auto 100% elettriche come la e-tron GT con la compensazione di alcune emissioni della produzione con progetti certificati; l’impiego di eco-elettricità; risparmio e uso efficiente dell’acqua; trasporti interni con mezzi a gas naturale, elettricità o bio diesel e riduzione dei sistemi di packaging. I progetti non si fermano qua e si spingono fino alla realizzazione di bio open-space all’interno della fabbrica, con soluzioni per la conservazione di fiori e piante; colonie di api per la produzione di miele e creazione di ambienti adatti a varie specie di insetti e animali.

Le torbiere per azzerare le emissioni

Per raggiungere la piena neutralità carbonica è necessaria una visione di insieme: per questo c’è l’Audi Environmental Foundation, che ha il compito di monitorare il territorio. Due anni fa, in alcune località in Germania, è stato avviato il progetto “CO2-Regio” grazie all’associazione Energie Effizient Einsetzen nell’ambito di un’iniziativa europea per promuovere la conservazione delle torbiere, depositi naturali di anidride carbonica derivante dalla loro densità di materiale organico. Il piano vuole proporre agli agricoltori del posto un sistema di conservazione e mantenimento delle torbiere presenti nelle loro proprietà, oltre alla formazione dell’humus e il rimboschimento delle aree verdi, che rappresentano misure efficaci per la salvaguardia dell’ambiente.

Un’app per sapere quanto inquiniamo

Dalla lotta alle emissioni non potevano restare esclusi gli automobilisti: Audi Denkwerkstatt, start-up specializzata in business digitali, ha sviluppato l’app Ecomove, che aiuta a migliorare i comportamenti dal punto di vista ecologico. Utilizzando un algoritmo, l’app riconosce il mezzo di trasporto usato in un determinato momento, fornisce un punteggio individuale e suggerisce come migliorare le proprie abitudini. I punti vengono calcolati tenendo conto dell’auto usata, del tempo, della distanza percorsa, dell’accelerazione e della velocità: a emissioni più basse, corrisponde il punteggio più elevato di 100 punti, raggiungibili con una carbon footprint inferiore ai 55 g/km di CO2. In più l’applicazione invoglia a migliorare proponendo sfide in un determinato lasso di tempo e dando la possibilità di compensare le proprie emissioni con i crediti climatici, investendo anche in riforestazione, parchi solari o altri progetti certificati.

Auto divenute icona: Renault Clio

Auto divenute icona: Renault Clio

Renault Clio, ovvero una storia di successo iniziata nel 1990. La piccola francese, oggi arrivata alla quinta generazione e cresciuta nelle dimensioni come vuole la tendenza degli ultimi anni, è una predestinata, già a partire dal nome. Nella mitologia greca, Clio identifica la musa della poesia epica e della storia: mai scelta fu più azzeccata per un’automobile che ha saputo conquistare generazioni di giovani e meno giovani. Questa decisione segna un’ulteriore rottura con il passato per la casa francese, che lascia da parte le sigle numeriche per adottare veri e propri nomi. La Clio è l’erede della Supercinque, modello di grande successo commerciale, e arriva nel giugno del 1990 per contrastare le vendite di altre utilitarie come Ford Fiesta, Volkswagen Polo, Opel Corsa, Fiat Uno e Peugeot 205.

Auto divenute icona: Renault Clio 2

“Auto dell’Anno 1991”

La prima Renault Clio è soltanto a cinque porte, per la versione a tre porte bisogna aspettare settembre: entrambe sono lunghe 3,7 metri, il telaio è lo stesso della Supercinque con avantreno MacPherson e retrotreno a barre di torsione trasversali. Con questa nuova utilitaria, Renault vuole proporre un’auto di segmento B ma con contenuti di categoria superiore e stile personale (morbido e tondeggiante): obiettivo raggiunto dopo le vendite iniziali a rilento che, però, non le impediscono di essere eletta “Auto dell’Anno” per il 1991.

La gamma motori è formata dal 1.1 da 48 CV, ereditato dalla Supercinque, dal 1.2 e dal 1.4 Energy della R19 da 58 e 80 CV, ai quali si aggiungono il diesel 1.9 da 64 CV e la successiva 16V, da 137 CV, che dà origine all’apprezzatissima Clio Williams, nata per celebrare il successo del team Williams di Formula 1, a cui Renault fornisce i motori, campione del mondo costruttori e piloti con Nigel Mansell nel 1992. Questa versione raggiunge i 215 km/h grazie al motore 2.0 da 147 CV ed è anche la prima utilitaria ad avere un motore da due litri. La prima generazione della Clio vende più di 4 milioni di unità in totale e, prima di essere sostituita dalla seconda serie, nel 1998, riceve due restyling: il primo nel 1994 vede l’introduzione soltanto di alcuni dettagli; mentre il secondo, nel 1996, porta i fari arrotondati e il terzo stop sul portellone posteriore.

Auto divenute icona: Renault Clio 1

Nel 1998 spazio alla seconda generazione

La seconda generazione debutta nel marzo del 1998 e, ancora oggi, è la serie più longeva perché, anche dopo l’arrivo della terza serie nel 2005, ha continuato a essere prodotta con la denominazione di Clio Storia fino al 2012 ed è uscita dai listini solamente con l’arrivo della quarta serie. La nuova Clio è leggermente più lunga, larga e alta della versione precedente, anche se l’interasse resta invariato e presenta un design completamente inedito con linee tondeggianti ovunque, lunotto convesso e avvolgente e cofano bombato.

L’abitabilità dei passeggeri posteriori migliora grazie al nuovo disegno del divanetto; mentre anche la plancia è molto più tondeggiante. Il nuovo telaio è più moderno ed evoluto, in particolare per quanto riguarda la sicurezza passiva. La seconda generazione della Clio è dotata di quattro motorizzazioni, tutte con cambio manuale a 5 marce: 1.2 D7F benzina da 1.149 cm cubi e 58 CV di potenza massima; 1.4 E7J benzina da 1390 cm cubi da 75 CV; 1.6 K7M benzina da 1.598 cm cubi da 90 CV e 1.9 diesel aspirato F8Q da 1.870 cm cubi con alimentazione a iniezione indiretta da 64 CV. A richiesta, solo in abbinamento al motore 1.6, è disponibile il cambio automatico Proactive a 4 rapporti con adattamento automatico allo stile di guida del conducente.

Con la terza generazione supera i 4 metri di lunghezza

La terza generazione arriva nel 2005 e resta in produzione fino al 2013 ed è caratterizzata dall’aumento delle dimensioni, tendenza di quegli anni come dimostrano anche la Fiat Grande Punto, la Peugeot 207 e la Opel Corsa D: la Clio supera i quattro metri di lunghezza da un paraurti all’altro. A livello estetico, la parte anteriore presenta affilati gruppi ottici triangolari con vertice rivolto verso l’alto, affiancati da due sottili prese d’aria; la fiancata ospita gli indicatori di direzione collocati nella fascia paracolpi delle portiere e il posteriore si distingue per i due nuovi gruppi ottici dal disegno trapezoidale, ispirati alla Scénic II. L’abitacolo vede una plancia semplice e funzionale e offre più spazio nella zona posteriore, grazie a un passo più elevato rispetto alle concorrenti. Le motorizzazioni disponibili al debutto sono quattro: 1.2 16 valvole da 75 CV; 1.4 16v da 98 CV; 1.6 16v da 110 CV e 1.5 dCi diesel con tecnologia common rail disponibile in tre versioni, da 68, 85 e 105 CV.

Renault Clio R.S. Line
Renault Clio R.S. 

Rinnovamento completo con la quarta generazione

La quarta generazione debutta nel 2012 e viene usata come base per la realizzazione della Captur. La nuova Clio deriva dalla stessa piattaforma della serie precedente, ma è un’auto completamente differente: le dimensioni esterne aumentano e le sporgenze vengono smussate, con gli spigoli che lasciano il posto a un più tradizionale stile curvilineo. Il frontale è la parte che segna maggiormente il nuovo corso stilistico: la calandra è formata da una striscia nera che integra anche le luci diurne a led e che si allarga al centro per accogliere il simbolo della casa francese e anche ai lati per circondare la parte inferiore dei gruppi ottici. La gamma motori è la seguente: il nuovo 0.9 Tce a tre cilindri turbo H4Bt da 899 cm cubi e 90 CV; il 1.2 16v D4F da 75 CV; il 1.5 dCi turbodiesel common rail da 75 e 90 CV; il 1.2 TCe GT quattro cilindri da 120 CV e il 1.6 T RS turbo da 200 CV.

Renault Clio: prezzo, dimensioni e prova su strada

Più tecnologia con il recente restyling della quinta generazione

La quinta generazione viene prodotta dal 2019 ed è sviluppata sulla piattaforma modulare CMF-B, la stessa di tutte le compatte del gruppo Renault-Nissan. Rispetto alla serie precedente è più corta di 12 mm, più bassa di 11 mm e più larga di 7 cm. Il restyling dello scorso aprile presenta un vistoso cambiamento del frontale, del paraurti posteriore e della fanaleria. Migliorano le dotazioni di sicurezza, la tecnologia a bordo e le finiture interne, che vedono l’introduzione di materiali più ecosostenibili. Debutta l’allestimento Esprit Alpine, dallo spiccato carattere sportivo.

Multispazio: tutti i pregi e i difetti

Volkswagen Caddy: prezzo, dimensioni e caratteristiche 14

La parola “multispazio” viene solitamente usata per indicare la variante passeggeri di un furgone. Si tratta quindi di modelli che, generalmente, vengono costruiti proprio partendo dalla base offerta da un veicolo commerciale. In pratica sono furgoni destinati più all’uso automobilistico che commerciale. Le “multispazio” fanno concorrenza alle monovolume e sono rivolte a chi ha bisogno di tanto spazio e di un’accessibilità più vicina a quella di un veicolo commerciale che di un’auto e con un prezzo più contenuto.

La vera origine di questo tipo di vetture non è facile da individuare: le versioni passeggeri di dimensioni medio-grandi dei van esistono da sempre, come il mitico Volkswagen “Bulli”, il vero capostipite del genere, che in tempi recenti ha ispirato Renault Kangoo e Citroen Berlingo, a loro volta seguite da Fiat Doblò, Opel Combo, Volkswagen Caddy e altri. Le “multispazio” sono riconoscibili, oltre che per i volumi, dalle porte posteriori scorrevoli, derivanti dai rispettivi modelli da lavoro: in veicoli come Kangoo e Doblò c’è anche l’opzione delle due porte a battente al posto del portellone posteriore. Ci sono anche modelli di segmento inferiore, come Fiat Qubo, Citroen Nemo e Peugeot Bipper Tepee, realizzati grazie alla partnership tra Psa e Fiat.

Mercedes-Benz Classe V: prezzo, dimensioni e caratteristiche 9

Tanto spazio, per i passeggeri e per il carico

Il pianale basso, i ganci per il fissaggio e l’assenza di ingombri e sponde garantiscono grande praticità di carico, ma le “multispazio” risultano comode anche per i passeggeri grazie ad accorgimenti come sedili scorrevoli, ribaltabili o sganciabili con estrema facilità, tavolini e portaoggetti a bordo e, in alcuni casi, allestimenti specifici per la famiglia come il tetto Modutop presente su Citroen Berlingo, con vani e scomparti interni.

In linea di massima le “multispazio” sono leggermente più spartane delle MPV, anche se negli ultimi anni le dotazioni e le finiture sono simili a quelle delle automobili: la seconda generazione di Fiat Doblò era dotata delle sospensioni posteriori dell’Alfa Giulietta; Peugeot Rifter e Citroen Berlingo 2018, invece, sono sviluppate sulla piattaforma modulare delle 308 e 3008.

Ideali per le famiglie numerose

Il design di questo tipo di veicoli è meno elegante di quello delle monovolume, anche se gli ultimi modelli somigliano sempre meno ai furgoni. Le “multispazio” sono la soluzione migliore per le famiglie numerose, grazie anche alle varie versioni a 7 posti, che viaggiano con tanti bagagli al seguito e non vogliono un veicolo troppo grande. Anche chi pratica hobby che richiedono l’uso di attrezzature ingombranti e ha bisogno di spazi non troppo delicati può ricorrere a questo genere di mezzo: una “multispazio” può contenere due mountain bike senza dover smontare le ruote.

Renault Kangoo: prezzo, dimensioni e prova su strada 3

Multispazio: i pregi

Come dice il termine, la caratteristica principale è il massimo sfruttamento dello spazio, a cui si somma la grande praticità nel carico, grazie anche agli interni che sono meno delicati rispetto a quelli delle MPV. Altro grande vantaggio è il prezzo, di solito più contenuto di quello delle automobili.

Multispazio: i difetti

Il design delle “multispazio” non è eccessivamente elegante e le finiture e gli equipaggiamenti sono meno curati. La personalizzazione è inferiore a quella delle auto e le sospensioni, in alcuni modelli, sono meno raffinate.

Auto divenute icona: Honda Civic

Honda Civic: prezzi, dimensioni e caratteristiche 14

La Honda Civic ha da poco compiuto 51 anni, un lungo percorso che l’ha vista crescere dalla berlina compatta economica a due porte degli esordi fino ad arrivare alla forma più spaziosa dell’attuale generazione, che ha debuttato nel 2021. La vettura giapponese è una vera e propria icona dell’automobilismo e una delle auto più popolari al mondo, con oltre 27 milioni di unità vendute in 170 Paesi. Alla Civic spetta anche un altro invidiabile primato: è la seconda auto più longeva che ha mantenuto lo stesso nome, preceduta solo dalla Toyota Corolla, presentata nel 1966.

L’icona giapponese, fin dal debutto, è sempre stata un passo avanti, grazie a motori molto efficienti in grado di garantire emissioni e consumi contenuti e ad altre soluzioni all’avanguardia. La Honda Civic arriva nel 1972, in un momento di notevole aumento del prezzo dei carburanti e di richiesta di vetture più piccole e dai bassi consumi: il nome indica il progetto ambizioso della casa giapponese, che voleva costruire un’automobile “creata per i cittadini e per le città”. Ripercorriamo le tappe più importanti della lunga storia di questa vettura che ha fatto innamorare tantissimi automobilisti in tutto il mondo.

Auto divenute icona: Honda Civic 1

Honda Civic: buona la prima

L’11 luglio del 1972 è il giorno del debutto della piccola berlina, accompagnata dallo slogan “Ti porteremo dove vuoi andare”. Il successo è immediato, grazie anche al motore a quattro cilindri da 1.169 cc raffreddato ad acqua e alla possibilità di utilizzare carburante con o senza piombo. Poco dopo Honda introduce negli Stati Uniti il rivoluzionario propulsore Compound Vortex Controlled Combustion (CCVC), capace di eliminare le sostanze nocive senza i convertitori catalitici, grazie al ciclo di combustione efficiente. La Honda Civic arriva in Europa nel 1975 nelle versioni a due e a tre porte.

Auto divenute icona: Honda Civic

Honda Civic: più centimetri e tecnologia

La seconda generazione arriva sul mercato nel 1979 ed è caratterizzata da lunghezza, larghezza e altezza maggiori rispetto alla serie precedente e dal motore da 1.335 cc di serie con tre opzioni di trasmissione. Altre novità sono la versione con più efficienza nei consumi (FE) e quella sportiva, la S; mentre per la prima volta in Europa viene venduto anche il modello a cinque porte, che si affianca a quelli a due e tre porte, gli unici disponibili nel vecchio continente fino ad allora.

Il 1983 è l’anno della terza generazione: la nuova Civic è più spigolosa, come impone lo stile di quel periodo. La versione sportiva CRX da 160 CV è ancora oggi un modello di culto, merito anche della grandissima efficienza nei consumi. La trazione integrale (4WD) e il cambio manuale a sei marce, introdotto nel 1984, ne fanno una rarità nel proprio settore: all’epoca la trazione integrale era disponibile solo per le vetture ad alte prestazioni e i fuoristrada. All’inizio per azionare la trazione integrale bisognava premere un pulsante, ma dopo poco tempo fu sostituito dalla tecnologia automatica “Real Time”, usata ancora oggi, che azionava le quattro ruote solamente nei momenti di necessità.

Honda Civic: motori più potenti e maggiore sicurezza

La quarta generazione della Civic viene lanciata nel 1987: porta in dote motori da 1,5 litri e 16 valvole, forme meno spigolose, l’iniezione di carburante e le sospensioni a doppio braccio oscillante che diventano standard, aumentando il comfort di guida. Dopo soli quattro anni è tempo della quinta generazione, totalmente riprogettata con il caratteristico look aerodinamico. Nel 1994 l’iconica auto giapponese si arricchisce con una serie di dotazioni di sicurezza, tra cui gli airbag lato passeggero di serie e i freni antibloccaggio opzionali.

Auto divenute icona: Honda Civic 3

Honda Civic: con la sesta generazione smette di essere compatta

Nel 1995 è il momento della sesta generazione, che presenta lo stesso passo di 2,62 metri delle coupé e delle sedan. Non è più compatta ed è all’avanguardia anche per l’intrattenimento, con all’introduzione del lettore Cd. Nel 1997 viene immessa sul mercato la Type R (la R sta a indicare Racing), la versione ad alte prestazioni.

Honda Civic: dal 2000 comfort e spazio assoluti protagonisti

La settima generazione, che debutta nel 2000, è all’insegna di spazio e comfort, con una linea innovativa da hatchback/monovolume ideale per le famiglie. Le sospensioni MacPherson prendono il posto di quelle a doppio braccio oscillante, aumentando la maneggevolezza e rendendo la guida più confortevole. Nel 2001 arrivano la prima generazione di Civic Hybrid e la prima Type R, vendute in Europa per la prima volta.

Con l’ottava generazione, nel 2005, la casa giapponese reinventa totalmente la Civic che ora ha un look più futuristico e interni ergonomici. Viene prodotta in diverse carrozzerie per accontentare le richieste dei vari mercati: le versioni berlina e coupé per Stati Uniti e Asia e la berlina sia a tre che a cinque porte per l’Europa.

Auto divenute icona: Honda Civic 2

Honda Civic: consumi ridotti e tecnologia all’avanguardia a partire dal 2011

La nona generazione, disponibile dal 2011, può contare sulla nuova tecnologia Eco Assist di Honda, in grado di garantire un risparmio di carburante del 10%, che unita all’ottimizzazione aerodinamica e alla riduzione del peso della vettura, contribuisce ad aumentare l’efficienza. La decima generazione, prodotta a partire dal 2017, vede uno stile totalmente rinnovato, con carrozzeria fast back più elegante e sportiva e con interni caratterizzati da un evoluto sistema di infotainment hi-tech e avanzate dotazioni di sicurezza di serie rispetto alle altre auto dello stesso segmento.

Honda Civic: spazio all’ibrido

L’attuale Civic viene venduta in Europa solo in versione full hybrid, con l’avanzata tecnologia e:HEV di Honda: si autoricarica ed è molto silenziosa, specialmente in modalità di guida EV, e garantisce prestazioni esaltanti e grande efficienza. È equipaggiata con un avanzato sistema ibrido e:HEV a due motori, che riesce a passare in modo intelligente e automatico da una modalità di guida all’altra, con una potenza massima di 184 CV e 315 Nm di coppia proveniente dai motori elettrici.

Tesla e iPhone: così si controlla l’auto con Siri

Tesla Model 3

Arriva un’interessante novità per i possessori di Tesla e di iPhone. La casa automobilistica americana ha aggiornato la propria app ufficiale per iOS aggiungendo il supporto ai comandi rapidi: in pratica ora è possibile controllare la vettura attraverso Siri, l’assistente vocale di Apple. I proprietari di una vettura del marchio di Elon Musk possono usare il cellulare come chiave dell’automobile elettrica e hanno la facoltà di gestire tantissime funzioni dell’auto dall’app ufficiale di Tesla, a patto di configurare l’auto prima di usarla.

Grazie a questo aggiornamento, i possessori di una Tesla possono gestire varie funzioni da remoto, tra le quali il controllo del climatizzatore e delle portiere dell’auto, con un semplice comando vocale del tipo “Ehi Siri, apri l’auto” oppure “Ehi Siri, accendi il condizionatore”. Con l’app aggiornata è possibile anche attivare o disattivare le telecamere di sicurezza, riscaldare i sedili, chiudere e regolare i finestrini, far lampeggiare i fari, suonare il clacson, aprire il bagagliaio, attivare la modalità cane, che permette di lasciare il climatizzatore acceso se ci sono animali a bordo, verificare lo stato della batteria e controllare anche le funzioni di ricarica, come l’avvio, l’interruzione e la gestione dei limiti di ricarica.

Tesla Model 3: prezzi, dimensioni e caratteristiche 7

Più comandi allo stesso tempo

Siri offre, al pari di altre applicazioni da smart home, la possibilità di gestire in maniera sincrona vari comandi, anche complessi. Pronunciando la frase “Ehi Siri, apri l’auto” possiamo avviare anche il condizionatore e aprire il bagagliaio in modo da non dover appoggiare per terra le buste della spesa. La versione aggiornata dell’app per iOS di Tesla permette anche di impostare alcune automazioni in grado di usare la geolocalizzazione, in modo che al rientro a casa il cancello possa aprirsi automaticamente; oppure avviare il precondizionamento a una determinata ora.

 

App aggiornata già disponibile anche in Italia

Per usufruire delle funzioni citate prima, è necessario aggiornare l’app Tesla per iOS alla versione 4.24.0 o a una superiore. Questi aggiornamenti sono disponibili dallo scorso 19 agosto, anche in Italia, sull’App Store con la seguente descrizione: “Accedi ai comandi e al climatizzatore del veicolo dall’app Comandi rapidi di Apple”. Grazie all’aggiornamento, l’app Tesla offrirà 20 comandi di scelta rapida gestibili dall’iPhone, con un’interfaccia molto intuitiva e facile da attivare e utilizzare.

Auto MPV: tutti i pregi e i difetti

Renault Espace: prezzo, dimensioni e prova su strada 20

Le monovolume, dette anche “minivan” o MPV (Multi Purpose Vehicle), sono auto caratterizzate da una grande spaziosità interna. Nella forma rimandano al mondo dei veicoli commerciali, ma all’interno dell’abitacolo assicurano tutta la cura e la qualità percepita tipica delle più “tradizionali” vetture.

I due modelli simbolo che hanno fatto conoscere questo tipo di carrozzeria negli anni ’80, sono Chrysler Voyager e Renault Espace, ma in realtà la concezione del moderno monovolume risale al 1972, grazie al prototipo Kar-a-sutra progettato per Citroen dal designer italiano Mario Bellini: un veicolo squadrato con ampio abitacolo, alto e largo, un pianale completamente piatto e varie parti vetrate. Kar-a-sutra presenta un unico volume, l’abitacolo, con la parte frontale estremamente spiovente.

Grande popolarità a partire dagli anni ’90

Il boom delle monovolume si è registrato fra gli anni ’90 e lo scorso decennio, grazie alla loro diffusione anche in Europa e negli Stati Uniti. In questo periodo questo tipo di carrozzeria ha rimpiazzato la più tradizionale station-wagon, come dimostra Citroen che con la Xsara Picasso e le successive C4 Picasso ha sostituito anche i modelli compatti. Renault ha avuto un ruolo da pioniera anche nel segmento della Scenic, con un allargamento della famiglia Megane, che va avanti anche oggi con Megane Sporter e Kadjar, che guardano alle crossover per essere al passo coi tempi.

Le monovolume hanno avuto una grande diffusione, nei primi anni 2000, anche nel segmento inferiore, prendendo il posto delle piccole station-wagon che non hanno fatto breccia nel cuore degli automobilisti. La Opel Meriva ha rimpiazzato la Corsa wagon; mentre auto come Fiat Idea, Lancia Musa, Kia Venga, Renault Modus, Nissan Note, Hyundai Matrix, successivamente sostituita da ix20, e Mitsubishi Space Star hanno continuato a far registrare ottimi numeri sul mercato, prima di lasciare spazio ai suv.

Hyundai Staria: prezzi, dimensioni e caratteristiche 1

Comfort e praticità senza limiti

Le monovolume si sviluppano principalmente in altezza, caratteristica che le rende più compatte delle corrispondenti station-wagon che sfruttano la lunghezza e che regala più comodità per i passeggeri, che possono usufruire di un abitacolo più grande, maggiore accessibilità e sedute più alte che permettono una postura più eretta. La maggiore accessibilità, al pari dei Suv, consente ad automobilisti e passeggeri più anziani di salire a bordo con maggiore facilità rispetto all’abitacolo dei modelli più bassi. Altro grande vantaggio delle monovolume è la praticità, grazie a interni versatili e, in molti casi, a sedili individuali nelle file posteriori, tavolini ripiegabili e numerosi vani portaoggetti. La capacità del bagagliaio è uguale o addirittura superiore a quella delle station-wagon di pari dimensioni, ma con il vano di carico che si sviluppa verso l’alto e in maniera minore in lunghezza.

Pagano qualcosa in termini di dinamicità ed efficienza

Di solito le monovolume consumano di più delle equivalenti station-wagon per via della sezione frontale più grande e del peso superiore, pur avendo linee e forme valide dal punto di vista aerodinamico. L’altezza e l’abitacolo regalano grande visibilità ai minivan, ma il baricentro alto e le sospensioni calibrate per elevare al massimo il comfort determinano una guida poco dinamica e aumentano la tendenza al rollio. In realtà questi limiti non impediscono ad alcune monovolume di fornire ottime prestazioni, come dimostrano Opel Zafira e Meriva OPC, modelli in grado di garantire performance di livello, sacrificando leggermente il comfort.

I pregi delle monovolume

I minivan garantiscono migliore abitabilità, versatilità e visibilità rispetto alle station-wagon, pur avendo misure più contenute. Anche il comfort e l’accessibilità sono ai massimi livelli.

I difetti delle monovolume

Di solito le monovolume hanno un’agilità limitata rispetto ad altri tipi di vetture e presentano un volume di carico sviluppato in altezza. Infine, prezzo e consumi risultano più alti in confronto a quelli di una station-wagon.

Energie rinnovabili: tutti i vantaggi del geotermico

Energie rinnovabili: tutti i vantaggi del geotermico

Quando parliamo di energie rinnovabili e sostenibili, non dobbiamo fermarci a fotovoltaico, idroelettrico ed eolico, le soluzioni più diffuse e, di conseguenza, le più conosciute. Il nostro pianeta offre anche altre risorse “pulite”, come ad esempio l’energia geotermica, che si ottiene dal calore proveniente da fonti geologiche presenti nel sottosuolo. È basata sullo sfruttamento del calore naturale della Terra ed è un’energia sempre presente e reperibile, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche sia a breve che a lunga durata del luogo in cui viene sfruttata e non è soggetta a fenomeni di ciclicità giornaliera e stagionale come l’energia solare. Grazie alle proprie caratteristiche può essere impiegata sia come fonte di produzione di energia elettrica che direttamente come fonte di calore.

L’energia geotermica è legata alle caratteristiche del sottosuolo: nella terra dei geyser, l’Islanda, circa il 75% dell’elettricità e l’85% del riscaldamento derivano da fenomeni geotermici e idrogeologici; al punto che l’isola situata a sud del Circolo Polare Artico, entro il 2050, potrebbe essere la prima nazione al mondo a eliminare completamente i combustibili fossili. Le idee per sfruttare l’energia geotermica si stanno moltiplicando anche in ambito automotive e in altri Paesi dove questa fonte rinnovabile è più difficile da “intrappolare”.

Patto fra Stellantis e Vulcan

Il gruppo automobilistico italo-francese, recentemente, ha raggiunto due accordi con la società Vulcan per la realizzazione di due piani con l’obiettivo di sfruttare l’energia geotermica per alimentare la fabbrica tedesca di Russelsheim, sede del quartier generale di Opel dove vengono realizzate DS4 e Opel Astra, e quella di Mulhouse, in Francia, in cui vengono prodotte DS7, Peugeot 308 ed e-308, 508 e la nuova 408. Al momento è in atto lo studio di fattibilità con cui le due realtà intendono verificare l’effettivo potenziale di questa fonte rinnovabile e prendere in esame la possibilità di cedere l’energia in eccesso alla rete, che permetterebbe agli impianti di guadagnare dall’operazione, una volta ammortizzati i costi.

Se tutto dovesse andare a buon fine, grazie all’energia geotermica, l’impianto di Russelsheim dovrebbe diventare quasi autosufficiente dal punto di vista energetico già dal 2025; mentre per quanto riguarda quello di Mulhouse, la nuova fonte dovrebbe coprire una parte significativa del fabbisogno energetico annuale del sito a partire dal 2026.

Auto elettrica: il futuro passa per le rinnovabili

Due aziende con un unico obiettivo

“La partnership con Vulcan rafforza il nostro impegno a promuovere soluzioni per l’energia pulita in tutta la nostra azienda e rappresenta una delle numerose iniziative che stiamo esplorando per raggiungere il nostro obiettivo di zero emissioni di carbonio entro il 2038, in linea con il nostro piano strategico Dare Forward 2030,” le parole di Arnaud Deboeuf, Chief Manufacturing Officer di Stellantis. “La missione principale di Vulcan è la decarbonizzazione, attraverso la fornitura di energia rinnovabile e di litio ricavato senza emissioni di anidride carbonica. Noi vogliamo sostenere Stellantis, il nostro principale acquirente di litio e uno dei nostri maggiori azionisti, nella decarbonizzazione delle proprie attività operative in Europa,” ha detto Francis Wedin, Amministratore Delegato e CEO di Vulcan.

Il doppio accordo potrebbe portare benefici anche sul territorio, come hanno rimarcato le autorità locali. Boris Rhein, Ministro-Presidente dell’Assia, si è detto “lieto della partnership tra Stellantis e Vulcan Energy: è una notizia positiva per l’Assia in quanto dimostra che, nel nostro stato, la protezione del clima e la produzione industriale all’avanguardia attraverso idee innovative sono perfettamente compatibili”. Dalla Francia gli fa eco Franck Leroy, Presidente della Regione Grande Est. “Stellantis è uno dei principali player industriali del settore automotive nel Grande Est e per questo la regione intende supportare il gruppo nella transizione all’elettrico. Con questa partnership strategica, la trasformazione verso l’industria del futuro e la lotta al riscaldamento globale prendono forma nella nostra regione grazie a uno sfruttamento razionale dell’energia geotermica”.

CO2: l’inquinamento arriva anche da gomme e freni

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Il mondo ha dichiarato guerra, già da tempo, alle emissioni di CO2 additandole come principali responsabili di qualunque forma di inquinamento presente sul pianeta: per questo motivo praticamente ogni giorno spuntano soluzioni più o meno realizzabili per ridurle e azzerarle. In realtà la questione è molto più complessa e riguarda anche il settore automotive: le sostanze inquinanti rilasciate dai veicoli vanno ben oltre l’anidride carbonica e riguardano anche le polveri sottili, le cui emissioni continuano anche con il passaggio alla mobilità elettrica.

Fermo restando che idrocarburi incombusti e particolato vengono rilasciati principalmente bruciando i derivati del petrolio nei motori a combustione, va sottolineato come i veicoli producano sostanze nocive anche tramite il consumo di materiali di attrito come pneumatici e freni, che non risparmia minimamente le auto elettriche.

Una soluzione che arriva dallo spazio

Se l’obiettivo è ripulire davvero l’aria delle città, vietare i motori endotermici ed eliminare benzina e gasolio non è sufficiente per risolvere il problema, ma bisogna far sì che le particelle derivate dall’usura di freni e pneumatici non si diffondano nell’atmosfera. Gli esperti si sono messi al lavoro già da tempo per mettere a punto filtri capaci di intrappolare le particelle fin da subito, dal momento del loro distacco: anni fa alcuni studenti universitari hanno messo a punto un dispositivo da mettere dietro le ruote dei veicoli per recuperare il materiale invisibile e inquinante grazie all’elettricità statica. Ultimamente questa soluzione è stata sviluppata in grande stile dalla DLR, l’agenzia aerospaziale tedesca, insieme all’azienda automotive HWA: i due partner dovrebbero aver messo a punto un sistema per azzerare sul serio le emissioni complessive dei veicoli.

Quanto durano gli pneumatici e quando è necessario sostituirli?

DLR e HWA, grazie ai 6 milioni di euro di finanziamento del Ministero dell’Economia, del Lavoro e del Turismo dello stato del Baden Wurttemberg, hanno sviluppato un veicolo dimostrativo denominato Zero Emission Drive Unit-1 (ZEDU-1), equipaggiato con un sistema che impedisce la diffusione di ogni tipo di particella inquinante. Il funzionamento è semplice: le ruote sono incapsulate con una speciale copertura dotata di particolari serbatoi che raccolgono le polveri sottili provenienti da dischi, pastiglie dei freni e pneumatici. Stando ai dati dello studio, solamente in Germania in un anno vengono prodotte più o meno 110.000 tonnellate di polveri sottili che vanno a finire nel sistema fognario e, successivamente, nell’ambiente. Il prototipo ha un aspetto avveniristico e sembra un’auto di un film di fantascienza, ma gli esperti assicurano che la tecnologia utilizzata è facilmente applicabile su automobili e veicoli commerciali di futura produzione.

Anche Audi testa la pulizia

La casa automobilistica tedesca si è mossa nella stessa direzione di DLR e HWA e ha sviluppato una soluzione per ridurre le particelle emesse dalle vetture. I tecnici di Audi hanno posizionato, nella parte frontale delle vetture, un filtro in grado di intrappolare le particelle già presenti nell’aria. Il marchio tedesco ha fissato in quattro anni il tempo della sperimentazione e conta di iniziare la produzione di questo dispositivo, che sarebbe capace di ripulire anche le polveri rilasciate da altre tre automobili.