Auto divenute icona: Ferrari 458 Italia

Auto divenute icona: Ferrari 458 Italia 2

Potenza, prestazioni da Formula Uno, design accattivante e aggressivo (firmato rigorosamente Pininfarina): sono solo alcuni dei segni distintivi della Ferrari 458 Italia, uno dei tanti bolidi della casa di Maranello che ogni automobilista e appassionato di auto vorrebbe avere. La sportiva a due posti è stata prodotta dal 2009 al 2015 ed è la capostipite di una gamma entrata nella storia e nel mito del Cavallino rampante. Le altre componenti della prestigiosa “famiglia” della F458 sono la Spider (presentata nel 2011 a Maranello), la Speciale (realizzata dal 2013) e la Speciale A, la versione spider della Speciale.

La 458 Italia racchiude nel nome le proprie peculiarità che sono anche i segreti del suo successo: le prime due cifre indicano la cilindrata, aumentata a 4,5 litri rispetto alla F430 che ha sostituito, abbinata agli 8 cilindri; mentre la parola Italia è stata scelta per omaggiare il nostro Paese, da sempre sinonimo di innovazione tecnologica, creatività, stile e passione che sono i tratti distintivi del nuovo bolide di Maranello. La punta di diamante della 458 Italia è il motore, il primo V8 Ferrari a iniezione diretta (situato nella parte posteriore), con potenza massima di 570 CV a 9.000 giri/minuto e una potenza specifica record di 127 CV/litro, che permette al bolide di accelerare da 0 a 100 km/h in meno di 3,4 secondi e di raggiungere la velocità massima di oltre 325 km/h.

Auto divenute icona: Ferrari 458 Italia

Sensazioni da Formula 1 e design d’autore

La 458 è stata studiata per compiere un salto generazionale rispetto alla F430, grazie a modifiche sostanziali a livello di gruppo motopropulsore, design, aerodinamica, handling e strumentazione. La sportiva biposto vuole portare su strada l’esperienza maturata da Ferrari in Formula 1, specialmente per quanto riguarda l’interazione fra pilota e macchina, con volante e cruscotto di nuova concezione. Allo sviluppo dell’auto ha contribuito, fin dalle battute iniziali, anche il sette volte campione di F1 Michael Schumacher. Il design innovativo è opera di Pininfarina e fa leva su un’aerodinamica efficiente (Cx di 0,33) che produce un carico verticale di 140 chilogrammi a 200 km/h e 360 kg alla velocità massima. L’aspetto della vettura risulta moderno e grintoso grazie alla fanaleria anteriore verticale, ai nuovi volumi e alle alette inedite deformabili posizionate davanti ai radiatori. I cerchi da 20 pollici, dal disegno rinnovato, ospitano gomme anteriori 235/35 e 295/35 dietro. I fanali posteriori sono rotondi, confermando la lunga tradizione Ferrari interrotta solo di rado.

Tecnologie all’avanguardia ed emissioni contenute

La 458 monta un cambio F1 a doppia frizione 7 marce modificato per assecondare la biposto, con l’aggiunta di sportività e comfort di marcia assicurati da una maggior coppia ai bassi regimi e il raggiungimento della velocità massima con la marcia più alta. Il motore V8 da 4.499 cc assicura consumi ed emissioni più che accettabili per la categoria: 13,3 l/100 km pari a 307 g/km di CO2, numeri resi possibili anche dal contenimento del peso a secco entro i 1.380 chili (30 kg più della F430) che ha permesso di avere un rapporto peso/potenza di 2,42 kg/CV e una distribuzione ottimale dei pesi con il 58% sulla parte posteriore. Il telaio in alluminio è composto da nuove leghe e tecniche di lavorazione e giunzione di derivazione aerospaziale, mentre le sospensioni (triangoli sovrapposti davanti e multilink nel posteriore) sono state ridisegnate per aumentare la tenuta di strada.

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L’abitacolo non può essere da meno e presenta una configurazione mai vista su una Ferrari di serie, con accorgimenti ergonomici e progettuali che modificano gli standard di interfaccia uomo-auto. Quasi tutte le funzioni si trovano nel volante: le levette “devio”, i comandi per gli indicatori di direzione e per i tergicristalli, ma anche quelli degli abbaglianti, il bottone “engine start” e la leva di regolazione delle sospensioni. In più, nella parte posteriore del volante ci sono i comandi dell’impianto audio e le nuove palette del cambio. I due satelliti laterali ospitano gli altri controlli: quello di destra gestisce lo schermo con navigatore, infotainment e telefono, tachimetro digitale e telecamera di parcheggio. Da quello di sinistra si aziona la gestione del Vehicle Dynamic Assistance, un computer di bordo che dà informazioni utili sullo stato della vettura relative a temperatura di pneumatici, freni e motore. Il sistema, inoltre, è capace di consigliare al pilota la condotta di guida ideale in base allo stato della F458: da Warm Up (i componenti hanno bisogno di ulteriore riscaldamento) a Go (condizioni di utilizzo ottimali) fino a Over (dato il surriscaldamento, è necessario far raffreddare i componenti).

Le versioni Spider, Speciale e Speciale A

La versione scoperta della F458 Italia (la Spider) è stata svelata nel settembre del 2011. Presenta un sistema inedito di apertura del tettuccio, che viene azionato da un meccanismo che combina il movimento retrattile a quello rotativo per migliorare la velocità di ripiegamento e le proprietà strutturali, senza alterare prestazioni sia da chiuso che durante l’apertura/chiusura. L’hard top ha una struttura in alluminio completamente integrata nel design, più leggera di 25 kg rispetto a quella classica in tela e non compromette i valori di aerodinamica e le prestazioni. Il motore è lo stesso del modello con tetto fisso: la Spider scatta da 0 a 100 km/h in 3,5”, più lenta di 1/10 di secondo rispetto alla versione standard, mentre la velocità massima si ferma a 320 km/h.

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La 458 Speciale arriva nel 2013, è ridisegnata negli elementi aerodinamici e alleggerita e il V8 aspirato è stato potenziato fino a 605 CV (a 9.000 giri al minuto, con coppia massima di 540 Nm a 6.000 giri/min): è il motore V8 aspirato montato su auto di serie con maggiore potenza specifica di sempre: 135 CV/litro. Alla 458 Speciale spetta un altro primato: è la vettura stradale aerodinamicamente più efficiente della storia della Ferrari. In più può contare su varie innovazioni che saranno applicate a tutte le Ferrari future e sull’aerodinamica attiva con le ali mobili inserite sia al posteriore che all’anteriore, anche nel sotto-scocca, e su una migliorata accelerazione laterale, che è la più elevata di sempre per una Ferrari stradale: 1,33 g. La Speciale A (che vuol dire aperta) è la versione spider della Speciale, è stata prodotta in serie limitata di 499 esemplari ed è la più prestazionale nella storia della Ferrari, grazie all’aerodinamica attiva e al nuovo motore V8. Accelera da 0 a 100 km/h in 3 secondi, è dotata di elettronica di ultima generazione e in particolare del controllo elettronico dell’angolo di assetto. Il telaio, realizzato in 10 leghe di alluminio, è stato costruito con materiali e tecnologie aerospaziali; mentre il tetto rigido si apre o chiude in 14 secondi.

BMW: tutte le novità in arrivo nel 2024

Audi: tutte le novità in arrivo nel 2024 5

Il 2024 di BMW sarà costellato di novità. Nonostante i recenti aggiornamenti del costruttore tedesco sul fronte dell’elettrificazione, i modelli a batteria non fanno ancora la parte del leone nei piani del brand. Nel corso dell’anno, infatti, vedremo il debutto in primo luogo di diversi Suv, accanto ai quali spicca poi la presenza di alcuni modelli elettrici, senza dimenticare alcune versioni ad alte prestazioni.

  • BMW Neue Klasse
  • BMW Serie 1
  • BMW X2
  • BMW X3
  • BMW Serie 4
  • BMW Serie 5

BMW Neue Klasse

Nel 2024 il processo di elettrificazione di BMW entrerà in una nuova fase con la Neue Klasse. Presentata al Salone di Monaco 2023, si tratta per il momento di una concept car, che farà da base tecnica e molto probabilmente anche stilistica per altri cinque modelli. La piattaforma elettrica a 800 Volt è completamente nuova e assicura una densità energetica superiore del 25% e tempi di ricarica più brevi del 30%.

BMW Serie 1: prezzo, dimensioni e caratteristiche 3

BMW Serie 1

A tre anni dal debutto, il 2024 sarà il momento del restyling per la BMW Serie 1, uno dei modelli di punta del costruttore di Monaco. Gli esterni vedranno il debutto di nuove prese d’aria nel paraurti anteriore e di inediti gruppi ottici sia davanti, sia dietro, mentre all’interno dell’abitacolo dovrebbe debuttare la medesima suite tecnologica già vista sulla Serie 2.

BMW X2

La nuova BMW X2 è appena stata presentata e arriverà nelle concessionarie nei primissimi mesi del 2024. Rispetto alla precedente generazione è cambiata sotto tutti i punti di vista: è cresciuta nelle dimensioni, raggiungendo i 4,55 metri (+19 centimetri) e per la prima volta abbandona le forme tradizionali del modello sfoggiando una nuova forma per la carrozzeria, che strizza l’occhio al mondo delle coupé. Ampia la gamma motori, che include unità ad alimentazione tradizionali ed elettrificate, arrivando fino all’elettrica iX2.

BMW X3: prezzi, dimensioni e caratteristiche 3

BMW X3

Pronta al debutto la nuova generazione della BMW X3, la quarta nella storia del modello. Le dimensioni cresceranno, portando la lunghezza totale vicino ai 4,8 metri, mentre al momento non sono ancora state diramate informazioni ufficiali riguardo i powertrain. Tuttavia, pare sicuro l’arrivo di una variante completamente elettrica, sviluppata sulla piattaforma Neue Klasse.

BMW Serie 4

Sulla falsa riga di quanto verrà fatto sulla Serie 1, verrà aggiornata anche l’intera gamma della BMW Serie 4. La gamma motori non dovrebbe essere toccata, mentre l’estetica cambierà soprattutto nel frontale e in parte in quella posteriore. Le novità estetiche interesseranno anche la potente M4 e la famiglia M3. A proposito di quest’ultima potremmo vedere il debutto anche di nuove varianti ancora più sportive, tra le quali spicca la nuova CS.

BMW Serie 5

Fresca di presentazione, la nuova BMW Serie 5 arriverà su strada nei primi mesi del 2024, sia ad alimentazione tradizionale, sia elettrica. In un secondo momento, poi, è previsto l’arrivo anche della variante familiare Touring, attesa anche in variante a batteria. Sempre nel corso dell’anno arriverà anche la potente M5, che per la prima volta verrà proposta in abbinamento ad un powertrain plug-in da 750 CV di potenza e che verrà nuovamente proposta anche con carrozzeria Touring.

Audi: tutte le novità in arrivo nel 2024

Audi: tutte le novità in arrivo nel 2024 4

Il 2023 è stato piuttosto avaro di novità per Audi, ma il 2024 si prospetta invece particolarmente ricco di nuovi modelli e aggiornamenti. Il focus principale sarà inevitabilmente improntato sulle novità elettriche, tra le quali spicca la nuova Q6 e-tron che porta al debutto una piattaforma inedita e di importanza strategica per il brand.

Ma non è tutto, accanto alle tante novità a zero emissioni ci sarà comunque ancora spazio per gli amanti delle auto sportive “vecchia scuola”, con il lancio di alcuni interessanti aggiornamenti firmati RS.

  • Audi Q6 e-tron
  • Audi Q4 e-tron
  • Audi A5
  • Audi A6 e-tron
  • Audi Q8
  • Audi RS3

Audi Q6 e-tron

La novità più interessante e importante attesa per il 2024 è rappresentata dalla nuova Audi Q6 e-tron. Si tratta di un Suv di medie dimensioni che porterà al debutto la nuova piattaforma elettrica nativa PPE: un’architettura sulla quale nasceranno diversi modelli elettrici sviluppata internamente da Audi in collaborazione con Porsche. La nuova Q6 e-tron verrà lanciata ufficialmente nella prima metà del 2024, mentre nella seconda metà dell’anno arriverà anche la variante Sportback.

Audi Q4 e-tron

L’Audi Q4 e-tron è stato il primo modello elettrico nativo di casa Audi e nel 2024 verrà sottoposto ad un interessante restyling di metà carriera. L’estetica del Suv elettrico dei Quattro Anelli non verrà modificata: a cambiare saranno le dotazioni e le performance elettriche. Grazie ad una serie di interventi lato software, infatti, la Q4 e-tron potrà fare affidamento su più autonomia. La gamma sarà così articolata su due versioni: la 45 con un’autonomia di 562 km, mentre la 55  avrà una potenza maggiore, passando dagli attuali 299 CV a 340 CV.

audi a5 esterni

Audi A5

Con la nuova A5 Audi nel 2024 cambierà la propria politica di naming. L’Audi A5, infatti, indicherà l’intera famiglia dei modelli medi con motori endotermici, mentre fino ad oggi ha sempre e solo indicato le versioni coupé della A4. I motori saranno tutti mild-hybrid e non mancherà una varainte plug-in. Presenti all’appello anche le sportive S ed RS.

Audi A6 e-tron

Altro passaggio epocale per Audi sarà rappresentato dal lancio della nuova Audi A6 e-tron, ovvero la nuova generazione della A6 che per la prima volta sarà proposto unicamente in abbinamento a powertrain elettrici. Sarà realizzata sulla piattaforma PPE, e sarà declinata sia in variante di carrozzeria berlina, sia station wagon.

Audi Q8

Il modello più vicino all’arrivo nelle concessionarie è il restyling della Audi Q8. Il Suv sportivo più grande del marchio tedesco si aggiorna tanto nello stile, quanto nei contenuti, puntando su una gamma motori profondamente rivista rispetto al passato. Tra i benzina spicca la presenza della 55 TFSI da 340 CV e della SQ8 con il V8 da 4,0 litri e 507 CV, mentre per chi preferisce i Diesel ci sono il 45 TDI e il 50 TDI da 231 CV e 286 CV. In un secondo momento arriveranno anche le varianti plug-in e la sportiva RS.

Audi RS3: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Audi RS3

Il 2024 sarà anche l’anno dell’aggiornamento di metà carriera dell’Audi RS3. La variante più indiavolata della A3 potrebbe conservare il powertrain attuale, costituito da un 2.5 turbo a cinque cilindri da ben 400 CV, ma dovrebbe essere rivista in maniera piuttosto decisa nello stile, sfoggiando un inedito paraurti anteriore con prese d’aria riviste.

Auto divenute icona: Porsche 911

Porsche 911: prezzi, dimensioni e caratteristiche 10

Tante vetture si sono ritagliate uno spazio importante nella storia dell’automobilismo, diventando vere e proprie icone, ma soltanto una ha saputo resistere all’avanzare del tempo e rimanere fedele all’idea iniziale, la Porsche 911. Questo modello sportivo, divenuto oramai leggendario e tuttora in produzione, ha da poco festeggiato 60 anni (portati benissimo): tutto inizia nel 1963 al Salone di Francoforte con un altro nome, 901, successivamente modificato in 911. La nuova creatura di Porsche irrompe sul mercato l’anno successivo e conquista tantissimi automobilisti sparsi in tutto il mondo grazie alle proprie caratteristiche: carrozzeria coupé 2+2, motore posteriore a sbalzo 6 cilindri boxer raffreddato ad aria da 130 CV, peso che supera di poco i 1.000 kg, trazione posteriore, sospensioni a quattro ruote indipendenti con barra di torsione, quattro freni a disco e cambio a quattro marce con la quinta opzionale.

Le sensazioni di guida, unite alla buona abitabilità e al design (rimasto praticamente invariato e divenuto il marchio di fabbrica della casa tedesca) che ha saputo attraversare a testa alta più di mezzo secolo, sono tra le chiavi del clamoroso successo della vettura tedesca, che non ne vuol sapere di andare in pensione. Pur restando fedele al progetto originale, è inevitabile che nel corso di tutti questi anni abbia ricevuto varie modifiche, ma le serie fondamentali restano due: le Porsche 911 con motore raffreddato ad aria (prodotte dal 1963 al 1997) e le 911 dei giorni nostri, realizzate a partire dal 1998.

Auto divenute icona: Porsche 911

La leggenda 911 inizia con un nome diverso

Porsche deve sostituire la 356, diventata ormai obsoleta, e al Salone dell’Automobile di Francoforte del 1963, presenta il primo esemplare prodotto, di colore giallo, della nuova vettura, chiamata 901: il pubblico e la stampa specializzata gradiscono, la Peugeot decisamente meno. La casa francese diffida i rivali dall’usare quella sigla, perché ha registrato i tutti i numeri a tre cifre con lo zero in mezzo da utilizzare per i propri modelli. Il marchio tedesco è costretto a cambiare nome in 911 a partire dal 10 novembre 1964: griffati 901 restano solo i primi 82 esemplari già venduti, quasi tutti allestiti artigianalmente, visto che la produzione di serie partì il 14 settembre del 1964. Una volta risolta la querelle del nome, la nuova Porsche è libera di sfrecciare, a tutto gas ovviamente, verso la gloria e la leggenda, grazie alla guida al limite e alle sensazioni uniche che trasmette agli automobilisti: il motore posteriore alleggeriva troppo l’anteriore e, secondo indiscrezioni dell’epoca, i fortunati possessori delle 911 mettevano nel bagagliaio alcuni sacchi di sabbia per darle maggiore stabilità.

Auto divenute icona: Porsche 911 1

Le versioni Targa e Turbo consolidano il mito

Tra la 911 e gli automobilisti è amore a prima vista: le vendite premiano la casa tedesca che, nel 1966, sforna la 911 S da 160 CV; mentre l’anno seguente è la volta della 911 R, realizzata in sole 20 unità e caratterizzata dal motore twin spark da 210 cavalli e da un peso minore grazie alle portiere in alluminio e al carter in magnesio. A contribuire al mito della 911 è anche la versione Targa, a metà strada fra coupé e spider, introdotta nel 1965: fra i tratti distintivi troviamo il roll bar fisso che permette di rimuovere agevolmente il tettuccio e viaggiare con il vento tra i capelli. Il nome Targa fu scelto per rendere omaggio alla vittoria di Umberto Maglioli con la Porsche 550 Spyder alla Targa Florio, la prima affermazione del marchio di Stoccarda in una gara internazionale valida per il Campionato Mondiale Vetture Sport.

Nel 1975 viene svelata la mitica 911 Turbo, la prima Porsche con motore sovralimentato (3 litri con turbocompressore dotato di basamento in alluminio, cilindri in Nikasil e iniezione meccanica). Le linee sono più aggressive, con passaruota più ampi per poter montare pneumatici di misure maggiori; mentre allo spoiler posteriore e allo splitter anteriore più grande spetta il compito di assicurare maggiore stabilità alla vettura. Questa versione raggiunge i 100 km/h in 6,5 secondi e tocca la velocità massima di 251 km/h. L’aggiornamento del 1978 introduce il motore di 3.3 litri di cilindrata e 300 cavalli con iniezione elettronica.

Auto divenute icona: Porsche 911 2

Dalla SuperCarrera all’ultima 911 raffreddata ad aria

Nel 1977 è la volta della 911 SC (SuperCarrera), la nuova entry level nella gamma del marchio (ma dalle prestazioni di tutto rispetto come i 233 km/h di velocità massima e lo 0-100 km/h in 6,3 secondi) che prende il posto di tutte le auto senza motore turbo: la standard, la S e la Carrera. I vertici di Porsche hanno in mente di produrre la 928, che avrebbe dovuto sostituire la 911, ma le vendite dell’auto, ormai diventata un mito, non accennano a diminuire e i manager sono costretti a fare un passo indietro: nel 1984 esordisce la 911 Carrera 3.2 con motore da 3.164 centimetri cubi da 231 CV e alimentazione a iniezione elettronica. Nel 1993 arriva l’ultima 911 con motore raffreddato ad aria, la serie 993, con motore boxer 6 cilindri più potente e velocità massima di 296 km/h.

Porsche 911: prezzi, dimensioni e caratteristiche 49

Dalla svolta del 1997 fino ai giorni nostri

Il 1997 è una data da segnare in rosso per gli appassionati Porsche: viene presentata la 996, la prima 911 con motore raffreddato ad acqua. La nuova vettura ha un propulsore boxer di 3,4 litri con 4 valvole per cilindro e 296 CV di potenza. Ai fan più integralisti non piacciono i cambiamenti estetici nella parte anteriore, con i nuovi fari a ogiva che prendono il posto dei tradizionali fanali tondi. Le contestazioni degli affezionati inducono i vertici della casa tedesca, nel 2005, a mandare in pensione la 996 per far posto alla 997, che presenta il ritorno dei fari tondi. La nuova vettura non riscuote grandi consensi e, nel 2011, viene sostituita dalla 991 con motore da 3.4 litri e 350 CV, nella versione Carrera, e propulsore da 3.8 litri e 400 CV, nella versione Carrera S. Questa variante della 911 è la prima vettura di serie del marchio ad avere il cambio manuale a sette marce. Nel 2018 è l’ora della 992, l’ultimo capitolo, fino a ora, della gloriosa 911: la nuova versione presenta fanali uniti tra di loro da un sottile led e una griglia di ventilazione del motore che si rifà alle 911 degli anni 80.

Auto divenute icona: Subaru Impreza

Auto divenute icona: Subaru Impreza

La Subaru Impreza è l’auto più rappresentativa del costruttore delle Pleiadi. Nasce nel 1992 a seguito di una doppia necessità del marchio giapponese: sostituire sul mercato la Leone, prodotta dal 1971 e ormai obsoleta, e la Legacy, impegnata nelle corse. Il risultato è la Impreza che, nel giro di poco tempo, sveste i panni della semplice berlina media, come da piani del costruttore, per trasformarsi in un mito assoluto dei rally, una vettura che ancora oggi può contare su una nutrita schiera di fedelissimi innamorati.

Di colore blu, con cerchi in oro e il numero 555 in giallo su cofano e portiere: questa è la Impreza che ha lasciato un segno indelebile nei cuori di tantissimi appassionati, cresciuti nel mito di Carlos Sainz e Colin McRae, un bolide capace di dominare i rally e conquistare tre Mondiali Piloti (1995, 2001 e 2003) e altrettanti Mondiali Costruttori (1995-96-97) e di far conoscere il marchio giapponese in tutto il mondo, aprendogli di fatto le porte di nuovi mercati.

Oggi la Impreza è giunta alla quinta generazione e continua a mantenere il proprio appeal, specialmente nel mercato americano, che copre più del 65% delle vendite mondiali. Ripercorriamo le tappe fondamentali della storia della berlina media giapponese.

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Il mito inizia 31 anni fa

Il lancio della Subaru Impreza è datato 1992: la vettura è pensata fin dall’inizio mettendo le competizioni al centro dell’intero progetto. Lo schema meccanico è lo stesso che ha dato celebrità al brand: oltre al motore boxer montato longitudinalmente, trovano conferma le sospensioni McPherson davanti e dietro e la trazione integrale permanente: una soluzione che permette di abbassare il baricentro (aspetto fondamentale se si punta a ottenere risultati sia in pista che nelle prove speciali) e al tempo stesso di ripartire le masse in modo uguale fra lato destro e sinistro, donando all’auto agilità ed equilibrio. Caratteristiche che fanno la felicità degli automobilisti che sfrecciano sulle strade e dei piloti che trionfano nei rally. La Impreza, trainata dalle vittorie sportive, spopola in vari mercati: in Giappone, Europa e Usa, regalando a Subaru il momento di maggior splendore e guadagni.

La prima Impreza è disponibile in tre versioni: berlina a 3 volumi e 4 porte, station wagon (chiamata Sport Wagon) e coupé, non importata in Italia. Al debutto la gamma motori è formata dal solo 1.800 da 101 CV, a cui si aggiungono a breve un 1.600 e un 2.000 aspirati più il 2,0l turbo da 211 CV che equipaggia la versione WRX, nata nel 1994 per sostituire la Legacy nelle competizioni motoristiche. Il primo restyling esterno arriva 1997 e quello sugli interni nel 1998; mentre dall’anno successivo la potenza della WRX sale da 211 a 218 CV. La WRX, rispetto alle altre versioni, ha tre differenziali (il centrale e il posteriore a slittamento limitato) e il cambio manuale a 5 marce. Il motore, dotato di turbina con intercooler aria-aria e testata bialbero in testa a 4 valvole, ha un sound caratteristico, che accresce ancora di più il mito della Impreza.

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Un modello speciale per i 40 anni del marchio

Nel 1998 ricorrono i 40 anni dalla fondazione della Subaru, che per rendere omaggio alla conquista del titolo costruttori WRC, crea l’Impreza WRX STi 22B su base coupé: il motore, fatto a mano, ha la cilindrata aumentata da 2 a 2,2 litri, con 276 CV di potenza. La nuova versione monta ammortizzatori Bilstein e molle Eibach, il top sul mercato; è disponibile solo con carrozzeria a 2 porte ed esteticamente è riconoscibile per i passaruota ancora più larghi. L’edizione speciale è prevista in soli 400 esemplari, che vengono venduti in 30 minuti; la casa decide di sfornare altre 24 unità per i mercati fuori dal Giappone e anche queste trovano un acquirente nel giro di pochi istanti.

Auto divenute icona: Subaru Impreza 1

 

Le generazioni successive

L’Impreza fa breccia fin da subito nei cuori di tantissimi appassionati e per questo, la seconda generazione arriva solo nel 2001, nove anni dopo l’esordio. È più spaziosa, mentre i fedelissimi non gradiscono l’aumento del peso, causato dalla carrozzeria cresciuta di 6 centimetri. La forma rotonda dei fari anteriori caratterizza la nuova berlina, che al debutto è offerta in due motorizzazioni: il 1.600 da 95 CV e il 2.0 da 218 CV per la WRX. La STi arriva nel 2002, con propulsore 2 litri boxer da 265 CV, che salgono a 280 nel 2005, con la cilindrata aumentata a 2,5 litri.

Nel 2007, a soli sei anni dalla seconda generazione, arriva la terza, che presenta la prima grande rivoluzione: all’inizio, la nuova Subaru Impreza è disponibile solo nella versione a due volumi, probabilmente con l’intenzione di fare concorrenza, specialmente in Europa, alla Golf e alle altre vetture di segmento C. I risultati non premiano il marchio giapponese più per il design anonimo che per la bontà della nuova vettura, caratterizzata dall’unicità della trasmissione 4X4 “simmetrica” e dai consueti motori boxer, anche turbodiesel. La WRX STi, invece, è spinta da un 2.5 da 300 CV ed è disponibile con carrozzeria a quattro o a cinque porte, a tre o due volumi.

Subaru Impreza: prezzi, dimensioni e caratteristiche 17

Al salone dell’automobile di New York del 2011 debutta, in versione berlina a 4 e a 5 porte hatchback, la quarta generazione. Questa Impreza viene proposta con motori sia benzina che diesel con cilindrate comprese tra i 1,6 e i 2,0 litri: all’inizio è destinata al mercato giapponese e a quello statunitense e, successivamente, viene esportata anche in vari mercati europei, tranne in quello italiano ad eccezione della WRX e della STi. Dal 2014 arriva un’altra novità: le versioni WRX perdono il nome Impreza e diventano un modello a sé stante nel listino del brand giapponese. Nel 2016 è il momento della quinta generazione, la prima costruita sulla nuova piattaforma globale Subaru, alla base di tutti i futuri modelli della casa.

Auto divenute icona: Jeep Wrangler

Jeep Wrangler: prezzo, dimensioni e caratteristiche 22

Oggi Jeep, per tutti, è sinonimo di una categoria specifica di vetture, i fuoristrada. L’impresa, senza precedenti, di trasformare il proprio nome, nel sinonimo di un’intera tipologia di auto è stata possibile grazie alla Wrangler, un vero e proprio mito che nei suoi 82 anni di vita, seppur con denominazioni diverse, ha segnato in maniera indelebile la storia dell’industria automobilistica. Attualmente l’iconica vettura è alla quarta generazione: il nome Wrangler è arrivato solo nel 1987, ma il tutto inizia nel 1941, in piena seconda guerra mondiale, con il nome di CJ.

L’anno prima, il 1940, gli Stati Uniti stanno preparando il loro ingresso nel conflitto e proclamano una gara per la fornitura all’esercito di un’auto capace di districarsi su ogni tipo di terreno. Questo mezzo deve avere alcune specifiche imprescindibili come la trazione integrale, il peso massimo attorno ai 590 kg (per renderne più facile il trasporto), il passo di 190 cm, una portata utile di 272 kg, il parabrezza ripiegabile, tre sedili e riduttore. C’è poco tempo e alla gara prendono parte solo tre costruttori. Tra questi solo il progetto presentato da Bantam Car Company, pronto in 49 giorni, ha tutti i requisiti richiesti dal governo statunitense. Secondo i rumors di quei tempi, i bozzetti della Bantam arrivano nelle mani della Willys-Overland, che propone il prototipo Quad. Alla fine Bantam e Willys-Overland vincono la gara per un primo lotto di fornitura, ma nel 1941 la Willys-Overland, in collaborazione con Ford, che fabbrica la vettura su licenza, fa partire la prima vera produzione in serie del modello, che riesce a ottenere la concessione dall’esercito americano dell’aumento del peso minimo a favore della qualità del fuoristrada. Cambia anche il nome della vettura, da MA a MB, ma ha poca importanza: per tutti è soltanto la Jeep, il mito e la leggenda. La nuova denominazione potrebbe avere due origini: per tanti il nome Jeep deriva dalla sigla “GP”, che in gergo militare è l’abbreviazione di “General Purpose” (che vuol dire multiuso); mentre altri sono convinti che Willys si sia ispirata a “Eugene the Jeep”, personaggio del cartone animato Braccio di ferro.

Auto divenute icona: Jeep Wrangler 1

Finita la guerra, la Jeep diventa un’auto per tutti

La seconda guerra mondiale termina e la Willys-Overland pensa all’impiego civile della propria creazione. Il primo passo è lo sviluppo di un nuovo modello sulla base della versione militare, la CJ-1, sigla che indica “Civilian Jeep”: da questa evoluzione, nell’estate del 1945, arriva la CJ-2A Universal Jeep, la versione di serie. Sulla nuova auto debuttano il portellone posteriore, la ruota di scorta montata lateralmente, i fari di dimensioni più generose, il tappo del serbatoio esterno e tanti altri segni distintivi che contribuiscono a consacrare il mito. I cambi e i ritocchi si susseguono a grande velocità, ma la novità del 1946 rappresenta una svolta: è l’ora della Jeep Station Wagon, la prima Jeep in acciaio prodotta e venduta in America. Lo sviluppo del mitico fuoristrada vede altre tappe fondamentali: nel 1962 arriva la prima Jeep 4×4 con cambio automatico e sospensioni anteriori indipendenti; nel 1965 è la volta del primo motore con più di 4 cilindri, il V6 Dauntless da 155 CV; nel 1970, dopo l’acquisizione da parte di AMC (American Motors Corporation), debuttano due propulsori V8, uno da 5 e uno da 5,9 litri; infine nel 1973 fa il proprio esordio Quadra-Trac, la trazione integrale permanente.

Auto divenute icona: Jeep Wrangler

Il nome Wrangler nasce in maniera ufficiale nel 1987

Il 1987 è l’anno di un’altra svolta: Jeep elabora una vettura totalmente rinnovata e al passo con i tempi e decide di chiamarla Wrangler. Il nuovo modello continua a puntare decisamente sull’offroad, ma vede aumentare in maniera eccezionale comfort e qualità generale, con il fine di attirare più acquirenti in cerca di un veicolo non solo per uso ricreativo ma anche quotidiano. Il design è inedito, con carreggiate più ampie, un’altezza da terra leggermente inferiore del modello originale, più comfort grazie a nuovi ammortizzatori e una migliore maneggevolezza. La gamma motori è composta da propulsori tutti alimentati a benzina: il 2.5 AMC serie 150 quattro cilindri abbinato ad un cambio manuale a 5 rapporti o un 4.2 sei cilindri in linea AMC serie 258 da 112 CV con cambio manuale a 5 rapporti con ridotte o automatico a 3 rapporti con ridotte.

Nel marzo del 1989 la Jeep Wrangler esordisce in Europa importata e venduta dalla Renault, che era il maggiore azionista di AMC: in Italia arriva a partire da ottobre nelle concessionarie Renault. I modelli europei sono identici alla versione americana, ma hanno la targhetta identificativa “by Renault” e il solo motore 2.5 benzina con cambio manuale depotenziato a 103 cavalli per rispettare le normative anti-inquinamento europee. Dal 1991, in Europa, la Wrangler viene venduta dalla rete di vendita Chrysler, diventata proprietaria della AMC e della Jeep.

Jeep Wrangler

Le novità fino ai giorni nostri

A inizio 1996 debutta ufficialmente al salone di Detroit la seconda generazione di Jeep Wrangler. Il telaio è un’evoluzione della generazione precedente, ma le sospensioni a balestra lasciano il posto alle nuove Quadra-Link con assale rigido collegato da quattro braccetti trasversali e nuove molle elicoidali derivate da quelle della Jeep Grand Cherokee. La gamma motori è formata dal quattro cilindri 2.5 AMC 150 e dal 4.0 sei cilindri in linea AMC 242. Nel 2003 debutta la versione Rubicon, con rinforzi al ponte e ai riduttori per affrontare al meglio i percorsi più duri; mentre nel 2005 esordisce il cambio a sei marce.

A fine 2006 è tempo della terza generazione della Wrangler, disponibile con motori 3,8 a benzina e 2,8 diesel. Alle versioni Sport, Sport Plus, Sahara e Rubicon, viene aggiunta la Unlimited, la Jeep Wrangler a passo lungo con 4 porte, maggiore lunghezza, migliore abitabilità e carico superiore.

Nel 2017 inizia la produzione dell’attuale quarta generazione, basata su una nuova piattaforma a longheroni. Restano invariate le due carrozzerie a passo corto due porte, Wrangler, e a passo lungo quattro porte, Wrangler Unlimited; mentre la nuova scocca è irrigidita e alleggerita di 90 kg grazie a cofano e portiere in alluminio. La Wrangler due porte è lunga 4,334 metri con un passo di 2,459 metri; mentre la Unlimited a quattro porte è lunga 4,882 metri con un passo di 3,008 metri. Nel novembre del 2020 esordisce la prima Wrangler con motore V8: la Rubicon 392 dotata di 6.4 V8 Hemi da 476 cavalli.

Auto divenute icona: Lancia Delta

Auto divenute icona: Lancia Delta

La Lancia Delta è un mito, una leggenda. È l’ultimo modello dell’azienda torinese che è riuscito nell’impresa di entrare nel cuore degli appassionati, non solo di Lancia. La Delta ha avuto varie vite: si parte dalla prima nel 1911, per arrivare all’ultima versione lanciata nel 2008, passando per la seconda serie venduta dal 1993; ma il mito e la leggenda riguardano solo ed esclusivamente la versione prodotta dal 1979 fino al 1993. Un’auto capace di conquistare sei mondiali rally Costruttori e quattro Piloti fra il 1987 e il 1992. Numeri incredibili, al punto che le generazioni successive non hanno saputo raccogliere l’eredità, sia per il minor fascino del modello stradale, sia per la mancanza della spinta data dai trionfi sportivi.

Le vittorie nei rally delle mitiche Delta Integrale 8 e 16 valvole ed Evoluzione sono fondamentali per l’immagine della vettura, ma da sole non possono essere sufficienti a convincere più di 500.000 automobilisti a scegliere la compatta torinese: uno dei segreti del successo commerciale è il design firmato dal grandissimo Giorgetto Giugiaro, che pochi anni prima aveva “partorito” un altro modello iconico come la Volkswagen Golf. C’è anche un altro fattore che contribuisce a rendere così amata la Delta prodotta dal 1979: rispetto ad altre auto che hanno trionfato nei rally, come la Lancia Stratos e la Lancia 037, nasce come una comune berlina compatta stradale e proprio l’origine popolare ha aiutato ad avvicinarla al pubblico, letteralmente conquistato dai successi nei rally e, successivamente, dalle versioni sportive stradali della Delta.

Motori collaudati e rifiniture tipiche delle Lancia

La Delta che esordisce nel 1979 ha la base meccanica che Fiat usa già da metà anni ’70, con motore anteriore trasversale, trazione anteriore e avantreno McPherson. I propulsori 1.300 da 75 CV e 1.500 da 85 CV sono gli stessi della Fiat Ritmo, ma aggiornati in alcuni dettagli e potenziati leggermente. All’interno dell’abitacolo viene confermato lo stile Lancia, anche se con forme e colori a volte azzardati, come il velluto grigio-bianco o marrone-avorio quadrettato di pannelli, sedili e cielo dell’auto. La plancia è un tripudio della tecnologia tipica di quel periodo, messa in evidenza da vari tasti e luci che colorano l’abitacolo.

Auto divenute icona: Lancia Delta 1

Nel 1985 arriva il “mostro” Delta S4

La S4 è il sogno proibito di milioni di automobilisti, anche se della Delta ha soltanto il nome e poco più: viene prodotta in soli 200 esemplari al fine di ricevere l’omologazione per poter gareggiare nei rally mondiali. Il motore, piazzato nella parte posteriore, è in grado di tirare fuori 250 CV in versione stradale e fino a più di 600 in quella da gara, da una cilindrata di 1,8 litri; merito di un compressore volumetrico e una turbina che lavorano in sequenza. La trazione integrale sfrutta al massimo questa potenza, al punto che le vetture di Gruppo B sono praticamente indomabili e troppo pericolose e vengono escluse dal regolamento.

Auto divenute icona: Lancia Delta 2

L’anno successivo è la volta della Delta integrale

Una versione a trazione integrale permanente con motori turbo è nei progetti della Lancia fin dal 1981 e trova sbocco nel 1986 con la nascita della Delta HF 4WD. La nuova vettura è spinta dallo stesso 2.0 turbo da 165 CV della Lancia Thema e della Fiat Croma Turbo i.e., mentre la trazione sulle quattro ruote motrici è controllata da un giunto viscoso centrale e da un differenziale autobloccante Torsen al retrotreno.

Lo sviluppo non si ferma qua e nel 1987 la 4WD viene sostituita da una versione che rispetta le nuove norme del Mondiale, con carreggiate allargate e il motore potenziato fino a 185 CV. Nel 1991 è la volta della Delta Evoluzione, chiamata affettuosamente Deltona dagli appassionati, che sarà prodotta fino al 1995 grazie anche a versioni speciali come la Martini Racing: il motore arriva subito a 210 CV; mentre nel 1993 i passaruota diventano ancora più larghi.

Auto divenute icona: Lancia Delta 3

Nel 1993 inizia il declino con la seconda generazione

La nuova Delta è sviluppata sulla base meccanica della Fiat Tipo, è sempre una compatta a due volumi, ma non riesce minimamente a ripetere il successo della prima generazione. A promuovere la nuova auto non ci sono più i trionfi nelle corse e manca anche una versione stradale sportiva in grado di accendere i cuori degli appassionati, come il modello precedente: la HF a trazione anteriore da 186 CV, diventati poco dopo 193, non ha niente in comune con la Delta Integrale ed Evoluzione. La seconda generazione esce mestamente dai listini nel 2000, senza essere rimpiazzata, con meno di 150.000 unità prodotte.

Lancia Delta
Lancia Delta

Con la terza generazione cala il sipario sulla Delta

Dal 1999 la Lancia non ha vetture nel segmento C e decide di porre rimedio a questa situazione nel 2008 con la terza generazione della Delta, che viene sviluppata sulla base meccanica della Bravo, con distanza allungata fra le ruote. Ha un design al passo coi tempi e garantisce una buona abitabilità: secondo i vertici aziendali sarebbe dovuta essere l’auto del rilancio, ma nella realtà dei fatti vende poco in Italia e pochissimo nel resto d’Europa, penalizzata dalle concorrenti giapponesi e tedesche più che da demeriti propri.

MINI riforesta l’Inghilterra per abbattere le CO2

MINI riforesta l'Inghilterra per abbattere le CO2 2

Le vie che portano alle zero emissioni non saranno infinite, ma di certo sono molteplici e molto differenti fra loro. E le case automobilistiche le stanno percorrendo tutte, nella speranza di centrare l’obiettivo il prima possibile e, cosa che non fa mai male, costruirsi agli occhi delle masse un’immagine di azienda “pulita” e amica dell’ambiente. Per questo motivo, accanto alle tante soluzioni adottate per ridurre l’inquinamento, si stanno moltiplicando le iniziative in favore dell’ambiente, della riforestazione e del ripopolamento della fauna; in molti casi direttamente all’interno dell’area degli stabilimenti automobilistici.

Progetti nati per compensare le emissioni di CO2 e che, contemporaneamente, restituiscono quello che è stato tolto alla natura per portare avanti i processi industriali. Da inizio secolo, in varie parti del mondo, la riforestazione ha preso sempre più piede: MINI, il marchio che fa parte del gruppo BMW, ha cominciato dal proprio sito a Swindon.

MINI riforesta l'Inghilterra per abbattere le CO2 1

“MINI” foresta, grande efficienza

Lo storico marchio inglese ha abbracciato il progetto “Tiny Forest”, che vuol dire piccola foresta, per ottimizzare al massimo ogni singolo metro quadrato al fine di facilitare il ritorno della biodiversità. L’iniziativa è stata portata avanti grazie alla collaborazione con l’associazione ambientalista no-profit Earthwatch Europe: nella fabbrica inglese di Swindon sono stati piantati, a distanza ravvicinata, circa 600 alberi di specie autoctone, distribuiti su un’area delle stesse dimensioni di un campo da tennis. Gli alberi non sono stati sottoposti a nessun intervento: questa scelta ha permesso alla piccola foresta di avere un tasso di crescita dieci volte più alto, di registrare una densità di piante aumentata del 30% e una capacità di assorbire la CO2 potenziata del 30%.

Non solo, la foresta voluta da MINI rappresenta anche un micro-ecosistema, ideale per portare avanti studi specifici sull’assorbimento dell’anidride carbonica con lo scopo di poter riprodurre iniziative simili in spazi più grandi; esempio già messo in pratica da altre case automobilistiche. Toyota ha avviato piani di riforestazione in luoghi da salvaguardare come la foresta tailandese, andando ben oltre oltre i confini delle proprie fabbriche.

MINI riforesta l'Inghilterra per abbattere le CO2

I progetti delle altre case automobilistiche

MINI e Toyota non sono gli unici due marchi attenti all’ambiente: Hyundai e Volkswagen hanno realizzato vere e proprie riserve naturali a Ulsan e Zwickau, sedi dei loro stabilimenti più grandi. Il progetto più ambizioso, però, nasce nello Stato di Pernambuco, in Brasile, che ospita il nuovissimo mega-impianto di produzione della Jeep. All’interno dell’enorme sito produttivo è presente un’area di 1,8 milioni di metri quadri dedicata alla riforestazione, che si aggiunge al piano di ripristino dell’ambiente naturale che negli anni è stato compromesso da una feroce politica agricola che ha sacrificato grandi aree per la coltivazione della canna da zucchero. Per dare alcuni numeri, nello stabilimento Jeep sono stati piantati 55.000 alberi e realizzate aiuole per un totale di più di 500.000 metri quadri.

Auto divenute icona: Opel Corsa

Auto divenute icona: Opel Corsa

La storia del marchio Opel è legata indissolubilmente a quella della Corsa, la piccola auto nata nel 1982 e oggi giunta alla sesta generazione. Si tratta di una delle utilitarie più amate, soprattutto in Europa, che ha saputo conquistare i cuori di milioni di automobilisti e automobiliste, grazie alle dimensioni contenute e alla capacità di adattarsi a livello stilistico al cambiamento dei tempi. Una vera e propria best seller, creata appositamente dalla casa tedesca per coprire il vuoto nella gamma lasciato dalla Kadett, nata come utilitaria e successivamente cresciuta fino a occupare il segmento della Volskwagen Golf. I progettisti Opel si tuffano nel nuovo progetto con l’idea di realizzare una vettura dai costi contenuti, dalle dimensioni compatte, ma di grande affidabilità per contrastare il dominio di vetture come Volkswagen Polo, Ford Fiesta e Renault 5, che a breve sarebbe diventata Supercinque. Obiettivo ampiamente centrato, come testimoniano i numeri e la carriera della Corsa (che è anche la prima auto a trazione anteriore del marchio), ancora oggi nelle concessionarie, anche se con forme e dimensioni decisamente maggiori rispetto alla versione originale.

La prima generazione, un boom da 3,1 milioni

La prima serie, classificata come Opel Corsa A dalla casa tedesca, sfoggia una grande aggressività in soli 3,62 metri di lunghezza e 745 kg di peso, grazie ai passaruota bombati che le conferiscono un aspetto da rally. La piccola utilitaria fa subito breccia nei cuori degli automobilisti, attratti da robustezza, versatilità e costi contenuti: in 11 anni, la prima generazione vende 3,1 milioni di unità. Un successo clamoroso per Opel, che rientra dei cospicui investimenti per produrre la prima auto a trazione anteriore, grazie anche alle agevolazioni concesse dal governo spagnolo, in cambio della decisione di produrre la Corsa in uno stabilimento vicino a Saragozza.

La struttura è a scocca portante, con trazione anteriore, sospensioni anteriori MacPherson e posteriori a ruote interconnesse e freni a disco sulle ruote anteriori e a tamburo su quelle di dietro, accorgimenti ancora presenti nelle discendenti odierne. Accanto alla versione hatchback con portellone posteriore, troviamo anche la tre volumi, chiamata TR, per soddisfare le esigenze degli automobilisti in cerca di una piccola familiare; mentre per i più sportivi c’è la GSi da 100 CV. Nel 1987, a cinque anni dall’esordio, la casa tedesca propone anche versioni più pratiche e fruibili a 4 e 5 porte, mantenendo lo stesso telaio e interasse. Seguono anche nuovi allestimenti, tra cui il GT che sostituisce l’SR e la motorizzazione 1.3i con il primo propulsore a iniezione. La prima Corsa conquista un pubblico in gran parte maschile, convinto dal carattere sportivo della piccola tedesca, che al momento del lancio sul mercato offre i seguenti motori: 1.0 da 45 CV, 1.2 da 55 CV, con cambio manuale a 4 marce e, a richiesta, a 5 marce, che è standard sul 1.3 da 70 CV e 75 nella versione 1.3 S.

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Due restyling prima di salutare

La Opel Corsa A subisce il primo aggiornamento nel 1987: la mascherina e altri dettagli delle varie carrozzerie vengono ridisegnati; la gamma motori, invece, si arricchisce con l’arrivo del propulsore decisamente economico 1.5 diesel da 50 CV, seguito nel 1988 dal 1.5 TD turbocompresso da 67 CV. La prima generazione, dato il grande successo, resta in produzione fino al 1993, il tempo per ricevere un altro restyling, nel 1990, che porta cambiamenti più vistosi nel frontale e nelle fanalerie, e vede la sostituzione dei motori 1.3 con il nuovo 1.4 da 72 CV.

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La Corsa B strizza l’occhio alle donne

Dopo aver conquistato soprattutto gli uomini, l’utilitaria tedesca decide di fare un passo deciso per venire incontro all’universo femminile. Scelta quanto mai azzeccata, dato che la Corsa B saluterà nel 2000 con oltre 4 milioni di esemplari venduti in 7 anni di commercializzazione. Nel 1993 esordisce la seconda generazione, che abbandona gli spigoli per accogliere linee più dolci e morbide; anche i fanali squadrati lasciano il posto a una soluzione più arrotondata e aggraziata. Per convincere le donne, sempre alla ricerca di spazio e comodità, la Corsa cresce di 10 centimetri per accogliere meglio passeggeri e bagagli.

Inoltre, seguendo la moda in voga all’inizio degli anni ’90, lo stile della carrozzeria cambia nettamente fra la versione tre e cinque porte: la forma dei fari è differente, a goccia per la 3 porte, verticali per la 5 porte, e anche il resto del posteriore varia. La nuova Corsa è disponibile anche nella versione station-wagon, non bellissima dal punto di vista estetico, ma l’ideale per chi vuole ampio spazio a prezzi contenuti. Il restyling del 1997 porta un’importante novità: l’introduzione del rinnovato motore tre cilindri da un litro di cilindrata con quattro valvole per cilindro, una soluzione che presenta un ottimo compromesso fra prestazioni, elasticità, comfort e contenimento dei consumi.

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Largo all’iniezione diretta con la terza generazione

Con la Corsa C, prodotta dal 2000 al 2006, arriva l’iniezione diretta sui motori diesel, con aumento delle prestazioni e il calo di emissioni e consumi. La nuova versione è più lunga di 10 cm rispetto alla precedente e offre una maggiore abitabilità. Le linee tornano a essere più decise, i fari anteriori tagliati di netto nella parte inferiore e quelli posteriori in posizione rialzata e verticale. La station-wagon va in pensione, ma la Corsa continua a riscuotere successo, grazie anche agli apprezzati motori a 4 valvole per cilindro: alle fine vengono vendute 2,5 milioni di unità.

Opel Corsa: prezzi, dimensioni e caratteristiche 9

Dall’alleanza con Fiat fino ai giorni nostri

La quarta generazione, prodotta dal 2006 al 2014, nasce sotto l’alleanza con il gruppo Fiat: la Corsa D viene sviluppata sulla stessa piattaforma della Grande Punto, anche se le due auto hanno un design completamente diverso. La piccola tedesca sfiora i 4 metri di lunghezza e nella versione a tre porte somiglia molto a una coupé, per il taglio della zona finale del tetto e del finestrino posteriore. La nuova versione Start/Stop con motore 1.3 CDTI dichiara consumi molto bassi, grazie alla tecnologia ecoFLEX: 3,3 l/100 km nel ciclo misto con 88 g/km di emissioni di CO2. In otto anni, la Corsa D vende 2,8 milioni di unità, portando il totale a 12,3 milioni di vetture consegnate dall’esordio nel 1982. La quinta generazione, o Corsa E, viene prodotta dal 2014 al 2019. Nasce sulla stessa piattaforma della serie precedente e, per la prima volta, supera i 4 metri di lunghezza e continua a essere proposta nelle versioni a 3 o a 5 porte. Al momento del lancio la Corsa E può contare su sette motorizzazioni, cinque a benzina e due diesel, con due tipologie di trasmissione: cambio manuale a 5 o 6 marce.

Nel 2019 debutta l’attuale sesta generazione. La Corsa F è il primo modello progettato da Opel dopo l’ingresso nel gruppo francese PSA e nasce sulla stessa piattaforma della seconda generazione della Peugeot 208, con la quale condivide anche gli stessi motori. La vettura viene presentata il 23 maggio 2019 inizialmente solo nella versione elettrica, denominata Opel Corsa-e; mentre i modelli a combustione debuttano a fine giugno dello stesso anno. Il taglio rispetto al passato è netto sia a livello stilistico che di dimensioni: l’ultima Corsa è più lunga, più larga, ha un passo più generoso e viene proposta soltanto nella versione a 5 porte.

Auto divenute icona: Skoda Octavia

Skoda Octavia: prezzi, dimensioni e caratteristiche 6

La Skoda Octavia è molto più di una vettura dal grande successo commerciale. La berlina rappresenta l’auto della svolta per il marchio ceco ed è il primo modello creato da zero dopo l’acquisizione di Skoda da parte di Volkswagen: grazie a lei la casa automobilistica di Mlada Boleslav ha iniziato il processo di riposizionamento fra i marchi “nobili”, con vetture eleganti, di qualità e allo stesso tempo pratiche. A 27 anni dall’esordio (25 per la versione station-wagon) la Octavia è giunta alla quarta generazione e resta il modello più apprezzato e venduto del brand nei vari mercati di tutto il mondo.

Alla base della nascita di Octavia ci sono la necessità e la decisione del gruppo Volkswagen di rilanciare Skoda puntando su più qualità, dimensioni maggiori e comfort più alto, prendendo le distanze dai modelli maggiormente economici come Felicia e Favorit. Alla Octavia spetta anche un altro primato: è lei a inaugurare il nuovo stabilimento di Mlada Boleslav, che presenta per la prima volta il sistema di assemblaggio modulare più efficiente, la gestione dei componenti just-in-time e un nuovo reparto per la verniciatura. La nuova fabbrica è in grado di produrre 350.000 veicoli all’anno già a partire dal 1997.

Auto divenute icona: Skoda Octavia 1

L’esordio nel 1996 con un nome noto

La Skoda Octavia è sviluppata sulla stessa piattaforma della Volkswagen Golf di quarta generazione, viene presentata alla fine del 1996 e lanciata sul mercato all’inizio dell’anno successivo. Il nome lo eredita da una berlina prodotta per i mercati dell’Europa dell’Est dal 1959 al 1971, venduta in quasi 300.000 esemplari e capace di conquistare la vittoria di classe nel Rally di Monte Carlo dal 1961 al 1963 e alla 4.000 miglia Montreal-Vancouver del 1962.

La berlina prodotta nella seconda metà degli anni ’90 è lunga 4,5 metri e ha un passo di 2,51 metri, lo stesso di Golf, Audi A3 e Jetta: è una “due volumi e mezzo” a cinque porte, dotata di ampio portellone e bagagliaio da 528 litri. La gamma motori al momento del debutto è composta da due motori a benzina a quattro cilindri, il 1.6 da 75 CV e il 1.8 da 125 CV e uno dei primi 1.9 TDI con pompa iniettore da 90 CV. Dopo poco, tra i propulsori a benzina viene aggiunto anche il 1.8 20 V turbo da 150 CV; mentre nel 2001, quando la Octavia si è già messa in luce nei rally, viene prodotta la versione RS, con motore 1.8 turbo da 180 CV; il propulsore turbodiesel, invece, si arricchisce con le versioni da 100, 110 e 130 CV.

Auto divenute icona: Skoda Octavia

Due anni dopo arriva la station-wagon

Nel 1998 è la volta della versione familiare, chiamata Combi o Wagon a seconda dei mercati. Questa versione è fondamentale per l’affermazione della Octavia, molto probabilmente grazie all’ampia capacità di carico (il bagagliaio supera i 600 litri) in relazione agli ingombri esterni, alle prestazioni e ai consumi. Date le vendite, parte la produzione anche in Polonia, Ucraina, India e Kazakistan che, in alcuni casi, continua anche dopo il lancio della seconda generazione, avvenuto nel 2006. La produzione della prima generazione termina completamente nel novembre 2010, con numeri incredibili: oltre un milione e mezzo di unità vendute, record assoluto in casa Skoda. Le vendite sono ripartite in questo modo: 973.000 berline e oltre 472.000 station-wagon.

8-Skoda Octavia Metano

Il successo continua con le generazioni successive

Le generazioni seguenti confermano l’apprezzamento da parte degli automobilisti e il conseguente successo commerciale: pur con aggiornamenti e modifiche per restare al passo con i tempi, la Octavia rimane fedele alla filosofia originaria. Negli anni la gamma viene arricchita con la Scout, versione 4×4 con assetto rialzato; mentre le dimensioni crescono fino a raggiungere i 4,7 metri dell’attuale quarta generazione, presentata nel 2019.

I tempi cambiano, i gusti degli automobilisti anche, ma i numeri parlano chiaro: l’offerta della casa ceca si è arricchita con utilitarie, compatte e suv, però la Skoda più venduta nel 2022 è stata la Octavia, con più di 140.000 esemplari.