Volkswagen Amarok: prezzo, dimensioni e prova su strada

Volkswagen Amarok: prezzo, dimensioni e prova su strada

Pratico, versatile e comodo. Sono questi i punti di forza del Volkswagen Amarok, il pick-up del costruttore tedesco oggi arrivato alla sua seconda generazione, nata in collaborazione con Ford. Un veicolo pensato per il lavoro, ma dalle caratteristiche premium, che lo posizionano esattamente a metà strada tra una classica vettura e un veicolo commerciale. Un mezzo valido tanto per il tempo libero, quanto per il lavoro. Ampia la gamma motori, che punta tutto sulle unità a gasolio.

Ecco la scheda tecnica del Volkswagen Amarok:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio n.d.
 Alimentazioni Diesel
 Classe Euro 6
 CV/kW (da) 170/125
 Prezzo (da) 50.340 €
INDICE
 Dimensioni
 Interni 
 Esterni 
 Motori 
Allestimenti
 Prova su strada
 Perché comprarla
 Prezzi

Come ogni pick-up che si rispetti, il Volkswagen Amarok si presenta con dimensioni importanti che gli consentono di assicurare spazio in abbondanza per chi siede a bordo (la nuova generazione è disponibile unicamente in configurazione a doppia cabina) e un’area di carico molto generosa, con una capacità di carico di 8 quintali. La lunghezza misura 5,35 metri, la larghezza 1,91 metri, mentre il passo supera i 3 metri.

Dimensioni
Lunghezza 5.350 mm
Larghezza 1.910 mm
Altezza 1.884 mm
Passo 3.270 mm

Realizzato in collaborazione con Ford, il nuovo Amarok mostra il frutto di questa collaborazione soprattutto all’interno dell’abitacolo. Qui a dominare la scena è il grande schermo del sistema di infotainment che si sviluppa sul piano verticale. Da qui si controllano tutte le funzioni non soltanto del sistema multimediale, ma anche buona parte di quelle della vettura. A completare la suite tecnologica del nuovo Amarok ci pensa un quadro strumenti digitale dalla grafica ampiamente personalizzabile.

Tanto poi lo spazio a bordo, non soltanto per chi siede dietro, ma anche per chi si accomoda sulla seconda fila di sedili. I tanti centimetri a disposizione sono garantiti da un passo notevolmente cresciuto rispetto alla serie precedente e che ora supera i 3,2 metri. Nel complesso, pur trattandosi di un mezzo da lavoro, il livello di qualità percepita a bordo è molto alta, tanto da non avere nulla da invidiare a quello di una tradizionale automobile. Merito dell’attenta scelta dei materiali per i rivestimenti e la cura dei vari assemblaggi.

Negli esterni il nuovo Amarok è cambiato tantissimo. Il frontale ha un aspetto più imponente e ora la calandra ha dimensioni più grandi rispetto alla serie precedente e ingloba anche i gruppi ottici che sfruttano la moderna tecnologia Matrix Led. Nuova anche la parte bassa del paraurti, che sfoggia un look molto più moderno e votato all’offroad.

Tante le novità anche nel posteriore. Qui la vera protagonista è il grande lettering del modello stampato a tutta larghezza sulla sponda del cassone. Inediti anche i gruppi ottici a Led dalla forma molto sottile che vanno poi ad allungarsi sulla fiancata del pick-up.

La gamma motori dell’ultima generazione della Volkswagen Amarok è stata profondamente rivista ed è ora costituita unicamente da propulsori a gasolio. Si parte con il 2 litri a quattro cilindri da 170 CV. La medesima unità è poi declinata anche nella variante da 205 CV. Al vertice dell’offerta, invece, si posiziona il 3.0 V6 che arriva a sviluppare 241 CV.

Tutte le motorizzazioni, ovviamente, sono abbinate alla trazione integrale. Questa è gestibile attraverso il comando posizionato sul tunnel centrale che permette di passare dalle due ruote motrici alle quattro in modalità automatica, oppure al blocco del differenziale centrale, fino ad arrivare all’integrale con le ridotte.

Per lavoro e per passione. questo potrebbe essere il motto della seconda generazione della Volkswagen Amarok, che ancor della prima marca la divisione tra i due spiriti con i quali è nato il pick-up tedesco. Per quanto concerne l’aspetto “professionale”, l’Amarok si distingue per la sua capacità di carico di 800 kg e soprattutto per una capacità di carico che arriva a ben 3.500 kg. Degno di nota, poi, il sistema di trazione integrale, che una volta impostato nella modalità desiderata fa tutto da solo, lasciando al conducente la sola responsabilità di muoversi serenamente tra fango, rocce e chi più ne ha, più ne metta.

Volkswagen Amarok: prezzo, dimensioni e prova su strada 3

E poi c’è l’aspetto più “ludico”, quello che grazie all’elevata qualità degli interni permette di godere dell’Amarok anche nel tempo libero. Su strada si apprezza il suo sterzo ben calibrato anche per la marcia su strada e non solo offroad, il propulsore V6 piuttosto silenzioso e la grande spinta di questo fin dai bassi regimi, il tutto coadiuvato da un cambio a ben 10 rapporti in grado di snocciolare una marcia dopo l’altra in maniera quasi impercettibile. Quindi è tutto perfetto? ovviamente no. I consumi del sei cilindri non sono bassi, nel corso del nostro test ci siamo attestati su una media reale di circa 9 km/l e l’assetto, soprattutto a veicolo scarico, piuttosto rigido.

Sono quattro gli allestimenti disponibili per il nuovo Volkswagen Amarok:

  • Amarok
  • Amarok Life
  • Amarok Style
  • Amarok Aventura

Amarok: Fari a LED, Sistema infotainment con touchscreen a colori da 25,6 cm (10,1″) con 4 altoparlanti, Rivestimenti dei sedili in tessuto e sedile del conducente con 6 regolazioni e sedile del passeggero con 4 regolazioni, Volante multifunzionale, Assistente di mantenimento corsia Lane Assist, Climatizzatore a regolazione manuale, Digital Cockpit con display a colori da 20,3 cm (8″), Impianto di regolazione della velocità, assistente di velocità intelligente con regolatore automatico della distanza ACC, Retrocamera, digitale, Sistema di controllo per il parcheggio nella zona posteriore con funzione freno di manovra.

Amarok Life: aggiunge Rivestimenti dei sedili in tessuto “Life” e sedile del conducente e sedile del passeggero con 8 regolazioni, Volante multifunzionale in pelle, Regolatore della velocità, assistente intelligente di velocità e regolatore automatico distanza ACC “stop & go”, Vetri laterali posteriori e lunotto oscurati (Privacy), 4 cerchi in lega leggera “Combra” 7,5 x 17, ruota di scorta (acciaio) con pneumatico originale , Digital Cockpit con display a colori da 20,3 cm (8″), Paraurti anteriore nel colore della carrozzeria, Tergicristallo a intermittenza con sensore pioggia

Amarok Style: aggiunge Griglia del radiatore con applicazione cromata, maniglie interne e porte interne cromate, Gusci degli specchietti esterni e maniglie delle porte in colore carrozzeria, Paraurti anteriore in colore carrozzeria e posteriore nero con applicazioni cromate 4 cerchi in lega leggera “Amadora” 7,5 x 18, ruota di scorta (cerchio in lega leggera) con pneumatico originale, Fari Matrix LED IQ.LIGHT e fari fendinebbia a LED, Sistema infotainment con touchscreen a colori da 30,5 cm (12″) con 6 altoparlanti
Rivestimenti dei sedili “Style” fascia centrale dei sedili in microfibra ArtVelours e sedile del conducente con 10 regolazioni elettriche e sedile del passeggero con 8 regolazioni, entrambi riscaldabili, Climatizzatore, Climatronic a 2 zone
Digital Cockpit con display a colori da 31,2 cm (12,3″), Sistema di controllo per il parcheggio nella zona ant. e post. con sistema di assistenza al traffico trasversale posteriore, Chiusura centralizzata con sistema di apertura e avviamento senza chiave Keyless Access con SAFELOCK.

Amarok Aventura: aggiunge Sportsbar, 4 cerchi in lega leggera “Bendigo” 8 x 20, ruota di scorta (cerchio in lega leggera) con pneumatico originale,
Fari Matrix LED IQ.LIGHT e fari fendinebbia a LED e gruppi ottici posteriori a LED, Sistema infotainment con touchscreen a colori da 30,5 cm (12″) per sistema di navigazione con sistema audio “Harman Kardon” con 8 altoparlanti
Sedili in pelle “Savona” e sedile del conducente e sedile del passeggero con 10 regolazioni elettriche, entrambi riscaldili, Regolatore della velocità, assistente intelligente di velocità, ACC e riconosc. della segnaletica stradale Sistema di monitoraggio completo del veicolo Area View, Luci cassone a LED, Park Assist Plus, Sistema di navigazione.

 

  • Dimensioni: lungo oltre 5 metri assicura spazio in abbondanza per passeggeri e tutto ciò che occorre caricare.
  • Qualità: nonostante l’impostazione da mezzo da lavoro, l’Amarok sfoggia un alto livello di qualità percepita a bordo.
  • Doti offroad: grazie all’ottima taratura del sistema 4×4 l’Amarok è in grado di muoversi su qualsiasi terreno.

Ecco i prezzi della Volkswagen Amarok aggiornati a giugno 2024:

Volkswagen Amarok Prezzo
2.0 TDI 170 CV 50.340 €
2.0 TDI 205 CV 57.953 €
3.0 TDI V6 241 CV 66.347 €

Incentivi auto 2024: i fondi sono finiti

Li abbiamo attesi per mesi e, una volta resi disponibili, sono stati esauriti entro poche ore. Stiamo parlando degli incentivi auto 2024 per l’acquisto di vetture elettriche. La piattaforma per richiederli stata resa accessibile alle ore 10.00 del 3 giugno e, 9 ore dopo, segnalava agli addetti ai lavori che i 240 milioni rimasti nel fondo stanziato dal governo erano arrivati a zero.

La notizia fa scalpore, anche in relazione al fatto che negli ultimi 2 anni gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche erano stati utilizzati solo in minima parte. Però, per questo 2024, grazie alle nuove regole, molti più automobilisti si sono fatti attrarre dall’acquisto di una vettura a zero emissioni. In effetti, se si aveva da rottamare un’auto anziana (Euro0, Euro 1 o Euro 2) e si aveva una ISEE inferiore ai 30.000 euro, lo “sconto” sul listino arrivava a 13.750 euro.

Incentivi 2024: quanto si può risparmiare comprando un'auto

Incentivi auto 2024: sono finiti davvero?

Rimanendo sul tema delle auto a batteria (quelle della fascia di emissioni comprese tra 0-20 g/km di CO2), ci sono però degli aspetti da chiarire. Prima di tutto: come è possibile che in meno di una giornata lavorativa siano state caricate sulla piattaforma decine di migliaia di pratiche?

C’è di più, come spiega Michele Crisci, presidente dell’Unrae, secondo cui il primo giorno di incentivi non siano stati messi a disposizione tutti i soldi stanziati. “Scopriamo – dice Crisci – che il giorno di apertura della piattaforma non sono stati resi disponibili tutti i fondi previsti. Mancano 178,3 milioni di euro”. Affinché vengano sbloccati è necessaria l’emanazione di un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. “Auspichiamo che avvenga nel più breve tempo possibile – continua Crisci – per evitare l’ennesimo periodo di incertezza che si prospetta per il mercato”.

Sarà davvero così? Non ci sono motivi per dubitarlo. Nei prossimi giorni scopriremo cosa sta succedendo veramente. E i dati sulle immatricolazioni attesi per inizio luglio spiegheranno una volta per tutte quante auto elettriche sono state acquistate e quanti incentivi sono stati erogati.

Blocco auto diesel: le novità 2024

biodiesel

La crociata contro le auto diesel prosegue senza sosta e anche nel 2024 continuano ad essere validi i blocchi del traffico per i modelli dotati di questo tipo di alimentazione. Vediamo allora nello specifico quali sono le novità in vigore da quest’anno.

LEGGI ORA: Incentivi auto 2024, tutto quello che c’è da sapere

INDICE
 Il futuro delle auto diesel in Italia
  Limitazioni diesel: i provvedimenti nelle principali città italiane
 Euro 6 diesel
 Euro 5 diesel
 Euro 4 diesel
 Euro 3 diesel

Chi si appresta ad acquistare un’auto nuova deve oggi fare i conti con una situazione di mercato molto particolare in cui ibride ed elettriche vengono incentivate, mentre le auto diesel sono sempre più dominizzate. sono molte le limitazioni imposte a questo tipo di vetture. Tuttavia, la recente approvazione dell’Euro 7 potrebbe portare ad un allungamento dell’aspettativa di vita anche delle auto diesel. Questo, nonostante negli ultimi anni si sia assistito ad una sempre più forte contrazione delle vendite delle vetture dotate di questo tipo di alimentazione.

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Come abbiamo anticipato in precedenza, le amministrazioni locali vanno in ordine sparso in merito alle limitazioni auto diesel. Il divieto di circolazione varia anche in base alla classe di emissioni della vettura in questione. Le più penalizzate sono ovviamente le auto più vecchie, con omologazione da Euro 0 a Euro 3. Analizziamo le limitazioni regione per regione. 

LIMITAZIONI DIESEL IN PIEMONTE

Con le limitazioni strutturali, in Piemonte si arriva al divieto totale di circolazione da parte dei veicoli adibiti al trasporto di persone e al trasporto merci Euro 0, Euro 1 ed Euro 2. Il divieto vale anche per i veicoli a benzina e diesel, e Euro 0 ed Euro 1 per quelli GPL e metano. Inoltre, fino al 15 aprile 2024, sono stati introdotti ulteriori provvedimenti:

  • Per i motori diesel Euro 3 e Euro 4: divieto di circolazione dalle 8 alle 19 nei giorni feriali dal lunedì al venerdì. 
  • Per tutti i ciclomotori e motocicli Euro 0 ed Euro 1: divieto di circolazione tutti i giorni dalle 0:00 alle 24:00. 

LIMITAZIONI DIESEL IN LOMBARDIA

In Lombardia, sono in vigore le misure strutturali permanenti. La circolazione è limitata per tutto l’anno, per i veicoli a benzina Euro 0 e 1 e diesel Euro 0, 1, 2 e 3. Per i veicoli diesel di classe Euro 4 si applicano le limitazioni temporanee, dal lunedì al venerdì dalle 7:30 alle 19:30, dal 1° ottobre al 31 marzo di ogni anno. 

Le restrizioni riferite ai veicoli diesel Euro 4 sono in vigore nel semestre invernale solo nei Comuni di Fascia 1 e nei Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti situati in Fascia 2, ovvero: Varese, Lecco, Vigevano, Abbiategrasso e S. Giuliano Milanese. 

LIMITAZIONI DIESEL IN VENETO

In Veneto il blocco auto vale per i veicoli più inquinanti, in base al livello di emissione di Pm10. Il blocco è in vigore fino al 30 aprile e poi di nuovo a partire dal 1° ottobre. 

LIMITAZIONI DIESEL IN EMILIA ROMAGNA

In Emilia Romagna è attivo il Piano aria integrato regionale (PAIR) contro l’inquinamento e favore del miglioramento della qualità dell’aria. Oltre alle limitazioni al traffico, vi è anche il divieto di utilizzo delle vecchie stufe a biomassa legnosa e di bruciare residui vegetali in pianura. I veicoli soggetti a blocchi della circolazione sono diesel Euro 4, ed Euro 5 se prevista applicazione di misure emergenziali. 

LIMITAZIONI DIESEL NEL LAZIO

A partire dal 2019, a Roma è in vigore il blocco dei diesel Euro 3. L’obiettivo è quello di eliminare i diesel dal centro storico. Al momento il blocco è valido tutto il giorno dal lunedì al sabato, nella zona ZTL Fascia Verde. IL divieto di circolazione è esteso anche alle vetture a benzina Euro 2 e i ciclomotori e motoveicoli Euro 1. Infine, i diesel fino a Euro 6 e benzina Euro 3 sono soggetti ad eventuali blocchi emergenziali dal lunedì al giovedì. 

Nella categoria delle Euro 6 rientrano tutte le auto immatricolate a partire dal 1 settembre 2015 ed anche queste vetture verranno bandite nei prossimi anni dai centri cittadini. A Milano, ad esempio, sarà vietato l’ingresso in Area B  a partire dal 1 ottobre 2024 per tutte le vetture acquistate dopo il 31.12.2018. 

Nella categoria delle Euro 5 rientrano tutte le auto immatricolate a partire dal 1 settembre 2009 e per le auto diesel il divieto alla circolazione nelle principali città italiane, salvo ripensamenti, scatterà dal primo ottobre 2025. 

Come abbiamo visto in precedenza, le auto diesel Euro 4 avrebbero dovuto subire forti limitazioni alla circolazione già a partire dallo scorso mese di dicembre ma, complice la proroga dello stato di emergenza, potranno continuare a circolare almeno fino al 31 marzo 2022.  

Le auto omologate Euro 3 diesel sono quelle che già oggi non possono più circolare in numerose città italiane. A Roma, ad esempio, il divieto è scattato da ottobre 2018, così come a Milano dove la circolazione alle Euro 3 diesel, sempre dal 2018, è vietata per l’accesso in Area B. Dal mese di ottobre 2018 anche a Torino è stata vietata la circolazione alle diesel Euro 3 nella zona urbana centrale. 

auto ecologiche usate
auto ecologiche usate

 

Rimborso bollo auto: ecco come funziona nel 2024

Rimborso bollo auto: ecco come funziona nel 2020

Tra le numerose tasse e spese che ogni automobilista deve a pagare il bollo auto è sicuramente una delle meno amate. Tuttavia, in alcuni casi è possibile ottenere il rimborso bollo auto. Di solito questa possibilità si presenta quando si rottama un veicolo prima della scadenza del bollo, o quando questo viene venduto. Scopriamo quando e in quali regioni è previsto. 

INDICE
 Rimborso bollo auto: in quali casi si può richiedere
 Rimborso bollo auto rottamata
 Rimborso bollo auto venduta
 Rimborso bollo auto venduta a concessionario
 Rimborso bollo auto in caso di cambio regione
 Come richiedere rimborso bollo auto

A prescindere dall’effettivo utilizzo della propria vettura, il solo possesso dell’auto comporta per ogni automobilista l’obbligo di versare alla regione di residenza il pagamento del bollo. In alcuni casi, però, è possibile ottenere il rimborso di quanto già pagato:  vediamo i dettagli.

Nel caso in cui sia avvenuto il pagamento del bollo e ci sia stata la rottamazione dell’auto nel corso dell’anno, è possibile chiedere il rimborso di quanto versato. Possono usufruire di questo vantaggio solo gli automobilisti residenti in Piemonte, Lombardia, Veneto e province autonome di Trento e di Bolzano, nonché tutte quelle regioni che hanno adottato questo provvedimento. 

RIMBORSO BOLLO AUTO PIEMONTE – Per i residenti in Piemonte, in caso di rottamazione dell’auto il rimborso può essere richiesto, ma il periodo di non godimento del bene deve essere pari ad almeno un quadrimestre. Nel caso in cui l’auto sia stata rottamata 3 mesi dopo il pagamento del bollo, il rimborso spetterà per i restanti nove mesi. Il contribuente può decidere se procedere con il rimborso o con la compensazione. Nel primo caso, la somma dovuta sarà restituita, nel secondo caso la somma da rimborsare sarà trasferita su un nuovo bollo auto. 

RIMBORSO BOLLO AUTO LOMBARDIA – In Lombardia si può richiedere il rimborso del bollo se la rottamazione non avviene nell’ultimo mese del periodo di imposta. L’importo richiesto non deve essere inferiore a 15,01 euro. Il rimborso non è previsto nel caso in cui il veicolo viene venduto prima della scadenza della tassa. In questo caso il proprietario non dovrà pagare nulla fino alla scadenza successiva. 

RIMBORSO BOLLO AUTO VENETO – In Veneto è possibile richiedere il rimborso parziale della tassa automobilistica se l’auto viene rottamata, solo ed esclusivamente se il periodo per il quale è già stato pagato il bollo non viene goduto. Il periodo dovrà essere almeno di quattro mesi. Per far sì che l’istanza di rimborso venga accolta, l’evento di rottamazione dell’auto e della conseguente perdita di possesso, dovrà essere annotata ufficialmente presso il Pubblico Registro Automobilistico. La somma richiesta non dovrà essere inferiore a 30 euro. 

RIMBORSO BOLLO AUTO P. A. TRENTO E BOLZANO – Per quanto riguarda le Province autonome di Trento e Bolzano, il rimborso è dovuto parzialmente. Il rimborso sarà direttamente proporzionale al numero di mesi (minimo 4) in cui non si è goduto del veicolo. 

Qualora si sia pagato il bollo auto e nelle 12 mensilità si venda la vettura di proprietà non sarà possibile in alcun modo ottenere il rimborso del bollo auto già pagato. La tassa regionale non potrà nemmeno essere trasferita sul nuovo veicolo acquisto. Pertanto è sempre opportuno far coincidere la vendita con il mese di scadenza del bollo per evitare di pagare due volte il tributo in caso di acquisto di un’auto nuova. 

 

Bollo auto Regione per Regione

In caso di vendita di un veicolo ad un concessionario, se la proprietà dell’auto dovesse cambiare nel mese del pagamento, questo dovrà essere corrisposto dal nuovo proprietario. Sarà quindi il concessionario a dover coprire il costo del bollo fino alla vendita a terzi e non il vecchio proprietario. 

In caso di cambio regione il bollo dovrà essere corrisposto alla nuova regione. L’importo richiesto verrà calcolato sulla base dei kW della vettura. Per continuare ad usufruire della Legge 104 ed essere esenti dal pagamento del bollo, si deve presentare un’istanza entro 90 giorni dalla scadenza del pagamento del bollo. Questo perché la Legge 104 varia da regione a regione. 

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Nei casi in cui sia possibile ottenere il rimborso bollo auto sarà il proprietario del veicolo che dovrà presentare istanza di rimborso all’ufficio tributi della propria regione o provincia autonoma di residenza. Sarà necessario allegare un documento di identità valido e la relativa documentazione. Nella presentazione della domanda dovranno essere riportati nome, cognome, residenza, codice fiscale (o partita IVA) e numero di telefono del richiedente oltre alle modalità con cui si vuole ricevere il rimborso. La domanda di rimborso bollo auto deve essere presentata entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento nei termini di legge. 

I residenti in Lombardia potranno collegarsi a questa pagina e scaricare il modulo allegato, compilarlo e consegnarlo a mano o inviarlo online, tramite posta ordinaria o tramite  insieme ad una copia di un documento di identità. 

I residenti in Veneto potranno collegarsi a questa pagina per scaricare il modulo necessario per chiedere il rimborso bollo auto. 

Per i residenti in Piemonte si potrà presentare la domanda di rimborso esclusivamente in via telematica. La documentazione è scaricabile a questo link, mentre per gli automobilisti residenti nelle Province autonome di Trento e Bolzano si potrà trovare il modulo dedicato consultando la sezione specifica del sito ACI. 

 

Ecco gli incentivi auto 2024: tutto quello che c’è da sapere

Ecotassa e Incentivi Auto 2019

Gli incentivi auto 2024 sono realtà.  Anche quest’anno si conferma quindi l’impegno del governo a supporto del settore auto e dei consumatori con il varo di un ecobonus per l’acquisto di vetture dall’impatto ambientale contenuto. Vediamo allora in questa guida tutto ciò che c’è da sapere sugli incentivi 2024.

Come sono divisi i fondi a disposizione

Partiamo dall’inizio. Il governo ha stanziato 793 milioni di euro. Sono suddivisi per sostenere l’acquisto di veicoli di varie categorie. Per le auto elettriche (con emissioni di CO2 comprese tra gli 0 e i 20 g/km) sono disponibili 240 milioni di euro; per le ibride plug-in (con emissioni comprese tra i 21 e i 60 g/km)sono stati messi a disposizione150 milioni di euro; per le auto termiche nuove (con emissioni comprese tra i 61 e i 135 g/km), infine, sono stati stanziati 403 milioni di euro.

Incentivi 2024: quanto si può risparmiare comprando un'auto

A questi si aggiungono poi 53 milioni per i furgoni e i veicoli commerciali leggeri e 35 milioni per i motocicli. Per le 2 ruote ci sono, nello specifico, 30 milioni per i motocicli elettrici e 5 per i motocicli non elettrici. Ci sono poi 20 milioni a sostegno del mercato dell’usato e 50 milioni a sostegno del noleggio a lungo termine.

Confrontando quanto deciso per il 2024 con quanto stanziato nel 2023, a conti fatti, ci sono più fondi per le elettriche e per le auto a benzina e a gasolio e meno fondi per le auto plug-in. La ratio è intuibile: lo scorso anno i fondi per alcune categorie di veicoli erano andati esauriti in pochissimo tempo mentre quelli per altre classi, poco tarati sulle reali esigenze e su quanto presente sul mercato, erano stati utilizzati solo per una percentuale ridotta.

Incentivi 2024: come funziona per le auto elettriche

Sono finalmente arrivati gli incentivi per le auto elettriche 2024. Il Governo mette a disposizione nuovi bonus che offrono contributi fino a 13.750 euro, con sconti quasi triplicati rispetto agli anni precedenti. Saranno disponibili a partire dalle 10 del 3 giugno e avranno validità fino al 31 dicembre (salvo esaurimento fondi). Potranno beneficiarne sia persone che imprese all’acquisto di vetture con emissioni comprese nella fascia 0-20 g/km di CO2 e con un prezzo massimo di 42.700 euro (35.000 + Iva).

 Lo sconto senza rottamazione è di 6.000 euro, mentre quello con rottamazione può variare dai 9.000 agli 11.000 euro in base alle normative europee sulle emissioni. 

  • 11.000 euro se si rottama un veicolo Euro 0-2
  • 10.000 euro se si rottama un veicolo Euro 3
  • 9.000 euro se si rottama un veicolo Euro 4. 

Grazie all’introduzione del parametro Isee (indicatore della situazione economica equivalente), il contributo può aumentare del 25%. Potranno usufruire di questo vantaggio gli acquirenti con un Isee inferiore a 30.000 euro, arrivando così ad uno sconto massimo di 13.750 euro. Lo sconto varierà, quindi, anche rispetto a questo indicatore, in aggiunta alle emissioni e alla rottamazione (se prevista o meno). Con un Isee superiore a 30.000 euro, lo sconto con rottamazione va dai 9.000 agli 11.000 euro, mentre lo sconto senza rottamazione sarà pari a 6.000 euro. Con un Isee inferiore a 30.000 euro lo sconto con rottamazione si aggira tra gli 8.000 ai 13.750, senza rottamazione sarà uguale a 7.500 euro.  

 Per la ricarica a casa, è stato previsto nel 2022 e 2023 un ulteriore bonus su wallbox e colonnine pari all’80% del prezzo dell’infrastruttura. Non c’è ancora alcuna novità per il 2024. 

Bollo auto: cosa devi sapere su scadenza e pagamento 1

Incentivi 2024: come funziona con ibride e plug-in 

Gli incentivi valgono anche per le auto ibride e plug-in. Si possono ottenere fino a 10.000 euro per le auto plug-in e fino a 3.000 euro per le auto ibride. Come abbiamo già visto per le auto elettriche, bisogna considerare la soglia delle emissioni di C02. La fascia di emissioni tra 0 e 20 g/km comprende tutte le auto elettriche e alcune plug-in il cui prezzo di listino è fissato a 35.000 euro + Iva, ovvero 42.700 euro. La quasi totalità delle auto plug-in si configura nella seconda fascia tra 21 e 60 g/km. La terza fascia degli incentivi tra 61 e 135 g/km comprende i modelli mild e full hybrid, benzina, diesel, GPL e metano. Per poter accedere agli incentivi è importante ricordare che le auto ibride devono avere un prezzo di listino pari a 35.000 euro + Iva, quindi un totale di 42.700 euro. Le auto plug-in non devono invece superare il prezzo di 45.000 euro + Iva, ovvero 54.900 euro. 

Zona ZTL: cos’è, come funziona e quali sono le sanzioni per chi non la rispetta

ZTL: cos’è e come funziona la Zona a Traffico Limitato

Per contrastare il traffico veicolare e proteggere le aree centrali delle città, nel corso degli anni molte amministrazioni locali hanno introdotto le zone ZTL. Si tratta di aree delle città, solitamente corrispondenti al centro, a traffico limitato, imposte con lo scopo di ridurre l’inquinamento e rendere i centri urbani più accessibili per i pedoni.

INDICE
 Zona ZTL: cos’è
 Zona ZTL: come funziona e in quali città si applica
 Zona ZTL Roma
 Zona ZTL Milano
 Zona ZTL Torino
 Zona ZTL Palermo
 Zona ZTL: le multe
 Multa ZTL: punti patente
 Zona ZTL: varco attivo e varco non attivo

Le zone a traffico limitato (ZTL) sono delle aree all’interno delle quali è consentito l’accesso alle vetture solo in una determinata fascia oraria e tramite il pagamento di un ticket. L’ingresso in queste zone è, inoltre, vietato per specifiche vetture più inquinanti. Il vantaggio delle ZTL è che permettono una maggiore accessibilità per i pedoni, soprattutto nei centri storici. Queste zone rappresentano, però, anche una fonte di guadagno per le casse comunali.

Ogni strada di accesso ad una zona ZTL è sempre sorvegliata da un sistema di telecamere a circuito chiuso. Ad ogni trasgressione da parte dei mezzi non autorizzati, le immagini delle targhe rilevate dalle telecamere vengono trasmesse al locale comando dei vigili urbani dal quale poi parte la sanzione. Le ZTL sono ormai comuni in città come Milano, Roma, Torino e Palermo e non solo.

La Capitale ospita tre zone ZTL diurne e cinque notturne.

Le ZTL diurne sono situate:

  • Nel Centro Storico: attiva dal lunedì al venerdì dalle 6.30 alle 18 (esclusi i vestivi) e il sabato dalle 14 alle 18 (esclusi i vestivi);
  • A Trastevere: attiva dal lunedì al sabato dalle 6.30 alle 10 (esclusi i vestivi);
  • Area compresa tra Piazza del Popolo, Via di Ripetta, Via del Corso e Via del Babuino: in funzione dal lunedì al venerdì dalle 6.30 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 19.

Le ZTL notturne sono, invece, situate:

  • A Trastevere e San Lorenzo: entrambe attive dalle 21.30 alle 3;
  • Nel rione Monti e Testaccio: attive il venerdì e il sabato dalle 23 alle 3.

Blocco Diesel Euro 3 Roma

A Milano le ZTL si distinguono in Area B e Area C. La prima circonda la gran parte del territorio di Milano ed è in funzione dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30 (esclusi i festivi). L’Area C fa parte del Centro Storico di Milano e coincide con la ZTL della Cerchia dei Bastoni. Questa è attiva dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30 ed è libera per alcune tipologie di veicoli. Per i veicoli più inquinanti è consentito l’accesso tramite il pagamento di un ticket.

A Torino sono presenti due zone ZTL: la Centrale e la ZTL Valentino. La ZTL Centrale, attiva nei giorni feriali (sabato escluso) dalle 7.30 alle 10.30, è così divisa:

  • ZTL Area Romana: chiusa al transito e alla sosta tutti i giorni dalle 21.00 alle 7.30 del giorno successivo (compresi i festivi);
  • ZTL Trasporto Pubblico: chiusa al transito e alla sosta tutti i giorni dalle 0:00 alle 20.00 (compresi i festivi);
  • ZTL Pedonale: sempre chiusa al transito anche nei festivi.

La ZTL Valentino è completamente chiusa al transito e alla sosta dei veicoli per 24 ore tutti i giorni, compresi i festivi.

La ZTL prevista dalla città di Palermo, copre buona parte del Centro Storico. L’accesso è consentito solo ad alcune categorie di veicoli e ai possessori di pass. La ZTL diurna è attiva tutto l’anno dal lunedì al venerdì nella fascia oraria 8.00-20.00. La ZTL notturna è attiva: dal 1°novembre al 30 aprile anche il venerdì sera dalle 23.00 alle 24.00, il sabato dalle 0:00 alle 6.00 e dalle 23.00 alle 24.00, e la domenica dalle 0:00 alle 6.00. Viene di solito sospesa nel periodo natalizio.

La sanzione amministrativa stabilita dal Codice della Strada, in caso di violazione delle regole sottoposte alla ZTL, varia da un minimo di 87 euro ad un massimo di 345 euro. La multa verrà notificata dopo che gli uffici preposti avranno controllato le immagini delle telecamere e verificato il numero di targa della vettura.

La violazione del Codice della Strada in riferimento alle ZTL, non comporta alcuna perdita dei punti della patente. In caso di multa, si sarà soggetti esclusivamente al pagamento della sanzione pecuniaria.

Dal 2019 le nuove diciture riguardanti l’ingresso in una zona ZTL sono: ZTL attiva, per indicare il divieto di transito, e ZTL non attiva, per indicare la possibilità di accesso a tale zona. Fino al 2019 si faceva riferimento a segnali luminosi presenti all’ingresso di ogni zona a traffico limitato. La denominazione varco attivo indicava il divieto di transito, mentre quella di varco non attivo indicava la possibilità di accedere alla zona. Questo generava confusione negli automobilisti, i quali credevano che con varco attivo si potesse accedere e con varco non attivo fosse in vigore il divieto.

Passaggio di proprietà auto: calcolo, costi e i documenti necessari nel 2024

Come risparmiare per il passaggio di proprietà dell'auto

Tutti gli autoveicoli sono beni mobili e registrati, ovvero all’acquisto si ottiene anche il relativo certificato di proprietà. Questo implica che, se si sceglie di acquistare un’automobile usata, bisogna necessariamente compiere il passaggio di proprietà, per certificare la cessione del mezzo dal vecchio al nuovo proprietario.

Sbrigare la pratica per il passaggio dell’auto in completa autonomia è il modo migliore per risparmiare.

Quando si acquista un veicolo, si ottiene anche il relativo certificato di proprietà. Se si decide di acquistare un’automobile usata, è necessario effettuare il passaggio di proprietà per certificare il trasferimento del veicolo dal vecchio al nuovo proprietario. Se, invece, il veicolo viene acquistato presso una concessionaria, sarà questa ad occuparsi del processo burocratico.

Se la compravendita avviene tra due privati, si hanno due opzioni:

  1. Affidarsi ad un’agenzia di pratiche auto
  2. Gestire la procedura autonomamente

La procedura per il passaggio di proprietà non è particolarmente complicata, purché si seguano alcune indicazioni, come il limite di 60 giorni per aggiornare i dati sul libretto di circolazione. Esaminiamo tutti i dettagli in questa breve guida.

INDICE
Passaggio di proprietà: cosa serve?
Passaggio di proprietà: costo
Passaggio di proprietà: come calcolarne il costo
Passaggio di proprietà: dove costa meno?
Il documento unico di circolazione
Passaggio di proprietà: dove farlo
Passaggio di proprietà: tutti i documenti necessari
Passaggio di proprietà: la minivoltura

La procedura per il passaggio di proprietà richiede una serie di documenti essenziali tra cui: l’istanza unificata, la carta di circolazione o il Documento Unico, il certificato di proprietà e l’atto di vendita del veicolo con firma autenticata. Inoltre, è necessario presentare una copia del documento d’identità e del codice fiscale dell’acquirente. Per i cittadini extracomunitari c’è bisogno di una copia del permesso di soggiorno.

È anche richiesto il pagamento di una marca da bollo di 16 euro. Ci si deve poi recare presso un ufficio della motorizzazione, o al Pubblico Registro Automobilistico (PRA) e compilare due moduli:

  • Documento con richiesta di passaggio di proprietà
  • Documento per l’aggiornamento dei dati riportati sul libretto di circolazione.

Per poter portare a termine la pratica, entrambi i documenti devono essere firmati sia dall’acquirente che dal venditore. La procedura si conclude nel giro di qualche giorno, con la consegna del Certificato di Proprietà aggiornato.

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Il costo del Passaggio di Proprietà varia a seconda di alcuni fattori, tra cui il tipo di veicolo e la provincia di residenza. Tra i costi abbiamo:

  • L’Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT): per le auto fino a 53 kW è di 181 euro, per veicoli oltre questa soglia è calcolata proporzionalmente ai kW. Le provincie possono aumentare questa imposta fino a un massimo del 30%.
  • Emolumenti ACI: fissati a 27 euro.
  • Costi per l’istanza unificata e il rilascio del Documento Unico: 32 euro per l’istanza unificata più 16 euro per il rilascio del Documento Unico.
  • Diritti DT (Motorizzazione Civile): intorno ai 10,20 euro.
  • Imposta di bollo: 16 euro.

Questa procedura si applica nel caso in cui la vettura acquistata sia dotata di Certificato di Proprietà tradizionale (cartaceo). Nel caso di Certificato di Proprietà Digitale (introdotto nel 2015) la procedura è simile, ma necessita della cosiddetta “materializzazione”, fortunatamente gratuita.

Il passaggio di Proprietà comprende, quindi, il pagamento di una parte di costi fissi e una parte di costi variabili. Questi ultimi sono associati alla potenza della vettura acquistata:

  • Per i veicoli fino a 53 kW il costo fisso è pari a 150,81 euro.
  • Per vetture con potenza superiore ai 53 kW si paga un sovrapprezzo pari a 3,5119 euro, che può essere incrementato fino ad un massimo del 30%, arrivando ad un massimo di 4,56 euro.

Vendere un’auto usata: tutti i passaggi da seguire

Qual è, quindi, il costo del passaggio di proprietà? I costi fissi, tra marche da bollo, competenze e tributi, sono pari a 85,20 euro. A questi vengono aggiunti i 150,81 euro di IPT, ovvero la quota minima che si può spendere per la tassa provinciale di trascrizione senza sovrapprezzi legati alla potenza delle singole autovetture. Agendo in autonomia, l’importo minimo stimato è quindi pari a 236,01 euro. Questo è il metodo che permette un risparmio maggiore. Se ci si rivolge ad un’agenzia, questa chiederà i costi per il proprio servizio.

Il Documento Unico di Circolazione e di Proprietà del veicolo (DU) è stato introdotto dal primo gennaio 2020, con l’entrata in vigore del Decreto legislativo n.98/2017. Sostituisce la Carta di Circolazione e il Certificato di Proprietà del veicolo (CDP cartaceo o CDPD digitale). Il DU è costituito dall’attuale modello di Carta di Circolazione, con l’aggiunta dei dati relativi alla situazione giuridico-patrimoniale del veicolo presenti nel Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Viene rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ed è necessario per la circolazione del veicolo. Dal 1° ottobre 2021, al posto della Carta di Circolazione e del CDPD, verrà sempre rilasciato il DU.

Per i veicoli iscritti al PRA precedentemente al 1° ottobre 2021, il DU verrà rilasciato alla prima operazione per la quale è previsto il rilascio di un nuovo DU:

  • Trasferimento di proprietà
  • Reimmatricolazione
  • Rinnovo di iscrizione
  • Rilascio DU a seguito di carta di circolazione e/o CdP smarrito, deteriorato o rubato.

Il passaggio di proprietà “fai da te” può essere effettuato presso il Comune, la Motorizzazione Civile o una delegazione ACI.

Per eseguire il passaggio di proprietà presso il Comune, il venditore dovrà recarsi in uno degli uffici preposti per autenticare la firma. In seguito dovrà pagare un importo di 16 euro per la marca da bollo. Dopo questa operazione, l’acquirente avrà 60 giorni di tempo per richiedere il nuovo certificato di proprietà al PRA e aggiornare la carta di circolazione presso la Motorizzazione Civile.

Per quanto riguarda il passaggio di proprietà effettuato presso la Motorizzazione Civile, l’autenticazione della firma e l’aggiornamento dei dati del nuovo proprietario devono essere eseguiti contestualmente.

Nel caso in cui il passaggio di proprietà venga effettuato presso una delegazione ACI, dopo l’autenticazione della firma, sarà necessario registrare il passaggio di proprietà presso l’unità territoriale ACI – Pubblico Registro Automobilistico (PRA) entro 60 giorni. Qui verrà rilasciato il certificato di proprietà digitale aggiornato. Successivamente, si dovrà richiedere l’aggiornamento della carta di circolazione presso l’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile. Se l’autenticazione della firma avviene presso lo Sportello Telematico dell’Automobilista, sarà obbligatoria l’immediata registrazione del passaggio di proprietà.

Al via la prevendita della nuova Audi A7 Sportback 3

La documentazione necessaria per il passaggio di proprietà varia per le auto nuove e le auto usate. Per quanto riguarda le prime è essenziale il modello TT2119 per aggiornale il libretto di circolazione. Per le auto nuove è, invece, richiesto:

  • Il certificato di proprietà (digitale o cartaceo)
  • Il libretto di circolazione
  • L’atto di vendita autenticato in bollo
  • I documenti di identità e i codici fiscali di compratore e venditore
  • Eventuale dichiarazione sostitutiva con cui l’acquirente dichiara la residenza, se diversa da quella inserita nel documento di identità
  • Eventuali deleghe, necessarie nel caso in cui l’acquirente nomini un delegato per effettuare il passaggio di proprietà della sua auto.

Il mini passaggio di proprietà, anche detto minivoltura, avviene quando si vende la propria auto a una concessionaria. Questa procedura permette al venditore di liberarsi da ogni responsabilità riguardante il veicolo. Il mini passaggio di proprietà è necessario in quanto l’auto rimane temporaneamente in mano alla concessionaria prima di essere ceduta a un nuovo acquirente.

Questa pratica offre alcuni vantaggi, come l’esenzione dall’Imposta Provinciale di Trascrizione e una riduzione degli emolumenti ACI.

Per effettuare il mini passaggio di proprietà, è richiesta la stessa documentazione necessaria per un passaggio di proprietà tradizionale. Bisognerà quindi recarsi allo Sportello Telematico dell’Automobilista con i seguenti documenti:

  • Certificato di Proprietà
  • Nota di presentazione al PRA
  • Carta di Circolazione (o fotocopia)
  • Atto unilaterale di vendita comprensivo della marca da bollo del valore di 16 euro, con firma del venditore oppure, atto bilaterale con entrambe le firme (venditore e acquirente).

NUOVA FORD KUGA: tecnologia e sicurezza senza compromessi

NUOVA FORD KUGA: tecnologia e sicurezza senza compromessi 8

Fin dal lancio della prima generazione, risalente al 2008, Ford Kuga rappresenta uno dei modelli più importanti per Ford. Non soltanto, infatti, è stata una delle vetture di maggior successo del marchio americano, ma ha anche introdotto per prima numerose tecnologie che sono state poi adottate sul resto della gamma.

Oggi Ford Kuga si rinnova. Giunta alla terza generazione, si sottopone a un interessante restyling che le consente di restare al passo con i tempi sia dal punto di vista dello stile sia dal punto di vista dei contenuti. Questi ultimi, in particolare, sottolineano l’impegno di Ford su molti fronti, inclusi quelli inerenti l’infotainment e l’elettrificazione. Ma andiamo con ordine.

Ford Kuga: gli esterni

La nuova Ford Kuga resta fedele all’attuale sia per quanto riguarda le forme sia per quanto riguarda le proporzioni. Si rinnova però nel design, che è stato rivisto specialmente nella parte frontale. Davanti debutta una nuova calandra che ha dimensioni maggiori e che è ora impreziosita da una sottile striscia luminosa a LED nella parte alta, che crea un’inedita firma luminosa che collega idealmente i gruppi ottici anteriori. I nuovi fari Matrix Full Led adattivi e predittivi sfruttano sia i dati provenienti dal GPS sia quelli rilevati da una telecamera anteriore, per disegnare un fascio luminoso che si modifica in tempo reale in funzione delle condizioni del traffico per garantire sempre la massima visibilità anche in condizione di buio. Restando all’anteriore, cambia anche il paraurti, che su alcune versioni è dotato di fregi argentati che trasmettono un senso di maggiore solidità all’insieme.

Ford Kuga cambia anche nella parte posteriore. Qui le modifiche si concentrano sui nuovi gruppi ottici e sul diffusore, posizionato nella zona bassa del paraurti. Interessante, infine, la scelta di eliminare la maniglia di apertura del portellone: è stata integrata nella palpebra sopra la targa e rende le linee ancora più pulite ed eleganti.

Ford Kuga: gli interni

Come da tradizione, Ford Kuga offre tanto spazio a bordo. Lunga ancora 4,60 metri, ottimizza ulteriormente i centimetri a disposizione introducendo una seconda fila di sedili che scorre longitudinalmente e che, in caso di necessità, consente di aumentare la capacità di carico anche di 140 litri Così, anche con tutti gli schienali in posizione verticale, il vano posteriore ha una capienza compresa tra i 412 e i 536 litri, in funzione della motorizzazione.

Come detto, con il restyling la nuova Ford Kuga presenta un’estetica rinnovata, ma è dentro l’abitacolo che concentra le novità più rilevanti. L’ambiente interno non è stato rivoluzionato dal punto di vista dell’organizzazione dello spazio e dei materiali, già di livello molto alto, ma è stato impreziosito di una dotazione tecnologica profondamente aggiornata.

Ford Kuga: l’infotainment

A bordo, il vero protagonista è il sistema di infotainment Sync 4 con schermo touch che ora raggiunge i 13”2. Posizionato a sbalzo al centro della plancia, per garantire la massima facilità di consultazione, offre lo standard 5G, assicurando un ancor più alto livello di connettività con i moderni smartphone. In questo senso, non mancano Apple CarPlay e Android Auto, entrambi in versione wireless. L’infotelematica, che ben si sposa con l’head-up display e con il secondo monitor a bordo, quello dedicato alla strumentazione, può contare inoltre sulla presenza della navigazione connessa, in grado di offrire avvisi su traffico, meteo e pericoli di vario genere e di proporre alternative di percorso più convenienti per giungere alla meta. Di serie Ford Kuga dispone anche di Alexa Built-in, assistente vocale evoluto che permette di dialogare con la vettura in modo naturale e, addirittura, di controllare dispositivi di domotica direttamente dall’abitacolo.

Ford Kuga: la sicurezza

Ma la tecnologia a bordo della nuova Ford Kuga non è solo quella dedicata all’infotainment. L’auto pone infatti molta attenzione ai dispositivi di sicurezza attiva e offre sistemi di assistenza alla guida di ultima generazione. Tra questi spicca un rinnovato e più evoluto Cruise Control che, sfruttando la ricca suite di ADAS presente a bordo, è ora in grado di accompagnare nella guida con funzioni inedite. Ad esempio, può intervenire sui freni per diminuire l’andatura in prossimità di una curva o di un incrocio, migliorando anche la fluidità generale della marcia.

NUOVA FORD KUGA: tecnologia e sicurezza senza compromessi 4

A questo si aggiunge una nuova telecamera a 360 gradi che, con una maggiore definizione rispetto al passato, consente di avere una visione precisa di ciò che circonda la vettura. Elemento questo di grande utilità non solo in fase di parcheggio, ma anche, ad esempio, quando si sta attaccando un rimorchio o si sta entrando in un lavaggio.

Restano disponibili, naturalmente, tra gli altri, il sistema di monitoraggio dell’angolo cieco, il mantenimento della carreggiata con Lane Centering, il rilevamento pedoni e ciclisti con assistenza alla frenata d’emergenza, il riconoscimento della segnaletica stradale.

Ford Kuga: i motori

Con il restyling, Ford Kuga compie un ulteriore passo verso l’elettrificazione. L’auto saluta la motorizzazione a gasolio e mantiene efficienti varianti ibride, sia full hybrid sia plug-in hybrid. Partiamo proprio da quest’ultima, che è stata ulteriormente migliorata per percorrere fino a 69 km in modalità completamente elettrica (88 se si affrontano esclusivamente percorsi cittadini). L’auto è spinta da un motore a benzina da 2,5 litri di cilindrata abbinato a un’unità elettrica e il sistema, complessivamente, scarica a terra (attraverso le ruote anteriori) la bellezza di 243 CV. A fronte di tali livelli di potenza, questa versione PHEV dichiara consumi compresi tra gli 0,9 e gli 1,2 litri per 100 km ed emissioni di CO2 di appena 20-28 g/100 km.

NUOVA FORD KUGA: tecnologia e sicurezza senza compromessi 1

In alternativa, sempre con motore benzina da 2,5 litri, si può scegliere la Kuga Hybrid, disponibile sia a trazione anteriore sia a trazione integrale. Ha potenze, rispettivamente, di 180 e 183 CV e consumi che nel primo caso si aggirano intorno ai 5,3-6,2 l/100 km e nel secondo caso intorno ai 5,7-6,4 l/100 km.  Alla base dell’offerta resta la versione 1,5 EcoBoost a trazione integrale che ha una potenza di 150 CV e che richiede tra i 6,3 e i 7,2 litri di benzina per percorrere 100 km.

Ford Kuga: gli allestimenti

La versione restyling della terza generazione della Ford Kuga si presenta a listino con 5 diversi allestimenti: Titanium, ST-Line, ST-Line X, Active e Active X. Le versioni Titanium offrono di serie cerchi in lega da 17”, barre al tetto, vetri posteriori oscurati, fari full-Led con abbaglianti automatici, sistema di apertura porte e accensione motore keyless e, dentro, clima automatico bi-zona, infotainment con touchscreen da 13”2, ricarica wireless, cruise control, mantenimento della carreggiata, frenata d’emergenza, sensori di parcheggio e retrocamera.

A salire, la Kuga ST-Line aggiunge cerchi in lega da 18”, volante e altri dettagli sportivi e assetto specifico. La Kuga ST-Line X si arricchisce ulteriormente offrendo portellone posteriore elettrico, pedaliera in alluminio, telecamera a 360 gradi. Il pacchetto dedicato alla sicurezza accoglie inoltre cruise control adattivo, monitoraggio dell’angolo cieco e assistenza al parcheggio. Le versioni top di gamma Active e Active X, infine, aggiungono cerchi in lega da 18” con design dedicato, il riconoscimento della segnaletica verticale e dei limiti di velocità, il monitoraggio del livello di stanchezza del conducente e la possibilità di scegliere tra diverse modalità di guida. Le due versioni si differenziano tra loro per una diversa cura estetica, con la Active X impreziosita da una serie di dettagli e caratterizzata da un assetto leggermente più alto rispetto agli altri allestimenti a listino.

NUOVA FORD KUGA: tecnologia e sicurezza senza compromessi 12

Ford Kuga: i prezzi

La nuova Ford Kuga ha un prezzo di partenza di 36.000 euro. A questa cifra è offerta la versione 1.5 Ecoboost in allestimento Titanium. Per la stessa motorizzazione, in allestimento ST-Line, il prezzo è di 37.500 euro. La Ford Kuga ST-Line X, sempre con il 1.5 Ecoboost, costa invece 41.000 euro.

Se si preferisce la versione full-hybrid spinta dal 2.5 da 180 CV, che parte dall’allestimento Titanium, si devono mettere in conto 38.750 euro, che diventano 40.250 per la ST-Line. La ST-Line X costa 43.750, mentre per Active e Active X si devono mettere in conto 40.250 e 43.750 euro. La stessa versione ibrida, ma con 4 ruote motrici, ha invece questi prezzi di partenza: 41.000 euro (Titanium); 42.500 euro (ST-Line); 46.000 euro (ST-Line X); 42.500 euro (Active); 46.000 (Active X).

Le motorizzazioni plug-in hybrid, infine, hanno prezzi che vanno dai 41.750 euro dell’allestimento Titanium ai 49.750 euro degli allestimenti ST-Line X e Active X. In mezzo si trovano le varianti ST-Line e Active, entrambe a 46.250 euro.

Articolo in collaborazione con Ford

Come funziona l’impianto elettrico auto

Ecco come funziona l’impianto elettrico della tua auto

Le moderne automobili sono ormai sempre più tecnologiche e connesse. A permetterle di funzionare è l’impianto elettrico, studiato e messo a punto non soltanto per gestire tutte le funzioni digitali delle vetture, ma anche tutte le componenti attivate proprio da sistemi elettrici come i fari o il motorino di avviamento, giusto per fare un paio di esempi. Vediamo allora come è fatto e come funziona l’impianto elettrico.

INDICE
Impianto elettrico: cos’è
Impianto elettrico: i componenti
Impianto elettrico: la batteria
Impianto elettrico: il motorino di avviamento
Impianto elettrico: l’alternatore
Impianto elettrico: i cavi
Impianto elettrico: i fusibili
Impianto elettrico: avviamento motore diesel
Batteria scarica, cosa fare?

Con il termine schema elettrico auto si fa riferimento alla rappresentazione semplificata di un circuito elettrico o elettronico, che utilizza simboli comuni. Avere a disposizione lo schema elettrico è utile se si vuole procedere a riparazioni in autonomia. Lo schema elettrico può essere facilmente accessibile anche sul web, nel caso in cui non sia presente tra i documenti della vettura.

Tra le componenti indispensabili per un corretto funzionamento dell’impianto elettrico troviamo:

  • Batteria
  • Motorino di avviamento
  • Alternatore
  • Cavi e connettori
  • Fusibili

Il primo elemento fondamentale è la batteria, definita come il serbatoio della corrente elettrica. La sua funzione è infatti la raccolta di energia. La tensione della batteria è misurata in Volt ed è ciò che permette alla corrente di scorrere attraverso i fili dei circuiti. Quando questa si abbassa oltre un certo limite, l’auto non potrà essere messa in moto. La capacità della batteria è, invece, misurata in Ampere.

Il secondo componente, che deve essere sempre in ottimo stato, è il motorino di avviamento. Ha la funzione di mettere in rotazione il motore, sfruttando una notevole quantità di energia della batteria, per permettere al propulsore di raggiungere un numero di giri sufficiente in modo da lavorare in autonomia. È formato da un motore elettrico, un elettromagnete e il gruppo pignone con sistema a ruota libera.

Proseguendo nell’analisi dell’impianto elettrico auto troviamo l’alternatore, il dispositivo tramite il quale è possibile trasformare l’energia meccanica in energia elettrica sotto forma di corrente alternata e che consente la ricarica della batteria e il funzionamento dei vari dispositivi.

I cavi sono un altro elemento indispensabile per il funzionamento dell’impianto elettrico auto. Percorrono tutto il corpo vettura e sono rivestiti da una guaina isolante, per essere costantemente protetti dalle intemperie. Questi cavi sono di colori differenti: quelli rossi o arancioni indicano una tensione positiva, mentre quelli blu, neri o verdi indicano la massa. Inoltre, il diametro dei cavi varia a seconda della potenza elettrica che devono trasportare.

I cavi sono un altro elemento indispensabile per il funzionamento dell’impianto elettrico auto. Percorrono tutto il corpo vettura e sono rivestiti da una guaina isolante, per essere costantemente protetti dalle intemperie. Questi cavi sono di colori differenti: quelli rossi o arancioni indicano una tensione positiva, mentre quelli blu, neri o verdi indicano la massa. Inoltre, il diametro dei cavi varia a seconda della potenza elettrica che devono trasportare.

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Ci sono delle differenze fra lo schema elettrico di un’auto con motore diesel e quella di una vettura con motore benzina. Infatti, entrambe hanno componenti proprie dei motori a gasolio. Questi ultimi utilizzano l’autocombustione, cioè l’accensione spontanea della miscela di gasolio e aria, causata dalla compressione dei pistoni e dall’alta temperatura. Questo sistema utilizza le candelette per preriscaldare il carburante e facilitare l’innesco della combustione in fase di avviamento. Quando si ha un’auto con motore diesel, bisogna fare attenzione prima di accendere il motore, attendere qualche secondo in modo da permettere ai riscaldatori di compiere il loro dovere.

Nel caso in cui la batteria dell’auto si scarichi, esistono diverse modalità per riuscire a mettere in moto la vettura prima di recarsi presso la propria officina. Un metodo molto comune, è quello di sfruttare la batteria di un’altra vettura utilizzando dei cavi di ricarica. Bisognerà collegare questi cavi rispettando il polo positivo e quello negativo e, in seguito, avviare il propulsore. Qualora non si abbiano a disposizione i cavi, si potrà provare la partenza a spinta. In questo caso, dopo aver girato la chiave di accensione, bisognerà tenere premuta la frizione. Una volta raggiunta una velocità sufficiente, si dovrà inserire la seconda marcia e rilasciare rapidamente il pedale della frizione per avviare il motore.

Obbligo pneumatici invernali: ecco cosa dice la legge

Quando montare gli pneumatici invernali?

Gli pneumatici sono tra i principali strumenti di sicurezza quando si tratta di automobili. Rappresentando l’elemento di contatto tra la strada e la vettura, è importante poter avere a disposizione sempre le gomme giuste in funzione del periodo dell’anno in cui ci si trova a guidare. Proprio per questo il 15 novembre scatta per legge l’obbligo di montare pneumatici invernali che costringe all’abbandono delle gomme estive ormai non più adatte ad affrontare tratti stradali condizionati da scarsi livelli di aderenza a causa delle condizioni meteo rigide.

INDICE
Pneumatici invernali: quali sono?
Pneumatici invernali: come riconoscerli
Pneumatici invernali: il codice velocità
Pneumatici invernali: periodo e date
Pneumatici invernali: la normativa
Pneumatici invernali: le sanzioni
Pneumatici invernali: i vantaggi
Pneumatici invernali: il montaggio

Quando si parla di gomme invernali si intende quella tipologia di pneumatici caratterizzati da un disegno del battistrada specifico, con solchi più profondi, utile ad estrarre un maggior quantitativo d’acqua in caso di pioggia. Gli pneumatici invernali sono dotati anche di mescole più morbide rispetto alle gomme estive in grado di assicurare una migliore aderenza anche in caso di temperature dell’asfalto molto fredde.

Le gomme invernali sono facilmente riconoscibili verificando sulla spalla dello pneumatico la sigla M+S, acronimo di Mud+Snow, che indica la possibilità per gli pneumatici invernali di affrontare sia terreni fangosi che innevati. In alcuni casi è presente anche il simbolo del fiocco di neve riservato, però, solo agli pneumatici che hanno superato specifici test invernali.

5 consigli per scegliere le gomme invernali migliori per la tua auto 2

Non tutte le gomme invernali, però, sono uguali. Ogni pneumatico, infatti, è dotato di una particolare struttura che gli permette di resistere a determinate velocità. Per capire a quanto equivale questa velocità occorre controllare il codice di velocità presente sulla spalla della gomma. I codici sono i seguenti:

  • Q (velocità massima consentita 160 km/h)
  • R (massimo 170 km/h)
  • S (massimo 180 km/h)
  • T (massimo 190 km/h)
  • H (massimo 210 km/h)
  • V (massimo 240 km/h)
  • ZR (velocità consentita superiore ai 240 km/h)

L’obbligo di montare gomme invernali scatta con l’arrivo della stagione fredda per consentire a gran parte degli automobilisti di trovarsi alla guida di auto dotate di pneumatici adatti anche a situazioni meteorologiche avverse. Il termine ultimo per adottare gomme invernali scatta il 15 novembre di ogni anno e si conclude il 15 aprile. A partire da questa data si dovrà procedere all’installazione delle gomme estive.

Il nostro Codice della Strada, all’articolo 6, disciplina il cambio gomme invernali sia sulle vetture che sui mezzi pesanti, ma sono poi gli enti gestori delle singole tratte stradali a stabilire se questo obbligo debba essere applicato o meno. Sarà quindi fondamentale, prima di mettersi in viaggio, verificare che sulla tratta stradale che si dovrà percorrere sia obbligatoria l’adozione delle gomme invernali.

In caso si venga fermati da una pattuglia e non si sia rispettato l’obbligo di gomme invernali si possono rischiare multe salate. La sanzione minima nei centri abitati va da 41 a 169 euro, mentre sulle autostrade e strade extraurbane, principali o assimilate, la sanzione va da un minimo di 85 ad un massimo di 338 euro. Oltre alla sanzione pecuniaria è prevista anche la decurtazione di tre punti sulla patente di guida.

Il cambio gomme invernali non è un capriccio voluto dal legislatore, ma una scelta dettata da ragioni di sicurezza ed economiche. L’adozione di gomme invernali, infatti, comporta una maggior aderenza della vettura in condizioni di asfalto freddo, bagnato, fangoso o innevato. Inoltre la capacità di frenata dell’auto dotata di pneumatici invernali è decisamente superiore su fondi a scarsa aderenza, rispetto a quella di un modello analogo dotato di gomme estive a tutto vantaggio della sicurezza.

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Per montare le gomme invernali sarà sufficiente recarsi dal proprio gommista di fiducia e far compiere a lui l’operazione dato che, una volta installato lo pneumatico, oltre al gonfiaggio dello stesso alla pressione corretta, dovrà essere effettuata l’equilibratura delle quattro gomme. Dato che l’utilizzo delle gomme invernali è limitato in un determinato periodo di tempo, ad ogni cambio gomme è bene riporre quelle sostituite in un luogo asciutto così da aumentare la durata degli pneumatici a tutto vantaggio del portafogli.

Cose da sapere

Quando scatta l’obbligo di montare le gomme invernali?

In Italia le gomme invernali sono obbligatorie dal 15 novembre al 15 aprile di ogni anno. Si ha poi tempo un mese per cambiare gli pneumatici invernali con quelli estivi, cioè fino al 15 maggio.

Come riconoscere le gomme invernali?

I pneumatici da neve devono riportare sul fianco il simbolo gomme invernali “M+S” (abbreviazione di “Mud & Snow”); in alternativa potranno comparire le scritte MS, M/S, M-S o M&S. La presenza delle diciture “da neve”, “all season”, “all weather” o “termiche”, “invernali” non ha invece validità, potendo far scattare sanzioni in caso di controllo.

Quali sanzioni sono previste in caso di violazione dell’obbligo di gomme invernali?

Chi, nel periodo e nelle zone in cui è obbligatorio l’utilizzo di gomme da neve, dovesse circolare senza, è punibile con una sanzione pecuniaria, di ammontare diverso a seconda del tipo di strada percorsa. Le sanzioni scattano 30 giorni dopo l’entrata in vigore dell’obbligo.  Oltre a multe di ammontare maggiore può scattare anche il ritiro del libretto.