Dopo un anno che potremmo definire di “transizione”, il 2023 si annuncia invece ricco di novità per Tesla. Il colosso americano porterà al debutto una serie di importanti novità, le prime delle quali, a ben vedere, sono in consegna proprio in questo ultimo mese del 2022. Stiamo parlando delle varianti Plaid delle Model S e Model X. Ma c’è molta altra carne al fuoco per il prossimo anno. Eccole tutte nel dettaglio.
Tesla Cybertruck
Tesla Roadster
Tesla Model 3 Restyling
Tesla Cybertruck
Il Tesla Cybertruck è il modello più attesto del costruttore californiano. Il suo arrivo su strada è previsto per la seconda metà del 2023. A partire dal secondo trimestre dell’anno, lo stabilimento di Austin, in Texas, dovrebbe cominciare la produzione del pick-up elettrico firmato Tesla che aveva debuttato sotto forma di concept nell’ormai lontano 2019. Su di lui si sa ancora poco. Mancano infatti ancora tutte le informazioni riguardo il powertrain.
Tesla Roadster
La seconda generazione della Tesla Roadster dovrebbe debuttare ufficialmente nel corso del prossimo anno. Annunciata nel 2017, è stata soggetta ad una serie infinita di rinvii, ma pare che ora, finalmente, il momento del lancio sia ufficialmente vicino. Come per il Cybertruck, anche della Roadster si sa ancora molto poco. E’ certo, però, l’arrivo di una variante speciale in grado di coprire lo 0-100 km/h in appena 1,1 secondi.
Tesla Model 3 Roadster
L’ultima novità a debuttare nel corso del 2023 sarà il restyling della Tesla Model 3. Il modello di maggiore successo del brand di Elon Musk cambierà tanto dal punto di vista estetico, quanto da quello tecnologico. Leggeri ritocchi interesseranno il frontale e il posteriore, mentre dovrebbero debuttare sistemi di ausilio alla guida più aggiornati. Molto probabile, infine, l’adozione del medesimo sistema di infotainment presente sulla più grande Model S.
Per chi non si sente ancora pronto a fare il “grande passo” e abbandonare le auto ad alimentazione tradizionale per passare all’elettrico, esiste oggi una sorta di soluzione intermedia. Si tratta dei modelli alimentati da un powertrain plug-in. Questi abbinano a tradizionali propulsori a benzina (e in alcuni rari casi a gasolio) un sistema elettrico ricaricabile alla spina, in grado di muovere l’auto per alcuni chilometri in modalità completamente elettrica.
La nostra Top 5
Il grande valore aggiunto di queste vetture è rappresentato dalla possibilità di sfruttare il motore elettrico nel classico tragitto quotidiano casa-lavoro, ad esempio, utilizzando quanto più possibile la parte EV della vettura per contenere consumi ed emissioni. Rispetto alle vetture completamente elettriche, però, con una plug-in non l’ansia da autonomia non è un problema dal momento che una volta terminata l’energia contenuta nella batteria, si può continuare a muoversi sfruttando la spinta del motore a benzina. In questo modo, di fatto, la vettura si trasforma in una full-hybrid, recuperando un po’ di energia in rilascio e frenata per continuare a sfruttare (anche se poco) la parte elettrica del powertrain. Ecco, quindi, cinque tra i modelli plug-in più efficienti oggi sul mercato.
Mercedes Classe C
Prima posizione per la Mercedes C 400 Plug-in, ovvero la variante alla spina della nuova generazione della media della Stella. È alimentata da un motore a benzina a quattro cilindri abbinato ad un motore elettrico per una potenza complessiva di ben 313 CV che le assicurano prestazioni di tutto rispetto. Il tutto, però, con consumi estremamente contenuti a batteria carica, grazie ad un accumulatore dalla capacità di ben 25,4 kWh.
Autonomia in elettrico: 100 km
Consumo: 0,6 l/100 km
Range Rover Sport
Fresca fresca di presentazione, la nuova generazione della Range Rover Sport si evolve sotto tutti i punti di vista. Più grande nelle dimensioni e con uno stile più attuale e moderno, punta oggi su motorizzazioni ancora più efficienti, che trovano la loro massima espressione nella nuova versione P510e. è spinta da un sei cilindri abbinato ad una batteria da oltre 30 kWh di capacità, che assicura una grande autonomia in elettrico e una potenza di sistema di ben 510 CV.
Autonomia in elettrico: 113 km
Consumo: 0,8 l/100 km
Cupra Leon
Terza posizione per un modello che dimostra quanto anche un modello ibrido alla spina possa essere sportivo e piacevole da guidare. Si tratta della Cupra Leon 1.4 e-Hybrid, ovvero la variante meno potente tra le due plug-in presenti a listino. Sotto il cofano trova posto un 1.4 a quattro cilindri abbinato ad un motore elettrico alimentato da una batteria da 12,8 kWh che assicura una buona autonomia in elettrico e una potenza totale di 204 CV.
Autonomia in elettrico: 60 km
Consumo: 1 l/100 km
DS9
Quarto posto per la DS9. L’ammiraglia francese ha contenuti premium e uno stile molto personale con diversi rimandi al passato del brand, rappresentando così una valida alternativa alle “solite tedesche”. Nella variante da 250 CV ha carattere da vendere e una buona autonomia anche in modalità esclusivamente elettrica grazie alla batteria da 15,6 kWh.
Autonomia in elettrico: 66 km
Consumo: 1,2 km/l
<
div>
Hyundai Tucson
Hyundai Tucson
Chiude la nostra speciale classifica la Hyundai Tucson. Nella versione plug-in può contare su una potenza di 265 CV e, soprattutto, sulla presenza della trazione integrale, che consente di affrontare con serenità anche i tratti di strada più impegnativi grazie al posizionamento del motore elettrico sull’asse posteriore. La batteria da 13,8 kWh permette invece di percorrere circa 60 km in modalità completamente elettrica.
Dopo il ritorno in grande stile con la A110, ora Alpine si appresta ad entrare in una nuova era. Nei prossimi anni il marchio francese andrà incontro a grandissimi cambiamenti, che la porteranno a cambiare radicalmente la propria immagine e il proprio approccio al mercato, staccando così con il passato.
Il brand d’Oltralpe passerà alla produzione di soli modelli elettrici, tra questi anche dei Suv, ma questi arriveranno soltanto nei prossimi anni. Nel 2023, non dovrebbero arrivare grandi novità. Potrebbe debuttare qualche nuova serie basata sulla Alpine A110 e, forse, anche la variante elettrica della A110. Unica certezza, per il momento, è l’arrivo della versione R
Alpine A110 R
Alpine A110 elettrica
Alpine A110 R
La Alpine A110R è l’Alpine più prestazionale mai prodotta. Il propulsore è quello delle altre A110 a listino: il 1.8 a quattro cilindri sovralimentato tramite un turbocompressore, per una potenza massima di 300 CV e 340 Nm di coppia. Numeri che le assicurano una velocità massima di 285 km/h e soprattutto uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 3,9 secondi. La 110 R, inoltre, è immediatamente riconoscibile grazie all’inedito kit aerodinamico in fibra di carbonio che aumenta la downforce del modello. I primi esemplari verranno consegnati ad inizio 2023.
Alpine A110 elettrica
Il 2023 potrebbe vedere il debutto anche della variante elettrica della Alpine A110, recentemente anticipata dalla concept E-Ternité. Il powertrain è ereditato da quello della Megane E-Tech, che le assicura prestazioni vicine a quelle della A110 meno potente con il motore endotermico.
Il 2023 di BMW si annuncia ricco di appuntamenti, ma prima di concentrarsi sul nuovo anno, è tempo di ripercorrere le tappe fondamentali di quello che sta per concludersi. Nel discorso di fine anno il presidente e amministratore delegato di BMW Italia, Massimiliano Di Silvestre, ha commentato i risultati del 2022, passando in rassegna le vendite e i progetti sociali. Il tutto senza tralasciare uno sguardo al futuro.
Da concessionarie ad agenzie
La nuova strategia del marchio tedesco si baserà su un radicale cambiamento del modello di vendita, che è in fase di definizione. Di Silvestre, nel proprio discorso, ha riservato ampio spazio alla trasformazione, quanto mai prossima, della rete di vendita europea. Il gruppo BMW passerà a un modello di agenzia. “Vogliamo creare il modello distributivo del futuro che soddisfi tutte le parti coinvolte: clienti, BMW Group e rete di vendita – le parole del dirigente -. Lo stiamo facendo in quello che definirei ‘BMW Way’. Non ci sono regole predefinite, le stiamo discutendo insieme alla rete dei concessionari. L’implementazione sarà scaglionata per marchio: puntiamo a lanciare il nuovo modello nella rete Mini nel 2024 e per il marchio BMW nel 2026”.
La House of BMW non si ferma
Di Silvestre si è soffermato anche su House of BMW, il progetto inaugurato il 7 dicembre 2021, grazie al quale il brand tedesco ha potuto organizzare oltre 160 attività e incontrare 11.000 clienti nello spazio di Milano. Da pochi giorni House of BMW è diventata un museo e ospita “The Italians’ Touch”, la mostra che racconta le eccellenze italiane in vari campi, dal design fino alla responsabilità sociale. Lo spazio espositivo chiuderà il 2 gennaio, ma BMW assicura che nel prossimo futuro sarà presentato un nuovo concept sempre a Milano. In attesa della nuova iniziativa, fino ad aprile è possibile visitare lo Spazio BMW di Courmayeur che ospiterà una nuova gamma di modelli, a partire dal Suv ibrido plug-in XM. L’Urban Store di via Barberini a Roma, il primo showroom al mondo ad adottare il nuovo logo, è stato rinnovato anche nella parte che riguarda Mini.
Massima attenzione per il sociale
Il dirigente ha passato in rassegna anche i vari progetti sociali che vedono in prima linea il marchio tedesco. Si va da SpecialMente, portato avanti anche grazie ad Alex Zanardi, che comprende vari progetti, come quello dedicato agli atleti paralimpici realizzato con la Federazione Italiana Bocce (Fib). Bmw Roma, insieme all’associazione Romanes, è partner di una squadra di rugby in sedia a rotelle; mentre grazie alla collaborazione con Rugby Milano, c’è un progetto per facilitare il processo di rieducazione delle persone e dei giovani che si trovano nelle carceri milanesi.
Spazio anche alla cultura: ricorre il 20esimo anniversario del rapporto tra Bmw e il Teatro alla Scala di Milano (di cui dal 2016 è Fondatrice e Sostenitrice); mentre la collaborazione con il Teatro dell’Opera a Roma festeggia i sette anni. Le novità, infine, riguardano anche Mini. Recentemente a Modena è nata un’altra iniziativa, insieme a Il Tortellante: le nonne modenesi aiutano i ragazzi autistici a preparare i tortellini.
Il processo di elettrificazione che ha investito il mondo dell’auto ha portato ad un aumento esponenziale dei modelli ibridi oggi disponibili in commercio. Ce n’è di tutti i tipi e con vari livelli di elettrificazione, ma l’ibrido da cui tutto è partito (per così dire) è il full-hybrid. Si tratta del sistema più conosciuto e anche uno di quelli in grado di garantire il migliore rapporto tra costo di acquisto e livello di efficienza. Abbiamo quindi messo insieme cinque tra i modelli con i consumi di carburante più bassi oggi disponibili sul mercato.
La nostra Top 5
Ma come funziona un sistema ibrido full-hybrid? Le vetture full-hybrid sono dotate di un motore endotermico, solitamente a benzina, abbinato ad un motore elettrico effettivamente in grado di muovere l’auto a zero emissioni anche se per una manciata di chilometri. Ad alimentare la parte elettrica, infatti, provvede una batterie di piccole dimensioni (solitamente con una capacità che arriva al massimo a 2 kWh). Questa non ha bisogno di essere ricaricata alla spina, ma prende l’energia necessaria dal moto della vettura, recuperando cioè energia in fase di rilascio e frenata.
Toyota Yaris
Al primo posto della nostra classifica si posiziona la Toyota Yaris, che forte del suo powertrain ibrido assicura percorrenze molto contenute. È spinta da un motore di 1,5 litri con una potenza di 116 CV, abbinato di serie ad un cambio CVT che si dimostra perfetto per la guida in città. Disponibile unicamente con carrozzeria a cinque porte, ha una buona abitabilità e un bagagliaio sfruttabile.
Motore: 1.5 da 116 CV
Consumo: 3,8 l/100 km
<
div>
Renault Clio
Renault Clio E-Tech
Con l’ultima generazione la Renault Clio ha compiuto un passo avanti notevole, entrando nell’era dell’elettrificazione con la versione E-Tech. Il suo powertrain è molto particolare ed è costituito da un motore benzina e da due motori elettrici: il primo da trazione alla vettura, mentre il secondo serve da frizione e sincronizzatore per il cambio automatico. Uno schema quindi particolare, ma molto efficiente.
Motore: 1.6 da 143 CV
Consumo: 4,3 l/100 km
<
div>
Honda Jazz
Honda Jazz
Terzo gradino del podio per la Honda Jazz. Anche lei sfrutta un sistema ibrido particolare, costituito da un motore a benzina da 1,5 litri abbinato a due motori elettrici. La vera particolarità del sistema è data dal fatto che il powertrain è in grado di comportarsi come un ibrido in serie alle basse velocità: ciò significa che a dare trazione alla vettura è sempre e solo il motore elettrico mentre il benzina fa da generatore.
Motore: 1.5 da 109 CV
Consumo: 4,5 l/100 km
<
div>
Hyundai Kona
Hyundai Kona
Per chi ha bisogno di più spazio c’è la Hyundai Kona. La variante full-hybrid del Suv coreano si fa apprezzare soprattutto per la sua dinamica di guida. Il sistema ibrido le assicura una buona prontezza anche nella guida tra le curve, mentre il cambio a doppia frizione è garanzia di un buon piacere di guida. Nonostante le ottime prestazioni in gioco, la Kona è comunque in grado di assicurare consumi molto contenuti.
Motore: 1.6 da 141 CV
Consumo: 5 l/100 km
Lexus UX
Chiude la nostra classifica la Lexus UX. Scelta premium tra le vetture full-hybrid, rappresenta una valida alternativa per chi cerca una vettura ibrida, ma dai contenuti ricercati, senza per questo scegliere necessariamente la “solita tedesca”. Sotto il cofano poi, scalpitano 184 CV che la rendono la più prestazionale tra le vetture della nostra top 5, anche se a costo di un consumo leggermente più alto.
Per rendere sempre più agevole una manovra talvolta difficile o rischiosa nei sempre più stretti parcheggi delle nostre città, tra i varioptionalche si sono fatti largo negli ultimi anni troviamo isensori di parcheggio. Inoltre, la sempre maggiore diffusione deiSuv, di cui ècomplicato calcolare gli ingombri in fase di posteggio,ha reso via via più necessarioevitare di colpire accidentalmente ostacoli o altre automobili parcheggiate danneggiando o graffiando anche la propria. I sensori di parcheggio sono stati creati proprio perpreservare la carrozzeria in sinergia con altri dispositivi come le telecamere a 360° o la frenata automatica d’emergenza, in grado di funzionare anche in retromarcia.
Quando parliamo disensori di parcheggio, in senso stretto, indichiamo i dispositiviapposti sui paraurtianteriore e posteriorein grado di emettere onde ultrasoniche quando intercettano l’ostacolo più vicino e inviare efficacemente le informazioni ad una scheda elettronica. La loro posizione cerca di nonintaccare il design della vettura, mentreil segnale acustico che produconosi fa più intenso man mano che ci si avvicina all’ostacolo. I sensori di parcheggio si sono evoluti nel tempo fino a diventareuno dei più avanzati sistemi di assistenza alla guida, soprattutto lavorando congiuntamente a telecamere e Adas differenti.
Come funzionano i sensori di parcheggio
I sensori funzionano tramiteonde ultrasonicheche inviano alla centralina. Questa, definita controller, elabora le informazioni ed è collegata ad un altoparlante che emette a sua volta toni intermittenti con intensità e frequenza variabile per avvisare il conducente della variabilità della distanza e dell’approssimarsi del contatto. Talvolta, tramite l’utilizzo di Led, si attivano anche segnali luminosi.
È possibile installare i sensori di parcheggio sia sul paraurti anteriore che su quello posteriore. Il funzionamento dei due sistemi non differisce di molto, se non per il fatto che il sensore posteriore si attiva quando si innesta la retromarcia, avvisa solitamente il conducente a partire da 1,5 metri di distanza dall’ostacolo. Avvicinandosi, il segnale diventa via via più continuo ed intenso, fino ad un massimo di 40 centimetri circa dall’ostacolo.
Certo, i sensori di parcheggio possono sembrare ancora superflui al giorno d’oggi. Seppure inseriti nelle liste degli optional di vari costruttori da anni, nonché negli equipaggiamenti di serie delle vetture di fascia superiore o negli allestimenti più dotati, può capitare di non possederli al momento dell’acquisto e di pentirsene in seguito. In questo caso, è possibile porre rimedio con variesoluzioni aftermarket decisamente funzionali. Si possono mettere i sensori di parcheggioanche dopo l’acquisto dell’auto se questa ne è sprovvista? La risposta è sì e le offerte presenti online sono numerose ed adatte a tutte le tasche.
Montaggio dei sensori di parcheggio
Una volta acquistato l’impianto desiderato, non sarà complesso passare almontaggio dei sensori di parcheggio anteriori e posteriori. Innanzitutto, è consigliabile verniciare i sensori in tinta col paraurti, per evitare effetti antiestetici. Poi, utilizzando un metro lineare occorre misurare 50-70 cm da terra per disegnare la linea dei sensori, come riferimento per posizionarli correttamente. In seguito, è necessario forare il paraurti, due volte nella parte centrale e due volte per ogni lato, individuare il cavo collegato alla luce della retromarcia e inserire un cavo nell’occhiello collegato al fanale. Nel cofano posteriore è inoltre importante riservare uno spazio per allocare la centralina, collegando successivamente i cavi dei singoli sensori. Completate le operazioni all’esterno, bisogna installare lo schermo interfaccia dei sensori di parcheggio sul cruscotto. Il cavo del display deve passare sotto la pedaliera e sarà quindi necessario smontare il cruscotto. È infine raccomandabile fare una prova dei sensori per assicurarsi che il sistema funzioni correttamente.
Quanto costano i sensori di parcheggio?
Ilcosto dei sensori di parcheggiovaria a seconda che questo dispositivo venga scelto nella lista degli optional al momento dell’acquisto della vettura oppure successivamente. Nel primo caso i prezzi variano dai 350 euro per laFiat 500 elettrica, con sensori di parcheggio esclusivamente posteriori, ai 670 euro per quelli dellaBMW Serie 2 GranCoupé. Possono aumentare, però se si aumenta la qualità dei sensori: per esempio, sempre per 500 elettrica i sensori parcheggio 360° DRONE VIEWS costano 800 euro. Se, invece, volete spendere decisamente meno, sul mercato dell’aftermarket sono disponibilisensori autougualmente efficaci che partono da 80 euro per i solisensori di parcheggioposteriori, fino ad arrivare ai 110 euro per un dispositivo completo anche dei sensori anteriori.
Sensori di parcheggio: quali scegliere
Sul mercato sono presenti numerosetipologie di sensori di parcheggio, dotati di tecnologia wireless o elettromagnetici. Andiamo ad analizzarle.
Sensori di parcheggio wireless
Isensori di parcheggio wireless, come dice la stessa sigla, funzionano senza fili e non richiedono quindila foratura dei paraurti della vettura. Basterà posizionare i sensori di parcheggio wireless su un porta targa dedicato in grado di assicurarne l’alimentazione. All’interno, invece, Il display si collegaall’accendisigari della vettura e riceve informazionidai sensori di parcheggio proprio tramite la tecnologia Wi-Fi. Purtroppo, le opinioni su questi sensori di parcheggio wireless non sono del tutto favorevoli. Sono meno precisi dei sensori standard ed in alcuni casi le interferenzesul segnale possono renderli inutili.
Sensori di parcheggio elettromagnetici
Sempre evitando di praticare fori, al posto dei sensori ad ultrasuoni, si può apporre all’interno del paraurti una striscia adesiva con la medesima funzione, ovvero isensori di parcheggio elettromagnetici. La striscia adesiva, all’inserimento della retromarcia, viene attivata dalla centralina elettronica e genera un campo elettromagnetico. In presenza di ostacoli il campo elettromagnetico avvisa la centralina cheattiva il display e il segnale acustico per informare il conducente. Il prezzo, d’altra parte, è superiore rispetto alla soluzione standard.
I moderni sistemi di assistenza al parcheggio
Lavorando con telecamere posteriori o a 360°, decine di sensori e sistemi come la frenata assistita, l’assistente al parcheggio è in grado di fare molto più che semplicemente avvisare il conducente di un ostacolo che si avvicina. Sulla Mercedes Classe C All Terrain, per esempio, l’Active Parking Assist include sensori di parcheggio e telecamera per la retromarcia assistita. Su un modello come BMW Serie 2 Gran Coupé troviamo poi fra gli optional il Park Distance Control sia anteriore che posteriore, in grado di collaborare con il Parking Assist per gestire le manovre in ingresso ed in uscita al posto del conducente. Il sistema frena automaticamente se si avvicina ad un ostacolo ed è attivabile mediante tasto dedicato nella consolle centrale, da tenere premuto durante tutte le fasi del parcheggio.
Come esempio di versione ancora più avanzata della stessa tecnologia, si può infine citare il Pacchetto Remote Park Assist plus offerto per esempio su Audi A7. Questa versione permette un controllo da remoto, tramite app myAudi, dell’ingresso e dall’uscita da uno spazio di parcheggio. Anche qui, il conducente sarà costretto a monitorare l’operazione mantenendo premuto il pulsante sullo smartphone per tutta la sua durata. Di fatto, con quest’ultimo sistema, potrete scendere dall’automobile prima di parcheggiare o risalirci dopo che la vettura è uscita autonomamente dal parcheggio.
Giunta alla quarta generazione nel 2017, la Rio è un’utilitaria sobria e sportiveggiante al tempo stesso. Non sorprende che ancora dopo il restyling del 2021 resti modello di Kia più diffuso al mondo. La berlina del segmento B offre un buon rapporto qualità/prezzo e una migliore dotazione sia estetica che tecnologica. Debutta infatti il nuovo schermo touch da 8 pollici e la gamma motori comprende inedite varianti mild-hybrid da 48V, oltre alle solite benzina e GPL.
Grazie alle sue dimensioni compatte, la Kia Rio si inserisce di diritto tra le berline presenti nel segmento B. Rispetto alla terza generazione, la Rio è più lunga di 15 mm e arriva a toccare 4 metri e 6 centimetri mentre l’altezza è scesa a 1 metro e 45 centimetri (5 mm in meno della precedente). Il passo allungato di 10 mm e gli sbalzi anteriore e posteriore ridotti incrementano la sensazione di compattezza e allo stesso tempo aumentano lo spazio all’interno della vettura.
Dimensioni
Lunghezza
4.065 mm
Larghezza
1.725 mm
Altezza
1.450 mm
Passo
2.580 mm
Kia Rio: interni
Il design degli interni riprende lo stile semplice delle forme esterne. La plancia leggermente orientata verso il lato guidatore si sviluppa orizzontalmente e ospita nella parte centrale il nuovo schermo touchscreen da 8” abbinato alla radio DAB compatibile con Apple CarPlay e Android Auto affiancato da due bocchette dell’aria. Anche il quadro strumenti è digitale, accessibile tramite Supervision cluster da 3,5’’. I rivestimenti dei sedili, poi, sono in tessuto sulla versione base, mentre integrano la pelle artificiale su GT-Line.
Il buon livello di comfort è garantito da plastiche apprezzabili al tatto, da rifiniture curate e dal tanto spazio a bordo che permette di viaggiare in 5 persone senza particolari problemi. Il bagagliaio, inoltre, offre una discreta capacità che va dai 325 ai 980 litri se si reclinano i sedili. Sono diversi e aggiornati, infine, i sistemi Adas come la retrocamera con linee guida dinamiche, accessibili a partire dalla versione Style. Fra questi, troviamo il Lane Keeping Assist (LKA), il Forward Collision Avoidance assist (FCA) vetture, pedoni e ciclisti, l’High Beam Assist (HBA) e il Driver Attention Warning (DAW).
Kia Rio: esterni
La Kia Rio punta su un design semplice e moderno caratterizzato da un’unica carrozzeria a 5 porte. Nella parte frontale la due volumi riprende il corso stilistico della Casa coreana con la presenza della griglia Tiger Nose nera con cornice silver che si allarga fino ai gruppi ottici anteriori, a metà tra cofano e fiancata, con luci diurne a Led e di una grande presa d’aria affiancata da due rientranze che ospitano i fendinebbia anteriori.
Ulteriori chicche estetiche sono rappresentate dalla modanatura laterale nera di serie e dalla linea di cintura cromata disponibile per l’allestimento top di gamma. Anche la parte posteriore risulta molto equilibrata con il lunotto in posizione quasi verticale, i gruppi ottici orizzontali a Led e il paraurti in plastica nera. Per quanto riguarda l’offerta di cerchi in lega, ogni allestimento ha una versione dedicata, dai 15 ai 17 pollici.
Kia Rio: motori
La gamma della Kia Rio prevede quattro motorizzazioni a listino: una a benzina, una benzina-GPL (guidabile dai neopatentati) e due benzina mild-hybrid. Le prime due si basano entrambe su un 4 cilindri 1.2 ad iniezione Multi-Point, omologato Euro 6d-Temp, rispettivamente da 84 e 82CV. La versione GPL dispone di un serbatoio aggiuntivo da 47 litri. Tutti e due i powertrain sono abbinati esclusivamente alla trazione anteriore e al cambio manuale a 5 rapporti.
D’altra parte, per quanto riguarda le due versioni mild-hybrid, queste si basano sullo stesso 1.0 MHEV da in due livelli di potenza da 100 CV e 120 CV abbinati rispettivamente alla trazione manuale e a quella integrale.
Kia Rio: consumi
I consumi della Kia Rio variano in base al tipo di alimentazione scelta. Con il motore benzina 1.2 MPI il consumo nel ciclo combinato, secondo il protocollo WLTP, va dai 5,8 ai 6,4 l/100 km, mentre le emissioni di CO2 possono arrivare fino a 136 g/km. Questi valori salgono a 7,8 l/100km e 116 g/km con il 1.2 GPL.
Lato benzina mild-hybrid, l’1.0 MHEV MT da 100 CV consuma mediamente 5,0-5,5 l/100km, emettendo CO2 per 135,7 g/km. I dati lievitano leggermente per la versione da 120 CV con cambio DCT, attestandosi sui 5,1-5,5 l/100km e 126 g/km.
Kia Rio: allestimenti
La Kia Rio viene offerta a listino in un tre diversi allestimenti:
Urban: l’equipaggiamento di accesso alla gamma è già abbastanza completo.
Style: riconoscibile per un estetica più curata e più comfort interni
GT Line: la più equipaggiata e sportiva fra le versioni in gamma.
Urban: include Cerchi in acciaio da 15’’ e copricerchi integrati, Radio DAB con schermo, touchscreen da 8’’ con Apple CarPlay/Android Auto, Climatizzatore manuale, Supervision cluster da 3,5’’, Bluetooth con riconoscimento vocale, Servosterzo elettrico + volante regolabile in altezza e profondità, Modanatura laterale nera, Paraurti in tinta carrozzeria, Maniglie interne in vernice silver, Freni a disco anteriori.
Style: comprende Cerchi in lega da 15’’, Climatizzatore automatico, Lane Following Assist (LFA), Retrocamera con linee guida, dinamiche, Sensori di parcheggio anteriori e posteriori, Lane Keeping Assist (LKA), Luci di posizione anteriori a LED, Forward Collision Avoidance assist (FCA) vetture, pedoni e ciclisti, High Beam Assist (HBA), Driver Attention Warning (DAW), Retrocamera con linee guida dinamiche, Supervision cluster da 4,2’’, Finiture interne in high glossy black, Volante rivestito in pelle, Maniglie interne satinate, Pomello del cambio rivestito in pelle, Luci diurne anteriori a LED, Smart Cruise Control (SCC) (Solo con DCT), Drive mode select (Solo con 1.0 TGDI), Cruise control con speed limiter (Non con DCT).
GT Line: offre di serie Cerchi in lega da 17’’, Fari fendinebbia a LED, Pedaliera in alluminio, Retrovisori esterni con indicatori di direzione integrati a LED, Smart key con start button, Volante sportivo con forma a D e rivestito in pelle traforata, Vernice solida o metallizzata, Fari posteriori a LED, Porta USB posteriore (solo funzione di ricarica), Griglia anteriore in high glossy black con cornice cromata.
Kia Rio: perché comprarla
Maneggevolezza: le dimensioni compatte e l’ottima taratura dello sterzo la rendono perfetta per l’utilizzo urbano.
Prestazioni: l’accelerazione dell’1.0 turbo è buona, considerando che si tratta di una piccola utilitaria.
Spazio: l’organizzazione dello spazio fra i sedili e nel vano di carico rende Rio un’auto versatile e comoda al tempo stesso.
Kia Rio: prezzo
Di seguito il listino prezzi della Kia Rio aggiornato a dicembre 2022 :
Kia Rio GPL
Prezzo
Rio 1.2 LPG 82 CV Urban
17.450 €
Kia Rio Benzina
Prezzo
Rio 1.2 DPI 62 CV Style
17.450 €
Kia Rio Benzina Mild-Hybrid
Prezzo
Rio 1.0 MHEV 100 CV MT Style
19.450 €
Rio 1.0 MHEV 120 CV DCT Style
21.200 €
Su automobile.it è presente una ampia gamma di Kia Rio disponibili in vari allestimenti e motorizzazioni. Se siete interessati alla compatta coreana potrete certamente trovare il modello più adatto alle vostre esigenze.
Fra un semplice ausilio alla guida e un complesso sistema di guida autonoma, in vari livelli, c’è una grossa differenza. Si parla, ad ogni modo, dei sistemi di sicurezza Adas, ossia l’insieme dei dispositivi presenti sull’auto che permettono di aumentare sia il comfort che la sicurezza a bordo. Il progresso tecnologico su questo fronte è inarrestabile e così gli investimenti dei colossi dell’automotive nel settore sono in continua crescita.
Quando si parla di “sistema ADAS” si intendono letteralmente i sistemi avanzati di assistenza alla guida, sempre più presenti e numerosi sulle vetture di nuova omologazione. Fra gli esempi attualmente più diffusi sul mercato troviamo i sensori pioggia, il sensore crepuscolare, il cruise control adattivo, la frenata automatica d’emergenza, i sensori di parcheggio, l’avviso di cambio corsia o il riconoscimento automatico della segnaletica stradale. Ogni nuovo sistema elettronico di aiuto alla guida che verrà sviluppato per ridurre al minimo i rischi di incidente ed agevolare la vita a bordo dell’automobile andrà ad allargare l’offerta di Adas sul mercato.
Cruise Control: ACC
Ilcruise control adattivo (ACC)consente il controllo automatico della velocità. Basterà aver impostato la velocità di crociera desiderata e la distanza di sicurezza preferita. Grazie a questo dispositivo sarà quindi l’auto ad accelerare e frenare in base alle condizioni di traffico presenti ed il conducente avrà la possibilità di rilassarsi al posto di guida mantenendo sempre sotto controllo la situazione.
Avviso di collisione
Tra i sistemi di sicurezza per l’auto presenti ormai anche sulleutilitariepiù recenti, l’avviso di collisione frontale e posteriorefunziona grazie presenza di una videocamera o di un radar auto posto nella zona anteriore. Questo sistema di sicurezza ADASriconosce le situazioni di pericolo ed avvisa con un segnale acustico il guidatore. Il sistema di avviso di collisione posteriore ha il medesimo funzionamento in caso di tamponamento, e prima dell’impatto attiva i sistemi di sicurezza per preparare gli occupanti della vettura alla collisione. In alcune versioni, è anche in grado di attivare la frenata automatica d’emergenza.
Mantenimento di carreggiata
Altrisistemi di sicurezza autoche si stanno diffondendo sempre più rapidamente sulle moderne vetture sono quelli relativi al mantenimento di carreggiata. Anche in questo caso il cervello del veicolo interagisce con le telecamere ed i radar piazzati sulla vettura e riconosce la linea di demarcazione della carreggiata avvisando il guidatore quando la oltrepassa. Un esempio concreto viene dall’utilizzo in autostrada, dove il sistema ADAS interviene quando il conducente oltrepassa la linea di carreggiata senza aver prima utilizzato l’indicazione di direzione. Ilsistema ADAS di mantenimento della carreggiatapiù avanzato è il Lane Keeping System che, oltre ad avvisare il conducente del superamento della linea di corsia, riporta automaticamente il veicolo nella carreggiata.
Sistema riconoscimento segnaletica stradale
Il sistema di riconoscimento della segnaletica stradale, altresì detto Traffic sign recognition è fra i più recentiADAS introdotti sui veicoli di ultima generazione. Può individuare divieti di accesso, limiti di velocità, divieti di sorpasso e altri simili, comunicando poi con il sistema di infotainment i dati provenienti dalla telecamera spesso apposta nella zona superiore interna del parabrezza. In caso di infrazione avvisa il conducente tramite un allarme visivo e sonoro.
Sistema riconoscimento pedoni
I sistemi AEB sono ormai diffusissimi e avvisano il conducente in caso di rischio di urtare un pedone e, quando necessario, attivano la frenata d’emergenza. Queste funzionalità, tuttavia, lavorano peggio al buio: il rischio che si azionino in ritardo aumenta in assenza di una buona luminosità. Ad ogni modo, la combinazione di una telecamera e di un radar per captare le informazioni esterne alla vettura possono aumentare l’efficacia dell’AEB.
Sistemi ADAS obbligatori dal 2022
Dal 2022 gli ADAS, ossia i sistemi di sicurezza e assistenza alla guida, sono diventatiobbligatori in tutta Europa. Uno studio OCSE rivela infatti come le cause degli incidenti siano al 93% imputabili a un fattore umano. Per ridurre il numero di sinistri e aumentare la sicurezza stradale, a partire dal 7 luglio 2022 l’UE ha stabilito una lista obbligatoria di ADAS auto da inserire negli equipaggiamenti di serie.
La lista si compone di 7 sistemi. Si va dall’Intelligent Speed Assistance con possibilità di sblocco manuale al blocco motore con etilometro, anche se qui l’obbligatorietà riguarda solo la predisposizione della vettura all’installazione del sistema. Si prosegue poi con l’avviso di stanchezza del conducente, il mantenimento della carreggiata, la Frenata automatica di emergenza, concludendo infine con il sistema EDR (Event Data Recorder), cioè una scatola nera.
Prevenzione e sicurezza
La decisione di introdurre gli ADAS obbligatori è legata alle stime fatte dalla Commissione Europea, secondo cui questi sistemi di assistenza alla guida potranno prevenire circa 25.000 morti e 140.000 feriti sulle strade europee tra il 2022 ed il 2038.
A quanti si staranno chiedendo se con gli ADAS il costo delle auto aumenterà, l’UE risponde mettendo a disposizione un plafond di 450 milioni di euro da erogare agli Stati membri affinché collaborino all’applicazione del regolamento, evitando così l’aumento dei prezzi in listino.
I 5 livelli di guida autonoma
Quando si parla di guida autonoma ci si riferisce al risultato del lavoro congiunto svolto da buona parte di questi Adas. La loro combinazione può essere classificata in una scala di 5 livelli che definiscono una crescente automazione, come stabilito dalla SAE (Society of Automotive Engineers) nel 2014. A differenza del quinto livello, i primi quattro sono già stati raggiunti da vetture esistenti. Ad ogni modo, è bene ricordarlo, nessun sistema in commercio esclude ancora del tutto il guidatore dal controllo del mezzo.
Al livello 0 di guida autonoma il guidatore è in controllo completo e costante dei movimenti della vettura e delle modalità di guida. A partire dal livello 1, i sistemi adas possono eventualmente controllare sterzo e velocità reagendo alle informazioni esterne, mentre il guidatore controlla il resto. Ci si riferisce qui a sistemi come il mantenimento di corsia “base” e il cruise control adattivo. Il livello 2 definisce una parziale automazione della guida in cui il sistema può gestire autonomamente sterzo e velocità. Nel livello 3 di guida autonoma, invece, il conducente deve reagire tempestivamente quando il sistema lo richiede, mentre il resto del tempo si guida con automazione condizionata su tutti gli aspetti dinamici di guida. In autostrade o superstrade, per quanto non sia ancora permesso dalla legge in strade pubbliche, i sistemi di livello 3 possono far procedere un auto senza interventi da parte del conducente. Dal livello 4 si entra nell’alta automazione, dove il sistema è in grado di rispondere a situazioni dinamiche anche senza intervento richiesto dal conducente. Se per questo livello esistono solo prototipi, per l’ultimo, il quinto, non esistono ancora esemplari, nemmeno in prova. Il livello 5 rappresenta sostanzialmente la guida totalmente autonoma. Il conducente diventerebbe su queste vetture assolutamente superfluo.
A chi non capita di ricevere chiamate o messaggi quando si è alla guida? Ecco, uno dei peggiori vizi degli automobilisti è quello di utilizzare il cellulare e rispondere, distraendosi e mettendo in pericolo se stessi e gli altri. Spostare l’attenzione sugli apparecchi elettronici allunga decisamente i tempi di reazione, ma soprattutto comporta l’allontanamento delle mani dal volante ed in questo caso è vietato dal Codice della Strada, con multe che arrivano oltre i 600 euro.
Uso del cellulare alla guida: cosa dice il Codice della Strada
Per contrastare la piaga del cellulare alla guida, ill nostro Codice della Strada è intervenuto disciplinando la materia all’articolo 173, che recita testualmente al secondo comma: “È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’articolo 138, comma 11, e di polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie”. Più in generale, è vietato durante la marcia l’utilizzo di smartphone, computer portatili, notebook, tablet e dispositivi simili che di fatto impongono anche solo temporaneamente di staccare le mani dal volante.
Per non ricevere una multa è necessario non staccare neanche una mano dal volante e utilizzare la modalità in viva voce o avvalersi di cuffiette auricolari ad un volume ragionevole, cioè senza ridurre la sensibilità uditiva del conducente. Inoltre, è bene ricordare che la sentenza n. 23331/2020 della Corte di Cassazione ha specificato che anche quando ci si arresta per esigenze della circolazione, come per esempio davanti a un semaforo rosso, il divieto di utilizzare apparecchi elettronici resta valido.
Multa cellulare alla guida senza essere fermato
Il nostro Codice della Strada prevede per la guida con il cellulare sanzioni importanti, oltre alla perdita di 5 punti patente.
Sempre l’articolo 173, al comma 3 bis, dispone : “Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa da pagamento di una somma da euro 165 a euro 661. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio”.
È bene sottolineare come la sanzione per l’uso del cellulare alla guida possa essere comminata anche in assenza di contestazione immediata, ma purché il verbale sia valido è necessario che siano riportati con precisione gli estremi della violazione e l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata. Altrimenti, si potrà proporre ricorso presso il Giudice di Pace competente per territorio. Nel caso di contestazione non immediata, la multa sarà notificata all’indirizzo del trasgressore entro 90 giorni (che diventano 360 con residenza all’estero) dall’accertamento dell’infrazione.
Guida con cellulare: sanzioni con contestazione immediata
Qualora, invece, si venga fermati dagli agenti accertatori e si proceda alla multa telefonino contestazione immediata è bene sapere che gli importi della sanzione saranno quelli previsti dall’articolo 173 comma 3 bis del Codice della Strada.
Si andrà quindi da un minimo di 165 ad un massimo di 660 euro, ed in caso di nuova violazione entro due anni dalla prima si potrà essere soggetti alla sanzione della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi.
In caso di contestazione immediata, qualora vogliate proporre ricorso presso il Giudice di Pace contro il verbale è sempre utile far redigere all’agente accertatore le vostre ragioni così da avere un documento ufficiale da poter utilizzare in giudizio.
Contrastare l’utilizzo del cellulare alla guida
Da quasi tre anni circola in parlamento una proposta di legge approvata in Commissione Trasporti, ma ancora non votata, che porterebbe a un aumento deciso delle sanzioni per l’uso del telefono alla guida. Se dovesse approdare in Aula potrebbe innalzare la multa per prima infrazione e recidiva portandole rispettivamente a “forbici” di che vanno da 422 a 1.967 euro nel primo caso e da 644 a 2.588 euro nel secondo caso.
Se a seguito della prima infrazione si rischia la sospensione della patente da 7 giorni a 2 mesi e la decurtazione di 5 punti, per la recidiva si rischia di rimanere fino a 3 mesi senza patente e di perdere di 5 punti. Se poi venisse incluso l’uso del cellulare fra le aggravanti dell’omicidio stradale, fra cui figurano anche lo stato di ebbrezza o l’utilizzo di stupefacenti, l’infrazione dell’obbligo sarebbe ancora più punita nei relativi contesti. L’obiettivo di una legge simile è evidente, rispondere con maggiori sanzioni per scoraggiare l’uso del cellulare al volante, una delle principali cause di sinistri stradali.
Ritiro patente per cellulare alla guida
Gli incidenti provocati per l’utilizzo del cellulare alla guida sono sempre troppo numerosi e l’opinione pubblica ha spesso sollecitato il legislatore ad intervenire con il ritiro patente in caso di utilizzo del cellulare.
Purtroppo nessuna novità è arrivata in merito ed attualmente l’unica sanzione è quella indicata in precedenza della sospensione della patenteda uno a tre mesi in caso di recidiva nel biennio successivo (art. 173 comma 3-bis CdS). Come anticipato, però, la proposta di legge approvata in Commissione Trasporti pianifica di applicare sospensione della patente già dalla prima infrazione, con durata stabilita da 7 giorni a 2 mesi.
GUARDA I NOSTRI VIDEO CON FJONA
Cose da sapere
A quanto ammonta la multa per guida con cellulare?
La multa per guida con cellulare va da un minimo di 165 ad un massimo di 660 euro, ed in caso di nuova violazione entro due anni dalla prima si potrà essere soggetti alla sanzione della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi.
È possibile ricevere una multa per guida con cellulare senza constatazione immediata?
La sanzione per l’uso del cellulare alla guida può avvenire anche in assenza di contestazione immediata, ma purché il verbale sia valido è necessario che siano riportati con precisione gli estremi della violazione e l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata.
In caso di guida con cellulare si rischia il ritiro della patente?
Il Codice della Strada non prevede il ritiro della patente in caso di guida con cellulare, ma in caso di recidiva entro due anni dalla prima violazione è prevista la sospensione della patente da uno a tre mesi.
Con il lancio della 500e, Abarth è ufficialmente entrata in una nuova era. Il primo modello completamente elettrico dello Scorpione, il costruttore compie un importante passo verso il futuro, senza però tagliare completamente i ponti con il passato: la 500 Abarth alimentata dai tradizionali propulsori a benzina, infatti, continuerà ad essere prodotta ancora per diverso tempo.
Abarth 500e
Abarth 500e
La prima elettrica di Abarth è sviluppata sulla base della Fiat 500e. Ad alimentarla, infatti, è la medesima batteria da 42 kWh, che manda energia ad un motore posizionato tra le ruote anteriori, capace di sviluppare una potenza di 155 CV per 235 Nm di coppia. Numeri che le assicurano uno scatto da 0 a 100 km/h in 7 secondi netti e prestazioni simili a quelle della variante meno potente della 500 Abarth a benzina, quella da 165 CV. Nella prima fase di commercializzazione l’unico allestimento disponibile sarà la serie speciale Scorpionissima, ordinabile a partire da febbraio 2023, caratterizzata da una dotazione particolarmente ricca, proposta ad un prezzo di 43.000 euro.