ABS auto: cos’è e come funziona il sistema antibloccaggio

Il progresso tecnologico ha contribuito in modo determinante ad aumentare la sicurezza delle vetture. Su quelle moderne, ormai da parecchi anni, è presente l’ABS, il sistema antibloccaggio fondamentale per avere sempre la direzionalità dell’avantreno in caso di frenata improvvisa.

INDICE
 Cos’è l’ABS
 ABS: significato
 ABS auto: come funziona?
  Spia ABS accesa, cosa fare?
 ABS e impianto frenante: quando fare la revisione

Con la sigla ABS si indica un sistema di assistenza alla frenata la cui funzione principale è quella di evitare che le ruote si blocchino quando la frenatura avviene su terreni scivolosi o in maniera violenta. Grazie all’ABS viene diminuita la forza della frenata indipendentemente dalla pressione esercitata sul pedale, e così facendo si ottiene una maggiore aderenza delle gomme ed un miglior controllo.

L’ABS è stato inventato dalla Volvo, ma la commercializzazione è merito di Bosch che già nel 1965 aveva sviluppato un dispositivo in grado di evitare il bloccaggio delle ruote in frenata. La sigla ABS è l’acronimo del termine tedesco “Antiblockiersystem“, cioè “sistema antibloccaggio”, e spiega esattamente il compito svolto dal sistema.

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Il funzionamento dell’ABS è garantito da sensori posizionati sulle singole ruote che si interfacciano con una centralina elettronica. Questa calcola la velocità di rotazione di ogni singola ruota e qualora rilevi il bloccaggio di una o più ruote in frenata, interviene sulla pompa idraulica per diminuire la forza di frenata. In questo caso sarà quindi la centralina a dosare correttamente la  forza frenante evitando la perdita di direzionalità del mezzo.

Nel momento in cui entra in azione l’ABS l’automobilista avvertirà una vibrazione nel pedale del freno. Sarà fondamentale non diminuire la pressione sul pedale per annullare l’entrata in funzione del dispositivo.

Al momento dell’accensione del motore, sul cruscotto di ogni vettura dotata di ABS si illuminerà la spia, solitamente di colore rosso, dedicata all’ABS. In caso di corretto funzionamento questa si spegnerà automaticamente dopo qualche istante, mentre, in caso di malfunzionamento, resterà illuminata ed indicherà un malfunzionamento del sistema. In questo caso è opportuno recarsi immediatamente presso una officina per verificare il problema.

Per essere certi che l’impianto frenante e l’ABS siano sempre in perfetta efficienza è opportuno procedere ad un controllo periodico di entrambi i sistemi. Questo vale non solo per le componenti meccaniche dei freni, come dischi e pastiglie, che inevitabilmente si usurano con l’utilizzo, ma anche per quelle elettroniche dell’ABS, come il collegamento tra i sensori ed i cavi. Ad ogni tagliando, quindi, è sempre valido il consiglio di far analizzare lo stato di usura di entrambi i dispositivi per essere certi di trovarsi alla guida di una vettura che garantisca la massima sicurezza.

Cose da sapere

Cos’è l’ABS?

Con la sigla ABS si indica un sistema di assistenza alla frenata la cui funzione principale è quella di evitare che le ruote si blocchino quando la frenatura avviene su terreni scivolosi o in maniera violenta.

Come funziona l’ABS?

Il funzionamento dell’ABS è garantito da sensori posizionati sulle singole ruote che si interfacciano con una centralina elettronica. Questa calcola la velocità di rotazione di ogni singola ruota e qualora rilevi il bloccaggio di una o più ruote in frenata, interviene sulla pompa idraulica per diminuire la forza di frenata. Sarà la centralina a dosare correttamente la  forza frenante evitando la perdita di direzionalità del mezzo.

Cosa significa se la spia dell’ABS rimane accesa?

Al momento dell’accensione del motore, sul cruscotto di ogni vettura dotata di ABS si illuminerà la spia, solitamente di colore rosso, dedicata all’ABS. In caso di corretto funzionamento questa si spegnerà automaticamente dopo qualche istante, mentre, in caso di malfunzionamento, resterà illuminata ed indicherà un malfunzionamento del sistema.

Quando fare la revisione dell’ABS?

Per essere certi che l’impianto frenante e l’ABS siano sempre in perfetta efficienza è opportuno procedere ad un controllo periodico di entrambi i sistemi. Questo vale non solo per le componenti meccaniche dei freni, come dischi e pastiglie, che inevitabilmente si usurano con l’utilizzo, ma anche per quelle elettroniche dell’ABS, come il collegamento tra i sensori ed i cavi.

Rodaggio auto: perché farlo e per quanti chilometri?

rodaggio

Quando si acquista un’auto nuova è buona regola rispettare un periodo di rodaggio nei periodi iniziali così da tutelare le componenti meccaniche e non stressarle prima dell’assestamento. Scopriamo come effettuarlo e quanto dura.

INDICE
 Rodaggio auto: significato
 Rodaggio auto nuova
  Come fare il rodaggio auto
 Rodaggio auto diesel e benzina: le differenze
 Quanto dura il rodaggio auto
 Rodaggio auto moderne: serve ancora?

Con la definizione di rodaggio auto si intende la procedura che solitamente viene effettuata al momento dell’acquisto di una vettura nuova per fare in modo che nei primi 1000 Km di vita del veicolo le componenti meccaniche abbiano modo di assestarsi.

Durante questo periodo, quindi, si dovrà evitare di sforzare l’auto nuova di fabbrica ed evitare di tirare al massimo il motore per far sì che le componenti raggiungano determinate tolleranze di assemblaggio.

La procedura di rodaggio, come detto, deve essere effettuata in caso di acquisto di auto nuova così da preservare a lungo la meccanica. Nei primi 1000 Km di utilizzo si dovrà rispettare particolarmente il mezzo in modo che tutti gli ingranaggi possano assestarsi per poi rendere al meglio quando sarà terminata questa fase.

Per eseguire correttamente il rodaggio auto sarà sufficiente non stressare la propria vettura nuova nei primi mesi di vita. Se si è tentati dal cercare subito il massimo delle prestazioni del motore è bene tenere a freno questi pruriti sportivi ed attendere il compimento dei primi 1000 Km nel corso dei quali si dovrà adottare una particolare cautela rispettando tutte le componenti meccaniche quando si è alla guida. Se, ad esempio, si utilizza il mezzo in autostrada sarà opportuno evitare di superare i 2.500 giri nella fase di rodaggio così da consentire al motore di assestarsi completamente.

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Sia che si acquisti un’auto a benzina che diesel il rodaggio deve essere effettuato. La differenza, però, risiede nella durata di questa procedura. Se per i motori a benzina è bene effettuare il rodaggio per i primi mille chilometri di vita del veicolo, per quelli diesel è consigliabile effettuare questa operazione per un periodo pari a 3.000 chilometri. Questa differenza è dovuta da un periodo d’assestamento delle parti in movimento un po’ più prolungato sulle vetture diesel rispetto alle componenti di un motore a benzina.

Non esiste una regola generale circa la durata del rodaggio ma, come abbiamo già indicato in precedenza, per le vetture alimentate a benzina è opportuno non sforzare il motore nei primi 1000 Km di vita dell’auto, mentre per quelle alimentate a gasolio questo procedimento deve essere effettuato nel corso dei primi 3000 Km. La procedura di rodaggio viene solitamente riportata nel libretto di uso e manutenzione di ogni veicolo e una buona prassi è quella di scaldare il motore per qualche minuto all’avvio, così da consentire al lubrificante di entrare in circolo correttamente anche nei punti più critici. Analogamente è consigliabile utilizzare spesso il cambio per viaggiare a regimi intermedi e quindi non mantenere velocità costanti così da differenziare il livello di vibrazioni che interessano le parti meccaniche e le condizioni di lubrificazione.

Si sente spesso dire che il rodaggio non è più necessario con le vetture moderne. In realtà, nonostante il progresso tecnologico, è sempre opportuno rispettare la meccanica dell’auto nei primi chilometri di vita della stessa così da garantire una maggiore durata alle componenti. Anche per le auto moderne, quindi, oltre alle precauzioni nell’utilizzo del motore, sarà importante avere particolare cura sia dell’impianto frenante che di tutte le altre componenti di utilizzo quotidiano come l’impianto di aria condizionata, l’impianto di illuminazione, i sistemi di assistenza alla guida ed ogni altro accessorio presente sulla vettura per verificare l’effettivo funzionamento.

Cose da sapere

Cos’è il rodaggio?

Con la definizione di rodaggio auto si intende la procedura che solitamente viene effettuata al momento dell’acquisto di una vettura nuova per fare in modo che nei primi 1000 Km di vita del veicolo le componenti meccaniche abbiano modo di assestarsi.

Come fare il rodaggio ad un’auto nuova?

La procedura di rodaggio deve essere effettuata in caso di acquisto di auto nuova così da preservare a lungo la meccanica. Nei primi 1000 Km di utilizzo si dovrà rispettare particolarmente il mezzo in modo che tutti gli ingranaggi possano assestarsi per poi rendere al meglio quando sarà terminata questa fase.

Quanto dura il rodaggio?

Per eseguire correttamente il rodaggio auto sarà sufficiente non stressare la propria vettura nuova nei primi mesi di vita.  Se, ad esempio, si utilizza il mezzo in autostrada sarà opportuno evitare di superare i 2.500 giri nella fase di rodaggio così da consentire al motore di assestarsi completamente.

Ci sono differenze tra il rodaggio di un’auto diesel e di un’auto a benzina?

Se per i motori a benzina è bene effettuare il rodaggio per i primi mille chilometri di vita del veicolo, per quelli diesel è consigliabile effettuare questa operazione per un periodo pari a 3.000 chilometri.

Le auto moderne hanno bisogno di rodaggio?

Si sente spesso dire che il rodaggio non è più necessario con le vetture moderne. In realtà, nonostante il progresso tecnologico, è sempre opportuno rispettare la meccanica dell’auto nei primi chilometri di vita della stessa così da garantire una maggiore durata alle componenti.

Come caricare la batteria auto? Ecco gli step da seguire

Come caricare la batteria della macchina? Ecco i 3 step da seguire

Trovarsi con la batteria auto scarica è un’esperienza che tutti hanno vissuto. La sensazione di impotenza quando si tenta di avviare il motore e non succede nulla è ben nota. Sapere come caricare la batteria dell’auto si rivela fondamentale per evitare di restare bloccati ed essere costretti a chiamare l’assistenza.

INDICE
 Carica batteria auto: come capire se la batteria è scarica
 Come caricare la batteria auto
 Cavi batteria auto: come e quando utilizzarli
 Caricare batteria auto con caricabatterie
 Ricaricare la batteria auto a spinta
 Tempo di ricarica batteria auto
 Quanti km servono per ricaricare batteria auto?
  Ricaricare batteria auto completamente scarica
 La carica batteria auto non funziona: quanto costa comprarne una nuova?

Ci sono alcuni segnali che indicano che la batteria auto è scarica e quello più comune si verifica al momento dell’accensione. Se quando si gira la chiave nel blocchetto si avverte uno strano numero proveniente dal motorino di avviamento, questo è il segnale che la batteria è scarica, mentre se le spie del cruscotto non si accendono assolutamente allora le cause potranno essere o quelle di una batteria che abbia ceduto di colpo o quelle di una batteria scollegata.

Ogni automobilista che si rispetti dovrebbe sapere come caricare la batteria auto così da non trovarsi in difficoltà nell’ipotesi in cui la vettura non si accenda. Si possono provare differenti tecniche che vi indichiamo di seguito.

Caricare la batteria auto con i cavi è il metodo più comune e conosciuto. Si dovranno collegare i cavi prima all’auto dotata di batteria carica e successivamente a quella scarica facendo attenzione a rispettare i poli positivi e negativi. Successivamente si dovrà mettere in moto l’auto con batteria scarica tenendo il motore ad un regime di rotazione di circa 2000 giri per alcuni secondi e successivamente scollegare i cavi lasciando il motore ancora acceso.

Se si ha a disposizione un caricabatterie si potrà procedere all’operazione di ricarica senza la necessità di avere una vettura con batteria carica nelle vicinanze. Si potrà collegare l’auto al caricabatterie facendo sempre attenzione ai poli negativi e positivi. I modelli più recenti di caricabatterie permettono ricariche rapide o d’emergenza e sono quelle indicate nel caso di batteria scarica.

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Se non si hanno a disposizione i cavi di ricarica o un caricabatterie si potrà far partire l’auto a spinta. In questo caso sarà necessario trovare un volontario che spinga la vostra vettura mentre voi siete al volante.

Tenete premuta la frizione, inserite la seconda e quando la velocità di spinta sarà sufficiente rilasciate di colpo la frizione per mettere in moto l’auto e recarvi così dal vostro elettrauto di fiducia.

Nel momento in cui si sarà riusciti a mettere in moto la vettura con i metodi indicati in precedenza sarà sufficiente attendere pochi minuti per avere a disposizione una batteria parzialmente ricaricata.

Se, ad esempio, si è effettuata la ricarica con i cavi sarà sufficiente mantenere le due auto collegate con i cavi per una decina di minuti per poi procedere al distacco, partendo dai poli negativi per poi procedere con quelli positivi.

Se non si utilizza con frequenza la propria vettura è comune trovarsi con la batteria auto scarica. Per evitare questo problema è sempre opportuno percorrere almeno 15-20 chilometri per mantenere carica la batteria auto.

Se la batteria risulta completamente scarica si può provare ad eseguire una ricarica lenta per almeno 24 ore e solo al termine di questo periodo provare ad accendere l’auto normalmente con la chiave per vedere se il procedimento ha funzionato o meno.

Se i metodi di ricarica indicati in precedenza non hanno funzionato si sarà costretti ad acquistare  una batteria auto nuova. Il costo varia da 40 a 200 euro a seconda delle caratteristiche del modello, ed a questo prezzo si dovrà aggiungere quello della manodopera dell’elettrauto che procederà alla sostituzione.

Cose da sapere

Come capire se la batteria auto è scarica?

Ci sono alcuni segnali che indicano che la batteria auto è scarica e quello più comune si verifica al momento dell’accensione. Se quando si gira la chiave nel blocchetto si avverte uno strano numero proveniente dal motorino di avviamento, questo è il segnale che la batteria è scarica,

Come ricaricare la batteria dell’auto?

Ogni automobilista dovrebbe sapere come caricare la batteria auto così da non trovarsi in difficoltà nell’ipotesi in cui la vettura non si accenda. Si possono provare differenti tecniche: collegare la batteria alla batteria di un’altra auto con i cavi, utilizzare un caricabatterie e far ripartire l’auto a spinta.

Quanto tempo serve per ricaricare la batteria dell’auto?

Nel momento in cui si sarà riusciti a mettere in moto la vettura con i cavi, il caricabatterie o a spinta, sarà sufficiente attendere pochi minuti per avere a disposizione una batteria parzialmente ricaricata.

Cosa fare se la batteria dell’auto è completamente scarica?

Se la batteria risulta completamente scarica si può provare ad eseguire una ricarica lenta per almeno 24 ore e solo al termine di questo periodo provare ad accendere l’auto normalmente con la chiave per vedere se il procedimento ha funzionato o meno.

Quanto costa una batteria auto nuova?

Il costo di una batteria auto nuova varia da 40 a 200 euro a seconda delle caratteristiche del modello, ed a questo prezzo si dovrà aggiungere quello della manodopera dell’elettrauto che procederà alla sostituzione.

Quanto costa avere un’auto in Italia?

Quanto costa avere un'auto in Italia? 6

Fin dal momento del boom della motorizzazione di massa, avvenuta ormai più di mezzo secolo fa, quella dell’automobile ha sempre rappresentato una delle principali voci di spesa nel bilancio annuale delle famiglie italiane. Oggi le cose sono leggermente cambiate. Soprattutto nell’ultimo anno, a causa della pandemia da Coronavirus, le finanze degli italiani si sono spostate su beni diversi. In primis per una questione puramente economica e, in secondo luogo, per via dei lunghi periodi di chiusura che hanno inevitabilmente portato a periodi relativamente lunghi di inutilizzo delle automobili.

Ad ogni modo, le spese inerenti l’assicurazione RCA, il bollo, il tagliando e soprattutto il carburante comportano ogni anno un investimento importante per gli automobilisti italiani. Ma questi costi non sono identici in tutta la Penisola, ma variano da regione a regione, soprattutto quando si parla di premi assicurativi.

 

INDICE
Media nazionale e confronti regionali
RC Auto
Carburante
Tagliando e bollo
Calcolo costo annuale: come fare

 

Come dicevamo, la pandemia da Coronavirus ha modificato leggermente i costi di manutenzione di un’auto in Italia. Nel 2019, il costo medio annuo per il mantenimento di un’auto si attestava sui 1.600 euro, mentre nel 2020, questa cifra è scesa fino a 1.492 euro, ovvero il 7,4% in meno. Su questa cifra una delle componenti con il peso maggiore è rappresentata dal carburante, che incide mediamente per circa 775 euro, mentre per l’assicurazione occorrono in media 532 euro.

Tuttavia, queste cifre possono variare anche in maniera considerevole in base alla regione nella quale ci si trova a vivere. La regione migliore sotto questo punto di vista è la Valle d’Aosta, che nel 2020 ha registrato un costo medio di 1.240 euro. Quella più cara per il mantenimento di un’auto è stata invece la Campania, con un prezzo medio annuale che è arrivato fino a 2.032 euro.

 Regione Costi manutenzione
Friuli Venezia Giulia 1.563 euro
Lombardia 1.535 euro
Emilia Romagna 1.388 euro
Sardegna 1.431 euro
Marche 1.419 euro
Valle d’Aosta 1.240 euro
Basilicata 1.357 euro
Lazio 1.606 euro
Piemonte 1.432 euro
Sicilia 1.444 euro
Liguria 1.341 euro
Abruzzo 1.452 euro
Puglia 1.443 euro
Toscana 1.466 euro
Trentino 1.579 euro
Calabria 1.593 euro
Veneto 1.550 euro
Molise 1.475 euro
Umbria 1.508 euro
Campania 2.032 euro

Come dicevamo, la Polizza RC Auto, che oltre tutto è obbligatoria per poter circolare con la propria vettura, rappresenta una delle principali voci di spesa ogni anno per gli automobilisti italiani. Questa nel 2020 ha inciso per un importo medio di 532 euro, dato in calo rispetto al 2019 quando il costo medio era di 573 euro, pur rappresentando ancora comunque il 35% del costo totale del mantenimento annuale di un’auto.

Anche in questo caso, il costo della RC Auto cambia notevolmente da regione a regione. Anche in questo caso, la Campania detiene la maglia nera dei costi assicurativi, con una media di 1.505 euro, ovvero il 50% della spesa complessiva di mantenimento dell’auto. La regione più virtuosa per quanto concerne l’RC Auto è invece la Valle d’Aosta, con un costo medio di 340 euro.

Assicurazione auto a rate

 

Altra importante voce di spesa nel bilancio annuale di mantenimento di un’auto in Italia è il carburante. Come dicevamo, il prezzo medio per il rifornimento nel nostro Paese si attesta intorno ai 775 euro. Una cifra comunque al ribasso rispetto al 2019 quando questa voce di spesa pesava per 891 euro.

La regione in cui il costo medio del carburante è più basso è il Molise, dove all’anno si spendono in media 678 euro. All’opposto, le regioni in cui questa voce di spesa ha il prezzo più alto sono il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia. In entrambe queste regioni la spesa media per il carburante si posiziona a 985 euro.

revisione-bombole-metano

 

 

Ultima voce da considerare quando si devono calcolare i costi di manutenzione auto è quella inerente le spese per la revisione e il bollo auto.

L’influenza di questi costi è marginale rispetto alle altre voci di spesa annuali. In Media, nel 2020 per bollo e revisione si sono spesi circa 242 euro sull’intero territorio nazionale. In questo caso la regione in cui si spende meno è la Liguria, con un prezzo medio di 189 euro, mentre quella più cara è il Lazio, con un prezzo medio di ben 443 euro, ovvero quasi il doppio della media nazionale.

Come si controlla la scadenza della revisione dell'auto

 

Quanto costa mantenere una macchina all’anno? Per effettuare un calcolo dei costi manutenzione auto annuali si possono scegliere due alternative. Se sei già proprietario di un’auto e sei deciso a tenere sotto controllo le spese che ne riguardano la gestione, la soluzione più semplice consiste nel tenere traccia di tutti i costi sostenuti mensilmente ed effettuare la somma al termine di ogni anno.

La seconda, utile se sei intenzionato ad acquistare un’auto nuova o usata,  consiste nell’utilizzare i calcolatori presenti online, in cui è possibile indicare valori come il costo di acquisto dell’auto, il tasso di interesse per il finanziamento, i chilometri percorsi all’anno, il costo dell’assicurazione, del bollo e del carburante, l’età della vettura, le spese di manutenzione straordinaria ed ordinaria, per conoscere con dovizia di particolari i costi di manutenzione auto da sostenere ogni anno.

 

Quanto costa cambiare la cinghia di distribuzione e ogni quanto fare la sostituzione

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La manutenzione della propria vettura è una pratica da rispettare scrupolosamente per trovarsi sempre alla guida di un mezzo in perfetta efficienza. La sostituzione della cinghia di distribuzione, però, è una operazione spesso dimenticata che può comportare danni enormi.

INDICE
Cinghia di distribuzione: cos’è e a cosa serve
A quanti km si cambia la cinghia di distribuzione
Cinghia di distribuzione: il costo per la sostituzione
Cinghia di distribuzione rotta: cosa fare
Rumore cinghia distribuzione: le possibili cause

Con la definizione cinghia di distribuzione si intende un componente fondamentale del propulsore realizzato in materiale elastico che ha la funzione di sincronizzare l’albero motore con l’albero a camme.

La cinghia di distribuzione è soggetta ad una tensione importante ed una eventuale lacerazione del tessuto elastico può comportare il disallineamento dell’albero motore con quello a camme e la rottura di pistoni, valvole ed in alcuni casi della pompa dell’acqua.

Per capire quando cambiare correttamente la cinghia di distribuzione è sempre opportuno consultare il libretto di uso e manutenzione del proprio veicolo dove saranno indicati gli intervalli chilometrici.

In linea generale si può dire che in caso di utilizzo frequente dell’auto è opportuno effettuare la sostituzione tra i 60.000 ed i 120.000 chilometri, mentre se l’ utilizzo è sporadico si potrà provvedere alla sostituzione della cinghia di distribuzione ogni cinque o sei anni.

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Non esiste un tariffario unico relativo al costo per la sostituzione della cinghia di distribuzione. In generale si può affermare che il prezzo per questa operazione si aggiri sui 100 euro fino ad arrivare a 600 in caso di riparazione dei componenti come la pompa dell’acqua, i tenditori ed i cuscinetti.

Ben più elevato è il costo in caso di rottura della cinghia di distribuzione. Qui l’importo della spesa può arrivare anche a 1.000 euro a seconda dei guasti provocati sul motore perché ad essere interessati saranno i pistoni, le valvole, l’albero motore ed in alcuni casi la pompa dell’acqua. Per questa ragione è sempre bene procedere ad una manutenzione scrupolosa e rispettare gli intervalli di sostituzione indicati nel libretto fornito dalla Casa costruttrice.

In alcuni casi è possibile avvertire un cigolio proveniente dalla cinghia di distribuzione fin quando il motore non raggiunge la corretta temperatura di esercizio. Questo capita maggiormente nei mesi freddi e umidi, due elementi non proprio graditi ai cuscinetti che tengono in tensione la cinghia.

Se questi componenti non sono usurati non sarà necessario procedere alla loro sostituzione, mentre se si è superato l’intervallo prestabilito per il cambio della cinghia di distribuzione sarà fondamentale cambiare anche i cuscinetti oltre alla cinghia.

Cose da sapere

Cos’è la cinghia di distribuzione?

Con la definizione cinghia di distribuzione si intende un componente fondamentale del propulsore realizzato in materiale elastico che ha la funzione di sincronizzare l’albero motore con l’albero a camme.

Ogni quanti chilometri si deve sostituire la cinghia di distribuzione?

Per capire quando cambiare correttamente la cinghia di distribuzione è sempre opportuno consultare il libretto di uso e manutenzione del proprio veicolo dove saranno indicati gli intervalli chilometrici. In linea generale si può dire che in caso di utilizzo frequente dell’auto è opportuno effettuare la sostituzione tra i 60.000 ed i 120.000 chilometri, mentre se l’ utilizzo è sporadico si potrà provvedere alla sostituzione della cinghia di distribuzione ogni cinque o sei anni.

Quanto costa sostituire la cinghia di distribuzione?

Non esiste un tariffario unico relativo al costo per la sostituzione della cinghia di distribuzione. In generale si può affermare che il prezzo per questa operazione si aggiri sui 100 euro fino ad arrivare a 600 in caso di riparazione dei componenti come la pompa dell’acqua, i tenditori ed i cuscinetti.

Quali possono essere le cause se la cinghia di distribuzione fa rumore?

In alcuni casi è possibile avvertire un cigolio proveniente dalla cinghia di distribuzione fin quando il motore non raggiunge la corretta temperatura di esercizio. Questo capita maggiormente nei mesi freddi e umidi, due elementi non proprio graditi ai cuscinetti che tengono in tensione la cinghia.

Colonnine ricarica auto elettriche: come funzionano e dove trovarle

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La mobilità elettrica ormai è una realtà. I costruttori stanno investendo risorse ingenti per proporre sul mercato modelli a zero emissioni con autonomia sempre maggiore ed i consumatori stanno rispondendo positivamente a questo cambiamento epocale. Sulle strade, poi, si stanno moltiplicando le colonnine di ricarica elettrica. Scopriamo come funzionano.

 INDICE
 Colonnine ricarica auto elettriche: cosa sono
 Colonnine elettriche pubbliche e private: le differenzea
 Colonnine elettriche: le modalità di ricarica
 Stazioni ricarica auto elettriche
 Colonnine ricarica auto elettriche autostrada
 App per colonnine elettriche
 Abbonamento ricarica auto elettrica: i costi
 Distributori energia elettrica auto

Con la definizione di colonnina di ricarica auto elettriche si definiscono tutti quei dispositivi presenti su strada presso i quali è possibile effettuare il pieno di energia alle batterie della vettura. Non esiste una forma standard per queste colonnine, e la ricerca sta studiando anche sistemi ad induzione che in futuro potranno consentire agli automobilisti di fare a meno del cavo di ricarica.

Esistono due tipologie di colonnine elettriche: pubbliche e private. Le prime sono installate da fornitori di energia e gestori di rete e possono essere posizionate nelle strade pubbliche oppure nei parcheggi pubblici situati presso gli aeroporti o le stazioni ferroviarie, mentre le seconde sono quelle allacciate alla rete locale e presenti presso le abitazioni, i posteggi dei negozi, dei ristoranti, degli hotel e così via.

Al momento la tecnologia prevede quattro differenti modalità di ricarica:

1) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa solamente in ambiente domestico privato. È possibile utilizzare una semplice presa domestica o una presa industriale fino a 32 A;

2) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa in ambiente domestico e pubblico. Sul cavo di alimentazione del veicolo è presente un dispositivo denominato Control Box (Sistema di sicurezza PWM) che garantisce la sicurezza delle operazioni durante la ricarica. Le prese utilizzabili sono quelle domestiche o industriali fino a 32 A;

3) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A o mediamente rapida (30 min – 1 h) a 63 A, 400V (Modalità con sistema di sicurezza PWM), ammessa in ambiente domestico e pubblico. La ricarica deve avvenire tramite un apposito sistema di alimentazione dotato di connettori specifici;

4) Ricarica ultra rapida (5-10 min) in corrente continua fino a 200 A, 400 V, ammessa solamente in ambiente pubblico. Con questo sistema è possibile ricaricare i veicoli in alcuni minuti, il caricabatterie è esterno al veicolo

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Conoscere in anticipo dove si trovano le colonnine elettriche per la ricarica è un aspetto fondamentale per un corretto utilizzo della vettura. Solo così, infatti, si potrà programmare correttamente un viaggio senza l’ansia di restare a secco di energia.

Per sapere dove sono posizionate le colonnine di ricarica elettrica si potranno consultare sia i numerosi siti web o le app dedicate così da avere sempre a portata di mano ed in tempo reale tutte le informazioni.

Come abbiamo accennato in precedenza, conoscere in anticipo dove sono posizionate le colonnine elettriche si rivela ad oggi ancora fondamentale per effettuare un viaggio in autostrada.

Al momento lo sviluppo delle colonnine di ricarica sulla rete autostradale sta proseguendo spedito e grazie ad un emendamento alla Legge di Bilancio del 2021 è stato previsto l’obbligo di installazione di colonnine di ricarica veloce ogni 50 Km sulla rete autostradale.

La possibilità di consultare tramite il proprio smartphone dove si trova la colonnina elettrica più vicina è senza dubbio una delle maggiori comodità apprezzate dai possessori di auto elettriche.

Sono numerose le app disponibili sugli store virtuali:

  • JuicePass

L’applicazione di Enel X è una delle migliori app in circolazione sui servizi di ricarica. Disponibile gratuitamente su Apple Store e Play Store, JuicePass permette agli utenti di visualizzare e prenotare le colonnine nella zona oltre a monitorare da remoto il processo di ricarica ed effettuare il pagamento.

  • Plug&Go

L’applicazione Plug&Go di Edison, disponibile gratuitamente sia per iOS sia per Android permette di filtrare le colonnine in base a diversi parametri come il tipo di connettore, la potenza e la disponibilità.

  • e-Moving

L’applicazione del gestore A2A che opera tra Milano e Brescia consente agli utenti di visualizzare sulla mappa le diverse colonnine e il loro stato.

  • Open Charge Map

Open Charge Map permette all’utente di visualizzare le colonnine di tutti i gestori delle stazioni di ricarica di tutto il mondo. Sebbene sia veramente completa da questo punto di vista, questa applicazione, disponibile solo in lingua inglese, non consente di prenotare i punti di ricarica e di effettuare i pagamenti.

  • Nextcharge

Questa applicazione permette di visualizzare sulla mappa le colonnine di diversi gestori di ricarica. Una volta scelta la colonnina, l’utente può prenotarla, sbloccarla e pagare direttamente dall’applicazione dopo aver collegato una carta di credito o un conto Paypal. L’applicazione Nextcharge è disponibile gratis su Play Store e App Store.

  • PlugShare

Scaricabile gratuitamente da App Store e Play Store, Plugshare offre in linea di massima gli stessi servizi di Nextcharge. Gli utenti possono visualizzare più di 300.000 colonnine di ricarica sparse in tutto il mondo.

Dire addio al petrolio ed abbattere notevolmente i costi di gestione è uno dei grandi vantaggi delle auto elettriche. La ricarica di energia, però, non è gratuita ma sono previsti dei costi fissi. Se si opta per la ricarica pubblica è necessario sottoscrivere un abbonamento con un costo mensile di 25 euro che garantisce ricariche illimitate, mentre per la ricarica privata si potrà scegliere se sfruttare la rete domestica oppure sottoscrivere un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo del costo medio di 60 euro mensili.

Sono numerosi i distributori di energia elettrica presenti nel nostro Paese. Tra i più importanti abbiamo Enel, presente su tutto il territorio nazionale, A2A, specifica per l’area di Milano e Brescia, Route220 attraverso la piattaforma Evway presente nel nord e centro Italia, Ressolar, Silfi, nel Comune di Firenze, Hera, nei comuni di Modena ed Imola, Class Onlus, in Lombardia, Charge Point, Deval, in Val d’Aosta ed Alperia, in Alto Adige. Vediamoli nel dettaglio:

  • ENEL X

La spin off del colosso italiano dell’energia può contare su più di 10.000 colonnine di ricarica sparse sul territorio europeo, 8.000 delle quali diffuse in Italia. Enel X mette a disposizione dei clienti 4 tipi diversi di colonnine con potenze che vanno dai 22 kW agli oltre 50 kW delle High Power Charger. Sono sempre 4 le tariffe disponibili: due in abbonamento (Flat Small e Flat Large) e due a consumo (Base e Premium). Le prime due hanno un costo rispettivamente di 25 e 45 euro con una soglia di ricarica che va da 60 kWh al mese a 120 kWh al mese. Le tariffe a consumo hanno invece un costo a kWh che varia da 0,40 a 0,79 € in base alla colonnina scelta, Con la Premium, pagando 25 euro di costo fisso aggiuntivo, è possibile prenotare il punto di ricarica desiderato.

  • DUFERCO ENERGIA

La società ligure dispone di oltre 10.000 colonnine sparse sul territorio nazionale. Il contratto Due Energia Flat ha un costo di 25€/mese + IVA (minimo 24 mesi) e permette di caricare un massimo di 300 kWh al mese. A disposizione dei clienti anche la tariffa a consumo Due Energia Ricaricabile che parte da un prezzo di 40€+IVA per 100 kWh fino ad arrivare a 140+IVA per 400 kWh.

  • BECHARGE

Circa 2.000 colonnine distribuite sul territorio nazionale e 3 tipi di tariffe differenti. Il costo a consumo è di 0,45€/kWh mentre, in abbonamento, Be Charge mette a disposizione la tariffa Be 50, 21 €/mese per 50 kWh, e Be Super100, 38€/mese per 100 kWh.

  • HERA

Un’altra delle aziende presenti in Liguria che mette a disposizione per chi ha già un contratto di fornitura domestica di luce e gas con Hera, una trentina di punti di ricarica. La tariffa a consumo costa 0,40 €/kWh + 2€ fissi al mese mentre la tariffa Flat in abbonamento prevede un costo di 20€ al mese con 40 kWh di energia disponibile.

  • A2A

Il gestore lombardo A2A mette a disposizione dei suoi clienti un totale di 75 colonnine di ricarica sparse tra Milano e Brescia. Dopo il costo di attivazione di 30 euro tramite il sito, gli utenti ricevono una e-Moving Card necessaria per la ricarica. Il costo è di 15,10 €/trimestre senza nessuna soglia di kWh.

  • NEOGY

Nata dall’unione tra Alperia e Dolomiti Energia, Neogy opera sia sul territorio nazionale sia su quello europeo grazie a particolari accordi di interoperabilità con altri gestori. La tariffa a consumo prevede il pagamento iniziale di 35 euro e un costo al kWh che varia da 0,45 ai 0,70 € in base alla potenza di ricarica della colonnina (dai 22 kW ai 100 kW). A disposizione dei clienti anche una tariffa a tempo, Direct Payment, che ha un costo di 0,06 €/minuto nelle colonnine da 22 kW e 0,55 €/minuto in quelle da 50 kW o più.

  • EVWAY

La piattaforma Evway permette ai suoi clienti di usufruire delle stazioni di ricarica di diversi gestori, sfruttando l’interoperabilità dei punti di ricarica. La tariffa a consumo per la ricarica in corrente alternata AC è di 0,40 €/kWh che salgono a 0,45 €/kWh nelle stazioni a corrente continua DC per una ricarica più rapida.

  • TESLA

La Casa automobilistica di Palo Alto ha sviluppato una propria rete di ricarica Supercharger che prevede un costo di ricarica di 0,30 €/kWh per i possessori di una Tesla.

  • IONITY

La joint venture nata dall’unione di diverse Case automobilistiche europee e non solo offre una delle più grandi infrastrutture di ricarica europee con punti di ricarica fino a 350 kW di potenza. Le tariffe variano in base alla marca del veicolo che si vuole ricaricare. Da 0,29 a 0,33 €/kWh per i possessori di una Mercedes, Audi e Porsche fino a 0,79 €/kWh per una marca che non rientra nella partnership.

Cose da sapere

Cosa sono le colonnine di ricarica auto elettriche?

Con la definizione di colonnina di ricarica auto elettriche si definiscono tutti quei dispositivi presenti su strada presso i quali è possibile effettuare il pieno di energia alle batterie della vettura. Non esiste una forma standard per queste colonnine, e la ricerca sta studiando anche sistemi ad induzione che in futuro potranno consentire agli automobilisti di fare a meno del cavo di ricarica.

Quali sono le modalità di ricarica delle auto elettriche alle colonnine?

1) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa solamente in ambiente domestico privato.

2) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A, (corrente alternata) ammessa in ambiente domestico e pubblico. Le prese utilizzabili sono quelle domestiche o industriali fino a 32 A;

3) Ricarica lenta (6-8 h) a 16 A o mediamente rapida (30 min – 1 h) a 63 A, 400V (Modalità con sistema di sicurezza PWM), ammessa in ambiente domestico e pubblico.

4) Ricarica ultra rapida (5-10 min) in corrente continua fino a 200 A, 400 V, ammessa solamente in ambiente pubblico. Con questo sistema è possibile ricaricare i veicoli in alcuni minuti, il caricabatterie è esterno al veicolo.

Ci sono colonnine di ricarica auto elettriche in autostrada?

Al momento lo sviluppo delle colonnine di ricarica sulla rete autostradale sta proseguendo spedito e grazie ad un emendamento alla Legge di Bilancio del 2021 è stato previsto l’obbligo di installazione di colonnine di ricarica veloce ogni 50 Km sulla rete autostradale.

Quanto costa l’abbonamento per la ricarica delle auto elettriche?

Se si opta per la ricarica pubblica è necessario sottoscrivere un abbonamento con un costo mensile di 25 euro che garantisce ricariche illimitate, mentre per la ricarica privata si potrà scegliere se sfruttare la rete domestica oppure sottoscrivere un canone di noleggio per un contatore aggiuntivo del costo medio di 60 euro mensili.

Valvola EGR: cos’è e come funziona

Valvola EGR

Una delle maggior sfide che stanno affrontando tutti i costruttori è quella di tenere sotto controllo le emissioni delle auto. Le vetture moderne dotate di motori Euro 6, in particolare, sfruttano un particolare dispositivo chiamato EGR, acronimo di Exhaust Gas Recirculation, grazie al quale è possibile abbattere le emissioni di ossidi di azoto. Scopriamo come funziona.

INDICE
Funzionamento valvola EGR
Valvola EGR sporca
Valvola EGR: cosa succede se si elimina
Valvola EGR intasata: conseguenze
Pulizia valvola EGR

La valvola EGR ha la funzione di rimettere in circolo una parte dei gas di scarico (dal 5 al 15%) per inviarli nuovamente al collettore d’aspirazione così da raffreddare la temperatura nei cilindri e ridurre di conseguenza le emissioni di ossidi di azoto.

La valvola EGR preleva quindi una minima percentuale dei gas di scarico privi di ossigeno, li fa circolare attraverso uno scambiatore per abbassarne la temperatura ed infine li immette nuovamente nel collettore d’aspirazione.

A determinare il funzionamento della valvola EGR è la centralina della vettura e per fare in modo che questa svolga il suo compito in maniera perfetta è sempre fondamentale la corretta pulizia della valvola EGR.

I meno esperti potranno chiedersi dove si trova la valvola EGR qualora volessero procedere alla manutenzione del componente tramite fai da te. Questo dispositivo è posizionato solitamente sul collettore di entrata, ma è sempre consigliabile controllare il manuale d’uso e manutenzione della propria vettura per conoscerne l’esatto posizionamento.

Come abbiamo detto in precedenza, è sempre fondamentale procedere alla pulizia della valvola EGR per fare in modo che il motore funzioni correttamente. Questa valvola si sporca con facilità, soprattutto nei motori diesel, a causa del passaggio dei gas di scarico che vengono poi immessi nuovamente nel collettore d’aspirazione. In questo caso il malfunzionamento della valvola EGR sporca viene segnalato nel cruscotto tramite l’accensione dalla spia gialla di controllo avaria motore, mentre i sintomi più comuni sono problemi di avviamento e potenza limitata del motore, molto fumo proveniente dallo scarico in acceleratore ed un aumento del consumo di carburante.

Spesso, soprattutto consultando vari forum, si può essere indotti a pensare di risolvere gli eventuali problemi legati alla valvola EGR eliminando questo dispositivo. In realtà è bene sapere eliminare la valvola EGR è illegale e può comportare gravi sanzioni.

Nello specifico si rischia il sequestro della carta di circolazione, una sanzione amministrativa pari a 1.098 euro, il ritiro immediato della patente, una denuncia penale per reato ambientale ed infine l’obbligo di ripristinare a proprie spese la valvola. Meglio quindi effettuare una costante pulizia della valvola EGR piuttosto che avventurarsi in scelte scellerate.

Oltre ai problemi descritti in precedenza, la mancata pulizia della valvola EGR può portare anche all’intasamento della stessa con conseguenze negative per la durata del motore. I sintomi della valvola EGR intasata possono essere due: può restare aperta e quindi il motore riceve meno aria fresca con conseguenti problemi di combustione e logorio delle parti interne, oppure può bloccarsi in posizione chiusa ed in questo caso vengono emesse maggiori particelle di ossidi di azoto.

Per fare in modo che la valvola EGR non abbia i problemi indicati in precedenza è sempre consigliabile procedere alla manutenzione di questo dispositivo così da avere un motore in perfetta efficienza.

Spesso, però, ci si chiede come si possa procedere alla pulizia della valvola EGR. In commercio esistono numerosi prodotti in grado di eliminare tutti i residui di sporco senza particolare fatica. Si tratta di additivi da aggiungere al carburante la cui funzione è proprio quella di rimuovere le impurità depositate ai bordi della valvola così da far funzionare correttamente il dispositivo.

Se, invece, si volesse effettuare una pulizia della valvola EGR più approfondita si può sempre ricorrere alle amorevoli cure di un meccanico che procederà allo smontaggio del pezzo per poi effettuare la rimozione delle incrostazioni.

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Cose da sapere

Cos’è la valvola EGR?

La valvola EGR ha la funzione di rimettere in circolo una parte dei gas di scarico (dal 5 al 15%) per inviarli nuovamente al collettore d’aspirazione così da raffreddare la temperatura nei cilindri e ridurre di conseguenza le emissioni di ossidi di azoto.

Come si capisce quando la valvola EGR è sporca?

il malfunzionamento della valvola EGR sporca viene segnalato nel cruscotto tramite l’accensione dalla spia gialla di controllo avaria motore.

Come si pulisce la valvola EGR?

In commercio esistono numerosi prodotti in grado di eliminare tutti i residui di sporco senza particolare fatica. Si tratta di additivi da aggiungere al carburante la cui funzione è proprio quella di rimuovere le impurità.

Si può eliminare la valvola EGR?

Eliminare la valvola EGR è illegale e può comportare gravi sanzioni: si rischia il sequestro della carta di circolazione, una sanzione amministrativa pari a 1.098 euro, il ritiro immediato della patente, una denuncia penale per reato ambientale ed infine l’obbligo di ripristinare a proprie spese la valvola.

Come trasportare il cane in auto: regole e accessori

Come trasportare il cane in auto? Ecco cosa dice la legge

Chi ama gli animali sa quanto è difficile separarsene quando si deve affrontare un lungo viaggio, ma per fortuna il nostro Codice della Strada consente la possibilità di trasportare il cane in auto purché vengano rispettate delle regole in modo scrupoloso così da tutelare l’incolumità sia dell’amico a quattro zampe che del conducente.

INDICE
Norme per il trasporto dei cani in auto
Rete auto per cani
Divisorio auto per cani
Cinture di sicurezza per cani
Trasportino da auto per cani

A regolamentare e consentire il trasporto dei cani in auto è l’articolo 169 del Codice della Strada ai sensi del quale “È vietato il trasporto di animali domestici in numero superiore a uno e comunque in condizioni da costituire impedimento o pericolo per la guida. È consentito il trasporto di soli animali domestici, anche in numero superiore a uno, purché custoditi in apposita gabbia o contenitore o nel vano posteriore al posto di guida appositamente diviso da rete o altro analogo mezzo idoneo che, se installati in via permanente, devono essere autorizzati dal competente ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C.”.

L’articolo, quindi consente di trasportare il cane in auto, anche più di uno, purché l’animale domestico sia circoscritto alla parte posteriore della vettura così da non creare pericolo durante la marcia.

Il nostro Codice della Strada non specifica quali strumenti adottare per consentire di trasportare il cane in auto in sicurezza, ma in commercio esistono numerose tipologie di accessori dedicati al trasporto degli animali domestici.

Tra questi spicca la rete divisoria. Questa è realizzata in nylon elastico a maglia larga e va applicata nella zona del bagagliaio. Con la rete divisoria non si sacrifica nemmeno un centimetro della capacità di carico e non è necessario effettuare modifiche alla vettura dato che questa si applica senza alcuna fatica.

Un altro accessorio che consente di trasportare il cane in auto rispettando il dettato del Codice della Strada è il divisorio regolabile. Così come per la rete indicata in precedenza, anche questo viene posizionato nel bagagliaio dell’auto, ma a differenza della prima è realizzato in materiale rigido. Per garantire una tutela assoluta al vostro amico a 4 zampe è sempre preferibile legarlo con una cintura di sicurezza dedicata.

Se le prime due soluzioni consentono di trasportare il cane in auto rispettando le regole previste dall’articolo 169 del Codice della Strada, è pur vero che per garantire al proprio animale domestico una sicurezza maggiore è sempre preferibile acquistare le cinture di sicurezza per cani. Queste vanno attaccate alla cintura di sicurezza posteriore a tre punti e sono dotate di una pettorina che consentirà al cane di non soffrire alcuno sfregamento ed impedirà all’animale domestico di passare nella zona anteriore dell’abitacolo.

Se non si vuole acquistare una rete o un divisorio, oppure non si vuole legare il cane con le cintura di sicurezza dedicate, è possibile trasportare il proprio animale domestico in auto tramite il trasportino. Grazie a questa soluzione il cane viaggerà più serenamente perché non avrà la visione del paesaggio in movimento, ma per evitare che il trasportino possa muoversi dovrà essere fissato saldamente alla vettura così da garantire la massima sicurezza per il vostro amico a 4 zampe.

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Cose da sapere

Si possono trasportare i cani in auto?

L’articolo 169 del Codice della Strada consente di trasportare il cane in auto, anche più di uno, purché l’animale domestico sia circoscritto alla parte posteriore della vettura così da non creare pericolo durante la marcia.

Come si utilizza la rete auto per cani?

La rete auto per cani è realizzata in nylon elastico a maglia larga e va applicata nella zona del bagagliaio. Con la rete divisoria non si sacrifica nemmeno un centimetro della capacità di carico e non è necessario effettuare modifiche alla vettura dato che questa si applica senza alcuna fatica.

Come si usa il divisorio auto per cani?

Il divisorio auto per cani è un accessorio realizzato con materiale rigido che si posiziona nel bagagliaio dell’auto. Per garantire una tutela assoluta al vostro amico a 4 zampe è sempre preferibile legarlo con una cintura di sicurezza dedicata.

Come funzionano le cinture di sicurezza per cani?

Le cinture di sicurezza per cani vanno attaccate alla cintura di sicurezza posteriore a tre punti e sono dotate di una pettorina che consentirà al cane di non soffrire alcuno sfregamento ed impedirà all’animale domestico di passare nella zona anteriore dell’abitacolo.

Cambio gomme invernali: date, costi e normativa per il 2020/2021

Cambio gomme estive 2018: date, costi e normative 1

Dal 15 ottobre al 14 novembre 2020 è possibile montare gli pneumatici invernali. L’obbligo di montare gomme invernali scatta dal 15 novembre 2020.

A partire dal 15 aprile 2021, entra in vigore l’obbligo di cambiare le gomme invernali, ma sono a disposizione ulteriori 30 giorni per adeguarsi. Il termine ultimo è quindi quello del 15 maggio 2021.

INDICE
Cambio gomme invernali
Cambio gomme estive
Sanzioni previste
Esenzioni
Differenze tra gomme estive e invernali
Costo cambio gomme
Come risparmiare

Quando farlo? Ogni anno a partire dal 15 novembre scatta l’obbligo in gran parte d’Italia di effettuare il cambio pneumatici invernali. Si possono invece iniziare a montare a partire dal 15 ottobre.

Con questa disposizione viene imposta agli automobilisti l’adozione di gomme recanti la dicitura M+S, ovvero Mud and Snow (fango e neve) per poter circolare su strada senza incorrere in sanzioni, oppure di avere a disposizione nel bagagliaio le catene da neve da utilizzare in caso di necessità.

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Per le gomme invernali il periodo in cui dovranno essere obbligatoriamente adottate decorre dal 15 novembre e termina il 15 aprile dell’anno successivo. Il cambio con le gomme estive, quindi, deve avvenire a partire dal 15 aprile ed entro il 15 maggio di ogni anno.

È obbligatorio cambiare le gomme prima dell’estate? Sì! Se montate gomme invernali la legge prevede l’obbligo di installare pneumatici adeguati alla stagione estiva. Quindi il cambio gomme estive è obbligatorio! Ci sono però delle eccezioni all’obbligatorietà sul cambio gomme.

Stando al dettato della normativa, disciplinata dal nostro Codice della Strada, l’automobilista che circola su strade in cui vige l’obbligo delle gomme invernali, sprovvisto di questa tipologia di pneumatici o di catene a bordo, rischia una sanzione da 41 a 168 euro se viene fermato mentre circola nei centri abitati e da 84 a 355 euro se l’accertamento avviene al di fuori. L’agente accertatore può inoltre disporre il fermo del veicolo finché questo non viene messo in regola.

Ci sono due eccezioni importanti. Primo, l’obbligo non vale per chi monta un set di gomme 4 stagioni. Secondo, se le vostre gomme hanno un indice di velocità uguale o superiore a quello indicato dalla carta di circolazione, allora potete utilizzarle tutto l’anno. Riconoscere l’indice di velocità è facile: è un codice alfabetico presente sul fianco di uno dei vostri pneumatici. Esso corrisponde alla velocità massima alla quale un pneumatico può viaggiare: per esempio, il codice Q corrisponde ad una velocità massima di 160 km/h, mentre il codice T di 190 km/h.

È un vero obbligo? Sì! L’obbligo sul cambio gomme estive deve essere rispettato, altrimenti si incorre in sanzioni amministrative che partono da un minimo di 422 euro e arrivano a un massimo di 1.682 euro e ritiro del libretto di circolazione.

La principale differenza consiste nei tasselli che nelle gomme estive sono pieni a differenza degli pneumatici invernali (i sottili intagli infatti permettono di far presa sulla neve). In più, gli estivi sono dotati di tre scanalature longitudinali che permettono di fronteggiare meglio l’asfalto bagnato e il rischio di aquaplaning. Infine, la miscela delle gomme è diversa: gli pneumatici estivi hanno meno gomma naturale, che, presente in percentuali maggiori in quelli invernali, rende i battistrada più elastici.

Che vantaggi ci sono a montare gli pneumatici estivi? Risparmio e prestazioni! Non incorrendo infatti nel surriscaldamento, gli pneumatici estivi hanno prestazioni decisamente migliori e quindi un minor consumo di carburante. Aumenta, inoltre, anche la sicurezza: le gomme estive hanno una migliore tenuta di strada sia su fondo asciutto che bagnato.

Il cambio gomme stagionale implica tre voci di costo: 1. l’acquisto delle gomme; 2. il montaggio; 3. la custodia delle gomme. Per uno pneumatico estivo si va da un minimo di 70 euro (low cost) e si arriva a 140 euro per marche premium come Bridgestone o Pirelli. Il prezzo del montaggio varia da città a città: il costo minimo che abbiamo riscontrato noi di automobile.it è di 30 euro, ma ci siamo visti chiedere anche 70/80 euro da alcuni gommisti milanesi. Infine, per la custodia la media si aggira intorno ai 40 euro.

Ecco quattro consigli che abbiamo raccolto per voi per risparmiare al momento del cambio gomme.

  1. Se si possiede un’auto piccola e si percorrono pochi chilometri, è conveniente ricorrere agli pneumatici quattro stagioni.
  2. Se avete spazio (un garage o una cantina vanno più che bene), potete custodire voi i vostri pneumatici e risparmiare 40 euro al mese.
  3. Confrontate i prezzi online: ci sono molti siti che oggi vendono gomme online e alcuni offrono non solo il miglior prezzo ma anche ottimi strumenti per la comparazione dei prezzi. Prima di recarvi dal vostro gommista di fiducia, perdete qualche minuto in rete e fatevi un’idea dei prezzi.
  4. Potete pensare di acquistare pneumatici usati: sempre più consumatori scelgono gomme usate per la propria auto. In questo caso però vi consigliamo di ispezionare con attenzione le gomme prima dell’acquisto e di valutare il loro livello di usura. Controllate sempre la differenza di prezzo rispetto agli pneumatici nuovi; se è minima, non esitate a optare per quest’ultima soluzione.

 

Cose da sapere

Quando cambiare le gomme invernali?

L’obbligo di montare gomme invernali quest’anno scatta il 15 novembre, in gran parte d’Italia di effettuare il cambio pneumatici invernali. Si possono invece iniziare a montare già dal 15 ottobre 2020.

Quando mettere le gomme estive?

La sostituzione delle gomme invernali con quelle estive deve essere fatta entro il 15 aprile 2021, ma sono a disposizione ulteriori 30 giorni per adeguarsi. Il termine ultimo è quindi quello del 15 maggio 2021.

Quanti anni si possono tenere gli pneumatici?

In linea di massima, chi utilizza l’auto soprattutto per lavoro, dovrebbe sostituire gli pneumatici della propria vettura una volta compiuto un tragitto compreso fra 20.000 e 40.000 km. Leggi il nostro approfondimento qui.

Quanti km si possono percorrere con pneumatici 4 stagioni?

Gli pneumatici 4 stagioni hanno una durata inferiore di circa il 10-15% rispetto a pneumatici stagionali specifici, usurandosi più velocemente nel periodo estivo. Si consiglia quindi di cambiarli ogni 20.000/30.000 km.

 

Auto in inverno: gli accessori indispensabili

Le 10 caratteristiche che un'auto deve avere per una guida sicura in inverno

Non esiste una stagione durante la quale è preferibile acquistare un’auto, ma se aveste la necessità di procedere a questa operazione durante i mesi più freddi allora è bene tenere in considerazione quali siano gli accessori ai quali non si deve mai rinunciare per poter guidare nel comfort assoluto.

INDICE
Acquistare un’auto in inverno
Accessori auto in inverno
Pneumatici invernali
Spazzole tergicristallo antighiaccio
Volante riscaldato
Sistema antibloccaggio (ABS)
Riscaldatore blocco motore
Specchietti laterali riscaldati
Impianto lavafari
Trazione integrale
Sistema di controllo della trazione (TCS)
Controllo elettronico della stabilità (ESP)

Procedere con l’acquisto di un’auto in inverno comporta la necessità che la vettura sia equipaggiata con una serie di dispositivi in grado di garantire la massima sicurezza per affrontare l’asfalto freddo e scivoloso e per assicurare una ottima qualità di vita a bordo così da non dover patire i rigori del clima.

Sarà quindi fondamentale controllare prima dell’acquisto di un’auto in inverno che la macchina sia dotata di gomme termiche, così da non essere costretti a pagare di tasca propria il cambio di pneumatici, così come sarà importante valutare che nella dotazione di serie sia presente anche il volante riscaldato per evitare di trovarsi con le mani congelate una volta saliti a bordo.

Evitate però tutti quegli accessori superflui che magari saranno utilizzati in rare occasioni ma che incidono decisamente sul prezzo finale di acquisto.

Tra le dotazioni fondamentali da valutare quando si acquista un’auto in inverno si deve assolutamente tenere in considerazione la presenza dei seguenti accessori:

  • Pneumatici invernali
  • Spazzole tergicristallo antighiaccio
  • Sistema di controllo della trazione
  • Sistema di controllo della stabilità

Qualora si acquisti un’auto in inverno è sempre opportuno verificare che la vettura sia dotata di pneumatici invernali. Questi sono caratterizzati da un battistrada disegnato specificamente per garantire il massimo grip in condizioni di bassa aderenza ed aumentare così la sicurezza al volante.

Avere una ottima visibilità quando si è alla guida consente di viaggiare in tutta sicurezza. Per questo motivo un altro accessorio da avere in caso di acquisto di un’auto in inverno sono le spazzole tergicristallo antighiaccio in grado di sciogliere proprio la neve ed il ghiaccio incrostato grazie alla presenza di elementi riscaldati.

Una vettura dotata di volante riscaldato consente di non dover subire lo shock di toccare con le mani nude un elemento freddo ed evita la necessità di utilizzare i guanti con il fastidio che ne deriva.

Viaggiare su strade fredde e spesso scivolose può comportare grandi rischi per la sicurezza in caso di frenata improvvise. Per questa ragione in caso di acquisto di un’auto in inverno è sempre bene scegliere vetture dotate di ABS così da non perdere la direzionalità in caso di frenate brusche. Dal 2012 l’ABS è ormai di serie su tutte le vetture nuove.

Il freddo e le auto non vanno particolarmente d’accordo, specie se si è costretti a posteggiare la propria vettura all’aperto. Per evitare che la batteria subisca cali di potenza è sempre bene dotare la propria vettura del riscaldatore blocco motore così da mantenere la stessa sempre in perfetta efficienza.

Avere gli specchietti laterali riscaldati è di grande utilità per liberarli velocemente da umidità, ghiaccio e neve. Questa funzionalità può essere programmata per attivarsi automaticamente quando la temperatura cala sotto una certa soglia.

Grazie all’impianto lavafari puoi pulire i fari da neve, ghiaccio, sale e fanghiglia per avere sempre il massimo della visibilità anche in condizioni meteorologiche non ottimali. Alcune vetture sono dotate di spazzole tergicristallo per i fari, che facilitano ulteriormente l’operazione di pulizia. Ricordati di controllare il livello dei liquidi dell’auto.

La trazione integrale fornisce la forza motrice a tutte e quattro le ruote del veicolo, permettendo un maggiore controllo durante la guida su neve e fondo ghiacciato. Se un’auto con trazione integrale non è nel tuo preventivo, puoi optare per un veicolo a trazione anteriore.

Nell’acquistare un’auto in inverno è sempre opportuno verificare che la vettura sia dotata del sistema di controllo della trazione. Questo, infatti, impedisce il pattinamento delle ruote e consente così di accelerare senza scivolare su ghiaccio e neve garantendo una presa a terra ottimale.

Tra i migliori dispositivi da valutare al momento dell’acquisto di un’auto in inverno c’è anche il controllo elettronico della stabilità. Questo rileva quando alcune ruote girano più veloci rispetto ad altre, ad esempio in caso di slittamento sul ghiaccio, e si attiva per ridistribuire la potenza dove serve maggiore trazione.