Adblue: cos’è e come funziona l’additivo per i diesel

AdBlue

Nel corso degli ultimi anni i motori diesel sono entrati nel mirino dei legislatori, complice anche lo scandalo dieselgate, per via di emissioni elevate che mal si sposano con le politiche di sostenibilità. I costruttori hanno così dovuto correre ai ripari e realizzare propulsori diesel sempre più green. Per riuscire in questa missione un valido alleato è l’AdBlue.

INDICE
Adblue: cos’è
A cosa serve l’adblue?
Additivo adblue, come funziona?
Dove si compra l’Adblue?
Prezzo AdBlue
Consumo Adblue
Serbatoio Adblue: come si usa l’additivo diesel

Con la definizione AdBlue si intende un additivo sviluppato per i settori chimico e automobilistico composto da una soluzione acquosa di urea al 32,5% ad elevata purezza che tramite riduzione chimica trasforma gli ossidi di azoto in azoto (N2) e acqua (H2O) informa elementare gassosa. L’AdBlue è un prodotto sintetico, incolore, ed inodore e non è una sostanza pericolosa poiché non è né infiammabile né tossica.

L’AdBlue è utilizzato esclusivamente sulle auto dotate di motore diesel e serve a ridurre le emissioni degli ossidi di azoto dai gas di scarico così da ridurle del 90%. Grazie all’AdBlue vengono azzerati gli Nox tramite un dispositivo di post-trattamento dei gas di scarico, trasportato all’interno di serbatoi dedicati che si trovano solitamente vicino al serbatoio del carburante.

Come abbiamo anticipato, l’AdBlue è una soluzione composta per il 32,5% da urea a elevata purezza e per il 67,5% da acqua demineralizzata che viene iniettata nei gas di scarico di un motore diesel. L’additivo viene nebulizzato attraverso l’iniettore posizionato nell’impianto di scarico e ad elevate temperature si trasforma in anidride carbonica e ammoniaca.

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Data l’obbligatorietà del suo utilizzo sulle auto dotate di motori diesel, l’AdBlue è venduto praticamente ovunque. Si potrà trovare non solo presso le stazioni di rifornimento, ma anche presso concessionari, negozi di ferramenta, garage e sul web con prezzi spesso concorrenziali.

Il costo dell’AdBlue non è eccessivo, e varia a seconda che l’acquisto avvenga presso una stazione di rifornimento piuttosto che online. Nel primo caso il prezzo varia da 0,60 a 2 euro al litro, mentre nel secondo caso l’acquisto di una tanica da 10 litri, dotata del kit per versare il prodotto nel serbatoio dedicato, si aggira tra i 10 ed i 16 euro.

Con riferimento al consumo di AdBlue, questo è influenzato sicuramente dallo stile di guida del proprietario del mezzo, ma in generale si ritiene che il consumo di AdBlue equivalga a 500Km/l e che il serbatoio dedicato possa contenere una quantità che varia da 11 a 19 litri.

L’utilizzo dell’AdBlue è decisamente semplice. Sarà fondamentale mescolare l’additivo con acqua demineralizzata, e mai con acqua di rubinetto, e successivamente versare l’additivo nel serbatoio dedicato e mai in quello riservato al gasolio. Una volta compiuta questa operazione sarà importantissimo conservare sia l’AdBlue che il kit per il rifornimento al riparo da polvere e sporcizia e ad una temperature inferiore ai 30 gradi.

Cose da sapere

Cos’è l’AdBlue?

L’AdBlue è un additivo composto da una soluzione acquosa di urea al 32,5% ad elevata purezza che tramite riduzione chimica trasforma gli ossidi di azoto in azoto (N2) e acqua (H2O) informa elementare gassosa. L’AdBlue è un prodotto sintetico, incolore, ed inodore e non è una sostanza pericolosa poiché non è né infiammabile né tossica.

A cosa serve l’AdBlue?

L’AdBlue è utilizzato esclusivamente sulle auto dotate di motore diesel e serve a ridurre le emissioni degli ossidi di azoto dai gas di scarico così da ridurle del 90%. Grazie all’AdBlue vengono azzerati gli Nox tramite un dispositivo di post-trattamento dei gas di scarico, trasportato all’interno di serbatoi dedicati che si trovano solitamente vicino al serbatoio del carburante.

Quanto costa l’Adlue?

Il costo dell’AdBlue non è eccessivo, e varia a seconda che l’acquisto avvenga presso una stazione di rifornimento piuttosto che online. Nel primo caso il prezzo varia da 0,60 a 2 euro al litro, mentre nel secondo caso l’acquisto di una tanica da 10 litri, dotata del kit per versare il prodotto nel serbatoio dedicato, si aggira tra i 10 ed i 16 euro.

Come si usa l’AdBlue?

È fondamentale mescolare l’addito con acqua demineralizzata, e mai con acqua di rubinetto, e successivamente versare l’additivo nel serbatoio dedicato e mai in quello riservato al gasolio. Una volta compiuta questa operazione sarà importantissimo conservare sia l’AdBlue che il kit per il rifornimento al riparo da polvere e sporcizia e ad una temperature inferiore ai 30 gradi.

Ricarica aria condizionata auto: come fare e i costi

Come ricaricare il gas dell'aria condizionata dell'auto

Con l’arrivo dell’estate, ed il conseguente innalzamento delle temperature, viaggiare in auto diventa una sofferenza che può essere notevolmente alleviata dall’aria condizionata. L’impianto, però, deve essere tenuto in perfetta efficienza e per fare ciò può essere necessaria la ricarica dell’aria condizionata auto. Scopriamo come procedere.

INDICE
Ricarica aria condizionata auto: ogni quanto tempo?
Come fare la ricarica condizionatore auto
Ricarica aria condizionato auto fai da te
Costo ricarica aria condizionata auto
Impianto aria condizionata auto prezzi

Con la ricarica dell’aria condizionata si ripristina la quantità di gas refrigerante presente nel circuito del condizionatore, ma non esistono intervalli di tempo prestabiliti per compiere questa operazione. Se, infatti, non si nota un calo della potenza refrigerante quando il dispositivo è in funzione si potrà evitare di procedere alla ricarica, ma in linea generale si ritiene che un rabbocco del gas debba essere effettuato una volta superati i 60.000 Km. In questa occasione è buona norma sostituire anche il filtro, il cui compito è quello di eliminare umidità ed impurità.

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Qualora sia necessario procedere alla ricarica dell’aria condizionata è sempre buona norma recarsi presso una officina specializzata e lasciare fare tutto agli addetti. L’operazione di ricarica è piuttosto semplice, ma solo le officine dispongono degli strumenti utili ad effettuare un check-up che può evidenziare eventuali perdite di gas. Oltre alla ricarica, poi, in officina sarà anche possibile effettuare l’igienizzazione dell’impianto così da eliminare eventuali muffe che possono provocare allergie.

Qualora si voglia procedere alla ricarica aria condizionata col fai da te si dovrà acquistare un kit specifico. Qui sarà presente una lattina contenente il gas refrigerante ed una valvola. Si dovrà aprire completamente la valvola e avvitare la lattina a quest’ultima. La successiva apertura della valvola permette al refrigerante di passare all’interno del condotto dell’auto. Successivamente si dovrà avviare il motore dell’auto e l’impianto di aria condizionata per poi aprire la valvola e consentire al refrigerante di entrare nel condotto.

A meno che non siano necessari interventi di sostituzione delle componenti, il costo della ricarica dell’aria condizionata auto è decisamente contenuto e si aggira sugli 80 euro comprensivi di mano d’opera. Se sarà necessario sostituire il filtro antipolline, operazione consigliata e comunque da effettuare ad intervalli regolari, il costo aumenterà di circa 40 euro.

Decisamente più importante è la spesa qualora si debbano sostituire le componenti dell’impianto di aria condizionata auto. Qualora si possa riparare il compressore la spesa da affrontare sarà nell’ordine dei 200 euro, mentre se sarà necessario sostituire l’intero pezzo allora l’importo salirà sino a circa 600 euro.

 Cose da sapere

Ogni quanto si ricarica l’aria condizionata dell’auto?

Con la ricarica dell’aria condizionata si ripristina la quantità di gas refrigerante presente nel circuito del condizionatore, ma non esistono intervalli di tempo prestabiliti per compiere questa operazione. Se non si nota un calo della potenza refrigerante quando il dispositivo è in funzione si potrà evitare di procedere alla ricarica, ma in linea generale si ritiene che un rabbocco del gas debba essere effettuato una volta superati i 60.000 Km.

Come si ricarica l’aria condizionata dell’auto?

È buona norma recarsi presso una officina specializzata, che dispone degli strumenti utili ad effettuare un check-up che può evidenziare eventuali perdite di gas. Oltre alla ricarica, poi, in officina sarà anche possibile effettuare l’igienizzazione dell’impianto così da eliminare eventuali muffe che possono provocare allergie.

Si può ricaricare l’aria condizionata dell’auto fai da te?

Qualora si voglia procedere alla ricarica aria condizionata col fai da te si dovrà acquistare un kit specifico. Qui sarà presente una lattina contenente il gas refrigerante ed una valvola. Si dovrà aprire completamente la valvola e avvitare la lattina a quest’ultima. La successiva apertura della valvola permette al refrigerante di passare all’interno del condotto dell’auto. Successivamente si dovrà avviare il motore dell’auto e l’impianto di aria condizionata per poi aprire la valvola e consentire al refrigerante di entrare nel condotto.

Quanto costa ricaricare l’aria condizionata dell’auto?

Il costo della ricarica dell’aria condizionata auto è decisamente contenuto e si aggira sugli 80 euro comprensivi di mano d’opera.

Batteria auto scarica improvvisamente: sintomi e cosa fare senza cavi

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Prima o poi è capitato a tutti di salire in auto, girare la chiave e trovarsi con la batteria auto improvvisamente scarica. Prima di farsi prendere dal panico è bene leggere i suggerimenti riportati in questa guida, così da capire cosa fare per mettere in moto la propria auto.

INDICE
Batteria auto scarica improvvisamente: le cause
Batteria auto scarica sintomi
Batteria auto scarica: cosa fare
Ricaricare la batteria auto con i cavi
Batteria auto scarica: cosa fare senza cavi
Come non far scaricare la batteria della macchina

Soprattutto nell’ultimo anno, a causa del lockdown determinato dalla pandemia da Coronavirus, molti automobilisti si sono trovati alle prese con la batteria auto scarica improvvisamente. Il mancato utilizzo della vettura per un periodo di tempo prolungato è sicuramente una delle cause che può portare a questo inconveniente, ma non l’unica.

Anche un utilizzo errato dell’auto, però, può contribuire alla perdita di carica della batteria. Dimenticare la radio accesa, così come i fari, ha un effetto nocivo sulla batteria e pertanto è sempre bene controllare che questi siano spenti prima di scendere dalla macchina.

Si può capire quando la batteria dell’auto sta per scaricarsi attraverso alcuni segnali che manda la stessa vettura. Se, ad esempio, la messa in moto non avviene più rapidamente come in passato ma sono richiesti dei secondi in più del dovuto questo è il segnale che si dovrà procedere alla sostituzione della batteria per evitare di restare bloccati al prossimo tentativo di accensione.

Prima di farsi prendere dal panico è bene sapere che anche con la batteria auto scarica improvvisamente è possibile mettere in moto la vettura. Si possono seguire due strade: la ricarica con i cavi o la partenza a spinta. Vediamole nel dettaglio.

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Qualora si abbiano a disposizione i cavi di ricarica sarà possibile ricaricare la batteria dell’auto ed avere così modo di recarsi presso un elettrauto di fiducia per sostituire il componente esausto.

Sarà sufficiente aprire il cofano motore dell’auto con batteria scarica e quello di un’altra auto, e collegare, rigorosamente a motore spento, i cavi nella corretta posizione, ed una volta completato questo passaggio mettere in moto la propria auto per rigenerare la batteria.

Completata l’operazione non spegnente il motore ma procedete solo alla disconnessione dei cavetti.

Se non si hanno a disposizione i cavi di ricarica si potrà provare a far partire l’auto a spinta. In questo caso si dovrà trovare un volontario che si metta a spingere il veicolo fermo, mentre chi si troverà alla guida dovrà iniziare l’operazione in folle per poi, una volta raggiunta una velocità adeguata, inserire la seconda e lasciare di colpo la frizione così da consentire al motore di mettersi in moto.

Per evitare che la batteria dell’auto si scarichi improvvisamente il consiglio migliore è quello di utilizzare il più possibile la vettura, ma se non si ha questa opportunità si dovrà mettere in moto almeno una volta al giorno il mezzo e far girare il motore per una decina di minuti.

Se si sa già che non si utilizzerà l’auto per un periodo di tempo prolungato, si potrà scollegare la batteria così da prolungarne la durata quando ci si potrà rimettere alla guida.

Cose da sapere

Quali sono le cause per cui la batteria dell’auto si scarica improvvisamente?

Il mancato utilizzo della vettura per un periodo di tempo prolungato è sicuramente una delle cause che può portare a questo inconveniente, ma non l’unica. Anche un utilizzo errato dell’auto può contribuire alla perdita di carica della batteria. Dimenticare la radio accesa, così come i fari, ha un effetto nocivo sulla batteria.

Quali sono i sintomi della batteria auto che si sta scaricando?

Si può capire quando la batteria dell’auto sta per scaricarsi attraverso alcuni segnali che manda la stessa vettura. Se, ad esempio, la messa in moto non avviene più rapidamente ma sono richiesti dei secondi in più del dovuto questo è il segnale che si dovrà procedere alla sostituzione della batteria per evitare di restare bloccati al prossimo tentativo di accensione.

Come ricaricare la batteria dell’auto con i cavi?

Sarà sufficiente aprire il cofano motore dell’auto con batteria scarica e quello di un’altra auto, e collegare, rigorosamente a motore spento, i cavi nella corretta posizione, ed una volta completato questo passaggio mettere in moto la propria auto per rigenerare la batteria.Completata l’operazione non spegnente il motore ma procedete solo alla disconnessione dei cavetti.

Come ricaricare la batteria dell’auto senza i cavi?

Se non si hanno a disposizione i cavi di ricarica si potrà provare a far partire l’auto a spinta. In questo caso si dovrà trovare un volontario che si metta a spingere il veicolo fermo, mentre chi si troverà alla guida dovrà iniziare l’operazione in folle per poi, una volta raggiunta una velocità adeguata, inserire la seconda e lasciare di colpo la frizione così da consentire al motore di mettersi in moto.

Cosa fare per non far scaricare la batteria dell’auto?

Per evitare che la batteria dell’auto di scarichi improvvisamente il consiglio migliore è quello di utilizzare il più possibile la vettura. Se si sa già che non si utilizzerà l’auto per un periodo di tempo prolungato, si potrà scollegare la batteria così da prolungarne la durata quando ci si potrà rimettere alla guida.

Sanificazione auto: tutti i consigli per igienizzare il proprio veicolo

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L’auto privata resta il mezzo di trasporto più sicuro in tempi di emergenza sanitaria, anche se non bisogna mai dimenticare che il Covid-19 è in grado di resistere fra le tre ore e i tre giorni a seconda della superficie. Per questo motivo è necessario disinfettare e sanificare la propria autovettura, a maggior ragione se i passeggeri che trasportiamo non fanno parte del nostro nucleo familiare. Inoltre nell’abitacolo si depositano pollini e allergeni che creano problemi a un numero sempre maggiore di persone.

La prima cosa da fare è rivolgersi a un professionista, come il nostro partner Wash Out, per una prima decontaminazione della vettura: dopo questa operazione risulterà più facile procedere con periodiche purificazioni dell’abitacolo attraverso il fai da te. Sarebbe opportuno effettuare la sanificazione completa – con ozono, vapore o spray – almeno ogni tre mesi, compresa la sterilizzazione integrale dell’impianto di climatizzazione.

I consigli delle autorità

La sanificazione dell’abitacolo è un’operazione molto delicata che richiede l’utilizzo di prodotti specifici a seconda della superficie per non danneggiare i rivestimenti dell’auto e andrebbe eseguita tenendo presenti le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità. La soluzione ottimale sarebbe quella di rivolgersi ai centri specializzati, soprattutto in presenza di superfici in pelle e di inserti in materiali pregiati.

Le autorità raccomandano l’utilizzo di prodotti a base di alcol, efficaci contro virus e batteri, ma non invasivi come candeggina e amuchina, che potrebbero rovinare i rivestimenti della macchina. Viene anche consigliato di avere sempre in auto un panno in microfibra e l’alcol, in modo da poter disinfettare le superfici principali ogni volta che si sale a bordo, pulendo volante, maniglia della portiera, pomello del cambio e comandi della plancia.

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Fai da te con i prodotti di uso comune

Se scegliamo questa opzione ci serviranno una bacinella, acqua calda, bicarbonato di sodio, sapone per i piatti, spugna in microfibra e un panno sterilizzato o un rotolo di carta assorbente usa e getta oltre a guanti e mascherina, da indossare sempre quando ci dedichiamo alla pulizia dell’abitacolo. Nell’acqua calda mettiamo due cucchiai di bicarbonato e altrettanti di detersivo per piatti, immergiamo la spugna e la passiamo su tutte le superfici stando attenti ad evitare lo sgocciolamento. Iniziamo con le zone che vengono toccate più frequentemente come volante, leva del cambio, freno a mano e cinture di sicurezza per poi dedicarci ai comandi del sistema multimediale, alle aste dei tergicristalli, agli indicatori del parabrezza, ai pannelli delle portiere, alle maniglie interne e tutti i rivestimenti, compresi quelli più difficili da raggiungere. È consigliabile pulire anche l’esterno dell’auto, sia le maniglie delle porte sia la maniglia del portellone posteriore. Alla fine di questa procedura, dobbiamo soltanto asciugare i rivestimenti, la tappezzeria e le varie superfici lavate, con il panno o con la carta assorbente, avendo cura di mantenere i finestrini abbassati per alcuni minuti.

I negozi e i siti internet specializzati offrono prodotti specifici per la sanificazione dell’auto: se optiamo per questa soluzione, prima di procedere, è necessario leggere con attenzione le indicazioni per l’uso, assicurandoci che il prodotto sia adatto per i materiali presenti all’interno dell’auto.

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Fai da te usando gli spray

Possiamo igienizzare la nostra vettura anche con spray sanificanti che contengono sostanze antibatteriche e antimicrobiche. Per eliminare possibili tracce di covid-19 bisogna verificare la presenza di cloro, alcol etilico o isopropilico e usare prodotti raccomandati dal Ministero della Salute.

Prima di tutto bisogna chiudere i finestrini del veicolo e spruzzare il prodotto nei tubi dell’impianto di climatizzazione e nel resto dell’abitacolo. Lo spray deve essere sparso ovunque senza esagerare, va applicato sulle superfici interne, sui sedili e negli scompartimenti, utilizzando una mascherina per evitare l’inalazione del composto. Dopo averlo spruzzato dobbiamo accendere il motore tenendo i finestrini sempre chiusi, attivare l’aria condizionata alla massima potenza con il ricircolo per circa 15 o 20 minuti e aprire tutte le bocchette.

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Per ogni superficie il prodotto corretto

Da non usare, inoltre, prodotti a base di ammoniaca come quelli di colore blu per pulire i vetri che tendono a rompere il materiale vinilico del cruscotto, rendendolo appiccicoso quando sottoposto a calore e luce. Meglio, nel caso non si sia in possesso dei prodotti più adatti, preferire una semplice soluzione di acqua e sapone, che consente comunque di effettuare una buona igienizzazione dell’interno della vettura.

Lo stesso vale se avete rivestimenti in pelle: usate prodotti specifici per non causare aloni o invecchiamento della superficie trattata e assicuratevi sempre di spruzzare il prodotto sul panno e non direttamente sui rivestimenti da trattare.

Panni usa e getta

Un ultimo consiglio va al tipo di panno con cui applicare il prodotto per sanificare l’ambiente. Infatti, per evitare rischi, conviene utilizzare un normalissimo rotolo di carta assorbente da casa usa e getta. Così, finite le operazioni, ci si libera di ogni oggetto. Alla fine, tolti guanti e mascherina, ricordatevi di lavare a fondo le mani e il gioco è fatto.

Come suggerisce Wash Out inoltre: “Per concludere la procedura di purificazione della vettura suggeriamo l’acquisto e l’utilizzo di un igienizzante spray con azione biocida per l’impianto di condizionamento della vettura”. A pensarci bene, anche quando la pandemia sarà finita, non sarebbe male ogni tanto pulire a fondo la propria auto.

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Spoiler auto: cos’è e a cosa serve e come funziona

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Bastano pochi elementi per rendere più aggressivo il design di una vettura. Lo spoiler auto è un accessorio che oltre ad enfatizzare il carattere sportivo di una macchina, contribuisce in maniera determinante all’efficienza aerodinamica.

INDICE
Cos’è lo spoiler auto
Come è fatto e come funziona l’alettone auto
Alettone auto universale e tuning auto
Spoiler posteriore e spoiler anteriore auto: le differenze
Mini spoiler auto
Macchine con spoiler: esempi in commercio

Per rendere più affilato e cattivo il look di una vettura i designer utilizzano spesso lo spoiler auto. Con questo termine si intende sia il classico alettone posizionato nella zona posteriore della vettura, che il “labbro” piazzato in quella anteriore.

Qualora la vettura sia a tre volumi, lo spoiler auto verrà piazzato sulla coda, mentre in caso di due volumi questo sarà posizionato alla sommità del lunotto posteriore.

La funzione dello spoiler auto è quella di aumentare la portanza aerodinamica della vettura compromettendo leggermente il coefficiente di penetrazione complessivo così da garantire una maggiore aderenza in curva alle alte velocità.

Non esiste un unico modello di spoiler auto ma, nella maggior parte dei casi, questo è dotato di paratie laterali la cui funzione è quella di indirizzare correttamente il flusso d’aria e ridurre i vortici d’estremità.

Lo spoiler auto viene fissato alla vettura tramite supporti che hanno anche la funzione di reggere il carico aerodinamico supplementare che investe il componente. Se questo è installato nella parte superiore del lunotto, nella maggior parte dei casi, avrà un design omogeneo con il portellone e sarà privo di supporti.

Nell’ultimo decennio anche nel nostro Paese è esplosa la moda del tuning. Prendere una vettura di serie ed elaborarla, sia esteticamente che meccanicamente, sino a renderla del tutto differente da un modello di produzione ha alimentato un mercato parallelo che può contare su numerose industrie.

In questo caso un elemento fondamentale per il tuning è l’alettone auto universale posizionato nella zona posteriore della vettura che oltre ad avere funzioni aerodinamiche contribuisce ad incattivire e rendere più aggressivo il look dell’auto.

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Come abbiamo visto in precedenza, quando si parla di spoiler auto si intende non solo il classico alettone posteriore, ma anche il profilo posizionato nella zona anteriore della vettura.

In quest’ultimo caso sarà presente un “labbro” che sporgerà dalla zona sottostante il paraurti la cui funzione principale è quella di tenere ancora più incollato al terreno l’avantreno. Con lo spoiler posteriore, invece, si intendono sia i classici alettoni posizionati sulla coda che i profili piazzati sui montanti la cui funzione è quella di aumentare la deportanza del retrotreno alle alte velocità.

Oltre ai classici alettoni dalle dimensioni importanti, in commercio sono presenti pure mini spoiler auto decisamente più discreti. Questi sono caratterizzati da misure ridotte così da non apparire eccessivi una volta installati sulla vettura, ma conferiscono ugualmente un tocco di sportività in più all’auto.

I costruttori hanno capito che esiste una buona fetta di mercato attratta da vetture sportive già dotate di spoiler. Vediamo alcune delle protagoniste più intriganti.

Ford Fiesta ST: la compatta dell’Ovale Blu riesce ad unire le grandi performance del motore Ecoboost da 200 CV ad un telaio apprezzato dalla stampa internazionale per l’ottimo feeling di guida. Lo spoiler posteriore ha un design discreto e svolge un ruolo fondamentale per tenere a terra il retrotreno. 33.000 euro è il prezzo di partenza.

Porsche 911: un classico senza tempo ed un punto di riferimento tra le supercar. La Porsche 911 ha mantenuto inalterata la sua linea nel corso degli anni, ma per tenere a bada i 510 CV della versione GT3 i tecnici tedeschi hanno deciso di adottare uno spoiler esagerato e molto aggressivo.

Lamborghini Aventador: design brutale, così come la sua potenza, la Aventador rappresenta la massima espressione della tecnologia della Casa emiliana. Per tenere sotto controllo la potenza dei 770 CV i tecnici hanno studiato accuratamente l’aerodinamica non solo del sottoscocca ma anche della zona superiore adottando un alettone posteriore immenso e collegato alla vettura anche tramite una deriva centrale.

Pagani Huayra: nel campo delle hypercar la creatura di San Cesario si caratterizza per quattro alettoni mobili controllati elettronicamente. In base all’angolo di sterzo i flap si alzano e si abbassano autonomamente così da aumentare la deportanza senza sporcare lo splendido design.

Cose da sapere

Cos’è lo spoiler auto?

Con questo termine si intende sia il classico alettone posizionato nella zona posteriore della vettura, che il “labbro” piazzato in quella anteriore. Qualora la vettura sia a tre volumi, lo spoiler auto verrà piazzato sulla coda, mentre in caso di due volumi questo sarà posizionato alla sommità del lunotto posteriore.

A cosa serve lo spoiler auto?

La funzione dello spoiler auto è quella di aumentare la portanza aerodinamica della vettura compromettendo leggermente il coefficiente di penetrazione complessivo così da garantire una maggiore aderenza in curva alle alte velocità.

Cos’è il tuning auto?

Il tuning auto consiste nel prendere una vettura di serie ed elaborarla, sia esteticamente che meccanicamente, sino a renderla del tutto differente da un modello di produzione. In questo caso un elemento fondamentale per il tuning è l’alettone auto universale posizionato nella zona posteriore della vettura.

Qual è la differenza tra spoiler anteriore e posteriore?

Lo spoiler anteriore è un “labbro” che sporge dalla zona sottostante il paraurti la cui funzione principale è quella di tenere ancora più incollato al terreno l’avantreno. Con lo spoiler posteriore, invece, si intendono sia i classici alettoni posizionati sulla coda che i profili piazzati sui montanti la cui funzione è quella di aumentare la deportanza del retrotreno alle alte velocità.

Cos’è il mini spoiler?

Oltre ai classici alettoni dalle dimensioni importanti, in commercio sono presenti pure mini spoiler auto decisamente più discreti. Questi sono caratterizzati da misure ridotte così da non apparire eccessivi una volta installati sulla vettura, ma conferiscono ugualmente un tocco di sportività in più all’auto.

App navigatore: le migliori per Android e iPhone

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Perdersi mentre si è alla guida sembra ormai essere diventato impossibile. Grazie alla diffusione degli smartphone, infatti, è possibile consultare in tempo reale le app navigatore per trovare immediatamente la direzione corretta. Scopriamo in questa guida le migliori app presenti sia per iPhone che per Android.

INDICE
App navigatore: le più diffuse
Le migliori app navigatore per Android
App navigatore iPhone
Navigatore online e offline: le differenze
App navigatore satellitare gratis

Utilizzare il proprio smartphone come navigatore mentre si è alla guida è diventata ormai una prassi. Sia collegando il telefono al sistema di infotainment, che posizionando lo smartphone a centro plancia, è possibile ottenere in tempo reale informazioni sul percorso da seguire.

Sono molteplici le app di navigazione presenti negli store. La più conosciuta è senza dubbio Waze, che si basa sulla condivisione delle informazioni da parte degli utilizzatori così da poter scegliere sempre il percorso più veloce, ma anche ViaMichelin che si caratterizza per la possibilità di pianificare l’itinerario personalizzando il tragitto. Tra le più diffuse, poi, non può non essere nominata Tom Tom Go che, a differenza, delle prime due, richiede la sottoscrizione di un abbonamento.

Chi ha tra le proprie mani uno smartphone Android può contare su una numerosa scelta di app navigatore. Scopriamo le migliori.

  • Google Maps
  • Here We Go
  • Maps.me
  • Sygic

Google Maps: vero e proprio punto di riferimento per tutti i sistemi Android, Google Maps consente di usufruire di mappe sempre aggiornate, di poter utilizzare lo Street View e di godere di sistema di ricalcolo percorso molto preciso oltre che ad una costanza segnalazione degli autovelox.

Here We Go: la particolarità di questa app è data dal suo funzionamento anche offline. Le mappe sono molto precise, con dettagli 3D sui monumenti più famosi e indicazioni sui nuovi sensi unici o divieti.

Maps.me: forse la meno conosciuta ma non per questo una app navigatore di livello inferiore rispetto alle precedenti, Maps.me offre mappe gratuite, dettagliate e interamente offline con navigazione turn-by-turn, aggiornate ogni giorno da milioni di utenti.

Sygic: è una delle app “storiche” presenti sullo store e sfrutta le stesse mappe di TomTom integrando alcune funzionalità come la condivisione del tragitto e del percorso sui social o sulle chat più famose, navigazione tramite comandi vocali, radar attivo su traffico ed incidenti oltre agli avvisi sonori in caso di superamento dei limiti di velocità.

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Sebbene molte app presenti per Android siano disponibili anche per iPhone, per i telefonini della Mela esistono anche navigatori specifici.

  • Guru Maps Pro
  • NavMii GPS
  • Apple Maps

Guru Maps Pro: fornisce le mappe offline sia su iPhone che su iPad. Le mappe sono molto dettagliate e precise, ma per scaricare il programma è necessario pagare al momento del download per poi godere di tutte le funzioni senza dover effettuare successivamente altri pagamenti.

NavMii GPS: totalmente gratuita, questa app ha un funzionamento simile a Waze visto che offre indicazioni precise e dettagliate su traffico e punti d’attenzione anche grazie alle segnalazioni degli altri utenti. Punto a favore è la possibilità di scaricare le mappe così da utilizzare l’app anche senza connessione dati.

Apple Maps: la risposta di Apple a Google Maps è stata aggiornata ed include adesso, oltre che alle ovvie funzioni di navigazione, anche gli avvisi per la segnalazione di autovelox, incidenti, pericoli e altre informazioni utili volte a rendere più completa e pratica l’esperienza di utilizzo.

Quelle che abbiamo elencato in precedenza sono alcune delle migliori app di navigazione presenti sugli store ed alcune possono essere consultate anche offline. Cosa significa? Semplice. Sarà sufficiente scaricare la mappa sul proprio telefono e poter utilizzare il navigatore anche in assenza di connessione internet utilizzando il segnale GPS dello smartphone.

La maggior parte delle app di cui abbiamo parlato sono scaricabili in maniera assolutamente gratuita. Google Maps e Waze, solo per citare due tra le più diffuse, non richiedono alcuna spesa al momento in cui si installano sul proprio telefono, mentre altre come Tom Tom Go richiedono il pagamento di un canone, mensile o annuale, che senza dubbio tiene alla larga una nutrita fetta di pubblico.

Cose da sapere

Quali sono le migliori app navigatore per Android?

Chi ha tra le proprie mani uno smartphone Android può contare su una numerosa scelta di app navigatore. Scopriamo le migliori: Google Maps, Here We Go, Maps.me e Sygic.

Quali sono le migliori app navigatore per iPhone?

Sebbene molte app presenti per Android siano disponibili anche per iPhone, per i telefonini della Mela esistono anche navigatori specifici, come: Guru Maps Pro, NavMii GPS e Apple Maps.

Ci sono app navigatore gratuite?

La maggior parte delle app navigatore sono scaricabili in maniera assolutamente gratuita. Google Maps e Waze, solo per citare due tra le più diffuse, non richiedono alcuna spesa al momento in cui si installano sul proprio telefono, mentre altre come Tom Tom Go richiedono il pagamento di un canone, mensile o annuale.

Cambio automatico: come funziona e come si usa

Come funziona e qual è il migliore cambio automatico?

In passato chi sceglieva un’auto con cambio automatico veniva deriso, reo di non saper utilizzare un manuale. Oggi, invece, il cambio automatico sta conquistando sempre più automobilisti grazie ad un comfort impagabile e tecnologia di primo livello.

INDICE
Cambio automatico: come funziona
Come si usa il cambio automatico
Cambio automatico lettere
Cambio automatico: pro e contro
Tipi di cambio automatico
Cambio semiautomatico
Cambio robotizzato
Cambio automatico doppia frizione
Cambio automatico a convertitore di coppia
Cambio a variazione continua

Il vantaggio del cambio automatico rispetto al manuale è quello di non dover essere costretti ad utilizzare il pedale della frizione e cambiare marcia. A tutto questo, infatti, penserà direttamente la centralina che deciderà in totale autonomia quando effettuare il passaggio di marcia a seconda del regime di giri del motore raggiunto. Così facendo l’automobilista avrà la possibilità di far riposare il piede sinistro non essendo presente il pedale della frizione.

L’utilizzo del cambio automatico è totalmente differente rispetto ad un manuale. Qui, come, detto sarà assente il pedale della frizione, mentre la leva del cambio potrà essere spostata in determinate posizioni indicate da lettere. Vediamo quali sono.

Spostando la leva del cambio automatico in “P” si bloccherà l’albero di trasmissione. Questa scelta deve essere effettuata ogni volta che si arresta la vettura.

Posizionando la leva del cambio automatico in “N”, ovvero neutral, si andrà in folle, mentre per effettuare la retromarcia sarà obbligatorio posizionare la leva sulla lettera “R”.

Per procedere alla guida si dovrà invece posizionare la leva del cambio automatico sulla lettera “D” che indica drive.

Il passaggio della leva da una lettera all’altra deve necessariamente avvenire a veicolo fermo.

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Scegliere una vettura con cambio automatico significa abbracciare una filosofia differente di guida rispetto ad una con cambio manuale. L’assenza del pedale della frizione, infatti, regala un comfort di guida inarrivabile per le seconde, ed i sistemi di ultima generazione, come gli automatici a doppia frizione, consentono tempi di cambiata inavvicinabili per i manuali.

Il punto a sfavore del cambio automatico riguarda il prezzo, dato che a parità di allestimento e di motorizzazione una vettura con questo sistema può costare un migliaio di euro un più rispetto ad una con cambio manuale.

Grazie al costante lavoro di ricerca e sviluppo ed alla evoluzione tecnologica, il mondo dell’auto ha presentato negli ultimi anni differenti tipologie di cambio automatico. Vediamo quali sono.

Questa tipologia di cambio automatico elimina il pedale della frizione, ma lascia al guidatore la scelta di cambiare marcia. Il semiautomatico si fa apprezzare per consumi ridotti, prestazioni simili a quelle di un manuale e cambi marcia quasi impercettibili nei sistemi a doppia frizione.

Il cambio robotizzato è quel dispositivo dove il passaggio da un rapporto all’altro avviene automaticamente. È la centralina, infatti, che si occupa di azionare la frizione e di innestare le marce dopo averle eventualmente selezionate. Questa tipologia di cambio ha due modalità di funzionamento: la prima è totalmente automatica, e in questo caso la centralina decide autonomamente quando cambiare e quale rapporto inserire, mentre la seconda è manuale e consente al guidatore di scegliere il momento in cui effettuare il passaggio a un rapporto inferiore o superiore.

Questo cambio è il più evoluto e si caratterizza per la presenza di due frizioni, come si può intuire dal nome. Una frizione è dedicata ai rapporti dispari ed una a quelli pari, ed entrambe  sono collegate a due alberi di trasmissione che ruotano contemporaneamente. Il cambio a doppia frizione garantisce velocità di cambiate assolute ed inarrivabili da un sistema manuale.

In passato questo sistema non ha fatto buona pubblicità al cambio automatico a causa di passaggi di marcia per nulla rapidi e costi eccessivi, ma oggi la situazione è decisamente cambiata. Il funzionamento di questi dispositivi è presto spiegato: la coppia motrice si trasferisce tramite un convertitore idraulico posizionato tra motore e cambio e, grazie a delle valvole, si provoca una differenza di pressione di olio che consente il cambio marcia.

Questa tipologia di cambio automatico si caratterizza per la presenza di una coppia di pulegge attorno alle quali è avvolta una cinghia. In base ai giri del motore le pulegge si spostano e in questo modo varia il diametro della cinghia. Il sistema è adottato da Toyota e consente al motore di funzionare sempre al regime di coppia massima a tutto vantaggio dei consumi.

Cose da sapere

Come funziona il cambio automatico?

Il vantaggio del cambio automatico rispetto al manuale è quello di non dover essere costretti ad utilizzare il pedale della frizione e cambiare marcia. A tutto questo, infatti, penserà direttamente la centralina che deciderà in totale autonomia quando effettuare il passaggio di marcia.

Come si usa il cambio automatico?

L’utilizzo del cambio automatico è totalmente differente rispetto ad un manuale. Qui sarà assente il pedale della frizione, mentre la leva del cambio potrà essere spostata in determinate posizioni indicate da lettere.

Quali sono i pro e i contro del cambio automatico?

L’assenza del pedale della frizione regala un comfort di guida inarrivabile per le auto a cambio manuale, ed i sistemi di ultima generazione, consentono tempi di cambiata inavvicinabili per i manuali. Il punto a sfavore del cambio automatico riguarda il prezzo, dato che a parità di allestimento e di motorizzazione una vettura con questo sistema può costare un migliaio di euro un più rispetto ad una con cambio manuale.

Quali sono le tipologie principali di cambio automatico?

Grazie al costante lavoro di ricerca e sviluppo ed alla evoluzione tecnologica, il mondo dell’auto ha presentato negli ultimi anni differenti tipologie di cambio automatico. Vediamo quali sono: cambio semiautomatico, robotizzato, cambio automatico doppia frizione, a convertitore di coppia e a variazione continua.

Verniciatura auto fai da te: la guida passo passo

Consigli utili per una verniciatura auto fai da te

Avere un’auto con una carrozzeria splendente ed impeccabile è un qualcosa che dà sempre molta soddisfazione, ma spesso ci si trova a combattere con piccoli o grandi graffi figli di disattenzioni proprie o altrui. Per evitare di spendere una fortuna per riparare il danno è però possibile ricorrere alla verniciatura fai da te.

INDICE
Costo verniciatura auto: i consigli per risparmiare
Verniciatura auto fai da te: cosa sapere prima di iniziare/a>
Come verniciare un auto fai da te
Step 1: Lavaggio auto e rimozione componenti
Step 2: Carteggiare l’auto
Step 3: Applicazione primer auto
Step 4: Verniciatura completa auto
Verniciatura carrozzeria e verniciatura plastiche: le differenze
Verniciare auto: bomboletta o pistola?

Quando si porta l’auto presso una carrozzeria specializzata si è consapevoli che il costo per la verniciatura sarà importante. Per questa ragione è possibile effettuare la verniciatura auto fai da te abbattendo notevolmente la spesa.

Il consiglio, per evitare risultati amatoriali, è quello di non acquistare prodotti economici ma preferire quelli appartenenti alle fasce alte di mercato. È vero che si spenderà qualcosa in più, ma l’effetto finale darà grandi soddisfazioni.

Ovviamente prima di procedere alla verniciatura fai da te si dovranno seguire scrupolosamente alcuni passaggi fondamentali per ottenere un risultato degno di nota. Trattare la carrozzeria, coprire le superfici che non dovranno andare a contatto con il colore ed avere una mano ferma garantiranno un effetto finale da professionista.

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I passaggi da compiere per poter effettuare una verniciatura auto fai da te degna di nota sono molteplici. Vediamoli nel dettaglio.

  • Step 1: Lavaggio auto e rimozione componenti
  • Step 2: Carteggiare l’auto
  • Step 3: Applicazione primer auto
  • Step 4: Verniciatura completa auto

Il primo passaggio da seguire è quello di effettuare un lavaggio accurato della carrozzeria così da rimuovere ogni impurità. Terminata questa operazione si dovrà procedere alla rimozione di elementi come fari, maniglie o paraurti che non dovranno essere verniciati. Le parti che non potranno essere rimosse andranno coperte con del nastro adesivo.

Il secondo passaggio da seguire per effettuare una verniciatura auto fai da te perfetta è quella del carteggio della carrozzeria. Nella fase iniziale è consigliabile utilizzare carta vetrata a grana grossa per poi passare ad una grana fine sino a quando non si vedrà il metallo spuntare da sotto la vernice. Una volta rimossa completamente la vernice dalla parte danneggiata, si potrà passare dello stucco per coprire i graffi più profondi.

Concluso l’operazione di carteggio si potrà applicare il primer, prodotto che consente alla vernice di aderire perfettamente. Per effettuare questa operazione è fondamentale posizionare il veicolo in un luogo al chiuso così da evitare che polvere ed altre impurità vengano a contatto con il primer rovinando il lavoro. Quando il primer si sarà asciugato sarà necessario carteggiare nuovamente la carrozzeria con carta abrasiva a carta finissima e successivamente pulire la parte interessata.

Dopo aver carteggiato il primer è fondamentale sgrassare e ripulire la superficie levigata utilizzando un panno in microfibra ed un detergente al silicone. Successivamente si potrà procedere alla verniciatura completa auto sia con la bomboletta che con la pistola, ma ovviamente i risultati delle due tecniche saranno differenti.

I passaggi che abbiamo analizzato in precedenza sono validi per la verniciatura della carrozzeria dell’auto, mentre per quel che riguarda le plastiche il procedimento sarà differente poiché si dovrà rimuovere il componente in plastica e poi pulirlo accuratamente per rimuovere ogni impurità.

Successivamente si dovrà mescolare dell’acqua tiepida con alcune gocce di acqua ragia ed applicare questa soluzione su un panno per poi passarlo sulla componente interessata dal graffio. Compiuta questa operazione sarà necessario immergere un foglio di carta vetrata nell’acqua tiepida e carteggiate la superficie sino a eliminare la vecchia vernice.

Una volta rimossa la precedente vernice si dovrà ripulire il tutto con il panno imbevuto di acqua ragia ed acqua tiepida e successivamente applicare la vernice prescelta passando più mani fino a quando l’intensità di colore desiderata non sarà raggiunta.

Abbiamo visto che per verniciare l’auto si potrà scegliere di utilizzare sia la bomboletta spray che la pistola collegata al compressore. L’effetto finale sarà maggiormente professionale nel secondo caso, anche a fronte di una spesa decisamente superiore.

Se si sceglierà di utilizzare la bomboletta bisognerà applicare il prodotto rispettando una distanza di 30 centimetri dalla carrozzeria per evitare che si formino gocce di vernice antiestetiche, mentre se si utilizzerà la pistola bisognerà applicare la vernice in maniera uniforme con un movimento orizzontale e in linea retta.

Una volta che la vernice sarà asciutta si dovrà utilizzare una levigatrice dotata di carta a grana fine ed infine pulire nuovamente la superficie trattata per poi lucidarla ed avere così una carrozzeria splendente.

Cose da sapere

Quali sono i passaggi fondamentali per verniciare un’auto fai da te?

I passaggi da compiere per poter effettuare una verniciatura auto fai da te degna di nota sono quattro: lavaggio auto e rimozione componenti, carteggiare l’auto, applicare il primer auto e quindi procedere con la verniciatura completa.

Come si verniciano le plastiche dell’auto?

Per prima cosa si dovrà rimuovere il componente in plastica, pulirlo accuratamente e quindi mescolare dell’acqua tiepida con alcune gocce di acqua ragia ed applicare questa soluzione su un panno per poi passarlo sulla componente. Compiuta questa operazione sarà necessario immergere un foglio di carta vetrata nell’acqua tiepida e carteggiate la superficie. Una volta rimossa la precedente vernice si dovrà ripulire il tutto e successivamente applicare la vernice prescelta passando più mani fino a quando l’intensità di colore desiderata non sarà raggiunta.

Che differenza tra c’è tra la bomboletta e la pistola per verniciare l’auto?

Se si sceglie la bomboletta bisognerà applicare il prodotto rispettando una distanza di 30 centimetri dalla carrozzeria, mentre se si utilizzerà la pistola bisognerà applicare la vernice in maniera uniforme con un movimento orizzontale e in linea retta.

 

Sigle pneumatici: come leggere l’etichetta delle gomme auto

Come leggere gli pneumatici? Tutto sul linguaggio delle gomme

Gli pneumatici sono l’unico punto di contatto tra la vettura e la strada e la loro scelta deve essere valutata attentamente. Le sigle pneumatici indicano differenti tipologie di gomme adatte ad ogni esigenza. Scopriamo cosa significano.

INDICE
Misure pneumatici auto: come si leggono?
La marcatura DOT e la data delle gomme/a>
Tutte le sigle dei pneumatici
Come leggere l’etichetta pneumatici

In commercio esistono differenti tipologie di pneumatici adatte a cerchi di tutte le dimensioni. Nella spalla della gomma sono indicate le misure specifiche che devono essere ben conosciute prima di procedere all’acquisto.

Se, ad esempio, si prende in considerazione degli pneumatici con la sigla 225/55 R 17 97 W, questa indicherà larghezza, altezza, misura del cerchio e indice di carico. Nello specifico 225 indica la larghezza della gomma in millimetri, 55 l’altezza del fianco messa in rapporto percentuale con la larghezza del pneumatico, 17 la misura del cerchio e 97 il carico massimo che il singolo pneumatico può sopportare da sgonfio. La lettera W, infine, indica la velocità massima che un pneumatico può raggiungere in sicurezza. I valori di riferimento sono compresi fra “A” e “Y”, dove “A” è il più basso ed “Y” il più alto. W indica la velocità massima di 270 Km/h.

Altra buona pratica da seguire prima di procedere all’acquisto delle gomme è quella di verificare la data degli pneumatici.

Per conoscere la data di costruzione delle gomme si dovrà leggere la sigla DOT, acronimo di Department of Transportation. Qui saranno indicati il codice dello stabilimento (prime due cifre), il codice delle misure (successive due cifre), l’identificativo del costruttore (opzionale e composto da 4 lettere) e la data di produzione del singolo pneumatico (ultime quattro cifre).

Per venire a conoscenza della data di costruzione sarà sufficiente leggere le ultime quattro cifre che compongono la marcatura DOT.

Sulla spalla di un pneumatico sono presenti numerose sigle. Quella più in evidenza è la marca del costruttore, mentre le altre indicheranno il modello, la destinazione d’uso, l’indicatore di usura, la sigla relativa alla tipologia (invernale, estivo o quattro stagioni) ed infine la sigla tubeless che indica l’assenza di camera d’aria.

Tra tutte queste sigle, quella cui prestare maggiore attenzione è quella relativa alla tipologia perché in determinati periodi dell’anno, in alcuni territori del nostro Paese, è obbligatorio adottare pneumatici estivi o invernali.

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L’etichetta europea sugli pneumatici fornisce informazioni su aspetti ambientali e di sicurezza delle gomme e consente di effettuare con facilità un confronto tra differenti pneumatici in termini di aderenza sul bagnato, resistenza al rotolamento e rumorosità.

Per quanto riguarda l’aderenza sul bagnato indica la tenuta di strada in caso di pioggia, così come lo spazio di frenata. La scala di valore è compresa fra le lettere “A” e “G” e pneumatici con aderenza sul bagnato di classe A posseggono un’aderenza maggiore di circa il 30% rispetto a quelle di classe “G”.

Con riferimento alla resistenza al rotolamento si indica l’efficienza energetica del pneumatico poiché questo fattore incide sul consumo di carburante per il 20%. Anche in questo caso la scala di valori riportata nell’etichetta è compresa fra la lettera “A” e la lettera “G”, dove “A” indica il massimo dell’efficientamento energetico e “G” il minimo.

Infine, con riferimento alla rumorosità, viene indicato l’inquinamento ambientale prodotto all’esterno dal rotolamento degli pneumatici. Questo valore è misurato in decibel ed è riportato sull’etichetta mediante tre barre. Se ne è presente solo una allora ci si troverà di fronte ad uno pneumatico silenzioso, mentre due barre indicano un pneumatico discretamente rumoroso ed infine tre barre segnalano uno pneumatico conforme alla direttiva ma ben più rumoroso degli altri disponibili.

Cose da sapere

Come si leggono le misure dei pneumatici?

Facciamo un esempio con degli pneumatici con la sigla 225/55 R 17 97 W, questa indicherà larghezza, altezza, misura del cerchio e indice di carico. 225 indica la larghezza della gomma in millimetri, 55 l’altezza del fianco messa in rapporto percentuale con la larghezza del pneumatico, 17 la misura del cerchio e 97 il carico massimo che il singolo pneumatico può sopportare da sgonfio. La lettera W, infine, indica la velocità massima che un pneumatico può raggiungere in sicurezza.

Come si legge la data dei pneumatici?

Per conoscere la data di costruzione delle gomme si dovrà leggere la sigla DOT (Department of Transportation). Qui saranno indicati il codice dello stabilimento (prime due cifre), il codice delle misure (successive due cifre), l’identificativo del costruttore (opzionale e composto da 4 lettere) e la data di produzione del singolo pneumatico (ultime quattro cifre).

Cosa indicano le sigle sulla spalle delle gomme?

Quella più in evidenza è la marca del costruttore, mentre le altre indicheranno il modello, la destinazione d’uso, l’indicatore di usura, la sigla relativa alla tipologia (invernale, estivo o quattro stagioni) ed infine la sigla tubeless che indica l’assenza di camera d’aria.

Che tipo di indicazioni fornisce l’etichetta dei pneumatici?

L’etichetta europea sugli pneumatici fornisce informazioni su aspetti ambientali e di sicurezza delle gomme e consente di effettuare con facilità un confronto tra differenti pneumatici in termini di aderenza sul bagnato, resistenza al rotolamento e rumorosità.

Portapacchi auto: prezzi, caratteristiche e consigli

Portapacchi auto: caratteristiche e prezzi

Riuscire ad aumentare la capacità di carico di una vettura è una esigenza molto sentita per chi deve affrontare lunghi viaggi con la famiglia a bordo. Per questo motivo è importante scegliere il portapacchi auto più adatto alle proprie esigenze.

INDICE
 Portapacchi per auto: le tipologie
 Box portapacchi auto
 Baule portapacchi auto
 Portapacchi posteriore auto
 Portapacchi tetto auto
 Portapacchi auto universale
 Barre portapacchi auto
 Portapacchi per auto: prezzi
 Portapacchi per auto usato
 Montare il portapacchi auto
 Come caricare il portapacchi auto

In commercio sono differenti tipologie di portapacchi auto, alcuni anche estremamente specifici come i portasci o i portabici, ma chi ha bisogno di ampliare notevolmente la capacità di carico è solito scegliere tra le barre portapacchi e i box. Vediamo nel dettaglio differenze e specificità.

Quando si parla di box portapacchi si intende un contenitore di differenti forme in grado di contenere una capienza da 300 a 500 litri. I box portapacchi sono impermeabili ed in commercio sono presenti differenti tipologie di prezzo dotate di sistemi di chiusura a prova di furto.

Altra definizione con la quale vengono identificati i box portapacchi è quella di baule. Le differenze sono solamente linguistiche perché sostanzialmente gli accessori sono identici e devono essere fissati sfruttano le barre portapacchi poste sul tetto della vettura.

Una valida alternativa al portapacchi da fissare al tetto della vettura è data dal portapacchi posteriore. Questo viene fissato al retro dell’auto e nella maggior parte dei casi è utilizzato per il trasporto delle biciclette. Punto a sfavore di questo dispositivo è quello di ridurre sensibilmente la visibilità posteriore.

In commercio sono presenti numerose tipologie di portapacchi auto da applicare al tetto. Queste consentono di aumentare la capacità di carico a fronte di un peggioramento del coefficiente di penetrazione aerodinamico e, di conseguenza, dei consumi.

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Se si vuole risparmiare sul prezzo di acquisto è possibile optare per portapacchi universali, delle valide alternative ai dispositivi griffati dalle Case automobilistiche. Online sono presenti numerosi modelli con prezzi decisamente abbordabili che partono da poco più di 40 euro sino a 100 euro.

Per capire quali barre portapacchi auto scegliere tra le numerose opzioni presenti in commercio è opportuno valutare la tipologia di tetto della propria vettura, così da capire se siano presenti o meno elementi come i railing, e cosa si debba trasportare. Da valutare, inoltre, anche il carico massimo trasportabile solitamente indicato nel libretto di istruzioni.

Spulciando le offerte presenti sul web si può notare come i prezzi per i portapacchi auto siano vari ed adatti a tutte le tasche. Se per le barre portapacchi la spesa richiesta è davvero irrisoria, ed in media si aggira sui 50 euro, per i box portapacchi è necessario mettere in conto cifre più importanti solitamente sui 300 euro.

Se si vuole risparmiare è possibile acquistare un portapacchi auto usato. Sono numerosi i siti web dove è possibile trovare questi dispositivi di seconda mano a prezzi davvero convenienti. La raccomandazione è sempre quella di verificare che il portapacchi sia applicabile sul vostro modello di vettura.

Prima di procedere al montaggio del portapacchi auto è fondamentale calcolare la larghezza e la lunghezza totale del tettuccio per evitare che le barre sporgano e si rivelino pericolose per la sicurezza. Sono possibili due modalità di montaggio del portapacchi auto: diretto sul tetto, consentito a quelle auto che già dispongono delle barre portatutto di serie, oppure indiretto attraverso la prima installazione delle barre o traverse e solo successivamente del portapacchi auto, tenuto in posizione da specifiche morse gommate. Ricordate, infine, di rispettare sempre il carico massimo consentito.

Il portapacchi deve essere caricato con attenzione in modo da evitare la possibile caduta degli oggetti riposti e non deve impedire o ridurre la visibilità del conducente né mascherare la fanaleria della macchina e la targa identificativa. Infine il carico non deve sporgere in senso longitudinale dalla parte anteriore della macchina, mentre può sporgere da quella posteriore, ma solo fino ai tre decimi della lunghezza complessiva della vettura.

Cose da sapere

Quali sono le tipologie di portapacchi auto?

In commercio sono differenti tipologie di portapacchi auto, alcuni anche estremamente specifici come i portasci o i portabici, ma chi ha bisogno di ampliare notevolmente la capacità di carico è solito scegliere tra le barre portapacchi e i box, un contenitore di differenti forme in grado di contenere una capienza da 300 a 500 litri.

Qual è la differenza tra un portapacchi da tetto e uno posteriore?

Il portapacchi da tetto consente di aumentare la capacità di carico a fronte di un peggioramento del coefficiente di penetrazione aerodinamico e dei consumi.  Un’alternativa al portapacchi  è il portapacchi posteriore, nella maggior parte dei casi è utilizzato per il trasporto delle biciclette. Punto a sfavore di questo dispositivo è quello di ridurre sensibilmente la visibilità posteriore.

Come scegliere le barre portapacchi?

Per capire quali barre portapacchi auto scegliere è opportuno valutare la tipologia di tetto della propria vettura, così da capire se siano presenti o meno elementi come i railing, e cosa si debba trasportare. Da valutare, inoltre, anche il carico massimo trasportabile solitamente indicato nel libretto di istruzioni.

Quanto costa un portapacchi auto?

Spulciando le offerte presenti sul web si può notare come i prezzi per i portapacchi auto siano vari ed adatti a tutte le tasche, per i box portapacchi è necessario mettere in conto cifre sui 300 euro. Se si vuole risparmiare è possibile acquistare un portapacchi auto usato.

Come si monta un portapacchi auto?

Sono possibili due modalità di montaggio del portapacchi auto: diretto sul tetto, consentito a quelle auto che già dispongono delle barre portatutto di serie, oppure indiretto attraverso la prima installazione delle barre o traverse e solo successivamente del portapacchi auto, tenuto in posizione da specifiche morse gommate