Auto divenute icona: Citroen DS

Auto divenute icona: Citroen DS 2

Oggi DS è un marchio indipendente, nato nel 2014 (o per meglio dire rinato) come brand di lusso della casa madre Citroen, mentre ancora prima è stato anche una linea di prodotto. Il nome originale, in realtà, è quello di una delle vetture più famose, innovative e rivoluzionarie della storia dell’industria automobilistica, un’icona senza tempo capace di far innamorare anche gli automobilisti più distratti e meno appassionati. Un’auto da favola, un simbolo in grado di rappresentare la Francia e la “francesità” nel mondo, la vettura sulla quale hanno sfilato i presidenti della Repubblica; un sogno per tantissimi automobilisti e un qualcosa di insostituibile per chi la possiede e non la cambierebbe mai per non rinunciare all’incredibile comfort che è in grado di garantire.

La Citroen DS, prodotta dal 1955 al 1975, è un’auto pioniera, avanti anni luce rispetto alla concorrenza, un concentrato di tecnologie applicate ancora oggi, come i fari adattivi che ruotano e illuminano l’interno delle curve e le sospensioni che regolano l’altezza dell’auto dal suolo. Il progetto della DS nasce negli anni ’30, con la casa francese alla ricerca di una degna erede di un’altra icona come la Traction Avant, ma c’è di mezzo la seconda guerra mondiale a rallentare i piani. Il design unico e particolare della DS prende forma dalla penna dell’italiano Flaminio Bertoni, “padre” anche di un altro mito assoluto come la Citroen 2 CV; italiano anche il motore, sviluppato dall’ingegnere piemontese Walter Becchia (con alle spalle esperienze nella Talbot), che in quegli anni lavora ai propulsori della casa francese. Le linee innovative della DS, con la forma a goccia, le ruote posteriori carenate e la coda più stretta del muso, non sono fini a sé stesse, ma nascono per aumentare l’aerodinamica, parola chiave per il costruttore francese già in quegli anni.

Il debutto al Salone di Parigi nel 1955

L’erede della Traction Avant si mostra al pubblico di casa in occasione dell’importante rassegna parigina. Il progetto è quanto mai ambizioso, come dimostra il nome scelto: DS, letto tutto d’un fiato, in francese suona come déesse, che vuol dire “dea”, ma è anche una sigla che sta per Désirée Spéciale, desiderata speciale. Le due interpretazioni del nome rendono bene l’idea di come Citroen voglia puntare sull’immagine di eccellenza e unicità per la nuova ammiraglia, ma neanche il più ottimista dei dirigenti può prevedere il successo e il significato della nuova auto. Prendendo in considerazione solo i numeri, la DS è stata prodotta in 1.456.115 esemplari, cifre incredibili considerato il periodo storico, dal 1955 al 1975, e il costo elevato della vettura. In quegli anni, in Europa, spopolano modelli economici e di dimensioni contenute come Fiat 500 e 600, Renault 4, Citroen 2CV, Maggiolone e MINI. Il trionfo dell’ammiraglia della Citroen va ben oltre i grandi numeri, ed è certificato dai libri e dai film che l’hanno vista recitare un ruolo da protagonista, ma soprattutto dalla stima che si è guadagnata nei confronti degli altri automobilisti, a partire dai più incalliti e integralisti amanti delle Alfa Romeo (modelli più lontani che mai dal concetto di auto rappresentato da Citroen), che hanno sempre riconosciuto e apprezzato le soluzioni innovative e di qualità della DS.

Auto divenute icona: Citroen DS

Dalle sospensioni ai fari, le novità della DS

Come detto, l’icona francese ha apportato una serie di soluzioni geniali e all’avanguardia, alcune delle quali utilizzate anche nelle auto attuali. Il comfort della DS raggiunge livelli altissimi grazie anche alle sospensioni idropneumatiche che, utilizzando un circuito a olio in pressione, sono capaci di assorbire qualsiasi buca e irregolarità della strada, isolando l’abitacolo in una specie di bolla. Alle sospensioni di aggiungono i freni a disco anteriori di serie a partire già dal 1955, il servofreno e il servosterzo; soluzioni tolte negli anni successivi, su alcuni modelli, con lo scopo di contenere il prezzo e di conquistare nuovi acquirenti. Menzione speciale per i fari orientabili, disponibili dal 1968, insieme all’esordio dei proiettori carenati. Sfruttando un collegamento meccanico fra volante e luci, i gruppi ottici sono in grado di illuminare il centro della curva, rendendo molto più agevole la guida.

Tutte le evoluzioni del mito

Nei gloriosi 20 anni di carriera, la Citroen DS ha visto varie evoluzioni e modelli. Si parte con la DS19, dotata di motore da 1,9 litri di cilindrata, quattro cilindri e 75 CV di potenza massima, aumentati a 83 nel 1961. Il 1965 porta una svolta per quanto riguarda la motorizzazione: esordisce la DS21, spinta da un 2.175cc da 109 CV; invece la DS19 sostituisce il vecchio 1.9 con il più moderno 2.0 da 90 CV. Nel 1968 è tempo di saluti per la DS19, che lascia il posto alla DS20, equipaggiata con motore 2.0 litri, potenziato fino a 103 CV. Nello stesso anno anche la DS21 diventa più performante, con il propulsore che arriva a 115 CV; mentre l’anno successivo entra in scena la DS21 I.E. da 139 CV, la prima vettura francese con l’iniezione elettronica (Bosch). L’ultima evoluzione è la DS23, con motore da 2,3 litri di cilindrata e 124 CV nella versione a carburatori e 141 CV in quella a iniezione.

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Cabriolet e station-wagon per completare la gamma

In Italia la Citroen DS viene identificata come lo “squalo”, la berlina dal muso largo e maestoso e la coda sfuggente, ma la gamma completa comprende anche altre carrozzerie. Al Salone di Parigi del 1960, irrompe la DS19 cabriolet, opera del designer francese Henri Chapron: un progetto dedicato con 76 combinazioni di tinte, 13 colori di carrozzeria e 11 per i sedili, che va oltre il consueto adattamento del modello standard. Alla versione convertibile bisogna aggiungere anche la station-wagon, o Break come la chiama Citroen, una soluzione che darà origine anche alle ambulanze, specialmente in Francia.

Pneumatici sostenibili: un nuovo logo per identificare quelli “green”

Pneumatici sostenibili: un nuovo logo per identificare quelli "green" 1

Rendere una vettura sostenibile nell’intero ciclo produttivo è uno degli obiettivi dell’industria automotive e, per raggiungerlo l’elettrificazione a vari livelli dei powertrain da sola non può essere sufficiente. Per questo, già da tempo, i costruttori e le imprese che forniscono componenti per le auto, hanno iniziato a usare materiali di origine vegetale o riciclati, per la realizzazione dei nuovi veicoli. La novità più recente a tal proposito è il debutto di un inedito logo che caratterizza gli pneumatici costruiti impiegando come minimo il 50% di materiali riciclati.

Il ruolo fondamentale degli pneumatici nella riduzione delle emissioni è risaputo da tempo: la loro struttura e le caratteristiche tecniche incidono sul consumo di carburante o di energia (nel caso di auto elettriche) di una vettura e, ovviamente, anche la loro usura nel corso degli anni pesa sulle emissioni. Alla luce di questi processi, è facile intuire che avere gomme realizzate con materie a basso impatto ambientale possa contribuire a ridurre le emissioni dannose delle auto.

Pneumatici sostenibili: un nuovo logo per identificare quelli "green"

Si comincia con Pirelli

Il nuovo logo, caratterizzato da due frecce posizionate dentro un cerchio, è stato applicato per la prima volta in assoluto su P Zero E, la nuova linea di pneumatici lanciata da Pirelli, che contengono più del 55% di materiali di origine naturale e riciclati. Il logo, che certifica l’origine delle materie, acquisirà ancora maggiore importanza grazie all’approvazione anche di enti terzi, delle percentuali di materiali eco-compatibili all’interno della mescola.

Il nuovo pneumatico di Pirelli, pensato per coniugare la sostenibilità con le prestazioni elevate, fa parte della strategia adottata già da anni dal brand italiano, che entro il 2030 vuole produrre gomme formate al 60% da materiali di origine naturale e al 12% da elementi riciclati, con meno del 30% delle materie di origine fossile. Inoltre, gli studi condotti da Pirelli sul ciclo di vita di P Zero E hanno messo in risalto un abbassamento del 24% di emissioni di CO2 equivalenti rispetto a un pneumatico Pirelli di generazione precedente.

Amico dell’ambiente e delle alte prestazioni

Il basso impatto ambientale dei nuovi pneumatici non deve distogliere le attenzioni da quello che è sempre stato il marchio di fabbrica dell’azienda italiana: le elevate prestazioni. Gli esperti di Pirelli hanno portato avanti un lungo e minuzioso lavoro di ricerca e sviluppo per coniugare questi due aspetti fondamentali. Gli studi hanno portato all’individuazione e all’impiego di materiali inediti, come la lignina che deriva dagli scarti dell’industria della cellulosa e della carta e favorisce la durata dello pneumatico e la relativa riduzione della resistenza al rotolamento. Accanto alla lignina è stata individuata anche la lolla di riso, ottenuta dagli avanzi della coltivazione del riso: questo elemento è usato nelle mescole del battistrada per riuscire ad avere prestazioni elevate sul bagnato. La lista prosegue con bio-resine, gomma naturale, polimeri bio-circolari e rayon, che ha la funzione di rinforzo tessile dello pneumatico con fibre derivate dalla cellulosa.

Hyundai i20: acquisto o finanziamento?

Hyundai i20: prezzo, dimensioni e prova su strada 1

Piccola, ma con tanto carattere. La Hyundai i20 ha le carte in regola per ricoprire un ruolo da protagonista all’interno del segmento B. La terza generazione presenta notevoli cambiamenti per la piccola coreana, che ora offre molta più qualità rispetto a prima. Il recente restyling vede migliorie per quanto riguarda sicurezza e tecnologia, mentre le linee sono più sportive, con nuovi cerchi in lega da 16 e 17” e paraurti ridisegnati che accentuano lo stile dinamico. Aumenta la tecnologia, grazie alla connettività 4G con eCall di seconda generazione e gli aggiornamenti over-the-air delle mappe di navigazione; la sicurezza, invece, compie un passo in avanti con l’implementazione del pacchetto di sistemi di assistenza alla guida Hyundai Smart Sense. Il Forward Collision-Avoidance Assist ora è in grado di riconoscere anche i ciclisti; mentre, su richiesta, è possibile avere il Rear Cross-traffic Collision Assist, il Blind-spot Collision-avoidance Assist e lo Smart Cruise Control, che si avvale delle mappe di navigazione per regolare automaticamente la velocità di crociera.

La Hyundai i20 è lunga poco più di 4 metri, larga 1,77 e alta 1,45, con un passo di 2,58 metri. Il bagagliaio ha una capacità di carico di 352 litri, che salgono a 1.165 abbattendo il divanetto posteriore. La compatta coreana è disponibili in tre allestimenti: Connectline, l’accesso alla gamma ma con tanti contenuti digitali; Bose, ricco di contenuti soprattutto per quanto riguarda l’infotainment e, per finire, N Line, il top di gamma dallo stile sportiveggiante.

Hyundai i20: prezzo, dimensioni e prova su strada 4

Design moderno con tanta sicurezza

Con la terza generazione, la Hyundai i20 si fa più moderna, segnando un taglio netto rispetto al passato. Nella parte anteriore spiccano la grande mascherina esagonale a nido d’ape e i fari sottili e spigolosi; mentre nella parte bassa del paraurti risaltano le nuove prese d’aria triangolari che comprendono i fendinebbia. Le linee spigolose trovano conferma anche nel posteriore, caratterizzato dai gruppi ottici a led a forma di zeta uniti da una fascia luminosa.

Nell’abitacolo troviamo materiali di buona qualità e la plancia divisa in più livelli che comprende anche le bocchette dell’aria condizionata. Lo schermo dell’infotainment, da 8” o 10,25”, con connettività Apple CarPlay e Android Auto, si piazza al centro della stessa plancia; mentre la dotazione di sistemi di assistenza alla guida è ricca per la categoria e offre anti collisione frontale, abbaglianti automatici, mantenimento corsia, riconoscimento limiti velocità e rilevamento stanchezza conducente.

Hyundai i20: prezzo, dimensioni e prova su strada 2

Motorizzazioni e consumi

Il marchio coreano opta solo per motori benzina, che possono essere abbinati a impianti mild-hybrid o GPL. Si parte dal propulsore benzina a quattro cilindri da 1,2 litri da 84 CV, per passare al 1,0 litri 3 cilindri, proposto in una versione da 100 CV e in due varianti mild-hybrid con impianto a 48 V, da 100 CV e da 120 CV. Le ultime due versioni possono essere abbinate anche al cambio automatico doppia frizione 7Dct. A questi si aggiunge il GPL, con il motore 1,2 litri 4 cilindri da 82 CV e, per concludere, c’è la versione ad alte prestazioni, la i20 N, dotata del motore della famiglia “Gamma” GDi turbo da 1,6 litri abbinato a un cambio manuale a 6 marce, in grado di erogare 204 CV e 275 Nm di coppia.

La Hyundai i20 ha consumi contenuti. La versione 1,2 litri da 84 CV, su ciclo combinato WLTP, dichiara 5,2-5,6 litri per 100 chilometri. Numeri che si abbassano a 5,0-5,6 litri ogni 100 km con i motori mild-hybrid, anche per quello da 120 CV. Non è da meno il modello GPL, che consuma 5,1-5,6 litri di benzina e 6,6-6,9 litri di GPL ogni 100 km.

Hyundai i20: prezzo, dimensioni e prova su strada 3

Hyundai i20 1.2 84CV Connectline a 17.450 euro

È possibile acquistare la compatta coreana con una interessante promozione. La Hyundai 1.2 84CV in allestimento Connectline ha un prezzo di listino di 19.400 euro, ma la casa coreana offre una serie di sconti: 1.250 euro in caso di adesione a Hyundai Promo Finanziaria, 500 euro di Stock Promo e 800 euro di voucher permuta o rottamazione, per un vantaggio totale a favore del cliente di 2.550 euro grazie al contributo di Hyundai Italia e delle Concessionarie aderenti. In virtù di queste iniziative, il costo della Hyundai i20 passa da 19.400 euro a 16.850 con il finanziamento Super Hyundai Plus o 17.450 euro senza finanziamento.

Chi sceglie di comprare la compatta coreana con il finanziamento Super Hyundai Plus, deve versare un anticipo di 4.280 euro a cui faranno seguito 36 rate da 119 euro (TAN 3,95% TAEG 5,83%); mentre la maxi rata finale, che è anche il Valore Futuro Garantito, sarà pari a 10.088 euro. Il limite massimo di km è fissato in 15.000 km e, in caso di restituzione o sostituzione della vettura, sarà applicato un costo di 0,10 euro per ogni km in più percorso. Nell’offerta non vengono indicati servizi aggiuntivi, ma va ricordato che la casa coreana offre garanzia a 5 anni e chilometri illimitati su tutta la propria gamma.

Hyundai e Kia pensano a un sistema di compensazione dell’energia

Hyundai Kona elettrica: prezzo, dimensioni e caratteristiche

La strada che conduce alla neutralità carbonica, così come deciso dalla politica, è tutta in salita e riguarda tutte le fasi e gli aspetti del ciclo produttivo e del successivo utilizzo dei veicoli. Le case automobilistiche, oltre a dover impiegare sempre più materiali sostenibili ottenuti a loro volta attraverso processi “puliti”, devono stare attente anche al consumo energetico e alle fonti (rinnovabili) dalle quali deriva tale energia.

Oggi è possibile controllare anche l’energia utilizzata dalle auto elettriche e ibride che effettuano la ricarica mediante le reti pubbliche, stando attenti che sia sostenibile. Questo si concretizza attraverso la restituzione di una quantità di energia equivalente di provenienza certificata, soluzione già adottata dai costruttori coreani Hyundai e Kia.

Hyundai Kona: prezzo, dimensioni e prova su strada 59

Lo scambio di energia

Hyundai e Kia riescono ad aumentare la propria sostenibilità anche dopo aver venduto le automobili elettriche e ibride plug-in mediante l’acquisto di quote di energia certificata derivante da centrali idroelettriche, pale eoliche e impianti fotovoltaici, che viene introdotta nella rete pubblica per una quantità equivalente a quella usata dalle proprie automobili ricaricate attraverso le colonnine. Il progetto è stato realizzato grazie all’accordo con il fornitore dei servizi di ricarica Digital Charging Solutions (DCS) e all’utilizzo delle app Kia Charge e Charge myHyundai, che sono in grado di conteggiare l’esatta quantità di energia assorbita dalla singola vettura ricarica per ricarica, ma rispettando la privacy e i dati degli automobilisti. Le due app forniscono ai rispettivi costruttori il consumo energetico esatto e, di conseguenza, la quantità di energia “pulita” che dovranno acquistare per poter bilanciare le emissioni.

Hyundai e Kia comprano quote di energia sostenibile coperta dalla “Garanzia d’origine” da inserire nella rete pubblica per un quantitativo equivalente al consumo finale dei propri veicoli. In pratica è come se le vetture si ricaricassero con elettricità “pulita”, abbassando le emissioni passive nel proprio ciclo di vita e facendo guadagnare alle due case automobilistiche punti importanti per ridurre l’impronta carbonica.

Il prossimo obiettivo è una grande rete di energia sostenibile

L’accordo con DCS rappresenta solo il primo passo per raggiungere la totale decarbonizzazione e dà una mano a far aumentare la quantità di energia verde nella rete pubblica, in attesa dei prossimi sviluppi che dovranno portare alla copertura del fabbisogno totale, almeno per i trasporti, con elettricità sostenibile e certificata. Non a caso Hyundai e Kia hanno in mente di creare una grande rete globalizzata di ricarica in grado di interagire con i fornitori di energia, in modo da essere certi che tutti i kW delle ricariche delle auto elettriche siano “puliti” e di origine certificata.

Lamborghini pensa all’ambiente

Lamborghini Revuelto: prezzo, dimensioni e caratteristiche 2

Lamborghini corre veloce verso un futuro a impatto zero investendo forte su economia circolare, energie rinnovabili, risparmio di emissioni e vari progetti a favore dell’ambiente, che si vanno ad affiancare all’elettrificazione della gamma e all’arrivo del primo bolide 100% elettrico, previsto per il 2028. L’obiettivo è quello comune a tutte le aziende: raggiungere la neutralità carbonica da qui al 2050.

Il marchio emiliano è tra i costruttori che hanno abbracciato con più convinzione il nuovo corso, inaugurato già a partire dal 2009, con una serie di iniziative a favore dell’ambiente, che vanno dalla costruzione di un parco di querce in grado di assorbire tonnellate di CO2, alla produzione di energia elettrica “pulita”. Questo impegno non ha tardato a dare i propri frutti: nel 2015 la fabbrica di Sant’Agata Bolognese, che occupa un’area di più di 160.000 mq, ha ottenuto la certificazione “CO2 neutral”; mentre Lamborghini è stata premiata per due anni di fila, il 2021 e 2022, con il Green Star Award. Il riconoscimento viene assegnato ogni anno da ITQF, il German Institute for Quality and Finance, in collaborazione con IMWF, Institute for Management and Economic Research di Amburgo, alle aziende che producono secondo la “green economy”, ovvero limitando il più possibile l’impatto sulle persone e sull’ambiente.

Lamborghini pensa all'ambiente 1

In prima linea per le energie rinnovabili

Uno dei primi segni della nuova politica adottata da Lamborghini è la realizzazione, nel 2010, del più grande impianto fotovoltaico dell’intera Emilia-Romagna: si estende su una superficie di oltre 14.600 mq e ha una potenza di 2,2 MW che gli permette di produrre 2,5 milioni kWh di energia elettrica all’anno, un quantitativo necessario per fornire energia a circa 530 appartamenti da 100 mq l’uno, e che permette di abbassare le emissioni di CO2 di 2.000 tonnellate all’anno.

L’impegno della casa automobilistica nelle energie rinnovabili comprende anche un impianto di teleriscaldamento a Nonantola (in provincia di Modena), alimentato a biogas, che garantisce acqua calda a 85°C. L’acqua raggiunge la fabbrica di Sant’Agata Bolognese per mezzo di tubazioni sotterranee e viene impiegata per riscaldare e climatizzare gli uffici e i reparti di produzione.

Un parco di querce per contenere le emissioni di CO2

La casa automobilistica, in collaborazione con le università di Bologna, Bolzano e Monaco di Baviera, ha creato il Parco Lamborghini, con lo scopo di bilanciare le emissioni di CO2 rilasciate durante l’intero processo produttivo. L’area verde, che accoglie circa 10.000 querce, è nata nel 2011 all’interno del territorio comunale di Sant’Agata Bolognese e, stando ai dati raccolti da studi e ricerche degli anni successivi, fino a oggi ha assorbito più di 330 tonnellate di CO2.

Nel 2016 Lamborghini ha inaugurato, all’interno del parco, un’attività di biomonitoraggio ambientale collocando un apiario composto da tredici arnie che ospitano oltre 600.000 api. Tre arnie sono dedicate alla produzione di 430 chili di miele, che viene regalato a Natale a tutti i dipendenti.

Lamborghini pensa all'ambiente

Il ruolo centrale del riciclo

L’economia circolare e la seconda vita dei materiali, che altrimenti dovrebbero essere smaltiti, sono di fondamentale importanza per salvaguardare l’ambiente e contenere l’inquinamento: Lamborghini si dimostra virtuosa anche in questo campo, con il riciclo del 56% dei rifiuti speciali prodotti in un anno. La pelle che non passa i controlli di qualità trova una nuova vita nella Cooperativa Cartiera di Marzabotto, che la impiega per produrre prodotti di pelletteria; stesso percorso per la fibra di carbonio che viene usata per la creazione di gadget come portachiavi o viene data all’Istituto Experis Academy che, a sua volta, la utilizza a fini didattici per formare nuovi tecnici.

Auto divenute icona: Skoda Octavia

Skoda Octavia: prezzi, dimensioni e caratteristiche 6

La Skoda Octavia è molto più di una vettura dal grande successo commerciale. La berlina rappresenta l’auto della svolta per il marchio ceco ed è il primo modello creato da zero dopo l’acquisizione di Skoda da parte di Volkswagen: grazie a lei la casa automobilistica di Mlada Boleslav ha iniziato il processo di riposizionamento fra i marchi “nobili”, con vetture eleganti, di qualità e allo stesso tempo pratiche. A 27 anni dall’esordio (25 per la versione station-wagon) la Octavia è giunta alla quarta generazione e resta il modello più apprezzato e venduto del brand nei vari mercati di tutto il mondo.

Alla base della nascita di Octavia ci sono la necessità e la decisione del gruppo Volkswagen di rilanciare Skoda puntando su più qualità, dimensioni maggiori e comfort più alto, prendendo le distanze dai modelli maggiormente economici come Felicia e Favorit. Alla Octavia spetta anche un altro primato: è lei a inaugurare il nuovo stabilimento di Mlada Boleslav, che presenta per la prima volta il sistema di assemblaggio modulare più efficiente, la gestione dei componenti just-in-time e un nuovo reparto per la verniciatura. La nuova fabbrica è in grado di produrre 350.000 veicoli all’anno già a partire dal 1997.

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L’esordio nel 1996 con un nome noto

La Skoda Octavia è sviluppata sulla stessa piattaforma della Volkswagen Golf di quarta generazione, viene presentata alla fine del 1996 e lanciata sul mercato all’inizio dell’anno successivo. Il nome lo eredita da una berlina prodotta per i mercati dell’Europa dell’Est dal 1959 al 1971, venduta in quasi 300.000 esemplari e capace di conquistare la vittoria di classe nel Rally di Monte Carlo dal 1961 al 1963 e alla 4.000 miglia Montreal-Vancouver del 1962.

La berlina prodotta nella seconda metà degli anni ’90 è lunga 4,5 metri e ha un passo di 2,51 metri, lo stesso di Golf, Audi A3 e Jetta: è una “due volumi e mezzo” a cinque porte, dotata di ampio portellone e bagagliaio da 528 litri. La gamma motori al momento del debutto è composta da due motori a benzina a quattro cilindri, il 1.6 da 75 CV e il 1.8 da 125 CV e uno dei primi 1.9 TDI con pompa iniettore da 90 CV. Dopo poco, tra i propulsori a benzina viene aggiunto anche il 1.8 20 V turbo da 150 CV; mentre nel 2001, quando la Octavia si è già messa in luce nei rally, viene prodotta la versione RS, con motore 1.8 turbo da 180 CV; il propulsore turbodiesel, invece, si arricchisce con le versioni da 100, 110 e 130 CV.

Auto divenute icona: Skoda Octavia

Due anni dopo arriva la station-wagon

Nel 1998 è la volta della versione familiare, chiamata Combi o Wagon a seconda dei mercati. Questa versione è fondamentale per l’affermazione della Octavia, molto probabilmente grazie all’ampia capacità di carico (il bagagliaio supera i 600 litri) in relazione agli ingombri esterni, alle prestazioni e ai consumi. Date le vendite, parte la produzione anche in Polonia, Ucraina, India e Kazakistan che, in alcuni casi, continua anche dopo il lancio della seconda generazione, avvenuto nel 2006. La produzione della prima generazione termina completamente nel novembre 2010, con numeri incredibili: oltre un milione e mezzo di unità vendute, record assoluto in casa Skoda. Le vendite sono ripartite in questo modo: 973.000 berline e oltre 472.000 station-wagon.

8-Skoda Octavia Metano

Il successo continua con le generazioni successive

Le generazioni seguenti confermano l’apprezzamento da parte degli automobilisti e il conseguente successo commerciale: pur con aggiornamenti e modifiche per restare al passo con i tempi, la Octavia rimane fedele alla filosofia originaria. Negli anni la gamma viene arricchita con la Scout, versione 4×4 con assetto rialzato; mentre le dimensioni crescono fino a raggiungere i 4,7 metri dell’attuale quarta generazione, presentata nel 2019.

I tempi cambiano, i gusti degli automobilisti anche, ma i numeri parlano chiaro: l’offerta della casa ceca si è arricchita con utilitarie, compatte e suv, però la Skoda più venduta nel 2022 è stata la Octavia, con più di 140.000 esemplari.

Energia pulita: i costruttori automobilistici se la fanno da soli

Decarbonizzazione e indipendenza energetica sono due facce della stessa medaglia per l’industria, anche quella automotive. Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di costruttori si sta avvicinando all’obiettivo della neutralità carbonica grazie all’energia elettrica derivata da fonti rinnovabili comprata da fornitori che ne certificano l’origine “pulita” come biogas, parchi eolici e fotovoltaici, centrali eoliche e geotermiche.

Accanto a questo approvvigionamento, le case automobilistiche hanno investito anche nella creazione e nell’ampliamento dei propri impianti per autoprodurre più energia sostenibile possibile: anche l’energia ha un’impronta di carbonio, derivante dalla fonte dalla quale si ottiene e di conseguenza concorre a definire l’impronta dell’azienda che la utilizza. In più, come è facile intuire, l’autoproduzione ha anche altri vantaggi, specialmente in piena transizione elettrica (che porterà inevitabilmente a un fabbisogno maggiore di energia): permette alle imprese di ovviare a eventuali carenze di rifornimenti e le mette al riparo da possibili oscillazioni dei prezzi dell’energia.

Motivazioni più che sufficienti per spingere le aziende a produrre energia a impatto zero in proprio, con solare ed eolico come soluzioni più gettonate fino a ora: i tetti e le aree in prossimità di sedi, fabbriche e centri logistici vedono la presenza massiccia di pannelli che hanno il compito di sostenere le attività interne e alimentare flotte e veicoli.

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Le soluzioni adottate da Ford, Ferrari e Toyota

Ford punta a rendere 100% carbon neutral l’intera produzione europea e ha azionato un nuovo parco solare nell’area dell’impianto spagnolo di Almussafes, vicino a Valencia, con una capacità iniziale di 2,8 megawatt che saliranno a 5 entro la fine dell’anno e raddoppieranno nel 2024. L’anno scorso Ferrari ha aperto la prima sezione di un nuovo impianto fotovoltaico da oltre 3.800 moduli complessivi sul tetto della fabbrica di Maranello, che va ad affiancarsi a un sistema di generazione a celle di combustibile. Lo storico marchio vuole ottenere la neutralità carbonica nel 2030 e ha intenzione di raggiungere quota 1,5 gigawatt di energia prodotta in proprio.

Non è da meno Toyota, che ha dato una svolta ambientalista anche alle proprie sedi che si trovano al di fuori dell’Europa. Nel 2020 il colosso giapponese ha ultimato la conversione di un edificio inutilizzato, nel proprio complesso australiano di Altona, in un polo per la produzione di idrogeno totalmente alimentato da fonti rinnovabili, a partire dall’energia solare.

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Anche Mercedes pensa in grande

Il marchio tedesco, l’anno prossimo, inserirà 20 pale eoliche nel comprensorio della propria area prove a Papenburg, nel nord della Germania. La capacità totale del complesso sarà di circa 120 Megawatt e, secondo i calcoli degli esperti, a partire dal 2026, anno in cui sarà a pieno regime, sarà in grado di coprire più o meno il 20% del fabbisogno energetico di tutte le attività Mercedes in Germania. Oltre alle pale eoliche, il brand tedesco valuta anche l’inserimento, sempre nello stesso impianto che si sviluppa in un’area verde di 800 ettari, di un sistema di pannelli fotovoltaici. L’obiettivo è molto ambizioso: ridurre, da qui al 2030, le emissioni medie di CO2 per veicolo prodotto del 50% rispetto al 2020; mentre per il 2039 vuole avere il 100% di energie rinnovabili nei propri stabilimenti.

Mercedes dichiara, inoltre, che le proprie fabbriche producono con un bilancio di CO2 neutro già da inizio 2022 e che attualmente circa il 45% del consumo totale di energia nella produzione è coperto da elettricità derivata da fonti rinnovabili. Inoltre, grazie alla prossima installazione di un milione di metri quadri di pannelli solari nei vari stabilimenti, in grado di produrre fino a 140 MW, la quota di rinnovabili nel consumo totale di energia dei siti produttivi è destinata a salire fino al 70% entro il 2030.

Mercato auto settembre: continua il trend di crescita

Un altro mese di crescita per il mercato italiano dell’auto, anche se i dati del periodo pre-pandemia restano ancora un miraggio. Settembre 2023 si chiude con 136.283 vetture nuove immatricolate, il 22,8% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che era a +5,4% sul 2021; ma se prendiamo come riferimento il 2019 i numeri del mese appena concluso sono inferiori del 4,9%.

In totale, nei primi nove mesi del 2023, sono state immatricolate 1.176.882 nuove auto, più di 200.000 in più rispetto a gennaio-settembre dello scorso anno (+20,6%), ma ancora notevolmente indietro (300.000 auto in meno, per un -20,3%) in confronto al 2019.  I buoni numeri di settembre si devono anche al superamento della fase critica per la filiera produttiva, che ha condizionato le vendite a partire da settembre 2021: oggi vengono consegnate vetture ordinate vari mesi fa e rimaste in attesa.

Meno auto elettriche, risalgono quelle a benzina

Il mese terminato da poco ha visto il calo delle immatricolazioni delle vetture elettriche: le BEV chiudono al 3,6% e le plug-in al 4,0%, per un 7,6% di quota complessiva delle ECV. La fetta più grande spetta alle ibride, che sfiorano il 40% del totale (39,5% e +3,8 p.p. e 35,7% nei primi nove mesi), così ripartito: 11,0% per le full hybrid e 28,5% per le mild hybrid. In calo di quasi un punto le BEV, che a settembre non vanno oltre il 3,6% (3,9% nel cumulato); mentre le PHEV si fermano al 4,0% (4,5% nei nove mesi).

Guadagnano posizioni le auto a benzina: fanno registrare il 29,3% del totale nel mese (28,2% nel cumulato) con un aumento di oltre due punti percentuali; numeri in calo, invece, per le vetture diesel, che si arrestano al 15,5% di quota (-3,8 p.p., al 18,7% nei 9 mesi, -1,6 p.p.). Discesa anche per le auto a GPL, che perdono 0,7 punti di quota, piazzandosi all’8% del totale (8,9% nel periodo gennaio-settembre); infine continua la crisi profonda delle vetture a metano, che registrano lo 0,1%, sia nel mese che nel cumulato.

Citroën C3: prezzi, dimensioni e caratteristiche 8

Le auto a benzina più vendute a settembre 2023

  • Citroen C3 (2.898)
  • Jeep Avenger (2.875)
  • Peugeot 208 (2.529)
  • MG ZS (2.401)
  • Toyota Aygo X (2.137)
  • Volkswagen T-Roc (1.778)
  • Opel Corsa (1.695)
  • Volkswagen T-Cross (1.694)
  • Volkswagen Polo (1.497)
  • Hyundai i10 (1.343)
Volkswagen T-Roc: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5
Volkswagen T-Roc

Le auto diesel più vendute a settembre 2023

  • Volkswagen T-Roc (1.206)
  • Peugeot 2008 (1.133)
  • Mercedes GLA (1.059)
  • Volkswagen Tiguan (1.037)
  • Audi Q3 (936)
  • Jeep Compass (854)
  • Fiat 500X (730)
  • Alfa Romeo Stelvio (666)
  • Jeep Renegade (599)
  • Fiat Tipo (563)

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e prova su strada 2

Le auto GPL più vendute a settembre 2023

  • Dacia Sandero (2.988)
  • Dacia Duster (1.478)
  • Renault Captur (1.207)
  • Renault Clio (1.031)
  • Fiat Panda (833)
  • Lancia Ypsilon (429)
  • DR 4.0 (333)
  • Dacia Jogger (317)
  • DR 5.0 (316)
  • Kia Stonic (300)

Skoda Kamiq: prezzo, dimensioni e caratteristiche 8

Le auto metano più vendute a settembre 2023

  • Skoda Kamiq (35)
  • Seat Arona (24)
  • Audi A3 (19)
  • Volkswagen Polo (10)
  • Volkswagen Golf (5)
  • Skoda Octavia (4)
  • Audi A4 (2)
  • Audi A5 (0)
  • Seat Ibiza (0)
  • Seat Leon (0)

Fiat Panda: prezzi, dimensioni e caratteristiche 13

Le auto ibride più vendute a settembre 2023

  • Fiat Panda (8.542)
  • Fiat 500 (3.610)
  • Toyota Yaris Cross (3.581)
  • Lancia Ypsilon (3.361)
  • Ford Puma (2.942)
  • Nissan Qashqai (1.800)
  • Toyota Yaris (1.550)
  • Kia Sportage (1.429)
  • Suzuki Ignis (1.090)
  • Hyundai Tucson (989)

Cupra Formentor: prezzo, dimensioni e caratteristiche 11

Le auto plug-in più vendute a settembre 2023

  • Cupra Formentor (527)
  • Ford Kuga (414)
  • Jeep Compass (230)
  • Audi Q3 (223)
  • Audi Q5 (222)
  • BMW X1 (208)
  • Alfa Romeo Tonale (193)
  • Jeep Renegade (191)
  • Lexus NX (140)
  • Volvo XC40 (137)

Tesla Model Y: la piccola Tesla che dovrebbe costare meno di 40 mila dollari 5

Le auto elettriche più vendute a settembre 2023

  • Tesla Model Y (803)
  • smart fortwo (412)
  • Volkswagen ID.3 (282)
  • Fiat 500 (281)
  • Cupra Born (203)
  • Ford Mustang Much-E (165)
  • Audi Q4 (165)
  • Mercedes EQA (149)
  • Hyundai Kona (149)
  • BMW iX1 (135)

Arriva MooneyGo, una nuova alternativa per il telepedaggio

Arriva MooneyGo, una nuova alternativa per il telepedaggio

Arriva un altro operatore che permette di pagare il pedaggio autostradale senza ricorre ai contanti o alle carte di pagamento. MooneyGo è il nuovo dispositivo di telepedaggio lanciato da Mooney, l’azienda partecipata dal gruppo bancario Intesa Sanpaolo e da Enel, la multinazionale italiana dell’energia. L’ultimo arrivato si mette in concorrenza con Telepass, che nel 2022 aveva già dovuto cedere il monopolio dopo l’arrivo di UnipolMove, ideato dalla compagnia assicurativa Unipol a seguito della nuova legge dell’Unione Europea che ha liberalizzato il mercato del telepedaggio. Vediamo come funziona MooneyGo, che è già attivo e utilizzabile sull’intera rete autostradale italiana, e che offre anche molti altri servizi, come il pagamento dei parcheggi convenzionati Telepass, dell’Area C di Milano e dei traghetti sullo stretto di Messina.

Facile da attivare e da usare

MooneyGo funziona allo stesso modo dei concorrenti Telepass e UnipolMove: è un trasponder in grado di comunicare con i caselli autostradali, di abilitare il pagamento e, di conseguenza, di far alzare la sbarra, senza che l’auto debba fermarsi. Ci sono tre opzioni per attivare il nuovo dispositivo: la prima è recarsi fisicamente in uno dei 20.000 punti vendita Mooney convenzionati sul territorio italiano, indicati sul sito internet ufficiale; chi invece preferisce fare tutto da casa, può utilizzare l’app MooneyGo, disponibile sia per Android sia per iPhone, aprendo la sezione Acquista e, successivamente cliccando su Telepedaggio o Profilo. L’ultima alternativa è il sito ufficiale MooneyGo: in questo caso è necessario creare un account personale, aprire la sezione “Attiva ora” e seguire le istruzioni. Chi vuole avere subito il dispositivo, deve firmare il contratto direttamente nei punti vendita; chi ha meno fretta e può permettersi di attendere 2 o 3 giorni lavorativi, lo riceverà comodamente a casa senza alcun costo aggiuntivo.

Arriva MooneyGo, una nuova alternativa per il telepedaggio 1

 

Due offerte differenti, a seconda delle esigenze

MooneyGo, al momento, offre due tipi di sottoscrizione: un abbonamento, pensato per i viaggiatori abituali, dal costo di 1,5 euro al mese a cui aggiungere 5 euro per l’attivazione oppure il pay-per-use, che costa 2,2 euro al mese, più 10 euro di attivazione. In quest’ultimo caso, il canone è addebitato soltanto nei mesi in cui viene usato il dispositivo, in caso contrario l’automobilista non dovrà pagare niente. Ciascun dispositivo può essere associato a un massimo di due targhe; mentre per l’addebito ci vuole una carta di credito oppure una di debito abilitata ai pagamenti online o, in alternativa, una qualunque carta Mooney.

Gli altri servizi di MooneyGo

Il dispositivo può essere usato sull’intera rete autostradale italiana, transitando sulle corsie con laT nera su sfondo giallo e la bandiera europea. Al pari dei concorrenti Telepass e UnipolMove, anche con MooneyGo è possibile effettuare altre operazioni oltre al pedaggio autostradale: al momento si possono pagare i parcheggi convenzionati Telepass, l’Area C di Milano, i traghetti sullo stretto di Messina. In più, con l’app MooneyGo si possono comprare rapidamente biglietti o abbonamenti di treni, autobus e metro di tante compagnie locali e consultare orari di treni e autobus.

DS3: prezzo, dimensioni e caratteristiche

DS3 Crossback: prezzo, dimensioni e caratteristiche 16

DS Automobiles ha presentato il suo nuovo SUV di piccola taglia durante la Settimana della Moda di Parigi, confermando l’impegno del marchio a portare classe ed eleganza anche nei segmenti più compatti del mercato automobilistico. Rispetto alla DS 3 Crossback, la vettura si presenta con aggiornamenti sia dal punto di vista tecnico che estetico. La gamma motori offre opzioni a partire da 100 CV, che spaziano tra propulsori elettrici, benzina e diesel. In particolare, la DS 3 E-Tense a batteria promette un’ottima autonomia urbana, raggiungendo ben 500 km.

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 350/1.050 litri
 Alimentazioni benzina/Elettrica/Diesel
 Classe 6.3
 CV/kW (da) 100/74
 Prezzo (da) 28.050 €
INDICE
 Novità 2023
 Dimensioni
 Esterni
 Interni
 Motori
 Consumi
 Allestimenti
 Perché comprarla
 Prezzo

La gamma della DS 3 accoglie l’inedito allestimento Esprit De Voyage. Questo speciale allestimento, già presente su modelli come DS 4, DS 7 e DS 9, si estende ora anche al modello più piccolo a listino, offrendo una dotazione esclusiva per tutte le motorizzazioni disponibili, che vanno dalla 100% elettrica E-Tense alle varianti a benzina e diesel. Il prezzo di partenza per l’Esprit De Voyage è di 34.300 euro, che riguarda la versione 1.2 PureTech da 130 CV a benzina con cambio automatico. L’Esprit De Voyage si distingue per dettagli unici sia all’esterno che negli interni. Fuori spicca la presenza di inedite calotte degli specchietti e nella zona frontale la griglia in nero lucido con dettagli cromati. Gli esclusivi cerchi in lega Kyoto da 18″ con finitura diamantata Grigio Antracite e rivestimento opaco completano il look.

All’interno, la DS 3 vanta rivestimenti in grigio ghiaia e un cruscotto in pelle Nappa. Quest’ultimo ospita un disegno raffigurante l’Europa con raggi che partono da Parigi, simboleggiando il luogo di nascita del nuovo allestimento presso il DS Design Studio Paris. I sedili presentano una combinazione di tessuto Luxembourg e pelle Nappa Grigio Ghiaia, con la possibilità di optare per una finitura in pelle pieno fiore Nero Basalto. I battitacco anteriori mostrano l’iconica mappa che caratterizza questa versione, mentre i bordi dei tappetini sono in Grigio Perla. La serie Esprit De Voyage, basata sull’allestimento Rivoli, offre di serie il sistema Keyless entry and Go, il sistema multimediale DS IRIS con navigazione 3D connessa, e una serie di pacchetti che includono sedili anteriori riscaldati, bracciolo centrale anteriore, specchietto interno auto-oscurante senza cornice, alette parasole con specchietto di cortesia illuminato a LED, vano piedi illuminato, vetri posteriori oscurati e luci posteriori a LED. Questo allestimento della DS 3 è disponibile nella variante a benzina, nella 1.5 BlueHDi da 130 CV diesel a partire da 36.250 euro, e nell’opzione elettrica E-Tense a partire da 44.300 euro.

Anche se stiamo parlando di un SUV, le dimensioni della DS 3 sono da vera compatta. La nuova generazione ha subito solo variazioni leggere. Infatti, il modello resta lungo appena 4 metri e 11 cm, largo 1 metro e 79 cm e alto 1 metro e 53 cm. Il passo di 2 metri e 56 cm garantisce comunque una buona abitabilità interna soprattutto per 4 occupanti. Il bagagliaio, invece, con la sua forma irregolare risulta il più piccolo della categoria con dimensioni che vanno dai 350 ai 1.050 litri con i sedili posteriori abbattuti.

Dimensioni
Lunghezza 4.118 mm
Larghezza 1.791  mm
Altezza 1.534 mm
Passo 2.558 mm

 

Nata per portare il concetto di premium anche nei segmenti bassi del mercato, la DS 3 riprende alcuni dettagli dalla sorella maggiore DS 7, anche in questa nuova generazione. Il concetto alla base di questa vettura, ben espresso nella sua estetica, è quello di prioritizzare lo stile e la qualità in un segmento di mercato che non ospita macchine di gamma premium. Il frontale rinfrescato adotta gruppi ottici della stessa forma di DS 7 con tecnologia Full Led o Matrix Led. La mascherina è ora priva di cornice cromata, ma diventa il punto di congiunzione fra i fari grazie a un piccolo elemento lucido. Le luci diurne a Led a sviluppo verticale, invece, hanno un design rinnovato con due parti una a fianco all’altra all’interno di un unico posto. Inoltre, anche le parti aerodinamiche e le prese d’aria nella fascia inferiore sono state ridisegnate, mentre sul retro troviamo un elemento nero lucido a raccordo dei fari e dei badge rinfrescati composti da acciaio inossidabile lucidato.

Nemmeno i cerchi di lega sono stati trascurati dai grafici DS nel loro lavoro di restyling. Disponibili sia nella versione da 17 che da 18 pollici, presentano un nuovo schema e nuovi colori. Nell’inedita gamma di tinte, poi, ne figurano ben sette: perlate, metallizzate e opache. Fra queste spicca l’inedito rosso Diva tristrato e il grigio Premiere, che si accostano ai già visti grigio Cristallo, grigio Platino, grigio Artense, Nero Perla e Bianco Assoluto, abbinabili a tetto e montanti Perla Nera o al nuovo grigio Carat.

Rispetto al modello uscente, l’abitacolo della vettura è ancora più ricercato, in pieno solco della tradizione DS. Con il restyling vediamo apparire a bordo nuove combinazioni di pelle, pelle Nappa mista Alcantara con cuciture point-perle e inserti Clous de Paris. Rinnovato anche il volante multifunzione e lo schermo centrale da 10,3 pollici, da cui si può accedere al recente sistema multimediale DS Iris System dotato di mirroring wireless per smartphone e connettività tramite app My DS. Il quadro comandi digitale ha una dimensione di 7 pollici, ma la strumentazione è gestita anche da un head-up display.

Come optional, invece, troviamo anche i sedili regolabili elettricamente per l’anteriore, dotati di riscaldamento e funzione massaggio della zona lombare. Per gli amanti della musica, poi, DS ha elaborato insieme a Focal il sistema Electra, composto di dodici diffusori e 515 Watt per un suono avvolgente e coinvolgente. Lato Adas, infine, DS 3 offre nell’equipaggiamento base una suite completa e all’avanguardia di livello 2 che comprende la retrocamera, l’assistente al mantenimento della corsia, il riconoscimento dei segnali stradali e l’Active Safety Brake. Fra i pacchetti degni di nota in fatto di sicurezza troviamo invece il DS Vision 360 con sensori e telecamere che circondano interamente l’auto e il DS Drive Assist che aggiunge il Cruise Control attivo con la funzione Stop&Go e una versione estesa del Traffic Sign Recognition che rileva anche i limiti di velocità.

La DS3 viene offerta con tre alimentazioni differenti. Si parte da due modelli benzina dotati del motore turbo a 3 cilindri PureTech da 1,2 litri declinato in potenze da 100 e 130 CV. Il primo è abbinato ad un cambio manuale a 6 rapporti mentre l’altro è equipaggiato con una trasmissione automatica a 8 rapporti. Per quanto riguarda il Diesel, troviamo il propulsore da 1,5 litri BlueHdi con cambio automatico a 8 rapporti (130 cavalli).

La versione E-Tense è stata completamente aggiornata rispetto alla generazione uscente. È dotata di un powertrain elettrico da 155 CV e 270 Nm abbinato ad una trasmissione a rapporto singolo. Il tutto viene alimentato da un una batteria agli ioni di litioda 54 kWh che garantisce un’autonomia, secondo il ciclo WLTP, di 402 chilometri.

I consumi della DS3 variano in base al tipo di alimentazione scelta. Secondo i dati basati sul protocollo WLTP, i motori a benzina hanno valori che vanno dai 5,4 ai 6,7 l/100 km. Le emissioni di CO2 dei Puretech da 100 o 130 CV oscillano invece fra i 123 e i 152 g/km. Passando al Diesel, i valori scendono leggermente e si attestano dai 4,5 ai 5,4 l/100 km. Il Blue HDi da 130 CV emette dai 133 ai 143,3 g/km di CO2.

La motorizzazione elettrica, invece, presenta un consumo energetico che varia in base alle diverse condizioni di utilizzo dai 15,4 ai 15,6 kWh/100 km, vantando 402 km di autonomia su percorso misto e oltre 500 km in quello urbano. Questa efficienza è stata in particolare raggiunta attraverso fari LED e propulsore a basso consumo, frontale più aerodinamico, ruote meno spesse e minore altezza da terra.

Per quanto riguarda la ricarica, è possibile passare dallo 0% all’80% di carica in 25 minuti utilizzando le colonnine in corrente continua a 100 kW. Avvalendosi invece del caricatore di bordo da 11 kW si fa il “pieno” in cinque ore.

La DS3 viene offerta a listino in 5 allestimenti:

  • Bastille Business: rappresenta l’allestimento di partenza, con già una buona dotazione di serie.
  • Performance Line: dedicato ai clienti più sportivi.
  • Rivoli: punta tutto sull’eleganza.
  • Performance Line +: il top di gamma in termini di sportività
  • Opera: il massimo in termini di comfort e tecnologia a bordo.

Bastille Business: l’allestimento di accesso alla gamma include 6 Airbags, ABS, Emergency Brake, ESP e REF, Hill Assist, Lane warning assist (avvisa quando il conducente oltrepassa le linee di carreggiata), Rilevatore bassa pressione pneumatici, Freno di stazionamento elettronico, Kit di riparazione pneumatici, Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori, Parabrezza oscurato e acustico, Cruise Control & Limitatore, Sensori di parcheggio posteriori, Active safety brake fino a 85 km/h, Cruise control con riconoscimento segnali stradali e limitazione automatica della velocità, Climatizzatore automatico, Cerchi 17’’ Glasgow, Sedili posteriori frazionabili 2/3 – 1/3, Attacchi ISOFIX (sedile passeggero+ 2 sedili posteriori), Sistema multimediale touchscreen 10” : Touchscreen 10”, 8 altoparlanti, 1 presa USB anteriore, Bluetooth, Wireless Apple CarPlayTM e AndroidAuto® Radio DAB, Computer di bordo, Digital Cockpit 5,6″, per E-TENSE anche On-board charger 11 KW e Cavo trifase 22 KW, Sensore luci, Fari anteriori LED, DS Wings cromate, Maniglie esterne a scomparsa, Retrovisori richiudibili elettricamente, Calandra nero lucido.

Performance Line: aggiunge rispetto a Bastille Business Cerchi in lega 17 ‘’ OSLO (ICE), Cerchi in lega 17 ’’ DUBLINO (E-TENSE), Badge Performance Line, Volante con cuciture Performance Line Sedili Performance Line.

Rivoli: aggiunge rispetto a Bastille Business Retrovisore interno elettrocromatico, Advanced Traction Control (solo settaggio elettronico), Cerchi in lega 18 ‘’ NICE (Sia ICE sia E-TENSE), Interni Bastille Pelle Bracciolo centrale anteriore, Sistema di navigazione IRIS 10,3’’ Touchscreen, Schermo touchscreen 10,3’’ HD Navigazione 3D connessa, 2 prese USB, Voice Recognition, Fari posteriori LED, Vetri posteriori oscurati Keyless Access.

Opera: aggiunge rispetto a Bastille Business Retrovisore interno elettrocromatico, Pack Drive 2, Advanced Traction Control (solo settaggio elettronico) Allarme volumetrico, Cerchi in lega 18 ‘’ NICE (Sia ICE sia E-TENSE), Interni in pelle Nappa Opera, Sedile guidatore elettrico con funzione massaggio e riscaldamento (riscaldamento anche per passeggero), Bracciolo centrale anteriore, Parabrezza riscaldato, Pedaliera in alluminio, Sistema di navigazione 10,3’’ Touchscreen con Head Up Display Schermo touchscreen 10,3’’ HD, Navigazione 3D connessa, 2 prese USB, Voice Recognition e speedcam, Wireless Charging, Fari posteriori LED, Vetri posteriori oscurati Keyless Access.

Performance Line +: aggiunge rispetto a Bastille Business Retrovisore interno elettrocromatico, Advanced Traction Control (solo settaggio elettronico), Cerchi in lega 18‘’ NICE (ICE), Cerchi in lega 18‘’ TOULOUSE (E-TENSE), Sistema di navigazione 10,3’’ Touchscreen IRIS System Schermo touchscreen 10,3’’ HD, Navigazione 3D connessa, 2 prese Bluetooth, Voice Recognition, Badge Performance Line Fari posteriori a LED Vetri oscurati, Keyless Access, Volante con cuciture Performance Line Sedili Performance Line, Pedaliera in alluminio.

  • Spaziosità: relativamente alle dimensioni esterne, lo spazio per i passeggeri è sufficientemente generoso per viaggi comodi, soprattutto in 4.
  • Performance: soprattutto le versioni dotate di equipaggiamenti dedicati vantano una guida divertente e una certa vivacità.
  • Immagine: il look di DS 3 è ricercato e originale: non ti farà passare inosservato.

Di seguito i prezzi di listino della DS3 Crossback aggiornati a settembre 2023:

DS 3 Crossback BENZINA Prezzo
DS 3 PureTech 100  28.050 €
DS 3 PureTech 130 Auto 31.550 €

DS3 usate
DS3 usate

DS 3 Crossback DIESEL Prezzo
DS 3 BlueHDi 130 Auto 33.500 €
DS 3 Crossback ELETTRICA Prezzo
DS 3 E-TENSE 136 CV Auto 41.550 €