BMW Serie M: ecco tutti i modelli più sportivi dell’Elica

BMW Serie M: ecco tutti i modelli per il motorsport 3

La divisione M di BMW affonda le sue radici nel 1972 e rappresenta l’anima più sportiva della casa automobilistica tedesca BMW. Da allora, si è sempre dedicata allo sviluppo di modelli ad alte prestazioni su base BMW. Con il passare degli anni e col cambiamento dei gusti della clientela, alla gamma delle sportive di BMW si sono aggiunti modelli sempre diversi arrivando oggi ad includere anche station wagon e SUV. Ma non solo, con BMW XM, infatti la divisione sportiva M offrirà anche modelli ibridi seguendo questo concetto di elettrificazione che ormai coinvolge anche chi è sempre stato dedito a modelli ad alte prestazioni.

INDICE
M2
M3
M4
M5
M8
XM
Serie M su base BMW

L’attuale BMW M2 è pronta a lasciare spazio alla nuova generazione del modello. Questa sarà alimentata dal medesimo motore di M3 e di M4. Si tratterà cioè di un sei cilindri, e la sua potenza sarà inevitabilmente minore rispetto a quella delle sorelle maggiori. Si potrà scegliere se abbinarvi il cambio manuale a sei marce oppure quello automatico a otto marce ZF. La trazione, neanche a dirlo, è esclusivamente posteriore. La potenza si aggirerà intorno ai 450 CV.

BMW Serie M: ecco tutti i modelli per il motorsport 5

BMW M3 è offerta con un unico propulsore benzina da 3.0 litri a 6 cilindri declinato in due varianti di potenza: 480 CV e 550 Nm di coppia (M3) e 510 CV e 650 Nm (M3 Competition), disponibile anche con trazione integrale M xDrive. Quest’ultimo motore è l’unico disponibile per la versione station wagon M3 Touring, che può spingersi fino a 280 km/h grazie al M Driver’s Package. M3 scatta da 0 a 100 km/h in 4,2 secondi, dato che si riduce a 3,9 secondi per la versione da 510 CV e a 3,5 secondi per il modello xDrive.BMW Serie M: ecco tutti i modelli per il motorsport 4

L’M4 è anch’essa dotata del classico 3.0 litri sei cilindri in linea, un vero e proprio marchio di fabbrica dell’Elica riservato alle vetture più prestazionali. Il motore vanta 480 CV e 550 Nm di coppia nella versione base e 510 CV e 650 Nm nella variante Competition, la quale rende disponibile anche la trazione integrale xDrive, di serie per la variante cabrio. Le prestazioni parlano chiaro, la più prestante Competition M xDrive brucia lo “0-100” in soli 3,5 secondi, mentre la versione da 480 CV ferma il cronometro a 4,2 secondi.

BMW Serie M: ecco tutti i modelli per il motorsport 3

La versione più potente, infine, che spinge ancora più in là le prestazioni del 3.0 sei cilindri turbo è la M4 CSL. Sotto il cofano ospita un motore da 550 CV di potenza e 650 Nm di coppia, capace di completare l’accelerazione 0-100 km/h in soli 3,7 secondi e di toccare la velocità massima di 307 km/h.

BMW M5 punta sia alla sportività che all’eleganza. I 635 CV e l’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 3,0 secondi rendono la BMW M5 CS il modello più performante della gamma. La M5 Competition con M xDrive vanta invece una potenza massima di 625 CV e un assetto tarato per massimizzare le performance.

BMW Serie M: ecco tutti i modelli per il motorsport 2

Il modello M8 è disponibile in tre carrozzerie: coupé, cabrio e gran coupé. Le performance sono notevoli grazie al potente V8 con tecnologia M TwinPower Turbo, che può sviluppare fino a 625 CV e 750 Nm. A questo propulsore è abbinabile il cambio M Steptronic a 8 rapporti con Drivelogic e il sistema di trazione integrale M xDrive. La loro combinazione consente un’accelerazione da fermo a 100 km/h in soli 3,2 secondi per BMW M8 Competition Coupé e BMW M8 Competition Gran Coupé. La M8 Cabrio Competition può raggiungere i 305 km/h di velocità massima se dotata di M Driver’s Package.

XM è il primo modello sviluppato interamente dal reparto M, ed è anche il primo modello dotato di sistema ibrido plug-in M, con un propulsore che vanta ben 653 CV e proporzioni da SUV. Si tratta di un sistema composto da un 4.4 TwinPower Turbo da 489 CV e 650 Nm e da un motore elettrico da 197 CV e 280 Nm abbinati al cambio automatico otto marce M Steptronic. Scatta da 0 a 100 km/h in 4,3 secondi, nonostante la stazza, e può arrivare fino a 250 km/h di velocità massima. Quest’ultimo dato può essere aumentato di 20 km/h grazie al pacchetto M Driver’s.

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Quelle che vi abbiamo mostrato qui sopra sono le M “vere”. Ma la divisione Motorsport di BMW mette mano anche a modelli più “tranquilli” delle auto a listino producendo versioni come l’M135i o l’i4 M50. La prima è dotata di trazione integrale e può sviluppare fino a 306 CV: può raggiungere i 250 km/h e completare lo “0-100” in soli 4,8 secondi. La seconda è la prima M di derivazione BMW puramente elettrica: con due motori elettrici eroga 544 CV grazie alla modalità Sport Boost e scatta da 0 a 100 km/h in meno di 4 secondi.

 

Mercato auto settembre: le vendite continuano a salire

Acquisto auto usate: come controllare la storia di un veicolo

Il mercato dell’automobile conferma la ripresa fatta registrare ad agosto, dopo 13 mesi consecutivi di calo. A settembre sono state immatricolate 110.976 vetture nuove, il 5,4% in più rispetto alle 105.318 dello stesso periodo dell’anno scorso.

Il secondo mese consecutivo di crescita, però, non è sufficiente a risollevare il bilancio annuale che resta negativo. Nei primi nove mesi dell’anno il totale delle automobili nuove immatricolate si attesta a 976.055 unità, ma rispetto allo stesso periodo del 2021 si registra una perdita di circa 190.000 vetture, pari a un calo del 16,3%.

Le vendite divise per alimentazione

Settembre ha fatto registrare un aumento di vendite di auto a benzina, che sono salite del 2,2%, portandosi al 27,2% di quota mercato (27,8% nel cumulato). Le vetture diesel confermano, più o meno, i dati del 2021 con il 19,3% (20,3% nei primi nove mesi dello scorso anno). Le auto a GPL costituiscono l’8,7% di quota mercato; mentre quelle a metano rischiano praticamente di scomparire con lo 0,6% (0,9% nei nove mesi).

Numeri negativi anche per le plug-in che confermano la seconda quota più bassa dal febbraio del 2021 (4% a settembre; 5% nel periodo gennaio-settembre); mentre le BEV si fermano al 4,5% (3,6% nel cumulato). Le ibride rappresentano il 35,7% del totale (33,8% a gennaio-settembre), con il 9,1% per le full hybrid e il 26,6% per le mild hybrid.

Il nodo incentivi

Dopo due mesi dall’approvazione, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM dello scorso 4 agosto, un passo necessario per sbloccare i fondi destinati agli incentivi per le auto a zero o bassissime emissioni anche da parte delle aziende di noleggio a lungo termine. Una misura che non è ritenuta sufficiente dal settore automotive.

Questo il commento di Michele Crisci, presidente Unrae, alle immatricolazioni di settembre. “La forte flessione della quota di auto plug-in scese al 4% (la seconda più bassa dell’anno) e l’appiattimento di quella delle elettriche pure al 4,5% (dimezzando quasi l’8% di settembre 2021), è un chiaro indice del definitivo esaurimento dell’effetto incentivi 2021 e del fatto che gli incentivi 2022 non siano ancora a pieno regime dopo 3-4 mesi dall’attivazione della piattaforma”.

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Toyota Aygo X

Le auto a benzina più vendute a settembre 2022

  • Toyota Aygo X: 2.282
  • Citroen C3: 2.091
  • Volkswagen T-Cross: 1.679
  • Volkswagen T-Roc: 1.216
  • Peugeot 208: 1.159
  • Hyundai i10: 1.098
  • Volkswagen Polo: 1.027
  • Opel Corsa: 973
  • Kia Picanto: 957
  • Cupra Formentor: 721

Fiat 500X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 27

Le auto diesel più vendute a settembre 2022

  • Fiat 500X: 1.524
  • Mercedes GLA: 1.052
  • Volkswagen Tiguan: 842
  • Jeep Renegade: 813
  • Audi A3: 805
  • Dacia Duster: 754
  • Audi Q3: 745
  • Alfa Romeo Stelvio: 702
  • Peugeot 3008: 637
  • Skoda Octavia: 613

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e prova su strada 2

Le auto a GPL più vendute a settembre 2022

  • Dacia Sandero: 1.837
  • DR 4.0: 1.480
  • Renault Captur: 1.157
  • Dacia Duster: 777
  • Fiat Panda: 717
  • Dacia Jogger: 539
  • DR 6.0: 528
  • Lancia Ypsilon: 480
  • Renault Clio: 404
  • DR F35: 310

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Volkswagen Golf, nuovi motori in arrivo

Le auto a metano più vendute a settembre 2022

  • Volkswagen Golf: 95
  • Volkswagen Up!: 82
  • Skoda Kamiq: 77
  • Skoda Octavia: 75
  • Seat Arona: 66
  • Fiat Panda: 61
  • Seat Ibiza: 57
  • Seat Leon: 41
  • Volkswagen Polo: 28
  • Audi A3: 27

Fiat Panda Hybrid: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

Le auto ibride più vendute a settembre 2022

  • Fiat Panda: 6.888
  • Lancia Ypsilon: 3.218
  • Fiat 500: 2.783
  • Ford Puma: 2.368
  • Toyota Yaris Cross: 2.194
  • Toyota Yaris: 1.771
  • Nissan Qashqai: 1.523
  • Kia Sportage: 1.033
  • Hyundai Tucson: 963
  • Renault Clio: 894

Jeep Compass ibrida: prezzo, dimensioni e caratteristiche 1

Le auto ibride plug-in più vendute a settembre 2022

  • Jeep Compass: 430
  • Volvo XC40: 366
  • Lynk & Co 01: 312
  • Mercedes GLA: 191
  • Jeep Renegade: 185
  • Audi Q3: 181
  • BMW X2: 168
  • Mercedes GLE: 166
  • Mercedes GLE Coupè: 119
  • Peugeot 3008: 118

Tesla Model Y: la piccola Tesla che dovrebbe costare meno di 40 mila dollari 5

Le auto elettriche più vendute a settembre 2022

  • Tesla Model Y: 968
  • Fiat 500: 470
  • Smart Fortwo: 308
  • Tesla Model 3: 238
  • Renault Twingo: 233
  • Opel Mokka: 209
  • Volkswagen ID.4: 201
  • Opel Corsa: 183
  • Volvo XC40: 183
  • Peugeot 208: 159

Le top 50 più vendute a settembre 2022

  • Fiat Panda: 8.102
  • Lancia Ypsilon: 3.703
  • Fiat 500: 3.378
  • Citroen C3: 2.655
  • Dacia Sandero: 2.476
  • Ford Puma: 2.448
  • Toyota Yaris: 2.413
  • Toyota Aygo X: 2.282
  • Renault Clio: 2.251
  • Renault Captur: 2.236
  • Toyota Yaris Cross: 2.194
  • Jeep Renegade: 1.822
  • Volkswagen T-Roc: 1.694
  • Fiat 500X: 1.685
  • Volkswagen T-Cross: 1.679
  • Peugeot 208: 1.654
  • Dacia Duster: 1.608
  • Nissan Qashqai: 1.523
  • DR 4.0: 1.509
  • Opel Corsa: 1.502
  • Mercedes GLA: 1.451
  • Audi A3: 1.387
  • Volkswagen Tiguan: 1.290
  • Hyundai i10: 1.192
  • Kia Sportage: 1.184
  • Cupra Formentor: 1.146
  • Fiat Tipo: 1.141
  • Hyundai Tucson: 1.107
  • Kia Picanto: 1.086
  • Jeep Compass: 1.083
  • Opel Mokka: 1.079
  • Audi Q3: 1.056
  • Volkswagen Polo: 1.055
  • Volkswagen Golf: 1.039
  • Peugeot 2008: 1.006
  • Tesla Model Y: 968
  • Citroen C3 Aircross: 935
  • Volvo XC40: 911
  • Ford Focus: 888
  • Ford Fiesta: 839
  • Mercedes Classe A: 801
  • Peugeot 3008: 795
  • Skoda Octavia: 793
  • Alfa Romeo Tonale: 767
  • Alfa Romeo Stelvio: 737
  • Audi Q5: 708
  • MINI: 707
  • Kia Stonic: 697
  • Skoda Kamiq: 694
  • Ford Kuga: 690

Constatazione amichevole: ecco come funziona

Constatazione amichevole: ecco come funziona

Anche se si guida con prudenza, non si è mai certi di non essere coinvolti in un incidente. A volte basta una piccola distrazione, ma la cosa più importante è mantenere la calma ed accertarsi delle condizioni delle altre persone e dei mezzi coinvolti nel sinistro. Dopodiché, ove possibile, si può procedere a compilare il modulo della constatazione amichevole. Scopriamo come.

INDICE
 Modulo constatazione amichevole
Entro quanto tempo occorre farla?
Occorrono testimoni?
 Compilazione constatazione amichevole
Le 17 opzioni del modulo di constatazione amichevole

Al fine di accelerare le pratiche per il risarcimento del danno, se i soggetti coinvolti nell’incidente sono d’accordo nell’attribuire la responsabilità dell’incidente, allora si può usare il modulo della constatazione amichevole. Il documento viene rilasciato dalle assicurazioni nel momento della stipula della RCA, ma è possibile anche scaricarlo da internet cercando “modulo CAI”.

Il modulo blu, detto anche CAI (constatazione amichevole di incidente) o CID  (convenzione indennizzo diretto) è un documento in cui i conducenti coinvolti nell’incidente descrivono la situazione e la dinamica del sinistro, ammettendo eventuali rispettive responsabilità.

Compilando il modulo CID si può semplificare ed accelerare la pratica per il risarcimento dei danni subiti inoltrando la richiesta alla propria compagnia di assicurazione invece che all’assicurazione del veicolo responsabile. È possibile però riempire il modulo solo se nell’incidente sono coinvolti due o più veicoli, ma uno stesso documento può essere usato al massimo per due vetture. Ciò significa che se i veicoli incidentati sono tre occorrono due moduli, se sono quattro occorrono tre moduli.

In ultimo, le compagnie assicurative consigliano di compilare il CAI anche qualora ci sia disaccordo fra i conducenti coinvolti nel sinistro. In questo caso, il documento può comunque valere ai fini della denuncia, fornendo un punto di vista importante perché descrive tempestivamente la dinamica dei fatti.

Esistono delle scadenze per compilare la constatazione amichevole, sia ai fini della denuncia del sinistro che della richiesta di risarcimento. In linea generale, il modulo andrebbe compilato subito dopo il sinistro. Se invece trascorre del tempo, è importante che non passino più di tre giorni lavorativi prima di denunciare il sinistro alla propria compagnia assicurativa. Se il documento riporta le firme di tutti i conducenti coinvolti nell’incidente, i tempi di attesa per ricevere il risarcimento dei danni si riducono notevolmente.

Sebbene il termine dei tre giorni sia da rispettare per poter denunciare il sinistro stradale, per la richiesta di indennizzo la scadenza si protrae fino a due anni dall’incidente. Se si consegna il CAI due anni dopo il sinistro non si ha diritto ad alcun risarcimento, a meno che il fatto non sia considerabile un reato a causa di lesioni colpose. In questo caso la prescrizione si attiva dopo i cinque anni.

Di conseguenza, anche se non si denuncia entro i tre giorni, è possibile ottenere l’indennizzo totale. La compagnia assicurativa può diminuirlo solo se riesce a dimostrare di aver subito perdite a causa della mancata o tardiva denuncia. È bene ricordarlo, sì, ma è in ogni caso più sicuro, anche per abbreviare i tempi dell’istruttoria, avvisare la propria assicurazione nel modo più tempestivo possibile.

Nell’eventualità in cui la descrizione della dinamica sia chiara e condivisa da tutti i conducenti coinvolti nel sinistro, e i danni siano minimi, è ragionevole fare uso della constatazione amichevole. Se però c’è disaccordo, i testimoni dell’incidente potrebbero giocare un ruolo determinante, se non essenziale. Possono infatti aiutare ad attribuire una maggiore o minore responsabilità a uno dei conducenti.

Per potersi avvalere del loro punto di vista, tuttavia, bisogna che i testimoni siano identificati immediatamente a seguito dell’incidente. Se questo non accade, in caso il danneggiato non sia soddisfatto dell’entità dell’indennizzo offerto dall’assicurazione, non si potrà ammettere alcuna prova testimoniale in favore di un eventuale causa.

Le voci da compilare nel modulo blu sono innumerevoli, ed è facile incappare in piccoli errori che possono però fare la differenza. Per comprendere come compilare la constatazione amichevole sarà sufficiente seguire con attenzione i passaggi che indicheremo di seguito.

Il modulo constatazione amichevole si presenta diviso in tre colonne, una blu a sinstra, una bianca al centro, ed un gialla sulla destra.

Modulo Constatazione amichevole

In alto, al punto 1, dovrà essere riportata la data e l’ora del sinistro, mentre al punto 2 dovrà essere indicato il luogo. In questo caso è fondamentale essere precisi e riportare il Comune, la Provincia, la via ed il numero civico più vicino possibile al luogo dell’incidente.

Il punto 3 è relativo alla presenza o meno di feriti a seguito del sinistro, mentre nel punto 4 dovranno essere indicati i danni materiali riportati da terze vetture se presenti. Infine al punto 5 dovranno essere riportati vanno riportati cognome, nome, indirizzo e numero di telefono delle persone che hanno assistito al sinistro, se ci sono state, evidenziando se si tratta o meno di passeggeri a bordo del veicolo A o B.

Come compilare constatazione amichevole di incidente

Successivamente si dovranno compilare le colonne presenti nel modulo.

  • Nel punto 6 andranno riportati i dati dell’assicurato, che dovranno essere recuperati dal certificato di assicurazione: cognome, nome, codice fiscale o partita IVA, indirizzo di residenza, Comune, provincia, via e numero civico, l CAP, Stato di residenza e un recapito telefonico o e-mail.
  • Al punto 7 si dovrà indicare la tipologia del veicolo coinvolto indicando marca, tipo, numero di targa o telaio e stato di immatricolazione,
  • mentre al punto 8 dovranno essere riportati i dati della compagnia di assicurazione: denominazione, numero di polizza, agenzia con denominazione e recapiti.
  • Al punto 9 dovranno essere indicati i dati del conducente del veicolo al momento del sinistro, inclusi il numero e il tipo di patente ed il periodo di validità,
  • mentre al punto 10 si dovrà indicare con una freccia il punto d’urto iniziale del veicolo.
  • Al punto 11 ogni conducente dovrà indicare i danni più evidenti che ha subito il proprio veicolo,
  • mentre al punto 12 si dovranno evidenziare le circostanze dell’incidente. In questo caso sono previste 17 opzioni a risposta chiusa che ciascun conducente può smarcare per descrivere l’attività svolta al momento dell’incidente, cancellando quelle non corrette.

Gli ultimi passaggi da compiere per compilare correttamente la constatazione amichevole di incidente sono quelli previsti ai punti 13, 14 e 15:

  • Al punto 13 è riportato uno spazio bianco dedicato al grafico dell’incidente al momento dell’urto. Sarà quindi richiesto un disegno con vetture stilizzate e frecce che consentirà di ricostruire il tracciato delle strade, la direzione di marcia di A e B, la posizione al momento dell’urto, i segnali stradali e i nomi delle strade.
  • Al punto 14 si potranno indicare le osservazioni, cioè delle note aggiuntive che ciascun conducente potrà inserire per corredare il modulo di ulteriori informazioni utili alla ricostruzione dell’accaduto,
  • mentre al punto 15 si dovranno riportare le firme dei soggetti coinvolti nel sinistro.

Grazie al CID, quindi, è possibile velocizzare le operazioni di risarcimento del danno. Nell’ipotesi in cui non ci fosse accordo tra le parti e vi fosse solo la firma di uno dei conducenti, il modulo di constatazione amichevole andrà comunque compilato e consegnato alla propria assicurazione per valere come denuncia di sinistro.

Come detto, al punto 12 del CAI è possibile indicare apponendo un segno su una o più delle 17 caselle presenti la causa o le cause dell’incidente. Fra queste 17 opzioni, che si riferiscono alle motivazioni più frequenti dei sinistri stradali, troviamo:

– incidente in fermata o in sosta;

– ripartiva dopo una sosta o apriva una portiera;

– stava parcheggiando;

– usciva da un parcheggio, da un luogo privato, da una strada vicinale;

– entrava in un parcheggio, in un luogo privato, in una strada vicinale;

– si immetteva in una piazza a senso rotatorio;

– circolava su una piazza a senso rotatorio;

– tamponava procedendo nello stesso senso e nella stessa fila;

– procedeva nello stesso senso ma in una fila diversa;

– cambiava fila;

– sorpassava;

– girava a destra;

– girava a sinistra;

– retrocedeva;

– invadeva la sede stradale riservata alla circolazione in senso inverso;

– proveniva da destra;

– non aveva osservato il segnale di precedenza o di semaforo rosso

App parcheggio: come trovare il posto auto e pagare dal telefono

app-parcheggio

Chi ha un’automobile sa che il viaggio non finisce quando si arriva a destinazione, ma quando si trova parcheggio. Soprattutto nelle città più abitate, spesso si devono compiere giri infiniti degli isolati per trovare un posto che possa ospitare la propria vettura. Fortunatamente, l’avvento degli smartphone ha consentito di sviluppare delle soluzioni anche a questo problema: ad oggi esistono numerose applicazioni che permettono di trovare parcheggio (e pagarlo quando necessario), consultabili con estrema semplicità dal proprio telefono. Ecco una breve guida con le migliori app sul mercato.

INDICE
App per trovare parcheggio
App per pagare il parcheggio: EasyPark
App per pagare il parcheggio: myCicero
App per pagare il parcheggio: Phonzie
App per pagare il parcheggio: Telepass Pay
Altre app per pagare il parcheggio

Ci sono diverse applicazioni che permettono di cercare parcheggio per la propria auto ovunque ci si trovi, disponibili sia per dispositivi Android sia per quelli con sistema operativo iOS.

Tra le migliori segnaliamo Parkopedia, app tramite la quale è possibile trovare i parcheggi disponibili nelle vicinanze inserendo l’indirizzo o indicando la propria posizione. Tramite la selezione dei filtri è possibile scegliere tra posteggi in garage, all’aperto, custoditi e non. Inoltre, una volta scelto un parcheggio si possono ottenere le indicazioni stradali per raggiungerlo, informazioni sugli orari di apertura e, nel caso in cui si acquisti l’abbonamento premium, sulla disponibilità di posti liberi.

Altra app parcheggio auto da considerare è Park TAG. Anche questa consente di selezionare il parcheggio nella zona che si desidera e ottenere le indicazioni stradali. Ma tramite Park Tag è anche possibile condividere con gli altri utenti la situazione del posteggio in tempo reale, così da fornire un aggiornamento costante.

La maggior parte delle città sono ormai invase dalle strisce blu ed è quindi diventata un’impresa riuscire a posteggiare senza pagare la sosta. Ma servirsi delle apposite colonnine per il ticket può spesso rivelarsi più facile a dirsi che a farsi. Per fortuna, però, ci sono diverse app che rendono più facile il pagamento della sosta, sia per iOS che per Android.

Tra le migliori si segnala Easy Park. Questa applicazione, scaricabile gratuitamente, sarà sufficiente registrare un account al quale collegare il numero di targa della propria auto e selezionare un metodo di pagamento a scelta tra Visa, Mastercard e Paypal. Compiuta questa operazione sarà sufficiente selezionare il parcheggio in cui ci si trova e quanto si desidera sostare, pagando il ticket direttamente dal proprio telefono con una piccola commissione (che varia a seconda della città e del tempo di permanenza).

Inoltre, se la sosta dura meno di quanto inizialmente selezionato, verrà addebitato solamente l’importo corrispondente al tempo effettivo di permanenza del parcheggio e quel che resta potrà essere usato per pagare in un’altra occasione. Per farlo, una volta tornati al parcheggio in anticipo, bisogna ricordarsi di interrompere il timer. Allo stesso modo, in caso di necessità è possibile prolungare la sosta direttamente dall’applicazione, senza dover far ritorno alla propria auto.

Easy Park è attiva in 9 paesi europei e in migliaia di città italiane, rendendo facile gestire tutti i pagamenti dalla stessa applicazione in moltissime località diverse. L’app dispone anche di abbonamenti per privati e aziende, che permettono di non pagare le commissioni pagando un canone fisso: tutte le informazioni dettagliate a riguardo sono disponibili sul sito.

Un’altra famosa applicazione per il pagamento della sosta è My Cicero. Come EasyPark, l’app permette di pagare il parcheggio direttamente dal proprio telefono semplicemente creando un account con i dati dell’automobilista e del veicolo. La principale differenza con la precedente applicazione è che per pagare la sosta con myCicero bisogna prima ricaricare il proprio conto sull’app, da cui poi vengono scalati i pagamenti. Se si opta per l’addebito diretto sulla carta di credito, invece, salgono le commissioni.

In più, una volta creato il profilo myCicero, è possibile attivare o disattivare la sosta in diversi modi, oltre che dall’applicazione: con una chiamata gratuita, un sms o tramite il risponditore vocale. Infine l’applicazione, che funziona in centinaia di città italiane, permette in alcuni casi di acquistare biglietti dei trasporti pubblici, abbonamenti e permessi ZTL.

Un’altra applicazione consigliabile per pagare il parcheggio direttamente dal proprio smartphone è Phonzie. Anche in questo caso è possibile acquistare, oltre al ticket per la sosta, i biglietti dei trasporti pubblici delle località convenzionate.

Similmente a myCicero, per usare Phonzie è necessario creare un profilo legato al proprio veicolo e ricaricare il conto dell’applicazione, chiamato “borsellino”, da cui scalare l’importo dovuto per la sosta. Ma esiste anche una funzionalità piuttosto peculiare e interessante: tramite l’app è possibile condividere il proprio “borsellino” con chi si desidera, per esempio figli o partner, e attingere così in più persone allo stesso conto sull’applicazione.

Chi fosse cliente Telepass forse può essere interessato anche a un’altra app. Telepass Pay è un’applicazione che permette di pagare la sosta sulla strisce blu addebitando il costo direttamente sul proprio conto Telepass, senza bisogno di ricariche aggiuntive. Inoltre, se l’esercente è convenzionato, l’app permette anche di pagare il carburante, i taxi e il bollo auto.

Oltre alle applicazioni presentate fin qui ne esistono molte altre che, per quanto funzionali, non sono convenzionate con moltissime città e spesso possono essere usate solo nei centri abitati più grandi. Tra le tante ricordiamo:

  • ParkAppy: questa app permette di pagare i minuti effettivi della sosta in modo semplice e veloce con pagamento tramite carta di credito.
  • ParkMan: consente di cercare parcheggio e di pagare la sosta in pochi istanti, anche in questo caso pagando solo i minuti effettivi di stazionamento; è dotata anche di una funzione che permette di trovare il percorso per tornare al veicolo.
  • Tap&Park: anche questa applicazione permette sia di pagare la sosta effettiva (ottenendo un rimborso del tempo inutilizzato), sia di cercare un parcheggi; inoltre permette anche di confrontare le zone di sosta per cercare quelle più economiche.

 

Toyota: dopo l’ibrido è l’ora dell’elettrico

Batterie allo stato solido: Toyota pronta in tre anni 1

Toyota punta con decisione sulla mobilità elettrica. Il colosso giapponese ha deciso di investire 730 miliardi di yen, più di 5,5 miliardi di euro, per dare il via alla produzione di batterie in Giappone e negli Stati Uniti con l’obiettivo di essere in grado di rifornire le fabbriche che produrranno le auto elettriche nei due paesi. Secondo i progetti del marchio, la realizzazione di batterie dovrebbe iniziare tra il 2024 e il 2026, con il raggiungimento di 40 GWh all’anno.

Metodo vincente non si cambia

Toyota ha reso noto che le batterie saranno prodotte con lo stesso metodo attualmente utilizzato per la realizzazione delle automobili, che viene considerato fra i migliori al mondo. Una parte dell’investimento sarà dedicata alla formazione del personale specializzato. Entrando nei dettagli, più della metà dei 5,5 miliardi di euro sarà destinata al potenziamento del complesso produttivo nella città giapponese di Himeji, di proprietà della Planet Energy & Solution e in altre fabbriche Toyota che saranno attualizzate per far fronte alla nuova produzione. La Toyota Battery Manufactoring, con sede nella Carolina del Nord, beneficerà di 2,5 miliardi di euro. La società, di recente costituzione, è detenuta al 90% da Toyota Motor North America e al 10% dalla Toyota Tsusho Corporation, società che si occupa degli aspetti commerciali.

Toyota bZ4X: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5

Un’accelerata verso l’elettrificazione

Con questa mossa, il colosso giapponese ha fatto passi da gigante nella direzione dell’elettrificazione, anche se i vertici restano convinti che la neutralità carbonica si possa raggiungere percorrendo varie strade. Nei programmi di Toyota c’è la produzione di una vasta gamma di veicoli elettrici, anche con il marchio Lexus: per questo motivo il gruppo ha bisogno di produrre batterie, ma senza rinunciare ad approvvigionamenti esterni per poter rifornire tutte le vetture che ha intenzione di sfornare nei prossimi anni.

Quadro strumenti digitale: ecco come funziona ed i modelli auto

Virtual cockpit: ecco come funziona ed i modelli auto

Ciò che fino a pochi anni fa era un accessorio presente solo dietro al volante delle vetture più nuove, particolarmente su auto Volkswagen o Peugeot, è oggi un elemento presente nell’equipaggiamento base di moltissime vetture. Derivato dai tablet e dagli smarphone, il quadro strumenti digitale è andato via via sostituendo la strumentazione analogica, rendendo possibile consultare le informazioni di guida in maniera più dinamica e funzionale.

INDICE
 Quadro strumenti digitale: cos’è e come funziona
Virtual cockpit o quadro strumenti digitale?
I precursori del quadro strumenti digitale
 Peugeot iCockpit
Audi Virtual cockpit
Quadro strumenti digitale Seat
Quadro strumenti digitale Mercedes
Volkswagen Virtual cockpit
Quadro strumenti digitale Skoda
BMW Live cockpit

Grazie al cosiddetto cruscotto digitale, sostanzialmente uno schermo orientato e dedicato al conducente, apposto dietro al volante, è possibile visualizzare tutte le informazioni utili alla guida con creazioni di immagini in tempo reale. I fotogrammi al secondo possono infatti essere anche 60, come sull’Audi Virtual Cockpit. Inoltre, grazie all’uso di display digitali, si risolvono tutti i problemi legati alle condizioni di luce.

Il quadro strumenti digitale rende possibile accedere a svariati menu e schermate tramite pochi e semplici comandi. Di solito questi ultimi sono apposti sui raggi del volante multifunzione e permettono di cambiare le modalità di visualizzazione e di gestire nel complesso la navigazione.

Uno dei vantaggi fondamentali dell’utilizzo del quadro strumenti digitale è sicuramente rappresentato dalle grandi possibilità di personalizzazione. Di solito le differenti modalità di visualizzazione si riassumono in quella classica e quella infotainment. A seconda dell’opzione scelta il primo piano sarà occupato dai quadranti circolari di contagiri e tachimetro oppure da funzioni secondarie come il sistema di navigazione, i comandi telefonici e il lettore multimediale.

Virtual cockpit: ecco come funziona ed i modelli auto 6

Solitamente, poi, i piccoli settori che riportano informazioni essenziali come  la temperatura esterna, l’orario, il chilometraggio e i simboli informativi o di avviso restano consultabili nella zona inferiore del display. Di conseguenza, se per esempio stiamo facendo una guida sportiva preferiremo consultare il contagiri nelle sue dimensioni massime, mentre quando è importante controllare le direzioni si può restringere lo spazio del contagiri ed estendere la visibilità del navigatore sullo schermo.

Scopo comune di tutte le strumentazioni digitali è sicuramente quello di fornire informazioni puntuali ed accurate, riducendo al minimo la distrazione del guidatore. Vediamo quali sono le case automobilistiche che hanno adottato il quadro strumenti digitale e quali sono i modelli presenti nei vari listini disponibili con questo rivoluzionario dispositivo digitale.

Numerose fonti online non fanno differenza fra virtual cockpit e quadro strumenti digitali, ma in realtà i due termini non sono propriamente dei sinonimi. Il primo è un marchio registrato da Volkswagen e indica una precisa serie di strumentazioni digitali sviluppate prima da Audi e poi dalla Casa tedesca che ne ha poi trasmesso la tecnologia agli altri Costruttori del gruppo. Lo schermo dedicato al conducente che sostituisce il cruscotto con la strumentazione tradizionale è invece generalmente definito quadro strumenti digitale. Il virtual cockpit, nello specifico, è la prima tipologia commercializzata di quadro strumenti digitale.

Non c’è dubbio, è stata Audi fra le prime Case automobilistiche a dotare una propria vettura del quadro strumenti interamente digitale, rivoluzionando una sezione del cruscotto che fino a quel momento aveva visto al massimo variazioni nella grafica e nel design, mantenendo sempre le stesse funzioni. Nel 2014, infatti, Audi ha dotato la terza generazione della sua TT del primo virtual cockpit della storia dell’automotive.

Insieme ai Quattro Anelli, altri Costruttori che hanno contribuito da subito alla diffusione di questo equipaggiamento sono stati certamente Volkswagen e Peugeot. La Casa francese lo ha anche studiato in una posizione leggermente diversa, cioè rialzata.

La casa francese ha da alcuni anni stravolto il design degli interni delle proprie vetture studiando una configurazione unica della postazione di guida. Il cosiddetto i Cockpit rivoluziona il concetto classico di plancia e si trova in una posizione particolare, rialzata rispetto al volante. Quest’ultimo, di dimensioni più compatte, è infatti stato pensato per non frapporsi fra il conducente e lo schermo della strumentazione, mirando a una sensazione di guida migliorata. Senza chiedere di spostare gli occhi dalla strada, i Cockpit di Peugeot permette di rimanere concentrati sulla guida più facilmente e ridurre la stanchezza. Questa posizione ergonomica, resa possibile dalle proporzioni compatte del volante, aumenta il comfort del conducente, riducendone la stanchezza.

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Nello specifico, sui SUV 3008 e 5008 troviamo il quadro strumenti rialzato digitale configurabile e personalizzabile Peugeot i-Cockpit. Lo schermo da cui è possibile accedere alle informazioni di guida ha un diametro di 12,3 pollici e racchiude tutti i dati principali all’altezza dello sguardo del conducente. Il Peugeot iCockpit stupisce per la facilità nell’adattare alle esigenze del guidatore un lungo elenco di parametri come, tra gli altri, l’opportunità di trasferire sul quadro strumenti principale la navigazione TomTom 3D dotata di riconoscimento vocale.

L’Audi, come detto, è stata la prima casa costruttrice ad introdurre il virtual cockpit su una vettura di serie.Era il 2014, e si trattava della terza generazione della celebre TT, che per l’occasione è stata dotata precisamente di un quadro strumenti interamente digitale. L’obiettivo di Audi Virtual cockpit è principalmente quello di rendere disponibili informazioni chiare e semplici, facilmente monitorabili con un veloce colpo d’occhio. Tutte su un solo display TFT (“Thin Film Transistor) da 12,3 pollici totalmente orientato verso il conducente. A seconda del modello, la risoluzione dello schermo può essere di 1.440 x 540 pixel oppure Full HD di 1.920 x 720 pixel. Per quanto riguarda i fotogrammi al secondo i 60 di Audi Virtual cockpit garantiscono una certa fluidità.

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Fra le informazioni accessibili dalla strumentazione digitale troviamo sicuramente i dati su velocità e numero di giri, ma anche informazioni sul sistema multimediale, sulla navigazione, e sui sistemi di assistenza alla guida. Gli indicatori fissi che sostituiscono le classiche spie appaiono invece nella zona inferiore e includono tutti i dati essenziali: la temperatura esterna, l’ora, le letture del contachilometri e i simboli di avvertenza e informazione. Le modalità di visualizzazione sono due e sono selezionabili tramite il pulsante View sul volante multifunzione. La “driving mode” mette in primo piano tachimetro e contagiri, mentre l’”infotainment mode” rende accessibili le info di navigazione o quelle provenienti dal telefono, dalla radio e dal sistema audio, riducendo lo spazio dedicato alle indicazioni su giri e velocità. Sui modelli S, in più, troviamo una modalità dedicata denominata Sport con una grafica e un design particolarmente dinamici. Il virtual cockpit di casa Audi, infine, può includere anche la tecnologia Break warning. Grazie a dei sensori collegati ai pedali e allo sterzo vengono inviati al computer di bordo informazioni che consentono di di rilevare i segni di stanchezza di chi guida, attivando una serie di allarmi visivi e sonori che dovrebbero riattivare la concentrazione del conducente ed evitare così uscite di strada o incidenti con altre vetture

Tutte le Case all’interno del gruppo Volkswagen hanno beneficiato della condivisione di componenti, e Seat non fa eccezione. Il marchio spagnolo ha così potuto dotare i suoi veicoli del virtual cockpit introdotto in precedenza sulle Audi. Il display del quadro strumenti digitale della Seat è di 10,25 pollici con risoluzione 1.280×480.

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Disponibile per numerosi modelli tra cui Ateca, Leon, Ibiza e Arona, il digital cockpit di Seat è impostabile sutre differenti modalità: Classic, Digital e Dynamic. La prima ha una grafica classica, che riprende quella degli strumenti analogici e mostra al centro i dati dell’infotainment. La modalità Digital, invece, ingrandisce la visualizzazione della mappa con la possibilità di regolare lo zoom. Con la modalità Dynamic, infine, oltre a vedere la mappa di navigazione, si possono consultare informazioni relative al funzionamento degli aiuti alla guida. Chicca di personalizzazione aggiuntiva: le modalità Classic e Dynamic sono impostabili su tre varianti ciascuna che è possibile salvare nel sistema.

Le auto Mercedes possono di norma vantare un quadro strumenti digitale dotato di due monitor piatti con dimensioni fino a 10,25’’. Il cruscotto digitale a destra mostra tutte le informazioni di un classico quadro strumenti, mentre quello di sinistra è touch e permette di accedere sistema MBUX. Il quadro strumenti digitaledi Mercedes risponde a comandi vocali, pulsanti touch control sulle razze del volante e touchpad con feedback nel mobiletto centrale.

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La risoluzione della strumentazione digitale Mercedes è di 1920×720 pixel ed il sistema è presente su quasi tutti i modelli della gamma, partendo dalla nuova Classe A sino ad arrivare al SUV elettrico EQC. Recentemente, però, Mercedes ha annunciato di voler alzare l’asticella in fatto di tecnologia di bordo. La nuova Mercedes EQS, ovvero l’ammiraglia elettrica della Casa della Stella, sarà dotata di uno schermo da 56 pollici che percorre e sostituisce da lato a lato tutta la plancia e il cruscotto. Si tratta dell’ultimissima evoluzione tecnologica dell’interfaccia grafica dei sistemi di infotainment.

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Anche le auto di casa Volkswagen vantano la presenza del virtual cockpit grazie alla condivisione di componenti con le vetture del gruppo Audi. L’active info display, questo il nome del virtual cockpit Volkswagen, offre un monitor da 12,3’’ posizionato nell’alloggiamento del cruscotto configurabile in sei modalità. In quella “Classica” si vedono tachimetro, contachilometri e mappa di navigazione, mentre in quella “Velocità & Marcia” all’interno del contagiri compare l’indicazione della marcia consigliata.

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Una terza modalità permette di consultare consumi e autonomia, ma nasconde le informazioni di navigazione. In modalità “Efficienza”, invece, vengono fornite informazioni per ottimizzare i consumi, mentre in quella “Navigazione” vengono visualizzate una bussola e un altimetro. Nell’ultima modalità, “Assistenti alla guida”, si può tenere sotto controllo il Cruise Control Adattivo. Nello specifico, su Golf 8 e modelli recenti troviamo l’Innovision Cockpit, una strumentazione digitale a sviluppo orizzontale da 10,25 pollici che punta su animazioni e grafica accattivanti.

Il quadro strumenti digitale è stato esteso anche alle vetture della casa ceca grazie alla condivisione di componenti con gli altri marchi della galassia Volkswagen ed anche in questo caso le funzioni consentono di configurare a piacimento il cruscotto digitale per impostare la visualizzazione preferita. Karoq, Octavia, Superb e Kodiaq sono i modelli Skoda sui quali sarà possibile installare la strumentazione digitale.Virtual cockpit: ecco come funziona ed i modelli auto 9

Nello specifico, la Skoda Enyaq iV offre il moderno Modular Infotainment Matrix che accanto al touchscreen autoportante da 13 pollici presenta il digital cockpit da 5,3 pollici. I quattro diversi layout offrono qualche possibilità di personalizzazione, gestibili attraverso i comandi del volante multifunzione.

Ill quadro strumenti digitale BMW, denominato BMW Live Cockpit ha fatto ha fatto il suo esordio sulla BMW M8 e ha fatto parlare di sé per via della rivoluzione tecnologica che coinvolgerà le vetture della casa di Monaco. Attualmente, per quanto concerne la strumentazione digitale, BMW offre tre diversi allestimenti, che variano principalmente per dimensioni. Il Live Cockpit ha uno schermo principale touch da 8,8 pollici.

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Il Live Cockpit Plus, pur essendo delle stesse dimensioni, integra anche un navigatore di tipo satellitare con aggiornamenti automatici. La più tecnologica fra le strumentazioni digitali di BMW è offerta invece su uno schermo di ben 12,3 pollici posizionato di fronte al conducente, dietro al volante. Il BMW Live Cockpit Professional, questo è il suo nome, è di serie sui modelli M mentre resta un optional sulle altre BMW.

 

Ford Transit Custom: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Ford Transit Custom: prezzo, dimensioni e caratteristiche 11

Ford Transit Custom è la versione passeggeri del Transit, recentemente presentato ad Hannover anche in variante full-electric. Di fatto si tratta di un monovolume derivato da un commerciale, che segue il filone di elettrificazione Ford debuttando da subito non solo in varianti diesel e ibride plug-in, ma anche completamente elettriche. Il nuovo multispazio medio all’americana diventa ancora più versatile da allestire, grazie al nuovo Digital Upfit per gli allestimenti. Il primo Transit Custom a batteria arriverà a fine 2023 e vanterà un’autonomia di 380 km e due varianti di potenza.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Ford Transit Custom:

 Scheda Tecnica
 Numero posti –
 Bagagliaio –
 Alimentazioni Diesel/ Ibrida plug-in/ Elettrica
 Classe –
 Cv/kW (da) 110/81
 Prezzo (da) –
INDICE
 Dimensioni
 Esterni
 Interni
 Motori
 Consumi
Perché comprarla
 Prezzo

Il Ford Transit Custom ha le caratteristiche tipiche di un monovolume di derivazione commerciale. In arrivo a metà 2023, sarà offerta in due lunghezze e due altezze, cinque allestimenti e tre configurazioni. Per quanto riguarda il vano di carico, Ford parla di dimensioni massime comprese fra 5,8 e 9 metri cubi e una lunghezza di 3,45 metri.

 

ford ecosport usate
ford ecosport usate

Il design della Ford Transit Custom parla il più recente linguaggio stilistico della Casa dell’ovale blu. L’aspetto è meno squadrato che in passato, puntando ora su linee più morbide ma al contempo moderne. Il frontale si caratterizza per la presenza dell’imponente e innovativa griglia dinamica dove spicca al centro il classico logo Ford. E-Transit Custom presenta poi una striscia a LED che correndo da un lato all’altro del veicolo, collega i due gruppi ottici, passando subito sopra la calandra.

La zona laterale si contraddistingue per i cerchi in lega di grandi dimensioni, mentre le porte scorrevoli (stando a quanto dichiarato da Ford), godono dell’apertura più grande della categoria. La presa per la ricarica delle batterie, infine, si trova sul frontale, appena sotto il fanale destro. Infine, Ford dichiara una capacità di carico di 1.100 kg e una capacità di traino di 2.000 kg, mentre tra gli elementi meccanici più degni di nota troviamo l’adozione delle sospensioni posteriori indipendenti, una soglia di carico più bassa e un coefficiente aerodinamico ulteriormente migliorato.

Negli interni del Ford Transit Custom il livello di qualità percepita è molto alto. La nuova architettura di questa monovolume ha consentito di contenere l’altezza del pavimento e mantenere quella massima sotto i due metri, con guadagni tangibili in fatto di stabilità e spaziosità. La soluzione più originale, che salta subito all’occhio, è poi quella rappresentata dal volante pieghevole, capace di diventare un piano d’appoggio.

Lato Adas, la suite che si occupa della sicurezza del nuovo Transit Custom comprende il Pre-Collision Assist, Lane Keeping System, Driver Alert, Cruise Control con Adjustable Speed Limiter, Traffic Sign Recognition, Intelligent Speed Assist e Wrong Way Alert. Per quanto riguarda l’infotainment, invece, l’abitacolo ospiterà di serie un Modem 5G e uno schermo touchscreen SYNC4 da 13 Pollici. Infine, una grande novità che debutterà su Transit Custom sarà il cosiddetto upfit digitale, un dispositivo che permette di connettere le attrezzature comprese negli allestimenti speciali direttamente ai cablaggi del sistema SYNC4 e potendo quindi controllare tramite comandi virtuali le pedane e i vari attrezzi da lavoro, evitando l’installazione di interruttori o comandi aggiuntivi sulla plancia.

La gamma motori di Ford Transit Custom comprenderà motori diesel, ibridi plug-in e 100% elettrici. In particolare, fra i propulsori a gasolio troviamo i Ford EcoBlue nelle varianti di potenza da 110 CV, 136 CV, 150 CV o 170 CV e trasmissione manuale a sei velocità con l’optional di un differenziale meccanico a slittamento limitato oppure con cambio automatico a otto marce in grado di gestire un traino fino a 2.500 kg. Scegliendo quest’ultima opzione si potrà anche per la prima volta dotare il Transit della trazione integrale.

In alternativa ai motori diesel, si può scegliere l’ibrido plug-in. Si tratta del medesimo sistema in uso sulla Ford Kuga, composto da un motore a benzina a ciclo Atkinson da 2,5 litri e batteria da 11,8 kWh effettivi. Con questo propulsore è possibile beneficiare anche del sistema ProPower Onboard, che mette a disposizione 2,3 kW di potenza per ricaricare altri attrezzi o apparecchiature.

Infine, e-Transit Custom rappresenta l’opzione 100% elettrica, per la prima volta disponibile per Transit. Questa variante utilizza una batteria da 74 kWh con celle pouch, un’innovazione che consente aumentare del 12% la densità energetica delle batterie rispetto alle altre varianti con le stesse dimensioni. Le varianti di potenza offerte per il full-electric saranno due, una da 136 CV e una da 217 CV, entrambe con coppia di 415 Nm. Inoltre, anche qui sarà disponibile il sistema ProPower OnBoard.

I dati sui consumi del nuovo Ford Transit non sono ancora stati comunicati. Si conoscono però i valori di autonomia delle varianti ibride ed elettriche. Con il motore plug-in l’autonomia a trazione elettrica arriva a 57 km.

Con e-Transit Custom, invece, l’autonomia arriva fino a 380 km, e la ricarica rapida può essere effettuata fino a 125 kW. Per quanto riguarda i tempi necessari per passare dal 15 all’80% Ford dichiara 41 minuti. Rifornendosi invece presso una colonnina in corrente alternata a 11 kW, invece, una ricarica completa dallo 0 al 100 % si può completare in circa 8 ore.

 

ford ecosport usate
ford ecosport usate

  • Versatilità: grazie alla soluzione uplift digital sarà ancora più facile dotare il proprio Transit Custom di tutte le attrezzature necessarie al proprio lavoro.
  • Motore: la gamma di propulsori è vasta e assortita e per la prima volta comprende anche una variante 100% elettrica.
  • Spazio: tanto lo spazio a bordo non soltanto nella zona di carico, ma anche e soprattutto per i passeggeri

Le 10 cose che devi assolutamente includere nel tuo kit invernale auto

Le 10 cose che devi assolutamente includere nel tuo kit invernale auto 3

Con l’arrivo dell’inverno è fondamentale per ogni automobilista preparare il proprio veicolo alle intemperie della stagione. È quindi utile avere sempre a bordo tutti gli strumenti che permettono di porre rimedio ai problemi o agli inconvenienti che si possono incontrare viaggiando con condizioni meteo ostili, come neve o ghiaccio. Per questo, abbiamo raccolto in questa piccola guida gli accessori che devi assolutamente includere nel tuo kit auto per l’inverno: scoprili nella nostra checklist.

INDICE
Telo antighiaccio
Raschietto
Antigelo universale
Detergente antighiaccio
Catene da neve
Pala pieghevole
Guanti e berretto
Torcia
Bandiera SOS
Kit pronto soccorso
Kit riparazione gomme

Ogni kit invernale per auto che si rispetti deve avere assolutamente un telo antighiaccio. Questo elemento si rivela fondamentale quando, non avendo un box auto, si è costretti a posteggiare la tua vettura all’aperto nei rigidi mesi invernali. Il telo non ti farà perdere tempo a raschiare via il ghiaccio dal parabrezza e ti consentirà di metterti subito in viaggio, anche in caso di neve o temperature particolarmente basse.

Un altro elemento essenziale da includere nel vostro kit invernale per auto è il raschietto per rimuovere il ghiaccio dai cristalli dell’auto. Il raschietto è infatti utile anche per chi possiede un telo antighiaccio, che spesso copre solo il parabrezza. Questo strumento vi permetterà, invece, di essere sempre in grado di rimuovere il ghiaccio accumulato sui vetri dell’auto, anche finestrini laterali e lunotto posteriore.

Il freddo clima invernale è il nemico di ogni auto. Per proteggere la tua vettura è quindi fondamentale includere nel kit auto per l’inverno un flacone di liquido antigelo così da tutelare l’efficienza del motore. Infatti, se i fluidi dell’auto si raffreddano troppo possono creare svariati problemi alle componenti meccaniche del veicolo, che risulteranno meno lubrificate (quindi più soggette all’usura) o potrebbero essere danneggiate dall’espansione del liquido congelato. Di norma, il liquido antigelo deve essere essere miscelato all’acqua del radiatore mediamente ogni 2-4 anni, ma si consiglia comunque di metterlo anche più spesso in caso di viaggi lunghi.

Quando le temperature invernali diventano decisamente rigide, è importante avere nel proprio kit invernale per auto un detergente antigelo per parabrezza in grado di pulire e rimuovere lo sporco efficacemente dal parabrezza della tua vettura senza il rischio che congeli. In alternativa, a un normale detergente per parabrezza si possono miscelare degli antigelo specifici, che impediscono il congelamento del liquido.

Specialmente nelle regioni più fredde è sempre bene portare con sé delle catene da neve, da applicare alle ruote motrici della propria vettura per migliorare la tenuta anche su strade ghiacciate o innevate. Se si ricorre alle catene da neve, è bene ricordarsi che quando queste sono montate si può viaggiare ad un massimo di 50 km/h.

Qualora la neve ti sorprendesse e ti facesse impantanare, toglierla a mani nude per liberare il veicolo potrebbe non essere praticabile. Per questo, nel tuo kit auto non può mancare una pala pieghevole, più comoda da trasportare e non occupa troppo spazio sul veicolo. Questo pratico accessorio ti consentirà di spalare la neve che blocca le ruote per permetterti di tornare rapidamente alla guida.

Sembra scontato, ma non sempre un kit invernale per auto contiene un paio di guanti ed un berretto. Questa accoppiata potrebbe rivelarsi salvifica in diverse situazioni: un malfunzionamento del riscaldamento, l’auto ferma a causa di un guasto, in attesa di soccorsi o per una riparazione fai da te. Tutte eventualità in cui ti aiuterà a non patire le rigide temperature invernali.

Altro elemento importante, ma spesso sottovalutato, è la presenza di una torcia nel tuo kit auto. Se, infatti, fosse necessario aprire il cofano della tua vettura nel cuore della notte per verificare la presenza di un eventuale guasto, la torcia si rivelerà un alleato prezioso per controllare minuziosamente tutte le componenti. A maggior ragione, dunque, questa diventa utile nelle brevi giornate invernali, quando la maggior parte delle persone si trova a dover viaggiare con il buio praticamente tutti i giorni.

Potrebbe non sembrare molto importante, ma la bandiera di SOS può preservare l’incolumità tua e degli altri utenti della strada, rivelandosi imprescindibile in ogni kit invernale per auto. Grazie a questo dispositivo potrai infatti segnalare la tua posizione agli altri automobilisti di passaggio, soprattutto in strade particolarmente isolate o con visibilità ridotta, comunicando così immediatamente la tua richiesta di aiuto e rendendo nota la tua posizione.

Un automobilista previdente deve prendersi cura non solo della propria auto, ma anche della sua incolumità. Ecco perché è importantissimo avere sempre con sé un kit di pronto soccorso per auto, specialmente in inverno, quando le strade ghiacciate e il meteo avverso rendono più pericolosa la guida. Sul web si trovano numerose opzioni adatte ad ogni tasca ed esigenza. Un kit di pronto soccorso per auto completo deve contenere cerotti per il trattamento di piccole ferite, bende, garze per il trattamento di ferite più estese o esposte, 1 coperta isotermica, fazzolettini umidi per la pulizia della pelle priva di ferite e, infine, guanti usa e getta.

Oltre ai 10 accessori specifici per l’inverno, un altro elemento che è sempre bene ricordare di portare con sè è il kit per la riparazione delle gomme. Infatti, le auto odierne sono spesso prive del ruotino di scorta e quando si fora una ruota è fondamentale ripristinare immediatamente il danno. I kit di riparazione gomme per auto attualmente in commercio contengono nella confezione sia il sigillante per coprire il buco, sia un compressore da collegare alla presa dell’accendisigari, per gonfiare nuovamente la gomma.

Le 5 utilitarie più economiche sul mercato

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e caratteristiche 24

Le utilitarie, ovvero i modelli lunghi circa 4 metri al massimo, sono tra le auto più vendute nel nostro Paese. Il motivo è da ricercare nell’ottimo rapporto tra prezzo, dimensioni e contenuti che queste riescono a garantire. Nonostante le dimensioni relativamente contenute, infatti, le utilitarie sono spesso utilizzate anche come prima macchina da famiglia. Questo perché molti modelli riescono a garantire un’ottima abitabilità interna e un vano di carico più che sufficiente a permettere anche qualche gita fuoriporta con tutta la famiglia.

La nostra top 5

Abbiamo così raccolto in questo articolo i cinque modelli più economici appartenenti a questo molto affollato segmento di mercato. Partendo dal presupposto che ormai i prezzi di un po’ tutte le utilitarie sono leggermente saliti negli ultimi anni, abbiamo comunque cercato di selezionare unicamente quelli con un prezzo di listino inferiore ai 20.000 euro. La ricerca è stata piuttosto semplice, poiché ad oggi, i modelli sotto questa soglia di spesa sono (purtroppo) molto pochi.

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e caratteristiche 19

Dacia Sandero

Contro di lei non c’è davvero partita. Stiamo parlando della Dacia Sandero, che nella versione Streetway apre il listino ad appena 11.700 euro. Ma non pensate che a questa cifra vi portiate a casa una vettura “povera”. Con l’ultima generazione, in realtà, la Sandero ha compiuto un salto avanti notevole soprattutto in termini di qualità e tecnologia. Il motore è un 1.0 aspirato da 65 CV.

  • Prezzo: 11.700 euro

Fiat Panda: prezzi, dimensioni e caratteristiche 11

Fiat Panda

La nostrana Fiat Panda si posiziona al secondo posto di questa classifica con un prezzo di partenza di 15.150 euro. A rendere questo modello davvero interessante è non solo la sua praticità, ma anche e soprattutto il fatto che viene proposto in abbinamento ad un interessante powertrain ibrido. Sotto il cofano, infatti, c’è il 1.0 FireFly da 70 CV.

  • Prezzo: 15.150 euro

Lancia Ypsilon: prezzo, dimensioni e caratteristiche 14

Lancia Ypsilon

A chiudere il podio ci pensa la Lancia Ypsilon. È alimentata dallo stesso propulsore ibrido della Fiat Panda, ma rispetto a questa è più grande e assicura più spazio soprattutto per chi viaggia dietro. In generale, lo stile è molto ricercato e nonostante gli anni sulle spalle continua ad intercettare i gusti di una fetta molto ampia di clientela. Il tutto ad un prezzo di 16.700 euro.

  • Prezzo: 16.700 euro

Nuova Renault Clio 2020: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Renault Clio

Subito fuori dal podio si posiziona la Renault Clio. L’utilitaria francese ha una storia lunga più di trent’anni e con l’ultima generazione è diventata più grande e tecnologica. La versione di accesso costa poco più di 17.000 euro e viene proposta in abbinamento allo stesso propulsore della Dacia Sandero, il 1.0 SCe da 65 CV.

  • Prezzo: 17.200 euro

Citroën C3: prezzi, dimensioni e caratteristiche 8

Citroen C3

Ultima posizione per un’altra francese. Si tratta della Citroen C3, che tra le auto di questa top 5 rappresenta la scelta ideale per chi cerca un’auto davvero comoda: il comfort dei suoi sedili extra large non si batte. Il motore, invece, è il 1.2 PureTech da 83 CV e per portarla a casa servono poco più di 18.000 euro.

  • Prezzo: 18.250 euro

Come guidare in sicurezza durante l’inverno

Le 10 caratteristiche che un'auto deve avere per una guida sicura in inverno

La guida invernale richiede una dotazione dell’auto adeguata, senza il peso di strumentazioni superflue. È importante ricordarsene non solo al momento dell’acquisto di una nuova automobile durante la stagione fredda, ma anche semplicemente alla guida della nostra vettura.

Sai su quali aspetti concentrarti e quali sono le dotazioni a cui si può rinunciare? Per esempio, conosci la durata media degli pneumatici invernali o sai controllare il livello dell’olio motore? Abbiamo preparato per te una guida con i dodici punti più importanti da tenere in conto quando compri o guidi un’auto nuova o usata in inverno.

1. Pneumatici invernali

Partiamo ovviamente dai pneumatici invernali, fondamentali per la guida con climi rigidi, che espongono a rischi maggiori di slittamento e di perdita di controllo del veicolo. Possono resistere alle intemperie come neve e ghiaccio e garantire una guida sicura anche in presenza di sale grazie ad uno speciale battistrada appositamente progettato. Se l’auto che stai per acquistare o guidi già è dotata di gomme invernali, assicurati di verificarne l’usura e la pressione in inverno.

Le 10 caratteristiche che un'auto deve avere per una guida sicura in inverno

2. Spazzole tergicristallo anti ghiaccio

Il rischio di vedere i propri tergicristalli bloccati durante una fredda giornata d’inverno si può prevenire grazie a una piccola accortezza tecnologica. Il suo nome è esplicativo: le spazzole tergicristallo anti ghiaccio continuano a funzionare anche alle temperature più basse. Sono dotate infatti di elementi riscaldati posizionati sotto le spazzole tergicristallo che sciolgono la neve e il ghiaccio incrostato.

Le 10 caratteristiche che un'auto deve avere per una guida sicura in inverno 1

3. Volante riscaldato

È importante alla guida mantenere sempre e costantemente una presa salda e sicura del volante. Per questo, quando le mani del conducente si raffreddano e diventano quindi meno sensibili e precise, è sconsigliabile indossare dei guanti. Questi ultimi possono riscaldare le mani, ma aggiungono uno strato non sensibile e aggiuntivo fra le mani e il volante, riducendo l’immediatezza del suo controllo. La soluzione è semplice: grazie al volante riscaldato puoi fare a meno di guanti e manopole quando sei alla guida.

4. Sistema antibloccaggio (ABS)

Nei tragitti invernali un ulteriore rischio è quello, frenando soprattutto in curva, di vedere le proprie ruote pattinare a causa del blocco dell’impianto di frenata. Per ovviare a questo problema è stata elaborata una delle funzionalità più importanti di un’auto ben equipaggiata per l’inverno, successivamente resa, a partire dal 2012, obbligatoria su tutti i veicoli di serie. Stiamo parlando dell’ABS, ossia il sistema antibloccaggio per i freni cheaiuta a evitare il pattinamento delle ruote, impedendo il loro improvviso blocco in caso di frenata.

 5. Il riscaldatore del blocco motore

Non solo il normale funzionamento di pneumatici, freni e tergicristalli può essere messo in difficoltà dal freddo intenso. Temperature molto basse possono infatti impattare anche sulle condizioni della batteria della tua auto. Un riscaldatore del blocco motore lo manterrà al caldo, facilitando l’accensione della batteria dell’auto in inverno, quando la temperatura scende sotto lo zero. Sai già come verificare la carica della batteria dell’auto o quale olio motore utilizzare in inverno? Controlla qui per saperne di più.

6. Specchietti laterali riscaldati

Essendo una parte esterna all’abitacolo, gli specchietti laterali non beneficiano ovviamente del riscaldamento interno già presente su tutte le auto. Avere gli specchietti laterali dotati di un sistema di riscaldamento aggiuntivo è di grande utilità per liberarli velocemente da umidità, ghiaccio e neve. Questa funzionalità può essere programmata per attivarsi automaticamente quando la temperatura cala sotto una certa soglia.

Le 10 caratteristiche che un'auto deve avere per una guida sicura in inverno 2

7. Impianto lavafari

Nel corso dei tragitti compiuti nella stagione invernale, non è raro che neve, ghiaccio, sale e fanghiglia possano sporcare i gruppi ottici e ridurre la visibilità alla guida, fondamentale soprattutto quando le condizioni metereologiche non sono ottimali. Grazie all’impianto lavafari puoi pulire i fari mantenere sempre il massimo della visibilità. Alcune vetture sono addirittura dotate di spazzole tergicristallo per i fari, che facilitano ulteriormente l’operazione di pulizia. Ricordati comunque di controllare il livello dei liquidi dell’auto.

8. Trazione integrale

Il tipo di trazione più complicato da utilizzare in presenza di neve o ghiaccio è sicuramente la trazione posteriore, di fatti dedicata più ai modelli maggiormente sportivi. La trazione integrale, invece, fornendo la forza motrice a tutte e quattro le ruote del veicolo, permette un maggiore controllo durante la guida su neve e fondo ghiacciato, evitando squilibri nella distribuzione della coppia e slittamenti soprattutto in curva. Se un’auto con trazione integrale non è nel tuo preventivo, puoi optare per un veicolo a trazione anteriore.

9. Sistema di controllo della trazione (TCS)

Opzionale in molte auto nuove, il controllo della trazione impedisce il pattinamento delle ruote e permette di accelerare senza scivolare su ghiaccio e neve. Inoltre, alcune assicurazioni potrebbero offrirti uno sconto sulla polizza. Quindi conviene pagare qualcosa in più per avere maggiore sicurezza in inverno.

10. Controllo elettronico della stabilità (ESP)

Disponibile in molti modelli recenti, il controllo elettronico della stabilità(ESP) rileva quando alcune ruote girano più veloci rispetto ad altre, per esempio in caso di slittamento sul ghiaccio, e si attiva per ridistribuire la potenza dove serve maggiore trazione.

Quando acquisti un’auto da usare in inverno, non serve un modello nuovo con tutta la tecnologia più moderna. L’importante è che la tua macchina sia affidabile, sicura e capace di resistere a tutte le condizioni meteorologiche. La guida che ti abbiamo fornito è un buon punto di partenza per decidere quali funzionalità avere sulla tua auto in inverno.

11. Guida sulla neve

Anche se si possiede un’auto dotata di pneumatici invernali, è bene non guidare come se le condizioni metereologiche fossero perfette, ma adottare comunque una serie di attenzioni alla guida che possono aumentare notevolmente la sicurezza.

Innanzitutto, mantieni l’auto e tutti i suoi elementi puliti. Non basta che il parabrezza sia libero da acqua, neve o ghiaccio. Anche i finestrini sono importanti per mantenere la visuale libera. Con uno scopa morbida si può anche eliminare la neve sul tetto dell’auto, che potrebbe successivamente cadere sul parabrezza o sull’auto che segue.

Inoltre, si consiglia sempre un’attitudine cauta alla guida soprattutto in inverno. Meglio evitare manovre brusche in marcia e guidare a bassi regimi. In fase di partenza, iniziare con la seconda marcia innestata può assicurare maggiore attrito, mentre in discesa è sempre meglio avvalersi principalmente del freno motore. In fase di rallentamento, occorre mantenere le ruote dritte per non perdere aderenza e in generale mantenere velocità molto moderate, curvando ovunque possibile con una marcia bassa.

In generale, infine, è importante mantenere costantemente una distanza di sicurezza maggiore di quella adottata abitualmente, aumentando al contempo l’attenzione prestata alle azioni degli altri automobilisti, che possono sbagliare più facilmente in condizioni metereologiche avverse.

12. Guida sulla neve con pneumatici all-season

Quando si guida su manto innevato, o ancora peggio con ghiaccio, è ancora più essenziale conformarsi alla legge in materia e quindi dal 15 novembre al 15 aprile montare pneumatici termici oppure tenere a bordo le catene da neve da montare in caso di neve sulla carreggiata.

Montando sulla propria auto i cosiddetti pneumatici 4 stagioni, quelli provvisti della sigla M+S, possiamo stare tranquilli che non incorreremo in sanzioni previste dal CdS per una mancata dotazione adatta all’inverno, ma non potremo invece godere dei benefici della massima aderenza sulla neve. In questi casi, se notiamo un cumulo di neve intorno alla macchina, conviene provare e rimuoverlo con le mani o con altri attrezzi prima di salirci sopra con le ruote.