Volkswagen Golf 8: prezzo, dimensioni e prova su strada

Volkswagen Golf 8: prezzo, dimensioni e prova su strada 19

Continuare ad essere la regina del segmento C. E’ questo l’obiettivo che si sono prefissati in casa Volkswagen quando hanno svelato al mondo l’ottava generazione della Golf. Un obiettivo non semplice in un mercato sempre più competitivo, ma la Golf ha diversi assi nella manica, partendo da una gamma motori elettrificata e con potenze che arrivano fino a 333 CV. Del resto, con una storia più che trentennale alle spalle, la due volumi tedesca è ancora oggi una garanzia in termini di qualità, tecnologia e piacere di guida.

Ecco la scheda tecnica della Volkswagen Golf 8:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio 380/1.237 litri
 Alimentazioni Benzina/Diesel/Metano/MHEV/PHEV
 Classe Euro 6D-Temp
 Cv/kW (da) 110/81
 Prezzo (da) 29.600 €
INDICE
Novità 2024
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi 
Prova su strada
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzo

Volkswagen Golf Restyling

In occasione del mezzo secolo di vita del modello, la Volkswagen Golf si aggiorna e passa alla serie 8.5 che cambia i connotati del modello solo in alcuni piccoli dettagli. A livello estetico cambia leggermente il disegno dei fari anteriori e il logo Volkswagen al centro della calandra diventa ora illuminato. Cambia invece in maniera più marcata lo stile del paraurti anteriore, dove debuttano nuove prese d’aria.

Inedito il sistema di illuminazione dei gruppi ottici posteriori, con grafiche selezionabili attraverso lo schermo del sistema di infotainment. Anhe questo è stato aggiornato e può ora contare su una diagonale che arriva fino a 12,9 pollici, basato sulla piattaforma MIB4 di ultima generazione. Inalterata la gamma motori ad eccezione delle versioni plug-in che ora anno affidamento su un sistema ibrido di seconda generazione con una batteria che ora arriva a 19,7 kWh e che assicura un’autonomia in elettrico che arriva fino a 100 km.

Volkswagen Golf GTI MT Ultimate

Prima di passare il testimone al suo restyling, l’attuale generazione della Volkswagen Golf GTI si concede un’ultima versione speciale denominata MT Ultimate, che rappresenta l’ultima volta del cambio manuale sull’intramontabile sportiva tedesca. Dalla Golf 8.5, infatti, la GTI sarà abbinata unicamente al cambio automatico DSG. La MT Ultimate è disponibile unicamente nelle colorazioni bianco, rosso o nero, con sticker sulle fiancate e calotte degli specchietti nere. Non manca poi il badge “GTI MT Ultimate” sul montante centrale e la placchetta con il numero di serie dell’esemplare (solo 110 sono quelle destinate al mercato italiano) all’interno dell’abitacolo. Prezzo: 52.950 euro.

Volkswagen Golf R 2024

Arriva il momento dell’aggiornamento per la più cattiva delle Golf a listino. Si tratta della Golf R, che con la nuova serie migliora ulteriormente grazie a qualche ritocco di fino. A livello estetico è cambiata pochissimo, mentre  dal punto di vista tecnico è stata migliorata e potenziata. Il 2 litri turbo raggiunge ora i 333 CV e grazie al pacchetto Performance è in grado di toccare la velocità massima di 270 km/h, mentre per raggiungere i 100 km/h con partenza da ferma le bastano appena 4,6 secondi.

I tecnici Volkswagen hanno poi lavorato di fino sulla messa a punto dell’assetto che resta a controllo elettronico, ma anche sulla taratura del sistema di trazione integrale, che può essere dotato di funzione Torque Vectoring.

Basata sulla ormai più che collaudata piattaforma Mqb, l’ottava serie della Volkswagen Golf mantiene quasi del tutto inalterate le misure del corpo vettura della generazione precedente. La lunghezza fa registrare un aumento di soli 2 cm e tocca quota 4 metri e 28, mentre il passo di 2 metri e 63 consente ai passeggeri posteriori di viaggiare piuttosto comodamente.

Dimensioni
Lunghezza 4.284 mm
Larghezza 1.789 mm
Altezza 1.456 mm
Passo 2.636 mm

golf usate
golf usate

Il look della Volkswagen Golf 8 pur fedele al più recente linguaggio stilistico di Volkswagen, si è evoluto sotto tutti i punti di vista. Il frontale è caratterizzato dai gruppi ottici collegati tra loro da una sottile striscia che con i fari Matrix è a Led, mentre nella parte bassa a farla da padrona è la grande presa d’aria che corre da un lato all’altro della vettura. La fiancata è pulita e ripropone il tipico montante C del modello, reinterpretato però in chiave più moderna.

Lo stile della carrozzeria, offerta ora solo nella variante a cinque porte, varia poi in base all’allestimento o alla versione scelta. I modelli più sportivi, ad esempio, possono contare su un paraurti anteriore con la presa d’aria maggiorata, mentre nella parte posteriore su alcune versioni è presente un piccolo diffusore che però, non assolve ad alcuna funzione aerodinamica.

La vera rivoluzione della nuova Volkswagen Golf è tutta all’interno. L’abitacolo, infatti, è stato stravolto e si presenta quasi totalmente privo di tasti fisici. La strumentazione digitale vede la presenza di un display da 10,25’’ e di uno schermo touch posizionato a centro plancia tramite il quale comandare il sistema di infotainment oltre che il climatizzatore ed altre funzioni.

Tanto poi lo spazio a bordo anche per chi viaggia dietro e in generale l’ambiente interno ha un aspetto curato e di qualità. Non ci hanno convinto solo i tasti a sfioramento subito sotto lo schermo del sistema di infotainment: si rischia spesso di toccarli involontariamente quando si effettua qualche operazione con il sistema multimediale. Non mancano, infine, importanti aiuti alla guida come il Cruise Control Adattivo ACC, il Front Assist, il Lane Assist e il  Park Pilot.

La gamma motori dell’ottava generazione della Volkswagen Golf è molto ampia. Oltre ai classici propulsori endotermici, infatti, sono presenti anche unità a metano e ibride sia mild-hybrid che plug-in.

Tra i benzina si parte dal 1.0 tre cilindri da 110 CV per poi passare al 1.5 TSI, declinato nelle versioni da 130 CV e 150 CV (disponibili anche in abbinamento all’impianto MHEV a 48 V). Al vertice della gamma si posizionano le unità 2.0 TSI delle varianti sportive (GTI, GTD, GTE, R ed R 20 Years) con potenze da 245 CV a 333 CV.

L’1.5 TSI è alla base anche della motorizzazione a metano, da 130 CV. Tra i diesel si può invece scegliere il 2.0 TDI declinato nelle tre varianti di potenza da 115 CV, da 150 CV o da 200 CV. Quest’ultima motorizzazione è riservata però agli allestimenti sportivi.

L’offerta plug-in hybrid vede invece la presenza di un 1.4 benzina turbo da 150 CV abbinato un motore elettrico da 55 CV, in grado di esprimere una potenza complessiva di 204 CV. Per i più sportivi c’è poi il powertrain riservato agli allestimenti sportivi, che porta la potenza dell plug-in fino a 245 CV.

La Casa tedesca ha comunicato dati particolarmente interessanti per quel che riguarda i consumi della Volkswagen Golf. I benzina 1.0 e 1.5 TSI promettono di consumare sui 4,7-5,3 l/100 km, che si riducono appena con l’impianto MHEV. Il più prestante 2.0, invece, dichiara 7,4-7,8 l/100 km.

Buoni anche i risultati del diesel. Le versioni meno prestanti del 2.0 da 115 e 150 CV dovrebbero consumare all’incirca 3,5-4,4 l/100 km, dato che si alza  a 5,2 l/100 km nel caso della più prestante GTD da 200 CV.

Ma il vero risparmio lo si ha con i propulsori plug-in: il motore da 204 CV promette 0,9 l/100 km, mentre quello da 245 CV consuma leggermente di più, circa 1,2 l/100 km. A questo, poi, si aggiunge anche un’autonomia in modalità solo elettrica che dovrebbe superare i 70 km.

Golf GTE

Ci siamo messi al volante della variante GTE della Volkswagen Golf, spinta dal powertrain plug-in da 245 CV. A livello estetico, la GTE strizza l’occhio alla sorella endotermica GTI, rispetto alla quale si differenzia per la presenza della striscia blu nel frontale in luogo di quella rossa, mentre nel posteriore i due terminali di scarico della GTI qui sono sostituiti da un estrattore che riproduce la forma degli scarichi attraverso una sottile striscia cromata. Rispetto alla sorella a benzina, la GTE risulta più pronta soprattutto nello spunto da ferma e in ripresa, grazie alla presenza del motore elettrico che, grazie alla sua spinta istantanea, permette di ovviare al “lag” nella risposta tipico dei propulsori endotermici. Il tutto, condito però, condito con tutti i vantaggi intrinsecamente legati ad un powertrain con un livello così alto di elettrificazione. Grazie alla batteria da 13 kWh, è possibile percorrere poco meno di 50 km con un “pieno di energia” in condizioni di guida reali, mentre la media a batteria scarica si attesta sui 16 km/l. Un risultato di tutto rispetto, soprattutto a fronte della potenza in gioco.

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Buona anche la dinamica di guida: rispetto alla GTI, la Golf GTE è leggermente più pesante, ma nonostante questo, grazie in particolare al sistema di gestione elettronico dell’assetto, la Golf si muove con assoluta disinvoltura tra le curve. Anche lo sterzo ha una buona taratura, restituendo sempre la perfetta percezione di ciò che succede sotto le ruote anteriori. Molto naturale anche il feeling sul pedale del freno, nonostante la presenza del sistema di recupero dell’energia. Solo il cambio, quando si alza un po’ il ritmo, non risulta incisivo quanto quello montato sulle varianti non elettrificate del modello. Nel complesso, quindi, la GTE rappresenta davvero un ottimo modo per continuare a guidare un modello a due volumi sportivo, con tutti i vantaggi (anche fiscali e non solo ecologici) legati al powertrain plug-in.

Golf GTI

Prima del passaggio al restyling, ci siamo messi un’ultima volta al volante dell’attuale generazione della Volkswagen Golf, questa volta in allestimento GTI. La variante sportiva della due volumi tedesca è una vettura dalla doppia anima: pratica, sfruttabile e poco assetata (nonostante i tanti CV a disposizione) e allo stesso tempo veloce e precisa quando si forza l’andature, magari su una strada tutta curve. Sotto il cofano la GTI ospita un 2 litri turbo da 245 CV e 370 Nm di coppia, che scarica tutta la sua potenza sulle sole ruote anteriori attraverso il cambio automatico DSG a sette rapporti, che assicura così uno scatto da 0 a 100 km/h in circa 6 secondi.

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Ma a prescindere dai freddi numeri della scheda tecnica, ciò che colpisce una volta al volante della GTI è la sua poliedricità e il modo in cui riesce a coniugare performance e fruibilità quotidiana. In modalità Comfort o Eco è morbida e progressiva nelle risposte, con il lavoro del DSG quasi del tutto impercettibile quando viene lasciato in modalità automatica. Passando in Sport, la risposta dell’acceleratore si fa più pronta, anche se la spinta risulta sempre molto progressiva e lineare, con il cambio che snocciola una marcia dietro l’altra in maniera fulminea, con stacchi di potenza estremamente contenuti. Anche l’assetto si fa più rigido grazie agli ammortizzatori a controllo elettronico, riducendo ancora di più il rollio e rendendo la GTI molto precisa tra le curve: l’avantreno risponde in maniera fulminea agli imput del volante, mentre il posteriore segue in modo fedele la traiettoria impostata. Ottimi, infine, anche i consumi. Nel corso del nostro test abbiamo impegnato la vettura su percorsi di vario genere registrando una media reale di circa 10 km/l, sfruttando appieno le doti dinamiche della vettura. Un risultato niente male considerando la potenza in gioco.

La Volkswagen Golf, giunta all’ottava generazione, punta sulla sostanza e viene offerta in tre allestimenti base e quattro versioni sportive:

  • Life: l’allestimento di partenza fornito di una ampia dotazione tecnologica.
  • Style: il top di gamma caratterizzato da cerchi maggiorati e ADAS di Livello 2.
  • R-Line: dedicato a chi vuole rendere più grintosa la propria Golf con un look specifico.
  • GTI: la prima delle versioni sportive, dedicata ai motori benzina.
  • GTD: riservata al diesel più potente, si distingue dai sedili dedicati con cuciture grigie.
  • GTE: esclusiva del plug-in più prestante, riconoscibile per le cuciture a contrasto blu sui sedili specifici.
  • R: la più equipaggiata fra le varianti prestazionali, con motore benzina da 333 CV.
  • R 20 Years: 333 CV e il meglio delle dotazioni VW.

Life: Ambient light esterno, Ambient light Interno, App-Connect, Car2X, Cerchi in lega da 16′′ Norfolk 205/55,  Climatronic (1 zona),   Cruise Control Adattivo ACC,  Digital Cockpit Pro 10,25′′,  DRL LED (Profilo superiore dei proiettori),  Fari LED ECO anteriori e posteriori,  Front Assist,  Keyless Go,  Lane Assist,  Park Pilot,  Radio Ready2Discover 10.25′′,  Regolazione lombare sedile guida,  Volante multifunzione in pelle.

Style: in più rispetto a Life Ambient Light interno (32 tonalità),  AppConnectWireless,  Cerchi in lega da 17′′ Nottingham 225/45 (non per versione eHybrid),  Cerchi in lega da 16′′ Noctis 205/55 (solo per versione eHybrid),  Climatronic (3 zone),  DRL LED (Profilo superiore e laterale dei proiettori e centrale frontale),  Emergency Assist (solo DSG),  Fari LED Performance,  Interni in tessuto e artVelours, Light Pack,  Linea finestrini con inserto cromato,  Paraurti anteriore e posteriore con inserti cromati,  Sedile guida ergoActive 14 regolazioni e funzione massaggio,  Traffic Jam Assist.

R-Line: in più rispetto a Style Assetto sportivo ribassato,  Cerchi in lega da 17′′ Valencia 225/45,  Climatronic (1 zona),  Driving Profile selection,  DRL LED (Profilo superiore dei proiettori),  Fari LED ECO anteriori e posteriori,  Interni in tessuto e artVelours,  Minigonne laterali nero lucido,  Paraurti anteriore e posteriore R- Line con inserti nero lucido,  Sedili sportivi R-Line con poggiatesta integratoeregolazioni manuali,  Sterzo Progressivo,  Vetri posteriori oscurati.

GTI: comprende Ambient light Interno (30 tonalità),  App Connect Wireless,  Assetto sportivo ribassato 15mm,  Car2X,  Cerchi in lega da 17″ RICHMOND 225/45,  Climatronic 3 zone,  Cruise Control Adattivo ACC,  Digital Cockpit 10,25′′ Pro,  Driving Profile Selection,  DRL LED (Profilo superiore e laterale dei proiettori e centrale frontale),  Fari LED Performance,  Fari posteriori a LED,  Keyless Entry & Go,  Lane Assist e Front Assist,  Light Pack,  Natural Voice Control,  Navigatore Discover Media 10.25′′,  Park Pilot,  Sedili GTI con poggiatesta integrati con cuciture a contrasto rosse,  Sterzo progressivo, Travel Assist 2.0,  Vetri posteriori oscurati,  Volante multifunzione in Pelle con comandi touch.

GTD: aggiunge rispetto a GTI Sedili GTD con poggiatesta integrati con cuciture a contrasto grigie.

GTE: aggiunge rispetto a GTI Sedili GTE con poggiatesta integrati con cuciture a contrasto blu e Cavo di ricarica Mode 3 Tipo2 16A. 

R: aggiunge rispetto a GTI Cerchi in lega da 19′′ ESTORIL 235/35, Driving Profile Selection con profili di guida SPECIAL e DRIFT, Assetto ribassato 20 mm, Limitatore elettronico della velocità a 270 km/h, Sedili R con poggiatesta integrati con cuciture a contrasto blu, Volante multifunzione in Pelle con comandi touch riscaldabile,  R-Performance Torque Vectoring,  Pinze Freno verniciate in Blu.

R 20 Years: aggiunge motore 2.0 TSI da 333 CV, Interni in pelle ‘Vienna’ , Sedile conducente con regolazione elettrica e funzione memory.

  • Intramontabile: vera e propria icona nella storia dell’automobile, resta ancora oggi il cavallo di battagli di Volkswagen.
  • Tecnologica: con gli ADAS presenti la sicurezza è al top
  • Parsimoniosa: le motorizzazioni mild-hybrid e plug-in hybrid sono una conveniente ed ecologica alternativa al diesel

Di seguito ecco il listino prezzi della Volkswagen Golf 8 aggiornato a giugno 2024:

Volkswagen Golf benzina Prezzi
1.0 TSI EVO 110 CV Life 29.600 €
1.5 TSI EVO ACT 130 CV Life 30.950 €
1.5 TSI EVO ACT 150 CV R-Line 34.700 €
2.0 TSI 245 CV GTI 44.750 €
2.0 TSI 4MOTION DSG 333CV R 61.900 €
Volkswagen Golf benzina MHEV Prezzi
1.0 eTSI EVO DSG 110 CV Life 32.300 €
1.5 eTSI EVO ACT DSG 130 CV Life 33.650 €
1.5 eTSI EVO ACT DSG 150 CV R-Line 37.300 €
Volkswagen Golf metano Prezzi
1.5 TGI 130 CV Life 36.350 €
Volkswagen Golf diesel Prezzi
2.0 TDI SCR 115 CV Life 33.050 €
2.0 TDI SCR 150 CV Style 37.500 €
2.0 TDI DSG 200 CV GTD 46.750 €
Volkswagen Golf plug-in Prezzi
1.4 TSI eHybrid DSG 204 CV Style 42.500 €
1.4 TSI eHybrid DSG 245 CV GTE 48.700 €

Cose da sapere

La Golf GTE è più veloce della Golf GTI?

La Golf GTI copre i 0-100 km/h in appena 6 secondi, circa un secondo in meno rispetto alla GTE.

Quanto consuma la nuova Golf?

Le motorizzazioni benzina promettono percorrenze nell’ordine dei 19 Km/l, il motore a gasolio la Golf percorre 25,6 Km/l, mentre con l’unità mild-hybrid il valore scende a 21,3 Km/l.

Quanto costano le nuove Golf ibride?

La nuova Golf in versione ibrida è disponibile a partire da 28.400 €.

Auto divenute icona: Volkswagen Golf

Auto divenute icona: Volkswagen Golf

Volkswagen Golf, un nome una garanzia. L’auto tedesca di segmento C è la compatta per eccellenza, la due volumi numero uno nelle vendite all’interno del proprio segmento e non solo: per 13 anni consecutivi è stata la vettura più venduta in Europa, primato che ha saputo riprendersi anche successivamente in varie occasioni. In quasi 50 anni, più di 30 milioni di automobilisti hanno scelto, con grande soddisfazione, una Golf, giunta oggi all’ottava generazione.

Questa icona dell’industria automobilistica nasce nel 1974, con la casa di Wolfsburg alle prese con la crisi più grave della propria storia. In un contesto di estrema difficoltà i vertici Volkswagen decidono di rimpiazzare il mito del primo dopoguerra, il Maggiolino, con un nuovo modello che ne cambia totalmente le linee e la filosofia costruttiva; un’auto capace, nel corso degli anni, di rinnovarsi con un costante processo di innovazione nella tradizione, mettendo sempre al primo posto qualità, affidabilità e tecnologia.

Auto divenute icona: Volkswagen Golf 6

 

Stile italiano e novità fin dall’esordio

La parola innovazione è di casa quando si parla della Golf, che rompe con il passato già a partire dall’aspetto. Il design è tutto italiano, per mano della matita magica di Giorgetto Giugiaro, che mette da parte le forme arrotondate del Maggiolino, per creare una vettura tutta spigoli e linee rette. La grande rivoluzione Volkswagen abbraccia anche la meccanica, che passa da tutto dietro a tutto avanti: motore e trazione sono ora di fronte ai passeggeri, aumentando l’abitabilità; il raffreddamento del propulsore, invece, abbandona l’aria per sfruttare il liquido.

Auto divenute icona: Volkswagen Golf 5

 

Il 1976 è un’altra data da segnare in rosso nella storia della compatta: arrivano una versione ancora più leggendaria, se possibile, la Golf GTI e una pioniera come la Golf diesel. Il modello sportivo pesa solo 860 kg e ha una potenza di 110 CV che le permette di raggiungere la velocità massima di 181 km/h, numeri di tutto rispetto per quegli anni. Il modello a gasolio monta un motore da 1.500 cm cubici incredibilmente silenzioso ed economico che consente di risparmiare due litri di carburante ogni 100 chilometri percorsi rispetto alla versione benzina di pari potenza. Nel 1979 debutta la versione cabriolet: in 14 anni vengono vendute 388.552 unità, record mondiale per una decapottabile.

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La seconda generazione riesce nell’impresa di superare la prima

La Golf II esordisce nel 1983 e, in otto anni,viene venduta in 6.408.321 esemplari, superando i 6.307.145 consegnati in nove anni della prima generazione. Alla base del successo clamoroso ci sono ancora una volta le innovazioni proposte dalla Volkswagen: aumentano l’abitabilità, la capacità di carico e la guidabilità dell’auto, che viene dotata di iniezione e testata con due alberi a camme in testa e sedici valvole: la novità debutta sulla GTI 16V, che arriva a 139 CV di potenza e 210 km/h di velocità massima. Per chi è alla ricerca di grandi prestazioni c’è la G60 da 160 CV, la versione più estrema, sovralimentata tramite compressore volumetrico. I tedeschi dimostrano di vederci lungo anche con la Syncro, che nel 1986 presenta anche la trazione integrale, e dà origine alle versioni Country (antenata delle attuali all-road), G60 Rallye e Limited. Come se non bastasse, arriva anche la GTD, la versione sportiva diesel, una “visione” di grande attualità anche ai giorni nostri, con turbo e l’intercooler che fa concorrenza ai motori benzina, forte dei 70 CV. A fine 1990 la seconda generazione si appresta a salutare: in totale la Golf ha superato i 12 milioni di esemplari venduti nel mondo e in Italia ha registrato il record di consegne annue, con 107.794 unità nel 1987.

Auto divenute icona: Volkswagen Golf 3

Con la terza generazione debutta la station-wagon

La Golf III debutta a fine 1991 (è Car of the Year nel 1992) e propone di serie, anticipando i tempi, il doppio airbag. La nuova compatta presenta forme arrotondate, segnando una netta discontinuità dalle serie precedenti, e continua a piacere agli automobilisti. Arriva anche la VR6 da 2,8 litri di cilindrata e 174 CV, versione a 6 cilindri a V ma alternati e con un angolo tra le bancate di soli 15°, in modo da diminuire l’ingombro e permettergli di entrare trasversalmente nel vano motore. La Volkswagen non si accontenta e produce anche la VR6 Syncro a trazione integrale da 2,9 litri e 190 CV. Altra novità degna di nota è l’esordio dell’iniezione diretta sul diesel 1.9: 90 CV con consumi contenuti grazie all’efficienza del nuovo sistema di alimentazione. Nel 1993 arriva la nuova Golf Cabrio, seguita dalla Variant, la station-wagon. La Golf III saluta a fine 1997 con 4.834.797 di unità vendute.

Auto divenute icona: Volkswagen Golf 2

La quarta generazione è la più amata

La Golf IV debutta a inizio 1998 e, ancora oggi, da tanti è considerata la migliore in assoluto, grazie anche al design sempre attuale. La struttura è completamente rinnovata in modo da offrire massimo comfort ed efficienza; in più la carrozzeria zincata permette a Volkswagen di offrire 12 anni di garanzia contro la corrosione. Novità anche per quanto riguarda i motori: l’1.8 benzina con 5 valvole per cilindro e il diesel da 150 CV e alimentazione con iniettori pompa, estremamente efficiente. La 4×4 cambia nome, da Syncro a 4Motion; mentre la Variant arriva l’anno seguente. Nel 2001 è l’ora della R32, la Golf più potente di sempre con il 3.2 V6 da 241 CV a trazione integrale. La quarta generazione saluta con 4.203.895 di esemplari venduti.

Volkswagen Golf esterni

Le innovazioni continuano fino ai giorni nostri

La storia della Golf va avanti fino a oggi ed è sempre legata alle novità che ha saputo apportare. Nel dicembre del 2003 debutta la quinta generazione, che fa segnare il record negativo di vendite, 2.344.182 unità, più per questioni estetiche che di merito. Come da tradizione, introduce importanti innovazioni, come la trasmissione DSG (prima a sei e poi a sette rapporti) a doppia frizione che rivoluziona la concezione del cambio automatico e la TSI, iniezione diretta e sovralimentazione per i motori a benzina. Debutta anche la versione cabrio-coupé, la Eos, con base Golf e tetto apribile in metallo. La Golf VI è datata 2008, anche se più che una nuova generazione è una profonda rivisitazione della serie precedente e si conferma in cima alla classifica di vendite in Europa fin dall’esordio. La sesta generazione introduce l’assetto a controllo elettronico DCC, il Park Assist e l’ACT, che toglie l’alimentazione a due cilindri su quattro in caso di velocità costante contenuta, con lo scopo di risparmiare benzina e CO2.

Nuova Golf 8: l’ottavo atto del Best Seller di Wolfsburg 11

La Golf VII arriva nel 2012 e nasce sul pianale MQB, che offre maggiore rigidità, 100 kg in meno di peso in media e sistemi di assistenza alla guida che mai nessuna vettura, fino ad allora, aveva avuto nel segmento C. Gli automobilisti apprezzano l’estetica: la Golf è più schiacciata e larga e, inoltre, è disponibile con motori benzina, a gasolio, a metano, ibridi ed elettrici. La Golf VIII si presenta al pubblico nell’ottobre del 2019: ha un design rinnovato, con linee più dinamiche e decise. Il frontale integra il nuovo logo Volkswagen e il gruppo ottico rinnovato; nuova anche la parte posteriore che, però, mantiene la classica linea della Golf. Le novità più importanti si trovano nell’abitacolo, che ospita la plancia completamente digitale con cockpit virtuale: pulsanti, leve e selettori vengono eliminati per lasciare il posto a comandi touch; mentre offre sistemi di assistenza alla guida come Front Assist, Travel Assist e Lane Assist.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 9

Partiti con ottimi auspici, gli Anni ’70 sono letteralmente spaccati in due dalla crisi petrolifera. La crescita economica non si ferma ma l’austerity obbliga anche gli italiani, che avevano appena iniziato a lasciarsi alle spalle le economie del periodo bellico, a familiarizzare con il concetto di risparmio energetico, a centellinare gli spostamenti e a rinunciare alle gite in auto domenicali. Il mondo delle quattro ruote, colpito in pieno, corregge il tiro adottando programmi tecnici per la riduzione dei consumi, oltre che modelli più compatti ed efficienti. Anche lo sviluppo dei motori Diesel riceve una prima spinta che si concretizzerà un paio di decenni più tardi.

SCOPRI 5 AUTO MEMORABILI DEGLI ANNI SESSANTA

I Settanta sono anche gli anni in cui l’industria inizia ad assestarsi, i marchi piccoli vengono assorbiti da quelli più importanti, che invece si avviano a dare vita averi e propri colossi dell’auto. Inoltre, su mercati come il nostro si affacciano le prime auto giapponesi. Il gusto per le auto genera eccessi: da una parte le vetture estremamente razionali per le famiglie, dall’altra le sportive sempre più potenti. E alcuni modelli destinati a creare famiglie molto longeve nascono proprio in questi anni.

Ecco allora 5 auto che secondo noi hanno fatto la storia degli anni Settanta.

INDICE
 Citroen SM
 Fiat 128
 Fiat 126
 Volkswagen Golf
 Lamborghini Countach

Non tutte le auto simbolo degli Anni ’70 danno vita a dinastie ma hanno comunque la capacità, come si suol dire, di “definire il momento”: una di queste, svelata al Salone di Ginevra nel marzo del ’70, porta il marchio Citroën ma sotto il cofano scalpita un cuore italiano, un V6 progettato da quella Maserati che da appena due anni, al termine di una serie di vicissitudini (non ancora finite) è passato sotto il controllo della Casa francese. Si chiama SM, sigla che sta appunto per Sport Maserati, ed è “figlia” della DS da cui eredita l’impostazione meccanica tuttoavanti e le sospensioni idropneumatiche.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 2

Si dice che l’idea fosse venuta ai dirigenti Citroën poco dopo aver lanciato la stessa DS nel’55, con l’intenzione di concorrere con le granturismo tedesche e consacrarsi come costruttore di alto livello. Il motore,  con due alberi per bancata e molte parti in alluminio, ha una cilindrata di 2,7 litri e 170 CV (poi 3 litri e  180 CV) che bastano a portare questa sportivona da quasi 5 metri e 1.500 kg a velocità mai inferiori ai 205 km/h e farla scattare da 0-100 in non più di 11 secondi anche nelle versioni con il più lento cambio automatico.

In aggiunta, la SM ha alcune “chicche” come lo sterzo a rapporto variabile e richiamo automatico e i fari che ruotano in curva. Ostacolata dalla crisi petrolifera che non favorisce le auto potenti e assetate, ma anche da un prezzo lievitato rapidamente (dai 42.000 franchi del lancio a oltre 50.000 in meno di un anno) uscirà di scena nel ’75 senza un’erede ma con quasi 13.000 esemplari costruiti a dare testimonianza di sé.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 3

In casa Fiat, il decennio inizia con una rivoluzione tecnica: debutta infatti, o per meglio dire ha debuttato nella primavera del ’69, quella trazione anteriore a lungo inseguita dagli ingegneri di Mirafiori, a cominciare da Dante Giacosa, ma rimandata negli anni a causa di qualche inconveniente durante le prove…

Fatta collaudare alla Autobianchi con la Primula, è arrivata con la 128, una berlina compatta che rimpiazza direttamente la 1100 piazzandosi tra la 124 e la 500 e si affaccia al decennio con in tasca il titolo di Auto dell’Anno ’70 e un prezzo di partenza di 875.000 lire, 10mila lire in meno del prezzo di lancio della 1100 R di tre anni prima.

Anni ’70: 5 auto che hanno fatto la storia 7

La novità, rispetto a quasi tutti i non molti modelli a trazione anteriore già in commercio, è il motore disposto trasversalmente che riduce l’ingombro consentendo di avanzare l’abitacolo. Ecco perché con i suoi 3 metri e 85 di lunghezza, la 128 ha un padiglione ampi, un terzo volume netto e generoso e una con anteriore e posteriore quasi simmetrici.

Un nuovo 1.1 con albero a camme in testa e 55 CV è l’unica opzione all’inizio, più generosa quella delle carrozzerie che prevede berline a 2 e 4 porte, una Familiare e poco dopo anche la Coupé, con un 1.3 che sarà offerto anche sulla berlina nella vivace versione Rally. Manca solo una scoperta, che arriva in modo “indiretto” nel ’72 con la X1/9, una delle spider più originali e divertenti del periodo che utilizza proprio la meccanica delle 128 più potenti.

Il ’72 è l’anno in cui arriva anche la Fiat 126, chiamata a sostituire l’amatissima 500 anche se in realtà questa la affiancherà ancora per tre anni con la sua ultima serie, la R, chiudendo la carriera dopo 18 anni e oltre 5 milioni di esemplari venduti. La 126 ne conserva l’impostazione generale ma modernizza tutto il resto, iniziando dalla struttura monoscocca.

Aggiorna anche il motore bicilindrico, potenziato a 23 CV. Le misure crescono un pochino, la nuova piccola è lunga di 13 cm (tocca i 3,10 metri), è più larga di 6 e lievemente più alta , ma sono soprattutto le forme squadrate ad aumentare lo spazio, insieme ad alcune soluzioni scelte per incrementare la sicurezza (come il serbatoio che lascia il cofano anteriore e si sposta sotto il divano posteriore).

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Raggiungerà l’apice della praticità nel 1987 con la Bis, dotata di motore “a sogliola” che libera altro spazio nella parte posteriore e che adotta un portellone proprio per accedervi. Inoltre, la Fiat 126 diventerà un efficace termometro dell’inflazione, con un prezzo iniziale di 795mila lire che già nel ’76, per le meglio accessoriate Personal, tocca i due milioni.

L’apprezzamento non manca, anche se non risulterà amata quanto l’antenata, avrà una carriera altrettanto lunga e che concluderà con oltre 4 milioni e mezzo di unità. Circa tre quarti di queste arriverà però dalla Polonia, dove è costruita dal ’73 in due stabilimenti ai quali dal ’79 sarà affidata l’intera produzione anche per i mercati occidentali. In quel Paese, dove lo sviluppo economico è arrivato dopo, la 126 è l’auto della motorizzazione di massa e dunque, una piccola rivoluzione.

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A proposito di rivoluzione, anche Volkswagen ne realizza una bella grossa proprio a metà del decennio quando, dopo venticinque anni passati a proporre varianti del Maggiolino e modelli derivati basati sulla stessa architettura, tra il ’73 e il ’75 segna un epocale cambio di rotta lanciando tre modelli basati su un moderno schema a motore e trazione anteriori destinato a diventare un caposaldo del marchio per tutti gli anni a venire.

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E nel’74, un anno dopo la Passat e uno prima della Polo, nasce la Golf, tedesca oltre ogni ragionevole dubbio ma che deve più di qualche cosa all’Italia: la linea di Giorgio Giugiaro (uno dei primi lavori portati a termine sotto la sua nuova società Italdesign), con elementi come il cofano spiovente e il lunotto inclinato che ritroveremo in altri suoi successi, e la meccanica per la quale i tecnici di Wolfsburg si sono fortemente ispirati alla Fiat 128.

Due anni dopo, la neonata Golf genera un’altra pietra miliare, la GTI: con motore 1.6 da 110 CV e cambio a 4 marce. Sarà evoluta negli anni, adottando unità sempre più grandi e potenti fino ad arrivare a dei 2 litri turbo a iniezione diretta e oltre il doppio dei cavalli, ma un paio di dettagli caratteristici, come il profilo rosso nella mascherina e i sedili rivestiti in tessuto scozzese: se li porterà dietro per tutte le generazioni successive e sono ancora adottati ai giorni nostri.

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La sportiva più adrenalinica degli anni ’70 (e forse anche dei 10 successivi) sarà ricordata anche per il nome quasi impronunciabile: Lamborghini Countach. È l’arma con cui Lamborghini sostituisce quell’autentica icona che è stata la Miura e sfida il gotha delle supercar a motore posteriore, come le Ferrari BB e De Tomaso Pantera (toh!, tutte italiane di nascita…).

Il mondo cerca di dare un’intonazione inglese al nome che invece di pronuncia “cuntàcc” ed è una parola in dialetto piemontese che vuol dire “accidenti” e che secondo varie versioni sarebbe scappata allo stesso Nuccio Bertone – o a qualcuno dei suoi – nel vedere la linea disegnata da Marcello Gandini. In effetti, anche a distanza di anni sarà quasi impossibile, guardandola, non lasciarsi scappare qualche esclamazione simile, visto che nei lunghi anni della sua presenza sul mercato (fino all’89) linea e prestazioni cresceranno in modo prepotente.

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Al debutto come concept, che avviene nel ’71, la linea è invece pulitissima e caratterizzata dalla forma a cuneo, conservata nella lunga gestazione che porta fino alla produzione vera e propria soltanto tre anni più tardi, nel ’74. Dietro l’abitacolo, il primo V12 longitudinale ha una cubatura di 4 litri e 375 CV, ma crescerà fino a superare i 5 litri e i 450 CV dando vita ad una sportiva ricca di fascino anche se bisognosa di una certa esperienza alla guida.

Una curiosità è costituita dallo scenografico alettone a freccia, un’opzione che molti esemplari montano: non ha nessuna particolare utilità aerodinamica e si dice non piaccia troppo nemmeno alla stessa Lamborghini ma faccia letteralmente impazzire i clienti.

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