Distanza di sicurezza: ecco tutto quello che c’è da sapere

Distanza di sicurezza: ecco tutto quello che c’è da sapere

Rispettare la distanza di sicurezza non serve a passare il quiz di scuola guida. È una delle migliori accortezze per evitare tamponamenti. Rispettare la distanza di sicurezza è fondamentale, ma molti automobilisti ignorano del tutto questa regola (di buon senso in primis) del Codice della Strada. Qualora l’auto che ci precede dovesse frenare bruscamente, una certa ridondanza nel calcolo dello spazio di frenata può fare una grande differenza, permettendo di evitare l’impatto. La giusta distanza di sicurezza dipende non solo dal tipo e dalle condizioni del veicolo o della strada, ma anche da altri fattori. Vediamo quali.

La distanza di sicurezza nel Codice della Strada

Innanzitutto, analizziamo l’art. 149 del CdS, che tratta precisamente della distanza di sicurezza tra veicoli. La prima prescrizione è la seguente: “durante la marcia i veicoli devono tenere, rispetto al veicolo che precede, una distanza di sicurezza tale che sia garantito in ogni caso l’arresto tempestivo e siano evitate collisioni con i veicoli che precedono“. Il punto, insomma, è che non c’è formula magica né tabella di distanze di sicurezza standard. La quantità di fattori che possono influenzare la giusta misura è notevole. Il CdS si occupa infatti qui di regolare poche condizioni specifiche (all’esterno dei centri abitati in presenza di divieto di sorpasso per certe categorie di veicoli, quando preceduti da macchine sgombraneve) e di indicare le sanzioni.

La multa per mancato rispetta della distanza di sicurezza va dai 42 ai 173 euro, con la possibilità di aumentare notevolmente in caso di incidenti gravi che coinvolgono cose e/o persone.

Nello specifico, quando non si guida in centri abitati la distanza di sicurezza dev’essere di almeno 100 metri se la strada non possiede due o più corsi per senso di marcia. Infine, quando sono troviamo macchine sgombraneve o spargitrici è fatto divieto di avvicinarsi in ogni caso a meno di 20 metri.

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Calcolo distanza di sicurezza

Spesso, quando ci si trova alla guida, non ci si rende conto della effettiva distanza di sicurezza dal veicolo che ci precede. Nella valutazione di questa misura bisogna tenere in considerazione alcuni fattori quali:

  • la prontezza dei riflessi del conducente;
  • il tipo e lo stato di efficienza del veicolo;
  • la velocità;
  • la visibilità;
  • le condizioni atmosferiche;
  • le condizioni del traffico; 
  • le condizioni del manto stradale;

 

Nello specifico, per quanto concerne i fattori legati alle caratteristiche del veicolo, occorre considerare lo lo stato di efficienza dell’impianto frenante, l’usura degli pneumatici e la massa del veicolo.

Nell’ipotesi in cui i freni non siano in condizioni perfette, o si circoli con pneumatici particolarmente logori, o ancora si viaggi con un carico notevole a bordo, sono le leggi della fisica a imporre spazi di arresto maggiori.

Distanza di sicurezza: gli altri parametri da valutare

Altro fattore da considerare nel valutare la corretta distanza di sicurezza tra veicoli riguarda i riflessi del conducente. Da soggetto a soggetto, infatti, i tempi di reazione sono differenti e questo può derivare anche dall’età del guidatore.

Per questo motivo è sempre bene rispettare la distanza di sicurezza indicata nel precedente paragrafo e magari aumentarla qualora si sia un po’ avanti con gli anni. Questo accorgimento vi consentirà di guidare in condizioni di tutela maggiori.

Il consiglio, in generale, data l’alta probabilità di fare errori nel calcolo della distanza di sicurezza, è di mantenere una distanza superiore a quella stimata come necessaria. Una certa ridondanza può fare la differenza in caso di imprevisti.

Tenendo a mente le premesse fatte, analizziamo ora un trucco per dare una stima. Al raddoppio della velocità, a grandi linee, corrisponde uno spazio di frenata quadruplo. Si può infatti semplicemente dividere la propria velocità espressa in km/h per 10 ed elevare il risultato al quadrato. Il risultato fornisce in metri una buona stima della giusta distanza di sicurezza. Per esempio, ad una velocità di 50 Km/h la distanza di sicurezza ideale è di 25 metri, mentre a 100 Km/h la distanza da mantenere è di 100 metri.

Distanza di sicurezza nel traffico

Può essere complicato mantenere una distanza di sicurezza adatta alla velocità di marcia quando siamo in presenza di traffico congestionato. Eppure, si può evitare di stare troppo vicini al posteriore di chi ci precede. Anzi, anche le condizioni del traffico determinano contestualmente la giusta distanza di sicurezza. È altamente sconsigliabile poi avvicinarsi alla vettura che sta davanti in assenza di spazio sulla corsia di destra, utile a tentare di evitare la collisione.

Distanza di sicurezza e tempo di reazione

Per stimare la giusta distanza di sicurezza bisogna anche considerare il cosiddetto tempo di reazione. Anche quando guidiamo vetture con eccellenti impianti frenanti e dotate di ABS, siamo tentati di sentirci troppo sicuri. Invece, il tempo di reazione può essere talvolta determinante. Il tempo di reazione, espresso solitamente in secondi, indica quanto intercorre tra il momento in cui ci rendiamo conto del pericolo e l’inizio della frenata.

Normalmente, può andare, a seconda dell’attenzione e di altri fattori personali e contestuali, tra 0,5 e 1,5 secondi. Se per esempio consideriamo un tempo di reazione pari a 7 decimi di secondo, a 100 km/h avremo percorso quasi 20 metri prima ancora di iniziare a frenare in caso di emergenza. Considerando anche lo spazio di frenata di chi ci precede, nel caso in cui sia identico al nostro, è teoricamente sufficiente che lo spazio di sicurezza sia maggiore dello spazio percorso nel tempo di reazione. Come abbiamo visto, però, la teoria può essere pericolosa. Meglio esagerare le stime, e adesso vediamo perché.

Adas obbligatori

Se la nostra auto frena più lentamente delle altre

Il problema nel considerare solo i tempi di reazione è rappresentato dall’eventualità che la vettura che ci precede abbia un impianto frenante e ruote molto più efficaci. Potrebbe fermarsi anche 20 o 30 metri prima di quanto faremmo noi nelle stesse condizioni ma con un’auto dalla frenata meno performante. Per questo è bene controllare periodicamente pressione e usura dei propri pneumatici. Infine, occorre tenere a mente che la decelerazione di solito non è costante – sia perché è difficile premere il pedale del freno efficacemente, sia perché le gomme possono bloccarsi in frenata.

Distanza di sicurezza in caso di pioggia

Altro fattore da tenere in conto quando si parla della distanza di sicurezza riguarda le condizioni atmosferiche. Un asfalto reso viscido dalla pioggia, infatti, comporta degli spazi di arresto decisamente superiori rispetto a quelli di un manto stradale perfettamente asciutto.

Il nostro Codice della Strada non impone una distanza di sicurezza in caso di pioggia. L’articolo 149, infatti dispone come durante la marcia i veicoli debbano tenere una distanza di sicurezza tale da garantire in ogni caso l’arresto tempestivo così da evitare collisioni con i veicoli che precedono.

In caso di pioggia la velocità massima deve essere ridotta a 90 Km/h sulle strade extraurbane ed a 110 Km/h sulle autostrade, mentre per quel che riguarda la distanza di sicurezza è bene aumentare la stessa dal 20 all’80% a seconda dell’intensità dei rovesci e delle condizioni del manto stradale. Per esempio, se con il sole, viaggiando a 50 km/h, è necessaria una distanza di 25 metri, in caso di pioggia questa misura deve incrementare da 30 fino a 45 metri. Neve, nebbia o grandine, è inutile dirlo, impongono di tenere in conto una distanza di sicurezza ancora maggiore.

Il rischio è quello di incorrere in aquaplaning, ovvero nel caso in cui il veicolo perde aderenza a causa di uno strato d’acqua accumulatosi sul manto stradale. In questo caso, la distanza di sicurezza dovrà essere maggiore. Per scongiurare rischi non così improbabili, soprattutto in caso di alta velocità, usura del battistrada e un notevole spessore dello strado d’acqua.

Adas per la distanza di sicurezza

Il cruise control adattivo, ovvero, per intenderci, il controllo della velocità di crociera adattivo, conosciuto anche con l’acronimo ACC (“Adaptive Cruise Control”), è un Adas che gestisce la velocità del veicolo su cui è montato mantenendo in automatico una distanza di sicurezza sufficiente dalle auto che lo precedono. Un altro nome con cui si indica lo stesso sistema è cruise control dinamico.

Sempre più, quindi, la tecnologia ci viene in aiuto per facilitare l’esperienza di guida, in questo caso mantenendo costante, al posto nostro, la distanza che ci separa dall’auto davanti a noi. Connesso ai dati dei sensori di bordo, il dispositivo permette una decelerazione automatica nel momento in cui ci avviciniamo al veicolo che ci precede, per poi accelerare di nuovo in condizioni di sicurezza. Attenzione però, Il cruise control adattivo garantisce un’autonomia solo di livello 1. Si tratta solo di un ausilio al guidatore, che deve in ogni caso mantenere alta l’attenzione.

Codice della Strada: dall’entrata in vigore delle nuove norme la sicurezza è aumentata

codice della strada novità

Il nuovo Codice della Strada ha fatto discutere molto per alcune misure poco condivise. Ma a parte alcune modifiche effettivamente rivedibili, in generale l’inasprimento delle pene e il giro di vite su certe infrazioni diffuse come l’uso del telefonino alla guida sta dando i suoi frutti.

Le statistiche parlano chiaro. Da quando è entrato in vigore il nuovo Codice della Strada gli incidenti sono stati meno e sono stati soprattutto meno gravi.

Nel dettaglio, i sinistri sono scesi del 6%. Quelli con feriti dell’8%, quelli con lesioni del 10% e quelli mortali del 17%. In generale, i decessi alla guida sono diminuiti del 25%. La notizia non può che essere accolta con favore.

Anche la manutenzione delle strade è importante

Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei Deputati ha recentemente commentato: “gli incidenti stradali sono la prima causa di mortalità per i giovani con età compresa tra i 5 e i 29 anni. È compito del legislatore garantire norme sicure che contrastino questo fenomeno”.

Non bastano le norme più severe. Lo sforzo per migliorare la sicurezza stradale deve passare anche dalle amministrazioni locali, che devono fare uno sforzo per garantire una corretta manutenzione delle strade: un asfalto senza buche può salvare delle vite.

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Aspettando dati più significativi

Il nuovo Codice della Strada è entrato in vigore il 14 dicembre 2024. A distanza di due mesi, secondo quanto riportato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ci sono stati 700 incidenti in meno, con 55 morti e 750 feriti in meno rispetto allo stesso periodo del 2024.

Alcune associazioni come la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta hanno sollevato dubbi sui metodi utilizzati dal Ministero per la raccolta dei dati ma, imprecisioni a parte, la tendenza sembra chiara: gli automobilisti, in generale, stanno prestando più attenzione al volante.

Ora la cosa più importante da capire riguarda la tendenza sul lungo periodo. Il trend positivo sull’incremento della sicurezza sulle strade proseguirà o, dopo una fase iniziale in cui si presta maggiore attenzione, i dati torneranno più simili a quelli del 2024? Per saperlo si dovrà attendere l’estate e stilare una statistica semestrale.

Codice della Strada: tutte le novità e le sanzioni in vigore

Dal 13 dicembre 2024 sono ufficialmente in vigore le nuove disposizioni del Codice della Strada, che introducono cambiamenti significativi per automobilisti, ciclisti, pedoni e utenti della strada in generale.

Queste modifiche mirano a migliorare la sicurezza stradale, ridurre gli incidenti e promuovere comportamenti più responsabili. Ecco una panoramica delle principali novità.

Patente a punti rafforzata

Una delle novità più rilevanti riguarda il sistema della patente a punti, che è stato reso più severo. Le violazioni più gravi, come l’uso del cellulare alla guida o il superamento dei limiti di velocità di oltre 50 km/h, comporteranno una decurtazione maggiore di punti.

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Inoltre, è stato ridotto il tempo necessario per recuperare i punti persi attraverso corsi specifici, ma solo per chi non commette ulteriori infrazioni in un determinato periodo.

Norme inasprite per alcol e droghe

Il nuovo codice introduce sanzioni più dure per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Per i recidivi, è prevista la sospensione della patente fino a tre anni e, in alcuni casi, la confisca del veicolo. È inoltre obbligatorio l’utilizzo dell’alcolock, un dispositivo che impedisce l’accensione dell’auto se il tasso alcolemico del conducente supera i limiti consentiti.

Maggior tutela per pedoni e ciclisti

Per proteggere gli utenti più vulnerabili, come pedoni e ciclisti, sono state introdotte nuove regole. Gli automobilisti dovranno mantenere una distanza minima di 1,5 metri quando superano un ciclista. Inoltre, è stato introdotto l’obbligo di dare sempre la precedenza ai pedoni che si accingono ad attraversare le strisce.

Micromobilità: arrivano gli incentivi per bici e monopattini elettrici 3

Zone a Traffico Limitato e mobilità sostenibile

Le nuove normative promuovono ulteriormente la mobilità sostenibile. Le città potranno ampliare le Zone a Traffico Limitato (ZTL) e introdurre limiti di velocità ridotti, fino a 30 km/h, in aree residenziali o ad alta densità di pedoni. Questi provvedimenti mirano a ridurre l’inquinamento e a migliorare la qualità della vita nei centri urbani.

Stretta sui monopattini elettrici

Per i monopattini elettrici, il nuovo codice stabilisce l’obbligo di targhetta identificativa e assicurazione RC. Inoltre, sarà vietato l’uso dei monopattini sui marciapiedi, e verranno rafforzati i controlli sull’uso del casco, obbligatorio per i conducenti sotto i 18 anni.

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Divieti per i neopatentati

Per i neopatentati, le restrizioni si fanno più stringenti. Oltre al limite di potenza dei veicoli, è stato esteso il divieto di guida di auto di alta cilindrata nei primi tre anni dal conseguimento della patente. Inoltre, i neopatentati saranno sottoposti a un controllo più severo sul rispetto dei limiti di velocità.

Incentivi alla tecnologia e alla sicurezza

Infine, il codice prevede incentivi per chi adotta tecnologie avanzate per la sicurezza, come sistemi di assistenza alla guida (ADAS) o scatole nere. Questi dispositivi non solo aumentano la sicurezza ma possono anche ridurre i costi assicurativi per gli automobilisti.

Monopattini elettrici: arriva l’obbligo di targa e casco

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Il nuovo Codice della Strada (CdS) introduce una serie di normative che riscrivono le regole per l’utilizzo dei monopattini elettrici, simbolo della mobilità urbana post-pandemia ma spesso al centro di polemiche politiche. Le novità spaziano dall’obbligo di casco, targa e assicurazione, al divieto di parcheggio sui marciapiedi e limitazioni alla circolazione in specifiche aree cittadine.

La nuova normativa non manca di suscitare dubbi. Gli utenti si interrogano sul costo della copertura assicurativa, mentre i gestori dei servizi di noleggio condiviso si chiedono come far rispettare l’obbligo del casco. Vediamo nel dettaglio i principali cambiamenti.

Limitazioni alla circolazione

Il nuovo Codice introduce misure volte a regolamentare i limiti di utilizzo dei monopattini. I noleggiatori dovranno installare sistemi automatici di blocco per impedire il funzionamento del mezzo al di fuori delle aree autorizzate dai Comuni. Inoltre, la circolazione dei monopattini sarà consentita solo su strade urbane con limite di velocità non superiore ai 50 km/h. È vietato il parcheggio sui marciapiedi, a meno che non siano presenti aree di sosta riservate.

Obbligo del casco

Una delle novità più rilevanti è l’estensione dell’obbligo di indossare il casco a tutti i conducenti, indipendentemente dall’età. Finora questa regola riguardava solo i minori di 18 anni. Rimane il requisito minimo di 14 anni per poter guidare un monopattino. Tuttavia, questa normativa presenta diverse difficoltà pratiche, soprattutto per i monopattini in sharing.

Andrea Giaretta, vicepresidente di Dott Europa, segnala problemi come la necessità di un vano porta-casco, che potrebbe compromettere la stabilità del veicolo, il rispetto delle norme igieniche, il rischio di furti o vandalismi, qualora le aziende fornissero caschi ai clienti. Secondo Giaretta, l’imposizione di queste norme potrebbe ridurre drasticamente l’utilizzo dei monopattini in sharing, con una perdita stimata del 40% degli utenti e potenziali ricadute occupazionali: 1.200-1.300 posti di lavoro a rischio.

Targa e Assicurazione

Il CdS introduce inoltre l’obbligo di dotare i monopattini di una targa identificativa adesiva. Questo contrassegno, stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, sarà plastificato e non rimovibile. Per quanto riguarda l’assicurazione, tutti i monopattini privati dovranno essere coperti da una polizza di responsabilità civile verso terzi. I mezzi in sharing, invece, sono già assicurati. I costi di un’assicurazione possono variare, proprio come avviene per le auto. Ma possiamo comunque fare una media dividendo l’RC in due macro-categorie:

  • RC Capofamiglia: protegge il contraente e la famiglia per danni a terzi, anche durante l’utilizzo del monopattino. I prezzi partono da 75 euro all’anno.
  • RC Mobilità: specifica per i monopattini, offre copertura per danni a terzi. Il costo è di 40 euro all’anno per una persona o 80 euro per una copertura estesa alla famiglia.

Sanzioni

Le violazioni delle nuove regole saranno punite con sanzioni economiche piuttosto elevate. Ecco una sintesi delle multe:

  • Monopattino non conforme: da 200 a 800 euro.
  • Assenza di targa o assicurazione: da 100 a 400 euro.
  • Mancato uso del casco o superamento dei limiti di velocità: da 50 a 250 euro.

A quale futuro andiamo incontro?

Il nuovo Codice della Strada rappresenta un giro di vite per la regolamentazione dei monopattini, con l’obiettivo di garantire una mobilità più sicura e ordinata. Tuttavia, le norme sollevano questioni pratiche che potrebbero complicarne l’applicazione, soprattutto nel settore dello sharing.

Se da un lato queste regole mirano a ridurre gli incidenti e il caos urbano, dall’altro rischiano di penalizzare una soluzione di mobilità sostenibile che ha trovato ampio consenso negli ultimi anni. Il futuro della micromobilità, dunque, dipenderà anche dalla capacità di bilanciare sicurezza, accessibilità ed efficienza economica.

Nuovo Codice della Strada: stretta sulla guida in stato di ebbrezza

Il Parlamento ha approvato una revisione importante al Codice della Strada, introducendo misure volte a migliorare la sicurezza e a contrastare comportamenti pericolosi, come la guida in stato di ebbrezza. Il nuovo regolamento entrerà in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, prevista a breve, e introduce sanzioni più pesanti per chi non rispetta i limiti di alcol nel sangue, insieme a innovazioni tecnologiche per i recidivi.

Con questa riforma, il governo intende inviare un messaggio chiaro: la sicurezza sulle strade è una priorità e comportamenti pericolosi come la guida in stato di ebbrezza non saranno più tollerati. Le nuove norme, affiancate dall’introduzione di tecnologie come l’alcolock, mirano a prevenire incidenti gravi e a proteggere la vita di tutti gli utenti della strada.

Tasso alcolemico: cosa prevede la normativa

La legge mantiene invariati i limiti di alcol consentiti per mettersi alla guida. Per i conducenti esperti è permesso circolare con un tasso alcolemico compreso tra 0 e 0,5 grammi per litro (g/l). Al di sopra di questa soglia, la guida è considerata illegale e scattano sanzioni di diversa entità a seconda del livello rilevato. Per i neopatentati e i conducenti professionali, invece, il limite rimane assoluto: 0 g/l. Il tasso alcolemico viene calcolato con strumenti specifici come gli etilometri, che rilevano la quantità di alcol nel sangue attraverso il semplice atto di soffiare in un dispositivo. Se il valore supera i limiti consentiti, la legge prevede una scala di sanzioni.

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Per chi viene fermato con un tasso compreso tra 0,5 e 0,8 g/l, la multa varia tra i 537 e i 2.170 euro, accompagnata dalla sospensione della patente da 3 a 6 mesi. Valori più elevati comportano pene più severe: tra 0,8 e 1,5 g/l è previsto l’arresto fino a 6 mesi, una multa che può arrivare a 3.200 euro e la sospensione della patente da 6 mesi a un anno. Superando 1,5 g/l, le sanzioni diventano ancora più rigide, con multe fino a 6.000 euro, arresto da 6 mesi a un anno e sospensione della patente per un periodo che può raggiungere i 2 anni.

Nuove regole per i recidivi: obblighi e restrizioni più rigide

Una delle novità più significative introdotte dal nuovo Codice della Strada riguarda i recidivi, ovvero coloro che vengono sorpresi a guidare con un tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l più di una volta. Per questi conducenti è prevista una particolare annotazione sulla patente, che li obbliga a mantenere un tasso alcolemico pari a zero in qualsiasi situazione, senza eccezioni. Questa restrizione, denominata “limite dell’uso”, sarà valida per un periodo di 2 anni se il valore rilevato al momento del controllo era compreso tra 0,8 e 1,5 g/l. Sale a 3 anni nel caso di tassi superiori a 1,5 g/l.

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Inoltre, i recidivi dovranno installare a proprie spese un dispositivo chiamato alcolock. Questo sistema, collegato al motore del veicolo, impedisce l’avvio se il conducente non supera un test alcolico che rileva un tasso pari a zero. L’obiettivo è garantire che chi ha già commesso infrazioni simili non possa ripetere comportamenti pericolosi per la sicurezza stradale.

Incidenti gravi: pene più dure per chi provoca danni o vittime

Un’altra area su cui la revisione si concentra è quella degli incidenti causati da guidatori in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Le pene per chi provoca lesioni o decessi sono state sensibilmente inasprite.

In caso di omicidio stradale, la reclusione prevista varia da 2 a 7 anni, ma può salire a 8-12 anni se l’incidente è aggravato dalla violazione di altre norme sulla circolazione. Anche per le lesioni stradali gravi le sanzioni sono più rigide: chi provoca ferite di seria entità può essere condannato a un periodo di carcere da 3 mesi a 1 anno, che può arrivare fino a 5 anni se vi sono aggravanti. Per le lesioni gravissime, la reclusione va da 1 a 3 anni, con un massimo di 7 anni in caso di violazioni aggiuntive delle regole stradali.

Nuovo codice della strada: ecco tutto quello che c’è da sapere

Nuovo codice della strada 2021

Il nuovo Codice della Strada è sempre più vicino. Il disegno di legge che apporta le ultime modifiche è stato appena approvato alla Camera e ora sarà discusso al Senato. Se anche la seconda camera del Parlamento darà l’ok, il nuovo testo sarà pronto a entrare in vigore.

In attesa di eventuali modifiche, si ha già un’idea di quelli che saranno gli aggiornamenti più di sostanza. Riguardano la guida in stato di ebrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, nuove regole su autovelox e limiti di velocità o sanzioni più severe per chi usa il telefonino mentre guida. Ma c’è molto di più.

Alcol, droghe e limiti di velocità

Partiamo proprio da alcol e droghe. Il nuovo CdS introduce il divieto assoluto di assumere alcolici per 2 o 3 anni (dipende dal reato commesso) per tutti coloro che sono stati già condannati per reati di questo tipo. Inoltre, si introduce l’obbligo di installare il sistema alcolock collegato al motore che impedisce l’accensione se il test alcolemico è positivo (è una norma che in Europa è in vigore dal 2022). Divieto assoluto di assumere droghe prima di mettersi alla guida (come già accade oggi), ma con l’introduzione del ritiro della patente per almeno 3 anni.

Il nuovo Codice della Strada inasprisce anche le norme sul superamento dei limiti della velocità. Oltre alle sanzioni pecuniarie, ci sarà il ritiro della patente per 7 giorni se si hanno tra i 10 e i 19 punti e di 15 giorni se si hanno meno di 10 punti.

Attenti, neopatentati

Parlando di neopatentati, il nuovo codice della strada modifica le regole per la guida di veicoli affermando che il limite tra potenza e peso del veicolo passa da 55 a 75 kW/t e da 70 a 105 kW. Per auto elettriche e ibride plug-in il limite si alza fino a 65 kW/t. Auto che superano questi valori non possono essere guidate se non dopo 3 anni di patente.

Sosta selvaggia e monopattini

Tutti i minori di 21 anni sorpresi alla guida senza patente o sotto l’effetto di droghe non potranno ottenere la patente prima dei 24 anni. Parlando di inasprimento delle sanzioni, il nuovo Codice della Strada compie un giro di vite per chi parcheggia in sosta vietata. In particolare, la stretta comprende il parcheggio sugli stalli per disabili e sulle corsie riservate ai mezzi pubblici.

 

Micromobilità: arrivano gli incentivi per bici e monopattini elettrici

Il nuovo Codice della Strada si adegua anche alle nuove forme di mobilità e interviene sulla circolazione dei monopattini elettrici. Verrà introdotto l’obbligo di indossare il casco e di avere sia la targa e l’assicurazione. Le società di sharing avranno poi un servizio di geofencing che ne proibirà il funzionamento al di fuori delle zone consentite.

Con il telefono non si scherza

Era da tempo che si vociferava la necessità di inasprire le regole sull’uso del cellulare al volante. Ecco, il nuovo codice della strada introdurrà (probabilmente) multe più alte e sospensioni della patente. In particolare, le sanzioni saranno comprese tra i 422 e i 1.697 euro più la sospensione della patente da 15 giorni a 2 mesi se si viene fermati una prima volta. Si va poi a una multa tra i 644 e i 2.588 euro più una sospensione della patente tra 1 e 3 mesi (più la decurtazione di 10 punti) per i recidivi. In caso di incidente i giorni di sospensione vengono raddoppiati.

Aumenta (di un terzo) la pena anche per chi abbandona gli animali. Si rischia 1 anno di arresto con ammenda tra 1.000 e 10.000 euro. Se provochi incidente stradale con morte o lesioni personali si applicano le pene previste per l’omicidio stradale e le lesioni personali.

Giro di vite sui controlli stradali: in arrivo sanzioni più severe

Diesel addio? Novità sul blocco delle auto diesel dal 2020

Aumento dei controlli di notte sulle strade, sanzioni più severe per chi causa incidenti sotto l’effetto di droga e alcol, l’ipotesi di targhe e casco obbligatori per i monopattini e il coinvolgimento delle scuole in una campagna di prevenzione.

Il governo lavora per migliorare la sicurezza stradale e potrebbe apportare alcune modifiche al codice della strada. Nei giorni scorsi si è tenuta una riunione al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha visto presenti il vicepresidente del consiglio dei Ministri e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini; il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi; il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e il capo della Polizia, Lamberto Giannini.

Giro di vite per chi causa incidenti

Nella riunione si è parlato degli incidenti stradali, in aumento rispetto all’anno precedente secondo i dati Aci-Istat e della patente a punti, che potrebbe essere sostituita da un altro meccanismo sanzionatorio. Sul tavolo anche l’inasprimento delle sanzioni per chi provoca incidenti stradali sotto l’effetto di alcol o droga. Spazio alla prevenzione, con l’ipotesi di coinvolgere ancora di più le scuole in attività di informazione e prevenzione, prevedendo anche la possibilità di rilasciare crediti scolastici. Inoltre si è discusso dei ciclisti e di come tutelarli maggiormente: i numeri parlano di 220 morti nel 2021.

Indice puntato anche sui monopattini: secondo il Codacons, nel biennio 2021-2022, si sono registrati 23 morti a causa dei nuovi mezzi elettrici. Basandosi su questi dati, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti vorrebbe introdurre l’obbligo di casco (attualmente in vigore per i minorenni) e targa: anche questo argomento sarà discusso a gennaio.

A gennaio il nuovo incontro

Il vertice dei giorni scorsi è stata la prima tappa di un percorso che a breve vedrà il secondo incontro: a gennaio sarà convocato un tavolo con i tecnici, allargato anche al ministero della Giustizia, per discutere di proposte normative e regolamentari.