La revisione dell’auto è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada, che serve a garantire che le condizioni del veicolo siano tali da poter circolare in sicurezza sulla rete stradale. Pertanto, dimenticarsi di sottoporre il proprio veicolo a questo accertamento periodico può comportare sanzioni e multe in caso di controllo. Per questo, è molto utile sapere come controllare quando è stata fatta l’ultima revisione di un veicolo, e quindi quando si dovrà procedere a farne una nuova.
Inoltre, tale controllo risulta essenziale anche per quelli che si accingono ad acquistare un’auto usata: controllare il certificato di revisione disponibile online consente, infatti, di conoscere i chilometri posseduti dal mezzo al momento dell’ultima revisione, dato divenuto oggi ancora più veritiero grazie all’introduzione del nuovo certificato di revisione. Scopri nella nostra guida tutti i passaggi.
Come molti automobilisti sanno, la revisione dell’auto consiste in un controllo obbligatorio, indispensabile a verificare l’idoneità del mezzo a circolare. Durante tale controllo, il tecnico accerta lo stato della meccanica e della carrozzeria del mezzo, oltre ai suoi livelli di sicurezza durante la marcia, e che le emissioni inquinanti e rumorose non superano i limiti stabiliti dalla legge
Controllare la revisione auto online consente di avere un quadro chiaro del mezzo stesso, in quanto ad ogni revisione l’accertatore inserisce i dati, le condizioni del veicolo e i chilometri posseduti.
Dopo le varie verifiche alla vettura effettuate dai meccanici autorizzati, verrà poi consegnato il certificato di revisione, un documento contenente i dati identificativi dell’auto, quelli relativi alle verifiche ed anche il chilometraggio della vettura sottoposta a revisione. Queste informazioni si rivelano molto importanti per chi è in procinto di acquistare un’auto usata: se un acquirente vorrà effettuare la verifica revisione auto da targa basterà inserire la targa di un veicolo per accedere a queste informazioni, finora considerate sensibili.
Calcolo scadenza revisione auto: come fare
Per verificare la scadenza revisione auto basterà collegarsi al sito ufficiale del Portale dell’Automobilista. Una volta nella Homepage è necessario raggiungere la sezione dei “Servizi Online” e da qui la funzione di “Verifica Ultima Revisione”. La schermata che si apre richiede la compilazione di pochi campi. Dopo aver inserito la tipologia del mezzo e la targa corrispondente, basta avviare la ricerca. La schermata indicherà il tipo di mezzo, la sua targa, la data dell’ultima revisione, l’esito della revisione ed infine i chilometri posseduti dal veicolo in quel momento.
Per conoscere quindi quando eseguire la nuova revisione non si dovrà far altro che calcolare 2 anni esatti dall’ultimo controllo: la revisione è ritenuta valida entro i limiti di legge se eseguita a due anni dall’ultima e comunque entro l’ultimo giorno del mese corrispondente.
Se ad esempio, l’ultima revisione è stata effettuata l’11 ottobre 2021, la prossima dovrà essere completata entro il 31 ottobre 2023. Il costo per la revisione auto va dai 45 e ai 78,75 euro.
Controllare la revisione auto online, quindi, è una procedura estremamente semplice e veloce che in pochi click consente di conoscere tutti i dati della propria vettura o di quella usata che si vuole acquistare.
Verifica revisione auto: quando fidarsi dei chilometri inseriti
Se in passato poteva essere complesso verificare la veridicità dei chilometri percorsi da un’automobile, a partire dal 31 marzo 2019 questo controllo è diventato decisamente più agevole e veritiero. Da questa data, infatti, una volta effettuata la revisione verrà rilasciato il certificato di revisione, un documento che contiene sia i dati identificativi dell’auto che quelli relativi alle verifiche, compreso anche il chilometraggio.
Con l’introduzione di questo certificato, che verrà rilasciato al proprietario della vettura, si vuole ottenere una banca dati veritiera relativa al chilometraggio delle vetture. I dati indicati nel certificato di revisione vengono inseriti nel Documento unico dell’auto che a sua volta sarà caricato online sul Portale dell’Automobilista.
Consultando il sito sarà quindi possibile conoscere non solo il reale chilometraggio di un’auto in vendita, ma anche verificare la scadenza revisione auto.
Una volta era piuttosto inusuale pensare di affittare un’automobile, visto che è sempre stato considerato un simbolo di benessere il possesso di un veicolo. Tuttavia le auto, eccetto casi particolari, sono un bene che non conserva il suo valore nel tempo, e quindi sempre più persone stanno optando per formule alternative.
Il leasing è una di queste opzioni: si tratta della più vecchia delle alternative all’acquisto oggi disponibili, che se un tempo era disponibile solo per professionisti e aziende, oggi è aperta anche a privati. Recentemente al leasing si sono affiancati il noleggio a lungo e a breve termine, soluzioni simili ma non uguali. Ecco tutto quello che c’è da sapere su Leasing.
Per leasing si intende una formula che consente di utilizzare un dato bene, in questo caso un veicolo, per un periodo prestabilito pagando un canone mensile, ed era inizialmente riservato ad aziende o professionisti in possesso di Partita IVA. Le rate mensili equivalgono a parte del prezzo del veicolo compresa una quota di interessi. A seconda del contratto possono includere anche i costi di manutenzione e assicurazione, che altrimenti vanno sottoscritti e pagati a parte dal cliente fruitore.
Durante questo periodo, che può variare da 24 a 48 mesi, il cliente usufruisce del mezzo come se questo fosse suo, anche se la proprietà rimane della società di leasing, che la concede in locazione. Al termine del contratto è possibile scegliere se riscattare il veicolo pagando il valore residuo ed entrandone in possesso, oppure stipulare un nuovo contratto per un nuovo veicolo.
Leasing auto privati
Da qualche anno, le società di Leasing e le finanziarie legate alle stese Case auto o alle concessionarie hanno esteso la possibilità del leasing anche a clienti senza partita IVA. Questi contratti prevedono il versamento di un anticipo e la stipula di un accordo che predefinisce durata e chilometraggio annuo o complessivo del contratto, spese e costi, Anche i privati a fine contratto possono scegliere se riscattare il veicolo pagando una maxirata finale, terminare semplicemente il rapporto o stipularne un altro per un nuovo veicolo.
I momenti principali del contratto di leasing auto per privati sono:
Preventivo: le parti stipulano un preventivo di spesa che include la durata del contratto, l’anticipo (se previsto), l’importo delle rate mensili e l’importo della maxirata finale in caso di riscatto.
Conclusione del contratto: il contratto di leasing si conclude normalmente alla scadenza pattuita tra le parti ed il cliente provvederà alla riconsegna della vettura, ma qualora il cliente non rispetti il pagamento delle rate mensili l’operatore finanziario potrà richiedere la risoluzione del contratto e la restituzione del veicolo.
Eventuale riscatto: giunti al termine del contratto di leasing il privato ha la possibilità di riscattare la macchina, versando una cifra corrispondente al valore residuo.
Auto in leasing: prezzi e offerte
Le offerte per accedere a un leasing sono sempre più convenienti, anche perché di recente si sono moltiplicate le soluzioni che non necessitano del pagamento di un anticipo. Una city car media come Fiat Panda con 1.0 Hybrid può costare anche meno di 200 euro al mese: 179 euro con iva inclusa e anticipo zero per la precisione. Con quest’offerta, per esempio, la durata del finanziamento è di 48 mesi, e si pagano solamente i km percorsi. A volte le caratteristiche dell’offerta possono differire: sempre a 199 euro possiamo infatti avere una Lancia Ypsilon con 1.0 Gold Hybrid, ma con un limite di 1.000 km percorribili. Quest’ultima opportunità prevede, inoltre, il diritto di prelazione al momento della rivendita dell’auto.
Optando invece per auto più performanti e importanti, come una JEEP Compass con 1.3 Limited PHEV Hybrid, il prezzo del canone mensile può lievitare fino a 459 euro. Un’Alfa Romeo Stelvio, infine, equipaggiato con un 2.2 Super Business Diesel, può costare anche 539 euro al mese. Questo tipo di offerte sono consultabili su siti come Leasys.com, Hertz.it o altre finanziarie nel settore automobilistico.
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Macchine in leasing auto: conviene davvero?
Il leasing auto per privati può risultare particolarmente conveniente a chi ha esigenze simili a quelle di un’azienda, a chi percorre parecchia strada (ma attenzione, i contratti hanno limiti di chilometraggio e chi li supera deve pagare dei supplementi) ed è interessato a cambiare spesso l’auto ma non vuole avere i problemi connessi alla rivendita e alla svalutazione del mezzo di proprietà. I privati non hanno gli stessi benefici fiscali delle aziende, ad esempio non hanno diritto a detrazioni.
Leasing auto e noleggio a lungo termine: le differenze
Le differenze tra leasing e noleggio sta nel fatto che il leasing nasce come contratto d’acquisto parziale con usufrutto, mentre il noleggio è un affitto semplice che quindi non prevede l’anticipo né la possibilità di riscattare l’auto alla fine del contratto. Inoltre, nel canone di noleggio sono compresi i costi di assicurazione e manutenzione e spesso anche la disponibilità di un treno di gomme invernali e relativo montaggio, servizi che di base il Leasing non include anche se oggi alcuni contratti hanno iniziato a offrire questa opzione. Con l’ulteriore vantaggio di mettersi al riparo da eventuali rincari e aumenti per il periodo di durata del contratto.
Leasing auto
Noleggio a lungo termine
La rata include solo l’utilizzo della vettura, i rischi per danno e usura sono sull’utilizzatore
Il canone comprende tutte le spese ordinarie e straordinarie
Al termine del contratto si può riscattare il mezzo
Impossibilità di riscattare la vettura
Maxi rata iniziale
Nessuna maxi rata iniziale
Cosa da sapere
Cos’è il leasing?
Il leasing è un contratto mediante il quale un operatore finanziario acquista una vettura per conto di un cliente, concedendogli l’utilizzo a fronte del pagamento di un canone mensile e di un anticipo.
A chi conviene il leasing?
Il leasing auto per privati conviene se siete persone abituate a cambiare veicolo ogni due/tre anni, non volete immobilizzare il vostro capitale, e non volete subire la svalutazione.
Quanto costa il leasing?
Il costo del leasing è variabile, in quanto dipende dagli accordi presi con l’operatore finanziario e il tipo di costi coperti dal canone mensile.
A chi spettano assicurazione, bollo e tagliandi nel leasing?
La tassa di proprietà del veicolo spetta sempre al locatore, così come assicurazione e i tagliandi. Per quanto riguarda eventuali multe, queste saranno ricevute dalla società di noleggio che le girerà direttamente al locatario.
Con l’avvento della tanto attesa transizione ecologica, anche il mondo dell’automotive sta assistendo a grandi transizioni. Oltre ad una produzione in generale sempre più orientata all’elettrico a batteria, diversi marchi stanno investendo su una particolare alternativa ai combustibili fossili: il motore a idrogeno.
Questa tecnologia, che attualmente è piuttosto di nicchia, potrebbe rappresentare il futuro anche dell’elettrico. Infatti, un propulsore di questo tipo potrebbe avere diversi lati positivi rispetto alle più canoniche BEV, che continuano a presentare alcuni svantaggi per quanto riguarda tempi di rifornimento, autonomia e peso del pacco batterie. Ma scopriamo in questo articolo tutti i dettagli, a che punto siamo con lo sviluppo della tecnologia e quali prospettive ci sono per il futuro.
Le auto a idrogeno immagazzinano questo gas in bombole ad alta pressione e lo immettono poi in una pila a combustibile denominata fuel cell, il cuore delle auto a idrogeno perché in questa avviene una reazione elettrochimica che genera elettricità ed emette della semplice acqua. Le celle a combustibile ricevono due flussi in entrata: dal polo negativo l’idrogeno e dal polo positivo l’ossigeno. Il catalizzatore contenuto nel motore a idrogeno provoca la separazione degli elettroni dal nucleo e questa reazione a sua volta sprigiona energia elettrica.
Gli elettroni si spostano verso il polo positivo e si uniscono agli atomi di ossigeno, che ricevono una carica negativa. L’unione dell’idrogeno con l’ossigeno dà vita ad una reazione chimica il cui prodotto finale è acqua ed è proprio vapore acqueo quello che viene immesso nell’atmosfera dalle auto a idrogeno.
È possibile convertire un’auto a idrogeno?
Sul web sono presenti parecchi annunci di kit di conversione per l’auto a idrogeno, ma occhio a non cadere in trappola. Se da un lato è ormai comune convertire un’auto per installare un impianto GPL o metano, dall’altro è una mera illusione effettuare la stessa operazione con l’idrogeno.
Auto a idrogeno: pro e contro
I lati positivi delle auto a idrogeno sono tutti legati alla totale assenza di emissioni di Co2 dato che dal tubo di scarico verrà emesso unicamente vapore acqueo. Inoltre, grazie all’energia elettrica proveniente dalle celle a combustibile, si possono ricaricare le batterie del motore elettrico in maniera più rapida rispetto ad una vettura elettrica pura, ed infine il tempo necessario per effettuare un rifornimento varia dai 3 ai 5 minuti.
I lati negativi delle auto a idrogeno sono, ad oggi, il prezzo di acquisto decisamente elevato e la quasi totale assenza sul nostro territorio di stazioni di rifornimento dedicate.
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Auto a idrogeno in Italia: quanto sono diffuse?
Dal 2019 le auto a idrogeno possono essere vendute anche nel nostro Paese grazie all’intervento del Governo che ha deciso di far rientrare l’idrogeno nel piano per le infrastrutture dei carburanti alternativi. Il Dafi, decreto legislativo di attuazione della direttiva 2014/94/UE, prevede 25 stazioni di rifornimento e la legge è stata modificata per consentire un impiego più efficiente dell’idrogeno.
Nonostante questo intervento la diffusione delle auto a idrogeno in Italia è praticamente nulla data la quasi totale assenza di stazioni di rifornimento dedicate che rende pressoché impossibile utilizzare queste vetture.
Auto a idrogeno: prezzo
Nota dolente per le poche auto a idrogeno al momento in commercio è data dal prezzo di acquisto decisamente elevato che, in media si aggira sui 70.000 euro, il doppio di un’auto elettrica o ibrida con caratteristiche analoghe. Questo prezzo è dovuto non solo al numero ridotto di veicoli in circolazione e al livello di industrializzazione ancora arretrato nella produzione, ma anche alla necessità di utilizzare il platino in questa tecnologia come catalizzatore per generare corrente. La quantità di platino necessaria per le celle a combustibile delle auto, tuttavia, è già stata notevolmente ridotta.
Auto a idrogeno in commercio
Come detto, non sono molte le auto a idrogeno in commercio e sono soprattutto le Case orientali a farla da padrona in questa lista.
Auto a idrogeno
Prezzi (da)
Toyota Mirai
69.800 €
Hyundai Nexo
78.300 €
Honda Clarity
–
Toyota Mirai: la Casa giapponese ha puntato con decisione sulla tecnologia a idrogeno e crede fortemente nella Mirai. Lo stile è influenzato dall’aerodinamica ma allo stesso tempo gradevole, mentre i tre allestimenti consentono di personalizzare a piacimento la vettura.
Hyundai Nexo: crossover che nello stile richiama molto la Tucson, la Hyundai Nexo si differenzia per quello che nasconde sotto pelle. I tre serbatoi, ognuno da 52,2 litri, promettono un’autonomia di oltre 650 km e grazie ai 120 kW del suo motore elettrico scatta da 0 a 100 km/h in meno di 10″.
Honda Clarity: il design non è certamente il punto di forza della vettura giapponese, ma è la filosofia che rappresenta a renderla affascinante. L’autonomia promessa è di ben 700 Km mentre i cavalli disponibili sono 176, decisamente adeguati alla massa dell’auto. In questo momento, Honda Clarity si incontra fuori commercio, ed è possibile solo acquistarla usata.
Oltre a questi tre modelli già lanciati negli scorsi anni, diverse case hanno iniziato a lavorare su veicoli ad idrogeno. Per esempio, BMW ha iniziato recentemente la produzione di una iX5 con motore a idrogeno, così come ad un modello FCEV sta lavorando anche Jaguar Land Rover, seppur i tempi non siano certi.
Auto a idrogeno soluzione alternativa
Toyota sta lavorando ad un nuovo sistema che non sfrutta le fuell cell, bensì sfrutta l’idrogeno per alimentare direttamente il motore. Spieghiamoci meglio: L’idrogeno viene stipato sempre all’interno di bombole ad alta pressione, ma in questo caso non viene utilizzato per generare energia elettrica per alimentare il motore, ma viene mandato direttamente al motore per alimentarlo in maniera diretta la posto della benzina. Il concept presentato da Toyota è basato sulla GR Yaris e il propulsore, infatti, è il medesimo della versione a benzina, solo che qui è alimentato a idrogeno. Rispetto a un motore a benzina, l’idrogeno brucia a una velocità maggiore, con conseguente buona reattività e prestazioni ambientali di gran lunga migliori.
Cose da sapere
Come funziona il motore ad idrogeno?
Le auto a idrogeno immagazzinano questo gas in bombole ad alta pressione e lo immettono poi in una pila a combustibile denominata fuel cell, nella quale avviene una reazione elettrochimica che genera elettricità ed emette della semplice acqua.
Quali sono i pro e i contro delle auto ad idrogeno?
I lati positivi delle auto a idrogeno sono tutti legati alla totale assenza di emissioni di Co2 . Inoltre si possono ricaricare le batterie del motore elettrico in maniera più rapida rispetto ad una vettura elettrica pura, ed il tempo necessario per effettuare un rifornimento varia dai 3 ai 5 minuti. I contro delle auto a idrogeno sono il prezzo di acquisto elevato e la quasi totale assenza sul nostro territorio di stazioni di rifornimento dedicate.
Quanto sono diffuse le auto ad idrogeno in Italia?
La diffusione delle auto a idrogeno in Italia è praticamente nulla data la quasi totale assenza di stazioni di rifornimento dedicate che rende pressoché impossibile utilizzare queste vetture.
Quanto costano le auto ad idrogeno?
Al momento il prezzo di acquisto di un’auto a idrogeno è decisamente elevato: in media si aggira sui 70.000 euro, il doppio di un’auto elettrica o ibrida con caratteristiche analoghe.
Quali sono le auto ad idrogeno in commercio?
Le auto ad idrogeno in commercio sono poche e quasi tutti orientali: in questo momento in Italia sono a listino la Toyota Mirai (da 69.800 euro) e la Hyundai Nexo (da 78.300 euro).
Perdere un documento è sempre un’esperienza stressante, visto che spesso implica contorti procedimenti burocratici per cercare di riottenerlo. Fortunatamente, però, nel caso di smarrimento della patente, così come in caso di furto, la procedura si è piuttosto semplificata rispetto al passato. Infatti, in molti casi sono le stesse forze di polizia o i carabinieri presso cui si denuncia lo smarrimento che trasmettono la richiesta del duplicato. Scopri nella nostra piccola guida tutti i passaggi da seguire, i costi da sostenere e tutti gli altri dettagli utili.
Se si smarrisce la patente si deve seguire un iter preciso per avere in breve tempo un documento provvisorio che consenta di tornare alla guida di un veicolo nell’attesa del duplicato della patente di guida.
L’iter si compone di tre step:
denuncia smarrimento patente;
richiestaduplicato patente;
pagamento bollettino PagoPA.
Denuncia smarrimento patente
Nel momento in cui ci si accorge di aver smarrito la propria patente di guida sarà necessario recarsi presso una caserma dei Carabinieri per procedere con la denuncia di smarrimento. Questo procedimento deve essere compiuto entro 48 ore dalla scoperta dello smarrimento e sarà fondamentale portare con sé un documento di identità valido e due fototessere per poter successivamente procedere alla richiesta di duplicato.
Completata la denuncia, e presentato il documento di identità e le foto tessere richieste, verrà rilasciato un permesso provvisorio di guida con validità 90 giorni con il quale sarà possibile circolare in attesa del duplicato.
Duplicato patente patente: dove richiederlo
Completata la procedura di denuncia di smarrimento patente, ed entrati in possesso del permesso di guida provvisorio, si potrà procedere con la richiesta di duplicato patente smarrita all’Ufficio Centrale Operativo del Ministero dei Trasporti.
Per poter procedere con questa istanza sarà necessario essere in possesso dei documenti richiesti ed effettuare il pagamento dell’operazione. Il Ministero dei Trasporti provvederà all’invio del duplicato entro 45 giorni dalla denuncia.
La richiesta potrà essere presentata:
dal diretto interessato, previa esibizione di un documento d’identità in corso di validità;
da una persona delegata, che dovrà portare con sé il documento d’identità valido, una delega su carta semplice sottoscritta dal titolare ed una fotocopia del documento d’identità valido del delegante;
da un ufficio di pratiche auto o da un’autoscuola;
Se la patente smarrita è meccanizzata, cioè censita nell’archivio nazionale dei cittadini italiani abilitati alla guida ed è duplicabile, saranno i carabinieri o la polizia ad inoltrare la richiesta per il duplicato.
L’interessato dovrà consegnare due fotografie formato tessera ed apporre una firma nell’apposito riquadro presente sul permesso provvisorio di guida. Saranno poi le autorità di pubblica sicurezza a provvedere agli adempimenti per il duplicato trasmettendo tutta la documentazione ai competenti uffici della motorizzazione civile. La foto e la firma saranno scansionate e riportate sulla nuova patente.
Se la patente smarrita è non meccanizzata, sarà il titolare del documento a doversi recare alla motorizzazione civile per richiedere il duplicato della patente smarrita. L’iter da seguire è questo: compilare e presentare il modello TT 2112 per la richiesta del duplicato, fornire la copia di un documento di riconoscimento in corso di validità, l’attestazione del versamento postale, due fototessere, la denuncia di smarrimento ed il permesso provvisorio di guida.
Qualora la patente di guida smarrita sia di un cittadino extracomunitario sarà fondamentale esibire anche il permesso di soggiorno o la carta di soggiorno.
Duplicato patente online
Qualora non si abbia la possibilità di recarsi presso i Carabinieri o un ufficio di Polizia e un altro ufficio di polizia locale, si potrà procedere alla denuncia anche online tramite il sito extranet.carabinieri.it/DenunciaViaWeb/.
Una volta compilato il form con tutti i dati richiesti si dovrà stampare la denuncia per poi procedere alla stessa presso una stazione dei Carabinieri. Questo permetterà di risparmiare tempo, potendo usufruire di una corsia preferenziale. Una volta giunti presso la Stazione o Tenenza del Carabinieri, si dovranno comunque presentare il documento di identità e le foto tessere richieste. Verrà così rilasciato un permesso provvisorio di guida con validità 90 giorni con il quale sarà possibile circolare in attesa del duplicato.
Nel caso in cui il duplicato non arrivi entro 45 giorni è possibile contattare il numero verde 800232323. Il numero è attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20 e il sabato dalle 8 alle 14.
Costo duplicato patente
In caso di smarrimento, i costi per ottenere il duplicato della patente sono tutto sommato contenuti ed ammontano a poco meno di 12 euro. Sono così composti:
Diritti DDT: 10,20 €
Commissioni: 1,51 €
Il pagamento deve avvenire via bollettino PagoPA, generabile attraverso il Portale dell’Automobilista per la tariffa ‘2E – Duplicato Patente per Smarrimento, Sottrazione, Distruzione’. In caso di mancato pagamento, il procedimento di duplicazione verrà interrotto, sia in caso di patente meccanizzata che non.
Patente rubata: cosa fare?
Nel caso in cui la patente sia rubata, magari a seguito del furto del portafoglio o della borsa all’interno della quale veniva custodita, l’iter da seguire per ottenerne un duplicato è identico a quello suggerito in caso di smarrimento.
Non ci sono differenze né di procedura né di costi. Ci si reca preso una stazione dei Carabinieri o della Polizia e si procede alla denuncia. Anche in questo caso, per snellire l’iter, si può procedere a una prima compilazione dei moduli online, sempre collegandosi al sito extranet.carabinieri.it/DenunciaViaWeb/.
Cose da sapere
Cosa fare in caso di smarrimento della patente?
In caso di smarrimento della patente si deve innanzitutto procedere con la denuncia entro 48 ore alla polizia o ai carabinieri, e poi alla richiesta del duplicato.
Dove si sporge denuncia per lo smarrimento della patente?
La denuncia di smarrimento patente può essere effettuata presso una caserma dei carabinieri o presso la polizia, portando con sé un documento di identità valido e due fototessere per poter successivamente procedere alla richiesta di duplicato. Si può sporgere denuncia anche online, tramite il sito https://extranet.carabinieri.it/DenunciaViaWeb/ ed un volta compilato il form con tutti i dati richiesti si dovrà stampare la denuncia.
Come si richiede il duplicato patente smarrita?
Il duplicato della patente può essere richiesto all’Ufficio Centrale Operativo del Ministero dei Trasporti. Per poter procedere con questa istanza sarà necessario essere in possesso dei documenti richiesti ed effettuare il pagamento dell’operazione. Il Ministero dei Trasporti provvederà all’invio del duplicato entro 45 giorni dalla denuncia.
Quanto costa il duplicato della patente?
Il costo del duplicato della patente è di circa 12 euro.
Quest’anno la patente a punti celebra il 20° anniversario dalla sua introduzione nel nostro paese. Questo documento innovativo ha creato un sistema di bonus e malus per incentivare ulteriormente una guida più responsabile e sicura, affiancandosi alle tradizionali sanzioni pecuniarie o amministrative previste dal Codice della Strada.
Ecco una breve guida per capire come funziona la patente a punti, cosa succede se se ne perdono troppi, come controllare il proprio saldo e molte altre informazioni utili.
Per capire come funziona la patente a punti basti sapere che ogni automobilista parte da un punteggio iniziale di 20 punti che verranno decurtati, in base alla gravità dell’infrazione commessa, o aumentati, due alla volta ogni due anni fino a un massimo di 30, qualora non si commettano violazioni al Codice della Strada.
La patente a punti è entrata in vigore nel luglio del 2003 e il suo funzionamento è disciplinato dall’articolo 126 bis del Codice della Strada. La legge della patente a punti è la n. 214 del 2003 e ha modificato in alcuni punti il Decreto Legge n.151 del 27 giugno 2003. La Legge della patente a punti ha introdotto l’obbligo per il proprietario del veicolo di dichiarare entro 60 giorni dalla notifica del verbale chi si trovava alla guida dell’auto così da poter applicare la sanzione accessoria della decurtazione dei punti.
L’eventuale opposizione alla multa non sospende l’obbligo di comunicare i dati del conducente anche se alcune recenti sentenze della Cassazione hanno ribaltato questo principio. Fondamentale sapere che in caso di proposizione del ricorso non vengono sospesi i termini per la comunicazione dei dati del conducente ed è quindi necessario provvedere a questa comunicazione all’autorità che ha elevato il verbale.
Patente a punti: come controllare il saldo
A questo punto è naturale chiedersi come controllare i punti della patente. È possibile monitorare il saldo dei punti della propria licenza di guida accedendo al Portale dell’Automobilistaonline o installando l’app gratuita iPatente. Dal 1° aprile 2022, per chi non può o preferisce non collegarsi ad internet, si può chiamare il numero a pagamento messo a disposizione dall’ACI: 848.782.782. Il servizio è disponibile 24/7, al costo di una chiamata urbana: una voce registrata guida l’utente nell’inserimento dei dati e fornisce successivamente il saldo.
Patente a punti: neopatentati
Il regime della patente a punti è ancora più severo con chi possiede la licenza da meno di tre anni. I vincoli imposti ai neopatentati non riguardano solo la potenza del veicolo, che non deve essere superiore ai 70 Kw, o i limiti di velocità nelle strade extraurbane principali o nelle autostrade, ma riguardano anche l’ipotesi della sanzione accessoria della decurtazione punti. Qualora un neopatentato infranga una o più disposizione del Codice della Strada la decurtazione punti, per ogni infrazione commessa, viene raddoppiata per un massimo comunque di 15 punti, se non sono state commesse infrazioni che comportano sospensione o revoca di patente.
Il legislatore è stato quindi particolarmente severo con l’obiettivo di disincentivare ancora di più i comportamenti pericolosi di chi ha poca esperienza alla guida. Importante sapere, infine, che il neopatentato virtuoso alla guida otterrà un punto solo per ciascuno dei primi tre anni dal conseguimento della patente. Questo significa che potrà accumulare tre punti nei primi tre anni, allo scadere dei quali varrà la regola ordinaria dei due punti ogni biennio trascorso senza infrazioni.
Patente a punti: regole
Chiariamo a questo punto il funzionamento del sistema della patente a punti. Il bonus di punti originario è di 20 punti aumentabile sino a un massimo di 30 qualora non si commettano infrazioni in 5 anni consecutivi. Qualora si dovessero violare la disposizioni del Codice della Strada e si dovesse ricevere la notifica sia della sanzione amministrativa che di quella accessoria, il punteggio iniziale verrà decurtato e potrà essere anche del tutto azzerato.
Di seguito ecco un riassunto di quali infrazioni comportano la perdita di punti sulla patente:
Decurtazione di 10 punti patente: avviene quando si superano i limiti di velocità di oltre 60 km/h; quando si circola contromano o si effettua un sorpasso in situazioni gravi e pericolose; quando si trasportano materie pericolose senza le adeguate precauzioni e le dovute autorizzazioni; in caso di manovre pericolose in autostrada; in caso di guida in stato di ebbrezza o di fuga in caso di incidente.
Decurtazione di 8 punti patente: avviene in caso di mancato rispetto della distanza di sicurezza che abbia causato un incidente; quando si fanno inversioni di marcia in condizioni pericolose; nel caso in cui si violi l’obbligo di precedenza ai pedoni.
Decurtazione di 6 punti patente: quando si superano i limiti di velocità di oltre 40 km/h, ma non di oltre 60 km/h; quando si violano obblighi di fermata, come lo stop, il semaforo rosso o i passaggi a livello.
Decurtazione di 5 punti patente: violazione di obblighi e regole di precedenza e sorpasso; mancato allacciamento di casco o cinture di sicurezza; del mancato rispetto del riposo minimo giornaliero per gli autisti di camion e autobus.
Decurtazione di 4 punti patente: quando si circola contromano; si omette di occupare la corsia più libera a destra; in caso di trasporto di cose o persone con eccedenza di carico; qualora non si consenta al pedone l’attraversamento di una strada sprovvista di strisce pedonali.
Decurtazione di 3 punti patente: nei casi di mancata osservanza delle distanze di sicurezza nei confronti di determinate categorie di veicoli; in caso di uso degli abbaglianti in condizioni vietate; se non si rispettano gli obblighi verso funzionari, ufficiali e agenti.
Decurtazione di 2 punti patente: mancato rispetto della segnaletica; sosta nelle corsie riservate al transito degli autobus o veicoli su rotaia, negli spazi riservati a veicoli per persone invalide o in quelli riservati alla fermata degli autobus o dei taxi; mancata segnalazione con l’apposito triangolo il veicolo fermo sulla carreggiata fuori dei centri abitati; violazione delle prescrizioni per la circolazione sulle autostrade e sulle superstrade.
Decurtazione di 1 punto patente: avviene principalmente qualora non si faccia uso dei dispositivi di illuminazione o segnalazione visiva quando è prescritto oppure in caso di uso improprio dei fari.
Per avere un’idea più precisa della gravità di ogni infrazione del CdS si può far riferimento alla tabella delle decurtazioni.
Patente a punti: come recuperare i punti persi?
Quando si viola il Codice della Strada, gli agenti redigono un verbale di constatazione che include sia l’importo della multa che l’eventuale quantità di punti da decurtare, trasmettendo questi dati al Ministero competente. Quest’ultimo registrerà la sottrazione del punteggio non appena saranno trascorsi i 30 o i 60 giorni di tempo massimo per fare ricorso. A partire da novembre 2021, è proprio attraverso il Portale dell’Automobilista che le variazioni di punteggio vengono comunicate al conducente.
Se, nel perdere punti, si giunge a quota zero, sarà necessario sostenere nuovamente l’esame di guida. Allo stesso modo, se nell’arco di un anno solare si commettono tre infrazioni da cinque punti ciascuna. Importante ricordare qui che in casi particolarmente gravi la patente può essere sospesa o addirittura revocata.
Se si perdono tutti i punti della propria patente, diventa necessario frequentare un corso di recupero, della durata di 12 ore, gestito dalle autoscuole o da altri soggetti autorizzati dal Ministero. Per i titolari di patente A e B sarà così possibile recuperare 6 punti. Frequentando il corso da 18 ore, invece, chi fosse in possesso di patente C, D, CE, DE, KA e KB potrà vedersi accreditati 9 punti. Infine, il corso dedicato ai titolari di patente CQC ha una durata di 20 ore e permette di riguadagnare 20 punti.
Il corso per recuperare i punti della patente
È obbligatorio, perché il corso di recupero dei punti per le patenti A e B abbia validità, che questo duri un tempo inferiore o uguale alle due settimane consecutive. Iscrivendosi, lo ricordiamo, sarà necessaria mostrare la propria patente di guida. Per quanto riguarda la validità delle lezioni, invece, la regola è che non vengano superate le due ore giornaliere, che il numero di partecipanti non superi i 25, e che il corso si svolga in presenza, in locali autorizzati e con insegnanti abilitati. I temi generalmente previsti nel corso sono i seguenti: segnaletica stradale; norme di comportamento sulla strada; cause degli incidenti stradali; stato psicofisico dei conducenti; responsabilità civile e penale e omissione di soccorso; disposizioni sanzionatorie; elementi del veicolo rilevanti ai fini della sicurezza stradale.
I dettagli da tenere a mente prima del corso, però, non finiscono qui. Occorre ricordare che solo dopo la decurtazione definitiva del punteggio è possibile iscriversi, e che non si possono frequentare più corsi contemporaneamente. Alla fine delle lezioni si otterrà un attestato di frequenza che certifica il recupero dei punti. Il reintegro dei punti avviene precisamente a partire dalla data di rilascio dall’attestato di frequenza del corso.
Recupero automatico dei punti
Come detto, esistono maniere automatiche per recuperare i punti della patente. Per chi avesse un punteggio diminuito ma non azzerato, un biennio senza sanzioni che fanno perdere punti determina la riattribuzione del punteggio iniziale, entro il limite dei 20 punti D’altra parte, per i titolari di patente con almeno 20 punti, l’attribuzione di un credito di 2 punti per ogni biennio trascorso senza sanzioni che prevedono la decurtazione dei punti patente può far guadagnare fino a un massimo di 10 punti. Questo significa che la patente dei conducenti più virtuosi e costanti può potenzialmente arrivare fino a 30 punti.
Ineos, la rinomata azienda chimica britannica, entra nel mondo delle quattro ruote con l’Ineos Grenadier, un fuoristrada autentico e robusto come quelli di un tempo. Nonostante la sua novità nel settore, l’azienda ha dimostrato un’evidente capacità di collaborazione, unendo le forze con importanti partner come BMW per i motori, ZF per la trasmissione rinforzata, Carraro per gli assali, Bridgestone per pneumatici su misura e Magna Steyr per telaio e sospensioni. Con queste solide fondamenta e offerto in due varianti di carrozzeria (Utility o Station Wagon), il Grenadier si prospetta come un veicolo versatile e capace di affrontare ogni terreno con disinvoltura.
Al Goodwood Festival of Speed 2023, Ineos ha presentato un prototipo della Grenadier alimentato a idrogeno. Una tecnologia sempre più attuale e della quale Ineos può definirsi esperta. Il marchio inglese, infatti, produce oltre 400 mila tonnellate di idrogeno all’anno. Il progetto ha coinvolto la AVL, che ha fornito la tecnologia fuel cell utilizzata nel prototipo. Le modifiche apportate al veicolo sono evidenti, con un cofano motore aggiornato e alcune personalizzazioni al telaio e all’assale posteriore, con la funzione di Torque Vectoring. Sebbene i dati tecnici completi non siano stati ancora comunicati, Ineos ha confermato che il prototipo ha superato con successo tutti i test di affaticamento previsti per i modelli di serie.
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Ipotizziamo che il powertrain del prototipo possa avere somiglianze con quello della BMW iX5 Hydrogen, ma aspettiamo ancora ulteriori dettagli. La Casa automobilistica inglese, famosa per la sua esperienza nei fuoristrada, sta studiando attentamente come questa tecnologia possa integrarsi nel futuro della mobilità sostenibile. Il prototipo rappresenta un interessante sviluppo nella gamma Grenadier, offrendo un’alternativa all’elettrificazione tradizionale e aprendo nuove prospettive per la guida a idrogeno.
Ineos Grenadier: dimensioni
Le dimensioni dell’Ineos Grenadier sono simili a quelle dei suoi competitor. Grazie a un passo di quasi 3 metri, la lunghezza raggiunge i 4 metri e 93 cm (inclusa la ruota di scorta). L’altezza supera invece i 2 metri, mentre la larghezza si attesta sui 193 cm. Molto interessante lo stacco da terra di 264 mm, che rende agile il mezzo su ogni terreno. Inoltre il fuoristrada promette di guadare corsi d’acqua profondi ben 80 cm senza risentirne. Per quanto riguarda il bagagliaio, la sua dimensione può variare molto a seconda della configurazione scelta, a 2, a 5 o a 7 posti. In più, è disponibile oltre alla Utility Wagon anche la variante Station Wagon, con più spazio per le sedute in seconda fila ma un bagagliaio che passa da 1.255 litri a 1.152 litri. In ogni caso, oltre allo spazio all’interno il Grenadier si distingue per una ottima capacità di traino: fino a 3.500 kg, ben di più del peso complessivo del veicolo.
Dimensioni
Lunghezza
4.927 mm
Larghezza
1.930 mm
Altezza
2.033 mm
Passo
2.922 mm
Ineos Grenadier: esterni
Le linee dell’Ineos Grenadier traggono ispirazione da una delle regine dell’offroad: la Land Rover Defender. Lo stile è quindi molto squadrato, con il frontale che si distingue per i fari circolari Led, con abbaglianti integrati nella griglia centrale. Al di sotto troviamo un paraurti smussato per migliorare l’angolo di attacco, in cui sono integrati due ganci traino, che possono essere utili nelle situazioni più estreme.
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La fiancata è piuttosto elaborata, ricca di elementi che aumentano le funzionalità del veicolo, come le fasce di protezione con barre portatutto e gli anelli di fissaggio. Anche il retro trasmette l’animo off-road del mezzo: la ruota di scorta al centro del portellone lascia spazio, poco al di sotto, al paraurti, anche questo studiato per migliorare le prestazioni fuoristradistiche. Chiude il disegno il doppio terminale di scarico cromato, che aggiunge un tocco di stile.
Ineos Grenadier: interni
Anche gli interni dell’Ineos Grenadier si allontanano dalla moda minimalista che sempre di più caratterizzano il mondo dell’automotive. Entrando nell’abitacolo notiamo subito la presenza di numerosi comandi e pulsanti, posti sia sulla plancia che sul tetto, in una posizione ottimale sia per chi guida, sia per il passeggero. Accanto al volante multifunzione spicca invece il touchscreen a colori da 12,3″, che ospita sia le informazioni sul veicolo, sia l’infotainment, con compatibilità Apple CarPlay/Android Auto e con navigazione Pathfinder Off-Road integrata.
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A bordo troviamo anche molti vani portaoggetti, sia in prima che in seconda fila, e di certo non manca lo spazio di carico, che però può variare molto a seconda della configurazione di sedili scelta. Inoltre il veicolo è dotato di diversi sistemi di sicurezza e di assistenza alla guida, come l’Hill Descent Assist, l’Hill Climb Assist, la telecamera posteriore e i sensori di parcheggio anteriori e posteriori.
Ineos Grenadier: motori
Il listino dell’Ineos Grenadier include esclusivamente due motori derivati direttamente da BMW. Si può optare per il benzina 3.0 litri turbo, 6 cilindri in linea, che sprigiona fino a 285 CV e 450 Nm, oppure scegliere il 3.0 litri turbodiesel, 6 cilindri in linea, da 249 CV e 550 Nm di coppia massima. In ogni caso la trazione è integrale e il cambio automatico è il famoso ZF a 8 rapporti (con marce ridotte). E per muoversi davvero in tutte le condizioni, di serie ci sono anche tre differenziali bloccabili (anteriore, centrale, posteriore). La gamma Grenadier si amplierà in futuro con l’arrivo di una variante a idrogeno: Ineos ha infatti un prototipo di motorizzazione a celle di combustibile che ha presentato nel 2023.
Ineos Grenadier: consumi
La variante a benzina di Ineos Grenadier consuma 12,9 l/100km ed emette al contempo 293 g/km di CO2. Invece, la versione alimentata a Diesel presenta un consumo medio di 10,1 l/100km ed emissioni di CO2 pari a 293 g/km.
Ineos Grenadier: allestimenti
Ineos Grenadier è offerto in due allestimenti.
Trialmaster: per avventurieri off-road estremi.
Fieldmaster: per chi cerca un’esperienza fuoristrada leggera e raffinata
Nell’equipaggiamento base sono compresi Cerchi in acciaio da 17″, Fari LED, abbaglianti, Infotainment compatibile con Apple CarPlay, Android Auto e Pathfinder Off-Road Navigation con touchscreen LCD TFT a colori da 12,3”, Radio DAB+, Presa elettrica ausiliare da 2 kW, connettività USB e approccio open-source flessibile per collegare e usare i tuoi strumenti, dispositivi elettronici e accessori, Sedili Recaro in tessuto durevole e resistente all’acqua e alle macchie, vano contenitore sotto i sedili posteriori frazionati 60/40, portabottiglie, vano portaoggetti e un’ulteriore nicchia portaoggetti nella console centrale, rivestimento del pavimento robusto con valvole di scarico, fasce di protezione sul tetto con barre portatutto e anelli di fissaggio, Hill Climb Assist, Hill Descent Assist, telecamera posteriore, sensori di parcheggio anteriori e posteriori.
Trialmaster: aggiunge Presa d’aria rialzata, Presa da 400 watt, Batteria ausiliaria, Pannello di interruttori ausiliari ad alta capacità, Rough Pack con bloccaggi differenziali anteriore e posteriore e pneumatici BFGoodrich All-Terrain T/A KO2
Fieldmaster: include in più rispetto alla dotazione base Cerchi da 18 pollici con dadi di bloccaggio, Finestre safari, Sedili in pelle nera, Sedili anteriori riscaldati, Tappetini per pavimento in moquette, Stereo aggiornato.
Ineos Grenadier: perché comprarla
Off-road: il Granadier è davvero un fuoristrada duro e puro. Molto vecchia scuola, nonostante la grande tecnologia a bordo.
Motori: tutta l’affidabilità dei propulsori BMW benzina e diesel, che potrebbero arricchirsi presto di una variante a idrogeno.
Stile: un look pensato soprattutto per essere pratico, votato all’off-road, senza inseguire la moda dei SUV.
Ineos Grenadier: prezzo
Di seguito ecco il listino prezzi di Ineos Grenadier aggiornato a luglio 2023(escluse IPT e MSS):
Per la completa transizione ecologica nel settore della mobilità e dei trasporti saranno necessari 50 anni e bisognerà affiancare all’elettrico altri carburanti alternativi. La previsione arriva da uno studio condotto da Aspen Institute Italia (organizzazione internazionale senza scopo di lucro), con il contributo di Shell Italia, che non risparmia critiche alle scelte dell’Unione Europea che, va ricordato, è responsabile solo dell’8% delle emissioni di CO2 a livello mondiale.
“Per favorire la riduzione delle emissioni nel breve periodo, è necessario accompagnare l’EV con tecnologie alternative quali, ad esempio, biocarburanti di ultima generazione, che non abbiano un impatto negativo sull’ecosistema e non vadano a ridurre le quote alimentari destinate ai paesi in via di sviluppo” si legge nel testo del documento elaborato da Aspen Italia, in cui viene specificato anche che “per centrare gli obiettivi climatici, con il settore della mobilità come parte importante in questo percorso, è assolutamente indispensabile un lavoro sinergico tra i vari governi, organizzazioni ed enti privati, al fine di individuare strategie per una direzione chiara e realistica senza dispersione di risorse e investimenti”.
Ben vengano i nuovi carburanti
La mobilità, sempre secondo lo studio, è uno dei comparti responsabili del maggior numero di emissioni dopo energia e industria. Per questo motivo viene sottolineata l’importanza di e-fuel e biofuel per raggiungere la decarbonizzazione dei trasporti anche dopo il 2035, anno indicato dall’Unione Europea per lo stop all’immatricolazione di nuovi veicoli a combustione. Al momento nel vecchio continente circolano circa 250 milioni di autoveicoli (secondo i dati Acea) e solo lo 0,8% sono auto elettriche pure (BEV), percentuale che sale all’1,5% includendo le ibride Plug-in (PHEV).
“Per raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione non basta disegnare scenari virtuosi e fare ipotesi poco realistiche alla luce di una non chiara e possibile evoluzione tecnologica – si legge nel testo dello studio di Aspen Italia – Sarebbe molto più saggio affidarsi a più soluzioni in modo che ci sia sempre un’alternativa in grado di farci raggiungere l’obiettivo, concentrandosi maggiormente su quelle che stanno già dando degli efficaci risultati in termini di abbattimento delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti”. Soluzioni alternative che hanno un nome preciso: i biocarburanti derivati da fonti pulite e rinnovabili quali alghe, rifiuti organici e piante, che hanno la capacità di abbassare sensibilmente le emissioni di CO2 rispetto ai combustibili fossili. Arriva invece, almeno per il momento, una bocciatura per gli e-fuel, ritenuti troppo costosi, a meno che non vengano incentivati la ricerca e lo sviluppo in modo da consentire economie di scala e ampliare l’offerta a prezzi ridimensionati.
Lo studio sottolinea anche un altro aspetto della questione: a causa della scarsa autonomia delle batterie e dei tempi eccessivi di ricarica dei veicoli elettrici, non sarà possibile procedere alla decarbonizzazione dell’intero settore dei trasporti, ma grazie allo sviluppo dei nuovi combustibili sarà possibile nel medio periodo riuscire a decarbonizzare anche il trasporto pesante su gomma, il trasporto aereo e quello navale.
I biofuel e le scelte dell’Italia
Aspen si trova d’accordo con la decisione dell’Italia di insistere sull’importanza dei biofuel a Bruxelles, una soluzione che permetterebbe di allungare la vita delle auto a motore endotermico, di gran lunga ancora le preferite dagli automobilisti italiani. Il costo elevato delle vetture a batteria, che si somma alla carenza delle infrastrutture e al fatto che lo sviluppo dei motori a idrogeno è nella fase iniziale, lascia pensare che la transizione verso le auto elettriche avrà bisogno di tanti anni e per questo i biocarburanti potrebbero concorrere alla riduzione delle emissioni di CO2.
“Fino a ora l’Europa ha marginalizzato, se non vietato di fatto, qualsiasi soluzione che non fosse elettrica, abbandonando il principio della neutralità tecnologica che è sempre stato il cardine delle politiche industriali europee. Non va dimenticato che, secondo gli scenari della International Energy Agency, il settore dei trasporti di merci e persone al 2040 dipenderà ancora per l’80-85% da carburanti liquidi di origine petrolifera – per quanto con una quota crescente di origine non petrolifera ma biogenica o sintetica, rispetto al 94% attuale – e che il motore a combustione interna resterà un’opzione anche nel futuro” sottolinea il lavoro presentato recentemente da Aspen Italia.
Toyota Yaris Cross è un B-suv prodotto dalla casa giapponese a partire dal 2020. I crossover compatti sono sempre più richiesti dagli automobilisti alla ricerca di vetture in grado di coniugare l’agilità nel traffico urbano allo stile da fuoristrada. La versione a ruote alte della piccola Yaris è disponibile in cinque allestimenti: Active, il livello di accesso alla gamma, ma con una buona dotazione di serie; Trend, caratterizzato dai cerchi in lega da 17 pollici; Lounge, con tetto panoramico e clima bi-zona di serie; Adventure, il più votato alla sportività e GR sport, dal carattere più sportivo con calandra anteriore specifica, piccoli badge sulla carrozzeria, pinze freno verniciate di rosso, molle ribassate di 10 mm, cerchi in lega a dieci razze da 18”, nuovi sedili sportivi di pelle e microfibra Air Nubuck, volante GR e pedaliera in alluminio.
Linee personali e comfort per i passeggeri
La Toyota Yaris Cross nasce sulla stessa piattaforma dell’ultima generazione della Yaris: le dimensioni contenute ne fanno un crossover adatto alla guida in città. Misura 4,18 metri in lunghezza, 1,77 in larghezza e 1,68 in altezza, mentre il passo è di 2,56 metri, lo stesso della “sorella” a ruote basse. Il design, invece, è specifico per la versione Cross, con linee squadrate nelle quali spicca il frontale con muso molto alto completato da fari sottili e affilati. La fiancata è aggressiva, con i passaruota in evidenza; la parte posteriore, invece, è caratterizzata dai fari che danno l’impressione di uscire dalla coda dell’auto.
L’abitacolo si distingue per il design semplice e pulito: al centro della plancia è posizionato il display a sbalzo del sistema di infotainment (formato di serie da uno schermo touch da 8” con radio Dab); mentre l’altezza superiore rispetto alla versione a ruote basse, permette a Yaris Cross di offrire interni più ariosi e comodi. L’equipaggiamento base è composto anche dal climatizzatore automatico, la retrocamera e l’integrazione dello smartphone.
Motori e consumi
Yaris Cross può contare solo su una motorizzazione ibrida: un 3 cilindri 1.5 aspirato a benzina con cambio CVT disponibile sia a due che a quattro ruote motrici a cui è abbinato un motore elettrico posizionato sull’asse posteriore per garantire la trazione integrale, per una potenza di 116 CV complessivi sia nella versione integrale che in quella a due ruote motrici. Toyota dichiara consumi bassi: 4,4 l/100km, con 100 g/km di emissioni di CO2. Valori leggermente più alti per il modello a trazione integrale, che passa a 4,7 l/100 km per i consumi e 107 g/km di CO2 per le emissioni.
Toyota Yaris Cross Active a 24.300 euro
Toyota Yaris Cross 1.5 (116 CV) E-CVT 2WD con allestimento Active viene proposta a un prezzo scontato dal marchio giapponese grazie al finanziamento Toyota Easy unito alla promozione WeHybrid Bonus Toyota. Il prezzo di listino della vettura è di 28.050 euro, che scende a 24.300 euro (3.750 euro in meno).
Per ottenere lo sconto bisogna avere una vettura, posseduta da almeno cinque mesi, da rottamare o da dare in permuta. In questo caso l’anticipo da versare è di 5.020 euro, con 47 rate mensili da 178,98 euro (TAN 5,99 % TAEG 7,17 %) e rata finale di 15.479 euro. Il limite massimo di percorrenza è fissato in 10.000 km all’anno.
Sempre più di moda, sempre più richiesti. I Suv hanno conquistato, nel corso degli anni, una fetta di mercato via via più grande, fino a registrare, nel 2021, il primo storico sorpasso sulle berline per quanto riguarda le nuove immatricolazioni. Un successo che parte da lontano e che negli ultimi dieci anni ha convinto un numero crescente di automobilisti. Uno dei segreti del boom dei Suv è la capacità di mettere insieme i pregi delle dirette concorrenti, le station wagon e i monovolume: le auto a ruote rialzate sono in grado di coniugare spazi da famiglia con design alla moda e un’elevata flessibilità di impiego.
Una lunga corsa iniziata 30 anni fa
La sigla Suv sta per Sport utility vehicle (in italiano veicolo per necessità e tempo libero) e si riferisce alle auto dall’assetto rialzato e, generalmente, con trazione integrale. Di solito i Suv sono suddivisi in quattro categorie principali, a seconda delle dimensioni: Urban, Compact, Large e Premium. A partire dagli anni ’90 la sigla è stata introdotta per etichettare alcune vetture come Toyota RAV4, Mercedes ML, Honda CR-V e successivamente BMW X5 che, alle caratteristiche del fuoristrada, uniscono look e allestimenti meno estremi e più cittadini.
All’inizio il termine Suv era riservato ai veicoli a trazione integrale poi, sul finire dello scorso decennio, data la crescente richiesta anche da parte di chi era disposto a rinunciare alle quattro ruote motrici anche per contenere costi, manutenzione e consumi, è stata estesa alle auto con due sole ruote motrici. Queste ultime sono chiamate crossover, a rimarcare la loro natura più mite, un incrocio, appunto, fra vetture normali e Suv. Di contro, in altri mercati e principalmente negli Stati Uniti, la sigla Suv è stata estesa anche ai veri fuoristrada, nonostante al giorno d’oggi siano sempre meno diffusi.
Ottima visuale sulla strada e comfort elevato
I segreti del successo dei Suv sono molteplici: oltre all’immagine imponente, a prescindere da misura e segmento, troviamo la guida alta, l’ottima visuale sulla strada e l’altezza da terra che permette di guidare senza particolari problemi anche sullo sterrato senza la trazione integrale. A queste caratteristiche bisogna aggiungere gli interni spaziosi e versatili e due specifiche dei monovolume: l’ampio spazio di carico e la possibilità di 7 posti su vari modelli, anche compatti. È per questo che i Suv, con il passare degli anni, hanno preso il posto dei minivan.
C’è un prezzo da pagare per essere al passo coi tempi
Guidare una vettura alla moda, come un Suv, che è diventato uno status symbol e che offre numerosi vantaggi, ha un prezzo da pagare. I consumi, i costi di manutenzione e il costo stesso dell’auto a ruote alte è più elevato rispetto alle vetture tradizionali.
In più, al pari delle monovolume, la capacità di carico dei Suv è ridotta se confrontata a quella di una equivalente station wagon, che di solito è più lunga. La scelta migliore per gli automobilisti che hanno bisogno di più spazio di carico, ma che non vogliono privarsi della mobilità, è il cross country.
I pregi dei Suv
L’immagine alla moda, lo spazio e il comfort da Mpv, uniti a flessibilità e mobilità maggiori rispetto ad altri tipi di vetture, sono tra i principali pregi dei Suv.
I difetti dei Suv
Di contro, le vetture a ruote alte costano di più e hanno consumi e costi di gestione più elevati rispetto alle auto tradizionali. Inoltre i Suv hanno capacità e superficie di carico minori in confronto alle station wagon.
Oggi la Ford Mustang Mach-E è un crossover suv elettrico, che in alcuni particolari come i gruppi ottici posteriori e i loghi a forma di cavallo (il nome deriva dai cavalli selvaggi nordamericani Mustang), ricorda la mitica sportiva americana. Ma a parte il nome e i pochi dettagli, non ha niente a che vedere con l’originale, che è una delle vetture più vendute nella storia dell’industria automobilistica mondiale, imitata da molti altri marchi.
La Ford Mustang nasce nel 1964 e in poco tempo diventa una delle muscle car più iconiche degli anni ’60 e ’70. Il progetto risale agli inizi degli anni ’60, quando il mitico manager Lee Iacocca ebbe l’idea di creare una vettura pensata per la generazione dei “Baby boomers”, i nati dopo la seconda guerra mondiale. I lavori partono con un budget ridotto dopo la chiusura del marchio Edsel e per questo vengono usati molti pezzi presi da altri modelli; mentre come base è utilizzato il pianale della Ford Falcon, con dimensioni più piccole e con l’aggiunta di alcuni rinforzi strutturali. Il risultato è un’auto lunga 4,6 metri e larga 1,78 che dà il via contemporaneamente al filone delle muscle car e a quello delle pony car.
Un immediato successo
Mustang arriva sul mercato nella primavera del 1964 e conquista fin da subito giovani e adulti, con una buona fetta di pubblico femminile, grazie anche alla comunicazione mirata voluta da Ford: gli ordini soltanto nel giorno di lancio sono 20.000. I segreti del grande successo stanno nella linea accattivante delle carrozzerie coupé e convertibile, rigorosamente a quattro posti, nel prezzo base contenuto (meno di 3.000 dollari) e nell’ampia scelta di motorizzazioni e optional. Il modello base è spinto da un motore a sei cilindri da 2,8 litri e soli 105 CV; mentre a richiesta è disponibile anche con i V8, cambio a 3 o 4 marce anche automatici e varie opzioni di assetto.
La Fastback e le prime elaborazioni
La prima serie esce dal listino dopo soli quattro mesi, tanto da essere ricordata come “1964 e 1/2”, per lasciare posto a settembre al Model Year ’65, che introduce varie novità, fra cui la terza carrozzeria, la Fastback, una coupé con la coda slanciata che in poco tempo sarebbe diventato il modello preferito dagli automobilisti. Contemporaneamente compaiono anche le prime elaborazioni sportive a opera di Shelby: la prima GT350 con motore V8 Windsor da 4,7 litri e 310 CV che inaugurerà una serie parallela che è sempre andata di pari passo con le evoluzioni della Mustang.
Più muscoli e potenza
La prima generazione (in produzione fino al 1973), al pari di altre auto iconiche come la Chevrolet Corvette, subisce numerosi cambiamenti estetici conservando la base di sempre. Il primo restyling massiccio arriva nel 1967, con l’introduzione dei primi motori Big Block a partire dal 6.4 da 325 CV. Le Mustang Boss sono altri modelli dalle alte prestazioni, grazie ai motori 429 e 302, equivalenti rispettivamente a 7 e 4,9 litri, con potenze di 380 e 294 CV.
La seconda generazione
L’auto prodotta dal 1974 al 1978 è più compatta e meno elettrizzante e prende il nome di Mustang II. È costruita sulla base della Pinto, è molto curata nei dettagli, ma perde in potenza, con motori a quattro e sei cilindri (scelta obbligata a causa della crisi petrolifera), ai quali nel 1975 si affianca il V8. La seconda generazione di Mustang viene comunque premiata dagli automobilisti, con le vendite che risultano più che buone.
Nuova linfa dopo il calo di vendite
Nel 1979 è l’ora della terza generazione, che si fa più attuale mantenendo dimensioni compatte con i suoi 4,56 metri di lunghezza. Nel 1982 arriva la GT, con motore V8 di 5 litri della famiglia Windsor da 160 CV che nel 1987 passano a 225 CV, facendo tornare la Mustang fra le muscle car. A seguito del calo di vendite, Ford valuta l’ipotesi di mandare la storica auto in pensione e sostituirla con una sportiva più moderna come la Probe, ma a sorpresa gli automobilisti si schierano a favore della prosecuzione della dinastia Mustang.
Nel 1994 arriva la quarta generazione, basata sulla Fox come la precedente, che introduce linee all’avanguardia anticipate dalla concept car Mach II del 1993. A questa serie va riconosciuto il merito di aver rinverdito l’immagine della Mustang, soprattutto dopo il restyling dei primi anni 2000, con versioni GT e Cobra e motori da 250 a oltre 300 CV. I 40 anni della Mustang, nel 2004, vengono celebrati da una versione speciale rossa con strisce dorate.
Ritorno al passato con le ultime generazioni
Le muscle car seguono i revival di inizio secolo di molte altre vetture, come la Volkswagen New Beetle e la Fiat 500. La quinta generazione della Mustang, prodotta dal 2005 con piattaforma rinnovata e sospensioni anteriori MacPherson, si ispira ai modelli di fine anni ’60; mentre la sesta generazione, del 2015, nasce su una nuova base e viene commercializzata anche in Europa. È alimentata dal classico V8 5.0 potenziato fino a 435 CV, a cui si affianca un quattro cilindri Ecoboost turbo 2.3 da 315 CV; negli Stati Uniti, invece, come base si parte dal V6 da 3,7 litri.
Un mito consacrato da cinema e musica
Come ogni vera auto icona che si rispetti, anche la Ford Mustang si è ritagliata il proprio spazio sul grande schermo e non solo. In Bullitt, celebre film del 1968, Steve McQueen guida una GT color verde; non è da meno Sean Connery nel 1971 che sfreccia al volante di una Mach 1 in “Agente 007 – Una cascata di diamanti”. Nel film del 2007, “Io sono leggenda”, Will Smith si cimenta con una Mustang Shelby GT-500 e Ryan Gosling in “Drive”, pellicola del 2011, è protagonista a bordo di una GT 5.0 coupé.
Nel 1965 arriva anche l’omaggio del mondo musicale, con la leggendaria canzone rhythm and blues “Mustang Sally”, scritta da Mack Rice e diventata ancora più famosa grazie alle interpretazioni di Wilson Pickett, Creedence Clearwater Revival, Buddy Guy, Los Lobos e tanti altri. Curiosa l’origine della canzone: stando allo storico musicale Tom Shannon, Mack Rice la compose per scherzo, dopo aver saputo che il direttore della band di Della Reese voleva comprare una Ford Mustang. Rice chiamò la canzone “Mustang Mama”, ma a seguito del consiglio della regina del soul, Aretha Franklin, cambiò il titolo in “Mustang Sally”.