BMW: tutte le novità in arrivo nel 2024

Audi: tutte le novità in arrivo nel 2024 5

Il 2024 di BMW sarà costellato di novità. Nonostante i recenti aggiornamenti del costruttore tedesco sul fronte dell’elettrificazione, i modelli a batteria non fanno ancora la parte del leone nei piani del brand. Nel corso dell’anno, infatti, vedremo il debutto in primo luogo di diversi Suv, accanto ai quali spicca poi la presenza di alcuni modelli elettrici, senza dimenticare alcune versioni ad alte prestazioni.

  • BMW Neue Klasse
  • BMW Serie 1
  • BMW X2
  • BMW X3
  • BMW Serie 4
  • BMW Serie 5

BMW Neue Klasse

Nel 2024 il processo di elettrificazione di BMW entrerà in una nuova fase con la Neue Klasse. Presentata al Salone di Monaco 2023, si tratta per il momento di una concept car, che farà da base tecnica e molto probabilmente anche stilistica per altri cinque modelli. La piattaforma elettrica a 800 Volt è completamente nuova e assicura una densità energetica superiore del 25% e tempi di ricarica più brevi del 30%.

BMW Serie 1: prezzo, dimensioni e caratteristiche 3

BMW Serie 1

A tre anni dal debutto, il 2024 sarà il momento del restyling per la BMW Serie 1, uno dei modelli di punta del costruttore di Monaco. Gli esterni vedranno il debutto di nuove prese d’aria nel paraurti anteriore e di inediti gruppi ottici sia davanti, sia dietro, mentre all’interno dell’abitacolo dovrebbe debuttare la medesima suite tecnologica già vista sulla Serie 2.

BMW X2

La nuova BMW X2 è appena stata presentata e arriverà nelle concessionarie nei primissimi mesi del 2024. Rispetto alla precedente generazione è cambiata sotto tutti i punti di vista: è cresciuta nelle dimensioni, raggiungendo i 4,55 metri (+19 centimetri) e per la prima volta abbandona le forme tradizionali del modello sfoggiando una nuova forma per la carrozzeria, che strizza l’occhio al mondo delle coupé. Ampia la gamma motori, che include unità ad alimentazione tradizionali ed elettrificate, arrivando fino all’elettrica iX2.

BMW X3: prezzi, dimensioni e caratteristiche 3

BMW X3

Pronta al debutto la nuova generazione della BMW X3, la quarta nella storia del modello. Le dimensioni cresceranno, portando la lunghezza totale vicino ai 4,8 metri, mentre al momento non sono ancora state diramate informazioni ufficiali riguardo i powertrain. Tuttavia, pare sicuro l’arrivo di una variante completamente elettrica, sviluppata sulla piattaforma Neue Klasse.

BMW Serie 4

Sulla falsa riga di quanto verrà fatto sulla Serie 1, verrà aggiornata anche l’intera gamma della BMW Serie 4. La gamma motori non dovrebbe essere toccata, mentre l’estetica cambierà soprattutto nel frontale e in parte in quella posteriore. Le novità estetiche interesseranno anche la potente M4 e la famiglia M3. A proposito di quest’ultima potremmo vedere il debutto anche di nuove varianti ancora più sportive, tra le quali spicca la nuova CS.

BMW Serie 5

Fresca di presentazione, la nuova BMW Serie 5 arriverà su strada nei primi mesi del 2024, sia ad alimentazione tradizionale, sia elettrica. In un secondo momento, poi, è previsto l’arrivo anche della variante familiare Touring, attesa anche in variante a batteria. Sempre nel corso dell’anno arriverà anche la potente M5, che per la prima volta verrà proposta in abbinamento ad un powertrain plug-in da 750 CV di potenza e che verrà nuovamente proposta anche con carrozzeria Touring.

Ecco il piano di Ferrari per la sostenibilità ambientale

Fabbrica Ferrari: dove nascono i bolidi di Maranello 1

Dici Ferrari e immediatamente pensi a un’auto di lusso riservata a pochi eletti e costruita con i materiali più ricercati, senza tenere conto minimamente dell’impatto sull’ambiente. Le apparenze, quasi sempre, ingannano: per fortuna la realtà dei fatti è molto diversa e la sostenibilità riguarda vari processi della produzione e un marchio di nicchia come quello di Maranello che ha una produzione limitata e circoscritta in un’area ben definita può essere avvantaggiato rispetto a case automobilistiche che costruiscono vetture e le commercializzano su larga scala. Il tutto è certificato nel bilancio di sostenibilità del 2020 della Ferrari: la totalità dei processi produttivi è certificata ISO 14001, quasi il 100% dell’energia non prodotta in azienda deriva da fonti rinnovabili e certificate e le emissioni complessive dei nuovi bolidi sono più basse del 35% rispetto a quelle delle auto vendute nel 2007 anche se le vendite sono aumentate del 40%. La casa di Maranello è riuscita a centrare questi obiettivi attraverso una strategia precisa intrapresa già da alcuni anni.

Bassissimo impatto sull’ambiente

Prima di passare in rassegna i vari accorgimenti a favore della sostenibilità ambientale adottati dalla casa emiliana, è doveroso ricordare che una Ferrari, più che un’auto, è un vero e proprio oggetto di culto, da usare solo in determinate occasioni: il numero minore di chilometri percorsi, rispetto alle vetture comuni, le permettono di contenere le emissioni. In più l’impatto ambientale da smaltimento è praticamente nullo: a nessuno verrebbe mai in mente di rottamare una rossa di Maranello, a meno di un incidente che la renda irrecuperabile. Come se non bastasse, la Ferrari rientra nella categoria di produttori di piccoli volumi, anche se nel 2019, per la prima volta, ha superato la soglia delle 10.000 unità sfornate: grazie a questo status vengono applicati parametri meno restrittivi per le emissioni delle proprie auto nella quasi totalità dei mercati mondiali.

Ferrari: tutte le novità in arrivo nel 2023

Bolidi sempre più leggeri ed efficienti

Le vetture di Maranello di nuova generazione sono più performanti ed efficienti rispetto a quelle del passato: il contenimento del peso e degli attriti, i miglioramenti dell’aerodinamica, i motori ibridi e il servosterzo elettrico hanno dato una consistente accelerata alla riduzione delle emissioni dei nuovi bolidi. Stando ai dati del rapporto Ferrari, le 9.119 auto vendute nel 2020 hanno totalizzato un volume di emissioni di CO2 più basso del 12% rispetto a quello delle 7.255 unità del 2014, sfiorando le previsioni iniziali che puntavano a una riduzione del 15%. L’obiettivo non è stato centrato per i rallentamenti nella produzione a causa della pandemia, specialmente per quanto riguarda la SF90 Stradale, la prima “rossa” ibrida plug-in che avrebbe dovuto garantire la maggiore riduzione delle emissioni. Infine l’impiego, a partire dal 2015, del sistema start&stop sulle berlinette a motore posteriore quali la 488 e le seguenti evoluzioni, ha contribuito a contenere del 6% le emissioni secondo i parametri del nuovo ciclo di omologazione WLTP.

Meno emissioni in fabbrica e in pista

Il volume complessivo di emissioni di CO2-equivalenti (un sistema di misurazione che equipara le emissioni non-CO2 a quelle di anidride carbonica al fine di ottenere un parametro universale) dichiarato da Ferrari per il 2020 per le fabbriche di Maranello e Modena e il circuito del Mugello ammonta a 88.380 tonnellate, valore più basso della media degli anni precedenti, sempre superiore a quota 90mila. Nel rapporto, l’azienda sottolinea che il calo è dovuto allo stop di sette settimane per la pandemia, che ha fermato a 9.119 unità la produzione dopo aver raggiunto, nel 2019, la cifra record di 10.131 vetture. I numeri, però, dicono anche che negli ultimi cinque anni le emissioni complessive si sono ridotte nonostante il continuo aumento della produzione.

Fabbrica Ferrari: dove nascono i bolidi di Maranello

Le certificazioni ambientali

La svolta a favore dell’ambiente è iniziata nel 2001, quando Ferrari si è vista riconoscere la certificazione ISO 14001 per gli impianti di Maranello e Modena, rinnovato nel 2016, mentre il circuito del Mugello ha conseguito e rinnovato la certificazione del sistema di gestione ambientale ISO 14001 ed EMAS (Eco-Management and Audit Scheme). L’autodromo toscano, nel 2020, è stato il primo al mondo a ottenere la certificazione ISO 20121, lo standard internazionale per la gestione sostenibile degli eventi.

Energia “pulita” con il trigeneratore di Maranello

L’impianto di trigenerazione a gas metano, inaugurato nel 2009, al momento produce in maniera autonoma l’81% del fabbisogno di energia elettrica della fabbrica di Maranello oltre all’acqua calda e fredda necessaria ai vari processi; le fonti rinnovabili, invece, tra le quali quella solare e l’energia certificata proveniente dall’esterno, assicurano il rimanente 19%. Il primo impianto a pannelli solari risale al 2008 ed è stato ampliato nel 2011 e nel 2015; “pulita” anche l’energia elettrica acquistata da Ferrari: a partire dal 2014 anch’essa può contare su certificati di garanzia sull’origine da fonti rinnovabili.

Meno sprechi di acqua e di rifiuti

Per contenere l’impatto sull’ambiente, all’abbassamento delle emissioni delle vetture e dei processi produttivi, si aggiungono altri accorgimenti, come l’impiego delle risorse e la conseguente riduzione degli sprechi, a partire dalle materie prime principali come l’alluminio, presente in grandi quantità nei bolidi Ferrari: gli scarti dei processi di produzione vanno alla fonderia dove vengono fusi e riutilizzati. Nel 2020 il totale dei rifiuti ha toccato quota 9.785 tonnellate, il 12% in meno rispetto al 2019, complice anche il rallentamento della produzione per la pandemia; ma i vertici di Maranello stanno lavorando su nuove procedure per ridurre i materiali di scarto in varie fasi della produzione, seguendo l’esempio di altre case automobilistiche. Infine per quanto riguarda l’acqua, sono state adottate due soluzioni: un nuovo impianto di raffreddamento del Centro Tecnico che ne riduce il consumo e uno per la raccolta e il riutilizzo di quella piovana e della condensa dei sistemi di condizionamento.

Fotosintesi artificiale, per rendere le auto più green

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La lotta alle emissioni di CO2, per quanto concerne il settore automotive, non riguarda soltanto le case automobilistiche e la loro ricerca di powertrain elettrificati sempre più a minor impatto ambientale, ma passa anche dall’apporto dei grandi costruttori di componenti per veicoli. Il gigante giapponese Denso, uno dei principali produttori internazionali di sistemi integrati e componenti automobilistici, lavora nella direzione di una mobilità sostenibile e sicura con l’intento di diventare carbon neutral e di raggiungere quota zero incidenti stradali entro il 2035. Per centrare gli ambiziosi obiettivi, il colosso nipponico ha messo a punto un complesso piano strategico, articolato in più sezioni.

Fotosintesi artificiale per non sprecare energia

Denso vuole ottenere la neutralità nelle emissioni di CO2 mediante la visione “going green”, che ha bisogno di uno sforzo congiunto a livello globale: dai processi di produzione, all’impiego di energie rinnovabili, fino a giungere al prodotto finale. Per centrare questo difficile obiettivo, il colosso giapponese sta implementando varie tecnologie per abbattere le emissioni di anidride carbonica, già calate del 12% fra il 2020 e il 2021. Il primo passo in questa direzione, unito all’impiego di materiali a basso contenuto di carbonio, è la semplificazione e lo sviluppo di diverse tecnologie per rendere sempre più efficienti i processi di produzione, come per esempio la IoT (Internet of Things) che consente di eliminare perdite e sprechi e altri sistemi in grado di fermare i macchinari quando non sono necessari alla produzione. In più, la CO2 rilasciata nei processi di produzione sarà raccolta e riusata come energia utile. Ma le novità di Denso non finiscono qua: gli esperti del colosso giapponese stanno portando avanti anche tecnologie inedite, tra le quali la fotosintesi artificiale, capace di trasformare e riciclare la CO2 presente nell’aria per poi reimpiegarla come energia rinnovabile.

Auto elettriche: quanto costa ricaricare con Acea

Tante idee per la mobilità del futuro

Denso non si ferma allo sviluppo di soluzioni per evitare sprechi di energia e, parallelamente, porta avanti l’implementazione di soluzioni alternative alla mobilità attuale. I tecnici giapponesi stanno studiando carburanti sintetici, l’ottimizzazione dei powertrain elettrificati e particolari modalità di ricarica wireless che consentono alle auto a batteria di ricaricarsi mentre sono in viaggio. Il gigante giapponese punta decisamente anche sugli electric-VTOL, aerei a decollo e atterraggio verticale, che vengono visti come ottima soluzione per la mobilità urbana del futuro: in questo contesto si inserisce la collaborazione con Honeywell, una delle principali aziende aerospaziali, per alcuni test su un sistema di propulsione 100% elettrico.

La sicurezza stradale al centro di tutto

Da qui al 2035 Denso vuole portare a zero gli incidenti stradali e per questo sta cercando di migliorare le tecnologie attuali, (Lidar, radar e sensori visivi) e di sviluppare nuove soluzioni basate sull’intelligenza artificiale e capaci di prevedere in anticipo la possibilità di incidente. I piani dell’azienda giapponese prevedono l’impiego di questi sistemi su un numero molto ampio di veicoli, dalle auto compatte ai tir.

Il concetto di sicurezza di Denso abbraccia anche l’abitacolo: procede a ritmi serrati lo sviluppo di sistemi di condizionamento in grado di tenere pulita l’aria all’interno delle auto. Due anni fa è stato prodotto un filtro dell’aria capace di catturare e rimuovere le particelle nell’aria 25 volte più piccole delle particelle catturate dai modelli convenzionali; per i prossimi anni, invece, il colosso giapponese ha intenzione di mettere a punto sistemi di purificazione che impiegano foto-catalizzatori e tecnologie di rilevamento per individuare gas e virus pericolosi.

Mercato auto ottobre 2023: ecco tutti i dati

Toyota Crown Sport: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

Anche ottobre va in archivio con il segno più per quanto riguarda le nuove immatricolazioni. Nel mese concluso da poco, in Italia, sono state immatricolate 139.052 vetture nuove, segnando una crescita del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che a sua volta aveva registrato un +14,2%. Se invece prendiamo come riferimento ottobre 2019, le cifre sono ancora lontane da quelle precedenti la pandemia, con una perdita dell’11,6%.

La somma complessiva delle auto immatricolate nei primi dieci mesi di quest’anno tocca 1.315.964 unità, +20,5% (224.000 vetture in più rispetto alle 1.091.937 di gennaio-ottobre 2022), ma resta nettamente al di sotto (-19%, 310.000 veicoli in meno) dello stesso periodo del 2019.

La ritrovata disponibilità delle vetture e il numero maggiore di consegne di auto ordinate vari mesi fa e frenate dalla crisi di produzione e di componenti hanno inciso sulle buone cifre di ottobre, tanto che l’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) rivede in rialzo, rispetto alla previsione dello scorso luglio, la stima di chiusura dell’anno, che dovrebbe raggiungere 1.570.000 immatricolazioni, in aumento del 19,2% con 250.000 unità in più sull’anno scorso, ma in calo a -18,1% rispetto al 2019.

impianto gpl

Stabili le auto benzina e diesel, aumenta il Gpl

Ottobre 2023 ha fatto registrare una crescita delle immatricolazioni di vetture a Gpl, che si avvicinano al 10% di quota di mercato (+1,1 p.p.); numeri in rialzo anche per le auto ibride, che si portano al 39% delle preferenze degli italiani nel mese concluso da poco. I modelli mild hybrid si confermano i preferiti, con il 27,5%, seguiti da quelli full hybrid con l’11,5%. Cifre in calo per le ibride plug-in, che scendono al 4,1% delle preferenze, e le vetture a metano che spariscono, con lo 0,1% del mercato. Le auto elettriche guadagnano un punto e si portano al 4,1%; le vetture a benzina e diesel, invece, non fanno registrare grossi cambiamenti e restano rispettivamente al 27,5% e al 15,2% di share.

Jeep Avenger: prezzo, dimensioni e caratteristiche 3

Le auto a benzina più vendute a ottobre 2023

  • Jeep Avenger (3.326)
  • Citroen C3 (2.783)
  • MG ZS (2.307)
  • Volkswagen T-Cross (2.110)
  • Volkswagen Polo (1.897)
  • Peugeot 208 (1.806)
  • Toyota Aygo X (1.758)
  • Volkswagen T-Roc (1.389)
  • Dacia Sandero (1.367)
  • Opel Corsa (1.364)

Fiat 500X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 26

Le auto diesel più vendute a ottobre 2023

  • Fiat 500X (1.567)
  • Volkswagen Tiguan (1.047)
  • Volkswagen T-Roc (992)
  • Jeep Renegade (939)
  • Mercedes GLA (805)
  • Peugeot 2008 (798)
  • Alfa Romeo Tonale (743)
  • Alfa Romeo Stelvio (713)
  • Jeepompass (696)
  • Audi A3 (683)

Dacia Sandero: prezzo, dimensioni e prova su strada 2

Le auto GPL più vendute a ottobre 2023

  • Dacia Sandero (3.945)
  • Dacia Duster (1.844)
  • Renault Captur (1.666)
  • Fiat Panda (818)
  • Renault Clio (817)
  • Lancia Ypsilon (725)
  • EVO5 (459)
  • Dacia Jogger (385)
  • DR 5.0 (343)
  • Kia Stonic (341)

Audi A3 2020

Le auto metano più vendute a ottobre 2023

  • Audi A3 (37)
  • Skoda Kamiq (30)
  • Volkswagen Polo (27)
  • Seat Arona (17)
  • Skoda Octavia (3)
  • Audi A5 (1)
  • Volkswagen Golf (1)
  • Seat Ibiza (1)
  • Seat Leon (1)
  • Fiat Panda (1)

Fiat Panda Hybrid: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

Le auto ibride più vendute a ottobre 2023

  • Fiat Panda (9.979)
  • Toyota Yaris Cross (3.513)
  • Lancia Ypsilon (3.501)
  • Ford Puma (2.548)
  • Fiat 500 (1.832)
  • Nissan Qashqai (1.657)
  • Suzuki Ignis (1.588)
  • Toyota Yaris (1.532)
  • Kia Sportage (1.528)
  • Renault Captur (1.113)

Cupra Formentor: prezzo, dimensioni e caratteristiche 11

Le auto plug-in più vendute a ottobre 2023

  • Cupra Formentor (490)
  • Audi Q3 (414)
  • Ford Kuga (413)
  • Audi Q5 (299)
  • Porsche Cayenne (282)
  • Jeep Compass (259)
  • BMW X1 (240)
  • Mercedes Classe A (181)
  • Jeep Renegade (171)
  • Alfa Romeo Tonale (160)

Tesla Model 3: prezzi, dimensioni e caratteristiche 7

Le auto elettriche più vendute a ottobre 2023

  • Tesla Model 3 (537)
  • smart fortwo (513)
  • Tesla Model Y (349)
  • Fiat 500 (291)
  • Volkswagen ID.3 (242)
  • BMW iX1 (233)
  • Peugeot 208 (232)
  • Dacia Spring (231)
  • Ford Mustang Much-E (221)
  • Audi Q4 (189)

Le 10 auto più vendute in Italia a ottobre 2023

  • Fiat Panda (11.030)
  • Dacia Sandero (5.312)
  • Lancia Ypsilon (4.226)
  • Jeep Avenger (3.514)
  • Toyota Yaris Cross (3.513)
  • Citroen C3 (3.352)
  • Renault Captur (3.135)
  • Ford Puma (2.561)
  • Fiat 500X (2.425)
  • Renault Clio (2.394)

Audi: tutte le novità in arrivo nel 2024

Audi: tutte le novità in arrivo nel 2024 4

Il 2023 è stato piuttosto avaro di novità per Audi, ma il 2024 si prospetta invece particolarmente ricco di nuovi modelli e aggiornamenti. Il focus principale sarà inevitabilmente improntato sulle novità elettriche, tra le quali spicca la nuova Q6 e-tron che porta al debutto una piattaforma inedita e di importanza strategica per il brand.

Ma non è tutto, accanto alle tante novità a zero emissioni ci sarà comunque ancora spazio per gli amanti delle auto sportive “vecchia scuola”, con il lancio di alcuni interessanti aggiornamenti firmati RS.

  • Audi Q6 e-tron
  • Audi Q4 e-tron
  • Audi A5
  • Audi A6 e-tron
  • Audi Q8
  • Audi RS3

Audi Q6 e-tron

La novità più interessante e importante attesa per il 2024 è rappresentata dalla nuova Audi Q6 e-tron. Si tratta di un Suv di medie dimensioni che porterà al debutto la nuova piattaforma elettrica nativa PPE: un’architettura sulla quale nasceranno diversi modelli elettrici sviluppata internamente da Audi in collaborazione con Porsche. La nuova Q6 e-tron verrà lanciata ufficialmente nella prima metà del 2024, mentre nella seconda metà dell’anno arriverà anche la variante Sportback.

Audi Q4 e-tron

L’Audi Q4 e-tron è stato il primo modello elettrico nativo di casa Audi e nel 2024 verrà sottoposto ad un interessante restyling di metà carriera. L’estetica del Suv elettrico dei Quattro Anelli non verrà modificata: a cambiare saranno le dotazioni e le performance elettriche. Grazie ad una serie di interventi lato software, infatti, la Q4 e-tron potrà fare affidamento su più autonomia. La gamma sarà così articolata su due versioni: la 45 con un’autonomia di 562 km, mentre la 55  avrà una potenza maggiore, passando dagli attuali 299 CV a 340 CV.

audi a5 esterni

Audi A5

Con la nuova A5 Audi nel 2024 cambierà la propria politica di naming. L’Audi A5, infatti, indicherà l’intera famiglia dei modelli medi con motori endotermici, mentre fino ad oggi ha sempre e solo indicato le versioni coupé della A4. I motori saranno tutti mild-hybrid e non mancherà una varainte plug-in. Presenti all’appello anche le sportive S ed RS.

Audi A6 e-tron

Altro passaggio epocale per Audi sarà rappresentato dal lancio della nuova Audi A6 e-tron, ovvero la nuova generazione della A6 che per la prima volta sarà proposto unicamente in abbinamento a powertrain elettrici. Sarà realizzata sulla piattaforma PPE, e sarà declinata sia in variante di carrozzeria berlina, sia station wagon.

Audi Q8

Il modello più vicino all’arrivo nelle concessionarie è il restyling della Audi Q8. Il Suv sportivo più grande del marchio tedesco si aggiorna tanto nello stile, quanto nei contenuti, puntando su una gamma motori profondamente rivista rispetto al passato. Tra i benzina spicca la presenza della 55 TFSI da 340 CV e della SQ8 con il V8 da 4,0 litri e 507 CV, mentre per chi preferisce i Diesel ci sono il 45 TDI e il 50 TDI da 231 CV e 286 CV. In un secondo momento arriveranno anche le varianti plug-in e la sportiva RS.

Audi RS3: prezzi, dimensioni e caratteristiche

Audi RS3

Il 2024 sarà anche l’anno dell’aggiornamento di metà carriera dell’Audi RS3. La variante più indiavolata della A3 potrebbe conservare il powertrain attuale, costituito da un 2.5 turbo a cinque cilindri da ben 400 CV, ma dovrebbe essere rivista in maniera piuttosto decisa nello stile, sfoggiando un inedito paraurti anteriore con prese d’aria riviste.

Honda Jazz: acquisto o finanziamento?

Honda Jazz: prezzo, dimensioni e caratteristiche

La Honda Jazz è una monovolume di segmento B a 5 porte e 5 posti compatta, prodotta dal 2001 e giunta alla quarta generazione, che vede un totale stravolgimento dei contenuti e nel design. Il modello attuale ha un aspetto più moderno e accattivante, viene proposto soltanto in versione ibrida e, di serie, offre il sistema “sedili magici”, che permette alle sedute in seconda fila posteriore di ruotare di novanta gradi, mettendosi contro lo schienale in modo da accrescere la capacità di carico.

Il restyling del 2023 vede importanti novità per la Honda Jazz, sia a livello estetico che di dotazioni e l’introduzione dell’allestimento Advanced Sport, che di serie offre la tinta Urban Gray, le finiture dedicate dei paraurti, la griglia anteriore sportiva, gli specchietti con calotte nero lucido e i cerchi in lega da 16 pollici. Gli interni, invece, presentano finiture di pelle sintetica scamosciata nera e grigia con cuciture gialle, abbinate al volante sportivo a tre razze. L’assetto della Advanced Sport è più sportivo con la nuova elettronica che gestisce il funzionamento dell’acceleratore e della trasmissione. Le dimensioni della Honda Jazz ricordano più quelle di una utilitaria che una monovolume: lunga 4,04 metri, larga 1,69, alta 1,52 con un passo di 2,52 metri che si traduce in grande comodità per i passeggeri del divanetto posteriore e capacità minima del bagagliaio di 304 litri.

Honda Jazz

Linee più dolci e tanta tecnologia

Il look duro e aggressivo della generazione precedente è solo un ricordo, ora la Jazz ha un aspetto più soft e moderno, con il frontale che si distingue per i grandi fari led di serie integrati alla perfezione nella nuova mascherina e il cofano corto e ben collegato con il parabrezza in modo da lasciare intatto il look da monovolume urbano. Nella parte laterale risaltano la pulizia delle linee e l’ampia superficie dedicata ai finestrini; nel posteriore, invece, spicca l’ampio lunotto.

Entrando nell’abitacolo notiamo la nuova plancia con una striscia in linea con la carrozzeria che dà un tocco in più di eleganza. All’interno si mettono in mostra i due touchscreen: quello da 9” dedicato all’infotainment, solo negli allestimenti superiori, e il virtual cockpit da 7”, configurabile dal guidatore. La Jazz offre anche il sistema di navigazione Garmin e le app integrate con localizzatore auto e assistenza stradale. Di serie è presente anche il pacchetto Honda Sensing, con il sistema di frenata a riduzione di impatto, il Cruise Control Adattativo, il riconoscimento della segnaletica stradale, il sistema di mantenimento della corsia e il limitatore di velocità.

Honda Jazz

Motorizzazioni e consumi

Il cambiamento più grande della nuova generazione sta nel motore: l’attuale Jazz è disponibile soltanto con un’unica motorizzazione ibrida da 1.5 litri abbinata a due unità elettriche, per una potenza di sistema di 109 CV (97 CV motore endogeno). Il powertrain ha due modalità di funzionamento: con la EV Drive, la batteria agli ioni di litio spinge il motore elettrico e permette alla piccola monovolume di percorrere brevi tratti a zero emissioni; mentre con la Hybrid Drive, che entra in funzione quando la batteria è quasi scarica, l’1.5 benzina aziona un generatore che fornisce energia al motore elettrico. Honda dichiara consumi molto contenuti: soltanto 4,5 litri ogni 100 km, calcolati su ciclo combinato WLTP.

Honda jazz: tecnologica e anche ibrida, a partire da 22.500 euro

Honda Jazz e:Hev 1.5 Elegance eCVT a 24.900 euro

Continuano le offerte sui modelli della gamma della casa giapponese che, con un Hybrid Bonus specifico, consente di poter acquistare una Honda Jazz Full Hybrid a prezzo ridotto. Per ottenere i 2.000 euro di sconto bisogna possedere un’auto da almeno 5 mesi da rottamare o da dare in permuta. Chi ha un vecchio veicolo e decide di aderire al finanziamento Easy Honda può acquistare una Jazz Hev 1.5 con allestimento Elegance eCVT a 24.900 euro, invece dei 26.900 del prezzo di listino. Dopo un anticipo di 5.500 euro, ci sono da pagare 47 rate da 244,53 euro (TAN fisso 5,99%; TAEG massimo 7,38%, nel caso si desideri rateizzare la maxi-rata) e la rata finale da 12.101 euro che rappresenta anche il Valore Futuro Garantito. Il limite massimo di km è di 10.000, da non superare in caso di restituzione del veicolo; mentre Honda offre anche fino a otto anni di garanzia estesa gratuita e due tagliandi inclusi nel finanziamento.

BYD Seal U: prezzi, dimensioni e caratteristiche

BYD Seal: prezzo, dimensioni e caratteristiche 13

Al Salone di Monaco 2023, BYD ha tolto i veli sulla sua ultima creazione, la Seal U, un inedito Suv elettrico che completa così la gamma del costruttore cinese. Lungo 4,79 metri, punta su un’autonomia che può raggiungere i 500 km, mentre nello stile prende ispirazione dalla sorella berlina Seal. Sebbene la sua identità estetica e tecnologica rispecchi il DNA del marchio, la Seal U si propone con caratteristiche distintive rispetto al resto della gamma. La sua effettiva disponibilità per il mercato italiano è prevista per il 2024.

Ecco la scheda tecnica della BYD Seal U:

Scheda Tecnica
Numero posti 5
Bagagliaio 552 – 1.440 litri
Alimentazioni elettrica
Classe –
CV/kW (da) 218/160
Prezzo (da) –
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Perché comprarla

Come dicevamo, lo stile della BYD Seal U attinge a piene mani da quello della berlina Seal, rispetto alla quale sfoggia linee più massicce e proporzioni più generose. La lunghezza, infatti, è di quasi 4,8 metri, mentre in larghezza misura pressappoco 1,9 metri e in altezza si avvicina ai 1,7 metri. Queste misurazioni si completano con un passo generoso di quasi 2,8 metri, suggerendo un interno ampio e confortevole. A dimensioni esterne tanto generose, si abbina un abitacolo molto confortevole soprattutto per chi viaggia dietro. Il vano di carico, invece, ha una capacità che va da 552 litri a 1.440 litri.

Dimensioni
Lunghezza 4.785 mm
Larghezza 1.890 mm
Altezza 1.688 mm
Passo 2.765 mm

La BYD Seal U emerge con un design ispirato agli elementi marini, seguendo le orme dell’Ocean Design, un concetto stilistico già apprezzato su modelli come la Dolphin e la berlina Seal. Il suo frontale presenta poi una configurazione particolare, dove i fari insieme alle prese d’aria sembrano delineare una distintiva “X”.

Tali dettagli, combinati con proporzioni ben bilanciate, conferiscono al SUV un profilo curato, arricchito da linee morbide che evocano l’andamento sinuoso delle onde marine. L’impressione complessiva è quella di un crossover di segmento D elegante e dalla silhouette affilata.

L’abitacolo del BYD Seal U coniuga funzionalità e raffinatezza. Sebbene l’interno possa apparire più “tradizionale” rispetto ad altri modelli della casa cinese, non manca la tipica attenzione al dettaglio che caratterizza la BYD. I materiali utilizzati sono di qualità, morbidi al tatto, e anche gli assemblaggi tra i vari pannelli sono di qualità.

Il nucleo tecnologico dell’abitacolo è rappresentato dallo schermo touch dell’infotainment da 15,6 pollici, capace di ruotare di 90°, offrendo la versatilità di una visualizzazione sia in modalità ritratto che panoramica. Infine, la comodità è garantita dalla presenza di una piastra di ricarica wireless, capace di accogliere due telefoni simultaneamente, elemento che richiama alcune soluzioni adottate da marchi come Tesla. Lato Adas, infine, troviamo sulla Seal U sistemi di guida semi-assistita di livello 2.

La casa automobilistica cinese ha scelto di equipaggiare questo SUV con la propria batteria Blade, disponibile in due varianti di capacità: 71,8 kWh e 87 kWh. L’energia stipata all’interno della batteria viene inviata ad un motore elettrico sincrono a magneti permanenti, capace di erogare una potenza massima di 218 CV.

I tagli della batteria, come dicevamo, sono da 71,8 kWh e 87 kWh, garantendo un’autonomia che tocca rispettivamente i 420 km e i 500 km. In tema di ricarica, il SUV permette un ingresso in corrente alternata di 11 kW, mentre in corrente continua varia tra 115 kW e 140 kW, a seconda del “taglio” della batteria. Un elemento distintivo della Seal U è la presenza, standard su ogni modello, della pompa di calore e della funzione V2L (Vehicle to Load), che aumenta ulteriormente la sua versatilità energetica.

  • Design: estetica ispirata all’Ocean Design, unendo eleganza e innovazione.
  • Tecnologia: da vera premium la dotazione tecnologica presente a bordo, che trova la massima espressione nel grande schermo rotante a centro plancia.
  • Autonomia: batteria Blade offerta in due tagli diversi, garantendo fino a 500 km di autonomia.

Auto divenute icona: Porsche 911

Porsche 911: prezzi, dimensioni e caratteristiche 10

Tante vetture si sono ritagliate uno spazio importante nella storia dell’automobilismo, diventando vere e proprie icone, ma soltanto una ha saputo resistere all’avanzare del tempo e rimanere fedele all’idea iniziale, la Porsche 911. Questo modello sportivo, divenuto oramai leggendario e tuttora in produzione, ha da poco festeggiato 60 anni (portati benissimo): tutto inizia nel 1963 al Salone di Francoforte con un altro nome, 901, successivamente modificato in 911. La nuova creatura di Porsche irrompe sul mercato l’anno successivo e conquista tantissimi automobilisti sparsi in tutto il mondo grazie alle proprie caratteristiche: carrozzeria coupé 2+2, motore posteriore a sbalzo 6 cilindri boxer raffreddato ad aria da 130 CV, peso che supera di poco i 1.000 kg, trazione posteriore, sospensioni a quattro ruote indipendenti con barra di torsione, quattro freni a disco e cambio a quattro marce con la quinta opzionale.

Le sensazioni di guida, unite alla buona abitabilità e al design (rimasto praticamente invariato e divenuto il marchio di fabbrica della casa tedesca) che ha saputo attraversare a testa alta più di mezzo secolo, sono tra le chiavi del clamoroso successo della vettura tedesca, che non ne vuol sapere di andare in pensione. Pur restando fedele al progetto originale, è inevitabile che nel corso di tutti questi anni abbia ricevuto varie modifiche, ma le serie fondamentali restano due: le Porsche 911 con motore raffreddato ad aria (prodotte dal 1963 al 1997) e le 911 dei giorni nostri, realizzate a partire dal 1998.

Auto divenute icona: Porsche 911

La leggenda 911 inizia con un nome diverso

Porsche deve sostituire la 356, diventata ormai obsoleta, e al Salone dell’Automobile di Francoforte del 1963, presenta il primo esemplare prodotto, di colore giallo, della nuova vettura, chiamata 901: il pubblico e la stampa specializzata gradiscono, la Peugeot decisamente meno. La casa francese diffida i rivali dall’usare quella sigla, perché ha registrato i tutti i numeri a tre cifre con lo zero in mezzo da utilizzare per i propri modelli. Il marchio tedesco è costretto a cambiare nome in 911 a partire dal 10 novembre 1964: griffati 901 restano solo i primi 82 esemplari già venduti, quasi tutti allestiti artigianalmente, visto che la produzione di serie partì il 14 settembre del 1964. Una volta risolta la querelle del nome, la nuova Porsche è libera di sfrecciare, a tutto gas ovviamente, verso la gloria e la leggenda, grazie alla guida al limite e alle sensazioni uniche che trasmette agli automobilisti: il motore posteriore alleggeriva troppo l’anteriore e, secondo indiscrezioni dell’epoca, i fortunati possessori delle 911 mettevano nel bagagliaio alcuni sacchi di sabbia per darle maggiore stabilità.

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Le versioni Targa e Turbo consolidano il mito

Tra la 911 e gli automobilisti è amore a prima vista: le vendite premiano la casa tedesca che, nel 1966, sforna la 911 S da 160 CV; mentre l’anno seguente è la volta della 911 R, realizzata in sole 20 unità e caratterizzata dal motore twin spark da 210 cavalli e da un peso minore grazie alle portiere in alluminio e al carter in magnesio. A contribuire al mito della 911 è anche la versione Targa, a metà strada fra coupé e spider, introdotta nel 1965: fra i tratti distintivi troviamo il roll bar fisso che permette di rimuovere agevolmente il tettuccio e viaggiare con il vento tra i capelli. Il nome Targa fu scelto per rendere omaggio alla vittoria di Umberto Maglioli con la Porsche 550 Spyder alla Targa Florio, la prima affermazione del marchio di Stoccarda in una gara internazionale valida per il Campionato Mondiale Vetture Sport.

Nel 1975 viene svelata la mitica 911 Turbo, la prima Porsche con motore sovralimentato (3 litri con turbocompressore dotato di basamento in alluminio, cilindri in Nikasil e iniezione meccanica). Le linee sono più aggressive, con passaruota più ampi per poter montare pneumatici di misure maggiori; mentre allo spoiler posteriore e allo splitter anteriore più grande spetta il compito di assicurare maggiore stabilità alla vettura. Questa versione raggiunge i 100 km/h in 6,5 secondi e tocca la velocità massima di 251 km/h. L’aggiornamento del 1978 introduce il motore di 3.3 litri di cilindrata e 300 cavalli con iniezione elettronica.

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Dalla SuperCarrera all’ultima 911 raffreddata ad aria

Nel 1977 è la volta della 911 SC (SuperCarrera), la nuova entry level nella gamma del marchio (ma dalle prestazioni di tutto rispetto come i 233 km/h di velocità massima e lo 0-100 km/h in 6,3 secondi) che prende il posto di tutte le auto senza motore turbo: la standard, la S e la Carrera. I vertici di Porsche hanno in mente di produrre la 928, che avrebbe dovuto sostituire la 911, ma le vendite dell’auto, ormai diventata un mito, non accennano a diminuire e i manager sono costretti a fare un passo indietro: nel 1984 esordisce la 911 Carrera 3.2 con motore da 3.164 centimetri cubi da 231 CV e alimentazione a iniezione elettronica. Nel 1993 arriva l’ultima 911 con motore raffreddato ad aria, la serie 993, con motore boxer 6 cilindri più potente e velocità massima di 296 km/h.

Porsche 911: prezzi, dimensioni e caratteristiche 49

Dalla svolta del 1997 fino ai giorni nostri

Il 1997 è una data da segnare in rosso per gli appassionati Porsche: viene presentata la 996, la prima 911 con motore raffreddato ad acqua. La nuova vettura ha un propulsore boxer di 3,4 litri con 4 valvole per cilindro e 296 CV di potenza. Ai fan più integralisti non piacciono i cambiamenti estetici nella parte anteriore, con i nuovi fari a ogiva che prendono il posto dei tradizionali fanali tondi. Le contestazioni degli affezionati inducono i vertici della casa tedesca, nel 2005, a mandare in pensione la 996 per far posto alla 997, che presenta il ritorno dei fari tondi. La nuova vettura non riscuote grandi consensi e, nel 2011, viene sostituita dalla 991 con motore da 3.4 litri e 350 CV, nella versione Carrera, e propulsore da 3.8 litri e 400 CV, nella versione Carrera S. Questa variante della 911 è la prima vettura di serie del marchio ad avere il cambio manuale a sette marce. Nel 2018 è l’ora della 992, l’ultimo capitolo, fino a ora, della gloriosa 911: la nuova versione presenta fanali uniti tra di loro da un sottile led e una griglia di ventilazione del motore che si rifà alle 911 degli anni 80.

Auto a noleggio: cosa fare in caso di incidente

Essere coinvolti in un incidente stradale è sempre un’esperienza traumatica, ma quando il sinistro avviene con una vettura presa a noleggio, all’inevitabile shock che ne consegue si aggiungono i dubbi sul da farsi. Vediamo come comportarsi passo dopo passo in caso di impatto o tamponamento con un’auto noleggiata, anche quando il conducente non ha colpa.

Innanzitutto è necessaria una premessa: i dettagli della copertura assicurativa e la franchigia vengono stabiliti al momento della stipula del contratto di noleggio. Oggi ci sono contratti standard che possono essere modificati in base alle esigenze dell’automobilista, però è fondamentale conoscere tutte le condizioni contrattuali prima di compiere la scelta di noleggiare una vettura.

Cosa fare dopo l’impatto

In linea di massima, i passi da compiere non sono differenti da quelli previsti in caso di incidente con un’auto privata. La prima cosa da fare è assicurarsi che tutte le persone coinvolte nell’impatto stiano bene e, se necessario, chiamare un’ambulanza; una volta pensato alla salute di tutti quanti, si passa alla compilazione del modello Blu (CAI) di constatazione amichevole, scambiando le generalità (nome, cognome, numero di telefono e altri contatti) con il conducente dell’altro veicolo e tutti i soggetti coinvolti nell’incidente. In caso di impatto contro una vettura in sosta, bisogna lasciare le proprie generalità su un bigliettino da mettere sul parabrezza di quest’ultima.

Se vengono chiamate le forze dell’ordine, in attesa del loro arrivo, è bene scattare foto dell’incidente, in modo da poter risalire con certezza alla data e all’ora del sinistro, poter indicare le esatte condizioni meteo, lo stato del manto stradale e l’illuminazione, il modello delle auto coinvolte e le rispettive targhe, i danni riportati ai veicoli o ad altre proprietà e le lesioni riportate da conducenti, passeggeri ed eventuali pedoni coinvolti.

Una volta seguiti questi passi, è arrivato il momento di telefonare alla compagnia dove è stata noleggiata l’auto (il numero è sul contratto) e raccontare l’accaduto. La società di noleggio penserà al recupero dell’auto, nel caso non si possa più muovere, alle riparazioni e le sostituzioni necessarie, e alla mediazione con le compagnie assicurative delle varie parti coinvolte. Solitamente le compagnie di noleggio non rimborsano le spese che il conducente deve sostenere, salvo diversi accordi stipulati al momento della firma del contratto e, di conseguenza, se il guidatore deve pagare qualcuno in maniera diretta, è molto improbabile che la compagnia di noleggio proceda con il rimborso.

Le varie polizze

Qualsiasi tipo di noleggio auto, a breve e lungo termine, comprende la copertura base, la RCA, con l’aggiunta, per le vetture nuove, della copertura contro i sinistri e il furto. Al momento della firma del contratto (o del ritiro dell’auto nel caso di noleggio a breve termine) è possibile aggiungere ulteriori coperture assicurative, dagli pneumatici al parabrezza, utili se si devono percorrere strade sconnesse, fino alla Kasko: tutte le coperture prevedono sempre le franchigie, fisse o in percentuale. Nel caso di noleggio a lungo termine, le assicurazioni prevedono anche un massimale, la cifra massima che la compagnia è disposta a pagare in caso di sinistro. Se il danno causato dal titolare del contratto di noleggio supera questa cifra, la differenza spetta al titolare del noleggio.

Le franchigie e i massimali possono essere azzerati, con formule assicurative denominate Damage Access Refund, che prevedono il pagamento di una sostanziosa cifra extra. I danni per colpa possono essere azzerati, pagando ovviamente, ma tali coperture extra decadono quando il sinistro viene causato da un conducente sotto effetto di alcol o sostanze stupefacenti: in questo caso se l’incidente dovesse essere grave, l’automobilista avrà anche conseguenze dal punto di vista penale. Invece se il conducente dell’auto noleggiata non ha nessuna colpa nell’incidente, la compagnia potrebbe decidere di addebitargli i costi e poi rimborsarlo soltanto dopo aver accertato i fatti: un motivo in più per redigere un resoconto dell’impatto in maniera più precisa e dettagliata possibile.

DR Evo7: prezzi, dimensioni e caratteristiche

DR Evo7: prezzi, dimensioni e caratteristiche 7

La nuova DR Evo7 fa il suo ingresso nella variegata gamma del marchio Evo. Si tratta di una spaziosa SUV a sette posti, che si distingue per un design più dinamico rispetto alle altre vetture della famiglia. Pur condividendo gran parte della tecnologia e della meccanica con i suoi consimili, la Evo7 si distingue per l’impiego di soluzioni esclusive, sia dal punto di vista tecnico che tecnologico, collocandola così al vertice dell’offerta Evo.  Sotto il cofano, si cela un potente motore 1.5 turbobenzina e per quanto riguarda le dotazioni, la Evo7 offre un unico allestimento “full optional”, lasciando al cliente solo l’agio della scelta del colore. Il tutto, condito da un prezzo che si attesta sotto i 30 mila euro.

Di seguito ecco la scheda tecnica di DR Evo7:

Scheda Tecnica
Numero posti 6/7
Bagagliaio 239/1.900 litri
Alimentazioni Benzina
Classe Euro 6D
CV/kW (da) 174/123
Prezzo (da) 29.900 €
INDICE
Dimensioni
Interni
Esterni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzo

La DR Evo7 si posiziona nel cuore del segmento D, presentando dimensioni generose e ben equilibrate. Con una lunghezza di 4.8 metri, una larghezza di 1.9 metri e un’altezza di 1.8 metri, offre ampio spazio per passeggeri e bagagli. Il passo, pari a 2.8 metri, contribuisce a garantire una stabilità ottimale su strada e grande comfort soprattutto a chi viaggia dietro. Nonostante le dimensioni, il peso in ordine di marcia è di 1.6 tonnellate, garantendo una maneggevolezza di buon livello per una vettura di questa categoria.

Dimensioni
Lunghezza 4.795 mm
Larghezza 1.870 mm
Altezza 1.758 mm
Passo 2.810 mm

La DR Evo7 offre due diverse configurazioni per gli interni, con la possibilità di scegliere tra sei o sette posti. Nella prima opzione, troviamo sei comode poltrone singole, mentre nella seconda configurazione la terza fila di sedili offre un pratico divano abbattibile. Indipendentemente dalla scelta, il produttore garantisce un volume di carico utilizzabile che varia da 230 a 1.050 e fino a 1.900 litri, a seconda della disposizione dei sedili.

Di serie, il veicolo è dotato di due schermi: un display da 12,3 pollici per il sistema di infotainment, compatibile sia con Android Auto che Apple CarPlay, e un pannello da 10 pollici per il quadro strumenti, dalla grafica personalizzabile. La zona dedicata al controllo del climatizzatore, che presenta comandi a sfioramento, è separata dal sistema multimediale. Nel tunnel centrale, trovano posto il selettore del cambio automatico, il pulsante di avviamento e il comando del freno di stazionamento elettrico.

La DR Evo7 porta su strada un nuovo linguaggio stilistico per il marchio, evidenziando un design più sofisticato e aggressivo. La caratteristica mascherina esagonale mantiene la sua forma, ma ora è attraversata da listelli neri verticali, conferendo al SUV un’aura di maturità e determinazione. Le sottili luci superiori si estendono in modo orizzontale, mentre quelle posizionate ai lati della griglia sono di dimensioni più imponenti, creando un impatto visivo distintivo.

Il tetto, seguendo la necessità di un SUV a sette posti, scorre in modo lineare e parallelo al terreno, garantendo spazio sufficiente all’interno. Sul retro, troviamo il riconoscibile elemento luminoso “coast to coast” che unisce i gruppi ottici, ormai una firma iconica del marchio.

La DR Evo7 è equipaggiata con un motore a benzina 1.5 turbo, capace di erogare fino a 174 CV a 5.500 giri/min e una coppia massima di 288 Nm a 4.500 giri/min. La trazione è anteriore e il cambio adottato è un automatico a doppia frizione a sei rapporti. Sul fronte tecnico, la Evo7 è dotata di sospensioni anteriori di tipo MacPherson e posteriori con barra di torsione. Lo sterzo è a servoassistenza elettrica, mentre l’impianto frenante comprende quattro dischi, con quelli anteriori autoventilanti.

Le prestazioni specifiche del modello non sono state ancora comunicate dal costruttore. Tuttavia, sono stati resi noti i dati relativi ai consumi, attestati a 7,4 l/100km secondo il ciclo Wltp, e alle emissioni di CO2, pari a 171 g/km. La capacità del serbatoio della benzina è di 58 litri, garantendo un’autonomia media che dovrebbe aggirarsi intorno ai 780 km.

DR Evo7 è offerta in un unico allestimento, già molto ricco, con l’unica opzione dei colori: bianco, rosso, blu o nero.

  • DR Evo7: l’unica versione di accesso alla gamma, con una dotazione detta “full optional”.

Compresi nell’equipaggiamento di serie: Mascherina esagonale con listelli neri verticali, Luci superiori sottili e orizzontali, Luci inferiori ai lati della griglia di dimensioni maggiori, Tetto lungo e parallelo al terreno, Luce “coast to coast” posteriore che unisce i gruppi ottici, Strumentazione digitale da 10″, Monitor centrale per il sistema di infotainment da 12,3″ (compatibile con Android Auto e Apple CarPlay), Vani porta oggetti, Leva del cambio automatico che non ruba spazio sul tunnel centrale, Configurazione disponibile in 6 o 7 posti, Sedute singole (nel caso di configurazione a 6 posti) o divanetto centrale (nel caso di configurazione a 7 posti), Motore turbo benzina 1.5 a 4 cilindri da 174 CV e 288 Nm di coppia, Trazione anteriore, Cambio automatico doppia frizione a 6 rapporti.

  • Efficienza: eccellente grazie al motore 1.5 turbo benzina, ideale per gli spostamenti urbani.
  • Versatilità: con configurazioni a sei o sette posti e un ampio volume di carico, la Evo7 si adatta a diverse esigenze.
  • Tecnologia: dotata di schermi digitali, compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay, la Evo7 offre un’esperienza di guida all’avanguardia.

Di seguito ecco il listino prezzi di DR Evo7 aggiornato a novembre 2023:

DR Evo7 Benzina Prezzo
Evo7 174 CV 29.900 €