Alfa Romeo Giulia GTA, supercar a quattro porte

Alfa Romeo Giulia GTA, supercar a quattro porte

A quindici anni dalla sua ultima comparsa, la sigla GTA torna a risplendere sul portellone posteriore di un modello firmato Alfa Romeo. Stiamo parlando della Giulia GTA, la versione più prestazionale della famiglia Giulia, sviluppata partendo dalla base tecnica della Giulia Quadrifoglio. I tecnici Alfa sono intervenuti su tutti gli aspetti della vettura, dal motore all’assetto, fino all’aerodinamica, con un solo obiettivo, fare della Giulia GTA, una supercar a tutti gli effetti. Ma con quattro porte.

Aerodinamica firmata Sauber

Basta uno sguardo veloce per riconoscere la nuova Alfa Romeo Giulia GTA. Rispetto alla Quadrifoglio le carreggiate sono state allargate di 50 mm e ora ad inglobare i nuovi cerchi da 20″ con monodado ci pensano dei passaruota rivisti che all’anteriore accolgono una più ampia griglia per lo sfogo dell’aria. A proposito di aria, dell’aerodinamica della Giulia GTA se n’è occupata direttamente la Sauber, che ha messo a punto uno splitter anteriore più pronunciato e in grado di aumentare il carico dell’avantreno, oltre a nuove minigonne e un rinnovato alettone posteriore.

Alfa Romeo Giulia GTA, supercar a quattro porte 3

Cambia naturalmente anche l’assetto, che ora può fare affidamento su nuove molle, nuovi ammortizzatori e nuove boccole. Il tutto per rendere la Giulia GTA quanto più precisa e coinvolgente possibile nella guida.

La Giulia più potente di sempre

Novità, naturalmente, anche sul fronte propulsore. Il ben noto motore 2.9 V6 della Quadrifoglio, sulla Giulia GTA è stato portato fino a 540 CV, che ora sono chiamati a spingere una massa complessiva di 1.520 kg, ovvero 100 kg in meno rispetto alla Quadrifoglio.

Alfa Romeo Giulia GTA, supercar a quattro porte 5

Una cura dimagrante che porta in dote risvolti positivi non soltanto dal punto di vista della guidabilità e delle performance, con uno scatto da 0 a 100 km/h che si risolve in appena 3,6 secondi. A dare voce al V6, inoltre, ora ci pensa un nuovo sistema di scarico firmato Akrapovič.

GTAm, pensata per la pista

Per gli animi più sportivi, poi, c’è la Giulia GTAm, versione “track oriented” della Giulia GTA, dalla quale si differenzia per la presenza di un’ala posteriore di maggiori dimensioni e uno splitter anteriore più pronunciato.

Alfa Romeo Giulia GTA, supercar a quattro porte 4

La potenza non cambia, mentre negli interni scompare la panca posteriore, sostituita da un rollbar. La Giulia GTA e la Giulia GTAm verranno prodotte in totale in 500 esemplari, 250 per ciascuna versione.

Come funziona il motore elettrico per auto?

Come funziona il motore elettrico per auto? 2

Le stringenti normative mondiali in materia di emissioni hanno spinto la maggior parte dei costruttori a puntare sulla mobilità elettrica. Nonostante il motore elettrico per auto sia stato sperimentato per la prima volta sulle vetture già nella prima metà dell’Ottocento, il maggior ostacolo ancora oggi difficile da superare per questa tecnologia riguarda l’autonomia delle batterie e la velocità di ricarica delle stesse, oltre alla rapida diffusione delle stazioni di ricarica.

INDICE
 Motore elettrico auto
 Come funziona il motore elettrico auto
 Consumo motore elettrico auto

Come anticipato, il motore auto elettrica ha fatto le sue prime apparizioni nella prima metà dell’Ottocento con la carrozza elettrica realizzata da Robert Anderson, mentre il primo prototipo di auto elettrica fu realizzato da Thomas Parker nel 1884, utilizzando batterie speciali ad alta capacità da lui progettate. Tra le fine del Diciannovesimo secolo e l’inizio del Ventesimo, il motore elettrico per auto poteva essere senza dubbio considerato uno dei metodi preferiti di trasporto, di sicuro più confortevole rispetto alla vetture alimentate a carburante dell’epoca. Purtroppo lo sviluppo dei motori elettrici fu limitato dalle conoscenze di quel periodo e la velocità massima che poteva raggiungere il motore elettrico per auto era pari a soli 32 Km/h.

Come funziona il motore elettrico per auto? 1

Completata la breve premessa storica, è giunto adesso il momento di capire come funzionano le auto elettriche. Il motore elettrico per auto utilizza l’energia elettrica accumulata dalla batteria trasformandola nell’energia meccanica necessaria a far muovere la vettura. L’energia elettrica accumulata dalla batteria viene trasferita al motore elettrico grazie all’inverter. Questo dispositivo trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore, il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria; identica funzione si attiva in fase di frenata.

auto elettriche
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Su strada, l’auto elettrica procede in modo fluido e totalmente silenzioso e può godere di una coppia istantanea che consente una spinta immediata e decisamente più veloce rispetto a una vettura dotata di un motore di tradizionale. Elemento fondamentale nel motore elettrico per auto sono le batterie. Questa componente è, ad oggi, il cruccio dei vari costruttori dato che l’elemento penalizzante delle vetture elettriche è l’autonomia. Per i modelli dotati di batterie al litio, le case costruttrici dichiarano un’autonomia che varia da 200 a 400 Km, ma ovviamente questa può variare in base allo stile di guida adottato dal conducente.

Come funziona il motore elettrico per auto?

Le singole batterie sono di solito raggruppate in grandi sistemi di varia tensione e capacità per ottenere l’energia richiesta. La durata delle batterie dovrebbe essere considerata quando si calcola il costo di investimento, dato che le batterie si consumano e devono essere sostituite. Il decadimento delle batterie dipende da numerosi fattori, anche se si stanno progettando batterie che durano di più dello stesso veicolo.

Le batterie delle vetture elettriche devono essere ricaricate. La maggior parte delle auto elettriche possono essere ricaricate all’80% della loro capacità in 30 minuti, ma la velocità di ricarica domestica è vincolata dai contratti di fornitura di energia elettrica dell’impianto. Un’attenta programmazione dell’utilizzo dell’auto può comunque consentire di evitare di ricorrere alla ricarica rapida e usufruire della ricarica convenzionale quando la vettura è ferma nel parcheggio di casa o in quello del luogo di lavoro. Un’alternativa alla ricarica di un’auto con motore elettrico sarebbe quella di sostituire rapidamente il pacco batterie ormai scarico con un altro già carico, ma il costo totale di una simile operazione è al momento antieconomico.

Spiegato il funzionamento motore elettrico, è giunto il momento di passare a un argomento che interessa particolarmente chi sceglie questa tipologia di vetture, ossia il consumo del motore elettrico auto. Considerando i differenti modelli presenti sul mercato, possiamo affermare come la Tesla Model S sia la vettura che garantisce il miglior rapporto autonomia/costo. L’autonomia dichiarata per la vettura della casa di Elon Musk è di 600 km con un pieno da 40 euro e consuma circa 0,067 euro a km, mentre per la Model X, altro modello della Tesla, viene dichiarata un’autonomia di 565 km con un pieno da 40 euro e costa 0,071 euro a km.

Volendo trovare un’alternativa europea si può guardare con interesse alla Renault Zoe. La compatta francese, grazie alla batteria da 41 kWh riesce ad avere un’autonomia di 380 km con un pieno di energia da 16,40 euro e un costo/km di 0,043 euro; volendo salire di dimensioni e di prezzo, si può optare per la Hyundai IONIQ con la quale si potranno percorrere fino a 280 km con un pieno di 11,20 euro e un rapporto costo/Km di 0,040 euro.

Prendendo in considerazione una pietra miliare tra le auto elettriche, la Nissan Leaf con batteria da 30 kWh può percorrere fino a 250 km con un pieno da 12 euro e un rapporto costo/Km di 0,048 euro, mentre quella da 24 kWh garantisce 160 km di autonomia con un pieno da 9,60 euro. È quindi palese come le caratteristiche del motore elettrico per auto garantiscano un notevole risparmio economico rispetto a una vettura dotata di propulsore tradizionale, ma la scelta per un modello simile deve essere valutata con attenzione in funzione dei chilometri percorsi quotidianamente e della conseguente autonomia disponibile.

auto elettriche
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Audi A3 Sportback: tutte le informazioni sulla quarta generazione

Audi A3 Sportback: la quarta generazione è servita 3

Era tra le auto più attese del 2020. La nuova Audi A3 Sportback sarebbe stata tra le protagoniste di Ginevra ma, con il Salone annullato a pochi giorni dall’apertura dei cancelli, per ora ci si deve accontentare di vederla da lontano.

INDICE
 Esterni
 Interni
 Motorizzazioni

La nuova compatta della Casa di Ingolstadt cambia in modo evidente e punta dritta verso una sportività quasi senza compromessi. L’auto, dal punto di vista estetico ha linee nette e muscoli ben in vista. Davanti sfoggia una mascherina enorme, che lascia spazio solo ai fari (ora, optional, anche a matrice di Led) e a due vistose prese d’aria con cornice satinata. È la fiancata, però, ad introdurre le novità più di rilievo, con un gioco di superfici concave e convesse che dai passaruota corrono lungo la portiera donando grande dinamismo.

Audi A3 Sportback: la quarta generazione è servita 5

Salendo a bordo, addirittura, la nuova Audi A3 Sportback ricorda nelle forme e nei rivestimenti la Lamborghini Urus. Non è un’esagerazione. I rimandi stilistici sono molti, dalle bocchette del’aria alle linee degli interni porta. Colpisce, in generale, l’impostazione spiccatamente driver oriented di schermi e comandi,  una scelta che mira a massimizzare il coinvolgimento alla guida.

Audi A3 Sportback: la quarta generazione è servita 7

Tra gli elementi  che più saltano all’occhio c’è la leva del cambio automatico: con la trasmissione shift-by-wire (la stessa della Volkswagen Golf 8), infatti, la classica leva lascia il posto a un selettore ben più piccolo. Da sottolineare, guardando l’abitacolo, la qualità e la cura con cui l’auto è stata progettata e assemblata. A un primo sguardo la nuova Segmento C della Casa dei Quattro Anelli rasenta la perfezione.

Nata sulla piattaforma MQB evoluta, l’auto dal punto di vista meccanico è spinta da moderne motorizzazioni diesel, benzina e metano, anche con varianti mild hybrid a 48 Volt e ibride plug-in. Per i benzina si parte con la 30 TFSI, spinta dal 1.0 da 110 CV e si arriva per 35 TFSI (1.5 da 150 CV), disponibile anche nella variante ibrida. Tra i Diesel ci sono 30, 35 e 40 TDI, tutte 2.0 con potenze rispettivamente di 116, 150 e 190 CV, quest’ultima solo integrale).

Il metano è affidato alla 1.5 da 131 CV, la plug-in invece, come la Golf, adotta il 1.4 TFSI da 204 o 245 CV. In futuro ci sarà ancora la S3: sportivissima spinta da un 2.0 TFSi da 310 CV. L’auto, che sarà prodotta con la sola carrozzeria 5 porte, è attesa nelle concessionarie a partire dall’estate.

 

Dacia Spring: la prima elettrica della Casa romena si veste da City-SUV

Dacia Spring: la prima elettrica della Casa romena si veste da City-SUV 1

Che una Dacia elettrica sarebbe arrivata in tempi brevi era nell’aria da un po’. Oggi la Casa romena rompe gli indugi e mostra quello che sarà il primo modello a zero emissioni della sua storia.

Non è una novità assoluta

Come già si era vociferato, la Dacia Spring, al momento ancora allo stadio di concept ma molto vicina a quello che sarà il modello di serie, non è stata progettata da zero. L’auto sfrutta pianale e meccanica della Renault City K-ZE, vettura elettrica che la Casa francese già produce e vende in Cina.

La parentela è evidente soprattutto nel frontale, dove la Spring mostra una calandra che la la tipica forma sinuosa di molte vetture della Losanga. In Europa, però, si è preferito rimarchiarla per poterla posizionare più in basso sul mercato. Il modello Dacia sarà sottoposto a modifiche anche per rispettare i diversi standard di sicurezza in vigore nel Vecchio Continente.

Dacia Spring: la prima elettrica della Casa romena si veste da City-SUV

A partire da 15.000 euro?

L’auto, che ha una lunghezza di 3,7 metri ed è omologata per 4 occupanti, sarà venduta con prezzi di partenza intorno ai 15.000 euro. Metteteci Ecobonus e incentivi regionali e capite che sarà davvero alla portata di quasi tutti.

Dacia Spring: la prima elettrica della Casa romena si veste da City-SUV 2

Autonomia da 200 km

In attesa di un listino ufficiale, che sarà diramato più avanti, essendo l’auto programmata per il 2021, intanto sappiamo che grazie ad una batteria agli ioni di litio da 26,8 kWh di capacità e ad un piccolo motore elettrico dalla potenza di 45 CV (33 kW) l’auto sarà capace di percorrere circa 200 km (valore omologato sul ciclo WLTP) con un solo pieno di energia.

Supercar elettriche: quali sono i prezzi e i modelli in commercio?

SF90 Stradale è la prima Ferrari ibrida

di ALESSIO MACALUSO, Giornalista

Per molti sembrerà un’eresia, ma se il mondo dell’automotive va verso l’elettrico con lui ci finirà anche il mondo sportivo. E non parliamo solo della nascente e sempre più seguita Formula E, ma anche di una vera e propria gamma di modelli destinati al pubblico privato dalle prestazioni tipicamente sportive, ma a zero emissioni – o quasi.

A quale idea è quindi doveroso iniziare ad abituarsi? A quella di una Ferrari elettrica – perché no? La supercar elettrica da 1.000 CV del resto è già pronta ed è evidente come a Maranello abbiano intrapreso un cammino per scaglioni prima di arrivare ad un modello con una spina al posto di un serbatoio. Se non altro per non traumatizzare gli appassionati della casa del cavallino.

Poi, a dirla tutta, senza guardare a concept più o meno irraggiungibili, di auto elettriche supercar o ibride pronte all’uso, praticamente in listino – già ce ne sono. Vedi la “fresca fresca” Porsche Taycan appena presentata. Oppure, non con una supercar a tutti gli effetti – ma quasi – potremmo citare i tedeschi di BMW che con la i8 hanno ben saputo dare la propria interpretazione di auto sportiva ibrida. Vediamo allora a che punto siamo con la tecnologia elettrica e ibrida a bordo delle auto sportive, tra modelli già in vendita e altri che verranno – presto o tardi.

INDICE
 BMW i8
 Honda NSX
Porsche Taycan
Tesla Model Roaster
Ferrari SF90 Stradale

E iniziamo proprio con la BMW i8, tra le prime vetture sportive elettrificate finite in listino. A muovere la bella supercar BMW ci pensa un motore termico da 1,5 litri di cilindrata e 231 CV che lavora in combinazione con un elettrico da 131 unità. Il termico muove le ruote posteriore, l’elettrico lavora per quelle anteriori rendendo di fatto la BMW i8 una sportiva da 374 CV a trazione integrale.

La velocità massima non è da Supercar, ma i 250 Km/h sono senz’altro tanti se pensiamo di avere a che fare con un’auto ibrida. Facendo “i bravi” – cioè non andando oltre una massima di 120 orari – è anche possibile viaggiare per 37 Km a emissioni zero con la sola trazione elettrica anteriore. Il prezzo è stato fissato dal quartier generale della casa tedesca poco a quota 150.100 euro.

bmw i8 usate
bmw i8 usate

Anche con la Honda NSX parliamo di auto sportiva ibrida, ma in questo caso i numeri possono essere elevati a quelli del rango di supercar purosangue. Merito dell’opera, a dir poco meticolosa, dei tecnici nipponici – capaci di piazzare sotto la carrozzeria della loro sportiva per eccellenza un motore termico e ben tre unità elettriche.

Per la parte termica abbiamo a che fare con un benzina da 3,5 litri di cilindrata – per il capitolo elettrico ci sono invece due unità posizionate sulle ruote anteriori da 37 CV ciascuna e una da 48 CV posizionata in mezzo, praticamente sull’albero di trasmissione.

La combinazione di questo “Ben di Dio” ci regala una potenza complessiva di 581 CV per una coppia massima di 641 Nm. E se qualcuno crede che le batterie agli ioni di litio, quelle che per intenderci portano il peso complessivo della nuova Honda NSX a ben 1,8 tonnellate – possano inficiare i risultati in termini di prestazioni: beh, si sbaglia di grosso.

Scheda tecnica alla mano si parla infatti di una velocità massima di 308 Km/h “passanti” da un’accelerazione da 0 a 100 Km/h chiusa in meno di 3 secondi. Il prezzo sembra quasi “accessibile” considerate le prestazioni mozzafiato di cui è capace questo mostro: listino da 201.000 Euro.

Su sponda Porsche parliamo invece la lingua dell’auto elettrica sportiva pura con l’ultima arrivata battezzata Taycan. Di fatto il modello che apre le danze per la casa tedesca nel segmento delle elettriche al 100%. Per lei avremo tre versioni, con doppie cavallerie ed altrettanti prezzi. Una Porsche Taycan Turbo ed una Porsche Taycan Turbo S – rispettivamente con potenze di 680 e ben 761 CV ed un listino che spazia dai 156 e i 190 mila euro, ed una Porsche Taycan 4S versione di partenza della gamma con un cartellino del prezzo di 111.636 euro.

Entrambe sono in grado di esprimere una coppia di oltre 1.000 Nm così come non cambia tra le due varianti la velocità massima, attestata sui 260 Km/h. Più tangibili le differenze quando invece si parla di accelerazione, almeno per il “classico 0-100” chiuso in 3,2 secondi a bordo della Turbo o in 2,8 secondi con la gemella “S”. Numeri chiaramente da torcicollo che rischia di farsi anche più doloroso se si vuole schizzare da fermi a 200 Km/h, con il dato fissato per entrambe sugli appena 9,8 secondi.

Se il patron di Tesla manterrà la promessa la Model Roadster vedrà davvero la luce con il prossimo anno. Di fatto parliamo della seconda sportiva autentica del marchio USA, anche se questa Tesla Roadster si annuncia come una sportiva decisamente esagerata, basta guardare i numeri per capirlo.

Sempre che questi vengano confermati poi dai fatti, la scheda narra una bellissima e avvincente storia di un’accelerazione da 0 a 100 Km/h “evasa” in soli 2 secondi per una velocità massima di 400 Km/h. Già, il tutto condito da un’autonomia di almeno 1.000 Km. Se si tratti di fantascienza o meno lo scopriremo a breve, e anche se è davvero difficile credere a questi numeri, augurarsi che siano reali, fosse anche solo in parte – resta il sogno più bello.

L’elettrificazione a Maranello l’aveva portata la Ferrari “LaFerrari”, in un originale gioco di parole fatto di ripetizioni. La Ferrari SF90 Stradale di oggi sfoggia invece la tecnologia plug-in ibrida, permettendo ad una “rossa” per antonomasia di percorrere quasi 30 Km senza emettere un solo rumore. Eresia? Sì, ma figlia del tempo che cambia.

Opporsi sarebbe come far la guerra all’arte moderna lasciandoci in adorazione di un Raffaello che non tornerà più. Così la proposta PHEV modenese racconta di un benzina V8 biturbo da 4.000 cc di cilindrata e 780 CV di potenza. Termico ed elettrico assieme fanno cifra tonda, con una cavalleria di ben 1.000 unità. L’accelerazione è ancora più bruciante che sulle classiche auto sportive e lo 0-100 Km/h viene coperto in appena 2,5 secondi. Impressionante anche il cartellino del prezzo che parte da 427.930 euro.

 

Seggiolino anti abbandono: normativa, tipologie, funzionamento e bonus

Seggiolino anti abbandono: ecco cosa prevede la normativa

È finalmente realtà l’obbligatorietà di adozione del seggiolino anti abbandono, una novità fondamentale nel salvare le vite dei bambini. 

Il provvedimento che introduceva l’obbligo di adozione dei seggiolini anti abbandono è diventato legge, la n. 157 del 19 dicembre 2019, ed ha fissato il termine del 6 marzo 2020 quale data ultima per l’obbligo di installazione per tutti quegli automobilisti che trasportino bambini di età inferiore a 4 anni. Da questa data, nel caso di violazione, è prevista una multa che va da 81 a 326 euro, proprio come succede in caso di mancato uso delle cinture di sicurezza. Non solo: in caso di recidiva nel giro di due anni è prevista la sospensione della patente da 15 giorni fino a un massimo di due mesi.

Scopriamo nel dettaglio come questo dispositivo di sicurezza dovrebbe funzionare e come andrebbe ad impattare sulla normativa seggiolini auto.

INDICE
 Seggiolino anti abbandono: cronologia
 Normativa seggiolini auto e bonus
Come funziona il seggiolino anti abbandono
Tipologie di seggiolino anti abbandono
Isofix obbligatorio
 Normativa Codice della Strada

L’iter di legge che ha portato all’obbligo dell’adozione del seggiolino anti abbandono è stato piuttosto travagliato e lungo. Ecco un riassunto:

  • 27/10/2018: La legge Salva Bebè viene approvata;
  • 21/01/2019: Il MIT invia alla commissione europea TRIS la bozza del decreto ed inizia la consultazione pubblica;
  • 23/04/2019: Termina il periodo di consultazione pubblica;
  • 24/04/2019: Viene prorogato il periodo di consultazione pubblica;
  • 22/07/2019: Fine del nuovo periodo di consultazione pubblica;
  • 29/09/2019: Il CDS accoglie le osservazioni del TRIS;
  • 07/10/2019: La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha firmato il decreto attuativo dell’articolo 172 del Nuovo codice della strada, in attesa di pubblicazione nella Gazzetta;
  • 07/11/2019: Tutti gli automobilisti devono iniziare ad installare il seggiolino anti abbandono nella proprio auto, ma le sanzioni arriveranno nel 2020;
  • 24/12/2019: Pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.301;
  • 06/03/2020: ENTRA UFFICIALMENTE IN VIGORE L’OBBLIGO di adottare i dispositivi anti abbandono e sono previste sanzioni per coloro che non rispettano la normativa.

L’obbligo di adozione del dispositivo anti abbandono si è reso necessario a seguito dei numerosi casi di bimbi in auto dimenticati accidentalmente dai genitori. Episodi che spesso, purtroppo, hanno avuto un tragico epilogo.

Inizialmente la legge ipotizzava l’applicazione di una detrazione fiscale fino a 200 euro per l’acquisto del seggiolino anti abbandono, ma attualmente questa ipotesi non è contemplata. Confidando nel buon senso dei genitori nell’affrontare questa spesa a fronte di un deciso incremento della sicurezza,  è possibile usufruire esclusivamente di un bonus pari a 30 euro per l’acquisto del seggiolino anti abbandono.

Per poter godere di questa agevolazione sarà necessario effettuare la registrazione sul sito bonuseggiolino.it avendo già le credenziali del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID).

Completata la procedura di registrazione verrà erogato il voucher di 30 euro per l’acquisto, spendibile esclusivamente presso uno dei negozianti registrati sulla piattaforma, mentre chi ha già proceduto all’acquisto presso qualsiasi esercizio commerciale potrà chiedere entro 60 giorni, a far data dal 21 Febbraio 2020, il rimborso di 30 euro allegando lo scontrino o la ricevuta fiscale ed una autocertificazione sul modello disponibile on line.

Il seggiolino anti abbandono funziona tramite un dispositivo collegato ad un sensore a sua volta collegato tramite Bluetooth allo smartphone del conducente. Quando questo scende dall’auto e la chiude, la connessione si disattiva e parte automaticamente un messaggio d’allarme verso il suo cellulare. Nel caso in cui questo sia silenziato, il dispositivo invierà dei messaggi d’allarme agli altri dispositivi collegati configurati come quelli di altri familiari del bambino.

Il sistema del dispositivo anti abbandono è stato pensato per essere facile da utilizzare. Per attivarlo basta connettere il seggiolino dotato di sensori all’app dedicata scaricabile da App store, ed il sistema si attiva appena il bambino viene fatto sedere sul seggiolino.

Le tipologie di dispositivi anti abbandono sono principalmente 4:

  • Dispositivo Integrato nel seggiolino
  • Dispositivo in dotazione tra gli accessori auto
  • Dispositivi universali da applicare al seggiolino: si possono utilizzare su tutti i tipi di seggiolini;
  • Dispositivi ad hoc da applicare al seggiolino: utilizzabili sui seggiolini di una specifica marca.

La normativa UNI EN 14988 disciplina i requisiti di sicurezza per i seggiolini auto bimbi e dei seggioloni, indicando i punti di attacco standard che devono essere inclusi nelle vetture, così da consentire un aggancio rapido e sicuro.

Il seggiolino auto con Isofix assicura un fissaggio corretto, tramite apposite segnalazioni visive. I seggiolini fissati con tre agganci, uno in alto e due in basso, sono quelli dotati di aggancio Isofix universale.

La normativa R129-02 ha subito delle modifiche, entrate in vigore nell’estate 2017, relative ai seggiolini destinati ai bambini a partire dai 125 cm di altezza.

Con la seconda fase di questa normativa i seggiolini auto per bambini da 100 a 150 cm di altezza potranno o meno essere dotati del sistema Isofix. I genitori avranno quindi la possibilità di scegliere la modalità di installazione che preferiscono, mentre, secondo la normativa 2017 ECE R44-04, i bambini fino a 125 cm dovranno obbligatoriamente essere protetti da un rialzo con schienale che consentirà una migliore disposizione della cintura sulle spalle del bambino.

Come anticipato, il Codice della Strada disciplina all’articolo 172 l’uso delle cinture di sicurezza e i sistemi di ritenuta per bambini.

Nello specifico, il comma 5 dispone che i bambini non possono essere trasportati utilizzando un seggiolino di sicurezza rivolto all’indietro su un sedile passeggeri protetto da airbag frontale, a meno che l’airbag medesimo non sia stato disattivato in maniera automatica.

Secondo il comma 6 tutti gli occupanti di età superiore a tre anni dei veicoli in circolazione delle categorie M2 ed M3 devono utilizzare, quando sono seduti, i sistemi di sicurezza di cui i veicoli stessi sono provvisti. I bambini devono essere assicurati con sistemi di ritenuta per bambini, eventualmente presenti sui veicoli delle categorie M2 e M3, solo se di tipo omologato, secondo quanto previsto al comma 1.

In caso di violazione delle norme sui seggiolini auto si potrà incorrere in una sanzione amministrativa pagando una somma da 80 euro a 323 euro.

Ma quindi, quali sono questi dispositivi anti-abbandono e quali acquistare? Su eBay potete trovare moltissimi annunci di seggiolini e dispositivi anti abbandono.

 

Renault Twingo Z.E.: la citycar francese diventa elettrica

Renault Twingo Z.E.: la citycar francese diventa elettrica 1

È arrivato anche per la Renault Twingo il momento di avere una versione elettrica: si chiama Z.E. La Casa francese ha scelto però una strada diversa rispetto a smart che ha deciso di produrre la forfour ormai soltanto con motorizzazioni elettriche. Twingo continuerà ad avere anche motori termici in gamma. Al momento non ci sono informazioni circa prezzi e dotazioni sui vari mercati.

Batteria da 22 kWh per Twingo Z.E.

La Twingo Z.E. ha batteria da 22 kWh, superiore a quella delle smart (che si fermano a 17,6 kWh) grazie ad una diversa struttura che ha permesso un incremento di capacità. La batteria, prodotta da LG Chem, alimenta un motore da 82 CV e 160 Nm di coppia che permette di muoversi agilmente nel traffico cittadino, terreno d’elezione per Twingo. Infatti lo spunto da fermo è buono, richiede solo 4,2 secondi per raggiungere i 50 km/h e la velocità di punta è 135 km/h. L’autonomia dichiarata è pari a 180 km nel ciclo WLTP.

Renault Twingo Z.E.: la citycar francese diventa elettrica

Renault Twingo Z.E. tante possibilità di ricarica

La Twingo Z.E. vanta un’ampia scelta di possibilità per la ricarica. Possibile fare il pieno di energia dalle prese domestiche da 2,4 e 3,7 kW, tramite wallbox da 7,4 kW. Prevista anche la compatibilità con i sistemi rapidi fino a 22 kW e Renault prevede, almeno in alcuni mercati di rendere disponibile di serie il caricatore da 22 kW. Con la ricarica a 22 kW si potrebbe arrivare al 100% in circa 60 minuti partendo da zero. Per aumentare ulteriormente l’autonomia è prevista una funzione ECO che incrementa il recupero d’energia in rilascio e frenata, inoltre la rigenerazione d’energia è regolabile su tre livelli d’intensità.

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Renault Twingo Z.E.: la citycar francese diventa elettrica 2
CS – Renault Twingo Z.E.: Twingo è più che mai la regina della città

Rimane l’agilità nel traffico di Twingo

Finora abbiamo visto le novità di Twingo Z.E., abbiamo anche conferme. Innanzitutto l’abitabilità non cambia, come non cambia il proverbiale raggio di sterzata pari a 4,30 metri, favorito dalla disposizione della meccanica tutta al posteriore. Infatti Twingo elettrica mantiene il motore e la trazione al posteriore. Varia invece il sistema di infotainment che incorpora la tecnologia Easy Link con aggiornamenti della navigazione in diretta e studio del percorso basato sulla dislocazione dei punti di ricarica. È prevista anche la possibilità di aggiornamenti al software over the air.

Hyundai i30 restyling: più tecnologica e sicura

Hyundai i30 restyling: più tecnologica e sicura 2

Dopo quattro anni di onorata carriera, arriva per la Hyundai i30 il momento del restyling. Con l’ultimo aggiornamento la media coreana, sempre disponibile nelle tre varianti di carrozzeria: due volumi, fastback e wagon, compie un importante passo avanti non soltanto dal punto di vista stilistico, ma anche e soprattutto sotto quello della tecnologia e della sicurezza.

Verso la guida autonoma

Tralasciando le modifiche allo stile che hanno interessato in particolar modo la parte anteriore della vettura e portato al debutto l’allestimento N Line, quello dal sapore più sportivo, anche sulla variante familiare, dove la Hyundai i30 è cresciuta tanto è nella dotazione di sicurezza.

Hyundai i30 restyling: più tecnologica e sicura 4

Ora infatti, ad arricchire la lista di sistemi di assistenza alla guida disponibili per il modello spuntano anche il Leading Vehicle Departure Alert, che avvisa il conducente quando il veicolo davanti comincia a muoversi mentre ci si muove in colonna, ma anche la frenata automatica anche in retromarcia e un’evoluzione del sistema di monitoraggio dell’angolo cieco in grado di rallentare l’auto se il conducente comincia una manovra di sorpasso mentre un secondo veicolo sopraggiunge da dietro.

Connessione senza filo

Ma la nuova Hyundai i30, come dicevamo, è anche sinonimo di tecnologia. Ora la plancia è dominata dalla presenza di due schermi, uno per la strumentazione con una diagonale di 7″ e uno per l’infotainment da 10″25.

Hyundai i30 restyling: più tecnologica e sicura

Quest’ultimo è connesso alla rete e permette di reperire informazioni in tempo reale sulle condizioni del meteo e del traffico. Entrano poi a bordo anche la ricarica wireless per i cellulari e il protocollo di connessione con Apple CarPlay e Android Auto senza filo.

Tre soluzioni ibride

Ma non è tutto. Con il restyling di metà carriera, infatti, la Hyundai i30 diventa anche più “green”. Debuttano infatti in gamma ben tre propulsori con tecnologia mild hybrid a 48 Volt. Si tratta dei benzina 1.2 da 120 CV e 1.5 da 160 CV e del Diesel 1.6 da 136 CV. Il sistema permette di disaccoppiare il cambio dal propulsore quando si rilascia l’acceleratore, permettendo alla vettura di avanzare per inerzia, senza consumare carburante.

Hyundai i30 restyling: più tecnologica e sicura 3

Il 1.5, inoltre, è un motore tutto nuovo, disponibile anche nella versione aspirata da 110 CV, ma non mild hybrid. A completare la gamma motori c’è poi il Diesel 1.6 da 115 CV, anch’esso senza la rete di bordo a 48 Volt.

Honda jazz: tecnologica e anche ibrida, a partire da 22.500 euro

Honda jazz: tecnologica e anche ibrida, a partire da 22.500 euro

Honda ha comunicato che l’ultima generazione, la quarta, della Jazz arriverà sul mercato italiano per l’estate. La Casa ha fornito molte altre informazioni sulla nuova versione della piccola monovolume, prevista con la sola motorizzazione ibrida per il mercato europeo.

Honda Jazz: ecco quanto costa

La Jazz sarà commercializzata in due versioni: standard con prezzo da 22.500 euro e Crosstar da 26.900 euro. La Honda Jazz Crosstar sarà una versione leggermente rialzata e con finiture e dettagli specifici che richiamano l’aspetto di un piccolo Suv.

Honda jazz: tecnologica e anche ibrida, a partire da 22.500 euro 1

Honda Jazz ibrido con motore termico e due elettrici

L’aspetto più innovativo della nuova Jazz riguarda la motorizzazione ibrida denominata e:Hev. La Casa giapponese ha adottato uno schema con un motore termico da 1,5 litri, due motori elettrici e una batteria agli ioni di litio. La scelta per il motore termico è caduta sul benzina i-Vtec da 1,5 litri di cilindrata; collegato con due motori elettrici alimentati da una batteria agli ioni di litio di capacità non dichiarata. La potenza complessiva è 109 CV (80 kW) e la coppia è pari a 253 Nm. Prestazioni buone con lo scatto da 0 a 100 km/h in 9,4 secondi. I consumi, argomento importante per un’auto come questa, sono interessanti: 4,5 litri per 100 km e 102 grammi CO2 secondo il ciclo WLTP. Consumi ed emissioni leggermente superiori per la versione Crosstar (4,8 l/100 km e 110 g CO2). Per la trasmissione Honda ha optato per un cambio e-Cvt.

Honda jazz: tecnologica e anche ibrida, a partire da 22.500 euro 2

Jazz: triplo funzionamento per l’ibrido

Honda ha introdotto tre modalità di funzionamento della propulsione ibrida con differenze sostanziali rispetto a quanto troviamo sul mercato. La prima è una totalmente elettrica con la batteria che alimenta il motore elettrico. Il secondo funzionamento è Hybrid Drive col motore termico a alimentare il generatore elettrico che fa funzionare tutta la parte elettrica. Questi sono i due modi di funzionamento principalmente usati nella marcia cittadina col passaggio automatico da un sistema all’altro. Il motore termico non è collegato alle ruote direttamente, ciò avviene soltanto nel terzo modo chiamato Engine Drive. Questa modalità adatta per la guida fuori città prevede il collegamento diretto del motore termico alle ruote tramite una frizione, il motore elettrico interviene per dare supporto in accelerazione.

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Infotainment, assistente vocale a assistenza alla guida

Gli interni di Honda Jazz mantengono la praticità assicurata dai sedili posteriori ripiegabili o sollevabili a piacere. Molto sofisticato il reparto infotainment comandabile tramite touch screen e compatibile con Android Auto e Apple CarPlay, è presente anche l’assistenza vocale attivabile dicendo “Ok Honda”. La Honda Jazz è ben equipaggiata di Adas con frenata automatica con funzione notturna che vede anche pedoni e ciclisti. Presente poi il cruise control adattivo e il mantenimento corsia. Sulle versioni più ricche previsto anche il monitoraggio angolo cieco e traffico in avvicinamento. A supporto della guida Honda su Jazz installa anche il limitatore di velocità regolabile dal conducente oppure in base alla segnaletica stradale. Una novità assoluta l’airbag centrale fra i sedili anteriori.

Volvo V90 e S90 restyling: ora tutta la gamma è ibrida

Volvo V90 e S90 restyling, ora tutta la gamma è ibrida 2

Con il nuovo anno arriva il momento di un leggero aggiornamento anche per il modello di punta di casa Volvo. Stiamo parlando della V90 e della S90, l’ammiraglia svedese disponibile in variante station wagon e berlina, che con il model year 2020, oltre a un leggero restyling estetico, porta al debutto una nuova line-up di motori, tutti elettrificati.

Piccoli ritocchi estetici

Gli aggiornamenti delle nuove Volvo V90 e S90 si concentrano sulla sezione frontale. Tutto nuovo, infatti, è il design del paraurti anteriore, che sfoggia ora forme più in linea con l’attuale corso stilistico del costruttore svedese, con i fendinebbia dal profilo rivisto. Nuovo è anche il design dei cerchi in lega e si allarga la gamma dei colori disponibili.

Oltre a queste piccole modifiche che interessano entrambe le varianti di carrozzeria, la sola versione familiare, compresa la Cross Country, si aggiorna anche nella parte posteriore dove trovano ora posto nuovi fari a Led con indicatori di direzione dinamici.

Più tecnologia negli interni

Piccole novità sono presenti anche negli interni dove, dal punto di vista tecnologico, spicca la presenza del sistema di ricarica ad induzione per gli smartphone e gli ingressi usb-c. A questi si aggiunge l’Advanced Air Cleaner in grado di rilevare la presenza di particelle di particolato nell’abitacolo e un nuovo impianto audio Bower & Wilkins optional.

Tutti i motori sono mild-hybrid

Ma la novità più importante al debutto sulle rinnovate Volvo V90 e S90 è la presenza del sistema mild-hybrid con rete a 48 Volt su tutte le motorizzazioni a listino.

Un vantaggio dal punto di vista fiscale e della mobilità che, secondo il costruttore, assicura inoltre un risparmio di carburante e un contenimento delle emissioni nell’ordine del 15% rispetto alle varianti ad alimentazione tradizionale.