I 5 Suv che consumano meno

Mercedes GLE

Grandi e pesanti, i Suv non sono i primi a venire in mente quando si pensa a modelli parsimoniosi nei consumi. Tuttavia, le moderne tecnologie ibride permettono anche a questa tipologia di veicoli di poter contare su consumi di carburante estremamente contenuti. A vincere, come prevedibile, sono i Suv plug-in, che potendo fare affidamento su una discreta autonomia anche in modalità completamente elettrica, riescono ad abbassare notevolmente i dati sui consumi. Attenzione però, perché non è tutto oro quello che luccica.

La nostra top 5

Questo proprio perché più la batteria di una plug-in è grande, più riuscirà ad abbattere la media di consumi durante il ciclo omologativo WLTP. Questo, infatti, si svolge lungo un percorso standard, che è uguale tanto per le vetture endotermiche, quanto per quelle ibride. Ecco spiegati, quindi, risultati tanto positivi raggiunti da Suv di grandi dimensioni. Ma c’è un altro elemento al quale fare molta attenzione quando si parla di consumi. Le plug-in, infatti, se non vengono ricaricate spesso perdono del tutto il loro “vantaggio ecologico”. Questo perché le varie componenti elettriche presenti a bordo alzano il peso della vettura di circa 300/400 kg. Un peso extra che va inevitabilmente a gravare sui consumi di carburante ogni volta che si viaggia con la batteria scarica e quindi sfruttando unicamente la spinta del motore benzina o Diesel presente sotto il cofano. Fatta questa lunga ma doverosa premessa, vediamo quali sono i 5 Suv più parsimoniosi sul mercato.

Mercedes GLE

Mercedes GLE 350de

A dominare la nostra classifica è la Mercedes GLE 350de. Si tratta della variante plug-in del Suv più grande del costruttore tedesco, che dichiara un consumo medio di appena 0,7 l/100 km. Un risultato notevole, reso possibile da una batteria dalla capacità di ben 31,2 kWh, che si traducono in un’autonomia in elettrico di circa 90 km. Accanto al modulo elettrico poi, spicca la presenza di un propulsore a gasolio di 2 litri (un unicum nella categoria), per una potenza di sistema di 320 CV.

  • Potenza: 320 CV
  • Autonomia elettrica: 90 km
  • Consumo medio: 0,7 l/100 km

Range Rover: prezzo, dimensioni e caratteristiche 8

Range Rover

Al secondo posto si posizione la Range Rover, la regina di tutti i Suv. Fresca di presentazione, la nuova generazione del modello più grande del marchio inglese è disponibile anche in abbinamento ad un efficiente powertrain plug-in con una potenza di sistema di ben 510 CV. La batteria da 38,2 kWh è in grado di garantire un’autonomia di ben 113 km in elettrico. Di conseguenza, i consumi risultano molto contenuti, pari ad appena 0,8 l/100 km. Non male per un gigante in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 5,5 secondi.

  • Potenza: 510 CV
  • Autonomia elettrica: 113 km
  • Consumo medio: 0,8 l/100 km

Suzuki Across: prezzo, dimensioni e caratteristiche 12

Suzuki Across

Chiude al terzo posto un modello decisamente più abbordabile rispetto agli altri due saliti sul podio. Si tratta della Suzuki Across, disponibile unicamente in abbinamento ad un powertrain ibrido plug-in con 306 CV. La batteria, in questo caso, ha un taglio di 18,1 kWh in grado comunque di permettere alla Across di percorrere fino a 75 km in elettrico. Il consumo di carburante, invece, si attesta ad appena 1 l/100 km.

  • Potenza: 306 CV
  • Autonomia elettrica: 75 km
  • Consumo medio: 1 l/100 km

Kia Sportage: prezzo, dimensioni e caratteristiche 20

Kia Sportage Phev

Subito fuori dal podio si posiziona la Kia Sportage Phev, che ad un propulsore 1.6 turbo a benzina abbina un modulo elettrico alimentato da una batteria da 13,8 kWh per una potenza di sistema di 265 CV. L’autonomia in modalità completamente elettrica, invece, si attesta sui 56 km. Ottimi i consumi di carburante, che sfruttando al massimo la capacità della batteria, si fermano a 1,1 l/100 km.

  • Potenza: 265 CV
  • Autonomia elettrica: 56 km
  • Consumo medio: 1,1 l/100 km

Cupra Formentor: prezzo, dimensioni e caratteristiche 5

Cupra Formentor

Chiude la nostra classifica la Cupra Formentor, che anche in abbinamento al powertrain plug-in costituito da un 1.4 turbo e da una batteria da 12,8 riesce ad assicurare una dinamica di guida sportiva e coinvolgente. Nella variante meno potente, quella da 204 CV, percorre poco meno di 60 km in elettrico, mentre i consumi si attestano su 1,2 l/100 km.

  • Potenza: 204 CV
  • Autonomia elettrica: 59 km
  • Consumo medio: 1,2 l/100 km

Trazione auto: le differenze fra anteriore, posteriore e integrale

BMW M3: prezzo, dimensioni e caratteristiche 6

Fra le scelte tecniche e di meccanica più importanti da fare quando si acquista una vettura c’è di certo quella riguardante il tipo di trazione. Con questo termine si indica infatti il tipo di trasmissione della forza motrice di un veicolo che dal motore viene inviata alle ruote. In base agli utilizzi e al tipo di tracciato che si immagina di percorrere più spesso, si può optare per diversi tipi di trazione.

La soluzione più comune, adottata sulla maggioranza delle vetture in commercio, è la trazione anteriore, mentre la trazione posteriore è tipica delle vetture sportive. La trazione integrale, infine, è invece dedicata a quei veicoli utilizzati prevalentemente su terreni accidentati. I powetrain elettrici, infine, offrono ai clienti del mercato attuale soluzioni innovative e aggiornate per una trazione integrale senza l’impiego di un albero di trasmissione.

Cos’è il controllo di trazione e perché è utile sulla neve 1

Trazione anteriore

Quando si parla di trazione anteriore si intende tutta quella tipologia di automobili che trasmettono la forza motrice direttamente alle ruote anteriori. Pioniera in questa tecnologia è stata la Citroen con la Traction Avant degli anni trenta.

Tra i vantaggi offerti dalla trazione anteriore si riscontra in primo piano un minor peso rispetto ad una vettura dotata di trazione posteriore o trazione integrale. La minor incidenza sulla bilancia è dovuta all’assenza dell’albero di trasmissione fondamentale per trasmettere il moto dal propulsore alle ruote posteriori.

Altro vantaggio, poi, è dato dalla maggiore facilità di ripresa del controllo del veicolo in situazioni non estreme. Le auto a trazione anteriore, infatti, sono maggiormente sottosterzanti e consentono anche ai guidatori meno esperti di riuscire a controllare con più facilità la vettura.

Tra gli svantaggi propri della auto a trazione anteriore, invece, si segnala un diametro di sterzata maggiore rispetto a quelle dotate di trazione posteriore. Questo è dovuto alla presenza dei bracci di trasmissione sulle ruote motrici che limitano la direzionalità delle stesse in senso trasversale.

Infine, altro svantaggio della trazione anteriore è il maggior consumo degli pneumatici anteriori e, in presenza di vetture particolarmente potenti, la perdita di trazione in fase di accelerazione. In questo caso, a seguito del trasferimento di carico sull’asse posteriore, diminuisce l’aderenza su quello anteriore.

Trazione posteriore

Quando si parla di trazione posteriore ci si riferisce a tutte quelle vetture dove – a prescindere dalla posizione del motore – la ripartizione della potenza viene inviata esclusivamente all’asse del retrotreno.

La trazione posteriore è una soluzione tecnica adottata soprattutto sulle vetture sportive perché garantisce più aderenza, specialmente in salita o in accelerazione, aumentando il carico sulle ruote posteriori. I guidatori maggiormente esperti apprezzano la trazione posteriore perché consente loro un migliore controllo della vettura.

Tra gli svantaggi della trazione posteriore si segnala la maggiore deriva del retrotreno, o al limite una perdita di aderenza, che porta al sovrasterzo in presenza di asfalto con poco grip o in caso di forti accelerazioni laterali. I guidatori più smaliziati potranno reagire a questi imprevisti utilizzando l’arte del controsterzo per far controllare la deriva della vettura. Altro svantaggio di un’auto dotato di trazione posteriore – speculare al vantaggio considerato per quella anteriore – è dato dal maggior peso dovuto alla presenza dell’albero di trasmissione.

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Trazione integrale

I veicoli dotati di trazione integrale sono tutte quelle vetture nelle quali la ripartizione della coppia motrice viene inviata a tutte e quattro le ruote. Solitamente questa scelta tecnica è riservata ai fuoristrada o ai SUV, vetture che puntano infatti  sulla maggiore adattabilità a tracciati con terreni sconnessi o con scarsa aderenza. La trazione integrale permette di guidare con maggiore facilità anche in presenza di ghiaccio, fango e sabbia, quando cioè le auto normali non avrebbero presa.

Le auto a trazione integrale si dividono poi in diverse categorie: ci sono quelle a trazione integrale permanente, quelle a trazione integrale inseribile manualmente e quelle a trazione integrale ad innesto automatico nelle quali è la centralina a decidere quando e quanta coppia mandare al secondo assale.

Le marce ridotte

 Particolarmente utilizzate sui fuoristrada a trazione integrale “classica”, le marce più corte servono ad aumentare la coppia che arriva alle ruote, soprattutto in situazioni estreme. Questa tipologia di marcia è assente su SUV e crossover contemporanei perché è difficile che tornino utili in condizioni di utilizzo abituale e quotidiano.

Fa tutto l’elettronica

Lo sviluppo della tecnologia nelle centraline elettroniche e dei differenziali a controllo elettronico ha permesso alle auto a trazione integrale di funzionare come delle normali trazioni anteriori (o posteriori) nella stragrande maggioranza dei casi, trasferendo, attraverso l’intervento di una frizione, la coppia alle ruote dell’asse normalmente non utilizzato. Questo permette di consumare meno in tutte quelle condizioni nelle quali la trazione sulle quattro ruote non è necessaria, e di massimizzarne i vantaggi quando invece questa è richiesta.

I vantaggi e gli svantaggi della trazione integrale

 

Fra i pro troviamo sicuramente una maggiore sicurezza, data da una più marcata tenuta di strada. Secondariamente, l’utilizzo della trazione integrale permette una maggiore versatilità anche in condizioni meteo difficili. Inoltre, potendo trasferire la coppia motrice all’asse che in ripartenza sostiene la maggior parte della massa dell’auto, si massimizzano le prestazioni in accelerazione.

D’altro canto, ci sono dei contro. Innanzitutto, la trazione integrale comporta un maggior peso dell’auto e quindi maggiori consumi. Il lavoro meccanico necessario ha poi un costo, che si riflette sul listino. Ma anche la manutenzione può pesare, visto che il tagliando per questo tipo di vetture è più costoso e che il numero di parti esposte ad usura col tempo aumenta.

In generale, conviene evitare un’auto a trazione integrale se si utilizza l’auto quotidianamente e principalmente in autostrada. Se invece si predilige una guida sportiva, con performance quasi da pista, o se si vuole essere pronti a partire con qualunque condizione meteo, allora la trazione integrale sarà una scelta azzeccata. Se si pratica il fuoristrada o si lavora costantemente lontano dalle strade asfaltate, infine, l’auto 4×4 sarà una scelta praticamente obbligata.

Trazione integrale elettrica

Gestire la trazione con due o più propulsori, anche elettrici, permette una versatilità e una varietà di impiego notevole. Perciò diverse vetture puntano su diversi powertrain e sistemi di controllo della trazione integrale elettrica, decidendo come far “dialogare” i due motori in base a diverse esigenze e obiettivi. Illustriamo quindi di seguito brevemente il funzionamento di questi sistemi su una Jeep, su una Tesla e su una Nissan.

Per quanto riguarda il cosiddetto 4xe, ovvero il sistema di elettrificazione di Jeep, Compass e Renegade sono equipaggiate con un sistema ibrido composto da un 1.3 litri turbo benzina che funziona in coppia con un secondo motore elettrico posto sul retrotreno con differenziale integrato. I due motori si coordinano grazie all’elettronica di gestione. A seconda delle condizioni di guida, il motore distribuisce coppia ai due assi, automaticamente, risultando in una trazione integrale cosiddetta elettrica. Nel caso in cui la batteria si scarichi, sarà possibile continuare ad utilizzare la trazione integrale a patto di consumare più carburante, il quale servirà a far funzionare il motore termico come motogeneratore per quello elettrico.

Trazione anteriore, posteriore, doppia e integrale: scopriamo le differenze 3

Passando alla trazione integrale elettrica secondo Tesla, gli ingegneri del marchio USA hanno recentemente progettato un software di controllo del motore per scegliere in maniera dinamica quale motore impiegare in ogni dato momento. Per questo la trazione integrale di Tesla non è sempre attiva, si avvia o si disinnesca al variare delle condizioni, per esempio di pendenza. Quando la situazione ritorna alla normalità, la trazione torna ad essere anteriore, per risparmiare energia utile ad aumentare l’autonomia.

Trazione anteriore, posteriore, doppia e integrale: scopriamo le differenze 2

Ancora più innovativa è la trazione integrale di cui sarà dotata la prossima Nissan Ariya, la cosiddetta e-4ORCE, che punta non solo ad aumentare la sicurezza, ma anche la comodità di tutti i passeggeri. Uno dei problemi che si incontrano nel gestire le fasi di accelerazione e di decelerazione è sicuramente rappresentato dal beccheggio, l’oscillazione dell’auto verso l’anteriore o il posteriore. Il disagio provocato è ancora più accentuato quando ci si trova su veicoli a ruote alte con assetti morbidi e sbalzi accentuati. Per ovviare a questo problema, per il suo SUV 100% elettrico, Nissan ha elaborato un sistema di trazione integrale elettrica che gestisce automaticamente la ripartizione di coppia e frenata rigenerativa. In base a diversi parametri, l’invio di cavalli e coppia ad ogni motore viene regolato per rendere il più equilibrato possibile l’assetto e bilanciare i trasferimenti di carico.

Trazione anteriore, posteriore, doppia e integrale: scopriamo le differenze 1

Ferrari Purosangue: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Ferrari Purosangue: prezzo, dimensioni e caratteristiche 7

Il primo Suv del Cavallino è finalmente realtà, ma lo slogan scelto da Maranello fa subito capire che ci troviamo davanti a un veicolo che esula dal tradizionale concetto di Suv: “Unlike Any Others” (ovvero “Come nessun’altra”), così viene presentata la nuova Ferrari Purosangue. Una lunghezza di quasi 5 metri, 725 CV di potenza e una velocità massima di 310 km/h, sono solo alcune delle caratteristiche che rendono questa supercar unica, portando il concetto di Sport Utility Vehicle ad un altro livello.

Ecco la scheda tecnica di Ferrari Purosangue:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 4
 Bagagliaio 473 litri
 Alimentazioni Benzina
 Classe –
 CV/kW (da) 725/533
 Prezzo (da) 390.000 €
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

La nuova Ferrari Purosangue ha delle misure molto generose, che le donano un aspetto imponente: la lunghezza sfiora i 5 metri, mentre larghezza e altezza raggiungono rispettivamente i 2 metri e i 159 cm. Il passo di oltre 3 metri, poi, consente di avere tutto lo spazio necessario a bordo per viaggiare nel massimo comfort in 4 persone, con un bagagliaio da 473 litri di capacità, che possono aumentare se si abbatte la seconda fila di sedili. Rispetto al resto della gamma del Cavallino, inoltre, la Purosangue può contare su uno stacco da terra significativo, per quanto comunque inferiore alla maggior parte dei Suv: 185 mm di luce libera, che con un semplice comando può crescere di 30 mm se si viaggia entro gli 80 km/h.

Dimensioni
Lunghezza 4.973 mm
Larghezza 2.028 mm
Altezza 1.589 mm
Passo 3.018 mm

A colpo d’occhio, le linee della Purosangue ricordano gli stilemi della Ferrari Roma, permeati di una filosofia minimalista. Tuttavia, l’assetto rialzato, l’alta linea di cintura e i possenti cerchi in lega donano alla supercar un aspetto imponente.  Il frontale si fa notare per gli affilatissimi proiettori Led e per una mascherina che sfuma nel disegno delle grandi prese d’aria. La fiancata si distingue per le porte posteriori con apertura in controvento (a 79°) e viene movimentata da una nervatura che fa scivolare la vista verso il retro. Questo è caratterizzato dai sottili gruppi ottici a sviluppo orizzontale e dai doppi tubi di scarico gemellati che aggiungono un tocco di aggressività.

Sempre guardando al posteriore, spicca l’assenza di elementi tipici di ogni auto sportiva, come spoiler e splitter. Ma questo non deve far pensare che l’aerodinamica non sia stata presa in considerazione dagli ingegneri Ferrari, anzi: questa è parte integrante dello stesso design della Purosangue. Ne sono testimoni il peculiare profilo dei passaruota, pensato per ridurre le turbolenze isolando le ruote anteriori, e l’assenza dei tergicristalli posteriori, resi superflui dai flussi d’aria generati dal profilo della supercar che puliscono automaticamente il lunotto.

Entrando nell’abitacolo della nuova Ferrari Purosangue si nota subito quanta differenza fa il passo di 3 metri: lo spazio è abbondante per tutti e quattro i passeggeri, ognuno dei quali può contare su una poltrona singola con regolazione elettrica, riscaldamento e ventilazione. La prima fila, inoltre, dispone anche di diverse funzioni massaggianti. La vista e il tatto vengono inoltre appagati dai rivestimenti di altissimo livello e da materiali di prima scelta.

L’abitacolo della Purosangue si distingue poi per l’assenza di un display centrale: i due schermi da 10,2″ vengono posti dietro al volante multifunzione (per la strumentazione digitale) e di fronte al sedile del passeggero. Altra particolarità sono il sistema di infotainment (con integrazione Apple CarPlay e Android Auto) e il computer di bordo. Tutte le informazioni principali sono riportate sullo schermo del quadro strumenti e su quello posto sul lato del passeggero, entrambi da 10,2”. Parlando del telaio, Ferrari l’ha progettato da zero impiegando materiali leggeri alto-resistenziali per contenere il peso, che resta comunque superiore alle 2 tonnellate, e migliorare la rigidità torsionale del modello.

Per il momento la Purosangue sarà disponibile in un’unica motorizzazione a benzina: sotto il cofano si trova un 6.5 litri V12 aspirato che eroga fino a 725 CV a 7.750 giri e 716 Nm a 6.250 giri. Quest’unità viene abbinata di serie al cambio automatico a doppia frizione ad 8 rapporti, con l’ottava marcia destinata ai viaggi in autostrada grazie ad un rapporto più lungo. Le prestazioni, poi, non possono essere che da fuoriclasse. Infatti, la Purosangue scatta da 0 a 100 km/h in appena 3,3 secondi, mentre 10,6 secondi sono necessari per raggiungere i 200 km/h; il picco di velocità si attesta poi sui 310 km/h.

Per far fronte a questi numeri vertiginosi, Ferrari ha dotato il suo primo crossover di diverse tecnologie che portano al massimo il comfort  e la precisione di guida. Sono di serie le sospensioni attive TASV (regolate in base alla modalità di guida scelta), che riducono il beccheggio e il rollio che ci si potrebbe aspettare da un Suv, così come il Torque Vectoring anteriore per la distribuzione dinamica della coppia e il sistema a quattro ruote sterzanti.

I dati sui consumi non sono ancora stati comunicati poiché la supercar è ancora in fase di omologazione, ma possiamo presumere che vista la potenza del motore non si andrà certo al risparmio.

Il listino della nuova Ferrari Purosangue non prevede allestimenti specifici, ma le possibilità di personalizzazione sono innumerevoli. Le opzioni includono il tetto in fibra di carbonio o panoramico, i rivestimenti in carbonio per gli elementi plastici esterni, i cerchi in lega standard o forgiati, le pinze dei freni in 5 colorazioni, tre scelte per i tubi di scarico e decine di possibilità per i rivestimenti interni.

Ferrari Purosangue, inoltre, potrà essere ordinata in ben 22 tinte diverse: si va da quelle più minimal, come il Grigio Titanio o il Nero Daytona, alle più raffinate Nero Purosangue e Bianco Cervino, passando per 4 iconiche vernici rosse (Dino, Scuderia, Corsa, Mugello).

  • Stile: poche vetture sono speciali quanto una Ferrari, soprattutto se fuori dagli schemi.
  • Prestazioni: nonostante una stazza importante, il potente propulsore da 725 CV regala alla Purosangue delle prestazioni da vera supercar.
  • Piacere di guida: la dinamica di guida, secondo Ferrari, resta quella tipica dei modelli del Cavallino, anche se “a ruote alte”.

Il prezzo di listino della nuova Ferrari Purosangue è di 390.000 €, ma questo può subire grosse variazioni a seconda degli optional scelti.

Pressione pneumatici: ecco come controllare la pressione delle gomme

Pressione pneumatici: ecco come controllare la pressione delle gomme

Per assicurare lunga vita alla propria vettura e alle gomme, ogni automobilista accorto procede al controllo della pressione pneumatici. In tal modo ci si assicura anche di viaggiare sempre in sicurezza. Scopriamo in questa guida come monitorare correttamente la pressione gomme e le soluzioni innovative che risolvono i problemi di manutenzione.

Pressione gomme auto

Gli pneumatici sono l’unico punto di contatto tra la propria vettura e l’asfalto e per questo motivo il loro controllo periodico è di fondamentale importanza per garantire una guida in totale sicurezza. Quando la pressione delle gomme si trova ad un livello ottimale, si evitano spazi di frenata più lunghi, una minore aderenza in curva e il surriscaldamento delle gomme. Al contrario, una corretta pressione rende efficienti i consumi di carburante e le emissioni, riducendo la velocità di usura degli pneumatici.

Anticipiamo fin d’ora, però, che se osserviamo la pressione pneumatici scendere rapidamente è opportuno effettuare un controllo delle valvole. Queste dovrebbero essere sostituite ad ogni cambio gomme ed è necessario che la chiusura del tappo sia in buono stato per evitare che siano rovinate causa dallo sporco raccolto per strada.

Pressione pneumatici: ecco come controllare la pressione delle gomme 3

Pressione insufficiente o eccessiva: i rischi

Viaggiare con la pressione pneumatici inferiore a quella corretta aumenta infatti sia gli spazi di frenata in caso di guida su fondo bagnato che le probabilità di incorrere in acquaplaning. In ogni caso, anche in condizioni metereologiche più favorevoli, la pressione insufficiente rende più pesante la manovrabilità dello sterzo in manovra.

Se ci si dimentica di controllare la pressione pneumatici, e si viaggia con un valore inferiore a quello consigliato, si rischia inoltre il maggior surriscaldamento delle gomme. A lungo andare, questo fenomeno causa la deformazione delle stese ed aumenta, di conseguenza, il rischio di esplosione. La maggior resistenza al rotolamento degli pneumatici che risulta da una pressione insufficiente nelle gomme contribuisce poi a far lievitare il consumo di carburante.

Non è solo una pressione pneumatici bassa ad aumentare i rischi, ma anche un valore troppo alto può avere conseguenze negative per la propria vettura. In questo case si diminuisce l’aderenza delle gomme con l’asfalto agevolando così l’usura anticipata delle componenti dell’auto ed accelerando il consumo del battistrada.

La giusta pressione per gli pneumatici

Per capire quale sia la pressione pneumatici corretta è fondamentale consultare la documentazione del veicolo fornita dal costruttore.

La pressione pneumatici è indicata tramite l’unità di misura dei bar e, solitamente, per le gomme estive il valore oscilla tra i 2.0 ed i 3.0 bar. Per verificare la pressione gomme auto si utilizza uno strumento, denominato manometro, che viene collegato alla valvola degli pneumatici e consente di aumentare o ridurre la pressione in base al valore indicato.

Il controllo della pressione gomme auto deve essere effettuato ogni quattro settimane ed a gomme fredde. Misurare il valore della pressione pneumatici a gomme ancora calde dopo aver utilizzato a lungo il proprio veicolo non è consigliato perché l’aumento della temperature degli pneumatici può falsare il reale valore della pressione.

Cos'è il sensore pressione pneumatici e come funziona?

 

Sistemi automatici di controllo della pressione gomme

Le vetture di nuova concezione sono adesso dotate obbligatoriamente di un sistema di controllo della pressione pneumatici, denominato TPMS (“Tyre Pressure Monitoring System”), che avvisa immediatamente qualora la pressione gomme auto non sia quella standard.

Questi sensori sono obbligatori dal 1 novembre 2014, in seguito all’applicazione del regolamento europeo 661/2009. Vengono montati sugli pneumatici estivi e invernali, nonché sui 4 Stagioni. Rilevano quindi in maniera costante e accurata il livello di gonfiaggio di ogni pneumatico. Bisogna ricordare, però, che le batterie integrate in questo tipo di sensori elettrici hanno, in media, una durata di circa 6-7 anni.

Pneumatici ad azoto

Altra particolarità relativa alla pressione pneumatici riguarda il gas tramite il quale gonfiare le gomme della propria auto. Se, infatti, la maggior parte degli automobilisti è solito compiere questa operazione immettendo aria all’interno della gomma, è tuttavia possibile riempire gli pneumatici con l’azoto.

L’azoto, essendo privo di umidità, evapora molto più lentamente dell’aria e comporta, quindi, una minor frequenza nel controllo della pressione gomme auto, una maggiore sicurezza in strada ed una riduzione dei consumi.

Anche nel caso di utilizzo di azoto è comunque opportuno procedere al controllo della pressione pneumatici ogni quattro settimane giusto per verificare che le gomme non abbiano riportato danneggiamenti nell’utilizzo quotidiano.

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Riparare uno pneumatico danneggiato

Quali possibilità abbiamo nel caso di foratura di uno o più dei nostri pneumatici? Esistono sul mercato spray sigillanti per gomme, in grado di arrestare la fuoriuscita di aria con facilità. In questo caso, però, la soluzione può funzionare solo con danni minimi. Se invece la situazione è più grave si dovrà sostituire la gomma forata con una ruota (o ruotino) di scorta.

In generale, è possibile pensare di riparare una gomma danneggiata se il conducente non ha continuato a viaggiare con la gomma a terra, se il buco non supera i 6 millimetri di diametro e infine se il danno riguarda esclusivamente zona del battistrada; mentre perforazioni e rotture sui fianchi sono irreversibili.

Se si vuole procedere alla riparazione, quando possibile, sempre sotto la guida di uno specialista, la cosa più importante e smontare la gomma, per poter controllare l’integrità e la possibilità di riuso. Se è riutilizzabile, si può applicare un pezzo di riparazione in gomma, ma meglio dall’interno, perché la soluzione sia più duratura.

Ad ogni modo, il futuro degli pneumatici vede le case produttrici sempre più impegnate ad elaborare soluzioni aggiornate e innovative come le gomme a tecnologia di sigillatura integrata, già disponibili sul mercato, oppure gli pneumatici run-flat o senza camera d’aria.

Pneumatici run-flat

Con il termine pneumatici runflat o “run flat”, ovvero autoportanti, ci riferiamo a una serie di gomme che hanno preso diversi nomi e sigle nel tempo: pneumatici ZP (Zero Pressure), EMT (Extended Mobility Tyre), SST (Self-Supporting), ROF (Run On Flat), BSR, etc. Si tratta di una tecnologia già rodata per l’utilizzo sui veicoli sportivi e di fascia premium per evitare incidenti causati da una foratura improvvisa.

Le gomme runflat traggono i loro vantaggi d’uso dai fianchi rinforzati che contribuiscono a sostenere la massadella vettura e consentono la marcia anche in seguito ad una perdita di pressione. La stabilità offerta è di solito sufficiente per raggiungere l’autofficina più vicina senza il tempo e i costi che comporta un carro attrezzi. Sostanzialmente, l’impiego di run-flat ci permette di dire addio ai cambi ruota sul ciglio della strada. La ruota di scorta non sarà più necessaria, e anche la massa della vettura ne beneficerà.

In caso di foratura di uno pneumatico run-flat, la marcia può continuare per circa 80 km a una velocità massima di 80 km/h. I valori, però, possono cambiare al variare del tipo di vettura e di gomme, della temperatura esterna e della strada.

Pneumatici senza camera d’aria

Oltre agli pneumatici run-flat, il futuro delle gomme vedrà presto entrare in gioco anche una nuova tecnologia, progettata per sbarazzarsi della camera d’aria e dei problemi connessi alla possibile foratura. Secondo alcune indiscrezioni, in meno di un decennio troveremo pneumatici senz’aria di serie su alcuni veicoli, uno fra tutti in Europa la MINI Cooper SE.

I vantaggi apportati da questa soluzione non consistono soltanto nell’impossibilità di una foratura, ma anche nella diminuzione degli incidenti correlati e dello spreco di circa 200 milioni di pneumatici che diventano rifiuti ogni anno a causa di usura precoce.

La prima gomma resistente ad ogni foratura sarà la Michelin Uptis, presentata nel 2019 e pronta a ad essere montata sull’americana Chevrolet Bolt. Per progettare questo pneumatico, Michelin ha portato circa 50 brevetti in più di un decennio di prove tra laboratorio e strade di tutto il mondo.

La gomma in questione è priva di camera d’aria e utilizza invece una lamelle in fibra di vetro flessibile irrobustite in grado di reggere l’intera massa della ruota. Lo svantaggio è invece rappresentato dalla irremovibilità del cerchio in lega e dalla maggiore deformabilità rispetto ai modelli attualmente sul mercato. Quest’ultimo contro è infatti l’altro lato della medaglia della maggiore resistenza agli urti e ai percorsi accidentati.

Presto, però. Michelin sarà raggiunta dai concorrenti nella produzione di pneumatici senz’aria. Al lavoro ci sono infatti anche Goodyear, che lo sta testando sui robot di consegna della Starship, e Hankook.

Peugeot e-308: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Peugeot e-308: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Con la nuova generazione, la Peugeot 308 ha compiuto un passo avanti notevole sotto svariati punti di vista e ora, per la prima volta nella storia del modello, verrà declinata anche in un’inedita variante 100% elettrica. SI chiama Peugeot e-308 e approderà nelle concessionarie verso la metà del 2023, sia in versione hatchback che station wagon. La 308 elettrica sarà spinta da un propulsore da 156 CV alimentato da una batteria di nuova generazione da 54 kWh e potrà contare su una dotazione specifica piuttosto all’avanguardia.

Ecco la scheda tecnica di Peugeot e-308:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio –
 Alimentazioni Elettrica
 Classe –
 CV/kW (da) 156/115
 Prezzo (da) –
INDICE
Dimensioni
Esterni
Interni
Motori
Consumi
Allestimenti
Perché comprarla
Prezzi

Anche se il marchio francese non ha ancora dettagliato tutte le specifiche delle nuove 308 elettriche, possiamo presumere che le dimensioni saranno simili a quelle degli attuali modelli con motore endotermico dato che come questi sarà assemblata sulla piattaforma Emp2. La versione hatchback dovrebbe raggiungere i 4 metri e i 37 centimetri di lunghezza, con altezza e larghezza rispettivamente di 144 e 185 cm. Come accennato, però, anche la variante elettrica della 308 avrà una versione station wagon, che aggiunge 30 cm in lunghezza: la Peugeot e-308 SW potrà quindi vantarsi di essere la seconda vettura familiare elettrica ad entrare sul mercato, dopo l’avvento della MG5.

Dimensioni Hatchback Station Wagon
Lunghezza 4.367 mm 4.636 mm
Larghezza 1.852 mm
Altezza 1.444 mm
Passo 2.675 mm 2.732 mm

L’estetica della nuova Peugeot e-308 mostra alcune differenze rispetto ai modelli con motore “tradizionale”: sono stati rivisitati sia il design della calandra che quello del sottoscocca e anche i cerchi da 18″ sono stati ottimizzati da un punto di vista aerodinamico per migliorare l’efficienza della vettura.

Nella vista laterale, la bassa linea di cintura movimenta una fiancata molto pulita, slanciando la figura della vettura. Sul retro, infine, troviamo nuovamente dei gruppi ottici Led, disposti in sottili elementi orizzontali, che sottolineano il grosso lunotto posteriore. Inoltre, elementi estetici specifici si accompagneranno ad ogni allestimento, anche se Peugeot a riguardo non ha ancora rivelato molti dettagli.

Anche l’abitacolo riprende il design delle più nuove 308, includendo diversi elementi tecnologici che regalano all’elettrica un look piuttosto all’avanguardia. Dietro il volante multifunzione troviamo il display del Peugeot i-Cockpit dedicato alla strumentazione digitale, mentre al centro della plancia trova posto il sistema di infotainment con touchscreen da 10″.

Peugeot e-308: prezzo, dimensioni e caratteristiche 4

A bordo, inoltre, saranno presenti anche diversi sistemi di assistenza alla guida e di sicurezza. Oltre al selettore delle modalità di guida (ECO, NORMAL, BRAKE e SPORT), la nuova Peugeot e-308 sarà dotata di Cruise Control adattivo con Stop&Go, del sistema attivo di monitoraggio dell’angolo cieco a lunga portata (75 metri) e del Rear Traffic Alert. 

Per il momento è stata annunciata una sola motorizzazione elettrica per la nuova Peugeot e-308.  Il propulsore, alimentato da una batteria da 54 kWh, avrà una potenza di 156 CV e una coppia di 260 Nm, per una reattività immediata.

La Peugeot e-308 è dotata di una batteria di nuova generazione, un accumulatore ad alta tensione da 54 kWh (51 kWh utili) composto all’80% di Nichel, per il 10% di Manganese e per il 10% di Cobalto, che dovrebbe consentire, in base all’allestimento scelto, un’autonomia di oltre 400 km (ancora in fase di omologazione). Inoltre, la casa dichiara anche degli ottimi tempi di ricarica: collegandosi a una colonnina da 100 kW, è possibile passare dal 20% all’80% in meno di 25 minuti.

Non si conoscono ancora i dettagli sugli allestimenti della Peugeot e-308, ma quelli disponibili dovrebbero essere quattro: Allure, Excellence, Emotion e GT.

  • Batteria innovativa: il pacco batterie di nuova generazione regala alla e-308 un’ottima autonomia e dei tempi di ricarica piuttosto brevi.
  • Station Wagon: le familiari elettriche sono al momento più uniche che rare.
  • Tecnologia: la nuova elettrica Peugeot potrà contare sulle migliori dotazioni, come l’i-Cockpit e le funzioni i-Connect Advanced.

I prezzi di Peugeot e-308 non sono ancora stati comunicati.

Le 5 auto elettriche più veloci al mondo

Le 5 auto elettriche più veloci al mondo

Per molto tempo siamo stati abituati ad associare le auto elettriche a modelli generalmente molto lenti, pensati tendenzialmente per un utilizzo urbano. Ma i powertrain elettrici, pur senza emettere alcun suono, sono in grado in realtà di assicurare prestazioni degne (se non superiori) delle più blasonate supercar. Grazie alla coppia istantanea e alla gestione elettronica della potenza, le moderne auto elettriche sono capaci di scattare da 0 a 100 km/h in un battito di ciglia.

La nostra Top 5

Abbiamo quindi raccolto i cinque modelli a batteria più veloci nel raggiungere i 100 km/h con partenza da fermo, che è oggi possibile acquistare. Il mondo delle elettriche esula dai tradizionali “segmenti di mercato” e così, non stupisce che nelle primissime posizioni, accanto a modelli dichiaratamente sportivi, trovino posto anche berline concettualmente pensate anche per fare il classico e tranquillo tragitto casa-lavoro. Ma andiamo con ordine.

Le 5 auto elettriche più veloci al mondo 1

Rimac Nevera

Al primo posto la creatura del giovane brand croato: la Rimac Nevera. Si tratta si un vero e proprio mostro su quattro ruote con due soli posti e un’incredibile potenza di ben 1.914 CV. Un numero esorbitante generato da una batteria da 120 kWh e distribuita su tutte e quattro le ruote attraverso ben quattro motori elettrici che permettono al modello di raggiungere i 100 km/h con partenza da fermo in appena 1,97 secondi. Anche la velocità massima non è da meno: 412 km/h. Praticamente un record per le elettriche.

  • Potenza: 1.914 CV
  • 0-100 km/h: 1,97 secondi
  • V-max: 412 km/h

Tesla Model S: prezzo, dimensioni, caratteristiche 4

Tesla Model S

Al secondo posto della nostra classifica troviamo una “tranquilla” berlina. Si tratta della Tesla Model S, che nella variante Plaid si trasforma in una vera e propria supercar in formato famiglia e a zero emissioni. A sua disposizione ci sono 1.020 Cv, che bastano a lanciare la tre volumi di palo alto da 0 a 100 km/h in soli 2,1 secondi. Di tutto rispetto anche la velocità massima, che si attesta sui 322 km/h.

  • Potenza: 1.020 CV
  • 0-100 km/h: 2,1 secondi
  • V-max: 322 km/h

Tesla Model X: prezzi, dimensioni e caratteristiche 12

Tesla Model X

E dopo una berlina, in questa top 5 c’è spazio anche per un Suv. Si tratta della Tesla Model X. La variante più estrema del Suv di Elon Musk è spinta da ben tre motori molto particolari, con rivestimento in fibra di carbonio, in grado di sviluppare insieme una potenza massima di ben 1.020 CV, sufficienti a spingere la Model X da 0 a 100 km/h in appena 2,6 secondi. Un record assoluto per la categoria.

  • Potenza: 1.020 CV
  • 0-100 km/h: 2,6 secondi
  • V-max: 262 km/h

Maserati GranTurismo Folgore: prezzi, dimensioni e caratteristiche 5

Masertati GranTurismo Folgore

Spazio ad un po’ di orgoglio tutto italiano. La Maserati GranTurismo Folgore sarà in vendita a partire dal prossimo anno e appena arriverà nelle concessionarie, sarà tra le elettriche più veloci sul mercato. Batteria da circa 90 kWh, tre motori elettrici e ben 1.200 CV di potenza massima, per uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 2,7 secondi. Il tutto, mentre si corre guida immersi nel lusso e nell’eleganza che solo Maserati sa regalare.

  • Potenza: 1.200 CV
  • 0-100 km/h: 2,7 secondi
  • V-max: 230 km/h

Porsche Taycan: esterni

Porsche Taycan

Chiude la nostra speciale classifica un’altra berlina con tanta voglia di essere una supercar. Si tratta della Porsche Taycan in versione Turbo S. Si tratta della più potente della gamma e grazie alla trazione integrale e al cambio a due rapporti (una vera rarità tra le elettriche) è capace di raggiugere i 100 km/h in soli 2,8 secondi. Il tutto con famiglia e bagagli al seguito.

  • Potenza: 761 CV
  • 0-100 km/h: 2,8 secondi
  • V-max: 260 km/h

In Francia si noleggia l’auto elettrica a 100 euro al mese

La Francia è intenzionata ad aiutare le famiglie meno abbienti attraverso il noleggio di una vettura elettrica a prezzo calmierato. Il governo francese vuole tenere fede alla promessa fatta dal presidente Emmanuel Macron durante la recente campagna elettorale che lo ha portato alla rielezione.

I dettagli del piano sono ancora in fase di sviluppo, anche se recentemente il ministro dell’Azione e dei Conti pubblici Gabriel Attal ha confermato alla televisione francese LCI l’intenzione dell’esecutivo di mettere in atto la misura.

Noleggio a soli 100 euro al mese

Il progetto, ancora da definire e mettere a punto nei particolari, prevede la possibilità per le famiglie con reddito basso di poter noleggiare un’automobile a zero emissioni con un canone mensile di 100 euro, cifra molto più bassa rispetto al costo di mantenimento di un veicolo ad alimentazione tradizionale, come si è affrettato a puntualizzare il ministro Attal.

Massimo riserbo anche sui modelli che potranno essere noleggiati con l’incentivo pubblico, ma quasi sicuramente saranno utilitarie entry-level. In totale si parla di circa 100mila vetture a disposizione dei cittadini che ne avranno diritto; mentre i contratti dovrebbero avere una durata di 7-8 anni, con possibilità finale di acquisto. In attesa di ulteriori dettagli, sappiamo che l’operazione sarà finanziata dalla banca Crédit Agricole.

Ricarica auto elettrica

Gli altri incentivi statali

Il “leasing sociale” (termine usato dal presidente Macron) andrà a sommarsi agli altri aiuti decisi dalla Francia al fine di incentivare la mobilità sostenibile. Al momento gli automobilisti francesi possono beneficiare di 6.000 euro di bonus per l’acquisto di una vettura elettrica con un costo inferiore ai 47.000 euro; inoltre c’è il maxi-piano da 30 miliardi di euro annunciato dallo stesso Macron, che prevede 4 miliardi riservati ai trasporti. Infine c’è l’incentivo da 4.000 euro per chi abbandona l’auto a combustione per passare a una e-bike.

In Italia niente, per ora

I partiti italiani, in vista delle elezioni del 25 settembre, hanno riservato pochissime attenzioni alla mobilità sostenibile. Il centrodestra non rivolge nessuna attenzione alle automobili; il Movimento 5 Stelle parla, in maniera generica, di “riduzione delle emissioni dei gas climalteranti attraverso la riconversione del parco auto privato circolante”; il Pd punta soltanto su bollo e colonnine per la ricarica di auto elettriche; mentre il Terzo Polo vuole aumentare gli incentivi per vetture elettriche e ibride plug-in.

Le 5 familiari più veloci al mondo

Audi RS6

Siamo ormai abituati ad etichettare come supercar unicamente i modelli a due posti, magari con motore centrale e dall’estetica esotica e appariscente. Tuttavia, l’appellativo di supercar, oggigiorno, può avere un’accezione molto più trasversale, andando ad identificare modelli che, fino a qualche tempo fa, avevano un’indirizzo d’impiego ben lontano da quello di dare emozioni a chi le guida. Ma si sa, i tempi cambiano e così oggi anche le station wagon, auto tradizionalmente pensate per i viaggi comodi in famiglia, possono trasformarsi in vere e proprie supercar.

La nostra top 5

Con potenze che in molti casi superano i 600 CV, velocità prossime se non superiori ai 300 km/h e accelerazioni inferiori ai 4 secondi, le familiari sportive non hanno davvero nulla da invidiare alle tradizionali supercar. Per questo motivo abbiamo stilato una lista delle cinque station sportive più veloci nello scatto da 0 a 100 km/h oggi disponibili sul mercato. È interessante notare come quattro modelli su cinque siano alimentati da un propulsore V8, mentre a tutti e cinque bastano meno di 4 secondi per arrivare a 100 km/h.

Le 5 familiari più veloci al mondo 2

Porsche Panamera Turbo S

La regina indiscussa delle station wagon sportive è la Porsche Panamera SportTurismo Turbo S. La variante familiare della berlina di Stoccarda è spinta da un V8 di 4 litri sovralimentato tramite due turbocompressori, capace di sviluppare una potenza di 630 CV. A dirla tutta, la variante E-Hybrid della Turbo S è ancora più potente, ma per via del peso extra non è altrettanto veloce nello 0-100 km/h, che la Turbo S archivia in appena 3,1 secondi.

  • Motore: 4.0 V8
  • Potenza: 630 CV
  • 0-100 km/h: 3,1 secondi

Le 5 familiari più veloci al mondo 1

Mercedes Classe E 63S AMG

Al secondo posto della nostra classifica si posiziona la Mercedes E 63 S AMG, un vero e proprio mostro da oltre 600 CV, che tra le auto della nostra top 5 spicca in quanto a coppia disponibile: ben 850 Nm. La familiare della stella è alimentata da un V8 biturbo di 4 litri da 612 CV che, grazie alla trazione integrale, è in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi.

  • Motore: 4.0 V8
  • Potenza: 612 CV
  • 0-100 km/h: 3,5 secondi

Audi RS6

Audi RS6

Sul terzo gradino del podio troviamo un modello che non ha bisogno di presentazioni. L’Audi RS6 è la famigliare sportiva per antonomasia, una vera e propria supercar in formato famiglia. Sotto il cofano scalpita un V8 da 600 CV tondi, che attraverso la mitica trazione integrale quattro, permette al modello di scattare da 0 a 100 km/h in 3,6 secondi. Particolare il fatto che tutti i pannelli della carrozzeria ad eccezione di tetto e portiere anteriori, sono stati sostituiti per dare all’RS6 un aspetto ancora più aggressivo.

  • Motore: 4.0 V8
  • Potenza: 600 CV
  • 0-100 km/h: 3,6 secondi

Le 5 familiari più veloci al mondo

Alpina B5 Touring

Alpina è un brand poco conosciuto dalle nostre parti. Si tratta di un piccolo marchio tedesco dedito all’elaborazione dei modelli BMW. Rispetto alle “tradizionali” BMW M, i modelli Alpina hanno un aspetto più sobrio, ma non per questo sono meno prestazionali. Anzi. L’Alpina B5 Touring può contare sulla spinta poderosa di un V8 di 4,4 litri in grado di sviluppare 621 CV, sufficienti a farla scattare da 0 a 100 km/h in soli 3,6 secondi.

  • Motore: 4.4 V8
  • Potenza: 621 CV
  • 0-100 km/h: 3,6 secondi

BMW M3: prezzo, dimensioni e caratteristiche 9

BMW M3 Touring

Chiude la nostra classifica la novità più recente nel segmento delle familiari ad alte prestazioni: La BMW M3 Touring. Si tratta della prima M3 con carrozzeria Touring nella storia del modello e la sua presenza nella nostra classifica spicca poiché rappresenta il modello più piccolo tra quelli in top 5. Non solo in termini di dimensioni, ma anche di potenza. Nella variante Competition, infatti, il 6 cilindri in linea della M3 Touring sviluppa 510 CV, ma grazie alla trazione integrale scatta da 0 a 100 km/h in soli 3,6 secondi.

  • Motore: 3.0 6 cilindri in linea
  • Potenza: 510 CV
  • 0-100 km/h: 3,6 secondi

Jeep Wagoneer S: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Jeep Wagoneer S: prezzo, dimensioni e caratteristiche

La Jeep Wagoneer S è fra i prossimi tasselli che porteranno la Casa americana verso un futuro con una gamma full-electric dal 2030. Questo Suv Premium da 600 CV e 650 chilometri di autonomia sarà infatti venduto solo in versione elettrica e competerà principalmente con le Range Rover. Sfoggerà un design futuristico e la trazione integrale, oltre a prestazioni da supercar. Le basteranno infatti solo 3,5 secondi per scattare da 0 a 100 km/h. Quanto si dovrà aspettare per guidarlo qui in Europa? i preordini per gli USA apriranno all’inizio del 2023, ma la produzione comincerà nel 2024.

Ecco la scheda tecnica della Jeep Wagoneer S:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio –
 Alimentazioni Elettrica
 Classe –
 Cv/kW (da) 660/441
 Prezzo (da) –

 

INDICE
 Dimensioni
 Esterni 
 Interni 
 Motori 
 Consumi 
 Perché comprarla

 

Stando al nome, Wagoneer S è la versione sportiva dell’attuale Wagoneer. Gli ingombri di questa nuova variante elettrica sono ridotti, ma ancora imponenti. Per intenderci, quindi, rispetto al passo di 3,12 metri e alla lunghezza di 5,45 metri di Wagoneer, Wagoneer S perderà qualche centimetro, anche per venire incontro alla clientela del Vecchio Continente.

jeep renegade usate

jeep renegade usate

Wagoneer S è più della versione sportiva di Wagoneer: sembra quasi un modello a se stante. Il centro stile della Casa a Stelle e Strisce ha progettato Wagoneer S come un grande Suv dal design sportiveggiante e caratterizzato da una linea che rimanda al mondo delle coupé.

Il look di questa vettura, dicevamo, ha poco a che fare con quello della omonima Wagoneer e presenta una dinamicità molto più accentuata. Sulle fiancate non ritroviamo le classiche maniglie delle portiere, ma eleganti aperture a filo carrozzeria. Anche il frontale è totalmente inedito: ha una firma ottica diversa e un paraurti e una calandra dal design unico, pur nel rispetto del più recente linguaggio stilistico del costruttore americano. Inoltre, per la prima volta la calandra è retroilluminata.

 

L’abitacolo della Jeep Wagoneer S è ancora avvolto dal mistero. Per poter competere però con la concorrenza europea, Jeep dovrà puntare su artigianalità, design riconoscibile ma originale e cura sia per i dettagli che per la scelta dei materiali. Lato infotainment, è lecito pensare che al centro della plancia troveremo il già testato sistema Uconnect di ultima generazione con software Android, smartphone replication wireless e servizi connessi.

Poche le informazioni al momento disponibili sul fronte powertrain. Si sa che la potenza sarà di 600 CV, ripartita su entrambi gli assali, per un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 3,5 secondi.

Grazie alla silhouette da suv-coupé e a soluzioni come l’alettone posteriore, l’aerodinamica della Jeep Wagoneer S contribuisce a migliorare i dati riguardanti consumi e autonomia. Equipaggiata con il motore da 600 CV, Wagoneer S promette un’autonomia di oltre 600 km.

 

  • Stile: l’estetica reinterpreta il tradizionale linguaggio Jeep aggiungendo lusso e classe a un profilo che è già impossibile non riconoscere.
  • Consumi: grazie alla cura dell’aerodinamica, nonostante le dimensioni può vantare un’ottima autonomia.
  • Prestazioni: semplicemente fra le Jeep più potenti di sempre.

Start and stop: scopriamo vantaggi e funzionamento

Start and stop: scopriamo vantaggi e funzionamento

Ormai da diversi anni il mondo dell’automotive cerca di limitare le emissioni inquinanti delle autovetture in modo da rispettare parametri normativi sempre più stringenti. La transizione verso una mobilità più sostenibile sta avvenendo a più livelli: se da una parte si lavora a nuovi motori elettrificati, dall’altra sono stati adottati vari dispositivi, come lo start and stop, dedicati proprio a questo specifico scopo.

INDICE
 Start&Stop: come funziona
Start&Stop: disattivazione
 Start&Stop: quali batterie
 Start&Stop: le applicazioni sulle ibride
 Start&Stop: vantaggi e svantaggi

Lo start and stop è un sistema che spegne automaticamente il motore della vettura in caso di sosta così da ridurre i consumi di carburante e le emissioni di Co2. Nel momento in cui l’automobilista arresta la marcia del proprio veicolo e mette in folle, il sistema entra in azione, spegnendo il motore dell’auto. Nel caso si possegga un’auto con cambio automatico, il sistema invece entra in funzione autonomamente, in alcuni casi già in fase di rallentamento.

Quando il conducente aziona nuovamente il pedale della frizione, oppure solleva il piede dal freno in caso di cambio automatico, viene mandato un segnale al motorino d’avviamento che rimette immediatamente in funzione il propulsore. Se una volta questo passaggio avveniva con un certo ritardo, con i nuovi sistemi di start&stop il tempo necessario per la ripartenza è appena percepibile.

Sulla maggior parte dei veicoli c’è la possibilità di disattivare il sistema start&stop, per cui normalmente è presente un apposito pulsante sulla plancia. In ogni caso, questo si disinserisce automaticamente quando:

  • lo stato di carica della batteria della vettura non risulta ottimale tale da garantirne il funzionamento;
  • la temperatura di esercizio del motore non risulta ottimale;
  • vi sia una differenza climatica importante tra l’interno dell’abitacolo e l’esterno a causa dell’azione del condizionatore.

Alcuni automobilisti però si chiedono se sia possibile disattivare il dispositivo in modo permanente, oppure come farlo su quelle auto che non dispongono dell’apposito pulsante. Nei vari forum presenti sul web sono presenti numerose discussioni di proprietari che si confrontano per capire come effettuare la disattivazione permanente dello start&stop.

Per alcuni modelli è sufficiente aprire il cofano e ponticellare il pulsante dedicato al sistema che viene premuto a cofano chiuso. Un’altra soluzione per effettuare la disattivazione permanente è quella di intervenire sulla centralina della vettura. Tuttavia, bisogna sempre ricordarsi che c’è il rischio sia di danneggiare le componenti elettroniche, sia di rendere nulla la garanzia.

Affinché lo start&stop possa funzionare correttamente non è possibile utilizzare una batteria standard, ma è necessario dotare la vettura di accumulatori più potenti, in grado di resistere ai numerosi cicli di accensione e spegnimento richiesti dal sistema.

Se, infatti, per le vetture prive di questo sistema è sufficiente utilizzare una batteria progettata per un ciclo medio di 30.000 accensioni, per quelle dotate di start&stop questa cifra si moltiplica fino a raggiungere le 300.000 accensioni. La batteria dei veicoli che montano questo dispositivo, quindi, è realizzata specificamente per resistere ad una maggiore usura e di conseguenza costa di più di quelle standard.

Come caricare la batteria auto? Ecco gli step da seguire

I sistemi di Start&Stop vengono applicati su tutti i tipi di veicolo, ma è nel caso delle vetture ibride che il dispositivo trova la sua piena applicazione. In queste vetture, infatti, nella maggior parte dei casi al posto del motorino di avviamento viene usato direttamente il propulsore elettrico per riattivare il motore endogeno, risparmiando sia in usura che in tempo di ripartenza.

Inoltre, specialmente i veicoli mild-hybrid tendono ad avere sistemi di start&stop piuttosto evoluti, che spengono il motore già in fase di decelerazione per permettere all’auto di veleggiare fino al completo arresto. In questo modo si tenta di limitare ulteriormente i consumi di veicoli che, altrimenti, difficilmente riuscirebbero a viaggiare anche solo per pochi secondi ad emissioni zero.

Il sistema start&stop consente una riduzione dei consumi di circa l’8-10%, soprattutto in quelle vetture condotte nel caos del traffico cittadino e spesso costrette a lunghe attese ai semafori. Questo implica quindi una significativa riduzione delle emissioni e anche del carburante utilizzato, nonché, in caso di alimentazione diesel, di AdBlue per il catalizzatore nello scarico.

Tuttavia questo dispositivo in alcuni casi può comportare alcuni svantaggi. Come abbiamo visto sono necessari componenti specifici per le vetture dotate di start&stop, come una batteria che possa resistere alle centinaia di migliaia di accensioni o come il motorino di avviamento, sottoposto ad un grande stress. Questo fa sì che le auto dotate di questo dispositivo abbiano dei costi di acquisto e manutenzione (nel caso si debba cambiare la batteria, per esempio) più elevati.