Renault Espace: prezzo, dimensioni e prova su strada

Renault Espace: prezzo, dimensioni e prova su strada 40

La Renault Espace è stata un’auto rivoluzionaria, la capostipite di una nuova tipologia di auto: le monovolume. Oggi, a quasi quarant’anni dal lancio della prima generazione del modello, anche la Espace ha ceduto alla “moda” dei SUV e così l’ultima generazione del modello abbandona le forme tradizionali per abbracciare quella a “ruote alte” tipica dei SUV. Lo stile ricalca il design degli ultimi prodotti del costruttore francese, mentre l’abitabilità interna resta da prima business class. Al top anche il livello di qualità percepita e, nonostante le dimensioni XXl, anche la dinamica di guida è di tutto rispetto. L’ultima serie, poi, viene proposta unicamente in abbinamento ad un propulsore ibrido da 200 CV.

Di seguito ecco la scheda tecnica della Renault Espace:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5/7
 Bagagliaio 159/1.714 litri
 Alimentazioni Full-hybrid
 Classe Euro 6D – Full
 Cv/kW (da) 200/147
 Prezzo (da) 43.700 €
INDICE
 Novità 2025
 Dimensioni
 Interni
 Esterni
 Motori
 Consumi
Come va
 Allestimenti
Perché comprarla
 Prezzi

La Renault Espace si aggiorna con un restyling che interviene sullo stile del Suv più grande del Suv francese, oltre che sulla dotazione di bordo. Le dimensioni restano invariate, con una lunghezza che si attesta sui 4,77 metri, mentre lo stile si aggiorna traendo ispirazione dal più recente linguaggio stilistico del costruttore d’Oltralpe. Cambia profondamente il frontale, che eredita molti contenuti stilistici in particolare dalla sorella Rafale. L’impostazione degli interni, invece, resta quella di sempre, ma si aggiunge il riconoscimento facciale, che permette al veicolo di adattare automaticamente le impostazioni del conducente, incluse seduta, specchietti e preferenze multimediali, mentre nuovi sono anche i sedili, ora più confortevoli.

Entrano a listino anche nuove tinte per la carrozzeria: Baltic Blue Grey, Midnight Blue,  Pearl White e Starry Black. Nessuna novità, invece, per quanto concerne la gamma motori. L’unica scelta disponibile, almeno nella prima fase di commercializzazione, sarà il full hybrid E-Tech da 200 CV. La nuova Espace arriverà nelle concessionarie prima dell’estate, con prezzi ancora da definire.

La volumetria interna è da sempre uno dei principali punti di forza della Renault Espace, che si conferma anche con l’ultima generazione del modello, che può contare su una lunghezza di 4,77 metri e, soprattutto, su un passo di 2,73 metri, che si traduce in un’ottima volumetria interna. Qui sotto le dimensioni nel dettaglio.

Dimensioni
Lunghezza 4.722 mm
Larghezza 1.843 mm
Altezza 1.645 mm
Passo 2.738 mm

Bastano pochi chilometri a bordo della Renault Espace per percepire il tanto spazio disponibile oltre che l’elevato livello di comfort che sa garantire. Le finiture sono curate, i materiali adottati sono eleganti e morbidi, con soluzioni che non sfigurerebbero nemmeno a bordo di un modello di fascia premium. L’attenzione per lo stile e il design è palpabile un po’ in tutto l’abitacolo, in particolar modo nella plancia.

Buono anche il sistema di infotainment. Questo è comandabile attraverso uno schermo touch che, come da tradizione Renault, è a sviluppo verticale e assicura la compatibilità con Apple CarPlay e Android Auto. Digitale anche il quadro strumenti dalla grafica personalizzabile. Alla sensazione di benessere nell’abitacolo inoltre, contribuisce la luminosità assicurata dall’ampio parabrezza e dal tetto in vetro fisso. Con l’ultimo aggiornamento, poi, hanno fatto il loro debutto nuovi sistemi di assistenza alla guida, come il riconoscimento della segnaletica e l’avvertimento del superamento limiti di velocità. Oltre a questi sono presenti l’assistente alla frenata d’emergenza, l’allerta superamento carreggiata e l’avviso distanza sicurezza.

L’ultima generazione della Renault Espace stacca prepotentemente con il passato abbandonando le forme tipiche dei monovolume per uniformarsi a quelle dei SUV. Il cambio di passo dal punto di vista stilistico, quindi, è radicale, uniformandosi al più recente linguaggio stilistico del costruttore francese. Non è difficile scorgere infatti, tra le linee della Espace, alcuni rimandi alla più piccola Austral.

Il frontale parla il più recente linguaggio stilistico Renault, con la grande calandra che ai lati va ad inglobare i gruppi ottici qui con tecnologia Matrix Led. Nonostante le proporzioni, la fiancata è snella e filante, merito delle cromature intorno ai vetri laterali, mentre la coda si concede un tocco di sportività grazie alla linea discendente del tetto e il doppio terminale di scarico cromato che, tuttavia, è puramente estetico.

Per quanto concerne le motorizzazioni, l’unica unità oggi disponibile per la Renault Espace è il full-hybrid costituito da un 1.2 a benzina abbinato ad un modulo elettrico capaci insieme di sviluppare una potenza di 200 CV. Come tutti i full-hybrid, la Espace in abbinamento a questo powertrain è in grado di muoversi per qualche chilometro quando la batteria è completamente carica.

Stando ai dati dichiarati dal costruttore, la Espace è in grado di assicurare una media compresa tra i 4,6 e i 4,8 litri. Un dato un po’ ottimistico rispetto alla realtà. Ad ogni modo, i consumi della Espace restano comunque sempre molto contenuti. Nonostnante la mole importante, nel corso del nostro test abbiamo registrato una media di appena 6,7 l/100 km.

Espace generazione III

Bastano pochissimi chilometri per rimanere a bocca aperta. Non vuole sembrare un’esagerazione, è realmente così. La Renault Espace rappresenta davvero una grande sorpresa sotto molti punti di vista. Il primo è la qualità. Nonostante Renault sia un brand generalista, con la Espace in allestimento Initiale Paris riesce a garantire tutti i comfort, la cura per il dettaglio e la qualità tipiche dei brand premium. Non mancano le luci ambiente, i sedili refrigerati e riscaldati oltre che con funzione massaggio e ancora i rivestimenti in pelle e le tendine parasole per i passeggeri posteriori. Insomma, la Espace parla indiscutibilmente un linguaggio molto ricercato che non ci si aspetterebbe da Renault. E poi c’è lo spazio. I Suv saranno anche alla moda, ma non batteranno mai la volumetria e il comfort che è in grado di garantire un modello come la Espace.

 

A tutto questo, poi, bisogna aggiungere una dinamica di guida degna di nota. Nulla di nemmeno lontanamente sportivo sia chiaro (e nemmeno vuole esserlo) ma la presenza delle quattro ruote sterzanti rende la Espace non solo molto agile anche tra le curve, ma soprattutto facile da utilizzare anche nel traffico cittadino dove, proprio grazie a questo sistema, può fare affidamento su un raggio di sterzata da utilitaria. Il propulsore Diesel da 190 CV ha un buon carattere: spinge il giusto, viste le masse in gioco, anche se quando si forza l’andatura la sua voce diventa un po’ troppo presente all’interno dell’abitacolo. Buono invece il cambio, che si sposa alla perfezione al quattro cilindri, assicurando passaggi di marcia veloci e quasi del tutto impercettibili, a tutto vantaggio del comfort di marcia.

Espace generazione IV

Una volta accettate le nuove linee non più da monovolume ma da SUV, la nuova generazione della Renault Espace si dimostra una piacevole sorpresa sotto molti punti di vista. A bordo il livello di qualità percepita è cresciuto moltissimo: tutti i materiali sono di pregevole fattura e gli accoppiamenti fra i vari pannelli interni sono tutti molto precisi precisi. Ma dove la Espace colpisce di più e nella dinamica di guida. Il propulsore full-hybrid da 200 CV, unica scelta disponibile a listino, assicura al SUV più grande di casa Renault un buon carattere.

La spinta è decisa nonostante la mole della vettura e soprattutto i consumi sono molto contenuti. Grazie ai cicli di carica scarica molto rapidi, la Espace è in grado di percorrere diversi chilometri in modalità completamente elettrica permettendo così di assicurare consumi medi che nel corso del nostro test si sono attestati intorno ai 6,7 km/l. Ottimo poi il livello di insonorizzazione della vettura: a bordo della Espace ci si sente come in una bolla, con i fruscii aerodinamici ridotti al minimo e anche il rumore di rotolamento degli pneumatici risulta molto contenuto. Molto efficace, infine, è anche il sistema a quattro ruote sterzanti che permette di effettuare svolte in un fazzoletto e muoversi così anche nel traffico urbano con assoluta disinvoltura.

Renault Espace è disponibile in due allestimenti:

  • Techno: rappresenta il livello di accesso alla gamma, con un’ottima dotazione di base.
  • Esprit Alpine: Allestimento dal carattere più sportivo.
  • Iconic: ovvero l’allestimento al vertice della gamma in termini di dotazioni.

Techno: include di serie Cerchi in lega da 18” ARGONAUTE, Driver Display 7”, Easy Park Assist, Sensori di parcheggio 360° e Parking Camera, Fari diurni a LED, Fari Full LED Pure Vision, Impianto audio Arkamys con radio DAB, Renault EASY LINK: sistema multimediale connesso con tablet touchscreen da 9,3’’, connessione Bluetooth con commandi vocali e navigazione 3D con cartografia Europa, compatibile con Android Auto e Apple CarPlay, Climatizzatore automatico bi-zona, ABS con assistenza alla frenata di emergenza, Accensione automatica dei fari e dei tergicristalli, Commutazione automatica degli abbaglianti / anabbaglianti, Assistenza al mantenimento della corsia e avviso superamento carreggiata (Lane Keep Assist e Lane Departure Warning), Assistenza per la partenza in salita (Hill Start Assist), Avviso distanza di sicurezza, Avviso superamento del limite di velocità (Over speed Prevention) con riconoscimento della segnaletica stradale, Controllo elettronico della stabilità ESC, Cruise Control, Eco driving (monitoraggio, consigli e modalità Eco), Extended Grip Control (funzione antislittamento ASR), Frenata d’emergenza attiva (AEBS) con riconoscimento pedoni, Freno di stazionamento elettronico con funzione Auto-Hold, Sensore angolo morto, Sensore di pressione pneumatici, Rear Cross Traffic Alert (sistema di rilevamento attivo dei veicoli nell’area posteriore), Rilevamento di stanchezza conducente, Airbag frontali, laterali e a tendina, Chiamata d’emergenza, Renault MULTI-SENSE (personalizzazione della modalità di guida e dell’ambientazione luminosa), Sellerie misto tessuto/similpelle in Nero Titanio, Tetto vetrato panoramico fisso, Volante in pelle Nappa regolabile in altezza e profondità.

Esprit Alpine: all’allestimento Techno aggiunge 4Control advanced, gruppi ottici posteriori a led con effetto “moirage”, indicatori di direzione dinamici con effetto 3D filigranato, Badge laterali specifici Alpine, Barre tetto nere opache, calotte dei retrovisori nero lucido, Cerchi in lega da 20″ DAYTONA, Logo Renault Anteriore e Posteriore nero lucido, Paraurti anteriore con lama F1 aerodinamica in grigio satinato, Profili dei finestrini nero lucido.

Iconic: aggiunge Cerchi in lega da 19” , BOSE Sound System, Driver display 10,2” con replicazione navigazione 3D, Fari adattivi LED Matrix Vision, Head-up Display, Cruise Control Adattivo con funzione Stop&Go, Renault 4CONTROL (Telaio 4CONTROL a 4 Ruote Sterzanti e controllo elettronico delle sospensioni), Apertura mani-libere del bagagliaio e chiusura elettronica, Badge e design interno INITIALE PARIS, Caricatore smartphone a induzione, Poggiatesta Relax anteriori e posteriori specifici, Sedile conducente e passeggero con regolazione lombare elettrica, riscaldati e ventilati (regolazione manuale della lunghezza della seduta) e funzione massaggio, Sedili in pelle Nappa Nero Titanio, Modularità One Touch (sedili posteriori richiudibili elettricamente, comandabile con EASY LINK), Vetri laterali laminati

  • Spazio: la Espace resta una monovolume vera, nonostante lo stile abbia virato verso il mondo dei SUV.
  • Motore: il full-hybrid ha un buon carattere e consumi contenuti.
  • Qualità: molto alto il livello di qualità percepita all’interno grazie agli ottimi materiali scelti per i rivestimenti.

Di seguito ecco indicato il listino prezzi della Renault Espace aggiornato a marzo 2025:

Renault Espace Prezzo
Techno 43.800 €
Esprit Alpine 46.800 €
Iconic 48.800 €

 

Rottamazione auto: costi, certificato e come fare

I documenti necessari per rottamare un'auto

La legge italiana impone che la rottamazione di un’auto avvenga in centri di specializzati e autorizzati. In alternativa, nel caso in cui il veicolo sia ceduto per acquistarne un altro, è possibile rivolgersi al concessionario, automercato o succursale della relativa casa costruttrice.

Ma cosa serve per rottamare un’auto? Ecco la procedura da seguire e i costi da sostenere.

INDICE
Rottamazione auto: come funziona
Rottamazione auto: quanto costa
Rottamazione auto: gli incentivi
Rottamazione auto: i documenti necessari
Rottamazione auto: quando la vettura non è di proprietà
Rottamazione auto a costo zero: è possibile?
Rottamazione auto: cos’è il certificato e a cosa serve

La rottamazione di un’auto spesso precede l’acquisto di un veicolo nuovo e per tale procedura, il proprietario può rivolgersi al concessionario. Quest’ultimo si occuperà di tutte le pratiche burocratiche per concludere l’operazione. Avrà poi il compito di rilasciare il certificato di rottamazione e di registrare la cessata circolazione dell’auto presso il PRA. Nel caso in cui la rottamazione non coincida con l’acquisto di una nuova vettura, il proprietario dovrà affidarsi ad un demolitore autorizzato. Anche a seguito di questa procedura verrà rilasciato il certificato di rottamazione dell’auto.

Rottamare un’auto comporta delle spese. Il costo complessivo ammonta a circa 89 €. Questa cifra comprende:

  • Imposta di bollo di 32 €
  • Emolumenti ACI di 13,50 €
  • Cancellazione dal PRA di 36,38 €
  • Visura PRA di 7,10 €

La rottamazione di un veicolo permette di usufruire degli incentivi e bonus stanziati dal Governo. L’obiettivo è favorire l’acquisto di veicoli più ecosostenibili. Vediamo gli sconti in base alla fascia di emissione e alla categoria di appartenenza (Euro 0, 1, 2, 3, 4) del veicolo da rottamare:

  • Vetture con emissioni di CO2 da 0 a 20 g/km: sconto che va dai 9.000€ agli 11.000€.
  • Vetture con emissioni di CO2 da 21 a 60 g/km: sconto dai 5.500€ agli 8.000€.
  • Vetture con emissioni di CO2 da 61 a 135 g/km: sconto dai 1.500€ ai 3.000€.

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Per procedere alla rottamazione, è necessaria la consegna di alcuni documenti:

  • Carta di circolazione del veicolo
  • Certificato di proprietà del veicolo
  • Accettazione dell’eredità o dichiarazione sostitutiva di atto notorio, nel caso in cui l’automobilista non sia il proprietario della vettura.
  • Le targhe del veicolo.
  • Documento d’identità valido del proprietario.

Una volta ricevuti questi documenti, il centro demolizioni può concludere la pratica presso gli uffici del PRA. La ricevuta dell’avvenuta comunicazione all’interessato sarà dotata di codice di accesso per poter visualizzare il Certificato di Demolizione Digitale.

Rimborso bollo auto: ecco come funziona nel 2020

Come detto in precedenza, per rottamare un’auto non di proprietà bisogna procedere all’accettazione di eredità o di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio firmata dal proprietario. Anche in questo caso si può comunque usufruire degli incentivi per acquistare un’auto nuova. È necessario informarsi con i singoli concessionari per capire quali sono i limiti applicati.

La rottamazione di un’auto può avvenire anche a costo zero, senza il pagamento di emolumenti ACI e imposta da bollo. Questo è possibile solo per le auto complete di carrozzeria, motore, centraline e catalizzatore. In questo caso, l’unico costo da sostenere è quello per la cancellazione dal PRA e per le spese di trasporto.

In alcuni casi viene proposta la rottamazione gratis. I demolitori infatti possono guadagnare con la vendita di pezzi di una vettura in stato decente a prezzo vantaggioso.

Il certificato di è un documento che viene rilasciato al proprietario dell’auto al momento della demolizione In questo modo il proprietario è escluso da ogni responsabilità civile, penale e amministrativa connessa alla proprietà del veicolo. L’obbligo del pagamento del bollo auto termina dal momento della data di consegna registrata nel certificato. L’assicurazione può essere interrotta o trasferita ad un altro veicolo.

Il Certificato di Rottamazione va conservato. In questo modo si può dimostrare di non essere più intestatari del veicolo, in caso di eventuali multe.

Honda HR-V: prezzo, dimensioni e caratteristiche

Honda HR-V: prezzo, dimensioni e caratteristiche 20

La Honda HR-V si aggiorna e con l’arrivo della nuova generazione compie un importante passo avanti sul fronte dell’elettrificazione. La gamma del costruttore giapponese si appresta a diventare così ancora più green: la nuova HR-V, infatti, viene proposta unicamente in abbinamento ad un sistema ibrido denominato full hybrid e:HEV, il cui funzionamento ricalca in maniera piuttosto fedele quello attualmente in uso sulla più piccola Jazz.

Ecco la scheda tecnica della Honda HR-V:

 Scheda Tecnica
 Numero posti 5
 Bagagliaio –
 Alimentazioni Ibrido
 Classe –
 CV/kW (da) 131/96
 Prezzo (da) 30.900 €
INDICE
 Novità 2025
 Dimensioni
 Interni 
 Esterni 
 Motori 
 Consumi
 Allestimenti
 Perché comprarla
 Prezzi

La Honda HR-V si aggiorna e per il 2025 si sottopone ad un leggero restyling che ne aggiorna le linee e i contenuti. Dal punto di vista estetico le differenze sono minime. Gli interventi dei designer si sono concentrati nella parte anteriore, dove debuttano nuovi gruppi ottici dalla finitura brunita, così come è cambiata la grafica interna di quelli posteriori.

Negli interni, invece, le modifiche si concentrano nel debutto di un inedito quadro strumenti e su una diversa scelta dei materiali per i vari rivestimenti interni. Nessuna novità, invece, dal punto di vista tecnico. Sotto il cofano, infatti, si conferma la presenza del sistema ibrido e:HEV, che combina un motore benzina 1.5 a ciclo Atkinson con due motori elettrici per una potenza di sistema di 131 CV e 253 Nm.

La nuova Honda HR-V conserva fondamentalmente tutte le dimensioni della generazione uscente del modello. Le misure ufficiali del nuovo Suv ibrido giapponese non sono ancora state comunicate. Tuttavia si sa che a cambiare è soltanto l’altezza per via della linea maggiormente discendente del tetto, che si abbassa di 20 millimetri rispetto al passato, mentre cresce anche l’altezza da terra di 10 millimetri, soprattutto per via dei nuovi cerchi in lega da 18 pollici.

Gli interni della nuova Honda HR-V parlano un linguaggio minimale e a tratti sportiveggiante. L’impostazione, comunque, è abbastanza classica, con lo schermo del sistema di infotainment da 9 pollici che domina la scena con la sua posizione al centro della plancia. I tasti del sistema di climatizzazione restano fisici, posizionati nella parte bassa della plancia.

Tanto poi lo spazio a bordo. Rispetto alla generazione precedente, chi si accomoda sulla seconda fila di sedili gode di centimetri in più non soltanto per le gambe ma anche per la testa. Buona in fine la dotazione di Adas ben rappresentata dalla presenza di serie del pacchetto Honda Sensing che include un’ampia gamma di sistemi di assistenza alla guida.

Ma è negli esterni che la nuova Honda HR-V stacca davvero con il passato, proponendo un design completamente nuovo, che parla un linguaggio stilistico inedito per lo stesso costruttore giapponese. Le linee sono molto più morbide e tondeggianti e nel frontale le prese d’aria molto piccole e sottili rimandano immediatamente al mondo delle vetture elettriche.

Molto ricercata, invece, la vista posteriore, dove a dominare sono i gruppi ottici dotati di tecnologia Led, che si sviluppano orizzontalmente, correndo da un lato all’altro della vettura senza soluzione di continuità. Nella parte bassa del paraurti, invece, spunta un piccolo skid plate, mentre lo scarico non è a vista, proprio a voler sottolineare ulteriormente la natura green della nuova HR-V.

La nuova Honda HR-V monta per prima la nuova tecnologia ibrida e-HEV . Del resto il pianale è il medesimo. Questo è costituito da due motori elettrici abbinati a un 1.5 benzina i-Vtec: la potenza totale è di 131 CV, mentre la coppia massima raggiunge i 253 Nm ad un regime di rotazione di 4.500 giri.

I consumi dichiarati dalla Casa giapponese per la Honda HR-V indicano un’attenzione marcata all’efficienza da parte degli ingegneri di Honda. La tecnologia ibrida e:HEV, che fa il suo debutto proprio su HR-V, offre emissioni di 122 g/km (misurate ciclo combinato WLTP) e un consumo di benzina pari a 5,4 l/100 km.

Sono tre gli allestimenti disponibili per configurare a piacimento la propria Honda HR-V:

  • Elegance
  • Advance
  • Advance Style

Elegance: luci LED di serie, sedili anteriori riscaldabili, cerchi in lega da 18” e connettività smartphone Honda Sensing, la suite di aiuti alla guida e tecnologie di sicurezza, in aggiunta all’Hill Descent Control, display touch da 9″, Apple CarPlay (via Bluetooth, WiFi o cavo) e Android Auto (via cavo)..

Advance: in aggiunta rispetto ad Elegance portellone posteriore hands-free e chiusura da remoto, volante riscaldabile e interni in ecopelle e tessuto.

Advance Style: in aggiunta rispetto alla Advance impianto audio premium, carrozzeria bicolore e finiture arancioni all’interno dell’abitacolo.

  • Design: lo stile ricercato della Honda HR-V non ti farà passare inosservato.
  • Motori: l’innovativa tecnologia e:HEV promette un’esperienza di guida appassionante e una buona efficienza.
  • Comfort: buona l’organizzazione dell’abitacolo, che risulta spazioso e versatile.

Di seguito ecco indicato il listino prezzi aggiornato a marzo 2025 della Honda HR-V:

Honda HR-V Prezzo
Honda HR-V Elegance 34.500 €
Honda HR-V Advance 36.850 €
Honda HR-V Advance Style 38.350 €

 

Come funziona il calcolo del bollo auto nel 2025?

Guida al calcolo del bollo auto: come sapere quanto pagare 1

Il bollo auto è una tassa che tutti gli automobilisti ricordano di dover pagare una volta all’anno. Fino a qualche anno fa le cose erano abbastanza semplici. C’erano regole generali e un leggero adattamento da parte delle amministrazioni regionali, essendo il bollo proprio di competenza delle Regioni.

Gli effetti della transizione ecologica

Però, con un parco auto sempre più diversificato sul fronte del powertrain e con tante forme di elettrificazione in circolazione, le regole si fanno un po’ più complesse. Ci sono, ad esempio, regioni che esentano il pagamento del bollo per le auto 100% elettriche, quelle che concedono qualche anno di abbuono se si guida un’ibrida e così via. Ma facciamo ordine con un po’ di indicazioni generali.

INDICE
Calcolo bollo auto 2025
Calcolo bollo auto online
Calcolo bollo auto kW
Calcolo bollo auto CV
Come pagare il bollo auto

L’ammontare del bollo auto è legato direttamente alla potenza effettiva dell’auto. Per potenza effettiva si intende il valore che indica quanti kW l’auto è in grado di sviluppare. Un altro parametro che influisce sul valore della tassa è la classe ambientale. Per cui, ad esempio, un’auto Euro 3 o 4 pagherà di più di un’auto Euro 6, a parità di kW.

Entrambi i dati sopra citati, quello sulla potenza e quello sull’omologazione, sono riportati chiaramente sul libretto di circolazione. Poi, in base alla combinazione di queste due informazioni, le singole regioni fanno pagare un bollo il cui totale è dato dal numero di kW moltiplicato per un coefficiente he va da 1,8 a 4 euro.

Questo valore tiene conto, oltre che della classe ambientale, anche della potenza complessiva. Per conoscere esattamente l’importo del bollo auto del proprio veicolo, consigliamo di consultare le guide specifiche dedicate a ciascuna regione presenti sul nostro sito.

Bollo auto Regione per Regione

Per avere un’indicazione precisa si può anche consultare un sito web che consente di calcolare il valore del bollo auto online. Per prima cosa, è possibile usare il servizio online messo a disposizione da ACI, o in alternativa usare l’analogo strumento a disposizione sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

Trovare la somma che si dovrà versare basterà inserire il numero di targa, il tipo di veicolo e il codice di sicurezza. In alternativa, alcune regioni dispongono di servizi di calcolo del bollo direttamente sui propri siti.

Come abbiamo visto, il metodo più semplice e preciso per conoscere l’esatto importo da pagare relativo al bollo auto è quello relativo alla potenza espressa in kilowatt. A seconda della classe di emissioni è prevista una tabella con il valore attribuito ad ogni kW e ad essere penalizzate saranno le auto maggiormente inquinanti.

Se non si è in grado di risalire alla potenza espressa in kilowatt sarà possibile effettuare il calcolo bollo auto sulla scorta dei cavalli motore. In questo caso, però, sarà necessario dotarsi di calcolatrice perché per l’operazione da compiere si dovrà dividere il valore di 1,35962 per i cavalli di potenza del motore.

Per il pagamento dell’imposta sugli autoveicoli ci sono diverse possibilità, che variano leggermente da regione a regione. Nello specifico, il pagamento del bollo può essere effettuato:

  • Home Banking (online)
  • PagoPA
  • punti vendita Sisal e Lottomatica
  • Poste Italiane (online o tramite gli uffici postali)
  • domiciliazione bancaria con sconto 15% (valida solo per alcune regioni)
  • presso gli sportelli ATM abilitati
  • sul sito dell’ACI mediante il servizio pagoBollo
  • da IO, l’app dei servizi pubblici
  • tramite Satispay
  • sul sito dell’Agenzia delle Entrate
  • portali dedicati di ciascuna regione

Per aiutarti ad avere un’idea più chiara sui costi di gestione di un’auto, abbiamo realizzato una video infografica in cui sono illustrate classifiche e differenze di spesa tra le varie regioni, sia in termini assoluti sia con riferimento alle singole voci di costo di cui abbiamo parlato nell’articolo

Cose da sapere

Quanto costa il bollo auto?

L’importo del bollo diminuisce con l’aumentare della categoria ambientale e varia da regione a regione.

Quanto costa il bollo auto a kW?

Dipende dalla categoria ambientale del veicolo. Per esempio, per una vettura di categoria Euro 0 si pagherà un importo di circa € 3 a Kilowatt sino ad un massimo di 100 kW, mentre per auto superiori a 100 Kilowatt si dovrà corrispondere una cifra pari circa € 4,50 per ogni kW (l’importo varia per ogni regione).

Come si calcola il bollo auto?

Per capire come si calcola il bollo auto bisogna partire dai kW della tua vettura. I Kilowatt sono indicati nel libretto di circolazione del mezzo.

Visura auto, anche online: come richiederla e quanto costa

visura-auto

La visura auto è il documento che si può ottenere e che racconta la storia della vettura poiché riporta non solo i dati tecnici del mezzo, ma anche quelli di tutti i proprietari e le eventuali annotazioni giuridiche. Scopriamo come si richiede.

INDICE
Visura auto: a cosa serve?
Visura al PRA: come richiederla
Visura PRA online
Visura PRA gratis
Visura storica PRA
Visura ACI: come si richiede
Visura ACI online
Visura ACI gratis

Grazie alla visura auto è possibile conoscere tutte le informazioni giuridico patrimoniali relative al veicolo risultanti al momento della richiesta. Si potrà quindi verificare che sul veicolo oggetto della richiesta non risultino iscritte ipoteche, controllare che sul veicolo non vi siano sequestri, pignoramenti, fallimenti, fermi amministrativi, ed inoltre verificare che l’auto non sia stata cancellata dal PRA.

Per richiedere la visura auto si dovrà proporre istanza al PRA, il Pubblico Registro Automobilistico, e si potrà procedere sia presentando la richiesta presso l’ufficio provinciale ACI che tramite il servizio di visura auto online.

Per ottenere una visura online sarà necessario collegarsi al sito www.aci.it, cliccare sul link “Visure Pra” e successivamente compilare sia i campi relativi ai dati anagrafici del richiedente la visura auto  (nome, cognome, codice fiscale, data di nascita, indirizzo mail e recapito telefonico, nonché i dati utili alla fatturazione del pagamento per la richiesta) che i dati del veicolo per il quale si chiede la visura, quindi tipologia e targa.
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Spesso si è portati a cercare strade alternative per non essere costretti a pagare le spese per ottenere la visura. Numerosi siti web promettono di effettuare una visura auto totalmente gratuita, ma i servizi offerti sono decisamente limitati e permettono di verificare pochi dati quali la regione di appartenenza, la cilindrata o il tipo di alimentazione.

L’importo complessivo sarà pari a 8,83 euro di cui 6,00 quale costo della visura e 2,23 + IVA al 22% quale costo del servizio telematico.

Se, invece, si opta per richiedere la visura auto presso le Unità Territoriali ACI PRA si dovrà versare l’importo di legge che varia da 15 a 20 euro.

Esistono due tipologie di visure, quella nominativa attuale e quella storica. Con quest’ultima la ricerca è riferita a tutti i veicoli che sono stati intestati nel tempo al soggetto (persona fisica o persona giuridica) ma che alla data della consultazione non sono più in possesso dello stesso a seguito di vendita o perdita di possesso.

Identica procedura è richiesta per la visura ACI. Ci si dovrà recare all’Ufficio provinciale dell’ACI, compilare l’apposito modulo per richiedere la visura e pagare l’importo di 8 euro. E’ possibile, come alternativa, richiedere all’ACI la visura anche online.

In questo caso, dopo aver digitato l’indirizzo del sito ACI, si dovrà compilare il form dedicato con i dati personali, il numero di targa e la descrizione del veicolo sulla scorta delle indicazioni presenti. Successivamente si dovrà digitare il codice di sicurezza ed effettuare il pagamento richiesto pari ad 8,83 euro.

Come già affermato in precedenza, sono presenti numerosi siti che offrono la possibilità di effettuare una visura targa gratis, ma nella realtà i costi sono mascherati sotto forma di spese di gestione. Il nostro consiglio è quello di affrontare sempre i costi irrisori chiesti dal sito dell’ACI pre procedere alla visura.

Cose da sapere

A cosa serve la visura auto?

Grazie alla visura auto è possibile conoscere tutte le informazioni giuridico patrimoniali relative al veicolo risultanti al momento della richiesta. Si potrà quindi verificare che sul veicolo oggetto della richiesta non risultino iscritte ipoteche, controllare che sul veicolo non vi siano sequestri, pignoramenti, fallimenti, fermi amministrativi, ed inoltre verificare che l’auto non sia stata cancellata dal PRA.

Come si richiede la visura auto?

Per richiedere la visura auto si dovrà proporre istanza al PRA, il Pubblico Registro Automobilistico, e si potrà procedere sia presentando la richiesta presso l’ufficio provinciale ACI che tramite il servizio di visura auto online.

Come si chiede la visura auto online?

Per ottenere una visura online sarà necessario collegarsi al sito www.aci.it, cliccare sul link “Visure Pra” e successivamente compilare sia i campi relativi ai dati anagrafici del richiedente la visura auto  (nome, cognome, codice fiscale, data di nascita, indirizzo mail e recapito telefonico, nonché i dati utili alla fatturazione del pagamento per la richiesta) che i dati del veicolo per il quale si chiede la visura, quindi tipologia e targa.

Quanto costa richiedere una visura auto?

Il costo complessivo della visura sarà pari a 8,83 euro di cui 6,00 quale costo della visura e 2,23 + IVA al 22% quale costo del servizio.

Distanza di sicurezza: ecco tutto quello che c’è da sapere

Distanza di sicurezza: ecco tutto quello che c’è da sapere

Rispettare la distanza di sicurezza non serve a passare il quiz di scuola guida. È una delle migliori accortezze per evitare tamponamenti. Rispettare la distanza di sicurezza è fondamentale, ma molti automobilisti ignorano del tutto questa regola (di buon senso in primis) del Codice della Strada. Qualora l’auto che ci precede dovesse frenare bruscamente, una certa ridondanza nel calcolo dello spazio di frenata può fare una grande differenza, permettendo di evitare l’impatto. La giusta distanza di sicurezza dipende non solo dal tipo e dalle condizioni del veicolo o della strada, ma anche da altri fattori. Vediamo quali.

La distanza di sicurezza nel Codice della Strada

Innanzitutto, analizziamo l’art. 149 del CdS, che tratta precisamente della distanza di sicurezza tra veicoli. La prima prescrizione è la seguente: “durante la marcia i veicoli devono tenere, rispetto al veicolo che precede, una distanza di sicurezza tale che sia garantito in ogni caso l’arresto tempestivo e siano evitate collisioni con i veicoli che precedono“. Il punto, insomma, è che non c’è formula magica né tabella di distanze di sicurezza standard. La quantità di fattori che possono influenzare la giusta misura è notevole. Il CdS si occupa infatti qui di regolare poche condizioni specifiche (all’esterno dei centri abitati in presenza di divieto di sorpasso per certe categorie di veicoli, quando preceduti da macchine sgombraneve) e di indicare le sanzioni.

La multa per mancato rispetta della distanza di sicurezza va dai 42 ai 173 euro, con la possibilità di aumentare notevolmente in caso di incidenti gravi che coinvolgono cose e/o persone.

Nello specifico, quando non si guida in centri abitati la distanza di sicurezza dev’essere di almeno 100 metri se la strada non possiede due o più corsi per senso di marcia. Infine, quando sono troviamo macchine sgombraneve o spargitrici è fatto divieto di avvicinarsi in ogni caso a meno di 20 metri.

Distanza di sicurezza: ecco tutto quello che c’è da sapere 1

Calcolo distanza di sicurezza

Spesso, quando ci si trova alla guida, non ci si rende conto della effettiva distanza di sicurezza dal veicolo che ci precede. Nella valutazione di questa misura bisogna tenere in considerazione alcuni fattori quali:

  • la prontezza dei riflessi del conducente;
  • il tipo e lo stato di efficienza del veicolo;
  • la velocità;
  • la visibilità;
  • le condizioni atmosferiche;
  • le condizioni del traffico; 
  • le condizioni del manto stradale;

 

Nello specifico, per quanto concerne i fattori legati alle caratteristiche del veicolo, occorre considerare lo lo stato di efficienza dell’impianto frenante, l’usura degli pneumatici e la massa del veicolo.

Nell’ipotesi in cui i freni non siano in condizioni perfette, o si circoli con pneumatici particolarmente logori, o ancora si viaggi con un carico notevole a bordo, sono le leggi della fisica a imporre spazi di arresto maggiori.

Distanza di sicurezza: gli altri parametri da valutare

Altro fattore da considerare nel valutare la corretta distanza di sicurezza tra veicoli riguarda i riflessi del conducente. Da soggetto a soggetto, infatti, i tempi di reazione sono differenti e questo può derivare anche dall’età del guidatore.

Per questo motivo è sempre bene rispettare la distanza di sicurezza indicata nel precedente paragrafo e magari aumentarla qualora si sia un po’ avanti con gli anni. Questo accorgimento vi consentirà di guidare in condizioni di tutela maggiori.

Il consiglio, in generale, data l’alta probabilità di fare errori nel calcolo della distanza di sicurezza, è di mantenere una distanza superiore a quella stimata come necessaria. Una certa ridondanza può fare la differenza in caso di imprevisti.

Tenendo a mente le premesse fatte, analizziamo ora un trucco per dare una stima. Al raddoppio della velocità, a grandi linee, corrisponde uno spazio di frenata quadruplo. Si può infatti semplicemente dividere la propria velocità espressa in km/h per 10 ed elevare il risultato al quadrato. Il risultato fornisce in metri una buona stima della giusta distanza di sicurezza. Per esempio, ad una velocità di 50 Km/h la distanza di sicurezza ideale è di 25 metri, mentre a 100 Km/h la distanza da mantenere è di 100 metri.

Distanza di sicurezza nel traffico

Può essere complicato mantenere una distanza di sicurezza adatta alla velocità di marcia quando siamo in presenza di traffico congestionato. Eppure, si può evitare di stare troppo vicini al posteriore di chi ci precede. Anzi, anche le condizioni del traffico determinano contestualmente la giusta distanza di sicurezza. È altamente sconsigliabile poi avvicinarsi alla vettura che sta davanti in assenza di spazio sulla corsia di destra, utile a tentare di evitare la collisione.

Distanza di sicurezza e tempo di reazione

Per stimare la giusta distanza di sicurezza bisogna anche considerare il cosiddetto tempo di reazione. Anche quando guidiamo vetture con eccellenti impianti frenanti e dotate di ABS, siamo tentati di sentirci troppo sicuri. Invece, il tempo di reazione può essere talvolta determinante. Il tempo di reazione, espresso solitamente in secondi, indica quanto intercorre tra il momento in cui ci rendiamo conto del pericolo e l’inizio della frenata.

Normalmente, può andare, a seconda dell’attenzione e di altri fattori personali e contestuali, tra 0,5 e 1,5 secondi. Se per esempio consideriamo un tempo di reazione pari a 7 decimi di secondo, a 100 km/h avremo percorso quasi 20 metri prima ancora di iniziare a frenare in caso di emergenza. Considerando anche lo spazio di frenata di chi ci precede, nel caso in cui sia identico al nostro, è teoricamente sufficiente che lo spazio di sicurezza sia maggiore dello spazio percorso nel tempo di reazione. Come abbiamo visto, però, la teoria può essere pericolosa. Meglio esagerare le stime, e adesso vediamo perché.

Adas obbligatori

Se la nostra auto frena più lentamente delle altre

Il problema nel considerare solo i tempi di reazione è rappresentato dall’eventualità che la vettura che ci precede abbia un impianto frenante e ruote molto più efficaci. Potrebbe fermarsi anche 20 o 30 metri prima di quanto faremmo noi nelle stesse condizioni ma con un’auto dalla frenata meno performante. Per questo è bene controllare periodicamente pressione e usura dei propri pneumatici. Infine, occorre tenere a mente che la decelerazione di solito non è costante – sia perché è difficile premere il pedale del freno efficacemente, sia perché le gomme possono bloccarsi in frenata.

Distanza di sicurezza in caso di pioggia

Altro fattore da tenere in conto quando si parla della distanza di sicurezza riguarda le condizioni atmosferiche. Un asfalto reso viscido dalla pioggia, infatti, comporta degli spazi di arresto decisamente superiori rispetto a quelli di un manto stradale perfettamente asciutto.

Il nostro Codice della Strada non impone una distanza di sicurezza in caso di pioggia. L’articolo 149, infatti dispone come durante la marcia i veicoli debbano tenere una distanza di sicurezza tale da garantire in ogni caso l’arresto tempestivo così da evitare collisioni con i veicoli che precedono.

In caso di pioggia la velocità massima deve essere ridotta a 90 Km/h sulle strade extraurbane ed a 110 Km/h sulle autostrade, mentre per quel che riguarda la distanza di sicurezza è bene aumentare la stessa dal 20 all’80% a seconda dell’intensità dei rovesci e delle condizioni del manto stradale. Per esempio, se con il sole, viaggiando a 50 km/h, è necessaria una distanza di 25 metri, in caso di pioggia questa misura deve incrementare da 30 fino a 45 metri. Neve, nebbia o grandine, è inutile dirlo, impongono di tenere in conto una distanza di sicurezza ancora maggiore.

Il rischio è quello di incorrere in aquaplaning, ovvero nel caso in cui il veicolo perde aderenza a causa di uno strato d’acqua accumulatosi sul manto stradale. In questo caso, la distanza di sicurezza dovrà essere maggiore. Per scongiurare rischi non così improbabili, soprattutto in caso di alta velocità, usura del battistrada e un notevole spessore dello strado d’acqua.

Adas per la distanza di sicurezza

Il cruise control adattivo, ovvero, per intenderci, il controllo della velocità di crociera adattivo, conosciuto anche con l’acronimo ACC (“Adaptive Cruise Control”), è un Adas che gestisce la velocità del veicolo su cui è montato mantenendo in automatico una distanza di sicurezza sufficiente dalle auto che lo precedono. Un altro nome con cui si indica lo stesso sistema è cruise control dinamico.

Sempre più, quindi, la tecnologia ci viene in aiuto per facilitare l’esperienza di guida, in questo caso mantenendo costante, al posto nostro, la distanza che ci separa dall’auto davanti a noi. Connesso ai dati dei sensori di bordo, il dispositivo permette una decelerazione automatica nel momento in cui ci avviciniamo al veicolo che ci precede, per poi accelerare di nuovo in condizioni di sicurezza. Attenzione però, Il cruise control adattivo garantisce un’autonomia solo di livello 1. Si tratta solo di un ausilio al guidatore, che deve in ogni caso mantenere alta l’attenzione.

Tabella euro auto: come verificare la classe ambientale

tabella euro auto

Negli scorsi anni, la lotta contro il cambiamento climatico ha costretto il settore dell’automotive a progettare vetture sempre più ecologiche ed efficienti. E, allo stesso tempo, anche i consumatori sono stati incentivati all’acquisto di auto sostenibili: una delle strategie trovate a questo scopo è stata l’introduzione delle classi ambientali Euro, che permettono di regolare il traffico dei veicoli e i contributi per l’acquisto in base alla categoria emissiva.  È importante sapere la tabella euro auto. Infatti, scegliere un’auto Euro 6 significa poter usufruire non solo degli incentivi all’acquisto, ma anche essere certi di poter circolare nei centri cittadini nei giorni di blocco del traffico. Ma come si può verificare a quale classe ambientale Euro appartiene il proprio veicolo? Scopriamolo in questa guida.

INDICE
 Tabella auto 1 2 3 4 5 6: cos’è la classe ambientale auto?
 Auto Euro 6
 Auto Euro 6 benzina
 Auto Euro 6 diesel
 Auto Euro 5
 Auto Euro 4
 Auto Euro 3
 Auto Euro 2
 Auto Euro 1
 Auto Euro 0
 Verifica classe ambientale auto: come si fa?

Con la classe ambientale auto si indica la categoria emissiva a cui appartiene un determinato veicolo. Si è iniziato a parlare di classi ambientali poiché, per rendere il parco auto europeo più sostenibile, negli scorsi anni l’Unione Europea ha iniziato a implementare dei regolamenti sempre più stringenti per quanto riguarda le emissioni delle autovetture. In particolare, l’UE ha introdotto una serie di standard, identificati con la sigla Euro- seguita da un numero, che i produttori di auto devono rispettare per commerciare i loro veicoli e che con il passare degli anni richiedono livelli di sostenibilità sempre più alti.  

Per esempio, tutti i veicoli prodotti dopo il 2009 devono rispettare gli standard imposti dalla normativa Euro 5, quelli arrivati dopo il 2014 devono rientrare nei livelli di sostenibilità previsti dalla normativa Euro 6. Le classi Euro vanno dalla Euro 0 alla Euro 6:  ed ovviamente più il numero è basso e più l’auto è inquinante, mentre più il numero è alto minore sarà l’emissione di CO2 nell’aria.

Normativa Entrata in vigore
EURO 0 –
EURO 1 1993
EURO 2 1997
EURO 3 2001
EURO 4 2006
EURO 5 2009
EURO 6 2015

Conoscere la classe Euro della propria auto è fondamentale per sapere quando si può o non si può circolare, e negli ultimi anni il divieto di circolazione durante alcuni blocchi del traffico è stato esteso a tutte le vetture con rientranti nella categoria da Euro 0 sino ad Euro 4.

Le auto Euro 6 sono tutte quelle immatricolate a partire dal 1° settembre 2015. All’interno di questa categoria si sono poi aggiunte le sottocategorie Euro 6A, 6B, 6C e 6D-Temp che si differenziano tra di loro per il quantitativo di emissioni accertato in fase di omologazione. E’ bene sottolineare che in caso di acquisto di auto Euro 6, sia elettriche (con emissioni comprese tra 0 e 60 g/km di CO2) che endogene (con emissioni comprese tra 61 e 135 g/km di CO2), si potrà godere di un incentivo governativo di un importo che oscilla tra i 2.000 e i 5.000 euro, dipendendo dalla categoria emissiva del veicolo e dall’eventuale rottamazione di una vettura vecchia inquinquinante.

Allo stato attuale le auto benzina dotate di motore tradizionale rientrano negli standard della normativa Euro 6 e possono ancora circolare senza problemi in caso di blocchi del traffico. Infatti, grazie al progresso tecnologico, queste vetture continuano a dimostrarsi poco inquinanti e mantengono un buon valore dell’usato a differenza delle omologhe auto diesel.

La lotta al diesel, al contrario, prosegue senza interruzioni di colpi. Questi motori sembrano essere considerati dai legislatori gli unici responsabili dell’inquinamento cittadino e spesso vengono colpiti da provvedimenti molto stringenti anche a fronte di emissioni davvero contenute. Non è raro, infatti, trovarsi di fronte a blocchi del traffico che penalizzano anche i proprietari di auto diesel Euro 6 ingiustamente equiparate a modelli a gasolio ben più inquinanti.

In questa categoria rientrano tutte le vetture omologate dopo il 1° settembre 2009, ma con un eccezione per quelle che erano già a listino all’entrata in vigore della norma, che hanno potuto essere immatricolate fino al primo gennaio 2011 nonostante non rispettassero gli standard Euro 5. Chi è proprietario di queste auto può godere di una certa tranquillità, in quanto, in generale, può circolare senza restrizioni. Solo le auto diesel Euro 5 fanno eccezione, visto che anche questa categoria viene spesso colpita dai blocchi del traffico per ridurre l’inquinamento cittadino. La produzione di vetture Euro 5 è stata interrotta nel 2014 per il passaggio allo standard Euro 6.

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Rientrano nella classe ambientale Euro 4 tutte le vetture immatricolate a partire dal 1° gennaio del 2006 e fino al 2009. Queste sono state realizzate seguendo la stessa direttiva adottata per le Euro 3, la 98/69B, ma con l’aggiunta di un’ulteriore riduzione delle emissioni di CO2, per contrastare l’inquinamento atmosferico all’interno delle città. Ad oggi, nella maggior parte dei casi, le auto Euro 4 possono circolare anche in caso di blocchi del traffico, ma a breve sono destinate a finire nell’occhio del ciclone.

Tutte le auto immatricolate dopo il primo gennaio 2001 sono omologate Euro 3. Questa classe ambientale è stata introdotta con la direttiva 98/69, adottata nel 199, e con questa omologazione il limite massimo di monossido di carbonio (CO) è stato portato a 2,30 g/km per le auto a benzina e a 0,64 g/km per i veicoli diesel, mentre le emissioni di particolato sono state limitate a 0,05 g/km.

La classe ambientale Euro 2 designa le auto immatricolate dopo il 1° gennaio 1997, quando l’entrata in vigore della direttiva 94/12 impose un ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 ai veicoli prodotti. I limiti previsti per le emissioni di monossido di carbonio sono passati da 2,72 a 2,20 g/km, mentre per il particolato sono scesi da 0,14 a 0,08 g/km.

Le vetture classificate come Euro 1 sono tutte quelle immatricolate a partire dal primo gennaio 1993 e realizzate secondo la direttiva europea 91/441, che ha costretto le aziende a montare sulle macchine le marmitte catalitiche, oppure per i modelli diesel l’alimentazione a iniezione. Per queste vetture il limite di emissioni di monossido di carbonio è di 2,72 g/km e di 0,14 g/km per quelle di particolato.

Le auto Euro 0 sono tutte quelle immatricolate prima del 31 dicembre 1992 che utilizzano benzine al piombo e nessun tipo di sistema di filtraggio dei gas di scarico. Per queste vetture è inibita la circolazione in modo permanente in molte città italiane.

Per conoscere la classe ambientale della propria vettura è possibile consultare in tutta semplicità il Portale dell’Automobilista, messo a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile. Basterà cliccare sul link dedicato ai servizi online, selezionare successivamente il titolo “verifica classe ambientale veicolo”, ed inserire il tipo di veicolo ed il numero di targa: in questo modo potete conoscere la classe di omologazione della vostra vettura. Per chi non fosse a proprio agio con internet sarà possibile conoscere la classe ambientale auto semplicemente controllando il libretto di circolazione al punto V.9 per le vetture più recenti e nel riquadro 2 per quelle con parecchi anni sulle spalle.

Cose da sapere

Quali sono le auto Euro 6?

Quando si parla di auto Euro 6 ci si riferisce a tutte quelle vetture immatricolate a partire dal mese di settembre 2015. All’interno di questa categoria esistono però diverse omologazioni, in base al livello di emissioni.

Quali sono gli incentivi per l’acquisto di auto Euro 6?

Sono previsti incentivi fino a € 3.500 se si rottama un veicolo con più di 10 anni di vita. Scopri di più sugli incentivi auto 2020.

Come si controlla la classe ambientale dell’auto?

Basta collegarsi al sito internet ilportaldellautomobilista.it  ed inserire il tipo di veicolo ed il numero di targa nella sezione dedicata, oppure controllare la classe ambientale dell’auto sul libretto di circolazione.

 

Cos’è il primo bollo auto? Ecco come e dove pagarlo

Cos’è il primo bollo auto: ecco come e dove pagarlo

Pagamento bollo auto nuova: una pratica necessaria che consente di mettersi subito in regola nel momento in cui si acquista una vettura.  Può capitare che ci si dimentichi di compiere questa operazione, ma si può rimediare senza pagare sanzioni eccessive. 

INDICE
Primo bollo auto nuova
Dove si paga il primo bollo auto
Scadenza primo bollo auto
Pagamento bollo prima immatricolazione
Che documenti servono per pagare il bollo?

Al momento dell’acquisto di una vettura è sempre utile tenere a mente la scadenza relativa al primo bollo auto nuova. Normalmente, questo deve essere versato entro l’ultimo giorno del mese di immatricolazione. Tuttavia, se il veicolo viene immatricolato negli ultimi dieci giorni del mese allora si potrà pagare anche nel corso di tutto il mese successivo a quello di immatricolazione. Per conoscere la data di immatricolazione dell’auto sarà sufficiente controllare la carta di circolazione o il foglio di via. Il pagamento è dovuto a decorrere dal mese in cui avviene l’immatricolazione conteggiando per intero la prima mensilità.

Bollo auto Regione per Regione

Per mettersi in regola col pagamento bollo auto nuova si potrà compiere questa operazione sia da casa, sia fisicamente, anche se i canali disponibili variano da regione a regione. Per chi preferisce pagare online, basta collegarsi al sito dell’ACI o dell’Agenzia delle Entrate, oppure sfruttare diversi servizi che utilizzano PagoPA o quelli di home banking. In alternativa è possibile recarsi fisicamente presso gli sportelli ACI o le agenzie di pratiche auto convenzionate, così da far effettuare al funzionario presente un conteggio esatto del pagamento dovuto. 

Ecco tutti i canali di pagamento del primo bollo auto disponibili:

  • Home Banking (online)
  • punti vendita Sisal e Lottomatica
  • Poste Italiane (online o tramite gli uffici postali)
  • domiciliazione bancaria con sconto 15% (valida solo per alcune regioni)
  • presso gli sportelli ATM abilitati
  • sul sito dell’ACI mediante il servizio pagoBollo
  • da IO, l’app dei servizi pubblici
  • tramite Satispay
  • sul sito dell’Agenzia delle Entrate
  • PagoPA

Ribadiamo che i metodi di pagamento variano da regione a regione (molte hanno a disposizione dei canali propri, come portali regionali dedicati), motivo per cui consigliamo di consultare le nostre guide specifiche.

Come pagare un bollo auto economico o non pagarlo affatto

Per evitare di incorrere in sanzioni è sempre opportuno ricordare come la scadenza del primo bollo auto sia sempre quella del mese di immatricolazione, mentre successivamente questo versamento dovrà essere effettuato annualmente ogni 12 mesi. 

Come anticipato, il pagamento del primo bollo auto deve essere effettuato lo stesso mese dell’immatricolazione entro l’ultimo giorno utile, ma se quest’ultima è avvenuta negli ultimi 10 giorni del mese si potrà versare la tassa automobilistica anche il mese successivo. Per pagare correttamente il primo bollo auto si deve quindi considerare il momento in cui avviene l’immatricolazione. Se il veicolo viene acquistato a dicembre, aprile o agosto sarà necessario versare l’intera annualità, tenendo conto del mese di riferimento anche per il versamento della tassa automobilistica per gli anni seguenti, mentre se si acquista l’auto in un mese diverso da quelli indicati in precedenza il pagamento del primo bollo potrà essere frazionato. In questo caso l’importo sarà ridotto in base alle mensilità incluse, a seconda del momento in cui viene registrato l’acquisto e realizzata la prima immatricolazione della macchina. 

Per procedere al pagamento del primo bollo auto non sarà necessario portare con sé numerosi documenti, ma soltanto la carta di circolazione al cui interno sono indicati  tutti i dati necessari per procedere al calcolo dell’importo da versare. Per i pagamenti successivi si potrà portare con sé anche la sola ricevuta del precedente versamento ormai in scadenza. 

Cose da sapere

Quando si paga il primo bollo auto?

Il primo bollo auto nuova essere versato entro l’ultimo giorno del mese di immatricolazione, ma se questa operazione è avvenuta negli ultimi dieci giorni del mese allora si potrà pagare anche nel corso del mese successivo a quello di immatricolazione.

Come si paga il primo bollo auto?

Per mettersi in regola col pagamento del primo bollo auto si potrà compiere questa operazione sia da casa, in tutta comodità, collegandosi al sito dell’ACI o dell’Agenzia delle Entrate, sia sfruttando i servizi PagoPA o quelli di home banking. In alternativa è possibile recarsi fisicamente presso gli sportelli ACI così da far effettuare al funzionario presente un conteggio esatto del pagamento dovuto. 

Quando scade il pagamento del primo bollo auto?

La scadenza del primo bollo auto è sempre quella del mese di immatricolazione, mentre successivamente questo versamento dovrà essere effettuato annualmente ogni 12 mesi. 

 

Meglio GPL o metano? Differenze e vantaggi delle due alimentazioni

Meglio GPL o metano? Differenze e vantaggi delle due alimentazioni 5

Le auto a metano non si vendono più. Quelle nuove, almeno. Ma con i prezzi attuali delle auto il mercato dell’usato è in forte espansione e per chi cerca un modello che faccia risparmiare qualcosa a livello di spese per il carburante, la domanda resta attuale: Gpl o metano?

Proprio queste ultime due soluzioni sono particolarmente indicate per chi percorre molti chilometri e non vuole vedere il proprio portafoglio prosciugarsi ogni volta che si ferma a fare rifornimento.

Obiettivo di questa guida è quello di mettere a confronto le due alimentazioni a gas per capire se sia preferibile scegliere una vettura a GPL o metano.

INDICE
 GPL o metano?
 Tutti i pro e contro
 I costi di manutenzione
 Quale conviene?

Quando si parla di auto a GPL o metano, spesso non si hanno ben chiare le differenze tra le due forme di alimentazione.

La sigla GPL è l’acronimo di “Gas di Petrolio Liquefatti”, cioè una miscela di idrocarburi derivati dal petrolio costituita principalmente da gas propano in forma liquida e butano.

Quando si parla di metano, invece, si indica un gas volatile estratto da pozzi naturali che rilascia una minima quantità di gas serra e che può essere usato subito come carburante senza bisogno di raffinazione.

Proprio il minore impatto inquinante delle auto a GPL o a metano è un altro fattore da tenere in considerazione al momento della scelta della nuova vettura. Le automobili con questo tipo di alimentazione:

  • non sono soggette ai blocchi della circolazione;
  • in alcune regioni godono della esenzione dal pagamento del bollo per i primi tre anni;
  • hanno notevoli vantaggi ecologici

Le prime hanno valori inferiori del 50% rispetto a quelle a benzina, mentre le seconde emettono il il 20% in meno di CO2 e la concentrazione di ossidi di azoto è inferiore del 95% rispetto al gasolio.

Oltre agli aspetti “green” già descritti per i due tipi di alimentazione, è giusto anche parlare dei pregi delle auto GPL o metano anche per quanto riguarda le spese di rifornimento dato il basso costo del carburante.

I prezzi al distributore sono decisamente più convenienti rispetto alla benzina o al diesel. Il GPL costa circa 0,70 Euro al litro, mentre il prezzo del metano si aggira sugli 1,3 Euro al chilo, quindi il maggior costo di acquisto di un’auto GPL o metano può essere rapidamente ammortizzato con la minore spesa per i rifornimenti. Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica: quando si tratta di scegliere un’auto GPL o metano si devono anche valutare i difetti di queste due alimentazioni.

Per quel che riguarda le auto GPL, la resa energetica non è delle migliori e viaggiando utilizzando il GPL si  hanno consumi maggiori rispetto all’alimentazione a benzina. Ad ogni modo, l’autonomia di 500 km ed una rete di distributori capillare possono far preferire questo carburante rispetto al metano.

Quest’ultimo, infatti, oltre a garantire un’autonomia quasi dimezzata rispetto al GPL e ad avere meno distributori sparsi nelle strade nazionali, penalizza notevolmente le prestazioni della vettura soprattutto per quel che riguarda la ripresa.

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Tra gli altri fattori da prendere in considerazione quando si deve scegliere tra un’auto “a gas”, è bene tenere in considerazione anche la manutenzione richiesta da queste due alimentazioni. Chi sceglierà un’auto alimentata a metano deve sapere che le bombole di gas per l’alimentazione devono essere revisionate ogni 4-5 anni, mentre il controllo di un’auto a GPL va effettuato ogni 10 anni, anche se i filtri devono essere costantemente cambiati ma ad un costo minimo.

Altro aspetto da tenere in considerazione nella scelta di un’auto a GPL – qui trovate le migliori auto a GPL –  riguarda le possibilità di posteggiare la vettura in un parcheggio sotterraneo. Essendo il GPL un gas altamente infiammabile, le auto costruite prima del 2002 non possono essere parcheggiate in garage sotterranei e viaggiare nelle navi.

Tuttavia, con la nuova normativa ECE/ONU 67/01, le auto con impianto GPL sono più sicure ma comunque non possono essere parcheggiate oltre il primo piano sottoterra.

Giunti al termine di questa guida è quindi naturale porsi la domanda su cosa conviene tra queste 2 alimentazioni (qui invece trovate le migliori auto a metano). La risposta a questo quesito dipende dall’utilizzo che si dovrà fare della propria vettura.

Se, infatti, l’auto verrà utilizzata per percorrere molti chilometri all’anno, allora la scelta consigliata è quella di optare per un’auto a metano. Qualora si dovessero percorrere almeno 30.000 km annui, la spesa per il rifornimento di metano sarà pari a circa 2.500 euro l’anno a fronte di una spesa, a parità di chilometri, di 3.300 euro per rifornire la propria vettura di GPL.

Le differenze tra GPL o metano possono orientare l’acquirente tra una scelta o l’altra. Come detto, una vettura alimentata a GPL garantisce prestazioni migliori rispetto ad una a metano. Inoltre la rete di distribuzione del metano non è particolarmente capillare in Italia a differenza di quanto avviene con il GPL, ma con le moderne app presenti sugli smartphone e sui sistemi di infotainment delle vetture sarà possibile localizzare tramite GPS i punti di rifornimento più vicini.

Se siete interessati ad acquistare un’auto a metano, date un’occhiata alla nostra classifica delle 10 auto a metano più ricercate in Italia!

Meglio GPL o metano? Differenze e vantaggi delle due alimentazioni 3

Se siete interessati ad acquistare un’auto ecologica, a metano, a GPL, Ibrida o elettrica, date un’occhiata ai nostri annunci di auto green:

auto ecologiche usate
auto ecologiche usate

 

Cose da sapere

Qual è la differenza tra GPL e metano?

Il GPL è una miscela di idrocarburi derivati dal petrolio costituita principalmente da gas propano in forma liquida e butano, mentre il metano  è un gas volatile estratto da pozzi naturali.

Quali sono i pregi di GPL e metano?

Sicuramente tra i pregi di questo tipo di vetture abbiamo un minore impatto ambientale rispetto agli altri carburanti, oltre che un notevole risparmio sui costi di rifornimento della vettura.

Quali sono i contro di GPL e metano?

Uno dei principali problemi di queste motorizzazioni è dato dalla minore resa energetica rispetto ai tradizionali carburanti. Per quanto riguarda il metano è da prendere in considerazione anche la mancanza di una rete capillare di distributori.

Cosa conviene tra GPL e metano?

La risposta a questo quesito dipende dall’utilizzo che si dovrà fare della propria vettura: se percorrete molti chilometri all’anno, la scelta migliore è optare per un’auto a metano, nonostante la mancanza di una capillare rete di distributori, che può essere superata grazie alle moderne app che permettono di localizzare i distributori più vicini.

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono 1

Anche se ogni automobilista ha il suo meccanico di fiducia, è sempre bene sapere come funziona il proprio veicolo per poterlo mantenere nella migliore delle condizioni possibili. Una delle componenti spesso più sconosciute sono le candelette presenti sulle vetture diesel. In questa breve guida, rispondiamo a tutte le domande su questi elementi fondamentali per il corretto funzionamento dei propulsori a gasolio.

 INDICE
Cosa sono le candelette?
A cosa servono le candelette?
Candelette: emissioni e rumore
Spia candelette 
Quando controllare e come cambiare le candelette 

In breve, le candelette presenti sui veicoli diesel sono degli elementi incandescenti posti vicino agli iniettori dei motori a gasolio, che favoriscono l’accensione del carburante a motore freddo. Queste vengono alimentate direttamente dall’impianto elettrico dell’auto, entrando in funzione e riscaldandosi velocemente nel momento in cui si mette in moto. Non vanno quindi confuse con le candele d’accensione dei propulsori a ciclo Otto, che producono una scintilla per incendiare il combustibile.

Così su due piedi, le candelette potrebbero sembrare inutili: infatti, i motori a gasolio funzionano grazie alla combustione spontanea del diesel quando viene compresso. Tuttavia, quando le temperature sono molto rigide, l’autocombustione del gasolio può non essere così immediata.

Proprio questo è il loro compito: riscaldandosi molto in un breve lasso di tempo (tra i 3 e i 5 secondi) facilitano la combustione del diesel, garantendo una veloce accensione del motore in ogni condizione, anche quando la temperatura esterna è molto bassa.

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono 2

In realtà, nei motori diesel di ultima generazione le candelette potrebbero anche non essere impiegate, dal momento che i propulsori moderni possono avviarsi autonomamente anche in caso di temperature esterne particolarmente basse. Tuttavia, i costruttori hanno optato per mantenerle perché queste svolgono altre due importanti funzioni. Per primo, riescono ad aumentare l’efficienza del motore, che grazie ad esse si accende con più facilità contribuendo a ridurre le emissioni. Secondo, la maggior facilità di accensione implica una minore rumorosità, aumentando il comfort di bordo.

Se possiedi una vettura con motore diesel avrai certamente notato che nel cruscotto è presente una spia gialla che sembra una molla (in foto): quella è la spia delle candelette. Se queste funzionano correttamente, la spia si accenderà esclusivamente al momento dell’avvio del motore, restando accesa solo per qualche secondo.

Candelette auto: cosa sono e a cosa servono 3

Infatti, la spia si accende per segnalare la corretta entrate in funzione, riscaldandosi e aiutando nella fase di accensione del motore a freddo. Si spegne, invece, quando il propulsore ormai caldo non ha più bisogno del supporto di altri elementi incandescenti, innescando solo con la pressione la combustione del diesel.

Qualora il simbolo dovesse accendersi nel corso della marcia, fai attenzione: significa che queste non stanno funzionando correttamente e pertanto si deve procedere a farle controllare.

Normalmente, questi elementi hanno una durata molto prolungata, circa 100.000 km, e in caso di problemi puoi scegliere due soluzioni per la sostituzione: rivolgerti ad un meccanico o il fai da te. Nel secondo caso, ecco tutti i passi da seguire per controllare le candelette diesel. Se hai un tester a disposizione, posiziona il puntale rosso sul segnale positivo della batteria e quello nero sulla singola candeletta. Se, quando avrai compiuto questa operazione, non sentirai alcun suono provenire dal tester, dovrai sostituire le candelette. Sarà sufficiente usare uno spray lubrificante per agevolare lo smontaggio e una chiave a bussola lunga per poterle raggiungere.

È importante smontare tutte le candelette nello stesso momento, anche se il tester ha rilevato il malfunzionamento di una sola, in modo da evitare il ripresentarsi del problema dopo pochi chilometri e fare in modo che la vettura disponga della stessa resistenza interna per tutte le candelette. Il costo candele auto non è eccessivo ed in genere si aggira sui 15 euro ciascuna. Ovviamente, qualora l’operazione di sostituzione dovesse essere compiuta da un meccanico è necessario aggiungere a questo importo anche quello della mano d’opera.