Biodiesel: che cos’è e per cosa si utilizza

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Il biodisel è un carburante ottenuto da fonti rinnovabili e può essere utilizzato puro sulle vetture moderne qualora sia espressamente indicato dai costruttori. Vediamo cos’è e come è distribuito in Italia.

Biocarburante

Quando si parla di biodiesel si intende un combustibile ottenuto da fonti rinnovabili, come gli oli vegetali, grazie ad un procedimento chimico di transesterfificazione degli oli vegetali con alcol etilico o metilico.  Una volta compiuta questa procedura chimica, il biodiesel si presenta sottoforma di liquido di colore ambrato con una viscosità simile a quella del gasolio.

Il biodisel può essere utilizzato in quelle vetture che montano propulsori a gasolio di ultima generazione, mentre per le auto di più antica concezione l’utilizzo è sconsigliato perché si potrebbero formare residui che a lungo andare possono ostruire le linee di alimentazione del motore.

Quando il biodiesel viene utilizzato come additivo al gasolio si ottengono alcuni benefici per il propulsore, come un migliore potere lubrificante.

Biocombustibile

Se paragonato al comune gasolio, il biodiesel presenta alcuni vantaggi. Tra questi si segnalano la riduzione del 50% delle emissioni di ossido di carbonio e di biossido di carbonio, la riduzione di emissioni di idrocarburi aromatici ad anelli condensati, la assenza di emissioni di diossido di zolfo e la riduzione di emissione di polveri sottili.

Nonostante i vantaggi in termini di qualità dell’aria siano notevoli, esistono anche degli svantaggi come le maggiori emissioni di ossidi di azoto del gasolio, ma anche problematiche di carattere sociale. Le terre coltivate per le fonti rinnovabili del biodiesel, infatti, vedono un innalzamento del prezzo delle materie prime oltre ad un rischio di aumento di erosione del suolo.

Secondo alcuni è l’olio vegetale di scarto la miglior fonte di olio per la produzione del biodiesel, ma le forniture disponibili sono decisamente meno della quantità di combustibile derivato dal petrolio che viene bruciato per i trasporti e il riscaldamento domestico in tutto il mondo. Secondo l’Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti, i ristoranti degli USA producono circa 13,6 milioni di litri (3 milioni di galloni) di olio da cucina di scarto all’anno, mentre ad esempio in Italia si consumano annualmente 39 miliardi di litri di gasolio e benzina.

Anche se sarebbe economicamente vantaggioso usare gli oli vegetali di scarto per produrre il biodiesel, si preferisce, per questioni di mero vantaggio economico, utilizzarli per realizzare prodotti come il sapone. Per avere una fonte veramente rinnovabile di olio, dovrebbero essere considerate coltivazioni apposite. Le piante sarebbero una fonte sostenibile per la produzione di biodiesel poiché utilizzano la fotosintesi per convertire parte dell’energia del sole in energia chimica e parte di questa energia viene immagazzinata nel biodiesel e rilasciata quando bruciata.

In alcuni casi i costi di produzione del biodiesel rendono competitivo il prezzo rispetto al gasolio ma, l’attuale produzione mondiale di grassi animali e oli vegetali necessari per produrlo, non è sufficiente a rimpiazzare i combustibili fossili.

Per valutare se il dispendio energetico per produrre un litro di biodiesel sia vantaggioso occorre fare riferimento al rapporto tra energia ottenuta e energia spesa.

Biodiesel Italia

In Italia esistono produzioni medie di biodiesel da colza e girasole pari a 966 litri per ettaro. Il biodiesel, in Italia è commercializzato soprattutto nel settore del riscaldamento, mentre come combustibile da autotrazione è impiegato prevalentemente da parte di aziende di trasporto.

Nel nostro paese è cresciuto il consumo di biocarburanti. In poco più di dieci anni, grazie ai sistemi di sostegno pubblici, l’impiego è cresciuto di oltre il 600% passando da 177mila a oltre 1,2 milioni di tonnellate. La crescita ha avuto inizio a partire dal 2008, anno in cui si sono sentiti i primi effetti della legge che ha imposto obblighi “green” per produttori e distributori di diesel e di benzina.

Biodiesel: che cos’è e per cosa si utilizza

La produzione di biodiesel in Italia è stata contingentata per il 2005 a 200.000 tonnellate, perché il costo di fabbricazione è più alto di quello del gasolio e, per renderlo competitivo, viene detassato. Aumenti di produzione, già previsti per legge, allo scopo di miscelarlo obbligatoriamente in piccolissime percentuali al gasolio di origine petrolifera, sono state poi bloccati dal governo Monti che, al fine di risparmiare fondi pubblici, ha ridotto dalle 300.000 tonnellate previste per il 2013 a 200.000 tonnellate in sede di approvazione della Legge finanziaria per l’anno 2013. Inoltre, le competenze in materia di biocarburanti sono state trasferite dal 01.01.2013 dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali al Ministero dello Sviluppo Economico, che le può esercitare anche tramite il Gestore Servizi Energetici.

Un sempre maggior numero di stazioni di servizio sta rendendo il biodiesel disponibile ai consumatori e un numero crescente di grosse compagnie di trasporto usa una percentuale di biodiesel nel loro combustibile. In Italia il biodiesel non è disponibile presso le stazioni di servizio, ma può essere miscelato al gasolio fino al 7% per migliorarne il potere lubrificante.

Alcuni produttori italiani di colza hanno proceduto alla spremitura ed al filtraggio dell’olio di colza in proprio per poi utilizzarlo per dei motori diesel modificati per un uso continuo dell’olio di colza.

Questi motori modificati ed alimentati ad olio di colza tuttavia, sono utilizzati solo per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. Il processo funziona in questo modo: il consorzio di agricoltori consegna ed installa presso altre aziende agricole od abitazioni in zone prevalentemente rurali dei motori diesel modificati per essere alimentati solo ad olio di colza.

Questi motori sono collegati da un lato ad un generatore di elettricità che funziona costantemente giorno e notte tutto l’anno e dall’altro ad una cisterna di olio di colza sufficiente per alimentare il motore per un periodo di tempo molto lungo.

Come corrispettivo a chi ospita l’impianto viene garantito l’uso gratuito dell’acqua calda derivante dal circuito di raffreddamento dei motori e ceduta una piccola quota dell’energia prodotta a scopo di autoconsumo. La restante parte dell’energia elettrica prodotta viene invece ceduta al gestore dell’energia.

Distributori biodiesel

Come detto, il biodiesel in Italia è commercializzato soprattutto nel settore del riscaldamento, mentre come combustibile da autotrazione è impiegato prevalentemente da parte di aziende di trasporto. Può essere utilizzato puro su quei modelli che prevedono esplicitamente nei loro libretti d’uso il suo impiego oppure, su quelli che non lo contemplano, previo alcuni minimi accorgimenti. Il biodiesel in miscela con il gasolio, anche in percentuali ridotte, può essere usato in tutti i motori diesel.

Cercando sul web è possibile trovare un elenco di distributori biodiesel. In Lombardia, ad esempio, sono presenti nelle località di Palazzolo Sull’Oglio (BS), Broni (PV), Pegognaga (MN), Milano, Lurate Caccivio (CO) Bergamo, mentre nelle altre regioni italiane è possibile trovarlo in località quali Santa Maria Di Licodia (CT), Copparo (FE), Forlì, Ravello (SA), La Martella (MT), Cagli (PU), Partinico (PA), Fiume Veneto (PN), Città Di Castello (PG), Sansepolcro (AR).

É bene segnalare inoltre che dalla fine dello scorso anno, nelle stazioni di servizio, sono cambiate le denominazioni delle etichette dei carburanti per l’esigenza di uniformare le stesse ed evitare confusione nei rifornimenti tra un Paese e l’altro. Accanto ai tradizionali super, diesel, gpl o altri, sono quindi presenti nuove etichette di forma circolare per la benzina, mentre per i diesel hanno la forma quadrata e di rombo per i combustibili gassosi.

Le lettere con le quali sono indicati i carburanti sono la ‘E’, la ‘B’ più un numero posto per indicare la loro percentuale ecologica. Per la benzina il numero indicherà la percentuale di etanolo contenuta, ad esempio E5, E10 o E85, con riferimento al 5, 10 o 85% di combustibile ‘verde, mentre per il diesel, le sigle B7 o B10 si riferiscono a contenuti di biodiesel rispettivi del 7 e del 10%. La dicitura XTL, invece, è propria del gasolio sintetico non derivante dalla raffinazione del greggio.

Volano bimassa: ecco spiegato cos’è e a cosa serve

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Conoscere le componenti meccaniche della propria auto è importante per verificare il corretto funzionamento della vettura. Scopriamo cos’è il volano bimassa e su quali veicoli è presente.

Volano auto

Le componenti meccaniche delle nostre vetture sono numerose e spesso sconosciute. Tra gli elementi di particolare rilevanza presenti sui veicoli dotati di motore diesel, il volano bimassa è uno dei più importanti.

Quando parliamo di volano auto intendiamo un componente dall’aspetto simile ad un disco, realizzato in acciaio, ghisa o alluminio, posizionato tra l’albero del motore e quello del cambio.

La sua funzione principale è quella di accumulare la coppia in eccesso del motore per restituirla allo stesso, così da far girare regolarmente il propulsore. Altra funzione del volano auto è quella di ridurre le vibrazioni provenienti dal motore, così da aumentare il comfort di guida ed ottenere una maggiore elasticità del propulsore.

Volano frizione

Il volano frizione viene definito monomassa qualora questo sia realizzato in un unico blocco; mentre si parla di volano bimassa quando questo dispositivo è realizzato con due semisfere unite.

La funzione del volano è quella di assorbire l’energia cinetica accumulandola e restituendola durante il moto.

Al momento dell’accensione della vettura, il volano bimassa raggiunge un numero di giri predeterminato così da garantire la regolarità del propulsore e le due sfere dello stesso ruotano, con un moto sincronizzato, una agganciata all’albero motore e l’altra sul disco frizione.

Il volano secondario, o semisfera collegata al disco frizione, si aggancia con delle ruote dentellate in modo da non perdere il contatto e, grazie alla presenza di una molla lungo tutta la circonferenza del disco, evita sconnessioni provocate dagli urti.

Differenza tra volano monomassa e volano bimassa

Dopo l’introduzione generale relativa al volano motore ed al suo funzionamento, è giunto adesso il momento di spiegare la differenza tra volano monomassa e volano bimassa.

Come detto, il volano motore è un componente la cui funzione è quella di accumulare energia cinetica durante la fase di scoppio o di combustione e restituirla nelle 3 fasi di aspirazione, compressione e scarico.

Per svolgere questo compito, la massa del volano si aggira nell’ordine di decine di chilogrammi e, in generale, aumenta al crescere della cilindrata e della coppia del motore. Un volano leggero, quindi, assorbirà meno potenza dal motore ma non garantirà la stessa regolarità di uno più pesante nel far girare il propulsore.

L’evoluzione delle vetture, e soprattutto la presenza di motori sempre più potenti, ha fatto sorgere problemi di rumorosità del volano dovuta alle aumentate vibrazioni dell’albero motore.

Per risolvere questa problematica è stato introdotto il volano bimassa. Questo dispositivo presenta un peso pressoché simile a quello del volano monomassa, ma è diviso in due componenti collegate tra loro tramite molle elastiche che contribuiscono ad eliminare quasi totalmente le vibrazioni del motore.

Volano bimassa: funzionamento

Volendo quindi spiegare nuovamente cos’è il volano bimassa, con questa definizione si intende un disco costituito da due masse circolari nominate volano primario e volano secondario. Il primo è avvitato all’albero motore ed è provvisto di una corona dentata, mentre il secondo interagisce con la frizione e trasmette la coppia motrice modulata.

Grazie al volano bimassa si riescono ad attutire le vibrazioni al di sotto del regime minimo del motore, riuscendo così ad avere un comfort di guida migliore, un innesto più fluido delle marce ed una elasticità superiore del propulsore.

Purtroppo il volano bimassa non comporta solo vantaggi, ma anche alcuni svantaggi legati sia al costo che alla maggior delicatezza.

Cosa succede se si rompe il volano

Per capire se un volano bimassa è danneggiato si devono prendere in considerazione alcuni sintomi. In primo luogo, se si avverte uno strappo durante il rilascio della frizione in fase di partenza, oppure se si percepisce un rumore diverso proveniente dalla frizione quando il cambio è in folle o in marcia o ancora se si avvisa un effetto strascico nel rilasciare la frizione, questi sono tutti segnali che indicano un danneggiamento del volano bimassa.

La durata della componente, inoltre, dipende anche dalla quantità di chilometri che si è soliti percorre. Vetture con un alto chilometraggio, infatti, saranno soggette meno spesso a rotture rispetto ad altri veicoli dalla percorrenza chilometrica inferiore e questo perché, specie nei tragitti prevalentemente cittadini, si effettuano maggiori accensioni e spegnimenti del motore.

In media la durata di un volano bimassa è di circa 80 mila chilometri ed in caso di rottura la sua sostituzione è necessaria oltre che piuttosto onerosa.

Radio DAB: tutta la qualità dell’evoluzione tecnologica

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L’evoluzione tecnologica che sta investendo il mondo automotive negli ultimi anni sta rivoluzionando non solo il modo di rapportarsi degli automobilisti con la propria vettura, ma anche le modalità di ascolto delle trasmissioni radiofoniche. Per chi volesse godere di una qualità del suono superiore rispetto al classico standard FM è disponibile la radio DAB.

Autoradio DAB

La sigla radio DAB indica l’acronimo Digital Radio Broadcasting ed è uno standard di trasmissione digitale del segnale radiofonico sperimentato per la prima volta nel 1995 in Norvegia e Regno Unito. 12 anni dopo la prima trasmissione DAB in questi due Paesi si è avuta l’evoluzione con il sistema Dab+, standard attualmente utilizzato anche in Italia.

Per poter ricevere il segnale radiofonico in qualità digitale è necessario dotarsi di autoradio DAB. Le vetture moderne propongono spesso questo accessorio tra gli optional e si nota subito la differenza rispetto ad un’autoradio tradizionale, grazie alla presenza di uno schermo a cristalli liquidi che consente di riprodurre testi o immagini in contemporanea con la trasmissione radiofonica.

Radio Digitale

La radio DAB comporta quindi alcuni vantaggi innegabili.

  • In primo luogo la qualità audio è superiore rispetto alla radio FM, anche se molto dipende dalla compressione del segnale dell’emittente;
  • l’utilizzo della radio digitale è decisamente semplificato rispetto al passato;
  • la copertura del segnale digitale si sta espandendo rapidamente in tutta Italia;
  • l’assenza di interferenze sul segnale;
  • la ricerca automatica della stazione in funzione della posizione del ricevente;
  • la possibilità di far condividere a più segnali lo stesso canale e di conseguenza più emittenti in grado di condividere lo stesso mezzo trasmissivo, senza interferenza tra di essi.

Tra le emittenti che già trasmettono in digitale troviamo la Rai con ben otto canali, ed altre emittenti private che si distinguono in nazionali ed europee. Tra le prime abbiamo Radio 24, Deejay, Capital, Rds, 101, Radicale, M Due O, Radio Maria, mentre tra le seconde troviamo Rtl, Radio Vaticana, Radio Italia, Radio Padania, 105, Montecarlo, Virgin, Kiss Kiss.

Radio DAB: prezzi

Nonostante i vantaggi della radio DAB rispetto ad una tradizionale siano evidenti, è palese come questo sistema digitale nel nostro Paese non sia ancora estremamente diffuso.

Le cause di questa problematica possono essere due. La prima riguarda i prezzi di acquisto del dispositivo, qualora si decida di sostituire la propria radio FM con quella digitale. Sul web sono presenti numerose offerte con prezzi che oscillano dai 120 ai 200 euro, a seconda della tipologia di radio.

Altro motivo della scarsa diffusione della radio DAB in Italia è la scarna copertura del territorio che sino a questo momento ha scoraggiato gli utenti ad effettuare il passaggio.

Ultimo motivo che, finora, ha impedito una rapida diffusione del sistema radio DAB auto è la mancanza di uno switch off delle frequenze FM, a favore di quelle digitali.

In Europa soltanto la Norvegia, nel 2017, ha abbandonato definitivamente la modalità di trasmissione in FM per passare al digitale, e a partire dal 2019 un percorso identico sarà seguito anche dalla Svizzera. Nel nostro Paese non è previsto, al momento alcun obbligo di passaggio alla radio DAB, ma dal 2020 i ricevitori radiofonici dovranno essere dotati di almeno un’interfaccia digitale, sia essa via internet o via Dab+.

Smart key: l’apertura automatica grazie alla chiave intelligente

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La tecnologia nel settore automotive ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e numerose innovazioni hanno decisamente agevolato la vita degli automobilisti. Tra queste, una delle più apprezzate è senza dubbio la smart key.

Intelligent key: cos’è

Il sistema smart key, definito anche advanced key, keyless entry, intelligent key, keyless go e genius entry, indica la tecnologia tramite la quale si ha accesso alla propria vettura senza la necessità di dover utilizzare la chiave.

La smart key dialoga con l’auto ed apre automaticamente le portiere una volta che il proprietario è vicino al veicolo per poi chiuderle, con un semplice tocco, quando lo stesso si è allontanato dal mezzo.

Questo dispositivo si rivela utile, ad esempio, quando si hanno le mani occupate da numerose buste della spesa o valigie. Basterà avvicinarsi alla vettura con la smart key in tasca e toccare la maniglia per aprire la portiera o il portellone. Stesso discorso quando si scende dall’auto. Sarà sufficiente premere il tasto di spegnimento del motore e toccare la maniglia della portiera per impedire l’accesso al veicolo.

Intelligent key: come funziona

La smart key è dotata di un generatore di onde radio a bassa frequenza che vengono inviate alla vettura nel momento in cui si tocca una maniglia. Speciali antenne dedicate, solitamente integrate nelle maniglie, ricevono il segnale. Quando il telecomando è abbastanza vicino, un codice identificativo viene riconosciuto da un ricevitore all’interno dell’auto.

Per tutelare il veicolo da tentativi di furti, la chiave intelligente funziona solo quando il proprietario si trova ad una distanza massima di 10 centimetri dalla vettura. In caso di distanze superiori il sistema non aprirà automaticamente le portiere.

Esistono varie tipologie di trasponder quali quelli a codice fisso, quelli crypto e i rolling code. Questi ultimi generano un codice sempre diverso ad ogni accensione dell’auto e fungono come veri e propri sistemi antifurto.

Nel caso di interferenze elettromagnetiche sarà possibile utilizzare una classica chiave nascosta all’interno del telecomando.

La smart key prevede poi delle procedure di sicurezza nell’ipotesi in cui il proprietario abbia dimenticato la chiave intelligente all’interno dell’abitacolo e provi ugualmente a chiudere le portiere.

Altra comodità di questo dispositivo, che si sta rapidamente diffondendo, è quella della possibilità di chiusura automatica dei finestrini qualora siano rimasti aperti.

Keyless auto

Il sistema smart key, quindi, è una vera e propria comodità dato che, grazie a questo dispositivo, non sarà più necessario dover trovare in tasca o nella borsa la chiave della vettura per poter accedere alla stessa, ma sarà sufficiente posizionarsi a poca distanza dalla portiera per potersi sedere all’interno dell’abitacolo.

Alcune case automobilistiche, inoltre, stanno sperimentando funzioni ulteriori per la smart key. La Ford, ad esempio, ha proposto nei suoi listini come optional un dispositivo in grado di impostare da remoto elementi quali la velocità massima raggiungibile o il volume dello stereo, mentre altri costruttori hanno realizzato una chiave intelligente in grado di impedire la disattivazione dei sistemi di sicurezza come l’ESP o la disattivazione dell’avviso delle cinture di sicurezza.

Altri sistemi smart key consentono poi di anticipare l’accensione della spia della riserva del carburante quando l’autonomia è bassa, mentre i modelli più evoluti, riservati al momento alle vetture della categoria premium, consentono di parcheggiare l’auto a distanza.

Lampade led per auto: caratteristiche e differenze rispetto alle lampadine

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L’evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha fatto compiere importanti passi avanti al settore automotive, soprattutto per quel che riguarda la sicurezza. Tra i vari elementi che hanno migliorato la guida degli automobilisti, le lampade a led per auto sono di sicuro uno dei dispositivi maggiormente apprezzati, grazie alla loro grande capacità di illuminazione.

Fari a led

Quando si parla di lampade a led per auto si intende una particolare tipologia di fari. La sigla LED è l’acronimo di Light Emitting Diode ed indica il funzionamento di questo dispositivo tramite un diodo a semiconduttore che, al passaggio di corrente elettrica, emette radiazioni luminose.

A differenza delle lampadine automobili tradizionali, le lampade a led per auto garantiscono un ciclo di vita molto più lungo, addirittura fino a 100.000 ore, grazie all’assenza di vetro e filamenti metallici.

Ulteriore vantaggio dei fari a led riguarda il risparmio energetico garantito da questi dispositivi.  É necessaria, infatti, una minima quantità di energia per il loro funzionamento e la resa è decisamente superiore rispetto alle lampadine tradizionali. Le lampade a led per auto emettono infatti un fascio di luce netto che riduce la dispersione e consente una illuminazione decisamente superiore, rispetto alle lampadine automobili standard. Le vetture più recenti, inoltre, utilizzano i fari a led, non solo per le luci anteriori, ma anche per quelle posteriori. Questa scelta non è dettata solamente da ragioni estetiche, dato che questi fari si prestano a soddisfare ogni bizzarra richiesta dei designer, ma anche da questioni di sicurezza.

Le lampade a led per auto, infatti, hanno un tempo di accensione minimo rispetto a quelle tradizionali. Per le prime saranno necessari appena 5 millisecondi a fronte dei 150 richiesti per le seconde, e in caso di frenata di emergenza anche un lasso di tempo così breve può rivelarsi decisivo per la sicurezza.

Fari FULL LED

I fari Full LED rispetto ai gruppi ottici tradizionali – alogene o allo xeno  – ci presentano diodi luminosi di potenza. In questo modo il fascio di luce dei è più chiaro, con una tonalità bianca e fredda, che consente di percepire meglio soprattutto i contrasti. Presentano l’importante vantaggio di essere più semplici e di occupare meno spazio Il pregio dei fari FULL LED sono molteplici: il primo è la temperatura della luce di 5.500 Kelvin, talmente bianca da rendere la visione notturna più efficace e riposante; il secondo è la durata, quanto la vita dell’intera vettura; il terzo è il consumo: solo 20 Watt complessivi e questo vuol dire anche minore consumo di carburante.

Lampade a led per auto H7

I fari a led montati sulla propria vettura devono rispondere ai requisiti di legalità indicati nel D. M. del 6 novembre del 2013, che è stato promulgato dalla Gazzetta Ufficiale n. 271 del 19 novembre. Il Ministero è intervenuto per regolamentare la possibilità di installare le luci led auto per la marcia diurna ed ha introdotto una deroga per le lampade a led per auto e per qualsiasi veicolo a motore.

L’installazione dei fari a led deve essere effettuata da un’autofficina di riparazione autorizzata che certificherà il montaggio a regola d’arte, attraverso la compilazione di un modulo.

Parlando di fari a led è utile avere presente la differenza tra la tipologia H7 e la tipologia H4. La prima è quella di più recente costruzione ed è costituita da un monofilamento, mentre la H4 risale agli anni 80 ed è composta da due filamenti. I fari a led H7 hanno il doppio delle lampadine per le funzioni abbagliante e anabbagliante, mentre le lampade a led per auto H4 hanno la funzione anche di fari di profondità.

Grip control: l’aderenza su diversi fondi per una trazione quasi totale

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Nel corso degli ultimi anni si è assistito alla nascita di un sistema denominato grip control, sviluppato dal gruppo PSA, mediante il quale è possibile modificare l’aderenza della propria vettura in relazione al fondo da affrontare ed avere in questo modo una trazione pressoché totale in ogni condizione.

Grip control: come funziona

Il grip control è un sistema antipattinamento che adatta la trazione delle ruote anteriori al tipo di terreno da affrontare. Il conducente avrà la possibilità di selezionare, tramite una manopola posta sul tunnel centrale, una delle cinque modalità di intervento del grip control ed avere un’aderenza migliorata.

  • La prima modalità è quella standard, adatta ai terreni con basso livello di pattinamento. Il sistema si adatta automaticamente alle condizioni del percorso.
  • La seconda modalità è denominata sabbia e consente un simultaneo pattinamento delle ruote motrici così da ridurre il rischio di insabbiamento e far progredire l’auto. Questo sistema è utilizzabile fino alla velocità massima di 120 Km/h.
  • La terza modalità, denominata fango, consente un forte pattinamento della ruota con minore aderenza in partenza, così da recuperare la trazione perduta. Quella con maggiore aderenza, invece, riceve il maggior numero di coppia. Questo sistema è utilizzabile sino ad una velocità massima di 50 Km/h.
  • La modalità neve adatta istantaneamente il pattinamento di ognuna delle ruote motrici alle condizioni del terreno. Questo sistema è consigliato in caso di neve profonda o forte pendenza ed è utilizzabile sino alla velocità massima di 80 Km/h.
  • L’ultima modalità è quella denominata ESP OFF e consente di disattivare l’ESP, ossia il controllo dinamico della stabilità, e l’ASR / Grip Control, ovverosia l’antislittamento, fino ad una velocità massima di 50 Km/h. Superato questo limite, il sistema viene riattivato automaticamente per garantire le condizioni di sicurezza.

Grip control sulla neve

Una delle condizioni che consente di apprezzare maggiormente il grip control è la guida sulla neve. In questo caso la centralina gestisce nel migliore dei modi la coppia delle ruote motrici, frenando la singola ruota che perde aderenza, ed inviando automaticamente la coppia all’altra che ne ha di più, simulando così l’effetto di un differenziale autobloccante. Alla guida, grazie al grip control, si apprezza la sicurezza, soprattutto in discesa, e la reattività nei cambi di direzione grazie alla limitazione del sottosterzo.

Advanced grip control

Questo sistema funziona con pneumatici M+S (Fango E Neve) montati su cerchi in lega da 18. In combinazione con il Grip control, la funzione HiIl Assist Descent mantiene il veicolo a una velocità ridotta garantendo controllo e sicurezza, anche in forte pendenza.

Citroen C3 grip control

Sono numerosi i modelli del gruppo PSA che godono del sistema grip control. Tra questi si segnala la Citroen C3 Aircross che, dotata del sistema di aiuto alla trazione ed abbinata a pneumatici specifici Mud & Snow, sorprende per l’aderenza e la rapidità nei cambi di traiettoria.

Per la Citroen C3 grip control si possono scegliere i motori a benzina 1.2 litri tre cilindri Puretech declinati nelle varianti da 82, 110 e 130 cavalli, mentre tra i diesel la scelta varia tra il BlueHDi da 100 cavalli ed il BlueHDi 120 S&S da 120 cavalli.

Peugeot grip control

Anche la Casa del leone propone il grip control su molti suoi modelli. Tra questi si segnala la Peugeot 3008 active grip control che consente al SUV francese di destreggiarsi con estrema facilità sui terreni caratterizzati da scarsa aderenza.

L’Advanced Grip Control utilizza l’elettronica per gestire la quantità di coppia da inviare a ciascuna delle due ruote anteriori e, abbinato al sistema Hill Assist Descent Control, consente di controllare la vettura anche su forti pendenze riducendo la velocità fino a 3 Km/h.

La Peugeot 3008 active grip control è disponibile con un solo propulsore a benzina, l’1.2 turbo Pure Tech da 131 CV, mentre tra i diesel si può optare per il BlueHDI 1.5 da 131 CV ed il 2.0 da 177 CV di potenza.

Grip control vs 4×4

Quando si parla del sistema grip control ci si chiede se questo sistema sia equiparabile alla trazione integrale. Il sistema elettronico sviluppato dal gruppo PSA aiuta la vettura in condizioni di aderenza precaria, ma non può essere paragonato ad un sistema 4×4 dato che la trazione su tutte e quattro le ruote offrirà sempre una trazione migliore su fondi scivolosi o accidentati, grazie anche all’eventuale presenza di marce ridotte.

Freno motore: cos’è, come funziona e perché è importante conoscerlo

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Per guidare correttamente ed in tutta sicurezza la propria vettura è fondamentale conoscere anche alcuni espedienti che possono rilevarsi utili. Tra questi, l’utilizzo del freno motore è uno dei più importanti. Scopriamo tutti i dettagli.

Freno motore: come funziona

Nella guida di tutti i giorni quando si decelera, scalando da una marcia all’altra, si avverte un leggero rallentamento della propria vettura quando, innestata la marcia inferiore, si rilascia gradualmente la frizione. Questa decelerazione è dovuta proprio al freno-motore che consente al motore, grazie all’innalzamento del numero dei giri, di assorbire energia meccanica nel momento di passaggio da una marcia all’altra.

Freno motore auto

Il freno motore è spesso utilizzato nella guida più sportiva. Vetture dotate di cambio manuale, infatti, consentono al pilota di poter decidere in maniera totalmente autonoma quando effettuare il cambio marcia, tirando al massimo il numero dei giri. I piloti più smaliziati, solitamente, utilizzano il freno motore in occasione dell’ingresso in curva, scalando una o più marce per ridurre la velocità in entrata, riducendo l’utilizzo dei freni. Ma il freno motore può e deve essere utilizzato anche in caso di frenate di emergenza, per ridurre velocemente la velocità del veicolo, o qualora si debbano affrontare discese con pendenze importanti, per evitare di affaticare l’impianto frenante.

Impianto frenante

Il freno motore ha un grande impatto sul sistema frenante di una vettura. Questo sistema consente all’auto di decelerare ed arrestarsi, grazie all’attrito che le pastiglie generano sul freno. Quando si preme il pedale del freno si aziona una pompa idraulica che consente alla pinza di agire sulle pastiglie. Queste entrano in contatto con i dischi, generando attrito e rallentano il moto della vettura.

I freni auto devono essere controllati ad intervalli regolari per evitare che l’usura pregiudichi il loro funzionamento.

In primo luogo è necessario distinguere tra freni auto a tamburo e a disco. I primi sono costituiti da un tamburo e da due ganasce fatte con un materiale di attrito che esercitano forza sul tamburo dall’interno, frenandone la rotazione, mentre i secondi sono caratterizzati dalla presenza di un disco su cui esercita la sua azione una pinza che ospita le pastiglie frenanti.

É consigliabile eseguire un controllo ogni 15.000/20.000 chilometri ma, nell’eventualità di vibrazioni provenienti dall’impianto frenante, si dovrà subito far controllare l’impianto.

Anche nel caso di accensione della spia di segnalazione, di rumorosità in frenata, di presenza di righe circolari profonde o criccature radiali sulla fascia frenante, oppure di surriscaldamento, portate la vostra vettura ad effettuare un controllo.

Importante anche controllare il livello del liquido dei freni e lo stato di usura di pastiglie e dischi poiché, quando queste sono consumate, il pistoncino della pinza freno dovrà effettuare una maggiore escursione per compensare la perdita di spessore del disco, ed assorbirà una maggior quantità di liquido freni.

Acqua tergicristalli: l’importanza della manutenzione

acqua-tergicristalli

Per guidare in tutta sicurezza ed affrontare le numerose condizioni meteo al volante della propria vettura, senza correre rischi, è necessario tenere sempre sotto controllo il liquido tergicristalli, così da poter avere una visibilità costantemente ottimale.

INDICE
 Acqua demineralizzata tergicristalli
 Vaschetta liquido tergicristalli
 Pompa liquido tergicristalli
 Tubo liquido tergicristalli

L’acqua tergicristalli viene utilizzata per la pulizia del parabrezza e del lunotto posteriore, con conseguente rapido esaurimento del liquido. Fondamentale, quindi, è tenere sotto controllo il livello dell’acqua per evitare di dover viaggiare con una visibilità compromessa dallo sporco.

Per il rabbocco dell’acqua tergicristalli si può utilizzare la comune acqua del rubinetto, ma se questa ha forti contaminazioni calcaree si rischia di intasare i condotti e gli ugelli.

La scelta migliore è quella di acquistare acqua demineralizzata reperibile in qualunque supermercato e dal prezzo decisamente economico: circa 20 centesimi al litro. Per poter contare su una pulizia ottimale è consigliabile mescolare l’acqua mineralizzata ad un detergente specifico, mentre è da evitare l’utilizzo di prodotti per la pulizia dei piatti o dei vetri di casa che potrebbero danneggiare il parabrezza e lasciarlo macchiato.

Rabboccare il liquido tergicristalli è una operazione estremamente semplice fai da te, che non necessita dell’ausilio di un professionista.

Sarà sufficiente aprire il cofano motore della vettura, individuare serbatoio acqua tergicristalli, riconoscibile dal simbolo raffigurante il parabrezza con sopra le gocce d’acqua disegnate sul tappo, versare il liquido, avendo cura di non versarlo al di fuori, ed infine richiudere il tappo ed il cofano motore.

Una volta compiuta questa operazione sarà necessario avviare la vettura e provare immediatamente ad azionare l’acqua tergicristalli per verificare che tutto funzioni regolarmente.

Un consiglio utile è quello di effettuare questa operazione di rabbocco acqua tergicristalli a motore freddo per non rischiare ustioni.

La pompa liquido tergicristalli è il dispositivo motorizzato che mantiene sotto pressione il liquido presente nella vaschetta e consente di detergere il parabrezza ed il lunotto, uscendo dagli ugelli dedicati.

Qualora il liquido non dovesse uscire dagli ugelli, e questi siano correttamente puliti e la vaschetta piena, potrebbe essere necessario sostituire la pompa acqua tergicristalli. In questo caso si dovrà sostituire anche la guarnizione che si trova fra il serbatoio e la pompa stessa.

Se l’acqua tergicristalli non dovesse uscire dagli ugelli dedicati, oltre al più grave problema relativo al danneggiamento della pompa dell’acqua, possono esserci altri motivi che ne impediscono il funzionamento.

Uno dei più comuni è l’ostruzione degli stessi ugelli. Riuscire a pulirli è una operazione semplice ma si deve verificare che il problema sia la loro occlusione.

Se, mettendoli in azione, non emettono liquido ma si sente il rumore tipico del motorino, sarete certi che si tratterà di ugelli ostruiti.

In questo caso si dovranno rimuovere le parti di sporco presenti sugli stessi tramite una spilla o un ago. Fondamentale è evitare di inserire l’ago in profondità e di esercitare troppa pressione sulla parte posteriore dello spruzzatore, per non rischiare di spezzare lo spruzzatore stesso o l’ago.

Se con questo metodo non riuscirete a raggiungere la profondità necessaria per rimuovere le impurità, sarà necessario aprire il cofano e procedere alla rimozione del tubo acqua tergicristalli che si trova alla base dello spruzzatore, ed utilizzare un filo metallico per effettuare la pulizia dei condotti e tornare ad avere un dispositivo che funzioni al meglio.

 

Controllo olio motore: ecco una guida in 3 passaggi

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La manutenzione della propria vettura è una operazione fondamentale per poter circolare in condizioni di assoluta sicurezza e prolungare la vita delle componenti dell’auto. Tra le varie attività da compiere il controllo olio motore è una operazione di facile e veloce realizzazione.

Controllo livello olio motore

L’olio motore è un elemento fondamentale per la lubrificazione di tutti gli organi meccanici in movimento, quali l’albero motore, i pistoni e le valvole, permettendo lo scorrimento di queste componenti ed eliminando dannosi attriti.

Per effettuare il controllo olio motore sarà necessario compiere questa operazione a motore spento. Lasciate passare alcuni secondi e successivamente aprite il cofano della vostra vettura per trovare l’asta di verifica posta accanto al propulsore. Questa è solitamente contrassegnata da un anello di colore rosso. Tirate l’astina olio motore verso di voi, fino a quando la stessa non sarà uscita completamente dal cilindro all’interno del quale è inserita. Poi, provvedete a pulirla con un panno.

Successivamente, inserite nuovamente l’asta all’interno del cilindro ed estraetela daccapo. In questo momento il livello dell’olio motore verrà indicato nella parte bassa dell’asta dove vengono segnati sia il livello minimo che quello massimo.

Se l’olio motore si trova poco sotto il massimo, non sarà necessario procedere con il rabbocco, mentre se è vicino all’indicazione del minimo, dovrete provvedere ad effettuare il rabbocco.

Per procedere con questa operazione sarà necessario controllare sul libretto di uso e manutenzione la tipologia di olio indicata dal costruttore e, una volta acquistato il prodotto, procedere alla rimozione del tappo relativo al serbatoio dell’olio.

Posizionate un imbuto e versate in piccole dosi l’olio, controllando tramite l’asta il livello raggiunto fino a quando il lubrificante non sarà tornato vicino al livello massimo.

Il controllo olio motore è un’operazione da compiere ad intervalli regolari, solitamente una volta al mese, per avere la certezza di non danneggiare il propulsore della propria vettura.

Additivo olio motore

Se si vuole tutelare ulteriormente il propulsore si può utilizzare anche un additivo olio motore la cui finalità è quella di aumentare la viscosità e prolungare le proprietà lubrificanti.

Grazie all’additivo olio motore si potrà ottenere un miglioramento della lubrificazione delle parti meccaniche, una minore ossidazione delle stesse, ed una diminuzione dell’attrito e dell’usura.

L’additivo olio motore deve essere utilizzato ad ogni cambio dell’olio rispettando le indicazioni fornite sull’etichetta dello stesso.

Aspiratore olio motore

Chi volesse procedere al cambio dell’olio in totale autonomia, senza doversi rivolgere ad un’officina specializzata, può effettuare questa operazione tramite l’aspiratore olio motore.

Questo apparecchio, tramite funzionamento pneumatico, è composto da diverse sonde per il recupero dell’olio, un vuotometro per il recupero dell’intero olio esausto, un manometro e una vaschetta montata sull’apparecchio per il recupero di parti di olio che potrebbero uscire durante l’operazione.

Il vantaggio derivante dall’aspiratore olio motore è quello di poter compiere il cambio dell’olio senza necessità di mettere la vettura su un ponte sollevatore.

Grazie alle sonde in dotazione, l’olio viene estratto direttamente dalla coppa, senza dover rimuovere la coppa dell’olio, eliminando così il rischio di danneggiamenti e di versare il lubrificante per terra.

Una volta che si è messo in depressione il circuito è importante chiudere la valvola di entrata dell’aria e disconnettere l’aria compressa. In caso contrario si provocherebbe un ricircolo dell’olio nebulizzato che potrebbe sporcare sia l’auto che voi.

Filtro antiparticolato: problemi, prezzi e quando è da rimuovere

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Quando si parla di FAP – filtro antiparticolato si intende un dispositivo di post-trattamento dei gas di scarico presente su tutte le vetture diesel Euro 4 e successive. Scopriamo di più sui problemi che il filtro antiparticolato può avere e quando è il caso si sostituirlo.

Filtro antiparticolato: come funziona

Grazie ad un software di diagnosi e gestione, il filtro viene continuamente monitorato, così da lavorare correttamente. Il filtro antiparticolato è abbinato ad un precatalizzatore che ha la funzione di filtrare fisicamente le polveri sottili. Il sistema raccoglie i gas combustibili nel collettore di scarico e poi li convoglia verso la marmitta catalitica, passando per il filtro vero e proprio, procedendo verso il vaso d’espansione, il silenziatore e infine l’uscita.

Il filtro antiparticolato, tuttavia, richiede una manutenzione accurata per evitare il malfunzionamento.

Filtro antiparticolato: problemi

Uno dei principali problemi del filtro antiparticolato riguarda l’intasamento dello stesso. Quando è il momento di pulire il filtro, il guidatore viene avvisato mediante l’accensione di una spia luminosa. Per poter fare in modo che il filtro si rigeneri è necessario condurre la propria vettura ad una velocità tra i 60 ed i 90 Km/h per tutto il tempo dell’operazione.

La centralina di monitoraggio effettua una diagnosi e, se rileva un’eccessiva otturazione, avvia la pulizia iniettando una maggiore quantità di gasolio. In questo modo, aumenta la temperatura e brucia il PM10.

Chi utilizza la vettura diesel prevalentemente o esclusivamente nella guida cittadina, si troverà penalizzato perché se non riuscirà ad effettuare percorsi extraurbani, nei periodi indicati per la pulizia del filtro, sarà costretto alla sua sostituzione.

Filtro antiparticolato: prezzi

Come detto, la rigenerazione del filtro antiparticolato consiste in un processo di combustione delle polveri sottili attivato automaticamente dal sistema e comunicato al conducente dall’accensione di una spia. In caso di filtro antiparticolato con problemi, solitamente per l’utilizzo della vettura in ambito cittadino, può essere necessaria la sostituzione dello stesso.

In questo casi i prezzi del filtro antiparticolato variano a seconda dell’operazione da compiere. Se è sufficiente una pulizia con un kit fai da te si possono spendere poche decine di euro per l’acquisto dei prodotti specifici; ma se non si è dotati di grande manualità è preferibile ricorrere ad una pulizia professionale, ed in questo caso la spesa è ben più importante, circa 500 euro.

Se, invece, il filtro antiparticolato ha problemi non risolvibili con la semplice pulizia, i prezzi per la sostituzione dell’elemento possono oscillare da 500 ad oltre 5000 euro, in base alla vettura, al tipo di ricambio ed al costo della manodopera.

Rimuovere il filtro antiparticolato

Nel corso degli ultimi anni si è diffusa una pratica illegale: rimuovere il filtro antiparticolato per evitare di incorrere in problemi persistenti e ripetitivi.

Come detto, questa operazione non è legale perché viola il dettato dell’articolo 78 del Codice della Strada secondo il quale è sanzionabile chiunque circoli con un veicolo al quale siano state apportate modifiche alle caratteristiche indicate nel certificato di omologazione o di approvazione, e nella carta di circolazione.

In caso di rimozione del filtro antiparticolato la sanzione amministrativa varia da 422 euro sino a 1697 euro. Inoltre è previsto il ritiro della carta di circolazione del veicolo ed infine vi sarà l’obbligo di ripristinare il filtro antiparticolato così da riportare le emissioni del veicolo a quelle originarie.

Cercare di eliminare il FAP, inoltre, potrebbe comportare conseguenze anche penali. L’articolo 452 bis del Codice Penale punisce con la reclusione da due a sei anni, e con la multa da diecimila a centomila euro, chiunque abusivamente provochi una compromissione o un deterioramento, significativi e misurabili, delle acque, dell’aria o di porzioni considerevoli del suolo o del sottosuolo.