Auto elettriche: come guidarle?

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Superati i timori su autonomia ridotta e tempi di ricarica lunghissimi (due luoghi comuni che vengono sfatati giorno dopo giorno) ci si accinge finalmente all’acquisto di un’auto elettrica. E poi, una volta al volante, si scopre che è parecchio diversa da una vettura a benzina o a gasolio. Perché non ha il cambio (a meno che non abbiate acquistato una Porsche Taycan o qualche esotica supercar), scarica a terra tutta la coppia in modo fulmineo a partire da zero giri, ha baricentro molto basso e… non fa rumore.

Non lascia disorientati, ma costringe a qualche accortezza. Ecco allora tutti i consigli per guidare un’auto a zero emissioni.

INDICE
 Come si accende un’auto elettrica
 Come si accelera con un’auto elettrica
 Attenti ai limiti di velocità
 Come si frena con un’auto elettrica
 Come si affrontano viaggi lunghi con un’auto elettrica

Una volta raggiunto il posto guida, si deve premere il pulsante di start per accendere l’auto. Sulle Tesla no, perché si accendono in automatico quando rilevano la presenza di una persona a bordo, ma non è questo il punto. Il punto è che un’auto elettrica, una volta accesa, è esattamente come un’auto elettrica spenta: perfettamente silenziosa.

Alcune per far capire che sono pronte a partire illuminano tutto il quadro strumenti, altre accendono una spia con scritto “Ready”, altre emettono una musichetta. Insomma, provano a catturare in qualche modo l’attenzione del conducente, che se inesperto di fronte a questo tipo di auto, non è raro possa premere di nuovo il tasto di accensione spegnendo la macchina.

Start and stop: scopriamo vantaggi e funzionamento

Superato il primo scoglio, non resta che inserire la marcia e partire. Anche se, ricordate, le auto elettriche non hanno un cambio vero e proprio. Eppure, per gestire le varie modalità di guida (Parking, Drive, Retro), hanno spesso una leva che ricorda molto da vicino quella di una trasmissione automatica tradizionale.

Inserita la marcia, si preme sul pedale dell’acceleratore. E qui, di nuovo, l’auto elettrica mette in mostra la propria natura. Per quanto si pensi che le vetture a batteria siano pensate per risparmiare e per non inquinare, basta guidarne una per accorgersi subito che sono generalmente molto scattanti. Il motore, infatti, non ha ritardi nel trasferire coppia e potenza alle ruote: lo fa in modo istantaneo ed eroga il massimo della trazione fin dal minimo.

Quindi, il consiglio, è quello di accelerare con cautela, in modo da non essere sbalzati in avanti con inutili sprechi di energia e una bella sforbiciata al comfort. Sarà proprio imparando ad accelerare in modo progressivo che si potrà godere dell’enorme fluidità con cui un’auto a zero emissioni si lascia condurre.

Tesla Model X esterni

Un’auto elettrica, si è detto, non fa rumore. Tanto che una legge Europea ha obbligato le Case a dotare i nuovi modelli di un suono artificiale che devono emettere fino a 20 km/h. Poi, fruscii e rumori di rotolamento, iniziano a rendere udibile l’auto anche ai più distratti. Provate ad avventurarvi nel parcheggio di un centro commerciale affollato alla ricerca di un posto per capire quanto vorreste che anche la vostra auto fosse più rumorosa.

C’è un secondo problema, oltre a quello dei pedoni che sbucano all’improvviso senza guardare, ed è quello inerente i limiti di velocità. L’auto elettrica è scattante, silenziosa e senza cambio. Facile trovarsi ad andare oltre il consentito se non si presta attenzione al tachimetro.

C’è un aspetto della guida di un’auto elettrica che è davvero differente da una vettura con motore a combustione interna. È la frenata. Su una vettura a batteria, quando si frena, si sfrutta l’energia cinetica dell’auto per ricaricare la batteria. Avviene anche quando si lascia l’acceleratore. Si avverte un attrito maggiore delle componenti meccaniche e si rallenta molto più in fretta. Sfruttare al massimo queste fasi permette di gestire in modo molto più efficiente la batteria e, in sintesi, di percorrere più strada.

La frenata rigenerativa, questo il nome del fenomeno, può essere generalmente impostata su vari livelli e, se messa al massimo, rallenta l’auto in modo talmente vistoso da poter rendere inutile la pressione sul pedale del freno (si chiama one pedal drive). Per guidare correttamente un’auto elettrica, conviene sempre prevedere dove ci si vorrà fermare e alzare il piede dall’acceleratore con anticipo, in modo da sfruttare una fase di rilascio più duratura. Viceversa, inutile se non dannoso, arrivare al semaforo o allo stop a velocità sostenuta e poi premere bruscamente il freno per arrestarsi in tempo utile.

Nuova Renault Zoe: la mobilità elettrica cambia

La guida “one pedal” dà i frutti più consistenti in città. È nella guida urbana, infatti, che l’auto elettrica consuma meno energia. Dove invece il consumo energetico è maggiore è in autostrada. Eppure, grazie a batterie sempre più capienti e powertrain efficienti, le auto elettriche possono ormai essere usate anche per viaggi lunghi, magari con qualche accortezza.

La prima, fondamentale, è quella di programmare il tragitto. Lo si può fare prima di partire, controllando lo stato di carica dell’auto al via, le condizioni di traffico, la presenza di colonnine sulla strada. Nel caso, si può anche prenotare una ricarica in modo da raggiungere la stazione di rifornimento evitando brutte sorprese.

Lexus elettrica 2020: app

Tutte queste operazioni possono essere svolte attraverso le app dedicate alla guida a zero emissioni che le Case hanno sviluppato per gestire al meglio i propri modelli a batteria anche in remoto. Sono comode, facili da utilizzare, e dialogano perfettamente con i sistemi di infotainment presenti a bordo, in modo che una volta in moto sia il navigatore dell’auto a gestire la marcia.

Cos’è il sensore pressione pneumatici e come funziona?

Cos'è il sensore pressione pneumatici e come funziona?

Piccolo ma efficiente, il sensore di pressione degli pneumatici permette di monitorare in ogni momento lo stato pressorio delle ruote fornendo una rilevazione precisa.

INDICE
Cos’è?
Come funziona?
Come usarlo?

La sigla utilizzata per indicare il nuovo sensore di pressione degli pneumatici, introdotto con la normativa del 1 novembre 2014, è TPMS, che sta per Tire Pressure Monitoring System. Uno dei vantaggi di questo innovativo strumento tecnologico sta nella possibilità di monitorare la pressione di ogni singolo pneumatico in maniera indipendente. Sapere in tempo reale quale sia la pressione delle gomme dell’auto può rivelarsi senza dubbio un elemento fondamentale per la propria sicurezza su strada.

Dalla pressione degli pneumatici, siano essi invernali o estivi, dipende, infatti, il livello di attrito e di aderenza rispetto al manto stradale, il che a sua volta assicura il giusto equilibrio tra buone prestazioni dell’auto ed elevato livello di sicurezza. Non è inoltre un mistero il legame esistente tra la pressione delle gomme ed il consumo di carburante. Ciò significa che un controllo di routine dello stato complessivo degli pneumatici della propria vettura può garantire anche un risparmio economico piuttosto significativo.

Sempre secondo la normativa introdotta a livello europeo il 1 novembre del 2014, le auto nuove messe in circolazione devono montare un sistema TPMS per poter essere in regola. Sono presenti sul mercato diversi modelli di TPMS, che possono essere classificati sostanzialmente in due categorie:

  • Diretti. I TPMS diretti sono contraddistinti dalla presenza di un sensore su ognuna delle 4 ruote, da cui partono le informazioni inviate al monitor centrale.
  • Indiretti. I sistemi indiretti invece sono privi di sensori ma sono in grado di calcolare la pressione dello pneumatico facendo riferimento alla velocità di rotazione della ruota.

Grazie al loro differente meccanismo di rilevamento, i sensori di pressione diretti sono in grado di garantire un valore più preciso ed accurato. L’alimentazione elettrica del sistema è affidata ad una batteria integrata, la cui vita media si aggira tra i 6 e i 7 anni.

Il controllo della pressione ottimale degli pneumatici della propria auto rientra nelle operazioni di manutenzione da eseguire con una certa periodicità. Grazie alla presenza del sistema TPMS si può disporre in qualunque momento del valore pressorio, provvedendo a portarlo al livello ottimale, in caso di necessità. I sensori di pressione vengono montati a livello della valvola o bloccati all’interno del battistrada degli pneumatici, dove catturano il valore pressorio e lo inviano direttamente alla centralina di controllo, che a sua volta riporta il dato ricevuto su di un indicatore a scala.

Nel caso in cui la pressione rilevata superi in un senso o nell’altro il range consigliato, può scattare un segnale d’allarme, che invita il conducente a prendere le dovute misure di sicurezza. In caso contrario, qualora la pressione sia inferiore al livello consigliato, è necessario procedere a gonfiare le gomme. Il sistema TPMS è in grado di registrare anche la temperatura delle gomme ed ha il vantaggio di non dover essere riprogrammato in caso di sostituzione degli pneumatici.

Sistema di infotainment auto: cos’è e qual è il migliore

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 4

Se una volta nell’acquisto di un’auto si guardava alle prestazioni, allo spazio o all’aspetto esteriore, oggi, sempre di più, si prende in considerazione anche il pacchetto di tecnologia che offre. I sistemi di infotainment, così, stanno assumendo un ruolo primario anche nella scelta della vettura. E l’impegno delle Case nello sviluppo di apparecchi sempre più moderni e ricchi lo dimostra chiaramente.

Se fino a qualche anno fa, l’aggiornamento delle funzioni dei sistemi di infotainment, come la navigazione, poteva essere effettuato portando la vettura nel centro d’assistenza ufficiale della Casa automobilistica, oggi, alcuni brand offrono gli aggiornamenti OTA (Over-the-Air) che permettono di aggiornare da remoto tutte le centraline all’interno della vettura (dalla navigazione al powertrain passando per le centraline che gestiscono le sospensioni adattive).

INDICE
 Infotainment auto: cos’è?
 Sistemi di infotainment Apple e Android
 Come funziona Android Auto?
 App compatibili Apple CarPlay
 Meglio Android Auto o Apple CarPlay? Le differenze
 Infotainment: sistemi nativi preinstallati

Quando parliamo di infotainment auto, intendiamo la possibilità di comandare comodamente dall’abitacolo della propria vettura tutti quei sistemi come il navigatore satellitare, la radio, i dispositivi per la riproduzione di DVD e anche il proprio smartphone tramite comandi semplici e intuitivi. Con i sistemi di infotainment è quindi possibile svolgere una molteplicità di operazioni senza distrarsi dalla guida.

Grazie ai comandi vocali si possono inviare messaggi o mail, ricevere ed effettuare telefonate evitando di incorrere in infrazioni al Codice della Strada. Oltre a queste operazioni, effettuabili grazie alla connessione internet del sistema infotainment, è anche possibile tenere sotto controllo lo stato della propria auto per quel che riguarda, ad esempio, la pressione delle gomme.

Ma quali sono le tecnologie che rendono possibile effettuare questa molteplicità di operazioni? Esistono diverse opzioni possibili, da quelle preinstallate nelle auto di ultima generazione – i sistemi nativi di infotainment – ai sistemi Apple CarPlay e Android Auto.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 5

La corsa alla dotazione dei sistemi di infotainment ha spinto anche produttori fuori dal mondo automotive, come Apple e Android, ad investire in questo mercato. I due principali produttori di sistemi operativi per smartphone hanno sfruttato le loro conoscenze per rendere i propri device sempre connessi con le vetture.

La Casa della mela ha sviluppato il sistema denominato Apple CarPlay, mentre Android Auto è quello sviluppato dalla società concorrente. Una volta connesso il proprio smartphone con uno dei due sistemi è possibile visualizzare sul monitor dell’infotainment della propria auto la maggior parte delle app installate nel telefono.

Vengono quindi visualizzate le icone per le chiamate, per i sistemi di messaggistica, per la musica, Google Maps, quelle riservate al navigatore satellitare, Spotify o Waze – nel caso in cui queste ultime siano presenti sul proprio smartphone.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 1

Capire come funziona Android Auto è decisamente semplice. Il possessore di un telefono con sistema operativo Android può connettere il proprio smartphone all’infotainment della propria vettura grazie alla tecnologia realizzata da Google nel 2015. Questa consente di comunicare tramite comandi vocali, effettuare e ricevere chiamate, inviare e ricevere messaggi e anche navigare con Google Maps.

Per poter fare tutto ciò è necessario avere un telefono Android 5.0 o successivo, un cavo USB e il sistema Android Auto installato nel proprio infotainment. Basta poi scaricare l’app Android Auto da Google Play e collegare lo smartphone al sistema infotainment con il cavo USB per effettuare la prima configurazione, e successivamente utilizzare al massimo tutte le app disponibili.

Per i possessori di iPhone è possibile far dialogare il proprio smartphone con l’infotainment dell’auto tramite CarPlay. Per poter utilizzare CarPlay è necessario avere un iPhone con il sistema operativo iOS 7.1 o successivi. Bisogna poi connettere lo smartphone all’infotainment tramite cavo USB o wireless e iniziare la prima configurazione del sistema. Effettuata questa operazione apparirà l’assistente vocale iPhone, Siri, sullo schermo centrale, dove sarà proiettata la schermata del telefono. Anche in questo caso, così come per Android Auto, è possibile chiamare e ricevere telefonate, inviare e ricevere messaggi, utilizzare le funzioni di navigazione e ascoltare musica tramite iTunes.

La domanda tra quale dei due sistemi sia il migliore divide da sempre i sostenitori delle due aziende. Android Auto ha tra le proprie peculiarità quella di una connessione dello smartphone al sistema di infotainment molto veloce e intuitiva. Basta infatti collegare il telefono alla vettura con il cavetto USB e in pochi secondi la schermata home dello smartphone viene riprodotta sullo schermo dell’infotainment.

Sistema di infotainment auto: cos'è e qual è il migliore 3

Identica procedura e facilità di connessione è quella prevista per il sistema Apple CarPlay, ma sfruttando questo sistema si ha un vantaggio in più: poter godere di icone delle app di dimensioni maggiori, e quindi più facilmente leggibili rispetto a quelle di Android Auto.

Per uscire da Apple CarPlay o da Android Auto e tornare alla schermata del sistema di infotainment prodotto dalla casa automobilistica è sufficiente cliccare sull’icona con il logo del costruttore. L’unica differenza è che per Android Auto, sotto all’icona del logo, è presente la scritta “esci”, mentre Apple CarPlay riporta il nome della casa costruttrice.

Se si è in procinto di cambiare vettura e si vuole sapere se questa sarà dotata di connettività Apple CarPlay o Android Auto, è sufficiente visitare i siti web delle due compagnie e consultare l’elenco di vetture omologate per questa connessione.

A questo punto sorge spontanea una domanda: “Qual è il sistema migliore tra Apple CarPlay e Android Auto?”. La risposta è del tutto soggettiva: la motivazione che può far propendere per l’uno piuttosto che per l’altro sistema è la stessa che avrà spinto ad acquistare uno smartphone dotato di sistema operativo Android piuttosto che per uno con iOS.

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Le vetture più moderne sono dotate di sistemi di infotainment preinstallati tramite i quali gestire numerose funzioni come radio, navigatore e climatizzatore. L’evoluzione di questi sistemi è stata decisamente rapida e, se all’inizio erano presenti tasti fisici per comandare l’infotainment di bordo, adesso questi sono spariti per far spazio ai comandi gestuali, vocali e al touch screen.

Gli schermi dei sistemi di infotainment moderni presentano dimensioni decisamente maggiori rispetto al passato e grafiche molto più dettagliate. Le informazioni consultabili tramite questi sistemi, inoltre, sono aumentante notevolmente e adesso è possibile avere notizie in tempo reale sia sul traffico che sul meteo.

 1. Sistema di infotainment Tesla IVI

A svettare in cima è il sistema di infotainment di una vettura che ha fatto dell’innovazione il proprio cavallo di battaglia, la Tesla. Il sistema IVI della Tesla ha ottenuto l’86% di pareri favorevoli da parte dei proprietari della vettura americana. L’enorme monitor touch screen da 15 pollici presente a centro plancia è il vero e proprio centro di comando della berlina.

Sono assenti del tutto i tasti fisici, cosa che potrebbe disorientare in un primo momento, ma la loro mancanza è sopperita da un sistema di comandi vocali davvero ben realizzato e da un ottimo feedback del touchscreen.

Tesla Model 3 interni

2. Sistema di infotainment BMW iDrive

La seconda posizione della classifica vede la presenza dell’iDrive della BMW. L’infotainment delle vetture tedesche ha ricevuto l’80% dei consensi e di recente è stato aggiornato alla versione 7.0. Il nuovo sistema è utilizzabile tramite comandi vocali e grazie alla presenza del BMW Intelligent Personal Assistant la vettura è in grado di riconoscere automaticamente le preferenze del guidatore relative a impostazioni di guida, luci interne, temperatura dell’aria e tragitti maggiormente frequentati.

L’X5 e l’X7 del 2019 introducono una nuova versione di Drive (chiamata versione 7.0) con uno schermo touchscreen da 12,3 pollici e un quadro strumenti di uguali dimensioni. La Serie 3 2019, la Serie 8 2019 e la 24 2019 hanno iDrive 7.0 anche se con uno schermo da 10,25 pollici. BMW sta inoltre introducendo una nuova funzionalità simile ad Alexa chiamata Intelligent Personal Assistant. Disponibile nelle serie 3 e 8, oltre a Z4 e X7, la tecnologia di riconoscimento vocale è in grado di soddisfare molte richieste effettuate dai passeggeri. La Casa dell’Elica ha anche implementato gli aggiornamenti OTA da remoto per tutte le centraline presenti nella vettura.

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3. Sistema di infotainment Genesis Display

Il terzo posto nella classifica è occupato dal Genesis Display, sistema di infotainment adottato dalle vetture del gruppo Genesis in Italia presente con Hyundai che ha soddisfatto il 77% dei possessori. La versione top di gamma presenta un sistema di navigazione con schermo touch da 8 pollici che integra tutte le funzioni di navigazione e infotainment, inclusi Apple CarPlay e Android Auto. Tramite il sistema di infotainment è possibile accedere alle opzioni LIVE Services: alle informazioni aggiornate in tempo reale su meteo, traffico, autovelox e ricerche online per luoghi d’interesse e parcheggi disponibili.

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4. Sistema infotainment Sync3 Ford

Alla quarta posizione della classifica Consumer Reports è presente il sistema Sync3 di Ford, che controlla tutte le modalità relative all’intrattenimento oltre al navigatore. L’infotainment auto è comandato da un monitor touchscreen da 8 pollici ad alta risoluzione e capacitivo con funzione pinch & swipe. È possibile comandare il proprio smartphone sia attraverso il controllo vocale delle app del catalogo AppLink, sia grazie al supporto per i sistemi Apple CarPlay e AndroidAuto, con i quali si può telefonare, navigare online, inviare e ricevere messaggi, ascoltare musica e ottenere indicazioni stradali in base al traffico.

ford ka interni

5. Sistema di infotainment Fiat UConnect

Al quinto posto della classifica spicca il sistema di infotainment di Casa Fiat chiamato UConnect. La quarta generazione è stata apprezzata dal 72% dei proprietari che hanno elogiato sia la facilità di utilizzo tramite tasti fisici, che la comodità di accedere alle funzioni principali, quali audio e ventilazione, senza particolari complessità. La versione top di gamma dell’infotainment UConnect presenta uno schermo da 8’’ con grafica rinnovata, comandi multi touch e possibilità di connettere il proprio smartphone sia tramite Android Auto che Apple CarPlay.

Fiat 500X interni

6. Sistema di infotainment Alfa Connect

Il restyling MY2020 di Giulia e Stelvio ha portato con sé importanti aggiornamenti a livello di infotainment. I display da 6,5 e 8 pollici, gestibili solamente tramite un controller rotativo sulla console centrale, offrono adesso la compatibilità con le funzioni Apple CarPlay e Android Auto, mentre la navigazione rimane optional su entrambi i sistemi.

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7. Sistema infotainment Audi MMI Touch Response

La maggior parte dei modelli meno recenti della Casa dei Quattro Anelli utilizza un sistema di infotainment chiamato MMI, che presenta una manopola con pulsanti di scelta rapida necessaria per accedere a tutte le informazioni sul display. I nuovi modelli proposti da Audi, soprattutto negli allestimenti più costosi, consentono anche ai conducenti di interagire con il sistema di infotainment tramite Virtual Cockpit, un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici che si può gestire dai comandi sul volante.

Questa nuova tecnologia permette al guidatore di tenere sotto controllo molte informazioni, dalla navigazione ai dati sulla guida, senza distogliere lo sguardo dalla strada in uno schermo con grafica nitida e luminosa. Questa soluzione è stata adottata di serie in vetture sportive incentrate sul guidatore, come la TT e la R8, che non hanno uno schermo centrale nella plancia centrale ma forniscono tutte le informazioni tramite il cruscotto digitale.

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A6, A7, A8, Q3 ed e-tron sono solo alcuni dei modelli che utilizzano il sistema di infotainment MMI Touch Response, con feedback tattile sui due schermi nella plancia centrale. Il display principale è 10,1 pollici e viene utilizzato per la navigazione, il sistema multimediale e i supporti di Apple CarPlay e Android Auto mentre quello inferiore da 8,6 pollici serve per controllare il clima e inserire informazioni come gli indirizzi di navigazione. A disposizione dei clienti Audi anche la possibilità di collegare il sistema di infotainment della propria vettura con l’account Amazon per sfruttare le funzionalità di Alexa.

8. Sistema infotainment Mercedes MBUX

I modelli della Casa di Stoccarda vengono equipaggiati con il nuovo sistema di infotainment chiamato MBUX. A seconda del modello in cui è implementato, questo sistema viene dotato di schermi touchscreen di dimensioni differenti dai 7 ai 12,3 pollici e supporta le funzioni Apple CarPlay e Android Auto. A questo si aggiungono comandi vocali per attivare il servizio “Hey, Mercedes” che riesce a soddisfare le richieste dell’utente.

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Come funziona il motore elettrico per auto?

Come funziona il motore elettrico per auto? 2

Le stringenti normative mondiali in materia di emissioni hanno spinto la maggior parte dei costruttori a puntare sulla mobilità elettrica. Nonostante il motore elettrico per auto sia stato sperimentato per la prima volta sulle vetture già nella prima metà dell’Ottocento, il maggior ostacolo ancora oggi difficile da superare per questa tecnologia riguarda l’autonomia delle batterie e la velocità di ricarica delle stesse, oltre alla rapida diffusione delle stazioni di ricarica.

INDICE
 Motore elettrico auto
 Come funziona il motore elettrico auto
 Consumo motore elettrico auto

Come anticipato, il motore auto elettrica ha fatto le sue prime apparizioni nella prima metà dell’Ottocento con la carrozza elettrica realizzata da Robert Anderson, mentre il primo prototipo di auto elettrica fu realizzato da Thomas Parker nel 1884, utilizzando batterie speciali ad alta capacità da lui progettate. Tra le fine del Diciannovesimo secolo e l’inizio del Ventesimo, il motore elettrico per auto poteva essere senza dubbio considerato uno dei metodi preferiti di trasporto, di sicuro più confortevole rispetto alla vetture alimentate a carburante dell’epoca. Purtroppo lo sviluppo dei motori elettrici fu limitato dalle conoscenze di quel periodo e la velocità massima che poteva raggiungere il motore elettrico per auto era pari a soli 32 Km/h.

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Completata la breve premessa storica, è giunto adesso il momento di capire come funzionano le auto elettriche. Il motore elettrico per auto utilizza l’energia elettrica accumulata dalla batteria trasformandola nell’energia meccanica necessaria a far muovere la vettura. L’energia elettrica accumulata dalla batteria viene trasferita al motore elettrico grazie all’inverter. Questo dispositivo trasforma la corrente continua dell’accumulatore in corrente alternata e la invia al motore. In fase di rilascio dell’acceleratore, il motore elettrico auto funge da generatore e ricarica la batteria; identica funzione si attiva in fase di frenata.

auto elettriche
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Su strada, l’auto elettrica procede in modo fluido e totalmente silenzioso e può godere di una coppia istantanea che consente una spinta immediata e decisamente più veloce rispetto a una vettura dotata di un motore di tradizionale. Elemento fondamentale nel motore elettrico per auto sono le batterie. Questa componente è, ad oggi, il cruccio dei vari costruttori dato che l’elemento penalizzante delle vetture elettriche è l’autonomia. Per i modelli dotati di batterie al litio, le case costruttrici dichiarano un’autonomia che varia da 200 a 400 Km, ma ovviamente questa può variare in base allo stile di guida adottato dal conducente.

Come funziona il motore elettrico per auto?

Le singole batterie sono di solito raggruppate in grandi sistemi di varia tensione e capacità per ottenere l’energia richiesta. La durata delle batterie dovrebbe essere considerata quando si calcola il costo di investimento, dato che le batterie si consumano e devono essere sostituite. Il decadimento delle batterie dipende da numerosi fattori, anche se si stanno progettando batterie che durano di più dello stesso veicolo.

Le batterie delle vetture elettriche devono essere ricaricate. La maggior parte delle auto elettriche possono essere ricaricate all’80% della loro capacità in 30 minuti, ma la velocità di ricarica domestica è vincolata dai contratti di fornitura di energia elettrica dell’impianto. Un’attenta programmazione dell’utilizzo dell’auto può comunque consentire di evitare di ricorrere alla ricarica rapida e usufruire della ricarica convenzionale quando la vettura è ferma nel parcheggio di casa o in quello del luogo di lavoro. Un’alternativa alla ricarica di un’auto con motore elettrico sarebbe quella di sostituire rapidamente il pacco batterie ormai scarico con un altro già carico, ma il costo totale di una simile operazione è al momento antieconomico.

Spiegato il funzionamento motore elettrico, è giunto il momento di passare a un argomento che interessa particolarmente chi sceglie questa tipologia di vetture, ossia il consumo del motore elettrico auto. Considerando i differenti modelli presenti sul mercato, possiamo affermare come la Tesla Model S sia la vettura che garantisce il miglior rapporto autonomia/costo. L’autonomia dichiarata per la vettura della casa di Elon Musk è di 600 km con un pieno da 40 euro e consuma circa 0,067 euro a km, mentre per la Model X, altro modello della Tesla, viene dichiarata un’autonomia di 565 km con un pieno da 40 euro e costa 0,071 euro a km.

Volendo trovare un’alternativa europea si può guardare con interesse alla Renault Zoe. La compatta francese, grazie alla batteria da 41 kWh riesce ad avere un’autonomia di 380 km con un pieno di energia da 16,40 euro e un costo/km di 0,043 euro; volendo salire di dimensioni e di prezzo, si può optare per la Hyundai IONIQ con la quale si potranno percorrere fino a 280 km con un pieno di 11,20 euro e un rapporto costo/Km di 0,040 euro.

Prendendo in considerazione una pietra miliare tra le auto elettriche, la Nissan Leaf con batteria da 30 kWh può percorrere fino a 250 km con un pieno da 12 euro e un rapporto costo/Km di 0,048 euro, mentre quella da 24 kWh garantisce 160 km di autonomia con un pieno da 9,60 euro. È quindi palese come le caratteristiche del motore elettrico per auto garantiscano un notevole risparmio economico rispetto a una vettura dotata di propulsore tradizionale, ma la scelta per un modello simile deve essere valutata con attenzione in funzione dei chilometri percorsi quotidianamente e della conseguente autonomia disponibile.

auto elettriche
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Cambio sequenziale: ecco come funziona e tutte le caratteristiche

Cambio sequenziale

L’evoluzione tecnologica che ha investito il mondo automotive ha riguardato non solo l’ingresso sulle vetture di componenti in grado di rendere le auto perennemente connesse, vedi i sistemi di infotainment, ma, soprattutto, di sistemi in grado di alleviare lo stress alla guida come il cambio sequenziale. Scopriamo come funziona e su quali vetture è presente.

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Come funziona il cambio sequenziale
Cambio sequenziale Smart
Cambio sequenziale Renault
Cambio sequenziale BMW
Cambio sequenziale Ford
Differenza tra sequenziale e automatico

L’evoluzione del cambio automatico ha portato i vari costruttori a dotare alcuni modelli presenti in gamma del cambio sequenziale. Questa terminologia indica una particolare modalità di funzionamento del cambio automatico, ossia quella che consente al guidatore di decidere quando cambiare marcia.

A differenza che con un tradizionale cambio automatico, in presenza di un cambio sequenzialeil guidatore non dovrà premere alcun pedale della frizione per effettuare il passaggio di rapporto, ma sarà sufficiente spostare la leva posta sul tunnel centrale, o azionare i paddle dietro il volante, per compiere il cambio marcia.

Sulla maggior parte dei modelli spostando la leva del cambio verso l’alto si sale di rapporto, mentre tirando la leva verso il basso si effettua una scalata. Se, invece, l’auto è dotata di cambio sequenziale con paddle al volante sarà sufficiente tirare verso di sé la levetta di destra per salire di marcia oppure quella di sinistra per scalare rapporto.

La Smart è una delle vetture più popolari dotata di cambio sequenziale. Sarà sufficiente utilizzare la leva posta sul tunnel centrale per decidere in quale momenti effettuare il cambio marcia, ma se si vuole demandare questo compito all’elettronica di bordo sarà possibile inserire il funzionamento del cambio automatico e godersi una guida in totale relax.

Uno dei vantaggi dell’utilizzo del cambio sequenziale è dato dalla possibilità di decidere autonomamente quando effettuare il passaggio di marcia evitando così l’intervento della centralina di bordo.

La Renault ha voluto offrire su tutta la propria gamma il cambio automatico EDC, proponendo così una alternativa valida al cambio manuale.

Il cambio EDC a doppia frizione è un fiore all’occhiello del costruttore transalpino. Secondo la Renault, infatti, questo dispositivo riesce unire tutto il relax di un classico automatico all’efficienza di un cambio manuale.

I ricordi passati di consumi elevati per le auto dotate di cambio automatico sono ormai un ricordo. Inoltre il sistema EDC ha anche la possibilità di essere utilizzato come cambio sequenziale con paddle al volante seppure nelle versioni più sportive della gamma, ovvero le RS.

Il cambio sequenziale, come detto, consente al guidatore di decidere quando effettuare il passaggio di marcia ed è quindi il dispositivo ideale per tutte quelle vetture che fanno della sportività il proprio marchio di fabbrica.

Cambio sequenziale BMW

Tra le Case in grado di creare vetture decisamente sportive c’è senza ombra di dubbio la BMW. Il costruttore tedesco ha affascinato milioni di automobilisti con le sue auto dotate di motori 6 cilindri in linea e trazione posteriore, e negli ultimi anni ha proposto sul mercato lo Steptronic.

Con questa denominazione è indicato il cambio sequenziale made in BMW dotato di convertitore di coppia. Il guidatore avrà la possibilità di scegliere se far fare tutto alla propria vettura, e quindi utilizzare il cambio automatico, oppure decidere lui quando effettuare il cambio marcia, e utilizzare i paddle posti dietro le razze del volante, per estrarre il massimo delle performance dal propulsore grazie alle 8 marce disponibili.

La Casa americana ha introdotto nei listini, come alternativa al cambio manuale, un dispositivo automatico denominato Powershift.

Questo è dotato di due frizioni a secco che innescano due cambi manuali accoppiati e robotizzati ed hanno compiti separati: la prima serve i rapporti dispari, mentre la seconda i rapporti pari.

Entrambe sono regolate da una centralina robotizzata che alterna automaticamente le marce analizzando la velocità del veicolo e la pressione sull’acceleratore: se la velocità aumenta, la marce salgono, viceversa, quando la velocità diminuisce, le marce scalano automaticamente.

Anche il sistema Powershift può essere utilizzato come cambio sequenzialelasciando scegliere al guidatore quando effettuare il passaggio di marcia, ma la rapidità di cambiata garantita dal doppia frizione potrebbe far propendere per un utilizzo prettamente automatico.

Le auto con cambio sequenziale sono ormai una presenza costante nei listini dei costruttori e non è più raro trovare per strada vetture dotate di questa tecnologia.

Spesso, tuttavia, si confonde la funzione di cambio sequenziale con quella propria del cambio automatico. In realtà la differenza tra le due modalità di funzionamento è netta e semplice da comprendere.

Le auto dotate di cambio automatico sono tutte quelle macchine nelle quali la funzione di passaggio di marcia è affidata esclusivamente al’elettronica, mentre nelle auto dotate di cambio sequenziale, nonostante la possibilità di sfruttare il cambio automatico, sarà il conducente che potrà decidere di attivare il cambio sequenziale a prendere lui il comando quando si tratterà di salire di rapporto o scalare di marcia neutralizzando così l’intervento della centralina della vettura.

Con entrambi i dispositivi, quindi, non sarà presente il pedale della frizione, ma in una vettura dotata di cambio sequenziale sarà il guidatore a scegliere a quale regime di rotazione del motore effettuare il cambio marcia ottimale.

Servosterzo: ecco le differenze tra idraulico ed elettrico

Servosterzo: differenza tra idraulico ed elettrico

Tutte le vetture moderne sono ormai dotate di un meccanismo che ha reso decisamente più rilassante la guida, il servosterzo. Grazie a questo dispositivo, infatti, si deve applicare una forza minore al volante per poter girare le ruote. Scopriamo come funziona il servosterzo e quali sono le differenze tra quello elettrico e quello idraulico.

Servosterzo elettrico

Uno dei benefici che ogni automobilista apprezza del servosterzo è la minor forza richiesta per ruotare il volante. Il servosterzo utilizza una sorgente di energia esterna la cui funzione è quella di ridurre la forza necessaria a sterzare le ruote.

I benefici del servosterzo si apprezzano soprattutto nella fase di parcheggio poiché, a vettura ferma, gli pneumatici generano un maggiore attrito col terreno rispetto alle situazioni di moto e rendono più pesante muovere lo sterzo.

Quando si parla di servosterzo elettrico si intende un dispositivo che utilizza un motorino elettrico collegato al piantone dello sterzo, e gestito da una centralina, tramite il quale viene assistita l’azione sterzante sulla base delle informazioni provenienti da un sensore. Con questo sistema, inoltre, si ottiene una maggiore precisione di guida perché la risposta dello sterzo dipende dalla velocità della vettura: più questa aumenta, minore è l’assistenza del servosterzo.

Grazie al servosterzo elettrico si ottiene un maggiore risparmio di energia rispetto a quello idraulico sia per il rendimento maggiore del motore elettrico sia per la possibilità di essere disattivato in assenza di azione sterzante.

Il servosterzo elettrico, inoltre, in caso di avaria, segnala immediatamente il problema attraverso l’accensione di una spia luminosa posta sul quadro degli strumenti.  In caso di malfunzionamento sarà possibile continuare a guidare la propria vettura ma, ovviamente, lo sforzo richiesto per ruotare il volante sarà superiore.

Alcune vetture, infine, utilizzano un servosterzo con la funzione dual drive. In Casa Fiat questo dispositivo è stato adottato nel 1999 in occasione del lancio della seconda serie della Punto e consente, tramite la pressione di un pulsante sulla plancia indicato con la scritta “city”, di poter alleggerire ulteriormente la forza richiesta per ruotare il volante.

Servosterzo idraulico

Il servosterzo idraulico è nato in origine per essere utilizzato sui veicoli pesanti, come ad esempio trattori o autocarri, per poi essere utilizzato sulle berline di grossa cilindrata.

Questo sistema è ancora oggi diffuso anche se il corrispettivo elettrico ha una maggiore applicazione sulle vetture.

Il servosterzo idraulico è composto da un serbatoio dell’olio, una pompa a ingranaggi che lavora a circa 70 bar ed è azionata dal motore, un distributore con quattro luci normalmente sempre chiuse, un dispositivo di comando del distributore, posizionato nel piantone, nel quale è presente una vite globoidale, un cilindro operatore al cui interno scorre su uno stelo uno stantuffo che divide il cilindro in due camere ed a un’estremità è collegato ai leveraggi dello sterzo mentre all’altra estremità è collegato al telaio ed una valvola limitatrice di pressione al fine corsa dello sterzo.

Il servosterzo idraulico funziona nel seguente modo: col volante fermo, l’olio inviato dalla pompa al distributore non trova accesso al cilindro operatore in quanto le luci del distributore sono tutte chiuse, e torna al serbatoio attraverso un tubo di recupero, mentre quando si effettua una sterzata, la rotazione del volante comanda il dispositivo che aziona il distributore a esso collegato, facendogli aprire due delle quattro “luci”, che attraverso un tubicino conducono l’olio in una delle due camere del cilindro operatore.

Quest’aumento di pressione nella camera sposta in direzione opposta lo stantuffo che così agisce sui leveraggi delle ruote, e ne agevola notevolmente la sterzata imposta dalla direzione del volante. Quando una camera si riempie, l’altra si svuota essendo in collegamento col circuito di recupero. La valvola limitatrice di pressione si aziona solo se e quando si arriva al fine corsa dello sterzo, e riporta in automatico l’olio al circuito di recupero senza rimandarlo nel cilindro.

Tra i pregi del servosterzo idraulico vi è un maggior feeling di guida rispetto a quello elettrico, mentre i lati negativi di questo dispositivo riguardano il peso ed il costante assorbimento di energia dato che la pompa è sempre in funzione.

 

Certificato anamnestico: cosa è e perché bisogna farlo?

certificato anamnestico

La parola anamnestico è senza dubbio di raro utilizzo e non capita di rado di restare sbigottiti quando viene pronunciata. Ma cosa si intende in realtà per certificato anamnestico? In questa guida spiegheremo cos’è questo documento ed in quali casi deve essere richiesto.

INDICE
 Certificato anamnestico patente
 Rinnovo patente ASL
 Visita medica patente
 Certificato medico patente
 Certificato anamnestico costo

Quando si parla di certificato anamnestico si intende il documento con il quale viene attestata l’estraneità del soggetto all’uso di droghe, all’abuso di alcol ed alla sofferenza di patologie che potrebbero renderlo inidoneo alla guida.

Questo documento accerta l’assenza di impedimenti che potrebbero mettere a repentaglio l’incolumità propria e altrui alla guida di un veicolo ed è rilasciato dal proprio medico curante oppure da un medico legale della Asl di appartenenza o ancora dai medici del Ministero della Salute abilitati.

Per poter ottenere il certificato anamnestico è necessario quindi procedere alla richiesta di visita medica tramite la compilazione di un apposito modulo. Questo dovrà essere redatto alla presenza del medico o del personale tecnico. Il richiedente dovrà indicare i propri dati anagrafici, che verranno verificati mediante controllo del documento di identità, e compilare un questionario anamnestico.

Il certificato anamnestico viene rilasciato al termine della visita medica che verifichi l’idoneità al conseguimento della patente di guida.

Per ottenere questo documento è necessario presentare la seguente documentazione:

  • richiesta di visita medica;
  • dati anagrafici e anamnestici dell’utente;
  • indicazione della tipologia di patente per la quale è richiesta la visita medica;
  • documento di riconoscimento valido;
  • autorizzazione al trattamento dei dati personali;
  • se in possesso, certificato anamnestico redatto dal medico in data non anteriore ai tre mesi precedenti ma solo in caso di primo rilascio ed in caso di primo rinnovo di patente.

In caso di prima richiesta del certificato anamnestico saranno necessarie anche tre fotografie. Una sarà apposta sul certificato rilasciato, mentre le altre due saranno consegnate agli uffici preposti al rilascio delle patenti automobilistiche.

L’intera documentazione può essere consegnata di persona presso l’unità territoriale USMAF – SASN in cui si richiede il servizio.

Il modulo per richiedere il certificato anamnestico patente è disponibile sia presso gli uffici ai quali ci si rivolge, sia sul sito del Ministero della Salute nella sezione specifica “moduli e servizi online”.

Affinché il certificato anamnestico abbia validità è necessario che riporti le generalità del richiedente, la struttura sanitaria di appartenenza, l’oggetto del certificato stesso, la data e il luogo di rilascio ed infine la sottoscrizione da parte del medico che ha constatato l’idoneità fisica e psichica del soggetto a conseguire o rinnovare la patente di guida.

Certificato medico per patente

L’obbligo del certificato anamnestico è stato introdotto dalla Legge 29 luglio 2010 n. 120. L’articolo 23 comma 2-ter dispone testualmente “Ai fini dell’accertamento dei requisiti psichici e fisici per il primo rilascio della patente di guida di qualunque categoria, ovvero di certificato di abilitazione professionale di tipo KA o KB, l’interessato deve esibire apposita certificazione da cui risulti il non abuso di sostanze alcoliche e il non uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, rilasciata sulla base di accertamenti clinicotossicologici le cui modalità sono individuate con decreto del Ministero della salute, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri. Con il medesimo provvedimento sono altresì individuate le strutture competenti ad effettuare gli accertamenti prodromici alla predetta certificazione ed al rilascio della stessa. La predetta certificazione deve essere esibita dai soggetti di cui all’articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), e dai titolari del certificato CFP o patentino filoviario, in occasione della revisione o della conferma di validità delle patenti possedute, nonchè da coloro che siano titolari di certificato professionale di tipo KA o KB, quando il rinnovo di tale certificato non coincida con quello della patente. Le relative spese sono a carico del richiedente”.

Il costo del certificato medico per patente non è eccessivo. Se ci si rivolge ai medici legali delle Asl gli importi variano in base alle Regioni ma l’importo oscilla da 20 a 30 euro ai quali vanno aggiunti 16 euro per la marca da bollo da apporre sul documento più il costo della certificazione del medico di famiglia in caso di rilascio patente o primo rinnovo.

Qualora ci si rivolga ad uno dei medici abilitati dal Ministero della Salute, si dovrà corrispondere un importo di 30 euro. Il pagamento dovrà essere effettuato sul conto corrente dell’ufficio USMAF che effettua la prestazione.

In caso di rinnovo, oltre all’importo pari a 30 euro, si dovranno versare 10,20 euro sul conto corrente 9001 intestato al ministero delle Infrastrutture e trasporti e 16 euro sul conto corrente 4028 del Dipartimento trasporti terrestre.

Biodiesel: che cos’è e per cosa si utilizza

biodiesel

Il biodisel è un carburante ottenuto da fonti rinnovabili e può essere utilizzato puro sulle vetture moderne qualora sia espressamente indicato dai costruttori. Vediamo cos’è e come è distribuito in Italia.

Biocarburante

Quando si parla di biodiesel si intende un combustibile ottenuto da fonti rinnovabili, come gli oli vegetali, grazie ad un procedimento chimico di transesterfificazione degli oli vegetali con alcol etilico o metilico.  Una volta compiuta questa procedura chimica, il biodiesel si presenta sottoforma di liquido di colore ambrato con una viscosità simile a quella del gasolio.

Il biodisel può essere utilizzato in quelle vetture che montano propulsori a gasolio di ultima generazione, mentre per le auto di più antica concezione l’utilizzo è sconsigliato perché si potrebbero formare residui che a lungo andare possono ostruire le linee di alimentazione del motore.

Quando il biodiesel viene utilizzato come additivo al gasolio si ottengono alcuni benefici per il propulsore, come un migliore potere lubrificante.

Biocombustibile

Se paragonato al comune gasolio, il biodiesel presenta alcuni vantaggi. Tra questi si segnalano la riduzione del 50% delle emissioni di ossido di carbonio e di biossido di carbonio, la riduzione di emissioni di idrocarburi aromatici ad anelli condensati, la assenza di emissioni di diossido di zolfo e la riduzione di emissione di polveri sottili.

Nonostante i vantaggi in termini di qualità dell’aria siano notevoli, esistono anche degli svantaggi come le maggiori emissioni di ossidi di azoto del gasolio, ma anche problematiche di carattere sociale. Le terre coltivate per le fonti rinnovabili del biodiesel, infatti, vedono un innalzamento del prezzo delle materie prime oltre ad un rischio di aumento di erosione del suolo.

Secondo alcuni è l’olio vegetale di scarto la miglior fonte di olio per la produzione del biodiesel, ma le forniture disponibili sono decisamente meno della quantità di combustibile derivato dal petrolio che viene bruciato per i trasporti e il riscaldamento domestico in tutto il mondo. Secondo l’Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti, i ristoranti degli USA producono circa 13,6 milioni di litri (3 milioni di galloni) di olio da cucina di scarto all’anno, mentre ad esempio in Italia si consumano annualmente 39 miliardi di litri di gasolio e benzina.

Anche se sarebbe economicamente vantaggioso usare gli oli vegetali di scarto per produrre il biodiesel, si preferisce, per questioni di mero vantaggio economico, utilizzarli per realizzare prodotti come il sapone. Per avere una fonte veramente rinnovabile di olio, dovrebbero essere considerate coltivazioni apposite. Le piante sarebbero una fonte sostenibile per la produzione di biodiesel poiché utilizzano la fotosintesi per convertire parte dell’energia del sole in energia chimica e parte di questa energia viene immagazzinata nel biodiesel e rilasciata quando bruciata.

In alcuni casi i costi di produzione del biodiesel rendono competitivo il prezzo rispetto al gasolio ma, l’attuale produzione mondiale di grassi animali e oli vegetali necessari per produrlo, non è sufficiente a rimpiazzare i combustibili fossili.

Per valutare se il dispendio energetico per produrre un litro di biodiesel sia vantaggioso occorre fare riferimento al rapporto tra energia ottenuta e energia spesa.

Biodiesel Italia

In Italia esistono produzioni medie di biodiesel da colza e girasole pari a 966 litri per ettaro. Il biodiesel, in Italia è commercializzato soprattutto nel settore del riscaldamento, mentre come combustibile da autotrazione è impiegato prevalentemente da parte di aziende di trasporto.

Nel nostro paese è cresciuto il consumo di biocarburanti. In poco più di dieci anni, grazie ai sistemi di sostegno pubblici, l’impiego è cresciuto di oltre il 600% passando da 177mila a oltre 1,2 milioni di tonnellate. La crescita ha avuto inizio a partire dal 2008, anno in cui si sono sentiti i primi effetti della legge che ha imposto obblighi “green” per produttori e distributori di diesel e di benzina.

Biodiesel: che cos’è e per cosa si utilizza

La produzione di biodiesel in Italia è stata contingentata per il 2005 a 200.000 tonnellate, perché il costo di fabbricazione è più alto di quello del gasolio e, per renderlo competitivo, viene detassato. Aumenti di produzione, già previsti per legge, allo scopo di miscelarlo obbligatoriamente in piccolissime percentuali al gasolio di origine petrolifera, sono state poi bloccati dal governo Monti che, al fine di risparmiare fondi pubblici, ha ridotto dalle 300.000 tonnellate previste per il 2013 a 200.000 tonnellate in sede di approvazione della Legge finanziaria per l’anno 2013. Inoltre, le competenze in materia di biocarburanti sono state trasferite dal 01.01.2013 dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali al Ministero dello Sviluppo Economico, che le può esercitare anche tramite il Gestore Servizi Energetici.

Un sempre maggior numero di stazioni di servizio sta rendendo il biodiesel disponibile ai consumatori e un numero crescente di grosse compagnie di trasporto usa una percentuale di biodiesel nel loro combustibile. In Italia il biodiesel non è disponibile presso le stazioni di servizio, ma può essere miscelato al gasolio fino al 7% per migliorarne il potere lubrificante.

Alcuni produttori italiani di colza hanno proceduto alla spremitura ed al filtraggio dell’olio di colza in proprio per poi utilizzarlo per dei motori diesel modificati per un uso continuo dell’olio di colza.

Questi motori modificati ed alimentati ad olio di colza tuttavia, sono utilizzati solo per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. Il processo funziona in questo modo: il consorzio di agricoltori consegna ed installa presso altre aziende agricole od abitazioni in zone prevalentemente rurali dei motori diesel modificati per essere alimentati solo ad olio di colza.

Questi motori sono collegati da un lato ad un generatore di elettricità che funziona costantemente giorno e notte tutto l’anno e dall’altro ad una cisterna di olio di colza sufficiente per alimentare il motore per un periodo di tempo molto lungo.

Come corrispettivo a chi ospita l’impianto viene garantito l’uso gratuito dell’acqua calda derivante dal circuito di raffreddamento dei motori e ceduta una piccola quota dell’energia prodotta a scopo di autoconsumo. La restante parte dell’energia elettrica prodotta viene invece ceduta al gestore dell’energia.

Distributori biodiesel

Come detto, il biodiesel in Italia è commercializzato soprattutto nel settore del riscaldamento, mentre come combustibile da autotrazione è impiegato prevalentemente da parte di aziende di trasporto. Può essere utilizzato puro su quei modelli che prevedono esplicitamente nei loro libretti d’uso il suo impiego oppure, su quelli che non lo contemplano, previo alcuni minimi accorgimenti. Il biodiesel in miscela con il gasolio, anche in percentuali ridotte, può essere usato in tutti i motori diesel.

Cercando sul web è possibile trovare un elenco di distributori biodiesel. In Lombardia, ad esempio, sono presenti nelle località di Palazzolo Sull’Oglio (BS), Broni (PV), Pegognaga (MN), Milano, Lurate Caccivio (CO) Bergamo, mentre nelle altre regioni italiane è possibile trovarlo in località quali Santa Maria Di Licodia (CT), Copparo (FE), Forlì, Ravello (SA), La Martella (MT), Cagli (PU), Partinico (PA), Fiume Veneto (PN), Città Di Castello (PG), Sansepolcro (AR).

É bene segnalare inoltre che dalla fine dello scorso anno, nelle stazioni di servizio, sono cambiate le denominazioni delle etichette dei carburanti per l’esigenza di uniformare le stesse ed evitare confusione nei rifornimenti tra un Paese e l’altro. Accanto ai tradizionali super, diesel, gpl o altri, sono quindi presenti nuove etichette di forma circolare per la benzina, mentre per i diesel hanno la forma quadrata e di rombo per i combustibili gassosi.

Le lettere con le quali sono indicati i carburanti sono la ‘E’, la ‘B’ più un numero posto per indicare la loro percentuale ecologica. Per la benzina il numero indicherà la percentuale di etanolo contenuta, ad esempio E5, E10 o E85, con riferimento al 5, 10 o 85% di combustibile ‘verde, mentre per il diesel, le sigle B7 o B10 si riferiscono a contenuti di biodiesel rispettivi del 7 e del 10%. La dicitura XTL, invece, è propria del gasolio sintetico non derivante dalla raffinazione del greggio.

Volano bimassa: ecco spiegato cos’è e a cosa serve

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Conoscere le componenti meccaniche della propria auto è importante per verificare il corretto funzionamento della vettura. Scopriamo cos’è il volano bimassa e su quali veicoli è presente.

Volano auto

Le componenti meccaniche delle nostre vetture sono numerose e spesso sconosciute. Tra gli elementi di particolare rilevanza presenti sui veicoli dotati di motore diesel, il volano bimassa è uno dei più importanti.

Quando parliamo di volano auto intendiamo un componente dall’aspetto simile ad un disco, realizzato in acciaio, ghisa o alluminio, posizionato tra l’albero del motore e quello del cambio.

La sua funzione principale è quella di accumulare la coppia in eccesso del motore per restituirla allo stesso, così da far girare regolarmente il propulsore. Altra funzione del volano auto è quella di ridurre le vibrazioni provenienti dal motore, così da aumentare il comfort di guida ed ottenere una maggiore elasticità del propulsore.

Volano frizione

Il volano frizione viene definito monomassa qualora questo sia realizzato in un unico blocco; mentre si parla di volano bimassa quando questo dispositivo è realizzato con due semisfere unite.

La funzione del volano è quella di assorbire l’energia cinetica accumulandola e restituendola durante il moto.

Al momento dell’accensione della vettura, il volano bimassa raggiunge un numero di giri predeterminato così da garantire la regolarità del propulsore e le due sfere dello stesso ruotano, con un moto sincronizzato, una agganciata all’albero motore e l’altra sul disco frizione.

Il volano secondario, o semisfera collegata al disco frizione, si aggancia con delle ruote dentellate in modo da non perdere il contatto e, grazie alla presenza di una molla lungo tutta la circonferenza del disco, evita sconnessioni provocate dagli urti.

Differenza tra volano monomassa e volano bimassa

Dopo l’introduzione generale relativa al volano motore ed al suo funzionamento, è giunto adesso il momento di spiegare la differenza tra volano monomassa e volano bimassa.

Come detto, il volano motore è un componente la cui funzione è quella di accumulare energia cinetica durante la fase di scoppio o di combustione e restituirla nelle 3 fasi di aspirazione, compressione e scarico.

Per svolgere questo compito, la massa del volano si aggira nell’ordine di decine di chilogrammi e, in generale, aumenta al crescere della cilindrata e della coppia del motore. Un volano leggero, quindi, assorbirà meno potenza dal motore ma non garantirà la stessa regolarità di uno più pesante nel far girare il propulsore.

L’evoluzione delle vetture, e soprattutto la presenza di motori sempre più potenti, ha fatto sorgere problemi di rumorosità del volano dovuta alle aumentate vibrazioni dell’albero motore.

Per risolvere questa problematica è stato introdotto il volano bimassa. Questo dispositivo presenta un peso pressoché simile a quello del volano monomassa, ma è diviso in due componenti collegate tra loro tramite molle elastiche che contribuiscono ad eliminare quasi totalmente le vibrazioni del motore.

Volano bimassa: funzionamento

Volendo quindi spiegare nuovamente cos’è il volano bimassa, con questa definizione si intende un disco costituito da due masse circolari nominate volano primario e volano secondario. Il primo è avvitato all’albero motore ed è provvisto di una corona dentata, mentre il secondo interagisce con la frizione e trasmette la coppia motrice modulata.

Grazie al volano bimassa si riescono ad attutire le vibrazioni al di sotto del regime minimo del motore, riuscendo così ad avere un comfort di guida migliore, un innesto più fluido delle marce ed una elasticità superiore del propulsore.

Purtroppo il volano bimassa non comporta solo vantaggi, ma anche alcuni svantaggi legati sia al costo che alla maggior delicatezza.

Cosa succede se si rompe il volano

Per capire se un volano bimassa è danneggiato si devono prendere in considerazione alcuni sintomi. In primo luogo, se si avverte uno strappo durante il rilascio della frizione in fase di partenza, oppure se si percepisce un rumore diverso proveniente dalla frizione quando il cambio è in folle o in marcia o ancora se si avvisa un effetto strascico nel rilasciare la frizione, questi sono tutti segnali che indicano un danneggiamento del volano bimassa.

La durata della componente, inoltre, dipende anche dalla quantità di chilometri che si è soliti percorre. Vetture con un alto chilometraggio, infatti, saranno soggette meno spesso a rotture rispetto ad altri veicoli dalla percorrenza chilometrica inferiore e questo perché, specie nei tragitti prevalentemente cittadini, si effettuano maggiori accensioni e spegnimenti del motore.

In media la durata di un volano bimassa è di circa 80 mila chilometri ed in caso di rottura la sua sostituzione è necessaria oltre che piuttosto onerosa.

Grip control: l’aderenza su diversi fondi per una trazione quasi totale

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Nel corso degli ultimi anni si è assistito alla nascita di un sistema denominato grip control, sviluppato dal gruppo PSA, mediante il quale è possibile modificare l’aderenza della propria vettura in relazione al fondo da affrontare ed avere in questo modo una trazione pressoché totale in ogni condizione.

Grip control: come funziona

Il grip control è un sistema antipattinamento che adatta la trazione delle ruote anteriori al tipo di terreno da affrontare. Il conducente avrà la possibilità di selezionare, tramite una manopola posta sul tunnel centrale, una delle cinque modalità di intervento del grip control ed avere un’aderenza migliorata.

  • La prima modalità è quella standard, adatta ai terreni con basso livello di pattinamento. Il sistema si adatta automaticamente alle condizioni del percorso.
  • La seconda modalità è denominata sabbia e consente un simultaneo pattinamento delle ruote motrici così da ridurre il rischio di insabbiamento e far progredire l’auto. Questo sistema è utilizzabile fino alla velocità massima di 120 Km/h.
  • La terza modalità, denominata fango, consente un forte pattinamento della ruota con minore aderenza in partenza, così da recuperare la trazione perduta. Quella con maggiore aderenza, invece, riceve il maggior numero di coppia. Questo sistema è utilizzabile sino ad una velocità massima di 50 Km/h.
  • La modalità neve adatta istantaneamente il pattinamento di ognuna delle ruote motrici alle condizioni del terreno. Questo sistema è consigliato in caso di neve profonda o forte pendenza ed è utilizzabile sino alla velocità massima di 80 Km/h.
  • L’ultima modalità è quella denominata ESP OFF e consente di disattivare l’ESP, ossia il controllo dinamico della stabilità, e l’ASR / Grip Control, ovverosia l’antislittamento, fino ad una velocità massima di 50 Km/h. Superato questo limite, il sistema viene riattivato automaticamente per garantire le condizioni di sicurezza.

Grip control sulla neve

Una delle condizioni che consente di apprezzare maggiormente il grip control è la guida sulla neve. In questo caso la centralina gestisce nel migliore dei modi la coppia delle ruote motrici, frenando la singola ruota che perde aderenza, ed inviando automaticamente la coppia all’altra che ne ha di più, simulando così l’effetto di un differenziale autobloccante. Alla guida, grazie al grip control, si apprezza la sicurezza, soprattutto in discesa, e la reattività nei cambi di direzione grazie alla limitazione del sottosterzo.

Advanced grip control

Questo sistema funziona con pneumatici M+S (Fango E Neve) montati su cerchi in lega da 18. In combinazione con il Grip control, la funzione HiIl Assist Descent mantiene il veicolo a una velocità ridotta garantendo controllo e sicurezza, anche in forte pendenza.

Citroen C3 grip control

Sono numerosi i modelli del gruppo PSA che godono del sistema grip control. Tra questi si segnala la Citroen C3 Aircross che, dotata del sistema di aiuto alla trazione ed abbinata a pneumatici specifici Mud & Snow, sorprende per l’aderenza e la rapidità nei cambi di traiettoria.

Per la Citroen C3 grip control si possono scegliere i motori a benzina 1.2 litri tre cilindri Puretech declinati nelle varianti da 82, 110 e 130 cavalli, mentre tra i diesel la scelta varia tra il BlueHDi da 100 cavalli ed il BlueHDi 120 S&S da 120 cavalli.

Peugeot grip control

Anche la Casa del leone propone il grip control su molti suoi modelli. Tra questi si segnala la Peugeot 3008 active grip control che consente al SUV francese di destreggiarsi con estrema facilità sui terreni caratterizzati da scarsa aderenza.

L’Advanced Grip Control utilizza l’elettronica per gestire la quantità di coppia da inviare a ciascuna delle due ruote anteriori e, abbinato al sistema Hill Assist Descent Control, consente di controllare la vettura anche su forti pendenze riducendo la velocità fino a 3 Km/h.

La Peugeot 3008 active grip control è disponibile con un solo propulsore a benzina, l’1.2 turbo Pure Tech da 131 CV, mentre tra i diesel si può optare per il BlueHDI 1.5 da 131 CV ed il 2.0 da 177 CV di potenza.

Grip control vs 4×4

Quando si parla del sistema grip control ci si chiede se questo sistema sia equiparabile alla trazione integrale. Il sistema elettronico sviluppato dal gruppo PSA aiuta la vettura in condizioni di aderenza precaria, ma non può essere paragonato ad un sistema 4×4 dato che la trazione su tutte e quattro le ruote offrirà sempre una trazione migliore su fondi scivolosi o accidentati, grazie anche all’eventuale presenza di marce ridotte.